IL GENOCIDIO CAMBOGIANO
Cause
All’origine del genocidio, si possono annoverare le
idee comuniste di Pol Pot, capo di un’etnia , i Khmer.
Le sue id...
Modalità
Le prime azioni intraprese furono l’evacuazione delle
città, rimarrà storica quella di Phnom Penh: la
popolazione...
Vittime (etnie e categorie colpite)
Nella ”Kampuchea democratica” si
poteva essere uccisi per il solo fatto
di portare gli...
Risoluzione
Dopo che gli Stati Uniti, dal 1969 al 1973 sostennero la Cambogia (e quindi Pol Pot)
per abbattere il nemico c...
Roberta Gentili
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Il genocidio cambogiano

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Cause, modalità, vittime e risoluzione del genocidio cambogiano. Di Roberta Gentili, IIIA, a.s. 2013-2014, Ist. Compr. San Vito Romano (Rm)

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  1. 1. IL GENOCIDIO CAMBOGIANO
  2. 2. Cause All’origine del genocidio, si possono annoverare le idee comuniste di Pol Pot, capo di un’etnia , i Khmer. Le sue idee si possono così riassumere:  la società doveva cancellare tutte le cause di ingiustizia, ovvero le fabbriche (e i capitalisti) e l’agricoltura privata, fonti di disuguaglianze;  l’agricoltura collettiva doveva essere il mezzo per il “balzo in avanti”, per il riscatto economico della Cambogia;  tutto ciò che era occidentale (ovvero democratico) andava cancellato: banche, scuole, istruzione. Pol Pot, sotto influenza dell’idea marxista, decide di voler far diventare la Cambogia un importante paese a livello economico-sociale. Rende così tutta la Cambogia un enorme campo di lavoro ( successivamente sterminio),chiedendo ai cambogiani ore di lavoro disumane ( si lavorava 1416 ore al giorno). Pol Pot chiede dei sacrifici estenuanti, e quindi uccide di fatto il suo stesso popolo. Negli anni ’50 guida un esercito di Khmer fuorilegge; negli anni 60, uccidendo il segretario, diventa capo del partito della Kampuchea Democratica (=partito comunista); nel 1976, approfittando di un colpo di stato contro il re, va a capo della Cambogia ed inizia le deportazioni del suo popolo dalle città verso le campagne, nelle “fattorie democratiche”. L’ideale era stabilire l’ideale ed utopica società agraria comunista.
  3. 3. Modalità Le prime azioni intraprese furono l’evacuazione delle città, rimarrà storica quella di Phnom Penh: la popolazione intera venne mandata nei campi a lavorare per circa 12-14 ore al giorno ininterrottamente avendo come mangiare solo un piatto di riso in brodo. I dissidenti o chi non era considerato abbastanza puro per fare parte della società doveva essere ucciso e per questo furono costruiti campi di sterminio in tutto il Paese. Il più grande e il più famoso è quello a pochi chilometri di distanza dalla Capitale chiamato Choeung Ek.Non è rimasto molto se non migliaia di teschi tutti dentro la stupa memoriale, qualche vestito e tanti racconti. Il luogo più triste è quello chiamato “killing tree” ovvero l’albero della morte dove le persone venivano uccise legandone le mani e sbattedone il cranio contro il tronco, pratica utilizzata soprattutto per l’uccisione dei bambini. Come per il nazismo chi veniva portato al campo di sterminio non sapeva perché era lì e cosa sarebbe successo, nessuno sapere che da lì a breve sarebbe morto. E i metodi per uccidere erano violenti e sofferenti. Non si sparava perché i proiettili erano troppo cari ma si bruciava vivi, o il cranio veniva fracassato e poi tutti uno dopo l’altro venivano gettati in queste tombe comuni dove sono stati trovati sino a 300 cadaveri. Mentre la gente veniva torturata una banda suonava una musica per coprire le urla, e questo avveniva tutti i giorni, più volte al giorno. L’attesa per la morte non era lunga, massimo un giorno per vedersi compiere questo destino infausto.
  4. 4. Vittime (etnie e categorie colpite) Nella ”Kampuchea democratica” si poteva essere uccisi per il solo fatto di portare gli occhiali. E sì, perché gli occhiali erano segno di studio e di istruzione. E i khmer rossi volevano sradicare ogni segno della “cultura borghese”. Durante il regime di Pol Pot venivano passati per le armi tutti coloro che avevano frequentato le scuole superiori e l’università, unitamente a tutti gli appartenenti al ceto medio. Nei campi della morte finivano anche vecchi, donne, bambini. E, chi non era soppresso nei gulag “democratici”, moriva di stenti nelle città e nei villaggi. Uno dei primi provvedimenti del dittatore khmer fu quello di deportare buona parte della popolazione di Phnom Penh nelle “comuni agricole”. Il risultato furono l’impoverimento, la fame, le città deserte. Ancora non è accertato quante siano state le vittime accertate del delirio di Pol Pot e dei suoi accoliti. Ma le stime più prudenziali non vanno al di sotto dei due milioni di persone. Questi orrori appartengono al passato. Ma è di cruciale importanza ricordarli. Affinché mai più accada, in qualsiasi Paese della Terra, che si instauri un regime in cui gli uomini vengano divisi in due categorie: gli “dèi” (cioè i dirigenti) e gli “insetti” (cioè la stragrande maggioranza della popolazione
  5. 5. Risoluzione Dopo che gli Stati Uniti, dal 1969 al 1973 sostennero la Cambogia (e quindi Pol Pot) per abbattere il nemico comunista del Vietnam, nel 1973 ritirarono le loro truppe, dato che l’opinione pubblica americana era ormai diventata ostile a questa guerra che provocò tantissimi morti tra gli americani. Pol Pot allora fuggì e per tantissimi anni visse nascosto nelle foreste protetto dai suoi fedelissimi, fin quando, nel 1997, Pol Pot giustiziò il suo braccio destro di sempre, Son Sen, per aver voluto giungere ad un accordo con il nuovo governo. Per questo alcuni khmer cominciarono a non appoggiare più Pol Pot e lo consegnarono alle autorità per delitti contro l’umanità. La notte del 15 Aprile 1998, il programma radio "La voce dell'America", che Pol Pot ascoltava regolarmente, annunciò che i Khmer Rossi avevano accettato di consegnarlo ad un tribunale internazionale. Secondo la testimonianza di sua moglie, morì nel suo letto quella stessa notte. Il suo subordinato Ta Mok annunciò che la morte era dovuta ad un infarto. Nonostante la richiesta del governo cambogiano di ispezionare il corpo, esso venne cremato pochi giorni dopo a Anlong Veng, nella zona ancora sotto il controllo dei Khmer Rossi; ciò provocò forti sospetti che Pol Pot si fosse suicidato o fosse stato avvelenato.
  6. 6. Roberta Gentili IIIA, a.s. 2013-2014 Istituto Comprensivo San Vito Romano (Rm)

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