La Ginestra
Giacomo Leopardi
1836-37
1 M.SPADA
 EPIGRAFE dal Vangelo di Giovanni
 TRANSCODIFICATA IN SENSO ANTISPIRITUALISTICO PER
DENUNCIARE GLI “ERRORI DELL' INTELLE...
alta e combattiva risposta a chi lo accusava di scarsa
sensibilità rispetto ai problemi del tempo (vedi
Timandro e Tristan...
1 - 7
Il paesaggio vesuviano
1 Qui su l'arida schiena
2 Del formidabil monte
3 Sterminator Vesevo,
4 La qual null'altro al...
Il fiore della compassione e della solidarietà
Anco ti vidi
8 De' tuoi steli abbellir l'erme contrade
9 Che cingon la citt...
M.SPADA6
INCIPIT
Vv.1-3
Presentazione dei personaggi e delle antitesi (campi
metaforici che dominano l'intero testo )
Dese...
ciò che fu
17 Questi campi cosparsi
18 Di ceneri infeconde, e
ricoperti
19 Dell'impietrata lava,
20 Che sotto i passi al
p...
Ciò che è
Or tutto intorno
33 Una ruina involve,
34 Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
35 I danni altrui commiserando,...
Simboli-allegorie (anche a livello fonico)
Vulcano sublimità
grandiosa orrida…
aggettivi lunghi
Suoni aspri
Vulcano sublim...
L’invito “cortese”
A queste piagge
38 Venga colui che d'esaltar con
lode
39 Il nostro stato ha in uso, e
vegga quanto
40 È...
49 Dipinte in queste rive
50 Son dell'umane genti
51 le magnifiche sorti e progressive.
11 M.SPADA
La conclusione è fortemente ironica ed epigrafica:
sulle pendici del Vesuvio, è rappresentata chiaramente la
sorte dell’um...
Non c’è progresso valido se non c’è libertà di pensiero, e
pensiero critico
Qui mira e qui ti specchia,
53 Secol superbo e...
Tema fondamentale dell’ultimo Leopardi
 il regresso filosofico del secolo XIX
 che riporta indietro il pensiero filosofi...
LA PAG. 4207 DELLO ZIBALDONE
È chiaro e noto che l'idea e la voce spirito non si può in somma e in conclusione
definire al...
 Ma se pensiamo poi che questo delirio si rinnuova oggi
completamente;
 che nel secolo 19° risorge da tutte le parti e s...
CONCLUSIONI
L'idea chimerica dello spirito non è nel capo nè di un
bambino nè di un puro selvaggio. Questi non sono
spirit...
Paralipomeni IV
 demolisce una superba fola
 Polemizza contro l’ipotesi erronea che la Natura o Dio,
intenti a procurare...
Per certo si suppon che intenta sia
Natura sempre al ben degli animali,
E che gli ami di cor come la pia
Chioccia fa del p...
Non è filosofia se non un'arte
La qual di ciò che l'uomo è risoluto
Di creder circa a qualsivoglia parte,
Come meglio alla...
59 Al tuo pargoleggiar gl'ingegni tutti,
60 Di cui lor sorte rea padre ti fece,
61 Vanno adulando, ancora
62 Ch'a ludibrio...
DI FRONTE A QUESTO “DELIRIO”: v.63 ME-
STIL in negativo (…Non io…)
Non io
64 Con tal vergogna scenderò sotterra;
65 Ma il ...
Conformismo imperante e mitologia del “progresso
garantito dall’alto” (perfettibilità)
La cultura del secolo (ambienti fio...
Contro di essa introduce la polemica
antiprovvidenzialistica, antireligiosa, antispiritualistica
72 Libertà vai sognando, ...
Nobil natura (il nuovo modello umano)* e
social catena
Cfr. Nietzsche,
l’oltreuomo e il
tornare alla terra
Nelle note una
...
Il vile e il magnanimo
 Cfr: Bruto Minore:
 Il prode e il plebeo
 Cfr. Dialogo di Timandro e di
Eleandro
 Cfr. Dialogo...
Il magnanimo, che
dice la verità
Uom di povero stato e membra
inferme
88 Che sia dell'alma generoso
ed alto,
89 Non chiama...
Gli echi lucreziani
111 Nobil natura è quella
112 Che a sollevar s'ardisce
113 Gli occhi mortali incontra
114 Al comun fat...
tema della NOBILTA' SPIRITUALE
il vero filantropo (cfr:
Eleandro, Tristano)
 il falso filantropo
(Timandro, l'Amico)
Most...
Filosofia leopardiana
Pars destruens: ad Arimane, Tristano, Palinodia
Nella Ginestra, nel Plotino, nelle Sepolcrali, in Zi...
La proposta “progressiva”
Cfr. Cesare Luporini, Leopardi Progressivo
Walter Binni, La nuova poetica leopardiana
Sebastiano...
La social catena
Costei chiama inimica; e incontro a
questa
127 Congiunta esser pensando,
128 Siccome è il vero, ed ordina...
Stolto è combattere contro i propri
compagni
Ed alle offese
136 Dell'uomo armar la destra, e
laccio porre
137 Al vicino ed...
Il vero, fondamento della autentica civiltà
Così fatti pensieri
146 Quando fien, come fur, palesi al volgo,
147 E quell'or...
Le prospettive della social catena
E quell'orror che primoprimo
Contra l'empia natura
Strinse i mortali in social catena
v...
Un progetto (Zib 4279)
 Congetture sopra una futura civilizzazione dei bruti, e
massime di qualche specie, come delle sci...
Vero e falso progresso
Falso progresso:
ottimismo, beni
materiali,
tecnologie,
antropocentrismo
Fetido orgoglio
Conflittua...
Il compito dell’intellettuale
Palesare il VERO
Al "vulgo":
la sapienza non deve essere per pochi, COME NON LO FU nel mondo...
Tristano:
Se questi miei sentimenti nascano da malattia,
non so: so che, malato o sano, calpesto la
vigliaccheria degli uo...
Non si deve temere il VERO
 Sviluppa e attribuisce nuovo significato a una
intuizione presente già in Zib 259
 "Hanno qu...
Poesia e filosofia
L'utilità della poesia non è nella sola distrazione, ma
nel divulgare e difendere il vero, e insieme, l...
Struttura sinfonica del testo: ritorno di
motivi
Polemica contro le superbe fole (=credenze religiose) e i derisi
sogni (i...
PAESAGGIO:
ANTIIDILLICO (indurata lava)
Il poeta è immerso nel paesaggio, non è piùIl poeta è immerso nel paesaggio, non è...
158 Sovente in queste rive,
159 Che, desolate, a bruno
160 Veste il flutto indurato, e par che ondeggi,
161 Seggo la notte...
E poi che gli occhi a quelle luci appunto,
Ch'a lor sembrano un punto,
E sono immense, in guisa
Che un punto a petto a lor...
e quando miro
Quegli ancor più senz'alcun fin remoti
Nodi quasi di stelle
Ch'a noi paion qual nebbia, a cui non l'uomo
E n...
E rimembrando
Il tuo stato quaggiù, di cui fa segno
Il suol ch'io premo; e poi dall'altra parte,
Che te signora e fine
Cre...
Sul magnanimo ciò produce un duplice effetto
 201 Non so se il riso o la pietà prevale.
La contemplazione cosmica non pro...
202-36
Mondo animale: descrizione
della distruzione del
formicaio
Mondo umano: descrizione
della eruzione del Vesuvio
exem...
Si quis det formicis intellectum
hominis (Seneca, Nat Quaest.)
