Guida pratica alla gestione dei rifiuti nelle imprese

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Tutto quello che bisogna sapere, ricordare e fare per gestire correttamente i rifiuti prodotti dalle imprese (sostanze e miscele pericolose, Raee, Pfu, emissioni in atmosfera, scarichi idrici, impatto acustico, amianto).
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Guida pratica alla gestione dei rifiuti nelle imprese

  1. 1. guida pratica alla Gestione dei rifiuti nelle imprese „1ƒ » GESTIONE RIFIUTI » SOSTANZE E MISCELE PERICOLOSE » EMISSIONI IN ATMOSFERA » SCARICHI IDRICI » IMPATTO ACUSTICO » amianto » certificazione energetica CONFARTIGIANATO IMPRESE VARESE
  2. 2. Sommario ¢ gestione rifiuti pag. 5 ¢ SOSTANZE E MISCELE PERICOLOSE pag. 17 ¢ EMISSIONI IN ATMOSFERA pag. 20 ¢ SCARICHI IDRICI pag. 29 ¢ IMPATTO ACUSTICO pag. 32 ¢ amianto PAG. 35 ¢ certificazione energetica PAG. 38 „2ƒ
  3. 3. La politica ambientale ha l’obiettivo prioritario della riduzione di rifiuti prodotti e di quelli avviati allo smaltimento. Incentivare il riciclaggio e il recupero dei rifiuti è pertanto un principio di prevenzione, cui ogni imprenditore deve puntare e solo i rifiuti non recuperati devono essere smaltiti in condizioni di sicurezza. Il rifiuto, da onere ambientale, deve divenire un’opportunità di sviluppo. Negli ultimi decenni si sono avviati cambiamenti all’interno dei processi industriali e dei servizi e modifiche nelle tecnologie utilizzate per ridurre l’inquinamento, e abbattere le emissioni. Si è perseguita l’efficienza energetica e l’innovazione ambientale, attraverso il miglioramento delle prestazioni ambientali dei prodotti immessi sul mercato e delle potenzialità di riutilizzo e recupero a fine vita. Nelle imprese, una corretta gestione dei temi ambientali si traduce nella riduzione di » consumi energetici » utilizzo di materie prime » produzione dei rifiuti » emissioni inquinanti (nell’aria, nell’acqua e nel suolo) e in un netto miglioramento di » prodotti eco-compatibili » condizioni di lavoro degli addetti » competitività. Ma pensare e agire in modo “sostenibile” non riguarda solo le attività produttive. Tutti noi, famiglie, Comuni, scuole, dobbiamo impegnarci perché anche l’ambiente in cui viviamo, per quanto piccolo e ristretto, venga sempre tutelato e garantito. „3ƒ
  4. 4. il testo unico ambientale È il Dlgs 152/2006 (Tua, Testo Unico Ambientale) il provvedimento nazionale cui fare riferimento in materia di » valutazione impatto ambientale, valutazione ambientale strategica, autorizzazione unica » difesa del suolo e tutela delle acque » rifiuti, bonifiche e sistema di tracciamento telematico delle relative operazioni (“Sistri”) » tutela dell’aria » danno ambientale „4ƒ Dalla sua entrata in vigore - 29 aprile 2006 - il testo di legge ha subito numerose modifiche e integrazioni; vi sono anche numerose direttive Ue relative alla materia (come i Regolamenti su import/export dei rifiuti ed “end of waste”), e regole direttamente applicabili nell’ordinamento statale senza necessità di essere approvate da leggi nazionali. Unico è il tema ispiratore della normativa comunitaria per la tutela dell’ecosistema ambientale: il principio “chi inquina paga”, declinato in tutte le aree tematiche coperte dal Tua.
  5. 5. ¢ gestione rifiuti La gestione dei rifiuti in Italia è disciplinata dalla Parte quarta del Testo Unico Ambientale (Dlgs 152/2006 e successive modifiche) dedicata ai rifiuti e alle bonifiche. La Legge prevede una serie di obblighi a carico di chi è coinvolto nella gestione dei rifiuti, distinti in base alle caratteristiche del produttore e alla tipologia dei rifiuti prodotti (cittadino, amministrazione o impresa che produce rifiuti speciali, pericolosi, ecc.). „5ƒ Gli obblighi si riferiscono a tutte le fasi della gestione dei rifiuti, dalla raccolta alla tenuta della documentazione per la tracciabilità, fino all’iscrizione all’Albo gestori ambientali per l’esercizio di specifiche attività. La mancata osservanza delle disposizioni è accompagnata da pesanti sanzioni a carico di imprese e cittadini. Ne risulta un quadro molto complesso dovuto alla necessità di coordinare disposizioni di normative non omogenee e in continua evoluzione.
  6. 6. ¢ gestione rifiuti che cos’è un rifiuto Per rifiuto si intende “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi” (art.183, comma 1, lettera a Dlgs 152/2006). il codice europeo dei rifiuti I rifiuti sono individuati in base al Codice Cer (Codice europeo dei rifiuti), catalogati in base al loro settore di provenienza o, in alcuni casi, in base alla loro origine. Nel Codice europeo dei rifiuti si specifica che un materiale incluso nell’elenco non è in ogni caso un rifiuto, ma solo quando esso ne soddisfa la definizione. Come leggere il Codice Cer Le tipologie di rifiuti sono individuate da un codice a 6 cifre di cui: XX = attività che generano il rifiuto YY = processo specifico all’interno dell’attività ZZ = singola tipologia di rifiuto Esempio: 15.01.02 » 15 = rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) » 01 = imballaggi (compresi i rifiuti urbani di imballaggio oggetto di raccolta differenziata) » 02 = imballaggi in plastica Distinzione dei rifiuti secondo l’origine rifiuti urbani „6ƒ rifiuti speciali secondo la pericolosità rifiuti pericolosi rifiuti non pericolosi I codici a specchio ci sono rifiuti che possono essere descritti sia con un codice Cer pericoloso che con uno non pericoloso (es. Cer 08.01.11* pitture e vernici di scarto, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose; Cer 08.01.12 pitture e vernici di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 08.01.11). In questo caso solo tramite un’analisi è possibile attribuire una corretta classificazione.
