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4. illuminismo inglese, italiano e tedesco 4 4. illuminismo inglese, italiano e tedesco 4 Presentation Transcript

    • L'Illuminismo inglese, italiano e tedesco
      A cura di Stefano Ulliana
    • Panoramica
    • 1. L'Illuminismo inglese.
    • 2. L'Illuminismo italiano.
    • 3. L'Illuminismo tedesco.
      Federico II di Prussia
    • 1. L'Illuminismo inglese.
    • La situazione storico-politica dell'Inghilterra della prima parte del XVIII secolo è influenzata dalle conseguenze della rivoluzione costituzionale e liberale del 1688-89. L'equilibrio fra governo monarchico, richieste della nobiltà aristocratica e istanze borghesi era stato trovato grazie all'utilizzazione in senso nazionalistico delle spinte capitalistiche e delle relative riforme dell'ordinamento economico e sociale. Le compagnie di commercio e lo sviluppo della proprietà privata avevano progressivamente costruito una struttura economico-sociale nazionale che vedeva la composizione degli interessi delle diverse classi sociali, mentre l'orizzonte ideologico promuoveva lo sviluppo delle conseguenze teoriche e pratiche desunte dai sistemi, rispettivamente, newtoniano (per le scienze della natura) e lockiano (per l'etica e la politica).
    • In ambito etico-religioso – ma con evidenti ricadute su quello politico – lo sviluppo di queste conseguenze aveva comportato la progressiva razionalizzazione dell'impianto, della struttura, dell'oggetto e dei contenuti della teologia cristiana, aprendo alla polemica fra la rivelazione e la religione naturale (deismo). Dio viene progressivamente neutralizzato nella propria entità di soggetto misterioso ed imprevedibile, per fissarlo ad un ordine provvidenziale caro alla regolazione per legge sia dell'ambito naturale che di quello umano. Dio diviene l'assicuratore dell'ordine naturale ed umano. In questo contesto le conseguenze dell'analisi critica humiana avrebbero teoricamente potuto oscillare fra l'accettazione scettica e pragmatica dei portati dell'immaginazione razionale e lo sviluppo più radicale ed universale di prospettive rivoluzionarie. Il forte blocco sociale d'interesse nazionalistico inglese impedì la seconda soluzione (diversamente dal caso francese), consentendo lo sviluppo di soluzioni variamente modulate sul principio dell'utilità borghese e moderata.
    • L'unità collettiva stabilita da quel blocco sociale si esprime nella costruzione ideologica di un comune orizzonte di riferimento morale , vissuto interiormente ed interiormente espresso in forme di libera coscienza individuale, fondato quindi sulla presenza di un sentimento o senso universale (razionale), grazie al quale gli individui potevano riconoscersi gli uni gli altri nei propri diritti naturali. L'ampiezza e l'estensione ideale e reale di questo comune atteggiamento sarebbe così riuscita a combattere e debellare tutte le forme di partizione forzata e violenta, indotte e suggerite dal fanatismo religioso e politico. Come l'intero universo vive – grazie alla infinita saggezza divina - in un'unità armonica ed ordinata delle sue parti naturali, dando loro modo di esprimersi e di vivere in maniera stabilmente e felicemente coordinata, così le comunità umane dovevano poter esprimere in modo libero, ma coordinato, i propri impulsi naturali originari, senza ledere in alcun modo il reciproco riconoscimento dei diritti (cfr. Anthony Ashley Cooper, conte di Shaftesbury ).
    • In questo modo si dava origine ad una successiva e progressiva stratificazione ed interconnessione combinata delle determinazioni della volontà (il senso della bellezza, della simpatia, il gusto per l'azione, il senso morale, il senso della convenienza e della dignità, il senso familiare, il senso sociale e religioso) la cui coordinazione ed ordinamento finalistico garantivano la felicità e la salvezza stessa dell'uomo. L'origine universale di tale movimento e tensione – il senso morale – diventa quindi il fondamento del riconoscimento del valore e della bontà di un'azione, di una cosa o di una persona, come se si trattasse del giudizio di un governatore morale del mondo. L'adeguazione a questo giudizio costituisce la tendenza generale al pubblico bene e si esprime nel proprio contenuto oggettivo grazie alle azioni umane che perseguono insieme “la massima felicità del maggior numero” (cfr. Francis Hutcheson ).
