La profezia di Thiaoouba

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La profezia di Thiaoouba

  1. 1. LA PROFEZIA DI THIAOOUBAMichel DesmarquetPrima pubblicazione come “Abduction to the 9th planet” Credere non è sufficiente… Devi CONOSCERE Editore Inglese: Arafura Publishing 2004 Tradotto in Inglese dal manoscritto Francese (ora perduto) da Kay Smith. Traduzione Inglese edita e corretta da Dr. Tom Chalko, Louise Ovcar e Manninder Sekhon d’accordo con l’autore, Michel Desmarquet. Ogni modifica, nell’edizione Inglese, è documentata, eccetto che per errori ortografici e correzioni grammaticali. Michel Desmarquet, 1993-2004, Tutti I diritti riservati Resoconto di un viaggio intrapreso in Giugno 1987, Manoscritto completato in Gennaio 1989 Frequently Asked Questions e contatto: www.thiaoouba.comEdizioni precedenti: “Abduction to the 9th Planet” 1993, paperback ISBN 0- 646-15996-8, Reprinted 1993,1994,1999 (Australia), 1995 (USA); “Thiaoouba Prophecy” paperback ISBN 0-646-31395-9, Reprinted 1997 (Australia); “Thiaoouba Prophecy” e-book 2000, ISBN 0 9577882 3 1 Traduzione dall’Inglese di Pinco e Pallino. PREFAZIONE DELLAUTOREHo scritto questo libro come risultato di ordini ricevuti e ai quali ho obbedito.È inoltre una descrizione degli eventi che capitarono a me personalmente;questo io lo affermo.Immagino che, fino ad un certo punto, questa storia straordinaria appariràad alcuni lettori come fantascienza, una storia interamente inventata, ma ionon possiedo l’immaginazione che una tale costruzione richiederebbe.Questa non è fantascienza.Chi legge in buona fede, sarà in grado di riconoscere la verità nel messaggioche trasmetto dai miei nuovi amici alla gente del pianeta Terra.Questo messaggio, nonostante i numerosi riferimenti a razze e religioni, nonriflette alcun pregiudizio né razziale né religioso da parte dell’autore.Michel Desmarquet,
  2. 2. Gennaio 1989Hanno occhi ma non vedono, orecchie ma non odono… La Bibbia 1 ThaoMi svegliai improvvisamente, non sapendo quanto tempo avessi dormito. Erocompletamente sveglio, fresco e attento ma, buon dio, che ora potevaessere? Lina dormiva accanto a me, i suoi pugni chiusi, ma Lina dormesempre…Non avevo alcun desiderio di tornare a dormire e, inoltre, eranoprobabilmente già le cinque di mattina. Mi alzai, andai in cucina e controllail’orologio. Era solo mezzanotte e mezzo ed era insolito per me svegliarmi aquell’ora.Mi tolsi il pigiama e indossai pantaloni e camicia senza sapere il perché. Nonso neanche spiegare perché andai al mio scrittoio, presi un foglio, una biro,e osservai me stesso scrivere, come se la mano avesse una mente propria.“Mia cara, sarò assente per circa dieci giorni. Non serve assolutamente che tipreoccupi.”Lasciata la nota vicino al telefono, uscii e mi diressi verso a veranda.Camminando, evitai il tavolo sul quale la notte scorsa era rimasto il giocodegli scacchi, col re bianco ancora in scacco matto, e silenziosamente aprii laporta che conduce al giardino.La notte sembrava essere soffusa di una strana luce, che non aveva niente ache fare con le stelle. Istintivamente provai a ricordare in che fase fosseattualmente la luna, pensando che stesse probabilmente crescendo. Qui, nelnord-est dell’Australia dove vivo, le notti sono generalmente molto chiare.Scesi per le scale esterne e mi diressi verso le piante di pandano.Normalmente, a quest’ora, ci sarebbe dovuto essere un vero concerto dirane e grilli che con i loro stridii riempiono la notte di suoni. Ora invece c’eraun silenzio pesante e mi chiesi perché.Avevo fatto solo alcuni passi, quando improvvisamente i colori del filodendrocambiarono. Anche il muro della casa ed i pandani, tutto era inondato dauna specie di luce bluastra. Il prato sembrava ondulare sotto i miei piedi eanche la terra sotto i pandani sembrava ondulare. Il filodendro era distortoed il muro della casa assomigliava ad un lenzuolo che galleggiava nel vento .Incominciando a credere di non sentirmi bene, decisi di rientrare in casaquando, in quel preciso momento, mi sentii sollevare gentilmente da terra.Salii prima lentamente sopra il filodendro e poi, più rapido, fino a vedere lacasa diventare piccola, sempre più piccola sotto di me.“Cosa sta accadendo?” esclamai in totale confusione.“Va tutto bene adesso, Michel”In quel momento credetti di star sognando. Davanti a me, un essere umanodi grandezza impressionante, vestito con una tuta e indossando un cascocompletamente trasparente mi stava guardando, amichevole e sorridente.“No, non stai sognando” disse lei, rispondendo alla domanda che avevo inmente.“Si”, risposi, “capita sempre così nel sogno e alla fine ti ritrovi che sei cadutodal letto e hai un bernoccolo sulla fronte!” Lei sorrise. “Inoltre”, continuai,“stai parlando con me in Francese, la mia lingua natale, e tuttavia siamo inAustralia. Io parlo Inglese, lo sai!”“Anch’io”, rispose.
  3. 3. “Dev’essere un sogno, uno di quei sogni stupidi, oltretutto. Altrimenti, cosastai facendo sulla mia proprietà?”“Non siamo sulla sua proprietà, ma sopra di essa.”“Ah! È un incubo. Vedi, avevo ragione. Mi darò un pizzicotto!” Accompagnaile parole con l’azione. Ouch!Sorrise di nuovo. “Sei soddisfatto, adesso, Michel?”“Ma se non è un sogno, perché sono qui, seduto su questa roccia? Chi èquella gente laggiù, vestita alla moda del secolo scorso?”Cominciavo a distinguere, in una luce lattea, gente che parlava, e a pocadistanza, altri che si muovevano attorno.“E tu, chi sei? Perché non sei di grandezza normale?”“Io sono di grandezza normale, Michel. Nel mio pianeta siamo tutte così. Matutto a suo tempo, mio caro amico. Spero non ti dispiaccia se ti chiamo così?Se non siamo ancora amici, sono sicura che lo diventeremo presto.”Stava in piedi davanti a me, la sua faccia sorridente rifletteva intelligenza edemanava bontà da tutto il suo essere. Non sarebbe stato possibile incontrarequalcuno con cui sentirmi più a mio agio.“Naturalmente puoi chiamarmi come desideri. E tu come ti chiami?”“Il mio nome è Thao, ma prima, vorrei che tu sappia, una volta per tutte,che questo non è un sogno. È veramente qualcosa di abbastanza diverso.Per alcuni motivi che ti saranno spiegati più tardi, sei stato scelto perintraprendere un viaggio che pochissimi Terrestri hanno fatto, specialmentein epoche recenti.“In questo momento, io e te, ci troviamo in un universo che è parallelo aquello della Terra. Per consentirti di starci, lo stesso vale per noi, abbiamousato una ‘bolla d’aria’.“In questo istante, il tempo per te si è fermato, e tu potresti rimanere quiventi o cinquanta dei tuoi anni Terrestri e poi ritornare come se non fossimai partito. Il tuo corpo fisico rimarrebbe assolutamente immutato.”“Ma cosa sta facendo questa gente?”“Esistono al meglio che ci si possa aspettare e, come imparerai in seguito, ladensità demografica è molto bassa. La morte accade solo per suicidio oincidente. Il tempo è sospeso. Ci sono uomini e donne, così come alcunianimali, che hanno 30.000, 50.0000 anni Terrestri e anche molti di più”.“Ma perché sono qui e come sono arrivati qui? Dove sono nati?”“Sulla Terra… sono tutti qui per sbaglio.”“Per sbaglio? Cosa intendi dire?”“E’ molto semplice. Hai sentito parlare del triangolo delle Bermuda?” Annuii.“Bene, molto semplicemente, in questo punto, e in altri meno noti, questouniverso parallelo si confonde con il vostro universo, così che esiste tra lorouna curvatura naturale.“Persone, animali o anche oggetti che si trovano nelle immediate vicinanzedi una curvatura sono letteralmente risucchiati in essa. Quindi, puòsuccedere, per esempio, che un’intera flotta di navi sparisca in pochisecondi. A volte una persona o più persone possono ritornare nel vostrouniverso dopo alcune ore, alcuni giorni, o alcuni anni. Più spesso, tuttavia,non ritornano più.“Quando qualcuno ritorna e riferisce la sua esperienza, la maggior partedella gente non gli crede e se insiste è considerato ‘pazzo’. Per la maggiorparte del tempo, questa persona non racconta niente del tutto, rendendosiconto di come apparirebbe agli occhi dei suoi simili. A volte, ritorna senzamemoria, e se anche ne ritrova una parte, non riguarda ciò che è accadutonell’universo parallelo, quindi non fa luce sul soggetto.“C’è stato”, Thao continuò, “un tipico caso di questo passaggio nell’universoparallelo in nord America, dove un giovane è letteralmente scomparsomentre andava a prendere acqua ad un pozzo situato a qualche centinaio dimetri da casa sua. Circa un’ora dopo, familiari e amici si misero alla sua
  4. 4. ricerca e, poiché c’era appena stata una nevicata di circa venti centimetri,doveva essere abbastanza semplice, dovevano solo seguire le orme lasciatedal giovane. Ma proprio in mezzo al campo, le orme finirono.“Non c’erano alberi intorno, nessuna roccia sopra la quale poteva saltare,niente di strano o insolito, le orme semplicemente finivano. Qualcunocredette che fosse stato preso da una nave spaziale, ma questo non potevaessere, come capirai successivamente. Questo pover’uomo era statosemplicemente risucchiato dentro l’universo parallelo.”“Mi ricordo”, dissi, “ho sentito parlare di quel caso, ma tu come sai tuttoquesto?”“Scoprirai più tardi come lo so”, rispose lei enigmaticamente.Fummo interrotti dall’improvvisa apparizione di un gruppo di persone cosìbizzarre che di nuovo mi chiesi se questo non fosse tutto un sogno. Circauna dozzina di uomini, accompagnati da qualcosa che sembrava essere unadonna, emersero da dietro un mucchio di rocce, un centinaio di metri dadove eravamo. Lo spettacolo era ancora più singolare, poiché questi esseriumani, sembravano usciti dalle pagine di un documento preistorico. Conl’andatura dei gorilla, brandivano enormi clave che un uomo moderno nonsarebbe capace di alzare da terra. Queste creature spaventose stavanovenendo dritte verso di noi, urlando come bestie selvagge. Feci unmovimento per ritirarmi, ma Thao mi disse che non c’era nulla da temere edi stare fermo. Mise le mani sulla fibbia della cintura e si girò in modo daaffrontarli.Sentii una serie di piccoli clic e cinque degli uomini che sembravano i piùforti, caddero a terra, immobili. Il resto del gruppo si fermò subito ecominciò a gemere. Si prostrarono davanti a noi.Guardai ancora Thao. Era in piedi come una statua, la sua faccia immobile. Isuoi occhi fissavano quella gente come se stesse provando a ipnotizzarli.Appresi successivamente che stava dando ordini telepatici alla femmina delgruppo. Improvvisamente, questa donna si alzò e incominciò, almeno cosìmi parve, a impartire ordini agli altri con una voce gutturale. Poi, aiutarono arimuovere i corpi caricandoseli sulle spalle e trasportandoli verso il mucchiodi rocce menzionate prima.“Cosa stanno facendo?” Chiesi.“Ricopriranno i loro morti con pietre.”“Li hai uccisi?”“Ho dovuto.”“Cosa intendi dire? Eravamo davvero in pericolo?”“Certo che lo eravamo. Questa è gente che è stata qui per dieci o quindicimila anni, chi lo sa? Non abbiamo tempo per stabilirlo, ed inoltre, non è dialcuna importanza. Tuttavia, ciò illustra bene quello che ti stavo spiegandopochi momenti fa. Queste persone passarono in quest’universo in una certaepoca, e da allora hanno vissuto in quell’epoca.”“E’ spaventoso!”“Sono d’accordo. Comunque fa parte della natura, e quindi della leggeuniversale. Inoltre, sono pericolosi perché si comportano più come bestieselvagge che come esseri umani. Il dialogo non sarebbe stato possibile traloro e noi, come non è possibile tra loro e la maggior parte degli esseri chevivono in questo universo parallelo. Da un lato, sono incapaci di comunicare,e dall’altro, essi meno degli altri, capiscono cosa gli è accaduto. Eravamodavvero in pericolo, e se dico così ho fatto loro, proprio adesso, un favore,liberandoli.”“Liberandoli?”“Non sembrare così scioccato, Michel. Tu sai molto bene cosa intendo dire.“Sono liberati dai loro corpi fisici e ora possono continuare il loro ciclo, comeogni altro essere vivente, secondo il processo normale.”“Così, se capisco bene, questo universo parallelo è una maledizione, una
