Nucleare militare e civile: i fratelli inseparabili
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Nucleare militare e civile: i fratelli inseparabili

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A cura di Alfonso Navarra

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Nucleare militare e civile: i fratelli inseparabili Presentation Transcript

  • 1. Nucleare militare e civile: i fratelli inseparabili Presentazione di Alfonso Navarra – Campagna OSM-DPN – Al Seminario di Formazione del Coordinamento Energia Felice - Milano 27 ottobre 2010
  • 2. Il fratello maggiore è il nucleare militare
    • Qui di seguito si espone la tesi fondamentale del relatore, “storico” obiettore di coscienza, oggi “anti-giornalista” ed “anti-esperto”. (E’ analoga a quella di Giulietto Chiesa, che più avanti sarà citata).
    • Nucleare militare e civile sono due fratelli gemelli: nascono dalla stessa “madre”, l’energia atomica. Ma uno dei due fratelli è più “anziano” e fa da guida, traino e tutore, condizionando l’altro con le sue esigenze preminenti. E’ il nucleare finalizzato alle applicazioni belliche, strumento fondamentale del “gioco della potenza”.
    • Storicamente, almeno sino ad oggi, sono le esigenze di potenza degli Stati ad aver fatto da motore e da battistrada al ciclo della tecnologia atomica.
    • Il business elettrico da atomo, nei termini di un “libero mercato”, non è mai decollato né, prevedibilmente, potrà ragionevolmente svilupparsi, almeno nei limiti dell’attuale civiltà tecnologica e sociale. E’, a conti fatti, del tutto “anti-economico”, secondo qualsiasi parametro corrente.
  • 3. Gli arsenali atomici si “tirano appresso” le centrali
    • Ancora, nel 2010, i maggiori Paesi produttori di energia nucleare sono Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito. Non è un caso se questi sono anche i principali Paesi detentori di armi nucleari.
    • Anche gli altri Paesi dotati di centrali elettronucleari sono “Stati atomici”, effettivi (dispongono di armamento nucleare) o, come si dice, “latenti” (possono assemblare armamento nucleare). Oppure Paesi, a vari livelli, economici e politici, “satellizzati” o condizionati da altri “Stati atomici”.
    • Quando la corsa alle armi atomiche prende slancio, le centrali elettronucleari di supporto crescono di numero; quando si riducono le testate, il mercato “civile” si blocca; quando si imbocca la strada di uno sviluppo “qualitativo” delle armi, nuove “generazioni” di reattori vengono varate .
  • 4. Parte 1 – Il quadro storico della proliferazione atomica
    • “ La guerra nucleare spiegata a Greta”. Di A. Navarra, EMI Edizioni, 2007
  • 5. L’energia nucleare nasce per la guerra
    • Nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, il governo degli Stati Uniti organizzò il progetto Manhattan, un segretissimo e massiccio programma di ricerca scientifica. L’operazione, costosissima, aveva l’esplicito scopo militare di dare vita alla prima Bomba Atomica. L’esigenza era quella di rispondere alla Germania hitleriana che aveva attivato ricerche simili. Albert Einstein lanciò l’allarme che il presidente Truman raccolse.
    • Una moltitudine di scienziati, diretti da Robert Oppenheimer, tra i quali l’italiano Enrico Fermi, furono coinvolti nei laboratori di Los Alamos a collaborare al progetto della Bomba sulla base dei principi fisici scoperti da Einstein (la famosa equivalenza massa-energia) ed altri grandi scienziati, poi sviluppati con la fissione dell’atomo.
    • Le prime bombe atomiche della storia furono “sperimentate” nell’agosto 1945 sulle due città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki (muore orrendamente gran parte della popolazione inerme delle due città giapponesi).
    • L’evento conclude traumaticamente il “conflitto caldo” scatenato dalla Germania nel 1939 e segna l’inizio della “guerra fredda” tra il “blocco della libertà”, guidato dagli USA, ed il “campo del socialismo”, con a capo l’URSS.
  • 6. L’era atomica inaugura l’”equilibrio del terrore”
    • Nel 1949 anche l’Unione Sovietica riuscì a costruirsi la sua bomba atomica. Si scatenò la rincorsa ad armi nucleari sempre più numerose e potenti, basate su ogni tipo di piattaforma (missili balistici basati a terra, ordigni su bombardieri, armi su sommergibili…).
    • Per molti anni le sorti del mondo di basarono su un delicato e precarissimo equilibrio fatto essenzialmente di paura: entrambe le superpotenze si fronteggiavano con la coscienza di fondo che molto probabilmente da una guerra atomica tutto il mondo sarebbe uscito distrutto e non ci sarebbero stati vincitori.
  • 7. La corsa agli armamenti atomici
    • Durante la guerra fredda, dal 1945 al 1991, sono state fabbricate nel mondo oltre 128.000 testate nucleari: di queste, 70.000 dagli Stati Uniti, 55.000 dall’Unione Sovietica.
    • Il “club degli Stati atomici” si allarga poi a Gran Bretagna (1952), Francia (1960) e Cina (1964). Viene quindi il turno di Israele (1967), India (1974) e Pakistan (1998), che non hanno firmato il TNP.
    • Anche Sudafrica e Brasile si fanno negli anni ‘80 la Bomba, che poi dismettono (provvisoriamente). Corea del Sud, Taiwan, e Argentina parimenti rinunciano a completare i loro progetti militari.
    • La storia è raccontata in: “ The Twilight of the Bombs ”, 2010, («Il crepuscolo delle bombe»), autore lo storico americano Richard Rhodes.
    • La Corea del Nord si ritira dal TNP nel 2003 e 2 anni dopo annuncia di disporre della Bomba Atomica.
  • 8. La paura del “primo colpo” ovvero la regola del “chi spara per primo vince”
    • Internet, nata come Arpanet, illustra la regola base del gioco atomico: chi spara per primo vince se riesce ad impedire la reazione del nemico azzerandone gli ordigni sulle loro stesse piattaforme di lancio. E’ il tema del libro “La guerra nucleare spiegata a Greta” (EMI Edizioni, 2007).
