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Corso resp   21 lezione - sicurezza
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Corso resp 21 lezione - sicurezza

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  • 1. Sicurezza in azienda
  • 2. Costituzione italiana  Art. 32: la Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo  Art. 35: la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme  Art. 38: i lavoratori hanno diritto che siano assicurati mezzi adeguati in caso di infortunio
  • 3. Codice civile  Art. 2087: l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa, le misure che sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e morale dei lavoratori.
  • 4. Codice penale  Art. 437: Rimozione di cautele contro infortuni sul lavoro  Art. 451: omissione colposa di cautele  Art. 590: lesioni personali colpose
  • 5. Statuto dei lavoratori  Art. 9: i lavoratori hanno diritto a controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni
  • 6. Norme in materia di prevenzione infortuni  DPR 547: norme per la prevenzione degli infortuni  DPR 303: norme generali per l’igiene sul lavoro  DL 277: norme per il miglioramento della protezione dai rischi
  • 7. DL 626/94  Recepisce alcune direttive comunitarie  Luoghi di lavoro  Attrezzature di lavoro  Dispositivi di protezione individuali  Agenti cancerogeni  videoterminali
  • 8. DL 626/94: ruolo del lavoratore Il D.Lgs. 626/94 attribuisce ai lavoratori un ruolo di notevole importanza nella organizzazione e realizzazione della sicurezza Sufficiente preparazione di base su problemi legati alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro aiutano il lavoratore a raggiungere velocemente quel ruolo attivo e diretto che il decreto vuole realizzare
  • 9. 626/94: figure di riferimento  Datore di lavoro  Lavoratore subordinato  Servizio di prevenzione e protezione dai rischi  Medico competente
  • 10. Servizio di prevenzione e protezione dai rischi  Datore di lavoro  Responsabile del servizio di protezione e prevenzione  Rappresentante dei lavoratori  Medico competente  Addetti alle emergenze
  • 11. Figure di riferimento  Dirigente: assomma in se poteri, funzioni e responsabilità. E’ il sostituto del datore di lavoro  Preposto: ha funzioni di controllo e sorveglianza con ridotti poteri organizzativi e disciplinari
  • 12. Modello gerarchico rigido Modello gerarchico rigido Datore Lavoro Staff Preposti COMANDO PER LA GESTIONE CONTROLLO DELLA SICUREZZA NON FUNZIONA Lavoratori
  • 13. Prevenzione partecipata Modello di prevenzione partecipata Datore Lavoro Staff S.P.P . RLS Preposti RSU Lavoratori
  • 14. Misure generali di tutela  Art. 3  Valutazione dei rischi  Eliminazione dei rischi (progresso tecnico)  Riduzione dei rischi alla fonte  Programma della prevenzione  Sostituzione di ciò che è pericoloso
  • 15. Misure generali di tutela  Art. 3  Priorità alla protezione collettiva  Limitazione del n° di lavoratori esposti  Utilizzo minimo di agenti chimici, biologici, ecc.  Controllo sanitario dei lavoratori  Allontanamento dei lavoratori per rischi connessi allo stato di salute
  • 16. Misure generali di tutela  Misure igieniche  Misure di emergenza  Uso di segnali di avvertimento  Manutenzione  Informazione e formazione  Istruzioni adeguate ai lavoratori
  • 17. Obblighi del datore  Il datore è tenuto all’osservanza delle misure generali di tutela  Il datore deve elaborare un documento di valutazione dei rischi
  • 18. Obblighi del datore Valutazione rischi Organizzazione Nomina responsabile e lavoratori Spp - Medico competente compie la valutazione sotto adotta disposizioni, documenta la sua responsabilità e coordina • Datore Realizzazione di Informazione Deve operare per rendere effettiva la lavoro e formazione Informa e forma i lavoratori tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro, intervenendo sugli impianti per eliminare o ridurre i rischi, fornendo mezzi di protezione Consultazione: deve consultare il Rls per coinvolgere i lavoratori sui temi della sicurezza
  • 19. Riunioni periodiche “convocate con almeno cinque giorni lavorativi di preavviso e su un ordine del giorno scritto” “dalla riunione viene redatto verbale” Accordo Interconfederale 22/6/1995 La convocazione può essere richiesta anche dal rls, quando ve ne siano i motivi Almeno un incontro l’anno Valenza istituzionale quindi la presenza delle figure obbligatorie deve essere completa
  • 20. Valutazione dei rischi  Relazione sulla valutazione dei rischi e criteri utilizzati  Misure e attrezzature per la prevenzione  Programma di attuazione delle misure
  • 21. Valutazione del rischio La valutazione del rischio (D. Lgs 626/94) va intesa come l’insieme di tutte quelle operazioni, conoscitive e operative, che devono essere attuate per giungere ad una stima del rischio di esposizione ai fattori di pericolo per la sicurezza e la salute del personale, in relazione allo svolgimento delle lavorazioni. La valutazione del rischio è pertanto un’operazione complessa che richiede, necessariamente, per ogni ambiente o posto di lavoro considerato, una serie di operazioni, successive e conseguenti tra loro.
  • 22. Valutazione del rischio  l’identificazione delle sorgenti di rischio presenti nel ciclo lavorativo;  l’individuazione dei conseguenti potenziali rischi di esposizione in relazione allo svolgimento delle lavorazioni;  la stima dell’entità dei rischi di esposizione connessi con le situazioni di interesse prevenzionistico individuate.
  • 23. Valutazione del rischio  Tale processo di valutazione può portare, per ogni ambiente o posto di lavoro considerato, ai seguenti risultati: - assenza di rischio di esposizione; - presenza di esposizione controllata entro i limiti di accettabilità previsti dalla normativa; - presenza di un rischio di esposizione.
  • 24. Valutazione del rischio  Nel primo caso (assenza di rischio di esposizione) non sussistono problemi connessi con lo svolgimento delle lavorazioni. Nel secondo caso (presenza di esposizione controllata entro i limiti di accettabilità previsti dalla normativa) la situazione deve essere mantenuta sotto controllo periodico. Nel terzo caso (presenza di un rischio di esposizione) si dovranno attuare i necessari interventi di prevenzione e protezione secondo la scala di priorità prevista dall’art. 4 del D. Lgs 626/94.
