NutritionCamp. Water management and climate change - Luca Ruini
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  • Le profonde trasformazioni strutturali oggi in atto a livello globale (crescita demografica, sviluppo economico accelerato di alcuni Paesi emergenti, aumento del consumo di energia su scala planetaria, ecc.) impongono una sempre più attenta valutazione del profilo di sostenibilità di medio lungo termine delle attuali dinamiche di sviluppo socio-economico. La pressione esercitata sulle risorse naturali in varie regioni del mondo è infatti fortissima e le preoccupazioni legate tanto a un loro uso più efficiente quanto al contenimento degli effetti maggiormente negativi dei processi di crescita economica sono crescenti. Destano inquietudine, in particolare, le conseguenze sul clima terrestre dell’attività dell’uomo. Il cambiamento climatico si è infatti imposto nell’ultimo decennio all’attenzione dei Governi dei principali Paesi industrializzati, diventando uno dei temi più rilevanti dell’agenda politica internazionale
  • “ ...possiamo contenere l’acqua, incanalarla, raccoglierla, purificarla, impacchettarla, trasportarla e trasformarla, l’unica cosa che non possiamo fare è produrla, il che rende la sua gestione un imperativo” Questa semplice osservazione conduce a una complessa verità: gestire e governare l’acqua (RISORSA SCARSA) e il suo utilizzo rappresenta una delle più grandi sfide che la collettività si trovi oggi ad affrontare su scala globale.
  • L’acqua, elemento essenziale per la vita e per l’ ecosistema terrestre è sempre stata relativamente abbondante, tanto che l’uomo ha dato per scontato la sua perenne disponibilità Certamente a livello globale sono ancora disponibili fonti d’acqua sufficientemente ampie, ma a livello regionale i fabbisogni difficilmente coincidono con l’effettiva disponibilità Inoltre alcuni fenomeni tra cui il costante incremento della popolazione mondiale e la crescente urbanizzazione l’ impiego intenso e non sempre efficiente delle risorse idriche per i bisogni dell’uomo l’ inquinamento delle acque, delle falde acquifere e i processi di salinizzazione ed erosione i cambiamenti climatici in atto … RENDONO L’ACQUA UNA RISORSA SEMPRE PIÙ SCARSA
  • La popolazione mondiale attualmente utilizza il 54% delle risorse idriche di acqua dolce contenute in fiumi, laghi e falde acquifere accessibili Al crescere della popolazione si stima che entro il 2025 i prelievi di acqua necessari a soddisfare i bisogni della popolazione incrementeranno del 50% nei Paesi in via di sviluppo e del 18% in quelli sviluppati In particolare, il fabbisogno alimentare mondiale nel 2025 risulterà in crescita del 55% rispetto ai dati del 1998, comportando un aumento del fabbisogno idrico per l’irrigazione pari ad almeno il 14% Al contempo, aumenterà la domanda idrica per rispondere alle necessità igienico-sanitarie primarie , alla produzione di energia , allo sviluppo industriale e alla crescente urbanizzazione Nel 2007, per la prima volta nella storia, la popolazione urbana ha superato quella agricola L’urbanizzazione richiede investimenti infrastrutturali significativi per distribuire l’acqua ai cittadini e per il trattamento e la depurazione delle acque derivanti dagli usi domestici e industriali I cambiamenti climatici in atto pongono rischi rilevanti sul volume di risorse disponibili di acqua dolce se da un lato ci si può attendere l’ intensificarsi delle precipitazioni in alcune zone geografiche, con conseguente incremento del volume di acqua dolce disponibile, dall’altro l’aumento delle temperature determina periodi di siccità sempre più intensi in altre zone e una maggiore evaporazione degli specchi d’acqua e delle riserve artificiali, nonché la perdita di acqua dolce dallo scioglimento delle calotte glaciali L’aumento delle precipitazioni può portare all’ intensificarsi di uragani e inondazioni , provocando danni alle coltivazioni, la contaminazione delle falde acquifere e il danneggiamento delle infrastrutture dedicate al trasporto e la conservazione dell’acqua
  • Sulla dotazione globale di risorse idriche si innestano i grandi trend appena tratteggiati, che concorrono alla definizione di una domanda d’acqua complessivamente crescente. A livello teorico, si verifica una situazione di “scarsità d’acqua” quando la domanda di risorse idriche da parte dell’uomo e dell’ecosistema è maggiore delle risorse disponibili. Si può distinguere tra scarsità ambientale e scarsità economica. Si parla di scarsità d’acqua dal punto di vista ambientale quando più del 75% delle acque fluviali e sotterranee vengono prelevate per essere impiegate nell’agricoltura, nell’industria e per uso domestico: in questo caso lo sfruttamento delle risorse idriche si sta avvicinando o ha già oltrepassato il limite di sostenibilità. Si parla invece di incipiente scarsità d’acqua dal punto di vista ambientale quando più del 60% delle acque fluviali vengono prelevate, con la conseguenza che nel prossimo futuro rimarrà una quantità d’acqua insufficiente dal punto di vista ambientale. In termini tecnici, la scarsità economica si verifica, invece, quando ostacoli legati ai capitali umani, istituzionali e finanziari impediscono l’accesso all’acqua, anche se le risorse idriche sono disponibili a livello locale e potrebbero soddisfare il fabbisogno umano. In particolare, si parla di scarsità economica quando le risorse idriche risultano essere abbondanti, ma meno del 25% dell’acqua fluviale può essere prelevata per soddisfare i fabbisogni dell’uomo. In base al criterio ambientale, a livello mondiale, le aree caratterizzate da scarsità d’acqua sono rappresentate principalmente dal nord-Africa, da alcune aree interne dell’Asia meridionale, da parte dell’Australia e dagli Stati Uniti sud-orientali. Se invece si analizza la scarsità d’acqua dal punto di vista economico, è possibile notare come le aree maggiormente colpite siano quelle dell’Africa centrale e di una parte della penisola indiana.
