5. il_positivismo_sociale__comte__mill__1

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  • 1. Il positivismo sociale A cura di Stefano Ulliana
  • 2. Panoramica
    • 1. Il positivismo europeo.
    • 3. 2. Illuminismo, Romanticismo e Positivismo.
    • 4. 3. La varie forme di positivismo.
    • 5. 4. In Francia: Saint-Simon. Fourier, Proudhon.
    • 6. 5. Comte.
    • 7. 6. In Inghilterra: Malthus, Ricardo. Bentham, Mill.
    • 8. 7. John Stuart Mill.
    • 9. 8. In Italia: Cattaneo.
    Saint-Simon
  • 10. 1. Il Positivismo europeo.
    • Forma ideologica e culturale della borghesia francese in ascesa il positivismo vuole conquistare a cavallo della metà del secolo XIX una nuova fase di civiltà, ritrovando le proprie radici illuministiche naturali ed i propri orizzonti razionali, per svilupparle ed ampliarli in modo e senso generale ed europeo, attraverso quella nuova forma di conoscenza reale e sperimentale, che da allora è stata definita conoscenza scientifica . Mantenuto e conservato il punto alto ed elevato di visuale elaborato dall'idealismo (in particolare hegeliano), il positivismo vuole imporre un orizzonte di contenuto e di finalità oggettivo, naturale e razionale, sradicando dal proprio fondamento l'andamento dialettico e sostituendolo con la visione e la prassi di una necessità e di una necessitazione universale, espressa attraverso le leggi della natura e dell'umana convivenza (società). Trovata l'unità di entrambe nella fecondità degli strumenti espressi nella ricer-
  • 11.
      -ca di una utilità e di un'integrazione generale degli esseri viventi, il positivismo cerca di legittimare se stesso ed il proprio compito civile ed educativo nei confronti delle coscienze europee – nella fondazione e nello sviluppo degli Stati borghesi - grazie ai risultati positivi ottenuti dall'organizzazione scientifica e dalla pianificazione socio-economica dei diversi interessi e bisogni materiali. La stessa materialità e le stesse forze che apparentemente promanano da questa vengono quindi a costituire l'oggetto originario della natura nella sua totalità (nella rete globale dei suoi rapporti). Se la natura è quindi una rete globale di rapporti di necessaria interconnessione fra gli elementi, l'unica conoscenza che può rilevarli e sperimentarli è la conoscenza scientifica: quella conoscenza che ha abolito ed abrogato quel combinato-disposto fra cause e principi, la cui applicazione sembrava garantire lo spazio separato e presupposto di un'immaginazione tanto arbitraria, quanto effettivamente inutile ed infeconda, sul piano della prova reale e del reale miglioramento della condizione umana (prassi).
  • 12.
      Fatto decadere lo spazio dell'immaginazione metafisica, il positivismo si acconcia a trasformare la funzione della filosofia e del pensiero astratto a comune ricerca delle possibili sintesi fra i vari campi del sapere e di eventuali principi empirico-razionali in esse operanti. La filosofia si riduce quindi alla ricerca di eventuali principi comuni alle varie scienze. Caduto l'orizzonte delle finalità etico-politiche metafisiche, la scienza amplia poi i propri possedimenti alla conquista delle reti di relazione che tengono e sostengono il vivere economico-sociale e politico: la sociologia diventa la regina delle scienze umane. Se infine la giustificazione della nuova forma culturale e civile rappresentata dal positivismo risiedeva nella scoperta e nella utilizzazione dei migliori strumenti di integrazione e miglioramento dei rapporti fra l'umanità e la natura, questa stessa integrazione
  • 13.
      e miglioramento dovevano essere rovesciati sull'umanità nel suo complesso, procurando ad essa le migliori e le più alte vette nella soddisfazione dei bisogni e delle necessità naturali collettive. La crisi ingenerata dallo squilibrio fra possesso (assolutistico-feudale) ed esercizio (liberale e borghese) poteva dunque essere risolta a vantaggio di quest'ultimo, nel momento in cui vi potesse essere quell'allargamento della e nella fruizione dei beni e dei primi servizi sociali, che il miglioramento delle condizioni economiche, tecnologiche e scientifiche sembrava poter imporre ed organizzare (nella produzione industriale). Per questo il positivismo nasce come una forma di soluzione alla crisi del proprio tempo storico. Così esso all'inizio – nella prima parte del XIX secolo – è un fenomeno progressivo e trasformativo, mentre – dopo l'affermazione delle tendenze rivoluzionarie socialiste e comuniste – esso pare trasformarsi nell'ideologia conservatrice della borghesia vincente.
  • 14.