  • 25. Valutazione del rischio  I rischi lavorativi presenti negli ambienti di lavoro, in conseguenza dello svolgimento delle attività lavorative, possono essere divisi in tre grandi categorie:  Rischi di natura infortunistica  Rischi di natura igienico-ambientale  Rischi di tipo trasversale
  • 26. Insalubrità LAVORO Incidenti Organizzazione lavoro Fatica fisica Stress psicologico Posizioni Intensità Durata
  • 27. Insalubrità AMBIENTE Incidenti Fatt. biologici Fatt. chimici Allergeni Fatt. fisici-meccanici Gas, vapori Microrganismi Microclima Illuminazione Fumi Rumore Polveri Vibrazioni Sostanze tossiche Radiazioni ionizzanti con attività acuta e non o cronica
  • 28. Rischi di natura infortunistica  I rischi infortunistici sono dovuti a:  Strutture  Macchine  Impianti elettrici  Sostanze pericolose  Incendio-Esplosioni
  • 29. Rischi infortunistici: Carenze strutturali dell’ambiente di lavoro  altezza dell’ambiente  superficie dell’ambiente  volume dell’ambiente  illuminazione (normale o in emergenza)  pavimenti (lisci o sconnessi)  pareti (semplici o attrezzate: scaffalatura, apparecchiatura)  solai (tenuta)  soppalchi (destinazione, praticabilità, tenuta, portata)  botole (visibili e con chiusura a sicurezza)  uscite (in numero sufficiente in funzione del personale)  porte (in numero sufficiente in funzione del personale  locali sotterranei (dimensioni, ricambi d’aria)
  • 30. Rischi infortunistici: Manipolazione di sostanze pericolose  Sostanze infiammabili  Sostanze corrosive  Sostanze comburenti  Sostanze esplosive
  • 31. Rischi infortunistici: Carenze degli impianti  protezione degli organi di avviamento  protezione degli organi di trasmissione  protezione degli organi di lavoro  protezione degli organi di comando  Macchine con marchio CE (Rif. Direttiva Macchine 89/392 CEE)  Macchine prive di marchio CE (Rif. Al DPR 547/55)  protezione nell’uso di apparecchi di sollevamento  protezione nell’uso di ascensori e montacarichi  protezione nell’uso di apparecchi a pressione (bombole, circuiti)  protezione nell’accesso a vasche, serbatoi, piscine e simili
  • 32. Rischi infortunistici: Carenze di sicurezza elettrica  Idoneità del progetto  Idoneità d’uso  Impianti a sicurezza intrinseca in atmosfere a rischio di incendio e/o esplosione  Impianti speciali a caratteristiche di ridondanza
  • 33. Rischi infortunistici: Rischi da incendio e esplosione  Presenza di materiali infiammabili d’uso  Presenza di armadi di conservazione (caratteristiche strutturali e di aerazione)  Presenza di depositi di materiali infiammabili(caratteristiche strutturali di ventilazione d i ricambi di aria)  Carenza di sistemi anti-incendio  Carenza di segnaletica di sicurezza
  • 34. Rischi di natura igienico- ambientale  Dovuti a:  Agenti chimici  Agenti fisici  Agenti biologici
  • 35. Rischi igienici-ambientali: Agenti chimici Rischi di esposizione connessi con l’impiego di sostanze chimiche, tossiche o nocive in relazione a:  Ingestione  contagio cutaneo  inalazione di polveri, fumi, nebbie, gas, vapori
  • 36. Rischi igienici ambientali: Agenti fisici Rischi da esposizione e grandezze fisiche che interagiscono in vari modi con l’organismo:  Rumore  Vibrazioni  radiazioni non ionizzanti (sorgenti di microonde, radiazioni UV, luce laser)  microclima (temperatura, umidità, condizionamento, ventilazione, calore)  illuminazione
  • 37. Rischi igienici-ambientali: Agenti biologici Rischi connessi con l’esposizione (ingestione, contatto cutaneo, inalazione) a organismi e microrganismi patogeni e/o non, colture cellulari, endoparassiti umani, presenti nell’ambiente a seguito di emissione e/o trattamento e manipolazione:  Emissione involontaria (emissione di polveri organiche, impianti di condizionamento  Emissione incontrollata (impianti di depurazione)  Trattamento o manipolazione volontaria, a seguito di impiego per ricerca sperimentale in vitro o in vivo
  • 38. Rischi trasversali  I rischi trasversali sono individuabili nel rapporto tra l’operatore e l’organizzazione del lavoro. Tale rapporto è inserito in un quadro di compatibilità e interazioni di tipo oltre che ergonomico anche psicologico ed organizzativo.  Comprendono:  Organizzazione del lavoro  Fattori psicologici  Fattori ergonomici  Condizioni di lavoro difficili
  • 39. Rischi trasversali: Organizzazione del lavoro  Processi di lavoro usuranti (lavori in continuo, sistemi di turni, lavoro notturno)  Pianificazione degli aspetti attinenti alla sicurezza e la salute: programmi di controllo e monitoraggio  Manutenzione degli impianti, comprese le attrezzature di sicurezza  Procedure adeguate per far fronte agli incidenti e a situazioni di emergenza  Movimentazione manuale dei carichi  Lavoro ai video terminali.
  • 40. Rischi trasversali: Fattori psicologici  Intensità, monotonia, solitudine, ripetitività del lavoro  Carenze di contributo al processo decisionale e situazioni di conflittualità  Complessità delle mansioni e carenza di controllo  Reattività anomala a condizioni di emergenza
  • 41. Rischi trasversali: Condizioni di lavoro difficili  Lavoro con animali  Condizioni climatiche esasperate  Ergonomia delle attrezzature di protezione personale e del posto di lavoro.
  • 42. Obblighi dei lavoratori  Il lavoratore è responsabile della propria sicurezza e salute e deve:  Osservare le disposizioni e istruzioni impartite  Utilizzare correttamente i macchinari, gli utensili, le sostanze, ecc.
  • 43. Obblighi dei lavoratori  Utilizzare correttamente i DPI  Segnalare al datore e ai preposti  Non rimuovere o modificare le protezioni  Sottoporsi ai controlli sanitari  Contribuire all’adempimento degli obblighi
  • 44. Rappresentante dei lavoratori  È eletto in tutte le aziende (direttamente o tramite le rappresentanze sindacali)  Accede ai luoghi di lavoro  È consultato preventivamente per:  Valutazione dei rischi  Prevenzione  Formazione  Designazione degli addetti
  • 45. Rappresentante dei lavoratori  Riceve informazioni sulla valutazione dei rischi  Riceve formazione adeguata  Partecipa alla riunione periodica del servizio di sicurezza
  • 46. Rischio  È il prodotto di una PROBABILITà CHE SI VERIFICHI IL DANNO per una ENTITà DEL DANNO
  • 47. Cos’è il rischio
  • 48. Gestione del rischio
  • 49. Documento di valutazione dei rischi  Individuazione dei DPI;  Definizione del programma di formazione;  Definizione del programma di sorveglianza sanitaria
  • 50. Documento di valutazione dei rischi Elemento Descrizione Mansione Individua un insieme di compiti (attività) da svolgere per il raggiungimento di un obiettivo operativo completo in sè (es.: esecuzione di un test). Attività E' una parte della mansione, intendendo con ciò ogni singolo compito. Attività E' una parte della attività, intendendo con ciò ogni singola operazione unitaria che compie l’operatore. E' compito dell'analista scegliere il grado di disaggregazione necessario (eventualmente limitandosi al livello dell'attività) per l'individuazione dei pericoli e dei danni connessi ad una data mansione.
  • 51. Analisi del rischio La mappatura dei rischi a livello globale avviene attraverso la matrice di rischio, che permette di combinare le probabilità (che si verifichi l’evento considerato) e la gravità (delle prevedibili conseguenze) in modo indicizzato (indice di criticità). Indice di Criticità = Indice di gravità + Indice di probabilità – 1 Matrice di rischio
  • 52. Analisi del rischio L'analisi dei rischi permette di associare ad ogni danno, corrispondente ad un pericolo, una valutazione circa la gravità del danno stesso e la probabilità che si verifichi, è possibile procedere alla classificazione dei rischi in termini relativi, distinguendo in rischi elevati, accettabili o trascurabili (o comunque in fasce di livello di rischio) facilitando quindi il processo decisionale.
  • 53. Definizione di evento
  • 54. Sicurezza
  • 55. Sicurezza
  • 56. Errori umani e di sistema
  • 57. Definizione di prodotto sicuro.  E’ definito “SICURO” il prodotto che, in condizioni di uso normale o ragionevolmente prevedibile, compresa la durata, non presenta alcun rischio oppure presenta unicamente rischi minimi compatibili con l’impiego del prodotto o considerati accettabili nell’osservanza di un livello elevato di tutela della salute e della sicurezza delle persone.