    • Bernard de Mandeville (1670-1733) incrina in qualche modo la superficialità dell'ottimismo e dello spirito positivo dimostrato dai pensatori precedenti, sottolineando la presenza all'interno dei meccanismi che reggono le comunità umane di una logica unitaria apparentemente negativa e viziosa, legata all'individualismo egoistico, ma foriera globalmente e paradossalmente di effetti generali positivi (<<privati vizi, pubblici benefici>>). In questo caso le riforme morali volute dal desiderio di eguaglianza e di fraternità proposte dall'applicazione del senso morale avrebbero inceppato quel meccanismo, in ogni sua parte, decretando la decadenza materiale dell'intera comunità umana soggetta a quelle stesse riforme. Il pubblico bene può quindi essere ottenuto solamente quando ciascuna parte del tutto insegua il suo bene particolare, guerreggiando con il vicino per l'accaparramento dei beni e delle sostanze e per il miglioramento assoluto della propria condizione (elogio della ricerca del lusso, per lo sviluppo della vita economica).
    • Adam Smith (1723-1790) viene influenzato nei suoi studi universitari dal concetto di senso morale di Francis Hutcheson. Conosce e frequenta David Hume. Insegnante di filosofia morale presso l'università di Glasgow, pubblica la Teoria dei sentimenti morali (1759). A Parigi frequenta gli enciclopedisti francesi. Compone l' Indagine sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni (1767-1776).
      Adam Smith
    • Secondo Adam Smith il movimento originario e la tendenza ideale dell'azione umana verso l'utile ed il buono hanno la propria radice causale naturale nel sentimento o senso morale, che si fa principio etico universale nel principio di simpatia . In base a questo principio gli uomini riconoscono reciprocamente i propri diritti naturali e razionali, attribuendo loro un valore inalienabile e necessario. In base a questo principio l'uomo infatti sente la passione altrui come la propria (sentimento di immedesimazione), avvicinando e nel contempo discriminando una possibile diversificazione dei propri obiettivi pratici. In questo modo un certo orizzonte di mutua e reciproca libertà riesce a garantire l'instaurazione di una norma civile eguale per tutti, a sua volta appoggiata sull'eguaglianza della norma morale. Così l'eguaglianza sentimentale si fa prima eguaglianza morale – regola di comportamento – poi eguaglianza civile e giuridica.
    • Se dunque l'azione umana trova origine, sorge e si universalizza in modo onnicomprensivo grazie a questo scambio sentimentale ed al successivo riconoscimento razionale, i risultati della stessa nel tempo (i prodotti del lavoro) non possono non essere riconosciuti a loro volta se non come proprietà degli individui. Lo scambio ed il riconoscimento reciproco delle emozioni si trasferisce dal piano infrastrutturale della natura umana a quello strutturale della produzione e dello scambio dei beni economici (economia e distribuzione di mercato). Qui il valore d'uso dei beni – il loro apprezzamento per se stessi da parte dei clienti, quindi la loro domanda – ed il loro valore di scambio – il fatto o la possibilità che essi vengano scambiati per ottenere altri beni o servizi – sussistono sempre in una relazione aperta, che presuppone l'interessamento reciproco dell'acquirente e del venditore. Ora la bontà del prodotto materializza e rende concreta la bontà dei rapporti umani.
