Bilancio di Genere 2011
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Il Bilancio di Genere è lo strumento per valutare l’impatto delle politiche adottate e per comunicare ai cittadini e alle cittadine le azioni che questo Comune compie per le pari opportunità, ...

Il Bilancio di Genere è lo strumento per valutare l’impatto delle politiche adottate e per comunicare ai cittadini e alle cittadine le azioni che questo Comune compie per le pari opportunità, oltre a stimolare omportamenti consapevoli.

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Bilancio di Genere 2011 Bilancio di Genere 2011 Document Transcript

  • U mo D nnaBILANCIO DI GENERE 2011Comune di UdineRealizzato con il finanziamento della Regione F.V.G.
  • IndicePresentazione del Bilancio di Genere 2011 3I dati socio-economici 6La popolazione 7Il mondo del lavoro al femminile 13L’imprenditoria al femminile 17Università: le laureate ed il loro futuro 22Udine nel 2025: previsioni demografiche 26Riclassificazione delle spese di bilancio delComune di Udine 30Il bilancio rivisto in ottica di genere 31Le cifre 33Le opere del verde pubblico 37Noi, donne fuori dal Comune? 38Le risorse umane nel Comune di Udine 39E’ difficile conciliare famiglia e lavoro al Comune di Udine 40I commenti all’iniziativa, le proposte e le priorità darealizzare 44I progetti in fase di attivazione a supporto dello sviluppoprofessionale di genere 45La costituzione del nuovo Comitato: gli obiettivi da realizzare 45Costruiamo la nostra città 48Il contesto della ricerca 49Una città a misura di donna: priorità per la Città di Udine 50Indice 3
  • Una conciliazione family friendly 53Città, tempo per sé, tempo libero, socialità e svago 54Tre priorità per la città 54Conclusioni 57Bilancio di Genere e Piano Regolatore 59Esperienze a confronto: il caso norvegese 654 Indice
  • Presentazione del Bilancio di Genere 2011Qualunque scelta un’Amministrazione compia ha un impatto sulla vitaquotidiana. Ecco perché un’Amministrazione attenta a tutti i suoi cittadinideve valutare se garantire pari opportunità oppure, anche inconsciamente,discriminare tra i generi.Il Bilancio di Genere è lo strumento per valutare l’impatto delle politicheadottate e per comunicare ai cittadini e alle cittadine le azioni che questoComune compie per le pari opportunità, oltre a stimolare comportamenticonsapevoli.Il Bilancio di Genere sviluppa anche un concetto di “interrelazione”. Pursoffermandosi prevalentemente sui servizi resi dal Comune di Udine,integra i relativi dati con quelli del contesto territoriale. In questo modoriferisce, nel contempo, anche di alcune iniziative che, in parallelo, sonostate condotte dai privati, come associazioni e altri portatori di interesse,e da altri Enti e strutture, quali la Camera di Commercio, l’Università, laProvincia di Udine.Rispetto alle passate edizioni, il Bilancio di Genere di quest’anno presentatre elementi di novità.Prima di tutto vuole superare la fase della mera rendicontazione daaffiancare al Bilancio Consuntivo, avviando un processo finalizzato acontribuire alla redazione del Bilancio di Previsione, che si concreteràil prossimo anno. Vengono analizzate, attraverso strumenti diprogrammazione/pianificazione, le istanze delle donne in relazione alla“Udine di domani” (alla “città delle donne”), in rapporto al nuovo PianoRegolatore Generale che, dopo l’adozione a luglio da parte del ConsiglioComunale, sarà approvato il prossimo anno dopo oltre 40 anni dall’ultimaversione.Il secondo aspetto di novità è rappresentato dal fatto che, nell’ambito dellariclassificazione del bilancio in ottica di genere, non solo si rivaluta la spesacorrente, ma anche alcune voci della spesa in conto capitale, come adPresentazione del Bilancio di Genere 2011 5
  • esempio le opere di valorizzazione nel verde pubblico. Gli interventi operatihanno tenuto in considerazione ciò che le donne ritengono essenziali pergarantire un buon livello di qualità della vita in città, come ad esempio lasostenibilità ambientale come valore primario da difendere e implementare.Il terzo aspetto, infine, riduce la distanza fra il dato rilevato e la pubblicazionedel testo, in modo tale da rendere quest’ultimo più interessante proprioperché più vicino alla realtà attuale. I dati statistici, ad esempio, non sonola fotografia dell’anno scorso, né quella di quest’anno, ma la proiezionedei dati attuali in prospettiva futura (non chi eravamo, o chi siamo, ma chi/come saremo nel prossimo futuro).In questo senso si chiude il cerchio fra la Udine di ieri, quella di oggi equella di domani.E nel frattempo, come è giusto che sia, se ne apre un altro. La Consigliera Delegata al Bilancio di Genere Il Sindaco Cinzia Del Torre Furio Honsell6 Presentazione del Bilancio di Genere 2011
  • Presentazione del Bilancio di Genere 2011 7
  • I dati socio-economici • La popolazione • Il mondo del lavoro al femminile • L’imprenditoria al femminile • Università: le laureate ed il loro futuro • Udine nel 2025: previsioni demografiche8
  • La popolazioneLa popolazione del Comune di Udine, proseguendo il trend di crescitainiziato oltre 10 anni fa, nel 2010 ha raggiunto i 99.439 residenti. Rispettol’anno precedente l’incremento è stato dello 0,2% ed è frutto del saldomigratorio positivo (differenza tra iscritti e cancellati all’Anagrafe) pari a444 persone, con un saldo migratorio femminile di 381 unità. La presenzafemminile è costante negli anni e si attesta al 53,4% con un incremento di193 residenti a fronte di un decremento di 5 residenti maschili. Le nascitesono state 830, di cui il 51% bambine, ed i decessi 1.086, determinandocosì un saldo naturale negativo (-256), come ormai si verifica da anni. Tab. 1. Movimento e calcolo della popolazione residente al 31 dicembre 2010 Fonte: elaborazione su dati Anagrafe Comune di UdinePer quanto riguarda la struttura della popolazione, si osserva omogeneitànumerica tra uomini e donne nelle classi fino ai 54 anni (nelle classi da 5a 40 anni, il numero di maschi supera leggermente quello femmine). Dopoquest’età, c’è una maggior presenza femminile, che supera il migliaio diunità di differenza (dopo i 75 anni il divario è di oltre 4.000 persone).La popolazione con più di 60 anni rappresenta quasi un terzo della totale,conseguenza del processo di invecchiamento che ha fatto aumentarel’incidenza delle classi più anziane. Il 60% dei residenti over 60 sonodonne e considerando solo gli over 80 (che rappresentano l’8% del totale),la percentuale femminile raggiunge il 69%. Questa prevalenza del generefemminile è dovuta principalmente alla maggiore speranza di vita allanascita delle donne.I dati socio-economici 9
  • Fig. 1. Popolazione residente nel Comune di Udine per fasce d’età al 31 dicembre 2010 Fonte: elaborazione su dati Anagrafe Comune di UdineLa popolazione residente straniera nel 2010 rappresenta il 13,5%(13.488) del totale, con un aumento del 3,5% rispetto l’anno precedente.La popolazione residente con cittadinanza straniera è aumentatacostantemente nell’ultimo decennio (+250,5% rispetto al 2000).Contemporaneamente, negli ultimi anni è cresciuta anche la presenzafemminile, riuscendo a superare quella maschile nel 2009. Fino ad allora ilnumero delle donne è risultato sempre inferiore, nel 2000 rappresentavanoil 46,6% mentre ora rappresentano il 51,7% e, visto il trend di crescita, èimmaginabile che la percentuale sia destinata ad aumentare nei prossimianni.I residenti stranieri più numerosi sono i rumeni (2.424), seguiti dagli albanesi(2.190) e dai ghanesi (1.178). Si osserva che la distribuzione tra i generinon è omogenea: ad esempio, considerando le 10 cittadinanze più presentiad Udine, risulta che le donne kosovare rappresentano solo il 39,1% e lealgerine solo il 37,6%, mentre le ucraine raggiungono il 78,3%. Si osservauna maggior presenza di residenti femminili nelle cittadinanze dei paesidell’Europa orientale: le russe sono l’84%, seguite dalle polacche (72,3%)e dalle moldave (65%). Invece, l’opposto caratterizza principalmente lecittadinanze del nord Africa: tunisine (20,1%), del Bangladesh (25,5%),senegalesi (31%) e algerine (32,5%).10 I dati socio-economici
  • Tab. 2. Residenti con cittadinanza straniera nel Comune di Udine per stato di provenienza (primi 10). Anno 2010 Fonte: elaborazione su dati Anagrafe Comune di UdineLe famiglie anagrafiche nel 2010 sono 49.802, in leggera crescita (0,5%)rispetto l’anno precedente. Gli aumenti, risultato della tendenza neglianni alla riduzione della numerosità dei nuclei familiare, si registrano perle famiglie unipersonali (quasi 300 unità) e per quelle di due componenti(quasi 100 unità). Tab. 3. Famiglie residenti per numerosità del nucleo. Anno 2010 Fonte: elaborazione su dati Anagrafe Comune di Udine1 Comprende i residenti con cittadinanza della ex Serbia-MontenegroI dati socio-economici 11
  • Il 60% delle famiglie monocomponenti è costituito da donne (12.784), dicui circa la metà (6.689) ha oltre 65 anni, mentre gli uomini della stessafascia d’età, che formano una famiglia mononucleo, sono 1.798. Invece,per le altre fasce si osserva una situazione abbastanza omogenea, anchese nella fascia dai 20 ai 39 anni vi è una prevalenza (58%) di uomini chevivono soli. Fig.2. Famiglie unipersonali nel Comune di Udine per classe d’età e genere. Anno 2010 Fonte: elaborazione su dati Anagrafe Comune di UdineLe famiglie di due componenti sono 13.827 e di queste il 59% è costituitoda marito-moglie, mentre il 25,8% da famiglie genitore-figlio. Si riscontra inquest’ultima tipologia familiare una scarsità di padri con figli, solo il 14,7%a fronte di un 85,3% di madri con figli. Tab. 4. Famiglie di due componenti per tipologia familiare – Anno 2010 Fonte: elaborazione su dati Anagrafe Comune di Udine12 I dati socio-economici
  • Un fenomeno che può contribuire a questa differenza, è la tendenza, nellesentenze di divorzio, all’affido dei figli alla madre, come testimoniano anchei dati nel Comune di Udine: nel 2009 le madri hanno avuto l’affidamentodei figli minorenni nel 35% dei casi, i padri nel 3%; nel 2010 le madri hannoavuto l’affido nel 27% delle sentenze mentre i padri in nessun caso.Riguardo ai divorzi, nel 2010 ad Udine sono stati 131, in aumento del45,6% rispetto al 2000. Il numero di matrimoni è cresciuto rispetto l’annoprecedente del 3,1%, mentre sono diminuiti del 5,5% i matrimoni civili, checomunque restano in aumento del 10% rispetto 10 anni fa. Tab. 5. Matrimoni e fecondità nel comune di Udine. Anni 2000-2009-2010 Fonte: elaborazione su dati Anagrafe Comune di UdineAnche il tasso natalità è in leggero calo negli ultimi anni, ma sostanzialmentevicino al dato del 2000, mentre si osserva un leggero aumento del tassodi fecondità generico nell’ultimo decennio, seppur con un calo rispetto al2009.Il numero di nati negli ultimi dieci anni si mantiene oltre gli 800. Nel 2010sono 830, di cui 297 bimbi nati da coppie in cui almeno un genitore hacittadinanza non italiana (i bambini nati da madre non italiana sono stati273).Considerando gli indicatori di natalità e fecondità delle residenti, siosservano differenze nei comportamenti riproduttivi tra donne italianee donne straniere. Per le prime il numero di figli medio è leggermenteinferiore ad uno (nel 2009 erano 1,1) mentre per le seconde è il doppiodelle italiane (anch’esso comunque in calo dal 2,2 dell’anno precedente).Stesso discorso vale per il tasso di natalità e di fecondità, per i quali ledifferenze sono più marcate.I dati socio-economici 13
  • Diversa situazione invece per l’età media alla maternità. Nel 2010 l’età èsimile e, negli ultimi anni, la differenza si è annullata velocemente se sipensa che nel 2008 l’età al parto per le straniere era 27,7 anni e per leitaliane 33,3 anni. Tab. 6. Indicatori di fecondità e maternità per cittadinanza. Anni 2009-2010 Fonte: elaborazione su dati Anagrafe Comune di UdineQuesti dati potrebbero essere la conseguenza o di un avvicinamento deicomportamenti delle straniere in fatto di maternità e fecondità alle donneitaliane o semplicemente di una conseguenza della crisi economica.14 I dati socio-economici