  • 58. Sorveglianza sanitaria  Certifica l’idoneità sanitaria a svolgere il lavoro  Viene ripetuta con una periodicità stabilita dalla legge  Al lavoratore deve essere rilasciata copia degli accertamenti
  • 59. SORVEGLIANZA SANITARIA - E’ effettuata dal MEDICO COMPETENTE (art. 16 e 17 D.Lgs. 626/94 e s.m.i.), a cura e spese del Datore di Lavoro; - Si articola in: - a) Visita medica preventiva; - b) Visite mediche periodiche. - Le suddette visite sono integrate da esami ed accertamenti (previsti per legge o stabiliti dal Medico Competente) e sono sempre concluse da un Giudizio di Idoneità alla mansione specifica.
  • 60. Medico competente  E’ un medico specialista in Medicina del Lavoro (o con titolo equipollente), nominato dal datore di lavoro, a sue spese, che: - deve conoscere l’ambiente di lavoro; - deve effettuare le visite mediche preventive e periodiche dei lavoratori a rischio; - deve tenere ed aggiornare la documentazione sanitaria, con salvaguardia del segreto professionale; - deve partecipare, per gli aspetti di competenza, alla  valutazione dei rischi, all’individuazione delle  misure di prevenzione, all’informazione e alla  formazione dei lavoratori, all’organizzazione del  pronto soccorso.
  • 61. Medico competente  E’ un medico specialista in Medicina del Lavoro (o con titolo equipollente), nominato dal datore di lavoro, a sue spese, che: - deve conoscere l’ambiente di lavoro; - deve effettuare le visite mediche preventive e periodiche dei lavoratori a rischio; - deve tenere ed aggiornare la documentazione sanitaria, con salvaguardia del segreto professionale; - deve partecipare, per gli aspetti di competenza, alla  valutazione dei rischi, all’individuazione delle  misure di prevenzione, all’informazione e alla  formazione dei lavoratori, all’organizzazione del  pronto soccorso.
  • 62. GIUDIZIO DI IDONEITA’ - deve informare il lavoratore sugli accertamenti a cui viene sottoposto, sui risultati degli stessi e sul giudizio di idoneità. A richiesta del lavoratore, deve fornire copia degli accertamenti effettuati; - deve informare il datore di lavoro DEL GIUDIZIO DI IDONEITA’.
  • 63. ASL  Il Servizio Prevenzione e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro della ASL può inoltre con proprio provvedimento (disposizione) imporre la sorveglianza sanitaria per altre lavorazioni che siano soggette all’assicurazione contro le malattie professionali, quando tali lavorazioni siano ritenute pericolose per la salute ovvero vi sia presenza di agenti chimici pericolosi oppure sia utile in relazione alle situazioni di lavoro, ai CC.NN.LL vigenti nell’unità produttiva e sentiti i Rappresentanti dei Lavoratori e dell’Azienda.
  • 64. Operatori VDT
  • 65. Operatori VDT
  • 66. Operatori VDT
  • 67. Operatori VDT
  • 68. Note sulle caratteristiche VDT
  • 69. Definizioni relative al VDT  Videoterminale: schermo alfanumerico o grafico a prescindere dal tipo di visualizzazione utilizzato
  • 70. Definizioni relative al VDT  Posto di lavoro: l’insieme che comprende le attrezzature munite di VDT che comprende tastiera, accessori opzionali, telefono modem, stampante, sedia, piano di lavoro, nonché l’ambiente immediatamente circostante
  • 71. Definizioni relative al VDT  Lavoratore: colui che utilizza il posto di lavoro con VDT
  • 72. Analisi rischi per VDT  Il datore analizza i rischi relativi a:  Rischi per la vista e gli occhi  Postura e affaticamento fisico e mentale  Condizioni ergonomiche e di igiene ambientale
  • 73. Misure di prevenzione  Adeguata ventilazione  Adeguata illuminazione  Sorveglianza sanitaria  Formazione einformazione  Organizzazione del lavoro  interruzioni
  • 74. Interruzioni  Il lavoratore ha diritto a pause di15’ ogni 120’ comprese nell’orario di lavoro e non cumulabili  Le pause vanno intese come attività differenti
  • 75. Tipi di lavoro VDT: immissione dati  Mani sulla tastiera  Sguardo sul testo da digitare  Posizione forzata  Sforzo sulla muscolatura di tendini e braccia
  • 76. Tipi di lavoro VDT: dialogo  Sguardo rivolto allo schermo  Minore fatica visiva  Maggiore concentrazione e stress  Minore tendenza a assumere una posizione forzata
  • 77. Disturbi dei lavoratori VDT  Mal di schiena, dolori alla nuca, bruciore agli occhi, lacrimazione  Dolori alle spalle, alla schiena, alle braccia e alle mani
  • 78. Disturbi dei lavoratori VDT  Disturbi agli occhi:  Maggior sforzo di adattamento  Abbagliamento  Sfarfallamento dei caratteri  Caratteri non nitidi
  • 79. Prescrizioni minime Caratteri  Caratteri definiti  Caratteri di grandezza sufficiente  Spazio adeguato tra linee di testo
  • 80. Prescrizioni minime  Immagine  Stabile  Esente da sfarfallamento
  • 81. Prescrizioni minime  Schermo  Orientabile  Inclinabile  Antiriflessi e riverberi  Schermo antiradiazione
  • 82. Prescrizioni minime  Tastiera  Inclinabile  Separata dallo schermo  Superficie opaca antiriflesso  Simboli sui tasti con contrasto
  • 83. Prescrizioni minime  Piano di lavoro  Superficie poco riflettente  Di dimensioni sufficienti  Con disposizione flessibile di schermo e tastiera  Supporto per documenti stabile e regolabile
  • 84. Prescrizioni minime  Sedile di lavoro  Stabile  Permette libertà di movimento  Permette una posizione comoda  Schienale regolabile
  • 85. Prescrizioni minime  Posto di lavoro  Di dimensioni adeguate  Consente agevoli cambiamenti di posizione
  • 86. Prescrizioni minime  Illuminazione  Illuminazione sufficiente  Contrasto appropriato con lo schermo  Finestre evitano riflessi con lo schermo  Dotate di dispositivi di copertura adeguati
  • 87. Prescrizioni minime  Il rumore non deve perturbare l’ambiente  Il calore prodotto non deve essere eccessivo
  • 88. Consigli  Controlli periodici  Riposare la vista (guardare fuori dalla finestra)  Evitare di fumare al VDT  Attenzione agli effetti di ansiolitici, tranquillanti, sonniferi, ecc.
  • 89. Consigli  Schiena eretta  Distanza dallo schermo tra i 50 e i 90 cm  Monitor leggermente più basso dell’altezza dello sguardo
  • 90. Movimentazione carichi Negli Stati Uniti il low-back pain determina una media di 28,6 giorni di assenza per malattia ogni 100 lavoratori; le patologie del rachide sono la principale causa di limitazione lavorativa nelle persone con meno di 45 anni e gli indennizzi per patologie professionali della colonna assorbono il 33% dei costi totali di indennizzo. In Italia, le sindromi artrosiche sono, secondo ripetute indagini ISTAT sullo stato di salute della popolazione, le affezioni croniche di gran lunga più diffuse.