    • MAD è solo la preistoria della “deterrenza” e su di essa si basava il cosiddetto “equilibrio del terrore”. Ma ben presto prende piede la paura del “primo colpo” vincente dell’avversario. Di qui la moltiplicazione di postazioni e missili: bisogna sviluppare una “controforza”, vale a dire la garanzia di una quantità di testate “residue” capaci di punire l’avversario che ha scatenato l’attacco infliggendogli danni inaccettabili.
    • Per la ricerca ossessiva della “parità” per ogni tipologia di arma e su ogni teatro di possibile conflitto, si accumulano di conseguenza armi atomiche in numero spropositato creando una paradossale “capacità di overkilling”.
    • La strategia delle “Superpotenze” si organizza sull’idea che la guerra nucleare non prevede solo un teatro globale ma può essere anche combattuta in singoli, limitati territori. Gli “euromissili” piazzati a Comiso all’inizio degli anni ’80 riflettevano la strategia di una guerra nucleare da combattere sul “teatro europeo”.
  • 9. La guerra nucleare può scoppiare “per errore”
    • Nel 2005 il premio Nobel per l’economia è stato assegnato a Thomas Schelling perché i suoi studi, nell’ambito della “teoria dei giochi”, sarebbero serviti a gestire l’”equilibrio” della deterrenza.
    • Il suo libro, “ La strategia del conflitto ”, Bruno Mondadori, 2006, risponde a domande come: quali sono i meccanismi che si attivano in situazioni estreme come un allarme di attacco atomico?
    • A parte la crisi “politica” di Cuba, nel 1962, abbiamo anche crisi “tecniche” in cui il rischio di una guerra nucleare “per errore” è stato corso proprio a causa dei sistemi computerizzati che dovrebbero evitarla.
    • Il tempo a disposizione per porre rimedio ai “falsi allarmi” si riduce sempre di più (si vedano in proposito, diversi articoli apparsi su “Le Scienze” ed “ Il potere nucleare ”, di Manlio Dinucci, Fazi Editore, 2003)
  • 10. Una guerra nucleare locale determina una catastrofe globale
    • Le Scienze di marzo 2010 pubblicano un articolo sul rischio di inverno nucleare : “Guerra nucleare locale, catastrofe globale”, di Alan Robock e Owen Brian.
    • La simulazione di un conflitto limitato a India e Pakistan (con scambio di missili per 50 “Hiroshime” a testa) produrrebbe, da subito 20 milioni di morti; ma con le polveri e il fumo sollevati che farebbero da scudo ai raggi solari, poiché la temperatura media diminuirebbe di oltre 1°C, ne seguirebbe una crisi agricola mondiale ed 1 miliardo di morti per fame in soli due decenni.
  • 11. Nel 1987 il disarmo USA-URSS
    • Gli accordi INF invertono la tendenza al “megatonaggio bruto”: da 100.000 si passa, con vari accordi, a circa 30.000 testate complessive.
    • Dal punto di vista qualitativo le armi odierne sono però più pericolose. Secondo Angelo Baracca sono quattro le novità determinanti della questione atomica oggi:
    • 1) il passaggio dalla MAD alla ricerca del “primo colpo”
    • 2) la proliferazione nucleare va incoraggiata e favorita per gli Stati “amici”, impedita – eventualmente anche con bombardamenti nucleari preventivi – per gli Stati “canaglia”
    • 3) le nuove mininukes tattiche, spacciate come “sicure per i civili”, sono concepite per essere usate normalmente sui campi di battaglia e sul loro impiego può decidere, di fatto, il generale responsabile del “teatro operativo”
    • 4) è in corso una febbrile ricerca per armi nucleari “di quarta generazione” che cancellano la fondamentale distinzione tra armi atomiche e armi convenzionali e vanificano tutti i trattati internazionali per la non proliferazione.
  • 12. Washington imbocca l’unilateralismo
    • L’URSS implode nel 1991. Washington resta l’unica Superpotenza mondiale.
    • Al Pentagono, secondo “Foreign Affairs”, si convincono di aver raggiunto quasi matematicamente la “capacità del primo colpo nucleare”.
    • Gli USA spendono in armamenti, da soli, quanto il resto del mondo. L’apparato nucleare pesava 1/5 sotto Reagan, oggi conta approssimativamente 1/10.
    • George W. Bush, dopo l’11 settembre 2001, invade Afghanistan e Iraq, quest’ultimo senza preventivo assenso dell’ONU, per portare avanti la “guerra globale e permanente al terrore”.
    • Ma “ la guerra da 3.000 miliardi di dollari ” (è il titolo di un libro del Nobel Joseph Stiglitz a proposito dell’intervento USA in Iraq ) mette in crisi l’Impero e forse è concausa della “Chernobyl economica” che stiamo vivendo.
  • 13. Osama ritorna al multipolarismo
    • Dopo 8 anni di centralità della “guerra globale al terrore”, la crisi economica determina un cambio di rotta e porta al potere l’”uomo di Wall Street”, che, sempre in un’ottica imperiale, recupera il ruolo del soft power rispetto all’hard power.
    • Barack Obama parla da Praga (aprile 2009) di “un mondo senza atomiche” (“sogno pericoloso” secondo Paul Wolfowitz, leader dei neocon, ed ex vicesegretario di Stato di Bush) e si accorda con la Russia per lo Start 2.
    • Il numero di testate nucleari “strategiche” viene ridotto a un massimo di 1.550 per ciascuna potenza.
    • Resta nell’ambiguità il “legame vincolante tra armi strategiche offensive e armamenti difensivi”, in pratica lo sviluppo dei sistemi antimissile (alla base dei movimenti di opposizione in Cechia e in Polonia).
  • 14. Ma la deterrenza atomica conserva un suo ruolo decisivo
    • Gli Stati Uniti, anche con la presidenza Obama, mantengono il diritto di usare per primi l’arma atomica in un conflitto, continuando così a garantire l’ombrello nucleare americano per gli alleati, in primo luogo NATO.
    • La guerra nucleare preventiva, da incondizionata, nella versione di Bush, viene invece sottoposta da Obama a valutazioni di tipo giuridico .
    • La Nuclear Posture Rewiew del “presidente nero” promette che non userà armi atomiche contro Stati non nucleari, anche se attaccano per primi con armi chimiche o biologiche. Ma sono esclusi “casi isolati come Iran e Corea del nord”, che hanno violato o denunciato il Trattato di non proliferazione.
