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Claudia Porchietto, candidata del centrodestra alla presidenza della provincia di Torino, si è fatta promotrice di due inchieste riguardanti la distanza tra politica e cittadini e la creatività di …

Claudia Porchietto, candidata del centrodestra alla presidenza della provincia di Torino, si è fatta promotrice di due inchieste riguardanti la distanza tra politica e cittadini e la creatività di Torino; la testimonianze del web sono state raccolte in un e-book scaricabile dal suo sito

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  • 1. ResPublic@ Le segnalazioni, i pareri, la rabbia e la passione verso una nuova forma di politica condivisa. Dal web testimonianze di inizio era Inchiesta promossa da Claudia Porchietto, Provincia di Torino
  • 2. Questa raccolta è dedicata a tutte quelle straordinarie persone che non perdono mai l’entusiasmo e il coraggio di guardare avanti e credono in un nuovo modo di far politica. Claudia
  • 3. ResPublic@ Una raccolta di segnalazioni, pareri, rabbia e passione, verso una nuova ‘res publica’ condivisa. Dal web testimonianze di inizio era Inchiesta promossa da Claudia Porchietto nella Provincia di Torino
  • 4. INTRODUZIONE Questa è una raccolta di interventi riguardanti una doppia inchiesta lanciata su Facebook nell’aprile del 2009 e allargata anche su altri social media. La prima inchiesta è intitolata: “Come colmare il divario tra la politica e le persone”. Nella seconda parte ci sono invece i risultati dell’altra inchiesta: “Torino viene vissuta come una città estremamente creativa, ma nel contempo anche poco capace di sviluppare e trattenere sul proprio territorio le stesse idee da essa prodotte”. Nel riportare tuti i contributi non c’è stata ovviamente alcuna forma di censura. Solo in alcuni commenti (7/8) sono state tolte parti non pertinenti con la domanda. Le risposte a queste due inchieste sono state raccolte attraverso i social media di Claudia e in taluni casi via email. Questi sono i social media: Profilo personale in Facebook: http://www.facebook.com/profi- le.php?id=1372954338&ref=name Fan page di Facebook “Claudia Porchietto Presidente”: http://www.facebook.com/pages/CLAUDIA-PORCHIETTO-PRESIDEN- TE/50394234891?v=wall&viewas=1372954338 Ning “Cambiare insieme”: http://cambiareinsieme.ning.com/profiles/blogs/il-divario-tra-la- politica-e e http://cambiareinsieme.ning.com/profiles/blogs/linca- pacita-di-torino-e. Blog Provincia e lavoro: http://provinciaelavoro.blogspot.com/2009/05/stabilizzare-la-crea- tivita-nellarea.html Oltre a questi contributi sono state raccolte decine di segnalazioni nella rubrica ‘Territorio’ sul sito ufficiale di Claudia, segnalazioni che comporranno un altra raccolta di prossima edizione. 4
  • 5. PREFAZIONE Ho preso coscienza del divario creatosi tra elettorato e rappresentanti politici; credo molto nel dialogo e nella necessità di essere presenti tra la gente e sul territorio. Ho bisogno del contatto, di capire direttamente chi ha delle necessità e come risolverle. Ho deciso di ascoltare le problematiche emergenti direttamente dalla base con una serie di appuntamenti, ma anche con l’attivazione di canali web per un dialogo continuo; l’utilizzo del web è uno strumento fondamentale, unico, senza filtri, che permette a chiunque di poter comunicare le proprie necessità o osservazioni. Siamo di fronte ad un cambiamentoepocale anche in l’ambito politico e questa che leggerete ne è una piccola testimonianza: a noi politici resta solo il compito di affinare la dote dell’ascolto e della condivisione. Claudia Porchietto 5
  • 6. A cura di: F. Bellavista, V. Cerati, L. Podda, F. Paolillo e moltissimi altre persone che ringraziamo sentitamente per la collaborazione. Giugno 2009 I diritti di riproduzione, di memorizzazione e di adattamento totale o parziale con qualsiasi mezzo sono privi di COPYRIGHT in tutti i Paesi. In caso di utilizzo si prega di citare la fonte.
  • 7. PRIMA PARTE Inchiesta 1 “Come colmare il divario tra la politica e le persone” Armando B. ‘I politici sono visti come molto distanti dalla realtà quotidiana e lo sono! Occorre essere più vicini e consape- voli dei problemi quotidiani della gente; più vicini alle gente e rinunciare a qualche privilegio, prestare più attenzione al quo- tidiano. […] Se il potere centrale rivedesse il significato delle Province, forse queste potrebbero essere ancora utili, altrimenti, come tutto in Italia, l’ente si trasforma solo in un apparato inutile e costoso’. @ Giovanni S. ‘Io sono toscano, forse vicino forse lontano dalla realtà del tuo territo- rio; esprimo un mio parere sul tema da te invocato proprio dopo aver tristemente assistito alla trasmissione Annozero. E poi- ché mi è stato raccontato che "tutto il mondo è paese" forse anche il parere di un pratese può dare un contributo ad una torinese. E' la rabbia che oggi mi persegui- ta, gli onorevoli ospiti che ridacchiano, 13
  • 8. che cercano il confronto o scontro politico, che ci sbattono in faccia tutta la loro non conoscenza del territorio pratese, dei nostri gravissimi problemi. E noi incollati al televisore subiamo passivi le note discussioni che non ci appartengono, le frasi e le riflessioni di chi di Prato non conosce e non ha conosciuto niente. Il divario fra la politica e le persone non si può colmare ma si deve colmare!!’. @ Mario R. ‘Le sensazioni vissute da Giovanni sono identiche alle mie: i politici sembra- no non comprendere la gravità della situa- zione, TIRANO FUORI POCHISSIME IDEE NUOVE, sembra che stiano giocando una partita di calcio e non il destino di una nazione. Sui mezzi pubblici e al mercato ci vanno qualche volta? I comunisti degli anni '60 avevano molti difetti eccetto che uno: la lontananza da chi li votava...’. @ Marco S. ‘Tutto si può, l'unico grande dub- bio è se veramente vogliano farlo’. @ 14
  • 9. Renato T. ‘Il divario lo si colmerebbe ad esempio battendosi per abolire enti per- fettamente inutili come le Province. Ci hai mai pensato prima di accettare questa candidatura?’. @ Raffaele C. ‘Meno male che la politica ha preso coscienza del divario... Il resto verrà da sé’. @ Roberto C. ‘Perché la politica è lontana dal cittadino? Sprechi, soldi sperperati per consulenze fantasma, ferie e viaggi pagati con i soldi NOSTRI, regali, case, ville, locali, mazzette. Il buon Albanese diceva "ma chi?...ma cosa?...ma chi cazzu???". Hai ragio- ne, "cambiare" ma una volta dentro? Ci si adegua… E’ il male dell'Italia e degli Italiani’. @ Luca M. ‘Da quando c'è questo sistema elettorale infausto, senza preferenze, per- ché il politico dovrebbe stare tra la gente? L’importante è la posizione in lista’. 15
  • 10. 16
  • 11. 17
  • 12. Maria Estela A. ‘Dateli voi politici i segni di grande cambiamento... Il popolo italia- no è già flessibile per natura’. @ Valter L. ‘Il divario si può colmare dimo- strando cambiamenti effettivi anche nel modo di porsi ai cittadini, non solo nei periodi antecedenti alle elezioni’. @ Rino M. ‘Chi è eletto dal popolo, è comun- que uno del popolo; creare un muro fra i politici e le persone provoca sempre il "freddo": ci vuole umiltà!’. @ Tommaso Alberto R. ‘Il politico, se non mantiene il contatto con il territorio, tende ad arroccarsi su posizioni di privile- gio, salvo poi pagarne lo scotto alle prime elezioni. Sono pochi i gruppi politici coesi e senza correnti interne che possono garantire un sicuro e continuo appoggio; le loro organizzazioni possono servire per ramificazione, ma necessitano di una squa- dra "ad personam" ben oliata e votata al candidato’. 18
  • 13. 19
  • 14. 20
  • 15. Mario R. ‘Abbiamo bisogno di gente fresca e con nuovo entusiasmo: vogliamo aria nuova nella politica...’. @ Stefano B. ‘Sì, secondo me il divario si può colmare. Ma mai come in questo periodo bisogna "rinnovare"... Sembra una bana- lità, però secondo me il giusto mix per il successo, specie in una provincia Rossa com'è la nostra, è adulti d'esperienza + giovani in gamba. Forse sono di parte, essendo nel coordinamento giovanile di Torino, ma credo sia la strada giusta da percorrere. La gente tende a dare molta fiducia a persone "nuove" e "pulite"... Ed ovviamente scaltre e intraprendenti’. @ Paolo F. ‘Certo che si può colmare, la sto- ria di alcune elezioni politiche negli ultimi 17 anni in più parti d'Italia insegna. Ma non si possono accontentare tutti, il grosso problema delle Province è che su 100 per- sone 85 non sanno che cosa fa l’ente, addu- cendo o additando questioni che competo- no ad altri istituti. Alla fine le elezioni provinciali divengono elezioni di un males- 21
  • 16. sere o meno di ciò che si vive nei singoli comuni o distretti di comuni. A volte basterebbe il buon senso di due uffici limi- trofi per migliorare le cose. Strade, mer- cati, parcheggi, ma soprattutto piccole imprese e artigiani che, nell’impossibilità di operare, permettono ai propri dipen- denti di vivere invece di sopravvivere. Se guardo la suddivisione in età di Torino e Provincia, salta all'occhio la necessità di operare maggiormente verso le persone anziane e vicine alla pensione. Il divario viene poi colmato con una capillare pre- senza sul territorio e qui alcuni partiti insegnano, ma parlo di vera presenza con persone che sentano la politica, non che cerchino soltanto una vita agevole, l’al- truismo deve prevalere... Ricordiamoci che è importantissima una redazione stam- pa e una squadra di comunicazione audace che riduca le distanze tra sezioni, presen- za nel territorio e il vertice’. @ Sergio D. ‘Io mi sono riavvicinato alla poli- tica perché ho conosciuto delle persone che mi hanno fatto ritornare la voglia di far politica per la loro credibilità, onestà, correttezza ecc.’. 22
  • 17. @ Franco P. ‘Politica con la gente, per la gente, tra la gente’. @ Roberto T. ’Giusto, concordo con Franco. Bisogna stare vicini alla gente’. @ Marco M. ‘Stai tra la gente...con poche persone intorno...’. @ Urbano T. ‘Abbiamo molta voglia di politi- ca, ma purtroppo chi la fa attualmente ce ne fa passare la voglia. So che a tale aspet- to non c'è rimedio. Comunque la speranza non muore mai....’. @ Stefania R. ‘L'unico consiglio che posso darti da profana della politica è l'unico consiglio valido nella vita di tutti: circon- dati solo di persone per le quali nutri stima e di cui ti fidi’. 23
  • 18. @ Ernesto F. ‘Ti consiglio di seguire molto bene le candidature, è fondamentale che nei collegi siano candidate le persone che esprimono il territorio’. @ Claudia A. ‘La politica non dovrebbe esse- re né di destra né di sinistra, è semplice- mente di tutti’. @ Giampiero V. ‘Il divario tra la politica e le persone si può colmare solo se si archivia- no manie di onnipotenza e si accetta che da soli non si va da nessuna parte. Occorre reintrodurre la preferenza in tutte le ele- zioni, la scelta del capo è sempre pericolo- sa, meglio lasciare libera la gente’. @ Luciano L. ‘Quello che vorrei per il futuro è il ritorno al merito nella scelta della futura classe dirigente sia nelle aziende private, sia nelle amministrazioni, sia nella politica. Vorrei che aprire una atti- vità propria fosse più semplice, vorrei 24
  • 19. maggior opportunità per i laureati. Vorrei tante cose’. @ Claudia A. ‘Sarei molto lieta che, nel caso tu diventassi presidente, dessi una scossa alle strategie per stimolare un'economia vera, che favorisca per esempio il risana- mento ambientale degli edifici, che sper- perano energia in modo scandaloso. @ Marco M. ‘Stai in mezzo alla gente con tanta semplicità…’. @ Angelo ‘Se la politica è una professione che crea rendite di posizione nonostante tutto quello che succede intorno, vedo arduo colmare il divario. Facciamo un esempio: alle politiche 2008 Pd, Pdl e Udc avevano in programma l'abolizione delle province; oggi che queste risorse sarebbe- ro vitali per salvare dal baratro molte situazioni (sono un imprenditore e penso alle PMI), DELL'ABOLIZIONE, A PARTE L'UDC, non ne parla più nessuno. Spero che 25
  • 20. la Tua probabile elezione vada in questa direzione’. @ Antonino M. ‘L'arte della politica non è purtroppo per tutti, fare politica deve essere una missione, non un interesse di lobby o personale, purtroppo le persone che hanno questa vocazione sono molto poche’. @ Augusta T. ‘Penso che tutti gli strumenti che servono a colmare la distanza tra elet- tore e politica siano i benvenuti: non cono- sco benissimo i meccanismi della rete ma comunque quella di utilizzarla mi sembra una bella iniziativa’. @ Laura ‘Sono perfettamente d'accordo con la tua scelta perchè ascoltare le esigenze dei cittadini trovo che sia imprescindibile per i politici, soprattutto a livello provin- ciale’. @ Agnese U. ‘È sempre una buona cosa cono- 26
