Guai e scacciaguai
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Guai e scacciaguai Guai e scacciaguai Document Transcript

  • 1 Istituto Comprensivo “P. Mattej”di Formia Scuola Primaria Marco Polo – classe II Anno Scolastico 2011/2012 STORIE DI JANARE Scritte da noi bambini
  • 2 Introduzione La presente raccolta di storie popolari nasce da una lezione fatta con il signor Giovanni del Parco de Monti Aurunci, il quale ci ha mostrato l’arte di intrecciare lo strame, una pianta selvatica che si trova facilmente sulle montagne delle nostre zone. Tra tutti gli oggetti di uso quotidiano realizzati con “la stramma”, ci ha interessato la scopetta, che si usa non soltanto per spolverare, ma anche e soprattutto per assicurarsi una certa “protezione” da guai e malocchi. Il malocchio, come dice la parola stessa, si riferisce ad uno sguardo malevolo che rivolto a terzi porta sfortuna a chi lo riceve. La scopa di strame veniva posta dalle madri fuori l’uscio di casa per tenere lontana la janara, una strega legata al culto magico della terra.
  • 3 Essa, attratta dallo strame, si sarebbe messa a contare i fili della scopa. Sarebbe cosi arrivata all’alba per poi svanire con la luce. Altrimenti, la strega sarebbe entrata per rapire i bambini nelle abitazioni penetrando sotto le porte, come un soffio di vento. Nelle stalle rapiva gli animali, li sfiniva per tutta la notte facendoli correre e stancare, riportandoli solo all’alba stanchi morti e con la schiuma alla bocca. Si diceva, inoltre, che la janara conoscesse l'uso delle piante e che potesse comandare gli eventi atmosferici per arrecare danno all'uomo. Nelle nostre zone, in particolare nella vallata est del monte Redentore, c'è una zona che viene chiamata Valle delle Janare, dove si racconta che le janare si incontravano per elaborare le loro strategie. Inoltre a Formia, nel Parco di Gianola, è possibile trovare la grotta della Janara (Jana era la dea Diana presso i contadini), dove una volta vi era una scala coperta degradante verso
  • 4 il mare, appartenente all’antica villa romana di Mamurra. Altri fanno risalire il nome dalla parola antica dianara, cioè sacerdotessa di Diana. E’ chiaro che tutti noi sappiamo bene che queste sono sciocchezze, ma le tradizioni popolari locali ne fanno un gran uso, come in molte fiabe, dove c’è sempre una strega da contrastare per giungere ad un lieto fine. Parlare del male ci aiuta a conoscerlo meglio e a combattere le nostre naturali paure. Oggi c’è la psicologia, prima c’era la scaramanzia. Buona lettura! L’insegnante Laura de Fabritiis
  • 5 LA JANARA Di Rebecca Frangiosa La maestra ci ha dato tante notizie su questo argomento, frutto della fantasia popolare ed altre me le hanno dette i miei nonni. Mi sono incuriosita e mi sono fatta un’idea di come immagino una Janara. I capelli li vedo neri e bianchi, lunghi e arruffati, “scapigliati”, che si muovono anche quando non c’è il vento. Porta una cappello nero e appuntito, che la Janara toglie quando deve ballare. Il naso è lungo e a becco, gli occhi grandi, neri, che fanno paura solo a guardarli, e sotto ha delle occhiaie che sembra truccata con l’ombretto. Non ha tutti i denti e quando ride sembra un mostro dei cartoni animati, così la sua voce è più brutta del verso di una cornacchia. È alta, magra, quasi sempre vestita di scuro, con gli abiti “stracciati” a causa di quello che
  • 6 fa, specialmente quando deve entrare nelle case dalle finestre. C’è una cosa che mi fa ridere di lei: sono le sue scarpe, che sembrano normali, ma somigliano a due barche con i tacchi. Le toglie quando balla, ma le usa quando deve volare sulla sua scopa. Per spiegare questo personaggio ho inventato una storia.
  • 7 LA BAMBINA E LE JANARE E’ da qualche tempo che ogni mattina, al risveglio, trovo i miei due cavalli nella stalla, con le criniere e le code intrecciate. Così una notte decido di nascondermi sotto il carro dei cavalli nella stalla. Dopo aver aspettato un po’ di tempo a mezzanotte in punto sento prima un forte vento, poi una strana filastrocca che non riesco a capire bene. Ad un tratto si aprono le porte della stalla e vedo volare tre vecchiacce che fanno un girotondo proprio attorno al carro dove io sono nascosta. Mentre girano, cantano e intrecciano le criniere e le code dei cavalli. Non voglio credere ai miei occhi e per la paura mi addormento. Al risveglio ho un dubbio : è veramente accaduto quello che avevo visto o era un sogno?