    • La linea obamiana irrita sia i “falchi” sia le “colombe”. Il Pentagono teme che la revisione sia fondata su un presupposto sbagliato: la nuova dottrina nucleare della Russia, adottata in febbraio, andrebbe “nella direzione opposta”: più “fiducia” da parte di Mosca nelle armi nucleari.
    • Medvedev ribadisce comunque che considererà carta straccia il Trattato Start se lo scudo antimissile americano minaccerà il suo potenziale atomico.
  • 15. Il TNP a guardia dell’ordine atomico
    • Il Trattato di non proliferazione è stato firmato il 1 luglio 1968 e vincola oggi 189 Stati al rispetto degli 11 articoli di cui è composto. Il TNP distingue tra “Stati nucleari” (USA, Russia, Gran Bretagna, Cina e Francia) e “Stati non nucleari” e si prefigge l’obiettivo di combattere la proliferazione nucleare per conseguire, infine, il disarmo.
    • Gli “Stati non nucleari” rinunciano a sviluppare progetti nel nucleare militare in quanto gli “Stati Nucleari” si impegnano a trattare “in buona fede” per arrivare al disarmo atomico.
    • Gli Stati possessori delle armi atomiche si impegnano a non fornire la tecnologia agli Stati che intendono costruirle, gli altri firmatari si impegnano, dal canto loro, a non richiedere ai possessori che tale tecnologia venga loro fornita.
    • L’ AIEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica) viene deputata dal Consiglio di Sicurezza ONU ad effettuare i controlli sul rispetto degli obblighi di non proliferazione da parte degli Stati firmatari.
  • 16. Il fallimento della revisione del TNP ha riaperto la corsa alla Bomba
    • A parte l’allargamento del club nucleare, i pilastri del TNP sono messi a dura prova dalle nuove sfide del XXI secolo. In particolare, la minaccia di nuovi paesi con ambigui programmi nucleari in atto (quali l’Iran), la lentezza con cui gli “Stati nucleari” procedono alla riduzione dei propri armamenti e, infine, l’emergenza di gruppi terroristici che ambiscono a entrare in possesso dell’arma atomica.
    • In questo contesto si è recentemente svolta (maggio 2020) la Conferenza di revisione del TNP, appuntamento che si celebra ogni cinque anni. Si è conclusa lo scorso 28 maggio con l’adozione di un documento finale che delinea – solo retoricamente, a giudizio dello scrivente - il rafforzamento dei suoi pilastri.
  • 17. Un Medio Oriente denuclearizzato
    • L’unico punto positivo della revisione 2010 del TNP è aver raggiunto il consenso sull’idea di un Medio Oriente privo di armi nucleari. Il progetto di una Middle East Nuclear Weapons Free Zone , già avanzato in vari consessi internazionali, apparentemente è la soluzione cui la Comunità internazionale vuole ricorrere per attenuare i conflitti e gli attriti nella zona.
    • La risoluzione finale, oltre a auspicare la partecipazione di Israele al TNP, propone la convocazione nel 2012 di una Conferenza internazionale per un Medio Oriente senza armi nucleari .
    • Tuttavia, i progetti si scontrano con le posizioni di Israele che, non partecipando al TNP e non avendo mai annunciato ufficialmente il possesso di armi nucleari, condanna l’atteggiamento dei paesi aderenti definendolo “sbagliato e ipocrita”.
  • 18. Il mercato nero del materiale fissile
    • “ Il bazar atomico ” è il titolo di un libro di di William Langewiesche edito da Adelphi che tratta la possibilità dell’uso di ordigni atomici da parte di soggetti non statali, “terroristici”.
    • L’indagine del giornalista, premio Pulitzer, esplora le strade del contrabbando anche nucleare che partono dai Paesi originatisi dalla dissoluzione dell’ex URSS (la situazione presenta molte analogie con quella descritta dal film “ Lord of war ”).
    • Dopo la fine della Guerra Fredda e con la disgregazione dell’impero sovietico, si sarebbe perso il controllo di circa il 10% del materiale nucleare esistente .
    • L’AIEA censisce 200 casi di traffico illecito di materie nucleari all’ anno.
    • È stato lo stesso presidente americano, inaugurando la Conferenza sulla sicurezza nucleare di Washington (aprile 2010) a dipingere la situazione attuale in termini piuttosto allarmanti, affermando che “ il pericolo di una guerra nucleare è diminuito, ma quello di un attacco nucleare è aumentato considerevolmente ”.
  • 19. La tesi di Giulietto Chiesa
    • “ La menzogna nucleare ”, di Giulietto Chiesa, Edizioni Ponte alle Grazie, 2010
    • “ Il problema nucleare riemerge perché è finita la fase unipolare, dominata da un’unica superpotenza planetaria, e ci si avvia a una configurazione inedita, al tempo stesso globale e multipolare…
    • Componenti cruciali di questa nuova situazione sono la Cina e l’India, entrambe impegnate nella costruzione di un proprio arsenale, inclusa la sua componente nucleare militare. Due giganti in crescita vorticosa e ormai chiaramente destinati ad imprimere il proprio marchio sul XXI Secolo…
    • Ecco perché sia gli Stati Uniti che la Russia (nel frattempo nuovamente proiettata su disegni ambiziosi…) hanno ricominciato a programmare la crescita e lo sviluppo delle tecnologie militari nucleari. Si tratta di non rimanere spiazzati, o addirittura superati da altri concorrenti che sono ormai entrati nel club nucleare, e perfino da outsider che vi si affacciano ormai prepotentemente, a cominciare dal Pakistan, per continuare con il Brasile e l’Iran, senza dimenticare Israele che, al momento, è la quinta potenza nucleare mondiale …
  • 20. Giulietto Chiesa 2
    • “ E’ in questo contesto che USA, Russia, Cina, India, Iran, ma anche Brasile e Pakistan, si muovono ora verso un nuovo sviluppo del nucleare civile.
    • La Francia va aggiunta a questo elenco, ma solo per rilevare che Parigi non aveva mai rinunciato, nemmeno per un istante, al proprio sviluppo nucleare, militare e civile.
    • Per quanto concerne la Gran Bretagna, il suo comportamento in materia è nient’altro che la copia di quello americano.
    • Il tutto a conferma dell’assunto di partenza: dietro a ogni discorso sul nucleare civile si nasconde sempre un discorso più importante che concerne le armi nucleari ”.