  7. 7. ¢ gestione rifiuti gli adempimenti Analisi obbligatorie Quando » Conferimento in discarica » Conferimento ad attività di recupero rifiuti in regime semplificato » Al primo conferimento » Ad ogni variazione significativa del processo che ha originato i rifiuti » Almeno una volta all’anno Quando siamo in presenza di codici a specchio Per identificare correttamente il rifiuto Analisi non obbligatorie Conferimento ad attività di recupero rifiuti in regime ordinario Le analisi chimiche sui rifiuti possono essere suddivise in analisi di » classificazione: stabiliscono se un rifiuto è pericoloso o no » caratterizzazione: forniscono una esauriente descrizione del rifiuto, delle sue componenti, delle sue caratteristiche chimico-fisiche » smaltimento/recupero: verificano l’ammissibilità ad un certo tipo di destinazione » prescrittive: richieste da provvedimenti autorizzativi o degli Enti di controllo. Quando Se richieste da titolare dell’impianto Ecotossicità A partire dall’entrata in vigore del Dlgs 205/2010 (ovvero dal 25 dicembre 2010), la valutazione dell’ecotossicita è obbligatoria ai fini della classificazione dei rifiuti. I criteri per l’attribuzione di tale caratteristica, rimandano a quanto previsto dalla normativa europea in materia di classificazione, etichettatura ed imballaggio di sostanze e preparati pericolosi. Confartigianato Imprese Varese, offre ai propri associati il servizio per la classificazione, l’analisi e lo smaltimento dei rifiuti tramite aziende autorizzate. Per info: tel. 0332 256111 „7ƒ
  8. 8. ¢ gestione rifiuti PAROLA D’ORDINE: RICICLARE Sono moltissimi i materiali che, opportunamente selezionati, possono essere riciclati consentendo il loro quasi totale recupero per ulteriori utilizzi. A questo scopo esistono i consorzi nazionali per il recupero e riciclo dei materiali. Questi i principali: Carta e cartone Comieco - www.comieco.org Vetro Coreve - www.coreve.it il simbolo del riciclo La prima freccia indica la separazione alla sorgente, ad esempio la rimozione del materiale dai rifiuti e la consegna per la successiva raccolta in contenitori specializzati. La seconda freccia simboleggia il trattamento del materiale. La terza freccia rappresenta la reimmissione del nuovo prodotto sul mercato. Alluminio Cial - www.cial.it Plastica Corepla - www.corepla.it Pneumatici ecopneus - www.ecopneus.it Rifiuti metallici CNA - www.consorzio-acciaio.org Raee Re media - www.consorzioremedia.it Legno rilegno - www.rilegno.org Batterie e pile cobat - www.cobat.it Olio esausto coou - www.coou.it „8ƒ inerti I rifiuti inerti sono prodotti nel settore dell’edilizia durante la demolizione di edifici o di pareti, solai, muri di cinta ecc. Il riciclaggio dei rifiuti inerti riguarda sia la cosiddetta frazione lapidea, ossia quella composta da mattoni, malte e calcestruzzi, sia i singoli materiali contenuti nei rifiuti come residui ferrosi e legnosi.
  9. 9. ¢ gestione rifiuti CHI E’ IL PRODUTTORE DEI RIFIUTI Produttore del rifiuto è il soggetto la cui attività produce rifiuti o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione dei rifiuti. Il produttore di rifiuti è sempre colui il quale pone materialmente in essere una determinata attività dalla quale si generano rifiuti. Nella maggior parte dei casi è anche “detentore”, cioè colui che ne è in possesso. RESPONSABILITA’ DEL PRODUTTORE DI RIFIUTI IL PRODUTTORE NON SI libera DELLA RESPONSABILITÀ DEI SUOI RIFIUTI SEMPLICEMENTE CONSEGNANDOLI AL TRASPORTATORE TERZO, MA CONSERVA L’ONERE DI VIGILANZA CIRCA IL BUON ESITO DEL VIAGGIO DEI RIFIUTI VERSO IL SITO FINALE. questo DEVE ESSERE NECESSARIAMENTE CONOSCIUTO E VERIFICATO SIA DAL PRODUTTORE CHE DAL TRASPORTATORE AL MOMENTO DELLA PARTENZA. ONERI A CARICO DEL PRODUTTORE DEI RIFIUTI Caratterizzare il rifiuto Il produttore ha l’onere di attribuire il Codice Cer al rifiuto prodotto anche eventualmente affidandosi a laboratori accreditati per la caratterizzazione del rifiuto. Controllare le autorizzazioni Il produttore ha l’onere di verificare le autorizzazioni del trasportatore incaricato e dell’impianto di recupero/smaltimento al quale spedisce il rifiuto. Il produttore di rifiuti conserva l’onere del corretto avvio allo smaltimento o recupero fino alla destinazione finale senza possibilità di “cessione” a terzi della sua responsabilità. E’ esclusa solo in caso di conferimento dei rifiuti al servizio pubblico di raccolta o a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento. Accertarsi del rispetto delle norme Il produttore deve accertarsi che i vari detentori di tali rifiuti (stoccatori, trasportatori, ecc.) abbiano rispettato le norme tecniche e le condizioni specifiche previste per la singola tipologia di rifiuti impiegati. Gli oneri relativi alle attività di smaltimento sono a carico del produttore che consegna i rifiuti ad un raccoglitore autorizzato o ad un soggetto che effettua le operazioni di smaltimento. „9ƒ
  10. 10. ¢ gestione rifiuti ciclo del rifiuto dalla produzione allo smaltimento Rifiuto pericoloso / Classificazione e etichettaturA sistri Iscrizione come produttore Deposito temporaneo La normativa prevede un tempo massimo entro il quale i rifiuti stoccati in azienda devono essere smaltiti Registrazione Nel Registro di carico e scarico entro 10 gg dalla produzione del rifiuto obbligo di smaltimento I rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalità alternative, a scelta del produttore dei rifiuti: » con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito » quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. „10ƒ E’ consentito il “raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti”: » con cadenza almeno bimestrale, se il quantitativo di rifiuti non supera i 10 mc » con cadenza almeno trimestrale, se il quantitativo di rifiuti non supera i 20 mc » il deposito temporaneo NON può protrarsi oltre un anno. La modalità di smaltimento annuale è conveniente per le imprese che producono piccole quantità di rifiuti, perché possono così evitare il costo di conferimenti troppo frequenti.
  11. 11. ¢ gestione rifiuti Registrazione del carico / scarico Nel registro di carico e scarico entro 10 gg dallo scarico Smaltimento dei rifiuti entro la scadenza del deposito temporaneo Formulario FORMULARIO DI IDENTIFICAZIONE DEL RIFIUTO » Deve essere compilato prima di ogni movimentazione di rifiuti. » E’ redatto in quattro copie di cui la prima resta al produttore, la seconda va al trasportatore, la terza al destinatario e la quarta torna al produttore. » La copia deve essere poi conservata per 5 anni unitamente al Registro di carico e scarico. » Può non essere compilato: > se il trasporto dei rifiuti urbani è effettuato da chi gestisce il servizio pubblico; > per i trasporti di piccole quantità di rifiuti NON pericolosi (max 30 kg/30l) in modo saltuario. Sistri per i produttori Dal 3 marzo 2014 Registro carico / scarico E’ tenuto dai produttori di rifiuti pericolosi e non pericolosi derivanti da attività industriali, artigianali e di smaltimento rifiuti. Deve essere: » vidimato dalla Camera di Commercio prima della compilazione » completo in ogni sua parte » compilato ed eventualmente corretto a penna (non usare matite o bianchetti) » compilato entro i 10 gg lavorativi dal carico/scarico » conservato per 5 anni. „11ƒ