 Come d’arbor cadendo un picciol pomo,
Cui là nel tardo au...
 così d’alto piombando,
Dall’utero tonante
Scagliata al ciel profondo,
Di ceneri e di pomici e di sassi
Notte e ruina, in...
O pel montano fianco
Furiosa tra l’erba
Di liquefatti massi
E di metalli e d’infocata arena
Scendendo immensa piena,
Le ci...
La “gnome”
Non ha natura al seme
Dell’uom più stima o cura
Che alla formica: e se più rara in quello
Che nell’altra è la s...
LA NATURA-ARIMANE HA IL TEMPO LUNGHISSIMO DELLA
EVOLUZIONE
Tempo della Storia-
Variabile
VILLANELLO
PAESAGGIO MARINO
TEMPO...
Ben mille ed ottocento
Anni varcàr poi che spariro, oppressi
Dall’ignea forza, i popolati seggi,
E il villanello intento
A...
E spesso
Il meschino in sul tetto
Dell’ostel villereccio, alla vagante
Aura giacendo tutta notte insonne,
E balzando più v...
 Torna al celeste raggio
Dopo l’antica obblivion l’estinta
Pompei, come sepolto
Scheletro, cui di terra
Avarizia o pietà ...
 E nell’orror della secreta notte
Per li vacui teatri,
Per li templi deformi e per le rotte
Case, ove i parti il pipistre...
TANTA STAT PRAEDITA CULPA (Lucr.DRN V,199)
Così, dell’uomo ignara e dell’etadi
Ch’ei chiama antiche, e del seguir che fann...
Tempo della storia
Vs
Tempo della natura
ANTI-KLIMAX
LA NATURA-ARIMANE HA IL TEMPO LUNGHISSIMO
E APPARENTEMENTE NON-TEMPO ...
E tu, lenta ginestra,
Che di selve odorate
Queste campagne dispogliate adorni,
Anche tu presto alla crudel possanza
Soccom...
Ma non piegato insino allora indarno
Codardamente supplicando innanzi
Al futuro oppressor; ma non eretto
Con forsennato or...
RINGKOMPOSITION
Umile e consapevole della propria fragilità biologica(le " frali tue stirpi")TORNA LA "LENTA"
GINESTRA IMM...
CHI è LA GINESTRA?
Ma non piegato insino allora indarno
Codardamente supplicando innanzi
Al futuro oppressor;
 Me certo t...
Monaldo,
Adelaide e i tre
figli maggiori
Giacomo Carlo Paolina
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  • 1.        Qui sulle aride pendici (schiena, personific.)
    2.        Dello spaventoso monte (formidabil= latinismo)
    3.        Sterminatore, il Vesuvio
    4.        La quale non viene rallegrata da nessun altro tipo di albero o fiore
    5.        Tu dispieghi intorno i tuoi cespugli isolati
    6.        Profumata ginestra
    Che ti accontenti dei luoghi deserti
  • 1.        . Un tempo ancora ti vidi
    2.        Circondare con i tuoi cespi le solitarie sedi
    3.        Che stanno intorno alla città
    4.        La quale un tempo fu signora dei mortali (Roma)
    5.        E di quell'impero perduto
    6.        sembra che con il grave e silenzioso apetto (delle rovine)
    7.        Faccia testimonianza a colui che vi passa
    8.        Ora ti rivedo in questa terra, tu che di tristi
    9.        Luoghi e abbandonati dal mondo civile sei amante
    10.     E compagna delle sorti più miserevoli (dei luoghi)
  • 1.        Questi campi ricoperti
    2.        Di ceneri non coltivabili, e ricoperti
    3.        Di lava pietrificata
    4.        La quale rimbomba sotto i passi di colui che vi cammina
    5.        Questi luoghi dove si annidano e si contorcono al sole
    6.        Serpenti e dove i conigli
    7.        Tornano sempre ai loro ben conosciuti nascondigli, scavati come grotte
    8.        Furono un tempo liete dimore e campi coltivati
    9.        E biondeggiarono di spighe, e risuonarono
    10.     Del muggito delle mandrie
    11.     Furono giardini e palazzi
    12.     Costruiti per il tempo libero di potenti personaggi
    13.     Ai quali fornivano un gradevole soggiorno, e furono citta famose
  • 1.        Che con i suoi torrenti di lava il superbo monte
    2.        Dalla bocca infuocata fulminando schiacciò
    3.        Insieme ai loro abitanti. Ora, tutto intorno
    4.        La rovina sembra avvolgerli
    5.        Dove tu o nobilissimo e misericordioso fiore hai sede e quasi
    6.        Compiangendo le disgrazie altrui verso il cielo
    7.        Emani un dolcissimo profumo
    Che sembra consolare questo deserto
  • 1.        . In questi luoghi
    2.        Vengano quelli che hanno l'abitudine di esaltare con lodi
    3.        La nostra condizione di uomini e vedano quanto
    4.        La nostra stirpe è oggetto di cure
    5.        Da parte della amorevole Natura ed il potere
    6.        Qui, con giusta valutazione
    7.        Anche stimar potrà della stirpe umana
    8.        Che la malvagia nutrice (Natura) quando gli uomini meno se lo aspettano
    9.        Con un lieve movimento, in un momento può sterminare
    10.     In parte, e con ,movimenti
    11.     poco meno lievi anche improvvisamente
    Può estinguere del tutto
  • Venga chi ha l’abitudine di lodare la condizione umana a contemplare le pendici del vulcano e a specchiarsi in esse, in modo da capire quanto precaria sia la condizione umana
  • Qui guarda e qui rispecchiati
    Secolo arrogante e puerile
    Che il cammino fino ad ora segnato in avanti
    Dal pensiero rinato dalla barbarie medievale
    Hai abbandonato, e volgendo indietro il cammino
    Ti vanti dell’arretrare di fronte alla verità
    E lo chiami progredire
  • la filosofia non è altro che l’arte di credere a quello che l’uomo comunque vuole credere ed essa come meglio può alla fine riempie i libri di queste convinzione anche se errate, o lo fa oralmente, a secondo dell’uso e delle capacità del filosofo intendo però solo quella filosofia che domina nel nostro tempo, e senza troppa fatica, ha sempre dominato, tranne nel secolo a noi precedente nel quale, se posso dire la mia opinione, essa portò a tal vertice la conoscenza umana che da esso per forza non può che declinare
    passo16 in quell’epoca (illuminismo), a dispetto della violenta guerra che le venne fatta (in quanto materialista) si vide dominare un’altra filosofia, davanti alla quale la nostra epoca arretrò non appena si accorse che –cosà che più conta, ma anche più spiace- quella era amara e triste (=non consolatoria), non perché riuscisse a dimostrare che le sue premesse erano false
  • Al tuo modo insulso di pensare, simile a quello di un bambino, tutti gli uomini intelligenti
    La cui sfortunata sorte ha fatto sì che fossero tuoi figli (nati in quel tempo)
    Pubblicamente pronunciano parole di lode, anche se
    Talora, dentro se stessi ti scherniscono.
    Tutti gli ingegni (= gli uomini dotti), che per loro sventura ("sorte rea") sono sorti da quel secolo, come figli da un padre, vanno adulando il suo abbandonarsi a fanciullesche illusioni ("pargoleggiar": come di un vecchio che assuma atteggiamenti da bambino; cfr. il regresso di cui poco sopra), anche se, fra di loro, lo scherniscono (comportamento evidentemente ipocrita: l'esaltazione del secolo da parte degli uomini dotti sarebbe dunque, a giudizio del Leopardi, del tutto insincera).