  • 21. scere ciò che pensa la gente. La capacità di ascolto è così rara tra i politici che sarà sicuramente apprezzata dai nostri concit- tadini e nello stesso tempo ti servirà come feedback per il programma...’. @ Sviluppo&Buonsenso ‘In Bassa Valle di Susa lavoriamo proprio per dare voce a coloro che per un paradosso sono ormai maggioranza nell'opinione pubblica e si trovano rappresentati da una minoranza spesso urlante e ormai autoreferenziale che "governa" (eufemismo) tutti i comuni. C'è bisogno di tornare fra la gente a fare politica, ad ascoltarne la voce e a portare concretezza e sviluppo, anche in questi tempi di crisi. Lavoriamo per cambiare insieme questa situazione che ha rovinato l'immagine di tutta la Valle, senza portare un euro di investimenti durevoli nei cinque anni trascorsi’. @ Francesco T. ‘Ritengo che il divario tra l'uomo politico e le persone ci sarà fino a quando esisterà l'uomo; il politico che ha la responsabilità di guidare una città o una Provincia o altro, dovrebbe operare nell'interesse della collettività e non nel- 27
  • 22. l'interesse di un gruppo’. @ Tommaso R. ‘"Pancia a terra" per tutto il territorio e per i mercati, la Confcommercio, i gruppi operai, aziendali etc. Attenzione alla squadra che ti farà da contorno, ai vari candidati, a quelli sicuri e meno sicuri, che non facciano campagne personali, ma che ti coinvolgano per quanto possibile nelle realtà del nostro Territorio. Una cosa che mi rattrista riguarda tutto il tempo che si sta perdendo’. @ Massimo ‘Per colmare il divario tra la Politica e le Persone personalmente riten- go che sia necessario considerare la Società come un'azienda, operando nel completo interesse della stessa e dei suoi Azionisti che di fatto sono i Cittadini; ciò significa ottenere i migliori risultati al giu- sto costo. Mi rendo perfettamente conto che ciò possa sembrare un'affermazione astratta, ma operare ponendo attenzione alle esigenze dei cittadini, anche quelle che per noi possono sembrare assurde per- ché distanti dal "nostro vivere quotidiano", può ingenerare una carica di fiducia e otti- 28
  • 23. mismo, che di questi tempi non è male. Purtroppo troppo spesso il comportamento di alcuni personaggi appartenenti alla pub- blica amministrazione (politici inclusi) è più simile a quella del "padrone del vapore" che al "buon padre di famiglia", sicché il divario altro non fa che aumentare, ma da qualche parte bisognerà pur cominciare’. @ Carlo ‘Devi batterti perché la Fiat produca automobili del futuro, elettriche, ad idro- geno, a GPL, o qualsiasi altro sistema di trasporto che interrompa quella catena di finanziamento, attraverso il petrolio, di paesi governati da corrotti; grazie al loro malgoverno non sono in grado di ridistribui- re ai loro popoli le immense ricchezze di cui hanno beneficiato, anche grazie al nostro contributo quotidiano… Queste orde di islamici che stanno invadendo l'Italia devono restare ai loro Paesi e se non pre- tendono dai loro governanti il lavoro e quello che gli spetta, tornino in sella ai loro cammelli, ma non vengano nelle nostre città a spacciare droga e a violentare le nostre donne, oltre che a tentare di cam- biare i nostri usi e costumi in norme cora- niche. È vergognoso per una Città come Torino vedere che Pininfarina deve andare 29
  • 24. in Francia associandosi con Bollorè per pro- durre l'auto elettrica del futuro. Torino deve ritornare ad essere quella che fu: la capitale dell'innovazione, della scienza e della tecnologia. Le risorse umane ed intel- lettuali ci sono, è sacrilego e disastroso lasciarle andare all'estero. Questo è il futu- ro lavorativo ed il benessere di Torino e del Piemonte tutto: innovazione e tecnologia e incentivi alla grande industria se si butta, realmente, nell'innovazione’. @ Donato ‘È difficile ormai, il divario è sem- pre più grande e la politica fa male alla pelle’. @ Diego ‘Credo che qualsiasi strumento sia adatto se la motivazione di fondo è quella di comunicare e di creare contatto con i pensieri e i desideri degli altri. Quindi un grosso plauso a te ed alle tue iniziative’. @ Claudia B. ‘In questo momento abbiamo bisogno di buoni manager che sappiano fare le scelte giuste e soprattutto in fret- 30
  • 25. ta; do comunque ragione a chi ti consiglia di stare in mezzo alla gente per dimostra- re che non siete persone altezzose, ma persone normali, con vite normali, seppur con tanta voglia di fare le cose bene’. @ Angelo S. ‘E’ vero si o no che Pd, Pdl, Udc hanno detto che le province vanno abolite? Visto che è vero, perché facciamo finta di niente e in un periodo di crisi come questo andiamo imperterriti a votare per un ente inutile? Questo sicuramente aumenta il distacco tra politica e paese reale… Proviamo a parlarne?’. @ Giuseppe C. ‘Essere presidente di un’asso- ciazione come l'Api per molti anni come lei ha fatto, significa una sola cosa, saper par- lare alla gente, agli imprenditori, alle madri ed ai padri di famiglia con un lin- guaggio comprensivo, chiaro e diretto, che nulla ha che vedere con il politichese di cui tutti ci siamo stancati. Utilizzare un network come il ning piuttosto che Facebook è sicuramente uno strumento di comunicazione attuale ed efficace, ma non dimentichiamoci che la gran parte del 31
  • 26. 32
  • 27. nostro elettorato non sa neanche di cosa stiamo parlando. Come già ripetuto da altri, il confronto con la gente comune, quella che per intenderci ti guarda negli occhi, è sicuramente l'arma più convincen- te e soprattutto vincente. Sono certo che lei non si sottrarrà al confronto diretto con i suoi elettori, anche quelli più umili, come purtroppo capitò anni fa durante le Regionali. Riguardo alle abolizioni delle Provincie, credo sia imperativo vincere prima le elezioni, poi, se e quando la gente lo vorrà, discuterne seriamente e non a fini propagandistici, potrà essere un obiettivo da raggiungere. La gente oggi più che mai ha bisogno di speranze che si con- cretizzino’. @ Enrico ‘Credo che l'ascolto sia il centro della ricomposizione politica/persone; può sembrare demagogia ma continua ad esse- re essenziale camminare per la strada, entrare nei negozi, trasmettere cordialità, disponibilità e condividere le storie ed i pensieri della gente anche quando si pren- de un caffè in una torteria... E’ faticoso, forse stressante ma indispensabile quando si assume un ruolo pubblico. Sarebbe forse anche importante capire in anticipo quali 33
  • 28. sono i problemi interni dell'Ente che si intende "conquistare" e dare segnali di interesse verso la tecnostruttura della Provincia, alquanto provata da anni di politiche di difficile decifrazione...’. @ Luigi B. ‘Non sono un politico e non sono in grado di rispondere seriamente alla tua difficilissima domanda. Posso solo dirti che questa domanda mi viene regolarmente posta tutte le volte che si avvicina una qualche tornata elettorale dal 1990 ad oggi’. @ Osvaldo ‘Non vedo divari, differenze, caste e quant'altro... Sono barriere che creiamo per comodità. Fa comodo soprat- tutto a coloro che si collocano sul piedi- stallo per sentenziare, criticare e dispen- sare consigli, per piangersi addosso e giu- stificare una personale e passata ineffi- cienza. Per emergere bisogna mettersi in discussione ed esporsi in prima persona. Penso che un blog, Facebook e tutti questi mezzi di comunicazione siano un ottimo aiuto per chi non si perde nel criticare il prossimo, ma le usa per costruire, per fare 34
  • 29. in prima persona. Complimenti per il tuo impegno’. @ Riccardo Q. ‘Io non credo che ci sia un divario tra la politica e le persone. Credo piuttosto che molte persone si siano depo- liticizzate, ovvero hanno preso le distanze dalla politica e questo non è un bene. Sono della vecchia guardia, ho vissuto il finale del ‘68 e una delle poche cose sensate che mi ha insegnato quel periodo è che "chi non partecipa, non conta’. @ Mauro T. ‘Secondo me non servono le sera- te organizzate da persone che già la appoggiano, ma bisogna stare in mezzo alle persone che veramente hanno proble- mi. Avvocati, imprenditori, commerciali- sti, liberi professionisti o POLITICI non potranno mai dare né suggerimenti né risposte a questo quesito. Bisogna stare con le persone che veramente hanno pro- blemi. Provi a passare qualche sera a casa di cassaintegrati o altro, probabilmente a livello mediatico non sarà pubblicizzato ma sicuramente le darà la possibilità di toccare con mano i veri problemi della, 35
  • 30. come lei la definisce, base’. @ Mario C. ‘Sono d'accordissimo con te... L'importante è che (voi politici) ci rispon- diate quando vi scriviamo... Anche solo per far sentire alla gente che ci siete, che state leggendo quello che noi comunichia- mo e per essere più vicini a noi... Anche solo il modo in cui scrivete... Qualche bat- tutina, qualche gergo particolare... Un briciolo di ironia... Potrebbero veramente fare molto per avvicinare LA CASTA al POPOLO, così sfatiamo pian piano il mito della CASTA...’. @ Rino ‘Sempre fra la gente. Nessuno può insegnare nulla a nessuno ma se gli eletti si comportassero come tali, cioè stessero fra la gente, sarebbe un modo per toccare giornalmente con mano ciò che le persone vivono. I politici dovrebbero prendere ad esempio S. Paolo, un vero leader!!!’. @ Stefania ‘Credo sia un'ottima idea: un filo diretto tra la politica e il cittadino. 36
  • 31. Complimenti!’. @ Tommaso A.R. ‘È fondamentale questa tua iniziativa che ti può allontanare un po’ da certi palazzi sussiegosi, ma ti dà l'opportu- nità di metterti in gioco direttamente. Ora la strada, in questo tuo particolare conte- sto, non è certamente facile, ma, per come ti ho conosciuta, non mi sembri una donna che si spaventa facilmente. A San Mauro siamo disposti ad un incontro quan- to prima, in quanto soltanto fra la gente e nei contatti umani si riesce ad avere quel valore aggiunto che i "piani alti" non pos- sono garantire appieno. Tutti vorranno mettersi a disposizione, ma la migliore consigliera di te stessa sarai tu con quelle poche persone che ben conosci. Scoccia davvero "bruciare" una bella candidatura come la tua, una persona che non usa il politichese, che ormai ha stufato tutti’. @ Michele ‘Devo dire che la tua pensata di creare un social network è stupenda!!!! Spero che siano in molti ad aderirvi e che si possano scambiare idee per poter porta- re la Politica ora staccata dai cittadini di 37
  • 32. nuovo alla loro portata. Così facendo si potrà migliorare la vita di tutti, conoscen- do le esigenze della gente comune’. @ Roberto P. ‘Per quanto riguarda il tuo pro- getto sicuramente bisogna prendere atto che chi si insidierà avrà purtroppo tempi assai difficili da affrontare. E proprio in virtù della difficoltà che stiamo attraver- sando, è necessario che il futuro presiden- 38
  • 33. te prenda atto della reale situazione in cui versa la nostra provincia. La crisi economi- co-finanziaria, che ha colpito in modo par- ticolare la nostra industria locale, se non fermata per tempo e aiutata attraverso agevolazioni sui crediti, corsi di formazio- ne per mantenere elevate le competenze dei nostri lavoratori, incentivazioni agli investimenti, ammortizzatori sociali più mirati ed incisivi, ecc., rischia di dissipare in pochi mesi quanto costruito in tanti anni. Solo colui che sarà capace di calarsi quotidianamente nei problemi della gente e del territorio sarà in grado di cambiare rotta. La politica rivestirà un ruolo impor- tante nel momento in cui, stabiliti i pro- getti e gli interventi finanziari, si renderà necessaria la concertazione con le istitu- zioni regionali e statali. Sicuramente la provincia potrà contare sulle tue compe- tenze professionali ma oltre a ciò sarà fon- damentale formare una squadra vincente. Non è facile... Le pressioni sono sempre tante’. @ Adrita ‘Dialogare in qualunque modo è impor- tante per essere vicini ai veri bisogni della gente... Una piccola cosa, piccola ma importan- te: sui mezzi pubblici tu ci vai? Molto spesso i 39
