Le parole del sentiero

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  • 1. LE PAROLE DEL SENTIEROEstratto del libro: Quel viaggio incontro a sé chiamato vita,capitolo 11.Senza la pretesa di voler comporre un glossario, ma solo conl’intento di dare spunti di riflessione e aprire piccoli spiragli sullanostra visione della via spirituale.AFFETTOQuello che gli esseri umani chiamano amore e che ècondizionato dal bisogno.L’affetto è l’amore condizionato. L’amore è la vita chenon chiede, che non ha bisogno, che si lascia portare eattraversare, che si dona senza scopo.L’affetto, condizionato da un bisogno, ha uno scopo enon conosce ancora la gratuità, sebbene la prepari.Prefigura ciò che sarà portato a compimento nell’amore.ALTRO DA SÉColui/colei a cui tutto dobbiamo: non saremmo personee non potremmo trasformarci e imparare a dimenticarcidi noi se vivessimo soli, fuori da una qualsiasi forma direlazione.Tutta la vita è relazione con l’altro da noi, ed ètrasformazione provocata da quell’impatto, dal fatto chel’altro ci costringe a vederci e a interrogarci e ci conduce,non di rado, in una crisi.
  • 2. L’altro è il primo e principale dei maestri.AMORENon è un qualcosa di personale: non possiamo dire: “Ioamo te”. L’amore accade, puro dono, quandoscompaiono l’amante e l’amato.E’ l’esperienza ultima dell’uomo che è stato condottodalla vita oltre il bisogno, le domande, la necessità dirisposte: quando l’uomo risiede nella vita ed è portato daquesta, essendosi svuotato di qualunque opposizione epretesa, allora può sorgere, come dono, quelladisposizione interiore che chiamiamo amore, che nullachiede, nulla si aspetta, semplicemente è lì, davanti allavita e afferma: “Se posso esserti utile, ci sono”.ASPETTATIVACostantemente ci aspettiamo qualcosa, non viviamo ilpresente così com’è ma ci aspettiamo che abbia laconfigurazione da noi desiderata.Vediamo l’aspettativa e la lasciamo andare: ciò cherimane è quel piccolo fatto che accade e ci chiamadicendoci: “Mi vedi? Se non mi vedi non stai vivendo”.
  • 3. BUON AMICOColui/colei che consapevolmente ci accompagna nelviaggio incontro a noi stessi.E’ quello che in altre tradizioni è chiamato maestro; èl’accompagnatore che abbiamo scelto e a cuiriconosciamo il diritto e il dovere di metterci a nudo, disvelarci nei nostri meccanismi.Ogni altro da noi è il nostro insegnante: il buon amico èun altro consapevole della sua funzione; non ha niente daperdere e da guadagnare, non teme un dolore che puòprovocare e non si ritrae dall’accarezzarci.Non è necessariamente una figura fissa: nelle nostre vitetutti incontriamo qualcuno la cui parola o i cuicomportamenti ci permettono di sviluppare unariflessione o ci sono di stimolo a conoscerci meglio; tuttiincontriamo qualcuno cui riconosciamo un’autorevolezzae che autoriz-ziamo ad entrare nelle nostre vite.Quello del buon amico non è un ruolo o un mestiere, èuna funzione, vale per noi e magari non vale per altri;ognuno riconosce il proprio buon amico in qualcuno chegli attiva dei processi, che gli sollecita degli interrogativi,che lo inquieta o lo placa.Non esiste in sé il buon amico, esiste per noi; a voltesuccede che qualcuno sia riconosciuto da diverse personein quella funzione e allora diventa un riferimento stabilea cui ci si può rivolgere per una parola ma, in assoluto,nessuno è buon amico per tutti.
