Federico Pigni: Il Web Marketing Transalpino

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Federico Pigni: Il Web Marketing Transalpino

  1. 1. Federico Pigni: Il Web Marketing Transalpino | Casi diSuccesso del Turismo 2.0 | Formazione Turismohttp://www.formaz ioneturismo.com/in- evidenz a/federico- pigni- il- web- marketing- transalpino- casi- di- successo- del- turismo- 2- 0 March 11, 2013Casi di Successo del Turismo 2.0, interviste e case histories dal mondo del Travel e del WebMarketing, ogni primo mercoledì del mese, affiancate alla Rubrica “Turismo 2.0 Navigando siimpara”.Oggi incontriamo Federico Pigni, Assistant Professor, in Management & Technology, pressola Grenoble Ecole de Management – GEM, italiano d’origine ed europeo d’adozione. In equilibriotra ricerca, docenza e lavoro sul campo, con at t ivit à imprendit oriali e consulenze.Ti sei perso le ultime interviste? Ecco come rimediare?
  2. 2. Muse Comunicazione presenta l’Intervista al Professor Federico Pigni, docente di Management& Technology, presso la Grenoble Ecole de Management, gradevole conversazione sul destinodel Web Marketing d’Oltralpe, lo stato dell’arte del Digital Marketing nostrano, il futuro dellaFormazione ed altre amenità.Muse Comunicazione: Federico Pigni, italianissimo docente alla Ecole de Management di
  3. 3. Grenoble. Ci puoi raccontare in poche pennellate il quadro del tuo excursus professionale.Federico: Ho sempre mantenuto un profilo misto, accademico e professionale. Dopo la laureae il servizio militare ho accettato una borsa di addestramento didattico scientifico all’Universit àCarlo Cat t aneo – LIUC. Negli stessi anni ho poi fondato con alcuni compagni di scuola unasocietà che si occupava di sviluppi Web. In LIUC ho completato il mio dottorato di ricerca.Ho abbandonato dopo circa 6 anni la carriera da imprenditore e ho voluto provare l’ebbrezza diun anno in ricerca e sviluppo in una multinazionale, sono quindi partito per Sophia Antipolis esono diventato post-dottorando in Orange – France Telecom.E la Francia ha iniziato a entrarmi nel sangue. In seguito sono ritornato in Italia e con il collegaSamuele Astuti abbiamo gettato le basi per costituire in seno a LIUC un laboratorio ditrasferimento tecnologico sulla tecnologia RFId (ndr. Radio Frequency IDentification)Oltre agli impegni universitari mi occupavo, negli stessi anni, di innovazione nel set t orebancario (principalmente su metodologie per l’innovazione e sulla relazione con il cliente e losviluppo della filiale) e ho collaborato a diversi progetti con i principali istituti di credito.Nel 2010 ho deciso di accettare un posto a ‘tempo indeterminato’ a Grenoble, dove, oltre alleattività di insegnamento e ricerca partenariale, studio le opportunità di creazione di valoreat t raverso lo sf rut t ament o di f lussi di dat i in t empo reale (una tematica che abbiamochiamato Digital Data Stream).Muse Comunicazione: Immaginiamo di compilare la tua carta di identità: rivelaci qualche datoanagrafico e quello che vuoi tu…Federico: Tra qualche giorno compirò 37 anni. Ho una compagna meravigliosa e sto perdiventare papà per la prima volta. Amo l’astronomia e la vela… e pure le tecnologiedell’informazione, ma qui è difficile distinguere tra lavoro e piacere. E credo che la mia fortunastia proprio in questo: il mio lavoro mi piace e mi diverte.Muse Comunicazione: E qui non posso che darti ragione.Perché sei approdato a Grenoble? Raccontaci le caratteristiche e i percorsi di studio proposti daquesta Scuola? Qual è il tuo ruolo e cosa insegni?Federico: A Grenoble c’era un gruppo di ricerca capeggiato da Gabriele Piccoli che si occupavadi tematiche che mi interessavano. Ho così ottenuto una posizione di permanente a GrenobleEcole de Management, a condizioni che ho reputato interessanti. Insomma mi sembravaun’ottima opportunità per migliorare le mie capacità accademiche e di ricerca.Grenoble Ecole de Management – GEM è quello che in Francia si chiama una “grande ecole”.La scuola ha una buona reputazione essendo tra le prime dieci in Francia e molti programmisono, secondo il Financial Time, tra i primi dieci al mondo. Non è un’università nel senso vero deltermine, ma una Business School. Come tale vi è una rigorosa selezione all’ingresso e siaccede solo per concorso. Gli studenti prima devono superare un esame nazionale ed essereclassificati, poi, e in base all’esito, possono