  • 21. Parallelo tra armi e centrali
    • Fase della MAD (mutua distruzione assicurata) = primi prototipi di reattori
    • La corsa alle armi durante la “guerra fredda” = esplosione dell’atomo “civile”
    • Accordi INF ed altri accordi di disarmo (dal 1987) = blocco della costruzione delle centrali
    • Crisi dell’unilateralismo USA = nuova spinta al nucleare “civile” quale veicolo di proliferazione
    • Oggi si cercano insieme una Quarta generazione di armi nucleari ed una Quarta generazione di centrali nucleari!
    • Il rischio è che si stia entrando nella fase di un “ far-west nucleare globale ”.
  • 22. Due pareri eccellenti
    • “ Il numero di stati dotati di armi nucleari potrebbe più che raddoppiarsi nei prossimi anni ”, allerta M. ElBaradei, ex direttore dell’agenzia internazionale dell’energia atomica. E qualifica la situazione del Medio – Oriente come quella di una “ bomba a scoppio ritardato .”
    • ElBaradei spiega la chiave del problema: “ I paesi che dominano l’arricchimento dell’uranio e la separazione del plutonio diventano di fatto degli Stati capaci di dotarsi dell’arma atomica. “
    • Dichiarazione di Al Gore (marzo 2009): “ Durante gli otto anni che ho trascorso alla Casa Bianca [in quanto vicepresidente], tutti i problemi di proliferazione delle armi nucleari ai quali siamo stati sottoposti, erano legati ad un programma nucleare civile .”
  • 23. Parte Seconda: il legame tecnico tra nucleare militare e nucleare civile
  • 24. Nell’origine distruttiva della Tecnologia Atomica è contenuto il suo destino: di apparato tecnico ecocida ed anti-umano
    • Il legame stretto tra usi bellici e civili della Tecnologia Atomica si concretizza a tre livelli:
    • a) geopolitico, fondato sulla competizione di potenza degli Stati (dietro l’energia atomica c’è sempre uno Stato atomico che la promuove, la foraggia e utilizza)
    • b) industriale e di modello di crescita
    • c) tecnico (l’equazione: combustibile=scorie=esplosivo)
  • 25. Combustibile=Scorie=Esplosivo
    • La base tecnica del rapporto tra usi civili ed usi militari dell’energia atomica, come ricorda ElBaradei, sta in questa equazione: combustibile=scorie=esplosivo.
    • La tecnologia dell’arricchimento dell’uranio (con cui si fabbrica il combustibile) può portare alla Bomba.
    • Lo stesso dicasi della tecnologia del ritrattamento delle scorie, da cui si separa il plutonio (il materiale fissile ideale per la Bomba).
  • 26. U235 e Pu239
    • La produzione di materiale fissile è alla base dell’equazione: combustibile=esplosivo; vale a dire un materiale che è in grado di sviluppare una reazione a catena di fissione nucleare.
    • In pratica si tratta dell'uranio arricchito, contenente una percentuale maggiore dell'isotopo U235 rispetto all'uranio naturale.
    • Nell'uranio naturale la percentuale di U235 è, in peso, circa 0,7%, mentre la maggior parte del materiale è composta dall'isotopo U238.
    • Nelle centrali civili, ai fini delle reazioni controllate, l'uranio viene arricchito al 3-5%; nelle bombe atomiche la presenza di U235 deve raggiungere almeno l'85%.
    • L'altro fondamentale elemento che va a costituire il materiale fissile è il Plutonio, simbolo chimico Pu, sostanza artificiale non esistente in natura, oggi la più usata nelle bombe nucleari a fissione, per le quali ne occorrono solo 5kg: presenta, quindi, "un elevato valore strategico".
    • Il Plutonio si può ricavare, attraverso il cosiddetto "riprocessamento" delle scorie radioattive, le barre esauste delle centrali "civili", separandolo dagli altri "prodotti di fissione" .
    • Anche nel caso del Plutonio abbiamo un isotopo più adatto per l'uso militare: il Pu239.
  • 27. Il plutonio “di qualità reattore”
    • Il plutonio, altamente esplosivo ed estremamente tossico non esiste in natura, ma tutti i reattori nucleari attuali lo producono. Per renderlo utilizzabile, bisogna separarlo dal combustibile irradiato con un trattamento chimico detto “ritrattamento.”
    • La composizione del plutonio varia secondo la sua origine. La mescolanza più esplosiva, “di qualità militare”, con la prevalenza di Pu239, esce da reattori ottimizzati a questo scopo. Ne occorrono, è stato detto, circa 5 kg per fabbricare una bomba.
    • Quando il plutonio proviene invece da un centrale elettronucleare, da 24 tonnellate di combustibile se ne ricavano 240 kg, è detto “di qualità reattore.” Può essere impiegato come combustibile nei reattori nucleari come il Superphenix francese. Non è ottimale per l’uso militare ma resta relativamente efficace : 10 kg basterebbero per provocare un’esplosione.
    • Fin dal 1977 gli Stati Uniti hanno riconosciuto di aver effettuato una prova nucleare utilizzando “del plutonio di qualità reattore come esplosivo” ed hanno sempre allertato su “i rischi di proliferazione legati alla rilavorazione del combustibile consumato dei reattori commerciali.”
  • 28. Come funziona una bomba atomica
    • La tecnica di base per fare un'arma atomica, disponibile con dettaglio persino su Internet, è di far scontrare dei “pezzi” metallici di uranio o di plutonio incapaci isolatamente di scatenare una reazione nucleare a catena. Proiettati gli uni  verso gli altri da piccoli esplosivi classici, una "massa critica" è raggiunta e la bomba esplode.
    • Il plutonio chiede più  cura per ottenere l'esplosione perché si “auto-accende" troppo rapidamente, (e si scioglie senza esplodere, a causa di un processo chiamato fissione spontanea). Si può tuttavia farne una bomba frammentandolo in un più gran numero di piccoli pezzi per potere comunque raccogliere la massa critica necessaria.
    • Un dettaglio che i fabbricatori della Bomba devono risolvere sta nel fatto che i reattori civili sfornano una quantità eccessiva di Pu240, a forte tasso di fissione spontanea .
  • 29. Anche la bomba H funziona con uranio o plutonio
    • Due elementi possono provocare un’esplosione nucleare : l’uranio arricchito ed il plutonio.