  • 4. COMPASSIONELa disposizione interiore, l’esperienza dell’acco-gliere inuna concavità, qualunque pensiero, emozione, azione,nostra e altrui.Lo sguardo privo di giudizio, sostenuto da una profondaapertura, comprensione, vicinanza.Il gesto che unifica tutto ciò che attraversa, pervaso ditenerezza, compenetrato da un inchinarsi.CONSAPEVOLEZZALa presenza simultanea della sensazione fisica, dellaricettività emotiva, dello sguardo intelligente sulla realtàche accade nel momento presente.CONTEMPLAZIONEL’atteggiamento meditativo, la disposizione consapevole,preparano l’esperienza contem-plativa: il disporsiall’adesso che accade apre spazi all’affioraredell’esperienza della profondità di quanto sperimentato.Scriviamo e siamo consapevoli di scrivere, è tutta lanostra vita, adesso; mentre scriviamo le paroleaffluiscono, la mente è obbediente, il corpo esegue:viviamo l’esperienza non del “noi scriviamo” ma“dell’essere scritti”, “dello scrivere”, “della scrittura cheaccade”.
  • 5. Ciò che viene scritto non è la risultante del nostropensiero ma di ciò che il pensiero precede, dellacoscienza.La contemplazione è coscienza in atto, vastità in atto,non condizionamento in atto.Nella profondità dell’adesso emerge tutta la natura dellavita, il suo senso, la sua pregnanza, la sua profondità, ilsuo essere quel che è, Assoluto in atto.Molti di noi sperimentano l’esperienza dellacontemplazione ma non sanno dargli un nome. Moltiartisti vivono l’essere cantati, suonati, danzati, eugualmente lo vivono molti sportivi e praticanti di artimarziali.L’esperienza contemplativa è il manifestarsi della vitaoltre l’identità, oltre l’ego: fluidità, libertà, vastità,leggerezza, profonda gioia caratterizzanoquell’esperienza.Da lì, l’esperienza nell’identità è vissuta come limitata,compressa, condizionata, asfittica.La vita vera si manifesta quando la contem-plazionesorge e l’uomo, inteso come ego, scom-pare.
  • 6. COSCIENZAIl sé superiore, l’anima, l’io spirituale, il corpo akasico ocausale, l’individualità, il vero sé.L’uomo è centro di coscienza e di espressione, secondola definizione del Cerchio Firenze 77: il sentire,contenuto della coscienza, si esprime attraverso il corpomentale, il corpo astrale, il corpo fisico, nel tempo e nellospazio, in quella rappresentazione che chiamiamo vita.Di esperienza in esperienza, di vita in vita, affluisconotessere di sentire che vanno a costituire il corpo dellacoscienza: la vita nel piano fisico, emotivo/astrale,mentale, non è altro che la condizione per poter edificaree strutturare il corpo akasico/della coscienza.Una volta che questo corpo è costituito, l’esperienza chechiamiamo vita non ha più motivo di essere, l’uomocessa l’esperienza incarnativa e continua il suo percorsoin altro modo.La coscienza è l’artefice che sostiene tutta la nostra vitacognitiva, emotiva, sensoriale, opera-tiva.Senza la coscienza non c’è vita, è come togliere adun’automobile il motore.Tutta la vita sul pianeta è guidata dalla coscienza e da ciòche la precede: quella minerale, vegetale, animale, umana,sovraumana.Tutte le esperienze nelle varie forme, materie, tempiforniscono dati alla coscienza e la costituiscono comecorpo strutturato.
