ISPRA Seminario liceo aristofane "rischi ambientali"

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ISPRA Seminario liceo aristofane "rischi ambientali"

  1. 1. Seminario didattico “Liceo Aristofane” Rischi Naturali
  2. 2. I rischi naturali sono eventi connessi a calamità naturali che si originano per processi ambientali. Il rischio naturale è il danno atteso da un evento catastrofico naturale. Gli eventi che noi consideriamo pericolosi, “i disastri ambientali”, in realtà sono assolutamente naturali e diventano dannosi solo in rapporto al coinvolgimento umano. Essi possono essere classificati in diversi modi. I rischi naturali Essi sono relativi a processi Possono essere classificati in base alla velocità con cui essi si verificano
  3. 3. Rischi naturali Processi endogeni Processi esogeni Creano i rilievi (fenomeni tettonici, sismici e vulcanici) tendono a demolire i rilievi (fenomeni legati all’atmosfera, all’idrosfera, alla gravità)
  4. 4. I rischi naturali possono essere distinti in relazione al fattore principale che li ha originati cioè un processo più propriamente geologico, geomorfologico, idrologico o climatico. I rischi naturali geologici climatici idraulicigeomorfologici eruzione vulcanica terremoto lahar frana valanga tsunami maelström alluvione sinkhole tornado uragano incendio tempesta di sabbia erosione accelerata
  5. 5. I rischi geologici • Terremoti • Eruzioni vulcaniche • Lahar
  6. 6. i terremoti Il termine terremoto significa movimento della terra. Esso si origina dalla liberazione di energia Il punto in cui si genera il terremoto si trova in profondità si chiama IPOCENTRO Il punto corrispondente, posto sulla verticale dell’epicentro sulla superficie prende il nome di EPICENTRO del terremoto.
  7. 7. Le spinte tettoniche liberano energia che si propaga sotto forma di onde sismiche, cioè onde elastiche che si propagano attraverso la crosta, il mantello e il nucleo. Le onde provocano deformazioni elastiche degli strati rocciosi da cui deriva l’energia delle oscillazioni. Dall’ipocentro si propagano onde sferiche che raggiungono la superficie con la massima energia all’epicentro.
  8. 8. Le proprietà meccaniche delle rocce che vengono attraversate dalle onde sismiche determinano la velocita' con cui queste viaggiano. ESISTONO DIVERSI TIPI DI ONDE ONDE P ONDE S ONDE P: onde di compressione, conosciute anche come primarie o onde P, viaggiano più velocemente, ad una velocità compresa tra 1,5 e 8 Km/s nella crosta terrestre. ONDE S: onde di taglio, conosciute anche come secondarie o onde S viaggiano più lentamente circa il 60 % della velocità delle onde P Le onde P scuotono il terreno nella direzione della loro propagazione, mentre la onde S perpendicolarmente e trasversalmente alla loro direzione di propagazione.
  9. 9. Il rapporto tra le velocità medie delle onde P e delle onde S risulta circa costante, in special modo nel settore crostale. Questo risultato autorizza i sismologi per una prima stima qualitativa a calcolare semplicemente il ritardo tra l'arrivo delle onde P e l'arrivo delle onde S per valutare la distanza del terremoto dalla stazione registratrice. Basta moltiplicare il cosiddetto tempo S-P (differenza tra il tempo d'arrivo della fase S e della fase P) espresso in secondi per un fattore pari ad 8 km/sec per avere la distanza approssimata in km della stazione dalla sorgente.
  10. 10. Le onde P ed S sono anche chiamate onde di volume (body waves). Accanto alle onde P ed S esistono altri tipi di onde: le onde superficiali. Esse si generano quando le onde di volume raggiungono una qualunque discontinuita' della terra I due fondamentali tipi sono le onde di Rayleigh e quelle di Love.
  11. 11. I sismogrammi, sono la registrazione del terremoto. Il sismogramma, permette di distinguere i vari tipi di vibrazioni e di onde e tutte le loro caratteristiche fisiche (lunghezza d'onda, ampiezza, direzione di propagazione, velocità ecc.). Il sismograma viene registrato da uno strumento chiamato sismografo. Generalmente in una stazione sismografica sono posizionati tre sismografi: -per registrare i movimenti verticali, orizzontali nord - sud, orizzontali est - ovest .
