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  • 1. L'Illuminismo francese A cura di Stefano Ulliana
  • 2. Panoramica
    • 1. Bayle.
    • 3. 2. Montesquieu.
    • 4. 3. Voltaire.
    • 5. 4. L'idea di progresso. Turgot e Condorcet.
    • 6. 5. L' Enciclopedia .
    • 7. 6. Diderot.
    • 8. 7 . D'Alembert.
    • 9. 8. Condillac.
    • 10. 9. I materialisti.
    Encyclopédie (1751) Frontespizio
  • 11. 1. Bayle.
    • Di famiglia ugonotta Pierre Bayle (1647-1706) fu autore di numerose lettere ed opuscoli in difesa della tolleranza religiosa e della libertà di pensiero e di coscienza. Sulla base di quest'ultimo principio criticò gli effetti nefasti della revoca dell'Editto di Nantes (1685), negando ogni tipo di imposizione religiosa e dogmatica. Secondo il proprio punto di vista scettico – sviluppato nei Pensieri diversi sulla cometa (1682) – la trasmissione tradizionale delle opinioni o la loro accettazione a maggioranza non possono costituire un valido criterio per l'affermazione della verità di un giudizio.
    Pierre Bayle
  • 12.
    • Al contrario: molte delle opinioni e dei giudizi supportati dalla maggioranza o trasmessi dalla tradizione si rivelano essere delle superstiziose illusioni, prodotte dall'immaginazione e dalla fantasia, ed utilizzate dal potere ideologico-culturale e politico-religioso per la conservazione fra i propri sudditi e fedeli di uno stato di ossequiosa obbedienza e sottomissione. Nel Dizionario storico e critico (1697) Pierre Bayle sottopone a critica talvolta feroce le opinioni dominanti e trasmesse, abbandonando esplicitamente la fiducia nella possibilità di reperire un criterio razionale, capace di eliminare gli errori e le confusioni. Nello stesso tempo però – di fronte alle insolubilità della ragione – egli valorizza l'apporto di una disciplina storica fondata su fatti criticamente interpretati e spiegati, dove il lavoro sulle fonti e la loro autenticità si accompagni allo svelamento delle motivazioni nascoste degli interpreti e dei narratori. Con passione neutrale lo storico deve infatti interessarsi solo della verità dei fatti, eliminando ogni proprio possibile condizionamento, favore o propensione, per poter rimanere obiettivo ed imparziale.
  • 13. 2. Montesquieu.
    • Charles de Secondat, barone di Montesquieu (1689-1755), compie studi giuridici. Appassionato di scienze naturali e di fisica entra a far parte dell'Accademia delle scienze di Bordeaux. Nelle Lettere persiane (1721) fa la satira delle condizioni socio-economiche, politiche ed ideologico-culturali francesi. Dopo una serie di viaggi in Europa (Austria, Ungheria, Italia, Olanda, Inghilterra) compone un testo storico-critico, Considerazioni sulle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza (1734). Del 1748 è il suo capolavoro, lo Spirito delle leggi , testo base della divisione liberale dei poteri.
    Charles de Secondat
  • 14.
    • Secondo la riflessione generale di Montesquieu la necessità dell'espressione universale resta compresa all'interno di un orizzonte, di un ordine e di un ideale razionale che costituiscono insieme una sorta di giudizio e di determinazione naturale. Ogni azione che prorompa dall'intimo della natura trova limitazione e codeterminazione dalle azioni e dalle nature circostanti: l'insieme delle espressioni naturali di un territorio trova così sempre una forma di sintesi, che ne organizzi la conservazione, la sopravvivenza ed il continuo e costante miglioramento (progresso). Queste forme sintetiche valgono come leggi per quelle stesse nature. Nella storia dell'uomo, nell'evoluzione delle proprie forme civili e politiche, queste leggi sono create dalla volontà e dalla mente dell'uomo stesso, con una condizione superiore di libertà che lo allontana dalle altre forme e sostanze naturali.
  • 15.
