4. il naturalismo rinascimentale 4
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4. il naturalismo rinascimentale 4

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  • 1. Il naturalismo rinascimentale A cura di Stefano Ulliana
  • 2. Panoramica
    • 1. L'interesse per la natura.
    • 3. 2. Magia e scienze occulte.
    • 4. 3. Telesio.
    • 5. 4. Bruno.
    • 6. 5. Campanella.
    Il rogo di Giordano Bruno
  • 7. 1. L'interesse per la natura.
    • Due sono gli atteggiamenti che l'uomo rinascimentale tenne nei confronti del mondo che lo circondava, del mondo naturale: il primo rimase ben radicato in quel riflesso ed immagine del rapporto verticale di potenza sussistente fra Dio e l'uomo, che si espresse con la volontà di signoraggio sul mondo, con la volontà di dominio su di esso; il secondo che invece si aprì verso nuove dimensioni naturali e razionali, rivoluzionando l'immagine della mente e delle proprie capacità di rappresentazione. Il primo atteggiamento trapassò facilmente come condizione fondamentale ed ideale della nuova conoscenza scientifica (cfr. Francesco Bacone); il secondo morì apparentemente con il rogo di Giordano Bruno. Mentre il primo atteggiamento rivendicò come parte preponderante del proprio nuovo programma l'asservimento ad una nuova razionalità determinante, il secondo ne svelò il principio creativo e inter-dialettico.
  • 8.
    • Umanisti e rinascimentali adottarono il primo atteggiamento, quando resuscitarono la tradizione degli studi alchemici e magici, per scoprire ed utilizzare i migliori strumenti per l'isolamento, l'emersione, il controllo ed il dominio e la direzione delle forze naturali. In questo caso la materia della natura viene vista come posseduta da un'animazione simile a quella presente nell'uomo, il quale può quindi utilizzare particolari atteggiamenti propri e speciali verbalizzazioni vincolanti (formule, incantesimi, procedimenti miracolosi), per orientarne gli scopi e le finalità a proprio esclusivo vantaggio. Ponendosi in sintonia con le forze e le energie intrinseche alla natura il mago rinascimentale forza la natura stessa ad obbedirgli, come ad un divino artefice. Il filosofo naturalista, invece, si distoglie da questo proposito di dominio e di signoraggio, e considera la natura nella sua propria autonomia e libertà (Telesio e Giordano Bruno).
  • 9. 2. Magia e scienze occulte.
    • Cornelio Agrippa di Nettesheim (1486 – 1535 d.C.) considera esistenti tre mondi: il mondo degli elementi, il mondo superiore celeste e quello sovrannaturale ed intellegibile ( De occulta philosophia ). Come in uno specchio capovolto il primo viene influenzato dal secondo, il quale a sua volta viene messo in movimento dal primo. In questa concezione aristotelica e materiale l'uomo funge da asse sintetico (microcosmo), in quanto parte dell'anima del mondo. L'uomo ed in modo speciale il mago può asservire alla propria potenza – immagine di quella divina – le forze spirituali che abitano il mondo degli elementi, grazie ad una particolare conoscenza degli influssi del mondo superiore su quello inferiore. La sua conoscenza è quindi insieme astrologica e alchemica: naturale, celeste e soprattutto religiosa (a muovere angeli e demoni).
  • 10.
    • Teofrasto Paracelso (1493 – 1541 d.C.) inserisce l'azione di ricerca dell'uomo – un connubio di scienza ed esperienza – all'interno di un orizzonte imitativo della miracolosa potenza e volontà divine. Ad immagine e somiglianza della sua potenza creativa e benefica la scienza e l'esperienza umana devono riformare la disciplina più alta, la medicina, per assicurarle la capacità di conservare la salute dell'uomo. Per fare questo la teologia, la filosofia, l'astrologia e l'alchimia devono ognuna riferirsi a quella parte dello scibile umano che è di sua competenza – gli influssi divini, quelli astrali, quelli provenienti dalle diverse potenze naturali – per trovare e connettere fra di loro in maniera organica tutte quelle sollecitazioni, che poi il mago utilizzerà per restituire alla salute il corpo e l'anima dell'uomo. Il mago, con la sua fede e la sua immaginazione, diviene in tal modo capace di esercitare un intervento ed un'influenza sullo spirito in generale della natura e dell'uomo stesso, suscitando potenze nascoste e misteriose, e giungendo in tal modo ad operare azioni miracolose ed apparentemente impossibili.
