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S. Agostino di Ippona
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S. Agostino di Ippona

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  • 1. S.Agostino di Ippona A cura di Stefano Ulliana
  • 2. Panoramica
    • 1. S.Agostino. Vita ed opere.
    • 3. 2. Il rapporto fra ragione e fede. La teoria della conoscenza.
    • 4. 3. La teologia agostiniana.
    • 5. 4. L'etica religiosa agostiniana.
    • 6. 5. La storia dell'umanità in S.Agostino.
  • 7. 1. S.Agostino. Vita ed opere.
    • S.Agostino nacque nel 354 d.C. a Tagaste, nel nord Africa romano. Profondamente influenzato dalla madre Monica, cristiana, Agostino cresce in libertà, con ricchezza di esperienze e grande vastità di studi umanistici (grammatica e retorica). A 19 anni scopre, grazie alla lettura dell' Ortensio di Cicerone, la filosofia. A 20 anni diventa manicheo. Comincia ad insegnare retorica a Cartagine. Scrive il suo primo libro: De pulchro et apto ( Sul bello e conveniente ). A 29 anni, nel 383 d.C., si trasferisce a Roma, per insegnare retorica. L'anno seguente muove verso Milano, con gli stessi scopi. Qui incontra, conosce e frequenta il vescovo cristiano Ambrogio, diventando catecumeno. Legge Plotino e si orienta verso una speculazione filosofica che incontra il suo favore, determinata dalla concezione di Dio come potenza incorporea infinita, diffusa nel tutto.
  • 8.
    • A 32 anni, nel 386 d.C., sospende il suo insegnamento e si ritira a Cassiciaco, per meditare e scrivere i suoi primi testi da convertito: Contro gli Accademici , Sull'ordine , Sulla beatitudine , Soliloqui . Si battezza nel 387 d.C. Desidera quindi rientrare in nord Africa, per diffondere la nuova dottrina cristiana fra le sue genti. Nel 391 d.C., a 37 anni, viene ordinato sacerdote. Nel 395 d.C., a 41 anni, diventa, per elezione, vescovo di Ippona. Con questa carica ecclesiastica Agostino si impone di combattere le eresie interne al cristianesimo, che si erano andate diffondendo nei territori nordafricani: il manicheismo stesso, il donatismo e il pelagianesimo. Scrive Le confessioni (397 – 401 d.C.), il resoconto delle proprie crisi esistenziali e dalla loro risoluzione grazie alla fede cristiana e La citta di Dio (413 – 426 d.C.), risposta alla crisi epocale dell'Impero romano, oramai preda delle invasioni barbariche di Visigoti e Vandali. Muore nel 430 d.C., mentre i Vandali assediano Ippona.
  • 9. 2. Ragione e fede.
    • L'intenzione speculativa di S.Agostino è direzionata alla comprensione di Dio e del suo rapporto con l'anima umana ( Soliloqui ). Questo rapporto è infatti una determinazione necessaria: Dio crea l'uomo e l'uomo deve ritornare a Lui, con la mente ed il cuore. Così se l'uomo crede – in Dio, nella sua creazione libera, volontaria e amorosa – allora potrà comprendere razionalmente l' orizzonte all'interno del quale la propria esistenza è stata posta, per agire conseguentemente e coerentemente con i fini della religione cristiana ( crede ut intelligas ); nel contempo se l'uomo comprende razionalmente quest'orizzonte di determinazione teorica e pratica, allora vivrà in se stesso la più profonda ed elevate delle fedi religiose ( intellige ut credas ). In questo modo la fede e la ragione diventano alleate, nel riconoscere e nel seguire la determinazione divina, che come luce illumina e fa procedere il cammino dell'uomo.
  • 10.
    • La consapevolezza della presenza di quest'orizzonte e di quest'apertura consente a S.Agostino di confutare la posizione scettica. La presenza di una relazione necessaria, che collega l'esistenza personale e la verità, anche nel dubbio e nell'incertezza, consente infatti di negare il relativismo e l'infinita variabilità degli scettici e di porre un rapporto imprescindibile al nostro pensiero: esisto ed avverto veramente l'apparire del vero o del falso. È la consapevolezza di questo apparire che mi conduce ad affermare la necessaria presenza di una determinazione superiore, che non può provenire altrimenti che da Dio stesso, come una sorta di illuminazione , a noi rivolta e da noi necessariamente consaputa . Essa è infatti stabile ed immutabile, assoluta, compiuta e dunque perfetta in se stessa.