  12. 12. Quando si hanno a disposizione le registrazioni, ottenute in almeno tre stazioni, di un evento sismico che si è verificato nell'istante t 0 (tempo d'origine), è possibile determinare le coordinate epicentrali del terremoto se sono note le velocità di propagazione (Vp e Vs) delle onde sismiche e se si suppone isotropo (un mezzo si dice isotropo quando presenta le stesse caratteristiche chimico - fisiche in tutte le direzioni) il mezzo attraverso il quale esse si propagano.
  13. 13. Il terremoto più profondo è avvenuto, ad una profondità di 720 Km. Se gli ipocentri dei terremoti intermedi e profondi che avvengono in una determinata regione vengono proiettati su di un piano verticale orientati perpendicolarmente alla direzione dell'arco di isole, essi definiscono un piano che immerge con un angolo variabile tra 30° e 70° al di sotto dell'arco di isole verso il bacino marginale. Questo piano è chiamato "Benioff" o "Benioff-Wadati" dal nome dei primi geofisici che ne hanno mostrato l'esistenza. Lo spessore del piano di Benioff, definito dalla distribuzione dei terremoti, è variabile da circa 25 Km. nel caso delle Tonga a più di 100 Km. nel caso del Giappone e di altri archi di isole.
  14. 14. Per definire in modo completo un terremoto è necessario poter determinare, oltre alle coordinate ipocentrali, anche l'energia liberata all'ipocentro. Per molti anni si è cercato di dedurre quest'ultimo parametro in base agli effetti che un terremoto produce su manufatti e persone. Questo criterio però è largamente inadeguato perché gli effetti prodotti da un terremoto dipendono da diversi fattori (profondità ipocentrale, distribuzione della popolazione, caratteristiche geologiche locali, tipo di costruzioni ecc.). terremoto Energia equivalente magnitudo Energia equivalente in km
  15. 15. Attualmente, per misurare i terremoti, si utilizzano due tipi di scale. La scala Mercalli misura l'intensità del terremoto basandosi su effetti macrosismici (danni a persone e manufatti) ed è quindi una misura molto imprecisa, in quanto i danni rilevati, dipendono anche dalle caratteristiche delle strutture, dalla densità abitativa, dall'importanza artistica di determinati edifici e da altre variabili indipendenti dal terremoto stesso. Le zone che hanno riportato gli stessi danni, vengono racchiuse da delle linee dette isosiste. Ad ogni isosista corrisponde un grado di intensità, dipendente dagli effetti prodotti dal terremoto all'interno dell'area racchiusa dall'isosista stessa. L'intensità massima, si avrà in corrispondenza dell'epicentro.
  16. 16. SCALA RICHTER La scala Richter, è stata introdotta nel 1935 dal sismologo C. Richter e serve a definire la "magnitudo" come parametro legato all'energia liberata all'ipocentro. La magnitudo è stata definita da Richter come il logaritmo in base 10 dell'ampiezza massima, misurata in micron di un terremoto avvenuto ad una distanza epicentrale di 100 Km dalla stazione.
  17. 17. Magnitudo I terremoti in Italia
  18. 18. Cio Cosa fare in caso di terremoto
  19. 19. Una faglia è una rottura con spostamento delle due parti
  20. 20. A volte le faglie sono ben visibili sul terreno, altre volte molto meno
  21. 21. Una faglia può essere: • Diretta: quando l’angolo tra i due blocchi è ottuso (distensione) • Inversa: quando l’angolo tra i due blocchi è acuto (compressione) • Trascorrente: quando i due blocchi si spostano orizzontalmente. > 90° < 90°
  22. 22. Faglia diretta Faglia trascorrente
  23. 23. Lo specchio di faglia Ci sono alcuni indicatori morfologici che mettono in evidenza l’attività recente di una faglia.
  24. 24. I vulcani Un vulcano è una struttura geologica complessa, che si genera per la risalita, in seguito ad attività eruttiva, di massa rocciosa fusa (magma) formatasi al di sotto o all'interno della crosta terrestre. Un vulcano è formato da una struttura non visibile, interna alla crosta (comprendente camera magmatica, condotti magmatici,...) e una struttura visibile esterna formata dal rilievo vulcanico. Più comunemente con il termine vulcano ci si riferisce solo alla parte esterna e visibile dell'apparato vulcanico ossia proprio al rilievo, formato dall'accumulo di tutti quei materiali liquidi, solidi o gassosi, che sono stati emessi dai crateri durante le varie fasi eruttive del vulcano stesso. La fuoriuscita di materiale è detta eruzione e i materiali eruttati sono lava, cenere, lapilli, gas, scorie varie e vapore acqueo. La forma e l'altezza di un vulcano dipendono da vari fattori tra cui l'età del vulcano, il tipo di attività eruttiva, la tipologia di magma emesso e le caratteristiche della struttura vulcanica sottostante al rilievo vulcanico.
