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Aurora Delmonaco: storia minima

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  • 1. STORIA MINIMA DI UN RAPPORTO COMPLESSO SCUOLA E CITTADINANZA AURORA DELMONACO Quando le maestre dell’Italia liberale insegnavano ai ragazzini a leggere,scrivere, far di conto e amare la patria, le barriere di genere, ceto e nazionalitàerano il modello di una cittadinanza da costruire1. Poi la scuola diventò lostrumento politico dello Stato etico che dal “cittadino” intendeva estrarre il“fascista”. Questa sovrapposizione tra educazione e politica ha generato anticorpiresistenti (“a scuola non si fa politica!”) ma anche un’aspirazione diffusa a unchiuso mondo sicuro, magari delegandone ad altri la responsabilità. Dopo la guerra era necessario trasformare i sudditi in cittadini. “È miracoloche solo la scuola può compiere” scrisse Calamandrei2. Le indicazioni venivanodalla pedagogia progressiva degli Stati Uniti, dalla scuola di Dewey per ispirazionealleata3, ma anche dal cuore stesso della Resistenza: “Scuola è vita. C’è a Milanouna scuola democratica. Cinque partigiani se l’erano sognata in montagna”4, enacquero i Convitti-scuola della Rinascita, anche se ebbero vita piuttosto breve.Era necessario un rapporto nuovo fra la scuola e la democrazia, ma per iprogrammi delle superiori bastò una sommaria ripulitura dalle impronte fasciste,mentre per quelli delle elementari l’attivismo deweyano, un empirismo pratico nonsempre coerente e spunti neoidealistici trovarono un compromesso nobilitato dalsigillo cattolico. Questo fu ancora più chiaramente ribadito nella premessa deinuovi programmi del 1955: la formazione ha “per dettato esplicito della legge,come suo fondamento e coronamento linsegnamento della dottrina cristianasecondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica”5. Eppure l’11 dicembre 1947l’Assemblea Costituente aveva votato un ordine del giorno di Aldo Moro perché la1 Nel catalogo dei manuali scolastici dell’editore Remo Sandron per l’anno 1900 troviamo, debitamente approvati dalMinistero, T. e F. Orsi, Senno e virtù. Letture educative ad uso delle scuole elementari maschili; degli stessi, Pensieried affetti. Letture educative ad uso delle scuole elementari femminili; infine, Dalla scuola ai campi. Letture educativead uso delle scuole rurali. V. A. Delmonaco, La signorina a quadretti e altre lavoratrici insegnanti, in G. Chianese (acura di), Mondi femminili in cento anni di sindacato, vol. 1, Ediesse edizioni, Roma, 2008, pp. 209-272.2 P. Calamandrei, Contro il privilegio dell’istruzione, in “Il Ponte”, n. 1, gennaio 1946, pp. 4-53 Allievo di Dewey, il colonnello-pedagogista Carleton Wolsey Washburne lasciò l’esperimento di Winnetka, di cui erastato l’anima, per dirigere nell’Italia liberata la Sottocommissione alleata per l’istruzione pubblica.4 L. Succi, in “Il Politecnico”, n. 23, 1946, cit. in M. T. Sega (a cura), La scuola fa la storia. Gli archivi scolastici per laricerca e la didattica, Ediciclo-nuovadimensione, Perugia, 2002, p. 161.5 DPR 14 giugno 1955, n. 503.