  12. 12. ¢ gestione rifiuti ORGANIZZAZIONE DEL DEPOSITO Etichettatura Deve esserci un’etichetta o un cartello che descriva il tipo di rifiuto che è in deposito. CER 16.01.07 filtri dell’olio + R Divieto di miscelazione Tra rifiuti pericolosi e non pericolosi. ATTENZIONE A: » ACCESSIBILITÀ, CHIUSURE E RECINZIONI » DISTANZA E SEPARAZIONE DA INSEDIAMENTI CONFINANTI » AREAZIONE DEL LOCALE » DOTAZIONI DI PROTEZIONE E SICUREZZA » PROTEZIONI CONTRO GLI AGENTI ATMOSFERICI » SERBATOI E CONTENITORI DI RIFIUTI LIQUIDI » BASAMENTI DEI DEPOSITI IN CUMULI » CARTELLONISTICA I liquidi devono avere idonei bacini di contenimento: » devono essere posizionati sotto i recipienti di sostanze pericolose » devono riuscire a contenere almeno 1/3 del volume che vi è stoccato sopra. Il deposito deve essere situato in un’area coperta e pavimentata. L’area di deposito temporaneo deve essere ben identificata con opportuna segnaletica e l’utilizzo dei corretti contenitori per i rifiuti. „12ƒ
  13. 13. ¢ gestione rifiuti LE AUTORIZZAZIONI PER IL TRASPORTO L’autorizzazione per il trasporto in conto proprio Le autorizzazioni di trasportatori e smaltitori. Le aziende che intendono trasportare i propri rifiuti prodotti, devono richiedere e ottenere l’autorizzazione presso l’Albo Gestori Ambientali fornendo le targhe dei mezzi che verranno utilizzati per il trasporto. Il contributo all’Albo per il trasporto in conto proprio di rifiuti è pari a 50 euro all’anno. Il produttore di rifiuti deve farsi rilasciare copia delle autorizzazioni dei trasportatori e degli smaltitori che ritirano e gestiscono i rifiuti. I trasportatori e gli smaltitori devono essere autorizzati per il tipo di rifiuto trasportato o trattato. L’autorizzazione viene chiesta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali per i trasportatori e alla Provincia o Regione di competenza per gli impianti di smaltimento. Limiti di quantità trasportabili Rifiuti pericolosi Rifiuti non pericolosi 30 Kg/L al giorno Illimitatamente Confartigianato Imprese Varese offre ai propri associati il servizio di iscrizione e variazione all’Albo gestori della Lombardia per il trasporto in conto proprio dei rifiuti. Per info: tel. 0332 256111 „13ƒ
  14. 14. ¢ gestione rifiuti I PNEUMATICI FUORI USO Sulla base del principio”chi inquina paga”, i responsabili della raccolta e del recupero dei pneumatici fuori uso (Pfu) sono i produttori e gli importatori di pneumatici, i quali devono raccogliere e gestire annualmente quantità di pneumatici fuori uso (Pfu) di qualsiasi marca almeno equivalenti alle quantità degli pneumatici che hanno immesso nel mercato del ricambio nell’anno solare precedente. IL CONTRIBUTO AMBIENTALE PER I RIVENDITORI DAL 2011 C’È L’OBBLIGO DI RISCOSSIONE DEL CONTRIBUTO CHE DOVRÀ ESSERE INDICATO IN MODO CHIARO IN UNA RIGA SEPARATA NELLA FATTURA DI VENDITA. IL CONTRIBUTO AMBIENTALE NON È A IMPORTO FISSO MA VARIABILE, IN RELAZIONE AL TIPO DI PNEUMATICO E AL SUO PESO. OBBLIGHI DEL PRODUTTORE DI PFU Produttore Pfu (gommista iscritto all’Albo Imprese Artigiane della Camera di Commercio come artigiano) » tenuta e conservazione del Registro di carico e scarico in qualità di produttore » invio del Mud alla Camera di Commercio entro il 30 aprile di ogni anno (solo se ha più di 10 dipendenti) » compilazione del formulario per il trasporto e conservazione della I e della IV copia per 5 anni Produttore Pfu (gommista iscritto al Registro Imprese Camera di Commercio come commerciante) » compilazione del formulario per il trasporto e conservazione della I e della IV copia per 5 anni „14ƒ
  15. 15. ¢ gestione rifiuti I RIFIUTI DA APPARECHIATURE ELETTRICHE ED ELETTRONICHE (RAEE) I Raee sono i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche inclusi tutti i componenti ed i materiali che sono parte integrante del prodotto nel momento in cui si decide di disfarsene. Sono soggetti a una disciplina separata rispetto agli altri rifiuti. Il Sistema nazionale di gestione dei Raee consente recuperare materiali e componenti e permette all’economia del riciclo di questi rifiuti di crescere. RACCOLTA E TRASPORTO DEI RAEE LE ATTIVITÀ DI RACCOLTA E DI TRASPORTO DEI RAEE DEVONO ESSERE EFFETTUATE PREVIA ISCRIZIONE AD UNA SEZIONE SPECIALE DELL’ALBO GESTORI. PER ISCRIVERSI, I DISTRIBUTORI E I TRASPORTATORI INVIANO LE RISPETTIVE COMUNICAZIONI CON I PROPRI DATI E IL VERSAMENTO DI 50 € lo schema generale del sistema raee consegna aee con ecocontributo distribuzione cittadini ritira vecchia aee consegna aee con ecocontributo raccolta RAEE consegna vecchia aee e diventa raee piazzole ecologiche e comunali produttore aee centri privati organizzano recupero finanzia il sistema aderisce ai consorzi recupero riciclo raee
  16. 16. ¢ gestione rifiuti La Tassazione ambientale locale Tarsu, Tia, Tares, e ora, Tari: la continua evoluzione normativa di questi anni in materia di tassazione locale nei tributi sullo smaltimento dei rifiuti, insieme al proliferare delle tematiche legate a tale tema, hanno giustamente preoccupato imprese e cittadini. In particolare la Tares – la cui tariffa è commisurata alla quantità e qualità di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e all’attività - è ancora al centro di un confronto con le Amministrazioni locali: per verificare l’applicazione del tributo sulla base del principio di “chi inquina paga” (da calcolare quindi sull’effettiva produzione di rifiuti indifferenziati). A questo scopo il “Regolamento tipo”, elaborato da Confartigianato Varese e condiviso con tutte le Amministrazioni della Provincia, è lo strumento privilegiato per una equa e condivisa gestione della tassazione locale sui rifiuti. „16ƒ Anche per la futura Tari si prospetta un confronto simile con i Comuni, affinché non vengano applicati in modo indiscriminato coefficienti elevati, bensì tariffe equilibrate e giustificate. Per un’impresa che gestisce correttamente i rifiuti prodotti, nel rispetto di tutte le normative vigenti, è possibile verificare la corretta applicazione del tributo, rispetto alla tipologia di attività e alla superficie assoggettata. E’ inoltre possibile, dati alla mano, fare pressione e leva sulle Amministrazioni affinché, nel momento della predisposizione dei Piani finanziari, non applichino su questa voce di bilancio costi impropri, coefficienti ingiustificati, con conseguenti inevitabili disparità di trattamento anche tra territori limitrofi. Confartigianato Imprese Varese è a disposizione delle imprese per verificare la corretta applicazione della Tassa sui rifiuti nelle singole aziende per richiedere eventuali riduzioni della superficie soggetta. Per info: tel. 0332 256111