  • 11.
    • La struttura creativa e doppiamente dialettica messa in campo da Paracelso sul lato pratico e soggettivo trova poi un corrispettivo sul piano oggettivo. Nella materia originaria , creata dall'atto divino, si trova un rispecchiamento della Trinità nelle tre potenze speculari del solfo , del sale e del mercurio , le sostanze alchemiche primordiali ed essenziali. All'interno della loro triangolazione inferiore si costituiscono prima i quattro elementi e poi, di questi, tutti gli altri corpi naturali. Le relazioni ed i movimenti di scambio e trasformazione sono poi assicurati dallo spirito primordiale animatore ( Archeus ), che agisce a livello istintivo ed inconsapevole (forze arcane). La combinazione dei tre principi produce una dominanza, che può essere estratta e separata, a rappresentarne la quintessenza . La quintessenza sintetizza le forze arcane provenienti dai minerali, dalle pietre preziose e dalle piante.
  • 12.
    • Altre figure di maghi e scienziati furono quelle di Gerolamo Fracastoro (1478 – 1553 d.C.) e di Gerolamo Cardano (1501 – 1576 d.C.).
    Immagini alchemiche
  • 13. 3. Telesio.
    • Bernardino Telesio (1509 – 1588 d.C.) apre la serie dei filosofi naturalisti. Nel suo De rerum natura iuxta propria principia egli considera, valuta ed analizza la natura nella sua propria autonomia. Per fare questo ripristina e riapre l'impostazione speculativa degli antichi filosofi presocratici, creativa e dialettica, assegnandola alla radice della sensibilità, alla sensibilità di ciò che è vivo ed interagente.
    • 14. L'interazione della natura nel suo complesso con l'uomo e la sua sensibilità rimane centrale nel pensiero di Telesio, che assume come criterio di verità l'auto-manifestazione della stessa, per il tramite della sensibilità umana, sia esterna che interna.
  • 15.
    • L'espressione creativa e variabilissima della natura trova limite e composizione nella dialettica verticale che si instaura fra due elementi e principi energetici: il calore , che ha sede prima e privilegiata nel Sole, e che ha come effetto la rarefazione ed il movimento delle materie apparentemente inerti, ed il freddo , che ha sede privilegiata nella Terra, e che tende ad appesantire, condensandole, tutte le materie inerti, facendole rimanere immobili. Soggetta all'azione combinata di questi due principi di movimento e di costituzione è la materia apparentemente inerte, passiva.
    • 16. Rotazione-rivoluzione e caduta verso il basso rendono quindi subito la spazializzazione dinamica dei movimenti e delle qualità relative dei corpi, che possono essere assegnati tramite l'applicazione di questi due principi, che risultano quindi collegati ed interagenti fra loro, mutamente e mutualmente sensibili.
  • 17.
    • Nella dialettica creativa di Telesio ognuno dei due principi sente l'altro e gli si oppone: stabilisce per se stesso la propria egemonia (i propri luoghi privilegiati), rispetto a quella dell'altro, e nello stesso tempo vi si insinua, per contemperarne l'azione. I due principi, infatti isolati, sarebbero totalmente distruttivi; intrecciati, invece, compongono la vita e l'azione della materia apparentemente inerte. Ogni principio, quindi sente se stesso ed avverte l'azione dell'altro, a lui opposto. Per immagine e riflesso ogni corpo naturale che risulta dalla combinazione dell'azione dei due principi fondamentali sente, giudica, valuta ed interagisce immediatamente con ogni altro corpo naturale ( simpatia universale ).
    • 18. All'interno della relazione dialettica verticale fra fuoco e terra , gli altri due elementi – aria ed acqua – risultano come elementi derivati, per progressiva condensazione ed opposta rarefazione.
  • 19.
    • Nel quadro costituito da questa dinamica oppositiva naturale di tipo qualitativo ed aristotelizzante, Telesio inserisce la necessità di una ricerca quantitativa, che investighi le condizioni ed il limiti entro i quali le singole e relative potenze naturali possano essere conosciute, controllate ed orientate. Tanto aristotelizzante nella dimensione naturale, quanto anti-aristotelico in quella fisica e metafisica, Telesio intreccia fortemente la realtà divina nel fondamento materiale e sensibile della natura, come principio della creazione e conservazione degli enti naturali: Dio, quindi, non è motore immobile separato, ma al contrario motore ed ordinatore inseparato dall'intero corpo vivente e sensibile naturale. Egli agisce per il tramite dei principi che ha posto nel creato.