    • Questa condizione di libertà è però limitata dai rapporti con la natura e con gli altri uomini: l'uomo nella propria azione risulta condizionato dalle passioni, compie errori conoscitivi e pratici, e può quindi perdere facilmente se stesso. Il primo appiglio di sicurezza viene offerto da Dio stesso con le necessità religiose; il secondo è offerto dai filosofi con le necessità morali ed etiche; il terzo è dato dai legislatori con le leggi civili e politiche. La legge è quindi una forma in serie di sicurezze e di rassicurazioni, a che l'uomo stesso conservi il proprio spirito, la propria anima razionale ed i propri beni materiali. Come ideale normativo essa ha costituito nel tempo diverse forme o tipi di costituzioni politiche: quella monarchica , quella repubblicana e quella dispotica o tirannica. Ciascuno di questi tipi è sorto nei diversi luoghi e tempi per effetto di diverse forme di condizionamento (climi, usi e costumi, religioni).
  • 16.
    • L'analisi storico-critica condotta da Montesquieu ha come ideale concreto di riferimento la costituzione inglese del tempo e come termine polemico e negativo il dispotismo e la tirannide (la concentrazione di un potere totale ed assoluto nelle mani di un'unica persona, di uno stesso corpo istituzionale o dell'intero popolo). Per evitare questa forma politica il filosofo politico francese sottolinea la necessità – per la conservazione della libertà che si esprime attraverso la legge – dell'alienazione e della divisione (organizzazione e reciproca limitazione) dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario). Il corpo legislativo dovrebbe essere suddiviso in una parte nobiliare (senato) ed una popolare (assemblea), che possano limitarsi e condizionarsi reciprocamente, nella difesa dei propri interessi. Il potere esecutivo – per la necessità che esso realizzi immediatamente l'azione legislativa – dovrebbe essere invece affidato ad un'unica persona, il monarca.
  • 17.
    • Montesquieu è però preoccupato soprattutto – proprio per la conservazione della libertà politica – che il potere esecutivo e quello legislativo siano fra di loro distinti e non fusi insieme – o in un'unica persona o in un unico organismo istituzionale. Così assegna potere di veto al monarca (su temi, problemi e questioni di competenza esclusiva del governo) e prerogative particolari alle riunioni dei delegati o rappresentanti (frequenza costante e regolare di riunione, libertà espressiva e di opinione, elezioni regolari e libere). Per il potere giudiziario guarda realisticamente al ripristino delle autonomie parlamentari, d'epoca feudale e pre-assolutistica (acquisizione venale della carica e nobiltà acquisita, o di toga). In questo modo l'equilibrio e la reciproca e mutua limitazione dei poteri consentirà allo Stato di non corrompersi, decadendo verso forme assolutistiche o tiranniche.
  • 18. 3. Voltaire.
    • Nato in una famiglia giansenista, François-Marie Arouet , poi autonominatosi Voltaire (1694-1778), segue nella propria giovinezza studi retorici e filosofici. Diviso fra l'interesse paterno per l'indirizzo giuridico e la propria passione per la poesia e la tragedia, Voltaire viene educato in un collegio gesuitico: il suo animo comincia in tal modo ad avversare intimamente ogni forma di imposizione rigida ed autoritaria, sia dal punto di vista ideologico-religioso, che politico.
    François-Marie Arouet, detto Voltaire
  • 19.
    • Viene incarcerato alla Bastiglia e ne esce solo sotto la promessa di espatriare: a Londra ha così modo di conoscere e di apprezzare le opere e l'impostazione naturalista e deista di Newton e di Locke, che resteranno i due termini di riferimento costanti della sua riflessione. Per lodare gli usi, i costumi e le istituzioni politiche inglesi – contrapponendoli a quelli francesi - scrive le Lettere sugli Inglesi o Lettere filosofiche (1734). Qui difende l'intimo spirito religioso dei Quaccheri, sottolinea la libertà economica e politica del popolo inglese, apprezza la poesia di Shakespeare. Del 1734 è pure il Trattato di metafisica . Ammiratore dell'opera di Newton, scrive gli Elementi della filosofia di Newton (1738) e la Metafisica di Newton (1740) . Si trasferisce a Berlino e qui conosce e frequenta Federico II. Scrittore di versi polemici, di tragedie e di romanzi, con Candide (1759) compone il proprio testo magistrale, dedicato alla critica dell'ottimismo superficiale leibniziano.