  17. 17. ¢ SOSTANZE E MISCELE PERICOLOSE La normativa sulle sostanze e miscele pericolose ha avuto negli ultimi anni in Europa modifiche davvero sostanziali attraverso l’adozione di due Regolamenti comunitari: » Reach (Regolamento 1907/2006) – Registration Evaluation Autorization and restriction of Chemicals (Registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche), » Clp (Regolamento 1272/2008) – Classification Labelling and Packaging (Classificazione Etichettatura e Imballaggio), che abrogano e sostituiscono le precedenti Direttive in materia. Obiettivo di entrambi i Regolamenti è quello di assicurare un elevato livello di protezione della salute dell’uomo e dell’ambiente. Con il Reach si vogliono far circolare nel mercato globale le informazioni sulle sostanze lungo tutta la catena di rifornimento, dal produttore/importatore fino all’utilizzatore professionale (a valle). Il Clp introduce in Europa un nuovo regime sulla classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio da adottare per tutte le sostanze e le miscele. „17ƒ
  18. 18. ¢ sostanze e miscele pericolose LE SOSTANZE PERICOLOSE E IL CLP COSA PREVEDE IL CLP » NUOVI CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DELLE SOSTANZE E DELLE MISCELE PERICOLOSE » NUOVO SISTEMA DI ETICHETTATURA » AGGIORNAMENTO DELLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO CHIMICO DA AGENTI CHIMICI PERICOLOSI, CANCEROGENI E MUTAGENI » AGGIORNAMENTO, DA PARTE DEL DATORE DI LAVORO, DELLA FORMAZIONE ED INFORMAZIONE AI LAVORATORI CIRCA LA NUOVA ETICHETTATURA DI PERICOLO RIPORTATA SUI CONTENITORI E SUGLI IMPIANTI » AGGIORNAMENTO DELLA SEGNALETICA DI SICUREZZA IN BASE AI NUOVI PITTOGRAMMI Le sostanze (e miscele) pericolose sono tutte quelle classificate come tali dal Regolamento 1272/2008 Clp. Il Regolamento Clp è in vigore dal 20 gennaio 1999 e prevede un periodo di contestuale uso del vecchio sistema fino al 1° giugno 2015, data entro la quale tutte le sostanze saranno state “aggiornate”. Helpdesk nazionale CLP: www.iss.it/hclp Helpdesk nazionale REACH: www.reach.sviluppoeconomico.gov.it miscele sostanze 1/12/2010 Tutte le sostanze * facoltativo per miscele Immesse sul mercato prima del 1/12/2010 Tutte le miscele Immesse sul mercato prima del 1/6/2015 1/12/2012 1/12/2015 CLP+DSP CLP - DPP se miscele * obblighi 1/12/2017 CLP cLassificazione CLP * DSP etichettatura, imballaggio CLP DPP clAssificazione, etichettatura, imballaggio CLP DPP CLP DPP > Direttiva Preparati Pericolosi 199/45/CE - DSP > Direttiva Sostanze Pericolose 67/548/CEE etichettatura imballaggio
  19. 19. ¢ sostanze e miscele pericolose L’Etichettatura delle sostanze Ogni sostanza deve presentare un’etichetta posta sul contenitore che riassume le informazioni sul prodotto: » nome della sostanza » dati del produttore importatore e distributore » pittogrammi di pericolo » frasi di rischio e di sicurezza. L’etichetta non deve essere rimossa, cancellata o coperta. Per informazioni più complete deve essere consultata la Scheda di sicurezza. I nuovi pittogrammi di pericolo gialli conformi al Clp stanno ormai sostituendo i vecchi simboli arancioni e neri. LA SCHEDA DI SICUREZZA DESCRIVE LE CARATTERISTICHE DELLA SOSTANZA NONCHÉ LE MISURE DI PRIMO SOCCORSO E ANTINCENDIO, L’USO SICURO, IL METODO DI SMALTIMENTO E ALTRE INFORMAZIONI UTILI PER LA SICUREZZA DELL’UOMO E DELL’AMBIENTE. ELEMENTO NUOVO SONO gli “SCENARI DI ESPOSIZIONE” CHE INDICANO LE CONDIZIONI DI USO SICURO: » ALL’INTERNO DELL’AZIENDA » da parte DEI CLIENTI NEI LORO PROCESSI O PRODOTTI » DA PARTE DI AZIENDE A CUI I CLIENTI FORNISCONO SOSTANZE CHIMICHE. DEVE ESSERE RILASCIATA DAL FORNITORE DEL PRODOTTO, NELLA LINGUA UFFICIALE DELLO STATO IN CUI VIENE IMMESSA, SPONTANEAMENTE E GRATUITAMENTE. „19ƒ
  20. 20. ¢ emissioni in atmosfera Il Testo Unico Ambientale (Dlgs 152/ 2006) regolamenta anche tutte le emissioni che vengono generate dalle attività produttive e da taluni impianti di tipo civile. Con il Tua si sono abrogati ben diciannove provvedimenti in materia di tutela dell’aria, tra cui quello sugli „20ƒ impianti industriali (Dpr 203/1988) e sulle caratteristiche dei combustibili (Dpcm 8 marzo 2002). Tra i provvedimenti più significativi vi è l’obbligo di autorizzazione per le emissioni in atmosfera.
  21. 21. ¢ emissioni in atmosfera CHE COSA SONO LE EMISSIONI IN ATMOSFERA E’ un’emissione “artificiale” qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera, proveniente da un impianto, che possa produrre inquinamento atmosferico. L’inquinamento atmosferico è l’immissione nell’aria di sostanze che ne alterano la salubrità e costituiscono un pericolo diretto o indiretto per la salute e per i beni pubblici e privati. Oltre a emissioni di carattere industriale, esistono emissioni civili che provengono per lo più dagli impianti di riscaldamento domestico e dal traffico auto e motoveicolare. Questi fenomeni provocano enormi immissioni in atmosfera di benzene, PM10 e di ozono. L’OBBLIGO DI AUTORIZZAZIONE La normativa prevede l’obbligo a presentare domanda di autorizzazione per le emissioni in atmosfera, le imprese il cui ciclo produttivo, o le cui fasi di lavorazione, producono emissioni inquinanti verso l’ambiente esterno. La Provincia è l’autorità competente al rilascio, al rinnovo e al riesame delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera. LE AUTORIZZAZIONI » AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE » EMISSIONI IN VIA ORDINARIA » EMISSIONI IN DEROGA (ex art. 272 c.2 e ex art. 272 c.1) » IMPIANTI E ATTIVITÀ SCARSAMENTE RILEVANTI (ex “poco significativo”). attenzione Per pulitintolavanderie a ciclo chiuso è prevista l’autorizzazione in deroga. Confartigianato Imprese Varese assiste le imprese per la compilazione e l’inoltro dell’autorizzazione per le emissioni in atmosfera. Per info: tel. 0332 256111 „21ƒ
  22. 22. ¢ emissioni in atmosfera L’autorizzazione per le emissioni in via ordinaria I gestori degli stabilimenti devono presentare domanda di autorizzazione in via ordinaria in caso di: » nuovo stabilimento » trasferimento di stabilimento » modifica sostanziale » rinnovo autorizzazione esistente. STABILIMENTO SI DEFINISCE STABILIMENTO UN COMPLESSO UNITARIO E STABILE, CHE SI CONFIGURA COME UN COMPLESSIVO CICLO PRODUTTIVO, SOTTOPOSTO AL POTERE DECISIONALE DI UN UNICO GESTORE, IN CUI SONO PRESENTI UNO O PIÙ IMPIANTI O SONO EFFETTUATE UNA O PIÙ ATTIVITÀ CHE PRODUCONO EMISSIONI. Calendario per la presentazione delle domande di rinnovo delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera e per le lavorazioni meccaniche ad oggi non autorizzate in Provincia di Varese. Data di presentazione della domanda e/o data dell’autorizzazione esistente Data di presentazione della Data di presentazione domanda di rinnovo della domanda di rinnovo dell’autorizzazione in caso di dell’autorizzazione lavorazioni meccaniche non autorizzate Fino al 31/12/1988 (ex art. 12 - del Dpr. n. 203/1988)* Entro il 31/12/2011 Entro il 31/12/2011 Dal 01/01/1989 al 31/12/1995 Tra 01/01/2012 ed il 31/12/2012 Entro il 31/07/2012 Dal 01/01/1996 al 31/12/1999 Tra 01/01/2013 ed il 31/12/2013 Entro il 31/07/2012 Dal 01/01/2000 al 31/12/2002 Tra 01/01/2014 ed il 31/12/2014 Entro il 31/07/2012 Dal 01/01/2003 al 29/04/2006 Tra 01/01/2015 ed il 31/12/2015 Entro il 31/07/2012 „22ƒ
