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La povertà non è un caso_Riflessioni sulle dinamiche della globalizzazione
 

La povertà non è un caso_Riflessioni sulle dinamiche della globalizzazione

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testo riflessivo a cura di Giorgia Quaresima, Alin Acsente, Giacomo Colaneri, Mauro Tolomei, IIIA, as. 2013-14, Ist. Compr. "Dan Vito", San Vito Romano (Rm)

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    La povertà non è un caso_Riflessioni sulle dinamiche della globalizzazione La povertà non è un caso_Riflessioni sulle dinamiche della globalizzazione Document Transcript

    • La povertà non è un caso Riflessioni sulle responsabilità e le dinamiche del divario Nord/Sud del mondo Testo riflessivo a cura di Giorgia Quaresima, Alin Acsente, Giacomo Colaneri, Mauro Tolomei Classe IIIA, Istituto Comprensivo “San Vito”_San Vito Romano (Rm)
    • Sono un ragazzo di 14 anni, con la voglia di andare a scuola, con la voglia di imparare cose nuove e con la voglia di conoscere nuovi amici, invece sono costretto a lavorare in fabbrica. Sono chiuso in fabbrica 12 ore al giorno. Non ce la faccio più. Quando avevo 5 anni sono stato venduto da mio padre, che si indebitò per pagare le spese matrimoniali di mia sorella maggiore. Da quel momento, sono stato costretto a lavorare in condizioni di schiavitù. Un adulto ci controlla e ci picchia se rallentiamo per qualche secondo la produzioni di diamanti. Finito il turno di lavoro, siamo costretti a dormire per terra vicino alle macchine, facciamo i nostri bisogni in un secchio che poi svuotiamo fuori dalla finestra. Questa è la storia di Iqbal Masih, uno dei tanti ragazzi costretti a lavorare in schiavitù a cui è stata tolta la propria libertà. Come lui, anche molti ragazzi del Sud del mondo sono costretti a lavorare in schiavitù, per colpa della linea economica che separa il Nord del mondo dal Sud. Quella linea rossa, un serial killer, una lupa dantesca, che rovina la vita di molti bambini e adolescenti sottraendo il gusto della felicità ad alcuni e sottraendo la vita ad altri. Al Nord, come una piramide feudale, regnano le multinazionali. Nestle’, Mitsubishi, Nike, Philips, Oreal e molte altre multinazionali regnano nel Nord del mondo. Attraverso le pubblicità, gli spot televisivi e i cartelloni pubblicitari, le multinazionali ci manovrano come burattini,facendoci sentire sempre di più il bisogno di comprare il prodotto da loro sponsorizzato, anche se non si ha un vero e proprio bisogno fisico. Vuoi fare un pranzo degno di Masterchef? Compra i prodotti Nestlè. I tuoi capelli di stanno rovinando ed è ora di tagliarli? Usa Oreal e butterai via le forbici. Vuoi avere scarpe alla moda? Compra Nike. E infine non vuoi passare inosservato quando sfrecci sulla strada? Compra le moto Mitsubishi, uniche e sensazionali. Altrimenti sei proprio uno “ sfigato”. Intanto al Sud si deforesta, tagliando insieme agli alberi anche le speranze di un futuro migliore. I governi locali, in accordo con le multinazionali del Nord, impongono la monocoltura, facendo sì che si produca solo il prodotto che la multinazionale chiede. Le conseguenze di questo sono diverse. In primo luogo, la schiavitù totale dei lavoratori, costretti dalle mafie locali ad
    • accettare questo tipo di coltivazione, che mette in discussione la sopravivenza delle famiglie, le condizioni igieniche e l’istruzione. Secondo poi, le famiglie del Sud del mondo sono sottoposte a contratti vincolati che sono costretti a firmare, contratti che non lasciano spazio ad alcuna autonomia di vendita, ma costringono ad accettare le condizioni dettate dalla multinazionali. Infine, per opera dell’analfabetismo, adulti e bambini a cui è stato tolta l’infanzia e a cui verrà tolto il futuro sono costretti a vivere sotto un ricatto perenne imposto dalle multinazionali. Il fenomeno della globalizzazione ha origine decine di anni fa e diverse sono le cause. Una delle principali cause è il colonialismo delle maggiori potenze europee del 1900, che iniziarono ad espandere i propri confini oltre il proprio continente. Simili ai golosi di Bosh che mangiano e non si saziano mai, hanno diviso il mondo in tante fette e hanno stabilito le porzioni di ogni commensale. Di conseguenza, hanno esportato le loro idee perverse e feudali, in cui regna il comando di un potente e la schiavitù e il servizio del popolo. Pensiamo che non ci siano più imperatori? Pensiamo che non ci sia più la schiavitù? E infine pensiamo che la lupa dantesca non arda più nelle teste dei potenti? Ci sbagliamo di grosso, oggi le corone sono sul capo dei grandi imprenditori che guadagnano sulla pelle e sul futuro di milioni di persone e, al pari di sovrani assolutisti, sul loro regno non tramonta mai il sole. Tra le cause della globalizzazione ce ne è anche una positiva, la tecnologia. Grazie ad essa, i popoli hanno potuto comunicare, interagire e scambiarsi fra di loro le proprie idee, opinioni, anche per quello che riguarda la politica, l’economia e i nuovi modi di vivere, così da conoscere modelli di vita, diversi dai loro. La responsabilità della globalizzazione nel mondo, non è frutto soltanto delle grandi multinazionali del Nord, che sfruttano popoli poveri e analfabeti, ma molte sono anche le
