Gli anni di piombo

2,716 views

Published on

Illustrazione degli anni di piombo in Italia a cura del Prof. Emiliano Battaino, Ist. Compr. "San Vito", San Vito Romano (Rm)

Published in: Education
0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total views
2,716
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
1,253
Actions
Shares
0
Downloads
24
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

Gli anni di piombo

  1. 1. GLI ANNI DI PIOMBO Prof. Emiliano Battaino
  2. 2. CHE COSA SI INTENDE CON L’ESPRESSIONE “ANNI DI PIOMBO”? Per anni di piombo, in Italia, si intende un periodo storico generalmente coincidente con gli anni settanta e gli inizi degli anni ottanta del XX secolo, in cui si verificò un'estremizzazione della dialettica e della contrapposizione politica che si tradusse in violenze di piazza, nell'attuazione della lotta armata e di atti di terrorismo. L'espressione deriva da un film dal titolo omonimo anni di piombo di Margarethe von Trotta uscito nel 1981 che trattava l'esperienza storica analoga e contemporanea vissuta dalla Germania Ovest. 
  3. 3. CHE COS’E’ IL TERRORISMO? Il terrorismo è una forma di lotta politica che consiste in una successione di azioni criminali violente, premeditate ed atte a suscitare clamore come attentati, omicidi, stragi, sequestri, sabotaggi, ai danni di enti quali istituzioni statali e/o pubbliche, governi, esponenti politici o pubblici, gruppi politici, etnici o religiosi.
  4. 4. IL MIRACOLO ECONOMICO Sul finire degli anni sessanta l'economia italiana era cresciuta rapidamente ed il miglioramento del tenore di vita, iniziato con il cosiddetto miracolo economico italiano, era percettibile. La mortalità infantile si era fortemente ridotta e l'analfabetismo era praticamente scomparso. Con circa un secolo di ritardo rispetto ai tempi ufficiali, l'Italia cominciava ad essere una nazione, con una lingua diffusamente parlata (o almeno capita) dalla Sicilia fino alle Alpi. La RAI era riuscita, oltre che a diffondere una lingua nazionale, a creare una certa attenzione verso i simboli nazionali, almeno in occasione di Mondiali di calcio, Olimpiadi e fenomeni analoghi. In quegli anni si stava anche formando una crescita culturale, molto spesso egemonizzata dalla sinistra, con effetti favorevoli in occasione delle consultazioni elettorali. Nello stesso tempo tuttavia cominciavano le prime grandi manifestazioni e sconvolgimenti sociali, come ad esempio la contestazione del '68 e l'autunno caldo. La continua crescita del Partito Comunista Italiano sicuramente non era ben vista dagli USA, che valutarono il passaggio a forme d'intervento più incisive, rispetto al precedente finanziamento della sinistra non comunista.
  5. 5. IL ‘68 L'inizio dei cosiddetti "anni di piombo" si sovrappone al periodo della contestazione  studentesca del Sessantotto, che interessò l'Italia e l'Europa. Il 1969 fu un anno ancora denso di contestazioni. Dopo le proteste studentesche arrivarono le lotte dei lavoratori per i rinnovi contrattuali, con forti contrasti nei posti di lavoro e nelle fabbriche. Era il cosiddetto "autunno caldo".
  6. 6. TANTE STRAGI, NESSUN COLPEVOLE Il periodo degli anni di piombo si caratterizza soprattutto per diverse stragi che erano insensate e talvolta senza colpevoli: riguardo ad alcune di esse non vi è tuttora certezza sugli esecutori, e in nessun caso risultano noti i nomi di eventuali mandanti. Infatti tra il 1968 e il 1974 in Italia furono compiuti 140 attentati, tra i quali quello di piazza Fontana fu il più sanguinoso. Tra le più importanti e famose ricordiamo: 12 dicembre 1969: Strage di piazza Fontana a Milano 22 luglio 1970: Strage di Gioia Tauro 31 maggio 1972: Strage di Peteano a Gorizia 17 maggio 1973: Strage della Questura di Milano 28 maggio 1974: Strage di Piazza della Loggia a Brescia 4 agosto 1974: Strage dell'Italicus (Strage sull'espresso Roma-Brennero) 2 agosto 1980: Strage della stazione di Bologna.
  7. 7. LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA Il primo morto degli anni di piombo è spesso considerato Antonio Annarumma, ucciso il 19 novembre 1969 a Milano, mentre il primo atto della strategia della tensione che caratterizzò quegli anni fu la strage di piazza Fontana avvenuta a Milano il 12 Dicembre 1969.