  • Il mondo del lavoro al femminileNel 2010 sono scaduti i tempi per il raggiungimento degli obiettivi dellaStrategia di Lisbona. Gli obiettivi occupazionali erano portare il tasso dioccupazionale al 70% e quello femminile al 60% e l’Italia è risultata lontanadal raggiungerli.A livello nazionale il tasso occupazionale nel 2010 è del 56,9%, questo datoè fortemente influenzato alla scarsa occupazione femminile che raggiungesolo il 46,1%, a fronte di un tasso maschile del 67,7%.Il dato femminile italiano pare preoccupante perché, dal confronto tragli stati europei, il tasso occupazionale femminile italiano risulta esserenotevolmente distante dal dato fatto registrare dai paesi del nord Europa erisulta essere tra i più bassi, maggiore solo a quello di Malta. Preoccupanteè anche la differenza di oltre 21 punti percentuali tra l’indicatore maschilee femminile, dato minore solo a quanto si riscontra in Grecia e a Malta.A livello territoriale si osserva una forte eterogeneità dei tassi occupazionalifemminili. Mentre i tassi delle province del Sud Italia sono sotto, anchedi molti punti percentuali, alla media nazionale, quelli delle province delcentro e soprattutto del nord superano, anche abbondantemente, il 50%(in alcuni casi è stato raggiunto il 60%). Fig. 3. Tasso di occupazione per la provincia di Udine per genere. Anni 2000/2010 Fonte: elaborazione su dati ISTAT – Rilevazione Continua Forze LavoroI dati socio-economici 15
  • È così anche per la provincia di Udine, con il tasso di occupazione femminileal 54,5% e quello maschile al 72,5%.I dati provinciali, pur essendo migliori di quelli nazionali, non sonoconfortanti perché la differenza tra i generi rimane comunque marcata (18punti di differenza) ed il tasso occupazionale femminile è oltre 5 punti piùbasso dell’obiettivo di Lisbona. Un segnale confortante emerge dall’analisistorica dei tassi occupazionali femminili: rispetto al 2000 si ha un aumentodi 7 punti percentuali, con due soli anni di calo. L’ultimo calo si è verificatonel 2009 in coincidenza con il periodo della crisi economica, ma nell’ultimoanno l’andamento si è subito invertito, con un aumento di quasi 3 punti. Lostesso non si può dire del tasso di occupazione maschile, che negli ultimidue anni è sceso di 4 punti percentuali. Tab. 7. Indicatori del mercato del lavoro a livello provinciale. Anni 2009/2010 Fonte: elaborazione su dati ISTAT – Rilevazione Continua Forze Lavoro16 I dati socio-economici
  • La disparità di genere è evidente anche prendendo in considerazione glialtri indicatori sulle Forze di Lavoro. Pur mantenendo differenze accentuate,nell’ultimo anno si è verificato un avvicinamento tra i generi, dovuto alcontemporaneo miglioramento dei dati della componente femminile ed unpeggioramento di quella maschile. Oltre al tasso di occupazione, di cui si ègià discusso, un forte miglioramento si osserva nei tassi di disoccupazioneche negli ultimi anni si sono notevolmente avvicinati (nel 2010 la differenzaè di mezzo punto percentuale, mentre nel 2000 era di 4,5 punti), effettodella diminuzione di 1,5 punti del tasso femminile e dell’aumento di quasi2 di quello maschile. Tab. 8. Saldo assunzioni/cessazioni nelle aziende con sede nel comune di Udine per genere e classe d’età. Anno 2010 Fonte: elaborazione su dati Provincia di Udine – Osservatorio Mercato del LavoroLe assunzioni in aziende con sede nel comune di Udine nel 2010 sonostate 19.040, 7.652 assunzioni maschili e 11.388 assunzioni femminili. Le19.367 cessazioni determinano un saldo negativo (-327), nel quale pesamaggiormente il saldo negativo maschile (-218) rispetto a quello femminile(-109). Il saldo negativo assunzioni-cessazioni è dovuto ai saldi negativiregistrati nelle classi d’età superiori ai 30 anni. Nelle classi d’età sotto i 30anni invece, il saldo tra assunzioni e cessazioni risulta positivo (637).La maggioranza degli assunti possiede o il diploma di medie superiori(34,9%) o la licenza elementare o di medie inferiori (32,2%).I dati socio-economici 17
  • Tra i due generi si osservano delle differenze: in percentuale, oltre il 70%delle assunte sono in possesso di licenza elementare o media e diplomarispetto al 66% dei maschi assunti con questi titoli. Gli uomini assuntisenza titolo di studio sono il 12,3%, cinque punti percentuali in più delledonne, e quelli assunti che possiedono una laurea sono il 23,6%, contro il21,1% delle assunte. Fig. 4. Assunzioni per titolo di studio e genere. Anno 2010 Fonte: elaborazione su dati Provincia di Udine – Osservatorio Mercato del Lavoro18 I dati socio-economici
  • L’imprenditoria al femminileLe imprese femminili2 attive con sede nel comune di Udine nel 2010sono 2.055, pari al 24,1% delle imprese totali (percentuale leggermenteinferiore al dato provinciale, 25,1%). Dal 2008, a causa della crisi, si sonoregistrati due anni di calo che hanno interrotto il trend crescente degli anniprecedenti. Nonostante questo, rispetto al 2005 si riscontra un aumento dioltre 100 imprese (pari ad un aumento del 5,5%). Fig. 5. Imprese femminili con sede nel comune di Udine. Anni 2005/2010 Fig. 6. Distribuzione % delle imprese femminili per macrosettore di attività economica. Anno 2010La maggioranza delle impresefemminili opera nel settore deiservizi (43,8%) ed in quellodel commercio e alberghi(39,7%), mentre solo il 16,5%è attivo nei restanti settoridell’industria, dell’agricoltura edelle costruzioni. Fonte: elaborazione su dati Infocamere e CCIAA di Udine2 Lo status di impresa femminile si attribuisce a quelle imprese nelle quali la partecipazione femmini-le è superiore al 50%.I dati socio-economici 19
  • Le imprese femminili si distinguono in tre categorie in base al tipo di presenzadelle donne3. L’85,1% delle imprese udinesi rientra nella categoria delle“imprese a presenza femminile esclusiva”, che include anche le impreseindividuali con titolare donna.I settori economici con maggior numero di imprese femminili sono i servizi(900 imprese) e il commercio e alberghi (815). Per quanto riguarda invecel’incidenza delle imprese femminili sul totale, al primo posto troviamo ilsettore agricolo (nel quale le imprese femminili sono il 39,5% del totale),seguito da commercio e alberghi (27,5 %) e servizi (25,4%); la presenzafemminile è invece molto bassa nel settore costruzioni (8,5%). Tab. 9. Presenza femminili nelle imprese nel comune di Udine per macrosettore di attività economica. Anno 2010 Fonte: elaborazione su dati Infocamere e CCIAA di UdineA livello di singole attività economiche che compongono i diversi settori, lamaggior presenza di imprese femminili si riscontra, oltre che nell’agricoltura,nell’attività sanità e assistenza sociale (46,4%) e in altre attività di servizi4(49,9%); le attività a minor presenza sono trasporto e magazzinaggio(7,8%) e costruzioni (8,5%).Nel suo rapporto annuale sull’artigianato per la provincia di Udine, laConfartigianato riporta il numero di persone, divise per genere, chericoprono cariche nelle imprese artigiane.3 La presenza femminile nelle imprese è stata definita e gerarchizzata nelle diverse forme giuridichesocietarie individuando tre diverse categorie:• Presenza maggioritaria: per le società di capitali, se la partecipazione al capitale sociale è maggiore del 50% e se c’è la maggioranza degli amministratori, se l’elenco dei soci è presente nel Registro imprese, mentre se l’elenco dei soci non è presente nel Registro imprese è sufficiente il requisito relativo agli amministratori. Per le società di persone e cooperative se la presenza femminile rappresenta oltre il 50% dei soci. Per tutte le altre forme societarie, se c’è la maggioranza degli amministratori.• Presenza forte: per le società di capitali, se la partecipazione al capitale sociale è maggiore del 66% e se ci sono oltre i due terzi degli amministratori, se l’elenco dei soci è presente nel Registro imprese, mentre se l’elenco dei soci non è presente nel Registro imprese è sufficiente il requisito relativo agli amministratori. Per le società di persone e cooperative se la presenza femminile20 I dati socio-economici
  • Le donne con cariche nelle imprese artigiane sono il 21% (4.136 su19.838), ma le percentuali variano molto in base al tipo di carica. Infatti,le socie sono il 44,3%, le amministratrici il 22,2% e le titolari solo il 16,9%. Tab. 10. Cariche nelle imprese artigiane per genere e tipo nella provincia di Udine. Anno 2010. Fonte: elaborazione su dati Confartigianato di UdineRispetto al 2008, complessivamente si è verificata una flessione delnumero di cariche nelle imprese artigiane, causata dalla diminuzionedell’1,2% delle cariche maschili. Fig. 7. Variazione percentuale del numero delle cariche nelle imprese artigiane per genere e tipo, nella provincia di Udine. Anni 2008/2010. Fonte: elaborazione su dati Confartigianato di Udine rappresenta il 60% dei soci. Per tutte le altre forme societarie se c’è il 60% degli amministratori.• Presenza esclusiva: se la partecipazione al capitale sociale e la presenza femminile raggiungono il 100%, se l’elenco dei soci è presente nel Registro imprese, mentre se l’elenco dei soci non è presente nel Registro imprese è sufficiente il requisito relativo agli amministratori. Per le società di persone e cooperative se la presenza femminile rappresenta il 100% dei soci. Per le imprese individuali, se il titolare è donna. Per tutte le altre forme societarie se c’è il 60% degli amministratori.4 Attività economica che include servizi come lavanderia, pulitura, parrucchieri e trattamenti esteticiI dati socio-economici 21
  • Situazione inversa per le cariche femminili, che sono incrementate dello0,9%. Nel dettaglio si osserva che c’è stata una flessione, per entrambi igeneri, in tutte le tipologie di carica, tranne per le titolari che sono aumentatedel 3,5%, determinando l’aumento generale delle cariche femminili.Considerando solo i titolari d’impresa per fasce d’età, si nota che lepercentuali più alte di presenza femminile si hanno sotto i 50 anni (18%)e che rispetto al 2008 il numero di donne titolari è aumentato in tutte lefasce, sia in termini di numerosità sia di incidenza sul totale. E’ interessanteosservare che mentre cresce il numero di donne, diminuisce il numerodi uomini titolari (in particolare sotto i 50 anni) e questo contribuisce adaumentare di tre punti della presenza femminile nella fascia più giovane(da 14,4% a 17,6%). Tab. 11. Titolari di imprese individuali artigiane in provincia di Udine. Anno 2010 Tab. 12. Titolari di imprese individuali artigiane in provincia di Udine. Anno 2008 Fonte: elaborazione su dati Confartigianato di UdineIl 50% delle cariche femminili sono ricoperte da donne impegnate inimprese del settore dei servizi, mentre solo lo 0,3% da donne in impresedel settore agricolo. Quasi un terzo delle cariche sono ricoperte in impresedel settore industriale (30,8%), mentre le restanti si dividono tra il settoredelle costruzioni (9,9%) e del commercio e alberghi (9%).Infine, uno sguardo all’incidenza della presenza femminile nelle impreseartigiane nei diversi settori economici. La presenza di cariche femminiliè maggiore nel settore dei servizi (42,5%), dell’industria (22,8%) e delcommercio e alberghi (22,3%), mentre le percentuali sono molto basse nelsettore dell’agricoltura e delle costruzioni.22 I dati socio-economici
  • Considerando solo i titolari d’impresa, la situazione risulta simile. Il settoredei servizi è quello con il maggior numero di più titolari donna (43,9%),seguito sempre, però con percentuali più basse, dall’industria (16%) e dalcommercio alberghi (13,9%). Fig. 8. Percentuale della presenza femminile e delle titolari donna nei macrosetto- ri economici. Anno 2010 Fonte: elaborazione su dati Confartigianato di UdineI dati socio-economici 23