  • 34. conducenti guidano in modo brusco con disagi per i passeggeri, soprattutto quelli anziani’. @ Augusta ‘Mi sembra che si parli tanto spes- so degli esempi di Obama e di Grillo per mostrare che è possibile un dialogo conti- nuo in Internet. Ma in verità nessuno dei due, ha chiesto pareri generali e suggeri- menti specifici su un determinato tema. Internet ad entrambi serve come cassa di risonanza mentre tu lo utilizzi davvero’. @ Luca A. ‘Dal numero di post che in pochi giorni si sono visti in questo blog, mi pare che il divario tra politica e gente, per così dire comune, non sia poi così incolmabile. Ho la sensazione che si abbia ancora voglia di ragionare di politica, di pensare alle soluzioni e ai progetti. Sorge però un dub- bio, non sarà forse che il divario è dovuto all'esistenza e alla persistenza al potere di una classe di dirigenti obsoleta, anziana, in qualche modo superata dalla realtà, la quale per sua natura si muove con elefan- tiaca lentezza? Le distanze si colmano anche con la velocità, che può anche essere quella mentale, che potrebbe arricchire il nostro paese e il nostro territorio con un 40
  • 35. sano ricambio nelle stanze del potere’. @ Virginia T. ‘Pensando a certi grandi rifor- matori, quali Marco Biagi, che ha avuto il coraggio di passare da un modello vetero- industrialista a un sistema di relazioni sin- dacali cooperativo, da un lato sono fidu- ciosa, perché credo che con concretezza e coraggio si possa colmare il divario tra politica e cittadini ma dall'altro preoccu- pata, perché tutti conosciamo la fine di Biagi. Il dovere di chi si occupa di politica è quello di liberare le energie creative e imprenditoriali del paese dai pesi della cattiva amministrazione, della cattiva politica, dei soffocanti privilegi di catego- rie protette, combattendo strutture e forze che soffocano tutto ciò che è nuovo. Stimolare il ricambio generazionale e valo- rizzare i talenti e il merito credo possa servire a ridurre questa distanza. @ Cristina B. ‘Sì, certamente si può colmare. La politica deve scendere in campo, parla- re con la gente ed entrare nella vita quo- tidiana che è scandita da necessità lavora- tive, sociali, ecc. I politici sembrano non 41
  • 36. vivere nella vita reale, ma solo nella sfera politica. La vita reale è fatta di quotidia- nità come prendere i treni, usare i mezzi, attraversare le strade, uscire di sera, ma anche creare delle attività, dare lavoro alle persone... La politica deve poter pro- porre soluzioni e dare risposte in tutti gli ambiti. Parlando la stessa lingua della gente’. @ Rina T. ‘Rimango spesso delusa quando chiamo alla sede del partito e nessuno mi ascolta: non c’è un servizio di ascolto ade- guato per i problemi dei cittadini. Bisogna stare vicini alle persone anche dopo le ele- zioni’. @ Mario C. ‘Stare tra la gente, parlarci… E poi non pensare solo alle grandi opere, ai grattacieli che portano prestigio…. Rendere vivibile una provincia significa aggiustare le buche delle strade, mettere cartelli che aiutino velocemente, non costringere gli anziani ad andare ad abita- re in periferia, non permettere i bivacchi dei senza tetto’. 42
  • 37. @ Antonio D. ‘I politici devono stare tra la gente, essere presenti… Nella mia cittadi- na abbiamo un sindaco di sinistra ma pur essendo io di un altro versante politico, non posso che approvare il suo operato: non conta il partito di appartenenza nelle elezioni amministrative, conta la validità dell’uomo e della sua attenzione ai bisogni della gente’ . @ Elda S. ‘Bisogna essere presenti, andare in pescheria, panetteria e dai fruttivendoli per capire quanto i prezzi aumentino… E’ necessario lasciare l’automobile e usare i mezzi pubblici, viaggiare con la metro e con il tram, in questi posti si ascolta il vero umore della gente. Non abito a Torino, ma credo che ciò che dico valga ovunque’. @ Giuliano R. ‘Come dice Platone, sì, si può: o eliminando le persone o eliminando la politica’. @ 43
  • 38. Emanuele B. ‘Il divario tra le persone e la politica é legato a due fattori: 1° Il divario é consistente nelle popolazio- ni a scarsa scolarizzazione. 2° Il divario é consistente in un paese in cui prevalgono la corruzione e la mancan- za di meritocrazia. Questo é il caso di alcuni paesi del Sudamerica (come l'Argentina) e dell'Italia. Quando si verificano queste condizioni (e la seconda ci riguarda), il distacco tra le per- sone e la politica é insanabile, e destinato ad ampliarsi. L'antidoto é il cambiamento della classe dirigente di un paese, ma for- temente basato su basi meritocratiche. In alcuni paesi fanno i colpi di stato; in Italia?’. @ Monica T. ‘Secondo me no, per questi motivi: - le persone sono sfiduciate e non si sento- no realmente rappresentate da nessuno dei nostri politici; spesso si sceglie il "meno peggio" perchè astenersi dall'andare a votare è come rinunciare ad un proprio diritto, ma non c'è reale convincimento o interesse; - abbiamo perso gli ideali oltre a tante altre cose quali l'educazione, la tolleran- za, la disciplina, il rispetto per gli altri e 44
  • 39. spesso pure per noi stessi e i giovani di oggi sono molto lontani dal prendere una posizione e dall'impegno civile. Senza que- sti valori diventa difficile avvicinarsi o ri- avvincinarsi alla politica; - non c'è completa fiducia nella politica e nei politici in quanto, in passato, alle parole non sono corrisposti i fatti; spesso la classe dirigente è stata lì seduta a pren- dere soldi e a darsi poco da fare e non per il bene del paese ma per il proprio, quindi politici = fannulloni e quando si cerca di toccare i privilegi della casta, la stessa insorge (un po' come gli statali ora giusta- mente nel mirino di Brunetta)’. @ Antonio C. ‘Credo fermamente che, per l'evoluzione del nostro paese "EUROPA", sia doverosamente necessario che il divario tra le persone e la politica si colmi e si ripristino gerarchie, ruoli e responsabilità al servizio del singolo individuo che avrà "finalmente" reali diritti, reali doveri, reali servizi e reali opportunità che incon- sciamente faranno germogliare nell'indivi- duo stesso la voglia, l'interesse e la passio- ne per la politica’. @ 45
  • 40. Lorena M. ‘Si potrà colmare solo quando i politici diventeranno o saranno delle per- sone… Al di là delle competenze specifi- che/tecniche di ciascuno, non si può pro- vare (sempre che ci provino) a capire e a risolvere un problema senza averlo prima in qualche modo vissuto. E' un po' come per la psicanalisi: uno psicanalista diventa tale solo dopo aver affrontato lui stesso molti anni di analisi. Al momento i politici sono un po' come delle inavvicinabili rockstar antipatiche, a cui tutto è concesso e con- sentito. Navigano in una marea di privile- gi, godono di immunità di ogni sorta e in più sono ricchi sfondati, ovvero vivono al di sopra del cittadino infrangendo una serie di regole che loro stessi impongono pretendendone il rispetto. Tutto questo crea una mancanza di empatia tra le due sfere. Solo se la politica avrà il coraggio di scendere dal suo piedistallo dorato si potrà sperare in un avvicinamento... Difficile forse, ma pur sempre possibile!’. @ Ciro C. ‘La politica è quell'attività umana che si esplica in una collettività, il cui fine ultimo - da attuarsi mediante la conquista e il mantenimento del potere - è incidere sulla distribuzione delle risorse materiali e 46
  • 41. immateriali, perseguendo l'interesse di un soggetto, sia esso un individuo o un grup- po. Se questo fosse vero non esisterebbe divario, praticamente vivremmo in un mondo fantastico, in cui ognuno contribui- rebbe, mediante il proprio operato, all'in- teresse comune. Sinceramente più che di divario tra politi- ca e persone, parlerei di divario tra cate- gorie di persone, "i politici" ed "i cittadini". Quel che credo debba necessariamente cambiare è l'uso della politica nelle mani dei politici che, dimenticando l'importanza del loro ruolo sia sotto il profilo etico che sociale, ma soprattutto fregandosene del loro mandato, non fanno altro che allonta- nare la politica dai cittadini. Ovvio che in tutto questo anche i cittadini hanno la loro bella responsabilità, perché, come si dice a Napoli, "ò pesce fet sempre da à capa"… Bisognerebbe che tutti e dico tutti, pren- dessimo coscienza che la politica è uno strumento democratico, da esercitare con coscienza e responsabilità’. @ Francesco C. ‘L’innegabile divario tra la politica e i cittadini è giunto a proporzioni tali da far pensare a un non ritorno... Si è talmente radicata nella collettività l'idea 47
  • 42. di una classe dirigente egoista e opportu- nista, concentrata quasi esclusivamente sul perseguimento di obiettivi personali, a volte a scapito persino del benessere dei cittadini, da determinare, in questi, un diffuso e permanente disinteresse se non malcontento che difficilmente potrà evol- vere in qualcosa di positivo. A peggiorare la situazione è anche l'assenza di leader che diano credibilità al sistema politico e la presenza di una moltitudine di perso- naggi (vallette, cantanti, saltimbanchi) che non fa altro che ridicolizzare, mag- giormente, un sistema già gravemente compromesso. A prova di ciò è il rimpianto (sic!) di molti per una classe politica (prima repubblica) la cui caduta ai tempi fu altamente voluta e ritenuta presuppo- sto ineludibile per un nuovo e positivo ini- zio; ora, a distanza di 15 anni, è vista come l'ultimo baluardo di una vera e ora- mai lontana classe’. @ Franco J. ‘Prima questione che mi pongo è se effettivamente ci sia questo divario. Il fatto che non abbia un'opinione chiara potrebbe dimostrare che, non avendo avvertito l'esigenza di rifletterci, il pro- blema non esiste o non è così sentito. Altra 48
  • 43. 49
  • 44. considerazione: quando in Italia si va a votare, nonostante la sbandierata sfiducia della gente nella classe politica e nono- stante il cinismo manifesto, poi la gente va a votare in massa. Forse il divario è nei politici, piuttosto che nella gente. Uno si infila nella politica e man mano perde il contatto con la realtà, per cui insegue obiettivi la cui priorità non sarebbe condi- visa se si confrontasse con la vita della gente normale. Tutto sommato la gente ripone più speranza di quanto non si creda nell'attività dei politici e forse non aspet- ta altro che un politico o una classe politi- ca gli risolva tutti i problemi. Tanto che non fa nulla per contribuire a risolverli, senza rendersi conto che invece la soluzio- ne dei problemi non può prescindere dal- l'impegno della gente. Ammetto che un certo divario sicuramente può esserci e in questo caso, come colmar- lo? Si potrebbe fare come la Lega: attenta agli umori della gente e alle sue immedia- te esigenze, costruisce la sua azione politi- ca per soddisfarle. Il politico dovrebbe avere la capacità e la volontà di vedere più in là, di inquadrare i problemi entro un quadro temporale, geo- grafico, umano ecc. più ampio, dove un sacrificio oggi, di tutti o di qualcuno, può anche essere funzionale per una soluzione 50
  • 45. migliore domani, per tutto il Paese. Quali gli ostacoli per il politico? Il più gros- so per me è la necessità di non perdere il consenso, per cui si dice e si fa solo ciò che è politicamente corretto, anche se si pensa il contrario. Forse al politico dovrebbe essere lasciato il tempo per la sua azione politica in modo da essere giudicato senza appello, alla fine, per quello che ha fatto. Sia che si trovi al governo o all'opposizio- ne, perchè anche all'opposizione c'è una responsabilità. Tutti dovrebbero essere giudicati alla luce di quanto hanno fatto "per il bene del Paese”’. @ Andrea B. ‘A mio parere questo divario si può colmare, anche se prima di tutto deve esserci un buon interessamento dei giovani riguardo alla politica, cosa che attualmen- te manca. Penso che buona parte di questo divario si possa colmare grazie a metodi di informazione più dettagliati e specifici da punti di vista differenti, in modo che chiunque possa elaborare una propria idea dopo aver analizzato i vari punti di vista!’. @ Gian Maria M. ‘Ritengo che almeno attual- 51