  • Nel 1995 le aree caratterizzate da un elevato tasso di prelievo delle risorse disponibili (superiore al 20%) erano localizzate nel sud degli Stati Uniti, nel nord-Africa, in alcune aree dell’Europa Occidentale, nella Penisola Arabica e in alcune zone del sud est asiatico.
  • Nello scenario prospettico al 2025 la situazione appare drammaticamente peggiore in termini di rapporto tra risorse utilizzate e risorse disponibili. Si stima infatti che la superficie mondiale caratterizzata da un tasso di prelievo superiore al 20% aumenterà sostanzialmente rispetto al 1995, allargandosi all’intero territorio degli Stati Uniti e buona parte dell’Europa continentale e del sud dell’Asia, con ampie zone localizzate in Africa e nella penisola indiana che registrano tassi superiori al 40%.
  • Si stima che al 2030 l’agricoltura rappresenterà ancora il comparto con il maggiore assorbimento di risorse idriche mondiali, mentre il peso dell’industria rimarrà stabile o tutt’al più in lieve diminuzione, grazie soprattutto all’incremento di efficienza che caratterizzerà i processi produttivi. Il prelievo d’acqua per utilizzi domestici (a partire dalle necessità igienico-sanitarie) subirà, invece, un rapido incremento, sorpassando il settore industriale Nel comparto agricolo, l’apporto idrico pluviale garantisce adeguate risorse all’80% della superficie coltivata a livello mondiale; il restante 20% si basa, invece, sull’irrigazione. Le tecniche di irrigazione consentono però di ottenere rendimenti superiori, essendo responsabili della generazione del 40% della produzione agricola totale. In particolare, l’irrigazione appare essere un elemento chiave per permettere ai Paesi in via di sviluppo (in molti casi caratterizzati da un apporto pluviale limitato) di alimentare la propria popolazione. Tuttavia, a causa della crescita demografica, del permanere di pratiche di irrigazione inefficienti e della crescente competizione in essere per l’utilizzo della risorsa idrica, si stima che una quota compresa tra il 15% e il 35% degli attuali prelievi d’acqua per irrigazione non sarà sostenibile in futuro. Per questo, appare evidente l’esigenza di una riflessione approfondita finalizzata all’individuazione di un modello di crescita realmente sostenibile, che sappia garantire l’accesso al cibo a una popolazione mondiale in crescita, a fronte di risorse idriche sempre più scarse
  • Il livello di interdipendenza tra i Paesi nello scambio virtuale di risorse idriche, già oggi sostanziale, è destinato a crescere ancora in futuro, dato il processo continuo di liberalizzazione del commercio internazionale. La globalizzazione dell’impiego dell’acqua sembra comportare sia rischi che opportunità. Il rischio maggiore è rappresentato dal fatto che le importazioni di prodotti ad alto contenuto d’acqua virtuale implicano l’esternalizzazione degli effetti indiretti dello sfruttamento di questa risorsa dal Paese importatore a quello esportatore. Poiché in molti Paesi l’acqua utilizzata in agricoltura ha un prezzo di gran lunga inferiore al suo valore reale, i costi associati al consumo di acqua da parte del Paese esportatore generalmente non sono pienamente riflessi nel prezzo dei prodotti consumati nel Paese importatore. Questo fattore può generare una situazione di disequilibrio dal punto di vista dell’efficienza e dell’equità degli scambi commerciali, nonché, più concretamente, squilibri nel sistema idrico dei Paesi esportatori. ES. Mappa degli impatti del water footprint esterno dell’Olanda: con diverse gradazioni di arancio è indicato il consumo d’acqua nei diversi Paesi del mondo connesso ai consumi di prodotti agricoli da parte dei cittadini olandesi e sono evidenziati i Paesi in cui il water footprint esterno dell’Olanda (e i prodotti a esso associati) genera impatti sociali e ambientali relativamente elevati. Se ne deduce che i consumi di alcuni prodotti agricoli da parte dell’Olanda, rappresentano una minaccia per l’equilibrio del sistema idrico di altri Paesi (Messico, Sud Africa, Sudan, Spagna, Turchia, India, Cina, ecc.) dai quali l’Olanda importa tali prodotti, a causa delle condizioni di stress e scarsità dell’acqua presenti in queste aree.
  • Un’opportunità derivante della crescente liberalizzazione del commercio internazionale è costituita invece dal fatto che l’acqua virtuale può essere considerata come una fonte d’acqua alternativa. Si tratta, pertanto, di un vero e proprio strumento di governo della disponibilità di risorse idriche da parte di ogni Paese. Infatti, in un’economia sempre più aperta agli scambi, i Paesi che soffrono di un problema di scarsità della risorsa idrica sul proprio territorio possono ridurne la pressione importando prodotti a elevato contenuto d’acqua virtuale da Paesi in cui tale risorsa è più abbondante ed esportando prodotti caratterizzati da un minor contenuto d’acqua virtuale. Infine, il commercio internazionale di acqua virtuale può consentire di ottenere un risparmio del volume d’acqua consumata quando un prodotto viene commercializzato da un Paese con elevata produttività delle risorse idriche (per quel determinato prodotto) a un Paese con una bassa produttività. ES: caso dei rapporti di import-export tra Stati Uniti e Messico. è possibile osservare una forma di ottimizzazione dell’utilizzo dell’acqua nella produzione e commercio di grano, mais e sorgo, grazie alla maggiore produttività dell’acqua per tali coltivazioni riscontrabile negli USA rispetto al Messico. Le derrate prodotte negli USA ed esportate in Messico, infatti, hanno un contenuto d’acqua virtuale nettamente inferiore (7,1 milioni di metri cubi) rispetto a quello che il Messico consumerebbe coltivando questo prodotto direttamente sul suo territorio (15,6 milioni di metri cubi). In ottica di risorse idriche globali, il risparmio netto ammonta a 8,5 milioni di metri cubi.