  23. 23. ¢ emissioni in atmosfera LE ANALISI Le autorizzazioni prescrivono che le emissioni siano convogliate a camino e che le emissioni omogenee vengano confluite in numero minimo di camini. I camini devono essere dotati di tronchetti di campionamento per le analisi periodiche sui fumi. Il tipo di inquinante e la frequenza delle analisi sono definite nell’autorizzazione. REQUISITI DEI CAMINI L’accesso di sicurezza Il tecnico incaricato per il campionamento deve poter accedere in modo agevole e sicuro ai camini. L’accesso deve essere garantito con un impianto di tipo fisso e non mobile. I tronchetti di campionamento Per effettuare il prelievo degli inquinanti l’operatore deve poter inserire la sonda nel camino: per questo sono dotati di tronchetti di campionamento. Il loro numero e la loro posizione varia in base alle dimensioni del camino, come definito dalla norma Uni 10169. Riguardo al posizionamento della sezione di misurazione, questo » deve essere posizionato su un tratto rettilineo di almeno 7 diametri » deve avere almeno 5 diametri a monte e 2 a valle (5 se sfoga direttamente in atmosfera). Va sempre garantito l’accesso in modo sicuro ed agevole perché l’operatore possa muoversi con la sua attrezzatura. Il punto di emissione (camino) » deve essere di altezza superiore di almeno un metro rispetto il colmo del tetto, » deve garantire la dispersione degli inquinanti e dev’essere distante da finestre. L’identificazione Ogni emissione deve essere numerata ed identificata univocamente con scritta indelebile del numero di emissione e del diametro del camino in prossimità del punto di prelievo. Tronchetto di campionamento corretto. Tronchetto di campionamento non corretto: tratto rettilineo a valle troppo breve per la presenza di tratto curvo e con variazione delle dimensioni. Fonte: Arpa Erm „23ƒ
  24. 24. ¢ emissioni in atmosfera PIANO GESTIONE SOLVENTI Per alcune tipologie di attività, le autorizzazioni prevedono che l’azienda presenti annualmente il Piano Gestione Solventi, un documento per controllare l’utilizzo di prodotti contenenti solventi e le emissioni che ne derivano. Tale piano deve essere preparato nel caso si consumi un quantitativo di solvente al di sopra di una determinata soglia, che varia in base al tipo di attività che genera l’emissione. Nell’analisi del consumo di solvente vengono prese in considerazione le quantità che entrano e che escono, sia nelle emissioni in atmosfera (aspirate a camino o diffuse), sia come rifiuti che come scarichi idrici. Il Piano Gestione Solventi deve essere redatto entro il 30 aprile di ogni anno. per le lavanderie impianto esistente al 12 marzo 2004? SI E’ stata inviata alla Regione la domanda di Autorizzazione (DGR 23.12.2003 n. 20138)? NO NO Adeguare gli impianti entro il 31 ottobre 2007 Inoltrare l’istanza di autorizzazione con 45 giorni di anticipo sulla data di inizio attività. (DGR 23.12.2003 n.20138) Rispettare il limite di 20g/Kg di C.O.V. entro ottobre 2007 Rispettare il limite di 20g/Kg di C.O.V. A partire dalla data di inizio attività. Registrare i dati per il Piano Gestione Solventi a partire dal 31 ottobre 2007 Registrare i dati per il Piano Gestione Solventi a partire dalla data di inizio attività. Predisporre il Piano Gestione Solventi entro il 30 aprile 2008 con i dati 31.10/31.12.2007 Predisporre il Piano Gestione Solventi entro il 30 aprile dell’anno successivo all’inizio attività con i dati dall’inizio attività al 31.12 „24ƒ
  25. 25. ¢ emissioni in atmosfera GLI IMPIANTI TERMICI CIVILI Un impianto termico è qualsiasi impianto di riscaldamento dotato di generatore di calore, impianto di distribuzione e apparecchi scaldanti (radiatori, pannelli radianti, ecc..), alimentato con qualsiasi tipo di combustibile (gas, gasolio, legna). E’ un impianto termico l’insieme di più apparecchi destinati a riscaldare un’unica unità immobiliare, cioè più apparecchiature singole con potenza superiore 4kW, se la loro potenza complessiva è superiore o uguale a 15 kW. Ne è responsabile: » l’occupante a qualunque titolo (proprietario, inquilino, comodatario) » l’Amministratore nel caso di impianti centralizzati » il Terzo responsabile eventualmente nominato. DOTAZIONE DEGLI IMPIANTI TERMICI Per prevenire le emissioni inquinanti contenute negli impianti di climatizzazione, questi devono essere sottoposti a controlli ed essere dotati di: » libretto d’impianto, se la potenza termica è minore di 35kw » libretto di centrale conforme, se la potenza termica è maggiore di 35kw » documenti che attestano le avvenute manutenzioni periodiche necessarie a garantire il rispetto dei valori limite di emissione (allegato g/f e versamento alla Provincia) DICHIARAZIONE DI CONFORMITÀ AL TERMINE DEI LAVORI L’IMPRESA INSTALLATRICE DELL’IMPIANTO È TENUTA A RILASCIARE QUESTO DOCUMENTO CHE ATTESTA CHE L’IMPIANTO È STATO REALIZZATO NEL RISPETTO DELLE NORME (’ART. 6 DEL DM 37/2008). NEL CASO IN CUI LA DICHIARAZIONE DI CONFORMITÀ NON SIA STATA PRODOTTA O NON SIA PIÙ REPERIBILE, TALE DOCUMENTO È SOSTITUITO, PER GLI IMPIANTI ESEGUITI PRIMA DELL’ENTRATA IN VIGORE DEL DM 37/2008, dA UNA DICHIARAZIONE DI RISPONDENZA, DA PARTE DI UN PROFESSIONISTA ISCRITTO ALL’ALBO PROFESSIONALE PER LE SPECIFICHE COMPETENZE TECNICHE RICHIESTE. » prove di combustione e misura del tiraggio almeno una volta l’anno per gli impianti maggiori di 35kw, » rapporto tecnico di prima accensione a cura della ditta installatrice. Controllo dei fumi deve avvenire con cadenza: » biennale: se la potenza termica nominale è minore di 35kW » annuale: se la potenza termica nominale è maggiore di 35kW. „25ƒ
  26. 26. ¢ emissioni in atmosfera Le sanzioni a carico dei manutentori per mancato invio della dichiarazioni, redazione della denuncia, esecuzione del controllo e redazione del rapporto, vanno da un minimo di 50 euro a un massimo di 6.000 euro. I CENTRI DI ASSISTENZA PER LE IMPRESE DI INSTALLAZIONE E MANUTENZIONE Attraverso i Cait (Centri Assistenza Impianti Termici) tutti gli installatori/ manutentori possono trasmettere alla Provincia o ai Comuni e al catasto regionale le dichiarazioni di avvenuta manutenzione. Frequenza - Salvo indicazioni più restrittive da parte operazione del costruttore dei componenti Controllo e manutenzione Almeno 1 volta ogni 2 anni Impianti con P < 35kW (combustibile gassoso) Controllo e manutenzione Imp. 35 con P < 35kW (combustibile liquido o solido) Controllo e manutenzione Imp. 35 ≤ P < 116kW (comb. gassoso, liquido o solido) Controllo e manutenzione Imp. 116 ≤ P < 350kW (comb. gassoso, liquido o solido) Controllo e manutenzione Almeno 1 volta l’anno Almeno 1 volta l’anno Almeno 1 volta l’anno Imp. P ≥ 350kW (comb. gassoso, liquido o solido) C.A.I.T. VARESE CENTRO ASSISTENZA IMPIANTI TERMICI „26ƒ Almeno 1 volta l’anno Confartigianato Imprese Varese è riconosciuta dalla Regione Lombardia come Centro Assistenza Impianti Termici (Cait) e offre alle imprese di installazione e manutenzione associate il servizio di trasmissione dei dati relativi alle dichiarazione di avvenuta manutenzione al catasto regionale.