  • 11.
    • Con la teoria dell'illuminazione S.Agostino riesce quindi a riformulare quell'apertura razionale e di fede, che i pensatori cristiani della patristica dottrinaria avevano immaginato come spazio della comprensione, del sentimento e dell'azione umana, guidate, suscitate e promosse dalla grazia divina. In questo modo il Cristo diviene Maestro interiore, insieme Luce, Verità e Vita. Egli offre l'intelligenza e il movimento della stessa. Questa precedenza gnoseologica di Dio è, dunque, precedenza ontologica e metafisica, al modo della teoria delle idee platonica ( anamnesi ). Dio viene quindi identificato, tramite il proprio essere determinazione assoluta, come Essere e Ragione universale ed infinita.
  • 12. 3. La teologia di S.Agostino.
    • Il rapporto fra determinazione assoluta ed Essere qualifica lo spazio della Rivelazione divina. In questo spazio trova posto il concetto del Cristo come mediazione assoluta. La croce diventa il simbolo e lo strumento della e per la salvezza dell'Umanità. Il sacrificio del Cristo sulla croce, la sua morte e la sua resurrezione riempiono lo spazio di quella mediazione, determinando per primo la trasformazione dell'infinito in apparente finito (umiliazione e negazione) e capovolgendo poi tale finitezza in reale infinito vivente (esaltazione e glorificazione). In questo modo però pare realizzarsi, attraverso la legittimazione del peso della Legge ebraica, la volontà del Padre di assegnare alla salvezza del genere umano la vita del proprio Figlio (merito per la grazia).
  • 13.
    • Il peccato dell'Uomo – la volontà del potere costituito e separato di eliminare e di portare a fine l'Amore infinito ed universale – si trasforma e si capovolge in strumento di salvezza e di redenzione. Il dolore infinito della morte del Cristo si trasforma e capovolge, generando una felicità infinita, quella della comunanza dell'intero genere umano con Dio. In questo modo tutto il Vecchio Testamento diventa strumento necessario per l'affermazione del Nuovo Testamento : strumento necessario ed ineliminabile, veicolo del comparire e del realizzarsi della mediazione assoluta del Cristo. Con una sorta di impossessamento/spossessamento delle finalità e degli scopi dell'Ebraismo.
  • 14.
    • L'etica teologica agostiniana risente tutta della negazione e dell'umiliazione del Cristo, come via e modello da seguire per l'Umanità intera. L'opera della salvezza rivela la mediazione assoluta – il Cristo – ipostatizzando una Volontà , una Potenza ed un' Intelligenza dei fini di natura divina e personale (Trinità). Il Padre come Volontà libera, il Figlio come Potenza infinita creatrice ( L ó gos ) ed Intelligenza-Sapienza suscitata dal medesimo Spirito – Santo, perché capace di tenere insieme le due precedenti figure – compiono e portano a compimento quella triangolazione che dall'Essere attraversa il Divenire eguale nell'Amore.
  • 15.
    • Come S.Paolo e S.Giovanni S.Agostino tende infatti con forza e suprema idealità la triangolazione dell'Amore: per l'Amore che è Dio il mondo viene creato; per l'Amore che è Dio il Figlio viene mandato nel mondo a soffrire e morire per l'Umanità; per l'amore che è il Dio – lo Spirito della Chiesa e nella Chiesa – l'Umanità risorge e partecipa della salvezza divina, riunendosi al divino.
  • 16.