    • Il decollo della scienza, della tecnica, del sistema industriale e degli scambi commerciali, e l'estensione della cultura su larga scala determinano in questo periodo un clima generale di fiducia entusiastica nelle forze dell'uomo e nelle potenzialità della scienza e della tecnica . Questo ottimismo – presente soprattutto nelle classi dirigenti e capitalistiche, ma anche nelle classi popolari, le quali rispetto al passato cominciano a vivere in condizioni materiali migliori – si traduce in un vero e proprio culto per il pensiero scientifico e tecnico . Lo scienziato diviene l'eroe della nuova civiltà, aperta all'orizzonte di miglioramenti ancora inimmaginabili. Così mentre l'industriale diviene il benefattore dell'intera umanità, grazie ai propri tecnici ed ingegneri, il medico è deputato finalmente a debellare i mali più tradizionali e/o più infestanti e contagiosi dal punto di vista biologico e materiale. Perché invece dal punto di vista psicologico e sociale chi incarna
  • 15.
      la parte del demiurgo e del trasformatore di popoli è la figura del maestro e del professore universitario, ognuno diviso nei propri compiti di educazione delle masse e di miglioramento delle capacità intellettive delle classi dirigenti. Nella pianificazione della divisione ed organizzazione sociale il positivismo assume dunque il ruolo e la parte – nei paesi nei quali la rivoluzione industriale aveva aperto nuove trasformazioni economico-sociali e politiche (Inghilterra, Francia, Belgio, Germania) – dell'ideologia tipica della classe borghese liberale dell'Ottocento, certamente anti-feudale ed anti-assolutistica, ma anche antirivoluzionaria.
    Charles Fourier. Pianta di un falansterio
  • 16. 2. Illuminismo, Romanticismo, Positivismo.
    • L'orizzonte formale e di contenuto che il Positivismo definisce e determina nelle proprie caratteristiche di oggettività, utilità e progresso, è certamente influenzato dalla successione storica di due profondi movimenti di trasformazione: da un lato l'effetto giuridico-istituzionale e politico dovuto alle modificazioni introdotte dalla Rivoluzione francese, dall'altro i progressi materiali e culturali indotti dalla Rivoluzione industriale. Il Positivismo dunque si assesta lungo la traiettoria universalistica (illuministica) tracciata e delineata da questi due importantissimi avvenimenti, intrecciandovi però degli elementi nuovi e diversi, che ne definiscono la personalità e l'identità culturale specifica.
    • 17. Se il richiamo alla comune utilità razionale degli strumenti scientifici atti alla realizzazione della felicità generale, la considerazione pratica della loro applicabilità in ogni ambito delle relazioni uomo-natura, collegano il Positivismo alla tradizione il-
  • 18.
      -luministica, rappresentandone così un obiettivo sviluppo, la forza con la quale queste determinazioni vengono ora attuate sembra seguire l'inerzia del movimento borghese vincente, diminuendone via via progressivamente il tasso critico e polemico (insieme a quello riflessivo di ordine generale). Il positivismo filosofizza la scienza trasformandola in uno strumento razionale di giustificazione della determinazione e del movimento economico-sociale e politico vincente, quello borghese, combattendo contemporaneamente tutte quelle fughe in avanti incarnate dai movimenti rivoluzionari socialisti e comunisti. Di qui la sua ambiguità: volere il progresso e le riforme indicate dalle trasformazioni borghesi, ma rifiutare e combattere qualsiasi proposta di capovolgimento dell'ordine sociale costituito. La totemizzazione a-critica della scienza conduce quindi il Positivismo a trasformare l'orizzonte riflessivo e critico della filosofia,
  • 19.
      abbattendone il motore dialettico. La totalizzazione immediata di finalità che vengono considerate inevitabilmente ed indiscutibilmente oggettive – le determinazioni pensate, volute ed organizzate dalla classe borghese - si riverbera nell'accettazione a-critica dei propri fondamenti e delle proprie stesse procedure di valutazione, spesso considerate in forme necessarie ed auto-evidenti. Questa logica totalitaria trasforma quindi il precedente pensiero critico di derivazione kantiana in un orizzonte ideologico di giustificazione della determinazione esistente, della struttura sistematica borghese. Alla filosofia viene perciò addossato il compito di organizzare dall'alto la possibilità e la necessità di sintesi fra le varie discipline scientifiche, la loro variabile prospettiva di reciproca integrazione (a seconda di quale disciplina pretenda per sé il carattere di fondamento per le altre).
  • 20.
    • Questo oggettivismo che viene addossato all'orizzonte razionale e – come si è visto – agli ideali di riferimento, ai fondamenti ed alle procedure stesse di espressione, sviluppo e valutazione, conduce la logica totalitaria del Positivismo a celebrare in modo quasi religioso e metafisico la propria necessaria, inevitabile ed indiscutibile, potenza ideologica, trasformandola nel dogma – astratto, ma ben reale - del potere (economico-sociale e politico, culturale ed accademico). Così di fronte ed in apparenza all'opposto dell'assolutizzazione del sentimento e della passione predicati dal Romanticismo in generale il Positivismo pratica l'assolutizzazione della scienza, nella sua versione immediata, necessaria e soprattutto a-dialettica. Lasciata la parte creativa della ragione alle forme artistico-poetiche, inglobata per se stessa la parte espressiva, rigettata quella critico-dialettica, la razionalità positivistica pare come neutralizzare la mate-
  • 21.