    • 20. L'intelligenza intrinseca alle operazione naturali implicherà poi la fede nella sussistenza di un'anima universale, che vivifichi l'orientamento e le finalità di esistenza e di movimento di tutti gli esseri creati.
  • 21.
    • L'anima sensibile ed intellettuale dell'uomo si intreccia e partecipa con l'anima sensibile ed intelligente della natura universale. Il prospetto ed il movimento verso il bene che caratterizza le interazioni reciproche generali della natura viene riconosciuto immediatamente dalla simpatia delle radici profonde della sensibilità umana, che polarizza in se stessa l'azione dei due principi, come radice profonda ed alto ideale: da un lato la sensibilità che sembra sempre procedere dall'esterno, dall'altro la percezione interna e l'emergere della coscienza (intelligenza). L'intelligenza estende e così universalizza gli apporti desunti dalla sensibilità, procedendo alla generalizzazione ed astrazione dei rapporti particolari, vissuti a livello dell'esperienza. In questo rapporto fra basso ed alto l'uomo riscopre le proprie virtù morali, che si riassumono nel riconoscimento, nell'adeguazione e nel perseguimento di quel prospetto e di quel movimento verso il bene, garantito dallo spirito vitale del mondo . L'unico principio etico dell'uomo sarà allora conservare lo spirito vitale nel mondo.
  • 22.
    • L'uomo può quindi riconoscere in se stesso e in ogni altro essere naturale la presenza e l'azione dello spirito vitale, che fa sì che ogni ente creato voglia conservare il proprio essere. Questo criterio diventa quindi l'atto di prospetto, di finalizzazione ed eventuale limitazione (in ciò consiste la virtù) dei piaceri e dei dolori esperibili dal e nel mondo dal singolo soggetto o dalla comunità dei cittadini nella p ó lis costituita.
    • 23. Di fronte alla finalità eminentemente naturale delle azioni umane, sta la possibilità di rivolgersi con un'anima ulteriore, aggiunta da Dio, al bene sovrannaturale. Così di fronte alle scelte naturali e razionali, l'uomo conserverà una libertà di confronto superiore, concessa da Dio.
  • 24. 4. Giordano Bruno.
    • Giordano Bruno (1548 – 1600 d.C.) procede lungo la strada aperta da Bernardino Telesio, facendo valere il suo principio creativo e dialettico, ma inserendolo in una specialissima riapertura dell'orizzonte neoplatonico, capace di combinare insieme il pensiero dell'Uno infinito e della materia vivente ed egualmente infinita. Qui la speculazione filosofica occidentale tocca le sue più alte vette e le sue profondità più abissali. Di formazione domenicana, Filippo (poi Giordano) Bruno viene subito influenzato dal principio di fraternità della fede erasmiana. Così entra immediatamente in urto con l'istituzione ecclesiastica – che lo accusa di larvato anti-trinitarismo e di malcelato protestantesimo (per il suo disprezzo delle immagini dei santi) – e deve cominciare la sua peregrinazione, prima risalendo la penisola italica ed attraversando la pianura padana, poi rifugiandosi a Ginevra, Tolosa e Parigi.
  • 25.
    • Qui compone le sue prime opere filosofiche in latino: De umbris idearum , Cantus Circaeus , la commedia filosofica Candelaio . Diventa importante alla corte del re francese Enrico III per la sua arte della memoria, che combina con la sua formazione neoplatonica e che contamina progressivamente con il nuovo pensiero della sostanza infinita. Trasferitosi a Londra, compone i famosi Dialoghi Italiani : Cena de le Ceneri ; De la Causa, Principio e Uno ; De l'Infinito, Universo e mondi ; Spaccio de la Bestia trionfante ; Cabala del Cavallo pegaseo ; De gli Eroici furori . Qui egli dà completezza al principio creativo e doppiamente dialettico attraverso il pensiero e la realtà (naturale, razionale e morale) dell'infinito. Rientra a Parigi, per dirigersi successivamente in Germania ed a Praga. In terra tedesca compone i suoi poemi filosofici in latino: De minimo ; De monade ; De immenso et innumerabilibus . Rientrato in Italia, viene incarcerato prima dall'Inquisizione veneziana e poi da quella romana. Viene arso vivo sul rogo, come eretico ostinato e pertinace, il 17 febbraio 1600 (anno giubilare), a Roma in Campo de' fiori.
