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Alfieri by federica, francesca, giulia, dette palmaza
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Alfieri by federica, francesca, giulia, dette palmaza

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  • 1. L’INFANZIAVittorio Alfieri nasce dal conte di CortemiliaAntonio Amedeo Alfieri e dalla savoiarda MonicaMaillard de Tournon (già vedova del marcheseAlessandro Cacherano Crivelli). Il padre muore nelprimo anno di vita di Vittorio e la madre si risposanel 1750 con il cavaliere Carlo Giacinto Alfieri diMagliano. Dei due fratelli che aveva, GiuseppeMaria muore dopo pochi mesi di vita e la sorellaGiulia viene mandata in monastero ad Asti. Rimaneunico figlio in casa. Un «buon prete», seppure«ignorantuccio», don Ivaldi, gli insegna a leggere ea scrivere e sarà il suo maestro per quattro anni.Nel 1756 ,a soli sette anni, un naturale «umormalinconico» lo porta a un ingenuo tentativo disuicidio (ingoia erba che crede velenosa).Vive nella residenza paterna di Palazzo Alfieri finoall’età di nove anni.
  • 2. Ritratto di Monica Maillard.Ritratto di Giulia Alfieri.
  • 3. Palazzo Alfieri, facciata. Asti, Palazzo Alfieri, camera natale di Vittorio Alfieri. Cartolina anni 60.
  • 4. IL PERIODO TRASCORSO IN ACCADEMIA•1759Tenta di leggere, senza molto intenderlo, l’Orlando furioso.Frequenta l’architetto Benedetto Alfieri, cugino del padre, senzagiovarsi della sua cultura, cosa di cui poi si rammaricherà.•1760 Legge con vivo interesse 1’Eneide del Caro e qualche commediadel Goldoni. Gli capitano alle mani libretti d’opera del Metastasio e dialtri autori.•1762 Nel teatro Carignano assiste alla recita di un’opera buffa, ilMercato di Malmantile, ricevendo una forte impressione dall’ascoltodella musica. In un breve soggiorno estivo a Cuneo presso lo zioPellegrino Alfieri compone un sonetto.•1763 Si dà alla lettura di romanzi francesi. Studia senza profitto ilcembalo; senza frutto parimenti si applica alla scherma e al ballo;questo anzi gli suscita ripugnanza. Alla parte del patrimonio paternogià attribuitagli viene ad aggiungersi l’eredità lasciatagli dallo zioPellegrino che muore in Sardegna, ov’era viceré. Impara a cavalcare emolto se ne giova la sua salute.•1764Si fa iscrivere nella lista dei postulanti impiego nell’esercito.Acquista il suo primo cavallo e giunge in breve a possederne otto. Lapassione per i cavalli lo accompagnerà per tutta la vita.•1765 Andando, per un breve viaggio, a Genova, si ferma ad Asti doposette anni di lontananza e vi rivede la madre.
  • 5. Nell’Accademia veniva praticato il “gioco del pallone, dove veniva considerato «giuoco lecito» non solo per svago, ma anche come preparazione all’attività militare. Vittorio Alfieri ne è una testimonianza diretta e nella Vita racconta : «In quell’anno di pretesa retorica mi venne fatto di ricuperare il mio Ariosto, rubandolo a un tomo per volta al sottopriore, che se l’era innestato fra gli altri suoi libri in un suo scaffale esposto alla vista. E mi prestò opportunità di ciò fare il tempo in cui andavamo in camera sua alcuni privilegiati, per vedere dalle di lui finestre giuocare al pallon grosso, perché dalla camera sua, situata di faccia al battitore, si godeva assai meglio il giuoco che non dalle gallerie nostre che stavangli di fianco».TOMMASO BORGONIO, GIOVANI CHE GIOCANO A PALLONE NELCORTILE DELL’ACCADEMIA REALE DI TORINO.
  • 6. Dopo la morte dello zio, nel1766 lasciò lAccademia nonterminando il ciclo di studi chelo avrebbero portatoallavvocatura e si arruolònellEsercito, diventando"portinsegna" nel reggimentoprovinciale di Asti. Rimasenellesercito fino al 1774 e sicongedò col grado diluogotenente.
