Daniele Menozzi - La Chiesa cattolica e la questione dei diritti umani
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La Chiesa cattolica e la questione dei diritti umani. 25 marzo 2010

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    Daniele Menozzi - La Chiesa cattolica e la questione dei diritti umani Daniele Menozzi - La Chiesa cattolica e la questione dei diritti umani Document Transcript

    • Quali diritti? Un possibile percorso per educare alla cittadinanza Corso di aggiornamento per docenti Organizzato dalla Fondazione Memoria della Deportazione A.s. 2009/2010 La Chiesa cattolica e la questione dei diritti umani Intervento del prof. Daniele MenozziIl mio è un intervento più circoscritto tematicamente rispetto allo svolgimento generale che ci hapresentato il professor Onida; si rivolge infatti ad analizzare latteggiamento della Chiesa cattolicanei confronti dei diritti umani fondamentali. Non è un intervento strano, per quanto circoscritto,perché, come sapete, oggi la Chiesa cattolica - in particolare il Magistero papale - manifesta unprotagonismo molto accentuato proprio in materia di diritti umani, di diritti fondamentali. Negliultimi pontificati, gli interventi dei pontefici dedicati alla questione dei diritti si sono ripetuti, sonostati sempre più frequenti e vi è persino qualcuno che ritiene che la Chiesa cattolica costituisca oggila più importante agenzia che, a livello planetario, si occupa della tutela, della garanzia dei dirittiumani, richiamando non solo singoli stati in cui i diritti umani sono violati alla loro osservanza, marichiamando anche gli organismi internazionali – in primo luogo le Nazioni Unite – ad una praticadei diritti umani più incisiva e più forte. Dunque, cè effettivamente un protagonismo della Chiesacattolica in materia di diritti umani e credo che per capire questo protagonismo, per cercare direndersi conto delle ragioni e delle modalità con cui avviene, occorra porsi in una prospettivastorica.Il percorso che la Chiesa cattolica ha assunto nei confronti dei diritti umani è un percorso moltolungo, è un percorso accidentato, è un percorso tortuoso, ed è un percorso che cercherò, in questasede, rapidamente, di seguire e di presentare. Il primo passo avviene ovviamente in relazione alla“Dichiarazione dei diritti delluomo e del cittadino” dellagosto del 1789 di cui ci ha parlato poco fail professor Onida. Alla formulazione di questa carta avevano attivamente partecipato vescovi esacerdoti eletti come rappresentanti del clero agli Stati Generali. Le loro proposte erano state inalcuni casi respinte, ad esempio vi era stata la proposta di accompagnare la “Dichiarazione deidiritti delluomo” con una “Dichiarazione dei doveri delluomo” – questaccentuazione sui doveri ètipica di una cultura cattolica che è diffidente verso lautonomia dellindividuo, lindividuo deveessere guidato – ecco, questa proposta era stata respinta; in altri casi invece alcune proposte eranostate accettate, ad esempio la specificazione che il diritto alla libertà religiosa era un diritto chedoveva essere circoscritto non solo dalla legge – certamente dalla legge - ma anche dallordinepubblico, era appunto stata una vittoria che gli ecclesiastici avevano ottenuto nella redazione diquesto importante articolo della Dichiarazione. Quindi la “Dichiarazione dei diritti delluomo e delcittadino” era entrata nella negoziazione politica dellAssemblea nazionale costituente alla quale ilclero aveva attivamente partecipato, una negoziazione che vedeva vincitori e perdenti ma nonvedeva una opposizione sistematica. Lopposizione, qualche voce di opposizione comincia a nascerepiù tardi, comincia a nascere nel 1791, quando lAssemblea nazionale costituente dà vita allaCostituzione civile del clero, cioè ad un intervento interno alla struttura ecclesiastica. A questopunto alcuni rappresentanti del Clero cominciano a dire: “Abbiamo accettato la Dichiarazione,effetto della Dichiarazione è un intervento del potere politico allinterno della struttura edellistituzione ecclesiastica, dunque la Dichiarazione è stata un errore”; ma sono solamente alcunidei rappresentanti, non cè ancora un’opposizione sistematica.E’ solamente da Roma, è solamente dal Papato – e siamo nella primavera del 1791, tra marzo ed