  27. 27. ¢ emissioni in atmosfera GLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E I GAS FLUORURATI I gas fluorurati o Fgas (HFC, PFC e SF6), noti anche come “gas serra”, sono sostanze chimiche artificiali che, pur non riducendo lo strato di ozono, presentano un elevato potenziale di riscaldamento globale. Per prevenire le emissioni dei gas serra contenute negli impianti di climatizzazione, sono previsti alcuni obblighi. Libretto d’impianto Il gestore dell’impianto è tenuto a custodire questo documento dove sono registrate tutte le operazioni di recupero e ricircolo del gas. Controllo di fughe Per prevenire le fughe gli impianti devono essere sottoposti a controllo: » annuale per impianto e apparecchiature con un contenuto di gas compreso tra i 3-100 Kg » semestrale: per impianti e apparecchiature con un contenuto di gas superiore ai 100 kg. FGAS: IL REGISTRO DELLE PERSONE E DELLE IMPRESE QUALIFICATE A gennaio 2013 anche in Italia è stato approvato il decreto che dà compimento al Regolamento Ce 842/2006 sui gas fluorurati a effetto serra. FGAS: HFC, PFC, SF6 HFC: SONO USATI NEGLI IMPIANTI DI REFRIGERAZIONE E DI CONDIZIONAMENTO DELL’ARIA E NELLE POMPE DI CALORE, O COME AGENTI ESPANDENTI PER SCHIUME AD ESEMPIO NEI SISTEMI ANTINCENDIO IPFC: SONO USATI NEL SETTORE DELL’ELETTRONICA E NELL’INDUSTRIA COSMETICA E FARMACEUTICA MA ANCHE NEGLI IMPIANTI DI REFRIGERAZIONE SF6: È USATO PRINCIPALMENTE COME GAS DI ISOLAMENTO E DI SPEGNIMENTO D’ARCO NEI COMMUTATORI DI ALTA TENSIONE Il Decreto ha istituito il Registro Nazionale delle persone e delle imprese qualificate per l’utilizzo dei gas fluorurati ad effetto serra, prevedendo l’obbligo di iscrizione del personale addetto e delle imprese per poter operare con i gas fluorurati. „27ƒ
  28. 28. ¢ emissioni in atmosfera fgas: IL PERCORSO PER OTTENERE LA QUALIFICAZIONE Iscrizione del personale che svolge materialmente l’attività al Registro Fgas gestito dalle Camera di Commercio, che rilascia un attestato di iscrizione. La sola iscrizione non consente di operare nel rispetto della normativa. Iscrizione dell’impresa (anche nel caso di ditta individuale) al Registro Fgas, gestito dalle Camera di Commercio, che rilascia un attestato di iscrizione. La sola iscrizione non consente di operare nel rispetto della normativa. per refrigerazione e antincendio » Il personale sostiene e supera l’esame teorico e pratico presso un organismo di certificazione accreditato e riceve il certificato definitivo. per recupero Fgas da veicoli » Il personale partecipa ad un corso presso un organismo di attestazione certificato e riceve l’attestato. » L’impresa richiede e ottiene la certificazione da un organismo di certificazione a seguito della verifica che l’impresa impieghi personale certificato in numero congruo, che abbia le attrezzature sufficienti e che abbia un piano di qualità. » L’impresa non è tenuta a fare alcuna operazione. » L’organismo di certificazione comunica al Registro l’avvenuto rilascio dei certificati. » L’organismo di certificazione comunica al Registro l’avvenuto rilascio dell’attestato. A questo punto sia il personale che l’impresa possono svolgere le attività di cui al Dpr 43/2012 Confartigianato Imprese Varese organizza corsi di formazione per la qualificazione e assiste le imprese per l’iscrizione al Registro. Per info: tel. 0332 256111 „28ƒ
  29. 29. ¢ scarichi idrici Anche la disciplina degli scarichi per la tutela delle acque dall’inquinamento è regolamentata dal Tua (Dlgs 152/2006) e successive modificazioni. I pilastri su cui si basa sono l’obbligo di autorizzazione e il rispetto dei limiti di emissione. Di fondamentale importanza è l’adeguamento dei sistemi di fognatura, collettamento e depurazione degli scarichi nell’ambito del servizio idrico integrato. „29ƒ
  30. 30. ¢ scarichi idrici COSA SONO GLI SCARICHI IDRICI Acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici o impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione beni, diverse dalle acque domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento. Acque reflue urbane: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali, ovvero acque meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche separate, provenienti da agglomerato. Scarico: qualsiasi emissione effettuata esclusivamente tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il ciclo di produzione del refluo con il corpo ricettore delle acque superficiali, dal suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione. Acque di scarico: tutte le acque reflue provenienti da uno scarico. „30ƒ LE ACQUE METEORICHE DI DILAVAMENTO SONO LA “FRAZIONE DELLE ACQUE DI UNA PRECIPITAZIONE ATMOSFERICA” CHE, NON INFILTRATA NEL SOTTOSUOLO O EVAPORATA, DILAVA LE SUPERFICI SCOLARI. » ACQUE DI 1° PIOGGIA: I PRIMI 5MM DI ACQUA METEORICA DI DILAVAMENTO UNIFORMEMENTE DISTRIBUITA SU TUTTA LA SUPERFICIE SCOLANTE SERVITA DAL SISTEMA DI COLLETTAMENTO. » ACQUE DI 2° PIOGGIA: SUCCESSIVe ALLE ACQUE DI PRIMA PIOGGIA NELL’AMBITO DELLO STESSO EVENTO PIOVOSO, IN RETI FOGNARIE, ANCHE SEPARATE, PROVENIENTI DA AGGLOMERATO. IN ALCUNI TIPI DI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI, LE ACQUE METEORICHE DI DILAVAMENTO POSSONO ESSERE ASSIMILATE ALLE ACQUE REFLUE INDUSTRIALI NEL CASO DILAVINO SOSTANZE PERICOLOSE; PERTANTO È NECESSARIO VALUTARE se si e’ SOGGETTI AD AUTORIZZAZIONE ANCHE PER LE ACQUE METEORICHE.
  31. 31. ¢ scarichi idrici GLI OBBLIGHI Gli scarichi devono essere autorizzati dall’autorità competente prima della loro attivazione. L’autorizzazione vale per quattro anni e deve esserne richiesto il rinnovo con un anno di anticipo rispetto alla scadenza. Gli scarichi devono rispettare i valori limite di emissione. Deve esserci un punto accessibile per il campionamento immediatamente a monte della immissione nel recapito, tranne che per gli scarichi domestici e quelli ad essi assimilati (servizi igienici, lavatrici con cestello di portata inferiore ai 20kg, ecc). Eventualmente devono essere dotati di idoneo impianto di depurazione. ALCUNE DOMANDE DA PORSI IN AZIENDA » Da dove si preleva l’acqua? Solo da acquedotto oppure anche da pozzi? se si attinge acqua da pozzi sotterranei sarà necessaria una concessione per farlo. » Si utilizza acqua nel ciclo produttivo? Serve un impianto di trattamento/ depurazione? se si utilizza acqua nel ciclo produttivo si avranno degli scarichi di tipo industriale e pertanto si dovranno richiedere autorizzazione per lo scarico e rispettare certi limiti di inquinanti. » Dove si scaricano le acque reflue? non si possono scaricare acque reflue industriali al suolo, salvo particolari casi, ma allacciandosi alla fognatura. „31ƒ
  32. 32. ¢ IMPATTO ACUSTICO L’inquinamento da rumore, dovuto alle varie attività umane, dal traffico sempre crescente e dagli insediamenti civili e industriali, è un problema di vaste proporzioni a cui ha contribuito a dare una risposta la “Legge quadro sull’inquinamento acustico“ n. 447/95. La Legge ha come obiettivo proprio la determinazione dei principi fondamentali „32ƒ in materia di tutela dell’ambiente dall’inquinamento acustico e prevede anche l’obbligo di fornire, in modo chiaro e inequivocabile, tutti gli elementi per una previsione degli effetti acustici che possono derivare dalla realizzazione di qualsiasi opera, impianto o infrastruttura.