  • 2. nuova Carta trovasse “senza indugio adeguato posto nel quadro didattico nellascuola di ogni ordine e grado”. Per formare cittadini democratici era dunque necessario aprire le aule allaCostituzione, ma solo nel 1958 lo stesso Moro, ministro della Pubblica Istruzione,introdusse nelle scuole secondarie l’educazione civica perché mirasse “a suscitarenei giovani un impulso morale a secondare e promuovere la libera e solidaleascesa delle persone nella società” giovandosi tuttavia “di un costante riferimentoalla Costituzione della Repubblica, che rappresenta il culmine della nostra attualeesperienza storica, e nei cui principi fondamentali si esprimono i valori morali cheintegrano la trama spirituale della nostra civile convivenza”6. Il dettato costituzionale si costituiva come sfondo comune a tutte le materie,stimolo ideale della vita scolastica e cuore di una disciplina specifica abbinata allastoria con un unico voto e due ore mensili, il tutto inquadrato nella “biografia dellanazione” per ricostruire i pilastri civili della casa Italia. Nel frattempo sicominciava a costruire la casa europea. L’educazione civica non riuscì a trovare l’anima e la forza di una paideiaconvincente per la tendenza a farne oggetto di esortazioni morali più che dianalisi e riflessione, per la collocazione oraria della materia7 che dava di essa unapercezione debole, ma soprattutto perché il suo contenuto evitava il nodo caldodella Costituzione, la storia recente. Prima del 1960 a scuola i programmi di storia si fermavano alla PrimaGuerra Mondiale e fu necessaria una battaglia culturale, vinta solo dopo l’estatedel governo Tambroni, perché dal novembre 19608 i programmi includessero laResistenza e l’età presente9. Che poi lo si facesse davvero, è da vedere. Inmoltissimi casi il limite del 1918 restò invalicato e l’educazione civica fu unproposito assolto, se fu assolto, in modo formale e sbrigativo. Esistevano due difficoltà per una didattica della storia recente e perl’educazione ad una cittadinanza vera, aperta, serena. La prima eral’impreparazione degli insegnanti poiché prima degli anni ’60 nelle Università non6 DPR 13 giugno 1958, n. 585.7 Era inserita in una disciplina come la storia, che a sua volta o era inclusa nel gruppo letterario in cui l’italiano eramateria-principe, o era abbinata alla più “prestigiosa” filosofia.8 DPR 6 novembre 1960, n. 1457.9 La circolare 19 novembre 1960, n. 443 del ministro della Pubblica Istruzione Bosco stabilisce che nei licei e istitutimagistrali l’ultimo anno di insegnamento della storia debba incentrarsi su “la guerra mondiale, la Resistenza, la lotta diliberazione, la Costituzione della Repubblica italiana, ideali e realizzazioni della democrazia, tramonto del colonialismoe nuovi stati del mondo, istituti ed organizzazioni per la cooperazione tra i popoli, comunità europea”.
  • 3. esistevano cattedre di storia contemporanea10. La seconda, sostanziale, era che larealtà italiana era intessuta da contraddizioni politiche, contrasti civili e memoriedivise proprio mentre cominciava ad attuarsi la speranza d’integrazione europeache in Italia l’antifascismo di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi aveva generato.Non esisteva nel nostro paese una “sintesi repubblicana” su cui fondare lacittadinanza e da cui partire per l’incontro con l’Europa. Il viaggio degli italianiverso la democrazia è avvenuto sui binari di appartenenze separate, osservavaPietro Scoppola11, e la repubblica si è sostenuta su un “noi” profondamentediviso12. E poiché la Costituzione aveva una matrice antifascista, e la parolad’ordine era “tenere la scuola lontana dalla politica”, in moltissimi casi si preferivail silenzio. Il lungo Sessantotto della scuola italiana forzò il blocco con una voglia dicittadinanza del mondo che produsse altri contrasti e altre lotte ma aprì nellascuola una nuova attenzione al presente. Si leggeva e si discuteva furiosamente sututto, le aule furono aperte agli operai e alle casalinghe delle 150 ore ma, con ilpassaggio alla seconda modernità degli anni Ottanta, il blocco si ricostituì. Con le successive riforme l’educazione civica non cambiò, né con le proposteambiziose13 né con la ricerca di più definiti tratti di strada14. Continuava