    • L'orizzonte della trascendenza fonda quindi idealmente la comprensione agostiniana della Trinità divina: Dio Padre come Essere, il Figlio come Verità, lo Spirito come Amore, che vive nella Verità e per la Verità. Lo Spirito Santo quindi unisce tutti gli uomini nella fede comune e li spinge ad amarsi reciprocamente come fratelli. La sopranatura razionale infinita ed universale di Dio si riflette poi nell'immagine vivente umana: in questo modo alle tre Persone della Trinità corrispondono le tre facoltà umane della memoria – ricordo dell'essere – dell' intelligenza – riconoscimento della verità – della volontà – amore nell'amore divino stesso. Quando, con un atto del proprio libero arbitrio, della propria volontà, l'uomo sceglie di non ricordare l'Essere - vivendo non secondo lo spirito (uomo nuovo ed interiore), ma secondo la carne (uomo vecchio ed esteriore) - allora egli cade nelle conseguenze dell'allontanamento apparente da Dio: cade nella menzogna e nel peccato, mettendo se stesso e la propria grandezza al posto di Dio (superbia).
  • 17.
    • La Potenza espressiva ed implicita e nascosta divina attraverso la quale il mondo viene creato dal nulla, nella sua materialità, sensibilità e nella sua natura finita, è – come si è visto - il L ó gos o Figlio di Dio Padre. Il Figlio contiene in se stesso le idee , che valgono in immagine riflessa come principi seminali delle differenti creature, atti che danno luogo a potenze singole, nella formazione, nello sviluppo e nella determinazione propria (secondo generi e specie). In questo modo Dio trascende e ordina la Natura tutta, ponendo in essa un grado opportuno. Esso non può essere separato dalla sua creatura, perciò non può stare prima ed indipendentemente da essa. Altrimenti starebbe nel tempo, prima del tempo stesso, che invece crea.
  • 18.
    • Allora Dio è certamente Causa prima in quanto Essere, ma lo è in modo inseparabile, anche se distinguibile, dall'insieme infinito delle creature alle quali offre la vita e l'esistenza. Per questo è Principio del divenire del cosmo nel suo e proprio ordine. E l'ordine del cosmo è il suo tempo, la successione degli avvenimenti e dei fatti. Il trascorrere direzionato del tempo viene dimensionato all'interno dell'anima umana, che si espande e distingue prima un passato, attraverso la facoltà della memoria, poi un futuro, attraverso la facoltà della volontà, ed infine il presente, attraverso il presentarsi del futuro a noi per il tramite dell'intelligenza ( tempo come distensio animae , tensione che è allontanamento e avvicinamento ). In questo senso si potrebbe quasi dire che Dio è Uno , perché trattiene in unità tutti i futuri possibili, tutti i futuri che si realizzano e si sono realizzati.
  • 19. 4. L'etica religiosa agostiniana.
    • Se Dio è dunque l'unità dei possibili reali, dei possibili che si realizzano nel tempo, ad opera del loro stesso procedere temporale, l'atto finale che passo passo garantisce questa potenza non può essere altro che la divina provvidenza e bontà. Essa realizza ciò che nella dimensione dell'anima umana viene colto attraverso l'aprirsi ed il fiorire dello spirito immaginativo umano: la possibilità reale di distinguere e riconoscere la dimensione dell'essere, quella della vita e quella del futuro. Questa possibilità reale così come costituisce la natura soggettiva del tempo, così pure edifica ed elabora tutte le riflessioni, che danno tono e vigore alla scelta etica dell'uomo.
  • 20.
    • È infatti solo quando questa possibilità reale si attua seguendo necessariamente ciò che è bene per l'uomo, che, da arbitrio oscillante fra peccato e salvezza divina, essa diviene volontà buona e libera, libera dalla schiavitù dei sensi e dei bisogni naturali e materiali. Se la materia non si identifica infatti – contro i Manichei - con un male metafisicamente istituito, essa rimane comunque la condizione di una possibile privazione del bene e dell'essere – così come sostenuto dai neoplatonici. S.Agostino segue infatti i neoplatonici nel momento in cui afferma la presenza nel mondo di un ordine gerarchico, capace con la sua potenza orientata provvidenzialmente di distinguere, discriminare, selezionare e organizzare differenti gradi di perfezione.
  • 21.