  • 46. mente tale divario sia difficilmente colma- bile, soprattutto considerando la grave crisi finanziaria che, bene o male, in modo mag- giore o minore, sta toccando tutti. Andando sul generale, ritengo che tale divario sia col- mabile proprio con Internet, il modello da prendere in considerazione dovrebbe pro- prio essere Obama. Il fatto di utilizzare un mezzo come Facebook per comunicare penso sia di grande rilevanza. Penso che la rete sia la soluzione, in quanto i media tradizionali non li giudico più attendibili, tendono ad occultare troppe situazioni e proprio nei momenti difficili (come quello attuale) la gente si rende conto che c'é asimmetria informativa. Ribadendo l'importanza della rete, aggiungo che solo quando i politici ritroveranno un'etica morale nel fare politi- ca tale divario effettivamente si colmerà’. @ Fabiana B. C. ‘Credo nel dialogo a livello teorico, perchè per quanto mi riguarda io sono l'esempio vivente che a volte il trop- po dialogo crea soltanto danni peggiori!!! Sia nei temi sociali, che in quelli politico- religiosi, per finire con quelli familiari e quotidiani, ho sempre predicato dialogo e libera espressione, ricevendo come premio solo insulti e cattiverie, quindi vado con- 52
  • 47. tro corrente e dico che di dialogo ce n'è fin troppo... Soprattutto la maggior parte delle persone che dialogano non si merite- rebbero tale possibilità, perchè spesso non hanno nulla da dire e cadono nei luoghi comuni, aggredendo chi non la pensa come loro, non mettendosi nei panni altrui, spe- rando di far colpo sugli altri con saccenza e tranciando giudizi molto lontani dall'o- biettività... Forse perchè ognuno vuole avere ragione... E questo è proprio il con- trario del principio stesso del dialogo... Se tutti avessimo ragione saremmo un popolo unico e fatto di cloni, in cui nessuno vorrà mai passare per perdente... Da qui il diva- rio che MAI si sanerà tra politica e perso- ne, chiesa e politica, politici e politici...’. @ Giovanna A. ‘I politici dovrebbero comuni- care meglio con le persone e scendere in piazza per ascoltare le loro richieste. Sarebbe anche importante che magari, se non proprio tutte, almeno qualche pro- messa fatta in campagna elettorale venis- se mantenuta. Il linguaggio per comunica- re alle persone? Semplice!’. @ 53
  • 48. Domenico C. ‘I cittadini dovrebbero esse- re più coinvolti nella vita politica. Gli eventi dovrebbero essere di vero interesse pubblico, il linguaggio e l'attitudine sem- plici per potere avvicinare tutti’. @ Alessandro F. ‘I politici dovrebbero inizia- re a pensare al bene delle persone e della società prima che al proprio interesse. Come? Lavorando seriamente e con onestà al servizio del cittadino’. @ Antonio F. ‘Sono uno dei tanti italiani delusi dalla politica ed è dal ‘94 che non voto alle politiche. Sono tuttavia molto attento a ciò che succede. Osservo, con dispiacere per la democrazia del paese, la disfatta della sinistra italiana ed in parti- colare la sua incapacità di fare una politi- ca seria e riformista, nascondendo, con l'anti Berlusconismo, la sua incapacità di governare e di confrontarsi con un mondo che cambia. Osservo altresì con attenzione ciò che sta avvenendo nel centrodestra, il suo tentativo di confrontarsi con questo mondo che cambia. […] Bene, io spero che i successi di Silvio Berlusconi servano per 54
  • 49. mandare a casa una parte della classe diri- gente del centrosinistra ed in particolare tutta quella che trae origine dal vecchio partito comunista, che non è stata capace di rinnovarsi veramente e di considerare l'avversario politico come un nemico e non come un antagonista con il quale confron- tarsi sui programmi. Spero che possa esse- re da stimolo, per il centrosinistra, forma- re una classe dirigente capace di confron- tarsi con il centrodestra sui programmi e non sulla demonizzazione personale del- l'avversario politico’. @ Paola S. ‘Io credo che il divario tra le per- sone e la politica si potrebbe colmare ma, fondamentalmente, manchi, da parte della classe politica, la volontà di farlo e, da parte delle persone, la possibilità di farlo. Il nostro è un Paese con una netta divisio- ne tra nord e sud, con realtà economiche, sociologiche e culturali così differenti che stridono al confronto. Ottenere quindi un amalgama omogeneo è sicuramente più complicato che altrove. Un’impresa diffi- cile ma non impossibile. Il problema è che l’uomo della strada si sente escluso dalla vita politica, incapace di modificarne il corso e ha la sensazione di subirne le deci- 55
  • 50. sioni. Se a questo aggiungiamo che i politi- ci (in alcuni casi, giustamente!) vengono considerati i componenti di una casta inar- rivabile il divario aumenta. Soprattutto in un periodo di recessione come quello che stiamo vivendo e in cui, anche se hai dato il meglio di te, dalla mattina alla sera puoi ritrovarti a spasso e se hai superato i 40 anni sono dolori… Poi leggi la notizia che un certo Mario Chiesa è stato arrestato per corruzione. Abbiamo fatto un salto indie- tro nel tempo? Magari! Per me significhe- rebbe avere ancora 25 anni. No, purtroppo significa soltanto che quando si sono cal- mate le acque di Tangentopoli il Sig. Mario Chiesa è ritornato ad occupare una carica che gli ha consentito di “rubare a manet- ta” un’altra volta. Beato lui che la secon- da chance l’ha avuta. Ma chi ha aiutato il Sig. Chiesa ad arrivare a quel nuovo incari- co? Secondo me questi gattopardismi sfidu- ciano i cittadini e li allontanano sempre più dalla politica e dalla ‘res publica’ della quale, come ho già detto, si sentono vitti- me e non parte integrante’. @ Roberta B. ‘Partendo dal presupposto che la politica è fatta di persone, il divario deve essere colmato. Al momento mancano 56
  • 51. fiducia, ideali e buoni esempi. Oltre ad essere tutti afflitti da una buona dose di qualunquismo. Credo che manchi qualcuno di veramente carismatico. Le persone non vedono l’ora di avere qualcuno in cui cre- dere, a cui affidarsi e in cui immedesimar- si. Senza trascurare il discorso dei valori e dell’onestà perchè quello che vediamo oggi fa cadere le braccia. A questo punto è più un discorso di persone che di program- ma politico’. @ Gennaro A. ‘Il divario tra le persone e la politica si può certamente colmare, ma è molto difficile perché vi è una gran parte (credo la maggior parte ahimé) degli Italiani che è stata portata a pensare alla politica come una cosa sporca. Molti hanno contribuito a creare questa situazione, in primis i politici, fin da quando non ci sono più state persone come Parri, De Gasperi, Moro, Berlinguer, Nenni, Lombardi (solo per citare qualche esempio) e molti altri fra i quali tutti quelli del vecchio Partito d'Azione, cioè le persone che hanno lavo- rato per gli italiani e non per i propri inte- ressi. Anche i successori di De Gasperi hanno rovinato l'Italia distruggendo, fra l'altro, lo stato laico. Poi è venuto un 57
  • 52. signore, furbo e bravo nel suo ambito, che ha inculcato poche idee nella mente dei più, cioè ‘solo la capacità imprenditoriale può salvare l'Italia dai "comunisti"’ che sono tutti coloro che non lo seguono. Mi riferisco naturalmente a Berlusconi. Occorre infatti che i pochi, ancora, politi- ci - giovani e non - che la pensano in maniera differente dalla maggioranza, emergano spiegando chiaramente come si può migliorare l'Italia e di conseguenza il rapporto fra i cittadini e la politica. Devono essere onesti (cosa che comprende anche mostrare e dimostrare che non fanno i propri interessi) e capaci nel senso di competenti sotto tutti i punti di vista. E infine devono saper comunicare alle perso- ne queste loro doti e capacità, cosa che pochi sanno fare. Per questo ci vorrebbero delle scuole come ci sono state in passato. Si troveranno queste persone nuove? Io spero di sì, perché sono di natura ottimi- sta, come è accaduto agli Americani che hanno trovato Obama, ma forse sono trop- po vecchio per vederlo e ciò mi dispiace perché amo l'Italia, nonostante tutto’. @ Lorenzo I. ‘Il divario nasce da promesse non mantenute, figlie di aspettative 58
  • 53. impossibili alimentate dal ceto politico stesso con la complicità dei beneficiati: non tutto il popolo, "la gente", ma solo quelli con interessi particolari (p. es. chi guadagna un favore, una assunzione, una nomina) oppure organizzati (scuole guida, officine, commercialisti, consulenti 626 e altri professionisti che ricavano fatturato dalle normative e non dalla libera decisio- ne dei loro clienti), per non parlare dei sindacati che fanno parte di entrambe le tipologie. Una vera innovazione che ti auguro di vole- re e riuscire almeno in parte a perseguire sarebbe quella di lavorare sulle aspettati- ve: non chiederti cosa la provincia potreb- be fare per te, ma come potrebbe render- ti più libero da regolamenti e imposte! Se vorrai perseguire una strada di questo tipo certamente sarà difficile e lo sarà soprat- tutto per gli aspetti fiscali. Ti conviene dunque puntare sulla deregolamentazione: cerca quali sono i vincoli che la provincia impone e cerca di rimuoverli’. @ Galgano P. ‘Un esempio di come annullare la distanza tra politica e cittadini: devol- vere la stessa cifra spesa in campagna elet- torale a sostegno della ricostruzione in 59
  • 54. Abruzzo e accorpare i referendum per lo stesso motivo. Vale non solo per le passate ma, soprattutto, per le prossime ammini- strative ed europee. E' una sfida concreta, fatti non parole, chi ci sta?’. @ Emilio B. ‘Dai Claudia, trasferisci le capa- cità di un piccolo imprenditore alla politi- ca e tutto funzionerà meglio!’. @ Gian Carlo P. ‘Esistono tanti divari, tra ric- chi e poveri, tra uomini e donne, tra reli- gioni diverse, tra opinioni… Ed esiste il divario tra le persone e la politica. La democrazia è il sistema meno imperfetto con il quale i popoli possono decidere di essere governati. E la politica è l’insieme di movimenti, partiti, associazioni che fanno funzionare la democrazia. Il semplice voto espresso nel segreto delle urne, insieme a milioni di altri voti, con- corre a decidere quale classe politica ci governerà per un certo periodo. Già, per- ché la politica non è solo una, ci sono tante sfaccettature, tanti modi di intendere la gestione della democrazia. Ma anche se il nostro voto concorre ad eleggere la parte 60
  • 55. politica alla quale siamo più vicini, poi si verifica un divario tra noi e quello che decidono: coloro che ci governano. Divario ancora più ampio nel caso venga eletta la parte politica “avversa”… Quindi questo divario c’è in ogni caso, varia solo l’ampiezza. […] In parte è dovu- to alla qualità della classe politica: in ter- mini generali e fatte le debite eccezioni, dobbiamo forzatamente notare che i nostri migliori “cervelli” vanno all’industria pri- vata e non alla gestione pubblica. Non abbiamo una tradizione come i nostri cugi- ni francesi, dove esiste una scuola superio- re per la Pubblica Amministrazione che è ambita e frequentata da personaggi di prim’ordine... Si può colmare questo divario? A mio avvi- so è molto difficile che si colmi, illusorio direi. Ormai siamo abituati a ragionare in questi termini: chiunque vinca le elezioni, poi farà in primis gli interessi suoi e del partito che rappresenta, poi, forse, quelli degli elettori. Più che abituati, siamo ras- segnati. Faccio un esempio: per ragioni professio- nali (proponevo soluzioni informatiche) ho avuto contatti con molti Direttori Generali di Ospedali, persone degnissime, ma erano state messe in quel posto da una parte politica, secondo i noti manuali di sparti- 61
  • 56. zione delle poltrone. Quando si arrivava al dunque, mi facevano capire che se non avessero portato un finanziamento (illeci- to si intende) alla corrente politica che li aveva messi in quella posizione sarebbero stati cacciati. Per non essere capaci di imporre una tangente o per il dubbio che l’avessero intascata loro stessi. Ho fatto l’esempio degli Ospedali, ma potremmo allargarci a tutti gli altri setto- ri dove gli amministratori sono decisi dalla politica. La mia posizione è che questo divario non si possa colmare, al più si potrà ridurre, ma occorreranno diverse generazioni perchè questo avvenga’. @ Giancarlo F. 'Il divario tra la politica e le persone si può colmare riuscendo a parlare il linguaggio della gente e comportandosi in modo trasparente e con la massima cor- rettezza sia formale che sostanziale. Io penso che la gente sia stufa di sentire i soliti bei discorsi costantemente contrad- detti dai comportamenti individuali. Se vogliamo che il personaggio pubblico sia tale è necessario che la gente comune possa degnamente riconoscersi. Nel mio ambiente si dice che uno è ‘capo’ non nel momento in cui l’Azienda lo nomina, ma 62