  • 8 Così vado dai miei nonni e chiedo se possono darmi una spiegazione di quello che mi era successo. Essi mi rispondono che sicuramente si è trattato di un brutto sogno. Il pomeriggio stesso mi hanno portato a prendere un grandissimo gelato e della Janara non ne è rimasta alcuna traccia.
  • 9 UNA NOTTE FANTASTICA di Michel Costantini C'erano una volta dei bambini che un pomeriggio erano andati in montagna in campeggio con i genitori. Una volta montate le tende si era fatta notte, cenarono e andarono tutti a dormire. I bambini non avevano sonno e così uscirono dalle tende per andare a fare una passeggiata notturna. Sentirono un nitrito, nel frattempo cominciò a fare sempre più freddo ed un brivido corse lungo le loro schiene. A un certo punto videro per la via pezzi di stoffa e orme di zoccoli e pensarono che c'entrava una janara in tutta questa storia. Diventò una caccia alla janara. Un bimbo si avvicinò ad un albero di “ghiande” per riposarsi e quando tutti insieme ripresero il loro viaggio, i bambini videro una janara che si presentò con il nome Luna, sembrava vecchia, ma in verità
  • 10 era giovane e buona. Ella disse: ''Sono io che ho fatto tutto questo per spaventarvi un po’, i pezzi di stoffa sono miei !!'' Si trasformò in un gatto e si allontanò. Dietro ad un albero vicino c'era un'altra janara però cattiva. Quest’ultima cercò in tutti i modi di spaventare i bimbi, ma non ci riuscì. Si fece giorno, la janara cattiva scomparve e i bambini ritornarono alle loro tende parlando di questa fantastica passeggiata notturna.
  • 11 LA VECCHIETTA E LA FARINA di Silvia Treglia A Formia si racconta che un giorno ad una signora, mentre stava in giardino, si avvicinò una vecchietta che le chiese della farina. La signora le disse che non l’aveva. La vecchietta la salutò e se ne andò, lasciando la signora a pensare che la farina ce l’aveva, ma perché darla ad un’estranea? La notte, mentre tutti dormivano, la signora sentì piangere la sua bambina neonata che dormiva nella culla. Andò a vedere e la bambina era a terra vicino alla culla. Sorpresa la signora controllò se la culla fosse rotta, ma la culla era intatta. Rimise la bimba a nanna e tornò a dormire. La cosa si ripeté per più volte, finché la signora si nascose dietro la porta.
  • 12 Dopo un po’ vide apparire la vecchietta della mattina, che prese la bambina e la mise a terra. La signora uscì dal nascondiglio e la vecchietta sparì come il vento. La signora capì che quella era una janara e che le faceva i dispetti perché le aveva mentito riguardo alla farina. Si ricordò di aver sentito di un rimedio per risolvere problemi come il suo: mettere della sabbia davanti l’uscio di casa, perché la janara
  • 13 non può resistere alla tentazione di contarne i granelli dorati. La signora mise dei sacchetti di sabbia dappertutto e la janara non tornò mai più, forse perché a furia di contare le era venuta l’orticaria.
  • 14 UNO STRANO INCONTRO di Claudio D’Urso Un gruppo di tre amici di nome Marco, Mario e Giovanni, a cui piaceva molto l'avventura, decisero di andare sul Monte Redentore. Ci andarono con il padre di Marco che faceva la manutenzione delle strade di montagna. Lo lasciarono al lavoro e mentre stavano camminando nel bosco, dietro un albero di quercia, i bambini videro quella che poteva essere una janara, una strega delle montagne.
  • 15 La janara era una vecchia che aveva un naso a uncino, gli occhi neri come la pece, i capelli grigi come la cenere tutti spettinati e il volto con tantissime rughe e peli. Era così brutta e cattiva fin da piccola, che i suoi genitori non le diedero un nome perché non ne riuscirono a trovare uno che corrispondesse alla sua poca grazia. I bambini corsero dal papà di Marco, che consigliò di mettere le scope di strame e i granelli di sabbia che aveva nel furgone lungo tutto il perimetro del bosco. La janara incominciò a contare i fili delle scope ed i granelli di sabbia. Le venne il mal di testa ed alla fine per la disperazione se ne scappò. Così Marco, Mario e Giovanni furono contenti e poterono continuare tranquillamente la loro avventura.
