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Immanuel Kant La  Critica della Ragion pura A cura di Stefano Ulliana
Panoramica <ul><li>1. Il problema generale.
2. I giudizi sintetici  a priori .
3. La  rivoluzione copernicana .
4. Le facoltà della conoscenza e la partizione della  Critica della Ragion pura .
5. L'estetica trascendentale.
6. L'analitica trascendentale.
7. La dialettica trascendentale.  </li></ul>Immanuel Kant
1. Il problema generale.  <ul><li>Nella  Critica della Ragion pura  Immanuel Kant procede ad una sorta di autosvelamento d...
<ul><li>Prima però di riavventurarsi e rinnalzarsi lungo gli ardui cammini del vero assoluto metafisico (speculazione) Kan...
<ul><li>Mentre infatti la matematica e la fisica possono giustificare le proprie strutture secondo principi e svolgimenti ...
2. I giudizi sintetici  a priori . <ul><li>La conoscenza umana ha a che fare con la sensibilità, ovvero con i dati materia...
<ul><li>Kant quindi intende oscillare fra l'estremo della conoscenza di tradizione aristotelica (razionalismo deduttivista...
3.  La  rivoluzione copernicana . <ul><li>Nei giudizi particolari della scienza compare l'unione fra un aspetto formale ed...
4. Le facoltà della conoscenza.  La partizione della  Critica della Ragion pura .  <ul><li>La relazione fra passività ed a...
<ul><li>La dottrina degli elementi dovrà poi analizzare per prima la parte dedicata alla conoscenza sensibile ( estetica t...
 
5. L'estetica trascendentale. <ul><li>La sensibilità esterna od interna riceve i propri contenuti di conoscenza dando loro...
<ul><li>Egli pone, infatti, immediatamente in opera le proprie rappresentazioni unitarie dello spazio (degli spazi, gli un...
6. L'analitica trascendentale.  <ul><li>Il rapporto fra portato della realtà esterna e pensiero viene strutturato da Kant ...
<ul><li>il tipo della  quantità , della  qualità , della  relazione  e della  modalità .  </li></ul>
<ul><li>Dopo avere concluso la classificazione completa delle categorie, Kant procede alla loro giustificazione di diritto...
 
<ul><li>L'io-penso kantiano risulta quindi come il fondamento necessario affinché l'inconosciuta e permanente realtà ester...
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<ul><li>L'immaginazione produce infatti le  immagini schematiche  che possono essere adattate ai concetti puri, perché que...
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L'attività dell'intelletto è naturalmente regolata. Vi sono dei principi, che l'intelletto puro segue nell'applicazione de...
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Se quindi la mente filosofica umana – la mente nella sua operatività, svelata dall'autocritica della ragione - depone la p...
<ul><li>Il limite di possibilità della conoscenza razionale ed intellettuale umana è dunque il rapporto che si istituisce ...
<ul><li>Che esso sia poi il risultato del rapporto fra l'infinito e l'ideale razionale di finitezza umano è confermato dal...
7. La dialettica trascendentale. <ul><li>L'orizzonte della totalità complessiva, ordinato secondo la propria necessità uni...
<ul><li>Per questo motivo egli procederà ad un primo tentativo di adeguamento – tramite la  Critica della Ragion pratica  ...
<ul><li>Quando invece l'intelletto, spinto dal desiderio razionale verso l'infinito e la totalità complessiva, accompagna ...
L'equivoco fondamentale della  psicologia razionale  è la sostanzializzazione dell'io-penso, la sua trasformazione in sost...
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  1. 1. Immanuel Kant La Critica della Ragion pura A cura di Stefano Ulliana
  2. 2. Panoramica <ul><li>1. Il problema generale.
  3. 3. 2. I giudizi sintetici a priori .
  4. 4. 3. La rivoluzione copernicana .
  5. 5. 4. Le facoltà della conoscenza e la partizione della Critica della Ragion pura .
  6. 6. 5. L'estetica trascendentale.
  7. 7. 6. L'analitica trascendentale.