  • 20.
    • Certo di vivere in una storia dell'umanità che ha invece dimostrato di procedere attraverso una serie pressoché infinita di disgrazie ed infamie, e di essere oramai giunta all'estremo della propria violenza e perversione, Voltaire si propone di rovesciare ed abbattere il dominio della ragione dogmatica e della superstizione religiosa. Seguendo questo ideale compone il Dizionario filosofico (1764) e il Filosofo ignorante (1766). Del 1756 era stato il Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni .
    • 21. Costretto all'interno di un mondo naturale rigidamente guidato da leggi necessarie ed inesorabili (Voltaire vive durante il dramma del terremoto di Lisbona del 1755), l'uomo mostra con la spontaneità della propria azione un'ingenuità, ma anche una purezza ed una libertà di spirito, che gli consentono di riconoscere la propria relativa grandezza, soprattutto di fronte ai numerosi limiti naturali, morali e metafisici ai quali risulta soggetto.
  • 22.
    • Questa fonte sorgiva positiva è ciò che Voltaire indica con i suoi testi ironici e satirici, protesi alla demolizione di un orizzonte separato ed artefatto di superstizioni religiose e di luoghi comuni più o meno popolari, suggestioni largamente utilizzate dal potere religioso e politico tradizionale per conservare il proprio ordinamento arbitrario e fanatizzare le masse contro il dissenso e le proposte critiche e di trasformazione. Ingranaggio e meccanismo naturale posto da Dio stesso all'interno del mirabile e grandioso meccanismo dell'universo, l'uomo accetta tutti i propri limiti, perché voluti dalla mente perfetta di Dio, che tratta parimenti e senza eccezioni o privilegi tutti gli esseri da lui stesso creati. In e secondo quest'orizzonte di eguaglianza naturale e razionale l'uomo può operare per migliorare la propria condizione, anziché lasciarsi irretire dalle illusioni arbitrarie di un'immaginazione che è costruita e finalizzata – si potrebbe dire padroneggiata e dominata dai poteri tradizionali – per annullare e negare l'apertura di relazione necessaria con il mondo esterno e gli altri uomini.
  • 23.
    • Se da un lato quindi sta la concentrazione antropocentrica e la chiusura del sistema delle relazioni in un mondo precostituito – costruito attorno ai dogmi religiosi ed all'ordine economico, sociale e politico del dispotismo assolutistico – dall'altro si apre la considerazione di tutta quella vera ed autentica capacità e potenza creativa, che rende nell'azione e grazie allo sviluppo dell'azione effettivamente l'uomo ad immagine del divino (tema rinascimentale). Di fronte alla perfezione ed all'infinitezza divine si erge quindi l'ideale dell'azione umana, che riconosce la sussistenza di un artefice superiore grazie alla presenza ed alla funzione combinata e sinergica dei mezzi e delle finalità naturali. Mossa ed organizzata da Dio, la materia è ordinata in maniera indifferente. È solamente in relazione all'utilità comune di un certo insieme di esseri che tale ordine può comparire come evento positivo (bene) o negativo (male).
  • 24.
    • Apertura e relazione necessaria verso il mondo esterno, ordine e composizione – passiva e attiva – costituiscono quindi gli elementi strutturali della speculazione di Voltaire. La composizione passiva si manifesta per prima nella sensazione dei corpi esterni, per ultima nell'accettazione degli eventi ordinati dalla mente divina. La composizione attiva si smobilizza, si pone in movimento e si sviluppa quando l'uomo – con autonoma spontaneità – apre delle relazioni con il mondo esterno. Allora la conservazione della reciprocità dei rapporti fissa sì delle reciproche identità, ma le lascia supposte e soprattutto variabili (non reificabili ovvero sostanzializzabili), con la concretezza e qualche volta la contraddizione degli eventi e delle determinazioni non previsti o impredeterminabili.