  25. 25. I Vulcani Vulcani a cono o strato vulcani Vulcani a scudo
  26. 26. Le eruzioni vulcaniche Eruzione Pliniana, estremamente violenta con ceneri, bombe e lapilli Eruzione Vulcaniana, moderatamente violenta con lava e ceneri Eruzione Stromboliana, violenta con lava e ceneri Eruzione Hawaiana, poco violenta con intense colate di lava Eruzione Peleana, estremamente violenta con ceneri e nubi ardenti Eruzione Islandese, poco violenta con intense colate di lava
  27. 27. Fontana di lava basaltica, isole Hawaii Colata basaltica tipo pahoehoe, isole Hawaii
  28. 28. Colata basaltica tipo pahoehoe Colata basaltica tipo aa, Etna Blocky lava, Irlanda del nord, Sardegna
  29. 29. Colata basaltica sottomarina, pillow lava
  30. 30. Colata di Capo di Bove Appia Antica Roma Complesso vulcanico dei Colli Albani (600.000 – 30.000 anni fa)
  31. 31. Eruzione del vulcano Soufriere, Montserrat, Caraibi Eruzione del vulcano Soufriere, Montserrat, Caraibi
  32. 32. Eruzione del vulcano Soufriere, Montserrat, Caraibi
  33. 33. Il lahar è una colata di fango composta di materiale piroclastico e acqua che scorre lungo le pendici di un vulcano, specialmente lungo il solco di una valle fluviale. Il termine lahar proviene dall‘Indonesia e significa lava. I lahar
  34. 34. • I Lahar hanno il comportamento, la consistenza e la viscosità del cemento: fluidi quando sono nella fase di movimento, mentre solidificano rapidamente quando si fermano. Possono anche raggiungere dimensioni enormi estendersi su un'area di oltre 330 km². • I lahar possono essere estremamente pericolosi, a causa dell'energia e velocità che acquisiscono durante il loro percorso: un lahar grande può scorrere a decine di m/s e avanzare per molti km, causando distruzioni catastrofiche lungo il suo percorso.[ Data la loro grande energia, sono in grado di aprirsi la strada in qualunque percorso, rendendo così più difficile fare previsioni sulla direzione del loro avanzamento. • I lahar prodotti dall'eruzione del Nevado del Ruiz in Colombia nel 1985 uccisero circa 23.000 persone nella città di Armero, sepolta sotto 8 metri (26 piedi) di fango e detriti.
  35. 35. I rischi geomorfologici • Frane • Sinkholes • Erosione accelerata • Valanghe
  36. 36. Erosione accelerata L’acqua piovana raggiunta la superficie del terreno può infiltrarsi in questo, ed eventualmente alimentare la circolazione sub-superficiale o profonda, oppure dar luogo a scorrimento superficiale. Questo fenomeno è detto anche ruscellamento è diretto secondo la pendenza del versante, e provoca sulla superficie del terreno l’asportazione e il trasporto di particelle solide. Erosione accelerata: fenomeno per cui i processi erosivi, specialmente quelli legati al dilavamento, manifestano un’intensificazione.
  37. 37. Le piramidi di terra Le piramidi di terra: sono forme molto pittoresche create dal dilavamento pluviale su rocce poco coerenti eterogenee, contenenti grossi blocchi. L’erosione lascia in rilievo molte esili guglie sormontate alla sommità da massi che svolgono un’evidente azione protettiva.
  38. 38. Al posto del masso in alcuni casi si può trovare un altro elemento protettivo, un residuo di banco più duro o un ciuffo d’erba.