  • 57. nel momento in cui le persone che dipen- dono da lui lo riconoscono come tale; credo che in politica debbano valere gli stessi principi. E’ chiaro che un discorso di questo tipo deve allargarsi anche alle metodologie attraverso le quali i candida- ti vengono scelti, a chi li sceglie e al per- ché si sceglie il candidato A piuttosto che il B. Tutti questi passaggi dovrebbero esse- re compiuti con la massima trasparenza e portati a conoscenza degli elettori se si vuole che questi ultimi si riconoscano nei loro candidati e quindi nella politica più in generale’. @ Maurizio L. ‘Unico suggerimento, non dimenticare i paesi della provincia e spro- na gli amministratori del centro destra a correre’. @ Mauro De P. ‘Dedica una particolare atten- zione ai nostri giovani, credo che tu abbia la giusta sintonia... In questa fase sono molto importanti, più di quanto ci si immagina’. @ 63
  • 58. Francesco T. ‘Sono dell'idea che siano i politici che si allontanano dalla gente e non la gente dalla politica. La gente ha necessità di partecipazione, di condividere le azioni della vita e di concorrere a rea- lizzare i progetti. I politici competono non nell'interesse del progetto comune, ma per gli interessi propri e per la gestione del potere pubblico. Gran parte dei nostri politici sono inetti, privi di scienza e cono- scenza e rubano alla collettività’. @ Diego B. ‘Ho riscoperto con piacere che dopo le elezioni amministrative di Ivrea, c'è sempre più gente che si avvicina alla politica (ovviamente per interesse verso il proprio territorio) e che vorrebbe avere sempre più contatti con gli esponenti poli- tici. Lo abbiamo constatato con i gazebo, soprattutto quelli "nostrani", cioè senza un argomento di livello nazionale. La mia politica è proprio quella di stare in strada; la gente ci vuole vedere parlare e, perchè no, criticare, dare consigli, ma non vuole più esser solo una crocetta su una scheda. La gente del territorio non vuole più poli- tici di SCAMBIO ma gente che, come loro conosce le problematiche e non ha paura di mettersi in prima linea. Bisogna evitare 64
  • 59. sempre di più i convegni e altre manifesta- zioni che non servono ai cittadini, che sono interessanti ma creano sempre una linea di distacco tra politica e elettorato. E’ ora di cambiare e la gente vuole questo’. @ Alex M. ‘Sicuramente scendendo sul terri- torio e cercando i veri problemi che hanno i cittadini. L'ultimo Presidente, per esem- pio, a mio avviso, ha trascurato il Canavese: sebbene sia una realtà ben più piccola rispetto a quella di Torino e del torinese, ci sono tantissimi problemi che turbano sopratutto noi giovani. Primo fra tutti la domanda di lavoro: a Ivrea l'unica ditta che sta assumendo dipendenti è la Comdata (per Vodafone - Wind - Telecom). Allo stesso tempo sta facendo scadere tantissimi contratti ed altri li ha recessi. Quali prospettive per un giovane laureato? Lavorare in un call cen- ter. Le stesse prospettive che può avere un talento uscito dalle scuole superiori, come anche un diplomato con 60/100. Le pro- spettive sono pessime per i giovani e la sfi- ducia aumenta. Nell'eporediese stanno diminuendo gli studenti che frequentano l'Università. Dal momento che non ci sono altre aziende 65
  • 60. che stanno investendo nella zona, baste- rebbe provare a dare qualche incentivo ai giovani che vogliono avviare un'azienda: in questo modo i giovani verrebbero stimola- ti non solo a prepararsi al mondo del lavo- ro (studiando), ma anche ad intraprendere strade lavorative che un giorno potranno, magari, coinvolgere altri giovani’. @ Emanuele A. G. ‘Credo che per avvicinare e colmare il divario, il metodo sia quello sportivo, ovvero il coinvolgimento. Rendendo partecipi le persone ai progetti e alle idee di chi ci governa, si creerebbe la condivisione o le critiche propositive che permettono di avere un avvicinamento ed un interessamento da parte della gente’. @ Enzo T. ‘Bisogna dare voce al cittadino comune’. @ Maurizio L. ‘Non bisogna dimenticare il contatto con la gente altrimenti, passata l'onda di consensi, se non si possiede una 66
  • 61. base su cui contare, si ritorna irrimediabil- mente nell'ombra’. @ Giacomo B. ’Speriamo che Facebook sia uno dei mezzi con cui i giovani possano seguire la politica, specialmente quella locale. Io penso di sì e se sarà così, dovre- mo tutti ringraziare i canali web’. @ Paola V. ‘Le persone e soprattutto i giova- ni desiderano interagire con la politica, se si dà loro la possibilità di poterlo fare ed i canali web sono uno strumento adatto’. @ Claudio G. ‘Credo esista un unico modo per colmare un divario altrimenti insanabi- le: uscire una volta per tutte dai vecchi schemi della politica, quelli dei partiti e delle ideologie ed iniziare a ragionare esclu- sivamente in termini concreti. Ci sono cose da fare, probabilmente in modi diversi tra loro, ma il buonsenso è comune a tutti e i traguardi da raggiungere non sembrano poi troppo diversi. Gli interessi di parte sì, quelli lo sono e per questo dovranno trova- 67
  • 62. re sempre meno spazio in una politica final- mente libera e utile al paese. Bisogna guar- dare al di fuori dei palazzi della politica ed uscire in mezzo alla gente per capire davve- ro cosa bisogna fare e come. Le risorse non mancano, neppure ora che si parla tanto di crisi. Ma non ci si deve neppure sottrarre ad un ruolo di guida e di indirizzo, senza i con- sueti asservimenti e senza più badare all'u- tile di pochi. Questo sistema è da rifondare, ormai è chiaro a tutti. Il come non è poi così difficile. Continuare ad escludere la gente dalle decisioni e dalla programmazione significherebbe affondare definitivamente una nave che già da decenni imbarca acqua e che non andrà lontana senza l'apporto di tutti. Del resto anche il bene dei "soliti pochi" passa attraverso il risanamento del Paese e la sua modernizzazione (che non significa per forza globalizzazione e che non dovrà più far rima con industrializzazione)’. @ Marco C. ‘Ho sempre creduto che in realtà fossero i cittadini ad essere distanti dalla politica e non viceversa, ma da quando sto facendo politica attiva sto scoprendo che è il contrario: sono i politici ad essere distanti dai cittadini, perchè troppo spes- so non riescono a capire bene i loro pro- 68
  • 63. blemi (anche e soprattutto quelli banali e quotidiani). Ora più che mai ritengo che il punto di partenza di ogni iniziativa politi- ca debba essere l'ascolto dei cittadini, altrimenti la distanza sarà sempre più incolmabile’. @ Marco ‘Colmare il divario è un obbligo, ma non si può farlo finchè i cittadini continua- no a vedere lo schifo che c'è. Bisognerebbe partire con il ridurre drasticamente il numero dei politici, delle auto blu e di tutte le altre esagerazioni’. @ Franco L. ‘L'unico modo che conosco è pro- porre il più possibile incontri con i cittadi- ni, all'aperto, pioggia permettendo, in tutte le zone calde della città e della pro- vincia... Insomma Claudia dovrà consuma- re più di un paio di scarpe oltre che strin- gere più mani che può... E’ massacrante ma alla fine paga sempre!!’. @ Carmelo M. ‘La mia esperienza personale mi ha fatto capire che per un ragazzo è dif- 69
  • 64. ficile avvicinarsi ai partiti, data la loro autoreferenzialità e chiusura. Intendo dire che le persone che fanno politica nei parti- ti sono sempre le stesse e cercano salda- mente di rimanere tali, di evitare qualsiasi ricambio, sia generazionale che non gene- razionale. Ritengo anche che il problema del distacco dalla politica non sia solo un problema dei giovani, ma più generale, delle persone di ogni età e che i politici non sono interessati a risolverlo, perché ne ricevono vantaggi in termini di conservazio- ne. E’ ovvio che i giovani, in particolare, vedendo questo tipo di politica fatta di per- sonalismi, che si riduce ad un “parlarsi addosso”, si distanziano da essa perché non dà loro risposte. La gente comune vuole parlare dei problemi che la riguarda’. @ Giorgio F. ‘Ci vuole qualcuno che rappre- senti qualcosa di veramente nuovo e forse rivoluzionario in questo squallido mondo della politica di oggi.... I politici agiscono sempre con le stesse dinamiche e non cam- biano mai il loro modo di agire, di propor- si alla gente e le persone lo sanno che non cambierà nulla... Se si fa qualcosa di diverso la gente vota con maggiore convin- zione’. 70
  • 65. @ Rino M. ‘Partendo dal principio che il diva- rio non deve esistere in quanto chi è eletto è espressione della volontà popolare, direi che il rappresentante farebbe bene a coinvolgere periodicamente persone "normali" e non i soliti. Ai dibattiti che portano alle decisioni importanti, immagino un seguito della cam- pagna elettorale fra e con la gente!’. @ Virginia T. ‘Il divario si deve colmare. Alcuni segnali positivi, anche se ancora timidi, si intravedono: probabilmente i social network hanno contribuito in senso favorevole, però non basta. Bisogna pensa- re alle generazioni future, che saranno classi dirigenti del domani e alla loro for- mazione che non può che avvenire nelle sedi dei partiti, intesi come organizzazioni strutturate, permanenti e presenti sul ter- ritorio, capaci di selezionare i migliori’. @ Marco C. ‘Cito la mia esperienza persona- le: grazie ad Internet (in particolare blog e Facebook) sto coinvolgendo nella vita poli- tica del mio paese (Borgaro) moltissime persone, di cui buona parte precedente- 71
  • 66. mente completamente avulse. Ho iniziato questo percorso dentro il Pd (vengo dal centrosinistra), ma ho dovuto abbandonare il partito perchè mi ostacolava apertamen- te in questa mia iniziativa. Il problema principale era che la "vecchia guardia" (ancora potentissima) si opponeva a queste mie idee perchè da un lato impaurita di un loro probabile successo, dall'altra comple- tamente avulsa dal concetto di "partecipa- zione". Spero di riuscire a dimostrare a breve che io avevo ragione e loro torto, ma la strada da compiere è ancora molto lunga ed irta di ostacoli. Il ricambio generazionale è ovviamente lento, ma inesorabile: non lo si può arrestare, ma solo rallentare. Tuttavia la velocità con la quale una società evolve è fondamentale per farla rimanere al passo con i tempi. Chiunque si opponga a tale evoluzione finirà inevita- bilmente per autoescludersi dalla società che evolve. Forse il mio limite è aver ini- ziato "troppo presto", ma il primo passo qualcuno lo deve pur fare, no?’. @ Tommaso R. ‘E’ un divario che va colmato, non sarà facile e sarà un procedimento da effettuare "doucement". Uno strappo deci- 72
  • 67. so può anche avere ripercussioni, per cui è meglio farlo gradatamente onde non stra- volgere le vecchie regole ed instaurarne pian piano di nuove e più snelle. Molte volte è difficile conciliare imprenditoria- lità e politica, solo con nuove persone che provengono dalle attività si può modifica- re il tutto. Importante è poi creare la pos- sibilità per connettersi in modo chiaro con la gente: finora la classe politica ha dimo- strato di saper stare chiusa nei suoi ambi- ti di privilegio e questo è uno dei punti di scollamento dalla realtà produttiva’. @ Agnese U. ‘Il divario tra la politica e le persone certamente si può e si deve col- mare ma sono necessarie tre qualità nei politici: disponibilità all'ascolto; volontà e passione nel trovare le soluzioni alle istan- ze della gente; coerenza tra pensiero, parole e azioni’. @ Monica V. ‘Da diversi anni, dopo il trauma del terrorismo e l’incapacità della classe politica di rispondere alle aspettative sol- levate da Mani Pulite, la politica si è sepa- rata dalla società civile. E’ stata accusata 73
  • 68. di possedere tutti quegli strumenti in grado di falsare la realtà, di costruire per sé una sorta di immunità, non solo penale, ma anche di giudizio. I politici, di tutti i partiti, si sono costruiti un fortino inattac- cabile, non difeso da armi, ma dall’elargi- zione di favori in grado di costruire facili carriere, di aggirare leggi e regole in nome di una libertà che assomiglia sempre più a «un lasciare fare». Eppure esistono ancora persone disposte a mettersi in gioco, ma solo a patto che la politica sia al servizio dei cittadini che chiedono realismo, ma anche sogni, aspirazioni a cui tendere. Si tratta di ricostruire valori culturali, ridare significato a parole come libertà, giusti- zia, umanità, solidarietà, termini ormai vuoti. Non è una classe dirigente vecchia a uccidere la politica, ma l’assenza di un lin- guaggio in grado di descrivere nuovi scena- ri che facciano uscire dal letargo quelle persone disposte a lavorare per la colletti- vità’. @ Maurizio C. 'Si può colmare facendo "parte- cipare" la gente alla politica, coinvolgendo- la nelle attività politiche stesse e facendo capire anche cos'è la politica, perché molta gente non lo sa ed anzi la rifugge'. 74