  • 25.
    • Lo spazio di questa variabilità impredicibile è lo spazio della libertà in generale, della totalità del desiderio umano. All'interno di questo spazio stanno i movimenti (consapevoli ed apparentemente determinati) – limitati e qualche volta contraddittori – dello spirito umano, che non potranno quindi mai ergersi ad effettivi padroni di se stessi, perché sempre animabili secondo cause e finalità che rimangono all'interno di un orizzonte infinito di possibilità. Contro la concretezza e la realtà voluta ed intesa degli stessi. Nella libertà illimitata di Dio e del desiderio naturale la decisione umana ritaglia così per se stessa dei limitati spazi d'azione, che risultano apparentemente cumulabili e componibili quando i singoli individui si alleano, per perseguire degli ideali che desiderano realizzare nella Storia. In questo modo la Storia può diventare un lento, faticoso e costante progresso.
  • 26.
    • Quest'ordine progressivo può essere attuato nel momento stesso in cui la critica storica filosofica riveli nella loro obiettiva arbitrarietà tutte le sovrapposizioni immaginose e fantastiche elaborate dalle tradizioni religiose dogmatiche e fattesi “cerimonie, fatti, monumenti, stabiliti per convalidare menzogne.” ( Saggio sui costumi , cap. 197). In mezzo all'enorme caoticità dei fatti umani di pace e di guerra lo studio allora delle credenze e delle relative istituzioni costituite può illuminare la mente dell'uomo sulla strada effettivamente perseguita, della verità o della menzogna, dell'occultamento e della negazione voluti dai poteri tradizionali (insieme religiosi e politici) o della procedente liberazione dei popoli. Alla luce di questa liberazione – data dal controllo e dall'ordinamento razionale delle passioni - riprendono vita e risalto anche tutti i tentativi storicamente realizzatisi di liberazione e di progresso civile, culturale e politico, mostrando in tal modo come anima e spirito della Storia umana la tensione continua e costante per la libertà (oltre gli apparenti cicli di oscuramento e di rinascita e l'apparente e concreta variabilità dei costumi).
  • 27. Candide La pulzella d'Orléans
  • 28. 4. L'idea di progresso: Turgot e Condorcet.
    • Robert-Jacques Turgot (1727-1781), economista e ministro alle finanze presso la corte di Luigi XVI, fu fautore di una riforma che trasformasse progressivamente l'impianto economico feudale dello stato (taglie, corvée, corporazioni) in uno fondato sulla quanto più libera produzione e scambio interno delle merci del settore primario (liberismo economico), principale fonte di ricchezza per la nazione francese (fisiocratismo). Egli appoggiava le proprie considerazioni di economia politica sulla fiducia nella sussistenza ed operatività di un orizzonte di razionalità che stava prendendo in quel particolare momento storico il sopravvento. Un orizzonte di progresso e di sviluppo della civiltà e delle forme culturali umane, illuminate dall'ampliamento critico delle conoscenze. Al suo interno cause maggiori e minori si intrecciavano con l'azione dei grandi uomini, per produrre l'avanzamento collettivo.
  • 29.
    • In tal modo composizione attiva dei fattori ed analisi critica degli elementi del sistema storico umano avrebbero consentito lo sviluppo di una tendenza generale e sintetica, animata dalla volontà razionale di capovolgere il dispositivo feudale assolutistico in un'operazione tutta umana di liberazione attiva. La demolizione del dispotismo e lo sviluppo delle arti meccaniche avrebbero consentito il perseguimento di questo ideale, rispettivamente dal punto di vista politico, organizzativo ed istituzionale, e dal punto di vista materiale e teorico (cfr. Encyclopédie ). In campo economico il libero gioco delle cause e delle forze immanenti (liberismo vs. corporativismo e dirigismo statale) avrebbe consentito conseguentemente il raggiungimento e la conservazione di un punto d'equilibrio ottimale, nella relazione fra espressione delle forze produttive e scambio relativo delle merci prodotte.