  • 91. Movimentazione carichi
  • 92. Movimentazione carichi 1. Individuazione dei compiti che comportano una movimentazione manuale potenzialmente a rischio 2. Meccanizzazione dei processi in cui vi sia movimentazione di carichi per eliminare il rischio 3. Ausiliazione degli stessi processi, laddove ciò non sia possibile, e/o l’adozione di adeguate misure organizzative per il massimo contenimento del rischio 4. Uso condizionato della forza manuale. In quest’ultimo caso si tratta prima di valutare l’esistenza e l’entità del rischio e di adottare le eventuali misure per il suo contenimento 5. Sorveglianza sanitaria (accertamenti sanitari preventivi e periodici) dei lavoratori addetti ad attività di movimentazione manuale 6. Informazione e la formazione degli stessi lavoratori
  • 93. Movimentazione manuale carichi
  • 94. Movimentazione manuale carichi
  • 95. Ambiente e MMC
  • 96. MMC: problemi del lavoratore
  • 97. MMC: movimentazione corretta
  • 98. MMC: elementi da considerare
  • 99. MMC Analisi delle attività che comportano la movimentazione manuale dei carichi con rischi, tra l’altro, di lesioni dorso-lombari Applicazione di tecniche di valutazione del rischio connesso alla movimentazione dei carichi, mediante modalità derivabili dalla letteratura e da linee guida internazionali, che tengono conto dei riferimenti indicati nel D.Lgs 626/94 Titolo V.  Esempio Metodo di NIOSH: applicabile ad azioni di sollevamento, con la possibilità di individuare il cosiddetto “limite di peso raccomandato” attraverso un’equazione che a partire da un massimo peso ideale sollevabile in condizioni ideali, considera l’eventuale esistenza di elementi sfavorevoli e tratta questi ultimi con appositi fattori di demoltiplicazione. E’ quindi possibile ricavare l’indice sintetico di rischio sulla base del quale definire le misure di adeguamento.
  • 100. Caratteristiche dell’ambiente
  • 101. Lavori elettrici in sicurezza Elmetto con visiera Attrezzo isolato Parti attive  Guanti isolanti Non si può operare se non è Vestiario idoneo che non lasci scoperto assicurata parti del tronco o degli arti UNA DOPPIA PROTEZIONE ISOLANTE I guanti isolanti, prima del loro impiego, devono essere verificati a vista e gonfiati per accertarsi che non vi siano lacerature
  • 102. Rumore Il Rumore è un suono percepito come sensazione sgradevole. Effetti: dipendono principalmente dall’intensità del rumore e dalla durata dell’esposizione. A livello uditivo l’esposizione a rumore elevato per tempi prolungati può determinare l’insorgenza di ipoacusia neurosensoriale bilaterale. Gli effetti extrauditivi, quali quelli sull’apparato digerente, sul cuore e sul sistema nervoso centrale, sono meno conosciuti e la reale capacità del rumore di causare malattie a carico di tali organi è controversa. In edilizia le principali fonti di rumore sono: macchine per il movimento terra; betoniere; seghe circolari; compressori; gruppi elettrogeni; martelli e scalpelli demolitori; mole flessibili ecc.
  • 103. Normativa sul rumore
  • 104. Rumore nell’ambiente di lavoro
  • 105. Misura del rumore
  • 106. Obblighi del datore di lavoro
  • 107. Rumore: Obblighi del datore di lavoro
  • 108. Rumore: Prescrizioni
  • 109. Segnali di pericolo                                                   di spegnere con acqua Vietato fumare o usare fiamme libere Divieto                                                   Divieto di accesso alle persone non autorizzate Vietato fumare
  • 110. Segnali di avvertimento                                                   Materiale infiammabile o alta temperatura Pericolo generico                                                   Sostanze corrosive Sostanze velenose
  • 111. Segnali di prescrizione                                                   Protezione obbligatoria degli occhi Guanti di protezione obbligatoria                                                   Protezione obbligatoria dell’udito Protezione obbligatoria delle vie respiratorie
  • 112. Tutela delle lavoratrici madri Ai sensi dell’art. 4 del D. Lgs 151/2001 il datore di lavoro è tenuto ad attuare una valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento sul posto di lavoro con riferimento ai rischi particolari legati alla presenza di agenti e condizioni di lavoro.
  • 113. Pari opportunità: Legge n.1204 del 30 dicembre 1971 Finalità Introdurre elementi di tutela a favore delle lavoratrici madri Lavoratrici interessate Divieto di licenziamento Esonero da determinati lavori Astensione obbligatoria Astensione facoltativa Sostituzione lavoratrici assenti Riposi giornalieri
  • 114. Finalità Pari opportunità:Legge n.903 del 9 dicembre 1977 Introdurre elementi di parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro Recepimento:  artt.3 e 37 Costituzione italiana  art.119 Trattato di Roma  Direttive comunitarie anni ’70 – ‘80
  • 115. Pari opportunità: Legge n.903 del 9 dicembre 1977  Parità di retribuzione per prestazioni uguali o di pari valore  Parità nell’accesso al lavoro, all’orientamento, alla formazione, all’aggiornamento professionale  Parità nell’attribuzione delle qualifiche, delle mansioni e nell’avanzamento di carriera  Diritto di rappresentare l’impresa
  • 116. Pari opportunità: Legge n.903 del 9 dicembre 1977 … inoltre  Divieto di lavoro notturno  Astensione obbligatoria delle lavoratrici per adozione/affidamento preadottivo  Astensione, in alternativa e date certe condizioni, per il padre lavoratore, anche se adottivo/affidatario
  • 117. Decreto legislativo 2 feb. 02 n. 25
  • 118. COSA E’ IL RISCHIO CHIMICO chimico si intende qualsiasi cosa Nella definizione di agente -I sia esso sostanza o preparato di natura chimica che rappresenta un pericolo per il lavoratore; pertanto rientrano all'interno del campo di applicazione di questo decreto anche quelle sostanze già prese in considerazione dalla Legge italiana come il piombo e le sostanze cancerogene in generale, (tuttavia il presente decreto non sostituisce le disposizioni specifiche in materia di agenti cancerogeni presenti nel Titolo VII della 626, ma le integra), sia quelle sostanze che pur non essendo pericolose per loro stessa definizione possono comunque rappresentare un pericolo in determinate condizioni, come ad esempio l'acqua bollente o l'azoto liquido;
  • 119. COSA E’ IL RISCHIO CHIMICO - II La produzione, la manipolazione e lo stoccaggio di sostanze chimiche comporta una serie di rischi potenziali da esposizione che possiamo definire Rischio chimico. Possiamo distinguerli in due grandi campi, che spesso sono contemporaneamente presenti nei luoghi di lavoro:
  • 120. COSA E’ IL RISCHIO CHIMICO - III rischi per la sicurezza e rischi acuti: esplosione, incendio, ustioni chimiche, lesioni oculari da contatto, avvelenamento, asfissia; rischi per la salute dovuti all'esposizione cronica a sostanze tossiche o nocive: malattie professionali quali per esempio silicosi, bronchite cronica, tumori.
  • 121. Rischio chimico: Definizioni
  • 122. Rischio chimico: Definizioni
  • 123. Rischio chimico
  • 124. Rischio chimico
  • 125. Rischio chimico: valutazione
  • 126. Sorveglianza sanitaria
  • 127. Monitoraggio biologico
  • 128. Cos’è l’amianto
  • 129. Cos’è l’amianto
  • 130. Perché è pericoloso
  • 131. Perché è pericoloso
  • 132. Perché è pericoloso
  • 133. Quali malattie può provocare
  • 134. Dove è stato utilizzato
  • 135. Dove è stato utilizzato
  • 136. L’amianto a casa
  • 137. Cosa fare?
  • 138. RISCHIO VIBRAZIONI Le vibrazioni sono causate sia da strumenti vibranti manuali che da macchine operatrici. Le prime, a frequenza elevata, interessano il segmento mano-braccio-spalla; le seconde, a frequenza bassa, interessano il corpo intero. La “ Malattia da strumenti vibranti ” è causata dal microtrauma ripetuto del segmento mano-braccio. Ci sono concause o fattori scatenanti quali: il freddo, postura e contratture muscolari, peso e forma dello strumento. Le manifestazioni principali sono rappresentate da: fenomeno di Raynaud secondario, artropatie, malattia di Dupuytren.