    • Mutuando il discorso dall'analisi critica newtoniana applicata all'ambito naturale, secondo Adam Smith il prodotto e la produzione presuppongono nel lavoro individuale e collettivo l'applicazione di una serie di forze, la trasformazione di alcune fonti energetiche ed il raggiungimento di certi obiettivi. Se l'energia materiale è costituita dalle materie prime naturali, l'energia formale viene data dal connubio fra il capitale impiegato dal proprietario, la forza-lavoro prestata dagli operai e le finalità d'impresa nella realizzazione e distribuzione dei prodotti. Questa compartecipazione della forza-lavoro al capitale impiegato nasconde però un primato di questo su quella, per l'ordinata attuazione di quelle finalità precedentemente indicate. In quest'ordine di priorità si attua perciò la divisione nazionale del lavoro e la sua organizzazione specialistica. Per aumentare la produzione e la ricchezza della nazione diventa quindi necessario avere un buon rifornimento di materie prime, una buona disciplina del lavoro ed un'ottima ricerca sulle finalità ed obiettivi della produzione e distribuzione stessa, ai fini appunto del miglioramento complessivo della ricchezza nazionale.
    • Per questo il settore economico primario – l'agricoltura – deve essere organizzato e spinto in modo tale da offrire appoggio e sostegno allo scambio dei propri prodotti all'estero (smaltimento della sovra-produzione rispetto alle condizioni del mercato interno), per poter incrementare tutti quei capitali iniziali che possono poi essere impiegati nella pura e semplice attività commerciale di scambio e nell'incremento e razionalizzazione della produzione artigianale, a propria volta soggetta alla legge della domanda-offerta internazionale. In questo modo è il lavoro artigianale (poi industriale) a costituire la forma trainante dell'economia. La divisione del lavoro comporta però anche conseguenze negative: la specializzazione verso un'unica attività e la realizzazione di operazioni semplici, ripetitive e meccaniche, non sviluppa l'immaginazione e riduce le capacità intellettuali dell'individuo. Per compensare questo effetto, Adam Smith sostiene lo sviluppo dell'istruzione finanziata dallo Stato.
    • I principi di divisione/moltiplicazione delle forze ed energie della produzione e di riorganizzazione delle finalità produttive stesse sono legati all'ampliamento del mercato e della domanda nazionale ed internazionale (commercio). Il risparmio collettivo incrementa poi la formazione del capitale fisso investito e di quello circolante, interagendo con i due principi – comunque interconnessi – precedentemente indicati (società per azioni e banche). È facile quindi immaginare come il prerequisito e la necessità da un lato dell'ampliamento e dell'estensione del mercato e dall'altro della ricchezza impiegabile (nazionale od internazionale) costituiscano i due principi base per il funzionamento, lo sviluppo e l'incremento continuo della struttura economica appena definita (struttura capitalistica). I redditi nazionali (o internazionali) debbono pertanto essere ripartiti in maniera tale da consentire sia l'accumulo del capitale iniziale, sia quello costituito dall'impiego azionario.
    • Nel sistema capitalistico nascente ogni bene immediatamente acquisibile deve diventare un bene prodotto e scambiato (merce). Il suo valore d'uso deve quindi progressivamente trasformarsi in valore di scambio. Per questo ogni bene deve entrare all'interno dell'orizzonte dello scambio monetario. Ma ogni bene è il risultato di un lavoro, in quanto prodotto. Il suo valore dipenderà quindi dal rapporto domanda-offerta e dalla quantità di lavoro disciplinato (scientificamente e tecnologicamente ordinato e comandato) richiesta per realizzarlo. Il profitto necessario al movimento ed al funzionamento del meccanismo capitalistico sarà dato dalla differenza fra la quantità del primo livello e la quantità inferiore del secondo livello. Quindi il primo livello deve determinare il secondo. L'oggettività della relazione di scambio definisce la soggettività delle condizioni di lavoro.
    • Se quindi la tendenza del sistema capitalistico è quella di trovare le condizioni che garantiscano costantemente e continuamente un incremento del profitto (massimizzazione del profitto in relazione e rapporto con i costi dei mezzi di produzione), la subordinazione delle condizioni soggettive del lavoro impone che queste procedano verso la continua e costante minimizzazione della propria entità e valore. Da ciò la minimizzazione dei salari al livello della pura e semplice riproduzione della forza-lavoro (con l'intervento dell'esercito industriale di riserva, ovvero della presenza necessaria di un'elevata disoccupazione di massa) e la riduzione a zero dei relativi diritti dei lavoratori (repressione delle forme di autorganizzazione dei lavoratori, dei sindacati e delle forme di reciproco e mutuo soccorso, rigetto delle forme di rappresentanza politica democratica). Questa contrapposizione economica comporta però il riflesso di una grave contrapposizione fra le classi sociali dei proprietari e dei proletari.