scegliere la scuola a cui fare domanda. Tanto perdarti un’idea, riceviamo circa 15.000 domande l’anno – il numero più alto in Francia – neriteniamo circa 3.000 come ammissibili e accettiamo solo 650 studenti l’anno – master esclusi.Vi si può accedere solo 2 o 3 anni di studi dopo il BAC (il loro esame di maturità).La scuola è chiaramente orientata agli aspetti manageriali e la formazione prevede sia diplomitriennali sia, a livelli successivi e specialistiche (quindi BAC+3 significa livello bachelor ossialaurea triennale, BAC+5 laurea specialistica o laurea con master, BAC+8 post laurea, nonché idottorati).Il punto forte di GEM è la sua vocazione manageriale e tecnologica. E’ uno dei membri fondatoridi un “campus di innovazione”, chiamato GIANT, che raggruppa le diverse istituzioni di ricerca e
  4. 4. formazione nelle tecnologie della comunicazione, delle energie rinnovabili e bioscienze. Ancora,giusto per dare un’idea, il campus prevede un investimento di 1,2 miliardi di Euro nel quinquennio2010-2015.Per quanto mi riguarda, sono il responsabile per i corsi di sist emi inf ormat ivi sia per GGSB(la business school anglofona di GEM) che per ESC (la business school Francese).Oltre al ruolo di responsabile, insegno anche in tutti i corsi che poi coordino e quindi faccioformazione sia in francese che in inglese.I corsi che tengo hanno l’obiettivo di responsabilizzare i futuri manager a considerareappropriatamente le tecnologie dell’informazione nella formulazione delle loro strategie,mostrando come esse possano svolgere un ruolo fondamentale (e strategico) per lacompetitività dell’impresa.Muse Comunicazione: Hai insegnato anche in Italia? Quali differenze tra le due esperienzepuoi sottolinearci?Federico: Sì ho insegnato anche in Italia, oltre che in LIUC anche in Cat t olica e in Bocconi(solo master) per oltre dieci anni. La differenza più profonda che mi sembra di vedere è che inItalia si tenda a fare studiare di più. Quello che intendo è che generalmente in Italia tendiamo adassegnare uno o più testi di riferimento e lo studente, oltre a quello che si fa in classe, all’esameporta il contenuto del libro.A livello di Business School si lavora molto di più in classe e l’apprendimento è in sostanzabasato su casi, deduzione e tesine. La t eoria si discut e solo alla f ine, dopo la discussione delproblema. In una frase, molto più pragmatico e meno teorico.L’altra cosa un po’ particolare è la quantità di stranieri che frequentano le formazioni master. Incerte classi mi capita di avere almeno una decina di nazionalità diverse: italiani, francesi, indiani,libanesi, egiziani, cinesi, coreani, giapponesi, americani, argentini, colombiani, …Muse Comunicazione: Diverse provenienze, diversi vissuti ed esperienze. Sicuramente uncontesto stimolante per il discente, ma anche per il docente. Perché in Italia un contesto diquesto tipo non è attuale ed anche difficilmente ipotizzabile per il futuro?Federico: Credo che la ragione sia l’attrattività paese per quanto concerne la formazione. Glistudenti a livello internazionale scelgono la scuola in base alle “classifiche”, i ranking delle scuolee le certificazioni.Per farti un esempio, uno studente che decidesse di venire in Europa a studiare in unabusiness school, quasi certamente per orientarsi farebbe riferimento al ranking del FinancialTimes.Se lo scorri, ti accorgi che solo due istituzioni italiane sono presenti (in settima e quarantesimaposizione) su un totale di settantacinque… ed entrambe le scuole sono a Milano. Quindi aparte le note eccellenze – che ci sono, si badi bene, e sono riconosciute – l’attrattività dellenostre scuole non è il massimo. Considera che la Francia piazza tre business school nella top10 europea.Attrattività delle scuole ben diversa da quella paese che potremmo ben sfruttare: infatti glistudenti internazionali sono attirati dall’Italia, ma non dalla nostra offerta formativa. Ecomunque una volta “formati” credo sia difficile trattenerli con allettanti condizioni lavorative.Con questo non considerarmi un sostenitore dei ranking, anzi, il problema è che sono glistudenti a farne uso, in una specie di problema uovo-gallina.Muse Comunicazione: In che misura una Business School, con un approccio così pragmatico,con un fil rouge così stretto con le aziende, aiuta a formare il Manager o l’E-marketer di domani,rispetto ad un percorso più accademico come quello italiano?