    • aprile – che comincia a nascer questo tipo di opposizione di carattere sistematico, di caratteregenerale: tutti gli articoli della “Dichiarazione dei diritti delluomo e del cittadino” vengonoconsiderati, come diceva Pio VI, contrari alla Scrittura e alla ragione, proprio perché vedeva nellalibertà e nelluguaglianza – i diritti fondamentali sanciti dalla Dichiarazione – la via con cui si eraaperta la strada a questo intervento di riforma, di ristrutturazione, di cambiamento della Chiesa. Edè appunto a partire da questo momento che comincia un’opposizione - guidata da Roma, guidata dalPapato – che si dilata, che penetra allinterno della cultura cattolica e che troverà la sua massimaespressione nellambito della cultura controrivoluzionaria. Vi cito una frase, che si trova allinternodella Législation primitive del visconte de Bonald - uno appunto degli interpreti di questa culturacontrorivoluzionaria, di questa cultura cattolica controrivoluzionaria -, che costituirà il punto diriferimento della cultura cattolica intransigente fino ai primi due decenni del Novecento. ScrivevaDe Bonald in questa lunga introduzione alla sua opera nella quale proponeva che allinizio di ognilegislazione fosse posto il Decalogo - non una Dichiarazione dei diritti delluomo ma il Decalogodoveva essere posto come fondamento di ogni possibile normativa - e dopo aver appunto sviluppatoquesta argomentazione scriveva: “La Rivoluzione iniziata con la Dichiarazione dei diritti delluomonon finirà che con la Dichiarazione dei diritti di Dio”. Questa contrapposizione tra i diritti delluomoe i diritti di Dio come base dellorganizzazione della vita collettiva costituisce il punto di riferimentodella cultura cattolica per più di un secolo: i diritti delluomo sono una macchina messa in opera perpenetrare allinterno della Chiesa e cambiarla, modificarla, riformarla, tendenzialmente distruggerla,dunque si devono cancellare i diritti delluomo come base della convivenza civile. Ai dirittidelluomo devono essere sostituiti i diritti di Dio: solamente questi sono leffettivo fondamento diuna società che possa essere ordinata, pacifica e felice.Certo, non tutta la cultura cattolica si muove secondo questo orientamento, esistono anche dellecorrenti, delle tendenze cattolico-liberali che cercano delle vie di conciliazione tra la concezionecattolica, la dottrina cattolica della vita collettiva e i diritti umani, e tuttavia queste tendenzevengono solitamente censurate, vengono solitamente condannate. Vi faccio un esempio, per evitaredi lasciare le cose in termini generali, che veramente mi sembra clamoroso: nel 1861 usciva inFrancia un libro, che veniva anche tradotto in Italia da un cattolico rosminiano, che recava cometitolo Les principes de 89 et la doctrine catholique ed era per lappunto unopera nella quale sisosteneva che, considerati nella loro formulazione letterale, i 17 diritti sanciti nella Dichiarazionedell89 non erano contrari alla dottrina cattolica, se si guardava davvero ciò che cera scritto in queidiritti non cera contraddizione, ci poteva essere anzi una via di conciliazione. Bene, il poveroGodard, autore dell’opera, tra il 1861 e il 1863 è costretto ad andare a Roma e a subire un rapidocorso di aggiornamento ad opera del segretario della Congregazione dellIndice. Nel 1863 escelopera con lo stesso titolo ma con un contenuto rovesciato, completamente rovesciato: laDichiarazione dei diritti delluomo è contraria alla dottrina cattolica. Questo episodio mi pareveramente emblematico di questo atteggiamento, ce ne sono poi anche altri su cui non cisoffermeremo, ma che sono indicativi di una opposizione, di una contraddizione, di questa antitesitra i diritti delluomo e i diritti di Dio che percorre lautorità ecclesiastica ed anche