  • 139. RISCHIO VIBRAZIONI I danni causati dalle vibrazioni trasmesse a tutto il corpo, per la guida di macchine operatrici, sono rappresentati essenzialmente dall’ artrosi precoce della colonna vertebrale dorso-lombare. Le possibili misure di prevenzione vanno dalla scelta di strumenti meno pesanti e con minor frequenza di colpi, all’adozione di sedili ergonomici, alla riduzione del tempo di esposizione avvicendando le lavorazioni fra i vari lavoratori esposti.
  • 140. RISCHIO VIBRAZIONI
  • 141. Rischio polveri Nelle aziende sono spesso presenti polveri miste di varia composizione che comprendono polveri di silicati contenute nella sabbia o pietrisco usati per il calcestruzzo e polvere di gesso o di calce. Si tratta di polveri a basso o nullo contenuto di silice libera cristallina. Si producono per azioni meccaniche quali lavori di demolizione, manipolazione di materiali polverulenti o friabili.
  • 142. Rischio polveri Lavori di saldatura con produzione di fumi si effettuano in genere nei lavori di carpenteria in ferro e di idraulica. Polveri e fumi determinano patologie acute e croniche di tipo irritativo a carico delle vie respiratorie e dei polmoni. Patologie più specifiche possono determinarsi in relazione alla presenza nei fumi e nelle polveri di particolari agenti chimici. La presenza di silice cristallina può essere causa di quadri di fibrosi polmonare (forme iniziali di silicosi). Le misure di prevenzione consistono nell’utilizzo di sistemi di aspirazione (saldatura), di utensili a bassa velocità, nella bagnatura dei materiali, e nell’adozione di dispositivi di protezione individuale.
  • 143. La programmazione della Gestione della Sicurezza nel Sistema di Gestione Aziendale (OHSAS 18001)
  • 144. Perché sul lavoro, anche dopo l’entrata in vigore della 626/94, si continua a morire tutti i giorni?
  • 145. Rispondere a questa domanda non è facile ma è comunque un dovere:  Morale  Giuridico
  • 146. Art. 41 Costituzione  L’iniziativa privata economica è libera.  Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla:  sicurezza,  alla libertà,  alla dignità umana… .-
  • 147. Art. 2087 c.c.  L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure  Miglioramento che, secondo le particolarità del Continuo ! lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori.
  • 148. Normativa degli anni 50 DPR 547/55: DPR 303/56:  I datori di lavoro, i dirigenti ed i  I datori di lavoro, i dirigenti e i preposti che eserciscono, dirigono o preposti che esercitano, dirigono o sovraintendono alle attività indicate sovraintendono all'attività indicate all’art. 1, devono, nell’ambito delle all’art. 1, devono, nell’ambito delle rispettive attribuzioni e competenze: rispettive attribuzioni e competenze: a) attuare le misure di sicurezza a) attuare le misure di igiene previste previste dal presente decreto; nel presente decreto; b) rendere edotti i lavoratori dei rischi b) rendere edotti i lavoratori dei rischi specifici cui sono esposti e portare a specifici cui sono esposti e portare a loro conoscenza le norme essenziali di loro conoscenza i modi di prevenire i prevenzione mediante affissione, negli danni demeritanti dai rischi predetti; ambienti di lavoro, di estratti delle c) fornire ai lavoratori i necessari presenti norme o nei casi in cui non sia mezzi di protezione; possibile l’affissione, con altri mezzi; d) disporre ed esigere che i singoli c) disporre ed esigere che i singoli lavoratori osservino le norme di igiene lavoratori osservino le norme di ed usino i mezzi di protezione messi a sicurezza ed usino i mezzi di loro disposizione. protezione messi a loro disposizione.
  • 149. Art. 4 del D. Lgs. 626/94 il datore di lavoro:  comma 2 lett. c) :...programma le misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;  comma 5 lett. b) . .. aggiorna le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e della sicurezza del lavoro, ovvero in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione;
  • 150. HOSAS 18001 Continuità del Miglioramento Politica di SSL Riesame della Direzione Pianificazione Controllo ed azioni Implementazione correttive ed attività
  • 151. COMPARAZIONE  Norme Giuridiche  Norme Volontarie
  • 152. Norme Giuridiche 547/55 303/56 277/91 494/96 626/94
  • 153. Norme Volontarie ISO 9000 ISO 14000 OHSAS 18001
  • 154. Valutazione dei rischi D. Lgs. 626/94 OHSAS 18001  art. 4 comma 1: il datore di  4.3.1: l’organizzazione dovrà stabilire e mantenere delle lavoro, in relazione alla natura procedure per dell’attività, valuta, nella  l’identificazione dei rischi scelta delle attrezzature di  la valutazione dei rischi e l’implementazione delle lavoro e delle sostanze o dei  necessarie misure di controllo. preparati chimici impiegati, Queste dovranno includere: nonché nella sistemazione dei  le attività di routine e le luoghi di lavoro, i rischi per la attività straordinarie; le attività di tutto il personale sicurezza e per la salute dei  che ha accesso al luogo di lavoratori, ivi compresi quelli lavoro (inclusi fornitori e riguardanti gruppi di visitatori); le strutture del luogo di lavoratori esposti a rischi  lavoro, siano esse fornite particolari. dall’organizzazione o da altri. -->
  • 155. Valutazione dei rischi  4.3.2.: l’organizzazione dovrà stabilire e mantenere delle procedure per identificare e conformarsi ai requisiti legislativi e agli altri requisiti di SSL che sono applicabili.
  • 156. Struttura e Responsabilità D. Lgs. 626/94 OHSAS 18001  art. 4 comma 4 lett. a): il datore di  4.4.1: I ruoli, le responsabilità lavoro designa il responsabile del e le autorità del personale che Servizio di Prevenzione e Protezione….;  gestisce,  art. 4 comma 4 lett. b):designa gli  esegue e addetti al Servizio di Prevenzione  verifica e Protezione….; attività che influenzano i rischi  art. 8 comma 2: il datore di lavoro di SSL delle attività, delle designa….. tra cui il Responsabile strutture e dei processi del Servizio in possesso di dell’organizzazione devono attitudini e capacità adeguate… . essere definite, documentate  Art. 9 comma 4: il Servizio di e comunicate al fine di Prevenzione e Protezione è facilitare la gestione della utilizzato dal datore di lavoro. SSL. -->
  • 157. Struttura e Responsabilità  La responsabilità ultima per la salute e sicurezza sul lavoro resta dell’Alta Direzione.  L’organizzazione dovrà designare un membro dell’Alta Direzione (ad esempio in una grande organizzazione, un componente del Consiglio di Amministrazione o del Comitato Esecutivo) con la specifica responsabilità di assicurare che il sistema di gestione della SSL sia propriamente implementato in modo conforme ai requisiti in tutte le sedi e in tutte le sfere di attività dell’organizzazione.
  • 158. Struttura e Responsabilità D. Lgs. 626/94 OHSAS 18001  art. 5 comma 1: ciascun lavoratore  4.4.1: tutti quelli che hanno deve prendersi cura della propria responsabilità di gestione sicurezza e della propria salute e dovranno dimostrare il loro di quella delle altre persone impegno per la continuità del presenti sul luogo di lavoro, su cui miglioramento della prestazione di possono ricadere gli effetti delle SSL. sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione ed alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro.
