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  • 1. EditorialiPEC (posta elettronica certificata): un fallimento obbligatorioper legge12 aprile 2012 DI Angelo Greco | 1.331 letture 578 21 Object 1 3 Blogger2Una storia tutta italiana quella che ha portato all’obbligatorietà della PEC: un fallimento, peraltro,già annunciato nelle stesse premesse da cui ha preso le mosse questo strumento.Non c’è bisogno di ricordare che la Posta Elettronica Certificata (meglio nota con il suo acronimo:PEC) è un sistema che consente al mittente dell’email di ottenere – al pari di una raccomandata conavviso di ricevimento – la prova legale (in forma elettronica) dell’invio e della consegna di quantoinoltrato, con la specifica indicazione della data e ora.Definita dal ministro Brunetta, all’alba della sua approvazione, come “la più grande rivoluzioneculturale mai prodotta in questo Paese dal dopoguerra”, la posta elettronica certificata è stata peròun vero fallimento. Non ci voleva molto per capirlo: era già scritto nel suo stesso DNA primaancora che nascesse. E questo perché si è deciso, a suo tempo, di sposare una tecnologia limitata eobsoleta. Come tutti gli “affari” milionari italiani, è meno doloroso credere che, dietro le scelteinsensate del parlamento, vi sia qualche nuovo business anziché la pura idiozia dei nostrirappresentanti.Introdotta con una serie di interventi legislativi tra il 2005 e il 2009 [1], la PEC è stata da poco resaobbligatoria ai professionisti e alle imprese: segno di un’inguaribile fede, da parte delle istituzioni,nella sua utilità. Ma, a conti fatti, nessuno ancora la usa o la trova comoda. Avvocati,commercialisti, ingegneri, società: tutti continuano a valersi dei loro tradizionali account di postaelettronica, spesso legati a un dominio “ad hoc”, acquistato in modo da collegare il proprio nomealla ragione sociale (anche per una questione di marketing). È più identificativo l’account“rossi@lavatriciperfette.spa.com” che non “rossi@pec.assolavatrici.it”.Non bisogna tralasciare neanche il problema della scarsa preparazione del personale. L’altro giornoho inviato una Pec all’U.r.p. di un Comune, con la richiesta di un certificato di residenza. Nonavendo ricevuto risposta, dopo qualche giorno ho telefonato alla segreteria, dove una persona, contono piuttosto imbarazzato, mi ha invitato a inoltrare di nuovo la domanda. Ma questa volta con unfax.Peraltro, seppur formalmente, non tutti gli enti sono dotati di Pec. È stato, per esempio, il caso dellaRegione Basilicata, contro cui ci si è visti obbligati a intraprendere, per fini risarcitori e con felicerisultato, una apposita class action.
  • 2. Tra le tante critiche di chi è costretto a sborsare diverse decine di euro all’anno per un servizio chenon usa, l’ultimo attacco giunge ora dall’Istituto Superiore delle Comunicazioni e Tecnologiedell’Informazione (Iscti), dipartimento del Ministero dello Sviluppo. Sandro Mari, ingegneredell’Iscti, denuncia: “La Pec non è inter-operabile e, proprio perché non basata su uno standardinternazionale, non è integrata in alcuni software di gestione”. Il che, in parole povere, significache la posta certificata può essere utilizzata solo all’interno dei confini nazionali e non siinterfaccia con il resto del mondo: essa, insomma, dialoga solo con un’altra Pec o con gli ufficipubblici nazionali (ammesso che la sappiano utilizzare). L’esatto opposto della filosofia globale cheinvece sposa Internet. Una critica che già da molto tempo aveva cavalcato l’associazione “Cittadinidi Internet”, per bocca del proprio presidente, Massimo Penco.Alternative ce ne sono, riferisce Mari: la Ietf (International Engineering Task Force, l’unica autoritàinternazionale demandata agli standard su Internet), già molto tempo prima che nascesse la “Pecitaliana”, ha determinato uno standard di comunicazione certificata universale con le medesimecaratteristiche della Pec ma ad essa parallelo, tuttavia sicuro, non oneroso e basato su uno standardinternazionale. Inoltre, a differenza della Pec, non implica la creazione di un sistema centralizzatoper la gestione degli aspetti di sicurezza. Tale standard può essere implementato utilizzando inormali software commerciali di gestione della posta.Allora, perché il governo avrebbe voluto necessariamente sposare il sistema della Pec? Una storiaforse molto simile a quella degli incentivi sul fotovoltaico e che lascia dietro di sé la solita scia dipuntini sospensivi del Belpaese.L’appalto della Pec fu affidato alla società Poste Italiane per la modica (si fa per dire) cifra di 50milioni di euro: un euro per ogni italiano che, secondo le ottimistiche previsioni del governo,avrebbe dovuto richiedere l’attivazione, alle Poste, di un indirizzo Pec. Cosa che ovviamente non èavvenuta: sono solo poco più di cento mila i cittadini che l’hanno chiesta e attivata (chissà poiquanti di questi effettivamente la utilizzano).Il calcolo, in verità, è già di per sé sbagliato. Gli italiani sono in tutto 60 milioni e, in questi 60milioni, sono compresi anche i minori di 18 anni (che quindi non saprebbero che farsene di unaposta certificata) e gli anziani che neanche sanno cos’è un’email. Quindi, a conti fatti, i potenzialiutilizzatori di Pec sono ben meno di 50 milioni: mentre tale invece è la cifra “regalata” a PosteItaliane. È ovvio che il calcolo del corrispettivo a favore di Poste Italiane è stato fatto conun’approssimazione per eccesso ben sopra le ragionevoli aspettative. Peraltro, ci sono anche altrigestori, oltre a Poste Italiane, capaci di erogare il servizio Pec (gli ordini professionali, le camere dicommercio, svariate società private).Già il contenuto del bando per l’appalto della Pec lasciava pensare a un provvedimento “adpersonam”, da cui era facile intuire chi sarebbe stato l’aggiudicatario. Tra i requisiti richiesti viera infatti la disponibilità, da parte dell’eventuale vincitore, di offrire “una rete di sportelli fisici ingrado di assicurare un punto di accesso in almeno l’80% dei comuni italiani con popolazioneresidente superiore a 10 mila abitanti, con orario di apertura al pubblico, dal lunedì al sabato, 9.00-13.00”.A riguardo, non mi vengono in mente altri soggetti in grado di offrire tale rete, oltre alle banche e,appunto, alle Poste Italiane.Fare marcia indietro [2] ? Si, è sempre possibile. Da noi, ogni governo si caratterizza perché, neisuoi primi due anni, non fa che spazzare la polvere dei precedenti regimi. Ma la verità è che ormai ibuoi sono scappati, il denaro pubblico è “speso”, chi doveva abbonarsi al servizio lo ha già fatto e
  • 3. tutto è impostato su questo regime. Almeno finché l’Italia non si ricorderà che fa parte dell’U.E. eche, pertanto, dovrà adattarsi al nascente standard comunitario per la certificazione della postaelettronica, uno standard valido e uguale per tutti gli stati membri, anche al di fuori degli stretticonfini nazionali.Ma intanto chi doveva mangiare, si sarà alzato da tavola con la pancia piena…[1] Art. 15, comma 2, L. 15.03.1997 n. 59; Dpr 11 febbraio 2005 n. 68; D.M. 2 novembre 2005;Codice della Amministrazione Digitale (D.lgs. 82/2005); L. 2/2009 (art. 16, comma 6, 7, 8, 9, 10);Decr. Pres. Cons. Min. 6 maggio 2009; D.l. 1 luglio 2009 n. 78.[2] Il Governo, dietro la pressione di una denuncia presentata alla Commissione Europea diCittadini di Internet Adiconsum ed ANORC, aveva tentato una marcia indietro, quanto meno dandoun’alternativa alla stessa Pec (cfr. legge n. 2 /2009, art. 16, comma 6). Oltre infatti alla Pec, comeoriginariamente intesa dal legislatore italiano con D.L. 7 marzo 2005, n. 82 e successivemodificazioni, veniva fornita l’alternativa di “analogo indirizzo di posta elettronica basato sutecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integritàdel contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilità con analoghi sistemi internazionali” (cfr.legge n. 69 del 18 giugno 2009, art. 35).