    • Lo spirito del sistema economico e sociale capitalistico produce quindi delle gravi conseguenze dal punto di vista socio-politico, con gravi effetti di retroazione sulla stessa struttura economica e produttiva. La “mano invisibile del mercato” dovrebbe invece - secondo Adam Smith – regolare i rapporti stessi nella produzione, facendo convergere gli interessi dei lavoratori con quelli dei produttori-proprietari, stabilendo quindi un medesimo ordine sociale (senza intervento riequilibratore dello Stato). Nello stesso tempo la relazione mondiale fra offerta e domanda tenderebbe a riequilibrarsi spontaneamente, togliendo le situazioni di diseguaglianza geo-economica e socio-politica. L'incrocio fra questi due assi – l'uno interno e l'altro esterno, l'uno verticale e l'altro orizzontale – avrebbe poi reso effettivo e sempre funzionante il meccanismo capitalistico del continuo sviluppo ed accrescimento delle forze produttive e del relativo miglioramento – in serie – delle condizioni economiche, di quelle sociali e politiche.
    • La legge della domanda e dell'offerta internazionale – il suo spontaneo riequilibrio – dovrebbe infatti precipitare all'interno di ciascuno stato capitalisticamente organizzato, per riequilibrare il mercato del lavoro: da un lato l'eccesso di manodopera verrebbe riassorbito dall'aumento della produzione (per effetto dell'aumento della domanda estera, effetto a sua volta dell'arricchimento delle potenze industriali estere), senza quindi vedere la diminuzione della popolazione e dei salariati (per effetto della diminuzione dei salari al di sotto del livello della pura e semplice sussistenza); dall'altro lo sviluppo delle forze produttive genererebbe un incremento dell'impiego del risparmio; infine il capitale stesso potrebbe indirizzarsi liberamente verso le attività maggiormente redditizie. In questo contesto il ruolo dello Stato e delle sue istituzioni dovrebbe essere definito dall'approntamento di tutte le condizioni socio-politiche favorevoli all'impianto della struttura capitalistica (libero scambio, abolizione dei dazi e dei monopoli), con opportuni interventi sull'infrastruttura morale umana e sulla sovrastruttura ideologico-culturale.
    • Nell'orizzonte razionale ideale del capitalismo mondiale smithiano è dunque la diversità dei prodotti e della produzione nei diversi paesi a costituire la condizione a che l'eguaglianza stabilita dall'incrocio fra fattori interni e fattori esterni possa lavorare e produrre effettivamente lo sviluppo e l'incremento mondiale delle ricchezze delle diverse nazioni. All'interno di questa condizione generale la moneta avrebbe dovuto fungere da puro e semplice fattore di mediazione, impedendo l'intervento di qualsiasi fattore speculativo. La speculazione viene infatti bandita alla radice dall'applicazione in campo economico del principio della simpatia, nascosto presupposto morale che sta a fondamento della propria produzione per gli altri, per l'altrui riconoscimento. In questo modo una condizione infrastrutturale di eguaglianza morale viene successivamente occupata da un condizione e determinazione reale e storica – strutturale - di diseguaglianza (il rapporto subordinato fra capitalisti e proletari), idealmente e successivamente ancora mascherata da un condizione ulteriore di eguaglianza (l'eguaglianza e l'auto-equilibrio del mercato mondiale).