  8. 8. 7. La dialettica trascendentale. </li></ul>Immanuel Kant
  9. 9. 1. Il problema generale. <ul><li>Nella Critica della Ragion pura Immanuel Kant procede ad una sorta di autosvelamento della ragione a stessa: essa ha ora il compito di portare ad evidenza i propri movimenti, le proprie procedure ed operazioni, deve definire con chiarezza le proprie strutture, le relazioni e gli elementi che ne compongono la vita ed il movimento. Per questo essa cerca di trovare per se stessa quella rete di relazioni fondamentali che ne manifestino le strutture d'azione, nella edificazione e costruzione legittima del sapere (scientifico e metafisico). In questo lavorio analitico e discriminatorio la ragione rileva subito la differenza fra il sapere progressivo della scienza naturale e la staticità problematica e contraddittoria della riflessione metafisica (delle diverse scuole o dei diversi pensatori). Kant deve così cercare di annullare gli esiti scettici della riflessione humiana sulle categorie fondamentali della conoscenza (causa e sostanza), per sostenerne la funzione e la legittimità entro i limiti necessari propri della ragione stessa. </li></ul>
  10. 10. <ul><li>Prima però di riavventurarsi e rinnalzarsi lungo gli ardui cammini del vero assoluto metafisico (speculazione) Kant vuole valutare e fondare con piena e certa legittimità i movimenti di accertamento del vero o del probabile, che si realizzano nell'ambito di quella conoscenza che dovrebbe avere come criterio di giustificazione la verificazione sperimentale e l'osservazione scientifica (uso empirico della ragione). In questo modo la riflessione kantiana si divide attraverso la prima ricerca sulle condizioni di possibilità della combinazione che la scienza naturale opera fra matematica e fisica e la successiva ricerca delle motivazioni che spingono l'intelletto umano a definire poi in modo scientifico (deduttivo) la propria naturale aspirazione metafisica. Se la ricerca intorno alla prima combinazione deve trovare delle giustificazioni ai successi di fatto delle due discipline scientifiche, la seconda ricerca potrebbe invece dichiarare definitivamente l'impossibilità di qualsiasi scientificità per la metafisica stessa. </li></ul>
  11. 11. <ul><li>Mentre infatti la matematica e la fisica possono giustificare le proprie strutture secondo principi e svolgimenti di tipo necessario e veritiero (deduzione), la metafisica - i suoi problemi circa l'esistenza di un Essere supremo e di un mondo ultraterreno – non possono trovare soluzione in maniera egualmente argomentata. Così mentre la fisico-matematica è dal punto di vista conoscitivo una possibilità reale e di fatto, la metafisica avrebbe di per se stessa una pura e semplice possibilità di diritto, che andrebbe scandagliata nelle sue condizioni effettive e legittime di realizzazione. Kant si dispone quindi a ricercare quali possano essere le modalità di esecuzione della conoscenza sensibile, legata all'esperienza, posponendo l'analisi della possibilità e delle eventuali modalità di rapporto con gli oggetti della metafisica da parte della conoscenza umana. </li></ul>
  12. 12. 2. I giudizi sintetici a priori . <ul><li>La conoscenza umana ha a che fare con la sensibilità, ovvero con i dati materiali offerti dalle impressioni, ricevute dal mondo esterno attraverso gli organi di senso. Ma questi apporti vengono mediati alla coscienza dall'attività della facoltà immaginativa ed intellettiva. Questa infatti opera la costruzione di un quadro e di un orizzonte scientifico di relazioni predeterminate (universali) e determinanti (necessarie) dal punto di vista formale (relazione causa-effetto; relazione temporale fra i fenomeni), capaci di edificare una sorta di infrastruttura logica umana al successivo accorpamento ed ordinamento dei dati sensibili offerti dall'esperienza sensibile. Queste relazioni ampliano la conoscenza umana intorno ai possibili suoi oggetti, prima della loro stessa eventuale esperienza (giudizi sintetici a priori ). Vi sono altre relazioni che paiono svilupparsi come determinazioni all'interno degli oggetti stessi (giudizi analitici a priori ), oppure che aggiungono il proprio predicato relativamente all'esperienza (giudizi sintetici a posteriori ). </li></ul>