  5. 5. Federico: Credo che sia dovuto a tre fattori principali: ricerca, insegnament o e business.Io lavoro in una business school e la mia ricerca è ovviamente orientata al business, inparticolare io cerco di aiutare le organizzazioni ad appropriarsi al meglio dei potenziali strategiciche l’ICT mette a disposizione. Per fare questo non posso essere certo chiuso in una torred’avorio, anzi, come dico sempre: ho il muso ben piantato nel business.Considera che le mie ricerche sono finanziate da organizzazioni private ed imprese. Occuparmidi temi non rilevanti per il business significherebbe per me non poter “vendere” la mia ricerca equindi non poter avere i fondi per condurla. Il cerchio si chiude perché se spesso scherziamo sul“chi non sa, insegna”, garantisco che nelle business school trovo sempre più docenti che sannoe insegnano.Infine, sempre facendo riferimento al “fil rouge”, quando progettiamo i corsi il nostrointerlocutore principale resta l’azienda: la formazione è funzionale ai bisogni ed alla loroanticipazione. Siamo bravi quando formiamo su ciò che serve e servirà.Quando progettiamo un corso, la scuola ci mette a disposizione un budget per invitare alcomitato scientifico manager e ricercatori a livello internazionale, con lo scopo di farlipartecipare allo sviluppo dell’offerta formativa.Questo ci porta ad essere pragmatici ed efficaci.Muse Comunicazione: I tuoi percorsi didattici prevedono corsi e moduli di Corporate WebCommunication, di Strategie di Branding On-line, di utilizzo e sviluppo di reti sociali… L’aziendaoggi e quindi il Manager di domani possono prescindere dall’utilizzo del Digital marketing e delSocial networking, nei loro piani aziendali, nella stessa quotidianità, nello svolgimento dei propricompiti?Federico: Ti rispondo con un leggero sorriso sulle labbra perché è un po’ come chiedere alfornaio se il suo pane è buono! Ti rispondo come sempre faccio in questi casi: dipende, ma nellamaggior parte dei casi, no. Prescindere credo sia davvero molto difficile.Nel settore del turismo, tu mi insegni, credo sia imprescindibile. Ti propongo lo stesso esempioche faccio ai miei studenti per introdurli al discorso. L’estate scorsa dovevo raggiungere i mieigenitori a Varese partendo da Roma. Non avevo voglia di farmi tutto il viaggio e a un belmomento decido di uscire dall’autostrada. Orvieto. Ora, non avevo la più pallida idea di dovealloggiare, prendo il cellulare e vado su Booking.com. Seleziono così l’hotel in base a tre criteri:“centralità”, rating e prezzo. Passo una bellissima nottata anche perché ero capitato almomento di un jazz festival e ho avuto musica live direttamente in camera semplicementetenendo aperte le finestre. Il giorno successivo il padrone dell’hotel, molto alla vecchia maniera,mi chiede come è andata, se mi sono trovato bene e se non mi hanno infastidito “i rumori di ierisera”. “Rumori?” replico io. “Sì… sa, la musica di ieri notte: vede un cliente ieri si è lamentato delrumore e oggi mi sono trovato un feedback negativo sul Booking.com che mi ha fatto scenderedi 0,1 rispetto all’hotel di fronte”.Se sviluppo l’esempio cosa ottengo: devo insegnare queste cose ai miei studenti – futurimanager – , devo fare ricerca e capire quali strategie permettono la migliore gestione dellarelazione con i propri clienti e ai manager devo fornire strumenti per decidere come organizzarsie gestire i feedback online. Mmmmm, mi sa che non posso prescindere dall’utilizzo del Digitalmarketing e del Social networking.Muse Comunicazione: Parliamo di contrattura e di crisi. Senza scomodare i grandi sistemi, dalmondo dell’imprenditoria e dei mercati, ma anche del cittadino comune si chiede a gran voce unpiano strategico per la Crescita. In Italia si stenta a comprendere la difficoltà delle aziende, cheanche nel settore alberghiero sono prevalentemente PMI, spesso aziende a conduzionefamiliare, che non hanno la forza di innovare, rendere più attuali e competitive le proprie