  • 16 IL BAMBINO E LA JANARA di Francesco Arzano C’era una volta a Castellone, un rione di Formia, una janara, cioè una strega brutta, con i capelli neri, gli occhi marroni, il naso a patata, la bocca molto grande, i vestiti viola e neri. La janara, però, non era cattiva; era solo malata e molto annoiata. La sua malattia non le consentiva di uscire di giorno e perciò usciva solo di notte. Nello stesso quartiere abitava un bambino che si chiamava Marco, aveva otto anni e tardava sempre ad addormentarsi, per via di una brutta allergia che non gli dava pace. Una notte la janara, che camminava per le stradine di Castellone, vide la luce accesa in camera di Marco, così decise di andare a fargli
  • 17 visita passando dal buco della serratura della porta. La janara prese Marco e se lo portò in montagna perché ci voleva giocare a palla. Marco giocò tutta la notte e si divertì molto. La mamma al mattino, non vedendo più Marco nel letto, si preoccupò e chiamò i carabinieri, che però arrivarono quando la janara aveva già portato il bambino nel suo letto. Marco raccontò tutto. I carabinieri volevano fare qualcosa, ma la mamma ricordò un
  • 18 vecchio rimedio che usava sua nonna: mettere una scopetta di strame dietro la porta. La notte seguente, infatti, la Janara ritornò a riprendersi il bambino, ma non ci riuscì perché impiegò tutta la notte per contare i fili della scopetta. Da quel giorno la janara non andò più a casa di Marco.
  • 19 CINQUE FRATELLI FURBI di Silvia Fustolo C'erano un bel giorno cinque fratelli che stavano facendo una passeggiata sui Monti Aurunci in cerca di fragoline di bosco, mentre i loro familiari chiacchieravano dopo pranzo. A un certo punto videro tre janare intorno ad una grande pietra che ballavano, con capelli neri e corti e con dei vestiti larghi e lunghi.
  • 20 Le janare si accorsero di loro e gli sguardi si incrociarono. Così i bimbi spaventati tornarono di corsa a casa e si ricordarono di aver sentito una leggenda sulle janare. Allora chiesero ai genitori di portarli al mare. Andarono in spiaggia, misero della sabbia nei secchielli e li lasciarono davanti alla porta di casa. Quando le janare scesero dal monte Redentore per cercare i cinque fratelli, trovarono davanti la loro porta i secchielli di sabbia. Esse impiegarono tutta la notte a contare i granelli. Al mattino andarono via, non tornarono più ed i bimbi furono salvi.
  • 21 UN GIORNO CON LE JANARE di Gemma Mallozzi C’era una volta a Maranola una casetta in cui abitava una bambina di nome Maria. Alle undici di sera, mentre tutti dormivano, vennero alla porta tre streghe, le janare. Le janare potevano essere giovani o vecchie: le giovani avevano i capelli lunghi, quelle le vecchie, i capelli arruffati; le giovani avevano i vestiti scintillanti e le vecchie li avevano rotti. Le tre streghe si chiamavano: Sara, Lara e Mara ed erano giovani. Esse entrarono, presero Maria e la portarono a dormire in un letto dentro una fossa sui Monti Aurunci. La mattina i genitori non trovarono Maria e si preoccuparono. Uscirono e videro una nube verde che si allontanava da casa loro e pensarono che fosse stata la nube a portarla via verso un vulcano vicino: il Vesuvio.
  • 22 Andarono al vulcano, ma non videro Maria. Intanto le janare giocavano a palla con la bambina e stettero anche tutto il giorno seguente a giocare con lei. Poi, la notte stessa la riportarono a casa, ma si fermarono a contare i granelli di sabbia della lettiera del gatto e i fili della scopa di strame del giardino, che era lì accanto. I genitori sentirono una voce che li chiamava: “Sveglia, sveglia. E’ tardi e io devo andare a scuola!”
  • 23 Il papà si svegliò e si accorse che era stato tutto un sogno. Quei peperoni verdi della sera prima non li aveva proprio digeriti. Stavano ancora lì nel suo stomaco ad eruttare come un vulcano.
  • 24 LE JANARE E GLI AQUILONI di Alessia Urciuoli Una sera a Maranola tre janare, come sempre, si riunirono sotto un albero di noci, per decidere che cosa avrebbero fatto quella notte. Anche tre ragazzi si riunirono in piazza, come ogni sera da un po’ di tempo, per andare in cerca di avventure. Quella sera essi decisero una cosa che non avevano mai pensato di fare: andare a vedere una janara. Ne avevano sempre sentito parlare in vecchi racconti ed erano curiosi di scoprire se era tutto vero o se era frutto della fantasia di qualcuno. Armati di coraggio partirono. Le tre janare, nel frattempo decisero di far volare degli aquiloni che avevano costruito quella mattina. Così, mentre facevano volare gli aquiloni, videro i tre amici.