  39. 39. b) l’acclività del pendio, che favorisce il rapido deflusso e conseguente impostazione del reticolo di drenaggio; a) la presenza di un substrato argilloso che presenti una discreta componente sabbiosa e caratteristiche mineralogiche e geotecniche definite Le cause dei calanchi
  40. 40. 1. La giacitura degli strati ( a reggipoggio) 2. l’ esposizione dei versanti verso i quadranti meridionali più soleggiati; 3. la presenza di discontinuità in genere, fratture o faglie; 4. il regime climatico, caratterizzato da una lunga estate secca e da piogge intense concentrate in determinati periodi dell’anno 5. l’esistenza di livelli meno erodibili alla sommità del versante
  41. 41. Per FRANA si intende: il movimento di masse rocciose o di materiali sciolti per effetto prevalente della forza di gravità. Le frane
  42. 42. Le frane Predisponenti: legate alla costituzione geolitologica, composizione, caratteristiche geotecniche, composizione, fessurazione, fratturazione, permeabilità etc., alla forma dei versanti e ai fenomeni di erosione ivi esistenti Innescanti: legate a fenomeni atmosferici, variazioni del livello di falda, sbarramento dei corsi d’acqua, terremoti etc., all’azione dell’uomo. Le cause
  43. 43. L’azione della gravità Il materiale alterato e disgregato a spese delle rocce può essere rimosso, specie se si trova su una superficie inclinata. Quando agisce la forza di gravità tali fenomeni prendono il nome di movimenti di massa. Soil creep: Movimento strisciante degli elementi che costituiscono il mantello detritico Soliflusso: colamento lento di massa fluida. Non richiede forti pendenze ed è proprio dei suoli ricchi di limo e di argilla
  44. 44. In una frana si possono riconoscere varie parti: Zona di distacco Zona di movimento Zona di accumulo
  45. 45. La zona di distacco si presenta incavata nel versante: nicchia di distacco. Superficie di scorrimento
  46. 46. Le frane superficiali Quando interessano la coltre superficiale fino a qualche metro Le frane profonde
  47. 47. Tipologie di frana esistono diverse classificazioni per le frane che prendono in considerazione differenti aspetti. Scorrimento rotazionaleScorrimento traslazionale Scorrimento di roccia Crollo Ribaltamento Colata di detrito Valanga di detrito Colata Creep Espansione laterale
  48. 48. I crolli Crolli e cadute di grandi blocchi di roccia, per effetto principalmente della gravità la massa si muove liberamente nell’aria, per caduta libera per salti per rimbalzi.
  49. 49. I ribaltamenti Ribaltamanto: è difficile distinguere questo fenomeno dal crollo. La differenza è nella presenza di piani di frattura paralleli al versante e l’esistenza di un punto che funge da perno attraverso il quale si realizza il movimento di rotazione
  50. 50. Scorrimento traslazionale Movimento verso la base del versante di una massa di terra o roccia lungo una superficie di rottura precostituita di forma piana o ondulata (stratificazione a franapoggio).
  51. 51. Gli scorrimenti rotazionali movimento verso la base del versante di una massa di terra o roccia lungo una superficie di rottura di forma curva con concavità verso l’alto attraverso la quale si sia verificato un movimento di rotazione.
  52. 52. I colamenti Emilia RomagnaCalifornia È un movimento a bassa velocità che coinvolge terreni per lo più argillosi. Si tratta di fenomeni, anche di grandi dimensioni che interessano prevalentemente versanti non molto ripidi.
  53. 53. I colamenti rapidi quick mud flows sono generalmente caratterizzati da un significativo contenuto d’acqua e interessano terreni per lo più sciolti. Si tratta di fenomeni di dimensioni non eccessivamente grandi che si innescano in conseguenza di precipitazioni molto intense, coinvolgendo terreni di copertura, su versanti caratterizzati da pendenze molto elevate.
  54. 54. Altri movimenti L’espansione: movimento di estensione di terreno coesivo o di roccia, combinato con una generale subsidenza della stessa, che si frattura e si disarticola in più parti, sopra un materiale tenero non coesivo. Le Deformazioni Gravitative Profonde(DGPV): movimento di massa complesso e molto lento che interessa un intero versante. Il processo avviene per spostamenti differenziali estremamente lenti che si sviluppano lungo una serie di giunti e piani di discontinuità, o per deformazione dell’ammasso lungo fasce di maggior debolezza. I movimenti complessi: risultano dalla combinazione di due o più movimenti
  55. 55. L’attività di una frana Per attivitàdi una frana si intende la sua evoluzione nel tempo e nello spazio. Lo stato di attivitàviene determinato in base: 1. Evidenze ed indicatori cinematici visibili sul terreno; 2. Monitoraggio geodetico o geotecnico; 3. Informazioni di tipo bibliografico. • Attiva: se è direttamente in movimento • Quiescente: se si ritiene possibile una sua riattivazione • Relitta: se si è originata in condizioni geomorfologiche e climatiche differenti per cui non è più possibile una sua riattivazione. Una frana si definisce:
  56. 56. Gli indicatori cinematici
  57. 57. Lesioni su edifici
  58. 58. Recentemente in Italia per indicare uno sprofondamento di qualsiasi genere viene utilizzato il termine sinkhole, che ha quasi del tutto sostituito altri termini. I sinkholes
  59. 59. I sinkholes” sono ampie e profonde depressioni sub-circolari con dimensioni da pochi metri al centinaio di metri e profondità di alcune decine di metri, a pareti sub- verticali che si aprono rapidamente in terreni a granulometria variabile.