    • responsabilità del Sud. Mentre al Nord governano le multinazionali, che guadagnano sfruttando in modo disumano moltissime persone, dai bambini agli adulti, al Sud ci sono i governi locali che appoggiano le idee ingiuste delle grandi imprese del Nord. Questi governi locali, appoggiando le idee crudeli del Nord, sottopongono il proprio popolo a condizioni di schiavitù, senza nessuno scrupolo. Un’altra responsabilità del Nord dipende da Noi, dal popolo, perché accetta passivamente un’impostazione economica ingiusta che privilegia i paesi più industrializzati, mentre al sud, diversamente, crescono i privati conniventi e si sta diffondendo il modello capitalista squilibrato del nord, con la complicità dei governi locali. Ho 11 anni, sono un ragazzo come gli altri, che lavora. Da queste parti tutti i ragazzi lavorano, non conosco nessuno che non lavori. Per me e molti altri è una cosa normale, ma credo che il lavoro minorile sia vietato. Ho cominciato a lavorare per un parente, avevo sei anni e facevo i tappeti insieme ad altri ragazzi, anche più piccoli di me. Ora invece, mi ritrovo sotto un padrone. Sto 10-11 ore al giorno a palloni, mi sto rovinando le dita e non sto imparando a fare altro. I palloni che devo cucire sono di tutte le marche, anche molto famose come Nike e Adidas. Comunque io non mi interesso di calcio, tanto non ho neanche il tempo di giocare. Io e gli altri veniamo controllati per la maggior parte del tempo da un adulto che cambia ogni ora. A volte quando un adulto se ne va e nessuno lo può sostituire ci chiude a chiave nel capannone. Siamo tantissimi e non c’è quasi aria per respirare. C’è solo una piccola finestra, in alto. Sono stanco, non ce l’ha faccio più. La metà del giorno la passo chiuso qui dentro. Altre due ore le impiego per tornare a casa. A casa devo aiutare mia madre che non sta bene, non dormo più da tre giorni. Ho un sogno, forse realizzato. Andare a scuola, fare sport come fanno tutti i ragazzi del Nord del mondo, per loro è la normalità, mentre per noi una speranza. Lo sfruttamento delle popolazioni del sud da parte delle multinazionali provoca, paradossalmente, una forte disoccupazione nel nord del mondo. Mentre i popoli del sud sono sfruttati e lavorano quindici ore al giorno in condizioni di vita
    • disumane, al contrario, al nord il tasso di disoccupazione aumenta e l’economia decresce. i proprietari di grande fabbriche aprono le loro imprese in paesi in via di sviluppo, dove la povertà la fa da padrone causando condizioni di schiavitù al Sud e causando condizioni di disoccupazione al Nord. Perciò nei paesi più sviluppati, come sta accadendo oggi, c’è una grande crisi, anche se le risorse da sfruttare sono molte. E’ un capitalismo paradossale e disumano, che arricchisce pochi e schiavizza gli uni e gli altri, sebbene in modo diverso. E’ recente la storia di Marchionne che ha esportato la Fiat in Canada, licenziando migliaia e migliaia di lavoratori, provocando un forte tasso di disoccupazione. Frequenti anche i casi di chiusura delle società artigianali o degli indotti industriali, causando la necessità di acquisti maggiorati dall’estero. Tutto questo si può risolvere. Gli squilibri tra Nord e Sud, le multinazionali e lo sfruttamento, grandi proprietari e schiavi, troppo lavoro per i popoli del sud sfruttati e la disoccupazione del Nord. Tutto questo si può risolvere. Come fare? Una soluzione è sicuramente quella di avere un consumo critico. E questo deve partire da noi, dalla popolazione, dal singolo consumatore. Bisogna comprare prodotti, con grande attenzione alla provenienza e alla reale necessità. In tal modo, l’abbassamento del volume di acquisti potrà spingere le multinazionali a convertire la loro linea politica e noi avremo non solo più criticità d’acquisto, ma anche più denaro in tasca! Se è possibile, acquistiamo prodotti fatti nel nostro paese ed evitiamo di comprarne altri provenienti dall’altra parte del mondo. La maggior parte della popolazione preferisce comprare cose non prodotte nel proprio paese, perché costano molto di meno, non riflettendo sul fatto che il minor costo non è sinonimo di convenienza, ma di sfruttamento di migliaia di bambini. Infine, molto importante è il commercio equo-solidale: esso si basa sull’autogestione dell’importazione e dell’esportazione da parte di cooperative di lavoratori, a cui viene dato il giusto compenso. Il commercio equo e solidale permette al lavoratore di essere tutelato,
    • garantisce un trattamento rispettoso e tende ad eliminare la schiavitù e lo sfruttamento. Tuttavia Il commercio equo-solidale non è ancora molto diffuso, perché implica molti costi aggiuntivi e non molti consumatori hanno bel compreso che pagare di più…tutela anche loro come lavoratori. Equità e solidarietà sono possibili! Consumo e tutela della persona e dell’ambiente possono coesistere! Spendere meno e meglio per vivere meglio tutti.