  5. 5. specie di inferno o di purgatorio?”“Non mi ero resa conto che tu fossi religioso!”“Ho fatto questo paragone solo per mostrarti che sto tentando di capire”,replicai, chiedendomi come potesse sapere se fossi religioso o meno.“Lo so, Michel, stavo solo prendendoti in giro. Eri nel giusto descrivendolocome una sorta di purgatorio, ma, naturalmente, questo è abbastanzaaccidentale. Infatti, è uno dei molti incidenti della natura. Un albino è unincidente, e anche un quadrifoglio può essere considerato tale. La tuaappendice è altrettanto un incidente. I vostri medici ancora si chiedonoquale possibile uso possa avere nel tuo corpo. La risposta è che non serve aniente. Ora, solitamente in natura, tutto ha una precisa ragione per esistere,ecco perché elenco l’appendice nella lista degli ‘incidenti’ naturali.“La gente che vive in questo universo, non soffre, né fisicamente némoralmente. Per esempio, se ti colpissi tu non sentiresti dolore, ma se i colpifossero abbastanza forti, anche senza dolore, tu potresti morire. Può esseredifficile da capire, ma è così. Coloro che vivono qui, non sanno nulla di ciòche ti ho appena spiegato, ed è una fortuna per loro, perché sarebberotentati di suicidarsi, che in ogni caso, qui, non è una soluzione.”“Cosa mangiano?”“Non mangiano, né bevono, perché non ne sentono il bisogno. Qui, ricordati,il tempo si è fermato, quei morti, neppure si decomporranno.”“Ma è terribile! Perciò, il più grande favore che si possa fare a questa genteè di ucciderla!”“Tu sollevi una questione importante. Effettivamente sarebbe una delle duesoluzioni.”“Qual è l’altra?”“Spedirli indietro da dove sono venuti, ma questo porrebbe grandi problemi.Poiché siamo in grado di usare la curvatura, potremmo restituire molti diloro al vostro universo e così liberarli, ma sono sicura che sei consapevoledegli enormi problemi che si creerebbero per la maggior parte di questagente. Qui, come già detto, ci sono persone che sono state qui per migliaiadi anni. Cosa accadrebbe se tornassero indietro nell’universo che lasciaronocosì tanto tempo fa?”“Potrebbero impazzire. Quindi, non c’è niente da fare.” Lei sorrisegentilmente alla mia affermazione.“Sei certamente l’uomo d’azione che ci serve, Michel, ma attento a saltarealle conclusioni, hai ancora molto da vedere.”Mise la mano sulla mia spalla, dovendo inclinarsi leggermente in avanti perfarlo. Sebbene in quel momento non lo sapessi, Thao misurava due metri enovanta, eccezionalmente alta per un essere umano.“Vedo con i miei occhi che abbiamo fatto la scelta giusta scegliendoti, haiuna mente astuta, ma non posso ancora spiegarti tutto, per due motivi.”“Cosa intendi dire?”“In primo luogo, è ancora troppo presto per tali spiegazioni. Voglio dire chedovrai essere istruito ulteriormente su certi punti prima di procedere oltre.”“Capisco, e in secondo luogo?”“Il secondo motivo è che ci stanno aspettando. Dobbiamo partire.”Con un tocco leggero, mi fece girare su me stesso. Seguii il suo sguardo erestai a fissare con gli occhi spalancati di sorpresa. A circa 100 metri da noic’era un’enorme sfera, dalla quale emanava un’aura bluastra. Più tardiappresi che misurava 70 metri di diametro. La luce non era costante maluccicante e sembrava un’opacità dovuta al calore, come quando si osservada distante la sabbia riscaldata dal sole d’estate.Questa enorme sfera ‘luccicava’ a circa dieci metri da terra. Senza finestre,nessuna apertura, nessuna scaletta, appariva liscia come il guscio di unuovo.Thao mi indicò di seguirla e andammo verso la sfera. Ricordo molto bene
  6. 6. quel momento. Durante il breve tempo trascorso per avvicinarci alla sfera,ero così eccitato che persi il controllo dei miei pensieri. Un costante flusso diimmagini mi attraversò la mente, come se fosse un film proiettato ad altavelocità. Mi vidi raccontare questa avventura alla mia famiglia e rividi gliarticoli di stampa che avevo letto a proposito degli UFO.Ricordo la tristezza che mi assalì, quando pensai alla mia famiglia che tantoamavo; mi vidi preso, come in una trappola, e mi venne in mente che avreipotuto non rivederli mai più…“Non hai assolutamente nulla di cui avere paura, Michel”, disse Thao.“Credimi. Ti riunirai alla tua famiglia molto presto, e in buona salute.”Credo che la bocca mi si sia aperta dalla sorpresa, cosa che innescò in Thaouna melodiosa risata, come raramente si sente tra noi Terrestri. Quella fu laseconda volta che lei lesse i miei pensieri; la prima volta pensai che fosseuna coincidenza, ma questa volta non potevano esserci dubbi.Quando arrivammo in prossimità della sfera, Thao mi mise di fronte a lei acirca un metro di distanza.“Non toccarmi per nessun motivo, Michel, qualunque cosa accada. Pernessuna ragione, hai compreso?”Fui preso alla sprovvista da questo ordine così esplicito, ma annuii.Appoggiò la mano su di una specie di ‘medaglione’ che avevo notato inprecedenza, ‘attaccato’ all’altezza del suo seno sinistro e con l’altra mano,teneva una cosa che somigliava ad una grande biro che staccò dalla cintura.Diresse poi ‘la biro’ sopra le nostre teste e in direzione della sfera. Penso diaver visto un fascio luminoso verde uscire da essa, ma non potrei essernesicuro. Poi puntò ‘la biro’ verso di me, l’altra mano ancora sul ‘medaglione’ esemplicemente ci sollevammo, simultaneamente, verso la parete dellamacchina. Proprio quando ero sicuro che stavamo per collidere con questa,una porzione del guscio si ritrasse come un enorme pistone all’interno di uncilindro, rivelando un’apertura di forma ovale, di circa tre metri di altezza.Tornammo sui nostri piedi, Thao ed io, con una specie di atterraggio dentrol’imbarcazione. Poi lasciò andare il ‘medaglione’ e con la destrezza di chi l’hafatto spesso, rinfoderò ‘la biro’.“Vieni. Possiamo toccarci adesso”, disse.Prendendomi per una spalla, mi guidò verso una piccola luce blu, cosìintensa che dovetti socchiudere gli occhi. Non avevo mai visto un colore delgenere sulla Terra. Quando fummo quasi sotto la luce, la parete dov’eraposizionata ‘ci lasciò passare’. Questo è l’unico modo di descriverlo. Dalmodo in cui il mio mentore mi stava conducendo, posso giurare che avreidovuto avere un bernoccolo considerevole sulla fronte, ma passammoattraverso il muro, come fantasmi! Thao rise calorosamente nel vederel’espressione scioccata sulla mia faccia. Questo mi fece bene. Ricordo la suarisata, come una brezza rinfrescante e rassicurante in un momento per menon facile.Avevo spesso parlato con gli amici dei ‘dischi volanti’ ed ero persuaso cheesistessero, di fatto esistono, ma quando sei davvero di fronte alla realtà,così tante domande ti annebbiano il cervello da farti pensare che scoppierà.Naturalmente, dentro di me ero deliziato. Dall’atteggiamento di Thao neimiei riguardi percepivo che non avevo nulla da temere. Tuttavia, lei non erasola: mi chiedevo se anche gli altri fossero così. Nonostante fossi affascinatoda questa avventura, mi chiedevo ancora se avessi mai più rivisto i mieifamigliari. Già sembravano così lontani, quando solo pochi minuti prima eronel mio giardino.Ora stavamo ‘scivolando’ al livello del suolo lungo un corridoio simile a untunnel che portava ad una piccola stanza, le cui pareti erano di un giallo cosìintenso che dovetti chiudere gli occhi. Le pareti formavano una volta,esattamente come se fossimo dentro una ciotola rovesciata.Thao mi coprì il capo con un casco fatto di un materiale trasparente e notai,
  7. 7. aprendo un occhio, che questo mi permetteva di tollerare la luce.“Come ti senti?” chiese.“Meglio, grazie, ma quella luce, come puoi sopportarla?”“Non è una luce. È semplicemente il colore delle pareti di questa stanza inquesto momento.”“Perché ‘in questo momento’? Mi avete portato qui per ridipingerla?”Scherzai.“Non c’è alcuna vernice. Ci sono solo vibrazioni, Michel. Tu credi ancora diessere nel tuo universo terrestre, ma non è così. Adesso sei in una dellenostre navi spaziali a portata super lunga, capace di viaggiare a parecchievolte la velocità della luce. Partiremo presto, se ti distenderai su questacuccetta…?”Là, nel centro della stanza, c’erano due contenitori, sembravano più duebare senza coperchio. Mi allungai in una di queste e Thao nell’altra. La sentiiparlare in un linguaggio sconosciuto, ma molto armonioso. Desideravoalzarmi un poco, ma non potevo, essendo trattenuto da una forza ignota einvisibile. Il colore giallo scomparve progressivamente dalle pareti, peressere sostituito da un azzurro che era sicuramente non meno intenso.Erano state ‘ridipinte’…”Un terzo della stanza diventò improvvisamente buio e notai minuscole luciscintillare come stelle.La voce di Thao risuonò chiara nel buio. “Queste sono stelle, Michel.Abbiamo lasciato l’universo parallelo alla Terra e ci lasceremo il tuo pianetasempre più indietro, per portarti a visitare il nostro. Sappiamo che saraimolto interessato al viaggio, ma anche alla nostra partenza, che saràpiuttosto lenta, per il tuo bene.“Possiamo guardare lo schermo che vedi di fronte a te.”“Dov’è la terra?”“Non siamo ancora in grado di vederla, essendo quasi direttamente sopra diessa, a circa dieci mila metri di altezza…”Improvvisamente, si sentì una voce, che sembrava parlare lo stessolinguaggio che Thao aveva usato qualche momento prima. Thao risposebrevemente e poi la voce si rivolse a me in Francese, Francese eccellente,anche se il tono era più melodico di quanto lo sia tipicamente, dandomi ilbenvenuto a bordo. Era proprio il ‘benvenuto a bordo’ delle nostrecompagnie aeree, e ricordo che la cosa mi divertì molto, vista la situazioneveramente unica nella quale mi trovavo.Nello stesso istante, sentii un leggero movimento dell’aria che divennefredda, come se avessero acceso l’aria condizionata. Le cose cominciarono asuccedere rapidamente. Sullo schermo, apparve quello che non potevaessere altro che il sole. Inizialmente, sembrava toccare il bordo della Terra,più precisamente il sud America, come scoprii più tardi. Di nuovo, mi chiesise stessi sognando. Secondo dopo secondo l’America si restringeva.L’Australia non poteva essere vista, poiché i raggi del sole non l’avevanoancora raggiunta. Ora i contorni del pianeta si distinguevano e sembrava cimuovessimo intorno al globo, verso una posizione sopra il Polo Nord. Là,cambiammo direzione, allontanandoci dalla Terra ad una velocità incredibile.La nostra povera Terra si trasformò in una palla da basket, poi in una pallada biliardo fino a scomparire, o quasi, dallo schermo. Invece, la mia visionefu riempita dal sobrio blu dello spazio. Girai la testa nella direzione di Thaosperando in ulteriori spiegazioni.“Ti è piaciuto?”“E’ stato meraviglioso, ma così veloce; è possibile viaggiare ad una talevelocità?”“Questo non è niente, mio caro amico. Siamo ‘decollati’ moltodelicatamente. Solo adesso stiamo viaggiando a piena velocità”“A che velocità?” interruppi.