  • Ma io non mi abbasserò ad una simile meschinità, nè morirò con la vergogna di essermi piegato ad adulare gli sciocchi pargoleggiamenti del secolo; anzi, mostrerò il più apertamente possibile il disprezzo che nutro nel cuore, anche se sono consapevole che chi è sgradito agli uomini del proprio tempo è destinato alla dimenticanza quest’oblìo, ne sono certo – coprirà me e anche il secolo ("teco mi fia comune").
  • Tu o secolo, sogni la libertà, e nello stesso tempo che sia di nuovo schiavo (del dogma religioso)
    vuoi il pensiero filosofico
    Pensiero che è il solo grazie al quale siamo rinati in parte almeno
    Dalla barbarie medievale, e grazie al quale solo
    Cresce la civiltà, la quale sola
    Verso il miglioramento guida i pubblici destini.
    Così ti disturbò la verità
    Il fatto che una dura sorte e una infima condizione
    Ci siano state date dalla Natura. Per questo le spalle
    Da vigliacco hai rivolto a quel lume (=l'Illuminismo)
    Che aveva reso evidenti questi concetti, e proprio tu che fuggi (davanti alla verità)
    Chiami vile chi segue quella filosofia e chiami
    magnanimo colui
    Che prendendo in giro se stesso o gli altri, per astuzia o per insulsaggine
    Eleva fino agli astri la condizione mortale
    Giovanni IpavecParafrasi ragionata (dal sito Fausernet)
    L’allocuzione rivolta al secolo continua con un’accusa al suo comportamento contraddittorio e incoerente: da un lato sogna la libertà (allusione alle lotte dei patrioti per la conquista della libertà, lotte che il Leopardi giudica vane), dall'altro rende vano il pensiero, cioè si oppone, con le nuove correnti filosofiche a quel pensiero del sensismo e del razionalismo a cui il poeta attribuisce il merito di aver redento gli uomini dalla "barbarie" medievale e che egli giudica il solo capace di suscitare maggior civiltà e di guidare al meglio le sorti della società ("i pubblici fati").         Il motivo di tale assurdo e contraddittorio orientamento del pensiero ottocentesco risiedeva, per il Leopardi, nella vile rinuncia a guardare in faccia la verità, ad accettare cioè il duro destino e la bassa condizione ("aspra sorte" e "depresso loco") che la natura ha assegnato agli uomini. Per vigliaccheria, quindi, l’Ottocento ha voltato le spalle alla dottrina che aveva rischiarato la verità (= l’Illuminismo), e mentre fugge ("fuggitivo") chiama vili coloro che seguono il lume della vera filosofia, considerando invece magnanimi furbi o insensati che, intenti a illudere sè stessi e gli altri, innalzano con le loro lodi gli uomini ("il mortal grado") e li collocano al culmine della gerarchia degli esseri viventi (è chiara sia la polemica del Leopardi contro l’ottimismo romantico, che esaltava la grandezza dell'uomo, sia la difesa accorata del proprio pessimismo e in particolare delle teorie sensiste; l'intonazione dei versi è costantemente polemico-dimostrativa).
  • Un uomo di povera condizione e malato nel corpo
    Che abbia però un animo nobile generoso
    Non si definisce ne si considera
    Ricco e in buona salute
    E di una vita sfarzosa, o di sana
    Costituzione fisica, in mezzo agli altri
    Non fa ridicolo sfoggio
    Ma se stesso, bisognoso di sostegno e di denaro
    Lascia apparire, senza vergognarsene, e dà i nomi esatti alle cose
    Quando ne parla, e della sua condizione
    Fa una valutazione conforme a verità
    Un essere magnanimo
    Non credo io affatto, ma uno stolto
    Colui che nato per comunque morire, allevato fra mille sofferenze
    Dice"son stato fatto per godere"
    E di un orgoglio che fa lezzo
    Riempie gli scritti, altissimi destini e inusitate
    Felicità quali persino gli dei ignorerebbero
    E non solo questa terra, promettendo qui, sulla terra
    A popoli che una maremoto
    Una pestilenza, un terremoto
    Distrugge a tal punto che resta
    A malapena di loro il ricordo
  • I suoi occhi di mortale contro
    il destino comune a tutti, e con lingua sincera
    Non sottraendo nulla alla verità
    Confessa apertamente la maligna condizione che ci fu data in sorte
    E la misera e biologicamente fragile costituzione
    Quella natura umana che magnanima e coraggiosa
    si mostra nella sofferenza, e gli odi e le ire
    Fra coloro che sono come fratelli, nella stessa situazione, cose ancora più gravi
    Di ogni altro danno non le fa crescere aggiungendole
    Alle sue gia miserevoli condizioni, con il dare la colpa ad altri uomini
    Della sua infelicità, ma da la colpa a quella
    Che è la vera colpevole, che dei viventi destinati alla morte
    È madre in quando li dà alla luce ma matrigna quanto al suo atteggiamento verso di essi
  • egli considera la Natura nemica e contro di lei
    Pensa che si sia unita e
    ordinata in un primo tempo (ed è cosa vera)
    la società umana
    E considera tutti gli uomini alleati
    gli uni agli altri e tutti li abbraccia
    Con sincero amore porgendo
    Aiuto valido e sollecito e aspettandoselo
    Nei pericoli alterni e nelle sofferenze
    Della nostra guerra quotidiana (per sopravvivere) .E alle offese
    Di altri uomini armare la mano, e porre insidie
    Ai vicini, e cercare di farli cadere
    Crede che sia una cosa da stolti come sarebbe su un campo di battaglia
    Circondato da un nemico ostile, sul più vivo
    Infuriare della battaglia
    Dimenticarsi di combattere i nemici ed aspre battagklie
    Ingaggiare contro i propri compagni e
    Metterli in fuga e ucciderne con la spada
    Combattendo in mezzo ai propri compagni. Costei (la Natura) la considera nemica e contro di lei
    Pensa che si sia unita e
    ordinata in un primo tempo (ed è cosa vera)
    la società umana
    E considera tutti gli uomini alleati
    gli uni agli altri e tutti li abbraccia
    Con sincero amore porgendo
    Aiuto valido e sollecito e aspettandoselo
    Nei pericoli alterni e nelle sofferenze
    Della nostra guerra quotidiana (per sopravvivere) .E alle offese
    Di altri uomini armare la mano, e porre insidie
    Ai vicini, e cercare di farli cadere
    Crede che sia una cosa da stolti come sarebbe su un campo di battaglia
    Circondato da un nemico ostile, sul più vivo
    Infuriare della battaglia
    Dimenticarsi di combattere i nemici ed aspre battaglie
    Ingaggiare contro i propri compagni e
    Metterli in fuga e ucciderne con la spada
    Combattendo in mezzo ai propri compagni.
    Questo modo di pensare
    Quando tornerà ad essere, come già fu un tempo, diffuso nel popolo
    E quel terrore che per primo fu causa
    Che contro la malvagia natura
    Gli uomini stringessero fra loro i legami sociali
    Verrà ricondotto in parte fra essi
    Da una filosofia veritiera, l'onesto, il giusto
    Stare insieme nella vita civile
    E la giustizia, e il senso del dovere, avranno allora un altro fondamento
    Che non le superbe favole (la superstizione religiosa)
    Sulle quali, quando si vuole fondare l'onestà del popolo
    Essa può reggervisi
    Come si regge ciò che ha sede nell'errore.