  • 26.
    • La speculazione filosofica di Giordano Bruno inizia con l'adesione ad una forma speciale di neoplatonismo: un neoplatonismo che salvaguarda sia il principio cusaniano dell'unità degli opposti, sia la trasformazione progressiva dell'orizzonte razionale con l'introduzione dell'immagine creativa e doppiamente dialettica dell'infinito. Immagine in senso sensibile, sentimentale e razionale. In questo modo il piccolo mondo telesiano viene espanso e proiettato senza alcuna limitazione: nei Dialoghi Italiani l'apertura dell'infinito viene vissuta come innumerabilità dei mondi – Soli e Terre (in rapporto di reciproco sostentamento) – nell'infinitezza dell'Universo, quale immagine viva e razionale dell'infinitezza di Dio (Padre come infinita Libertà, Figlio come infinita Eguaglianza, Spirito come infinito ed universale Amore).
  • 27.
    • Rivoluzionata in questo modo la concezione teologica, Bruno rivoluziona la concezione cosmologica e la concezione morale e politica. L'infinito della potenza è l'infinito della volontà, l'infinito della sapienza è l'infinito dell'amore: tutto ciò che è desidera essere e, per farlo, entra in composizione creativa e dialettica con gli enti esistenti a lui più vicini (sia dal punto di vista degli astri solari e dei pianeti terrestri, che dal punto di vista dei soggetti umani). Questa unità è l'unità della materia, l'unità dell'anima e l'unità dell'intelletto: infine è la coincidenza con l'unità infinita di Dio.
  • 28.
    • La potenza e la volontà di vita della natura nell'universo infinito è infinita: continuamente nuove forme profluiscono dal seno della materia animata, mettendosi poi in relazione secondo un punto di vista che è sempre teologico, politico e naturale, ma che di volta in volta assume le figure materiali dei corpi celesti (grandi animali intellettuali), della loro composizione relativa e reciproca (Soli e Terre), dei loro movimenti relativi, in un universo infinito ed animato esso stesso.
  • 29.
    • Oppure dei corpi umani, alla ricerca della migliore costituzione con la quale sopravvivere, attuare i propri progressi nella civiltà ed offrire l'uno all'altro quell'amore reciproco, che è prova e segno dell'infinito d'amore che regge l'universo stesso. Così la speculazione bruniana cassa la distinzione, la separazione e la contrapposizione religiosa di natura e sopranatura, in nome dell'unità già indicata. Bruno rimette sui propri piedi natura e ragione, riunendole in uno scopo di giustizia ideale ed infinito.
  • 30.
    • È in nome di quest'unità – ancora – che Giordano Bruno, come critica ferocemente le astruserie irrazionali della religiosità tradizionale (accusata di superstizione), così pure condanna il fanatismo e la moltiplicazione delle sette della Riforma protestante, in tutte quelle sue partizioni che maggiormente annichilavano ogni libera virtù delle opere e dell'impegno civile e fraterno. Conscio della possibilità di restituire al mondo un'antica ed originaria sapienza religiosa, razionale e naturalistica, che attraversa l'ermetismo, il cabalismo, le speculazioni dei presocratici, il pitagorismo, il platonismo e lo stesso cristianesimo, il filosofo di Nola combatte la crisi ed il rovesciamento del mondo con un suo speciale ri-rovesciamento: la riapertura dell'orizzonte naturale e razionale dell'infinito, contro la concezione dell'universo chiuso, delimitato e predeterminato da una sorta di giudizio di Dio, immagine dietro la quale vige il fantasma proteiforme del potere e dell'alienazione umana.
  • 31.
    • Il principio creativo ed il rapporto doppiamente dialettico – orizzontale e cosmologico, verticale e teologico-politico - che l'infinito intesse con la natura e la razionalità in generale – e con quella umana in particolare – fa sì che la mente possa essere intesa sia come immagine viva ed intelligente del reale ( mens insita omnibus ), sia come realtà stessa dell'orizzonte che lo comprende ( mens super omnia ). In entrambi i casi la mente è una manifestazione di Dio: del Divino che si fa Minimo (immanenza) e di quello che si rende Massimo (trascendenza).