  • Le profonde trasformazioni strutturali oggi in atto a livello globale (crescita demografica, sviluppo economico accelerato di alcuni Paesi emergenti, aumento del consumo di energia su scala planetaria, ecc.) impongono una sempre più attenta valutazione del profilo di sostenibilità di medio lungo termine delle attuali dinamiche di sviluppo socio-economico. La pressione esercitata sulle risorse naturali in varie regioni del mondo è infatti fortissima e le preoccupazioni legate tanto a un loro uso più efficiente quanto al contenimento degli effetti maggiormente negativi dei processi di crescita economica sono crescenti. Destano inquietudine, in particolare, le conseguenze sul clima terrestre dell’attività dell’uomo. Il cambiamento climatico si è infatti imposto nell’ultimo decennio all’attenzione dei Governi dei principali Paesi industrializzati, diventando uno dei temi più rilevanti dell’agenda politica internazionale
  • Le profonde trasformazioni strutturali oggi in atto a livello globale (crescita demografica, sviluppo economico accelerato di alcuni Paesi emergenti, aumento del consumo di energia su scala planetaria, ecc.) impongono una sempre più attenta valutazione del profilo di sostenibilità di medio lungo termine delle attuali dinamiche di sviluppo socio-economico. La pressione esercitata sulle risorse naturali in varie regioni del mondo è infatti fortissima e le preoccupazioni legate tanto a un loro uso più efficiente quanto al contenimento degli effetti maggiormente negativi dei processi di crescita economica sono crescenti. Destano inquietudine, in particolare, le conseguenze sul clima terrestre dell’attività dell’uomo. Il cambiamento climatico si è infatti imposto nell’ultimo decennio all’attenzione dei Governi dei principali Paesi industrializzati, diventando uno dei temi più rilevanti dell’agenda politica internazionale
  • Nel sondaggio del 2002 la categoria principale di problemi ambientali sono stato quelli connessi alla sicurezza industriale (nucleare 50%, disastri industriali 45%) inquinamento atmosferico (44%,) disastri naturali (43%), inquinamento idrico (acque del rubinetto, 42%, mari 42%, fiumi e laghi e la progressiva “eliminazione” delle foreste tropicali. Questo tipo di problemi sono quelli che sono stati oggetto delle comunicazioni dei media per i 30 anni precedenti Nella seconda categoria di problemi vengono invece indicati: distruzione dello strato di ozono (39%), il climate change (39%) e altri quali pesitcidi (36%) A partire dai sondaggi del 2002 , nella sezione dedicata a mappare i principali problemi ambientali e la preoccupazione da questi generata tra i cittadini, le domande relative a “I possibili mutamenti del clima terrestre provocati dall'anidride carbonica proveniente dalla combustione dei prodotti petroliferi” oppure al “global warming” (greenhouse effects) vengono sostituite con “ climate change ” Il fenomeno , che appare ampliarsi col passare del tempo, coinvolge direttamente o indirettamente molti aspetti del generale «stile di vita» di un numero ormai consistente di persone e influenza in modo significativo le loro scelte di consumo . evoluto nel tempo con maggiore presa di coscienza (comportamento) nonché informazione. (gente più informata e la gente vuole sapere) Piazzambiente.com
  • Le ricerche scientifiche effettuate sul cambiamento climatico confermano che è già una realtà e che non farà altro che accentuarsi in futuro. Alcune evidenze del cambiamento climatico registrate sono:
  • I modelli di simulazione dei trend di crescita delle temperature che ricorrono esclusivamente all’agire di forze naturali (evidenziati in figura con la fascia colorata azzurra) non sono in grado di spiegare il trend di riscaldamento medio osservato (linea nera). Questi ultimi sono invece in linea con gli andamenti simulati dai modelli che considerano sia forze naturali che forze antropiche (fascia rosa)
  • Precipitazioni : le precipitazioni totali sono diminuite di circa il 5% a secolo su tutto il territorio nazionale, con maggiori riduzioni nei periodi primaverili (intorno al 9%). La riduzione più accentuata ha interessato in modo particolare le regioni centro-meridionali dove ha raggiunto il 15% nell’ultimo secolo. Il numero complessivo dei giorni di pioggia si è ridotto di circa 6 giorni per secolo nelle regioni settentrionali e di circa 14 giorni in quelle centrali e meridionali. Anche questa diminuzione si è verificata soprattutto negli ultimi 50 anni
  • L’incremento della popolazione mondiale cui si è assistito nel corso del XX secolo (da meno di 2 miliardi di persone nei primi anni del Novecento ai più di 6 miliardi attuali) ha generato un’enorme pressione sulle risorse naturali a livello globale, conducendo a un aumento dello sfruttamento del suolo a uso agricolo (solo in parte mitigato dalle innovazioni produttive e tecnologiche che hanno permesso nel corso del secolo di ottenere un significativo incremento delle rese per ettaro coltivato) e delle risorse idriche mondiali
  • L’agricoltura e il cambiamento climatico si caratterizzano per una complessa relazione di causa-effetto. La pratica dell’agricoltura, produce rilevanti volumi di gas a effetto serra, principale causa del cambiamento climatico. Al tempo stesso però, subisce gli impatti negativi del climate change, in termini di riduzione della produttività e di incremento dei rischi legati alla sicurezza alimentare. Le soluzioni capaci di interrompere questo circolo vizioso sembrano al momento riconducibili principalmente a due macro ambiti: la rilocalizzazione delle produzioni agricole e l’innovazione nelle tecniche di gestione e nelle pratiche agroalimentari