      -rialità del desiderio esistente, la libera determinazione, tanto quanto faranno in futuro (nella prima parte del XX secolo) tutte quelle prospettive ideologiche che uniranno – in campo politico avverso – ad un orizzonte nazionalistico e sociale l'esaltazione puramente retorica dell'elemento popolare o di quello proletario. In questo momento storico positivismo ed idealismo romantico paiono dunque come spartirsi i propri relativi e contrapposti campi d'esperienza e di vita, rimanendo però comuni e buoni alleati nella lotta contro-rivoluzionaria. Nati e sviluppatisi in paesi che occuperanno con la loro lotta e guerra reciproca il panorama storico europeo della prima metà del secolo successivo (il XX secolo, con due conflitti mondiali) – Francia, Inghilterra e Germania – essi si avvicinarono soprattutto per la logica che li accomunò: l'infinitizzazione dell'elemento e della determinazione astratta e separata prescelta (secondo un comune ideale e volontà di potenza). Per l'uno l'assolutizzazione dello Spirito nella sua versione tradizionale, per l'altro l'assolutizzazione dell'impulso e dell'intento civile progressivo.
  • 22. 3. Le varie forme di positivismo.
    • La generalità del movimento ideologico positivista sembra voler accentuare nel XIX secolo due distinte tendenze, procedendo in tal modo a caratterizzarsi in due modi diversi, fra di loro anche non complementari. Da un lato si assiste all'affermarsi della disposizione sociologica ( positivismo sociale ), dotata di una sostanza formale apparentemente immodificabile nella propria struttura (cause, motivazioni, ragioni e finalità). In questo contesto Saint-Simon, Comte e John Stuart Mill rappresenterebbero altrettanti punti di vista, che si accompagnano lungo lo sviluppo progressivo delle forze e delle determinazioni messe in campo. Dall'altro si può osservare l'emergere di una tendenza che si lega con maggior forza alle spinte più progressiste, se non rivoluzionarie ( positivismo evoluzionistico ). In questo diverso contesto Darwin, Spencer e Ardigò rappresenterebbero il tentativo di un difficile equilibrio dinamico fra le forze della conservazione e quelle dello sviluppo.
  • 23. 4. Il positivismo francese.
    • Claude-Henry de Rouvroy, conte di Saint-Simon (1760-1825), cerca di delineare nelle proprie opere – L'industria (1817), L'organizzatore (1819-1820), Il sistema industriale (1821-1822), Il catechismo degli industriali (1823-1824) e il Nuovo cristianesimo (1825) – la presenza nella storia di una processualità nello stesso tempo necessaria e continua (a-dialettica). All'interno di questa determinazione globale egli scandisce fasi o periodi di generale e reciproca integrazione – epoche organiche – e fasi o periodi all'interno dei quali – epoche critiche – l'unità organica precedente entra in crisi, allorché la comune credenza decade e ad essa si sostituisce un altro pensiero egemone. Concretamente e dal punto di vista della successione delle epoche storiche il Medioevo teologico e religioso – con le sue strutture di proprietà, le proprie organizzazioni economico-sociali ed i propri ordini politici – è stato sostituito dall'età moder-
  • 24.
      -na, nella quale la scienza permette l'organizzazione sistematica di un nuovo ordine, morale, religioso, politico ed educativo. In questa nuova epoca emerge una nuova figura, capace di interpretare nel contempo l'immagine ed il ruolo, la funzione religiosa e quella economico-sociale: l'industriale filantropo. Imbevuto degli ideali di fratellanza cristiani, esso organizza la produzione e la distribuzione collettiva dei risultati della produzione stessa, utilizzando tutte le scoperte scientifiche e tecnologiche che il progresso delle conoscenze gli ha reso possibili. Portando a buon fine spirito morale, religiosità, organizzazione economico-sociale esso realizza la migliore delle essenze umane, per sé e – attraverso l'educazione e l'esempio – per i propri simili: l'unità fra le capacità artistico-espressive, le conoscenze razionali e l'azione pratica. Attivissimi nella creazione di reti ferroviarie e centri industriali, nell'istituzione di banche e
  • 25.
      nella costruzione di vie di comunicazione – i canali di Suez e di Panama furono il risultato della loro iniziativa – adatte allo sviluppo dei commerci, i sansimonisti ampliarono l'orizzonte della considerazione e della valutazione della comune e generale utilità, anticipando alcune caratteristiche del nascente movimento socialista (fratellanza operativa, equanimità, attivismo).
    Saint-Simon.
  • 26.
    • La corrente filantropica del nascente movimento socialista si arricchisce ulteriormente con la figura di Charles Fourier (1772-1837). Con lui si realizza la fusione fra l'originario spirito evangelico cristiano e una moderna organizzazione del lavoro. La credenza nella persistenza e funzionalità di uno spirito divino provvidenziale che spinge, direziona e garantisce – attraverso la passione e l'amore umano per l'azione reciproca ( attrazione ) - la realizzazione della felicità dell'intero genere umano, attraverso una migliore e più adeguata organizzazione del lavoro e della distribuzione dei beni, porta il filosofo utopista francese ad immaginare di creare delle organizzazioni di vita e di produzione – i falansteri – nei quali e grazie ai quali quello spirito si può concretizzare, sviluppare ed organizzare in modo generale. Lo spirito divino diventa allora lo spirito dell'umanità operante in generale: spirito in movimento e in realizzazione progressiva verso l'ideale della generale felicità.