  13. 13. <ul><li>Kant quindi intende oscillare fra l'estremo della conoscenza di tradizione aristotelica (razionalismo deduttivista) e l'estremo della conoscenza di tradizione empirista (induttivismo esperienziale), per trovare una soluzione media, che prenda qualcosa dal primo e qualcosa dal secondo, combinandoli insieme. I giudizi sintetici a priori che la scienza mette in campo godono infatti della stessa priorità (universalità e necessità) dei giudizi analitici a priori e della stessa fecondità dal punto di vista dell'ampliamento possibile delle conoscenze dei giudizi sintetici a posteriori . La stessa considerazione della metafisica come scienza le richiede di essere poi formulata secondo questi stessi principi (p.es. applicando il principio di causalità). Non diventa a questo punto allora indifferente per Kant ricercare l'origine di questi stessi principi, ritenuti comunque come inderivabili dall'esperienza. </li></ul>
  14. 14. 3. La rivoluzione copernicana . <ul><li>Nei giudizi particolari della scienza compare l'unione fra un aspetto formale ed uno materiale: mentre il contributo dell'attività sensoriale è dato dalla pura e caotica molteplicità sensibile, l'effetto pratico dell'attività della mente umana è dato dall'applicazione di particolari forme soggettivamente universali e necessarie, i concetti dell'intelletto e gli schemi dell'immaginazione. Così l'elemento materiale viene avvertito – quindi introdotto nella mente del soggetto – e da esso interpretato ed ordinato secondo principi formali immodificabili e prioritari. L'applicazione di questi principi quindi subordina e fa ruotare il mondo esterno – la conoscibilità del mondo esterno – attorno al soggetto ed alla sua mente: in ciò consiste la rivoluzione copernicana della riflessione gnoseologica kantiana. Se la mente quindi conosce ciò che riconosce grazie all'applicazione interiore delle forme a priori ( fenomeno ), essa può solo ipostatizzare all'esterno di se stessa l'esistenza della sorgente delle proprie conoscenze ( la cosa in sé ). </li></ul>
  15. 15. 4. Le facoltà della conoscenza. La partizione della Critica della Ragion pura . <ul><li>La relazione fra passività ed attività nella e della conoscenza fa sì che Kant articoli le facoltà conoscitive umane suddividendole nella sensibilità , nell' intelletto e nella ragione . La sensibilità recepisce l'immagine sensoriale degli oggetti esterni attraverso l'ordinamento a priori dato dalle intuizioni pure dello spazio e del tempo alla materialità altrimenti caotica, molteplice, confusa e possibilmente anche contraddittoria del dato sensoriale. L'intelletto applica i concetti puri delle categorie alla materia della sensibilità, per ordinarla, comprenderla ed utilizzarla. La finalizzazione del conosciuto viene congiunta a tre idee fondamentali, ordinate dalla ragione: l'anima dell'uomo, il mondo esterno e Dio. Secondo questa tripartizione Kant dovrà quindi prima analizzare la presenza degli elementi a priori (dottrina degli elementi), poi dovrà analizzarne la reciproca funzione (dottrina del metodo). </li></ul>
  16. 16. <ul><li>La dottrina degli elementi dovrà poi analizzare per prima la parte dedicata alla conoscenza sensibile ( estetica trascendentale , intuizioni pure di spazio e tempo, fondazione della possibilità della matematica), quindi la parte dedicata all'attività dell'intelletto ( logica trascendentale ), riguardante sia l'applicazione delle categorie ( analitica trascendentale , fondazione della fisica), sia il riferimento delle determinazioni risultanti dall'attività dell'intelletto alle tre indicate idee di ragione ( dialettica trascendentale , possibilità della metafisica ). Tutte le forme a priori analizzate o trascendentali vengono quindi considerate nella loro necessaria priorità e funzione di accompagnamento e determinazione strutturale, rispetto alla materialità offerta dalla sensazione esterna. Come forme a priori esse daranno quindi luogo sia alla conoscenza umana nella sua effettività e realtà, che alle determinazioni della ragione alla ricerca della sua identità operativa. </li></ul>