  • 7. DISCONNESSIONEUn pensiero è legato ad un altro pensiero, adun’emozione, ad un’azione: disconnettere significalasciare che un pensiero sorga e scompaia, cheun’emozione sorga e si dilegui, che un’azione si manifestie poi venga dimenticata.Disconnettere significa tornare e tornare al momentopresente lasciando che ciò che è stato e ciò che sarà nonsiano coltivati dalla nostra attenzione: significaappoggiare la consape-volezza sul presente che accade esu niente altro.Un pensiero è solo un pensiero, lo lasciamo sorgere e lolasciamo andare: ne sorgerà un altro e proprio perchéabbiamo lasciato andare il precedente, quello che sorge ènuovo.Così per un’emozione e per un’azione.La disconnessione è la pratica fondamentale del Sentiero,l’incessante ritorno della consapevo-lezza all’adesso chesorge.E’ considerare un pensiero a sé stante, un’emo-zione a séstante, non connessi tra loro: in questo modo la vitadiventa quell’illuminarsi di attimi che subito scompaionoe lasciano il campo a nuovi attimi, e così senza fine: lavita allora diventa nuova, fresca, libera, leggera, priva dicondizio-namento di ciò che è stato o che sarà.La vita è solo ciò che è, adesso.
  • 8. DIVENIREOggi siamo protesi sul domani; nel mentre compiamoquesta azione già la nostra mente è sulla successiva;viviamo questa vita e andiamo ad indagare il nostropassato e cerchiamo di cogliere segni di quello che verrà.L’uomo è dentro questa tensione del divenire, dentro aduna percezione del tempo che scorre e, soprattutto,dentro ad una inquietudine interiore che lo spinge avantie indietro lungo i binari dell’esistere.Il tentativo del Sentiero è di conciliare essere e divenire:la tensione a trasformarci, ad essere altro, è naturale,sana, indispensabile perché ci colloca nel flusso della vitadove tutto è muta-mento.L’adesso è la base di domani e la conseguenza di ieri; maoggi possiamo fare qualcosa che, pur essendo nella logicadel divenire, lo supera e lo trascende: oggi possiamoaccoglierci così come siamo, sapendo che domanisaremo diversi.Possiamo accogliere l’adesso, ogni adesso che si succedenel tempo, sapendo che lascerà spazio ad altri adesso cheverranno, e possiamo accoglierlo come se fosse l’ultimoattimo della nostra esistenza.Così facendo, noi introduciamo la consape-volezza cheentrambi gli stati possono convivere simultaneamentesenza conflitto: siamo nell’acca-dere, giunge qualcosa chesubito scompare e lascia spazio ad altro che, mentreaccade, è tutta la nostra vita, tutto l’esistente.
  • 9. Fotogrammi che scorrono davanti all’obbiettivo, ognunocompiuto in sé.Sappiamo che ogni attimo ci trasforma, ma la nostraattenzione non è sul trasformarci, è sull’essere disponibilia vivere l’attimo presente, su ciò che accade e ciattraversa.Guardando le nostre giornate da questo punto di vista,andiamo oltre la tensione a divenire e trasformarci,scendiamo nell’intima natura del presente e della vita,rimanendo in quel flusso, estremamente dinamico dellavita, che nulla lascia inalterato e immobile, che tuttotrasforma.DUBBIOLa condizione senza la quale non è possibile superare ilcondizionamento della mente. Se non si dubita dellalettura che la propria mente dà della realtà, non si vedel’origine del condizionamento di tutto il nostro esistere,non si vedono le sbarre della prigione nella quale ciracchiudiamo.Non dove qualcuno ci racchiude, dove noi ciracchiudiamo aderendo a ciò che la mente recita su di noie sull’altro da noi, oltre che sulla vita.