  • 27.
    • Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865) anticipa in maniera conservatrice le teorie del movimento socialista, affermando in Che cos'è la proprietà (1840) che l'interesse maturato dal capitalista nella vendita dei prodotti lavorati dal salariato viene appropriato interamente dal capitalista stesso, in modo fraudolento, senza alcuna forma di redistribuzione dei profitti realizzati. Teso quindi alla conservazione della proprietà borghese dei mezzi di produzione ed invece alla redistribuzione dei proventi maturati, egli contrasta ne La giustizia nella rivoluzione e nella chiesa (1858) sia le forme del socialismo rivoluzionario, sia quelle più eminentemente filantropiche. È solamente per un ideale-reale di giustizia, presente ed immanente allo sviluppo dell'esistenza umana singola e collettiva (come legge del suo stesso necessario progresso), che la reciprocità dell'azione umana potrà instaurarsi nelle sue modalità positive, di scambio e di riconoscimento del relativo merito.
  • 28. Pierre-Joseph Proudhon, Critica della proprietà e dello Stato . Charles Fourier, La teoria dei quattro movimenti amorosi , 1818.
  • 29. 5. Auguste Comte.
    • Auguste Comte (1798-1857) viene generalmente considerato come il fondatore del positivismo. Insegnante privato di matematica ed amico di Saint-Simon, matura una propria posizione distinta nel saggio Piano dei lavori scientifici necessari per organizzare la società (1822). Dopo un periodo di forte crisi personale cominciò la redazione del Corso di filosofia positiva (1830-1842), che gli procurò l'ostilità dell'accademia.
    Auguste Comte.
  • 30.
      Egli quindi accentuò l'orientamento religioso della propria riflessione, componendo il Sistema di politica positiva o Trattato di sociologia che istituisce la religione dell'umanità (1851-1854). Trasformata dapprima la scienza in filosofia e poi la filosofia in religione, Comte determina i contenuti fondamentali del nuovo orientamento generale della civiltà occidentale nel proprio Catechismo positivista (1852), organizzandone persino la scansione temporale, al modo dei rivoluzionari francesi ( Calendario positivista , 1849-1860).
    • Attento sviluppatore del principio sorgivo ed universale del pensiero e dell'azione, il filosofo francese ne utilizza la potenza trasformativa e benefica per delineare una necessaria evoluzione positiva della storia dell'umanità. Seguendo questa determinazione generale – di origine provvidenziale (cfr. l'influenza iniziale di Saint-Simon) – Comte scandisce questa evoluzio-
  • 31.
      -ne attraverso una serie di fasi o di tappe, lungo il cammino dell'umanità ( legge dei tre stadi ). La prima figura di questa determinazione generale è quella per la quale la coscienza immagina un rapporto di subordinazione diretta, totale ed immediata, che procede dalla divinità stessa all'insieme generico dei fenomeni e dell'umanità ( stadio teologico ). In questa fase l'umanità coglie e rapporta l'intimo più profondo a ciò che da una posizione elevata e superiore determina in modo libero ed assolutamente arbitrario l'essere ed il divenire finalizzato complessivo. Nel passaggio e transizione alla fase successiva ( stadio metafisico ) il progresso della coscienza determina a che il precedente rapporto di alienazione si trasformi e quasi si neutralizzi, costituendo una specie di orizzonte astratto in sviluppo finale, che ha la funzione di principio e di luogo separato della rappresentazione di tutti gli elementi ed i rapporti esistenti.
  • 32.
      Il rapporto di determinata indeterminazione che in tal modo sembra venirsi a costituire allontana però la coscienza stessa dal panorama di un'oscurità totalmente inspiegabile (nelle cause, nei mezzi e nei fini), sospingendola a cercare di rilevare fra i fenomeni i rapporti effettivamente sussistenti. Per fare questo la coscienza riporta ad un originario positivo elementi, forze e rapporti fra gli stessi ( stadio positivo ). Utilizzando l'osservazione delle somiglianze e provando la successione reale dei fenomeni stessi con la riflessione, l'argomentazione e l'esperimento la coscienza trova ora le leggi effettive dei medesimi, le modalità necessarie dello svolgimento stesso della realtà, senza più la necessità di alcuna alienazione. Come nello stadio teologico la coscienza generale si alienava in un'azione politica separata, ma radicalmente unitaria – monarchia teocratica e militare (Medioevo) – così nella fase di
  • 33.
      mezzo e di transizione, nello stadio metafisico, essa pare riferirsi ad un'astratta volontà generale, nell'applicazione del principio della sovranità popolare (cfr. Rousseau e la Rivoluzione francese). Ma la fase intermedia è destinata a decadere ed a venire come attratta dalla forza ineliminabile e necessaria decretata dall'applicazione generalizzata dell' organizzazione industriale . Questa si riflette e si diffonde in ogni apertura e relazione sociale, causando il riempimento definitivo e finale di ogni spazio e tempo naturale e razionale. Alla triade aperta e progressiva rappresentata dalla combinazione dei risultati della scienza fisica celeste (meccanica razionale), della fisica terrestre (meccanica e chimica) e della fisica organica (vegetale e animale) manca quindi il prolungamento decisivo, costituito dalla scienza fisica sociale ed umana. Dalla sociologia , intesa come studio dei rapporti interni e necessari (auto-positivi) fra gli esseri umani, giunti allo stadio industriale della loro civilizzazione.