  • L’attività agricola è responsabile della produzione di gas serra per una quota pari al 33% del totale delle emissioni annuali nel mondo. Questa quota è generata per il 46% da protossido di azoto , proveniente prevalentemente da attività concernenti L’utilizzo del terreno agricolo e l’impiego di energia, per il 45% da emissioni di metano , derivanti soprattutto dalla fermentazione enterica degli animali (27%), dalla risicoltura (10%) e dalla gestione dei fertilizzanti organici (7%) e per il 9% da anidride carbonica. Dai dati si intuisce come le attività agroalimentari contribuiscano in misura piuttosto modesta alla produzione di anidride carbonica, ma in misura più rilevante alla generazione di protossido d’azoto e metano, a causa delle attività relative all’allevamento e alla risicoltura e, in parte, alla fertilizzazione del suolo Il contributo dell’agricoltura alla produzione dei gas serra mondiali è aumentato nel corso degli anni : si è passati dai 39 miliardi di tonnellate del 1990 ai 49 miliardi di tonnellate del 2004, con una crescita percentuale del 25,6% CH 4 = metano – una unità di metano corrisponde a 21 unità di CO 2 N 2 O = protossido di azoto – u na cui unità corrisponde a 310 unità di CO 2
  • Dal Libro di Carraro + altre fonti
  • Anche ipotizzando l’azione dell’effetto di carbon fertilization , a parità di superficie agricola utilizzata, la produttività in agricoltura nei prossimi 70 anni è destinata a diminuire a causa dei cambiamenti climatici in misura estremamente significativa su scala globale ( -38,1 miliardi di $ ). In assenza di tale effetto, la perdita di produttività sarebbe addirittura pari a 186,5 miliardi di $ A livello europeo non si prevedono invece forti sconvolgimenti, salvo un forte incremento di produttività nei Paesi nord europei. In Europa il verificarsi o meno dell’effetto di carbon fertilization può portare a situazioni molte diverse tra loro
  • L’Italia rischia, a seconda degli scenari delineati con o senza carbon fertilization , una perdita di quasi 2,4 miliardi di dollari l’anno in termini di produzione agricola in assenza di carbon fertilization , mentre nel caso migliore, che considera la presenza di carbon fertilization , si registrerà un incremento di produttività di quasi 2,1 miliardi di dollari
  • A livello globale, si assiste ad un forte decremento di produttività nei Paesi del sud del Mondo, nella fascia equatoriale e nei Paesi del sud del bacino del Mediterraneo, ed un incremento meno marcato nei Paesi del nord del Mondo, con un effetto netto di “spostamento” verso nord della fascia più fertile del territorio
  • 1. Si tratta di un indicatore che mette in relazione il consumo umano di risorse naturali con la capacità del nostro pianeta di rigenerarle, e misura l’area biologicamente produttiva necessaria per produrre le risorse consumate dall’uomo e per assorbire i rifiuti che genera. Poiché considera tutte le principali categorie di territorio interessate dalle attività dell’uomo e le riconduce ad una misura comune (ettaro globale equivalente), attribuendo a ciascuna un peso proporzionale alla sua produttività media mondiale, appare un indicatore allo stesso tempo completo, intuitivo e facilmente comunicabile. Può essere rilevante tanto a livello di Governi ed Istituzioni, quanto a livello di singole aziende e consumatori finali. Rappresenta per i Governi sia uno strumento per monitorare e regolamentare l’effettivo impatto ambientale delle attività che si sviluppano sul proprio territorio, sia per valutare e misurare i risultati delle politiche di sostenibilità messe in atto, in modo da poter sviluppare anche sistemi premianti/sanzionatori Per le aziende può rappresentare sia uno strumento capace di valutare la sostenibilità ambientale dei propri processi produttivi, in modo da individuare le aree di ottimizzazione ed ottenere così dei miglioramenti in chiave competitiva, sia un indicatore utilizzabile nelle logiche di comunicazione e marketing; infatti, se impiegato per misurare l’impatto ambientale dei singoli prodotti e servizi, viene percepito dal consumatore come testimonianza dell’attenzione posta dall’azienda ai temi di sostenibilità ambientale. Può rappresentare per il singolo consumatore finale uno strumento semplice per accrescere la consapevolezza dell’impatto delle proprie abitudini (tra cui quelle alimentari) sul Pianeta e valutare e indirizzare le proprie scelte dal punto di vista della sostenibilità ambientale. 2 Al di là delle specifiche soluzioni adottate (imposizione fiscale, mercato di scambio di certificati, ecc.), due devono essere le caratteristiche essenziali di una buona politica economica volta a superare le criticità del climate change : - l’efficacia dei risultati complessivi, in assenza di elementi fortemente distortivi dei comportamenti. l’equità sostanziale delle soluzioni individuate. Da questo punto di vista va sottolineato l’aspetto segnaletico della leva fiscale e dei sistemi di incentivi / disincentivi nell’orientare i comportamenti della collettività. Per questo, occorre che – al di là delle specifiche soluzioni individuate – i costi associati a comportamenti non corretti, nella misura in cui conosciuti, siano ripartiti equamente lungo l’intera filiera approvvigionamento- produzione-distribuzione-consumo.