  • Questo modo di pensare
    Quando tornerà ad essere, come già fu un tempo, diffuso nel popolo
    E quel terrore che per primo fu causa
    Che contro la malvagia natura
    Gli uomini stringessero fra loro i legami sociali
    Verrà ricondotto in parte fra essi
    Da una filosofia veritiera, l'onesto, il giusto
    Stare insieme nella vita civile
    E la giustizia, e il senso del dovere, avranno allora un altro fondamento
    Che non le superbe favole (la superstizione religiosa)
    Sulle quali, quando si vuole fondare l'onestà del popolo
    Essa può reggervisi
    Come si regge ciò che ha sede nell'errore.
  • E sono invece immense in modo che
    un punto rispetto a loro sono terra, e mare
    veramente, e rispetto alle quali
    non solo l’uomo, ma anche questo
    globo nel quale l’uomo è un nulla
    è totalmente sconosciuto; e quando guardo
    quei lontanissimi, infinitamente lontani
    nodi di stelle
    che noi uomini sembrano quasi nebbia, e rispetto ai quali non solo l’uomo
    e non solo la terra, ma tutte quante
    le infinite ed enormi
    stelle della nostra galassia insieme al sole
    o sono sconosciute sel tutto o così appaiono, a loro
    come essi appaiono alla terra, nient’altro che un puntino
    di luce nebulosa; a quel punto al mio pensiero
    come appari tu allora o stirpe
    umana?
  • La ginestra

    1. 1. La Ginestra Giacomo Leopardi 1836-37 1 M.SPADA
    2. 2.  EPIGRAFE dal Vangelo di Giovanni  TRANSCODIFICATA IN SENSO ANTISPIRITUALISTICO PER DENUNCIARE GLI “ERRORI DELL' INTELLETTO” PROPRI DEL "SECOL SUPERBO E SCIOCCO" E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce Giovanni, III, 19 2 M.SPADA
    3. 3. alta e combattiva risposta a chi lo accusava di scarsa sensibilità rispetto ai problemi del tempo (vedi Timandro e Tristano) risposta etico-filosofica, non direttamente politica- sociale ma a favore comunque di una convivenza civile fondata su principi di libertà e democrazia Paralipomeni 3 M.SPADA
    4. 4. 1 - 7 Il paesaggio vesuviano 1 Qui su l'arida schiena 2 Del formidabil monte 3 Sterminator Vesevo, 4 La qual null'altro allegra arbor né fiore, 5 Tuoi cespi solitari intorno spargi, 6 Odorata ginestra, 7 Contenta dei deserti 4 M.SPADA Nelle note parafr.
    5. 5. Il fiore della compassione e della solidarietà Anco ti vidi 8 De' tuoi steli abbellir l'erme contrade 9 Che cingon la cittade 10 La qual fu donna de' mortali un tempo, 11 E del perduto impero 12 Par che col grave e taciturno aspetto 13 Faccian fede e ricordo al passeggero. 14 Or ti riveggo in questo suol, di tristi 15 Lochi e dal mondo abbandonati amante, 16 E d'afflitte fortune ognor compagna Partecipazione al dolore degli altri Dialogo di Plotino e di Porfirio Canzoni “sepolcrali” 5 M.SPADA
    6. 6. M.SPADA6 INCIPIT Vv.1-3 Presentazione dei personaggi e delle antitesi (campi metaforici che dominano l'intero testo ) Deserto-aridità vs ginestra-profumo Paesaggio antiidilliaco ; formidabil monte erme contrade impietrata lava METAFORA DEL BRUTTO POTER CHE SOVRASTA L'UOMO E LA SUA STORIA ALTER-EGO DEL POETA CONSAPEVOLE E PIETOSO, METAFORA della vita che comunque resiste VULCANO GINESTRA
    7. 7. ciò che fu 17 Questi campi cosparsi 18 Di ceneri infeconde, e ricoperti 19 Dell'impietrata lava, 20 Che sotto i passi al peregrin risona; 21 Dove s'annida e si contorce al sole 22 La serpe, e dove al noto 23 Cavernoso covil torna il coniglio; 24 Fur liete ville e colti, 25 E biondeggiàr di spiche, e risonaro 26 Di muggito d'armenti; 27 Fur giardini e palagi, 28 Agli ozi de' potenti 29 Gradito ospizio; e fur città famose 30 Che coi torrenti suoi l'altero monte 31 Dall'ignea bocca fulminando oppresse 32 Con gli abitanti insieme Antitesi: ora allorapresente passato Simboli della piatta iteratività dell’esistenza > vedi Bruto Minore (e la fiera e l’augello) 7 M.SPADA
    8. 8. Ciò che è Or tutto intorno 33 Una ruina involve, 34 Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi 35 I danni altrui commiserando, al cielo 36 Di dolcissimo odor mandi un profumo, 37 Che il deserto consola Nei canti fiorentini indica il mondo (cfr. Pens. Dom. = “lo mortal deserto”) 8 M.SPADA
    9. 9. Simboli-allegorie (anche a livello fonico) Vulcano sublimità grandiosa orrida… aggettivi lunghi Suoni aspri Vulcano sublimità grandiosa orrida… aggettivi lunghi Suoni aspri Ginestra: delicata musicalità ma non è quella del Leopardi vago e indefinito dell'illusione, bensì quella del poeta della pietas Ginestra: delicata musicalità ma non è quella del Leopardi vago e indefinito dell'illusione, bensì quella del poeta della pietas Nota la posizione delle parole nel v. 37: deserto consola (accostamento antitetico, oxymoron) e l'enjambement > A queste piagge---- 9 M.SPADA
    10. 10. L’invito “cortese” A queste piagge 38 Venga colui che d'esaltar con lode 39 Il nostro stato ha in uso, e vegga quanto 40 È il gener nostro in cura 41 All'amante natura. E la possanza 42 Qui con giusta misura 43 Anco estimar potrà dell'uman seme, 44 Cui la dura nutrice, ov'ei men teme, 45 Con lieve moto in un momento annulla 46 In parte, e può con moti 47 Poco men lievi ancor subitamente 48 Annichilare in tutto. d'esaltar con lode Cfr.Timandro (che ha stima dell’uomo) 10 M.SPADA
    11. 11. 49 Dipinte in queste rive 50 Son dell'umane genti 51 le magnifiche sorti e progressive. 11 M.SPADA
    12. 12. La conclusione è fortemente ironica ed epigrafica: sulle pendici del Vesuvio, è rappresentata chiaramente la sorte dell’umanità, una sorte che molti filosofi del primo Ottocento (e di ogni tempo) hanno definito ottimisticamente "magnifica" e "progressiva" l'autore della definizione è Terenzio Mamiani cugino del poeta; la citazione è contenuta nella Dedica dei suoi "Inni sacri", editi nel 1832. Parole di un moderno al quale si deve tutta la loro eleganza…. (così commentava Leopardi stesso) 12 M.SPADA
    13. 13. Non c’è progresso valido se non c’è libertà di pensiero, e pensiero critico Qui mira e qui ti specchia, 53 Secol superbo e sciocco, 54 Che il calle insino allora 55 Dal risorto pensier segnato innanti 56 Abbandonasti, e volti addietro i passi, 57 Del ritornar ti vanti, 58 E procedere il chiami. L’apostrofe al secolo 13 M.SPADA
    14. 14. Tema fondamentale dell’ultimo Leopardi  il regresso filosofico del secolo XIX  che riporta indietro il pensiero filosofico alla”barbarie dei tempi bassi” (= Medioevo) a causa dello spiritualismo in cui il pensiero è schiavo del dogma  (vedi Zibaldone 4207-11 e Paralipomeni IV, ottave 12-20)  Il pensiero risorto dalla barbarie è giunto al vertice delle sue possibilità con l'Illuminismo, che “fece palese il ver” e pose i fondamenti di una società giusta, puntualmente rinnegati dai profeti del nuovo spiritualismo14 M.SPADA