  • 7. Ottiene dal re, Carlo Emanuele,la licenza diviaggiare per un anno, sembra, secondo un’ipotesidei due maggiori biografi di Alfieri, Bertana e Sirven,per prepararsi a poter intraprendere la carrieradiplomatica. Il 4 ottobre parte in compagnia di uninglese, il prete cattolico John Tuberville Needham,di due giovani, uno fiammingo e uno olandese, e dicinque servitori. Uno di essi è il suo cameriereFrancesco Elia , «uomo di sagacissimo ingegno»,che rimarrà al suo servizio fino al 1785, e che glisarà prezioso nelle più diverse incombenze, nonultima quella di curarlo delle molte infezioni venereeche Alfieri contrarrà durante i suoi viaggi. Nel corsodi questi Elia riferiva regolarmente sulcomportamento e la salute del padrone (ma ainsaputa dell’interessato) al cognato, GiacintoCanalis conte di Cumiana, marito di Giulia Alfieri.
  • 8. cominciò a vagare per lEuropa, dopo aver visitato lItalia,che lui riteneva piena di "ipocriti fantocci". Ancheallestero trovò lo stesso ambiente fatto di cavalieri colcodino incipriato e di damine leziosamente ignoranti,nonché di artisti di grande fama che savvilivano a fare la"genuflessioncella duso" agli insulsi e potenti sovranidelle varie corti. Un giorno, mentre vagabondava in predaalla sua rabbiosa furia di trovare qualche ideale per cuivivere e morire e mentre passava da un amore a unduello, da una crisi di disperazione allesaltazione per lapropria originalità e per il proprio ingegno, sorse in lui laprecisa volontà di "farsi di ferro in un secolo in cui gli altrierano di polenta". Fu in un momento di noia e tranquillitàche egli intuì la sua strada: era al capezzale di unammalato, quando, per ammazzare il tempo, pensò discrivere una tragedia su Cleopatra, la cui immaginesembrava guardarlo da un arazzo appeso al muro. Subitola scrisse, la limò, fece correggere tutte lesgrammaticature dovute alla sua scarsa istruzione e lafece rappresentare. Fu un successo enorme, con trerepliche applauditissime al Teatro Carignano di Torino:era la prima tragedia scritta decorosamente da un italianodopo tanto, tanto tempo di silenzio. LAlfieri capì subitoche se voleva intraprendere la strada dellarte e del teatrocon dignità doveva al più presto formarsi una solidacultura.
  • 9. Di qui la sua celebre frase “Volli, sempre volli,fortissimamente volli" che lo portò a farsi tagliare lachioma fluente, senza la quale un conte dabbene nonavrebbe mai varcato la soglia di casa, e a farsi legarealla sedia con corde strettamente annodate per poter"digerire" in un tempo relativamente breve una vera epropria montagna di libri. Aveva ventisette anni: dopodieci anni spesi male, uno studio furibondo lo portò aformarsi una solida cultura classica.
  • 10. I VIAGGI Dopo varie tappe quali Milano, Parma, Bologna, Firenze Lucca, Pisa, Livorno, Siena nel 1767 giunge a Parigi dove conosce Luigi XV che gli pare un monarca tronfio e sprezzante. Anche la città lo delude. Passa il suo tempo «fra i passeggi, i teatri, le ragazze di mondo, e il dolore quasi che continuo». Nel 1768 parte per Londra. Rimane ammirato erapito dell’Inghilterra e degli inglesi. Fa intensa vita di società.
  • 11. Lo stesso anno parte per l’ Olanda, dove vive il suoprimo amore con la moglie del barone Imhof, Cristina.Costretto a separarsene per evitare uno scandalo,tenta il suicidio, fallito per il pronto intervento di Elia, ilsuo fidato servo.Rientra a Torino, dove alloggia in casa di sua sorellaGiulia. Vi rimane fino al compimento del ventesimoanno di età, quando, entrando in possesso della suacospicua eredità, decide di lasciare nuovamentelItalia.