  17. 18. 5. L'estetica trascendentale. <ul><li>La sensibilità esterna od interna riceve i propri contenuti di conoscenza dando loro forma attraverso le intuizioni pure dello spazio e del tempo. Passiva ed attiva la sensibilità organizza il materiale conoscitivo attraverso le proprie forme pure a priori : attraverso la forma (intuizione) pura dello spazio organizza il materiale portato dalla sensazione esterna e coordina la reciproca collocazione degli oggetti; attraverso la forma (intuizione) pura del tempo dispone la successione degli stati interni del soggetto. La forma dello spazio è poi rivolta all'uso da parte di quella del tempo, forma di tutti i fenomeni in generale. Contro l'empirismo Kant sostiene che spazio e tempo non derivano dall'esperienza, mentre criticando l'ipotesi oggettivistica ritiene che le forme pure dell'esperienza siano conficcate nell'attività prioritaria del soggetto avvertente (la realtà empirica) ed unificante (sintetizzante). </li></ul>
  18. 19. <ul><li>Egli pone, infatti, immediatamente in opera le proprie rappresentazioni unitarie dello spazio (degli spazi, gli uni collegati e contigui agli altri) e del tempo (la successione degli stati interni del soggetto), con necessità ed universalità. Mentre la geometria si serve della forma a priori dello spazio, l'aritmetica si serve della forma pura del tempo: entrambe incrementano le proprie conoscenze, giustificandole poi per via deduttiva (indipendente dall'esperienza). Esse sono quindi delle scienze sintetiche a priori . Ma allora come avviene l'accostamento e la composizione con la realtà esterna materiale (natura)? Essa avviene tramite l'applicazione immediata e necessaria delle forme a priori, che inglobano necessariamente secondo le strutturazioni imposte da queste forme tutti i portati della sensazione (interna ed esterna). Così ogni anticipazione e verificazione sta nell'apparato teorico e strumentale preparato (capacità sintetica delle teorie). </li></ul>
  19. 20. 6. L'analitica trascendentale. <ul><li>Il rapporto fra portato della realtà esterna e pensiero viene strutturato da Kant nella logica trascendentale . Essa infatti ha come scopo e struttura propria l'autosvelamento dell'oggettività che l'intelletto costruisce ed applica all'apparenza dei fenomeni ( analitica trascendentale ), appoggiandosi alle idee terminali della ragione ( dialettica trascendentale : analisi delle idee di Dio, mondo ed anima). Nell' analitica dei concetti Kant sottolinea la natura funzionale ed operativa, relazionale e sintetica, dei concetti dell'intelletto . Essi possono essere empirici , quando unificano il materiale molteplice portato dall'esperienza sensibile, oppure puri (categorie) , quando stanno a priori nell'intelletto come forme di strutturazione universale dell'esperienza stessa. Le categorie vengono applicate come predicati nei giudizi. Seguendo poi il filo conduttore della tipologia possibile dei giudizi in generale, Kant classifica le categorie secondo </li></ul>
  20. 21. <ul><li>il tipo della quantità , della qualità , della relazione e della modalità . </li></ul>
  21. 22. <ul><li>Dopo avere concluso la classificazione completa delle categorie, Kant procede alla loro giustificazione di diritto e d'uso ( deduzione trascendentale ). In questo tragitto il pensatore di K ö nigsberg troverà la possibilità e la necessità che le categorie dell'intelletto vengano applicate ai fenomeni dell'apparenza sensibile, così come essi vengono portati dal mondo esterno alla coscienza. La relazione fondamentale infatti del mondo esterno con il soggetto che lo intuisce e pensa è costituita sul fondamento necessario dell' io-penso , o appercezione trascendentale , fonte sintetica di tutte le rappresentazioni sensibili e mentali del soggetto umano. L'io-penso usa i giudizi, quindi le singole categorie. </li></ul>
  22. 24. <ul><li>L'io-penso kantiano risulta quindi come il fondamento necessario affinché l'inconosciuta e permanente realtà esterna (la cosa in sé) possa apparire (fenomeno) ed essere determinata oggettivamente, ossia universalmente e necessariamente, dall'applicazione dei suoi giudizi e quindi implicitamente delle sue categorie. La realtà esterna preesiste al fenomeno, che risulta dall'applicazione di una doppia e complementare attività/passività: quella dell'ambiente esterno sul soggetto e quella del soggetto sull'ambiente esterno. La riflessione del sensibile sull'io-penso e sulla sua produttività intellettuale richiama quindi la necessità di pensare insieme ed in maniera disgiunta l'esteriorità e l'interiorità, evitando sia una fondazione della soggettività assoluta (Cartesio), sia una sua esplicitazione egualmente assoluta (Berkeley). La cosa in sé permane come funzione e finzione della sua sistemazione conoscitiva. </li></ul>