  • 69. @ Ferdinando V. 'Incrementando la parteci- pazione. Solo chi ha il gusto di stare con la gente, impegnando testa e energie, può avvicinare altri alla politica. Altrimenti la scelta è tra il thè nei salotti o il ciclostile nelle sezioni (o nei covi)'. @ Franco M. B. 'In mezzo alla gente spiegan- do con chiarezza che si vuole essere amici dei cittadini'. @ Adalberto C. 'Il rapporto è molto proble- matico; me ne sto rendendo conto in cam- pagna elettorale specie a causa di certe affermazioni degli ultimi giorni fatte da politici di spicco che sono assai difficili da fare proprie. Penso che l'unica carta vin- cente consista nel riconquistare di persona sul campo la fiducia degli elettori, rinno- vando in modo credibile il "parco candida- ti" e presentandosi agli appuntamenti elet- torali non in modo sparso e con un minimo di preparazione e strategia'. @ 75
  • 70. Carlo V. G. 'Negli anni la politica sta diven- tando sempre più un concetto astratto per gran parte degli elettori. La sensazione di impotenza che la politica trasmette ai cit- tadini contribuisce alla diffusione di un credo secondo il quale votare o meno e per quale schieramento sia del tutto indiffe- rente. La ragione del mio passaggio nel Popolo delle Libertà è proprio questa: il centro sinistra non sa trovare le risposte, non valorizza le competenze ed io mi ero stu- fato delle non-scelte e dei personalismi del Pd. La politica deve tornare ad essere un atto concreto e una politica del fare che nasce in mezzo alla gente e solo suc- cessivamente trova attuazione nelle sedi opportune. Il mio impegno è quello di col- mare questa lacuna, continuando ad ascol- tare i problemi dei cittadini così come ho sempre fatto nei 40 di vita politica che ho alle spalle, ma soprattutto nel trovare le risposte a tali problemi. Così facendo ritengo che il divario potrà essere colmato perché politica e persone non sono altro che due lati della stessa medaglia'. @ Laura B. 'Tornando a discutere dei veri problemi della gente affrontandoli con 76
  • 71. scelte coraggiose, innovative e incisive. La gente si aspetta risposte sulle difficoltà che vive ogni giorno, sulle esigenze vere, sulla sicurezza, sulle difficoltà economi- che. Rilanciando il protagonismo dei terri- tori, attraverso una classe dirigente nuova, dinamica e capace, sarà più sempli- ce recuperare il rapporto di fiducia nei confronti dei cittadini, con un impegno costante e permanente, non vincolato solo alle scadenze elettorali'. @ Ada G. 'Semplicemente mantenendo il con- tatto con le persone che ogni candidato tende a "dimenticare" dopo la propria ele- zione. Durante le campagne elettorali siamo inondati di comunicazioni verbali e scritte che iniziano con "caro amico" e "caro elettore". Come cittadina mi piace- rebbe, anche dopo aver votato per un can- didato, continuare ad essere un "caro amico" e un "caro elettore" e non una fasti- diosa seccatura. In concreto mi rendo conto che una persona eletta ad una carica pubblica non può parlare con tutti e credo che la rete - social network, blog e quant'altro - possano essere un buon modo per mantenere un filo diretto con una comunicazione a doppio senso: da una 77
  • 72. parte permettono alla persona eletta di percepire e comprendere i reali bisogni della gente, dall'altro lato ai cittadini di confrontarsi con chi può decidere anche per comprenderne le motivazioni (spesso trascurate e dimenticate). La rete credo sia anche uno strumento utile per raggiun- gere quella fascia di giovani under 25 che vedono i politici come personaggi distanti e orientati più ai giochi di potere che a una vera politica del fare'. @ Vittoria P. 'Il divario tra la politica e le persone si può colmare, a mio giudizio, unicamente risolvendo più problemi possi- bile in modo da fare sentire la politica una cosa vera e viva e non un qualcosa di astratto, lontano dalle loro necessità'. @ Francesco C. 'Credo che siano più le per- sone che fanno politica piuttosto che i partiti o i simboli a potere avvicinare la gente alla politica. Sempre più spesso le persone si avvicinano alla politica grazie alle politiche dei singoli piuttosto che alle politiche dei partiti. La facile raggiungibi- lità, la presenza costante sul territorio, la 78
  • 73. capacità di non perdere occasioni di inter- cettare le problematiche poste, la volontà di diventare competente sulle materie relative alle battaglie che si vogliono por- tare avanti, l'intelligenza di saper coinvol- gere, sono solo alcuni dei punti che per- mettono di avvicinare le persone alla poli- tica. Un lavoro questo che deve perdurare nel tempo, che ci si trovi in maggioranza o in opposizione e che non si limiti solo a quella parte di elettorato che si pensa di rappresentare, ma che sappia guardare a 360 gradi. Se ci fossero più persone di questo tipo, che decidono di lavorare insieme, forse ci sarebbe un'occasione in più per colmare questo divario'. @ Bruno V. 'Il primo obiettivo della politica è l'efficienza. Quando il politico non porta avanti in modo coerente le sue idee o peg- gio non fa nulla, il cittadino si allontana e si abbandona all'individualismo più bece- ro. Il cittadino si avvicina alla politica quando è convinto che alle parole seguano i fatti'. @ Gabriele B. 'L'unico modo che conosco per colmare questo gap è scendere tra la gente 79
  • 74. NON SOLO IN CAMPAGNA ELETTORALE, come si vede di questi tempi. Abbiamo bisogno di stare tra la gente e farci vede- re parlare con loro SEMPRE, per far vivere anche a loro la nostra esperienza politica fatta di partecipazione popolare. L'idea del candidato sindaco della LEGA NORD a Collegno di proporre un consiglio comuna- le itinerante nei vari borghi del comune è ottima. Dobbiamo smetterla di parlare il politichese e comunicare con la lingua della gente facendo capire le nostre idee ed i nostri propositi di lavoro e saper ascoltare. I cittadini ci danno un mandato per risolvere i loro problemi mentre spes- so i politici arrivati alla poltrona vi ci si arroccano ed in strada tra la gente non scendono più diventando sordi, superiori, intoccabili... Una casta!'. @ Carla D. S. 'Il divario si può colmare sola- mente se il politico smette di recitare la "lezioncina" imposta dal partito e ragiona con la propria testa, soprattutto perchè, spesso, facendo così si aliena l'approvazio- ne di quelli che di testa ne hanno. Il poli- tico inoltre deve essere "uno di noi in mezzo a noi", farsi carico delle reali pro- 80
  • 75. 179
  • 76. 180
  • 77. blematiche della società; temi politici generici, privi di concretezza, non sono più credibili in una società evoluta e zeppa di problemi. Il politico, poi, deve essere d'e- sempio per gli altri ed avere un passato adamantino, non come "qualcuno" che pre- tende di raddrizzare, senza peraltro riu- scirci, il pubblico impiego'. @ Francesca D. 'Stare fra la gente in tutti i 5 anni del mandato'. @ Giovanni M. 'Alle persone che hanno fidu- cia in te dandoti il voto, bisogna dare e fare l'impossibile non solo a parole ma con i fatti, specialmente ai più bisognosi; è questo che vuole la gente'. @ Orazio T. 'Il divario non si potrà mai col- mare perchè tra politico e persone c'è un muro altissimo e GUARDA CASO questo muro si neutralizza quando si parla di ELE- ZIONI!!! Poi, finito il palcoscenico, si INNALZA di nuovo! A PARERE MIO ci vor- rebbe una REPUBBLICA PRESIDENZIALE 181
  • 78. COSI' IL POPOLO VERREBBE CHIAMATO AD ELEGGERE! E CHI E’ ELETTO DOVREBBE ESSERLO PER UN TEMPO MINIMO DI TRE FINO AD UN MASSIMO DI CINQUE ANNI! DOPO, SE HA FATTO BENE, SI PUO' RINNO- VARE L’INCARICO, DIVERSAMENTE ...VIA!!!'. @ Michele T. 'Essere sempre presenti tra la gente, seguirla e riscontrare ciò che per essa è necessario'. @ Mario P. 'Manca la capacità politica di chi ci governa... POLITICI SI NASCE E LA PROVA E' VEDERE QUANTO SI E' PRONTI A RINUCIA- RE PER VEDERE REALIZZATO UN IDEALE. IL VERO POLITICO NON CHIEDE COMPENSI MA ELERGISCE AIUTI'. @ Armando B. 'Abolire i privilegi ed essere più disponibili al dialogo con la gente, non essere "casta" tra "poveri mortali"'. @ Giuseppe T. 'Finora ho conosciuto un solo politico che ringraziava quando gli si face- 84
  • 79. 85
  • 80. vano notare gli errori e, nel caso, li ammetteva. Giustamente è stato silurato. Ritengo che la cosa più importante per un politico sia accettare ed incentivare le cri- tiche costruttive e non circondarsi da yes- men per poter leggere la realtà che lo cir- conda. Utinam ne!!!'. @ Paola B. 'Se si fa politica per il bene comu- ne e non per se stessi (i soldi, il potere, il prestigio) la gente lo capisce'. @ Marco ‘Con il DIALOGO. Potrà sembrare banale, ma alla gente (che si lamenti o meno) si dovrebbero spiegare davvero come funzionano le cose invece di dare loro solo risposte rassicuranti a tutti i costi, solo per calmare gli animi, magari rispondendo anche NO alle richieste non esaudibili (c'è chi ha detto sempre SI e ne ha fatto uno stile di vita, anche sapendo di non potere mantenere la parola data, creando più danni che benefici, nella spe- ranza di apparire migliore). @ 86
  • 81. 87
  • 82. Buffalo ‘C'è un solo modo per diminuire il divario tra la politica e le persone. Togliamo la politica così le persone cer- cheranno un divario con qualcos'altro’. @ Alex A. ‘Sicuramente SI, ma viste le espe- rienze passate con altri candidati ai quali abbiamo fatto campagna elettorale, è molto difficile perché, una volta ottenuta la poltrona, si dimenticano di tutti. Io ancora ci credo, ma devo dire che fareb- be piacere sentire almeno grazie, NIENTE AFFATTO, PECCATO. Tutto dipende dal poli- tico, ho avuto la possibilità di aiutare una consigliera regionale (Caterina), l'unica che è sempre stata disponibile e ricono- scente. E' un vero esempio per TUTTI’. @ Gabriele B. ‘Politici con un numero telefo- nico dedicato all'utilizzo pubblico. Magari gestito dalle segreterie ma utile per segnalare le varie problematiche’. @ Paolo F. ‘Della gente dopo le votazioni molti politici si dimenticano. Manca la 88
  • 83. volontà a volte di sistemare l'ovvio. La politica è un volano che gira e le persone sono dentro e rotolano. Bisogna passare al fare, in cui le persone sono fuori e fanno girare il volano. Fai stare i tuoi collabora- tori in mezzo alla gente anche dopo le votazioni, altrimenti rimangono troppo radicati nelle proprie convinzioni’. @ Carlo O. ‘Stavo ragionando fra me circa il numero di coloro che si interessano attiva- mente di politica, cioè si informano e "ragionano". Potrebbero rappresentare il 10% degli elettori? Forse sì. Ora vediamo quanti tiepidamente si rendono in qualche modo conto che occorre votare qualcuno onesto, capace, etc.. Saranno il 40%? Forse sì. Ma resta ancora un bel 50% di politica- mente imbecilli (senza alcuna offesa agli individui, s'intende). Ora, l'impegno ed i ragionamenti del 10% scompaiono se li mettiamo al confronto con questi ultimi. Mi stavo quindi chiedendo se un candidato politico farà di tutto per piacere ai 10 "furbi", oppure riterrà vincente proporsi ai 50 "stupidi" (sempre senza esaltare o deni- grare gli individui). Ma qui nasce un sospetto tra i 10 "furbi", quello di sentirsi presi in giro da politici il 89
  • 84. cui fine immediato è di "imbambolare" 50 persone politicamente sciocche, giacché i voti si contano e basta. Questo sarebbe sufficiente a scoraggiare quelli che di poli- tica si interessano e in qualche modo se ne occupano, anche solo di striscio’. @ Vittorio P. ‘Il divario si DEVE colmare altri- menti una democrazia rimane incompleta. Passiamo al come. Qualche piccolo consi- glio: cambiare la classe dirigente, diminui- re la politica televisiva, costringere i poli- tici a operare con forza sul territorio, impedire l'accaparrarsi di cariche multi- ple’. @ Rkia S. T. ‘Per colmare il divario tra la politica e la gente occorre essere se stessi prima e dopo le elezioni’. @ Cinzia O. 'La mia ricetta? Maggior credibi- lità, mantenere le promesse, maggiori occasioni di incontro con la gente. Ecco quello che serve alla classe politica'. 90