  8. 8. L’INIZIO DELLA STRATEGIA DELLA TENSIONE Le stragi contribuiscono a far precipitare il clima già agitato. Se già c'erano turbolenze e manifestazioni di piazza che degeneravano in guerriglia urbana, il livello dello scontro si alza sempre di più e, mentre per gli attentati vengono accusate persone innocenti, come l’anarchico Pietro Valpreda, qualcuno comincia a parlare di "stragi di stato". Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 l'ex comandante fascista Junio Valerio Borghese, a capo del Fronte Nazionale, tenta un colpo di stato che passerà alla storia come Golpe Borghese  e che, per motivi non chiariti, viene improvvisamente annullato mentre è in fase di avanzata esecuzione. Nel quadro di quella che verrà poi definita da alcuni storici come "strategia della tensione", la società sembra sempre più divisa e si formano gruppi che fanno politica extraparlamentare e non rifiutano la violenza. Negli ambienti più estremi si passa alla clandestinità e alla lotta armata. Nella società si genera sempre più un clima di insicurezza e pericolo, anche perché non vengono compiuti soltanto attentati clamorosi, ma si verifica uno stillicidio continuo di attacchi contro obiettivi minimi, singoli cittadini, forze dell'ordine, fattorini di banca, in esecuzione di disegni talvolta rimasti ignoti e misteriosi.
  9. 9. TANTI GRUPPI TERRORISTICI Le sigle terroristiche: A sinistra nascono organizzazioni come i Gruppi d'Azione Partigiana (GAP), Nuclei Armati Proletari (NAP), Prima Linea (PL), i Comitati Comunisti Rivoluzionari (Co.Co.Ri), i Proletari Armati per il Comunismo (PAC), le Brigate Rosse (BR); A destra i Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), Ordine Nuovo, Ordine Nero,Terza Posizione, Avanguardia Nazionale.
  10. 10. MANIFESTAZIONI DI PIAZZA VIOLENTE Nelle manifestazioni di piazza molti manifestanti si presentano mascherati e spesso armati di spranghe, chiavi inglesi (la famosa "Hazet 36", lunga 40–45 cm), talvolta di bombe incendiarie o addirittura di pistole (come la "famosa" P38). In questa logica una fetta crescente dei cittadini, non solo appartenente all'elettorato tradizionalmente conservatore, si rassegna ad accettare una risposta di tipo "militare" da parte dello Stato e a giustificare l'adozione di provvedimenti restrittivi della libertà individuale.
  11. 11. SCONTRI DI PIAZZA
  12. 12. LA RISPOSTA DELLE ISTITUZIONI I partiti di governo - la Democrazia Cristiana, il Partito Socialdemocratico, il Partito Repubblicano, il Partito Liberale e il Partito Socialista -, rafforzati dal sostegno del Partito Comunista, trovarono l'intesa politica per elaborare una serie di leggi per far fronte alla situazione di crisi che il paese stava vivendo. La cosiddetta emergenza terrorismo provoca una involuzione poliziesca dello Stato italiano, con una diminuzione delle libertà costituzionali ed un ampliamento della discrezionalità delle forze di polizia. L'ampliamento del ricorso ai reati associativi o di pericolo presunto, fu l'ossatura normativa di un'emergenza che poi in Italia non è mai terminata. Emblematica è in questo senso la legge Reale che autorizzava la polizia a sparare nei casi in cui ne ravvisasse necessità operativa. La legge in questione suscitò molte polemiche e fu sottoposta a referendum, attuato l'11 giugno 1978, da cui emerse il favore da parte dell'opinione pubblica: il 76,5% votò per il mantenimento e il 23,5% per l'abrogazione Nel 1978 seguirà l'istituzione di corpi speciali con finalità antiterrorismo: il GIS (Gruppo Intervento Speciale) dei Carabinieri ed il NOCS (Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza) della Polizia. Nel 1980 verrà emanata la cosiddetta "Legge Cossiga" (legge n. 15 del 6 febbraio), che prevede condanne sostanziali per chi venga giudicato colpevole di "terrorismo" ed estende ulteriormente i poteri della polizia.
  13. 13. IL ‘77 L'anno della svolta violenta, quello che caratterizza il periodo, è probabilmente il 1977, così riassunto da Moroni e Balestrini:"nel '77, divampò la generalizzazione quotidiana di un conflitto politico e culturale che si ramificò in tutti i luoghi del sociale, esemplificando lo scontro che percorse tutti gli anni settanta, uno scontro duro, forse il più duro, tra le classi e dentro la classe, che si sia mai verificato dall'unità d'Italia. Quarantamila denunciati, quindicimila arrestati, quattromila condannati a migliaia di anni di galera, e poi morti e feriti, a centinaia, da entrambe le parti".