  • 4. A differenza di quanto comunemente ritenuto, l’agricoltura si configura sempre più come un complesso insieme di attività il cui contenuto di conoscenza e tecnologia è sottovalutato. Il livello delle conoscenze scientifiche disponibili, incorporate all’interno di prassi e tecniche di coltivazione ecosostenibili, è infatti significativo. Occorre però che tale know how diventi un patrimonio diffuso e condiviso, anche e soprattutto con riferimento agli aspetti di tutela del territorio. In generale, senza doversi necessariamente spingere alla frontiera della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica, è evidente l’intrinseca natura di settore a fortissimo contenuto di conoscenza dell’attività agroalimentare. Appare perciò prioritaria la promozione di forti investimenti in formazione e nel trasferimento di conoscenze provenienti dal mondo scientifico alla realtà concreta della produzione agricola e zootecnica, soprattutto in alcune aree del Mondo (Paesi in via di sviluppo). La semplice adozione di prassi ottimali e tecniche di gestione all’avanguardia, rispetto ai migliori standard ( Best Tecniques ), costituirebbe di per sé un significativo passo avanti nella direzione della sostenibilità ambientale. l’impatto ambientale dei fertilizzanti e il loro corretto uso. I fertilizzanti inorganici hanno avuto l’enorme merito di garantire guadagni di produttività impensabili prima del loro avvento su scala industriale. D’altra parte, sono purtroppo note anche le conseguenze negative legate al loro impiego: inquinamento ambientale, emissione di gas ad effetto serra, impoverimento dei suoli. Ciò che oggi sta accadendo, con una presa di coscienza importante anche da parte dei produttori di fertilizzanti più responsabili, è la promozione di migliori prassi di impiego al fine del contenimento degli effetti più dannosi, oltre che la ricerca di prodotti a sempre minor impatto ambientale.

NutritionCamp. Water management and climate change - Luca Ruini NutritionCamp. Water management and climate change - Luca Ruini Presentation Transcript

    • Position Paper BCF&N
      • Water Management
      • Climate Change, Agriculture and Food
      • Luca F. Ruini – Corporate HSE&E Barilla
    Parma, 26 giugno 2009
  • WATER MANAGEMENT
  • “ ... we can contain it, divert it, collect it, purify it, package it, transport it and transform it, the only thing we can’t do is manufacture water which makes managing it an imperative” World Bank “Water Program”, 2008 WATER MANAGEMENT
  • Logical-interpretative description of the reference scenario FRESH WATER: Renewable but Limited Resource Demographic Growth Increasing affluence and lifestyles changing Urbanization Economic Growth and Expansion of Business Activity Climate Change Pollution and Water Waste Main Challenges WATER SCARCITY Physical Growing Water Demand Economic Vs FUTURE SCENARIOS Institutional and legal framework (Policy, law, finance) Technology
    • Overall, our planet has available approximately 1.4 billion km 3 of water
    • Only 2.5% of this is freshwater
    • It is estimated that only 9-14 thousand km 3 of water, equal to approximately 0.001% of the total, is actually available for use by man , in terms of meeting suitable quality criteria and being accessible at acceptable costs
    Allocation of the world’s water resources Source: The European-House Ambrosetti re-elaboration from “Water at a glance”, FAO Water, 2006
  • Freshwater resources are distributed unevenly
    • Freshwater resources are distributed unevenly among the regions of our planet: nine countries alone (Brazil, Russia, China, Canada, Indonesia, the United States, India, Colombia and the Democratic Republic of the Congo) possess 60% of the total resources
    Freshwater availability (m 3 per capita per annum) Source: “Facts and Trends – Water”, World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) , 2006
  • Use of water resources per sector type (1/2) Source: “Facts and Trends – Water”, World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) , 2006
    • Agriculture-related use accounts for approx. 70% of global water consumption
    • This value is even higher in Countries with a medium-to-low income (in some developing countries it reaches as much as 95%), while in developed countries industry tends to weigh predominantly on total consumption
  • Industrial use Agricultural use Domestic use Source: “Water at a glance”, FAO Water, 2006 Use of water resources per sector type (2/2)
  • Use of water resources per domestic use
    • The UN fixes the minimum daily per capita requirement of water for primary needs connected with food and hygiene at 20-50 litres per day
    • More than one person out of six in the world does not reach this standard
    Population with access to drinking water Source: The European-House Ambrosetti re-elaboration from AQUASTAT database, FAO, 2006
  • Main factors affecting the growth in the demand for water resources
    • Demograthic growth and urbanizzation
    • Economic growth and expansion of economic
    • activities
      • Changes in life style habits and in dietary habits
      • Climate change
  • Areas with environmental and economic water scarcity Source: Comprehensive Assessment of Water Management in Agriculture, 2007 Little or no water scarcity Economic water scarcity Approaching physical water scarcity Physical water scarcity Not estimated
  • Water scarcity : 1995 Source: “Business in the world of water. WCCSD Water Scenarios to 2024”, WBCSD , 2006 Amount of water used compared to resources available - 1995 Over 40% From 40% to 20% From 20% to 10% Less than 10%
  • Water scarcity future scenario: 2025 Source: “Business in the world of water. WCCSD Water Scenarios to 2024”, WBCSD , 2006 From 20% to 10% Over 40% From 40% to 20% Less than10% Amount of water used compared to resources available - 2025
  • Water use per sector: future prospects Source:“Facts and Trends – Water”, World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) , 2006
    • it is estimated that between 15% and 35% of water withdrawals for irrigation will not be sustainable in the future
    • Models and instruments for integrated water management Prepare policies, models and integrated management tools to effectively take on problems tied to water resources.