  • 12. Tra il 1769 e il 1772, in compagnia del fidato Elia,compie il secondo viaggio in Europa partendo daVienna,e passando per Berlino, toccando la Svezia e laFinlandia, giungendo in Russia, dove non volleneppure essere presentato a Caterina II, avendosviluppato una profonda avversione al dispotismo.Raggiunge Londra ,dove conosce Penelope Pitt,moglie del visconte Edwadd Ligonier, con la qualeinstaurò una relazione amorosa. In seguito alloscandalo per l’adulterio fu costretto a lasciare ladonna.Riprende così il suo girovagare, prima in Olanda, poiin Francia, Spagna e infine Portogallo. Nel 1772termina il suo girovagare e ritorna a Torino.
  • 13. Torino, Bernardo Bellotto (1745),Torino,Galleria Sabauda Vienna nel XVIII secolo, Bernardo Bellotto, (1760), Kunsthistorisches Museum, Vienna
  • 14. GLI AMORICristina Emerentia LeiweAi primi di giugno del 1768, Alfieri e il servo Eliagiunsero in Olanda, “un ameno e ridente paese”,durante la stagione estiva. Si fermarono a L’Aia, doveil diciannovenne conte visse “in una terribile maniera”il primo vero amore, per Cristina Emerentia Leiwe vanAduard, sposata al barone Giovanni Guglielmo Imhof,“ricchissimo individuo”, il primo “intoppo amoroso”,uno degli episodi più melodrammatici osentimentalmente esuberanti dell’autobiografia. E’ Eliaa sanare tutte le frenesie dell’addolorato disperatoanimo del padrone, determinato a morire in seguitoall’allontanamento di quella “gentil signorina, sposada un anno, piena di grazie naturali, di modestabellezza, e di una soave ingenuità”.
  • 15. Pitt Ligonier PenelopeNel 1771, a Londra, Alfieri visse una appassionatarelazione amorosa con Penelope Pitt , figlia dell’uomopolitico George Pitt, già inviato britannico a Torino.Penelope aveva sposato nel 1766 il visconte EdwardLigonier. Accortosi il Ligonier della relazione, sfidòAlfieri a duello, accontentandosi di ferire il rivaleall’avambraccio destro. Secondo quanto scrive Eliaanche il Ligonier riportò due leggere ferite. Nei giorniseguenti il Ligonier chiese e ottenne il divorzio.Avendo, in seguito, Penelope confessato ad Alfieriche, oltre che con lui, tradiva il marito con unpalafreniere, l’aristocratico piemontese, dopo nonpoche esitazioni, la abbandonò. Più tardi, Penelopesposò un militare.
  • 16. Penelope (Pitt), Viscountess Ligonier
  • 17. La contessa dAlbany Galeotto fu il disegno... « Un dolce foco negli occhi nerissimi accoppiato (che raro addiviene) a candidissima pelle e biondi capelli davano alla di lei bellezza un risalto, da cui difficile era di non rimanere colpito o conquisto. » (da Vita di V. Alfieri, Epoca quarta, 1777, capitolo V)« La mia unica donna » « La vitadella mia vita » «...la dolce metà dime stesso » «La persona che hosovra ogni altra cosa venerata edamata »(Vittorio Alfieri, Vita scritta da esso) Alfieri e la contessa dAlbany, F. X. Fabre, 1796, Torino, Museo Civico di arte antica.
  • 18. A Firenze avviene lincontro tra Vittorio Alfieri, giovaneventottenne e la contessa d’Albany, nobile dama,intellettuale cosmopolita. Il loro amore è un vero e propriocolpo di fulmine e dal momento dellincontro sarà unsusseguirsi di difficoltà e stratagemmi per potersi amare.Dopo la morte del marito, Carlo Edoardo Stuart,pretendente al trono dInghilterra, la contessa viveapertamente il suo amore con Alfieri. A Parigi dal 1786 al1791, diviene noto ed apprezzato il circolo culturale dellacontessa nella casa di Rue de Bourgogne, dove una saladel trono ricorda agli ospiti lalto rango della padrona dicasa.La Rivoluzione costringe i due amanti a fuggire dallaFrancia e a tornare a Firenze dove alloggiarono nelPalazzo Gianfigliazzi. Qui la contessa assunse il ruolo dimusa ispiratrice del grande poeta e letterato italianotrasformando il suo appartamento nel luogo di incontrodella migliore cultura europea fra cui Madame de Stael eUgo Foscolo. Vive gli ultimi anni animato da un odiosempre più feroce contro i Francesi, che si sono ormaiimpadroniti dell’Italia con le campagne napoleoniche.