  • 85. @ Giuseppe M. 'Non credo che ci sia questa distanza, oggi, tra la politica e gli eletto- ri. Anzi, gli elettori sentono il dovere di evidenziare di più, verso i politici, i loro fabbisogni e necessità. Soprattutto in tema di valori'. @ Luigi G. 'Cosa si può fare? Penso che i poli- tici debbano farsi conoscere bene dai cit- tadini e fare buone promesse’. @ Giovanni D. 'Esiste questa distanza. Però se i politici facessero tutto quello che pro- mettono credo che alla politica ci si potrebbe anche avvicinare'. @ Pino C. 'Questa disaffezione alla politica è molto evidente in quei territori in cui si è creata una forma di democrazia bloccata poi- ché chi governa sa che tanto continuerà a vincere in ogni caso e per questo si allontana dalle esigenze e dai bisogni del territorio'. 91
  • 86. @ Gabriele F. ‘Se il problema è istituzionale non è facile entrare nelle istituzioni e scardinarle, un modo potrebbe essere quello di provare a cambiare la classe poli- tica e dirigenziale. Ci sono alcune cose che da queste persone non vengono recepite’. @ Enrico M. ‘Il problema non è in basso, biso- gna partire dall'alto ma siccome dall'alto non è possibile partire… L'importante è partire’. @ Maria Antonietta R. ‘Sono tendenzialmente rivoluzionaria. Ho visto che di fattivo, se sei isolato, non puoi fare niente che ottenga un risultato rilevante. Per cui si può puntare o sul fatto di diffondere le informazioni o far vergognare la classe politica. Il fatto è che non c'è informazione e quindi la gente non sa tante cose. E per il secondo punto: i politici non si vergognano perché non c'è nessuno che li fa vergognare’. @ 92
  • 87. Ada G. ‘C'è il problema della squadra. Siamo piccoli individui isolati. E poi non dobbiamo aver paura di rompere le balle. Bisogna chiamare ogni mattina alla 9 alla segretaria del politico di turno e prenderli per sfinimento, oppure mandare una comunicazione alla persona interessata e per conoscenza ad altre 50’. @ Marco T. ‘Fare sistema. Non ricorrere solo alle istituzioni. Bisogna dare comunque una contropartita alle istituzioni. L'ente non sempre ha fondi a disposizione o li uti- lizza per ciò che vuole. Poi bisogna avere gli strumenti necessari. L'ha detto il mini- stro, per l'informatica non ci sono soldi. Vanno all’industria metalmeccanica. E questo non fa che rafforzare altri. Senza dimenticarci che serve anche l'idea. E poi bisogna procurare utile alle aziende…’. @ Marco P. ‘Necessità di lavoro di squadra. Il mondo dei blogger da solo non può smuo- vere le montagne. Insieme sì, invece, soprattutto se si parte da quei blogger che sono centri propulsori. Ci sono dei blog che smuovono qualcosa, danno informazioni 93
  • 88. che il giorno dopo sono riprese dai media tradizionali. Ecco la ricetta: lavoro di squadra e alcuni blogger forti, anche se oggi conta ancora la carta stampata. Lavorare su due fronti: sì al lavoro di rete ma serve anche la carta stampata’. @ Patrizia D.P. ‘E' necessario che il politico sia in primis una persona, se stessa, evi- tando di perdere il contatto con la realtà del quotidiano durante la sua carriera come invece è accaduto a molti politici’. 94
  • 89. SECONDA PARTE Inchiesta 2. “Torino viene vissuta come una città estremamente creativa, ma nel contempo anche poco capace nel sviluppare e trattenere sul proprio territorio le stesse idee da essa prodotte” Paolo F. ‘Torino è sabauda, ermetica e austera come la sua architettura. Non siamo capaci di essere i primi promotori di noi stessi. Abbiamo ragazzi universitari con le idee migliori, abbiamo le migliori piccole industrie italiane, abbiamo le ban- che più radicate sul territorio, ma alla fine nessuno si fida dell'altro. Potrei indicare 10 torinesi che per sviluppare le loro idee sono traslati nell'asse Lombardia-Veneto. Marketing sprecato e idee sotterrate. Non parliamo di quanto poteva fare la Politica. Una cosa hanno fatto (e i bilanci lo dimo- strano): consulenze a go-go...’. @ Luigi V. ‘I vecchi torinesi ne avevano di idee, a volte anche troppe. Bisogna torna- re indietro di almeno cinquant'anni... Troppe mescolanze etniche e quindi a 96
  • 90. Torino e Provincia scarseggiano i veri oriundi...’. @ Alessandro U. ‘Sono un ex della fabbrica Bertone, attualmente impiegato presso l’ar- chitetto Carcerano a Pianezza come disegna- tore estetico e confermo che la creatività e lo stile nel mondo nascono a Torino o comun- que in Italia, ma sapendo che le cose stanno così mi rammarica il fatto che esistano aziende come la Bertone che lasciano a casa centinaia di lavoratori e che si permettono di non pagarti per 5 mesi…’. @ Orazio T. ‘Tutto questo succede perché gli errori partono dalla vetta! BISOGNA CON- VINCERE LE VETTE A RIVALUTARE LE RISOR- SE INTERNE, UN PAESE RICCO COME IL NOSTRO NON HA BISOGNO DI ANDARE ALL 'ESTERO; RIVALUTANDO LE RISORSE INTERNE SI OTTIENE RISPARMIO E SUCCESSI- VAMENTE PROFITTO!!!’. @ Nadia D. ‘Penso che Torino sia una città bellissima, ma non valorizzata; ci sono 97
  • 91. molte attrazioni turistiche, ma i compagni comunisti non hanno mai pensato che si potevano sfruttare turisticamente ricavan- doci un guadagno’. @ Rino M. ‘Dare massima fiducia ai giovani laureati, metterli in condizione di intra- prendere il loro percorso lavorativo, mini- mizzare gli stage che creano turnover utile per chi lo propone e deleterio per chi lo svolge, cercare di superare le barriere. E’ più facile all'estero!’. @ Emilio B. ‘Torino, specie in questi momen- ti difficili, ha bisogno di un'amministrazio- ne di stampo imprenditoriale che sappia sfruttare le occasioni senza vanificarle con gli sprechi cui ci hanno abituato le ammi- nistrazioni di sinistra che si succedono da decenni’. @ Luca B. ‘Penso che, ahimè, sia tutto tri- stemente vero e per questo altamente sconfortante... In fondo Torino è stata la capitale di tutto ciò che è creatività, oltre 98
  • 92. che Capitale d'Italia! E' stata Capitale del Cinema - quello vero, quello fatto in maniera industriale che gli americani poi ci hanno copiato e che invece a Roma/Cinecittà non c’è mai stato e che sta producendo una lenta ma inarrestabile morte della Settima Arte -, Capitale della Televisione, Capitale della Moda, Capitale della Radio!!! Sarebbe ora che riuscisse a tornare tale in almeno un paio di queste!!! Sarebbe anche ora che gente competente potesse riuscire a far tornare in auge la gloria di Torino così com'era un tempo!’. @ Domenico F. ‘Conosco ingegneri che inse- gnavano al Politecnico 40 anni fa ma non vogliono nemmeno sentir parlare delle sanguisughe di oggi, che fanno finta di insegnare e hanno la sedia incollata. L'economia li spegnerà’. @ Giacomo B. ‘Non solo Torino ma anche l'in- tera provincia. Il Torinese doc bada soprat- tutto al lavoro e non valuta quello che accade intorno, Fiat e indotto hanno por- tato anche a questo. Il turismo è visto dai torinesi come un’attività marginale che 99
  • 93. non sfruttano a dovere per le potenzialità che potrebbe offrire’. @ Federico B. ‘Eccessivo understatement e ridotta apertura al mondo esterno hanno provocato quest'incapacità a valorizzare le notevoli risorse di cui dispone. Un ruolo fondamentale in questo senso l'ha giocato, per troppo tempo, la presenza ingombran- te di un soggetto monopolista che, come tale, non ha mai avuto interesse ad un reale sviluppo’. @ Maurizio B. ‘Nel mio piccolo ho tentato di dare una sveglia alla mia città (Carmagnola) ma sono stato miseramente ricacciato; da un lato perché non parlavo di mattoni, dall’altro perché quello che proponevo avrebbe potuto avere successo e avrei fatto troppo ombra ad alcuni per- sonaggi! Al Politecnico ho conosciuto parecchie persone che, nonostante tutto, producono innovazione ma devono fare attenzione a rivolgersi alle persone giuste e a non alzare troppo la testa. Ricordiamoci sempre che a Torino c'era lo CSELT, c'era il CRF, c'è (c'era) il Galileo 100
  • 94. Ferraris: solo lavorare e non leccare i piedi non ha prodotto risultati validi’. @ Dario P. ‘Ascoltare tutti e valutare le idee innovative, aprire nuovi canali di contatto con i cittadini, svecchiare la politica e gli apparati: i giovani devono essere ascoltati maggiormente. Solo così le idee creative (soprattutto frutto delle menti giovani e propense al rischio) possono essere sfrut- tate nel territorio’. @ Fabio S. ‘Purtroppo le idee dei giovani di cultura, con grandi potenzialità in pro- spettiva, vengono cassate dai processi lenti e vecchi delle pubbliche amministra- zioni. @ Giancarlo F. ‘Sono d’accordo sulla prima parte dell’affermazione “Torino è una città creativa”, ma più che non saper svi- luppare le proprie idee forse l’affermazio- ne più corretta è che non le sa vendere nel modo migliore. Il torinese per propria caratteristica è colui che tende a sminuire 101
  • 95. se stesso e considerare normale la propria dedizione al lavoro e all’azienda e quindi considera normale anche la capacità d’in- novare. E’ chiaro che in una società fonda- ta sulla comunicazione queste caratteristi- che non sono sempre apprezzabili perché fondate sulla concretezza e non sull’imma- gine della stessa. Io però credo che alla lunga i pregi di Torino possano emergere, le Olimpiadi del 2006 ne sono state un esempio e forse anche il 2011 con le sue manifestazioni potrebbe confermare que- sta mia affermazione’. @ Barbara D. ‘Non è vero che le idee non emergono… Prevale a volte il riserbo sabaudo… Pertanto si lavora … Si produce … E non si pubblicizza il risultato. Ma le idee si sviluppano, eccome!’. @ Marco E. ‘Che Torino venga sistematica- mente "scippata" delle sue idee e iniziati- ve credo sia dovuto proprio alla cultura imprenditoriale piemontese, tutta incen- trata sul fare e non sull'apparire, il che va bene in linea di massima, ma poi in con- creto si traduce in una percepita sottova-
  • 96. lutazione delle nostre capacità e potenzia- lità. In questo caso paghiamo dazio a realtà cittadine ben più aggressive dal punto di vista del marketing e della comu- nicazione tipo Milano, Roma o Firenze: le buone idee a mio avviso oltre ad essere progettate e messe in pratica devono anche essere valorizzate in modo moderno e funzionale all'obiettivo che si vuole rag- giungere. Se a questo aggiungiamo che Torino è stata praticamente "narcotizzata" per 15/20 anni da una amministrazione di sinistra o centro sinistra che non è stata nemmeno in grado di utilizzare un evento di portata mondiale come le Olimpiadi (e i relativi finanziamenti) per rifare in modo sensato e corretto le strade, pensare ad una viabilità ragionevole e avere dei servi- zi a misura dei cittadini, allora abbiamo un altro elemento importante da inserire nel- l'analisi’. @ Valeria C. ‘Torino è una città che, oltre ad avere una grande potenzialità creativa, riesce anche a trasporre nella sua realtà territoriale le innovazioni da lei sviluppa- te. Tuttavia, a differenza di alcune grandi città italiane, preferisce godere con una discrezione tipicamente sabauda delle pro- 103
  • 97. prie creazioni, con una sorta di ‘timidezza’ verso le proprie eccellenze’. @ Mario C. ‘Torino è parecchio creativa... Ci sono molte persone con brillanti idee... E molte di queste vengono anche realizza- te... I problemi maggiori, però, come al solito, sono di tipo economico e burocrati- co... La burocrazia, che è sempre stata una palla al piede di tutta la nostra nazione, rallenta e sfiamma tutte le belle idee che la gente ha!!!’. @ Carlo G. ‘Qui nel torinese nascono quelle cosiddette "buone idee" che poi si svilup- pano altrove (creando in quei territori un circolo virtuoso molto positivo e quindi posti di lavoro e ricchezza) e che, alla fine del loro ciclo, tornano all'origine negli ormai numerosi musei di cui è piena la città. Un esempio per tutti: Torino è (era) la città dell'auto, il Salone dell'Auto ha però preso altri lidi. Mentre il Museo dell'Automobile è in piena espansione e anzi il Comune sta lavorando per il suo ampliamento... Paradossale. Le ragioni sono riconducibili ad una, a mio 104