  • 25 Allora una janara disse: ”Cosa vogliono questi bambini?” “Non lo so” disse un'altra janara. Una terza rispose: “Secondo me vogliono vedere una di noi.” La seconda aggiunse: “Forse hanno visto gli aquiloni e vogliono giocare con noi.” “Allora nascondiamoci e facciamogli una sorpresa”, disse la janara che aveva parlato per prima. Intanto i bambini continuavano a cercare, ma senza trovare nessuna janara. Ad un tratto le tre streghe saltarono da dietro un cespuglio facendo: ”Buuu!!” Poi dissero: ”Cercavate noi?” E uno dei ragazzi, il più piccolo gridò ai suoi amici: “Scappiamo!!!” Erano terrorizzati: avevano appena visto non una, ma tre janare tutte in una volta. Essi come tre lepri si divisero e si nascosero. Una delle tre janare allora disse: “Torniamo a casa, sono troppo vecchia per giocare a
  • 26 nascondino tra le rocce”. Anche le altre furono d’accordo e così tornarono nella loro grotta. I bambini uscirono dai loro nascondigli solo quando videro le tre figure allontanarsi sulla montagna. Mentre tornavano a casa di corsa spaventati, ma sani e salvi, ripensarono all’incredibile esperienza che avevano avuto. Non avrebbero mai saputo la verità: quelle streghe erano lì a far volare gli aquiloni.
  • 27 UNA JANARA A CASTELLONE di Carolina Trano C'era una volta una janara di nome Sara che una sera decise di scendere da Santa Maria La Noce per andare a Castellone. La janara era una fanciulla con i capelli ricci e rossi, gli occhi vispi, la bocca sottile. Aveva anche le lentiggini, perciò qualche sua amica la
  • 28 chiamava Lenticchia. I suoi vestiti erano strappati, perché correndo nei boschi si impigliava nei rami. Era sempre felice e le piaceva esplorare la città. Giunta in piazza, per non farsi notare, si trasformò in una gatta. La notarono soltanto due bambine di nome Lisa e Lulù, che la presero e la portarono a casa. Il mattino dopo andarono in montagna con i genitori a fare un pic-nic. Passarono una bella giornata insieme. La sera tardi Sara si trasformò in ragazza ma, prima di andare via, al posto suo lasciò alle bambine una gatta uguale a sé . Lisa e Lulù non si accorsero di niente. Andarono a dormire contente della nuova amica a quattro zampe che avevano trovato.
  • 29 LA JANARA E LA VALIGIA di Matteo Scipione In una sera d’estate quattro bambini si aggiravano per Maranola alla scoperta di un tesoro nascosto. Qualche mattina prima avevano sentito di un uomo che aveva smarrito una valigia piena di gioielli. L’aveva appoggiata su un muretto e poi l’aveva dimenticata lì per ore. Quando se ne era ricordato era ormai troppo tardi. La valigia non c’era più. In verità a prendere la valigia era stata una donna che aveva degli stracci come vestiti, vecchie scarpe ai piedi, mani rugose e rovinate. I bambini andarono al muretto, e uno di essi sentì un rumore. Si girò un attimo e vide due occhi rossi luccicare nella siepe vicina e capì subito che era una strega.
  • 30 Il bambino si impaurì e lo disse ai suoi amici, ma non fu creduto. Ad un tratto la strega apparve davanti ad essi, che spaventatissimi scapparono via veloci. La janara li inseguì per dare loro la valigia, che non conteneva gioielli, ma giocattoli. Essa non riuscì ad acchiapparli perché le urla dei bambini richiamarono l’attenzione dei genitori, che con scope di strame la fecero scappare via.
  • 31 IL BALLO DELLA JANARA di Antonio Maddalena C’era una volta un gruppo di bambini che decisero di fare una gita sui Monti Aurunci. I bambini si chiamavano Manuel, Paolo e Francesco. Mentre camminavano nel bosco una janara li osservava da lontano senza farsi vedere. A un certo punto la janara saltò fuori e catturò Manuel. Nello stesso momento il cielo diventò nero e grigio.
  • 32 I genitori preoccupati uscirono a cercare i loro figli. Girarono tanto e trovarono la janara che ballava con tutti e tre i bambini. Facendo finta di niente anche loro ballarono. Quando la janara fu stanca e sfinita la spinsero in una grotta vicina e chiusero l’ingresso con un macigno e finalmente riuscirono a tornare tutti a casa stanchi, ma contenti dell’avventura vissuta.
  • 33 FESTA DI MEZZANOTTE di Gabriel Picone C’erano una volta due janare: una buona di nome Barbara ed una cattiva di nome Fosca. Barbara aveva i capelli biondi e mossi, gli occhi celesti e un mantello rosso vivo. Fosca aveva i capelli grigi, tutti arruffati e pieni di muffa. Una notte Fosca rubò cinque bambini: Jacopo, Nicola, Luigi, Francesco e Pina. Li portò in una grotta a Gianola, perché si sentiva sola e abbandonata. Tutti avevano paura del suo aspetto e nessuno le voleva parlare, perciò era sempre arrabbiata. Un giorno Barbara vedendo Fosca ancora di cattivo umore le propose di fare una festa a mezzanotte. Insieme rapirono altri cinque fratellini dalle loro case e li portarono via intorno ad un albero di noci sul Monte Redentore. Le streghe suonarono, ballarono e si misero a giocare a palla con i bambini.