  • 19. Veduta del Lungarno col Ponte di Santa Trinita, I Palazzi Gianfigliazzi sono quello allestrema sinistra e quello seguente.La contessa dAlbany nel dipinto diFrançois-Xavier Fabre
  • 20. Gli ambienti aristocratici si abbandonarono allemaldicenze quando presso la coppia di amanti siaggiunse un pittore francese François-Xavier Fabre.Fabre ritrasse più volta la contessa in atteggiamentipacati e misurati, privi di enfasi. Ella a sua volta,prendeva lezioni di disegno da Fabre. Certo è che,durante quelle lezioni, tra Fabre e la contessa nacqueuna relazione che non passò inosservata aicontemporanei.Nonostante le malignità sul comportamento liberodella nobildonna sembrarono trovare conferma nel1824, quando, alla morte della contessa, il pittorefrancese ne divenne erede universale, si deve a lei lapubblicazione postuma delle opere alfieriane masoprattutto lautorizzazione ottenuta di seppellire lespoglie del poeta in Santa Croce nel monumento chelei stessa commissionò a Canova.
  • 21. François-Xavier Fabre. Firenze, Basilica di Santa Croce, il monumento funebre di Alfieri scolpito da Canova, raffigurante lItalia afflitta per la morte del poeta.
  • 22. ALFIERI TRA LILLUMINISMO E IL ROMANTICISMO« ma non mi piacque il vil mio secol mai:/e dal pesante regal giogo oppresso,/sol nei deserti tacciono i miei guai » (Tacito orror di solitaria selva, in Rime) Le influenze letterarie di Alfieri provengono dagli scritti di Montesquieu, Voltaire, Rousseau, Helvétius, che lastigiano conobbe nei suoi viaggi in Europa. Lo studio ed il perfezionamento della lingua italiana avvennero con la lettura dei classici italiani e latini (Dante e Petrarca per la poesia, Virgilio per il verso tragico). Il suo interesse per lo studio delluomo, per la concezione meccanicistica del mondo, per lassoluta libertà e lavversione verso il dispotismo, collegano Alfieri alla dottrina illuminista.
  • 23. Jean-Jacques Rousseau e Voltaire . Due deimassimi esponenti della corrente illuministica.
  • 24. I temi letterari illuministici, volti a chiarificare le coscienzee ad apportare il progresso sociale e civile, sono affrontatidal poeta non in modo distaccato, ma con lemotività e leinquietudini del pensiero Romantico. Alfieri è consideratodalla critica letteraria come lanello di congiunzione diqueste due correnti ideologiche, ma lastigiano alcontrario dei più importanti scrittori illuministi dellepoca,quale Parini, Verri, Beccaria, Voltaire, che sono disposti acollaborare con i monarchi "illuminati" (Federico diPrussia, Caterina II di Russia, Maria Teresa dAustria) e adesporre le proprie idee nei salotti europei, rimaneindipendente e reputa umiliante questo genere dicompromesso. Daltronde Alfieri fu un precursore delpensiero romantico anche nel suo stile di vita, sempre allaricerca dellautonomia ideologica e nel non accettare lanetta distinzione settecentesca fra vita e letteratura, nelnome di valori etico-morali superiori.