    • La bomba A d’Hiroshima conteneva circa 50 kg di uranio arricchito. Quella di Nagasaki 6 kg di plutonio. Lanciare due bombe sul Giappone ha permesso agli americani di provare ciascuna di queste tecnologie…
    • Negli anni 1960, un’arma ancora più potente è stata messa a punto, per iniziativa di Edward Teller: la bomba H . Sfrutta la fusione dell’idrogeno, provocata da una “piccola” bomba A. Questo tipo di arma necessita dunque anche dell’uranio o del plutonio.
    • I principi di base per preparare una bomba atomica artigianale sono disponibili persino su Internet. L’ostacolo più serio ad una tale realizzazione resta il procurarsi gli ingredienti esplosivi, il materiale fissile.
  • 30. Negli USA solo i militari trattano il Plutonio
    • Negli USA il Plutonio per le bombe è prodotto con impianti di controllo e gestione puramente militari ed è un dato sottolineato sia da Angelo Baracca che da Giorgio Ferrari, gli esperti del Comitato “Salute-Ambiente-Energia”.
    • Gli USA non soffrono certamente la scarsità di Plutonio “weapon grade”, con 1700 tonnellate immagazzinate. Quindi, bontà loro, puntando alla qualità delle loro Bombe, non riprocessano quello delle loro centrali e propongono "altruisticamente" che tutto il resto del mondo non ne produca più.
    • E' la linea della priorità del passo FMCT ( proibire la produzione di materiale fissile per le armi nucleari) nelle trattative per la revisione del Trattato di Non Proliferazione- TNP: della serie io mi tengo la potenza distruttiva che ho accumulato e ordino a voi di non fare quello che invece ho già realizzato...
  • 31. C’è anche l’uranio impoverito
    • L’uranio impoverito (max parte U238, senza quasi U235, ma nella miscela di nuclidi c’è anche l’U234) è uno scarto molto abbondante dell’industria nucleare. In definitiva, rappresenta il sottoprodotto della lavorazione di arricchimento.
    • Più pesante del piombo (la densità è quasi doppia) e dotato di capacità perforanti ed incendiarie, questo metallo costituisce un nocciolo “ideale” per le granate anti-carri.
    • Queste armi si volatilizzano esplodendo. E le polveri di uranio impoverito o non di uranio sono radioattive e tossiche. Un vero veleno per l’organismo, foriere di cancri, specialmente ai reni e ai polmoni.
    • Queste munizioni sono state utilizzate largamente dall’esercito americano nel Kuwait, in Iraq, in Bosnia ed in Kosovo.
    • Delle malattie come la sindrome della guerra del Golfo sono apparse in queste zone di conflitto, colpendo militari e civili: anche soldati italiani . Ma l’esposizione all’uranio impoverito non è riconosciuta ufficialmente come esserne la causa e queste munizioni non sono ancora vietate.
    • Sull’argomento si veda: “ L’atomo militare e le sue vittime ”, di Massimo Zucchetti, UTET, 2008
  • 32. Le presunte eccezioni alla equazione sul materiale fissile
    • Tecnologie Atomiche non (o almeno poco) “proliferanti” sarebbero quelle:
    • Che non usano l’U235 nel combustibile (ad es. le CANDU ad uranio naturale)
    • Che usano elementi diversi dall’Uranio (es. il Torio)
    • Che producono scorie da cui risulta difficile separare il Plutonio (es. il MOX degli EPR)
  • 33. Il “Buddha che sorride” parte dai reattori CANDU
    • Nel quadro del programma “atomi per la pace”, l’India riceve nel 1955 un reattore nucleare canadese ad uranio naturale. Tra 1963 e 1971, gli Stati Uniti e la Francia forniscono ulteriori reattori e del combustibile.
    • Nel 1968, l’India si ritira dal TNP. Nel 1974, prova la sua prima bomba, nutrita dal plutonio del reattore “civile” canadese. E qualifica questo test come “pacifico!”
    • Seguono sanzioni che le impediscono di importare delle tecnologie nucleari. Troppo tardi! Nel 1998, l’India procede a 5 nuovi test atomici.
    • Nel 2008, un accordo di cooperazione con gli Stati Uniti e la Francia rimuove l’embargo. Questa iniziativa allarga ulteriormente la breccia nel regime del TNP. L’India accetta solamente in parte il controllo dell’AIEA ma potrà acquistare liberamente delle centrali nucleari dagli Stati Uniti e dalla Francia!
  • 34. Anche il M ixed OX ide fuel è proliferante
    • Il combustibile MOX, miscela di uranio e di plutonio, non è direttamente esplosivo, per il suo forte tenore in uranio impoverito. E’ utilizzato molto poco nelle centrali elettriche perché presenta un costo e dei rischi estremamente elevati.
    • La Francia ne è il principale utilizzatore e promotore nel mondo.
    • Secondo l’ipotesi di AREVA, il suo costruttore, il reattore francese EPR potrebbe contenere 110 tonnellate di MOX costituito al 11% di plutonio. Questo MOX, se fosse diviso prima dell’utilizzo , fornirebbe 12 tonnellate di plutonio puro. Ovvero 1 200 bombe di un carico esplosivo di 10 kg ciascuna.
    • Da quando gli Stati Uniti e la Russia hanno smantellato una parte dei loro arsenali atomici, cercano uno sbocco alla loro gigantesca scorta di plutonio militare. Uno dei progetti sarebbe di farne del MOX per prevenire la sua riutilizzazione in nuove bombe.
    • Una ricerca, effettuata da Richard L. Garwin, membro dell'accademia delle scienze americane, citata da “ Sortir du Nuclear ”, dimostra invece che è un’illusione: il plutonio può essere separato dal MOX nuovo in modo “semplice e veloce”.
  • 35. Stati che hanno seguito la via dell’uranio o la via del plutonio alla Bomba
    • La via originaria per farsi la Bomba è stata - lo abbiamo già visto nella parte storica - quella dell'uranio, ovviamente arricchito: è la strada che è stata percorsa dalle grandi potenze come USA e URSS, e poi da Francia, Gran Bretagna e Cina.
    • Stati che hanno seguito la via del Plutonio alla Bomba
    • La "via del plutonio", partendo dalle centrali civili, è stata seguita da diversi Paesi "emergenti" per sviluppare il loro arsenale atomico: stiamo parlando di India e Pakistan, ma anche di Corea del Nord e Israele (quest’ultimo con l’aiuto determinante della Francia).