  • 30.
    • Jean Caritat , marchese di Condorcet (1743-1794), sottolinea la possibilità che il progresso umano proceda senza condizionamenti e freni inibitori. In ciò egli vede l'alba di un mondo nuovo, dove il genere umano possa tendere senza ulteriori ostacoli verso la maggiore e migliore felicità possibile. Sarebbe stata ora la stessa natura umana a modificarsi e trasformarsi, sotto la spinta della tendenza ideale e reale del progresso (civile, culturale e scientifico). Di ideali politici forse vicini ai girondini, scienziato (matematico), filosofo ed economista (fu amico di Turgot), Condorcet partecipa alla Rivoluzione francese, scontrandosi con il radicalismo costituzionale dei Montagnardi nella Convenzione Nazionale (Robespierre). Fu difensore dei diritti dell'uomo (degli schiavi e delle donne in particolare), e propugnatore di un nuovo modello educativo. Le scienze e l'unità fraterna del genere umano avrebbero infatti consentito alla specie umana di tendere indefinitamente verso un utopico ideale di perfezione.
  • 31. 5. L' Encyclopédie .
    • L' Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri è una ciclopica impresa editoriale - realizzata a partire dal 1751 e sino al 1772 da una serie di intellettuali posti sotto la direzione di Diderot e D'Alembert - tesa a individuare e mostrare l'ordine e la connessione delle conoscenze umane, attraverso i loro principi e la loro particolare realizzazione organica. Nata come traduzione della Cyclopaedia inglese di Ephraim Chambers, essa si costituisce subito come progetto originale di sistemazione dell'intera cultura del tempo. Ostacolata dalle resistenze e dalla censura esercitati dal potere regale francese e da quello religioso dei Gesuiti, l'Enciclopedia intende rivoluzionare l'intero impianto delle conoscenze umane e produrre eguali conseguenze sul piano pratico.
  • 32.
    • Essa fu infatti animata da uno spirito filosofico critico delle opinioni dominanti e dei pregiudizi dell'epoca, ed utilizzò le nuove ricerche scientifiche e le ultime acquisizioni delle diverse arti e mestieri per mostrare l'importanza della volontà trasformativa dell'ingegno umano.
  • 33. 6. Diderot.
    • Denis Diderot (1713-1784) fu un intellettuale multiforme, interessato alla filosofia, biologia, matematica, estetica e letteratura. Riversò questi interessi nella costituzione di circoli intellettuali e nella direzione dell' Enciclopedia . Fu in contatto con Caterina II di Russia. Compose i Pensieri filosofici (1746), Pensieri sull'interpretazione della Natura (1754), Sogno di d'Alembert (1769).
    Denis Diderot
  • 34.
    • Nelle considerazioni di Diderot la storia dell'uso della ragione umana vede ora prevalere un momento in cui le deboli forze intellettuali dell'uomo possono combinarsi e congiungersi, per riuscire ad aprire ed illuminare di autenticità, verità e bontà (felicità), le immagini razionali che occupano in altro modo in maniera oscura e contorta (come superstizioni e miti insensati) la mente umana. Oltre il rapporto di scambio della sensazione ed il fatto d'esperienza resta quindi sempre il valore e l'autorità della ragione riflessiva e discorsiva. Essa indica da un lato l'apparente prevalere di un orizzonte deista, capace di giustificare la teleologia degli organismo viventi; dall'altro pare sottintendere la presenza di un principio materiale dotato di potenza dinamica, di capacità di modificazione e di trasformazione, sin nei suoi più piccoli elementi naturali. Reciprocamente sensibili ed interagenti in modo dialettico, essi procedono alla composizione graduale degli organismi, secondo gradi di sviluppo diversi (evoluzionismo, secondo prove ed errori).
  • 35.