  • 34 Ad un certo punto, però, arrivarono degli scout che li avevano osservati da lontano molto attentamente. Subito capirono la situazione, tirarono fuori delle scope di strame e le gettarono in mezzo alla festa. Jacopo, Nicola, Luigi, Francesco e Pina le presero e le diedero alle janare, che cominciarono a contare i fili delle scope. I bambini presero per mano gli altri più piccoli, scapparono e finalmente si misero in salvo.
  • 35 I TRE AMICI di Roberto Di Fazio C’erano una volta a Maranola, un paesino di collina, tre bambini che amavano giocare a pallone, ma non fare i compiti. Il paesino aveva una grande piazza, dove tutti i pomeriggi i tre bambini si riunivano a giocare. Un pomeriggio passarono di lì le loro mamme
  • 36 che dissero loro: “Avete studiato per domani?” Ma i bambini non risposero. Un anziano signore che era in piazza li chiamò e gli raccontò una leggenda. Questa leggenda raccontava l’esistenza di certe streghe chiamate janare, che se venivano a sapere di bambini disubbidienti, nelle notti di luna piena, sarebbero scese dalla montagna con le loro scope e li avrebbero presi e portati sulla montagna. Nel sentire questa leggenda Luca, Roberto e Paolo ebbero paura ed allora capirono che prima di giocare bisogna fare i compiti. Da quel momento furono tutti più contenti e sereni.
  • 37 JANARE E FANTASIA POPOLARE di Antonio Marino Ho chiesto informazioni ai miei nonni e mi hanno raccontato che quando loro erano bambini giravano notizie che le janare esistessero realmente. Gli veniva raccontato che erano persone che durante il cambio della luna subivano delle
  • 38 trasformazioni del corpo e dell'anima. Il corpo si copriva completamente di peli, crescevano loro le unghie lunghe e appuntite. Diventavano cattive ed erano le mogli del lupo mannaro. Una coppia davvero meravigliosa! Siccome non riuscivano a salire le scale, entravano dalle finestre trasformandosi in vento. Dato che erano attratte dalle cose minuscole, la gente, per difendersi, metteva delle scope e dei sacchetti di sabbia fuori l’uscio di casa, così che esse potessero contare fili e granelli tutta la notte senza disturbare nessuno. Ciò succedeva spesso nei mesi invernali, soprattutto nel mese di dicembre. Quando le janare uscivano per le strade, venivano inseguite dai cani randagi che correvano loro dietro per scacciarle. Tutte queste storie venivano raccontate per spaventare i bambini disubbidienti o che
  • 39 stavano per fare azioni pericolose. La frase pronunciata era più o meno: “Guarda che se non ti comporti bene, arriva la janara e ti porta via!” Oggi, mentre mi raccontano queste storie, i miei nonni ridono, ma io immagino il terrore che hanno provato allora. Comunque penso che presto mi farò regalare una scopetta di strame e la appenderò fuori dalla mia finestra…non si sa mai.
  • 40 LA SCOPA DI STRAME: UN UTILE SCACCIAGUAI di Luca La Valle La scopetta di strame è realizzata con una pianta selvatica, detta in dialetto “stramma”, che si trova sui Monti Aurunci. Lo ha detto il signor Giovanni del Parco dei Monti Aurunci, che è venuto in classe a mostrare come si lavora questa pianta. Fin dai tempi antichi, veniva intrecciata per costruire oggetti di uso quotidiano come: sporte, decorazioni, fiaschi, fruttiere, scope, bambole, cesti. La scopetta veniva appesa fuori la porta di casa e veniva usata come scacciaguai contro le janare, streghe dei boschi, che rapivano i bambini di notte. Se vedevano una scopa non resistevano alla voglia di contarne tutti i fili, così si sarebbe fatto giorno e sarebbero scomparse.
  • 41 Questa cosa mi ha colpito e ho immaginato una storia. IL GATTO JANARA Una janara una notte si trasforma in gatto e convince due fratelli a seguirla. Li porta sul Monte Redentore in una grotta. Di colpo si ritrasforma in strega e vuole far loro del male, ma arriva il loro papà con degli amici e la cacciano via a bastonate. Poi le scaricano nella grotta tante di quelle scope che la janara, impegnata a contare i fili, non ne esce più per il resto della sua vita.