  • 10. EGO/SE’ INFERIOREE’ l’immagine di noi generata dal corpo mentale,emotivo-astrale e fisico, sulla base dei dati forniti dallacoscienza e derivanti dall’esperienza.L’ego, o identità, o sé inferiore, è l’inter-pretazione chenoi diamo di noi stessi, quello che consideriamo il nostrosguardo sulla realtà interiore ed esteriore.L’ego parla di ciò che la coscienza non ha ancoraacquisito e su cui si sta misurando; parla delle sfide chel’uomo affronta giorno dopo giorno e che lo trasformanonel suo sentire di coscienza.Ciò che è stato compreso opera come programmainconscio che sostiene la rappre-sentazione, la messa inatto, di ciò che compreso non è.La vita dell’uomo è all’insegna dell’ego finché lacoscienza non è sufficientemente strutturata: c’è ego finoa quando non si dispiega un sentire di coscienza ampio.L’ego è il veicolo della coscienza nel tempo e nellospazio: la mente, l’emozione, il corpo sono i terminaliattraverso cui la coscienza sperimenta, acquisisce i datiche le sono necessari, impara, comprende.L’ego è l’insieme degli strumenti utilizzati affinché lacomprensione si realizzi, ma in sé non esiste: dallarelazione tra corpo mentale, emotivo, fisico – cheoperano sotto le direttive della coscienza – scaturiscequel particolare senso di esserci come identità limitata ecircoscritta che noi chiamiamo con il nostro nome.
  • 11. In sé l’ego non è un corpo, un arto costitutivo dell’essere:è la risultante della relazione tra la coscienza e i suoicorpi d’esperienza.EVOLUTOL’individualità il cui corpo della coscienza è strutturato,sufficientemente completato attra-verso le vite e leesperienze compiute e che quindi esprime un sentireampio.E’ l’uomo alla fine del percorso incarnativo.FLETTERSI/INCHINARSIIl gesto della canna di fronte al vento che giunge, lanostra disposizione di fronte alla vita.Non opporre resistenza.GIUDIZIOSu ogni pensiero, emozione, azione la mente apponeun’etichetta e confronta ciò che stiamo vivendo con ciòche abbiamo vissuto o con ciò che avremmo volutovivere.La mente valuta, misura, confronta; così facendoconferisce un’identità, dei contorni, a tutto ciò che vienesperimentando. In virtù del giudizio, una realtà vieneisolata da un’altra; la realtà da unitaria divieneframmentata e molteplice.Attraverso il giudizio la mente crea la realtà.
  • 12. Lasciar andare il giudizio è lasciar andare la mente, ècogliere la realtà oltre quello che la mente recita su diessa: la realtà, anche se frammentata alla percezione deisensi, è sempre unitaria.IDENTIFICAZIONECredere di essere ciò che si sta sperimentando.L’illusione di essere pensiero, emozione, azione.L’abbaglio che noi si sia ciò che il corpo mentale, astralee fisico stanno sperimentando.Il processo inevitabile ed ineludibile attraverso il quale cisembra di esistere come realtà unica e separata da tutta larealtà dell’altro e dell’uni-verso.L’identificazione sostiene tutta la realtà così come laviviamo e la sperimentiamo; è la natura più intimadell’illusione, il niente, il vacuo, l’incon-sistente conparvenza di reale.E’ la condizione indispensabile perché possa manifestarsila vera realtà delle cose: al risveglio dal sogno sappiamodistinguere tra illusione e realtà.L’identificazione è indispensabile per lo sve-lamentodell’illusione e l’affiorare della realtà. Proprio perché cisentiamo un nome, perché sentiamo di avere una vita e cicaliamo in essa, pian piano possiamo comprendere lavacuità di questa esperienza d’esserci.Attraverso l’essere fasulli scopriamo la natura dell’essereautentici. Ancora una volta un ciclo è composto da
  • 13. identificazione e non identi-ficazione, illusione e realtà,apparenza e sostanza. Mancando l’identificazione nonsorge neces-sariamente la realtà; ma quando la realtà, chegiunge come dono, è sorta e si è stabilizzata comecondizione esistenziale, l’identificazione non trova piùspazio per manifestarsi.ILLUMINAZIONEL’esperienza di una particolare connessione tra il corpodella coscienza e i suoi veicoli che spesso dà luogo a unaserie di fenomeni ed esperienze esistenziali particolari.L’illuminazione non è altro che un’esperienzadell’evoluto dovuta a particolari processi energetici. Granparte di coloro che escono dal ciclo del nascere e delmorire lo fanno senza aver conosciuto questa esperienzae senza nemmeno sapere di esser alla fine del cicloreincarnativo.INCARNAZIONEUna delle fasi della vita; l’altra fase è la vita senzaincarnazione: le due fasi costituiscono un ciclo dimanifestazione; molti cicli costituiscono l’espe-rienzanecessaria alla costituzione del corpo akasico/dellacoscienza.L’incarnazione c’è quando la coscienza è allacciata alcorpo mentale, al corpo astrale e al corpo fisico.
