Lettera antiriciclaggio-in-formato-word1-11
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Lettera antiriciclaggio-in-formato-word1-11 Lettera antiriciclaggio-in-formato-word1-11 Document Transcript

  • Sindacato Lavoratori Comunicazione Roma, 11 gennaio 2011 Poste Italiane S.p.A. Viale Europa 175 00144 Roma R.I. Dott. Paolo Faieta Risorse Umane e Org.ne – Con la presente Intendiamo esprimere la nostra forte preoccupazione in merito ai cambiamenti normativi ed organizzativi introdotti da Poste Italiane, a partire dal mese di giugno di quest’anno, in materia di antiriciclaggio ed alle non trascurabili responsabilità personali che ne derivano per i Dipendenti, ad ogni livello. Questa la normativa interna di riferimento trasmessa agli UP dal 1° giugno di quest’anno tramite sistema DMS: COI n.227 del 01.06.2010, COI n.229 del 03.06.2010, COI n.259 del 25.06.2010, COI n.276 del 02.07.2010, COI n.302 del 23.07.2010, COI n. 383 del 29.09.2010, Faq UP n.1 – AntiRiciclaggio. Giudichiamo opportuno, in primo luogo, mettere in discussione i profili di legittimità di alcune disposizioni impartite dall’Azienda e i connessi effetti organizzativi, relativi in particolare agli obblighi di adeguata verifica della clientela sanciti dal Dlgs. 231/2007, contenute nella COI n. 302 del 23.07.2010 e nelle precisazioni interpretative (faq UP n. 1 del 21.09.2010) che ne sono seguite. Precisazioni che tuttavia non chiariscono affatto la ratio delle scelte aziendali, seguendo più la logica del famoso “così è se vi pare”. Al punto 1 (pag. 2) della comunicazione interna nr. 302 si legge che “gli obblighi di adeguata verifica devono essere osservati in caso di: (…) esecuzione di operazioni occasionali singolarmente di importo pari o superiore a € 15.000”. Tale formulazione, confermata dalle precisazioni fornite successivamente, non sembra conforme all’art. 15 del Dlgs. 231/2007, con il quale si dispone che gli obblighi di adeguata verifica della clientela devono essere osservati in caso di “operazioni occasionali disposte dai clienti che comportino la trasmissione o la movimentazione di mezzi di pagamento di importo pari o superiore a 15.000 euro, indipendentemente dal fatto che siano effettuate con una operazione unica o con più operazioni che appaiono tra di loro collegate per realizzare un’operazione frazionata”. L’interpretazione aziendale tende invece a limitare l’applicazione dell’adeguata verifica ad una singola operazione di sportello: per es. l’adeguata verifica si deve fare per il rimborso di un buono postale fruttifero (non dematerializzato) da € 15.000 ma non per il rimborso simultaneo, richiesto dal medesimo cliente, di 3 buoni postali da € 5.000 ciascuno (non dematerializzati). Crediamo si possano facilmente immaginare le conseguenze di SLC-CGIL Piazza Sallustio 24 – 00187 Roma Tel. 06 4204 8204 Fax 064824325 Sito internet http://www.slc.cgil.it e-mail: segreteria.nazionale@slc.cgil.it
  • una interpretazione, come questa dettata dall’azienda, che non trova alcun riscontro nella giurisprudenza in materia. Sempre al punto 1 (pag. 2) della com. int. 302 si legge: “gli obblighi di adeguata verifica devono essere osservati in caso di: […] sospetto di riciclaggio o di finanziamento al terrorismo, indipendentemente dall’importo dell’operazione richiesta”. L’art. 15 del Dlgs. 231/2007 estende l’applicazione dell’adeguata verifica a tutti i casi in cui vi sia “sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, indipendentemente da qualsiasi deroga, esenzione o soglia applicabile”. Per quanto si è potuto constatare fino ad oggi, non viene posta alcuna attenzione all’applicazione di tale norma di legge, cosa che si riflette negativamente su tutto il processo di valutazione delle operazioni sospette. Si tratta per lo più di operazioni a valere su rapporti continuativi (libretti, conti, etc.) per le quali gli UP avrebbero potuto/dovuto ugualmente richiedere la compilazione dell’adeguata verifica al