  8. 8. “Parecchie volte la velocità della luce.”“Della luce? Ma quante volte? E’ incredibile! E a proposito della barriera dellaluce?”“Posso ben capire che ti sembra incredibile. Neppure i tuoi esperti locrederebbero, ma, tuttavia, è la verità.”“Tu dici parecchie volte la velocità della luce, ma quante volte?”“Michel, durante questo viaggio molte cose ti saranno rivelateintenzionalmente, molte cose, ma ci saranno anche dettagli ai quali nonavrai accesso. La precisa velocità della nostra nave spaziale è uno di questidettagli. Sono spiacente, perché so che ti deluderà non poter soddisfaretutte le tue grandi curiosità, ma ci saranno così tante cose nuove einteressanti da vedere e imparare, che non devi preoccuparti troppo, quandole informazioni ti sono negate.”Il suo modo di parlare indicava che la discussione era chiusa ed io noninsistei ulteriormente, percependo che continuare sarebbe stato scortese.“Guarda” mi disse. Sullo schermo comparve un puntino colorato e crescevavelocemente.“Che cos’è?”“Saturno.”Il lettore deve perdonarmi se le descrizioni che faccio non sono cosìdettagliate come potrebbe desiderare, ma dev’essere compreso che nonavevo ancora recuperato a pieno tutti i miei sensi. Avevo visto così tanto, incosì poco tempo, ed ero in qualche modo ‘disorientato’.Mentre ci avvicinavamo, il famoso Saturno diventava sempre più grandesullo schermo. I suoi colori erano meravigliosi, incomparabili a qualsiasi cosaavessi mai visto sulla Terra. C’erano gialli, rossi, verdi, azzurri, arancio;all’interno di ogni colore, una gamma infinita di sfumature si mescolavano,separavano, diventavano più forti, poi più leggere, creavano i famosi anelli econfinato dentro di essi…Era uno spettacolo stupefacente, che riempiva sempre di più il nostroschermo.Rendendomi conto di non essere più trattenuto dal campo di forza, vollirimuovere la maschera così da vedere meglio i colori, ma Thao mi segnalòche non dovevo far niente del genere.“Dove sono i satelliti?” Chiesi.“Puoi vederne due, quasi affiancati, alla destra dello schermo.” “Quantosiamo lontani?”“Dovremmo essere approssimativamente a 6.000.000 di chilometri, o forsepiù. Sul ponte di volo, naturalmente, lo sanno con precisione, ma per dartiuna valutazione precisa, dovrei sapere se la nostra ‘macchina fotografica’ è apieno zoom oppure no.”Improvvisamente Saturno scomparve sul lato sinistro dello schermo, che siriempì nuovamente del ‘colore’ dello spazio.Credo fu in quel momento che mi sentii esaltato, come mai in precedenza.Mi colpì il fatto che stavo per vivere una straordinaria avventura, è perché?Non avevo chiesto niente e non avevo mai contemplato la possibilità (chiavrebbe osato?) di vivere una tale avventura.Thao si alzò. “Puoi fare lo stesso adesso, Michel.” Obbedii e ci ritrovammoancora uno a fianco all’altra al centro della cabina. Solo in quel momentonotai che Thao non indossava più il suo casco.“Puoi spiegarmi”, chiesi, “perché proprio adesso stavi ancora portando ilcasco, mentre io ero in grado di accompagnarti senza indossarne uno, edinvece adesso io lo indosso mentre tu sei senza?”“E’ molto semplice. Noi veniamo da un pianeta batteriologicamente moltodiverso dalla Terra, che per noi è un vero terreno di coltura. Quindi, permettermi in contatto con te, ero obbligata a prendere questa precauzionebasilare. Tu stesso eri un pericolo per me, ma ora non lo sei più.”
  9. 9. “Non ti seguo.”“Quando sei entrato in questa cabina, i colori erano troppo intensi per te e tiho dato il casco che stai ora indossando, che è stato studiato appositamenteper te. In effetti, eravamo in grado di prevedere la tua reazione.“Durante il breve periodo in cui la cabina era gialla e poi blu, l’ottanta percento dei batteri pericolosi che erano in te è stato distrutto. In quelmomento forse hai sentito l’aria molto fresca, simile a quando è in funzioneun condizionatore; era un’altra forma di disinfezione tramite… chiamiamolaradiazione, anche se non è la parola corretta, non è traducibile in alcuno deilinguaggi terrestri. In questo modo sono stata disinfettata al cento percento, ma tu hai ancora batteri sufficienti per nuocerci considerevolmente. Tidarò queste due pillole, ed in tre ore potrai considerarti tanto ‘puro’ quantouna di noi.”Mentre parlavamo, prese una piccola scatola da un lato della cuccetta,estrasse le pillole e me le diede, unitamente ad una provetta contenente unliquido che supposi fosse acqua. Le inghiottii entrambe, e per farlo, alzai labase del casco. In seguito… bene, tutto accadde molto velocemente e fututto molto strano.Thao mi prese in braccio, mi mise sulla cuccetta e mi tolse il casco. Vidiquesto accadere da due o tre metri sopra il mio corpo! Immagino che alcunecose in questo libro sembreranno incomprensibili ad un lettore noninformato, ma vidi il mio corpo da distante e potevo muovermi nella stanzasemplicemente col pensiero.Thao parlò. “Michel, lo so che mi vedi e mi senti, ma io non sono in grado divederti, quindi non posso guardarti quando ti parlo. Il tuo ‘essere Astrale’ halasciato il tuo corpo. Non è pericoloso, non c’è bisogno di preoccuparsi. Soche questo ti accade per la prima volta, e c’è gente che si lascia prenderedal panico…“Ti ho dato un farmaco speciale per ripulire il tuo corpo da tutti i batteri chesono pericolosi per noi. Ti ho anche dato un altro medicinale che haprovocato l’uscita del tuo essere Astrale dal tuo corpo, questo durerà treore, il tempo che ci vorrà per purificarti. In questo modo, potrai poi visitareil nostro veicolo spaziale, senza pericolo di contaminazione per noi e senzaperdite di tempo.”Per quanto strano potesse sembrare, trovai questa cosa naturale, e laseguii. Era affascinante. Thao arrivò di fronte ad un pannello scorrevole chesi aprì per lasciarci passare in un alloggiamento dopo l’altro. Io la seguivo adistanza e ogni volta, se il pannello si richiudeva prima che io laraggiungessi, semplicemente ci passavo attraverso.Finalmente raggiungemmo una stanza circolare, di circa 20 metri didiametro, in cui c’erano almeno una dozzina di ‘astronaute’, tutte donne etutte all’incirca delle stesse dimensioni di Thao. Thao si avvicinò ad ungruppo di quattro che erano sedute su delle enormi poltrone dall’aspettoconfortevole, sistemate in cerchio. Quando si sedette nella poltrona libera, lequattro teste si girarono verso di lei con fare interrogativo. Sembrava quasiche provasse piacere a farle attendere: infine parlò.Ero di nuovo affascinato nel sentire quel linguaggio; le assonanze erano perme nuove, e le intonazioni così armoniose che chiunque avrebbe pensatostessero cantando. Tutte loro sembravano essere notevolmente interessatealla relazione di Thao. Supposi stessero parlando di me, pensando a ragionedi essere lo scopo principale della loro missione.Quando Thao si fermò, le domande fluirono, e due altre astronaute siunirono al gruppo. La discussione crebbe e si sviluppò un tono di aumentatoeccitamento.Non capendo una parola di ciò che veniva detto, e avendo notato entrandotre persone posizionate davanti a schermi che mostravano immaginitridimensionali, colorate più o meno vividamente, mi avvicinai e scoprii che
  10. 10. quella doveva essere certamente la sala di controllo del veicolo spaziale.Essere invisibile rese questo ancora più interessante, poiché ogni persona acui mi avvicinavo eseguiva le proprie funzioni senza essere disturbata, oaddirittura distratta, dalla mia presenza.Su uno schermo più grande degli altri, fui in grado di discernere dei puntini,alcuni più grandi di altri e alcuni più luminosi, che si muovevanocostantemente e senza interruzione nelle loro direzioni prescritte, alcuniverso la sinistra dello schermo e altri verso destra.La loro velocità aumentava mentre crescevano sullo schermo e infineuscivano da esso. I loro colori erano spesso brillanti e straordinariamentebelli, variando da toni delicati ad un giallo accecante, come la luce del nostrosole.Presto mi resi conto che erano i pianeti e i soli tra i quali stavamonavigando, e fui assolutamente affascinato dalla loro silenziosa progressioneattraverso lo schermo. Non posso dire quanto tempo rimasi ad osservarli,quando improvvisamente un suono sconosciuto riempì la cabina, un suonoche era dolce e allo stesso tempo insistente, e che era accompagnato damolte luci lampeggianti.L’effetto fu immediato. Le astronaute che stavano parlando con Thao, siavvicinarono adesso al posto di controllo, e ognuna sedette in un posto chesembrava essere assegnato proprio a lei. Tutti gli sguardi erano fissatiattentamente sugli schermi.Proprio al centro di questi grandi schermi, iniziai a vedere un’enorme massache mi riesce difficile descrivere. Posso dire solo che era di forma rotonda edi colore blu-grigio. Rimase immobile al centro dello schermo.Nella stanza tutto era silenzioso. L’attenzione generale era focalizzata su treastronaute al comando di un’apparecchiatura di forma oblunga che potevasembrare per alcuni versi, un nostro computer.Improvvisamente, coprendo una vasta area di ciò che pensavo fosse laparete della cabina, fui stupefatto di vedere un’immagine di New York, no!Quella è Sydney, dissi a me stesso, tuttavia il ponte è diverso… ma era unponte?La mia sorpresa fu tale che dovetti chiedere a Thao, a fianco della quale eroin piedi. Avevo però dimenticato che non ero più nel mio corpo fisico enessuno poteva sentirmi. Ero in grado di sentire Thao e le altre commentarequello che stavano vedendo, ma non comprendendo il loro linguaggio, nonmi servì a nulla. Ero comunque convinto che Thao non mi avesse mentito equindi avevamo veramente lasciato la Terra dietro di noi. Il mio mentore miaveva spiegato che viaggiavamo a parecchie volte la velocità della luce… eavevo visto Saturno passare vicino, e successivamente, ciò che hoimmaginato essere pianeti e soli; così eravamo tornati indietro, e perché?Thao parlò ad alta voce e in Francese, cosa che indusse tutte a girarsi versodi lei.“Michel, stiamo stazionando sopra il pianeta Arèmo X3 che è grande quasidue volte il pianeta Terra, e come puoi vedere sullo schermo, abbastanzasimile al tuo mondo.“Non posso spiegarti in dettaglio la nostra missione, poiché devo partecipareall’operazione, ma lo farò in seguito. Per metterti sulla giusta traccia, ti diròche la nostra missione riguarda le radiazioni atomiche così come tu leconosci sulla Terra.”Tutte sembravano preoccupate: ognuna sapeva esattamente cosa fare equando farlo. Eravamo stazionari. Il largo pannello proiettava l’immagine delcentro di una città. Chi legge dovrebbe capire che questo grande pannelloera in effetti, nient’altro che un enorme schermo televisivo che proiettavaun’immagine in rilievo così reale, che era come guardare fuori dalla finestradi un’alta costruzione.La mia attenzione si spostò ad un altro schermo più piccolo controllato da
  11. 11. due delle mie ‘hostess’. Su questo pannello potevo vedere la nostra navespaziale, così come l’avevo già vista nel nostro universo parallelo. Mentreosservavo, mi sorpresi di vedere, leggermente sotto la metà della nostranave, l’eiezione di una piccola sfera, come un uovo di una gallina. Una voltaall’esterno, la sfera accelerò rapidamente verso il pianeta sotto di noi. Comesparì dalla nostra vista, un’altra emerse alla stessa maniera e poi una terza.Notai che ogni sfera era controllata in schermi separati da gruppi differentidi astronaute.La discesa delle sfere poteva ora essere facilmente seguita sul grandepannello. La distanza avrebbe dovuto renderle invisibili in breve tempo, marimasero in vista, e ne dedussi che la telecamera doveva possedere uno‘zoom’ straordinariamente potente. Effettivamente, l’effetto dello zoom eracosì forte che la prima sfera scomparve alla destra del pannello e la secondaalla sinistra. Al momento potevamo vedere solo quella centrale e seguirne ladiscesa a terra abbastanza chiaramente. Si arrestò al centro di una grandepiazza situata tra palazzi condominiali. Si librava là, come se fosse sospesa aparecchi metri da terra. Le altre sfere erano monitorate con la stessachiarezza. Una era sopra il fiume che attraversava la città, l’altra sopra unacollina, vicino alla città.Inaspettatamente, il pannello proiettò una nuova immagine. Potevo adessovedere distintamente le porte dei palazzi condominiali, o piuttosto i vani,poiché dove sarebbero dovute esserci le porte, c’erano solo aperture.Ricordo chiaramente che fino a quel momento non mi ero reso conto diquanto strana fosse questa città…Niente si era mosso… 2 Distruzione AtomicaUna sola parola può comunicare quello che apparve sullo schermo:‘Desolazione’. La strada che stavamo osservando, pezzo dopo pezzo, eraingombrata da ‘cumuli’ posizionati, generalmente, uno dietro l’altro. Alcuniin disparte, mentre altri posti proprio nel mezzo delle aperture degli edifici.Impercettibilmente, la telecamera ingrandì l’immagine più vicina e prestocapii che quei ‘cumuli’ dovevano essere veicoli; veicoli che erano in qualchemodo simili nella forma, a barche dal fondo piatto.Intorno a me, le astronaute erano occupante alle loro postazioni. Da ognisfera emergeva un lungo tubo che discendeva lentamente verso lasuperficie. Quando la fine del tubo toccava terra, si alzava una piccola nubedi polvere, e mi resi conto che anche i veicoli erano coperti di una spessacoltre di polvere, rendendoli senza forma ed irriconoscibili. Naturalmente, lasfera che sorvolava il fiume aveva il proprio tubo immerso nell’acqua. La miaattenzione si fissò adesso sullo schermo, dato che la scena era abbastanzaaffascinante, ebbi l’esatta impressione di essere sulla strada.La mia attenzione fu attratta particolarmente da un luogo adombratoall’entrata di una costruzione. Potrei giurare che qualcosa si era mosso…Avvertii inoltre che c’era una certa agitazione fra le astronaute. Bruscamentee con una serie di scatti, ‘la cosa’ venne alla luce. Fui sconvolto da ciò chevidi. Per quanto riguarda le mie ‘hostess’, al di là di alcune frasi espresse piùrapidamente, e qualche esclamazione che poteva esprimere emozione, devodire che in realtà non sembravano veramente sorprese. Tuttavia ciò chestavamo vedendo così chiaramente sullo schermo era uno scarafaggio