la culturacattolica.E tuttavia, in questa stessa cultura cattolica vi è unapertura nei confronti dei diritti, quelli cheappunto il professor Onida chiamava i diritti sociali, i diritti economico-sociali. Credo che questosia interessante da mettere in rilievo perché mentre i diritti civili e politici sono per lappunto i dirittisui quali cè questa netta contrapposizione, questo non avviene nei confronti dei diritti sociali. Comevoi sapete, nel 1891 Leone XIII pubblica lenciclica Rerum Novarum e in questa enciclica LeoneXIII compie unoperazione importante e interessante: il Papa dichiara che la Chiesa è depositaria edinterprete della legge naturale. Ci dobbiamo soffermare su questo fatto perché fino a quel momentonon era ovvio che le cose stessero così, anzi. Voi tutti avete presente, credo, il caso Mortara, il casodel bambino ebreo rapito, battezzato e non restituito alla famiglia. Il caso Mortara sviluppa inEuropa un ampio dibattito, un larghissimo dibattito, e ci sono alcuni giuristi cattolici, diorientamento cattolico-liberale, i quali sostengono che il Papa non poteva fare quello che ha fatto
    • perché, se il suo comportamento è regolare dal punto di vista del Diritto Canonico, esiste una leggenaturale che è al di sopra del Diritto canonico, a cui il Diritto canonico deve conformarsi: la leggenaturale vincola la Chiesa, la Chiesa non è linterprete, la custode del Diritto naturale; in questaprospettiva la legge naturale è qualche cosa che è al di sopra della Chiesa.Leone XIII cambiava questa prospettiva: secondo Leone XIII la legge naturale è qualche cosa chestabilisce la Chiesa, è la Chiesa che definisce, è il Magistero che definisce che cosè la leggenaturale. E una volta compiuto questo tipo di operazione, una volta fatto sì che la legge naturalediventi possesso del Magistero ecclesiastico, dellautorità ecclesiastica, Leone XIII comincia adefinire una serie di diritti naturali che appartengono alla organizzazione dello Stato, appartengonoal cittadino allinterno dello Stato. In questo modo stabilisce che il diritto di proprietà privata è undiritto naturale, ma anche il diritto ad un giusto salario è un diritto naturale, ma anche il dirittoallassociazione sindacale è un diritto naturale, come il diritto ad essere tutelato in una condizione dibisogno - quindi il diritto passivo in qualche modo – è un diritto naturale, che lo Stato intervengaladdove cè il caso di malattia o di infortunio a garantire il sostentamento delloperaio è un dirittonaturale. Dunque, vedete, la Chiesa si muove in questa situazione che è una situazione ambivalente:cioè da un lato, nel corso dellOttocento, nega i diritti civili e politici, dallaltro lato invece cominciaad elaborare, pur con questa operazione di impossessamento della legge naturale, i diritti sociali, idiritti economici e sociali, e a proporre, talora anche in contraddizione con lo Stato liberale, il giustosalario, cosa niente affatto ovvia per lo Stato liberale (ma nemmeno il diritto di associazionesindacale era una cosa ovvia per lo Stato liberale), mentre invece appunto la Chiesa cattolicaelabora questo tipo di prospettiva dei diritti economico-sociali come diritti naturali.E’ con questa cultura, una cultura che è diffidente nei confronti dei diritti civili e politici e invecepromuove i diritti economico-sociali che la Chiesa si presenta ad un momento storico che èveramente il momento cruciale, cioè il periodo tra le due guerre mondiali, il periodo in cui nasconoi movimenti e i regimi autoritari, movimenti e regimi autoritari che si muovono verso iltotalitarismo. Ora, questi regimi e questi movimenti hanno una caratteristica che credo vada messain rilievo, cioè sono regimi e movimenti che pongono come criterio organizzatore della vitacollettiva non lindividuo ma delle entità collettive: la Nazione, lo Stato, la Razza, la Classe. Sono leentità collettive, non i singoli, che costituiscono il criterio in base al quale occorre organizzare laconvivenza civile. Ciò che è assoluto non è la tutela di sfere