cliente, vuoi per la presenza di uno o più indici di anomalia, con specifico riferimento a quelli elencati nel decalogo della Banca d’Italia, vuoi per la mancanza di informazioni riguardanti il cliente e/o lo scopo dell’operazione posta in essere. Il risultato è che nella prassi operativa quotidiana l’adeguata verifica del cliente non viene quasi mai eseguita per operazioni a valere su rapporti continuativi, con il rischio che ciò possa accadere anche in presenza di evidenti elementi di sospetto di riciclaggio o terrorismo. A nostro giudizio questo complica l’intero processo di valutazione dell’operazione, soprattutto nei casi in cui non si dispongono di informazioni sufficienti sul cliente e sullo scopo dell’operazione. Appare evidente che, in alcuni casi, la sospettosità di un’operazione, collegata a sua volta alla presenza di uno o più indici di anomalia, può essere correttamente valutata solo se al momento dell’effettuazione dell’operazione viene fatta un’adeguata verifica, anche per operazioni a valere su rapporti continuativi. Esempio: un cliente, impiegato di una ditta, si reca presso un ufficio postale per prelevare dal proprio conto 80.000 euro in contanti mostrandosi riluttante a dichiarare lo scopo dell’operazione. L’operatore di sportello, rilevando la presenza di almeno due indici di anomalia, chiede al cliente di compilare il modulo di adeguata verifica per operazione occasionale, per capire quale sia lo scopo dell’operazione. È di tutta evidenza che, in casi del genere, non procedere all’adeguata verifica non consentirebbe al personale di Poste Italiane di compiere una corretta valutazione dell’operazione, ovvero di segnalarla come sospetta, per la mancanza dei necessari elementi informativi, attinenti in particolare allo scopo dell’operazione. Per quanto concerne la compilazione dei moduli di adeguata verifica da parte della clientela, osserviamo inoltre che la mancata o errata compilazione di intere parti o sezioni dei moduli, anche a seguito di rifiuto da parte del cliente, non sembrano costituire al momento un problema per Poste Italiane. Particolarmente grave, a nostro avviso, appare la mancanza di informazioni sullo “scopo” dell’operazione e sull’identità del titolare effettivo e dell’esecutore. L’art. 23, infatti, come richiamato nella stessa COI 203, stabilisce che quando l’ente o l’intermediario (Poste) “non è in grado di rispettare gli obblighi di adeguata verifica della clientela stabiliti dall'articolo 18, comma 1, lettere a), b) e c), non può instaurare il rapporto continuativo né eseguire operazioni o prestazioni professionali ovvero pone fine al rapporto continuativo o alla prestazione professionale già in essere e valutano se effettuare una segnalazione alla UIF, a norma del Titolo II, Capo III”. D’altra parte, il cliente che si rifiuta di fornire informazioni sullo scopo e/o sulla natura del rapporto continuativo o dell’operazione (DLGS 231/2007 SLC-CGIL Piazza Sallustio 24 – 00187 Roma Tel. 06 4204 8204 Fax 064824325 Sito internet http://www.slc.cgil.it e-mail: segreteria.nazionale@slc.cgil.it
  • art. 55, comma 3) o le fornisca false, rischia una sanzione penale che prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni e un’ammenda compresa fra 5.000 e 50.000 euro. Pesanti anche le sanzioni, sia a carattere amministrativo, che penale, previste a carico dell’intermediario, che possono riguardare personalmente i dipendenti di Poste Italiane, per violazioni direttamente o indirettamente collegate all’adeguata verifica della clientela. Se questa analisi è fondata, ci chiediamo allora cosa comporti la presenza negli uffici e nelle filiali di un numero elevato di moduli di adeguata verifica “non conformi” per i motivi anzidetti, che rendono evidente un indubbio mancato rispetto degli obblighi di adeguata verifica (art. 18) e di astensione (art. 23). Da un punto di vista più strettamente sindacale, non possiamo fare a meno di rilevare il fatto che i