    • Adam Smith – La ricchezza delle Nazioni (1776)
    • Testo in pdf
    • Adam Smith – Teoria dei sentimenti morali (1759)
    • Testo in pdf
    • Se il principio di complementarità sembra dunque essere nella speculazione di Adam Smith sia il fattore idealmente riequilibrante negli scambi sussistenti fra le relazioni del mercato internazionale, sia il criterio per la composizione organica interna fra la tendenza del profitto e le richieste legate al salario ed al prezzo delle materie prime, la riflessione filosofica della scuola scozzese del senso comune ( Thomas Reid , 1710-1796) continua ad appoggiarsi sul fondamento stabilito dalla presenza di un orizzonte di comprensione e di determinazione provvidenziale (divino), per riempire lo spazio ed il tempo della conoscenza e della prassi umane di un impulso (senso comune) che generalizza la presenza esterna degli oggetti d'esperienza e le relative funzioni causali delle quali possono essere portatori. In questo modo la presenza della cosa allo spirito umano è immediatamente il riconoscimento della sua realtà ed operatività.
    • 2. L'Illuminismo italiano.
    • La situazione economica, sociale, politica e culturale degli stati della penisola italiana durante il XVIII secolo è caratterizzata da una serie di condizioni negative: arretratezza, immobilismo e caoticità, assenza di una spinta borghese, assolutismo regionale, spirito controriformistico, una cultura storico-erudita sterile ed inutile, sono tutti elementi che – combinati insieme con la conferma del controllo asburgico sulla penisola (pace di Aquisgrana, 1748) – contribuiscono alla determinazione di una generale condizione di povertà ed arretratezza materiale, culturale e politica. A Napoli, Milano, Parma e Firenze però le corti illuminate degli Asburgo, dei Borbone e dei Lorena favoriscono la diffusione di riforme antifeudali ed anticlericali. A Napoli le opere storico-critiche di Ludovico Antonio Muratori (1672-1750) e Pietro Giannone (1676-1748) preparano la strada alle dottrine economico-commerciali - basate sull'interesse - di Antonio Genovesi (1713-1769).
    • A Milano nell'ambiente culturale del periodico <<Il Caffè>> Pietro Verri (1728-1797) recupera la dottrina del sentimento morale, per declinarla in senso esistenziale ed individualistico. L'atto del piacere morale o fisico toglie il dolore del bisogno e dell'aspettativa umana, generalmente fondamentale per spingere l'uomo al miglioramento della propria condizione o situazione. L'arte stessa mantiene in questa prospettiva una funzione consolatrice, adatta a fronteggiare il prevalere del dolore. Verso l'eliminazione del dolore, inutile ed antipedagogico, è rivolta anche tutta l'opera filosofica e civile di Cesare Beccaria (1738-1794). Nel suo Dei delitti e delle pene (1764) l'autore lombardo ricorda che lo scopo della vita associata è “la massima felicità divisa nel maggior numero”. Il patto originario che dà origine allo Stato viene salvaguardato dalle leggi e dalle relative punizioni, che non possono avere una funzione vendicativa, ma istruttivo-pedagogica.
    • La morte e la tortura sono quindi strumenti ingiusti, inutili, non necessari e controproducenti per il mantenimento della sicurezza e della libertà collettive. E devono perciò essere abolite. La pena ha infatti uno scopo di monito e distoglimento di fronte alle azioni incivili, che danneggiano la libertà e la sicurezza collettive. E devono essere comminate solamente ai criminali comprovati, facendo valere – piuttosto che il fattore intensivo – quello estensivo.
      Dei delitti e delle pene (1764)
    • 3. L'Illuminismo tedesco.
    • La situazione politico-istituzionale, economico-sociale e culturale dei paesi e degli stati regionali di lingua tedesca fa sì che le influenze illuministiche provenienti dalla Francia o dall'Inghilterra siano come attutite e moderate nelle loro possibilità di critica radicale e sistematica all'ordine esistente. Il generale orizzonte politico-culturale moderato o conservatore – si pensi al paternalismo illuminato di Federico II di Prussia – la diffusa presenza di intellettuali scolastici ed accademici (tesi alla sintesi ed alla prosecuzione delle filosofie tradizionali e dell'ottimismo ontologico leibniziano), la disintegrazione territoriale e la permanenza di un ordinamento economico-sociale ancora feudale, costituiscono tutti dei fattori che limitano le prospettive di cambiamento e di trasformazione strutturale e sovrastrutturale, materiale ed ideologico.