  • 34.
      Senza questa scienza l'umanità rimane priva della propria guida e si perde nell'affermazione anarchica ed assolutamente arbitraria delle finalità di progresso e di emancipazione (con la conseguente crisi morale e politica del proprio tempo storico). Queste possono al contrario essere realizzate solamente aderendo fortemente ed intimamente a quelle necessità, che il movimento socio-economico imposto dall'industrializzazione prevede e predispone in modo organizzato. Il conservarsi invece di residui delle due precedenti organizzazioni civili e culturali – dello stadio teologico e di quello metafisico – comporta l'ulteriore intorbidimento delle possibilità di una organizzazione culturale e civile univoca, unanimemente tesa alla realizzazione delle finalità di progresso e di emancipazione che la nuova fase permette e consente. Solamente in questo modo sarà poi possibile debellare tutte quelle forze, spinte ed impulsi rivoluzionari, che fanno resistenza al perfetto conseguimento di quelle determinazioni.
  • 35.
      Questa resistenza antagonistica verrà invece sconfitta non appena la società nella sua completezza aderirà al progetto di pianificazione ideale e pratica consentita dalla sociologia borghese. Per questo motivo Comte spinge per la realizzazione di questa pianificazione teorica e pratica, verso un sistema di idee generali. Dispone quindi la strutturazione organica delle diverse discipline scientifiche in una nuova enciclopedia delle scienze naturali ed umane (secondo lo schema generale della triade aperta, precedentemente indicato), che proceda dal semplice al sempre più complesso.
    Fisica terrestre Fisica celeste Fisica organica Fisica sociale SEMPLICE Fisica terrestre COMPLESSO
  • 36.
      Secondo questa organizzazione astronomia , fisica , chimica , biologia e sociologia rappresentano quindi il progresso delle discipline scientifiche fondamentali (generali ed astratte), rispetto alle quali tutte le altre devono venire considerate come delle loro derivazioni e specializzazioni, od applicazioni (particolari e concrete). Organizzazione di contenuti e determinazioni, questa nuova enciclopedia delle scienze utilizza come strumento generale la matematica e come strumenti specifici, particolari e diversi, le logiche sottintese ai diversi campi del sapere. Priva di validità oggettiva è invece la psicologia, perché il soggetto può avere manifestazione obiettivabile – e quindi osservabile, quantificabile e valutabile - solamente attraverso l'azione reciproca che intrattiene con l'ambiente o con la società umana.
  • 37.
    • La sociologia comtiana non può dunque non procedere da una base biologica, incardinata alla quale sta tutta l'analisi e la decodificazione dell'intero orizzonte umano, a partire dalla soddisfazione delle necessità, dei bisogni e dei desideri specifici, culturali od individuali. Ciò nella prospettiva del superamento del conflitto e della disintegrazione sociale, in vista dunque di un'unità ideale e superiore , che sappia sostituire l'antica e tradizionale unità teologica e metafisica. È in vista di questa unità diversamente organica che la sociologia si appresta a descrivere le possibili strutture dell'agire collettivo, scoprendo anche qui somiglianze e inducendone delle leggi di comportamento . Due sono i criteri attorno ai quali essa applica le proprie risultanze: l'asse immutabile dell'ordinamento sociale ( statica sociale ) e la tendenza alla propria progressiva modificazione ( dinamica sociale ).
  • 38.
      La statica sociale metterà allora in luce la relazione necessaria – il consenso universale – che lega le varie parti del sistema sociale. Una bene determinata fase storica indurrà infatti la corrispondenza con un adeguato sistema culturale e politico, facendo sì che la stessa organizzazione socio-economica possa non trovare risposte adeguate alle proprie esigenze in altri sistemi culturali e politici. La dinamica sociale invece aprirà lo sguardo al movimento ed al progresso dell'organizzazione sociale ed umana, indicando e prevedendo le cause, le motivazioni profonde e le reali finalità dei processi di trasformazione. Ogni fase è infatti la premessa necessaria della successiva, che si apre non appena le determinazioni oggettive si intrecciano fortemente con le condizioni soggettive. Quando l'orizzonte formale e di contenuto si immedesima con la spinta sostanziale della soggettività. All'apice di questa spinta si trovano gli uomini di genio , che sanno trasformare e rovesciare la potenza dell'oggettivo nella volontà e nell'atto della civiltà.
  • 39.