  60. 60. sinkholes • Doline • Sprofondamenti antropici • Cavità dovute a fenomeni di piping
  61. 61. anthropogenic sinkhole o Sprofondamento di origine antropica: è il collasso di una volta in cavità di origine antropica; solution sinkhole o “solution doline:“dolina di soluzione normale” : conca chiusa originata per dissoluzione della roccia da parte dell’acqua di ruscellamento superficiale; subsidence sinkhole o potrebbe meglio definirsi cover sinkhole: dolina alluvionale” conca chiusa che si forma su materiali di copertura in genere, e/o alluvionali, in seguito all’originarsi, in rocce solubili sottostanti, di cavità carsiche per dissoluzione sub-superficiale o di crollo; collapse sinkhole o “collapse doline”: dolina di crollo” cavità con forma a pozzo nei calcari e in rocce solubili formatesi per il crollo del soffitto di grotte rock subsidence sinkhole o “subsidence doline”): dolina di subsidenza in roccia” (coincidente con il termine anglosassone di cavità formatesi su rocce coerenti e permeabili ma non solubili, poggiate su rocce solubili per crollo di volta piping sinkhole: cavità sub-circolare che si apre improvvisamente in terreni di varia granulometria e notevole spessore, per meccanismi prevalenti di risalita delle acque e dei gas, di sifonamento di suffosione e di successivo collasso.
  62. 62. Subsidence sinkhole “dolina alluvionale” : conca chiusa che si forma su materiali alluvionali in seguito all’originarsi, in rocce solubili sottostanti, di cavità carsiche per dissoluzione sub- superficiale o di crollo
  63. 63. Collapse sinkhole La dolina di crollo indica una depressione tipica di aree carsiche, che si forma principalmente per dissoluzione dovuta all’assorbimento nel terreno di acqua da ruscellamento, cui si aggiunge il crollo per gravità della parte superiore della cavità.
  64. 64. I piping sinkholes cavità sub-circolare che si apre improvvisamente in terreni di varia granulometria e notevole spessore, per meccanismi prevalenti di risalita delle acque e dei gas, di sifonamento di suffosione e di successivo collasso.
  65. 65. Le Cause predisponenti ed innescanti • Un substrato carbonatico costituito da roccia solubile • Presenza di un reticolo di fratture o faglie • Presenza di gas nel sottosuolo, generalmente CO2 e H2S, che consentano la dissoluzione dei materiali di copertura e la risalita delle acque
  66. 66. La cavità passò da 1 a 4 metri di diametro in soli tre giorni, per arrivare a 31 m tre anni dopo. Attualmente è sede di un laghetto che assume forma ellissoidale con una superficie di 720 mq ed asse principale di 32 m.
  67. 67. Toscana: Grosseto - Bottegone
  68. 68. Camaiore (Lucca)
  69. 69. Le valanghe E’ un fenomeno grandioso e violento che si verifica nelle regioni montuose in occasioni di abbondanti nevicate sia in determinati momenti posteriori alle nevicate quando si creano condizioni di squilibrio del manto nevoso appoggiato ad un pendio. I meccanismi di formazione e di movimento sono vari cosicché si riconoscono diversi tipi di valanghe in relazione anche ai diversi tipi di neve.
  70. 70. Gli effetti morfologici sono i canaloni di valanga che si formano e si accentuano lungo il percorso abituale della valanga stessa, secondo la direzione di massima pendenza dei versanti, per effetto della forza di trascinamento della massa di neve sui materiali che essa incontra lungo il percorso. Tale materiale si accumula alla base di un canalone a forma di cono o di dossi allungati. Nelle stagioni senza neve, l’acqua dilavante o la caduta di detrito accentuano o rielaborano queste forme. Le valanghe impediscono la crescita una vegetazione boschiva stabilizzatrice.