    • Questa moderazione si esprime a livello culturale e filosofico con la costruzione di un presupposto di tipo logico-idealistico astratto, all'interno del quale ogni movimento speculativo viene costretto a giustificare la propria esistenza ed il proprio progresso (e in epoca successiva anche la propria funzionalità scientifico-tecnologica) con il richiamo ad una relazione fondamentale con l'originario (divino od umano e razionale), una relazione di possibilità data dal fondamento ( Grund ). In questo modo la filosofia scolastica tedesca prepara la strada per i successivi sistemi della speculazione kantiana ed idealistica (Fichte, Schelling, Hegel).
      Una cartina storica della Germania nel 1700
    • Christian Wolff (1679-1754) cerca di sintetizzare gli apporti classici e tradizionali della metafisica aristotelica e scolastica con l'impostazione moderna leibniziana, creando così un'ontologia critica generale che definisce i tre principali oggetti della ragione: l'infrastruttura o anima , la struttura o mondo , la sovrastruttura o Dio . Egli pone questi tre oggetti – e tutti i loro derivati – all'interno di un'apertura logico-idealistica astratta, capace di determinarne la funzione di causa necessaria, possibilità immanente e finalità o scopo razionale.
      Christian Wolff
    • I tre oggetti così individuati venivano poi analizzati dal punto di vista razionale, facendo nascere le tre discipline scientifiche della teologia razionale, della cosmologia razionale e della psicologia razionale. All'interno di ciascuna di queste i contenuti discorsivi venivano costituiti grazie all'applicazione della logica formale aristotelica (catena sillogistica di deduzioni). Se la filosofia ha come scopo l'abilitazione all'uso corretto ed adeguato dell'intelletto umano (atto dell'umana potenza e felicità), essa avrà come contenuto od oggetto i tre elementi prima designati (i possibili in quanto tali e le ragioni della loro realizzazione), che investirà da un punto di vista logico-deduttivo (scientifico). Essa quindi farà valere i principi ed il metodo della logica tradizionale aristotelica (principio di non-contraddizione, presenza e funzione delle definizioni, svolgimento necessario e dimostrativo dei sillogismi) per definirne in maniera chiara e distinta l'identità (possibilità necessaria).
    • Lo sguardo teoretico procede dunque ad inverare necessariamente i contenuti oggettivi dei tre elementi possibili dell'anima, del mondo e di Dio. Esso stabilisce e discrimina la loro identità, nelle loro caratteristiche essenziali e nelle loro eventuali contingenze (la forma del concetto diviene contenuto e il giudizio non può non essere conseguentemente analitico). Accostato alla forma del concetto a priori sta poi l'apporto del dato offerto dall'esperienza sensibile, che corrobora e fortifica la determinazione a priori . Così oltre alle forme e ai giudizi necessari di conoscenza stanno le forme ed i giudizi probabili d'esperienza (possibili e contraddittori).
    • Nel contesto delle discipline filosofico-scientifiche wolffiane l ' ontologia costituisce quella prima disposizione razionale che rileva le determinazioni degli esseri in generale, sulla base del criterio logico ed insieme oggettivo della non-contraddizione e del principio di ragion sufficiente (la ragione determinativa che basta a collocare e rendere reale un oggetto possibile nella sua esistenza).
    • Stabilita l'identità di una sostanza sulla base delle sue determinazioni essenziali e dei loro modi variabili, rilevata la presenza di cause intrinseche atte a modificare l'evoluzione della sostanza stessa ed a fornire l'origine delle sue stesse azioni (sull'esempio delle monadi leibniziane), la psicologia razionale ed empirica wolffiana trasferisce questi schemi all'anima dell'uomo in generale ed in particolare. Il soggetto identico umano usa le due dimensioni della conoscenza e dell'azione, per dimostrare le sue due facoltà dell'intelletto e della volontà. Il corpo (insieme alla sensibilità) viene accostato all'anima dal progetto originario di Dio (armonia prestabilita), senza la possibilità e la necessità di un ulteriore intervento volontario divino. La volontà divina non interviene nemmeno per modificare l'ordine originario del cosmo, delle sue parti e funzioni. Nella sua cosmologia razionale Wolff ritiene quindi che tutti gli elementi naturali siano interconnessi in un ordine necessario.