  6. 6. strategie. Non esistono (o per lo meno non ci sono stati ancora rivelati) piani italiani persostenere ed incentivare ricerca, sperimentazione, aggiornamento, formazione in azienda,consulenza ed affiancamento di specialisti presso le stesse strutture.Che futuro vedi per le piccole aziende italiane in affanno?Federico: Qui credo che sia opportuno distinguere da problemi strutturali e contingenti.Forse in modo un po’ naïve sono convinto che abbiamo appena scalfito il potenziale turisticodel nostro paese, a causa di un ritardo infrastrutturale enorme. Criticamente mi sembra chesiamo senza una direzione precisa, senza invest iment i mirat i, senza una visione di lungot ermine e che speriamo che “l’effetto Italia” (sole, mare e buon cibo) e “patrimonio dell’umanità”bastino da soli a far vivere il settore turismo.Il problema è che le nostre imprese non hanno voce in capitolo ed è invece proprio dove credoche gli investimenti pubblici porterebbero i maggiori benefici. Attenzione, non finanziamentipubblici a pioggia, ma ben mirati per dotare di infrastrutture adeguate di accoglienza e di servizile nostre molteplici zone ad elevata attrattività turistica.Quello che manca è un piano strategico che identifichi precise priorità, interventi ed evoluzioni.Se poi avessimo la bella abitudine di “far di conto” anche nell’invest iment o pubblico,potremmo anche iniziare a valutare quali investimenti, in quali servizi rendono di più e replicare inaltre aree.Insomma, fare quello che ogni azienda fa: faccio un investimento e valuto bene quanto mi hareso. Con i soldi pubblici, mi sembra che si perda un po’ quello spirito che ci rende unici almondo: l’imprenditorialità.In termini contingenti proprio le PMI hanno la possibilità di af f acciarsi sul mercat o globale epensare a offerte specifiche che veicolino il proprio brand on line.Internet ci ha dato un nuovo canale di comunicazione, i Social Net work un modo nuovo dicomunicare con la clientela. Certo, sfruttare questo “World of Mouths” non è banale e farsiaccompagnare in questo percorso è raccomandabile. Non stiamo neppure parlando diinvestimenti mostruosi: è vero costano poco, ma non sono servizi “una tantum”.Perseguire una st rat egia di comunicazione on line non è come semplicemente acquistare unservizio, dimenticarsene e incassare. Non è costruire un sito web graficamente accattivante esperare che così i clienti in tutto il mondo ci troveranno. Si richiede un preciso allineamento trala soluzione, le necessità dell’organizzazione, le sue capacità e anche la sua maturità.È un po’ come un processo di apprendimento, magari prima di andare con le nostre gambeavremo bisogno di un aiuto, ma l’obiettivo è poi camminare da soli una volta che si è capitocome fare. Pensa ancora a Orvieto e al calo di 0,1 del ranking di Booking.comMuse Comunicazione: Grazie per questo quadro ben tratteggiato sulle opportunità (grandi) e irischi (molti) del panorama sul quale si affacciano le piccole medie imprese italiane, anche delsettore Travel. Soprattutto in relazione al nuovo ruolo che hanno assunto Rete Sociali e Internet.Ma torniamo al Paese che ti ospita…In Francia, dove vivi, operi e nel quale dai il tuo contributo anche in termini di competenza,creatività per la crescita del Paese, quale clima si respira, anche in relazione ai recenti sviluppisocio-politici?Federico: Il clima è chiaramente di incertezza, ma percepisco un minore nervosismo rispetto aquando rientro in Italia.