  23. 25. <ul><li>La necessaria mediazione soggettiva nell'operazione della conoscenza e la necessaria permanenza della relazione fra esteriorità ed interiorità costringe Kant a dare valore d'uso e di diritto alla funzione che principalmente costituisce la realizzazione concreta del trait d'union fra l'io pensante e il mondo esterno (applicazione dei concetti puri) e, reciprocamente, fra il mondo esterno e l'io pensante (sussunzione delle intuizioni ai concetti): l' immaginazione . Così nella parte dedicata all' Analitica dei principi il filosofo prussiano costruisce una dottrina dello schematismo trascendentale , capace di mostrare il reciproco accordo fra intelletto ed intuizione sensibile. I concetti dell'intelletto possono infatti essere applicati alle intuizioni sensibili attraverso il tempo , forma in generale dei fenomeni, prodotto della facoltà immaginativa (legata da un lato all'intelletto e dall'altro alla sensazione). </li></ul>
  24. 26. <ul><li>L'immaginazione produce infatti le immagini schematiche che possono essere adattate ai concetti puri, perché questi poi possano essere convogliati opportunamente sulla forma generale del tempo, che organizza la successione degli stati del soggetto e mostra la possibilità appunto dell'intervento delle categorie superiori. Lo schema permette quindi la rappresentazione del concetto sotto le vesti dell'intuizione in generale. Così per le categorie di relazione lo schema del concetto di sostanza sarà la permanenza nel tempo, lo schema del rapporto causa-effetto sarà invece la successione, mentre lo schema dell'azione reciproca sarà la simultaneità. Per le categorie di modalità lo schema del concetto puro di possibilità sarà l'esistenza in un tempo qualsiasi, mentre lo schema del concetto puro di realtà sarà l'esistenza in un determinato tempo, quando invece lo schema del concetto puro di necessità sarà l'esistenza in ogni tempo. Per le categorie di quantità lo schema dei </li></ul>
  25. 27. <ul><li>concetti puri di universalità, particolarità e singolarità sarà l'addizione continua nel tempo degli enti omogenei. Per le categorie di qualità lo schema dei concetti puri di affermazione, negazione ed infinito sarà la cosalità (come presenza, assenza, intensità dei fenomeni nel tempo).
  26. 28. L'attività dell'intelletto è naturalmente regolata. Vi sono dei principi, che l'intelletto puro segue nell'applicazione delle singole categorie all'apparenza dei fenomeni, obbedendo ad una analoga classificazione. Vi sono così i principi delle categorie di quantità o assiomi dell'intuizione . Essi assumono i fenomeni intuiti come somma e successione delle loro parti (matematizzazione dell'esperienza). Vi sono poi i principi regolatori delle categorie di qualità o quantità intensiva: le anticipazioni della percezione . Esse assumono i fenomeni intuiti come soggetti ad un grado di intensità indefinitamente divisibile. </li></ul>
  27. 29. <ul><li>Le categorie di relazione obbediscono invece alle analogie dell'esperienza . Esse definiscono l'intera esperienza come una trama di rapporti necessari. Per la sostanza vi è il permanere di un suo quantum invariato; per la trasformazione fra gli eventi vi è l'applicazione del principio di causalità; per la compresenza simultanea nello spazio delle sostanze vi è l'applicazione del principio dell'azione reciproca. Infine le categorie di modalità seguono i postulati del pensiero empirico in generale . Questi affermano che gli oggetti dell'esperienza che seguono le condizioni a priori sono possibili, quelli che vengono determinati dalla materialità della sensazione sono reali, quelli infine che risultano connessi con l'affermazione delle idee di ragione hanno un'esistenza necessaria. </li></ul>
  28. 30. <ul><li>La combinazione delle categorie di quantità e di qualità, la loro modulazione ed il loro svolgimento definibile nel tempo, la loro determinazione sulla base delle categorie di relazione: tutto questo costituisce l'ordinamento dei fenomeni stabilito dall'io-penso per se stesso e per le proprie capacità di comprensione (l'io come legislatore della natura in generale). In questo modo l'io-penso kantiano ed il suo ordinamento vengono a costituire la giustificazione prima e definitiva della scienza fisica galileiano-newtoniana, che nell'esperienza percorre le strade della ricerca empirica verificabile (leggi empiriche particolari).
