L’USURA A VITERBO E NEL LAZIO

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Rapporto SOS Impresa: L'Usura a Viterbo e nel Lazio. (2010/ 2011)

Montalto di Castro, 5 aprile, 2011.

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L’USURA A VITERBO E NEL LAZIO

  1. 1. L’USURA A VITERBO E NEL LAZIO MONTALTO DI CASTRO, 5 APRILE 2011
  2. 2. UN QUADRO D’INSIEMELa crisi economica che si trascina ormai da diverso tempo, il calo dei consumi, la perdita d’acquisto di salarie stipendi, l’impoverimento della classe media, cui bisogna aggiungere dissesti e scandali finanziari edemergenze non previste, espongono nostro Paese in una situazione simile a quella del biennio 90-92. Annidi congiuntura economica negativa e di una caduta verticale di fiducia nelle Istituzioni, e in cui il fenomenodell’usura emerse come un dramma sociale diffuso.E’ nei forti periodi di crisi, infatti, che il bisogno impellente di denaro liquido trova nel mercato usuraio unosbocco, un’apparente soluzione per tanti che non intravedono altre vie d’uscita a situazioni che diventano,giorno dopo giorno, sempre più difficili da gestire.La crisi è seria, molto seria, minimizzarla o nasconderla non ha senso. Sono diversi gli indicatori economici ele fonti che ne confermano la gravità. Queste, in modo pressoché unanime, rendono l’immagine di un’Italiain affanno con famiglie ed imprese sempre più indebitate e con sempre minori strumenti per gestire l’inde-bitamento.Ormai, da qualche anno, il ricorso al credito al consumo, virtuoso e produttore di crescita economica se fi-nalizzato all’acquisto di beni durevoli e/o di lusso, è finalizzato alla copertura di spese di gestione familiare.Sintomo evidente della perdita di un potere di acquisto di redditi e salari: una sostanziale mancanza di liqui-dità per le spese correnti.Secondo il bollettino economico della Banca d’Italia del Lazio:Nella prima metà del 2009 la congiuntura per l’economia laziale ha mostrato un’elevata variabilità; nel pri-mo trimestre si è approfondita la caduta dell’attività economica iniziata nell’anno precedente, mentre nelsecondo trimestre è prevalsa una fase di lieve recupero degli ordinativi, che si mantengono su valori storica-mente bassi. Nel primo semestre dell’anno le esportazioni laziali si sono notevolmente ridotte, con cali piùampi della media per i settori della chimica, della gomma e plastica, del tessile e dell’abbigliamento. È dimi-nuito il numero di occupati nella regione e il tasso di disoccupazione è aumentato; la contrazione dell’attivi-tà produttiva si è riflessa nel forte aumento degli interventi di Cassa integrazione guadagni. I prestiti banca-ri alla clientela residente nella regione alla fine del primo semestre del 2009 hanno mostrato complessiva-mente una diminuzione; si è ridotto il credito alle società finanziarie e hanno decelerato i finanziamenti alleimprese e alle famiglie. I flussi di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti sono lievemente aumentati. È dimi-nuito il ritmo di crescita dei depositi bancari; si è tuttavia incrementata la componente dei conti correnti,per una maggiore propensione verso attività più liquide.1Ancora più precise le analisi della Camera di Commercio di Viterbo che, a pagina 10 del Rapporto Polos2008, scrive:1 Banca D’Italia, Economie regionali. L’economia del Lazio nel primo semestre 2009,Novembre 2009
  3. 3. (…) Tuttavia, il sistema creditizio italiano non rischia il fallimento, anzi, nell’ambito delle economie occiden-tali è quello dimostratosi più solido. Non solo, anche l’economia del nostro Paese si è dimostrata menoesposta alle fluttuazioni congiunturali.La provincia di Viterbo, per il modello di sviluppo perseguito, accentua tale caratteristica, mostrando una di-namica in cui, per il momento, l’incidenza della crisi sembra rimarcare le difficoltà strutturali e gli squilibrisocio economici già emersi nel corso delle scorse edizioni degli Osservatori economici e che sono i seguenti:• La contenuta capacità competitiva• La difficoltà di creazione della ricchezza• L’innovazione ancora poco marcata• La terziarizzazione di tipo tradizionale• L’importanza delle filiere produttive tradizionali• La rilevanza del mercato locale• Le difficoltà del mercato del lavoro• I deficit infrastrutturali(…) Volendo verificare la durata dell’impatto della crisi in provincia, i due terzi degli imprenditori locali(66,9%) sostengono che essa manifesterà il picco nel 2009, con particolare riferimento al II semestre(36,4%), riducendo l’effetto stagionale dell’agricoltura, del turismo e del commercio natalizio sulla crescitadel sistema economico. Il 24,1% delle imprese afferma che la crisi dispiegherà gli effetti più seri nel 2010.2In altri termini, la crisi del sistema finanziario internazionale che, come ben sappiamo, viene da lontano, haripercussioni