a mancare lo sfondo necessario di ogni discorso sullacittadinanza democratica, l’orizzonte storico, etico e politico dei diritti umani, enon si affrontava il nodo dei problemi didattici che nascono quando bisogna darecorpo all’astratto. Perché la concretezza dello sguardo bambino mette a fuoco ilvicino nel tempo e nello spazio e il resto, se non ha ancoraggi, può sfumare nel10 Su tutto ciò vedi L. Baldissara, M. Legnani, M. Pedrolo, Storia contemporanea e università. Inchiesta sui corsi dilaurea in storia, Ed. F. Angeli, Milano, 1993.11 P. Scoppola, La Repubblica dei partiti. Evoluzione e crisi di un sistema politico, il Mulino, Bologna, 1997.12 R. Bodei, Il noi diviso. Ethos e idee dellItalia repubblicana, Einaudi, Torino, 1998; F. De Felice, La questione dellanazione repubblicana, Laterza, Roma-Bari, 1999; P. Pezzino, Senza Stato. Le radici storiche della crisi italiana,Laterza, Roma-Bari, 2002.13 Programmi Scuola media, D M 9 febbraio 1979: “Leducazione civica, intesa come finalità essenziale dellazioneformativa della scuola, esige il responsabile impegno di tutti i docenti e la convergenza educativa di tutte le discipline edi ogni aspetto della vita scolastica; essa è, pertanto un grande campo di raccordo culturale, interdisciplinare, che haanche suoi contenuti specifici rappresentati dalle informazioni sulle forme e sulle caratteristiche principali della vitasociale e politica del Paese e che richiede interventi coordinati del Consiglio di classe intesi a far maturare la coscienzadelle responsabilità morali, civiche, politiche, sociali, personali e comunitarie di fronte ai problemi dellumanità, nelcontesto sociale italiano, europeo, mondiale e, quindi, a fare acquisire comportamenti civilmente e socialmenteresponsabili. […] la scuola media favorirà anche la formazione del cittadino dellEuropa e del mondo, educando […]alla intuizione di valori comuni agli uomini per nella diversità delle civiltà, delle culture e delle strutture politiche”.14 Programmi Scuola elementare, DPR 12 febbraio 1985, n 104: “è necessario prendere in esame anche elementi relativiallorganizzazione politica nazionale ed internazionale, con particolare riguardo allEuropa comunitaria, e al sistemagiuridico che la regge. Lo studio dei caratteri fondamentali della nostra Costituzione, visti anche nelle loro matricistoriche ideali, consente di individuare gli elementi portanti del nostro sistema democratico”.
  • 4. fantastico. Perché l’astratto presentato ai giovani difficilmente tende a convertirsiin esplorazione del concreto. È impossibile risolvere i problemi se non si considerache la scuola è formativa per i saperi che trasmette ma soprattutto per “come fa” adeterminare l’apprendimento. Forse la qualità più alta della cittadinanza è proprionell’esercizio della libertà di ricerca, di analisi, di accesso alle fonti d’informazionee di espressione. È dunque accettabile che la scuola si fondi sui principi opposti? Per tale motivo, intorno al nocciolo dell’educazione civica, diverse scuole neglianni ’80 e ‘90 hanno sperimentato percorsi attivi di cittadinanza scavalcando iconfini tra il locale, il nazionale, l’Europa e il mondo15, affrontando le differenze ele pari opportunità, le culture e i loro rapporti, la legalità, la pace, la gestionecreativa dei conflitti, il dialogo interculturale e lo sviluppo sostenibile, l’ambiente eil patrimonio culturale. Nuove esperienze didattiche da cui le vecchie disciplinesono state sollecitate a nuove reciproche solidarietà. Il Ministero nel 1990 per interpretare e stimolare il bisogno di confrontarsicon la realtà lanciò un progetto generale di “educazione alla salute”16, che poidiventò il Progetto Giovani ‘92 (poi ‘93) riferendosi alla data della vicinacostituzione dell’Unione Europea. Nel 1991, puntando alla data simbolica delnuovo millennio, nacque il Progetto Ragazzi 200017 per connettere lo star beneindividuale (leducazione fisica, sanitaria e alimentare, sessuale, l’orientamento, lalotta contro la dispersione scolastica) ad un futuro impegnativo attraversoleducazione ambientale, ai diritti umani e alla pace, alla cooperazione e allosviluppo, allintegrazione fra diversi. Nel 1997 in poi con il decentramento del sistema scolastico18 la progettualitàformativa