    • In questo modo ontologia, psicologia e cosmologia preparano il cammino per la definizione dell'orizzonte, dell'ordine e dell'ideale pratico costituito dall'esistenza e dall'azione di Dio. Nella sua teologia naturale e razionale – non sovrannaturale, né rivelata – Wolff afferma che Dio assume su di sé il compito di inverare e realizzare lo sguardo teoretico della filosofia scientifica, venendo così dimostrato da ciò che la fede stessa ritiene sia stato creato dalla sua infinita volontà, sapienza ed amore (l'immagine umana rimanda alla sostanza divina). Realizzata la possibilità e la finalità dell'azione naturale ed umana, Dio garantisce infine anche la veduta pratica della filosofia ( filosofia pratica ). In questa prospettiva ideale l'azione umana risulta mossa dal termine finale indipendente e piacevole della perfezione ( etica ). La volontà dell'uomo si muove verso questo bene (progresso dell'umanità), riconoscendone l'equivalenza presso tutti i soggetti umani simili e così praticando forme di civile convivenza economica, sociale e politica in continuo e costante miglioramento ( economia , politica ).
    • Alexander Gottfried Baumgarten (1714-1762) fu allievo di Wolff e ne sintetizzò le riflessioni metafisiche ( Metaphysica , 1739). All'interno dell'orizzonte complessivo delle determinazioni dell'essere l'apparenza conoscitiva ( gnoseologia ) è prima estetica – relativa alla sensibilità – poi, su questa prima, logica – in quanto afferente alla possibilità dell'intelletto umano di definire la verità ed autenticità delle proprie impressioni e giudizi. Nell'ambito estetico della conoscenza l'uomo ha la possibilità di esprimere e sperimentare tutte le proprie capacità creative, indipendentemente dalle considerazione di verità o di bontà delle medesime. L'operatività artistica dell'uomo ha sempre di fronte a sé una relativa apertura, una differenziazione di caratteristiche che possono essere attribuite all'oggetto bello e che spingono il pensiero dell'uomo stesso verso una condizione elevata, verso il riconoscimento di termine perfetto di bellezza superiore ed universale, colto nella sua presenza chiara, ma non determinata, unificante.
    • Gotthold Ephraim Lessing (1729-1781) fu drammaturgo, poeta ed educatore. Prima wolffiano, si orientò successivamente all'apprezzamento della posizione spinoziana, rimanendo veramente esaltato dall'affermazione dell'Uno-Tutto. Lo spirito divino, intimamente presente ed operante all'interno di ogni essere, naturale od umano, ed intimamente unificante l'intero panorama della vita creata, costituisce quell'atto di perfezione che orienta a sé ogni determinazione: che la fa nascere, che la fa crescere e sviluppare, che la fa educare e ricercare nella vita adulta in modo consapevole felicità e gioia. Questa cuspide eterna ed estrema – sempre presente in ogni luogo e qui sempre operante – dimostra continuamente la propria esistenza, offrendola ad ogni essere. È questa offerta (o rivelazione) a muovere, modificare e trasformare ogni sensibilità soggettiva, perché le consente di trovare in se stessa l'origine, il fondamento e la via per il miglioramento continuo e costante di se stessa (tensione eterna). In questo senso sensibilità, intelletto e ragione vengono a coincidere in un tragitto progressivo di trasformazioni (fasi e momenti). Natura (creatività), religione (rivelazione) e ragione costituiscono allora i gradi dello sviluppo di uno stesso spirito divino ed immanente (cfr. la speculazione di G.W.F. Hegel).