negative sull’economia reale, sia, come logica conseguenza, sui circuiti creditizi e sui sistemibancari delle economie più avanzate. Sebbene il modello bancario italiano abbia mostrato una maggiore te-nuta rispetto a quello delle altre economie occidentali, non sono mancate difficoltà e punti di criticità chehanno abbassato il clima di fiducia tra banche, da una parte, ed imprese e famiglie, dall’altra.3La Tuscia non rappresenta un’eccezione. Anche nel territorio della provincia di Viterbo imprese e famigliehanno denunciato di aver registrato un peggioramento delle condizioni di accesso al credito. «Sono soprat-tutto le imprese appartenenti al commercio a rilevare tale difficoltà (41,3%), mentre meno esposte sembra-no essere le imprese degli altri servizi (turismo, trasporti, terziario avanzato, servizi alle famiglie: 29,7%). Di-stinguendo il campione per classe dimensionale, poi, sono soprattutto le imprese maggiori (almeno 50 ad-detti) a mostrare un’incidenza percentuale superiore (46,7%). Questo perché le imprese più grandi sono,nella maggior parte dei casi, più implicate nei circuiti economici internazionali e, quindi, maggiormenteesposte alla difficile congiuntura mondiale. Ciò, evidentemente, funge da deterrente riguardo il livello di fi-2 Camera di Commercio di Viterbo, Polos 2008. 9° Rapporto sull’Economia della Tuscia Viterbese3 Tra gli effetti non dimentichiamo l’irrigidimento del sistema creditizio provocato dal protocollo di Basilea 2
  4. 4. ducia nelle banche sull’attività economica dell’azienda. Analogamente, nella ripartizione del campione diimprese, sono soprattutto le Società più strutturate, quali le società per azioni, a riscontrare un maggior ir-rigidimento in tal senso. Meno esposte sono, invece, le società di persone e, soprattutto, le cooperative(20,0%), la cui capacità finanziaria è notoriamente orientata più sul lavoro che sulle attività patrimoniali (icui valori si sono sensibilmente ridotti negli ultimi mesi)»4.Sostanzialmente, quasi tutti gli indicatori della qualità della vita evidenziano un segno negativo in tutto ilterritorio del Lazio. Le province del Lazio (escludendo quella di Rieti) scendono di posizione nella graduato-ria stipulata annualmente dal Sole 24 Ore. La Tuscia, posizionandosi al terzo posto (59°) nella graduatoriaregionale, preceduta da Roma (8°) e da Rieti (55°), sale rispetto all’anno precedente di 5 posizioni. In parti-colare, in relazione alla classifica generale, migliore è la posizione relativa alla categoria affari e lavoro (61°)per l’alta concentrazione delle imprese per 1.000 ab. (7°) la bassa incidenza di fallimenti (38°). Pesano nega-tivamente, nel settore affari e lavoro, il basso valore in percentuale delle persone occupate tra i 25 e 34anni (62°) ma, soprattutto, il rapporto in percentuale tra le persone in cerca di lavoro e la forza lavoro (78°).Nella classifica finale, il basso tenore di vita contribuisce a far scendere l’indicatore della qualità della vita.Le variabili che pesano positivamente sono il costo di insediamento residenziale (per mq) e la ripartizionedella spesa. Pesano negativamente il basso livello del Pil pro-capite (68°), i livello dei depositi bancari (75°) el’indice dei prezzi al consumo, che analizza il costo vita. In particolare è l’indice Foi a posizionarsi in fondoalla graduatoria nazionale (101° su un totale di 103 province).Ma vi sono due elementi importanti che denunciano l’effetto della crisi economica: laumento dei fallimentie dei protesti, che sono termometro di una situazione più complessiva di fragilità del sistema delle impresee sono tra i sintomi più comuni del rischio usura.Nel corso del 2008 noi abbiamo visto raddoppiato il numero dei fallimenti. A Viterbo, secondo i dati fornitida Cribis.it sulle rilevazioni effettuate dalla Camera di Commercio, si è passati dalle 18 imprese che avevanodichiarato fallimento nel 2007 a 31 aziende nel giro di dodici mesi con un incremento totale del 72,2%.A farne le spese maggiori sono state le micro-imprese prive di brand appartenenti al settore delledilizia, su-bito seguite dal manifatturiero. Dati allarmanti se si considera che nel 2007 i fallimenti si fermavano a quo-ta 6.202 in tutta la penisola registrando un notevole calo rispetto ai circa 10mila del 2006. Per quanto ri-guarda Viterbo la situazione non è ancora del tutto negativa se si paragona a quella di altre province italia-ne che hanno raggiunto picchi davvero elevati di procedimenti fallimentari. Tutte le statistiche sembranoquindi sottolineare ancora una volta che gli effetti della crisi economico-finanziaria continueranno a pesaresul sistema produttivo nazionale.Per ora le piccole aziende sono quelle che ne soffrono di più e la situazione della provincia di Viterbo sem-bra confermarlo.4 Camera di Commercio di Viterbo, cit.