  • 25. L’IDEOLOGIA illuministi francesi AlfieriScienza Esaltano il razionalismo e la scienza Rifiuta il razionalismo scientifico, ritenendoli fattori di progresso esaltando la dimensione passionaleReligione Sottopongono la religione a una seria È mosso da uno spirito religioso che si critica, approdando a posizioni atee e manifesta in un’oscura tensione verso deiste l’infinito,pur non avendo una grande fedeRapporto uomo-realtà Esprimono grande ottimismo nelle La sua visione è pervasa dal possibilità dell’uomo di migliorare la pessimismo e dal senso di impotenza propria condizione grazie al progresso di fronte alla realtàEconomia Sostengono la necessità di Vede nello sviluppo dei commerci e incrementare le attività industriali e dell’industria l’incentivo al moltiplicarsi commerciali, fonte di ricchezza per lo della classe borghese statoPolitica Favorevoli a forme di governo Dopo aver auspicato alla fine repubblicane che sanciscano la fine dell’ancien regime,lo rimpiange non della monarchia e dei privilegi riconoscendosi nel nuovo assetto aristocratici borgheseCultura Il valore della cultura risiede nella sua La concepisce come uno strumento di utilità ai fini del progresso umano alto sentire e non come uno strumento di divulgazione
  • 26. IL TITANISMO E L’INDIVIDUALISMOIl titanismo è un atteggiamento tipico del Romanticismo, mafa già la sua piena comparsa a fine Settecento, in certetendenze della cultura preromantica. Il termine deriva dallamitologia greca in quanto i Titani osarono ribellarsi a Zeus.Titanismo fu chiamato infatti un atteggiamento di ribellione edi sfida ad ogni forma di autorità e di potere oppressivo chegravi sugli uomini. In Alfieri si possono riscontrareatteggiamenti titanici. Vi è in lui un senso orgoglioso dellapropria eccezionalità spirituale in contrapposizione adun’umanità mediocre e vile di schiavi, una tensione ad unagrandezza sovraumana, un’ansia d’affermazione del proprioio che si traduce in insofferenza per ogni costrizione, inavversione esasperata nei confronti dell’oppressivoassolutismo dei suoi tempi. Per questo nel trattato DellaTirannide e in molte altre tragedie lo scrittore traccia le lineedi una figura eroica che si erge a sfidare la potenza avversa,anche a prezzo della vita. L’eroe anche se vinto non è maidomato interiormente, ed affronta senza esitazione ilsacrificio e la morte pur di affermare la sua scelta di libertà.
  • 27. Fin da giovane Vittorio Alfieri dimostrò un energicoaccanimento contro qualsiasi forma di potere cheappare iniqua e oppressiva. Anche il concetto di libertàche egli esalta non possiede precise connotazionipolitiche o sociali, ma resta un concetto astratto. Lalibertà alfieriana, infatti, è espressione di unindividualismo eroico e desiderio di una realizzazionetotale di sè. Questa ansia di infinito, di illimitato è iltipico titanismo alfieriano, che caratterizza, in modopiù o meno marcato, tutte le sue opere. Ciò che vienetanto osteggiato da Alfieri è molto probabilmente lapercezione di un limite che rende impossibile lagrandezza, tanto da procurargli costante irrequietezza,angosce e incubi che lo costringono a cercare nei suoiinnumerevoli viaggi ciò che può trovare soltantoallinterno di sè stesso. Il sogno titanico èaccompagnato da un costante pessimismo che ha leradici nella consapevolezza delleffettiva impotenzaumana.
  • 28. LE TRAGEDIEIl Settecento fu prodigo di tragedie. Linteresse per il genereera nato dallinfluenza del teatro francese (Racine,Corneille). LAlfieri non fece che porsi in questa correnteapportandovi un originale contributo (non però su quelloformale, perché qui si attenne al rispetto delle unitàaristoteliche di luogo e tempo). Dotato di un fortissimosenso della libertà e insofferente a ogni tirannide, egli infatticoncepì il teatro come mezzo di educazione civile e politicae lartista come "sacerdote dellumanità". Convinto che lastoria sia maestra di vita, portò sulla scena i grandipersonaggi, quelli secondo lui più adatti a suscitare lamoreper la libertà e lodio contro la tirannide: Saul, Mirra,Polenice, Antigone, Agamennone, Oreste, Filippo,Rosmunda, Maria Stuarda e molti altri .