  14. 14. AUMENTANO I MORTI L'11 marzo 1977, durante scontri a Bologna lo studente Pier Francesco Lorusso, simpatizzante di Lotta Continua, cadde colpito a morte da un proiettile. Alle successive proteste degli studenti il ministro degli interni Francesco Cossiga rispose inviando mezzi cingolati nel centro di Bologna. Il 22 marzo a Roma muore, ucciso dal militante dei NAP Antonio Lo Muscio mentre tentava di arrestare su un autobus le due terroriste Maria Pia Vianale e Franca Salerno, l'agente di P.S. Claudio Graziosi. Il 21 aprile 1977 a Roma, nel corso degli eventi che seguirono lo sgombero dell'università, militanti dell'area dell'autonomia spararono contro le forze dell'ordine. L'allievo sottufficiale di P.S. Settimio Passamonti, raggiunto da due colpi, cadde ucciso. Il 12 maggio 1977 a Roma, in Piazza Navona, durante una manifestazione caratterizzata da duri scontri con le forze dell'ordine venne uccisa la studentessa Giorgiana Masi. Il 14 maggio 1977 a Milano, nel corso di una manifestazione, alcuni manifestanti dell'area dell'autonomia estrassero le pistole, presero la mira e aprirono il fuoco contro la polizia, uccidendo l'agente di P.S. Antonio Custra. Un fotografo riprese la scena di un dimostrante che a mani giunte punta la pistola contro la polizia e spara. È il tempo delle P38. Il 3 ottobre 1977 morì a Torino Roberto Crescenzio. Durante una manifestazione rimase gravemente ustionato a causa di una Molotov lanciata durante un attacco al locale dove si trovava come cliente, il bar l'Angelo Azzurro. La manifestazione era stata organizzata da vari gruppi di sinistra
  15. 15. IL CASO MORO Il 16 marzo 1978 le BR rapirono a Roma, in via Fani, Aldo Moro e massacrarono i cinque uomini della sua scorta. Era il giorno della presentazione alla camera del quarto governo Andreotti, detto della “solidarietà nazionale”, in quanto includeva a pieno titolo il PCI nella maggioranza. Artefice di tale operazione era stato Moro, per questo considerato dalle BR ago della bilancia politica italiana. L'agguato dei terroristi era stato preparato minuziosamente da lungo tempo. Non scattò nessun piano d'emergenza e i rapitori poterono facilmente eclissarsi. Le reazioni al rapimento furono convulse; il governo ottenne la fiducia, ma si dimostrò impotente di fronte alla situazione, tanto che i partiti della stessa coalizione si divisero fra gli intransigenti e i favorevoli alla trattativa (il cosiddetto “partito umanitario”, formato dai socialisti e da un parte della DC). I servizi segreti si dimostrarono inefficienti. Con il rapimento di Moro le BR si proponevano di ottenere dalla trattativa con il governo lo status di avversari politici e minare la solidarietà della coalizione di governo. Oltre che dei loro comunicati, le BR si servirono anche delle lettere indirizzate da Moro ai familiari, agli amici e a esponenti politici. A chiedere la libertà per il prigioniero intervennero il papa Paolo VI e il segretario dell'ONU. Schieratosi il governo sulla posizione degli intransigenti, le BR videro fallire il loro piano e si divisero al loro interno tra “falchi” e “colombe”. La vittoria dei primi nell'organizzazione fu evidente con il ritrovamento del cadavere dell'uomo politico il 9 maggio, dopo 55 giorni di prigionia, a bordo di un'auto parcheggiata a Roma, in via Caetani, a metà strada tra le sedi della DC e del PC.
  16. 16. GLI ANNI SETTANTA Gli anni Settanta furono questo ma anche altro. Furono partecipazione, solidarietà, cultura, arte, condivisione di ideali e sperimentazione di nuove forme di aggregazione giovanile. Furono un passaggio cruciale della vita politica, sociale e culturale italiana. Questa grande massa di energia fu convogliata, volutamente da parte di tanti, verso la violenza e l’eliminazione dell’avversario. La politica, le istituzioni, la società non furono all’altezza della situazione e non riuscirono a gestire le richieste di cambiamento che emergevano. Nella storia dei popoli le grandi fasi di passaggio avvengono attraverso la violenza se le parti in causa non riescono a dialogare. Purtroppo di questi anni rimane solo la versione negativa.

×