    15. 15. LA PAG. 4207 DELLO ZIBALDONE È chiaro e noto che l'idea e la voce spirito non si può in somma e in conclusione definire altrimenti che sostanza che non è materia, giacchè niuna sua qualità positiva possiamo noi nè conoscere, nè nominare, [4207]nè anco pure immaginare. … Per tanto il definire lo spirito, sostanza che non è materia, è precisamente lo stesso che definirla sostanza che non è di quelle che noi conosciamo o possiamo conoscere o concepire, e questo è quel solo che noi venghiamo a dire e a pensare ogni volta che diciamo spirito, o che pensiamo a questa idea, la quale non si può, come ho detto, definire altrimenti. Frattanto questo spirito, non essendo altro che quello che abbiam veduto, è stato per lunghissimo spazio di secoli creduto contenere in se tutta la realtà delle cose; e la materia, cioè quanto noi conosciamo e concepiamo, e quanto possiamo conoscere e concepire, è stata creduta non essere altro che apparenza, sogno, vanità appetto allo spirito. È impossibile non deplorar la miseria dell'intelletto umano considerando un così fatto delirio. 15 M.SPADA
    16. 16.  Ma se pensiamo poi che questo delirio si rinnuova oggi completamente;  che nel secolo 19° risorge da tutte le parti e si ristabilisce radicatamente lo spiritualismo, forse anche più spirituale, per dir così, che in addietro;  che i filosofi più illuminati della più illuminata nazione moderna, si congratulano di riconoscere per caratteristica di questo secolo, l'essere esso éminemment [4208]religieux, cioè spiritualista;  che può fare un savio, altro che disperare compiutamente della illuminazione delle menti umane, e gridare: o Verità, tu sei sparita dalla terra per sempre, nel momento che gli uomini incominciarono a cercarti. Giacchè è manifesto che questa e simili innumerabili follie, dalle quali pare ormai impossibile e disperato il guarire gl'intelletti umani, sono puri parti, non mica dell'ignoranza, ma della scienza. 16 M.SPADA
    17. 17. CONCLUSIONI L'idea chimerica dello spirito non è nel capo nè di un bambino nè di un puro selvaggio. Questi non sono spiritualisti, perchè sono pienamente ignoranti. E i bambini, e i selvaggi puri, e i pienamente ignoranti sono per conseguenza a mille doppi più savi de' più dotti uomini di questo secolo de' lumi; come gli antichi erano più savi a cento doppi per lo meno, perchè più ignoranti de' moderni; e tanto più savi quanto più antichi, perchè tanto più ignoranti. (Bologna. 26. Sett. 1826.). 17 M.SPADA
    18. 18. Paralipomeni IV  demolisce una superba fola  Polemizza contro l’ipotesi erronea che la Natura o Dio, intenti a procurare il ben degli animali, avessero messo l’uomo in una condizione originaria di beatitudine -età dell’oro o Paradiso terrestre- dalla quale egli sarebbe decaduto per sua colpa.  Dimostra che questa credenza è un parto della filosofia autoconsolatoria, che ha sempre regnato fuorché nel secolo dell’Illuminismo  il tutto da un ‘ottica straniata, giacchè i protagonisti sono topi…ma la voce in prima persona qui è quella del narratore esterno Ottave 12-20 18 M.SPADA
    19. 19. Per certo si suppon che intenta sia Natura sempre al ben degli animali, E che gli ami di cor come la pia Chioccia fa del pulcin che ha sotto l'ali: E vedendosi al tutto acerba e ria La vita esser che al bosco hanno i mortali, Per forza si conchiude in buon latino Che la città fu pria del cittadino. Se libere le menti e preparate Sapessero insegnar, non inchinate A questa più che a quella opinione, Se natura chiamar d'ogni pietate E di qual s'è cortese affezione* Sapesser priva, e de' suoi figli antica E capital carnefice e nemica; O se piuttosto ad ogni fin rivolta, Che al nostro che diciamo o bene o male; E confessar che de' suoi fini è tolta La vista al riguardar nostro mortale, Anzi il saper se non da fini sciolta Sia veramente, e se ben v'abbia, e quale; Che il cittadin fu pria della cittade Parafrasi si crede che la Natura sia sempre rivolta nelle sue operazioni al bene dei viventi e che li ami come fa la chioccia coi pulcini e vedendo che invece la vita che conducono gli uomini primitivi è del tutto dura e difficile si concluse che doveva derivare da una decadenza della condizione umana che prima sarebbe stata civile e poi selvaggia (mito del paradiso terrestre o dell’età dell’oro) se invece si avesse la mente libera e disponibile ad accettare ciò che i fatti e la ragione dimostrano e non rivolta a seguire solo l’opinione dominante, se gli uomini capissero che la natura e priva di ogni pietà e di ogni sentimento verso i viventi nei confronti dei quali anzi è nemica e carnefice o se piuttosto rivolta ad altro che non è né il nostro bene né il nostro male, e se confessassimo che noi non possiamo vedere i suoi fini, anzi che forse essa non ha alcun fine diremmo, come è accaduto più volte in passato, che l’uomo prima era selvaggio e poi civile 19 M.SPADA
    20. 20. Non è filosofia se non un'arte La qual di ciò che l'uomo è risoluto Di creder circa a qualsivoglia parte, Come meglio alla fin l'è conceduto, Le ragioni assegnando empie le carte O le orecchie talor per instituto, Con più d'ingegno o men, giusta il potere Che il maestro o l'autor si trova avere. Quella filosofia dico che impera Nel secol nostro senza guerra alcuna, E che con guerra più o men leggera Ebbe negli altri non minor fortuna, Fuor nel prossimo a questo, ove se intera La mia mente oso dir, portò ciascuna Facoltà nostra a quelle cime il Onde tosto inchinar l'è forza al basso. In quell'età, d'un'aspra guerra in onta, Altra filosofia regnar fu vista, A cui dinanzi valorosa e pronta l'età nostra arretrossi appena avvista Di ciò che più le spiace e che più monta, Esser quella in sostanza amara e trista; Non che i pricipii in lei né le premesse Mostrar falsi da sé ben ben sapesse 20 M.SPADA
    21. 21. 59 Al tuo pargoleggiar gl'ingegni tutti, 60 Di cui lor sorte rea padre ti fece, 61 Vanno adulando, ancora 62 Ch'a ludibrio talora 63 T'abbian fra sé.. Le infantili teorie del secolo a paragone degli antichi noi siamo poco più che bambini, e … gli antichi a confronto nostro si può dire più che mai che furono uomini. Parlo così degl'individui paragonati agl'individui, come delle masse (per usare questa leggiadrissima parola moderna) paragonate alle masse. Ed aggiungo che gli antichi furono incomparabilmente più virili di noi anche ne' sistemi di morale e di metafisica. Cfr.Tristano Ginestra 21 M.SPADA