  • Università: le laureate ed il loro futuroNell’anno accademico 2009-2010 i laureati dell’Università di Udine sonostati 2.964, numero in aumento rispetto l’anno precedente (7,6%) ed inlinea con gli anni precedenti l’a.a. 2008-2009. Mentre il numero di laureatimaschi è sceso negli ultimi anni (nonostante un +10,9% nell’ultimo anno), ilnumero delle laureate è rimasto costante (sempre sopra le 1.600 unità). Intermini di incidenza delle laureate sul totale, la percentuale è leggermentecresciuta negli anni fino all’attuale 57%. Fig. 9. Laureati a Università di Udine per genere. Anni accademici da 2003/2004 a 2009/2010 Fonte: elaborazione su dati Università di Udine – Ripartizione DidatticaLe facoltà con il maggior numero di laureate sono Lingue e LetteratureStraniere, Economia, Medicina e Lettere e Filosofia. Le facoltà con unamaggior presenza di laureate sono Lingue e Letterature Straniere (85,1%),Scienze della Formazione (76,5%), Lettere e Filosofia (73,1%) e Medicina eChirurgia (72,4%). Invece, le tre facoltà che registrano le minori percentualidi laureate donne sono Agraria (37,5%), Ingegneria (27,3%) e ScienzeMatematiche, Fisiche e Naturali (18,3%).24 I dati socio-economici
  • Fig. 10. Incidenza percentuale delle laureate per facoltà. Anno 2010 Fonte: elaborazione su dati Università di Udine – Ripartizione DidatticaRispetto l’anno accademico precedente, nel numero di laureate siregistrano molte variazioni positive, le più marcate si osservano per lafacoltà di Medicina Veterinaria (aumento del 141,7%), Lettere e Filosofia(+29,4%), Medicina e Chirurgia (+21,3%) ed Economia (+16,7%). Levariazioni negative si hanno nell’Interfacoltà (-26,5%) e nella facoltà diLingue e Letterature Straniere (-10,1%). Fig. 13. Numero di laureati per facoltà e genere. Anno 2010 Fonte: elaborazione su dati Università di Udine – Ripartizione DidatticaI dati socio-economici 25
  • Spostiamo ora l’attenzione ai risultati emersi dall’indagine annualecondotta dal Consorzio AlmaLaurea che, oltre mettere in contatto il mondouniversitario con il mondo del lavoro, mira a raccogliere informazioni suirisultati dei laureati durante i loro percorsi di studio e sulla loro condizionepost-laurea. La tabella riporta le informazioni raccolte sui laureatidell’ateneo friulano nell’anno 2010. I laureati che sono stati intervistatisono il 93,7% e dai dati complessivi di tutte le facoltà dell’università siriscontra che le donne ottengono risultati migliori ed in tempi più rapidi:il voto medio di laurea (103,2) è superiore di tre punti rispetto i maschi,l’età media al conseguimento della laurea (25,6 anni contro 25,8) è piùbassa, la durata del periodo di studi (3,8 anni contro 4) è inferiore e ilvalore dell’indice di ritardo5 (0,27 contro 0,41) è più basso.Inoltre, dal confronto con i laureati del 2009 si riscontra per tutte equattro le variabili un peggioramento dei valori dei laureati maschi ed unmiglioramento di quelli femminili, aumentando il divario tra i due generi. Fig. 14. Risultati dei laureati dell’Università di Udine per genere. Anni 2009/2010 Fonte: elaborazione su dati Consorzio Interuniversitario AlmaLaureaDal confronto tra i risultati delle lauree di primo e di secondo livello, siosserva che tra i due generi il divario maggiore si ha nei risultati delle laureetriennali. Il dato che maggiormente sottolinea questo, è il voto medio, cherisulta essere superiore di 4 punti per le laureate (105,2) mentre nellelauree specialistiche è maggiore solamente di un punto. Inoltre, le donneconseguono la laurea triennale con minor ritardo rispetto agli uomini, comeevidenzia l’indice di ritardo (0,28 contro lo 0,47).5 Indice misurato attraverso il rapporto tra il ritardo alla laurea e la durata legale del corso di laurea.26 I dati socio-economici
  • Fig. 15. Risultati e tempi dei laureati dell’Università di Udine per livello di laurea e genere. Anno 2010 Fonte: elaborazione su dati Consorzio Interuniversitario AlmaLaureaPassando alla condizione post lavorativa dei laureati, nel 2010 ad unanno dal conseguimento della laurea si osserva che è maggiore il numerodi laureate che hanno trovato occupazione ma, nonostante ottenganorisultati migliori negli studi, trovano con più facilità lavori con contrattiatipici (51,4% con il 45% degli uomini) e con guadagni minori rispetto agliuomini (mediamente le donne guadagnano quasi 150 euro in meno).Rispetto all’indagine del 2009, si osserva nel 2010 che il tempo per trovareil primo lavoro dopo la laurea è stato lo stesso per entrambi i generi. Un’altradifferenza è che nel 2010 i laureati che lavorano ad un anno dalla laureasono il 57% contro il 50% dell’anno precedente e che risultano le laureatemaggiormente occupate, il 60% (mentre l’anno prima la situazione erainversa), seppur la metà con contratti atipici. Fig. 16. Risultati post-laurea dei laureati dell’Università di Udine per genere. Anno 2010 Fonte: elaborazione su dati Consorzio Interuniversitario AlmaLaureaI dati socio-economici 27
  • Udine nel 2025: previsioni demograficheLe previsioni demografiche possono essere, per l’amministratore pubblico,un utile strumento per decidere come ridefinire gli indirizzi programmaticie adeguare l’azione politico-amministrativa sulla base delle trasformazionidella consistenza e della struttura della popolazione.Ovviamente, basandosi su ipotesi fatte partendo da dati relativi allasituazione presente e passata, l’affidabilità delle previsioni demografichedipende dalla logica con cui sono costruite. Per questo vanno previsti piùscenari prendendo in considerazione il comportamento di diversi fattori, inmodo da poter scegliere quello che risulta essere più plausibile.Le stime che si riportano, e che sono utilizzate per la stima del numerodi nuclei familiari, sono riprese dalla studio Chiavon - Fornasin6. Questolavoro, basato sui dati della popolazione al 1° gennaio 2008, proponetre scenari di previsione relativi al 2025. I fattori che sono stati presi inconsiderazione per la stima riguardano: la fecondità ipotizzata in aumentoper ciascuno scenario; la speranza di vita alla nascita, che nello scenariobasso è stimata in linea con l’attuale ed in aumento nella previsione alta;la migratorietà, mantenuta constante sulla base della media dei valori nelperiodo 2002-2006 e le iscrizioni all’Anagrafe. Per ottenere le previsionedello scenario centrale sono stati utilizzati i valori medi di fecondità esperanza di vita. Generalmente lo scenario centrale viene ritenuto il piùplausibile e verosimile.L’ipotesi centrale per Udine prevede 101.666 residenti all’anno 2025, conun aumento rispetto al 2011 di 2.000 residenti, pari ad una variazionedel 2%. L’aumento maggiore riguarderà il numero di residenti maschi cheaumenterà del 3,8% (solo lo 0,5% le residenti donne), facendo si chel’incidenza delle residenti scenda dal 53,4% al 52,6%. Gli aumenti maggiorisono previsti per le fasce di popolazione più giovane.Come si vede nel grafico in fig. 1, sotto i 24 anni gli aumenti sono superiorial 10% e raggiungono il 40% nella fascia dai 14 ai 17 anni. In tutte le fasced’età gli aumenti maggiori si osservano per gli uomini. Complessivamente,l’aumento dei residenti maschi sotto i 24 anni è del 30,1% mentre quellodelle donne è del 23,7%.6 Chiavon E.-Fornasin A., La popolazione di Udine nel 2030. Scenari a confronto, Congiuntura, Udine,2008, pp. 37 - 5228 I dati socio-economici
  • Nelle fasce d’età oltre i 24 anni, si registrano invece dei decrementi.Fanno eccezione la fascia dai 55 ai 64 anni e quella dei residenti con piùdi 75 anni. Rispetto alla situazione attuale, si ipotizza un incremento delnumero delle persone anziane in seguito all’aumento della speranza divita. In particolare l’aumento più rilevante dovrebbe riguardare gli uominicon più di 75 anni, che secondo lo studio dovrebbero aumentare quasi del20%, rappresentando così nel 2025 il 10,6% della popolazione maschile(attualmente rappresentano il 9,2%). Fig. 1. Variazione percentuali 2011/2025 del numero di residenti nelle classi d’età per genere. Fonte: elaborazione su dati Anagrafe Comune di Udine e Fornasin - ChiavonPartendo dalle previsioni della popolazione residente si è passati alla stimadei nuclei familiari sempre all’anno 2025. La popolazione residente infamiglia stimata per l’anno 2025 risulta pari a 100.650. Inoltre, si ipotizzache il numero medio di residenti per nucleo familiare rimanga costantee pari a 2 persone. Questo permette di ottenere il numero complessivofamiglie, 50.325, che viene mantenuto come vincolo fisso. Sono statefatte due ipotesi di stima: nella prima si tiene conto della variazione media(calcolata in un periodo lungo, 10 anni) subita dall’incidenza percentualedi ciascuna tipologia familiare sul totale delle famiglie, nella seconda,per ciascuna tipologia familiare, si ipotizza l’andamento attraverso lametodologia di interpolazione dei dati attraverso una curva e si ricaval’incidenza percentuale.I dati socio-economici 29
  • La prima ipotesi è ritenuta la più plausibile, tenendo anche conto degliaspetti che caratterizzano attualmente lo scenario demografico locale enazionale: processo di atomizzazione delle famiglie, diminuzione dellaforbice della speranza di vita alla nascita tra i generi e una lieve ripresadella fecondità, legata al fenomeno migratorio.Per il 2025 si prevede un aumento del 2,5% del numero delle famiglie, conun notevole incremento delle famiglie unipersonali (25,4%). Le numerositàdelle altre tipologie si prevedono tutte in calo, conseguenza delle ragioniesposte in precedenza. In particolare, le riduzioni più consistenti siprevedono per il numero di famiglie da tre e da quattro componenti.In termini di incidenza percentuale, le famiglie unipersonali nel 2025rappresenteranno il 53,5% del totale, in aumento di quasi 10 puntipercentuali rispetto al 2011 e di 17 rispetto al 2001. La conseguenza diquesto notevole incremento sarà il calo dell’incidenza delle famiglie conpiù di due componenti. Rispetto al 2001, le famiglie da tre componenticaleranno di 9 punti e quelle da quattro di 5 punti percentuali. Per lefamiglie composte da due persone il calo è contenuto e questo si puòimmaginare sia dovuto alla diminuzione della forbice tra la speranza divita alla nascita per i due generi, che potrà portare all’aumento dei nucleifamiliari composti da due persone in età avanzata, bilanciano un possibilecalo delle famiglie nelle fasce più giovani. Fig. 2. Incidenza percentuale delle tipologie familiari. Anni 2001 - 2011 - 2025 Fonte: elaborazione su dati Anagrafe Comune di Udine e Fornasin - Chiavon30 I dati socio-economici
  • I dati socio-economici 31
  • Riclassificazione delle spese di bilancio del Comune di Udine • Il bilancio rivisto in ottica di genere • Le cifre • Le opere del verde pubblico32
  • Il bilancio rivisto in ottica di genereL’obiettivo primario di quest’analisi è render conto alla cittadinanzadell’operato l’Amministrazione e in particolare di come “ha speso i soldi”a sua disposizione. Il Bilancio del Comune è un documento pubblico econsultabile da tutti i cittadini, ma spesso di difficile comprensione per i“non addetti ai lavori”. Inoltre, dalla sua lettura, non emerge una ripartizionedelle spese in base ai destinatari dei servizi erogati, approfondimento checi si propone invece di fare in questa sede. In particolare, i destinatariconsiderati sono le donne che vivono nel Comune di Udine. Quindi,l’obiettivo è far emergere la spesa sostenuta per i servizi, direttamente oindirettamente, a loro rivolti.Il documento analizzato è il rendiconto di esercizio 2010. Dal conto delbilancio (in parte riportato di seguito) sono state analizzate le spese e piùspecificatamente le spese correnti, cioè quelle riferite al funzionamento deipubblici servizi.Visto l’interesse delle donne per l’ecologia in generale e per le opere delverde emerso in sede di predisposizione del P.R.G.C. (Piano RegolatoreGenerale Comunale), nonché dalle interviste somministrate alle donneover 60 e dallo studio regionale sui bisogni delle donne (tema che verràapprofondito in seguito), sono state inoltre esaminate, ancorché si trattidi spese pluriennali, anche alcune spese in conto capitale (titolo II), cioèle opere inerenti il verde pubblico che hanno avuto almeno una fase diavanzamento nel 2010. Tab. 1. Spese del Comune di Udine scomposte per titolo di spesa. Anni 2009-2010Riclassificazione delle spese di bilancio del Comune di Udine 33