  • 159. Informazione Formazione Addestramento D. Lgs. 626/94 OHSAS 18001  art. 21 comma 1: il datore di lavoro  4.4.2: Il personale dovrà essere provvede affinché ciascun competente per svolgere i compiti lavoratore riceva un’adeguata che possono avere un impatto sulla informazione su i rischi…, sulle misure di protezione adottate…, SSL nel luogo di lavoro. La sulle procedure di pronto competenza dovrà essere definita soccorso, lotta antincendio ed in termini di adeguata evacuazione dei lavoratori.. .  istruzione,  Art. 22 comma 1: il datore di  formazione e/o lavoro… assicura che ciascun  esperienza. lavoratore… riceva una formazione sufficiente e adeguata in materia di sicurezza e di salute con particolare riferimento al proprio posto di lavoro e alle proprie mansioni.
  • 160. Informazione Formazione Addestramento D. Lgs. 626/94 OHSAS 18001  art.38 comma 1 lett.b): i lavoratori  4.4.2: l’organizzazione dovrà definire e incaricati dell’uso delle mantenere delle procedure per assicurare che attrezzature che richiedono il personale che lavora ad ogni funzione e conoscenze e responsabilità livello sia consapevole particolari, ricevono un  dell’importanza della conformità alla politica, alle procedure di SSL e ai addestramento adeguato e requisiti del sistema di gestione della specifico che li metta in grado di SSL; usare tali attrezzature in modo  delle conseguenze effettive o idoneo e sicuro anche in relazione ai potenziali per la SSL delle loro attività rischi causati ad altre persone. e dei benefici per la SSL del miglioramento delle prestazioni  art 43, comma 5: in ogni caso personali; l’addestramento è indispensabile  dei propri ruoli e responsabilità nel a) per ogni DPI che ai sensi dl D. perseguire la conformità alla politica, Lgs. 475/92, appartenga alla terza alle procedure di SSL e ai requisiti del sistema di gestione della SSL, inclusi la categoria; predisposizione di ogni cosa per le b) per i dispositivi di protezione emergenze ed i requisiti di risposta; dell’udito.  delle conseguenze potenziali dello scostamento dalle specifiche procedure operative.
  • 161. Consultazione e comunicazione D. Lgs. 626/94 OHSAS 18001  art. 7 comma 1 lett. b): il datore di  4.4.3: l’organizzazione dovrà avere lavoro, in caso di affidamento dei delle procedure per assicurare che lavori all’interno dell’azienda, le informazioni relative alla SSL ovvero dell’unità produttiva, ad siano comunicate al/dal personale imprese appaltatrici o a lavoratori e alle/dalle altre parti autonomi, fornisce agli stessi interessate. dettagliate informazioni sui rischi  Il coinvolgimento del personale e specifici esistenti nell’ambiente in le disposizioni relative alle cui sono destinati ad operare e consultazioni dovranno essere sulle misure di prevenzione e di documentate e le parti emergenza adottate in relazione interessate dovranno essere alla propria attività. informate.
  • 162. Riunione periodica di prevenzione e protezione dai rischi / Riesame della Direzione D. Lgs. 626/94 OHSAS 18001  art. 11 comma 1: nelle aziende,  4.6: l’Alta Direzione ovvero unità produttive, che dell’organizzazione dovrà occupano più di 15 dipendenti, il riesaminare il sistema di datore di lavoro, direttamente o gestione della SSL ad tramite il servizio di prevenzione e intervalli da essa prestabiliti protezione dai rischi, indice per assicurare la sua almeno una volta all’anno una continua adeguatezza ed riunione cui partecipano efficacia. a) il datore di lavoro o un suo  Il processo di riesame da rappresentante; parte dell’Alta Direzione dovrà b) il responsabile del servizio di assicurare che siano state prevenzione e protezione dai raccolte tutte le informazioni rischi; necessarie perché la Direzione c) il M.C. ove previsto; possa svolgere la sua d) il rappresentante per la valutazione. sicurezza.  Questo Riesame dovrà essere documentato.
  • 163. Riunione periodica di prevenzione e protezione dai rischi / Riesame della Direzione D. Lgs. 626/94 OHSAS 18001  art. 11 comma 2: nel corso della  4.6: Il riesame della direzione riunione il datore di lavoro sottopone dovrà valutare anche la possibile all’esame dei partecipanti: necessità di cambiamenti a) il documento (di valutazione dei rischi), di cui all’art. 4, commi 2 e 3 ;  nella politica, b) l’idoneità dei mezzi di protezione  negli obiettivi e individuale;  negli altri elementi del c) i programmi di informazione e sistema di gestione della SSL formazione dei lavoratori ai fini della alla luce dei risultati sicurezza e della protezione della loro salute.  degli audit del sistema di  art. 17 comma 1 lett. g): (..il M.C.) gestione della SSL; comunica, in occasione delle riunioni di  del mutare delle cui all’art. 11, ai rappresentanti per la circostanze; sicurezza, i risultati anonimi collettivi  dell’impegno per la degli accertamenti clinici e strumentali effettuati e fornisce indicazioni sul continuità del significato di detti risultati. miglioramento .
  • 164. OHSAS 18001 3.11sistema di gestione:parte del sistema complessivo di gestione che facilita la gestione dei rischi per la salute e sicurezza sul lavoro associati al business dell’organizzazione. Include la struttura organizzativa, le attività di pianificazione, le responsabilità, le pratiche, le procedure, i processi e le risorse necessarie per sviluppare, implementare, raggiungere, riesaminare e mantenere la politica dell’organizzazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. 626
  • 165. Pianificazione D. Lgs. 626/94 OHSAS 18001  ??????  4.3.4: l’organizzazione dovrà  …… i DPI? Li ho distribuiti, ma stabilire e mantenere un tanto non li usa nessuno! programma di SSL per raggiungere i suoi obiettivi. ….. se si sta a guardare tutto, non si Questo programma dovrà lavora più! includere la documentazione: …… è tutto a posto, è venuto a delle responsabilità e delle l’ingegnere ha detto che va bene! autorità definite per il …… ha tutto il raggiungimento degli obiettivi commercialista!!!!!!!!!!! nelle relative funzioni e ai relativi livelli dell’organizzazione; b i mezzi con cui ed i tempi entro cui gli obiettivi devono essere raggiunti.
  • 166. Amare un sistema  di gestione di SSL è eccessivo!!! Volerlo  è invece indispensabile.
  • 167. Approccio mentale D. Lgs. 626/94 OHSAS 18001  Scelta  Imposizione  Investimento  Tassa  Utile  Inutile
  • 168. Verifica D. Lgs. 626/94 OHSAS 18001  art. 11  audits  riesame della direzione
  • 169. Documentazione D. Lgs. 626/94 OHSAS 18001  documento di valutazione  manuale  verbalizzazione RR art. 11  procedure  registro infortuni  istruzioni operative  registri vari ( alcuni dei quali  verbalizzazione degli audits non ancora ben definiti a causa  verbalizzazione delle N.C. del ritardo nell’emanazione dei  verbalizzazione delle A.C. decreti attuativi)  verbalizzazione del riesame della direzione  MOLTO IMPEGNATIVA ED  FRAMMENTARIA E NON ESAURIENTE SUFFICIENTE
  • 170. Comportamenti D. Lgs. 626/94 OHSAS 18001 Non incide a sufficienza Incide profondamente
  • 171. Conclusioni  Perché la 626, che comunque rivolge la propria attenzione molto più agli uomini, rispetto alla normativa degli anni ‘50, non è ancora riuscita ad incidere sui comportamenti?