  • 36. Il caso iraniano: verso la nuclear opacity
    • Oggi, l’arricchimento per ultra-centrifugazione è relativamente semplice ed economico.
    • Le centrali nucleari si accontentano di uranio arricchito al 3%. Basta fare girare le centrifughe un poco più a lungo per ottenere dell’uranio arricchito almeno all’ 85%: è l’essenza della fabbricazione di una bomba atomica.
    • Ecco perché la comunità internazionale si preoccupa del fatto che l’Iran si doti di installazioni di arricchimento dell’uranio a grande scala.
    • Siamo al 4° round di sanzioni ONU. A Teheran viene chiesto di rinunciare all’arricchimento in proprio.
    • Una parte dell’amministrazione USA persegue la “ soluzione giapponese per l’Iran ”, in cambio della collaborazione del regime degli Aiatollah alla “stabilizzazione del quadro AF-PAK”.
    • Il massimo esperto del programma nucleare israeliano, il professor Avner Cohen, è convinto che l'Iran giocherà la stessa carta di Israele: la nuclear opacity . Un comportamento ambiguo, opaco, per cui continuerà a tenere in ballo tutti, frenando e accelerando il suo programma, fino alla costruzione della Bomba, che, secondo Cohen, non sarà mai palesata e dichiarata al mondo, esattamente come fa Israele, che continua a negare il suo status di potenza nucleare.
  • 37. Le potenze nucleari “latenti”
    • “ Potenza nucleare latente” è quella che ha:
    • La tecnologia in proprio per produrre U235 o Pu239
    • Materiale fissile stoccato in quantità
    • Risorse organizzative ed industriali adeguate per assemblare le bombe
    • La tecnologia dei vettori missilistici per portare l’ordigno sui bersagli
    • Paul Wolfowitz, vicesegretario di Stato nell’Amministrazione Bush :
    • “ Il Giappone in uno spazio brevissimo di tempo è in grado di assemblare 4.000 testate atomiche; la Germania 2.000 ”. Sole 24 Ore (24 settembre 2009)
  • 38. 44 stati nuclearizzati
    • 44 Stati possiedono delle centrali nucleari o dei reattori di ricerca, compresi i 9 paesi dotati di armi atomiche. Questi paesi che dominano la tecnologia “civile” hanno la capacità di sviluppare velocemente un’arma nucleare. La loro condizione di “Stati con capacità nucleari” è certificata nel TNP.
    • L’elenco lo troviamo, ad esempio, in “A volte ritornano: il nucleare”, di Angelo Baracca, Jaca Book, 2005. (Appendice 4.1 nel Capitolo 4)
    • L’ultimo capitolo del libro tratta delle armi nucleari “di Quarta generazione”.
  • 39. Il caso Sud Africa
    • Nel 1963, la Francia scambia del minerale di uranio sud-africano contro un trasferimento di tecnologie nucleari. Fornisce a Pretoria le installazioni e forma il personale necessario all’elaborazione della sua bomba. Si aggiungeranno nel 1976 due reattori nucleari e l’uranio arricchito. Spalleggiata anche dalla Germania e dalla Svizzera, l’Africa meridionale si equipaggia così, in segreto, di sette armi atomiche negli anni1980. Il presidente Di Klerk, eletto nel 1989, decide di eliminare queste armi per segnare la fine dell’apartheid e ratifica il TNP nel 1991.
  • 40. L’Italia è una potenza nucleare latente?
    • Secondo il libro " L'atomica europea " - di Paolo Cacace - prefazione Sergio Romano, Fazi Editore, 2004 - il primo nucleare civile italiano (quello di Latina, di Trino e Caorso, per intenderci) è un sottoprodotto del progetto comune franco- tedesco-italiano, cominciato sotto l'egida Euratom, di una "Bomba europea" (abbandonato poi per la decisione di De Gaulle di fare tutto da solo).
    • Le testimonianze dell’ambasciatore Achille Albonetti pubblicate ad esempio sulla rivista di geopolitica “Limes” (es. in “ La bomba globale ”, 1998) parlano di 3 tentativi italiani di costruirsi la Bomba; quello originario Euratom; quello con Felice Ippolito a capo del CNEN affossato dall’adesione dell’Italia al TNP; quello successivo, fondato sull’adesione al consorzio Eurodif , cui accenna anche Lelio Lagorio, per l’”ombrello mediterraneo” franco-italiano, bloccato dal referendum del 1987.
  • 41. La confessione di Lagorio
    • Ne "L'Ora di Austerlitz“, Edizioni Polistampa, 2005, Lelio Lagorio, ex ministro della difesa, ci racconta dei primi anni '80, da cui avrebbe dovuto derivare il famoso PEN bloccato dal referendum del 1987.
    • L’Italia avrebbe dovuto offrire, insieme alla Francia, in ambito NATO, un ombrello atomico difensivo per i Paesi rivieraschi del Mediterraneo.
    • Il progetto era legato alle tecnologie che in Italia era state sviluppate in alcuni centri di ricerca nucleare e soprattutto che erano state messe a punto presso il Camen, il centro di applicazioni militare per l’energia nucleare di San Piero a Grado, presso Pisa (oggi Cisam ).
  • 42. Industria e modello di crescita
    • Il secondo livello di legame militare-civile è nell'industria: i produttori di bombe atomiche sono anche quelli che poi si sono messi a produrre le centrali nucleari, a partire dal caso paradigmatico di General Electric e Westinghouse (oggi fuse non a caso con multinazionali giapponesi).
    • Questo aspetto di infrastruttura economica era stata riassunta, per gli USA, con la sigla MIC- Military Industrial Complex, coniata dal presidente Eisenhower ad indicare l'intreccio di gruppi industriali con le Forze Armate, generatrice di un interesse a trarre profitto dalle armi, dalla preparazione bellica, e dalle guerre combattute.
  • 43. Dal MIC al MIEC
    • La sigla MIC dovrebbe essere oggi emendata in MIEC- Military Industrial Energetic Complex: nel senso che a trarre profitto economico dalla guerra, nei suoi vari aspetti, sono - ciò emerge on evidenza - anche le multinazionali energetiche e petrolifere.