  29. 31. Se quindi la mente filosofica umana – la mente nella sua operatività, svelata dall'autocritica della ragione - depone la propria origine nel rapporto che si istituisce fra l'infinito e la finitezza dell'ideale razionale, la sua parte teoretica e pratica si concretizza realmente nel limite di possibilità stabilito dal rapporto con il noumeno o cosa in sé . </li></ul>
  30. 32. <ul><li>Il limite di possibilità della conoscenza razionale ed intellettuale umana è dunque il rapporto che si istituisce con il noumeno o cosa in sé. Esso deve restare come termine rispetto al quale far originare tutte le molteplici manifestazioni fenomeniche e materiali della sensazione, che colgono un primo coordinamento grazie all'intervento delle intuizioni pure dello spazio e del tempo, per poi trovare definizione e determinazione grazie all'applicazione nei giudizi delle categorie dell'intelletto. Queste senza di quelle restano vuote e prive di contenuto, mente quelle senza di queste non hanno guida, definizione e determinazione. Prima del fenomeno e della sua categorizzazione sta – ed è quindi presupposto – il noumeno: esso costituisce il postulato immanente del discorso gnoseologico kantiano. Come termine del pensiero, esso consente la relazione conoscitiva. Ma ne resta al di fuori, appunto come termine limite iniziale. </li></ul>
  31. 33. <ul><li>Che esso sia poi il risultato del rapporto fra l'infinito e l'ideale razionale di finitezza umano è confermato dal fatto che Kant stesso lo definisce come immediatamente conosciuto dall'infinito intelletto divino (intuizione intellettuale divina). Posto al di là delle conoscenze umane e quale origine delle stesse, esso vale come costante e continuo richiamo per il pensiero, che però non può definire e determinare, stante la sua finitezza. In questo senso nessuna metafisica potrà avere le pretese o l'arroganza di presentarsi e qualificarsi come scienza, visto che le strutture della conoscenza umana restano valide solamente al di qua delle colonne d'Ercole della finitezza. La finitezza stabilita dunque dal noumeno definisce e determina il campo d'esistenza, di operazione e di svolgimento dell'esperienza umana. Questa resta ingabbiata ed imprigionata dai e nei materiali portati dalla sensibilità, anche se tende ad integrare la molteplicità infinita degli enti singolari empirici in una totalità complessiva (sistematizzazione scientifica), che intende in qualche modo sostituire la mancata acquisizione della totalità complessiva della metafisica. </li></ul>
  32. 34. 7. La dialettica trascendentale. <ul><li>L'orizzonte della totalità complessiva, ordinato secondo la propria necessità universale, la propria legislatività valida su tutto e riconosciuta da tutti i soggetti dotati di intelletto e ragione, costituisce l'ideale perseguito dall'opera della conoscenza metafisica di ogni tempo, secondo l'opinione kantiana, largamente influenzata dal proprio sentimento pietista della Legge divina (neostoicismo). Nel quadro di questo contesto il tentativo kantiano di definire e determinare l'orizzonte d'uso e di validità della ragione umana - la sua possibilità ed i suoi limiti reali ed ideali – sembra rappresentare la volontà di chiarire l'eventuale sovrapponibilità del secondo orizzonte al primo: può la ragione umana cogliere, attingere e spiegare a se stessa quell'ordine e quella necessità? Dal punto di vista teoretico e puramente conoscitivo Kant addiverrà a delle soluzioni che non soddisfaranno questa tensione. </li></ul>