  • 172. Conclusioni  I successi o gli insuccessi, difficilmente derivano da un’unica causa ed io credo che sarebbe possibile fare un lungo elenco di concause esterne alla 626 che ne hanno provocato il parziale fallimento:  impreparazione culturale  mancanza di professionisti esperti e/o comunque certificati  inadeguatezza delle strutture  applicazione spesso più formale che sostanziale (vedi Monitoraggio 626)  ecc..
  • 173. Conclusioni Ma vi sono alcune cause intrinseche alla 626 che hanno limitato i risultati che ci si aspettava e che sono:  la documentazione inadeguata;  una formazione troppo generica e teorica;  un addestramento appena accennato;  ma soprattutto manca quasi completamente la verifica del Sistema messo in atto.
  • 174. Conclusioni  Ma nonostante ciò, si può senz’altro dire che la 626 non solo non è stata inutile, ma anzi è stata fondamentale!
  • 175. Conclusioni  Non credo che saremmo qui oggi a parlare di sistemi di gestione di SSL, addirittura da integrare con quelli di Ambiente e Qualità, se la 626 non avesse fatto da ariete nello sfondare il muro di indifferenza che aveva ricoperto tutta la normativa antinfortunistica precedente.
  • 176. Conclusioni  Certo il sistema messo in piedi dalla 626 è un sistema incompleto che va integrato.  Credo che tale integrazione con le OHSAS 18001 non solo sia possibile, ma anzi sia naturale e doverosa per tutti gli imprenditori che, indipendentemente dalla tipologia e dalle dimensioni delle proprie imprese, vogliano adottare, nel rispetto dell’art. 2087 del codice civile: “... le misure che, secondo le particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori.” (Si.Ge. P.I.) Sistema di Gestione per la Prevenzione Integrata
  • 177. Conclusioni  Ma in realtà nessuna azienda sia in grado di costruire un buon sistema di gestione della Qualità, se non coordinandolo ed integrandolo con quelli relativi all’Ambiente e alla Sicurezza dei Lavoratori.
  • 178. Qualità e normativa Documenti Normativi Sistemi Qualità Industria e Marcatura CE Ricerca Conclusioni
  • 179. Direttiva macchine
  • 180. Direttiva macchine
  • 181. Direttiva macchine
  • 182. Direttiva macchine
  • 183. Direttiva macchine
  • 184. Direttiva macchine
  • 185. Direttiva macchine
  • 186. Documenti Normativi Finalità ed Uso CE Definire lo Stato dell’Arte nei rispettivi settori di Finalità competenza sulla base delle attuali tecnologie e conoscenze In quanto la sua applicazione è resa Esempio: Cogente obbligatoria da precise disposizioni di Legge Direttiva CEE 84/539 Nei casi in cui la Legge lo prevede come condizione sufficiente ma Esempio: Uso Facoltativo non esclusiva per poter dimostrare L.46/90 la necessaria rispondenza alla Regola o Stato dell’Arte o ai Requisiti essenziali (Direttive CEE) In quanto la rispondenza alla Esempio: normativa rappresenta una garanzia Apposizione Volontario interna all’azienda e/o un fattore Marchi di strategico di competitività Qualità
  • 187. Documenti Normativi Tipologia CE Costruzione Sicurezza Norme di Prodotto Prestazioni /Impianto Standard dimensionali e di interfaccia Qualità (ISO 9000) Norme di Sistema Ambiente (EN 14000)  Misurazione e controllo dei processi industriali  Metodi di prova e di misura Norme di Processo  Tecnologie di fabbricazione (norme di uso generale)  Sistemi di automazione industriale (applicazioni informatiche nell’industria)
  • 188. Documenti Normativi Iter per la pubblicazione delle Norme CEI CE
  • 189. Sistemi Qualità Concetti e definizioni principali CE Obiettivi primari da raggiungere Prestazioni (es. per un’automobile: consumi ridotti, bassa rumorosità, comfort di guida, design, qualificanti ecc.) Rispondenza fra le prestazioni qualificanti Qualità dichiarate (o implicitamente promesse o previste) e quelle effettive Eccellenza Livello delle prestazioni qualificanti
  • 190. Sistemi Qualità Schema tipico per la realizzazione di un S.Q. CE Elaborazione di un Manuale della Qualità in cui vengono raccolti i documenti riguardanti la Gestione della Qualità dell’azienda; in particolare debbono essere analizzati e descritti in modo chiaro ed esaustivo tutti gli argomenti trattati nei rispettivi punti facenti parte di questo elenco. Definizione del settore operativo dell’Azienda Individuazioni delle prestazioni qualificanti e dei conseguenti obiettivi primari da raggiungere, a questo si dà il nome di: “Politica della Qualità” Verifica dell’adeguatezza delle risorse umane (organigramma), strumentali (attrezzature) ed ambientali (locali) in relazione a quanto riportato nella Politica della Qualità. Definizione di specifiche procedure tecniche e gestionali per l’organizzazione, la gestione ed i controlli delle varie attività operative riguardanti la progettazione e realizzazione del prodotto o servizio oggetto dell’attività e le conseguenti verifiche finali. Pianificazione ed effettuazione di appositi audit atti a verificare l’adeguatezza e la corretta applicazione delle procedure tecniche e gestionali contenute nel Manuale della Qualità. Definizione ed attuazione del Riesame della Direzione sulla base dei risultati degli audit sia per quanto attiene le non conformità riscontrate, l’adozione di azioni correttive ed eventuali interventi migliorativi. Predisposizione di un adeguato sistema di formazione ed informazione di tutti i soggetti (ai vari livelli) coinvolti nel S.Q. in relazione alle specifiche competenze ed attribuzioni.
  • 191. Sistemi Qualità Aspettative ed esigenze tipiche CE dei gruppi coinvolti in un S.Q. Gruppi principali coinvolti Aspettative o esigenze tipiche Clienti/Utenti Qualità del prodotto o servizio Dipendenti Soddisfazione nel lavoro/carriera Proprietari Risultati dell'investimento Subfornitori Continue opportunità di lavoro
  • 192. Sistemi Qualità Sistema Qualità Italia CE Organismi internazionali (EA - CEN - CENELEC - ISO - IEC)
  • 193. Industria e Marcatura CE CE Obiettivi dell’Unione Europea Realizzare un grande mercato Preservare la sicurezza e la salute garantendo la libera dei lavoratori, la sicurezza e la circolazione di persone, capitali, protezione dell’ambiente e dei merci e servizi. consumatori
  • 194. Industria e Marcatura CE CE Direttive Europee Relative alla sicurezza e alla salute delle persone e la salvaguardia dell’ambiente Direttive Sociali Che coinvolgono l’uso e lo Direttive di Prodotto smaltimento dei prodotti e quindi Mirate alla libera circolazione dei primariamente destinate agli prodotti e destinate quindi ai utilizzatori costruttori degli stessi (es. Direttiva 89/391 recepita in Italia dalla L.626/94 relativa alla sicurezza e salute dei lavoratori) Direttive di Prodotto Direttive di Antecedenti il Prodotto “Nuovo “Nuovo Approccio” Approccio” (anni 60-70)
  • 195. Industria e Marcatura CE CE Direttive di Prodotto Antecedenti il “Nuovo Approccio” Definizione dettagliata dei requisiti tecnici per ogni singolo prodotto Imbuto della Difficoltà in merito decisione finale, in Rapida obsolescenza all’interpretazione Difficoltà di quanto richiesta ed estrema rigidità autentica dei dettami codificare in modo votazione unanime in del contenuto tecnico e dell’estensione unitario specifiche seno al Consiglio CE in quanto facente della legge (ad es. tecniche disparate e e pertanto tempi di parte integrante della non viene definito il pertanto campo di elaborazione ruolo dell’Organismo applicazione limitato Direttiva stessa ultradecennali Notificato).