    • S.Agostino toglie dunque ogni necessità dall'atto di creazione, che avrebbe comportato la relazione diretta, immediata e totale dell'infinita bontà ed onnipotenza divina con l'infinita ed eguale bontà ed onnipotenza dell'essere creato, l'Universo. Questa relazione avrebbe infatti successivamente richiesto una trasformazione globale del concetto e della vita della materia, che non avrebbe potuto più essere considerata come un condizionamento negativo, una limitazione o, addirittura, un polo ontologicamente negativo, al modo proposto dai Manichei. Essa sarebbe stata tutta ed interamente positiva, scacciando da se stessa la colpa della sofferenza e del male nel mondo (della sua imperfezione), che in questo modo sarebbe rimasto inspiegato. Se, invece, la sofferenza ed il male fossero rimasti legati alla materia, stante la necessità della creazione, l'onnipotenza divina avrebbe potuto risentire di una limitazione, egualmente inspiegabile.
  • 22.
    • Quindi solo l'accettazione e l'accentuazione della infinita potenza attiva e fattiva della infinita volontà divina e la sottolineatura delle sue imperscrutabili ragioni, nel creare dal nulla la materia e nel disporla provvidenzialmente, consentono di valutare positivamente la posizione di un ordine gerarchico e molto mediato, che abbia alle sue due estremità, da un lato l'infinita superiore bontà, sapienza e potenza divine e dall'altro le via via sempre più limitate e condizionate forze elementari della razionalità e della natura. In un gioco apparente di riflessi successivi sempre più digradante, al modo neoplatonico. Il punto di relazione ordinata che è Dio rende quindi stabile l'esistenza, la vita e l'azione degli esseri razionali e di quelli naturali: per questa relazione – nota l'importanza del per-sé hegeliano - anche ciò che è imperfetto può vivere secondo un fine nobile, oltre il suo venir meno nelle sue molteplici impotenze e defezioni (di cui la corruzione finale è solo la forma ultima e apparentemente definitiva di “privazione di bene”).
  • 23.
    • Dal Bene sommo e perfetto, infinito, che è Dio tutti gli altri esseri della creazione – razionali e naturali - dunque partecipano del suo ordine – d'essere, di vita e d'azione - in grado e misura decrescente e via via minore e contemporaneamente con una sempre più grande ed estesa “privazione di bene” (posizione e negazione, analogia). Per effetto di questa polarità S.Agostino riesce a giustificare l'apparire sia dei mali fisici, sia dei mali morali. I primi sono tali solo apparentemente, perché inseriti nell'economia dell'organizzazione provvidenziale divina dell'universo, che vuole da un lato la presenza globale del bene per tutti gli esseri creati, dall'altro la sua modulazione diversa e differente per capacità e potenza soggettive.
  • 24.
    • Gli stessi mali fisici che affliggono l'uomo – malattie, sofferenze, morte – sono il risultato di una reazione presente nel piano provvidenziale divino e nella sua economia della salvezza: come Adamo, peccando con il suo libero arbitrio, ha trasmesso la colpa originaria all'intera umanità – passata, presente e futura – così la Provvidenza divina ha offerto all'uomo le condizioni e le occasioni (la sofferenza come pena per la redenzione), per riconoscere il proprio bisogno di salvezza e la necessità di riferirsi di nuovo a Chi l'ha creato per il bene. Questo riferirsi di nuovo è un atto di “conversione”: un allontanarsi per fede e grazia divine da quell'attaccamento alle particolarità del mondo sensibile e materiale, che costituiva peccato morale (difetto della volontà).
  • 25.
    • Con la causa prima di un Essere che vale come determinazione assoluta - nel suo qualificarsi ed identificarsi attraverso una volontà, un sapienza, una potenza ed una bontà infinite – S.Agostino slancia un orizzonte teologico, che costruisce lo spazio ed il tempo di una mediazione assoluta, rivelata attraverso la figura del Cristo. Egli si incarna, muore crocifisso e risorge, indicando la sua propria verità, la vita che è capace di portare e la via atta a realizzare la salvezza del creato intero. Nel concretizzarsi e determinarsi di questa mediazione assoluta viene a prendere vita e movimento finale una forma di etero-determinazione dell'intelligenza e della volontà umana.
  • 26.