    • 32. Come mente insita nelle cose Dio vale come anima del mondo (o dell'universo): essa è la vita intelligente che opera secondo i propri fini per la conservazione del tutto e di ciascuno degli enti creati (astri e organismi in essi viventi). Questa operazione è interna alla materia universale (intelletto come “motore de l'universo” e “artefice interno”), che viene sviluppata e svolta (esplicata) secondo i piani della divina provvidenza.
  • 33.
    • Tutto ciò che esiste, vive e si muove – come un unico ed immenso organismo, dotato di un'unica forma ed un'unica materia - all'interno dell'orizzonte infinito è Universo . Esso è quindi uno, infinito ed immobile, ovverosia intrasformabile in altro. In questo modo Giordano Bruno distrugge il procedimento separativo, astrattivo e contrappositivo caro ad un certo platonismo con valenze aristotelizzanti, che deponevano in capo al mondo un Dio egemone e governante, di fronte ad una natura soggetta e dipendente, schiava ai suoi voleri. Il procedimento successivamente qualificato come la fonte dell'alienazione della potenza naturale e razionale.
    • 34. In questo modo la materia non può e non deve essere disgiunta dalla fonte creativa e dall'orizzonte ideale degli enti creati, né tanto meno deve a questi venire contrapposta, come un isolato ed isolabile “ prope nihil ”, un quasi nulla, luogo inerte dell'esercizio di un potere sovrano ed assoluto.
  • 35.
    • La materia è al contrario potenza e volontà, desiderio ed immaginazione: essa vale come apertura che sale e diviene superiore, per la sovra-imposizione delle forme dell'intelletto, quindi ha una valenza divina (cfr. David di Dinant).
    • 36. Il principio creativo ed il rapporto doppiamente dialettico al quale dà origine, movimento e forma l'infinito bruniano e la nuova considerazione della materia permettono alla sua speculazione di addivenire ad un primo risultato, sul piano cosmologico, affermando la moltiplicazione innumerabile ed esplosiva dei mondi: l'infinito ha per immagine e copia di se stesso, della propria inesauribile produttività e creatività, l' innumerabilità degli astri celesti , siano essi astri solari (dominati nella loro costituzione dal principio del fuoco e del calore) o pianeti di tipo terrestre (dominati nella loro costituzione dal principio acqueo).
  • 37.
    • Dal punto di vista acquisito la speculazione cosmologica bruniana – con i suoi principi dell'unità della materia, della sua vita intelligente interiore e della sua autonomia e libertà razionale - fa piazza pulita, dunque, non solo della sistemazione aristotelico-tolemaica del mondo, accentuando in senso qualitativo la dimensione quantitativa dell'illimitato cosmo occamista, ma supera anche la ristrettezza di visione della concezione copernicana, ridotta ad un criterio matematizzante ed ancora chiuso e limitato (predeterminato) dell'universo stesso.
    • 38. Ma la stessa struttura offre la possibilità a Bruno di affermare, dal punto di vista dei soggetti naturali e razionali umani, la sussistenza di un'etica religiosa e civile, fondata sul reciproco riconoscimento e sulla reciproca fraternità.
  • 39.
    • Qui entra il nuovo concetto di Spirito , che viene fatto valere dalla speculazione bruniana. Il desiderio che muove l'essere va al Padre , la libertà, ma andando al Padre fa si che questi diventi e si protenda, si trasformi come Figlio , eguaglianza (eguaglianza di se stesso). Allora l'infinito della libertà, scopo dell'infinito del desiderio e dello Spirito , diviene – apparentemente capovolgendosi (mito di Atteone in versione teologica) – infinito dell'eguaglianza, termine e scopo finale dell'umano consesso. È quindi il concetto dell'infinità ed universalità dello Spirito come desiderio ed amore – con un richiamo della tensione neoplatonica – ad innervare la riscoperta etica e religiosa, civile e politica, dell'apertura doppia d'infinito (ecco di nuovo l'immagine alchemica della X) e della sua unità: il “furioso” è tale, perché coglie questa doppia apertura e la sua unità ( De gli eroici furori ).
  • 40.