di autonomia di singoli, lassoluto èlinteresse o la promozione di queste entità collettive, la Nazione, appunto, la Razza e così via. Eccoperché, come diceva prima il professor Onida, vi è una contraddizione tra questi regimi ed i dirittiumani, proprio perché questi diritti sono diritti dei singoli, degli individui; i diritti dei singoli, degliindividui vengono considerati subordinati, inferiori alle entità collettive che nei regimi autoritari etotalitari hanno un valore assoluto: la Nazione, lo Stato per il fascismo, la Razza per il nazismo, laClasse per il comunismo sovietico. Questi sono gli assoluti da cui discende tutta la configurazionedello stato, non la tutela dei singoli. Ed è perciò evidente che vi è qui una convergenza tra unatradizione dellintransigentismo cattolico, diffidente verso i diritti politici e civili, e questimovimenti e regimi. Come poteva, di fronte ad un fascismo che cercava di negare ciò contro cui laChiesa aveva per un secolo combattuto – i diritti politici e civili – come poteva la Chiesa sottrarsiallabbraccio con il fascismo? Non voglio ovviamente dire con questo che ci sia stata unasovrapposizione completa e totale, proprio perché cera anche altro allinterno della cultura cattolica,del mondo cattolico, della Chiesa; ma certamente cera una convergenza, una convergenza in nomedel fatto che il fascismo, ma anche il nazismo, negavano ciò che per lungo tempo la Chiesa avevaritenuto antitetica alla propria visione della società, cioè la tutela dei diritti politici e civili di libertà.Naturalmente, come vi dicevo, non cè una sovrapposizione completa, non cè in questo abbracciouna identificazione totale, perché qui la Chiesa comincia ad elaborare, nella consapevolezza delpericolo e della differenza delle proprie posizioni, una visione che è una visione diversa. Ciò cheoccorre tutelare, di fronte al fatto che esistono questi regimi e movimenti che assolutizzano entitàcollettive, ciò che occorre tutelare è la persona. Badate, non luomo, la persona; le due nozioni noncoincidono.
    • Nella visione cattolica la persona è centro di imputazione di diritti in quanto è creata ad immagine esomiglianza di Dio; si è persone in quanto frutto di un atto creatore di Dio; la persona è tale inquanto ha unorigine sovrannaturale ed una destinazione sovrannaturale. Dunque qui si apre unelemento di differenziazione con i regimi e i movimenti totalitari, perché da un lato, appunto, essirealizzano quella negazione dei diritti politici e civili che era perfettamente coerente con latradizione ecclesiastica, ma dallaltro lato negano anche i diritti della persona. Tipico esempio: leleggi razziali colpiscono anche gli ebrei battezzati. Finché le leggi razziali colpivano gli ebrei inquanto ebrei, si entrava nellambito di quei diritti civili ai quali si poteva facilmente rinunciare; maquando le leggi razziali colpiscono gli ebrei battezzati, cioè colpiscono la persona che ha un fine ouna destinazione eterna, una destinazione sovrannaturale, allora non vanno più bene. Voi sapete chesono stati aperti da poco gli archivi della Santa Sede, larchivio segreto vaticano del periodo di PioXI, cioè il periodo tra le due guerre mondiali. E emerso dallindagine archivistica che nellagosto1938 Pio XI aveva intenzione di scrivere una lettera a Mussolini a proposito della questionerazziale. La lettera poi non fu scritta, ma quello che è interessante è che abbiamo due versioni diquesta lettera: una prima versione nella quale il Papa cominciava appunto a lamentarsi di unintervento nei confronti degli ebrei che toccava “la loro vita civile”, cancellato, sostituito “la lorovita umana”. Guardate, credo che sia la testimonianza più evidente che gli ebrei non eranoimportanti in quanto soggetti dotati di diritti civili: si voleva salvaguardare la loro vita, il loro dirittonaturale era un diritto alla vita; ma se si discriminavano sul piano dei diritti civili, questo in fondonon era contrario alla tradizione della dottrina cattolica. Cioè, non dovevano essere