  71. 71. I debris flow e Il trasporto di massa Il trasporto di massa si verifica quando, sui versanti o nei solchi ripidi e soggetti a rapida erosione per la presenza di terreni poco coerenti, l’acqua si mescola a fango e a pietre in modo da formare una miscela dotata di notevole densità media e di grande forza viva a causa della sua velocità.
  72. 72. I danni prodotti dai debris flow
  73. 73. I rischi idraulici • alluvione • Tsunami • maelstrom • Debris flows
  74. 74. Le alluvioni
  75. 75. alluvioni in Italia Roccella Ionica 2000 Valle d’Aosta 2000 Firenze 1966 Piemonte 1994
  76. 76. GLI TSUNAMI Il termine giapponese "tsunami“ 津波, significa "onda contro il porto“ è sinonimo di maremoto in italiano composto da mare e moto. Uno tsunami si genera in mare aperto dove l'onda rimane poco intensa e poco visibile e concentra la sua forza in prossimità della costa quando l'onda si solleva e si riversa più o meno dentro l'entroterra.
  77. 77. La perturbazione del fondo marino si propaga alla colonna d’acqua sovrastante e crea l’onda. L’altezza delle onde al punto di origine dipende da: Magnitudo del sisma Profondità del mare Le onde si propagano dal punto di origine ad una velocità che può arrivare a 800 km/h Altezza: fino a 5 m Distanza fra le creste: fino a 200 km Man mano che ci si avvicina alla costa e la profondità diminuisce le onde si alzano e la corrente aumenta. L’effetto si moltiplica Onde che possono raggiungere i 30 m di altezza si abbattono sulla costa 4. Inondazione 3. Moltiplicazione1. Generazione 2. Propagazione
  78. 78. Propagazione del moto ondoso presso la costa Propagazione del moto ondoso in alto mare Onde di oscillazione Onde di traslazione
  79. 79. Tsunami: eventi storici La prima descrizione di un maremoto storicamente accertata è reperibile nella Bibbia, dove si cita il passaggio degli Ebrei attraverso il Mare di canne (o Mare di Giunco), identificato con un certo margine d'incertezza con l'area dell'attuale Mar Rosso non lungi da Porto Said. L'attraversata degli Ebrei del braccio di mare (una laguna, assai probabilmente) fu favorita, secondo alcuni storici, dal ritiro improvviso delle acque indotto dall'esplosione del vulcano sull'isola greca di Thera (attuale isola di Santorini) attorno al 1627 a. C., ed anche il successivo fronte ondoso di ritorno che travolse gli Egizi sarebbe stato conseguenza del medesimo evento. Nel 365 d.C., il maremoto che devastò Alessandria d'Egitto fu descritto dallo storico romano Ammiano Marcellino (Res Gestae 26.10.15-19). La stima delle vittime è approssimativamente di 50.000 morti Il 4 febbraio 1169 un maremoto fece 20.000 vittime a Catania. Il 5 maggio 1202 uno scorrimento nella zona delle faglie del Mediterraneo orientale provocò un maremoto che devastò Grecia, Turchia, Egitto, Sicilia Le coste italiane e greche, in particolare, furono colpite dai maremoti il 9-11 gennaio 1693 (60.000 morti). In Calabria e in Sicilia ci fu un maremoto nel 1783 che fece 1.500 vittime a Reggio Calabria e 630 a Messina Nel 1908 vennero colpite nuovamente Messina e Reggio Calabria.
  80. 80. Il maelström, in norvegese moskstraumen, "corrente di Mosken”, è un fenomeno simile a un gorgo, causato dalla marea lungo la costa atlantica della Norvegia, nei pressi delle Isole Lofoten. Due volte al giorno il flusso di marea scorre avanti e indietro nello stretto tra : a causa della conformazione dello stretto, angusto e poco profondo, si genera una corrente molto forte, con onde e vortici che rendono pericolosa la navigazione specie con navi di piccole dimensioni. Il fenomeno prende il nome dall'isolotto di Mosken, situato in mezzo allo stretto. Il maelström è noto soprattutto per essere stato descritto da due celebri scrittori dell’ ‘800 (che ne esagerarono alquanto la forza descrivendolo come un immenso gorgo che trascina all'interno ogni cosa): Edgar Allan Poe, nel racconto Una discesa nel Maelström, e Jules Verne, nel romanzo ventimila leghe sotto i mari Il maelström
  81. 81. I rischi climatici • Tornado • Uragani • Tempeste • di sabbia • Incendi
  82. 82. Tornado Un tornado, è un violento vortice d’aria del diametro fino a qualche centinaio di metri, che si origina alla base di un cumulonembo e giunge a toccare il suolo. Le trombe d'aria sono fenomeni metereologici altamente distruttivi e nell'area mediterranea rappresentano il fenomeno più violento verificabile sia pure con frequenza non elevata. Sono associati quasi sempre a temporali estremamente violenti, possono percorrere centinaia di chilometri e generare venti anche di 500 km/h.