  33. 35. <ul><li>Per questo motivo egli procederà ad un primo tentativo di adeguamento – tramite la Critica della Ragion pratica – che aprirà verso possibilità inaspettate ( Critica del Giudizio ), ulteriormente sviluppate dai filosofi idealisti tedeschi successivi (Fichte, Schelling). Intanto nella Critica della Ragion pura Kant ricorda che l'uso trascendente della ragione (preposto all'intelletto) ed il suo uso immanente (affiancato all'intelletto) possono venire a coincidere, quando l'aspirazione naturale della ragione umana per l'infinito e per l'orizzonte della totalità complessiva dispone e si arresta consapevolmente alla serie delle tre idee regolative dell'anima (unità del senso interno), del mondo (unità del senso esterno) e di Dio (unità di entrambi). Quando l'intelletto quindi procede per via della sua spontaneità costitutiva a costruire gli oggetti può procedere ad un'operazione di sistematizzazione progressiva e continua degli enti singolari empirici obbedendo alla precedente funzione regolativa permessa dalle idee della ragione. </li></ul>
  34. 36. <ul><li>Quando invece l'intelletto, spinto dal desiderio razionale verso l'infinito e la totalità complessiva, accompagna questo impulso con la propria volontà costitutiva e costruttiva dell'oggetto, allora esso ricade in forme illegittime ed infondate di conoscenza, inficiate dalla più profonda contrapposizione ed indecidibilità. Nella sua volontà di rendere reali le apparenze costituite l'intelletto dogmatico costruisce l'equivoco fondamentale della psicologia razionale, le antinomie della cosmologia razionale e le prove contraddittorie dell'esistenza o non esistenza di Dio.
  35. 37. L'equivoco fondamentale della psicologia razionale è la sostanzializzazione dell'io-penso, la sua trasformazione in sostanza permanente (attraverso l'applicazione della relativa categoria dell'intelletto). In questo modo l'io-penso diventa un'entità spirituale, incorruttibile ed immortale, immateriale. </li></ul>
  36. 38. <ul><li>La cosmologia razionale presenta invece un conflitto indirimibile fra due posizioni, offrendo così lo spettacolo di rappresentazioni complessive totalmente antinomiche (antinomie della ragione: tesi e antitesi). Per la prima posizione (tesi) il mondo è chiuso nello spazio e finito nel tempo, risulta scomponibile nei suoi elementi semplici, viene assoggettato alla causalità lineare ed alla forza della libertà, essendo ordinato necessariamente. L'altra posizione all'opposto (antitesi) considera il mondo infinito, complesso, necessitante, ma possibile. </li></ul>
  37. 39. <ul><li>Nella teologia razionale e naturale Dio viene considerato come il termine perfetto al quale deve essere riportata ogni altra totalità, naturale ed umana. Nei suoi confronti l'intelletto vuole dimostrarne l'esistenza attraverso l'essenza ( prova ontologica ). In questa tipologia di prova l'asserzione circa la sua terminalità perfetta sembra far scaturire necessariamente il suo attributo d'esistenza. Kant però evidenzia come il concetto di Dio non possa preammetterne l'esistenza in modo trascendente, perché questo sarebbe un salto rispetto a quanto portato dall'apparenza logica. Inoltre l'esistenza è una proprietà empirica e non intellettuale. Da ciò l'impossibilità o la contraddittorietà della prova ontologica. Oltre alla prova ontologica l'intelletto crede di esperire un'altra via per l'esistenza di Dio, per il tramite del rapporto necessario del creato (contingente) con il suo creatore (necessario) ( via cosmologica ). Ma istituire un rapporto fra la serie causale dei contingenti e l'essere primo e necessario (poi ulteriormente identificato con la perfezione divina) è egualmente un salto logico, dato dal cattivo uso della categoria di causa, che resta legata al solo piano immanente (non trascendente). </li></ul>
