Immigrazione_Relazione_prof_Ambrosini

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    1. di Maurizio Ambrosini, Università di Milano, Direttore della rivista “Mondi migranti”
    2. Riflessione introduttiva: i nostri usi linguistici  Chi sono gli immigrati? ONU: una persona che si è spostata in un paese diverso da quello di residenza abituale e che vive in quel paese da più di un anno  Noi non chiamiamo “immigrati” gli stranieri residenti che vengono dal Giappone o dalla Corea  Il termine extracomunitari è peculiare della lingua italiana, e viene applicato anche a polacchi o bulgari  Tende a perdere il suo significato giuridico, e a recuperare quello etimologico: gli immigrati sono visti come “esterni alla comunità” --- Per saperne di più: M.Ambrosini, Unʼaltra globalizzazione, il Mulino, 2008; M.Ambrosini, Sociologia delle migrazioni, Il Mulino, 2005
    3. I nostri usi linguistici (cont.)  Il caso rumeni: spinta a ricondurli allo status “extracomunitario”  Non chiamiamo immigrati o extracomunitari neppure gli artisti, gli sportivi o gli uomini dʼaffari che vengono da paesi poveri: la ricchezza sbianca
    4. Immigrazione e povertà  Certamente chi sta bene raramente si sposta  Ma gli immigrati non arrivano dai paesi più poveri del mondo (i viaggi costano)  I migranti di solito non sono i più poveri dei loro paesi: appartengono prevalentemente a classi medie impoverite  Chi arriva da più lontano è più selezionato  Solo una piccola minoranza arriva via mare o con mezzi fraudolenti (entrano con permessi turistici)  Ma lʼinasprimento dei controlli innesca la ricerca di altre vie di ingresso
    5. Immigrazione e sviluppo  La relazione tra sviluppo economico e inaridimento dellʼemigrazione si verifica solo nel lungo periodo  Nel breve, è più vero il contrario: aumenta il numero di persone che può partire, crescono le aspirazioni di benessere prima delle opportunità locali  LʼUnione europea al contrario ha dimostrato di essere una formidabile macchina di inclusione, che in pochi anni ha frenato e invertito i flussi migratori in tutti i precedenti allargamenti
    6. La regolazione dellʼimmigrazione: un gioco complesso  La spinta dellʼeconomia (e delle famiglie)  Le resistenze della politica  Gli interessi verso lʼapertura: turismo, scambi culturali, studenti (369.000 in GB)  Il “vincolo liberale”, le convenzioni internazionali e i diritti umani: rifugiati, minori, vittime…  Le reti degli immigrati  I costi economici e organizzativi delle espulsioni  Lʼazione delle organizzazioni solidaristiche
    7. I numeri e oltre  200 ML. di immigrati nel mondo, 3 in Italia  Ma le definizioni dellʼimmigrazione influenzano le statistiche: seconde generazioni, migranti di ritorno …  “naturalizzazione” dellʼappartenenza nazionale: nazionalismo metodologico  Le nazioni come “comunità immaginate”, basate su unʼunità di sangue, di terra, di lingua ( e di religione)  Lʼimmigrazione sfida la coincidenza tra popolazione, territorio, appartenenza
    8. Le politiche migratorie  “Importatori riluttanti” e “utili invasori”  Crescita di importanza del controllo delle migrazioni nellʼagenda politica  Esternalizzazione dei controlli e responsabilizzazione dei paesi di transito (caso Libia)  Accordi di riammissione e quote di ingressi come contropartita (fra le altre) ma  Sanatorie (5 in 15 anni) come principale strumento di politica migratoria  Decreti flussi come sanatorie mascherate  FP nei paesi dʼorigine come strumento di regolazione degli ingressi
    9. Confini fluidi  Una sorprendente continuità: si preferisce sanare a posteriori la situazione di chi non si è voluto far entrare legalmente  Il passaggio attraverso lʼirregolarità è considerato normale: 2 su 3 in Lombardia  Lʼimmigrato regolare di oggi, ieri era irregolare; lʼimmigrato irregolare di oggi, domani sarà regolare  In base allʼultimo decreto flussi, è stata presentata domanda di regolarizzazione per circa 740.000 immigrati  Fino a ottobre 2008 sono stati espulsi poco più di 6.000 irregolari  Nei CIE ci sono meno di 1.200 posti, + altri 4500 nei CPA
    10. Il caso dei rifugiati  Qui è in gioco la nostra adesione alle dichiarazioni e ai trattati sui diritti dellʼuomo  Nessuno di questi documenti pone limiti numerici allʼaccoglienza  In Italia abbiamo dimostrato senso di civiltà su temi come la protezione delle vittime del traffico di esseri umani  Ci difendiamo dallʼarrivo di rifugiati chiedendo aiuto alla Libia ed erigendola a baluardo  Unʼaltra strada: si può operare per socializzare a livello europeo i costi dellʼaccoglienza dei rifugiati
    11. Il caso dei ricongiungimenti familiari  Il migrante accompagnato dalla famiglia è normalmente più integrato e meno esposto a rischi di devianza  Indurire le norme per ostacolare i ricongiungimenti può far risparmiare, ma contrasta con lʼobiettivo di promuovere lʼintegrazione gli immigrati  Il test del DNA è una decisione crudele e vessatoria, ma probabilmente inefficace  Cʼè poi un problema etico: i poveri non hanno diritto di vivere in famiglia?