  • Le spese correnti sono suddivise per aree di intervento, disposte secondoun ordinamento decrescente, in base alla maggiore/minore incidenza sullepari opportunità. Rispetto al Bilancio “ufficiale”, quello impostato facendoattenzione al genere implica una disaggregazione delle voci a livello dicentri di costo e una successiva riaggregazione secondo aree tematichee macrocategorie di genere, rispetto alle quali verificare i presuppostifinanziari ed economici.Sono state individuate quattro aree di “inerenza” rispetto al genere: 1) L’area direttamente di genere che evidenzia gli impegni di spesaassunti per attività espressamente e direttamente indirizzate alle donne,finalizzate alle pari opportunità e al superamento delle disuguaglianze trauomini e donne. 2) L’area indirettamente di genere riguarda le politiche di conciliazionee comprende tutte quelle attività destinate a specifiche fasce di utenti, (qualii bambini, gli anziani, ecc.) che hanno un forte impatto sulle differenze digenere, in modo “indiretto”, poiché apportano notevoli benefici non soloal diretto fruitore del servizio, ma anche a chi si occupa di dargli cura eassistenza (compito che il più delle volte è svolto dalle donne). 3) Le spese di contesto: si riferiscono a tutta una serie di serviziprestati dall’ente che incidono sulla qualità della vita femminile ma che,rispetto all’area precedente, impattano in misura inferiore sui bisogni delledonne e sulle pari opportunità. 4) L’ultimo segmento, quello delle spese neutre per il genere,comprende spese per servizi che non sono sensibili al genere.Rispetto agli anni precedenti, sono state estrapolate dalle speseindirettamente di genere, e inserite nelle spese di contesto, quelle riferitea cultura, sport e tempo libero e partecipazione e decentramento; un tantoè stato fatto per omogeneità di classificazione con altri Bilanci di Genererealizzati in Regione. Le cifre, relative al 2009 ed al 2010, sono statecomunque riclassificate in modo coerente per permettere un confronto.34 Riclassificazione delle spese di bilancio del Comune di Udine
  • Le cifre ANALISI DI GENERE DEL BILANCIO Riclassificazione delle spese correnti del Comune di Udine Anni 2009-2010Riclassificazione delle spese di bilancio del Comune di Udine 35
  • 1 La voce non comprende i costi di “Zero Tolerance” e per l’accoglienza in strutture protette2 La voce non comprende le spese legate all’iniziativa “Calendidonna” che sono state inserite nellespese direttamente di genere.3 La voce non comprende le spese per i tirocini formativi e i costi di formazione del personale che sonostati inseriti nelle spese di contesto.36 Riclassificazione delle spese di bilancio del Comune di Udine
  • Riclassificazione delle spese di bilancio del Comune di Udine 37
  • Fig. 1. Scomposizione delle spese correnti Fig. 2. Scomposizione della spesa per leper aree di “inerenza” delle voci di spese politich di conciliazione per aree di interventorispetto al genere38 Riclassificazione delle spese di bilancio del Comune di Udine
  • Le risultanze della riclassificazione del Bilancio, riportate in fig.1, evidenzianoche nel 2010 il Comune di Udine ha speso, per le iniziative direttamente digenere, lo 0,1% del totale con un calo rispetto al 2009, quando l’incidenzadi queste spese era dello 0,2%. Un calo si è registrato anche nelle speseper politiche di conciliazione che rappresentano il 37,2% del totale dellespese correnti, a fronte di un 39,5% del 2009. Nonostante queste riduzionie considerando anche l’attuale situazione di crisi economica, si puòaffermare che l’impegno del Comune, per mantenere elevati standard diqualità e attenzione ai servizi alla persona, rimane comunque forte.Le opere del verde pubblicoCome si può notare dalla tabella, le opere elencate soddisfano le istanzemanifestate, come si vedrà più avanti, che sono emerse dai questionarisomministrati per rilevare i bisogni delle donne, in quanto riguardanoparchi, rogge e orti urbani (dedicati in particolare agli anziani). Tab. 2. Stato al 31/12/2010 delle opere del verde pubblicoRiclassificazione delle spese di bilancio del Comune di Udine 39
  • Noi, donne fuori dal Comune? • Le risorse umane nel Comune di Udine • E’ difficile conciliare famiglia e lavoro al Comune di Udine • I commenti all’iniziativa, le proposte e le priorità da realizzare • I progetti in fase di attivazione a supporto dello sviluppo professionale di genere • La costituzione del nuovo Comitato: gli obiettivi da realizzare40
  • Le risorse umane del Comune di UdineL’organico del Comune di Udine è da sempre caratterizzato da una nettaprevalenza di personale di sesso femminile . Il personale in organico al31.12.2010 era di 952 persone di cui 317 uomini e 581 donne, pari al 61%.Il dato è sostanzialmente immutato rispetto agli anni precedenti ed è unelemento in comune con la maggioranza degli Enti della P.A.. Per un’analisiapprofondita della ripartizione delle categorie professionali relative algenere, si rimanda al sito del Comune di Udine, sezione Pari Opportunità,dove verrà pubblicato il dettaglio dei dati sinteticamente illustrati in questovolume.Alcuni elementi interessanti da sottolineare: • la prevalenza di dipendenti di genere maschile nell’area Dirigenziale ( 4 donne - 15 uomini); • una percentuale significativa di donne nelle categorie D, C, B, impiegate in attività prevalentemente amministrative; • la ripartizione del personale nelle diverse strutture/servizi dell’Amministrazione vede ancora una netta prevalenza di uomini nei servizi tecnici e nel servizio della polizia municipale rispetto ad altri Uffici ( Servizi Sociali, Servizi alla Persona e alla Comunità, Attività Culturali…) • l’esiguità degli uomini che usufruiscono del part-time (22, ovvero il 6%), rispetto a 135 donne,che costituiscono il 24% del personale in servizio complessivo; • le dipendenti laureate sono il 29 %, quelle diplomate il 50%; • la percentuale relativa delle donne che ha partecipato alle iniziative formative è esattamente corrispondente alla percentuale delle dipendenti di sesso femminile e ciò ad indicare che nonostante gli impegni extralavorativi le donne del Comune di Udine sono sempre molto attive e interessate alla preparazione e alle possibilità di sviluppo professionale; • le giornate di assenza delle donne per congedo facoltativo e malattie figli, nel corso del 2010 sono state 3.011 (rispetto alle 318 usufruite dagli uomini), 1.586 le giornate di permessi orari per allattamento fruiti dalle donne (zero quelle richieste e concesse agli uomini); • i permessi concessi per assistenza e cura di parenti affetti da graviNoi, donne fuori dal Comune? 41
  • patologie, previsti dalla L.104/92, sono stati utilizzati dal 6,9 % delle dipendenti contro il 3,7 % dei dipendenti di sesso maschile. • E’ evidente quindi che i dipendenti che utilizzano in maniera preponderante i congedi parentali, i permessi per malattia figli e per l’assistenza siano per lo più ancora di sesso femminile.È difficile conciliare famiglia e lavoro al Comune di Udine?Conciliare in maniera soddisfacente sfera lavorativa e familiare è un fattoredeterminante per la qualità della vita delle persone e per mantenere unabuona motivazione e produttività in ambito lavorativo.Per questo, a fine 2010, il Comitato Pari Opportunità del Comune di Udine,ha avviato un’indagine per rilevare le criticità nella conciliazione tra impegnilavorativi e impegni familiari dei dipendenti e delle dipendenti comunali everificare la presenza e/o percezione di situazioni di discriminazione sullavoro.L’indagine, rivolta a tutti i 952 dipendenti del Comune di Udine (582 donnee 370 uomini), prevedeva questionari a compilazione anonima, strutturaticon domande chiuse, che potevano essere compilati online (sull’intranetcomunale) o in forma cartacea.I questionari compilati sono stati in tutto 316 (234 donne, 79 uomini e 3non specificato), pari al 33,2% dei dipendenti.Si tratta di una buona percentuale; è infatti ragionevole ritenere che, chiha compilato il questionario rappresenti soprattutto coloro che riscontranodelle criticità nella gestione dell’equilibrio lavoro-famiglia; per cui, le piùinteressate all’argomento sono sembrate le donne, che hanno risposto in234 (il 40,2% del totale delle dipendenti), contro 79 uomini (pari al 21,3%).Il lavoroIn ambito lavorativo, le differenze di genere si osservano soprattutto nelledomande sul lavoro (scelta del part-time e la penalizzazione sul lavoro acausa dei figli).Una donna su quattro ha un contratto part-time, contro il solo 6% degliuomini; per l’85% delle donne la ragione della scelta è dedicare più tempoall’assistenza e la cura di figli e parenti.Nel 71,6% dei casi, le donne sostengono che avere figli è penalizzante sul42 Noi, donne fuori dal Comune?
  • lavoro, contro il 43,8% degli uomini. Per conciliare lavoro e vita privata, lesoluzioni ritenute dalle donne più efficaci sono quelle legate alla flessibilità:in primis la possibilità di orario flessibile in entrata/uscita dal lavoro e ilpart-time.Le dipendenti ritengono che professionalmente siano avvantaggiati gliuomini nel 37,2% dei casi (la percentuale sale al 55,1% se si escludono lerisposte “non so”); i dipendenti invece, nella quasi metà dei casi, ritengonoche nessuno dei due generi sia avvantaggiato, mentre 25% pensa che losiano le donne. Fig. 1. Chi è professionalmente avvantaggianto all’interno del Comune di Udine?Infine, il 17,5% delle dipendenti afferma di essere stata vittima didiscriminazioni legate al genere (nella fascia delle over 50, la percentualesale a 23,5%) contro il 15% degli uomini. I dati sono abbastanza in linea trauomini e donne; ma dalle risposte emerge che le cause di discriminazionepiù indicate sono la maternità e la gravidanza.La gestione di casa e famigliaDalle risposte è emerso che la gestione della casa e della famiglia è ancoraprerogativa delle donne.Alla domanda su chi si occupa delle incombenze domestiche il 68% delledonne risponde che sono loro a farsene carico, mentre solo il 18% degliuomini risponde nello stesso modo (e di questi la gran parte vivono soli).Noi, donne fuori dal Comune? 43
  • Solo l’1% delle donne risponde che queste attività sono svolte dal partner,mentre il 28% degli uomini afferma che le incombenze domestiche sonosvolte completamente dalla partner.Nella gestione quotidiana dei figli minori, le criticità sono avvertite inmaniera analoga tra i due sessi (il 57% delle donne ed il 54% degli uomini),ma le risposte successive mostrano con chiarezza come siano ancora lemadri le figure incaricate della cura e dell’assistenza dei figli; e questo silega chiaramente al maggior ricorso al part-time da parte delle donne perconciliare l’attività lavorativa e quella familiare.Le donne dichiarano di accompagnare i figli a scuola nel 36% dei casi, nel20% lo fa il partner; nel caso dei dipendenti, il 33% accompagna i figli ascuola ed il 33% risponde che sono le partner ad occuparsene. Fig. 2. Chi porta i figli a scuola nella maggior parte dei casi?Analogamente nel caso dei figli ammalati, le donne rispondono dioccuparsene in prima persona nel 46,6% dei casi, contro l’8,3% degliuomini. E se nel tempo extrascolastico e durante le vacanze scolasticheprevale il supporto di nonni o strutture private, nel caso se ne occupino igenitori, sono prevalentemente le donne a dedicare il loro tempo ai figli.Un altro aspetto che emerge da questa sessione è lo scarso utilizzo deicongedi parentali dei padri, in linea con i dati che emergono a livellonazionale.44 Noi, donne fuori dal Comune?