    • Contro il meccanicismo e fatalismo materialista (Helvétius), lo spirito e l'animazione della materia vivente le assicurano quella sorta di potenza dinamica, che nei suoi gradi più alti – quelli della coscienza e del pensiero – forgia e dimostra la presenza di un certo grado ideale e tendenziale per la libertà umana. Il movimento naturale iniziale diventa allora movimento razionale alla trasformazione delle umane condizioni di vita, dove nulla può rimanere bloccato in una propria fissità ed isolatezza inerte.
    Il sogno di d'Alembert (1769)
  • 36. 7. D'Alembert.
    • Jean Le Ronde d'Alembert (1717-1783) collaborò all'inizio con Denis Diderot alla realizzazione del progetto editoriale dell' Encyclopédie . Matematico, compose il Trattato di dinamica (1743) e il Saggio sugli elementi di filosofia (1759). Nel Discorso preliminare dell'Enciclopedia (1751) propose una ben precisa suddivisione ed articolazione della facoltà umane e delle relative discipline conoscitive.
    Jean d'Alembert
  • 37.
    • Ricezione, comprensione e libera e creativa determinazione trovano in tal modo corrispondenza nella facoltà della memoria , nella ragione e nell' immaginazione . Ad esse così corrispondono la storia , la filosofia e le arti belle . A connettere tutte le conoscenze umane è il rapporto necessario fra l'insieme dei fatti oggettivi osservati e le conseguenze in essi impliciti. Aristotelicamente poi la metafisica dovrebbe costituire l'orizzonte di giustificazione delle determinazioni comuni e dei principi primi di ogni disciplina.
    Le facoltà e le discipline
  • 38. 8. Condillac.
    • É tienne Bonnot , abate di Condillac (1715-1780), passa da un'iniziale adesione alla distinzione lockiana fra idee di sensazione ed idee di riflessione alla costruzione di un nuovo sistema, completamente sensistico. Compone il Saggio sull'origine delle conoscenze umane (1746), il Trattato dei sistemi (1749) e il fondamentale Trattato delle sensazioni (1754).
    Condillac
  • 39.
    • Prendendo a modello una statua Condillac la riempie progressivamente delle passività/attività legate ai cinque sensi. Così iniziando dal senso primitivo dell'odorato, afferma inizialmente la distinzione fra l'attenzione alla sensazione percepita e la sensazione stessa, per procedere poi alla fissazione ed individuazione della stessa nella memoria. La variazione delle sensazioni diviene il giudizio ed il confronto delle stesse (per associazione o dissociazione), la loro discriminazione e la loro produzione immaginativa. Essendo ogni sensazione legata al sentimento del piacere o dispiacere da essa stessa provocato, la coscienza e la proiezione del primo slancerà il desiderio, mentre all'opposto il secondo genererà la paura ed il rifiuto. In questo ampliamento progressivo si viene in tal modo formando lo spazio razionale per l'attività di tutte le facoltà umane, che vengono ulteriormente implementate dalle passività/attività legate agli altri organi di senso: il tatto, che offre prima il sentimento fondamentale di sé insieme alla percezione del movimento delle parti del proprio corpo, poi l'idea di qualcosa di esterno; infine l'udito e la vista, che completano le precedenti determinazioni, interagendo dialetticamente fra loro.
  • 40. 9. I materialisti.
    • Una certa corrente dell'Illuminismo filosofico radicalizza ed apre la propria speculazione all'estremo, raggiungendo una posizione per la quale natura e ragione si immedesimano reciprocamente nell'impulso fondamentale della vita che si fa desiderio, volontà ed intelletto. In questa concezione la materia viene animata da uno spirito intimo, dotato di senso e di intelligenza. Essa contiene al proprio interno il proprio principio ordinatore e la conseguente potenza organizzatrice e finalizzatrice. Questa posizione filosofica è così contraddistinta dal rifiuto e dal rigetto di qualsiasi proposta od intento di alienazione e di separazione astratta, così come dello spirito teoretico, così pure di quello pratico od artistico e creativo in generale. La natura diventa un florilegio di potenza e di necessità, riconosciute e determinate dalla ragione. In quest'ambito il problema della libertà umana si identifica con quello della potenza e necessità naturale.