    • La storia evolutiva della coscienza umana sembra dunque avere accompagnato la storia della civiltà ad uno stadio in cui il pensiero e l'azione umani vogliono acquisire una potenza totale nei confronti dei propri rapporti di finalizzazione con il soggetto naturale. L'uomo vuole poter dominare ed organizzare la rete delle proprie azioni immaginate sulla rete delle relazioni naturali, godendo di un possesso e di un controllo assoluti sulla buona riuscita delle prime. Strumento di questo possesso e di questo controllo è la conoscenza scientifica.
    • 40. Iniziata con Bacone e strutturatasi con Cartesio, essa assume la forma della determinazione necessaria (legge), grazie alla quale l'uomo riesce ad attivare quelle procedure di previsione e controllo, che gli consentono di adeguare la propria azione al corso naturale degli eventi, con ciò favorendo e migliorando la propria integrazione con l'ambiente naturale, oppure cercando di modificare questo secondo i propri interessi e vantaggi.
  • 41.
      Conoscere le condizioni materiali e determinanti di un preciso sviluppo naturale consente quindi anche di piegarle, variandole e riorientandole, al proprio vantaggio ed esclusivo interesse. Nel caso indicato da Comte, a vantaggio ed interesse di quelle necessità che venivano imposte dall'organizzazione industriale dell'economia e della società. Dunque di quei riflessi d'ordine politico autoritario richiesti dalla necessità di reprimere e superare l'antagonismo ed il disordine provocati dal movimento prima popolare e democratico – con la Rivoluzione francese - e poi social-comunista. Apparentemente favorevole dunque ad una fusione fra l'antico spirito assolutistico-feudale e l'attuale egemonia imprenditoriale borghese, Comte sembra piegare verso forme di aperta dittatura del Capitale ( sociocrazia ). Per questo la nuova e moderna filosofia positiva dovrebbe assumere su di sé lo stesso potere precedentemente incarnato dalla teologia positiva.
  • 42.
      Avere dunque una medesima dottrina dogmatica, sia riguardo alle conoscenze necessarie, sia nei confronti dei comportamenti dovuti. Conoscenze e comportamenti qualificano infatti la nuova umanità, tesa al perfezionamento dell'ordine universale. Caricando su di sé le aspettative della fase iniziale, essa le potenzia e le porta a buon fine e perfetta soddisfazione: rendendo assolutamente presente e costringente quella determinazione generale e necessaria, essa realizza la trasmissione culturale e civile dei suoi bisogni d'ordine e dei suoi desideri di infinita potenza. Con saggezza e provvidenza questo grande essere dell'umanità diviene nello stesso spazio e tempo della natura terrestre e cosmica, per realizzare quell'ideale che alla fine, all'età moderna presente, lo rende effettivamente divino (l'ordine, la potenza e l'infinitezza). Questo processo di progressiva divinizzazione dell'umanità deve essere mantenuto, onorato e
  • 43.
      trasmesso alle generazioni future attraverso un preciso e particolare culto positivistico, che comprende un calendario positivista e l'uso di opportuni segni simbolici e preghiere, tesi a celebrare la nuova trinità dell'amore, dell'ordine e del progresso. La stessa moralità doveva essere investita di questo gigantesco compito, svuotando progressivamente gli istinti egoistici dell'uomo, per trasferirli e rovesciarli su quelli che potessero garantire una morale del sacrificio, dell'abnegazione e dell'altruismo.
    Auguste Comte, Corso di filosofia positiva , 1830-1842.
  • 44.
    • In terra inglese le istanze progressive che avevano animato il movimento positivistico francese vengono fatte proprie ed accentuate dal movimento utilitaristico. Esso intende infatti utilizzare le riflessioni etico-filosofiche per la trasformazione e la riforma della società. La miracolosa coincidenza fra interesse economico individuale e riflesso positivo nell'ordinamento sociale viene ora messa in discussione dai teorici della nuova economia politica borghese.
    • 45. Thomas Robert Malthus (1766-1834) nel suo Saggio sull'aumento di popolazione (1798) rileva come lo squilibrio fra l'aumento della popolazione e l'aumento inferiore dei mezzi di sussistenza abbia come necessaria conseguenza l'impoverimento di fasce di popolazione proletaria sempre più ampie, con il pericolo di una facile esplosione di ribellione sociale. Per riequilibrare questa disparità Malthus indica due possibilità: lasciar
    6. Il positivismo inglese.
  • 46.
      fare al progressivo aumento del tasso di mortalità giovanile, oppure intervenire a priori con un adeguato controllo delle nascite (limitazione dei matrimoni e repressione morale dei comportamenti illeciti).
    • David Ricardo (1772-1823) nei suoi Principi di economia politica e di tassazione (1817) espone quelli che diventeranno i fondamenti dell'organizzazione economica liberale e borghese. Per garantire la conservazione e l'incremento del capitale o della rendita fondiaria – di fronte all'aumento delle spese fisse - il capitalista deve aumentare il ricavo ottenuto dalla produzione e dallo scambio dei prodotti. Per farlo deve mantenere bassi i costi di produzione, sfruttando lo stato di progressivo impoverimento della classe lavoratrice. Egli dovrà corrispondere al proletario un salario pari alla sola quantità necessaria alla propria sopravvivenza, alla riproduzione della propria forza-lavoro
  • 47.
      ed al mantenimento di un numero non eccessivo (stabile) di piccoli, futuri proletari.