perseguitati,potevano però essere discriminati. Qui mi pare che sia davvero la dimostrazione di come si muovela Chiesa nei confronti della questione dei diritti umani: i diritti che vengono tutelati sono i dirittidella persona, non i diritti di tutti gli uomini. Non è un caso, appunto, che le proteste continue che laSanta Sede farà riguarderanno il fatto che viene vietato il matrimonio tra cittadini ariani ed ebrei.Questo non è accettabile per la Chiesa, appunto perché si entra allinterno della sfera della persona,non allinterno della sfera più generalmente umana.Anche questo naturalmente non è generale, è lautorità ecclesiastica che si muove sotto questiindirizzi ma non è che tutta la cultura cattolica, tutto il mondo cattolico segua questa linea. Anchequi ci sono cose molto interessanti: nel linguaggio di un personaggio di cui avrete sicuramentesentito parlare, di un filosofo politico di primo piano del mondo cattolico, Jacques Maritain, nel suolinguaggio in Umanesimo integrale si parla di “diritti della persona”, dal 43 però si comincia aparlare di “diritti delluomo”. Che cosa è successo? Perché questo cambiamento di linguaggio?Perché dal sintagma “diritti della persona” si passa a “diritti delluomo”? E successo che Maritainritiene, per lappunto davanti alla persecuzione degli ebrei, che non si possano tutelare gli ebrei senon si passa dai “diritti della persona” ai “diritti delluomo”, cioè diritti che valgono per tutti,indipendentemente dalla religione di appartenenza. E il contatto con gli ambienti nordamericani,con il Committee of Catholics to fight anti-semitism che spinge Maritain a passare dal linguaggiodei diritti della persona al linguaggio dei diritti umani. Ma questo tipo di prospettiva è unaprospettiva di ambienti del mondo cattolico, della cultura cattolica, che non è condivisa dallautoritàecclesiastica. Vi leggo un brano del radio-messaggio natalizio del 1944 di Pio XII. Diceva il Papa:“La Chiesa ha la missione di annunziare al mondo, bramoso di migliori e più perfette forme didemocrazie” – dunque ormai si dava per scontata la sconfitta dellAsse e si guardava allacostruzione di un mondo futuro, di un mondo democratico al quale la Chiesa voleva dare il suoapporto - “il messaggio più alto e più necessario che possa esservi: la dignità delluomo, lavocazione alla figliolanza di Dio. Il mistero del Santo Natale proclama questa inviolabile dignitàumana con un vigore ed una autorità inappellabile che trascende infinitamente quella a cuipotrebbero giungere tutte le possibili dichiarazioni dei diritti delluomo.” Siamo nel Natale del 1944,quando ormai si cominciava a parlare di una prossima Dichiarazione universale dei dirittidelluomo. Dunque è evidente, mi pare, la testimonianza di questo brano: la dignità umana ègarantita dal fatto che luomo è persona, cioè è costruita ad immagine e somiglianza di Dio, non cheè uomo, non in quanto uomo. Daltra parte, come ben sapete, nel dicembre del 1948 le NazioniUnite proclamano la Dichiarazione universale dei diritti delluomo per fornire appunto una
    • piattaforma di organizzazione democratica della convivenza civile che avrebbe dovuto impedire ilripetersi degli orrori dei totalitarismi, delle tragedie della seconda guerra mondiale. Come ognidocumento, anche questo è frutto di un processo redazionale lungo, complicato, in cui intervengonospinte diverse; tra le spinte vi sono anche le spinte di organismi cattolici, anche le associazionicattoliche compiono unazione di lobbying per cercare di condizionare la Dichiarazione universaledei diritti delluomo, con risultati frutto di una negoziazione politica che avviene a livello delcomitato presieduto da Eleanor Roosevelt - che aveva redatto il primo schema - e poi allinternodellAssemblea delle Nazioni Unite che votava i singoli articoli.Infatti alcuni dei diritti economico-sociali riconosciuti nella Dichiarazione del ‘48 sono fruttodell’intervento dei rappresentanti cattolici, riuniti in una organizzazione internazionale deilavoratori cristiani, presieduta da