  • 42 PER SEMPRE CON LA JANARA !!! di Martina Floriano C’era una volta un gruppo di bambini che andava a fare una passeggiata in montagna. Mentre essi camminavano, scorsero dietro un albero di noci una janara. Era così bella che sembrava una sposa: i capelli lisci, lunghissimi e biondi; il vestito giallo come il sole; il viso rotondo; la bocca come un corallo rosso; la pelle rosea; il naso e le orecchie
  • 43 piccoli; la voce bassa e soave. Aveva un carattere amabile ed era buona con tutti. Ella cantava sempre. I bambini restarono incantati dalla meraviglia di questo incontro. Le dissero: “Vorresti fare una passeggiata con noi?” Ella rispose: “Ma certo!”. Felici, mentre passeggiavano, le dissero: “Possiamo chiamarti tutte le volte che vogliamo?” La janara rispose di sì. Così nacque una grande amicizia tra i bambini e la janara. E vissero sempre felici e contenti, perché non ci fu mai bisogno di usare uno scacciaguai per allontanare la janara, che fu sempre buona e gentile con loro.
  • 44 SOFIA LA JANARA di Giada Zinno C’era una volta una janara di nome Sofia. Questa strega era molto brutta. Infatti, era sporca, aveva il naso enorme e storto, gli occhi neri, un vestito lungo ed il cappello a punta nero. La notte andava a caccia di bambini capricciosi. Quando li trovava, li portava a casa sua, li
  • 45 rinchiudeva in una stanza buia e tagliava i capelli a zero a chi piangeva. Riportava i bambini nelle loro case quando promettevano di fare i bravi. Fu così che da allora in giro si diceva che i bambini disubbidienti sarebbero stati portati via dalle janare.
  • 46 IL GATTO NEL BOSCO di Giuliano Tola Un giorno, alcuni bambini si recarono a fare un pic-nic nel bosco. Dopo avere mangiato, decisero di andare a fare una passeggiata. Percorsero il bosco a lungo e quando decisero di tornare indietro, si resero conto di essersi persi e così, nel tentativo di ritrovare la strada smarrita, si fece notte. Ad un tratto, davanti a loro spuntò dal nulla un gatto nero, con il pelo ispido e sporco. I bambini si domandarono cosa ci facesse un gatto nel bosco. Non ebbero il tempo di darsi una
  • 47 risposta che il gatto si trasformò in una janara, una strega brutta e piena di pulci. Uno di loro il giorno prima era stato al mare ed aveva ancora in tasca della sabbia. Così la lanciò davanti ai piedi della janara, che iniziò a contare i granelli. I bambini ne approfittarono per fuggire veloci come il vento.
  • 48 LA SCOPA DI STRAME di Angelo D’Orso Sulla Monte Redentore c’è un noce dove si dice che di notte ci ballano intorno le janare. Di notte le janare scendono in paese sotto forma di vento, passano sotto le porte e fanno i dispetti a chi dorme. Una sera una signora, dopo aver pulito il giardino, lascia la scopa davanti la porta.
  • 49 Di notte sente dei rumori, va alla finestra e vede la janara che conta i fili della scopa che aveva lasciato fuori. Conta e conta, passa la notte, sorge il sole e la janara se ne va. Da quel giorno tutti in paese misero delle scope di strame fuori la porta di casa.
  • 50 TRE RAGAZZE, IL MAZZAMAURIELLo E LA JANARA di Giulia Destradis C'erano una volta tre ragazze che andarono nel bosco per catturare uno gnomo chiamato mazzamauriello, amico delle janare, perché avevano saputo che aveva dei poteri magici. Le tre ragazze si chiamavano Giulia, Giada e Maria; avevano rispettivamente 21 anni, 17 anni e 26 anni. Mentre camminavano nel bosco all'improvviso videro il mazzamauriello: era molto piccolo e veloce. Quando le ragazze si fermarono per riposarsi, egli legò loro i lacci delle scarpe tra un piede e l’altro e, allorché si rialzarono per riprendere la marcia, caddero a terra tra le foglie. Sentirono ridere e sghignazzare, si voltarono e videro una janara e sulla sua spalla il
  • 51 mazzamauriello. Per fortuna arrivò la loro mamma che, preoccupata nel vedere che tardavano, arrivò a liberarle. Tutte insieme tornarono a casa felici e contente. Il giorno dopo esse andarono al mare e rividero la janara che vendeva mele come la strega di Biancaneve. Chiamarono il bagnino che la fece andare via dandole in mano una scopa di strame.
  • 52 LAURA LA JANARA di Marica De Santis C'era una volta a Castellonorato una janara di nome Laura che aveva i capelli biondi e arruffati , il naso a punta e gli occhi verdi. Era vestita con un lungo vestito nero. Un giorno sei bambini di nome Paolo, Marica, Antonio, Alessia, Claudio e Angelo, dopo aver giocato in giardino si salutarono, tornarono a casa, cenarono e andarono a letto.