  • 41.
    • Julien Offroy de La Mettrie (1709-1751) fu medico, fisico e filosofo materialista. Autore della Storia naturale dell'anima (1745) e dell' Uomo macchina (1748), egli propose la sussistenza di un'unica sostanza materiale, infinitamente variabile e modulabile, dotata di un impulso interno all'autorganizzazione (gli esseri- macchina), che nell'uomo manifesta le capacità superiori del sentimento, del pensiero e dell'istinto morale.
    La Mettrie
  • 42.
    • L'anima separata dal corpo è un'invenzione astratta del potere dogmatico (religioso e politico), che la usa come strumento per indurre violenza e sopraffazione. Di fronte a questa perenne infelicità – storicamente attuatasi - la concezione organica (naturale e razionale) svela come proprio ideale e tendenza la felicità, che ogni essere persegue e realizza inseguendo il piacere e rifuggendo il dolore e la sofferenza, rispettando i piaceri e le felicità altrui ( Anti-Seneca , 1748).
    Man - Machine
  • 43.
    • Paul Henri Dietrich d'Holbach (1723-1789), di formazione giuridica, fu collaboratore di Diderot nella stesura di molti articoli dell' Encyclopédie , soprattutto di argomento chimico, mineralologico e geologico. Qui la concezione della “materia actuosa” indicava la sussistenza di una sostanza materiale dotata di virtù proprie di movimento e di autorganizzazione. La propria interna potenza energetica trovava espressione e manifestazione nel movimento interrelato degli elementi minimi e massimi dell'intero universo.
    D'Holbach
  • 44.
    • Questa proposta radicalmente immanentista e razionale ebbe naturalmente un riflesso sulle considerazioni che il barone d'Holbach svolse a proposito dell'argomento etico, politico e religioso. Deciso animatore di un circolo culturale ed intellettuale parigino, d'Holbach – inasprito dalla censura e dalla polemica seguita alla pubblicazione dell'articolo De l'esprit di Helvétius – accentuò la propria posizione antiassolutista ed antidogmatica. Utilizzò gli articoli dell' Encyclopédie dedicati all'analisi critica degli usi e costumi religiosi delle popolazioni non-europee, per mostrare il fondamento della pietà religiosa nella subordinazione ordinata dall'ignoranza e dalla paura, e per indicare come tale fondamento fosse ancora attuale e funzionale nello stesso Cristianesimo. Del resto sin dalla sua prima opera – il Cristianesimo svelato (1766) – d'Holbach aveva criticato la separazione platonista e l'astrazione spiritualista dei Padri della Chiesa, come causa ideologica delle successive persecuzioni su base identitaria, rinnovando al contrario l'appello per una forma di devozione naturale alla ragione universale, presente in tutti gli esseri dell'universo.
  • 45.
    • Dopo una serie di libri e libelli clandestini, antireligiosi ed anticlericali, spesso tradotti dall'inglese, d'Holbach scrive e pubblica - sotto lo pseudonimo di Jean-Baptiste Mirabaud - il Sistema della Natura (1770). Qui, fondandosi sul principio fondamentale dell'organizzazione organica e psicologica (operante secondo la relazione ideale e reale di causa ed effetto), vede la moralità dell'uomo come determinazione d'azione puramente naturale e razionale, mossa dal desiderio dell'utile e del buono (per sé e per gli altri). In questa determinazione consiste allora la libertà umana. Ogni essere ha infatti in se stesso una tendenzialità che deve rispettare e che costituisce la propria fonte energetica, realizzativa e conservativa. D'Holbach trasferisce poi sul piano etico individuale, sociale e politico, la propria impostazione, muovendo dal connubio fra desiderio, piacere e bene: il desiderio è il mezzo che, realizzando un piacere, costituisce un bene.
  • 46.