    12. Il potere simbolico della definizione  Gli sbarcati di Lampedusa vengono definiti comunemente “clandestini”, termine carico di implicazioni politiche e morali  Un terzo presenta domanda di asilo, e circa un quinto ottiene una qualche forma di protezione umanitaria  Circa il 10% sono donne, sempre più spesso incinte, lʼ8% minori (mai irregolari per definizione)  La maggioranza dei rifugiati accolti in Italia arrivano via mare, con mezzi di fortuna
    13. Ci sono limiti allʼaccoglienza?  Percentuali molto variabili di immigrati per Stati, regioni, città  Per es., in Lussemburgo il 38% degli abitanti sono stranieri; nella popolazione attiva, solo il 36% sono lussemburghesi  In Svizzera il 20% della popolazione è straniero; in Australia il 23%; in Canada il 18%  La relatività delle statistiche: stranieri di paesi sviluppati, seconde generazioni, nipoti di antichi emigranti…  In Francia, gli immigrati sono 4,3 milioni, ma 1,5 sono diventati francesi per naturalizzazione  In Gran Bretagna, risiedono 4,9 milioni di persone nate allʼestero, ma gli “immigrati” sono 2,8 milioni
    14. Migrazioni post-fordiste  Carenza di politiche esplicite di reclutamento  Ingresso degli immigrati attraverso canali indiretti o irregolari  Occupazione nei settori poveri dellʼeconomia  Problematica inclusione nel sistema dei diritti
    15. Lʼeconomia, motore dellʼintegrazione degli immigrati  Le imprese sono allʼavanguardia dellʼevoluzione verso una società multietnica  Gli imprenditori possono essere innovatori sociali (anche involontari)  Ma senza un consenso sociale e politico più ampio, lʼinnovazione rischia di essere soffocata  Lʼazione economica ha bisogno di regole e di controlli: abbandonata a se stessa, tende a degradarsi nello sfruttamento
    16. Un mercato che si espande verso il basso  Le imprese hanno bisogno di accedere a mercati del lavoro più ampi  Rispetto agli altri paesi, lʼItalia finora non ha programmi per attrarre lavoratori ad alta qualificazione  Lʼincontro spontaneo tra fabbisogni del mercato e lavoratori immigrati è mediato dalle reti etniche  Ma questo incontro avviene al ribasso, con fenomeni di brain wasting (“spreco di cervelli”)
    17. Lʼeconomia dellʼalterità (K.Calavita)  Lʼimmigrato come estraneo, da ammettere solo per certi scopi  “desiderati, ma non benvenuti”  Gli stereotipi sulle attitudini: unʼeconomia della mente che diventa unʼavarizia del cuore  Immigrati e lavori rifiutati: un circolo vizioso?  I lavori delle cinque P: pesanti, pericolosi, precari, poco pagati, penalizzati socialmente  Il paradosso dellʼintegrazione subalterna
    18. Una geografia dellʼinserimento  Lʼimmigrazione si concentra nelle regioni più dinamiche (80% in sei regioni del Centro-Nord)  Si diffonde nei territori di provincia (soprattutto i distretti industriali)  Trova spazio nellʼindustria (40% degli immigrati occupati), il 23% nellʼindustria in senso stretto e il 17% nelle costruzioni  con un peso dellʼ8% a livello nazionale e dellʼ11,8% nelle regioni del Nord-Est  Il 56,1% è invece occupato nei servizi e appena il 3,5% nellʼagricoltura. Mancano però nel primo caso i lavoratori domestici coabitanti, nel secondo gli stagionali.  Le famiglie impiegano largamente donne tanto regolari quanto irregolari per compiti domestici e assistenziali