cambiamenti introdotti a partire dal mese di giugno, a quanto pare a seguito di alcuni rilievi mossi dalla Banca d'Italia per la inadeguata organizzazione interna delle attività antiriciclaggio, implicano tutta una serie di ricadute sulle condizioni di lavoro che l'azienda sembra sottovalutare pericolosamente (per i Lavoratori di Poste). Come è possibile che l'azienda introduca simili cambiamenti senza una adeguata formazione in aula dei propri dipendenti? Come è possibile che il personale degli Uffici Postali abbia fruito, dal 2005 ad oggi, solo di qualche ora di formazione in modalità e-learning? Come è possibile che aumenti di colpo la quantità e la qualità delle attività amministrative antiriciclaggio svolte dai dipendenti, sia degli uffici postali che delle filiali - stimiamo che il tempo da dedicare a tali attività sia almeno decuplicato rispetto a prima di giugno 2010 senza preoccuparsi delle inevitabili ricadute organizzative? Come vengono valutate le ricadute sugli organici delle attività antiriciclaggio? E per quanto riguarda le responsabilità personali dei dipendenti? Si pensa di soprassedere? Si pensa che la Banca d’Italia, la Guardia di Finanza o la Magistratura possano anche loro sorvolare perché si tratta pur sempre di Poste Italiane, una società controllata dallo Stato? Come abbiamo già detto, la nuova organizzazione antiriciclaggio di Poste Italiane, oltre a prestare il fianco a contestazioni relative alla conformità al dettato normativo, prevede tutta una serie di microattività a carico del personale degli up e delle filiali per le quali non è stata prevista alcuna formazione in aula. Solo il personale delle Filiali è stato convocato presso i Centri delle Aree Territoriali per un incontro di un paio d’ore, sui cui contenuti è meglio tacere Nelle Filiali si tengono corsi di tutti i tipi, anche per questioni marginali, ma non si è ritenuto necessario predisporre un piano di formazione in aula che illustri in modo adeguato ed esaustivo i numerosi adempimenti che il personale degli Uffici Postali, di tutti gli Uffici Postali e delle Filiali, è tenuto ad osservare nell’ambito degli obblighi imposti dalla normativa antiriciclaggio. Riassumiamo brevemente tali adempimenti: UP: VERIFICA GIORNALIERA DELLE MANCATE/ERRATE REGISTRAZIONI AUI; FILIALE: VERIFICA QUINDICINALE DELLE MANCATE/ERRATE REGISTRAZIONI AUI; UP: VALUTAZIONI GIANOS IMMEDIATI GIORNALIERI (VERIFICANDO PROFILI SOGGETTIVI CLIENTI, MOVIMENTAZIONE DEI RAPPORTI E TITOLI, CIRCOSTANZE CHE ACCOMPAGNANO LE OPERAZIONI, MODULI DI ADEGUATA VERIFICA, DOCUMENTAZIONE NEL DOSSIER CLIENTE, ESAME DEL GIORNALE DI FONDO, ETC.) FILIALE: VALUTAZIONI GIANOS IMMEDIATI GIORNALIERI E DELLE VALUTAZIONI DEI DUP; FILIALE E UP: VALUTAZIONI GIANOS INATTESI MENSILI; SLC-CGIL Piazza Sallustio 24 – 00187 Roma Tel. 06 4204 8204 Fax 064824325 Sito internet http://www.slc.cgil.it e-mail: segreteria.nazionale@slc.cgil.it
  • FILIALI: VALUTAZIONI MENSILI GIANOS GPR “PROFILI DI RISCHIO”; FILIALI E UP: SEGNALAZIONI DI OPERAZIONI SOSPETTE EXTRA-GIANOS; FILIALI: VERIFICHE OPERATIVITA’ MONEYGRAM AI FINI ANTIRICICLAGGIO; FILIALI E UP: VERIFICA CORRETTO USO DELL’OPZIONE “INTERMEDIARI FINANZIARI”; FILIALI E UP: MODD. AN-M A SEGUITO DI ERRATE REGISTRAZIONI AUI; FILIALI E UP: ADEGUATA VERIFICA DELLA CLIENTELA. Considerate le pesanti ricadute che l’organizzazione interna delle attività antiriciclaggio opera sui Lavoratori, nonché le possibili conseguenze legali dei cambiamenti introdotti negli ultimi mesi – l’elenco delle sanzioni previste per violazioni della normativa antiriciclaggio, sia a carico della clientela, sia a carico dei Dipendenti, è davvero impressionante – siamo a chiedervi immediato ed esauriente riscontro alle problematiche rappresentate. Distinti saluti La Segretaria Nazionale Barbara Apuzzo SLC-CGIL Piazza Sallustio 24 – 00187 Roma Tel. 06 4204 8204 Fax 064824325 Sito internet http://www.slc.cgil.it e-mail: segreteria.nazionale@slc.cgil.it