si diffuse a vari livelli, stato, regioni, enti territoriali, istituzioniscolastiche autonome sostenute da un’apposita legge19.15 Questo itinerario, se fosse stato perseguito coerentemente, avrebbe potuto condurre all’incontro con l’Europa: “Lacittadinanza ha sempre un rapporto con lo spazio, quali che siano la sua dimensione e i suoi limiti. Nelle loro politicheeducative, tutti i paesi considerano il fatto che i futuri cittadini appartengono a differenti entità, a saperi locali, regionali,nazionali, europei, internazionali, o globali” in Éducation & formation 2010 - Lurgence des réformes pour réussir lastratégie de Lisbonne. Rapport intermédiaire conjoint du Conseil et de la Commission sur la mise en oeuvre duprogramme de travail détaillé concernant le suivi des objectifs des systèmes déducation et de formation en Europe,EDUC 43 6905/04.Conseil de lUnion européenne, Bruxelles 2004. - p. 42.16 Legge 26 giugno 1990, n. 162; conosciuta dallopinione pubblica come “legge sulla punibilità del tossicodipendente”,assegnava alla scuola nuove prospettive dimpegno.17 Circolare Ministeriale 2 agosto 1991, n. 240.18 La legge 15 marzo 1997, n. 59, “Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed entilocali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione”, all’art. 21 prevede l’autonomia delleistituzioni scolastiche.19 Legge 10 dicembre 1997, n. 440, concernente l’istituzione del fondo per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offertaformativa e per gli interventi perequativi. Nel tempo tale fondo si è sensibilmente assottigliato soprattutto nell’ultimo
  • 5. Nel maggio 1998 molti governi20 costituirono la Task Force per lacooperazione internazionale sulleducazione, la memoria, la ricerca sullOlocausto, el’Italia varò il progetto “Il ‘900. I giovani e la memoria”21 per incentivare nellescuole visite ai lager nazisti nell’ambito di iniziative per la conoscenza storica e laformazione civile. Nello stesso anno un accordo quadro22 fra il Ministero per i Benie le Attività Culturali e il Ministero della Pubblica Istruzione favoriva “il diritto diogni cittadino ad essere educato alla conoscenza e all’uso consapevole delpatrimonio culturale”. La concertazione fra scuole e istituzioni del territorio creò lepremesse per una didattica dei beni culturali23 che facesse convergere episodiche esparse iniziative nella piena consapevolezza disciplinare e pedagogica. I confinidell’educazione civica esplodevano. Nel 1996 aveva fatto un passo avanti lo studio del Novecento con il “DecretoBerlinguer”24 che gli riservava l’ultimo anno delle superiori, essendo a tutti chiaral’impossibilità di un percorso di storia dal 1815 al tempo attuale. Si formava cosìla necessaria cornice storica per il discorso sulla cittadinanza italiana ed europea,e tuttavia la vecchia scansione trovò molti accesi difensori. La scuola era meno che mai un blocco omogeneo. Fra tanti stili e tante realtàscolastiche l’equilibrio fra gli obblighi curricolari e l’impegno nelle innovazioni erasostenuto, con esiti più o meno felici, da una quota ampia di volontariato docente.Perché si passasse dal volontariato disorganico al sistema, occorreva lo sforzo diuna grande riforma con adeguati investimenti nel bilancio statale. Questi nongiunsero mai, anzi negli ultimi tempi tagli consistenti “razionalizzano il sistemascuola”. Nel 1996 il ministro Lombardi affidò a una commissione25 il compito diripensare l’educazione civica recependo i documenti degli organismisovranazionali, dall’UNESCO al Consiglio d’Europa all’OMS. Ne nacque unadirettiva ministeriale con una bozza di decreto e il documento “Nuove dimensioniformative, educazione civica e cultura costituzionale”26, che non ebbero effetto perperiodo.20 Svedese, inglese, americano, tedesco, israeliano, polacco, olandese, francese, italiano.21 Circolare Ministeriale 9 ottobre 1998, n. 411.22 Circolare MPI del 16 luglio 1998, n. 312.23 L’accordo fu preceduto dalla Récommandation N° R (98) 5 du Comité des Ministres aux Etats membres relative à lapédagogie du Patrimoine e dalla legge 8 ottobre 1997, n. 352, “Disposizioni sui beni culturali”.24 DM 4 novembre 1996, n. 682.25 Presieduta dal pedagogista Luciano Corradini.26 Direttiva 8 febbraio 1996, n. 58.