  • Il 78% delle donne e il 29% degli uomini rispondono di aver utilizzato icongedi; spostando l’attenzione sul partner, emerge che le donne con figliconviventi affermano che solo nel 7,4% dei casi i padri hanno usufruito delcongedo parentale (nel 50% dei casi non ne hanno usufruito, pur avendonediritto), mentre il 65% dei padri afferma che le partner ne hanno usufruito.Anche l’assistenza ad anziani e disabili è per lo più un “affare di donne”:in buona percentuale (e in misura nettamente superiore a quelloche dichiarano di fare gli uomini) le donne o si fanno carico da soledell’assistenza (33% delle donne, contro 25% degli uomin) o supportano ilpartner nell’assistenza (il 17,8% delle donne risponde che è aiutata, controil 30,8% degli uomini che dichiara di poter contare sull’aiuto della partner).Il tempo liberoAnche nella sezione che indaga la quantità di tempo dedicata agli impegnifamiliari e casalinghi ed al tempo libero emerge la disomogeneità tra ledipendenti ed i dipendenti.Il 60% delle donne risponde di dedicare al lavoro di casa e famiglia più di16 ore la settimana (di queste, il 23% dedica più di 35 ore); la percentualedegli uomini che dedicano la stessa quantità di ore è più bassa (39%). Piùinteressante è la differenza tra percentuale di donne che rispondono didedicare più di 35 ore alla settimana e la percentuale degli uomini, 23%contro il 9% (la maggior parte dei quali abitano da soli).In linea con questi risultati, le domande sulla quantità di tempo libero adisposizione mostrano risposte speculari: le dipendenti sostengono diavere molto meno tempo libero da dedicare ai propri interessi; oltre la metàafferma di meno di 7 ore a disposizione per il tempo libero (77,4%, di cui il19,7% risponde di non averne affatto), mentre la percentuale degli uominiche risponde in questo modo è il 57% (il 10,1% risponde di non averne). Il31,6% dei dipendenti risponde di avere tra le 8 e le 15 ore di tempo liberoa disposizione, contro il 18,8% delle donne.Analizzando nel dettaglio i rispondenti con figli conviventi, si osserva chele percentuali per gli uomini non mutano di molto, mentre per le donnecrescono di oltre 5 punti percentuali le dipendenti che affermano di nonaver tempo libero a disposizione.Noi, donne fuori dal Comune? 45
  • Fig. 3. Quanto ore la settimana sono dedicate al lavoro di cura della famiglia e della casa?I commenti all’iniziativa, le proposte e le priorità darealizzareI risultati del questionario, oltre a fotografare le difficoltà di conciliazionedelle dipendenti, hanno costituito un ottimo spunto per fornire indicazionianche sulla percezione del clima, delle soddisfazioni e delle criticitàvissute nell’ambito lavorativo. Oltre all’interesse e all’apprezzamentosuscitati dall’iniziativa, le dipendenti hanno chiesto l’applicazione diulteriori strumenti per favorire la conciliazione, alcuni dei quali già applicatidall’Amministrazione, altri in fase di attivazione, in correlazione ai progettidi valorizzazione delle risorse umane attualmente in atto.Gli strumenti di tutela di genere già utilizzati dall’Amministrazione: • possibilità di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, nei limiti consentiti dalle vigenti disposizioni; • concessione dei benefici previsti dalla normativa attuale (L.104/92, D.lgs.n.151/01, disposizioni contrattuali varie); • flessibilità oraria.46 Noi, donne fuori dal Comune?
  • I progetti in fase di attivazione a supporto dello sviluppoprofessionale di genereTra le proposte rilevate dal questionario, emerge la richiesta di poterusufruire dell’istituto del TELE-LAVORO, coerentemente con quanto previstodalla vigente normativa e dal C.C.R.L. del personale del comparto unicodd. 6.5.2008. L’Amministrazione del Comune di Udine ha recentementepresentato un progetto, denominato “Ide@lavoro: sperimentiamo ilTele-Lavoro nel Comune di Udine”, per usufruire dei contributi regionaliprevisti nell’ambito della realizzazione dei Piani di Azioni Positive miratea supportare il percorso professionale di genere. Il Progetto rappresentaun’azione concreta per favorire la conciliazione tra tempi di lavoro e tempidi vita, ovvero tra attività lavorativa e responsabilità familiari. Obiettivispecifici della attivazione di tale strumento sono: • introdurre nuove forme di lavoro flessibile; • migliorare la qualità della vita delle lavoratrici; • rendere più efficientI i processi organizzativi dell’Ente.Terminata la fase sperimentale, l’istituto potrà essere regolamentato edentrare a regime entro i primi mesi del 2012La costituzione del nuovo Comitato: gli obiettivi darealizzareIl questionario relativo alla conciliazione dei tempi lavoro-famiglia è statointeramente progettato e somministrato dal Comitato delle Pari Opportunità(C.P.O.) che ne ha elaborato anche i dati rilevati, senza alcun onere aggiuntoa carico dell’Amministrazione. Dai risultati emersi e sinteticamente illustratiin questo capitolo prenderà spunto, per iniziare l’attività di competenza, ilnuovo Comitato sostitutivo del C.P.O., denominato C.U.G. - Comitato Unicodi Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere dichi lavora e contro le discriminazioni - istituito con la legge n° 183 del4.11.2010, le cui Direttive emanate il 4.3.2011 prevedono appunto lacostituzione di un unico organismo, designato all’interno dell’Ente, per ilraggiungimento dei seguenti obiettivi:Noi, donne fuori dal Comune? 47
  • • assicurare, nell’ambito del lavoro pubblico, parità e pari opportunità di genere, rafforzando la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e garantendo l’assenza di qualunque forma di violenza morale o psicologia e di discriminazione, diretta e indiretta relativa al genere, all’età, all’orientamento sessuale, alla razza, all’origine etnica, alla disabilità, alla religione, alla lingua; • favorire l’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico migliorando l’efficienza delle prestazioni lavorative, anche attraverso la realizzazione di un ambiente di lavoro caratterizzato da un clima di benessere organizzativo; • razionalizzare e rendere efficace l’organizzazione della PA, mediante l’unificazione di competenze nell’ottica della semplificazione organizzativa e della riduzione dei costi.Il C.U.G. nominato direttamente dal Dirigente del Servizio Organizzazione eGestione delle Risorse Umane ha una composizione paritetica di genere, èformato da un uguale numero di dipendenti in servizio e da rappresentantisindacali, resterà in carica per quattro anni e avrà compiti propositivi,consultivi e di verifica sulle tematiche specifiche definite dalle Direttive.48 Noi, donne fuori dal Comune?
  • Noi, donne fuori dal Comune? 49
  • Costruiamo la nostra città • Il contesto della ricerca • Una città a misura di donna: priorità per la città di udine • Una conciliazione family friendly • Città, tempo per sé, tempo libero, socialità e svago • Tre priorità per la città • Conclusioni50
  • Il contesto della ricercaLa Commissione per le Pari Opportunità tra Uomo e Donna del Comunedi Udine ha aderito alla proposta di collaborare alla trasformazione che,nel corso del biennio 2011/2012, vedrà il Bilancio di Genere del Comunedi Udine modificarsi da strumento di rendicontazione a strumentodi governance e si è impegnata a collaborare alla presente indagine“Costruiamo la nostra città”.L’obiettivo generale dell’indagine è di proporre uno spaccato sui diversiaspetti concernenti la percezione delle problematiche e la valutazionedella qualità della vita nella città di Udine, filtrato dal punto di vista delledonne con più di 60 anni.L’indagine prende spunto dalle risultanze del lavoro di ricerca promossonel 2010 dalla Commissione Pari Opportunità della Regione Friuli VeneziaGiulia, “Costruiamo la nostra città - I principali centri urbani del FriuliVenezia Giulia attraverso lo sguardo delle donne”, presentata a Udine il 9giugno 2011. L’indagine regionale coinvolgeva le donne con meno di 60anni e per questo si è voluto svilupparla, ampliando la ricerca alle donneappartenenti alle fasce di età superiori, che a Udine rappresentano il 18,7%della popolazione residente, e integrare la lettura di genere della città con illoro punto di vista, sicuramente diverso da quello delle donne più giovani.Le tematiche affrontate nell’indagine sono: la città “desiderata”, ilgradimento delle politiche sociali rivolte ai bambini, agli adolescenti e allepersone anziane, l’utilizzo del tempo libero, e tre temi considerati prioritariper la città:• la sicurezza,• l’ambiente ed il verde urbano,• la mobilità e l’offerta commerciale.Il campione intervistato è formato da 156 donne, divise in cinque fasced’età (60-64, 65-69, 70-74, 75-79, 80 e oltre). La numerosità campionariadelle fasce è stata definita cercando di mantenere una proporzione rispettoal numero di donne residenti al 31 dicembre 2010 nelle diverse classid’età.Costruiamo la nostra città 51
  • Per quanto riguarda la classe delle donne over 80, nonostante sia quellacon il numero maggiore di residenti, la numerosità campionaria scelta èla più bassa perché si è considerato che in quest’ultima fascia il numerodelle residenti che effettivamente sono “attive” e che “vivono la città” sianoinferiore alle altre classi d’età.Le risposte sono state raccolte attraverso la somministrazione di questionaricartacei effettuata nel mese di luglio 2011.Una città a misura di donna: priorità per la città di UdineLa qualità della vita al femminileIntervistare donne di età maggiore ai 60 anni ha significato avere una visionedella città che supera i temi classici della conciliazione dei ruoli (madre,moglie e lavoratrice), dei compiti che le donne quotidianamente assolvono(lavoro di cura, lavoro domestico e lavoro extra familiare) e dei tempi chequesti compiti impongono. Infatti, quasi il 70% delle donne intervistate sonopensionate e quindi, essendo svincolate da obblighi lavorativi, possonogestire e organizzare in modo differente la loro maggior disponibilità ditempo libero. Inoltre, più del 55% delle intervistate appartiene a nucleifamiliari composti da due o più persone contro il 39% di donne che vivonoda sole. Questi aspetti fanno emergere diverse sensibilità riguardo aspetticome la percezione, la preoccupazione sulla criminalità e l’esigenza disicurezza sociale in città.Nel chiedere quali fosse i tre aspetti che vorrebbero vedere migliorati epotenziati nella città “sognata”, ovvero le aspettative nei confronti delluogo in cui vivono, esito di un incrocio di tradizioni che si sono sviluppateattraverso diverse generazioni, di pratiche e di abitudini comuni, leintervistate hanno espresso il desiderio che Udine fosse una città:• “più italiana, con meno immigrati” (37,8%). Questo desiderio puòessere dovuto dall’aumento del numero di immigrati e dal conseguentesentimento di timore e di sospetto che nasce nei confronti dello sconosciutoe del diverso, che può essere superato promuovendo e sviluppando,accanto alle misure classiche di rafforzamento e tutela dell’ordine pubblico,iniziative che favoriscano l’incontro con l’altro (straniero e non) creando retidi relazioni per incentivare e sviluppare la socialità degli anziani.52 Costruiamo la nostra città