  • 53 La janara Laura, avendoli visti giocare e divertirsi, decise andare a casa dei sei bambini. Li prese nel sonno e si recò a Gianola a giocare con loro sulla spiaggia. Si stancarono e crollarono dalla stanchezza. Li riportò a casa mentre ancora dormivano. I bambini si svegliarono pensando di aver fatto un sogno!
  • 54 LE DANZATRICI NEL BOSCO di Samuele Scarpellino C’erano una volta tre amici che avevano desiderio di avventura. Decisero di andare a caccia di janare, streghe brutte e cattive, sul Monte Redentore. A mezzanotte uscirono di nascosto e si incamminarono verso la montagna. Per difendersi avevano portato con sé delle buste di sabbia che avevano preso al mare. Le janare non resistono alla tentazione di contare i granelli di sabbia dimenticandosi di tutto quello che succede intorno. Giunsero ad una radura tra i boschi e videro due ragazze che ballavano e cantavano. Forse erano quelle le janare? Non erano brutte ed indossavano dei bei vestiti
  • 55 con un mantello. Esse li videro e li invitarono a danzare con loro, ma i bambini fuggirono buttandosi alle spalle dei pugni di sabbia. Il giorno dopo si incontrarono e pensarono che forse ciò che avevano sentito sulle janare non era vero.
  • 56 TRE SORELLE E UNA JANARA di Claudia Lucignano C’era una volta un gruppetto di ragazze che rientravano a casa dopo una lunga passeggiata in montagna. Esse si chiamavano: Valeria, Gioia, Giorgia, Francesca, Roberta, Claudia, Silvia, Giulia e Fiore. Fra di esse erano sorelle Francesca, Gioia e Claudia. Le tre sorelle dopo cena si preparano per andare a letto, si diedero la buonanotte e crollarono dal sonno. Ad un certo punto entrò un soffio di vento dalla finestra. In realtà era una strega dei boschi, una janara di nome Flora, aveva gli occhi azzurri, i capelli biondi, era giovane e aveva il potere della natura, portava sempre una gonna di foglie bellissima, volava e sul busto portava delle foglie come corpetto. La janara rapì Francesca e Gioia, se le portò
  • 57 con sé per giocare a palla intorno ad un albero di noce. La mattina dopo quando Claudia si svegliò non trovò più le sue sorelle. Povera Claudia! Era disperata. Le cercò per tutta la casa ma non le trovò. Così lo disse al papà che affaccendato rispose: “Oh no! E’ una vera tragedia! Prova a dirlo alla mamma, vedrai che ti saprà rispondere meglio.” La mamma sentite le parole della figlia chiamò subito la polizia, che immediatamente iniziò le ricerche delle due sorelle scomparse, le quali,
  • 58 invece, stavano tranquillamente scendendo dal monte Redentore. “Dove siete state? Che cosa avete fatto?” chiese Claudia appena vide le sue sorelle. Esse risposero: “Siamo state a giocare a palla intorno ad un albero con la janara Flora. E’ stato bellissimo!” Poiché Claudia si era tanto spaventata, da quel giorno mise sempre tre secchielli di sabbia fuori la porta per allontanare le janare, come le aveva suggerito la signora Mariuccia, una anziana donna sua vicina di casa. Le streghe avrebbero contato i granelli di sabbia per tutta la notte e all’alba sarebbero sparite.
  • 59 LA JANARA AL MARE di Erica Forcina Una bambina un giorno d’estate va al mare al Porticciolo di Gianola. Fa molto caldo e decide di fare un bel bagno. Mentre nuota e si diverte, vede una brutta strega avvicinarsi al suo asciugamano. Subito esce dall’acqua e le urla: “Cerca qualcosa?”. La janara le risponde che cerca proprio lei, perché vuole farsi aiutare ad uscire
  • 60 dalla spiaggia, ha molto caldo e a furia di contare granelli di sabbia le è venuto un gran mal di testa. La bambina, che era molto coraggiosa e generosa, aiuta la janara ad allontanarsi dalla spiaggia e la conduce nel bosco al fresco sotto un albero. Per ringraziarla la strega dona alla bambina un prezioso rubino.
  • 61 LA JANARA E LA BAMBINA di Enis Kokici A Formia viveva Matteo, un bambino che aveva una sorellina di pochi mesi. Era una bambina buona e non piangeva mai. Era paffutella ed aveva gli occhi celesti, perciò i genitori la chiamarono Chiara. Una notte Matteo sentì piangere la sorellina e vide che la aveva presa una donna, che uscì dalla finestra e cominciò a scappare. Matteo allora la rincorse, la afferrò per il vestito e le disse di ridargli subito la sorellina. Si accorse che era una janara, perché gliela aveva descritta suo nonno in tanti racconti.