  • 196. Industria e Marcatura CE CE Direttive di Prodotto “Nuovo Approccio” Principali atti preparatori Norme Moduli Decisione 93/465 Direttiva 89/189 Nuovo Relativa alle procedure di Che prevede una procedura di informazione nel settore Approccio valutazione della conformità: dal controllo interno di fabbricazione delle norme e delle Risoluzione del 7/5/85 (Mod.A) all’utilizzo di un sistema qualità completo ed approvato (Mod.H) in procedure tecniche relazione alla criticità (pericolosità) del prodotto. 1) Vasto campo di applicazione. 2) Libera circolazione garantita ai prodotti rispondenti ai requisiti essenziali definiti nelle singole Direttive. 3) Interpretazione tecnica dei requisiti essenziali demandata alle norme armonizzate (CEN/CENELEC). 4) Presunzione di conformità (ai requisiti essenziali) per i prodotti conformi alle norme armonizzate. 5) Dimostrazione della conformità attuata tramite procedure specifiche detti “Moduli” (da A ad H), indicati nelle singole Direttive in relazione livello di pericolosità dei prodotti trattati. 6) Apposizione (sul prodotto) della marcatura CE che attesta la rispondenza a tutte le Direttive Comunitarie ad esso applicabili.
  • 197. Industria e Marcatura CE Centro CESVIT-CE.TA.CE. Azionisti CE (CEntro TAratura e CErtificazione) Camera di Ente Cassa Università Regione Provincia Comune Commercio di di Risparmio degli studi di Toscana di Firenze di Firenze Firenze di Firenze Firenze Associazione Promolavoro CESVIT Industriali della Agenzia per l’Alta Tecnologia S.p.A. Provincia di Firenze CQ-WARE CE.TA.CE. S.I.R. Software CEntro TAratura e Servizi Innovazione Engineering CErtificazione. e Ricerca Servizi
  • 198. Industria e Marcatura CE Centro CESVIT-CE.TA.CE. CE (CEntro TAratura e CErtificazione) CE.TA.CE. Laboratorio Laboratorio Prove Metrologico Organismo notificato Relazioni ed Attestati di conformità ai requisiti Centro SIT 56/E essenziali ovvero rispondenza alle relative Direttiva CEE 73/23 Norme Armonizzate per i prodotti elettrici (Direttiva Bassa Tensione) funzionanti a tensioni comprese fra 50 e 1000 V in c.a. e 75 e 1500 in c.c. Frequenza Organismo notificato Intervallo di tempo Certificazione CE per i dispositivi di sicurezza Direttiva CEE 89/392 utilizzati per la protezione delle persone contro i Tensione continua (Direttiva Macchine) rischi meccanici sulle macchine. Tensione alternata Relazioni ed Attestati di conformità ai requisiti Corrente alternata essenziali per i seguenti apparati: Corrente continua ricevitori di radiodiffusione sonora e televisiva; Organismo Competente apparecchiature industriali; Resistenza in c.c. Direttiva CEE 89/336 apparecchiature scientifiche; (Direttiva EMC) apparecchiature di tecnologia dell'informazione; Potenza attiva elettrodomestici ed apparecchiature elettroniche per uso domestico; apparecchi didattici elettronici; Altre attività: tarature non apparecchiature per illuminazione e lampade convenzionate di temperatura fluorescenti. da - 30 °C a 500 °C, tarature di sistemi per la verifica degli •Altre attività: rilascio di rapporti di prova su base normativa o di capitolato relativi impianti secondo la •a: prove elettriche, prove meccaniche, prove climatiche e prove EMC. corrispondente normativa.
  • 199. Strutture Universitarie CE Organizzazione e gestione di una struttura Universitaria Normative di Sistema (Istituto o singolo Laboratorio) (ISO 9000 e EN14000) Esempio di applicazione di un S.Q. per un Laboratorio didattico Universitario •definizione degli obiettivi che il laboratorio si prefigge (es.:definire ed ottimizzare le modalità di accesso agli studenti per le esercitazioni, fornire un adeguato supporto in termini di risorse umane e strumentali ai laureandi, gestire e custodire adeguatamente la strumentazione assegnata, stabilire le modalità di interfaccia con l'esterno sia in relazione alle attività conto terzi che ai semplici fornitori, adeguato livello formativo del personale addetto alle varie attività del laboratorio); •definizione catalogazione e descrizione delle risorse impiegate (es.: locali, impianti, attrezzature, strumentazione, ecc.); •definizione della struttura organizzativa del personale addetto al Laboratorio con esplicitazione dei ruoli e delle competenze; •definizione delle modalità di accesso ai servizi del Laboratorio (studenti, laureandi, dottorandi, personale docente e non docente, esterni); •definizione e strutturazione delle interfacce del Laboratorio (es.: direzione, unità amministrativa, altri laboratori interni ed esterni); •definizione delle procedure per la gestione dei beni (es.: acquisto, accettazione, inventario, messa in funzione, manutenzione ordinaria e straordinaria, dismissione e smaltimento); •definizione delle procedure per gli audit interni, il riesame della Direzione e la gestione della formazione del personale.
  • 200. Strutture Universitarie CE Acquisizione dei riferimenti riguardanti le attuali conoscenze Normative di Prodotto/Impianto sull’argomento oggetto della ricerca (CEI-UNI-EN-ISO) Esempio di correlazione fra oggetto della ricerca e Normativa di Prodotto/Impianto Titolo: impiego delle reti elettriche di potenza per la trasmissione dati Attuale Stato dell’Arte in merito a: Normative di Prodotto/Impianto riguardanti le •reti di telecomunicazione; caratteristiche costruttive ed elettriche dei cavi •segnali e protocolli per la trasmissione dei dati; ed i protocolli di trasmissione dati e quelle relative alle reti elettriche di potenza •reti elettriche di potenza. Ricerca (per la parte strumentale si veda la diapositiva successiva) Attuale Stato dell’Arte in merito agli aspetti di sicurezza elettrica e compatibilità Normative di Prodotto/Impianto riguardanti la elettromagnetica relativi sia alle caratteristiche sicurezza elettrica e compatibilità degli Impianti/Apparati esistenti che a quelli elettromagnetica degli apparati e degli impianti realizzati a seguito della ricerca.
  • 201. Strutture Universitarie CE Norme di Processo Misurazioni e verifiche strumentali (Metodi di prova,standard metrologici,misura e taratura) Esempio di correlazione fra oggetto della ricerca e Normativa di Prodotto/Impianto Titolo: impiego delle reti elettriche di potenza per la trasmissione dati L.I.S.N. Verifiche sperimentali su rete Line Impedance Stabilization Network elettriche di potenza Norma CISPR 16: Specifiche dei metodi e degli apparati di misura delle perturbazioni radioelettriche e di immunità alle perturbazioni radioelettriche
  • 202. Conclusioni Risulta evidente, per quanto detto, che la conoscenza e la corretta applicazione della Normativa è di fondamentale importanza sia nel settore della produzione che in quello della ricerca. Una maggiore diffusione, conoscenza e corretta applicazione della Normativa determinerebbe sicuramente notevoli vantaggi derivanti da una migliore organizzazione e gestione delle varie attività, con prodotti e/o servizi risultanti ottimizzati per le reali esigenze degli utenti, riduzione degli sprechi e accrescimento del benessere e della salute collettiva. Gli ostacoli per una maggiore diffusione ed applicazione della Normativa sono dovuti principalmente a questi fattori: - elevato costo; - difficile reperibilità; - difficoltà applicative dovute alla scarsa propensione a modificare abitudini, metodi di lavoro e standard costruttivi.