  7. 7. Hollande prima di insediarsi, la sera in cui ha saputo di essere eletto, nel suo discorso aglielettori ha detto una frase che mi ha colpito molto: “Nous ne sommes pas n’importe quel paysde la planète, n’importe quelle nation du monde. Nous sommes la France” (Noi non siamo unpaese qualsiasi di questo pianeta o una nazione qualsiasi del mondo. Noi siamo la Francia). Avolte accusiamo i nostri cugini francesi di essere un po’ vanitosi, ma forse un po’ più diconsapevolezza del nostro potenziale ci vorrebbe anche da noi.Noi non siamo un paese qualsiasi. Noi siamo l’Italia. A noi cambiare le cose.Muse Comunicazione: La tua esperienza transalpina, quasi mitteleuropea, ti porta ad avere unavisione meno costretta e più ampia. Come vedi da lassù il panorama europeo, soprattutto sottol’ottica del futuro immediato delle imprese e dei ragazzi che studiano, si stanno formando ecercano di costruire il proprio progetto di vita?Federico: Sarà perché sono sempre a contatto con dei giovani che ho un’estrema fiducia inloro. Nella mia scuola abbiamo anche un incubatore di start-up dove alcuni nostri studentistanno facendo crescere il proprio progetto imprenditoriale. Forse uno dei problemi maggioriche abbiamo è che come europei a livello mondiale possiamo apparire passé, nel senso di“vecchi”.Ricordo una presentazione che fece qualche mese fa un docente di origini indiane ad unaconferenza. Dopo aver ascoltato i progetti che i giovani ricercatori europei avevano sviluppatodisse:Mi sono piacevolmente stupito di constatare quanto potenziale innovativoabbiate. Non l’avrei mai detto vista l’immagine che abbiamo dell’EuropaAncora una volta, la percezione è qualcosa di importante, ma i nostri giovanisono la nostra principale risorsa. Facciamo di tutto per dare loro un contestodove possano realizzare i propri potenziali, altrimenti il nostro rischio è quello divederli part ire insieme ai capit ali.Muse Comunicazione: Federico anche tu sei un cervello in fuga. Espressione un po’ grezzae… parziale anche perché insieme all’aspetto razionale, si allontana lo spirito, spesso lacreatività, il cuore, quindi la parte dei valori, della struttura etica e degli affetti di una persona.Come vivi personalmente lavorare e vivere in un’altra nazione?In senso più ampio, non ritieni un rischio assistere impotenti alla fuoriuscita irrefrenabile deimigliori professionisti, docenti, ricercatori che l’Italia ha cresciuto, formato e sui quali dovremmopuntare con le nostre risorse, forze ed energie?Federico: Vero. Sono espatriato e orgogliosissimo dei miei italici natali, della mia educazione inItalia e delle opportunità che il Paese mi ha dato. Come italiano all’estero sono sfiduciato dal“sistema Italia”.La flessibilità che ci ha permesso la miriade di PMI che fanno l’economia del nostro paese ci haportato ad essere una delle principali economie del pianet a. La nostra capacità di resisterealle crisi e di adattarci ai cambiamenti economici, ci ha reso però miopi nel programmare il futuro.Non abbiamo adeguatamente investito in innovazione e ricerca e ancora una volta proprio lePMI hanno dovuto farsi carico di queste mancanze. Non che le eccellenze manchino, comedicevo. L’Italia è ricca di eccellenze, peccato che a livello aggregat o e di sist ema paese siamosotto media.Sviluppo vuol dire innovazione, vuol dire imprenditoria, vuol dire fiducia nel futuro, vuol diregiovani.