    22. 22. DI FRONTE A QUESTO “DELIRIO”: v.63 ME- STIL in negativo (…Non io…) Non io 64 Con tal vergogna scenderò sotterra; 65 Ma il disprezzo piuttosto che si serra 66 Di te nel petto mio, 67 Mostrato avrò quanto si possa aperto: 68 Ben ch'io sappia che obblio 69 Preme chi troppo all'età propria increbbe. 70 Di questo mal, che teco 71 Mi fia comune, assai finor mi rido. Cfr.Tristano Non dirò a riguardo mio, ma a riguardo d'individui o di cose individuali del secolo decimonono, intendete bene che non v'è timore di posteri, i quali ne sapranno tanto, quanto ne seppero gli antenati ….. Io per me credo che il secolo venturo farà un bellissimo frego sopra l'immensa bibliografia del secolo decimonono 22 M.SPADA
    23. 23. Conformismo imperante e mitologia del “progresso garantito dall’alto” (perfettibilità) La cultura del secolo (ambienti fiorentini della Antologia di Vieusseux e ambienti dello spiritualismo napoletano) appare dominata dall’inspiegabile ottimismo di cattolico-liberali (i topi, nei Paralipomeni) e dal provvidenzialismo dei cattolici integralisti della Restaurazione (le rane) 23 M.SPADA
    24. 24. Contro di essa introduce la polemica antiprovvidenzialistica, antireligiosa, antispiritualistica 72 Libertà vai sognando, e servo a un tempo 73 Vuoi di novo il pensiero, 74 Sol per cui risorgemmo 75 Della barbarie in parte, e per cui solo 76 Si cresce in civiltà, che sola in meglio 77 Guida i pubblici fati. 78 Così ti spiacque il vero 79 Dell'aspra sorte e del depresso loco 80 Che natura ci diè. Per questo il tergo 81 Vigliaccamente rivolgesti al lume 82 Che il fe palese: e, fuggitivo, appelli 83 Vil chi lui segue, e solo 84 Magnanimo colui 85 Che se schernendo o gli altri, astuto o folle, 86 Fin sopra gli astri il mortal grado estolle. Lessico “militare” – tornerà nella similitudine della vita con il campo di battaglia 24 M.SPADA
    25. 25. Nobil natura (il nuovo modello umano)* e social catena Cfr. Nietzsche, l’oltreuomo e il tornare alla terra Nelle note una intervista a E.Severino25
    26. 26. Il vile e il magnanimo  Cfr: Bruto Minore:  Il prode e il plebeo  Cfr. Dialogo di Timandro e di Eleandro  Cfr. Dialogo di Tristano e di un amico  Eleandro: Non dovete pensare che io non compatisca all'infelicità umana. Ma non potendovisi riparare con nessuna forza, nessuna arte, nessuna industria, nessun patto; stimo assai più degno dell'uomo, e di una disperazione magnanima, il ridere dei mali comuni 26 M.SPADA
    27. 27. Il magnanimo, che dice la verità Uom di povero stato e membra inferme 88 Che sia dell'alma generoso ed alto, 89 Non chiama sé né stima 90 Ricco d'or né gagliardo, 91 E di splendida vita o di valente 92 Persona infra la gente 93 Non fa risibil mostra; 94 Ma se di forza e di tesor mendico 95 Lascia parer senza vergogna, e noma 96 Parlando, apertamente, e di sue cose 97 Fa stima al vero uguale. 98 Magnanimo animale 99 Non credo io già, ma stolto, 100 Quel che nato a perir, nutrito in pene, 101 Dice, a goder son fatto, 102 E di fetido orgoglio 103 Empie le carte, eccelsi fati e nove 104 Felicità, quali il ciel tutto ignora, 105 Non pur quest'orbe, promettendo in terra 106 A popoli che un'onda 107 Di mar commosso, un fiato 108 D'aura maligna, un sotterraneo crollo 109 Distrugge sì, che avanza 110 A gran pena di lor la rimembranza. Lo stolto che empie le carte di fetido orgoglio Lo stolto che empie le carte di fetido orgoglio 27 M.SPADA
    28. 28. Gli echi lucreziani 111 Nobil natura è quella 112 Che a sollevar s'ardisce 113 Gli occhi mortali incontra 114 Al comun fato, e che con franca lingua, 115 Nulla al ver detraendo, 116 Confessa il mal che ci fu dato in sorte, 117 E il basso stato e frale; 118 Quella che grande e forte 119 Mostra sé nel soffrir, né gli odii e l'ire 120 Fraterne, ancor più gravi 121 D'ogni altro danno, accresce 122 Alle miserie sue, l'uomo incolpando 123 Del suo dolor, ma dà la colpa a quella 124 Che veramente è rea, che de' mortali 125 Madre è di parto e di voler matrigna. Lucrezio, De rerum natura Libro 1 Elogio di Epicuro primum Graius homo mortalis tollere contra est oculos ausus primusque obsistere contra; Cfr. c XXX “Natura, illaudabil meraviglia” e Zib.4510 28 M.SPADA
    29. 29. tema della NOBILTA' SPIRITUALE il vero filantropo (cfr: Eleandro, Tristano)  il falso filantropo (Timandro, l'Amico) Mostra agli altri l'arido vero, "il basso stato e frale", ma lo fa per compassione, convinto che solo sull'accettazione della verità possa fondarsi la social catena Promette "eccelsi fati"e felicità quali anche il Cielo ignora, a popoli in balia della Natura-Arimane Lo fa PER INTERESSE (astuto) o INSIPIENZA (folle) 29 M.SPADA
    30. 30. Filosofia leopardiana Pars destruens: ad Arimane, Tristano, Palinodia Nella Ginestra, nel Plotino, nelle Sepolcrali, in Zib 4279 COSTRUISCE AFFERMANDO LA POSSIBILITA' E LE CONDIZIONI DI UN PROGRESSO CHE ASSICURI RAPPORTI PIU' UMANI 30 M.SPADA
    31. 31. La proposta “progressiva” Cfr. Cesare Luporini, Leopardi Progressivo Walter Binni, La nuova poetica leopardiana Sebastiano Timpanaro, Classicismo e illuminismo nell’Ottocento italiano Etc. Il vero progresso è quello del sapere e della ragione, fondante la convivenza civile Il vero progresso è quello del sapere e della ragione, fondante la convivenza civile 31 M.SPADA
    32. 32. La social catena Costei chiama inimica; e incontro a questa 127 Congiunta esser pensando, 128 Siccome è il vero, ed ordinata in pria 129 L'umana compagnia, 130 Tutti fra sé confederati estima 131 Gli uomini, e tutti abbraccia 132 Con vero amor, porgendo 133 Valida e pronta ed aspettando aita 134 Negli alterni perigli e nelle angosce 135 Della guerra comune.  Cfr. Lucrezio, DRN V. 32 M.SPADA
    33. 33. Stolto è combattere contro i propri compagni Ed alle offese 136 Dell'uomo armar la destra, e laccio porre 137 Al vicino ed inciampo, 138 Stolto crede così qual fora in campo 139 Cinto d'oste contraria, in sul più vivo 140 Incalzar degli assalti, 141 Gl'inimici obbliando, acerbe gare 142 Imprender con gli amici, 143 E sparger fuga e fulminar col brando 144 Infra i propri guerrieri. ISL. Tu dei sapere che io fino nella prima gioventù, a poche esperienze, fui persuaso e chiaro della vanità della vita, e della stoltezza degli uomini; i quali combattendo continuamente gli uni cogli altri per l'acquisto di piaceri che non dilettano, e di beni che non giovano sopportando e cagionandosi scambievolmente infinite sollecitudini, e infiniti mali, che affannano e nocciono in effetto, tanto più si allontanano dalla felicità, quanto più la cercano Cfr. Dialogo della Natura e di un islandese 33 M.SPADA
    34. 34. Il vero, fondamento della autentica civiltà Così fatti pensieri 146 Quando fien, come fur, palesi al volgo, 147 E quell'orror che primo 148 Contra l'empia natura 149 Strinse i mortali in social catena, 150 Fia ricondotto in parte 151 Da verace saper, l'onesto e il retto 152 Conversar cittadino, 153 E giustizia e pietade, altra radice 154 Avranno allor che non superbe fole, 155 Ove fondata probità del volgo 156 Così star suole in piede 157 Quale star può quel ch'ha in error la sede. Un nuovo valore per gli antichi: furono consapevoli del vero fondamento della società Religione Finalismo Antropocentrismo Ottimismo paternalistico 34 M.SPADA