un cattolico francese, organizzazione che spinge per ottenere chetali diritti vadano nella direzione di quella lunga tradizione che ormai la Chiesa aveva in ambito didottrina sociale. Così come vi sono delle organizzazioni di cattoliche, di donne cattoliche, cheintervengono sulla questione del diritto relativo alla famiglia, con una sconfitta - volevano chevenisse sancito nella Dichiarazione universale linammissibilità del divorzio, cosa che non vieneaccettata – ma anche con una vittoria: nella Dichiarazione la famiglia assume carattere naturale ed èuna vittoria della lobbying cattolica questa, non è casuale, naturalmente.Dunque anche in quella importante occasione cè, come vedete, un intreccio di cose, come semprenella storia, che non sono spartite nel bianco e nel nero ma si mescolano sempre in manieracomplessa. Certo che la sconfitta più clamorosa – e questa è davvero una sconfitta significativa,rilevante, che avviene al momento della Dichiarazione del 48 – è a proposito del prologo, perché adun certo momento, quando il testo redatto dalla Commissione Roosevelt passa in Assemblea, ungruppo di rappresentanti cattolici di stati sudamericani propone che nel prologo venga richiamato ilnome di Dio, si dica che Dio è il fondamento dei diritti enunciati nella Dichiarazione. Ecco, qui siapre un dibattito che porta ad una sconfitta di questa proposta; è il rappresentante della GranBretagna che alla fine trova la soluzione che poi verrà data, e cioè: il fondamento dei dirittienunciati nella Dichiarazione del 48 è la “dignità umana”, senza specificare quali sono le origini ele ragioni di questa dignità. Una soluzione pragmatica, puramente giuridica, alla fine sarà questoche propone il rappresentante inglese. Diamo una soluzione pratica, di tipo giuridico: si riconosce ladignità umana senza specificare da dove viene questa dignità umana, cosè che la motiva, cosè chela giustifica, chi dà ragione di questa dignità umana. Ed è proprio per questo motivo che nellambitodella stampa cattolica la Dichiarazione del 1948 avrà una pessima risonanza. Badate: in tutto ilMagistero di Pio XII la dizione “Dichiarazione universale dei diritti delluomo” non risuona unavolta. Non cè mai il sintagma “Dichiarazione universale dei diritti delluomo”, non compare mai. Ecredo che sia significativo questo atteggiamento, mentre invece, naturalmente, compare sempre ilrichiamo alla Legge naturale da cui discendono tutta una serie di diritti che debbono essere sancitinei vari ordinamenti. La stampa cattolica - “LOsservatore romano”, “La Civiltà cattolica” - assumeuna posizione tendenzialmente negativa. Si riconosce, appunto, come positivo il fatto a cuiaccennava prima il professor Onida, e cioè che si sia usciti dalla prospettiva per cui è il singoloStato a determinare i diritti; dal 1948 cè una prospettiva internazionale, si è superato il fatto che idiritti siano allinterno di una cornice puramente statale, ci si muove in una prospettiva soprastatalee internazionale. Questo è per la Chiesa un fatto positivo, ma è negativo il fatto che non ci sia ilrichiamo alla trascendenza come elemento di fondazione e di giustificazione dei diritti.Naturalmente, anche a questo proposito ci sono ambienti della cultura cattolica che si muovono inuna prospettiva diversa, ma non abbiamo il tempo in questa sede di soffermarci su questo; quelloche vale la pena invece richiamare è il cambiamento che interviene nel 1963 con lenciclica diGiovanni XXXII Pacem in terris. Questa è la prima volta che nel Magistero ecclesiastico - ilMagistero ufficiale e solenne – si fa esplicito riferimento alla Dichiarazione del 1948, che vienequalificata come un passo significativo verso una migliore organizzazione della comunità mondiale,e vi è anzi un auspicio che i diritti sanciti in quella Dichiarazione vengano estesi a tutti gli stati, chediventino realtà effettiva, che non siano solamente unenunciazione verbale ma che si traducano in