    • Così sempre il “furioso” si muove dall'amore e dal desiderio carnale, per attraversare la bellezza e la bontà dell'intero orizzonte infinito del desiderio stesso, che lo porta attraverso tutti i mondi, per ricongiungerlo al divino, all'estremo dell'eguaglianza infinita, che rende reale nel suo essere ideale, l'infinito della libertà, da esso inscindibile. Per questo l'apertura d'infinito del desiderio e della libertà valgono come coscienza naturale e razionale dell'uomo. Viene in questo modo spiegata la vicinanza della speculazione bruniana con le forme più rivoluzionarie della teologia riformata (anabattisti e movimenti comunistici), che fecero valere l'estremizzazione e l'apertura radicale del principio di coscienza in Dio luterano. Qui resta spiegata, ancora, l'idiosincrasia bruniana nei confronti del predeterminismo reazionario dei puritani calvinisti e la tolleranza vissuta negli ambienti luterani tedeschi, successivamente all'allontanamento parigino.
  • 41.
    • L'orizzonte aperto della libertà e del desiderio è il motore dell'azione umana, che in questo modo si avvia lungo il procedere di attività che rendano concreti gli ideali di eguaglianza perseguiti, tradizionalmente indicati dal persistere in epoca rinascimentale del mito repubblicano romano. Come l'orizzonte ed il fine desiderato danno quindi forma completa all'azione dell'opera umana, essi stabilizzano le virtù morali e civili depositarie di una vita fraterna e democratica: lo sforzo e la fatica, l'abilità e l'ingegno, il lavoro ed il perseguimento della felicità generale. Al contrario la concezione separatista ed astrattiva, alienante e contrappositiva, che valeva come orizzonte ideologico dello stato nazionale e borghese in formazione – che Bruno vedeva sia nel vecchio tradizionalismo cattolico, che nell'anglicanesimo anche riformato (cfr. la disputa feroce con gli accademici aristotelizzanti di Oxford), o nel predeterminismo reazionario calvinista (cfr. la disputa giovanile a Ginevra) – portava alla costitu-
  • 42.
    • zione di una classe oligarchica ed egemone, garantita dall'orizzonte teologico tradizionale o riformato, e chiusa posseditrice degli strumenti culturali, economici e sociali capaci di assicurare il potere e l'eventuale consenso della nuova parte civile e politica preponderante: quella dei possessori degli strumenti di produzione del profitto (l'antica classe fondiaria, la nuova oligarchia monetaria, finanziaria e mercantile).
    Il potere politico e religioso
  • 43. 5. Campanella.
    • Tommaso Campanella (1568 – 1639 d.C.) chiude la serie dei pensatori naturalisti rinascimentali ed italici. Come Giordano Bruno frate e teologo domenicano, Campanella esibisce – come il confratello nolano – una giovanile influenza del pensiero telesiano. Nella Philosophia sensibus demonstrata (1591) Campanella ricuce il rapporto con l'ideale divino del naturalismo sensibile telesiano, agganciandolo alla potenza creatrice e provvidenziale divina. Trasferitosi a Napoli, egli approfondì i propri interessi neoplatonici e scientifici, approdando all'alchimia e alla magia. Contro Giovan Battista della Porta scrisse il De sensu rerum et magia (1592) , dove sensibilità ed ideale divino vengono strettamente intrecciati dalla ripresa del tema dell'artificio: Dio crea e dispone le finalità e gli scopi degli enti creati nell'immagine razionale di uno spazio, che è il riflesso vivente della triangolazione trinitaria Potenza , Sapienza e Amore .
  • 44.
    • All'interno di questo spazio, poi, Campanella depone la triangolazione telesiana di caldo, freddo e materia. Così riprendendo la dialettica creativa naturale e verticale del proprio maestro, il teologo domenicano mitizzò le figure del cielo e della terra, per mostrare l'origine – per unità degli opposti – degli enti creati. Questi vengono al mondo sotto l'influenza di un'immagine ulteriore della prima Trinità: Necessità , Fato ed Armonia stabiliscono la triangolazione all'interno della quale queste tre primalità divine intrecciano la costituzione, la determinazione e la finalità degli esseri tutti (l' Idea di sé).
    Potenza Necessità Fato Sapienza Amore Armonia La Trinità e il triangolo delle primalità IDEA DI SE'
  • 45.