  83. 83. Il tornado si presenta come un "imbuto" che si protende dalla base del cumulonembo fino al terreno o alla superficie marina. La tromba d'aria che si verifica sulla terra ferma (la maggior parte), solleva una grande quantità di polvere e detriti che accompagna il suo moto fino alla dissipazione
  84. 84. Il diametro di un tornado varia dai 100 ai 500 metri, ma in casi eccezionali sono state registrate trombe d'aria con diametro di base superiore a 1 km.
  85. 85. L'altezza di una tromba d'aria può variare tra i 100 e i 1000 metri, in relazione alla distanza tra suolo e base del cumulonembo. Le trombe d'aria più violente tendono a presentarsi come imbuti con confini lineari, in generale i più deboli si presentano con una forma sinuosa che si assottiglia progressivamente con l'inizio della dissipazione.
  86. 86. Uragano o Ciclone tropicale • '''Uragano''' è un termine usato per indicare un ciclone tropicale. • Con il termine '''uragano''' si indica anche un vento di forza eccezionale, corrispondente al dodicesimo grado della scala di Beaufort. • In meteorologia un ciclone tropicale è un sistema tempestoso, caratterizzato da un largo centro o vortice di bassa pressione e da numerosi fonti temporaleschi, disposti tipicamente a spirale e in rotazione su se stessi attorno al centro, che producono forti venti e pesanti precipitazioni piovose.
  87. 87. • Questi cicloni si producono in conseguenza del calore liberato dall'oceano alimentandosi poi grazie al calore latente di condensazione liberato nell'aria dal vapore acqueo. Sono diversi da altre tempeste o vortici atmosferici proprio perché hanno un diverso meccanismo di alimentazione dell'energia. • I cicloni tropicali, per questo, si formano sull'oceano vicino all'equatore, a circa 10° di latitudine di distanza da esso, spostandosi poi verso alte latitudini del rispettivo emisfero fino ad esaurirsi più o meno lentamente trasformandosi in comuni cicloni extratropicali.
  88. 88. In relazione all'entità e alla zona geografica di formazione di un ciclone tropicale, esso è chiamato in modo diverso: uragano, tifone, tempesta tropicale, tempesta ciclonica, depressione tropicale o semplicemente ciclone.
  89. 89. Quando la forza del vento passa sopra le particelle di sabbia, quest'ultime iniziano a vibrare, successivamente "saltano". Come le particelle rotolano sul terreno, allentano e rompono particelle più piccole di polvere che poi cominciano a viaggiare in sospensione. Uno studio del 2008 rileva che i salti iniziali delle particelle di sabbia, a causa dell'attrito, producono un campo elettrico statico[1]. La siccità e il vento contribuiscono alla nascita di tempeste di sabbia, così come l'agricoltura povera e pratiche di pascolo
  90. 90. Per tempesta di sabbia è un fenomeno meteorologico comune nelle regioni aride e semi-aride. Le tempeste di sabbia nascono quando forti raffiche di vento soffiano e sollevano la sabbia da una superficie asciutta. Il Sahara e le terre aride attorno alla penisola araba sono le principali sorgenti terrestri di tempeste di sabbia, ma si formano anche in Iran, Pakistan, India, Cina e Australia. Tempesta di sabbia
  91. 91. I rischi naturali a Roma “Decio Mario Venanzio Basilio, uomo famosissimo ed illustre, Governatore di Roma, patrizio, Console in carica restaurò a proprie spese l'arena ed il podio (del Colosseo), che la rovina di un tremendo terremoto distrusse”
  92. 92. Legenda: A fianco di ogni tassello colorato sono descritte le caratteristiche più significative: tipo di roccia, ambiente di deposizione, contenuto in fossili, età.Carta Geologica del quartiere I colori presenti nella carta geologica servono a distinguere rocce con caratteristiche diverse.