    • Innovation and technology to increase water productivity Break the existing correlation that is very strong today, between economic growth, demographic growth and the consequent increase in the levels of water consumption
    • Lifestyles and consumption with a lower virtual water content Orient the behaviour of individuals and consumption models towards lifestyles that imply more responsible utilization of water
    • Wide-scale commitment and responsibility to guarantee access to water
    • Foster access to water for populations which currently find themselves disadvantaged from this standpoint, by promoting necessary investment and removing technical and political constraints
    Recommendation: 7 areas of intervention (1/2)
    • Efficient localization of cultivation and virtual water trade for global savings of the water resources consumed Re-think on a global scale localization of production of goods with greatest impact on water consumption from an efficiency standpoint
    • W ater neutrality to bring about a reduction in the consumption of water and compensation of external factors due to exploitation Further develop the concept of water neutrality68, as a way of efficiently taking on the totality of issues tied to limiting consumption of water resources and as a tangible instrument in promoting more efficient use of this resource
    • Correct economic exploitation of water resources for effective management and more efficient use Rethink the functioning of the markets on which water is traded through definition of economic mechanisms and models characterized by enhanced efficacy and efficiency through the creation of economic models which are capable of precisely defining the economic value associated with water use
    Recommendation: 7 areas of intervention (2/2)
  • “ Business water footprint accounting”, UNESCO-IHE, 2008 Green Water Blue water Grey water Total rainwater evapotranspiration during the crop growth (from fields and plants) Volume of surface and groundwater evaporated as a result of the production of the product or service (irrigation water and operational water for industrial use) Volume of polluted water 3 – WATER FOOTPRINT DEFINITION Water Footprint measures the water consumption in terms of water volumes consumed (evaporated) and/or polluted per unit of time NB: Is also considered water from plant transpiration. BUSINESS WATER FOOTPRINT
  • From waterfootprint.org 3 – WATER FOOTPRINT FOOD 15.500
  • 3. Lifestyles and consumption with a lower virtual water content (1/4) Source: The European House-Ambrosetti re-elaboration from Water Footprint Network, www.waterfootprint.org e A.Y. Hoekstra, A.K. Chapagain, “Water footprints of nations: Water use by people as a function of their consumprion pattern”, 2007 Average virtual water content of some products (litres per unit of products) (litres per 1 kg of products)
  • INDIVIDUAL DAILY USE DRINKING : 2 – 5 litres VEGETARIAN DIET: approx. 1.500 litres MEAT-REACH DIET: approx. 4.000 litres + 3. Lifestyles and consumption with a lower virtual water content (2/4)
  • 3. Lifestyles and consumption with a lower virtual water content (3/4) Impact of changes in eating habits on the virtual content of the average American diet (litres per person per day) Source: The European House-Ambrosetti re-elaboration from Renault D., Wallender, W.W., “Nutritional Water Productivity and Diets: From «Crop per drop» towards «Nutrition per drop»”, Agricultural Water Management, 2000 Poultry replaces 50% beef 25% reduction animal products Vegetal products replaces 50% red meat 50% reduction animal products
  • Water Footprint of an average Italian citizens, m 3 per annum Simulation obtained using Footprint Calculator and Water Footprint Network data, 2009 3. Lifestyles and consumption with a lower virtual water content (4/4) Water savings related to more virtuous domestic behaviour Water savings related to more virtuous dietary choises Full load washing machine use Reduce the number of washing machine wash - 15% - 5% 2.332 1.868 WF of an average Italian citizens WF of a “ responsibilised citizen ” in Italy  +25% cereals  - 35% meat  - 15% dairy  - 25% eggs  +60%vegetables  +50% fruits  ...  - 50% shower time    … - 20%
  • 5. Efficient localization of cultivation and virtual water trade for global savings of the water resources consumed Greater attention to the localization of cultivation, also incorporating water efficiency into the system of variables that lead to the choice of a location. In particular, choices involving production location could take advantage of the opportunities to maximize consumption of green water , instead of blue water
  • 5. Efficient localization of cultivation and virtual water trade for global savings of the water resources consumed Globalization of water use: the risk of “water colonialism” Source: A.Y. Hoekstra, A.K. Chapagain, “ Water Neutral: reducing and offsetting the impacts of water footprints”, Value of Water, Research Report Series No. 28, march 2008
  • 5. Efficient localization of cultivation and virtual water trade for global savings of the water resources consumed Globalization of water use: the virtual water trade opportunity Source: Ashok K. Chapagain, Arjen Y. Hoekstra, “The global component of freshwater demand and supply: an assessment of virtual water flows between nations as a result of trade in agricultural and industrial products”, 2006 USA Mexico wheat, maize and sorghum National water loss: 7,1 million m 3 National water saving: 15,6 million m 3 Global water saving: 8,5 milioni m 3
  • CLIMATE CHANGE , AGRICULTURE AND FOOD
  • “ The challenge of climate change, and what we do about it, will define us, our era, and ultimately, our global legacy” Ban Ki-Moon General Secretary UN Position Paper: Climate Change, Agriculture and Food
  • Perception of Climate Change: historic evolution 2001-2008
    • In surveys conducted in 2002, 2004 and 2008, perception of climate change as a source of preoccupation for potential generated impacts on the environment rose from 5 th to 1 st position
    Note: The total is more than 100% because multiple responses were allowed for the questions asked Source: TEH-Ambrosetti re-elaboration from Eurobarometer, “Europeans and the Environment”, 1982-1995 Changes in perception of European citizens regarding certain factors of risk for the environment % % % 2002 2004 2008
  • Main evidences of climate change (1/2)
      • Overall increase in temperature on a global scale
      • Melting and resulting decrease of land and marine surfaces covered by ice
      • Rise in the sea level
      • Variation in regional precipitation levels and its intensity, as well as an increase in the frequency of “extreme” phenomena (flooding, drought, etc.).