  • 29. Le tragedie ruotano attorno a un personaggioprincipale; gli altri hanno una funzione accessoria. Ilfinale in genere è di due tipi: suicidio o tirannicidio. Gliargomenti sono presi dalla storia o dalla Bibbia, conpredilezione per i soggetti greco-romani. Lazione sisvolge in 5 atti. Il verso adoperato: endecasillabosciolto, ma è trattato in maniera molto dura, nervosa,concisa. Alla base di ogni vicenda sta il fato, cioè unaforza al di sopra delluomo, che lo costringe a reagire. Iprotagonisti, pur prigionieri delle loro passioni,proprio in questa lotta con il fato rivelano la loro forza,la loro carica emotiva. E assente ogni preoccupazionerealistica. Non cè sfondo teatrale che ambienti ipersonaggi, e neppure intreccio o azione. Il linguaggionon è colloquiale ma oratorio, solenne. I dialoghi sonquasi dei monologhi (si è sordi alle parole altrui). Inquesto Alfieri si allontana decisamente dallArcadia.
  • 30. L’ANTIGONEAntigone è una tragedia mitologica rivista più volte,da VittorioAlfieri, pubblicata per la prima volta nel 1783 e rielaborata finoal 1789.La storia di Antigone rientra nel cosiddetto "ciclo di Tebe" ed è lacontinuazione della vicenda, narrata da Alfieri in Polinice,di Polinice ed Eteocle, i due fratelli che si erano dati la morte per lacontesa del trono di Tebe.Questa tragedia segue, nello svolgimento principale, la storia diAntigone come ci è stata tramandata nella celebre tragediadi Sofocle. Nella tragedia alfieriana, caratterizzata da dialoghi brevie intensi, i personaggi rimangono identici dallinizio alla fine,impermeabili a qualsiasi cambiamento, statici.La protagonista, Antigone, è la sorella di Polinice e Eteocle e viveunicamente per essere utile al vecchio padre Edipo ormai cieco. Ilresto della sua vita è soltanto morte e odio. Giocasta, madre einvolontariamente moglie di Edipo, da cui ebbe Polinice ed Eteocle,si è uccisa poco dopo la terribile catastrofe con cui siconclude Polinice.Alla morte dei suoi nipoti Polinice ed Eteocle, Creonte, tirannoliberticida, mosso soltanto da avidità di potere, si è impossessatodel trono di Tebe, impedendo a chiunque, pena la morte, diorganizzare per Polinice i riti funebri necessari per assicurare pacealla sua ombra, mentre ha permesso i funerali di Eteocle.
  • 31. Antigone di Vittorio Alfieri.Asti, cortile di Palazzo Alfieri(1959), regia di Gianfrancode Bosio, compagnia teatrale "Centro nazionale studialfieriani", scene di Eugenio Guglielminetti.
  • 32. LE RIMEAccanto alle tragedie vanno subito collocate le Rime perle quali lAlfieri merita un posto di privilegio nellatradizione lirica del Settecento.Si tratta di circa 300 componimenti (canzoni, odi, sonettiecc). Nelle "Rime" il poeta traduce, in una autobiografiapoetica, le sue esperienze umane, i suoi più segreti econtrastanti sentimenti, le sue meditazioni e le sueriflessioni sulla realtà contemporanea e sui miti della suacultura, la sua sofferta e complessa visione del vivere.Giustamente è riconosciuta leccellenza dei sonetti cheriflettono le più autentiche e segrete voci dellinterioritàdel poeta. Molti sono di ispirazione amorosa per lacontessa dAlbany: si configurano come un diario;lamore non è inteso come galanteria, bensì comecondizione fondamentale del vivere come sommo beneterreno, come conquista di una più alta ed autenticaumanità. In altri sonetti troviamo il tema della malinconia;in un sonetto lAlfieri disegna il proprio ritratto fisico emorale.
  • 33. UOM, DI SENSI, E DI COR, LIBERO NATOIl sonetto , datato 29 ottobre 1795, traccia un ritratto dell’uomo “libero nato”, che èin realtà un autoritratto.Uom, di sensi, e di cor, libero nato,fa di se tosto indubitabil mostra.or co vizi e i tiranni ardito ei giostra,ignudo il volto, e tutto il resto armato:or, pregno in suo tacer dalto dettato,sdegnosamente impavido sinchiostra;laltrui vilta la di lui guancia innostra;ne visto e mai dei dominanti a lato.Cede ei talor, ma ai tempi rei non serve;abborrito e temuto da chi regna,non men che dalle schiave alme proterve.conscio a se di se stesso, uom tal non degnalira esalar che pura in cor gli ferve;ma il sol suo aspetto a non servire insegna.