    35. 35. Le prospettive della social catena E quell'orror che primoprimo Contra l'empia natura Strinse i mortali in social catena vedi Zibaldone 4279 Lettera a un giovane del XX secolo 35 M.SPADA
    36. 36. Un progetto (Zib 4279)  Congetture sopra una futura civilizzazione dei bruti, e massime di qualche specie, come delle scimmie, da operarsi dagli uomini a lungo andare, come si vede che gli uomini civili hanno incivilito molte nazioni o barbare o selvagge, certo non meno feroci, e forse meno ingegnose delle scimmie, specialmente di alcune specie di esse; e che insomma la civilizzazione tende naturalmente a propagarsi, [4280]e a far sempre nuove conquiste, e non può star ferma, nè contenersi dentro alcun termine, massime in quanto all'estensione, e finchè vi sieno creature civilizzabili, e associabili al gran corpo della civilizzazione, alla grande alleanza degli esseri intelligenti contro alla natura, e contro alle cose non intelligenti. Può servire per la Lettera a un giovane del 20° secolo. 36 M.SPADA
    37. 37. Vero e falso progresso Falso progresso: ottimismo, beni materiali, tecnologie, antropocentrismo Fetido orgoglio Conflittualità Superbe fole Vero progresso: consapevolezza libertà di pensiero, solidarietà, antifinalismo social catena pietà giustizia Vero progresso: consapevolezza libertà di pensiero, solidarietà, antifinalismo social catena pietà giustizia 37 M.SPADA
    38. 38. Il compito dell’intellettuale Palesare il VERO Al "vulgo": la sapienza non deve essere per pochi, COME NON LO FU nel mondo antico, e come gli illuministi volevano che tornasse ad essere Contro ogni concezione elitaria e antidemocratica del sapere 38 M.SPADA
    39. 39. Tristano: Se questi miei sentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera. La quale se non è utile ad altro, procura agli uomini forti la fiera compiacenza di vedere strappato ogni manto alla coperta e misteriosa crudeltà del destino umano  E' stato grazie a questo stesso coraggio se, condotto dalle mie ricerche a una filosofia disperata, non ho esitato ad abbracciarla interamente; mentre d'altro canto è stato solo per effetto della viltà degli uomini, che hanno bisogno di essere persuasi del valore dell'esistenza, che si sono volute considerare le mie opinioni filosofiche come il risultato delle mie sofferenze personali, e che ci si ostina ad attribuire alla mia situazione materiale ciò che si deve soltanto al mio intelletto. Lettera a De Sinner 1832 39 M.SPADA
    40. 40. Non si deve temere il VERO  Sviluppa e attribuisce nuovo significato a una intuizione presente già in Zib 259  "Hanno questo di proprio le opere di genio, che quando anche rappresentino al vivo la nullità delle cose, quando anche dimostrino evidentemente e facciano sentire l'inevitabile infelicità della vita, quando anche esprimano le più terribili disperazioni, tuttavia, ad un animo grande che si trovi anche in uno stato di estremo abbattimento, servono sempre di consolazione". 40 M.SPADA
    41. 41. Poesia e filosofia L'utilità della poesia non è nella sola distrazione, ma nel divulgare e difendere il vero, e insieme, la necessità del bello (estetico) e delle belle illusioni (amore, gloria, fama etc.) ZIB 4450 Della lettura di un pezzo di vera, contemporanea poesia, in versi o in prosa (ma più efficace impressione è quella de' versi), si può, e forse meglio, (anche in questi sì prosaici tempi) dir quello che di un sorriso diceva lo Sterne; che essa aggiunge un filo alla tela brevissima della nostra vita. Essa ci rinfresca, per così dire; e ci accresce la vitalità. 1 Feb.1829 41 M.SPADA
    42. 42. Struttura sinfonica del testo: ritorno di motivi Polemica contro le superbe fole (=credenze religiose) e i derisi sogni (illusioni antropocentriche e finalistiche) L'umanità si crede Signora e fine del Tutto L'umanità ha creduto e crede che la divinità sia scesa sulla terra per lei Polemica contro le superbe fole (=credenze religiose) e i derisi sogni (illusioni antropocentriche e finalistiche) L'umanità si crede Signora e fine del Tutto L'umanità ha creduto e crede che la divinità sia scesa sulla terra per lei La Ginestra- seconda parte 42 M.SPADA
    43. 43. PAESAGGIO: ANTIIDILLICO (indurata lava) Il poeta è immerso nel paesaggio, non è piùIl poeta è immerso nel paesaggio, non è più separato da esso da una siepe o la finestraseparato da esso da una siepe o la finestra = immersione nella realtà= immersione nella realtà La sua prospettiva si allarga nel VOTO SEREN - non l'infinito della immaginazione ma quello del vero 43 M.SPADA
    44. 44. 158 Sovente in queste rive, 159 Che, desolate, a bruno 160 Veste il flutto indurato, e par che ondeggi, 161 Seggo la notte; e su la mesta landa 162 In purissimo azzurro 163 Veggo dall'alto fiammeggiar le stelle, 164 Cui di lontan fa specchio 165 Il mare, e tutto di scintille in giro 166 Per lo vòto seren brillare il mondo. 44 M.SPADA
    45. 45. E poi che gli occhi a quelle luci appunto, Ch'a lor sembrano un punto, E sono immense, in guisa Che un punto a petto a lor son terra e mare Veracemente; a cui L'uomo non pur, ma questo Globo ove l'uomo è nulla, Sconosciuto è del tutto; 45 M.SPADA
    46. 46. e quando miro Quegli ancor più senz'alcun fin remoti Nodi quasi di stelle Ch'a noi paion qual nebbia, a cui non l'uomo E non la terra sol, ma tutte in uno, Del numero infinite e della mole, Con l'aureo sole insiem, le nostre stelle O sono ignote, o così paion come Essi alla terra, un punto Di luce nebulosa; al pensier mio Che sembri allora, o prole Dell'uomo? 46 M.SPADA
    47. 47. E rimembrando Il tuo stato quaggiù, di cui fa segno Il suol ch'io premo; e poi dall'altra parte, Che te signora e fine Credi tu data al Tutto, e quante volte Favoleggiar ti piacque, in questo oscuro Granel di sabbia, il qual di terra ha nome, Per tua cagion, dell'universe cose Scender gli autori, e conversar sovente Co' tuoi piacevolmente, e che i derisi Sogni rinnovellando, ai saggi insulta Fin la presente età, che in conoscenza Ed in civil costume Sembra tutte avanzar; qual moto allora, Mortal prole infelice, o qual pensiero Verso te finalmente il cor m'assale? Non so se il riso o la pietà prevale. Fulmen in clausola 47 M.SPADA
    48. 48. Sul magnanimo ciò produce un duplice effetto  201 Non so se il riso o la pietà prevale. La contemplazione cosmica non produce una illusione irrazionale e piacevole (il naufragar dell’Infinito) ma una accresciuta consapevolezza razionale del “basso stato, e frale” dei viventi La contemplazione cosmica non produce una illusione irrazionale e piacevole (il naufragar dell’Infinito) ma una accresciuta consapevolezza razionale del “basso stato, e frale” dei viventi conversar sovente Co' tuoi piacevolmente Ironia del fulmen anticipata del verbo, e dall’avverbio 48 M.SPADA