  • Main evidences of climate change (2/2) Source: “Fourth Assessment Report: Climate Change 2007: Synthesis Report. Summary for Policymakers ”, IPCC, 2007
    • The average overall temperature increase recorded on a global level between the average of the period 1850-1899 and the 2001-2005 one was 0.76 °C
    • The years between 1997 and 2008 were among the hottest ever recorded
    • Eight of the ten hottest years ever recorded have been those since 2001
    Source: The European House-Ambrosetti from NOAA data, http://www.ncdc.noaa.gov e IPCC Main evidences of climate change : increase in temperature (1/2) Note : recorded anomalies in average temperature10 from the period 1901-2000
  •       Source: “Fourth Assessment Report: Climate Change 2007: Synthesis Report. Summary for Policymakers ”, IPCC, 2007 Main evidences of climate change : increase in temperature (2/2)
    • The generalized warming seen in the last 50 years cannot be explained solely by the effect of natural forces and that the influence of outside forces (anthropogenic interference) must also be taken into consideration
  • Source: NASA/Goddard Space Flight Center 1979 2005
    • Compared with 1979 levels, the extent of the ice cap on the Arctic Sea has decreased by 20%
    Extension of the ice cap on the Arctic Sea , 1979-2005 ( Extension of the ice cap on the Arctic Sea in the moment of minimum extent) Main evidences of climate change: contraction of glaciers and snow cover
  • Main evidences of climate change: rise in the sea level
    • On a global level, the estimated total rise over the 20th century was 0.17 m
    • The average sea level worldwide has increased at an average rate of 1.8 mm per year between 1961 and 2003. The rate of growth was higher during the period 1993-2008: approx. 3.4 mm per year
    Source: “Fourth Assessment Report: Climate Change 2007”, IPCC, 2007
  • Main evidences of climate change : precipitation
    • Despite the fact that there is significant variability in terms of geographical area and time frames, and although for some regions only limited data is available, significant increments have been observed for the period 1900-200515 in the eastern areas of North and South America, in Northern Europe and in Northern and Central Asia . On the contrary, a diminution has been noted in countries in the sub-tropical area (between the 10 th and 30 th northern latitudes)
    Source“Fourth Assessment Report: Climate Change 2007”, IPCC, 2007 + = Significant trends (5%)
  • Main evidences of climate change in Italy Source: ENEA - Progetto Speciale Clima Globale, WWF Italy Average annual temperatures + 1,7 °C (last two centuries) Approx. - 5% per century - 6 giorni (ultimi 50 anni) - 14 giorni (ultimi 50 anni) Areas at risk of desertification amount to over 1/5 of Italy’s surface area
    • 10% circa
    • (ultimi 50 anni )
    Decrease in Water resources 47% 31.2% 60% 54% Mediterraneo : il tasso di crescita degli ultimi 100 anni è compreso fra 1,3-2 mm/anno. Secondo i trend attuali, nel 2090 circa 4.500 chilometri quadrati di aree costiere e pianure sono a rischio inondazione (innalzamento previsto 18-30 cm)
  • Climate change main drivers
    • SOCIO-ECONOMIC DEVELOPMENT
    • Population
    • GDP
    • Energy system
    • Industry, Agriculture and land use
    • Socio-cultural preferences
    • Production and consumptions patterns
    GREENHOUSE GASES (GHGs) EMISSIONS ARE THE MAIN DRIVER OF THE CLIMATE CHANGE PROCESS
  • Climate change main drivers: greenhouse gases Global anthropogenic emissions of GHGs, by sector, 2004
    • Since the pre-industrial period, global emissions of greenhouse gases have increased of 70% between 1970 and 2004; (1970-2004)
    • The most significant amount of greenhouse gas was generated by activities related to energy supply , transport and, in general, to those that were industry-related
    Source: “ Fourth Assessment Report: Climate Change 2007”, IPCC, 2007 Atmospheric concentration of the main GHGs, 0-2005
  • The Impacts/1 Climate change global implications IMPLICAZIONS Forestry: Biodiversity at risk Species number and geography concentration Vegetation health and productivity Health: Infectious diseases Mortality caused by extreme events Air quality – chronic respiratory diseases Energy and Industry: Localization Changes in energy demand and supply Water resources: Availability and quality of water resources Competition Transboundary waters issues Agriculture: Alteration of crops productivity Changes in water resources needs Coastal erosion: Erosions and flooding Wetlands changes and alteration
  • The relationship between climate changes and the agricultural sector
  • The main greenhouse gases produced by the agricultural sector
    • Agriculture accounts for the production of approximately 33% of all annual greenhouse gas emissions worldwide
    The European House-Ambrosetti re-elaboration from WRI CAIT Agriculture 33% Other sectors 67%
  •     The main greenhouse gases produced by the agricultural sector Source: The European House-Ambrosetti re-elaboration based on “State of the World 2009”, 2009
  • Carbon fertilization and productivity * About 550 ppm Source: The European House-Ambrosetti re-elaboration from W. Cline, Global Warming and Agriculture, Centre for Global Development, 2007
    • An increase in CO 2 emissions not only raises the temperature of our planet and damages agriculture, but it also has a positive effect on agriculture itself by alleviating the adverse effects related to overheating
    • CO 2 is an input into chlorophyll photosynthesis which utilizes solar energy to convert carbon dioxide into oxygen and other organic components
    • High concentrations of CO 2 intensify the process of photosynthesis and closure of plant stomata with a resulting reduction in their loss of water
    the presence – or lack of presence – of carbon fertilization has a significant influence on future forecasts regarding the impact of planet overheating on agricultural production a number of laboratory studies have shown how wheat exposed to high concentrations of CO 2 registered a 31% increase in yield. Nonetheless, in experiments run on fields in the open, the yield increase was between 7% and 11%
  • India, Mexico, Australia and Brazil will be the areas hardest hit
      • Impacts on agricultural output as of 2080
    Source: The European House-Ambrosetti elaboration from Peterson Institute for International Economics Even in the presence of carbon fertilization, world annual agricultural production would decrease by almost 40 billion dollars
  • In Europe carbon fertilization neutralizes the negative effects of overheating
      • Impacts on agricultural output as of 2080
    Source: The European House-Ambrosetti elaboration from Peterson Institute for International Economics
  • Equatorial areas will be the most heavily hit Source: The European House-Ambrosetti re-elaboration from Peterson Institute for International Economics data
      • Impact on agricultural production as of 2080 without carbon fertilization
  • Source: The European House-Ambrosetti re-elaboration from Peterson Institute for International Economics data With carbon fertilization the northern hemisphere will see substantial improvement