  • 34. LE SATIREPensate fin dal 1777 e riprese più volte nellarco dellasua vita, sono componimenti sui "mali" che afflisserolepoca del poeta. Sono diciassette.Nelle Satire lAlfieri condanna: commercio borghese,clericalismo e anticlericalismo, re, nobili e militari, ilpopolo e i precettori.
  • 35. Alfieri scrisse sei commedie:•Luno•I pochi•I troppi•Lantidoto•La finestrina•Il divorzioQui condanna: monarchia assoluta ne Luno, oligarchiaassoluta ne I pochi, democrazia assoluta ne I troppi.Condanna i grandi uomini, perché nella vita privata sonoincoerenti (La finestrina) e i matrimoni nobiliari per interesse(Il divorzio). Condivide: la monarchia costituzionale di tipoinglese o della vecchia Venezia (Lantidoto).
  • 36. LE PROSE POLITICHE•Della tirannide• Del principe e delle lettere•Panegirico di Plinio a Trajano•La Virtù sconosciutaNelle opere politiche Alfieri espone le proprie teoriepolitico letterarie rielaborando i temi libertari edantitirannici in una prosa energica e sostenuta.
  • 37. • Della tirannide (due libri) il primo libro mette a fuoco ipuntelli della tirannide: paura e viltà dei cittadini,ambizione,lusso, milizia, clero, nobiltà. Il secondo librospiega come può vivere sotto un tiranno colui che nonvuol rinunciare alla propria libertà interiore (sdegnosasolitudine come ideale delluomo libero che si oppone aldispotismo e se gli si preclude una vita dignitosa puòscegliere il suicidio). Il trattato si chiude conlesaltazione del tirannicidio.• Del principe e delle lettere è unopera di interessepolitico - letterario, che analizza il rapporto fra poterepolitico e letteratura libera. Il principe, consapevole dellapropria funzione politica ed il letterato memore dellapropria missione, sono antagonisti inconciliabili(conflitto tiranno / eroe delle tragedie: il letterato èleroe). Alfieri condanna il mecenatismo, ritenutodannoso e corruttore. Il trattato si chiude con unaesortazione a liberare lItalia dai barbari.
  • 38. •Panegirico di Plinio a Traiano. Alfieri si propone diriscrivere lomonima opera di Plinio il Giovane,accusato di cortigianeria, per mostrare come unoscrittore libero dovrebbe parlare ad un ottimo principeconsigliandolo a deporre il potere e a restituire alpopolo la libertà. Plinio in occasione della nomina aconsul suffectus pronuncia il panegirico di Traiano,iniziando il genere letterario degli encomi degliimperatori.•La virtù sconosciuta è un elogio classico-rinascimentale, retorico, celebrativo dellamico GoriGandellini e della sua virtuosa, solitaria levaturamorale.
  • 39. IL MISOGALLOIl Misogallo (1793 - 1799) è un insieme di prose,sonetti, epigrammi ed unode, è uninvettiva contro laFrancia della rivoluzione: i francesi non possonoessere liberi, ma potranno esserlo gli italiani (sonettogiorno verrà accolto come profetico del mondorisorgimentale). Satira politica e risentimentipersonali animano il Misogallo. Lopera riveste unparticolare significato nella prospettiva del pensieropolitico di Alfieri. Alfieri, per breve tempo, sperò ecredette che il proprio ideale di vita eroica e leroicaumanità da lui rappresentata nelle tragedie potesseroavverarsi nella Rivoluzione Francese, ma essa sitrasformò in una tirannide sanguinaria. Taleamarissimo disinganno ha originato il furoretipicamente alfieriano del Misogallo. La prosa prima,che apre il libro, è indirizzata allItalia ora inerme,divisa, non libera, ma che un giorno potrà risorgerelibera ed unita, senza gli orrori della RivoluzioneFrancese.