  • Questo rappresenta il carattere maggiormente dissonante rispetto al datoemerso dalla ricerca regionale, nella quale la percentuale di donne chevorrebbe meno immigrati è molto più bassa e la richiesta principalmenteera di una città più “dinamica” (40%), aspetto che nella nostra indaginenon rientra nelle prime cinque “richieste”, risultando in ogni caso segnalatoda quasi un’intervistata su quattro.• “più accogliente, aperta e moderna” (34%), ovvero una città prontaad interpretare positivamente la domanda e l’offerta di innovazione che,in diversi ambiti, proviene dalla società sia in termini di organizzazione deiservizi, sia per quanto riguarda il recepimento di nuovi stimoli proposti alivello internazionale dal mondo scientifico, tecnologico e culturale.• “più ecologica”(34%), vale a dire più attenzione agli aspettiriguardanti la tutela e la preservazione dell’ambiente. Le donne intervistate,anche se si dichiarano sufficientemente soddisfatte del verde in città(fruibilità di parchi e di giardini), chiedono comunque dei miglioranti ed unamaggior cura, che si esplicitano nella richiesta di spazi adeguatamentedotati di servizi igienici attrezzati, di panchine e una maggior illuminazione;esprimendo, anche in tal caso, la preoccupazione per la presenza dipersone indesiderabili o semplicemente percepite come pericolose (39%delle intervistate). Fig.1. Aspetti che le donne di Udine con più di 60 anni vorrebbero nella loro città desiderataCostruiamo la nostra città 53
  • • “più sicura” (30,8%). Anche tra gli aspetti della città desiderata,riemerge il tema della preoccupazione sulla sicurezza per le donne con piùdi 60 anni, che probabilmente dipende peraltro da fattori diversi da quellisegnalati dalle donne under 60 anni nell’ambito della ricerca regionale(nella quale questo aspetto era indicato dal 20% delle intervistate). Sitratta di una preoccupazione che probabilmente riguarda il timore diessere scippate o importunate, piuttosto che molestate o violentate, mache certamente impone una riflessione complessa al decisore pubblico inquanto, non sentirsi a proprio agio negli spazi urbani, condiziona fortementela vita di tutti i cittadini.Gli aspetti positivi della cittàPer quanto riguarda la mobilità, le donne nelle fasce d’età consideraterientrano nella categoria delle persone che, per gli spostamenti, utilizzanomeno l’auto e maggiormente i mezzi pubblici, le zone pedonali e le pisteciclabili. Vista l’età hanno dei tempi di vita più rilassati e dunque unamaggiore propensione per gli “spostamenti lenti”. Per questa ragione èinteressante la valutazione che queste persone danno sui servizi citati esulla loro capacità di facilitare gli spostamenti. Fig.2. Aspetti della città che le donne con più di 60 anni considerano positiviCome emerge dal grafico, tra i primi tre aspetti della città segnalati comepositivi, due sono riconducibili a queste tematiche: le brevi distanze cittadinee la rapidità negli spostamenti, che risulta il più segnalato (il 65,2% delle54 Costruiamo la nostra città
  • intervistate) e la buona presenza di servizi (40%). Tra questi due aspetti,è indicata la tranquillità della città, declinata nelle diverse caratteristiche,dalla bassa invadenza del traffico alla scarsa rumorosità cittadina.Una conciliazione family friendlyAdeguatezza dei servizi per bambini/adolescenti e anzianiConsiderando l’età delle donne del campione non si deve ragionare inun’ottica di “accudimento” dei figli, bensì dei nipoti, spostando quindil’attenzione sull’aiuto e sul supporto che queste donne possono fornire afigli e figlie, nel consentire loro di conciliare la vita familiare e lavorativa,problematica emersa anche nell’ambito dei focus group dell’indagineregionale. Infatti, il 45% delle intervistate ha nipoti di età media di 7 anni edi queste, il 75% ritiene che il loro sia un contributo utile, se non addiritturaimportante, ai genitori dei bimbi accuditi.Complessivamente, più della metà del campione è soddisfatta deiservizi cittadini per bambini e adolescenti, pur rilevando la necessitàdi implementare i centri di aggregazione per adolescenti, segnalandol’attenzione e l’interesse del benessere dei nipoti anche quando questi nonsono più bambini.I tre servizi ritenuti essenziali per migliorare la qualità dellavita delle famiglieL’analisi delle risultanze evidenzia la necessità di implementare i servizi disupporto alla cura e alla relazionalità degli anziani, che sono ritenuti menosoddisfacenti rispetto a quelli dedicati ai giovani.In particolare le donne intervistate rilevano insufficienti, nell’ordine,l’offerta di servizi di assistenza domiciliare, l’offerta di iniziative ed attivitàche favoriscano la socializzazione e l’incontro e, infine l’offerta di attivitàdiurne. Questi dati mettono in luce, così come già evidenziato nell’indagineregionale e in sintonia con la stessa, che la domanda di servizi e supporto,dato il progressivo invecchiamento della popolazione, è in aumento e larisposta, richiede inevitabilmente un forte e mirato impiego di risorseeconomiche e non.Costruiamo la nostra città 55
  • Città, tempo per sé, tempo libero, socialità e svagoLe donne intervistate si ritengono abbastanza soddisfatte del tempo liberodi cui dispongono (64,7%) e, nell’ordine, lo vorrebbero utilizzare per séstesse (82,7%), per svolgere attività finalizzate a sviluppare i propri interessiculturali ed artistici (73,1%), per frequentare amici, per fare attività fisica emantenersi in forma. L’offerta culturale della città (teatri, concerti, incontri)risponde ai gusti e alle esigenze per il 75% delle intervistate, che però, perrendere migliore e più accessibile l’offerta, desidererebbero usufruire dimaggiori agevolazioni e sconti (60%), nonostante in molti casi siano giàpreviste per la fascia d’età over 65.Le tre priorità per la cittàIn questa sezione del rapporto, sulla traccia dell’indagine regionale,vengono riportate le risultanze dell’analisi dei dati relativi a tre macroareeche meritano un’attenzione particolare: sicurezza, ambiente e verdepubblico, mobilità e commercio.Città e sicurezzaNonostante le preoccupazioni segnalate, le donne intervistate hanno, inprevalenza, la percezione di una città abbastanza sicura (il 74.4% rispondeabbastanza o molto sicura), anche se il timore di muoversi la sera è alto.Infatti, il 73% non si sente sicura ed ha paura a spostarsi da sola in cittàe questo timore aumenta al crescere dell’età, caratteristica in linea conquanto già era emerso nell’indagine regionale. Tab. 1. Percentuale di risposte positive (abbastanza - molto) su diversi aspetti della sicurezzaI sentimenti di timore e insicurezza percepiti camminando da sole dinotte nella città sono probabilmente riconducibili, come segnalato anche56 Costruiamo la nostra città
  • nell’indagine regionale, a due fattori: da un lato l’aumento del numero degliimmigrati in città (13% sul totale della popolazione) e la conseguente pauradi cui si è già discusso in precedenza e d’altro lo spopolamento del centrostorico; fattori che amplificano un senso di vulnerabilità nelle persone piùdeboli (soprattutto nelle fasce di età più “anziane”), e aumentano la loropreoccupazione anche per la sicurezza dei nipoti.Un altro aspetto legato alla sicurezza dei luoghi è la loro adeguatailluminazione: complessivamente il 66% delle intervistate ha un giudiziopositivo sull’ adeguatezza dell’illuminazione cittadina, anche se si osservache il gradimento cala all’aumentare dell’età dell’intervistate.Come si vede dal grafico in fig. 3., l’intervento per aumentare la sicurezza,che è indicato da più intervistate, è il potenziamento dei controlli(70,5%). Altri interventi segnalati sono la videosorveglianza (39,7%)e il potenziamento dell’illuminazione (37,2%). Inoltre, per eliminare lapercezione di insicurezza, le donne intervistate indicano anche dueinterventi non finalizzati esclusivamente alla sicurezza: la riqualificazionedi specifiche aree ed il potenziamento della fruibilità dei luoghi pubblici. Fig. 3. Interventi segnlati dalle donne con più di 60 anni per aumentare la sicurezzaCittà e ambienteLe donne, sia over che under 60 anni, ritengono fondamentale, per laqualità della vita, il tema dell’inquinamento, rispetto a tre specifici elementi:inquinamento dell’aria, inquinamento acustico e sporcizia. Dall’analisi deidati emerge la preoccupazione per l’inquinamento dell’aria (il 69.2% delleintervistate ritiene che l’aria di Udine sia molto o abbastanza inquinata).Costruiamo la nostra città 57
  • I giudizi emersi invece rispetto alla rumorosità, alla pulizia della città sonomediamente positivi. Un ulteriore aspetto, ritenuto importante per la buonaqualità della vita, è la presenza in città di spazi verdi pubblici.A questo proposito il 76.3% delle intervistate ritiene che ci siano abbastanzaaree verdi, anche se non distribuite in modo omogeneo nella città. Semprea questo proposito, emergono alcune criticità, su cui l’amministratorepubblico potrebbe agire in modo concreto, che riguardano: l’assenza diservizi igienici adeguati (segnalata dal 63.7% delle intervistate), la scarsailluminazione (50%), la presenza di persone percepite come pericolose(39.1%). Tab. 2. Percentuale di risposte positive (abbastanza - molto) su diversi aspetti della sicurezzaCittà, mobilità e commercioSui servizi di trasporto pubblico, poco più della metà delle intervistateesprimono un giudizio positivo (abbastanza o molto). Nel dettaglio, l’aspettopiù apprezzato è il numero di linee degli autobus (il 68,6% esprime ungiudizio positivo), seguono la puntualità (64,7%) e la qualità delle fermate(57,7%). Sono di poco superiore al 50% le donne che reputano positivo ilnumero di corse, mentre solo il 30% esprime un giudizio positivo sul costodi biglietti e abbonamenti. Tab. 3. Percentuale di risposte positive (abbastanza - molto) su diversi aspetti dei mezzi pubbliciQuanto emerso dalla ricerca conferma lo stretto legame che intercorre fral’offerta commerciale della città e gli aspetti relativi alla mobilità (ridefinizione58 Costruiamo la nostra città
  • dei rapporti centro - periferia): infatti, il primo degli interventi che le donneintervistate evidenziano, per migliorare la vocazione commerciale dellacittà, riguarda la richiesta di aumentare i collegamenti pubblici ai punti divendita esistenti (50,4%), richiesta legittima se si considera che il solo 40%utilizza anche la macchina per gli spostamenti e che la maggior parte deipunti vendita fuori città sono raggiungibili solo con mezzi propri.ConclusioniIn sintesi, dalla ricerca emerge che le donne over 60 si discostano dalledonne under 60 per una preoccupazione più accentuata riguardo lapercezione della sicurezza e per il fatto di disporre di maggior tempo libero.Elementi comuni risultano invece l’esigenza di una città “a misura d’uomo”,o meglio, “a misura di donna”: vitale, ma non caotica, funzionale maanche solidale e attenta ai problemi delle fasce deboli (anziani e minori inparticolare), una città da percorrere in bicicletta, o magari passeggiando apiedi.Esigenze non diverse, come vedremo, da quelle espresse anche daaltri cittadini (maschi e femmine), “portatori di interessi” coinvolti nelleaudizioni effettuate dal Comune nel percorso finalizzato all’adozione delnuovo PRGC.Costruiamo la nostra città 59
  • 60 Bilancio di Genere e Piano Regolatore