    19. Quattro modelli territoriali  Modello delle aree a industria diffusa: lʼimmigrato come operaio  Modello delle economie metropolitane: colf, assistenti domiciliari, lavapiatti…  Modello delle regioni meridionali: lʼimmigrato come bracciante senza tutele  Modello delle attività stagionali (Centro-Nord): agricoltura, alberghi e dintorni
    20. Lʼintegrazione subalterna  Gli immigrati sono accettati (relativamente) come lavoratori disposti ad accollarsi i lavori più gravosi e sgraditi, purché non avanzino pretese e accettino di fatto che i lavori migliori siano appannaggio dei nazionali  Conseguenza: le stesse motivazioni che supportano lʼaccettazione degli immigrati ne frenano la promozione
    21. Donne globali  Una risorsa per le famiglie: il “welfare invisibile”, privatizzato e flessibile  Il drenaggio di risorse affettive e relazionali da paesi più poveri  La sofferenza delle famiglie transnazionali  Il problema delle condizioni di lavoro  Il problema dei ricongiungimenti  Il problema della promozione
    22. Reti migratorie e mercato del lavoro  le specializzazioni etniche  regolazione particolaristica del mercato del lavoro  lʼinfluenza delle reti nella storia delle migrazioni: una curva ad U ?  informalità e frammentazione
    23. Il passaggio al lavoro indipendente  Eʼ la principale novità nello scenario internazionale delle migrazioni per lavoro  In alcuni paesi (USA, Canada, GB) ha raggiunto valori superiori a quelli della popolazione autoctona  Un fenomeno crescente: da 140.000 a 227.000 unità, secondo le fonti  In un paese in cui il lavoro autonomo resta importante  Costruzioni e commercio (specie ambulante) come settori portanti  Unʼesperienza diversificata: diversi tipi e livelli di lavoro indipendente  Una via dʼuscita dallʼintegrazione subalterna
    24. Come rispondere alla discriminazione  La questione della cittadinanza e il diritto di voto  Il riconoscimento dei titoli di studio  Il recupero, la valorizzazione e lʼattualizzazione delle competenze: il ruolo della FP  Il superamento degli stereotipi: esperienze esemplari di fuoriuscita dai lavori “etichettati”  Il sostegno al passaggio al lavoro autonomo  Lʼintegrazione delle seconde generazioni
    25. Conclusioni: immigrazioni e modernizzazione tradizionale  Non cʼè un solo modello sud-europeo, neppure limitandoci allʼItalia  Non ci sono soltanto immigrazione irregolare e sistemi produttivi tradizionali: lʼimmigrazione è più numerosa e meglio inserita nelle aree più prospere del paese  Lʼimmigrazione entra nella riproduzione degli assetti consolidati , ma contribuisce anche alla modernizzazione dellʼeconomia e della società italiana: il caso del lavoro femminile e quello dei servizi alle imprese
    26. Qualche modesta proposta  una governance mondiale, o almeno europea delle migrazioni  una varietà di dispositivi e canali (migranti qualificati, stagionali, studenti, ecc.)  un sistema a punti (premiare la conoscenza dellʼitaliano, i titoli di studio, le esperienze professionali)  lʼistituto dello sponsor  unʼipotesi di conversione del permesso di soggiorno (almeno per le assistenti domiciliari, o gli studenti)  la repressione dellʼimpiego di lavoro irregolare  la possibilità di ingresso nel sistema pubblico e nelle professioni (caso del sistema infermieristico)  un robusto investimento istituzionale, a tappeto, sulla lingua italiana  Ipotesi del contratto di integrazione
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