  • 40. LA VITA SCRITTA DA ESSOQuando si parla di qualche personaggio dallesistenzasingolare si dicono frasi come: "La sua vita fu un romanzo"oppure "Il suo capolavoro fu la sua vita". Queste frasisembrano fatte apposta per Vittorio Alfieri, il cuicapolavoro, la sua "Vita", è lautobiografia forse più celebree più bella dellintera letteratura italiana; questa vita è unvero e proprio romanzo pieno di scene "forti", di passionitravolgenti, di tentati suicidi, di ideali, di enfasi, di unindomabile furore e sdegno nei confronti di ogni tipo dimeschinità.
  • 41. La Vita scritta da esso è lautobiografia di Vittorio Alfieri. Loperarimase incompiuta e venne pubblicata postuma nel 1804.Il racconto venne suddiviso dallo stesso Alfieri in quattro"epoche": puerizia, adolescenza, giovinezza e maturità.
  • 42. « Il parlare, e molto più lo scrivere di sé stesso, nascesenza alcun dubbio dal molto amor di sé stesso. Iodunque non voglio a questa mia Vita far precedere nédeboli scuse, né false o illusorie ragioni, le quali nonmi verrebbero a ogni modo punto credute da altri; edella mia futura veracità in questo mio scritto assaimal saggio darebbero. Io perciò ingenuamenteconfesso, che allo stendere la mia propria vitainducevami, misto forse ad alcune altre ragioni, ma viepiù gagliardo dogni altra, lamore di me medesimo... »Dalla "Vita scritta da esso", Introduzione.
  • 43. PARTE PRIMA •Epoca Prima - Puerizia Tratta dei primi nove anni vissuti nella casa della madre ed è suddiviso in cinque capitoli. •Epoca Seconda - Adolescenza Tratta degli otto anni "dineducazione", ozio e il suo primo viaggio. È suddiviso in dieci capitoli.
  • 44. •Epoca Quarta - VirilitàTratta dei trenta e più anni di composizioni, traduzioni,e studi diversi.La prima parte è suddiviso in diciannove capitoli.Lautore smette di scrivere la biografia mentre era inFrancia, a Parigi, allinizio dei tumulti francesi.« ...Il non aver dunque per ora altro che fare; lavermolti tristi presentimenti; e il credermi (lo confesseròingenuamente) di avere pur fatto qualche cosa inquesti quattordici anni; mi hanno determinato discrivere questa mia vita, alla quale per ora fo punto inParigi, dove lho stesa in età di quarantuno e mesi, ene termino il presente squarcio, che sarà certo ilmaggiore, il dí 27 maggio dellanno 1790. »
  • 45. Epoca Terza - GiovinezzaTratta dei dieci anni di viaggi e dissolutezzee della conoscenza del suo fido servo Elia,che gli salverà la vita.Suddiviso in quindici capitoli.•« ...La mattina del dì 4 ottobre 1766, con mio indicibiletrasporto, dopo aver tutta notte farneticato in pazzipensieri senza mai chiuder occhio, partii per quel tantosospirato viaggio. Eramo una carrozzata dei quattropadroni, chio individuai, un calesse con due servitori,du altri a cassetta della nostra carrozza, ed il miocameriere a cavallo da corriere. Ma questi non era giàquel vecchiotto datomi a guisa di aio tre anni prima,ché quello lo lasciai a Torino. Era questo mio nuovocameriere, un Francesco Elia, stato già quasi ventannicol mio zio, e dopo la di lui morte in Sardegna, passatocon me... » (Capitolo X , 1766)
  • 46. Prosegue con la seconda parte che arriva fino al trentunesimo capitolo.LAlfieri continua il racconto dei suoi viaggi, larrivo in Firenze, linizio delrecitare...« ...Questo mi fece entrare in un nuovo perditempo, quello del recitare... » ...lavvicinamento alle grandi letture latine e gli studi di Omero, Pindaro,lo studio autodidatta del greco e di Orazio.« A rivederci, o lettore, se pur ci rivedremo, quando io barbogio,sragionerò anche meglio, che fatto non ho in questo capitolo ultimo dellamia agonizzante virilità. A dì 14 maggio 1803, Firenze. »