    • All'interno dell'Idea di sé che il cosmo ha per se stesso e che costituisce la sua unità massima - nella sua causa, nei suoi mezzi e nel suo scopo (anima intellettuale e provvidenziale del mondo) – ogni essere vivente subisce una serie ininterrotta di trasformazioni e di cambiamenti, di forma e di materia, patendo un'infinità di morti e di rinascite, sotto dimensioni e spoglie diverse. Ognuno di questi passaggi è determinato dalla volontà e dal desiderio di progresso. Questa processualità è però combattuta dalle primalità negative del mondo finito: Impotenza , Insipienza e Odio . Che offrono la motivazione e la spiegazione di tutte le tentate negazioni, di tutti gli ostacoli alla realizzazione e di tutte le resistenze violente al compimento armonico delle finalità unitarie. La magia positiva e naturale è il superamento di questa triangolazione negativa: essa ricostituisce la potenza, fluidifica il rapporto di causa ed effetto e porta a felice compimento la finalità intrinseca e naturale di ogni cosa.
  • 46.
    • L'Idea di sé è propria, dunque, di ogni essere determinato in generale. Nell'uomo l'Idea di sé vale come sensus inditus , senso interiore e profondo di se stesso, fondamento e base essenziale della conoscenza ( notitia innata ). Questa poi si sviluppa giungendo al grado intellettuale e razionale discorsivo, attraverso il riflesso della conoscenza esterna, sensibile ( notitia illata ). Così ogni cosa sente se stessa di per sé ed essenzialmente, mentre sente le altre cose accidentalmente, cioè in quanto ha coscienza delle modificazioni che esse le procurano. Al culmine del processo conoscitivo troviamo Dio, che non risulta oscurato da alcuna conoscenza acquisita ( Metafisica ). Potenza d'essere ed agire (natura prescrittiva), conoscere ed amare formano allora – come si è visto – quella triangolazione all'interno della quale emerge l'essere ed il divenire del soggetto, dei soggetti, anche nella loro vita comune.
  • 47.
    • In particolare nella loro vita comune i soggetti umani sono regolati dall'amore di sé e dal desiderio della propria conservazione. Sono ed agiscono secondo la propria caratterizzazione naturale e personale, hanno rapporti con il mondo esterno e con gli altri soggetti, ma spesso dimenticano l'orizzonte teologico che li accomuna. È questo orizzonte comune ad essere unico – come unico è il Dio dei cristiani – ed a costituire quella forma che potrebbe predisporre ed organizzare una vita felice, fondata sul riconoscimento generale dell'amore infinito ed universale ( Spirito ). È in questo modo che si fonda ed edifica uno stato perfetto, uno stato ideale. Esso dovrebbe avere al culmine del potere un re-sacerdote (Sole), attorniato da tre consiglieri, per la potenza (Pon), per la sapienza (Sin) e per l'amore (Mor). Questo insieme coordinato ordina ed organizza la vita quotidiana dei cittadini, nella città del Sole.
  • 48.
    • Ogni singolo cittadino ha dunque predisposta, seguendo la propria natura, la propria vita lavorativa e di svago, mentre tutti i beni e le donne rimangono di proprietà dello Stato. Credenza e fede comune è la fede nello Spirito , una forma di religione naturale e razionale, universalmente riconoscibile ed accettabile (un cristianesimo purificato dagli abusi) . Essa vale come religione innata, mentre le altre forme religiose svolgono la funzione di religioni acquisite, imperfette ed eventualmente persino false. La spinta religiosa innata forgia dunque la positività propria, la costituzione di riti e di cerimonie, di forme sacramentali adeguate ( Città del Sole ). Solamente grazie a questa adeguazione e riforma del cristianesimo, dunque, l'ateismo e l'eresia potranno essere debellate ( Atheismus triumphatus ). Gli stessi segni astrologici e le profezie indicano la necessità di questo ritorno al principio ( Quod reminescentur ).
  • 49.
    • Con la sua riforma del costume e della pratica del cristianesimo, che allontanasse gli abusi della credulità e della superstizione e che dissolvesse ogni giustificazione per le forme arbitrarie e corrotte del potere ecclesiastico, Campanella si propone di restituire la Chiesa – lasciando immutati i suoi dogmi fondamentali e la sua struttura gerarchica – alla sua semplicità ed evangelicità originarie, in modo tale da ricostituirne la forza ed energia di diffusione e proselitismo iniziali. Strumento secolare di questa riforma e di questa ricostituzione avrebbero dovuto essere nelle intenzioni di Campanella, prima la monarchia spagnola – contro la quale però ordisce la congiura del 1599 – e poi quella francese, presso la quale trascorre gli ultimi anni della sua vita, dopo l'allontanamento da Roma ed a conclusione di una vita travagliata dai processi inquisitoriali e dal carcere.
  • 50. Tommaso Campanella