    49. 49. 202-36 Mondo animale: descrizione della distruzione del formicaio Mondo umano: descrizione della eruzione del Vesuvio exemplumIl “popol di formiche”, “assidua gente” vede il proprio mondo distrutto dalla accidentale caduta di un frutto maturo La scena si sposta poi sulla distruzione delle città dell’area vesuviana 49 M.SPADA
    50. 50. Si quis det formicis intellectum hominis (Seneca, Nat Quaest.)  Come d’arbor cadendo un picciol pomo, Cui là nel tardo autunno Maturità senz’altra forza atterra, D’un popol di formiche i dolci alberghi, Cavati in molle gleba Con gran lavoro, e l’opre E le ricchezze che adunate a prova Con lungo affaticar l’assidua gente Avea provvidamente al tempo estivo, Schiaccia, diserta e copre In un punto; topos 50 M.SPADA
    51. 51.  così d’alto piombando, Dall’utero tonante Scagliata al ciel profondo, Di ceneri e di pomici e di sassi Notte e ruina, infusa Di bollenti ruscelli, Dinamicità della scena: settenari, che precipitano nel polisindeto "confuse e infranse e ricoperse 51 M.SPADA
    52. 52. O pel montano fianco Furiosa tra l’erba Di liquefatti massi E di metalli e d’infocata arena Scendendo immensa piena, Le cittadi che il mar là su l’estremo Lido aspergea, confuse E infranse e ricoperse In pochi istanti: onde su quelle or pasce La capra, e città nove Sorgon dall’altra banda, a cui sgabello Son le sepolte, e le prostrate mura L’arduo monte al suo piè quasi calpesta 52
    53. 53. La “gnome” Non ha natura al seme Dell’uom più stima o cura Che alla formica: e se più rara in quello Che nell’altra è la strage, Non avvien ciò d’altronde Fuor che l’uom sue prosapie ha men feconde 53 M.SPADA
    54. 54. LA NATURA-ARIMANE HA IL TEMPO LUNGHISSIMO DELLA EVOLUZIONE Tempo della Storia- Variabile VILLANELLO PAESAGGIO MARINO TEMPO DELLA NATURA -pressoché immobile (sta) VULCANO RIVERBERO DELLA LAVA 54 M.SPADA
    55. 55. Ben mille ed ottocento Anni varcàr poi che spariro, oppressi Dall’ignea forza, i popolati seggi, E il villanello intento Ai vigneti, che a stento in questi campi Nutre la morta zolla e incenerita, Ancor leva lo sguardo Sospettoso alla vetta Fatal, che nulla mai fatta più mite Ancor siede tremenda, ancor minaccia A lui strage ed ai figli ed agli averi Lor poverelli. 55 M.SPADA
    56. 56. E spesso Il meschino in sul tetto Dell’ostel villereccio, alla vagante Aura giacendo tutta notte insonne, E balzando più volte, esplora il corso Del temuto bollor, che si riversa Dall’inesausto grembo Su l’arenoso dorso, a cui riluce Di Capri la marina E di Napoli il porto e Mergellina. E se appressar lo vede, o se nel cupo Del domestico pozzo ode mai l’acqua Fervendo gorgogliar, desta i figliuoli, Desta la moglie in fretta, e via, con quanto Di lor cose rapir posson, fuggendo, Vede lontan l’usato Suo nido, e il picciol campo, Che gli fu dalla fame unico schermo, Preda al flutto rovente, Che crepitando giunge, e inesorato Durabilmente sovra quei si spiega. 56 M.SPADA
    57. 57.  Torna al celeste raggio Dopo l’antica obblivion l’estinta Pompei, come sepolto Scheletro, cui di terra Avarizia o pietà rende all’aperto; E dal deserto foro Diritto infra le file Dei mozzi colonnati il peregrino Lunge contempla il bipartito giogo E la cresta fumante, Che alla sparsa ruina ancor minaccia. 57 M.SPADA
    58. 58.  E nell’orror della secreta notte Per li vacui teatri, Per li templi deformi e per le rotte Case, ove i parti il pipistrello asconde, Come sinistra face Che per vóti palagi atra s’aggiri, Corre il baglior della funerea lava, Che di lontan per l’ombre Rosseggia e i lochi intorno intorno tinge. 58 M.SPADA
    59. 59. TANTA STAT PRAEDITA CULPA (Lucr.DRN V,199) Così, dell’uomo ignara e dell’etadi Ch’ei chiama antiche, e del seguir che fanno Dopo gli avi i nepoti, StaSta natura ognor verde, anzi procede Per sì lungo cammino Che sembra star. Caggiono i regni intanto, Passan genti e linguaggi: ella nol vede: E l’uom d’eternità s’arroga il vanto. 59 M.SPADA
    60. 60. Tempo della storia Vs Tempo della natura ANTI-KLIMAX LA NATURA-ARIMANE HA IL TEMPO LUNGHISSIMO E APPARENTEMENTE NON-TEMPO DELLA EVOLUZIONE Essa tratta come organismi i viventi e i loro prodotti (la storia= Pompei è come uno scheletro dissepolto) cosi' dell'uomo ignara e delle etadi ch'ei chiama antiche.. ..sta natura ognor verde caggiono i regni intanto…ella nol vede …E L'UOM D'ETERNITA' S'ARROGA IL VANTO 60 M.SPADA
    61. 61. E tu, lenta ginestra, Che di selve odorate Queste campagne dispogliate adorni, Anche tu presto alla crudel possanza Soccomberai del sotterraneo foco, Che ritornando al loco Già noto, stenderà l'avaro lembo Su tue molli foreste. E piegherai Sotto il fascio mortal non renitente Il tuo capo innocente: 61
    62. 62. Ma non piegato insino allora indarno Codardamente supplicando innanzi Al futuro oppressor; ma non eretto Con forsennato orgoglio inver le stelle, Né sul deserto, dove E la sede e i natali Non per voler ma per fortuna avesti; Ma più saggia, ma tanto Meno inferma dell'uom, quanto le frali Tue stirpi non credesti O dal fato o da te fatte immortali. 62 Cfr Holbach, Il buon senso
    63. 63. RINGKOMPOSITION Umile e consapevole della propria fragilità biologica(le " frali tue stirpi")TORNA LA "LENTA" GINESTRA IMMAGINE IDEALE DELLA NOBIL NATURA (DELL'UOMO NOBILE E MAGNANIMO) COMPASSIONE per la desolata condizione degli esseri (queste campagne dispogliate adorni) FLESSIBILITA' "lenta", disponibile a piegare il capo di fronte all'inevitabile, ma senza averlo piegato vigliaccamente prima nell'illusione di stornare da se il pericolo RESISTENZA "ma non piegato insino allora indarno" Eretta dignitosa magnanima ma senza scadere nel forsennato orgoglio (non ha mai creduto di poter essere immortale né che gli dei si occupino di lei) 63 M.SPADA
    64. 64. CHI è LA GINESTRA? Ma non piegato insino allora indarno Codardamente supplicando innanzi Al futuro oppressor;  Me certo troverai*, qual si sia l’ora Che tu le penne al mio pregar dispieghi, Erta la fronte, armato, E renitente al fato, La man che flagellando si colora Nel mio sangue innocente Non ricolmar di lode, Non benedir, com’usa Per antica viltà l’umana gente; Ogni vana speranza onde consola Se coi fanciulli il mondo, Ogni conforto stolto Gittar da me (…) Amore e Morte (uno dei canti del Ciclo di Aspasia) Per l’immagine della “mano” cfr. D’Holbach, Il Buon Senso * Sta parlando alla Morte 64 M.SPADA
    65. 65. Monaldo, Adelaide e i tre figli maggiori Giacomo Carlo Paolina 65
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