  • 14. La non-incarnazione è quando la coscienza vive alcunisuoi processi senza il terminale del corpo fisico. La morteè la perdita del veicolo fisico: la coscienza vive altreesperienze attraverso i veicoli astrale e mentale per poiabbandonare anche questi. Successivamente inizierà lanuova esperienza incarnativa con l’allacciamento dei trenuovi veicoli predisposti per i compiti da affrontare.Va avanti così fino a quando il ciclo incar-nazione/non-incarnazione ha prodotto il pieno dispiegamento delcorpo akasico: allora il sentire non si manifesta piùattraverso incarnazione/non-incarnazione, ma in altrimodi.Ogni ciclo costituisce tasselli del corpo della coscienza:non l’incarnazione da sola, non la non-incarnazione dasola. Vita e morte camminano insieme, indissolubiliperché parte dello stesso ciclo.
  • 15. INDIVIDUALITÀLa coscienza e il suo corpo che si costituisce diesperienza in esperienza e di vita in vita.L’individualità dà luogo alla personalità e all’ego,attraverso i suoi tre veicoli (mentale, emotivo, fisico). E’costituita di tessere di sentire: più completo è il puzzle,più vasto è il sentire.Ogni esperienza costituisce tessere di sentire e le tesserestrutturano il corpo della coscienza: l’ampiezza delsentire guida la rappresentazione nel tempo e nellospazio, ovvero la vita.Tutto ciò che l’uomo vive è generato dallaindividualità/coscienza e da ciò che precede questadimensione.INNAMORAMENTOUno stato alterato di coscienza che prepara la fase piùmatura dell’affetto, da cui germoglierà, se ger-moglierà,l’amore.L’innamoramento è canto dell’ego e nello stesso tempomanifestazione delle possibilità dell’amo-re, ma non lo sipuò considerare amore perché è condizionato dalbisogno.
  • 16. LASCIAR ANDAREIl gesto compiuto migliaia di volte in una giornata: adogni pensiero, ad ogni emozione e ad ogni azione seguesempre un lasciar andare.Niente viene trattenuto, a niente ci si lega, tutto scorre.Un fiume immenso e in perpetuo movi-mento e ad ogniattimo l’attenzione è appoggiata su quel rametto che lacorrente trasporta per poi scomparire allo sguardo.Tutto si presenta e tutto scompare: tutto il nostro temponon è altro che un lasciar fluire la vita.MANIFESTAZIONEOgnuno, consapevole o inconsapevole, che lo voglia omeno, porta a manifestazione il proprio essere corpo,emozione, pensiero, coscienza: vivere è manifestazionedella coscienza che si esprime sui diversi piani.Tutto ciò che abita e costituisce questo pianeta non èaltro che manifestazione di un principio di coscienza diampiezza variabile, ed ogni sentire non è altro chemanifestazione dell’Uno.Ogni manifestazione, dal sasso al superumano, non èaltro che la Totalità in atto.