    • Qui si innesta il discorso di un "modello di sviluppo" in cui la dinamica trainante è molto bene spiegata dagli interventi di Mario Agostinelli (che potete andare a leggere sul suo blog e sul sito di Energia Felice).
  • 44. L’asse Parigi-Roma oggi è sui conti pubblici nella UE
    • La Francia, che è il Paese più nuclearizzato del mondo, ha evidenti interessi ad ammortizzare i suoi pesanti investimenti nucleari che hanno come scopo principale l’arsenale atomico finalizzato alla “Grandeur”. Deve quindi oggi piazzare gli EPR di Areva in giro per il mondo.
    • Dal 2007, la Francia ha firmato dei nuovi accordi di cooperazione nucleare “pacifica” in Libia, Algeria, Tunisia, Marocco, Cina, India, Italia , Slovacchia, Tunisia, Pakistan e Brasile. E tenta di convincere l’Egitto, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita.
    • L’Italia, in un rapporto da “do ut des”, si attacca al carro nucleare francese – è l’ipotesi dello scrivente - per due ragioni complementari:
    • 1- Roma ha bisogno che in Europa si chiudano gli occhi rispetto alla voragine del debito pubblico italiano (rischiamo – non è uno scherzo – l’esclusione dall’euro);
    • 2- l’ENEL cerca una occasione di business che ripiani in parte i suoi debiti stratosferici (Pantalone, cioè il contribuente, deve subire un ulteriore salasso per mantenere a galla le società della “razza padrona” ex di Stato).
    • E’ da quando – nel 2008 – esplosa la crisi dei subprime che si è rafforzato un asse Parigi-Roma nella UE, già preesistente, ma oggi visibilissimo nei negoziati in corso sul nuovo “Patto di stabilità”.
  • 45. L’accordo del Lussemburgo sulla stabilità finanziaria
    • Al Lussemburgo è stato siglato un accordo politico quadro sulla riforma del patto di stabilità, che Tremonti giudica “molto buono”.
    • “ I ministri finanziari dell’Eurogruppo hanno negoziato per ben 13 ore ininterrotte mediando tra gli opposti estremismi del partito tedesco (sostenuto da nordici, Repubblica Ceca e Slovacchia) deciso a imporre una rigidissima camicia di forza ai renitenti a un eccesso di disciplina. E del partito mediterraneo, guidato da Francia e Italia (appoggiato da Belgio, Spagna, Portogallo e Grecia), altrettanto deciso a respingere il modello del rigore inflessibile e tutto matematico ”. (Sole 24 ore, 19 ottobre 2010).
    • Tutta questa complessa partita dovrebbe chiudersi nel 2013 con l’approvazione di emendamenti ai Trattati UE.
  • 46. Parte Terza - La lotta antinucleare è attuale!
    • Donne in
    • Prima fila!
  • 47. Non sottovalutiamo la lobby nuclearista!
    • Da 2 anni, come OSM , obiettori di coscienza alle spese militari, ci battiamo contro giudizi rassicuranti e smobilitanti sul “bluff nucleare”. Anche in Italia, trainata dalla Francia, che ci garantisce a livello UE sui conti pubblici, la spinta al rilancio del nucleare è serissima; e ad essa si aggancia la brama di denaro pubblico da parte di Enel e Confindustria.
    • Non considerando la realtà a settori, a compartimenti stagni, siamo immuni dall’economicismo imperante: analizziamo perciò la realtà con un approccio complesso e pluridimensionale, includendo potenza, caos e conflitti sociali. Di qui la capacità di leggere gli accadimenti e pervenire a conclusioni (speriamo) più vicine alla verità fattuale.
  • 48. La lotta antinucleare: disarmo e chiusura delle centrali
    • La risposta antinucleare della gente andrà sempre più crescendo: questa rappresenterà una grande occasione per l’intero movimento alternativo, se saprà orientarla verso un intreccio complessivo di tematiche e percorsi.
    • Non dobbiamo insistere sugli specialismi “ecologisti” o “pacifisti” !
    • Gli OSM lavorano per mettere insieme una unica lotta per la denuclearizzazione , intesa sia come disarmo atomico che come chiusura delle centrali elettronucleari.
  • 49. Un movimento di NO e di SI
    • Abbiamo bisogno di un movimento collettivo “ glocale ” (globale e locale) contro il nucleare civile e militare, collegato alle diverse “resistenze” in corso; ed insieme radicato nelle necessità e nei comportamenti individuali.
    • Un movimento allo stesso tempo e modo di protesta, di noncollaborazione attiva; e di proposta e costruzione, qui ed ora.
    • Un movimento radicato localmente, fondato sul protagonismo dei comitati di base dei cittadini (quindi con grande capacità di azione diretta ); ma con proiezione europea attraverso la costruzione di network generali con obiettivi comuni e pratiche di lotta unificanti.
  • 50. Collegare le Reti italiane antinucleari
    • Comitato “Si alle rinnovabili – No al Nucleare”
    • Comitato “Ambiente – Salute – Energia” (Sindacati di Base)
    • Rete “No Nucleare Day” – 26 giugno 2010 (Popolo Viola)
    • Tavolo delle 15 associazioni ambientaliste
    • RNA – Rete Nazionale Antinucleare dei “disobbedienti”
    • Coordinamento “Fermiamo chi scherza col Fuoco Atomico” dei gruppi nonviolenti
    • Bisogna altresì fare i conti con iniziative istituzionali, di partito e sindacali:
    • I ricorsi delle Regioni contro i decreti del governo
    • Il referendum promosso dall’Italia dei Valori
    • Le posizioni antinucleari di CGIL e FIOM
  • 51. Una Rete europea di Nukewatch
    • L’offensiva mediatica e TV che ci verrà scatenata addosso possiamo contrastarla con la “propaganda della verità”. Possiamo mettere a nudo, con l’ azione diretta , il tallone d’Achille del ciclo atomico, attraverso, ad esempio, il nukewatch che vigila sul via vai dei rifiuti radioattivi.
    • La costruzione di una Rete italiana unitaria la abbiamo sollecitata e favorita con l’iniziativa di una Carovana da Milano a Roma (21 settembre – 2 ottobre 2010).
    • Allo stesso modo la necessità di una Rete europea possiamo indicarla e costruirla con l’iniziativa di una Carovana europea , che potrebbe partire da Chernobyl il 26 aprile 2011, 25° anniversario della storica catastrofe.