  12. 12. orribile, lungo circa due metri e alto 80 centimetri.Il lettore avrà certamente visto, qualche volta, questi brutti, piccoli insettiche abbiamo sulla Terra, particolarmente nei climi caldi, che vivono negliarmadi e nei luoghi umidi.Converrete che sono nauseanti, ma i più grandi non superano i cinquecentimetri di lunghezza. Immaginatene, allora, uno delle dimensioni che viho descritto. Era veramente un abominio.Il tubo cominciò a ritrarsi dalla sfera, era ancora ad un metro da terra,quando improvvisamente, la creatura si precipitò in avanti per attaccarequesta cosa che si muoveva. Non sicura, si fermò ancora, quando da sottol’edificio, comparve un vero sciame di quelle creature, riversandosi fuori unadietro l’altra. Proprio in quel momento, un intenso raggio di luce blu irradiòdalla sfera, passò rapidamente sopra il gruppo, riducendolo istantaneamentein polvere carbonizzata. Una nube di fumo nero nascose l’entrata dell’edificioalla nostra vista.La mia curiosità si destò ulteriormente, guardai gli altri schermi, ma nonindicavano alcun problema. La sfera sul fiume, stava tornando verso di noi,e la sfera sulla collina ritrasse il tubo, si mosse un po’ più in alto e riabbassòil tubo, assieme ad un secondo cilindro sopra la sfera. Supponevo,chiaramente, che le astronaute stessero raccogliendo campioni di terreno,acqua e aria. Essendo nel mio corpo Astrale, non potevo fare a Thao alcunadomanda; sembrava comunque abbastanza occupata a conferire con duedelle ‘hostess’. Le sfere cominciarono a salire verso di noi e furono presto‘riassorbite’ dal nostro veicolo spaziale.Quando l’operazione fu completa, Thao e le altre due astronaute, preseroposto di fronte alle rispettive postazioni. Istantaneamente le immagini chericevemmo sul pannello e sugli schermi cambiarono completamente.Capii che stavamo partendo, quando ognuna prese il proprio posto. Osservaiche tutte le astronaute avevano la stessa postura nei loro sedili, e ciò miincuriosì. Più tardi appresi che erano trattenute da un campo di forza,esattamente come un’imbracatura di sicurezza avrebbe trattenuto unacontrofigura sulla Terra.I soli illuminavano il pianeta attraverso una nebbia rossastra. Eravamo giàpartiti allora, e supposi che stavamo seguendo il profilo del pianeta allastessa altitudine. Infatti, potevamo vedere un’area desertica passare,disseminata di aridi letti di fiume che a volte si incrociavanoperpendicolarmente. Mi venne in mente che potessero essere dei canali, ocome minimo fatti artificialmente.Il pannello rivelava immagini di una città apparentemente intatta, poiscomparve e lo schermo divenne vuoto. Il vascello aveva ovviamenteacquistato velocità volando sopra il pianeta, in quanto le immagini suglischermi più piccoli, che mostravano un lago o un mare interno, passavanovia velocemente. Improvvisamente si sentirono alcune esclamazioni eimmediatamente rallentammo. Lo schermo fu riacceso e presentò un primopiano del lago. Ci fermammo.Potevamo chiaramente vedere una porzione del litorale e, oltre alcunegrandi rocce, vicino al lago, identificare delle strutture cubiche cheimmaginammo essere abitazioni. Non appena ci fermammo, le sferericominciarono le loro operazioni, proprio come prima.Ricevemmo alcune foto eccellenti da una delle sfere che si librava sopra laspiaggia ad un’altezza che giudicai essere dai 40 ai 60 metri da terra. Il suotubo si estendeva sino alla spiaggia. Molto chiaramente trasmise la scena diun gruppo di esseri umani… In effetti, a prima vista, erano identici alla genteche si trova sulla Terra.Avevamo una visione molto ravvicinata. Nel mezzo del pannello comparve lafaccia di una donna dall’età incerta. Aveva la pelle marrone, con lunghicapelli neri che le scendevano fino ai seni. Come potemmo vedere su un
  13. 13. altro schermo, era praticamente nuda. Solo la sua faccia sembrava esseredeformata, era Mongoloide.Quando la vidi non capii subito che era deformata, semplicemente supposiche avevamo a che fare con una razza di umani solo un po’ diversa dallanostra; come agli scrittori di fantascienza piace descriverli: tutti storti, congrandi orecchie o qualcosa di simile. Ricevemmo ancora altre foto, e inquest’altro gruppo, gli uomini e le donne assomigliavano alla razzapolinesiana. Era tuttavia evidente che più della metà di queste persone era odeforme o consumata da qualcosa che sembrava essere lebbra.Stavano guardando verso la sfera, gesticolavano e apparivano molto agitate.Molte di più emergevano dalle costruzioni cubiche che risultarono essere leloro abitazioni, e che descriverò un po’.Queste strutture somigliavano molto ai ‘fortini’ della seconda guerramondiale, a cui erano stati aggiunti dei camini molto grossi, (installati,pensai, per la ventilazione degli edifici) che sembravano innalzarsi da terrasolo di un metro. Questi fortini erano tutti costruiti con lo stessoorientamento e le persone che ne uscivano, lo facevano attraverso aperturenei lati in ombra…Senza preavviso mi sentii risucchiato indietro lontano dal pannello.Rapidamente passai attraverso vari divisori fino a ritrovarmi, ancora unavolta, nella cabina dove il mio corpo fisico giaceva disteso sulla cuccetta,proprio come l’avevo lasciato.Immediatamente tutto divenne nero. Ricordo benissimo la sgradevolesensazione che ne seguì! Sentii i miei arti pesanti come piombo, e quandocercai di muoverli, era come se fossi paralizzato. Non potevo capire cosa miimpediva di muovermi. Devo confessare che mi feci un po’ prendere dalpanico e desiderai con tutto il mio cuore di poter ancora lasciare il corpofisico, ma non potei fare neanche quello.Non so quanto tempo trascorse prima che la cabina diventassegradualmente inondata della più riposante luce verde-blu. Infine entrò Thao,indossando un vestito diverso.“Mi dispiace averti fatto aspettare, Michel, ma finché il tuo corpo fisico non tirichiamava, mi era impossibile venire ad aiutarti.”“Non scusarti, capisco perfettamente,” interruppi, “ma credo di avere unproblema, non riesco a muovermi. Sono sicuro che qualcosa in me si èdisconnesso.”Lei sorrise e mise la sua mano appena accanto alla mia, senza dubbiomettendo in funzione una sorta di meccanismo di controllo; fuiimmediatamente libero.“Ancora mille scuse Michel. Avrei dovuto indicarti il punto dove si trova lacellula di controllo per le imbracature di sicurezza. Tutti i sedili, i letti o lecuccette ne sono dotati, e si attivano automaticamente una volta occupati,se si riscontra anche la minima possibilità di pericolo.“Quando la nave arriva in un’area pericolosa, i tre computer che gestisconola sicurezza, provocano la chiusura dei campi di forza. Quando poi il pericoloè passato li liberano automaticamente.“Allo stesso tempo, se vogliamo liberarci in una zona considerata pericolosa,o se semplicemente vogliamo cambiare posizione, dobbiamo solo passareuna mano o un dito davanti alla ‘cellula’ e il campo di forza è neutralizzatoimmediatamente. Quando poi ritorniamo al nostro posto, siamo di nuovotrattenuti automaticamente.“Ora, ti chiedo di andare a cambiarti, ti mostro dove. Nella stanza vedrai unbaule aperto dove puoi mettere i tuoi vestiti, di fatto tutto ciò che indossitranne gli occhiali. Troverai un abito, che indosserai prima di incontrarmi dinuovo qui.”Thao si chinò e prendendomi la mano, mi aiutò ad alzarmi. Ero veramenterigido. Entrai nella piccola stanza che mi aveva indicato, mi svestii
  14. 14. completamente ed indossai l’abito, che mi andava perfettamente bene. Ciòera sorprendente, visto che nonostante i miei 178 centimetri di altezza, eroun nano rispetto alle mie ‘hostess’.Poco dopo, tornato in cabina, Thao mi consegnò qualcosa a forma dibracciale, erano in verità un paio di enormi occhiali.Un po’ come gli occhiali da motociclista, erano notevolmente colorati. Allasua richiesta, li indossai e per farlo dovetti togliere i miei, poiché sarebberostati schiacciati da questi più grandi. Si inserirono perfettamente nellasagoma dei miei occhi.“Un’ultima precauzione,” disse.Alzando la mano verso il divisorio, in qualche modo attivò un meccanismo,poiché la luce intensa riapparve e ne sentii l’intensità nonostante i fortiocchiali. Inoltre mi accorsi ancora una volta della corrente d’aria fresca.Le luci si spensero. La corrente d’aria non si sentì più, ma Thao non simosse, sembrava stesse aspettando qualcosa. Finalmente si udì una voce eThao mi tolse i grandi occhiali colorati. Li sostituii con i miei e mi chiese diseguirla. Prendemmo la stessa direzione di quando l’avevo seguita in corpoAstrale e ci trovammo di nuovo nella stanza di comando.Una delle astronaute più vecchie (dico più vecchia, ma forse dovrei dire ‘piùseria’ poiché sembravano avere tutte all’incirca la stessa età) fece un brevecenno a Thao che mi mise a sedere davanti al pannello, chiedendomi dirimanere là. Rapidamente raggiunse la sua collega e capii che erano moltooccupate.Quanto a me, cominciai a controllare se potevo davvero liberarmi dal campodi forza. Non appena mi sedetti, fui effettivamente ingessato alla sedia, unasensazione che non mi piacque per niente.Spostando un po’ la mano, trovai che mi ero immediatamente liberato e ciòdurava fintanto che la mia mano rimaneva davanti alla cellula.Il pannello trasmetteva un’immagine di circa 500 persone in piedi sulla rivae abbastanza vicine ai ‘fortini’. Grazie ai primi piani possibili con letelecamere, avevamo una visione eccellente di queste persone, che eranotutte quasi nude, dal più vecchio al più giovane. Di nuovo, potei notare chemolti di loro erano deformi o presentavano delle brutte ferite. Tuttigesticolavano nella direzione delle sfere che stavano prelevando campioni diterreno e di sabbia, ma nessuno si avvicinava. Gli uomini dall’aspetto piùforte portavano ciò che sembravano essere dei machete, o delle sciabole.Pareva stessero guardando qualcosa di particolare.Sentii toccarmi la spalla e mi girai sorpreso. Era Thao. Mi sorrise e ricordocon chiarezza di aver apprezzato, per la prima volta, la bellezza e nobiltà delsuo viso.Ho già accennato ai suoi capelli, che erano lunghi e morbidi, di colore biondodorato, che le cadevano sulle spalle e incorniciavano il volto di formaperfettamente ovale. Aveva una fronte grande e un po’ sporgente.I suoi occhi blu malva e le lunghe ciglia arricciate sarebbero state l’invidia dimolte donne sul nostro pianeta. Le sopracciglia curvate all’insù, simili alle alidi un gabbiano, aggiungevano un fascino unico. Sotto i suoi occhi, chebrillavano e a volte stuzzicavano, c’era il naso, ben proporzionato eleggermente schiacciato nella parte inferiore, che accentuava una boccasensuale. Quando sorrideva, rivelava dei denti perfetti, così perfetti che sipoteva pensare fossero falsi. (Questo mi avrebbe sorpreso.) Il mento, dibella forma ma un po’ angolare, suggeriva una determinazione ostinata chesembrava in qualche modo maschile, ma che non riduceva il suo fascino.Una debole ombra di peli sopra il labbro superiore avrebbe potuto rovinarequesto viso perfetto, se non fossero stati biondi.“Vedo che già sai liberarti dal campo di forza, Michel.”Stavo per rispondere, quando un’esclamazione quasi generale ci fecevolgere gli occhi verso il pannello.