      • Impact on agricultural production as of 2080 with carbon fertilization
    • Bacteria, viruses and protozoan parasites
    • Zoonosis and zoological diseases
    • Toxic fungi and microtoxin contaminations
    • Toxic algae
    • Environmental contamination and chemical residues in the food chain
    Food Safety enemies
    • A shared responsibility
    • The current economic crisis must not be seen as an adequate reason for postponing discussion and resolution of such serious problems as those linked to climate change. It should be instead seen as the ability to create an opportunity to shift toward a low carbon emission economy
    • According to the nature and mission of the Barilla Center for Food & Nutrition, the recommendations given below regard the agrifood sector and, more specifically, the food sector
    Racomendations: the 3 assumption considered Research Centres Universities NGO ONG/Centri di Ricerca/ Universit à Policy Makers Policy Makers Produttori Agricoltori Distributori Producers Farmers Distributors Analysis, strategy and control Supply Consumption Families
    • Promote and spread the use of objective environmental impact indicators that are simple and can be communicated at all levels It is essential to emphasize the use of the Ecological Footprint in addition to the Carbon Footprint , as a comprehensive instrument for measuring the environmental impact of individuals, companies (production and distribution within each and every sector), and countries. It evaluates the best strategies for intervention and measures their progress
    • Encourage economic policies and a system of fair, effective incentives/disincentives The adoption of economic policy instruments that, for example apply mechanism of internalization of emissions costs, are increasingly being adopted and this is an essential condition for passage to a more sustainable economic arrangements
    • Re-localize crops, reduce incidence of zootechnical activities, protect forests
    Recommendation: 6 priority areas on intervention (1/2)
    • Encourage technological innovation and promote sustainable agricultural policies (best practice) we need to step on the accelerator of technological innovation and on transfer knowledge from research to concrete applications. The introduction of more eco-friendly fertilizers and best practices are key issues.
    • Promote transparent communication policies (up to green labelling)
    • Promote eco sustainable life styles and diets
    Recommendation: 6 priority areas on intervention (1/2)
  • 2 – CARBON FOOTPRINT IL CARBON FOOTPRINT Carbon footprint represent the total amount of greenhouse gases (GHG) produced to directly and indirectly support human activities, usually expressed in equivalent tons of CO 2 . The carbon footprint calculation have to follow an life cycle assessment approach, analysing every producing phases to evaluate each impact. For the own easily comprehension it is used as an environmental comunication instrument for international relationships.
  • 4 – ECOLOGICAL FOOTPRINT ECOLOGICAL FOOTPRINT www.footprintnetwork.org Is a measure of how much biologically productive land and water an individual, population or activity requires to produce all the resources it consumes and to absorb the waste it generates using prevailing technology and resource management practices
    • The evidence produced have shown how, in the scenario deemed most likely, there will be a future decrease in agricultural productivity , without any radical intervention and sown surface being equal
    • Climate change could have a negative effect on some geographic areas and their ability to guarantee adequate levels of production vs. the current volumes
    • We could see the best latitudes for agriculture shift northward for an extremely significant percentage of the crops
    • We need to set a clear view of the possible future development of the scenario and make economic policy choices with a transnational view
    3. Re-localize crops, reduce incidence of zootechnical activities, protect forests
    • We are seeing the continuous growing of zootechnic and use of the territory for the related activities
    • On one hand, zootechnical management processes should be optimized in order to reduce the environmental impact
    • On the other, even before the production model, dietary model must be reviewed as it is excessively tilted toward the consumption of meat and zootechnological derivatives
    3. Re-localize crops, reduce incidence of zootechnical activities, protect forests
    • Finally, we must protect the Planet’s forestry resources much more efficiently than we have up till now, allocating agricultural activities on the basis of their environmental impact
    • Forests, in fact, play a fundamental role in the biological equilibrium of the Earth. The indiscriminate use of land, through deforestation – a practice that is taking place in Indonesia in order to make way for new plantations of palm oil – generates extremely serious damage inasmuch as it reduces the Earth’s biocapacity
    3. Re-localize crops, reduce incidence of zootechnical activities, protect forests
    • Adoption of green labelling policies that, for example, have already been successfully tested, in the area of energy efficiency
    • However, there must be clear-cut guidelines for how to calculate environmental indicators (i.e., grams of CO2), and what and how to communicate in order to guarantee correct, clear and, above all, verifiable information
    5. Promote transparent communication policies
  • 2 – CARBON FOOTPRINT IL CARBON FOOTPRINT Carbon footprint represent the total amount of greenhouse gases (GHG) produced to directly and indirectly support human activities, usually expressed in equivalent tons of CO 2 . The carbon footprint calculation have to follow an life cycle assessment approach, analysing every producing phases to evaluate each impact.
  • ITALIAN CASE: IMPATTO ZERO LABEL The project called Impatto Zero® (Null Impact) born to demonstrate environmental compensation methods (like reforestation, renewable energy…) against greenhouse gases emission during production (carbon footprint). This project is made by Lifegate , an Italian company working in comunication, and is one of the most interesting cases in Italy. www.lifegate.it
    • Even because of the global population increase seen over the last few decades, life styles tend to have an increasing effect on the ecological balance of the Planet
    • Above all, in the food sector, the models we have seen arise are contradictory to the goals of environmental protection :
      • increased consumption of meat reflects the rise in the economic condition of entire populations and the spread of some western dietary models
      • deseasonalization of consumption of fruits and vegetables by “forcing” of natural processes
      • globalization of trade in agricultural goods to the detriment of local consumption, resulting in increased release of greenhouse gases due to transportation
    6. Promote eco sustainable life styles and diets
  • 6. Promote eco sustainable life styles and diets The food pyramid and the environmental pyramid Food Pyramid Environmental Pyramid High Low Portions suggested