    • qualcosa di concreto. Cè una riserva naturalmente, si dice “Su alcuni punti si possono avanzarefondate riserve” e tuttavia latteggiamento complessivo, quello che credo davvero importante,latteggiamento complessivo è di apertura, positivo; rispetto al silenzio di Pio XII le cose sonocambiate perché cè un incoraggiamento effettivo. E un incoraggiamento effettivo che vienespiegato dallautore di questa enciclica - Giovanni XXIII laveva firmata naturalmente, ma lautoreeffettivo era stato un docente alla Pontificia Università Lateranense che si chiamava Pietro Pavan.Pietro Pavan introduce in seguito tutta una serie di commenti a questo testo e spiega il perché diquesto atteggiamento positivo e di questo cambiamento. E quello che è interessante è che Pavan nondice semplicemente “Ormai il mondo è diventato un mondo democratico, se noi non teniamo contodei diritti rischiamo di non capire più questo mondo, di non parlare più a questo mondo, di nonpoter più essere presenti, la nostra pastorale rischia di essere eliminata”. Cè questo motivo, ma cenè un altro che credo sia un elemento che merita di essere sottolineato e cioè questo: i diritti umaninon coincidono con i diritti della persona e tuttavia ne sono la premessa; se noi non ci poniamo inun atteggiamento di promozione dei diritti umani non raggiungeremo mai quello che può essere ilnostro obiettivo, cioè i diritti della persona. Latteggiamento di Pavan è un atteggiamento positivoverso la storia: la storia delluomo va nella direzione dei diritti della persona, se noi entriamopositivamente, costruttivamente, allinterno della storia allora giungeremo anche, un giorno, adottenere questa cosa che è più alta che non i diritti delluomo, i diritti della persona, ma senza idiritti delluomo non ci saranno mai i diritti della persona.Credo che valga la pena di tenere presente questo tipo di prospettiva per capire quello che èsuccesso in seguito. Non ho naturalmente adesso il tempo - e non è neanche il caso forse di entrarenel dettaglio più di tanto – però una cosa vale la pena ricordare. Nel 1968 Paolo VI produce duedocumenti che mostrano le difficoltà della Chiesa ad assumere la prospettiva che enunciava Pavan.Uno è il messaggio indirizzato allAssemblea generale delle Nazioni Unite in occasione dei 20 annidella Dichiarazione universale dei diritti delluomo, dove si dichiara che quel documento – laDichiarazione del 48 – costituisce un ideale per tutte le comunità politiche ed si aggiunge che laChiesa non ha intenzione di imporre nuove strutture o stabilire norme giuridiche per la cittàdelluomo ma insiste perché tali norme – le norme della città delluomo - siano ispirate al principiodel rispetto dei diritti umani e alla promozione e tutela di questi stessi diritti. Loriginale inglese è“human rights”, non “iura personae humanae”, come ricorre molto spesso nel linguaggiomontiniano, ma “human rights”. Dunque la Chiesa non impone norme ma insiste perché le normesiano ispirate ai diritti umani, non ai diritti della persona.Quello stesso 1968 esce lenciclica Humanae vitae, che come ricorderete esprime il rifiuto deimetodi di contraccezione artificiale. Il Papa sostiene qui che i diritti e i doveri relativi al matrimonio– diritti e doveri non solo morali ma anche giuridicamente determinati negli ordinamenti – non solodevono essere conformi alla legge morale, alla legge evangelica, ma anche alla legge naturale di cuila Chiesa - sostiene lHumanae vitae - è unica autentica interprete. Come vedete, nello stesso anno,abbiamo due documenti che sono evidentemente contraddittori: perché da un lato non si vuoleintervenire imponendo nelle norme della città delluomo determinate regole che non siano coerenticon i diritti umani (cioè quelli della Dichiarazione del 48), dallaltro lato si indica una leggenaturale che deve essere recepita allinterno dellordinamento, legge naturale di cui la Chiesa èlunica interprete. Qual è la soluzione di questa apparente contraddizione? Naturalmente Montininon la viveva come una contraddizione perché per Montini cerano alcuni ambiti, come lambitomatrimoniale - per Montini