  • 17. MEDITAZIONEUn modo di stare nella vita.Non una pratica né una tecnica: un modo di vi-vere.La sostanza dell’atto meditativo è l’appoggiare laconsapevolezza, l’attenzione, la volontà su ciò che adessosi presenta a noi: adesso, non prima, non dopo.L’attenzione non è costante, è un ritmo: presenza/non-presenza; l’atto meditativo è vivere consapevolmentequesto ritmo ed utilizzare la volontà per tornare allapresenza, a ciò che adesso si presenta.Ad ogni passo, ad ogni parola, gesto, pensiero, noitorniamo lasciando andare ciò che l’ha preceduto e nonalimentando ciò che sarà.Alla fine rimane solo l’adesso e quello stare lì; la nonpresenza è solo la condizione per la presenza, l’inspiro el’espiro, l’uno prepara l’altro.Noi risiediamo nella presenza sapendo che questa sinutre della non-presenza.MENTEIl pensiero concreto e astratto; la dimensione cognitiva;le funzioni del corpo mentale; una componente dell’egoassieme al corpo emotivo-astrale e al corpo fisico; lalente del proiettore che crea la realtà; il problema di tutti iricercatori della via spirituale.Dal nostro punto di vista, uno degli strumenti dellacoscienza, uno dei suoi veicoli.
  • 18. Non un problema, non qualcosa da annullare ma dausare allo stesso modo di come si usa il computer o lachiave per svitare un bullone. Essendo uno strumentocomplesso, è necessario acquisire con essa una certaconfidenza, avere una conoscenza del suo modo dioperare e una consapevolezza delle sue dinamiche, moltedelle quali si attivano inconsapevolmente.Nella visione comune della persona della via spirituale, èil diaframma che si interpone tra la vita nell’illusione equella vera: dal nostro punto di vista è semplicementequel che è.NON-ESSERELa fine del viaggio umano, dell’identificazione con lamente e i suoi processi, con il fantasma che chiamiamoidentità. Oltre ciò che a noi sembra di essere, ad un certopunto delle nostre esistenze si apre la possibilità disperimentare un’altra condizione, quella che definiamo dinon-essere: colui che era, più non è.Questo non significa che oltre l’esserci come individuo cisia il nulla: oltre c’è una vita e un esistere che non hannoriscontri con l’esserci come identità.Oltre c’è l’esserci come sentire che è essere senza tempo,non divenire, non identificazione.Il non-essere è l’essere autentico, incondizionato, reale.
  • 19. OSAREEntrare nella vita ed esserci sapendo che nessun altropotrà vivere e sperimentare e trasformarsi al postonostro.Osare è andare oltre la paura, oltre il giudizio su di sé e iltimore del giudizio altrui; è quel presentarsi sulla scenadella vita ed affermare: “Se non lo faccio io chi lo farà? Ese non oso ora, quando?”Osare è accettare di vivere senza riserve sapendo che ènel vivere, nella relazione, che tutto diviene e si trasformae la libertà che desideriamo prende forma.PAURAL’identificazione con la paura impedisce lapartecipazione alla vita: la persona finisce per evitare incontinuazione presunti ostacoli o situazioni di cui hapaura, situazioni che ritiene di non essere in grado diaffrontare o che teme rimarcherebbero il giudizio e lariprovazione da parte dell’altro. E’ un continuo scansaresituazioni che la confinano in pochi, ristretti, ambitid’esistenza: tutto il resto è pericoloso, la vita èun’avventura pericolosa.E’ chiaro che la via è quella possibilità di imparare adaffrontare, piccola situazione dopo piccola situazione,tutto ciò che si presenta: di esperienza in esperienza siimpara a non fuggire, si sperimenta che è “solo unapiccola situazione della quale avevo paura”.