  15. 15. La gente sulla spiaggia stava precipitandosi in massa verso le abitazioni, e cisi tuffò dentro di corsa, mentre si era formata una linea di uomini armati disciabole o picconi, che affrontava la ‘cosa’ più incredibile che io potessi maiavere immaginato.Un gruppo di formiche rosse, ognuna della grandezza di una mucca, stavacorrendo da dietro le rocce sulla spiaggia. Si muovevano più rapidamente dicavalli al galoppo.Gli uomini armati, continuavano a guardarsi indietro, come per confrontarela velocità con la quale la gente si metteva al sicuro, rispetto all’avanzatadelle formiche. Già queste ultime erano vicine, troppo vicine…Gli uomini le affrontarono coraggiosamente, quando, con solo un secondo diesitazione, la prima bestia attaccò. Potevamo distinguere chiaramente lemandibole, ognuna delle dimensioni di un braccio umano. Inizialmente, lacreatura gesticolò, permettendo all’uomo di colpire con la sua sciabola, matagliò solo l’aria. Immediatamente, le mandibole gli circondarono la vita,troncandolo nettamente in due. Un’altra coppia di formiche aiutò la prima aridurlo in brandelli, mentre il resto lanciava l’assalto ai combattenti in fuga,avvicinandosi rapidamente a loro, troppo rapidamente…Dalla sfera, fuoriuscì un raggio blu elettrico di intensità insopportabile,proprio nel momento in cui le formiche erano sugli uomini. Le creaturefurono colpite a morte, una dopo l’altra, con precisione ed efficaciastupefacenti. Spirali di fumo si levarono dalla carne bruciata degli animalisparsi per terra, le cui gambe enormi si contorcevano nell’ultimo spasmo.Il raggio continuava la sua devastazione fra le formiche, annichilendoistantaneamente e sistematicamente gli insetti giganti. Devono aver saputoistintivamente di non poter opporsi a questa forza quasi supernaturale efuggirono in ritirata.Tutto accadde molto rapidamente. Thao era ancora di fianco a me, la suafaccia rifletteva disgusto e tristezza piuttosto che rabbia.Un’ulteriore occhiata al pannello rivelò una nuova scena: la sfera cheinseguiva le formiche nella loro frettolosa ritirata, non solo con la telecamerama anche con il raggio mortale. Il resto dello sciame, che stimai essere disei, settecento formiche, fu decimato. Nessuna fu lasciata viva.La sfera ritornò nella sua precedente posizione sopra la spiaggia ed estrasseuno speciale utensile col quale perlustrò tra le carcasse. Potevo vedere unadelle astronaute seduta alla sua postazione, parlare nel proprio computer.Questo mi spinse a chiedere a Thao se stava supervisionando il lavoroappena compiuto.“Al momento, si, perché questo lavoro non era originariamente previsto.Stiamo prendendo campioni di queste creature, in particolare parti delpolmone, per poi analizzarle. Pensiamo che alcuni tipi di radiazioni abbianoprodotto queste forme di creature mutanti. Infatti, le formiche non hannopolmoni, ma l’unica spiegazione logica per il loro improvviso gigantismoè….”Thao si arrestò bruscamente. La telecamera trasmetteva un’immagine degliuomini che riemergevano dal loro rifugio, gesticolando selvaggiamente versola sfera. Tenevano le braccia spalancate e si prostravano a terra. Ripetendoquesto schema.“Possono vedere questo vascello?” Chiesi.“No. Siamo ad un’altitudine di 40.000 metri, e, inoltre, ci sono attualmentetre strati di nuvole tra il pianeta e noi. D’altra parte, possono vedere ilnostro satellite e penso che sia a questo che stanno dirigendo i loro gesti digratitudine.”“Forse prendono la sfera come un dio che li ha salvati dalla rovina?”“E’ abbastanza probabile.”“Puoi dirmi cosa sta accadendo? Chi è questa gente?”“Ci vorrebbe troppo a spiegartelo, Michel, specialmente adesso con così
  16. 16. tanta attività nel vascello, ma posso soddisfare la tua curiosità spiegandotelobrevemente.“Queste persone sono, in un certo senso, le discendenti di antenati di popoliche ancora esistono sul vostro pianeta. Infatti, un gruppo dei loro antenatipopolò un continente del pianeta Terra circa 250.000 anni fa. Qui,possedevano una civilizzazione che era molto avanzata, ma, avendoinnalzato enormi barriere politiche tra loro, alla fine si autodistrussero, 150anni fa, con l’atomo.”“Vuoi dire una guerra nucleare totale?”“Si, determinata da una reazione a catena. Noi veniamo, di tanto in tanto, aprendere campioni per studiare il grado di radiazione ancora esistente nellevarie regioni. A volte anche, come alcuni momenti fa, li aiutiamo.”“Ma devono prendervi per Dio stesso, dopo quello che avete appena fatto!”Thao sorrise ed annuì col capo. “Ah si, questo è certamente vero, Michel. Ciprendono per dei, esattamente come sul tuo pianeta, anche alcuni vostriantenati ci presero per dei. Parlano ancora di noi…Devo aver mostrato sorpresa totale, tanto che Thao mi lanciò uno sguardodivertito.“Ti avevo avvisato qualche momento fa che la mia spiegazione sarebbe statain qualche modo prematura. Avremo molto tempo per riparlarne. Inoltre èper questo che tu sei con noi.”Con ciò, si scusò e riprese posto davanti alla sua postazione. Le immaginicambiavano rapidamente sul pannello. La sfera tornava su ed avemmo lavisione di un’intera sezione del continente, su cui notai, in alcune zone,appezzamenti di verde e marrone. La sfera riprese il proprio posto all’internodel vascello e ripartimmo.Volammo sopra il pianeta a velocità mozzafiato e acconsentii di essereimprigionato nella mia poltrona dal campo di forza.Sullo schermo c’erano le immagini delle acque di un oceano immenso.Potevamo distinguere un’isola, che ‘cresceva’ rapidamente.Sembrava essere un’isola molto bassa, anche se, da parte mia, avevorealmente problemi nella stima delle dimensioni.L’intera procedura già descritta, fu ripetuta. Ci fermammo sopra la costa e,questa volta, quattro sfere lasciarono la nave spaziale e scesero sull’isola.Nel pannello potevo scorgere la spiaggia che la telecamera stava scrutando.Sul bordo dell’acqua, era posato qualcosa che assomigliava a delle spesselastre, attorno alle quali erano riuniti uomini nudi, dello stesso genere cheavevamo visto in precedenza. Non sembravano avere notato la sfera esupposi che questa volta, fosse ad un’altitudine molto più elevata di prima,nonostante le immagini sempre molto ravvicinate che stavamo ricevendo.Sul pannello, potevamo vedere gli uomini che trasportavano una delle lastresulle onde. Galleggiava, come se fosse fatta di sughero. Gli uomini siissarono sopra di essa, afferrarono grandi remi che maneggiaronoabilmente, e la barca prese il mare aperto.Quando furono ad una buona distanza dalla riva, tirarono fuori fili da pescae, con mia sorpresa, quasi immediatamente, tirarono su pesci chesembravano di una grandezza rispettabile.Era affascinante vedere come questi uomini stavano sopravvivendo edessere capaci di aiutarli, come se fossimo dei.Mi ero liberato dal campo di forza, desiderando andare a studiare gli altrischermi che stavano ricevendo immagini diverse. Proprio mentre stavoavventurandomi fuori dal mio posto, ricevetti un ordine, senza udire alcunsuono: “Stai dove sei, Michel.” Ero stupefatto. Era come se la voce fossedentro la mia testa. Girai la testa verso Thao e vidi che mi sorrideva. Decisidi tentare qualcosa, e pensai più forte che potei, “La telepatia è grande, nonè vero Thao?”“Naturalmente”, rispose allo stesso modo.
  17. 17. “E’ meraviglioso! Puoi dirmi che temperatura c’è laggiù, sul pianeta, inquesto momento?”Lei controllò i dati dalla sua postazione. “Ventotto dei vostri gradi Celsius.Durante il giorno la temperatura media è di trentotto gradi.”Dissi a me stesso che se anche fossi sordo e muto, potrei comunicare conThao facilmente come con le parole.“Esattamente mio caro.”Guardai Thao con una certa sorpresa. Stavo facendo una riflessionepersonale e lei aveva intercettato lo stesso i miei pensieri. Ero un po’spiazzato da questa cosa.Mi fece un ampio sorriso. “Non preoccuparti, Michel. Stavo solo scherzando eti chiedo di perdonarmi.“Normalmente leggo i tuoi pensieri solo quando mi fai una domanda. Volevosolo dimostrarti cosa è possibile in questo dominio; non lo ripeterò.”Ricambiai il suo sorriso e diressi nuovamente la mia attenzione al pannello.Là potei vedere una sfera sulla spiaggia, molto vicina ad un gruppo di uominiche non sembravano averla notata. Questa sfera stava recuperandocampioni di sabbia da un punto a circa dieci metri dal gruppo.Telepaticamente chiesi a Thao perché questa gente non fosse in grado divedere la macchina.“E’ notte”, mi rispose.“Notte? Ma come mai noi possiamo vedere le cose così chiaramente?”“Telecamere speciali, Michel. Qualcosa come i vostri infrarossi.”Adesso capii meglio perché le immagini ricevute erano meno ‘luminose’rispetto alle nostre fermate precedenti. Tuttavia, i primi piani eranoeccellenti. Proprio allora, sul pannello, apparve l’inquadratura di una facciaapparentemente di una femmina. Era veramente orribile. La povera creaturaaveva un enorme taglio dove doveva essere il suo occhio sinistro. La boccaera posizionata alla destra della faccia e sembrava una piccola apertura nelmezzo della mascella, intorno alla quale c’erano le labbra che sembravanofuse insieme. In cima alla testa, pendeva pietosamente un singolo ciuffo dicapelli.Potevamo adesso vederle i seni, e sarebbero stati molto graziosi, se uno diquesti non avesse avuto una brutta ferita sul lato.“Con dei seni così, deve essere giovane?” Chiesi.“Il computer dice che ha 19 anni.”“Radiazioni?”“Naturalmente.”Apparvero altre persone, alcune delle quali sembravano perfettamentenormali. C’erano maschi tra loro, con fisico atletico, che sembravano essereventenni.“Qual’è l’età del più vecchio? Lo sai?”“Al momento, non abbiamo dati di nessuno più vecchio di 38 anni, e un annodi questo pianeta corrisponde a 295 giorni di 27 ore. Ora, se guardi loschermo, puoi vedere un primo piano dell’area genitale di quel bel giovaneatletico. Come noterai, i genitali sono completamente atrofizzati. Abbiamogià scoperto, dalle precedenti spedizioni, che ci sono attualmente pochissimiuomini capaci di procreazione, ci sono però parecchi bambini. E’ l’istinto disopravvivenza di tutte le razze a riprodursi il più velocemente possibile.Così, la soluzione ovvia potrebbe essere che i maschi in grado di riprodursisono ‘stalloni’. Quest’altro uomo dev’essere uno di loro, penso.”Effettivamente, la telecamera stava riprendendo un uomo di circa 30 anni,forse, in possesso di attributi fisici sicuramente in grado di produrre prole.Potevamo inoltre vedere molti bambini che andavano e venivano attorno apiccoli fuochi sui quali si coceva del cibo.Gli uomini e donne seduti intorno ai fuochi, prendevano i pezzi di cibo cotti eli dividevano con i bambini. I fuochi sembravano di legna, ma non potevo