  • 98. giudizio. Manca una classe dirigente che sia portatrice di innovazione, anche men- tale, nell'approccio alle sfide che la quoti- dianità ci pone. E anche nell'approccio al futuro di questo nostro territorio. La carenza infrastrutturale, sia materiale sia immateriale, che caratterizza la nostra città e la nostra provincia è solo il primo e più eclatante esempio (non c'è fibra ottica, l'aeroporto ha scarsi collegamenti, non esi- ste un sistema di superstrade che colleghi le principali cittadine, la tangenziale nord è al collasso e la tangenziale est esiste solo nei progetti - ben pagati - del Politecnico che ciclicamente si ripetono, ecc...). Perché manca una nuova classe dirigente? A mio giudizio perché per troppi anni si è delegata la gestione della città e della provincia a quella ristretta cerchia di per- sone che, uscite dal mondo Fiat, ha otte- nuto tutti gli incarichi più importanti, dalle Fondazioni ex bancarie in giù. Oggi è il momento giusto per la borghesia che rischia, che compete e che crea valore aggiunto. È ora che torni ad occuparsene in prima persona, attraverso la scelta di amministratori preparati e che segnino una netta discontinuità con il passato più o meno recente’. @ 105
  • 99. Andrea G. ‘Credo che storicamente la capacità creativa torinese e piemontese sia sotto gli occhi di tutti e penso, solo per citare alcuni esempi, ai grandi designer soprattutto del settore automotive famosi e riconosciuti in tutto il mondo. Sicuramente siamo molto meno bravi (e non mi riferisco solo alle province italiane) di altri nel promuovere e valorizzare le nostre capacità. Pensiamo soltanto alle Olimpiadi del 2006 per le quali i cittadini stranieri non sapevano nemmeno che Torino fosse una città ricca di storia, arte e design ma un piccolo paesino abbarbica- to sulle montagne e solo dopo ne hanno riconosciuto il fascino rendendola meta prestigiosa di vacanze culturali. Credo che buona parte del "demerito" si debba alle amministrazioni purtroppo storicamente di sinistra mai inclini alla valorizzazione, allo sviluppo e al progresso, ma bensì all'autocommiserazione e alla negatività’. @ Alfonso B. ‘A mio avviso occorrerebbe "LAVORARE PER PROGETTI GESTENDO I PRO- CESSI E SVILUPPANDO LE COMPETENZE, IL TUTTO CON LA MODALITA’ DEL TEAM AFFIA- TATO E FORMATO DA PERSONE/PROFESSIO- NISTI CHE CONDIVIDONO GLI OBIETTIVI E LE 106
  • 100. MODALITA' PER CONSEGUIRLI SECONDO UN "SISTEMA ORDINATO" E COORDINATO con corrette strategie e tattiche. Una semplice constatazione: noi Italiani, all'estero, siamo capaci e spesso accade che alcune persone, partendo da umili impieghi, rie- scano a scalare le piramidi organizzative arrivando in cima ad esse... Come mai, invece, da noi queste persone faticano mol- tissimo e spesso non riescono nei loro inten- ti...? Per di più il nostro Paese è colmo di risorse che vengono sprecate’. @ Marco C. ‘Oltre alla creatività (che è fon- damentale) servono coraggio e competen- za. 3 "C" che interagiscono tra loro e che sono tutte condizioni necessarie affinché si possa passare dalle parole ai fatti ed al successo. Purtroppo mi è capitato troppo spesso di vedere belle idee non realizzarsi per mancanza di impegno o di capacità di realizzazione. Dato che ciò che conta alla fine è REALIZZARE, non si può prescindere dall'avere il coraggio di fare e dall'avere le competenze necessarie per farlo’. @ Francesco P. ‘Le idee, da sole, non vanno 107
  • 101. da nessuna parte. Mi piace paragonare il processo creativo, a qualsiasi livello, al lavoro di una band musicale. Se c’è il bas- sista bravo a scrivere testi e costruire melodie orecchiabili, ci sarà il chitarrista bravo ad arrangiare il pezzo ed il cantante a veicolarlo al pubblico. Se manca uno di questi passaggi, anche se l’idea appare validissima, il risultato non si raggiunge. Ecco perché la creatività da sola non serve. Promuovere le idee e valorizzarle diventa- no passaggi fondamentali “quasi” quanto le stesse intuizioni creative. D’altronde oggi il processo creativo si giova anche del- l’enorme “libertà” data dalle nuove tecno- logie; questo, a mio parere, genera un paradosso: sembra più facile avere nuove idee che saperle sfruttare e farle crescere. In questo senso la città di Torino ha la necessità di rivedere i diversi passaggi, dalla nascita di un’idea fino alla sua diffu- sione e capire in quale fase bisogna agire. Le istituzioni si rimbocchino le maniche’. @ Rino M. ‘E’ vero, Torino è una fucina di idee, ma quando si scontrano con i "vecchi" cioè la gente che pensa solo al proprio tor- naconto, abortiscono inesorabilmente, a meno che non vengano dal figlio di o dal- 108
  • 102. l'amico di. I ragazzi sono costretti quindi ad espatriare, con tutte le conseguenze del caso. Diamo supporto VERO ai neolau- reati, coinvolgiamoli nei progetti pubblici, non è detto che un palazzo lo debba fir- mare per forza Renzo Piano o Calatrava... E’ vergognoso che "questi" si servano dei ragazzi, anche gratis, con la scusa che fa curriculum!!! E questo vale per mille altre cose!!!’. @ Virginia T. ‘Torino è una città che ama la creatività, ma che, probabilmente, non è così creativa. Mi spiego meglio: un grande evento internazionale, quale le Olimpiadi, ha sicuramente stimolato creatività, inno- vazione, voglia di cambiamento, compe- tenze, entusiasmo e passioni, però è la "straordinaria eredità olimpica", non in termini di infrastrutture, ma di maggiore apertura al mondo, voglia di stare insieme e divertirsi, capacità di pensare a nuove sfide, progettarle e vincerle, che si sta affievolendo e che impedisce di sviluppare sul territorio progetti creativi e ambiziosi che guardino al futuro. La politica deve lavorare in questa direzione, coinvolgendo le giovani generazioni, più di altre dotate di entusiasmo, creatività, voglia di vincere 110
  • 103. sfide difficili e orientate all'innovazione e al cambiamento’. @ Angelo S. ‘Io abito e ho un’azienda a Ivrea, città che nel passato era all'avanguardia mondiale della tecnologia e oggi non è pur- troppo più niente, con gravi responsabilità della sinistra che ancora si crogiola nel passato ma non ha proposte per il futuro. Facile vivere di ricordi con 6000 euro di pensione al mese, difficile creare sviluppo quando quello che c'era è stato distrutto. Chiudo pensando che noi Piemontesi siamo molto bravi a FARE e poco a VENDERE, a differenza dei milanesi poco produttivi ma grandi venditori, questo è il gap che dob- biamo recuperare’. @ Tommaso Alberto R. ‘La città di Torino ha sempre anticipato le altre realtà, con innovazioni di vario genere: prima capita- le del Regno d'Italia, capitale della Moda, del Cinematografo, della Grande industria metalmeccanica, della telefonia, del Cioccolato, del Vermouth etc... Forse l’o- stacolo è rappresentato da noi torinesi, che amiamo la novità ma non siamo troppo 111
  • 104. innovativi in quanto troppo tradizionalisti e "chiusi". Anche nelle scelte politiche: non è possibile che Città e Provincia siano ferme da una vita alla stessa gestione. Le Olimpiadi hanno dato l'opportunità di un palcoscenico sul mondo, ma ricordiamoci anche delle cattedrali nel deserto e del futuro di queste strutture, su cui ho molti dubbi. Soltanto con la riscoperta turistica dei palazzi, castelli e di tutta la tradizio- ne subalpina possiamo cominciare a ragio- nare in modo nuovo: "Historia magistra vitae", riscoprire il passato e proiettarlo nel futuro, riprenderci quelle peculiarità che non ci sono più. Soltanto considerando questi presupposti si può parlare di "New deal" torinese, ricordandoci anche che la nostra è una bellissima città’. @ Laura B. ‘Prima di tutto bisogna chiarirsi su cosa si intenda con ‘suo territorio’: la provincia dovrebbe fare politiche meno torinocentriche e più attente alle poten- zialità dei Comuni minori’. @ Ada G. ‘Penso sia vero che non è sempre e solo colpa della politica, ma sia anche il 112
  • 105. risultato di un mix di fattori culturali e di educazione. D'altra parte nella attuale realtà sviluppare un’idea, mettersi in gioco e diventare imprenditori (soprattutto per i giovani) è molto difficile se non si ha una famiglia economicamente solida alle spal- le: l'imprenditoria e l'iniziativa personale sono mortificate da mille laccioli e lungag- gini della burocrazia, spesso anche con inu- tili esborsi di denaro e perdite di tempo che potrebbero essere proficuamente utilizzati per lo sviluppo concreto e reale di piccole aziende. Credo siano ormai indispensabili strumenti non di assistenzialismo fine a se stesso quanto di snellimento: semplifica- zione (vera) delle procedure per avviare e mantenere un'attività produttiva, formule di microcredito per l'imprenditoria giovani- le, sgravi e facilitazioni per i giovani imprenditori che operano sul territorio e fuori dall'area metropolitana. In questo modo anche la creatività potrebbe avere sbocchi reali e diventare uno degli elemen- ti della competitività di Torino e provin- cia’. @ Vittoria P. ‘Sul fatto che Torino sia una città molto creativa ho i miei dubbi, tant'è che non sfrutta tutto il suo potenziale. 113
  • 106. Altre città, dotate di molto meno e spen- dendo molto meno, hanno saputo esaltare quanto in loro possesso’. @ Carlo G. ‘Torino è una città che ha in sè eccellenze che poche altre città possono vantare, da ciò deriva un alto potenziale creativo che però non sempre si esprime concretamente, questo perché c'è una scarsa propensione allo sviluppo e all'at- tuazione delle idee prodotte, causato a mio parere da una dirigenza e da un'im- prenditoria spesso fuori dal mondo, che non è in grado di fare’. @ Ferdinando V. ‘Superare i colli di bottiglia di natura politica, sindacale o di imprendi- toria "chiusa". Possibile che Torino sia così matrigna?’. @ Franco Maria B. ‘Puntare sui punti di forza, più orgoglio torinese, essere attrat- tori di novità culturali, di innovazioni tec- nologiche e di una rete di talenti torinesi al servizio della nostra collettività’. 114
  • 107. Adalberto C. ‘Torino è ancora troppo ingessata, dominata dall'ingombrante ege- monia dell'industria dell'automotive ed in preda ai salotti radical-chic, specie nel mondo della cultura, ove l'assenza di nuove idee non "ORIENTATE" genera la dif- ficoltà di innovare e di rinnovare il conte- sto sociale’. @ Cinzia O. ‘Mi sembra che dal momento delle Olimpiadi nella nostra area siano cambiate molte cose riguardo all’argomen- to. Certamente in un momento di crisi come questo bisognerebbe quintuplicare la nostra dinamicità e spinta innovativa. Ma non ci si può accontentare dei grossi cam- biamenti degli ultimi anni… E speriamo che il “Salone del libro” non si trasferisca a Milano…’. @ Carla M. ‘Torino e la sua provincia, con tutte le sue aziende automotive, è perce- pita ancora oggi come la città dell’auto. All’estero il nome Fiat è conosciutissimo quasi quanto il nome della città. Un’altra causa che incide è la dislocazione geografi- ca: siamo penalizzati. Comunque dopo la 116
  • 108. grande fiammata di vitalità che ha dato il 2006 olimpico tutto si sta spegnendo’. @ Filippo P. ‘Se l’italiano è portato per sua natura a non riconoscere il proprio talen- to, nel torinese questa tendenza è molti- plicata per tre. Sa qual è l’atteggiamento interiore che è alla base di questa proble- matica? Gliela dico in piemontese “bogia nen”, letteralmente “non si muove”. Il carattere del torinese è portato a non rischiare fino in fondo, ad accontentarsi, a non strafare’. @ Adriana B. ‘Non dobbiamo apparire. Anzi, il torinese ritiene volgare apparire e di conseguenza non sa o non vuole comunica- re bene. In ogni caso ritengo che ci com- portiamo in maniera più corretta, più tra- sparente, forse più onesta, mentre altre città sono molto più spregiudicate’. @ Gabriele F. ‘Sulla creatività mi viene solo da dire che per un progetto non serve solo la visibilità, deve essere valida anche l’idea’. 117
  • 109. @ Massimo G. ‘Sono favorevole e positivo verso un atteggiamento di networking; è l'unica soluzione per far emergere dal basso le idee. Conosciamo il territorio tori- nese, è fertile. Ne conosciamo tanti che producono cose buone. Però quando devono intraprendere attività più visibili si sposta- no fuori. Se mettessimo insieme 10 piccoli network potremmo fare qualcosa, rompere le scatole e farci notare. Internet, lo sanno perfino le istituzioni, tende a crescere e questo non va in crisi. Sta a noi fare questo insieme di network e far emergere quello che ci sembra importante per il territorio e per l'Europa, poiché Torino è un asse che va da Lisbona a Budapest. Potremmo anche essere tagliati fuori. Bisogna stare attenti. Però c'è positività in giro’.

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