  5. 5. L’USURA: UN DRAMMA SOCIALECome è noto il Rapporto annuale di Sos Impresa analizza, in modo dettagliato, l’evolversi dei fenomeni cri-minali sulle attività economiche e, in particolar modo, il racket e l’usura. Concentrando l’attenzione sul girod’affari dei reati che incidono più direttamente sulla vita delle imprese, vale a dire su quello che il RapportoLe mani della criminalità sulle imprese definisce il ramo commerciale della Mafia Spa, ci troviamo di frontead un consolidamento del fatturato, sebbene segnato da importanti scostamenti.Il settore maggiormente in crescita è quello dell’usura che, nel 2009, ha registrato un vero boom. Questoreato segnala una crescita degli imprenditori colpiti, della media del capitale prestato e degli interessi resti-tuiti, dei tassi applicati, facendo lievitare i commercianti colpiti ad oltre 200.000 con un giro d’affari cheoscilla intorno ai 20 miliardi di euro.Di segno diverso il racket delle estorsioni dove risulta sostanzialmente invariato il numero dei commerciantitaglieggiati con una lieve contrazione dovuta al calo degli esercizi commerciali e all’aumento di quelli di pro-prietà mafiosa. Denaro movi- Denaro Costi per i Commercianti Tipologia mentato dalle movimentato commercianti colpiti mafie Usura 15 mld 40 mld 20 mld 200.000 Racket 9 mld 9 mld 5,5 mld 160.000 Furti e rapine 1,2 mld 8 mld 2,5 mld 90.000 Truffe 4,6 mld5 4,6 mld 4,6 mld 500.000 Contrabbando 1,2 mld 1,5 mld 0,2 ml 15.000 Contraffazione e Pirateria 6,5 mld 8 mld 2,3 mld Abusivismo 2 mld 10 mld 1,3 mld Agromafia 7,5 mld 7,5 mld Appalti e forniture pubbli- 1,2 mld 1,2 mld 0,3 mld che Appalti e forniture private 5,3 mld 5,3 mld 0,8 (Edilizia) Giochi e scommesse 2,5 mld 3 mld TOTALE 56,1 mld 98,1mld 37,5 mldAnche le attività di “rilevazione sul campo” confermano i dati del Rapporto e altre autorevoli fonti citate inprecedenza. Secondo i dirigenti dei Consorzi fidi nell’ultimo biennio sono aumentate le richieste di creditod’esercizio a fronte di quelli per investimenti. Segnale evidente della difficoltà crescente per piccole impre-se a far quadrare i conti.La nostra rete di Sportelli di ascolto e aiuto, presente nella Regione, segnala con sempre maggiore frequen-za una situazione di forte disagio che coinvolge sempre di più imprese e classi sociali una volta ritenute im-
  6. 6. muni da rischi di sovra indebitamento, quali impiegati, liberi professionisti, piccoli imprenditori, l’espressio-ne di quel ceto medio che, fino a pochi anni fa, era privo di problemi economici e non poteva considerarsipovero.L’usura, quindi, confermandosi come fenomeno sociale diffuso, mantiene il proprio zoccolo duro tra le fa-miglie povere e le microimprese, ma ha ampliato il bacino di interventi. In senso figurato potremmo para-gonare il fenomeno usuraio ad un tumore del tessuto sociale ed economico, quando questo vede indebolitii propri anticorpi le metastasi si propagano velocemente e lo distruggono.Nel triennio 2006-2009 sono state 165.000 le attività commerciali e 50.000 gli alberghi e i pubblici esercizicostretti alla chiusura. Di queste un robusto 40% deve la sua cessazione all’aggravarsi di problemi finanziari,a un forte indebitamento, all’usura. Non tutti, però, chiudono definitivamente. Due commercianti sui tretentano di intraprendere un’altra attività cambiando ragione sociale, ovvero intestando l’attività ai figli, allamoglie, o a qualche parente stretto. Il fenomeno colpisce in larga parte persone mature, intorno ai cinquan-t’anni, che hanno sempre fatto i commercianti e che hanno oggettive difficoltà a riconvertirsi nel mercatodel lavoro e, quindi, tentano di tutto per evitare il protesto di un assegno, il fallimento della loro attività.Solitamente sono commercianti che operano nel dettaglio tradizionale: alimentaristi, fruttivendoli, gestoridi negozi di abbigliamento e calzature, fiorai, mobilieri, quelli