  • 62 La strega non voleva lasciare Chiara, ma lui la convinse a prendere un bambola al suo posto. Da allora la strega janara non tornò più a casa di Chiara e Matteo.
  • 63 MAI PIU’ JANARA di Roberto Zeno C’erano una volta a San Pietro dei bambini che di pomeriggio giocavano in giro per il quartiere. Quei bambini si chiamavano Anna, Marco, Manuele, Giovanni e Ilaria ed erano tutti cugini e abitavano nello stesso palazzo. Si fece ora di cena e le loro mamme li chiamarono per farli ritornare a casa. Contemporaneamente una vecchia janara cavalcava il suo cavallo su una montagna vicina dirigendosi a valle verso Formia. Quando fu mezzanotte la janara giunse a San Pietro e passò da tutti e cinque i cugini, li prese per mano e li riunì nel cortile del palazzo. La janara era proprio brutta: aveva sul naso un brufoletto e la faccia piena di nei. Da un buco nel mantello si vedeva un pezzo di schiena tutta pelosa.
  • 64 La janara era per giunta una strega cattiva e antipatica. I bambini le proposero di fare la ceretta. Il giorno dopo la portarono dall’estetista e la vestirono con gli abiti delle loro mamme. Infine la portarono dal parrucchiere come se fosse un matrimonio. La ianara era bellissima e dicventò buona.
  • 65 LA JANARA E LA MUSICA ROCK di Paolo Forte C’era una volta una janara di nome Jana, che viveva in una grotta a sul Monte di Gianola. Era un posto bellissimo e si vedeva un panorama stupendo. Jana pensava che non poteva desiderare altro dalla vita. In una delle sue scorribande notturne aveva
  • 66 sentito della musica ad alto volume provenire dalla stanza di un ragazzo. Quella musica faceva per lei che era una tipa speciale: era musica rock. Così prese una scopa di strame e invece di contarne i fili, la trasformò in chitarra elettrica e suonò le sue corde per tutta la notte. Giorni dopo, qualcuno giurò di aver visto, nei pressi della villa di Mamurra, la grotta della janara trasformata in una discoteca.
  • 67 INDICE Introduzione …………………………………..….… 2 LA JANARA di Rebecca Frangiosa ….....…….……………………………………………………5 UNA NOTTE FANTASTICA di Michel Costantini………………………………………...........9 LA VECCHIETTA E LA FARINA di Silvia Treglia .……………………………………….......... 11 UNO STRANO INCONTRO di Claudio D’Urso ..……………………………………………...14 IL BAMBINO E LA JANARA di Francesco Arzano ..………………………………………………16 CINQUE FRATELLI FURBI di Silvia Fustolo ……………………………………………….. 19 UN GIORNO CON LE JANARE di Gemma Mallozzi ....................................... 21 LE JANARE E GLI AQUILONI di Alessia Urciuoli ……………………………………...……….24 UNA JANARA A CASTELLONE di
  • 68 Carolina Trano ……………………………… 27 LA JANARA E LA VALIGIA di Matteo Scipione ………………………………….………. 29 IL BALLO DELLA JANARA di Antonio Maddalena ……………………………………… 31 FESTA DI MEZZANOTTE di Gabriel Picone ………................................................. 33 I TRE AMICI di Roberto Di Fazio ……………………………………..………….…………. 35 JANARE E FANTASIA POPOLARE di Antonio Marino ………………………………. 37 SCOPA DI STRAME: UN UTILE SCACCIAGUAI di Luca La Valle …………..……………………………………………… 40 PER SEMPRE CON LA JANARA!!! di Martina Florian0 ………………………………. 42 SOFIA LA JANARA di Giada Zinno ………………………………….……………………...... 44 IL GATTO NEL BOSCO di Giuliano Tola
  • 69 ………………………………………………….………… 46 LA SCOPA DI STRAME di Angelo D’Orso …..…………………………………….………..……….. 48 TRE RAGAZZE, IL MAZZAURIELLO E LA JANARA di Giulia Destradis …...……………….……………………………………… 50 LAURA LA JANARA di Marica De Santis ..…………………………………..…………………... 52 LE DANZATRICI NEL BOSCO di Samuele Scarpellino …................................................ 54 TRE SORELLE E UNA JANARA di Claudia Lucignano …................................. 56 LA JANARA AL MARE di Erica Forcina …………….………………………………….………… 59 LA JANARA E LA BAMBINA di Enis Kokici …………………………………………..…... 61 MAI PIU’ JANARA di Roberto Zeno…..63 LA JANARA E LA MUSICA ROCK di Paolo Forte …………………………………..…… 65
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