  18. 18. esserne sicuro. Erano alimentati da qualcosa in forma di pietre.Dietro i fuochi, lastre simili alle barche viste precedentemente, eranoaccatastate e assemblate in modo da formare dei ripari che sembravanoabbastanza confortevoli.Nel campo di visibilità della telecamera, non si poteva vedere alcun albero,forse, però, esistevano, perché avevo notato macchie di verde, quandoavevamo sorvolato il continente.Tra due capanne, apparvero alcuni maialini neri, inseguiti da tre cani giallifuriosi, che sparirono però rapidamente dietro un’altra capanna. Ero stupitoe non potei che chiedermi se davvero stessi osservando un altro pianeta.Questi umani mi assomigliavano, o piuttosto erano come Polinesiani, ec’erano cani e maiali. Era tutto sempre più sorprendente…La sfera iniziò a ritornare, come senza dubbio fecero anche le altre sfere,che erano controllate da schermi che non potevo vedere facilmente dalla miaposizione. L’operazione di ‘rientro alla nave’ era iniziata, e tutte le sferefurono ‘riassorbite’ senza incidenti, come l’altra volta.Supposi stessimo per ripartire e così mi installai confortevolmente nel mioposto, permettendo così al campo di forza di trattenermi.Alcuni momenti dopo, comparvero i soli del pianeta, erano due, poi tuttorimpicciolì rapidamente, proprio come quando lasciammo la Terra. Dopo unperiodo, che sembrò abbastanza corto, il campo di forza fu neutralizzato ecapii che ero libero di muovermi fuori del mio posto. Fu una bellasensazione. Notai che Thao si stava dirigendo verso di me accompagnata dadue delle più ‘vecchie’, se così posso dire, delle sue compagne. Rimasi inpiedi a lato del mio sedile davanti alle tre astronaute.Per guardare Thao, ero già obbligato ad alzare la testa, ma quando mipresentò, in francese, alla più ‘anziana’ di loro, mi sentii ancora più piccolo.Quest’ultima era facilmente una testa più alta di Thao.Fui completamente stupito, quando lei, Biastra, mi parlò correttamente,anche se lentamente, in Francese. Mise la sua mano destra sulla mia spalladicendo:“Sono deliziata di averti a bordo, Michel. Spero che tutto ti vada bene e checontinui ad essere così. Posso presentarti Latoli, la seconda in carica delnostro veicolo spaziale, essendo io ciò che voi chiamereste ‘Comandante inCapo’ dell’Alatora .Girandosi verso Latoli, disse alcune parole nel proprio linguaggio e ancheLatoli appoggiò la mano sulla mia spalla. Con un caldo sorriso, ripeté varievolte il mio nome lentamente, come qualcuno che abbia difficoltà apronunciare una nuova lingua.La sua mano rimase sulla mia spalla e una sensazione di benessere, unadefinita sensazione fluida, passò attraverso il mio corpo.Ero ovviamente sopraffatto da questo, e loro tre iniziarono a ridere.Leggendo nei miei pensieri, Thao mi rassicurò.“Michel, Latoli possiede un dono speciale, anche se non raro tra la nostragente. Quello che hai avuto modo di sperimentare, è un fluido magnetico ebenefico che emana da lei.”“E’ meraviglioso!” Esclamai. “Per favore falle i complimenti da parte mia.”Poi mi rivolsi alle altre due astronaute. “Grazie per il vostro benvenuto, madevo confessare di essere assolutamente sbalordito da ciò che mi staaccadendo. E’ davvero l’avventura più incredibile per un Terrestre come me.Anche se ho sempre creduto nella possibilità che altri pianeti potesseroessere abitati da esseri simili agli umani, sto ancora faticando a convincermiche questo non è un sogno fantastico.“Avevo spesso discusso di cose come la telepatia, extraterrestri e ciò chechiamiamo ‘dischi volanti’ con gli amici sulla Terra, ma erano solo parole efrasi altisonanti dette in ignoranza. Ora ho la prova di ciò che avevosospettato così a lungo sull’esistenza di universi paralleli, la dualità dei nostri
  19. 19. esseri e altri avvenimenti inspiegabili. Sperimentare tutto ciò che ho vissutonelle ultime ore è talmente eccitante che mi toglie il fiato.”Latoli, ammirando il mio monologo, emise un’esclamazione con parole chenon capii e che Thao immediatamente mi tradusse.“Latoli comprende molto bene il tuo stato mentale, Michel.” “Anch’io”,aggiunse Biastra.“Come ha potuto capire quanto ho detto?”“Si è ‘tuffata’ telepaticamente nella tua mente, mentre stavi parlando. Comepuoi capire, la telepatia non è ostacolata dalle barriere linguistiche.”La mia meraviglia le divertiva e perenni sorrisi si affacciavano sulle lorolabbra. Biastra si rivolse a me.“Michel, se gentilmente vorrai seguirmi, ti presenterò al restodell’equipaggio.” Mi guidò per la spalla alla postazione successiva, dove treastronaute stavano monitorando gli strumenti. Non mi ero mai avvicinato aqueste postazioni e, nemmeno quando ero nel mio corpo astrale, avevoprestato alcuna attenzione a ciò che si leggeva su questi computer.L’occhiata che adesso diedi mi immobilizzò completamente. I numeri davantiai miei occhi erano Arabi! Mi rendo conto che chi legge sarà tanto sorpresoquanto lo fui io, ma quelli erano i fatti. Gli 1, 2, 3, 4, ecc. che apparivano suimonitor, erano gli stessi numeri che vediamo sulla Terra.Biastra notò il mio stupore. “È proprio vero Michel, per te c’è una sorpresadopo l’altra. Non pensare che ci divertiamo a tue spese, anzi, capiamoperfettamente il tuo stupore. Tutto andrà a posto a suo tempo. Per orapermettetemi di presentarti Naola.”La prima delle astronaute si alzò e si girò verso di me. Pose la sua manosulla mia spalla, come avevano fatto Biastra e Latoli. Pensai che questogesto doveva corrispondere alla nostra stretta di mano. Naola si rivolse a menella sua lingua, e poi anche lei ripeté il mio nome tre volte, come sevolesse impararlo a memoria per sempre. Era circa delle stesse dimensionidi Thao.La stessa cerimonia si verificava ogni volta che venivo presentato e così feciufficialmente la conoscenza di tutti i membri dell’equipaggio. C’era unasomiglianza tra loro che colpiva. I loro capelli, per esempio, variavano soloin lunghezza e sfumatura, che andava da un rame scuro ad un luminosobiondo dorato. Alcune avevano il naso più lungo o largo di altre, ma tutteavevano occhi che tendevano al luminoso piuttosto che all’oscuro, e tutteavevano orecchie graziose e di bella forma.Latoli, Biastra e Thao mi invitarono a sedere in una delle comode sedie.Quando fummo tutti confortevolmente seduti, Biastra mosse la mano in unmodo particolare vicino al bracciolo della sua sedia e vidi venire verso di noi,galleggiando nell’aria, quattro vassoi rotondi. Ognuno portava uncontenitore di un liquido giallastro e una ciotola di qualcosa di biancastro conuna consistenza simile a capelli d’angelo ma in forma granulata. ‘Pinze’piatte servivano da forchette. I vassoi vennero ad appoggiarsi sui bracciolidelle nostre sedie.Ero parecchio incuriosito. Thao propose, che se desideravo partecipare aquel rinfresco, dovevo seguire il suo esempio. Sorseggiò dal suo ‘bicchiere’ eio feci lo stesso, trovando la bevanda di gusto piuttosto piacevole, simile auna miscela di acqua e miele. Le mie compagne, usarono le ‘pinze’ permangiare la miscela granulata nelle ciotole. Seguendo il loro esempio,assaggiai per la prima volta quello che sulla Terra chiamiamo ‘manna’. Èsimile al pane e tuttavia è estremamente leggera e senza alcun saporeparticolare. Mangiai solo la metà del contenuto della mia ciotola e mi sentiigià soddisfatto, cosa che mi sorprese considerando la consistenza di questoalimento. Finii la mia bevanda e, nonostante non potessi dire di averepranzato in modo raffinato, avvertii un senso di benessere e non avevo piùfame né sete.
  20. 20. “Forse avresti preferito un piatto Francese, Michel?” chiese Thao con unsorriso sulle labbra.Sorrisi anch’io, ma Biastra sbuffò.Proprio allora, un segnale attirò la nostra attenzione sul pannello. Al centro,e in primo piano, apparve la testa di una donna, somigliante alle mie ospiti.Parlò rapidamente. Le mie compagne si girarono leggermente sui sedili permeglio partecipare a ciò che veniva detto. Naola, alla sua postazione, iniziòun dialogo con la figura sullo schermo, proprio come i nostri intervistatoritelevisivi fanno sulla Terra. Impercettibilmente, l’inquadratura cambiò daprimo piano a grand’angolo, rivelando la presenza di una dozzina di donneognuna davanti a una postazione.Thao mi prese per la spalla e mi guidò verso Naola, posizionandomi in unasedia di fronte ad uno degli schermi. Prese posto al mio fianco e si rivolsealle persone sul monitor. Parlò per un certo tempo, rapidamente, con la suavoce melodiosa, girandosi frequentemente verso di me. Con ogni evidenzaero io il soggetto principale della conversazione.Quando ebbe finito, la donna riapparve in primo piano, rispondendo conalcune brevi frasi. Con mia grande sorpresa, i suoi occhi mi fissarono e misorrise. “Ciao Michel, ti auguriamo un arrivo sicuro su Thiaoouba.”Aspettò una mia risposta. Quando superai la sorpresa, le espressi caldiringraziamenti. Ciò, in ritorno, produsse numerose esclamazioni e commentida parte delle sue compagne, che riapparvero sullo schermo, in immaginegrand’angolare.“Mi hanno capito?” Chiesi a Thao.“Telepaticamente si, ma sono deliziate di sentire qualcuno di un altropianeta parlare la propria lingua. Per molte di loro, questa è un’esperienzaabbastanza rara.”Scusandosi, Thao si rivolse di nuovo allo schermo e ciò che intuii essere unaconversazione tecnica, proseguì, includendo Biastra. Alla fine, dopo unsorriso rivolto nella mia direzione e un ‘ci vediamo presto’, l’immagine fu‘tagliata’.Dico ‘tagliata’ perché lo schermo non divenne semplicemente bianco,piuttosto, l’immagine fu sostituita da un colore bello e soffice, una miscela diverde e azzurro indaco che produsse un senso di contentezza. Sbiadìgradualmente dopo circa un minuto.Girandomi verso Thao, chiesi cosa significasse tutto questo, avevamoincontrato un altro vascello spaziale, e cos’era questo Thiaba o Thiaoula…?“Thiaoouba, Michel, è il nome che abbiamo dato al nostro pianeta, propriocome voi chiamate il vostro ‘Terra’. La nostra base intergalattica ci hacontattato, dato che arriveremo a Thiaoouba in 16 delle vostre ore Terrestrie 35 minuti.” Questo l’aveva controllato con un’occhiata al computer piùvicino.“Quelle persone allora, sono tecnici sul tuo pianeta?”“Si, come ho appena detto, sulla nostra base intergalattica.“Questa base controlla continuamente i nostri veicoli spaziali e se fossimo indifficoltà per ragioni tecniche o umane, nell’81 per cento dei casi, sarebbe ingrado di controllare il nostro ritorno sicuro in porto.”Ciò non mi sorprese particolarmente, poiché mi ero reso conto di avere ache fare con una razza superiore, le cui possibilità tecnologiche erano benoltre la mia comprensione. Ciò che mi venne in mente era che, non soloquesto veicolo spaziale, ma anche la base intergalattica sembravano esseregestite solo da donne. Una squadra femminile come questa sarebbe stataabbastanza eccezionale sulla Terra.Mi chiesi se Thiaoouba fosse popolato solo da donne… come Amazzoni dellospazio. Sorrisi al pensiero. Ho sempre preferito la compagnia delle donnepiuttosto che quella degli uomini: era un pensiero parecchio piacevole…!La mia domanda a Thao fu diretta. “Sei di un pianeta popolato solamente da