  • 6. la caduta del governo Dini ma in cui si riconosceva che “le attività extracurricolarie i diversi momenti della vita scolastica, con modalità flessibili, anche in relazioneallautonomia delle singole scuole” concorrevano a formare cittadini. Si osservava,d’altra parte, che “i cataloghi di bisogni/valori/diritti che norme e documentiinternazionali propongono come condizioni per la vita umana e come guide ecriteri per lazione educativa, anche della scuola, sono riconducibili alleducazionealla democrazia e ai diritti umani, in particolare alla libertà, alla giustizia, allavoro, alla legalità, alla pace, allo sviluppo, alla salute, alla solidarietà, allasicurezza, alla sessualità, al senso, alla scienza, allo studio, allidentità,allintercultura, allambiente, allalimentazione, alla famiglia, alla nazione,allEuropa, al Mondo” mentre, “investita da questa raffica di proposte, che possonorimotivarla o deprimerla, […] la scuola reagisce con difficoltà, incerta fra compiti ditipo disciplinare e compiti di tipo trasversale”. Il ministro Berlinguer tentò di avviare la “grande riforma” con la nomina diuna Commissione di esperti (i “saggi”) che cominciò da una domandasemplicissima, che generò infinite discussioni: perché si mandano i ragazzi ascuola? per imparare che cosa?27 L’orizzonte era quello di un mondo sempre piùcomplesso, il punto di partenza quello dell’identità personale e, in mezzo, le vie deisaperi e delle competenze: “Nella definizione dei fondamentali occorre muoverenon da un a-priori ideologico, […] ma dallesigenza di definire saperi e valori chepossano risultare comuni a tutti i cittadini, indipendentemente dalla religione,dalletnia, dallo stato sociale, dal sesso, al termine del percorso della scolaritàobbligatoria”28. Nel documento finale si leggeva: “In questo contesto vienerivitalizzata leducazione civica per una cittadinanza critica e responsabile”29. Il processo era giunto alla stesura dei curricula per la scuola di base quandocambiò il governo. Il ministero Moratti riuscì a produrre per la sola scuola di basela legge delega 53/2003 in cui si prevedeva l’“educazione ai principi fondamentalidella convivenza civile” articolata in sei “educazioni”30: alla cittadinanza, allasicurezza stradale, all’ambiente, alla salute, all’alimentazione, all’affettività e27 AA.VV, Le conoscenze fondamentali per l’apprendimento dei giovani nella scuola italiana dei prossimi decenni. Imateriali della Commissione dei Saggi, Studi e documenti degli Annali della Pubblica Istruzione, n. 78, Ed. LeMonnier, Firenze, 1997.28 Ibidem.29 Il documento dei saggi. I contenuti essenziali per la formazione di base, documento redatto da Roberto Maragliano,Clotilde Pontecorvo, Giovanni Reale, Luisa Ribolzi, Silvano Tagliagambe, Mario Vegetti, sulla base dei lavori dellaCommissione (gennaio/maggio 1997).30 DL 19 febbraio 2004, n.59.
  • 7. sessualità. L’elenco, rispetto al “Documento” del 1996, si semplificava. C’erano latidubbi: in controtendenza rispetto ai Paesi europei l’educazione ambientaleassorbiva quella al patrimonio culturale con uno strappo epistemologico31;l’educazione alla cittadinanza entrava nella “convivenza civile” al paridell’educazione stradale, appiattendo livelli diversi; in che modo l’insegnamentodella matematica avrebbe dovuto “anche lievitare comportamenti personaliadeguati”? E così via, ma i problemi maggiori erano altri. Le sei educazioni eranomolto debolmente collegate all’intero arco disciplinare nelle condizioni di orari,contenuti e struttura delle materie esistenti con l’obiettivo generico di unaconvivenza “civile”, aggettivo preferito a “democratico”32, difficilmente collocata inuna “prospettiva locale, nazionale, europea e mondiale”. Il successivo ministero Fioroni riconsiderò il piano generale chiamando unacommissione33 a riflettere su “Cultura, scuola, persona”34, in cui lo sfondo europeoe mondiale era molto visibile anche per l’influsso determinante di Edgar Morin, fragli altri. Il governo però cadde prima di completare l’opera. Il nuovo ministero Gelmini ha ricominciato il percorso ristabilendo, come aitempi di Moro, una disciplina che avrebbe dovuto andare a regime nella scuola dibase nel 2010/2011, con un voto autonomo (Moro non lo prevedeva) e un orarioda ricavare “nell’ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte-ore complessivo previsto per le stesse”35. Intanto, però, queste “aree” non esistonopiù perché la riforma Moratti aveva ripristinato e discipline, con un orariocomplessivo ridotto di un terzo per la scomparsa delle scienze sociali: la storiadovrebbe adesso cedere un ulteriore spazio alla nuova materia. Intanto unconcorso ministeriale ha selezionato le scuole che stanno sperimentando inautonomia diversi modi di affrontare il problema: i lavori sono in corso e se neattendono gli esiti.31 “Indicazioni nazionali per i Piani di studio personalizzati nella Scuola primaria e nella Scuola Secondaria di 1°grado”. Cfr. Silvia Mascheroni, Un’educazione che non c’è nelle “indicazioni nazionali”; v. http://www.clio92.it.32 Programmi Falcucci, DPR 12 febbraio 1985, n 104: “Educazione alla convivenza democratica. Il fanciullo saràportato a rendersi conto che ‘tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzionedi sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali’ (art. 3 Cost.)”.33 Presieduta da Mauro Ceruti, professore ordinario di Filosofia della Scienza che ha introdotto in Italia l’epistemologiadella complessità.34 Reperibile al link: http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2007/allegati/indicazioni_nazionali.pdf35 Legge 30 ottobre 2008, n. 169.