  8. 8. I potenziali ci sono, ora sta a noi creare le condizioni perché non vadano perduti.Dovremmo smetterla di navigare a vista e iniziare a programmare, investire e agire oggi per ilfuturo. Non come si è fatto finora: programmare oggi la giornata di domani.Visto poi che il mio campo si riferisce alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ènecessario che si operi adeguatamente un trasferimento delle competenze che esistono nelleaccademie, verso il tessuto industriale e viceversa. Se le nostre imprese non investono nelleuniversità non possiamo sperare nella ricerca applicata, allo stesso modo se le universitàpuntano a una ricerca applicata lontana dai bisogni delle imprese, come possono pretendere diessere finanziati?Il corollario di questo è che universit à, imprese e St at o sono gli ingredienti fondamentali perun paese che innova (qui non invento nulla, ma si tratta di studi scientifici).Muse Comunicazione: In Italia si stanno diffondendo percorsi formativi, corsi e master, checercano di cucire quello strappo tra formazione accademica e reali bisogni e dinamiche delmondo del lavoro.FormazioneTurismo, portale che ci ospita, ha come missione di segnalare queste esperienze edi informare giovani manager e operatori del settore Travel che necessitano di aggiornamento edi confronto sulle nuove strategie di Web Marketing.Io stessa do il mio contributo come docente in alcuni di queste esperienze, soprattuttonell’ambito Turistico – alberghiero, con moduli di Web Communication, Web Marketing, ContentMarketing, Social Networking.Si può pensare a Territori e Associazioni di categoria che propongano percorsi di formazione edi affiancamento /accompagnamento in azienda agli operatori turistico-albergieri.Come pensi che il comparto Travel in Italia possa aggiornarsi ed allinearsi con altri paesieuropei più evoluti e con strategie commerciali/marketing decisamente più competitive?Federico: Mi concentro sugli elementi che le imprese possono cont rollare.• A livello di impresa, riconoscere una mancanza è il primo passo verso la soluzione. Il problemaè dunque legato alla consapevolezza dei potenziali.• Azioni specifiche anche a livello associativo devono essere intraprese per sensibilizzare leimprese verso i nuovi modelli di comunicazione.Social network, piattaforme di booking, nuovi intermediari, blog, motori di ricerca hannoradicalmente cambiato lo scenario del marketing tradizionale. Non solo, i contesti d’uso sonomutati. Siamo sempre più mobili, abbiamo tablet e smartphone, utilizziamo app e ci siamoabituati ad avere i servizi a distanza di un click (non di mouse, ma di dito!). Usciamodall’autostrada e vogliamo scegliere il miglior hotel e impostare l’indirizzo sul navigatore,vogliamo poter regalare soggiorni a condizioni particolarmente vantaggiose, vogliamo “farel’affare” del giorno e avere una camera a metà prezzo e prendere un volo per pochi euro. Comeoperatori possiamo conoscere in tempo reale cosa pensano i nostri clienti di noi (cito ancoral’esempio di Booking.com o TripAdvisor) e adeguarci alle loro esigenze molto più rapidamente.Non dobbiamo neppure gestire più i questionari cartacei nelle camere: i nostri clienti siesprimono on line. Faccio un esempio banale: se online abbiamo un modulo di prenotazione,perché non raccogliere le preferenze del nostro cliente? Perché non chiedergli la bevandapreferita e fargliela trovare in camera andando oltre la bottiglia d’acqua? Tecnologicamente èsemplicissimo, in termini di marketing il valore è chiaro, ma io trovo sempre la bottigliettad’acqua. Siamo cambiati. I nostri clienti sono cambiati e come operatori dobbiamo cambiare.Riassumo in pochi punti:
  9. 9. 1. Sensibilizzare, per diffondere la consapevolezza del problema;2. Inf ormare, per spiegare potenziali e opportunità;3. Trasf erire conoscenza, per fornire gli strumenti per innovare;4. Innovare, sulla base dei nostri strumenti;5. Misurare, i risultati che abbiamo ottenuto.E queste azioni devono essere coordinate per fornire alle imprese le basi per poter innovare ecompetere. Come accennavi, le azioni organiche e anche dirette a livello associat ivo et errit oriale sono chiaramente auspicabili.Muse Comunicazione: Musica per le mie orecchie… Tu non sai quante volte affronto questitemi, ma non mi arrendo!Cosa consigli ai giovani italiani che vogliono diventare manager nel settore dell’Hotellerie (e nonsolo)?Federico: Consiglierei loro di prepararsi bene. Non è un settore facile, richiede flessibilità eimprenditorialità. In Italia abbiamo delle ottime scuole e l’estero può essere utile per confrontarsicon realtà di gestione differenti e, perché no, per specializzarsi anche in grandi catene.Dici bene poi quando parli di manager nel settore dell’Hotellerie.Gestione di:• qualità• innovazione• cambiamento• esperienza cliente• economica e finanziaria• leadership• delegasono tutti at t ribut i manageriali propri di questo settore.Quindi consiglio una solida preparazione manageriale unita ad una forte curiosità verso lenovità: le abitudini dei nostri clienti cambiano ormai con un click.———–Ringrazio Federico per la disponibilità, il tempo dedicatomi e per aver sfoderato sorprendenticapacità Multitasking…Grazie a FormazioneTurismo che da più di un anno ci ospita.L’intervista ti è piaciuta? Ti ha creato curiosità, domande o idee nuove? Condividile, scrivendocia info@musecomunicazione.it oppure vieni sul Forum Web Marketing Turistico Alberghiero.Oppure commenta il post… Ti stiamo aspettando.

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