  21. 21. donne?”Mi guardò con apparente sorpresa, poi la sua faccia si illuminò divertita. Eroun po’ preoccupato. Ho detto qualcosa di stupido? Mi appoggiò la mano sullaspalla e mi chiese di seguirla. Lasciammo la sala di controllo ed entrammoimmediatamente in una stanza più piccola (denominata Haalis) che aveva unambiente del tutto rilassante. Thao mi spiegò che in quella stanza nonsaremmo stati interrotti, perché gli occupanti acquisivano, con la loropresenza, il diritto all’assoluta privatezza. Mi invitò a scegliere uno dei moltiposti di cui la stanza disponeva.Alcuni erano come letti, altri come poltrone, altri somigliavano ad amache,mentre altri ancora erano come alti sgabelli con lo schienale adattabile. Eradifficile che nessuno di questi potesse soddisfare le mie esigenze.Una volta seduto comodamente su una specie di poltrona con Thao che mistava di fronte, osservai la sua faccia diventare ancora una volta seria.Cominciò a parlare.“Michel, non ci sono donne a bordo di questo veicolo spaziale…!”Se mi avesse detto che non ero su una nave spaziale, ma nel desertoAustraliano, le avrei creduto più prontamente. Vedendo l’espressioneincredula sul mio volto, aggiunse, ‘non ci sono neppure uomini’. Al che, lamia confusione fu assoluta.“Ma”, esitai, “Siete cosa? Dei robot?”“No, penso tu abbia frainteso. In una parola, Michel, siamo ermafroditi.Naturalmente tu sai cos’è un’ermafrodita?”Annuii, molto confuso, e allora chiesi, “Il vostro pianeta è abitatoesclusivamente da ermafrodite?”“Si.”“Però la vostra faccia e i modi sono più femminili che maschili.”“Effettivamente, potrebbe apparire così, ma credimi quando ti dico che nonsiamo donne ma ermafroditi. La nostra razza è sempre stata così.”“Devo confessare che tutto questo mi crea molta confusione. Sarà difficilepensarvi come dei ‘lui’ piuttosto che delle ‘lei’, come ho fatto da quandosono tra di voi.”“Non hai nulla da immaginare, mio caro. Siamo semplicemente ciò chesiamo: esseri umani di un altro pianeta che vivono in un mondo diverso daltuo. Posso capire che ti piacerebbe definirci di un sesso o dell’altro, perchépensi come un Terrestre e Francese. Forse, per una volta, potresti usare ilgenere neutro dell’inglese e pensarci come un ‘esso/a’.”Sorrisi a questo suggerimento ma continuai a sentirmi disorientato. Solopochi momenti fa, avevo creduto di essere tra Amazzoni.“Ma, come accade la riproduzione della vostra razza?” Chiesi. “Puòun’ermafrodita riprodursi?”“Certo che possiamo, esattamente come fate voi sulla Terra; la soladifferenza è che noi controlliamo genuinamente le nascite, ma questa èun’altra storia. A suo tempo, capirai, ma ora dovremmo raggiungere glialtri.”Tornammo al posto di controllo e mi ritrovai a guardare queste astronaute‘con nuovi occhi’. Guardando il mento di una lo trovai molto più mascolino diquanto mi fosse sembrato prima. Il naso di un’altra era decisamentemascolino e lo stile dei capelli di alcune era da uomo. Mi venne in mente chenoi realmente vediamo la gente come pensiamo che sia, piuttosto che comeè.Allo scopo di sentirmi meno imbarazzato tra loro, mi creai una regola: leavevo prese per donne, in quanto per me assomigliavano più a donne che auomini; così continuerò a pensarle come donne e vedremo come questofunzionerà.Da dov’ero, potevo seguire sul pannello centrale il movimento delle stelle,mentre procedevamo per nostra strada. A volte sembravano enormi e
  22. 22. accecanti mentre passavamo un po’ troppo vicino, alcuni milioni di chilometrida esse. Altre volte, notavamo anche pianeti dai colori sconosciuti. Me nericordo uno di un verde smeraldo così puro che ne fui stordito. Assomigliavaad un enorme gioiello.Thao mi si avvicinò e approfittai dell’opportunità per chiederle notizieriguardo ad una fascia di luce che era comparsa sulla base dello schermo.Questa luce era composta di qualcosa che assomigliava a milioni di piccoleesplosioni.“Sono causate dai nostri cannoni antimateria, come li chiamereste sullaTerra, e, infatti, sono esplosioni. Alla velocità a cui stiamo viaggiando, le piùminuscole meteoriti frantumerebbero questo veicolo spaziale se locolpissero. Così, usiamo delle stanze dove immagazzinare determinati tipi dipolvere sotto enorme pressione, e questa poi alimenta i nostri cannoniantimateria. Il nostro vascello può essere considerato un cosmotrone, chespara flussi di particelle accelerate che disintegrano i più microscopici corpierranti nello spazio, a distanze molto davanti e ai lati del nostro veicolospaziale. Questo è ciò che ci permette di raggiungere le velocità cheraggiungiamo. Attorno al nostro vascello, creiamo il nostro campomagnetico…”“Per favore, non così velocemente. Come sai, Thao, non ho le conoscenzescientifiche adeguate e se parli di cosmotroni e particelle accelerate, miperdi. Capisco il principio, che è certamente molto interessante, ma nonsono bravo coi termini tecnici. Puoi spiegarmi piuttosto perché i pianeti sulloschermo sono colorati in quel modo?”“A volte a causa della loro atmosfera e a volte per i gas che li circondano.Vedi un punto multicolore con una coda, alla destra dello schermo?” La‘cosa’ si stava avvicinando ad alta velocità. Ogni secondo successivoeravamo in grado di ammirarla meglio.Sembrava esplodere continuamente e cambiare forma, i suoi coloriindescrivibilmente ricchi. Guardai Thao.“E’ una cometa”, disse. “Completa una rivoluzione attorno al suo sole inapprossimativamente 55 dei vostri anni Terrestri.“Quanto distiamo da essa?”Diede un’occhiata al computer: “4.150.000 chilometri.”“Thao,” dissi, “Come mai usate i numeri Arabi?” E quando parli di‘chilometri’, stai traducendo per me, oppure realmente usate questamisura?”“No. Noi contiamo in Kato e Taki. Usiamo i numeri che tu riconosci comeArabi, per il semplice motivo che è il nostro sistema, quello che abbiamoportato sulla Terra.”“Cosa? Per favore spiegati meglio.”“Michel, abbiamo parecchie ore prima di arrivare a Thiaoouba. Questo èprobabilmente il momento migliore per incominciare ad ‘istruirti’ seriamentesu alcuni argomenti. Se non ti dispiace, torneremo nella Haalis, doveeravamo prima.”Seguii Thao, la mia curiosità diventava più forte che mai.(Cifre. Il numero degli angoli in ogni cifra corrisponde al suo significatonumerico. Ad esempio: 1 ha un angolo e 9 nove angoli.) 3 Il primo uomo sulla TerraUna volta ristabilitomi confortevolmente nella Haalis, la stanzaprecedentemente descritta, Thao iniziò il suo racconto.
  23. 23. “Michel, precisamente 1.350.000 anni fa, sul pianeta Bakaratini dellacostellazione del Centauro, i leader di quel pianeta, a seguito di numeroseriunioni e spedizioni di ricognizione, presero la decisione, di inviare vascelliabitati verso i pianeti Marte e Terra.“Questo per una ragione molto semplice: il nucleo del loro pianeta si stavaraffreddando e sarebbe diventato inabitabile entro 500 anni. Così pensarono,molto ragionevolmente, che era preferibile evacuare la loro gente verso unpianeta più giovane della stessa categoria…”“Cosa intendi per ‘stessa categoria’?”“Te lo spiegherò più avanti, farlo adesso sarebbe prematuro. Tornando aquesta gente, devo dirti che erano umani, molto intelligenti e altamenteevoluti. Una razza nera, avevano labbra grosse, naso schiacciato e capelliricci, somigliando, per queste caratteristiche, ai neri che vivono adesso sullaTerra.“Questa gente aveva abitato il pianeta Bakaratini per 8.000.000 di anni incoabitazione con una razza gialla.“Per essere precisa, questa era quella che sulla Terra chiamate la razzaCinese ed abitavano su Bakaratini da circa 400 anni prima dei neri. Le duerazze furono testimoni di numerose rivoluzioni durante la loro permanenzasul pianeta. Noi cercammo di dare loro sollievo, assistenza e guida ma,nonostante il nostro intervento, periodicamente scoppiavano guerre. Questo,unitamente alle catastrofi naturali che si verificavano sul pianeta, causòl’assottigliamento della popolazione di entrambe le razze.“Infine scoppiò una guerra nucleare di così vasta scala che l’intero pianetaprecipitò nell’oscurità e la temperatura scese a meno 40 gradi Celsius. Nonsolo le radiazioni atomiche distrussero la popolazione, ma il freddo e lamancanza di cibo completarono il resto.“È un fatto registrato che solo 150 neri e 85 gialli sopravvissero allacatastrofe, da una popolazione che era di sette miliardi di umani neri equattro miliardi di gialli. Un registro dei sopravvissuti fu fatto prima chericominciassero a riprodursi e quando smisero di uccidersi l’un l’altro.”“Cosa intendi per ‘uccidersi l’un l’altro’?”“Lasciami spiegarti tutta la situazione e sarai in grado di capire meglio.“Innanzi tutto è importante spiegare che quelli che sopravvissero non erano,come potresti aspettarti, i leader, ben protetti in rifugi appositamenteattrezzati.“I sopravvissuti, che comprendevano tre gruppi di neri e cinque gruppi digialli, giunsero, alcuni da rifugi privati e altri da rifugi pubblici. Ovviamente,nel periodo della guerra, c’erano molto più di 235 persone nei rifugi: infatti,si ritiene fossero oltre 800.000 in tutto. Dopo mesi di confinamento al buio eal freddo intenso, alla fine furono in grado di uscire all’aperto.“I neri si avventurarono fuori per primi, scoprendo che non c’erano quasi piùalberi, né piante, né animali di sorta, nel loro continente. Fu un gruppo,isolato nel proprio rifugio in montagna, che per primo conobbe ilcannibalismo. A causa della mancanza di cibo, quando i più deboli morivano,venivano mangiati; poi, per mangiare, cominciarono ad uccidersi l’un l’altro;e questa fu la peggior catastrofe sul loro pianeta.“Un altro gruppo, vicino all’oceano, riuscì a sopravvivere mangiando l’unicacosa vivente rimasta sul pianeta, non troppo contaminata, che erano imolluschi, qualche pesce e crostacei. Avevano anche dell’acqua noninquinata grazie ad ingegnosi impianti che gli permettevano di ottenerla dagrandi profondità.“Naturalmente, molti di questi morirono comunque, per effetto delleradiazioni letali sul pianeta o per aver mangiato pesce pieno di radioattività.“Lo stesso corso di eventi si verificò nel territorio dei gialli; cosicché, come tiho detto, rimasero solo 150 neri e 85 gialli, poi finalmente i decessi derivantidalla guerra cessarono e la riproduzione cominciò di nuovo.