    • Grazie a questa etero-determinazione il Cristo redime l'intera Umanità, in forza della sua grazia, del suo merito e della sua opera, attraverso la trasmissione ecclesiale del suo spirito (sacramenti). Senza quest'aiuto necessario l'uomo non riuscirebbe ad uscire dall'oscurità del peccato d'origine, compiuto da Adamo ed esteso uniformemente all'intera umanità (passata, presente e futura) e tramutatosi in un difetto perenne della sua volontà. La critica del monaco irlandese Pelagio si appuntava sulla capacità dell'uomo di orientare la propria volontà in modo autonomo, lungo il sentiero della salvezza indicato dal Cristo, senza l'aiuto prevalente e predeterminante della grazia divina, come veniva invece inteso da S.Agostino.
  • 27.
    • Per S.Agostino l'Umanità era diventata, a causa del peccato di superbia di Adamo, una immensa ed uniforme massa negativa, condannata ad un'inevitabile punizione e ad una dannazione infernale irresolubile. Solo la pietà e l'amore misericordioso di Dio interviene con la propria grazia a sciogliere l'uomo dal proprio peccato e a riportarlo sul sentiero della salvezza. In questo modo il pessimismo radicale nei confronti della natura umana si salda con il concetto della predestinazione divina alla salvezza di una parte molto ristretta dell'Umanità. L'individuo ha quindi di fronte a se stesso solo una grandissima negazione – egli non può non peccare, dopo la caduta di Adamo, che avrebbe invece potuto non farlo – che può essere rovesciata e capovolta solo dall'intervento assolutamente positivo della grazia divina, che lo rende incapace di peccare (diventando in tal modo un beato, degno della vita celeste).
  • 28. 5. La filosofia della storia di S.Agostino.
    • Il sacco di Roma da parte dei Visigoti di Alarico nel 410 d.C. spinge S.Agostino a rinnovare la difesa della proposta religiosa cristiana, contro il rinnovarsi delle critiche pagane, che vedevano nel passaggio alla nuova religione di Stato la ragione più profonda dell'indebolimento dell'Impero romano. Con questa motivazione, fra il 413 e il 426 d.C., S.Agostino scrive La città di Dio , un testo capitale per la formazione del punto di vista cristiano sulla storia dell'Umanità. Qui egli dispone la presenza e l'attività di due opposti termini ideali, capaci di suscitare, orientare e determinare i comportamenti quotidiani dei cittadini dell'Impero, e praticamente commisti nella realtà della vita politica quotidiana: la città terrestre - che vive secondo la carne, dove i suoi cittadini vogliono dominare su tutti gli altri cittadini, adottando ogni sorta di sopraffazione – e la città celeste – dove i cittadini, vivendo secondo lo spirito, offrono loro stessi in servizio dei propri fratelli, mossi dalla carità cristiana.
  • 29.
    • Dati questi due diversi ed opposti termini di riferimento, S.Agostino svolge e divide linearmente la storia dell'Umanità in sei diverse epoche storiche – da Adamo al diluvio, da Noè ad Abramo, da Abramo a Davide, poi sino alla cattività babilonese, quindi sino alla nascita di Cristo, infine dalla sua venuta sino alla fine dei tempi – e tre periodi – il primo caratterizzato dall'assenza delle leggi umane; il secondo vivificato dalla loro presenza, ma con gli uomini che soccombono al loro vizi; il terzo aiutato dalla forza e dalla virtù della grazia divina. Il tempo di Roma viene visto negativamente, ricco di vizi e virtù false ed apparenti. Solo l'Impero svolge una funzione provvidenziale, riunendo le genti sotto la comune adunanza della vera religione.
  • 30.
    • La Patristica medievale e Boezio. La caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476 d.C. costringe il pensiero e la riflessione filosofica ad una lunga stasi creativa, occupata per lo più da studi di revisione erudita e di rivisitazione del materiale filosofico e teologico precedentemente elaborato. In Oriente deve essere ricordata la figura dello Pseudo-Dionigi l'Areopagita , i cui testi verranno ripresi all'inizio della Scolastica da Scoto Eriugena. In Occidente Severino Boezio (480 – 525 d.C.) traduce la logica di Aristotele e ne commenta le principali opere filosofiche. Scrive inoltre brevi opuscoli teologici, fra i quali spicca il De consolatione philosophiae .

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