  • 8. Nei Regolamenti appena pubblicati36 per la riforma dei Licei si legge: “Leattività e gli insegnamenti relativi a ‘Cittadinanza e Costituzione’, di cui all’art. 1del decreto legge 1 settembre 2008 n. 137 convertito con modificazioni dalla legge30 ottobre 2008 n. 169, si sviluppano nell’ambito delle aree storico-geografica estorico-sociale nel monte-ore in esse previsto, con riferimento all’insegnamento di‘Diritto ed economia’ o, in sua mancanza, all’insegnamento di ‘Storia’ ”. Per gli Istituti tecnici e professionali invece si prevede: “Le attività e gliinsegnamenti relativi a “Cittadinanza e Costituzione” di cui all’art. 1 del decretolegge 1 settembre 2008 n. 137 convertito con modificazioni dalla legge 30 ottobre2008 n. 169, coinvolgono tutti gli ambiti disciplinari e si sviluppano, inparticolare, in quelli di interesse storico-sociale e giuridico-economico”.“Nell’ambito delle ore”: stando al disegno di legge del 1.8.2008, approvato dalConsiglio dei Ministri, si prevede “l’istituzione per legge della “disciplinadenominata Cittadinanza e Costituzione, individuata nelle aree storico-geografica estorico-sociale ed oggetto di specifica valutazione”, con una propria dotazioneoraria di trentatre ore annue e con voto distinto per tutti gli ordini e gradi discuola”. trentatre ore: l’insegnamento di Storia e Geografia nei Licei, ad esempio,nella maggio parte degli indirizzi e delle classi ne prevede sessantasei. Negli altriIstituti dipende.Gli obiettivi della disciplina però sono affascinanti e colgono un’urgenzaindiscutibile: “Il cammino compiuto dalla nostra società, in ambito nazionale e internazionale, ha posto negli ultimi decenni il problema di pensare ai valori civici e sociali in orizzonti più vasti di quelli con cui sono state educate le generazioni precedenti l’attuale popolazione scolastica. La planetarizzazione dei problemi, delle interdipendenze, delle culture, delle conoscenze e dei diritti umani, ma anche dell’indifferentismo, del fanatismo, del particolarismo, della delinquenza organizzata, delle possibili catastrofi non solo ambientali, richiede un notevole sforzo di conoscenza, di comprensione, di impegno critico, e anche di sopportazione del peso di una convivenza che appare per più aspetti problematica, dal livello locale al livello mondiale. E la presenza nelle nostre classi di ragazzi che provengono da diversi paesi, con diverse lingue, culture, religioni e tradizioni, pone il problema di costruire itinerari formativi che valorizzino il dialogo e il confronto fra i modi diversi con cui in diversi paesi vengono adottati costumi ed elaborate costituzioni e norme non sempre compatibili con le nostre. Le scelte compiute dalla Costituzione italiana, in armonia con la Carta europea e con la dottrina internazionale dei diritti umani, costituiscono non solo un fattore identitario per il nostro popolo, ma anche un fattore di apertura per chiunque sui diritti di tutti e un impegno di lotta nei riguardi delle discriminazioni e delle prevaricazioni”.36 23 febbraio 2010
  • 9. Trentatre ore per la Storia insieme alla Geografia, senza di cui non c’èconsapevolezza né dei vasti orizzonti né della planetarizzazione dei problemi:un’ora alla settimana.Trentatre ore per Cittadinanza e Costituzione, per un notevole sforzo diconoscenza, di comprensione, di impegno critico verso una convivenza che appareper più aspetti problematica, dal livello locale al livello mondiale: un’ora allasettimana.Sessantasei ore in tutto l’anno. Se va bene.

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