    • Jeremy Bentham (1748-1832) fa suo il principio utilitaristico di Cesare Beccaria, secondo il quale ogni azione morale e politica deve tendere a realizzare la maggiore felicità possibile, per il maggior numero possibile di persone. Felicità e piaceri devono però essere opportunamente indagati, calcolati e previsti, confrontati con i dolori e le relative sofferenze, affinché il bilancio complessivo possa essere positivo. Intenso, durevole, certo e vicino, puro e possibilmente generale, il piacere individuale che si fa collettivo si trasforma così nella motivazione più ampia e migliore per ogni azione di riforma e di ricostruzione civile e politica.
    • 48. James Mill (1773-1836) sottolinea il valore psicologico della morale dell'altruismo (il piacere altrui come proprio).
  • 49. 7. John Stuart Mill.
    • John Stuart Mill (1806-1873) riprende il contenuto formale della riflessione etico-politica del positivismo inglese, per accentuarne radicalmente i caratteri liberali e progressisti (universalismo umanitario). In questo senso il suo intento ideal-reale lo spinge a voler ristrutturare la forma razionale, nella ricerca di una nuova logica , con successive applicazioni civili (economico-sociali e politiche). Per questo nel 1843 compone il Sistema di logica deduttiva ed induttiva .
    John Stuart Mill.
  • 50.
      Per Stuart Mill l'orizzonte razionale formale, proprio della mente umana, non può imporre alcun contenuto oggettivamente assoluto (cfr. Comte): al contrario esso comprende e giustifica un movimento di integrazione progressiva del dato naturale ed empirico, che non può non dare spazio e tempo alla costruzione ed edificazione di un soggetto autonomo, nel pensiero, nell'espressione artistica o tecnica, e nell'azione. In questo modo la relativa dipendenza conoscitiva si ribalta e rovescia progressivamente in indipendenza d'azione. Ogni procedimento di determinazione generale o specifico (deduzione) deve quindi innestarsi su un processo impredeterminato di unificazione induttiva del dato materiale e naturale (empirismo radicale). Si comprende facilmente allora come ogni determinazione conoscitiva dipenda sempre in ultima analisi dal processo attraverso il quale i principi ed i contenuti vengono via via costruiti e rilevati.
  • 51.
      La loro stessa anti-dogmaticità si riverbera poi ancora più fortemente sulla parte pratica dell'uomo, con la negazione preventiva e metodologica di qualsiasi forma di assolutismo (del fondamento, dell'essenza e delle finalità). In questo modo anche Stuart Mill pare demolire qualsiasi appello ad una logica dialettica obiettiva, che come motore indipendente dalla volontà e dal libero arbitrio umano conduca le azioni degli uomini a venire estrinsecamente determinate. Segno di questo impegno critico sono le opere Sulla libertà (1859), Sulla servitù delle donne (1869) e lo studio Comte e il positivismo (1865).
    • Dall'inizio quindi la logica viene subito definita come la scienza della prova e dell'evidenza : è il processo di autodeterminazione, di auto-definizione dei fatti empirici a chiedere il consenso generale ed individuale. Questo processo a sua volta richiede e presuppone la sussistenza di un principio positivo immediato , colto umanamente dall'intuizione sensibile. Questa
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      non fa altro che riconoscere la necessità di categorie come quelle della materia e dello spirito, dello spazio e del tempo. L'atto immediato di posizione del principio originario toglie poi – con la sua oggettività – la possibilità che questa venga trasferita (alienata) all'orizzonte formale della razionalità: fondamento, essenza e fine decadono da quella separazione che la tradizione metafisica preparava per loro. Ogni verità è dunque prima di tutto empirica, prima di poter essere riconosciuta razionalmente. Ogni riconoscibilità razionale – ogni determinazione che compaia nel giudizio (l'essere X di P) – è poi qualcosa di già compreso nel soggetto che viene predicato (primato del fatto e dell'organizzazione linguistica). La realtà viene quindi in questo modo completamente trasferita nello strumento umano che cerca di organizzarla: il linguaggio. Del resto le stesse affermazioni dotate di valore universale – gli assiomi – sono il risultato di una continua convergenza osservativo-operativa. An-
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      -che i principi stessi della logica – identità, non-contraddizione, terzo escluso – sono gli ultimi effetti di questo stesso processo, che conduce a degli estremi e delle vette di generalizzazione, partendo dalla contrapposizione e reciproca esclusione di dati materiali, per giungere infine di riflesso a quelle contrapposizioni ed esclusioni relative a situazioni e condizioni spirituali.