  24. 24. “Tutto questo accadde nonostante tutti gli avvertimenti che avevanoricevuto. Va detto che prima di questa decimazione quasi totale, entrambele razze, nera e gialla, avevano raggiunto un livello molto elevato diprogresso tecnologico. La gente viveva in grande comodità. Lavoravano infabbriche, in imprese private e governative, in uffici, proprio come accadeadesso sul tuo pianeta.“Avevano una forte devozione per il denaro che, per alcuni significava poteree per altri, più saggi, significava benessere. Lavoravano mediamente 12 orela settimana.“Su Bakaratini una settimana è costituita di sei giorni di 21 ore ciascuno.Essi propendevano per il lato materiale della propria esistenza piuttosto cheper quello spirituale. Allo stesso tempo, acconsentirono di essere manipolatie presi in giro da una struttura di politici e burocrati, esattamente comeaccade adesso sulla terra. I leader ingannano le masse con parole vuote e,motivati da avidità e orgoglio, ‘conducono’ intere nazioni verso la propriarovina.“Gradualmente, queste due razze iniziarono ad invidiarsi l’un l’altra e c’èsolo un passo dall’invidia all’odio, alla fine si odiarono così tanto ecompletamente che si verificò la catastrofe. Entrambi, possedendo armimolto sofisticate, ottennero la mutua distruzione.“I nostri verbali storici indicano che in 235 sopravvissero al disastro, sei deiquali erano bambini. Queste statistiche furono registrate cinque anni dopo ela loro sopravvivenza è attribuita al cannibalismo e ad alcune forme di vitamarina.“Si riprodussero, non sempre con ‘successo’ poiché non era raro chenascessero bambini con orrende teste malformate o piaghe brutte dapiangere. Dovettero sopportare tutti gli effetti delle radiazioni atomiche sugliesseri umani.“Centocinquanta anni dopo c’erano 190.000 neri: uomini, donne e bambini e85.000 gialli. Ti parlo di questo periodo di 150 anni perché fu quando le duerazze cominciarono a ristabilirsi e quando noi fummo in grado di aiutarlimaterialmente.”“Cosa intendi dire?”“Solo alcune ore fa, hai visto il nostro veicolo spaziale fermarsi sopra ilpianeta Aremo X3 e prelevare campioni di suolo, acqua e aria, ti ricordi?”Annuii. “Allora,” Thao riprese, “hai osservato come abbiamo annientatomolto facilmente una massa di formiche giganti mentre attaccavano gliabitanti del villaggio.”“E’ vero”“In quel caso particolare, aiutammo quella gente intervenendo direttamente.Hai visto che stavano vivendo in uno stato semi selvaggio?“Si, ma cosa accadde sul pianeta?”“La guerra atomica, amico mio. Sempre ed eternamente la stessa storia.“Non dimenticare Michel che l’universo è un atomo gigantesco e ogni cosa èinfluenzata da questo. Il tuo corpo è composto di atomi. Ciò che intendo direè che in tutte le galassie, ogni volta che un pianeta è abitato, ad un certostadio della sua evoluzione, l’atomo è scoperto o riscoperto.“Naturalmente, gli scienziati che lo scoprono si rendono presto conto che ladisintegrazione dell’atomo può essere un’arma formidabile e, prima o poi, ileader vogliono usarla; proprio come un bambino con una scatola difiammiferi è spinto a dar fuoco ad una balla di paglia per vedere cosasuccederà.“Ma tornando a Bakaratini, 150 anni dopo l’olocausto nucleare abbiamovoluto aiutare questa gente.“Il loro bisogno immediato era il cibo. Stavano ancora sostenendosiessenzialmente con prodotti del mare, ricorrendo occasionalmente alcannibalismo per soddisfare la loro tendenza onnivora. Avevano bisogno di
  25. 25. vegetali e di una fonte di carne. Vegetali, alberi da frutta, granaglie, animali,tutto ciò che era commestibile era scomparso dal pianeta.“Rimasero solo abbastanza piante non commestibili sufficienti a ripristinare illivello di ossigeno nell’atmosfera.“Nello stesso tempo, un insetto, somigliante in qualche modo alla vostramantide religiosa, sopravvisse e, come risultato di una mutazione spontaneacausata dalle radiazioni atomiche, si era evoluto fino a raggiungereproporzioni gigantesche. Crebbe fino a circa otto metri di altezza e divenneestremamente pericoloso per gli abitanti. Inoltre, questo insetto, non avendonessun predatore naturale, si riprodusse rapidamente.“Volammo sopra il pianeta localizzando i luoghi di questi insetti. Fuun’impresa relativamente facile grazie alla tecnologia che è a nostradisposizione da tempo immemorabile. Quando scovammo i loro siti, in brevetempo, li sterminammo.“Poi, dovemmo reintrodurre bestiame, piante e alberi sul pianeta, in basealle specie conosciute come adatte al territorio e al clima precedente lacatastrofe. Anche questo fu relativamente facile…”“Vi ci saranno voluti anni per un simile compito.”Un grande sorriso illuminò il volto di Thao. “Ci vollero due giorni, solo duegiorni di 21 ore.”Di fronte alla mia incredulità Thao scoppiò a ridere. Lei o lui, rise così dicuore che mi coinvolse, sempre chiedendomi se la verità non fosse statapiuttosto alterata.Come potevo saperlo? Quello che avevo ascoltato era così fantastico! Forseero allucinato; forse ero stato drogato; forse mi sarei presto ‘svegliato’ nelmio letto? “No, Michel,” interruppe Thao, leggendo i miei pensieri. “Speroche smetterai di dubitare in questo modo. La telepatia stessa dovrebbeessere sufficiente a convincerti.”Mentre pronunciava questa frase, mi colpì che, perfino nella burla megliopianificata, sarebbe stato difficile riunire così tanti elementi soprannaturali.Thao poteva leggere la mia mente come un libro aperto, e lo dimostravacontinuamente. Latoli, semplicemente appoggiando la sua mano su di me,aveva prodotto una tale sensazione straordinaria di benessere che devoriconoscerne l’evidenza. Stavo davvero, e per bene, sperimentandoun’avventura straordinaria.“Perfetto,” Thao approvò a voce alta. “Posso continuare?”“Per favore, fallo,” l’incoraggiai.“Così aiutammo materialmente questa gente; ma, come spesso accade,quando interveniamo, non abbiamo reso nota la nostra presenza e ci sonovarie ragioni per questo.“La prima è la sicurezza. La seconda è una ragione psicologica; se avessimoreso queste popolazioni consapevoli della nostra esistenza e se si fosserorese conto che eravamo là per aiutarle, avrebbero passivamenteacconsentito che le aiutassimo e avrebbero perso fiducia in se stesse.Questo avrebbe pregiudicato la loro volontà di sopravvivere. Come voi ditesulla Terra: ‘Aiutati che il ciel ti aiuta.’“La terza e ultima ragione è quella più importante. La Legge Universale èben consolidata ed è rigorosamente applicata come quella che controlla larivoluzione dei pianeti intorno ai loro soli. Se commetti un errore, ne paghil’ammenda, immediatamente, in dieci anni, o in dieci secoli, ma gli erroridevono essere pagati. Così, di quanto in quanto, ci è permesso, o addiritturaconsigliato, di offrire una mano d’aiuto, ma ci è formalmente proibito di‘servire il cibo nel piatto’.“Così, in due giorni, ripopolammo il loro pianeta con diverse coppie dianimali e reintroducemmo numerose piante così che alla fine la gentepotesse allevare gli animali e coltivare piante e alberi. Dovettero ripartire dazero e noi guidammo i loro progressi, sia con i sogni che con la telepatia. A
  26. 26. volte lo facevamo per mezzo di ‘una voce che veniva dal cielo’; vale a dire,la ‘voce’ veniva dal nostro veicolo spaziale, ma, per loro, veniva dal ‘cielo’.”“Devono avervi preso per dei!”“Esattamente così, ed è in questo modo che si sono costituite leggende ereligioni; ma, in casi urgenti come questo, il fine giustificava i mezzi.“Infine, dopo alcuni secoli, il pianeta era tornato ad essere com’era primadell’olocausto nucleare. Allo stesso modo, in alcuni luoghi, si stabilironodefinitivamente dei deserti. In altri posti meno colpiti, la flora e la fauna sisvilupparono facilmente.“Centocinquantamila anni dopo, la civilizzazione era perfettamenteaffermata ma, questa volta, non solo tecnologicamente: felicemente la genteaveva appreso la propria lezione e si era così evoluta ad alti livelli psichici espirituali. Questo si verificò in entrambe le razze e i neri e i giallisvilupparono forti vincoli di amicizia.“Così, la pace regnò sul pianeta, le leggende furono molto chiare su questo;molti di loro le registrarono per iscritto, così che le generazioni futuresapessero esattamente cosa provocò la catastrofe nucleare e quali furono lesue conseguenze.“Come ho detto prima, la gente sapeva che il pianeta sarebbe diventatoinabitabile entro 500 anni. Sapendo che nella galassia c’erano altri pianetiabitati e abitabili, misero in opera una delle più grandi spedizioni diesplorazione.“Alla fine, penetrarono nel tuo sistema solare, visitando prima Marte chesapevano essere abitato e che a quel tempo, infatti, era abitato.“Gli esseri umani su Marte non avevano tecnologia, ma al contrario, eranomolto evoluti spiritualmente. Erano persone molto piccole di altezzamisurando tra i 120 e 150 centimetri, e del tipo Mongoloide. Vivevano intribù, in capanne di pietra.“La fauna su Marte era scarsa. C’era una specie di capra nana, alcunecreature simili a grandi lepri, diverse specie di ratti e l’animale più grandeassomigliava al bufalo, ma con la testa simile al tapiro. C’erano anche alcuniuccelli e tre specie di serpenti, uno dei quali molto velenoso. Anche la floraera povera, gli alberi non superavano i quattro metri d’altezza. Avevanoanche un’erba commestibile che si potrebbe comparare al grano saraceno.“I Bakaratiniani, condussero la loro ricerca, rendendosi presto conto cheanche Marte stava raffreddandosi ad una velocità che indicava che in quattroo cinque mila anni non sarebbe stato più abitabile. In termini di flora efauna, era appena sufficiente a sostenere coloro che già vivevano là, da solonon avrebbe potuto far fronte ad una massa emigrante da Bakaratini. In più,il pianeta non gli piaceva.“Così, le due navi spaziali si diressero verso la Terra. Il primo sbarcoavvenne dove si trova adesso l’Australia. Bisogna spiegare che a quel tempol’Australia, la nuova Guinea, l’Indonesia e la Malesia facevano tutte partedello stesso continente. Esisteva uno stretto, di circa 300 chilometri inlarghezza, esattamente dove ora c’è la Tailandia.“A quei tempi, l’Australia possedeva un vasto mare interno alimentato daalcuni grandi fiumi, cosicché là fiorirono diverse specie interessanti di flora efauna. Tutto considerato, gli astronauti scelsero questo paese come loroprima base di immigrazione.“Devo dire, per essere più precisa, che la razza nera scelse l’Australia e lagente gialla si stabilì dove c’è adesso la Birmania; anche qui la terra eraricca di vita selvatica. Furono fondate velocemente delle basi sulla costa, sulGolfo del Bengala, mentre la popolazione nera costruì la propria prima basesulle rive del Mare Interno in Australia. Più tardi, furono fondate altre basidove è attualmente situata la Nuova Guinea.“I loro veicoli spaziali erano capaci di velocità super luce ed impiegaronocirca 50 dei vostri anni Terrestri, a portare 3.600.000 persone nere e lo
  27. 27. stesso numero della razza gialla, sulla Terra. Questo testimonia la perfettacomprensione e l’eccellente accordo tra le due razze decise a sopravviveresu un nuovo pianeta ed esistere in pace. Di comune accordo, vecchi einfermi rimasero su Bakaratini.“I Bakaratiniani avevano esplorato tutto del pianeta Terra prima di stabilirele proprie basi ed erano assolutamente persuasi che non esisteva vitaumana sul pianeta prima del loro arrivo. Spesso pensarono di averindividuato una forma di vita umanoide, ma ad un’ispezione piùapprofondita, capirono di aver preso contatto solo con una specie di grandiscimmie.“La forza di gravità sulla Terra era più forte che sul loro pianeta ed all’iniziofu abbastanza scomodo per le due razze, ma alla fine si adattarono moltobene.“Nel costruire le loro città e fabbriche, furono fortunati di aver importato daBakaratini, alcuni materiali molto leggeri e allo stesso tempo molto forti.“Non ho ancora spiegato che a quel tempo l’Australia era sull’equatore. LaTerra ruotava su un asse diverso, impiegando 30 ore e 12 minuti percompletare una rotazione, e impiegava 280 di questi giorni per fare unarivoluzione attorno al proprio sole. Il clima equatoriale non era come lotroveresti oggi. Era molto più umido di adesso perché l’atmosfera Terrestreè cambiata da allora.“Mandrie di enormi zebre giravano per il paese, assieme ad enormi uccellicommestibili chiamati ‘dodo’, giaguari molto grandi ed un altro uccello chemisurava quasi quattro metri d’altezza, che voi avete chiamato Dinornis. Inalcuni fiumi c’erano coccodrilli lunghi fino 15 metri e serpenti lunghi 25-30metri. Essi, a volte, si nutrirono dei nuovi arrivati.“La maggior parte della flora e della fauna sulla Terra era totalmente diversada quella su Bakaratini, sia dal punto di vista nutrizionale che ecologico.Furono fondate numerose fattorie sperimentali nel tentativo di acclimatarepiante come il girasole, mais, frumento, sorgo, tapioca e altre ancora.“Queste piante non esistevano sulla Terra o esistevano ad uno stato cosìprimitivo da non permetterne il consumo. La capra ed il canguro furonoentrambi importati, perché gli immigrati avevano un debole per questi e neconsumavano in gran numero sul loro pianeta. Erano particolarmenteentusiasti di allevare canguri sulla Terra, sperimentarono però enormidifficoltà nell’acclimatarli. Uno dei problemi principali era il cibo. SuBakaratini il canguro si nutriva di un’erba delicata e resistente chiamataarilu, che era totalmente sconosciuta sulla Terra. Tutte le volte che iBakaratiniani tentarono di farla crescere, moriva attaccata da milioni difunghi microscopici. Accadde così che i canguri furono nutriti a mano, percosì dire, per alcuni decenni, finché si adattarono gradatamente alle erbeche crescevano sulla Terra.“La razza nera perseverò nella propria impresa e alla fine riuscì a farsviluppare la pianta, ma ci volle così tanto che i canguri non avevano piùbisogno d’altro, essendosi abituati ai nuovi pascoli. Molto tempo dopo,alcune di queste piante misero radici e siccome non c’erano animali acibarsene, si diffusero in tutta l’Australia. Tuttora esistono con il nomebotanico di Xanthorrhoea ed il nome popolare di ‘alberi erba’ .“Sulla Terra quest’erba cresce molto più alta e robusta che su Bakaratini, maquesto succede spesso, quando alcune specie sono importate da altripianeti. Questa pianta è una delle rare vestigia di quei tempi lontani.“Essa indica, trovandosi solo in Australia, assieme ai canguri, che iBakaratiniani rimasero in quella particolare parte del pianeta per un tempomolto lungo prima di cercare di colonizzare altre parti. Sto per spiegartelo,ma ho voluto prima citare gli esempi dei canguri e della Xanthorrhoea inmodo che tu possa comprendere meglio tutti i problemi di adattamento chequesta gente dovette superare; naturalmente è solo un piccolo esempio tra

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