  • 20. Attimo dopo attimo, riconoscendo che la propria vitaaccade adesso e mai più, diventerà evidente come lapaura è solo un prodotto della mente, non un dato reale:nella mente stessa si potranno strutturare nuoveconvinzioni che potranno attecchire e radicarsi proprioperché si è cominciato a non fuggire, a partire dalle piùpiccole situazioni che si sono presentate nel quotidiano.PERSONALITÀLa personalità è l’immagine della coscienza, di ciò cheessa ha acquisito attraverso l’esperienza nel tempo e nellospazio e che è divenuto sentire; non di tutto ciò che haacquisito, non della totalità del sentire acquisito nellemolteplici vite, ma del sentire in campo in quellaparticolare incarna-zione.Mentre l’ego è il non compreso, la personalitàrappresenta quella parte di compreso utilizzata per icompiti di una specifica incarnazione.PRESENZAI sensi sono aperti, l’emozione fluida, la mente disposta,l’essere concavo rispetto all’accadere in atto: la presenzaè l’esperienza dell’essere qui ed ora in una sospensione eneutralità senza tempo.Nella presenza c’è l’accadere della vita e colui che lapercepisce è un contenitore vuoto, pura percezione senza
  • 21. che esista né un percettore, né un osservatore etantomeno un portatore di nome.Vita che accade nell’intelligenza della realtà.REALTÀ SOGGETTIVACiascuno vive un film personale: gli ambienti, lascenografia, gli attori, le comparse possono anche esserecomuni e condivisi, ma la sceneggiatura è assolutamentepersonale.Dalla stessa scena che tu ed io condividiamo, io traggoqualcosa per il mio sentire, tu qualcosa per il tuo. Quellascena può produrre apprendimenti molto differenti,sistemazioni di tessere di sentire molto diverse tra diloro. Io so che tu sei lì e partecipi della scena insieme ame, ma non so assolutamente quello attorno a cui la tuacoscienza va lavorando, quello che sta acquisendo.Se sono un buon osservatore, se ho una buonaconoscenza di me, forse posso comprendere quello chela mia coscienza va acquisendo, forse.RESALa capacità di flettersi, di non opporsi, di non fareresistenza rispetto al presente che si manifesta e che ciinterroga nel profondo.La possibilità di andare oltre la protesta e il vittimismo, ilgiusto e l’ingiusto, cogliendo l’essenza di ciò che accade:
  • 22. quello che si presenta è per noi e ci chiede di vederlo,accoglierlo, saperlo maneggiare.E’ la nostra vita, non possiamo opporci e respingere lanostra vita, anche se è dolore, anche se è scomoda:possiamo provare ad arrenderci lasciando che ci colpiscao ci accarezzi.Possiamo lasciare che ciò che accade ci insegni ciò cheintende insegnarci.La protesta è mente/ego in atto, la resa è l’apertura diuno spazio d’esperienza in cui il nuovo cambial’esistente.SCOMPARSATutta la manifestazione dell’identità conduce al suosuperamento e alla scomparsa dell’artefice dei processi.Tutto l’essere portatore di nome conduce alla perdita delnome: dopo averlo desiderato, pianto, sofferto e goduto,ce lo dimentichiamo.Dalla scomparsa di sé sorge la libertà dell’esistere senzaattributi.
  • 23. SENSO DELLA VITAScaturisce dal processo dell’esserci e del dimen-ticarsi disé: se c’è solo manifestazione egoica il senso della vitache ne consegue è aleatorio e impermanente.Se invece è vissuto l’intero ciclo del manifestarsi, dallacosiddetta identità al dimenticarsi di sé, all’andare oltresé, al vivere l’esperienza del perdersi e del donarsi, alloraciò che sorge dall’esperienza complessiva è la possibilitàdi sperimentare un senso profondo dell’accadere dellavita nel presente.Il senso della vita non è qualificabile, descrivibile condegli attributi o degli aggettivi: la vita è senso in atto,traboccante, quando è vissuta senza paura e nelladonazione completa di sé a ciò che si presenta.Il senso della vita c’è e sorge solo nel presente.Affermare: “Sento che la mia vita ha senso” non significaniente; non è una vita che ha senso, è l’adesso cheesprime il senso: manifestando se stesso ed essendo noicompletamente aperti all’accadere, si realizza l’esperienzadi una pie-nezza.Non c’è un senso nella vita perché il presente produce unrisultato, né perché c’è una com-prensione, né perché c’èuna trasformazione in atto: la vita è senso in sé.Non dal divenire dei processi deriva il senso, madall’essere senza tempo del momento presente.