    • L'oggettività della struttura linguistica, se sbarra subito la strada alla forma tradizionale di concretizzazione del riflesso, impedisce poi anche che l'induttivismo di Stuart Mill si dissolva in una sorta di scetticismo totale. Il problema dell'illimitatezza possibile del dato empirico e della sua possibile variazione impredeterminata – libertà del dato materiale – viene poi risolto dalla costatazione della presenza in natura di un processo di convergenza (uniformità naturale), che si fissa a determinate concezioni di tipo causale (causalità naturale), che quindi a propria volta tendono ad affermarsi con il valore di necessità subiettive (leggi).
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      È quindi il processo di convergenza a costituire la possibilità di un'origine dotata di un valore causale, di un'origine tanto apparentemente astratta e separata, quanto in realtà costruita e progressivamente voluta ed intesa dai soggetti che materialmente la edificano (magari considerandola rappresentativa, in senso ed ordine costante e necessario, generale). È in questo modo – il modo del presupposto che si rende necessario - che Stuart Mill ritiene di poter affermare che nella natura vi sia un ordine costante e necessario di fenomeni.
    • Dando consapevolmente oggettività alla rappresentazione Stuart Mill supera – dopo avere superato il problema dell'induzione - anche quello dell'interpretazione. È infatti solamente per quel soggetto che si depone all'interno del sistema linguistico prescelto che quella trasformazione ha valore ed effetto: quella relazione di necessità ha valore ed effetto.
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      Così infatti sostiene John Stuart Mill: “La più ovvia delle uniformità particolari suggerisce e rende evidente l'uniformità generale, e l'uniformità generale, una volta stabilita, ci permette di dimostrare le altre uniformità particolari, dalle quali risulta.” ( Sistema di Logica ). Si stabilisce così la specifica – e famosa – legge della circolarità continua del fatto interpretativo: il soggetto che si depone all'interno del sistema linguistico e interpretativo continua ad intrecciare fenomeni particolari, deponendo anch'essi all'interno del medesimo limite di comprensione. Ed appunto di determinazione (conoscitiva, perché artistico-pratica e - se si vuole - anche tecnologica).
    • Si comprende allora abbastanza facilmente come la posizione gnoseologica milliana nasconda in se stessa una posizione produttiva e politica di tipo borghese. Il soggetto che si autorappresenta e si cede all'entità che governa questa autorappre-
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      -sentazione è il soggetto liberale e borghese: il soggetto che cede se stesso all'organizzazione capitalistica dello Stato – nell'economia e nella politica – per vedersi riconoscere (nei propri bisogni, necessità, desideri ed ideali) – e per riconoscere esso stesso il sistema dal quale si fa riconoscere. Per mantenere aperto l'orizzonte della libertà all'interno del sistema Stuart Mill fa dunque valere la base soggettiva dei desideri e degli ideali – la volontà umana – pur accettando la determinazione necessaria proveniente dal sistema politico ed economico-sociale capitalistico. Questo è il senso per il quale nei Principi di economia politica (1848) egli accetta che le leggi della produzione siano (suppostamente) naturali e reali, mentre considera che quelle della distribuzione debbano restare (realmente) legate all'arbitrio umano.
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      Di fronte pertanto allo scontro fra liberalismo e socialismo Stuart Mill fa valere il criterio discriminante della libertà del principio umano creativo ed operativo (libertà soggettiva ed individuale): il sistema che garantirà il massimo orizzonte possibile di libertà, nell'espressione e nel lavoro, sarà quello che molto probabilmente verrà liberamente scelto dalla maggioranza degli uomini. Per questo egli rimase sempre contrario ad ogni forma di assolutismo politico, economico o sociale. La libertà ed il miglioramento degli scambi e della redistribuzione della ricchezza – anche da parte di opportuni interventi governativi – avrebbero potuto riequilibrare quelle necessità produttive ed economiche che, lasciate da sole, potrebbero portare ad una disintegrazione della vita civile, con una conseguente demolizione generale dei diritti (formali e sostanziali).
  • 58. John Stuart Mill, Saggio sulla libertà , 1859.
  • 59. 8. Carlo Cattaneo.
    • Carlo Cattaneo (1801-1869), repubblicano federalista italiano, fu direttore della rivista milanese <<Politecnico>>, all'interno della quale cercò di proporre una sintesi progressiva e progressista fra scienze naturali, scienze umane, arte e letteratura. Sostenitore di una posizione speculativa immanentista e laica, contrastò tutte le posizioni teologizzanti e metafisicizzanti, favorendo al contrario un'impostazione critica e sperimentale . La filosofia avrebbe così dovuto innalzare e proiettare un orizzonte razionale, all'interno del quale il pensiero umano avrebbe avuto il compito di
    Carlo Cattaneo.
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      elaborare e sintetizzare tutta quella rete di relazioni che le singole scienze naturali e morali riuscivano ad identificare e determinare (rapporti oggettivi). Con la loro varietà, con il loro rigore e con l'efficacia dei loro procedimenti, le scienze offrono infatti il quadro delle possibilità effettive di cui l'uomo dispone per conoscere ed operare nel mondo, e per trasformare quest'ultimo in vista dei propri bisogni e dei propri ideali.
    Carlo Cattaneo, Psicologia delle menti associate , 1866.