  • Bilancio di Genere e Piano RegolatoreNel capitolo precedente abbiamo evidenziato i “desiderata” delle donne, inrelazione alla città di Udine.Ora verificheremo se, e in che misura, le esigenze espresse dalle donne,siano state recepite dall’Amministrazione Comunale nel documento che,più di ogni altro, è finalizzato a ridisegnare Udine in prospettiva futura,ovvero il Nuovo Piano Regolatore Generale Comunale, adottato dal ConsiglioComunale con deliberazione n.67 d’ord. in data 25/07/2011.In primo luogo ci siamo chiesti se, quanto emerso dalle indagini effettuatedalla Commissione Pari Opportunità della Regione FVG, integrate conl’interpello delle donne residenti a Udine di età pari o superiore ai 60anni, corrispondano o meno alle esigenze esposte dalla Commissione PariOpportunità del Comune di Udine nell’ambito del tavolo di lavoro promossodal Comune stesso per acquisire indicazioni e proposte, da parte dei diversi“portatori di interessi”, per l’elaborazione del P.R.G.C.A tale proposito evidenziamo una sostanziale sovrapponibilità dellesuddette istanze (il che conferma la rappresentatività dell’organismo di cuitrattasi, in rapporto al genere femminile).Il documento presentato dalla Commissione Comunale Pari Opportunità, altavolo interdisciplinare di cui sopra, evidenzia infatti le medesime criticitàemerse dall’analisi dei questionari del progetto “Costruiamo la nostra città”:criticità, della Udine di oggi, che si chiede vengano affrontate e risolte.E in tal senso, la Commissione rivendica il ruolo importante delle donnenella formulazione di proposte concrete, che siano lo spunto per decisionipolitiche oculate e lungimiranti, partendo dall’assunto che “la donna checombatte con le sconnessioni di un marciapiede in cui si impennano lerotelline piroettanti del passeggino che spinge, è molto più vicina allacomprensione delle difficoltà che incontra un portatore di handicap diquanto non lo sia l’uomo che incede solitario e veloce”.A questo punto abbiamo esaminato la corposa e complessa documentazioneche compone il nuovo P.R.G.C. e abbiamo riscontrato molteplici “punti diincontro” fra le previsioni urbanistiche introdotte ex novo, e le esigenzeesposte dai cittadini di genere femminile.La Relazione Generale al Piano, in particolare, illustra i principi a cui ildocumento si ispira, gli obiettivi che si propone di conseguire, e le linee diBilancio di Genere e Piano Regolatore 61
  • sviluppo in cui si articola il nuovo P.R.G.C., ed espone concetti certamentecondivisibili, che traducono, in sede di pianificazione territoriale, l’esigenzaespressa dalle donne di vivere in una città intesa come “organismosolidale”, che agevola l’incontro e il confronto, che punta a migliorare laqualità della vita dei cittadini e a salvaguardare l’ambiente.Il tema della qualità edilizia e della tutela del patrimonio architettonico,dell’identità anche culturale dei luoghi (in particolare con riferimentoai borghi storici e rurali), il previsto ampliamento e la valorizzazionedelle aree verdi scoperte (orti, giardini, braide, ecc.) e, prima ancora, lascelta di contenere e limitare le aree di possibile espansione edificatoria(lottizzazioni), minimizzando l’utilizzo di aree non ancora urbanizzate, sonocertamente scelte politiche in sintonia con il “sentire delle donne”.Donne che si riconoscono nella cosiddetta filosofia della “città dei 500passi” (circa 300 metri), che è la distanza massima da percorrere, partendoda un qualunque punto della città, per raggiungere sedi di Enti Pubblici,strutture di interesse pubblico (ospedale, stadio, università parchi, istitutiscolastici superiori ecc.) e fruire dei relativi servizi. Il Piano inoltre, individuanelle zone carenti –soprattutto in periferia-, aree che si prevede venganodotate di verde pubblico attrezzato, piste ciclabili o percorsi pedonali diverde pubblico (in modo da creare, nel tempo, un sistema integrato di spazifra loro collegati, accessibili e fruibili da tutti), che siano anche luoghi diritrovo e di aggregazione, valorizzando il patrimonio naturale esistente (es.con la salvaguardia dei corsi d’acqua che attraversano la città, ovvero lerogge).Ciò che non viene recepito sono invece, ad esempio, l’esigenza di miglioriinfrastrutture (ad esempio maggiori spazi-parcheggio dinnanzi alle scuoledove sostare quando si accompagnano i bambini), piuttosto che es. unamaggiore sicurezza in città (che consenta alle donne di muoversi conmaggior tranquillità, soprattutto in ore serali ed in periferia).Peraltro, più che di “carenze del Piano” o della dimostrazione di una scarsasensibilità dell’Amministrazione rispetto ai predetti temi, la mancanza diindicazioni in tal senso si giustifica per il fatto che si tratta di questioni nonrisolvibili attraverso questo strumento di programmazione.In particolare es. realizzare o meno nuovi parcheggi prospicienti le scuole, ècertamente anch’essa una decisione politica, ma che si esprime attraversol’approvazione del Bilancio (Annuale e Triennale) e del Programma triennalee Piano Annuale delle opere pubbliche.62 Bilancio di Genere e Piano Regolatore
  • In tali documenti quindi, e non nel P.R.P.G., dovrebbero, e dovranno, essereinseriti i predetti interventi (e noi esamineremo quegli atti, il prossimo anno,per verificare se la questa esigenza è stata/viene/verrà accolta).Per quanto concerne “la sicurezza”, vi sono specifiche deliberazioniGiuntali che hanno approvato un piano per l’installazione di telecamerein diversi punti della città, che sarà soggetto a progressive integrazioni edimplementazioni.Ritornando però alla questione “parcheggi dinanzi alle scuole”, cipermettiamo una breve digressione che esprime una nostra opinionepersonale (ovvero delle componenti del tavolo interdisciplinare per laredazione del Bilancio di Genere del Comune di Udine, o meglio “deicomponenti” del predetto tavolo visto che, in attuazione del principiodelle pari opportunità, quest’anno abbiamo cooptato anche un esperto distatistica di genere maschile!).Non si può disconoscere il fatto che, per le donne che accompagnano ifigli a scuola, soprattutto se sono donne che lavorano, poter parcheggiarenelle immediate vicinanze dell’Istituto, consenta di ridurre il tempo di“espletamento di tale incombenza” e lo stress che deriva dal parcheggiareinvece dove possibile, e magari anche in doppia fila, con la preoccupazionedi prendere la multa e/o di non arrivare in tempo in ufficio.Ma il problema forse si deve affrontare in un altro modo, ad esempio favorendol’utilizzo dei mezzi pubblici (valutando, ed eventualmente modificando, lafrequenza delle corse in alcune fasce orarie e il posizionamento di alcunefermate (cosa che peraltro implica un ragionamento da condividere conSAF S.p.A., ovvero la società, per inciso partecipata anche dal Comune diUdine, che attualmente gestisce il trasporto pubblico locale).Parallelamente, si dovrebbero incentivare forme alternative al trafficoveicolare, attraverso la realizzazione di piste ciclabili che consentano amamme e bambini, di raggiungere in sicurezza le scuole, o l’individuazionedi percorsi “protetti” per favorirne l’arrivo a piedi (e in tal senso esistonogià, ma andrebbero forse implementate e incentivate forme di mobilità“eco-sostenibili” nell’ambito del P.U.T. (Piano Urbano del Traffico) o delfuturo P.U.M. (Piano Urbano della Mobilità), piuttosto che essere attuati,in forma sistematica e continuativa, progetti quali “Pedibus”, che invecevengono attuati in modo discontinuo e frammentario, per carenza di fondia Bilancio).Infine, si dovrebbe sicuramente rivedere e rendere più funzionali gli “orariBilancio di Genere e Piano Regolatore 63
  • della città” (negozi, uffici ecc.) per evitare il congestionamento del trafficoin alcuni orari (obiettivo non facile perché presuppone accordi fra Enti, condiverse Istituzioni, i rappresentanti delle categorie economiche ecc.).Ma, a monte, come di consueto, dovremmo porci un’altra domanda(peraltro retorica), ovvero: ma perché sono soprattutto le donne a portaree riprendere i bambini a scuola?Questo ci rimanda automaticamente al tema essenziale della “conciliazionefra tempi di cura e custodia/tempi da dedicare al lavoro/tempi per séstesse” e ci impone, ancora una volta, una riflessione sulla divisione deicompiti-oneri fra uomini e donne, nell’esercizio delle incombenze familiari.Si tratta di un problema ovviamente anche “culturale”, di mentalità, che vacambiata.Ci sono, in alcuni casi in Italia, ma soprattutto all’estero, esempi “illuminanti/illuminati”.L’esempio della Norvegia, a cui si fa riferimento nel capitolo finale, ne è unesempio che dovrebbe far riflettere la classe politica a livello nazionale elocale.64 Bilancio di Genere e Piano Regolatore
  • Bilancio di Genere e Piano Regolatore 65
  • 66 Esperienze a confronto: il caso norvegese
  • Esperienze a confronto: il caso norvegese“Stretta tra il sacro e il naturale, la madre è il primo e l’ultimo tabù della culturamaschile dominante, e, per le donne, l’esperienza che rischia di vederle divise.Oppure – perché no? – l’inizio di un movimento capace di spingersi più a fondonell’analisi del rapporto tra i sessi.”(“Amore e violenza”, Lea Melandri)Nell’autunno 2010 il ministro dell’infanzia e dell’uguaglianza AudunLysbakken ha utilizzato un congedo di paternità di quattro mesi perdedicarsi completamente a pannolini e passeggini, mentre la neo madreè tornata al lavoro. A distanza di poche settimane un congedo di paternitàdi tre mesi è stato preso del ministro della giustizia Knut Storberget.Questa consuetudine, che in Italia farebbe sorridere alcuni e storcere ilnaso ad altri, è diffusa in Norvegia dove ogni anno sono 40.000 (su unapopolazione di 14,6 milioni di abitanti) i padri che lasciano il lavoro perdedicarsi alla cura dei loro neonati. I posti temporaneamente vacanti sonostati affidati a due donne ed il primo Ministro laburista Jens Stoltenberg(che a sua volta usufruì del congedo nel 1989, quando era solo uno dei400 a richiederlo) è tutt’altro che preoccupato per il suo esecutivo, anziè felice che i due colleghi possano usufruire del congedo ed ha aggiuntoche “non può essere che noi uomini siamo più indispensabili sul posto dilavoro, o al governo, delle donne”.Questa rivoluzione familiare e culturale è stata possibile grazie alla leggesul pappapermisjon approvata nel 1993 dal governo socialdemocraticoche guidava il paese. L’allora ministro dell’infanzia Grete Berget ricorda dicome all’epoca la società norvegese fosse caratterizzata da una profondadivisione dei ruoli tra i due generi: gli uomini si occupavano del lavoro, ledonne della casa e della famiglia. Il progressivo inserimento delle donnenel mondo del lavoro, ha portato a constatare che per ottenere unavera uguaglianza, oltre al superamento della rigida divisione dei ruoli, leresponsabilità familiari dovessero essere condivise.Queste considerazioni condussero ad una revisione della legge che fin dal1977 dava la possibilità di dividere il congedo di maternità tra madre epadre, opportunità che era stata sfruttata solo dal 2,3% dei padri. La nuovalegge introdusse per i genitori il diritto di poter suddividere e gestire, allaEsperienze a confronto: il caso norvegese 67