(“La Legge per Tutti” è un portale che spiega e traduce, in gergo non tecnico, la legge e le ultimesentenze, affinché ogni cittadino possa comprenderle. I contenuti di queste pagine sono liberamenteutilizzabili, purché venga riportato anche il link e il nome dell’autore).Sito amministrato dallo Studio Legale Avv. Angelo Greco (www.avvangelogreco.it). Nell’ambito deldiritto civile, svolge consulenza alle imprese, diritto della rete e diritto d’autore, diritto deiconsumatori, privacy, procedure espropriative. Object 2 6772 Commentitommaso12-04-2012 Volevo rendere noto che io che sono tra qui pochi che hanno attivato la pec all’ ufficio
  • 4. postali, la stessa non è utilizzabile se non con gli enti accreditati. per inviarlo ad un professionistaavvocato o ingegnere che sia occorre un altro indirizzo diverso da quello delle poste.Valerio27-04-2012x tommaso: la ragione è che la posta certificata gratutia per il cittadino non è interoperabile conquella per le aziende. La PEC per il cittadino si chiama CEC-PAC, è una sorta di sotto prodottodella PEC) e serve solo per comunicare con le pubbliche amministrazioni, qui è spiegato abbastanzabene: http://www.poste-certificate.it/#cec_pac_pecNon mi chiedere per quale ragione abbiano ideato questa assurdità, forse ad ulteriore conferma diquanto detto giustamente dall’autore di questo articolo. Noi la PEC l’abbiamo appena fatta, ma nonci serve a nulla e se non fosse stata obbligatoria per legge ce ne saremmo tenuti molto alla larga,stanchi di buttare i soldi (anche se pochi) ed il tempo in sciocchezze inutili come questa. La PEC èsolo l’ennesimo carrozzone all’Italiana, che andrà avanti per un po’ di anni e poi finalmente qualchenuovo governo dirà che non è più obbligatoria, introducendo al suo posto qualche altra strampaleria.CommentaAngelo Greco Formato alluniversità L.U.I.S.S. di Roma, attualmente esercita la professione diavvocato a Cosenza. Già collaboratore presso la Columbia University di New York e, attualmente,presso la cattedra di Procedura Civile dellUniversità della Calabria, è altresì autore di numerosepubblicazioni. Blogger, ospite settimanale di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche,dirige il portale "La Legge per Tutti". Consulente stabile di numerose aziende e società, è anche
  • 5. difensore per larea Calabria della S.I.A.E. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.itVisualizza il profilo completoScrivi allautoreArticoli Correlati • Pec obbligatoria per professionisti e aziende • I PEC…cati della Pubblica Amministrazione e la class action • Spam nella PEC: la paura è diventata realtà • Nessun marketing (telefonico o sulla pec) ai professionisti • Rinvio della PEC per le società • Spam: è davvero molestia? • No alle welcome mail • Quando i genitori controllano mail, sms e profili Facebook dei figli: tra legalità e opportunità • Inoltrare le email viola il diritto d’autore • Domiciliazioni e PEC atto secondo: ci mette una pietra la Cassazione Object 5Categorie • Ambiente • Animali • Arte / © / Ingegno • Casa e Condominio • Consumatori • Costume e società
  • 6. • Crimini / Frodi • Debiti / Banche • Famiglia • Fisco • High Tech • Immigrazione • Lavoro / Aziende • Opinioni • Politica • Privacy • Professionisti • S.I.A.E. • Salute • Scuola / Università • Sport • Strade / Auto • Tribunali • Varie • Web / MediaPartner • Avv. Salvatore Giorno Studio Legale Acri Giorno

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