  • 52. Ambasciate di pace euro-mediterranee
    • In questo contesto vanno collocate le iniziative per le Ambasciate di Pace a Teheran e nelle capitali euro-mediterranee. La Rete IPRI-CCP le sta prefigurando e progettando. Info: ambasciatadipaceteheran.blogspot.com
    • L’obiettivo del Mediterraneo “area libera dalle armi nucleari” è stato di recente fatto proprio dalla Conferenza di Revisione del TNP (con grande disappunto di Israele).
    • La Dichiarazione di Barcellona, sottoscritta anche da Israele, già nel 1995 lo affermava solennemente.
    • Questo obiettivo, dal punto di vista del movimento, possiamo interpretarlo nel senso di una denuclearizzazione complessiva.
  • 53. La prima LIP europea
    • A livello italiano, dal luglio 2010, con scadenza Natale, stiamo raccogliendo le firme per una LIP che chiede lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
    • Il cuore della proposta è il riferimento al “20-20-20” entro il 2020 dell’Unione Europea e l’adozione di standard europei nella politica energetica italiana.
    • Possiamo inaugurare la prima LIP a livello europeo, elaborandola in una apposita assemblea.
    • Una occasione per lanciare la proposta potrebbe essere il vertice NATO di fine novembre 2010, dove verrà messa sul tappeto la proposta dei 5 Paesi (Germania, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Norvrgia) sul ritiro delle atomiche USA dall’Europa.
  • 54. La piattaforma per un’Europa denuclearizzata
    • Dobbiamo imporre ai governi europei (ed al governo italiano):
    • 1) di riconoscere il fallimento del Trattato di Non Proliferazione Nucleare e collaborare ad avviare immediatamente negoziati per una nuova Convenzione sulle armi nucleari, che preveda: l’eliminazione dello stato d'allarme, lo smantellamento degli arsenali atomici e l'abolizione delle armi nucleari; la messa in sicurezza del materiale fissile mondiale esistente e il divieto di produzione di uranio arricchito e plutonio separato.
    • 2) di associarsi ai Paesi NATO che hanno chiesto la rimozione delle bombe atomiche statunitensi dal territorio europeo
    • 3) di mettere in sicurezza il materiale fissile (cioè il “carburante nucleare”: uranio e plutonio) tuttora presente nelle centrali nucleari, quelle funzionanti e quelle non ancora dismesse;
    • 4) di rinunciare alla costruzione di nuovi impianti nucleari, sia sul territorio europeo che all’estero, e di investire nelle forme alternative di energia, sviluppando fonti rinnovabili e sostenibili, che siano un miglior investimento umano, ambientale ed energetico.
  • 55. Il disarmo atomico di Gran Bretagna e Francia
    • Proponiamo il disarmo atomico unilaterale di Gran Bretagna e Francia quale forma di immediata applicazione del TNP.
    • L’esempio dei primi passi nella direzione giusta può sospingere il mondo intero sulla strada del disarmo totale.
  • 56. La LIP italiana per collegarsi alle lotte contro la crisi
    • A livello nazionale un punto cruciale è insistere sugli investimenti nelle rinnovabili come via positiva di uscita dalla crisi. La LIP di “Energia Felice” batte, in fondo, su questo aspetto.
    • Il nucleare promette di impiegare 40 miliardi di euro per creare 20.000 posti di lavoro. Gli stessi soldi investiti nelle rinnovabili creerebbero almeno 300.000 posti.
  • 57. Il referendum IDV come “sondaggio”
    • Sicuramente, se il governo avesse spirito democratico, per legittimare il ritorno al nucleare avrebbe indetto un nuovo referendum , vista che la sua chiusura nel 1987 fu decisa da un voto popolare. Un referendum senza quorum , come si fa in Svizzera: perché in democrazia decide chi partecipa.
    • Gli OSM giudicano il referendum dell’IDV una forzatura ed un grave errore tattico. Andremo a votare nel giugno del 2011, a siti delle centrali non indicati, e quindi col terzo dell’opinione pubblica indeciso non schierato contro il nucleare.
    • Va messa nel conto anche la probabilità di elezioni anticipate nel marzo 2011 che rinvierebbero il referendum.
    • Proponiamo di rimediare insistendo sulla verità che andiamo a votare in un contesto di deficit democratico, di monopolio televisivo di fatto, in cui lo strumento referendario, arma importantissima della politica di base, è stato praticamente abolito (anche per il disprezzo dei suoi risultati nel passato e per l’abuso identitario che ne hanno fatto e continuano a farne i partiti).
  • 58. Il collegamento con il consumo critico
    • Nell’impegno per la denuclearizzazione e per le rinnovabili vi sono differenze, ma anche analogie con il movimento per l’acqua pubblica.
    • L’idea de “ IL NUCLEARE NON LO PAGHIAMO ”, iniziativa promossa dalla Campagna OSM-DPN, valorizza le analogie.
    • Proponiamo di disdire i contratti con ENEL o altri nuclearisti; scegliere, per rifornirsi di elettricità, i distributori da fonti rinnovabili; oppure, se si può, attrezzare sé stessi per diventare il proprio fornitore di energia pulita.
    • Per contribuire alla costruzione dal basso dell’autoproduzione dell’energia apriamo in via Borsieri, 12 – con la collaborazione di “Energia Felice”, “Rete-energie”, “Zerogas”, uno “ Sportello SOS ENERGIA ”.
  • 59. Il collegamento con l’obiezione alle spese militari
    • Si può sempre praticare la contestazione alle spese militari e nucleari nelle forme, anche simboliche, previste dalla Campagna OSM-DPN.
    • Resta per noi sempre centrale l’idea che chi boicotta l’apparato nucleare nelle sue varie forme (militari e civili, statali e private) è un obiettore alle spese militari e nucleari.
    • E’ un soggetto che si oppone alla guerra e alla sua preparazione nella sua forma più indiscriminata e totale, dalla distruttività forse irreversibile.
    • E’ un soggetto che, dal punto di vista fiscale, vuole pagare per la pace anziché per la guerra e che perciò punta ad un modello alternativo di società – nella libertà e nella giustizia – e di difesa; a partire dall’attuazione del nostro articolo 11 della Costituzione.