  • nascita del figlio, un periodo di permesso di 46 settimane retribuito al 100%o di 56 settimane all’80% ed il diritto per entrambi di poter beneficiare diun congedo di 15 giorni subito dopo il parto. Per incoraggiare i padri adassentarsi dal lavoro per allevare il figlio, la legge ha introdotto la “quotapaterna”; essa consiste in 10 settimane (aumentate dall’attuale governodalle 6 settimane stabilite nel 1993) del congedo riservate ai padri, chevanno perdute se questi decidono di rimanere al lavoro, con conseguentedanno per l’intera famiglia.I risultati sono stati sorprendenti: due anni dopo l’introduzione della legge,il 70% dei padri utilizzava la quota paterna e nel 2008 si è raggiuntol’attuale 90%. Negli anni è aumentata anche la percentuale di padri cheusufruiscono di un congedo più lungo, nel 2000 erano l’11%, saliti al 16,5%nel 2008.Sembra però che questo non sia ancora sufficiente per l’attuale governonorvegese, che proseguendo sulla strada imboccata nel 1993, dal 1°luglio 2011 ha portato a 12 settimane la quota paterna con l’intenzione diraggiungere le 14 settimane nel 2012.Non sufficiente è anche per la confederazione sindacale e per laconfindustria norvegesi che, nonostante i progressi fatti, vorrebbero andareoltre, chiedendo un congedo di maternità diviso in tre: una parte riservataal padre, una alla madre e la restante a scelta tra i due genitori. Su questopunto però, il governo sembra restio, considerandola una suddivisionetroppo rigida.Gli effetti di questa riforma sono molteplici e toccano sia il neonato e lasua crescita, sia l’uguaglianza e le pari opportunità tra uomini e donne.Per quanto riguarda gli effetti sui neonati, vi è la consapevolezza che lapartecipazione, presente ed attiva della figura paterna, sia estremamentepositiva per la crescita del bimbo e per la costruzione di un forte legame colfiglio che si protenderà nel corso della vita. Inoltre, il comportamento delpadre sarà per il bambino il primo contatto con l’idea di uguaglianza e dicondivisione dei diversi ruoli della vita, sviluppando perciò, fin dall’infanzia,la cultura della parità e dell’uguaglianza tra i sessi.Oltre che nella condivisione della maternità, si possono generare deglieffetti percepibili anche in altri ambiti della sfera sociale e lavorativa chehanno portato, nella cultura norvegese, al superamento delle vecchieconvenzioni sociali ed ad una parità tra i generi, sentita come un valorecondiviso e non opinabile, senza necessità di essere ricordata ed imposta68 Esperienze a confronto: il caso norvegese
  • dalla legge.Un beneficio di questa legge si potrà riscontrare nel superamento deglieventuali ostacoli, che talvolta compromettono l’assunzione o la carrieradelle donne, dovuti alla maternità o ad una futura. Una legge come quellanorvegese è un buon modo anche per evitare che le donne, seppurmeritevoli, vengano discriminate al momento dell’assunzione solo perla possibilità di una maternità che agli occhi del datore di lavoro puòrappresentare un problema. Infatti, spingendo anche i padri ad assentarsidal lavoro per crescere il neonato, si fa in modo che questa discriminantedella maternità perda peso, favorendo e facilitando così la partecipazionefemminile al mondo del lavoro (infatti la Norvegia ha il secondo tassooccupazionale femminile d’Europa, 73,3%).Il pappapermisjon ha contribuito anche a portare il tasso di natalità tra i piùelevati dell’Unione Europea ed a mantenere costante negli anni il numerodi divorzi (crescente nella maggior parte dei paesi europei), che spessosono dovuti alle tensioni che possono crearsi all’interno delle famiglie acausa delle disuguaglianze tra i generi.Mentre altri stati europei (Germania, Portogallo, Islanda) sembranointenzionati a seguire l’esempio norvegese, l’Italia pare lontana e nonparticolarmente interessata ad un cambiamento.L’attuale normativa italiana stabilisce un congedo di maternità obbligatoriodi 5 mesi (di norma 2 prima e 3 dopo il parto) per la madre con un’indennitàpari all’80% dello stipendio ed un congedo parentale retribuito al 30% di10 mesi frazionabili, da suddividere tra i due genitori (con un massimo di 6mesi per ciascuno) e da utilizzare entro gli otto anni del bambino (mentrel’indennità è riconosciuta solo fino ai tre anni). L’unico incentivo affinchéil padre utilizzi il congedo parentale è l’estensione a 7 mesi, se questi nefruisce per un periodo di almeno 3 mesi, portando a 11 i mesi totali adisposizione dei genitori.Alla luce di queste norme, pur essendoci una buona tutela della madre,si constata che non vi è alcun incentivo affinché il padre resti a casa adallevare il neonato nei primi mesi di vita. La legge così strutturata, noncontribuisce a superare la cultura della divisione dicotomica dei ruoli tra iconiugi (soprattutto in alcune aree del paese) e le difficoltà delle donne nelmondo del lavoro (il tasso di occupazione femminile italiano raggiunge il46,1%, risultando tra i paesi europei migliore solo al dato di Malta). Infatti,non è ancora scomparsa l’idea, magari solo velata, secondo la qualeEsperienze a confronto: il caso norvegese 69
  • debba esse la donna ad occuparsi della cura e dell’allevamento dei figli,addossandosi il peso dell’impiego familiare, rendendo così impossibile laconciliazione con la vita lavorativa e creando tra i generi una disomogeneitàdi possibilità ed opportunità nella vita.Nel mondo del lavoro, una legge come l’attuale, continua ad alimentare ledifficoltà per le donne di partecipare completamente ed in modo realizzantealle attività lavorative, in quanto permette ancora che la maternità possaessere una discriminate nell’assunzione di una donna; facendo sì che lapreferenza sia rivolta agli uomini che, molto difficilmente, si astengono dallavoro per congedi legati alla crescita del figlio. Questo è confermato daidati INPS relativi al 2010 per i lavoratori dipendenti: il numero di lavoratoriche hanno beneficiato del congedo parentale sono solo il 9% (pari a 27.418a fronte di 256.971 lavoratrici), dato comunque in crescita rispetto al 4%del 2003.Un altro fattore, non secondario nella ricerca della parità e dell’uguaglianza,che determina questa disparità nella richiesta di congedi parentali, è ladifferenza di salario tra uomini e donne, che porta la coppia a privarsi delreddito più basso, generalmente quello della madre.Il cambiamento dovrebbe arrivare con la direttiva approvata dal parlamentoeuropeo il 20 ottobre 2010 ed ora all’esame del Consiglio dei Ministridell’Unione Europea. La direttiva, in materia di congedi di maternità,introduce l’importante novità del congedo di paternità obbligatorio peralmeno due settimane. Le novità per le donne sono un congedo obbligatoriodi 20 settimane con retribuzione al 100% dello stipendio. Se per le donneitaliane la direttiva andrà ad influire principalmente solo sulla retribuzione,per gli uomini la nascita del bambino rappresenterà un momento per esseremaggiormente responsabilizzati, e determinerà un importante mutamentoculturale nel coinvolgimento dei padri nella cura della famiglia e dei figli.Qualora entrasse in vigore la direttiva, il governo dovrebbe cambiare unalegge che negli ultimi anni ha avuto alcune proposte di modifica, nelladirezione che sta tracciando l’Unione Europa, dibattute alla Camera,ma che non hanno portato al cambiamento della normativa vigente;probabilmente anche per lo scarso interesse e la scarsa considerazioneper questa materia.La strada imboccata con questa legge dalla Norvegia sembra quella giusta,anche se ovviamente non può essere la bacchetta magica che cancellatutte le disuguaglianze. Infatti, nello stato scandinavo il divario salariale tra70 Esperienze a confronto: il caso norvegese
  • uomini e donne è del 15% (comunque basso rispetto agli altri stati europei)e le donne, principalmente impegnate nella pubblica amministrazione,fanno maggior ricorso al part-time.Oltre a questo, a rallentare la corsa alla piena uguaglianza, contribuisconole critiche che arrivano dai partiti di destra sui principi ispiratori cheregolano questa legge. Il partito conservatore sostiene che questa legge(definita “femminismo di stato”) sia un’intromissione nella vita famigliaresull’organizzazione della crescita dei figli, che dovrebbe spettare aigenitori e non allo stato. A questo sistema, che considerano troppo rigido,preferiscono gli incentivi fiscali mirati alle famiglie.Come nel caso norvegese, le critiche mosse solitamente contro unanormativa (come possono essere le quote rosa) per favorite l’uguaglianza e lapartecipazione delle donne, si scagliano proprio contro quella che reputanoun’imposizione “calata dall’altro”, mentre questi valori dovrebbero nascerespontaneamente, anche per la spinta della determinazione femminile.In linea teorica queste critiche possono anche trovare un fondamento, mala questione va considerata a livello di ciò che si osserva nella società,dove la mentalità, sviluppatasi su convenzioni sociali di disuguaglianza edivisione dei ruoli, difficilmente può venir superata senza una “forzatura”iniziale, quale una legge, che valga da punto di partenza per porre le basiper un rapido superamento di questa mentalità ed il raggiungimento di unapiena uguaglianza e parità.Esperienze a confronto: il caso norvegese 71
  • 72 Bilancio di Genere 2011
  • Non lasciare che la paura cancelli la tua libertà! Sede: Distretto Sanitario di Udine Via San Valentino 20, III piano Udine NUMERO VERDE 800.531.135Bilancio di Genere 2011 73
  • Il personale in servizio presso lo sportello Zero Tolerance può darti aiutooffrendo:• ascolto e sostegno• informazioni e orientamento ai servizi• consulenza psicologica• consulenza legale• accoglienza temporaneaLe operatrici hanno una formazione specifica e sono disponibili a sostenertiindividualmente nel percorso che deciderai di seguire garantendo il rispettodella tua autonomia, delle tue scelte e del tuo anonimato.NUMERO VERDE800.531.135Orario:martedì, mercoledì, venerdìdalle 10.00 alle 13.00mercoledì, giovedìdalle 15.00 alle 17.00nei giorni festivi e negli orari di chiusura è comunque attiva 24h su 24h unasegreteria telefonicaCOMUNE DI UDINEDipartimento Servizi alla Persona e alla ComunitàProgetto “Zero Tolerance” contro la violenza sulle donnewww.comune.udine.itzerotolerance@comune.udine.it 74 Bilancio di Genere 2011
  • Quest’anno l’impaginazione e la stampa del Bilancio di Genere, nonchédegli inviti e delle locandine riferite alla presentazione del predettoelaborato, sono state realizzate con risorse interne, essendosene fattocarico Nicola Zoffo, componente del gruppo di lavoro BDG, e il CentroStampa del Comune di Udine, che nell’occasione ringraziamo per lapreziosa collaborazione resa.La somma corrispondente al mancato esborso per le prestazioni di cuisopra (circa 3.000 euro), è stata messa a disposizione del Progetto ZeroTolerance, affinché possa essere finanziato un evento formativo indirizzatoai giovani (rappresentazione teatrale), nonchè per l’acquisto di giocattolida offrire ai figli, vittime anch’essi, di donne costrette a vivere in “caseprotette”, a causa delle violenze subite.In questo modo il gruppo di lavoro BDG ha voluto offrire un piccolo contributoa sostegno di iniziative concrete, sul territorio, a favore delle donne chehanno vissuto o vivono l’incubo della violenza. Il gruppo di lavoroBilancio di Genere 2011 75
  • Questo volume è stato realizzato interamente dal gruppo di lavorointerdisciplinare costituito all’interno del Comune di Udine, in collaborazionecon la Commissione ed il Comitato Pari Opportunità, usufruendo deicontributi Regionali della L.R 12/2006:I componenti del gruppo di lavoro sono:Paola Asquini, ha diretto e coordinato il progetto” Bilancio di Genere 2011”Nicola Zoffo, ha supportato il gruppo di lavoro e ha curato e realizzatol’elaborazione e l’impaginazione del testoPamela Mason, ha curato l’analisi e l’elaborazione dei dati statisticiMarinella Olivo, ha curato la riclassificazione dei dati contabiliMarina Ellero, ha curato il capitolo “Costruimmo la nostra città”Maria Antonella, Carrieri ha collaborato al capitolo “Noi, donne fuori dalComune?”Un ringraziamento particolare a:Milena Salvador, per il progetto grafico originarioAlessandra Albanesi, per la ComunicazioneNicola Barbiera e Laura De Cecco del Centro Stampa, per la produzione ela stampa del volumeLe operatrici del Servizio Demografico e Decentramento, per la distribuzionee la raccolta dei questionari76 Bilancio di Genere 2011