  33. 33. ¢ impatto acustico COS’E’ L’INQUINAMENTO ACUSTICO Per inquinamento acustico si intende l’introduzione di rumore nell’ambiente (abitativo ed esterno) tale da provocare fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la salute, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti e dell’ambiente stesso. LA VALUTAZIONE DI IMPATTO ACUSTICO PREVISIONE DI IMPATTO ACUSTICO E’ ESEGUITA A SEGUITO DELLA DOMANDA DI AUTORIZZAZIONE ALL’ESERCIZIO DELL’ATTIVITÀ O MODIFICA DI ATTIVITÀ ESISTENTI. E’ REALIZZATA APPLICANDO MODELLI NUMERICI DI CALCOLO VERIFICATI ATTRAVERSO ACCURATI RILIEVI STRUMENTALI. » Deve essere redatta per tutti gli insediamenti produttivi, per le infrastrutture e per tutti i luoghi ricreativi, » è richiesta al momento della presentazione di domande di licenza o di autorizzazione all’esercizio di attività produttive e ricreative, al momento del cambio di gestore o in caso di ampliamento, modifica e potenziamento delle stesse, » deve essere eseguita da tecnici competenti, » può essere richiesta dal Comune o dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (Arpa), ogni volta vi sia la possibilità di disturbo nei confronti della collettività. „33ƒ
  34. 34. ¢ impatto acustico LA ZONIZZAZIONE ACUSTICA LE AREE ACUSTICHE 1. AREE PARTICOLARMENTE PROTETTE 2. AREE RESIDENZIALI 3. AREE DI TIPO MISTO 4. AREE DI INTENSA ATTIVITÀ UMANA 5. AREE PREVALENTEMENTE INDUSTRIALI 6. AREE ESCLUSIVAMENTE INDUSTRIALI La zonizzazione acustica, o classificazione acustica, è una speciale mappatura del territorio comunale suddivisa in aree acustiche omogenee. Queste aree sono individuate in base alla destinazione d’uso e alle caratteristiche delle fonti sonore presenti. Lo scopo della zonizzazione acustica è quello di consentire un migliore sfruttamento del territorio ottimizzando la vivibilità e le possibilità di utilizzo delle diverse aree. Viene predisposta esclusivamente da Tecnici competenti in acustica ambientale, iscritti all’apposito Registro della Regione. soglia dell’udibile locale ben isolato brusio in un bosco tichettio orologio bisbiglio biblioteca conversazione aspirapolvere attività in ufficio transito auto traffico nelle ore di punta camion macchinari industriali discoteca clacson martello pneumatico motore jet scala del rumore in decibel 0 10 15 20 25 35 50 55 60 70 80 90 100 110 120 130 140 nessun problema „34ƒ possibile disturbo del sonno affaticamento possibili danni psichici danni psichici, neurogenerativi, uditivi soglia del dolore danni all’udito Confartigianato Imprese Varese ha propri esperti in materia ed è in grado di fornire alle aziende adeguata assistenza per realizzare valutazioni di impatto acustico, rilievi fonometrici e strumentali, bonifiche acustiche, certificazioni acustiche per macchinari e zonizzazioni acustiche di aree lottizzabili. Per info: tel. 0332 256111
  35. 35. ¢ amianto L’uso dell’amianto in Italia è vietato dal marzo 1992: la legge n. 257/1992 “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto” ne vieta l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione. I successivi decreti e circolari applicative sono servite per definire la gestione del potenziale pericolo derivato dalla presenza di amianto negli edifici, manufatti e coperture. „35ƒ La messa al bando dell’utilizzo delle fibre di amianto ha determinato che, oggi, solo gli operatori addetti allo smaltimento dei prodotti contenenti amianto o alla bonifica degli ambienti in cui è stato utilizzato, risultino professionalmente esposti.
  36. 36. ¢ bonifica dell’amianto COS’E’ L’AMIANTO L’amianto è un materiale dalla straordinaria resistenza termica, lungamente utilizzato fino agli anni ‘80 per produrre la miscela cemento-amianto (Eternit) per vari usi soprattutto in edilizia. Le fibre di amianto sono molto nocive per la salute e possono causare gravi danni polmonari. Per legge dal 1992 non può più essere utilizzato. Nonostante questo rimangono ancora in circolazione numerosi prodotti realizzati con questo pericoloso materiale. La Regione Lombardia ha definito il Piano Regionale Amianto (Pral), con cui si obbliga alla bonifica dei materiali contenti amianto entro il 31 dicembre 2015. „36ƒ DOVE È NASCOSTO L’AMIANTO PER LE SUE CARATTERISTICHE L’AMIANTO È UN MATERIALE CHE SI PUÒ TROVARE IN DIVERSI PRODOTTI COME: » LASTRE PIANE O ONDULATE, DI GRANDE FORMATO » TUBI, CANALIZZAZIONI E CONTENITORI PER IL TRASPORTO E LO STOCCAGGIO DI FLUIDI » GUARNIZIONI DI ATTRITO PER VEICOLI A MOTORE » MACCHINE E IMPIANTI INDUSTRIALI » GUARNIZIONI DI ATTRITO DI RICAMBIO PER VEICOLI A MOTORE, E TRENI » GUARNIZIONI DELLE TESTATE PER MOTORI DI VECCHIO TIPO » GIUNTI, PIATTI STATICI E GUARNIZIONI DINAMICHE PER ELEMENTI SOTTOPOSTI A FORTI SOLLECITAZIONI » FILTRI ULTRAFINI PER LA STERILIZZAZIONE E PER LA PRODUZIONE DI BEVANDE E MEDICINALI » DIAFRAMMI PER PROCESSI DI ELETTROLISI.
  37. 37. ¢ bonifica dell’amianto AMIAnTO: COSA FARE Nel caso in cui nella propria azienda (ma anche nelle abitazioni private) siano presenti oggetti in amianto (es. copertura in Eternit) il proprietario o il responsabile dell’attività deve » conservare la documentazione sulla collocazione dell’amianto nell’edificio (planimetrie) » informare gli occupanti dell’edificio sulla presenza dell’amianto, sui rischi potenziali e sui comportamenti da adottare » valutare lo stato di conservazione del materiale attraverso l’applicazione dell’Indice di degrado (così come richiesto dalla Regione Lombardia). A seguito delle perizia sarà definito il tipo di intervento (rimozione, bonifica, incapsulamento, confinamento ecc). Il trattamento dell’amianto deve avvenire secondo specifiche procedure ad opera di una ditta specializzata e autorizzata. Prima di procedere con la messa in sicurezza o la rimozione dell’amianto è obbligatorio presentare domanda all’Ente competente nel territorio, attendere il parere favorevole e poi procedere con l’esecuzione e infine comunicare la chiusura dei lavori. LE DITTE AUTORIZZATE ALLA RIMOZIONE E SMALTIMENTO LE IMPRESE CHE OPERANO PER LO SMALTIMENTO E LA RIMOZIONE DELL’AMIANTO E PER LA BONIFICA DELLE AREE INTERESSATE DEBBONO ISCRIVERSI A UNA SPECIALE SEZIONE DELL’ALBO. SONO TENUTE AD ASSUMERE, IN VIA PRIORITARIA, IL PERSONALE GIÀ ADDETTO ALLE LAVORAZIONI DELL’AMIANTO, CHE ABBIA L’ABILITAZIONE PREVISTA (PATENTINO). CHI OPERA IN QUESTA ATTIVITÀ SENZA ISCRIZIONE ALL’ALBO È SOGGETTO A SANZIONI AMMINISTRATIVE FINO A OLTRE 15.000 EURO. Confartigianato Imprese Varese offre ai propri associati il servizio di valutazione dell’Indice di degrado dell’amianto grazie a tecnici specializzati. Per info: tel. 0332 256111 „37ƒ
  38. 38. ¢ certificazione energetica La Direttiva Europea 2002/91/CE sul rendimento energetico degli edifici impone, che dal 2006, si debba procedere alla certificazione energetica degli edifici introdotta come principio in Italia dalla Legge 10/91. „38ƒ La Regione Lombardia, prima in Italia, ha adottato le norme per la certificazione energetica degli edifici con la Legge 24/2006 (la disciplina complessiva è contenuta nella Deliberazione n. 26/062007, n. 8/5018).
