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"Doppia Difesa" su Barbie

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“Doppia Difesa” è una fondazione nata per combattere discriminazione violenze e abusi sulle donne. Fa capo a Michelle Hunziker e a Giulia Buongiorno. Sul settimanale “OGGI”, un realista punto di vista su Barbie e su simili modelli aspirazionali. Per non essere ipocriti.

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"Doppia Difesa" su Barbie

  1. 1. 54«ZITELLAE SCAPOLOINDICANOLO STATUS DINON SPOSATIMA LADEFINIZIONE“PER LEI” ÈUMILIANTE»Giulia Bongiornoavvocato penalistaLE CRITICHE ALLA BARBIESONO PIENE DI IPOCRISIACara Michelle,holettocheaBerlinoè stato inaugurato ilprimo museo europeo cheriproduce a grandezzaumana la Casa di Bar-bie. Ma ci sono state pro-teste anche da parte ditanti genitori contro labambola e la sua Casa,accusate di proporre aibambini una visione delmondofasulla,infiocchet-tata, dove oltretutto ladonnapensasoloallookealla linea. Tu cosa pensi?AnnaCara Anna,io credo che spesso il nostro sbagliosia fossilizzarci troppo su cose in real-tà poco rilevanti per i nostri figli. Ilquotidiano dei nostri ragazzi, infatti,è pieno di messaggi e immagini san-guinose e violente e, già solo dai con-tenuti di un telegiornale, ci rendiamoconto di quanto ciò sia invasivo e pe-ricoloso per loro.Barbie è un’icona che ha attraversatointeri decenni, senza perdere il suo fa-scino e restando protagonista dell’im-maginario collettivo. Barbie è il sognodi ogni bambina, con i suoi bellissimivestiti,lacasa,lamacchina,ilfidanzatoKen, bello e prestante. È la principessache tutte da bambine avremmo volutoessere, ma, proprio perché non bisognamai cadere negli eccessi, non si devecorrere il rischio di voler diventare atutti i costi come lei, di omologarcitutteall’immaginefalsataeirrealeche,proprio in quanto gioco, rappresenta.Non è il personaggio di Barbie il veroproblema, ma la necessità di dare un’e-ducazionemoraleesocialeconcretaallenuove generazioni. Una famiglia deveinsegnareilrispettoperglialtri,l’agireper il bene comune, il coltivare il semedell’amore, in maniera concreta, ognigiorno, nella vita quotidiana.Se pensiamo che la capacità di giudizioe il senso della realtà possano esseremesse in pericolo dal regalare due o treBarbie, allora siamo fuori strada. Sefacciamo vivere un ragazzo nella vio-lenza, se lo circondiamo d’immaginisessiste e discriminatorie, se gli per-mettiamo di accedere a mezzi tecnolo-gici senza controllo, arrivando magaria poter navigare su siti pornografici olegati in qualche modo alla pedofilia,allora non possiamo ipocritamentecondannareunabambolacomeBarbie.Quello che dobbiamo fare è cercare diproteggere i nostri figli dalla violenza,dallebrutture,daglistereotipi.Nonc’èbisogno di farli vivere per forza in unmondo finto e ovattato. Si può iniziareevitando di farli rimbecillire per oredavanti alla tv e a programmi stupidi eproponendo loro invece quei giochiinterattivi, concreti e vecchio stile chepossano far sviluppare e crescere la fan-tasia. Cartoni animati, giochi, Inter-net, tutto può essere importante e ac-cettato se ben dosato, non totalizzantee accompagnato dalla presenza edall’affetto delle famiglie.di Michelle HunzikerIL FATTO DI CRONACABerlino.TrebamboleespostenellaCasa-museodi Barbie,da pocoinaugurata.bio le mie colleghe e io oltre che avvo-cati siamo signore, e senza dubbio l’usodel sostantivo al femminile è gramma-ticalmente corretto, ma entrambi gliappellativi sono indice di un atteggia-mento discriminatorio, quasi a rimar-care una differenza rispetto all’avvocatotradizionale, l’uomo, considerato piùautorevole. Io ho sempre chiesto di es-sere chiamata “avvocato”: la professio-nalità derivante dal titolo è indipenden-te dal sesso di chi lo ha conseguito.Di recente, un’infermiera mi ha raccon-tato che in reparto viene spesso apostro-fata con frasi del tipo: «Ehi bionda, midai qualcosa per il mal di testa?». Pur-troppo non sono battute, è un modomaleducato di sminuire la sua profes-sionalità. È lo stesso atteggiamento peril quale la decisione di una donna didedicarsi solo al lavoro, rinunciando afarsi una famiglia, viene vista come unripiego, o comunque una scelta obbli-gata che nasce da chis-sà quale difetto di fon-do, o manchevolezza, enon come la precisavolontà di vivere inmaniera totalizzanteuna passione o un ta-lento. Come accade, in-vece, se la stessa sceltaviene compiuta da unuomo. Per fare unesempio banale ma effi-cace, si pensi alla diffe-renza tra zitella e scapolo: designano lastessa condizione, quella di non esseresposati, ma nel nostro immaginarioscapolo evoca uno status invidiabile,quello del gaudente che ha scelto di nonlegarsi a una donna sola, mentre zitellafa pensare subito a qualcuna che non hatrovato nemmeno un uomo al quale le-garsi e che subisce la solitudine. Se nonè discriminazione questa!È indispensabile che chi scrive e chiparla - soprattutto se occupa posizionidi rilievo nella società - sia sempre con-sapevole del significato e del peso delleparole con cui si esprime. Le parole so-no pietre: lo ha detto Carlo Levi più di50 anni fa, e oggi è vero più che mai.

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