  38. 40. <ul><li>Dalla finalità apparentemente interna all'idea di Dio, che pare costringere l'intelletto a formare il concetto oggettivo di Dio stesso, per poi preammetterne l'esistenza, Kant passa ad esaminare la modalità attraverso la quale l'apparenza di una finalità esterna presente nel mondo in generale spinga sempre l'intelletto a preammettere la presenza di un agente finalizzatore, appunto Dio stesso (con la sua infinita provvidenza) ( prova fisico-teologica o teleologica ). Anche in questo caso però l'intelletto non può non ritrovare se non ciò che apparentemente preammette, sempre con un medesimo salto logico. La finalità esterna della natura potrebbe infatti trovare causa nella natura stessa, senza dover rovesciare la fonte della stessa in una causa trascendente, che renda interno a sé ciò che appare come esterno a noi. Tramutandolo in tal modo prima in ente necessario (prova cosmologica) e poi in signore creatore (prova ontologica). Inoltre la prova teleologica pare accostare l'infinito divino (creatore ed ordinatore perfetto) al finito (naturale ed umano), con un'aperta incongruenza e contraddizione fra il fine finito ed indefinito e la causa infinita e perfetta. </li></ul>
  39. 41. <ul><li>Nel passaggio progressivo dalla prova ontologica, a quella cosmologica ed infine a quella teleologica si assiste – quasi storicamente - al passaggio ed alla costruzione di una nuova concezione teologica: dal Dio completamente trascendente della concezione antica e medievale si passa apparentemente ad un Dio compresente all'Universo, che certamente lo crea, ma che anche lo ordina e lo amministra in modo puntale ed organizzato, anche se apparentemente dall'esterno, appunto come un orologiaio fa con il suo orologio. Un Dio così maggiormente umanizzato, che darà facilmente esca alle successive critiche della sinistra hegeliana (cfr. L. Feuerbach, K. Marx).
  40. 42. La critica all'uso costitutivo delle idee di ragione si accompagna quindi alla valutazione positiva del loro giustificato uso empirico. Il loro uso empirico permetterà infatti l'incremento sistematico delle conoscenze. L'idea psicologica spingerà a cercare i </li></ul>
  41. 43. <ul><li>legami tra tutti i fenomeni del senso interno e a rintracciare in essi una sempre maggiore unità, proprio come se fossero manifestazioni di un'unica sostanza semplice. L'idea cosmologica spingerà a passare incessantemente da un fenomeno naturale all'altro, dall'effetto alla causa e alla causa di questa causa e via all'infinito, proprio come se la totalità dei fenomeni costituisse un unico mondo. L'idea teologica infine additerà all'intera esperienza un ideale di perfetta organizzazione sistematica, che essa non raggiungerà mai, ma che perseguirà sempre, proprio come se tutto dipendesse da un unico Creatore.
  42. 44. Contro quindi la tradizionale metafisica dogmatica dei razionalisti o degli empiristi la proposta kantiana si rivolgerà alla possibilità di un impianto critico delle conoscenze rivolte al soggetto naturale ed al soggetto umano (metafisica critica o scienza dei principi a priori del conoscere o dell'agire). In questo modo sarà lo stesso Kant ad aprire la fonte originaria di un'immaginazione razionale sistematica ( Prolegomeni ad ogni metafisica futura , Fondazione della metafisica dei costumi , Principi metafisici della scienza della natura ). </li></ul>
  43. 45. Immanuel Kant – Critica della Ragion pura
  44. 46. Kritik der Reinen Vernunft (A, 1781) Kritik der Reinen Vernunft (B, 1787)
  45. 47. Prolegomena (1783) Grundlegung der Sitten (1785)
  46. 48. <ul><li>Dalla Enciclopedia multimediale delle Scienze filosofiche della Rai italiana una serie di interviste e presentazioni filosofiche relative alla figura ed al pensiero di I. Kant. </li></ul>Vittorio Hoesle - Kant (1) Vittorio Hoesle - Kant (2) Vittorio Hoesle - Kant (3) Principi metafisici della scienza della natura (1786)
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