  39. 39. ¢ certificazione energetica COS’E’ L’ ATTESTATO DI CERTIFICAZIONE ENERGETICA L’Ace, Attestato di Certificazione Energetica, è un documento, redatto nel rispetto delle norme regionali, che attesta la prestazione energetica e le caratteristiche energetiche di un edificio in modo da consentire al cittadino una valutazione di confronto rispetto ai valori di riferimento previsti. Deve essere redatto da un professionista accreditato nell’apposito elenco regionale e timbrato dal Comune di riferimento. L’Ace serve a » stimare il fabbisogno energetico di un edificio e definirne la relativa classe energetica » identificare le abitazioni con minor consumo energetico sul mercato immobiliare » valutare i possibili interventi migliorativi per il risparmio energetico » adempiere agli obblighi di legge in caso di vendita o locazione immobiliare (atto notarile). OBBLIGO DELLA CERTIFICAZIONE ENERGETICA L’ACE È PREVISTA IN CASO DI: » CHIUSURA LAVORI » ATTI DI TRASFERIMENTO A TITOLO ONEROSO » INCENTIVI O DETRAZIONI » CONTRATTI SERVIZIO ENERGIA » CONTRATTI GESTIONE IMPIANTI TERMICI » LOCAZIONI ANNUNCI COMMERCIALI. UNA VOLTA PRODOTTO, L’ATTESTATO DI CERTIFICAZIONE ENERGETICA È VALIDO 10 ANNI. Confartigianato Imprese Varese offre alle imprese consulenza per i sopralluoghi e i rilievi, lo svolgimento della pratica di Certificazione e la trasmissione della documentazione alla Regione e al Comune di riferimento. Per info: tel. 0332 256111 „39ƒ
  40. 40. ¢ certificazione energetica LE DETRAZIONI AL 65% PER LA RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA: Sulle spese sostenute dal 6 giugno 2013 (data di entrata in vigore del Dl 63/2013) al 31 dicembre 2013, per gli interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti, è possibile ottenere una detrazione fiscale del 65%. Per le spese sostenute precedentemente la detrazione era pari al 55%. La detrazione spetta per le spese sostenute, e rimaste a carico del contribuente (per esempio non incentivati dal Comune), per: » interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti » interventi su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari „40ƒ » installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università » interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione » sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza e con impianti geotermici » interventi di sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria.
  41. 41. novità AUA – Autorizzazione Unica Ambientale L’Autorizzazione Unica Ambientale è il provvedimento istituito dal Dpr 13 marzo 2013 n. 59 che incorpora in un unico titolo diverse autorizzazioni ambientali previste dalla normativa di settore. Possono essere assorbite dall’Aua fino a sette autorizzazioni alle quali si aggiungono gli altri permessi eventualmente individuati da fonti normative regionali. Chi la può chiedere Le piccole e medie imprese e gli impianti non soggetti alla disciplina dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale). A chi si chiede Allo Sportello unico per le attività produttive (Suap) che la inoltra all’Autorità competente per la procedura. Quando chiedere l’Aua La richiesta deve avvenire in occasione della scadenza del primo titolo abilitativo da essa sostituito. La domanda di Aua deve essere inoltrata per il rilascio, il rinnovo o l’aggiornamento di uno o più dei 7 titoli abilitativi. Tempi e costi Se l’Aua sostituisce atti ambientali per i quali la conclusione del procedimento è inferiore o pari a 90 giorni, l’Autorità adotta il provvedimento entro 90 o 120 giorni e lo trasmette al Suap che rilascia il titolo. Le spese e i diritti sono quelli previsti per i vari provvedimenti più eventuali diritti di istruttoria. La somma totale dei costi istruttori però non può superare la somma totale di quello che il soggetto già pagava per i vari titoli oggetto dell’Aua prima dell’entrata in vigore della disciplina. Durata e rinnovo L’Aua ha una durata di 15 anni decorrenti dal rilascio. In caso di attività di scarichi di sostanze pericolose i gestori degli impianti almeno ogni 4 anni devono presentare una dichiarazione di autocontrollo all’Autorità competente. La dichiarazione non influenza la durata complessiva dell’Aua. Il rinnovo deve essere chiesto almeno 6 mesi prima della scadenza. LE AUTORIZZAZIONI AMBIENTALI CHE RIENTRANO NELL’AUA 1. AUTORIZZAZIONE AGLI SCARICHI DI ACQUE REFLUE 2. COMUNICAZIONE PREVENTIVA PER L’UTILIZZAZIONE AGRONOMICA DEGLI EFFLUENTI DI ALLEVAMENTO, DELLE ACQUE DI VEGETAZIONE DEI FRANTOI OLEARI E DELLE ACQUE REFLUE PROVENIENTI DALLE AZIENDE IVI PREVISTE 3. AUTORIZZAZIONE ALLE EMISSIONI IN ATMOSFERA 4. AUTORIZZAZIONE DI CARATTERE GENERALE ALLE EMISSIONI IN ATMOSFERA 5. DOCUMENTAZIONE PREVISIONALE DI IMPATTO ACUSTICO 6. AUTORIZZAZIONE ALL’UTILIZZO DEI FANGHI DERIVANTI DAL PROCESSO DI DEPURAZIONE IN AGRICOLTURA 7. COMUNICAZIONI IN MATERIA DI RIFIUTI: AUTOSMALTIMENTO RIFIUTI ED ESERCIZIO DI OPERAZIONI DI RECUPERO DI RIFIUTI (PERICOLOSI E NON) Confartigianato Imprese Varese affianca le imprese per la compilazione e l’invio al Suap dell’Aua. Per info: tel. 0332 256111 „41ƒ
  42. 42. servizi su misura per gestire la tua impresa Se la burocrazia ti obbliga a rivolgerti a tanti professionisti, possiamo diventare il tuo unico punto di riferimento con servizi e consulenze su misura. Scopri come su www.asarva.org CONFARTIGIANATO IMPRESE VARESE
  43. 43. Confartigianato Imprese Varese Viale Milano, 5 - VARESE Tel. E0332 256111 S RVIZIO CLIENTI servizio.clienti@asarva.org www.asarva.org Sede di Varese Via Sanvito Silvestro 92 Sede di Gallarate Viale Milano, 69 Sede di Busto Arsizio Via F. Baracca, 5 Sede di Saronno Via Sampietro, 112 Sede di Luino Viale Dante, 49 Sede di Tradate Via Del Carso, 35 Sede di Gemonio Via Verdi, 24 a cura di: confartigianato imprese varese servizio ambiente, sicurezza, medicina del lavoro Finito di stampare novembre 2013 Stampa a cura di: grafica lavenese - laveno mombello (va)
  44. 44. CONFARTIGIANATO IMPRESE VARESE

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