    • In modo universale la ragione creativa della natura mette in relazione dialettica le spinte d'essere ed agire dei corpi e delle volontà, facendo in modo che ciò che viene perseguito individualmente non neghi, ma la contrario accentui, ciò che gli altri corpi e volontà rincorrono, per la propria stessa felicità e benessere. In questo modo d'Holbach sottolinea la presenza nella comune natura di un fattore estensivo e di una tendenza egualitaria, capaci di orientare e determinare la soddisfazione effettiva e razionale dei beni collettivamente ed individualmente perseguiti. Contro questo fattore e questa tendenza - che dovrebbero essere favoriti dai governanti - l'immaginazione ed il potere tirannico e dispotico dello stato assoluto e delle chiese operano insieme, imponendo la discriminazione su base identitaria. È questa identità a costruire da un lato la finzione di Dio come Signore assoluto e dall'altro tutti gli strumenti terreni del suo potere, sia religiosi che laici.
  • 47.
    • Con la Politica naturale e il Sistema sociale (1773), con la Morale universale e l' Etocrazia (1776), il barone d'Holbach giustifica la propria dichiarazione di ateismo, riempiendo di contenuti e di strutture le proprie proposte etico-politiche. Se l'eguaglianza di fruizione della felicità – dal punto di vista, insieme, individuale e collettivo - è meglio conservata e protetta, grazie all'amore per la patria, nelle repubbliche, anche una monarchia costituzionale può salvaguardare questo ideale, prima dividendo i poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) e poi dando importanza fondamentale al potere legislativo (con rappresentanti revocabili ed eletti dagli uomini liberi). Risoluto avversario dell'aristocrazia e dei suoi privilegi feudali, d'Holbach estende il diritto di proprietà oltre le restrizioni e le usurpazioni degli ordini privilegiati della nobiltà e del clero.
  • 48.
    • Mosso dall'ideale libertario ed egualitario, d'Holbach cerca di concretizzarne e di organizzarne le reciproche sfere d'influenza. Sul piano strutturale avversa la guerra – di aggressione esterna e di repressione interna – ed i suoi strumenti militari, preferendo sostituirli con una difesa civile, che in caso di aggressione esterna si mobiliti per la difesa della patria. A ciò unisce la necessità di abolire ogni forma di correzione violenta dei crimini (cfr. Beccaria, Verri). Demolita ogni giustificazione razionale per l'identità prevalente e prioritaria del potere politico e religioso, egli suddivide anche i mezzi di produzione fondamentali (le proprietà agrarie), rivolgendo le proprie critiche anche al sorgente meccanismo capitalistico (fondato sull'impoverimento e sulla concentrazione delle proprietà). Per quanto riguarda infine la considerazione dell'orizzonte sovrastrutturale (ideologico-culturale), egli prospetta la necessità di una completa libertà di pensiero, espressione e comunicazione (stampa, giornali) e di un'educazione libera, eguale ed aperta (scienza, filosofia, arte).
  • 49. Sistema della Natura (1) Sistema della Natura (2)
  • 50.
    • Claude Adrien Helvétius (1715-1771) fu un filosofo sensista e deista francese. Nella sua speculazione la materia vivente era agitata da un principio di movimento – la gravitazione newtoniana – che negli esseri umani e nella loro parte più elevata si rivela e definisce come amor di sé. Il movimento ordinato della materia e delle considerazioni umane era quindi da un lato l'interesse divino per la propria autoglorificazione, dall'altro l'interesse umano per il soddisfacimento dei propri bisogni e delle proprie necessità.
    Claude-Adrien Helvétius
  • 51.
    • Nell'apertura di questa relazione causale – di Dio sulla natura e dell'uomo sulle proprie azioni rivolte all'utile comune – la sensibilità e l'immaginazione umane creano lo spazio di relazioni di senso e di significato, linguisticamente poi espresse ed articolate (logica nominalistica e discorsiva). La vitalità delle relazioni di questo spazio impedisce la loro eterodeterminazione ed eterodirezione sulla base di un falso concetto di Dio e di illusorie finalità in generale, decise unicamente per la conservazione dei poteri tradizionali ( Dello Spirito , 1758).

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