  • 24. SENTIRE“Sentire come percezione della divinità in ciò che faparte della realtà”. 1E’ la materia che compone il corpo della coscienza ocorpo akasico, o anima, o sé supe-riore. Il sentire ècostituito da tessere di sentire, ovvero da comprensioniche derivano dall’es-perienza: tessera su tessera, sentiredopo sentire, si costituisce il corpo della coscienzadell’uomo; quando questo è costituito non c’è piùincarnazione nel tempo e nello spazio, l’uomo esce dallaruota delle nascite e delle morti e continua la suaesperienza avendo come corpo più denso il corpo dellacoscienza.TENEREZZALo sguardo sulla vita, sull’altro, su sé, quando lacontemplazione ci ha invasi.VIA SPIRITUALEIl percorso incontro a sé stessi, alla conoscenza di sé,dell’altro, della vita.Ogni vita non è altro che via spirituale in atto: qualunquesia il credo, la filosofia, la pratica, i comportamenti, letrasgressioni, le distorsioni, ogni vita non è altro che1 Cerchio Ifior, La farfalla, pagina 48, edizione privata
  • 25. l’imparare ad osservarsi, ad essere consapevoli e aconoscersi: trasfor-mazione ineluttabile di sé e dellapropria relazione con il mondo.La vita della persona che vive nell’egoismo e nellasopraffazione, come la vita della persona mite edaccudente, consapevoli o inconsapevoli che siano, ognivita è via spirituale, percorso da ego ad amo-re, itinerariodi consapevolezza e di trasfor-mazione conscia einconscia.Il fatto che alcuni si identifichino con vie spiritualistoricamente date non significa granché: essere uominisignifica andare incontro alla conoscenza di sé: questo èlo scopo primo e ultimo della vita. Conoscendo sé, siconosce il Tutto che in sé si esprime.Siccome tutto è via e tutti sono nella via, potrem-moanche dire che non ha alcun senso parlare di via: è unapura convenzione che indica un ambito d’esperienzavissuta consapevolmente; ma la per-sona che viveinconsapevolmente non è meno presente nella via, inquanto ogni essere esistente è in continuatrasformazione, quindi lungo un processo, una via, che losappia oppure no.Alla luce di queste considerazioni è anche evidente che ilpercorrere consapevolmente una via non ci rende inalcun modo speciali, o particolari, rispetto al nostroprossimo.
  • 26. VITEInnumerevoli film, ognuno con una propriasceneggiatura e attori diversi, diretti dallo stesso regista(coscienza/individualità) il cui scopo è la costruzione delcorpo della coscienza e del suo sentire.VITTIMAE’ il ruolo nel quale ci mettiamo senza fine: siamocostantemente, per vite intere, vittime di qualcuno oqualcosa.La nostra lettura superficiale del mondo ci porta adividere la realtà in vittime e carnefici e dif-ficilmente ciriconosciamo nel ruolo dei secondi.Uno dei primi passi è cominciare a smettere diinterpretarsi come vittime ed entrare nell’ottica checiascuno ha la vita, le opportunità, i dolori e i piaceri chein quel dato momento sono necessari al processo ditrasformazione del proprio sentire di coscienza.ZENCasa.Molto tempo fa siamo passati attraverso gli insegnamentidi Dogen, il fondatore dello zen di scuola Soto: eravamogià a casa allora e nel tempo è stato tutto un lavorare perarredare e risiedere la casa.
  • 27. Abbiamo introdotto molte varianti, adattato il coloredelle pareti, le suppellettili, i mobili a colo-ro chetransitavano nella casa.E’ scomparso il cartellino “zen” dal campanello, non cen’é stato più bisogno.Non c’erano più lo zen e noi, c’era solo lo zen, la vita cheaccadeva, senza aggiunta.