era fondamentalmente lambito matrimoniale - che in qualche modoerano esclusi dagli altri ambiti della vita civile e nel quale, appunto, occorreva imporre la leggenaturale. La Chiesa sceglieva alcuni settori della vita collettiva in cui si riservava di dettare le regoledella convivenza civile. Erano settori circoscritti, limitati – appunto, lambito matrimoniale – pertutto il resto invece valeva ciò che aveva scritto allAssemblea.Il fatto è che dopo Paolo VI questi ambiti e questi settori hanno cominciato a dilatarsi. ConGiovanni Paolo II, lambito di applicazione della legge naturale nelle regole della vita civile ha tesovia via a dilatarsi. In realtà è interessante notare che nel Magistero di Giovanni Paolo II ci sono due
    • fasi ben distinte e diverse, e non è casuale: prima e dopo il 1989, cioè prima e dopo il crollo delcomunismo. Prima fondamentalmente Wojtyla riprende latteggiamento di Paolo VI, anzi forseaccentua ancora di più il parallelismo tra lazione della Chiesa e quella delle Nazioni Unite nellatutela dei diritti umani. Certo, resta il richiamo al fatto che la migliore garanzia dei diritti umani è laloro fondazione trascendente, e tuttavia cè questo parallelismo. Ad un certo momento Wojtylagiunge ad affermare che alcuni dei diritti umani della Dichiarazione del 48, in particolare la libertàreligiosa – prima del 1989 e non è un caso, naturalmente – la libertà religiosa ha un fondamentopuramente umano che la Chiesa riconosce, accetta e promuove, ma non è un fondamento dellalegge naturale, è un fondamento umano. Il diritto alla libertà religiosa ha una sua consistenza inquanto prodotto della storia degli uomini; la Chiesa lo accetta per quello che è, è il frutto della storiaumana. Giovanni Paolo II prima del 1989 riconosce in qualche modo unautonomia nellaproduzione dei diritti delluomo. Dopo il 1989 questo tipo di atteggiamento scompare. La ragionemi pare abbastanza evidente, cioè la speranza di potere dar una vita ad una costruzione, in Europaoccidentale ed in Europa orientale, ad un tipo di democrazia che fosse ispirata dalla Chiesa naufragarapidamente. I paesi dellEuropa orientale, e diversi paesi dellEuropa occidentale, non cambianosecondo le prospettive, le aspettative, le attese di Wojtyla e questo determina, appunto, uncambiamento anche nella posizione del papa, che assume nei confronti della Dichiarazione del 48un atteggiamento sempre più diffidente, fino appunto a dire che ormai - nella Dichiarazione del 48 -sono sanciti alcuni diritti che non solo non coincidono con la tavola dei diritti proclamati dallaChiesa, ma per certi aspetti ne costituiscono una minaccia: la minaccia relativistica. Nel senso checi sono dei diritti che assolutizzano il singolo, assolutizzano lindividuo, che portano lindividuo acredersi il costruttore della propria vita sociale e questo costituisce una minaccia di dissoluzionedell’autentica tavola dei diritti posseduta dalla Chiesa.Su queste basi che sono emerse nella seconda parte del pontificato di Giovanni Paolo II - di unatteggiamento di diffidenza, di sospetto, talora anche di cogliere nella Dichiarazione del 48 unaminaccia, più che qualche cosa che va promosso, sostenuto ed incoraggiato – ecco su questa basehanno cominciato, mi pare, a muoversi anche i primi anni del Pontificato di Benedetto XVI, che ègiunto ad affermare che i diritti che non trovano legittimazione in quella legge naturale, di cui laChiesa è custode ed interprete – autentica ed unica interprete – non meritano di essere tutelati.In questi ultimi anni di pontificato queste sono le tendenze che emergono. Naturalmente – e conquesto voglio concludere – non sappiamo che cosa ci dirà il futuro, non sappiamo quali sono ipossibili sviluppi di un pontificato che è tuttora in corso, ma certo limpressione è quella di unritorno a quella logica intransigente in cui, se non i diritti di Dio sono contrapposti ai dirittidelluomo, la legge naturale è contrapposta ai diritti umani così come emergono in quella carta cheli ha definiti nel 1948.