  93. 93. Le piene del Tevere a Roma La prima inondazione del fiume Tevere a Roma, documentata storicamente da Tito Livio, risale al 414 a.C. Nel corso dei secoli si sono avute molte inondazioni, ma con frequenza ed intensità differente a seconda dei secoli. In alcuni periodi, come il Medio Evo, l’informazione storica risulta molto incompleta. L’ultima grande inondazione si è avuta il 29 dicembre 1870, in seguito alla quale sono stati costruiti i muraglioni urbani nel periodo 1880-1892. Da allora le maggiori piene (1900, 1915 e 1937) hanno causato a Roma soltanto limitati allagamenti.
  94. 94. Qui giunse il Tevere. Ma torbido si ritirò ben presto nell’anno del Signore 1277 nella seconda indizione il settimo giorno del mese di novembre, sede vacante.
  95. 95. 22 Dicembre 2008 1 Marzo 2007 Roma 23 Aprile 201229 Ottobre 2012
  96. 96. Cause innescanti i sinkholes antropogenici: gli eventi piovosi Roma,Via Anastasio II 19 marzo 2010
  97. 97. Cave dell’età arcaica - Cave di estrazione intensiva e sistematica - Cave di comodo Le prime erano legate alla costante necessità di approvvigionamento di materiali da costruzione; l’ubicazione era legata alla ricerca del miglior materiale da costruzione e alla minore distanza dalla città. Sono costituite da gallerie larghe 3-4 m alte 2.5-3 m. Esse avanzavano in senso orizzontale. Le seconde hanno dimensioni ridotte e durata occasionale, in genere legate alla costruzione di una struttura in particolare (es. una strada o un edificio).
  98. 98. L’utilizzo delle cave come aree di culto e cimiteriali risale al I–III sec. d. C. La parola "catacomba", ormai usata per designare qualunque necropoli sotterranea, deriva presumibilmente dalla parola greca che significa "cavo". La legge dell’antica Roma vietava infatti, per motivi sanitari, di seppellire i morti all’interno della città. Le strade consolari erano fiancheggiate dai sepolcri dei patrizi, i quali in genere venivano cremati e le cui ceneri venivano conservate in urne. Le cave ebbero in seguito vari utilizzi.
  99. 99. I numerosi resti ceramici ritrovati nelle aree di cava attestano che le aree vennero ancora sfruttate in epoca medioevale e successiva. In seguito all’abbandono delle aree in cava inizia a delinearsi un nuovo elemento del paesaggio: lo “sfornellamento” Parco della Caffarella - Quartiere Appio-Latino
  100. 100. Carta topografica anno 1884, area Via dell’Acqua Bullicante (Quartiere Prenestino-Casilino) La ricerca storica
  101. 101. Località Tor Marancio - Quartiere Laurentino (Roma Sud)
  102. 102. Parco della Caffarella Appio Latino
  103. 103. Gli sprofondamenti nel parco della Caffarella: anno 2010
  104. 104. Quartiere Prenestino-Casilino
  105. 105. Quartiere Tiburtino-Portonaccio
  106. 106. Località Tor Fiscale - Roma Quartiere Quadraro, Roma Indagini nelle cavità sotterranee a Roma
  107. 107. Cavità sotterranee nel Municipio VI
  108. 108. Via Dulceri Roma 10 set 2012
  109. 109. Il rischio Rischio = pericolosità x vulnerabilità x elementi a rischio grado di perdita atteso quale conseguenza di un particolare fenomeno di una data intensità. • Pericolosità: è la probabilità che un fenomeno potenzialmente distruttivo si verifichi. • Vulnerabilità: grado di perdita prodotto su di un certo elemento o gruppo di elementi a rischio. • Elementi a rischio: persone, proprietà, attività economiche etc.
  110. 110. La mitigazione del rischio • Riducendo la pericolosità: previsione e prevenzione, opere di bonifica e sistemazione del territorio. • Riducendo gli elementi a rischio: evacuazione di aree instabili, limitazione dell’espansione urbanistica, definizione dell’utilizzo del suolo più consono. • Riducendo la vulnerabilità: consolidamento degli edifici, istallazione di misure di protezione, sistemi di allarme, organizzazione di piani di emergenza e di soccorso.

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