che oggi pagano più di ogni altro il prezzo del-la crisi. Non deve, quindi, stupire che in questa situazione ci si rivolga agli usurai anche per aprire bottega.Anche il fenomeno dellusura di giornata, che Sos Impresa ha denunciato pochi mesi fa, è frutto della crisi.Un prestito usuraio che si conclude nellarco di una giornata: la mattina si prende, la sera si restituisce, è ilcaso di dirlo, con gli interessi! Lincredibile fenomeno riguarda piccoli commercianti, ma anche titolari di at-tività di media dimensione che, per resistere alla crisi, per mantenere aperto lesercizio e pagare i fornitori,si rivolgono agli usurai. Questi alla mattina prestano i soldi (mediamente mille euro) e la sera passano a riti-rare il capitale maggiorato di un 10%. Un fenomeno va collegato alla difficile situazione in cui si dibattono lePmi e non solo.Come abbiamo visto, tutti gli ultimi studi di settore, compresi quelli della Banca d’Italia, confermano l’inde-bitamento delle famiglie, oscillante mediamente intorno ai 22mila euro. Un trend, purtroppo, in continuaascesa cui è strettamente legato il rischio di incappare nel credito illegale.L’usura, come abbiamo visto, si sta insinuando in tutti gli strati sociali, rendendo particolarmente rischiosal’attività della piccola impresa commerciale al dettaglio, dell’artigianato di vicinato, dei ceti più poveri, maanche di quei soggetti una volta ritenuti immuni da questa piaga.In queste aree, accanto all’usura strettamente intesa, emerge, infatti, un’area vasta di sovra-indebitamentoche colpisce soprattutto le famiglie. E’ inevitabile che, come in ogni mercato, con il crescere della domandasi sviluppi anche l’offerta. Un’offerta ormai diversificata. Lusura di giornata ne è una prova. Così accanto afigure classiche di usurai di quartiere si muove un nuovo mondo che va dalle società di servizi e mediazionefinanziaria, ormai presenti in ogni città, a reti strutturate e professionalizzate, fino a giungere
  7. 7. a soggetti legati ad organizzazioni criminali.Lusura di mafia ha trovato forza anche per il modificarsi del mercato del prestito a strozzo.Si segnalano, a questo riguardo, due aspetti importanti: cresce innanzitutto da parte delle vittime lentitàdel capitale richiesto. Si tratta di somme cospicue che il prestatore di quartiere non è in grado di soddisfare,mentre lusuraio del clan, spesso il ragioniere che gestisce la liquidità che deriva dal traffico di droga e dellescommesse, nel giro di poche ore può soddisfare anche le richieste più impegnative. In secondo luogo, pa-radossalmente, aumentano le sofferenze anche per i prestatori a nero, e solo gruppi particolarmente attrez-zati, dotati di un’organizzazione e di un carisma criminale importante, sono in grado di riscuotere con cer-tezza le rate usurarie scadute.L’usuraio mafioso può accontentarsi anche d’interessi modesti, soprattutto se la famiglia è interessata adentrare in compartecipazione con l’azienda del debitore. Per alcuni l’obiettivo è la moltiplicazione del dena-ro, per altri quello di impossessarsi delle aziende delle vittime, altri ancora puntano alla spoliazione dei pa-trimoni. Un quadro, quindi, variegato nel quale vecchio e nuovo si mescolano e s’intrecciano.Ciò che più preoccupa, dai dati in nostro possesso e dall’ascolto delle vittime che si rivolgono ai nostri spor-telli di aiuto, è la presenza sempre più aggressiva di cosche e clan mafiosi e camorristici nel mercato dell’u-sura e, soprattutto, la quasi totale assenza di misure di prevenzione patrimoniale, accompagnato ad uncrollo in verticale delle denunce.Nell’arco di dieci anni, la criminalità che aveva una presenza marginale nel mercato usuraio, ha acquisitoamplissime quote e sempre più numerosi sono i clan e le cosche che compaiono nelle cronache giudiziarie.L’ingresso della criminalità organizzata (soprattutto della ‘ndrangheta) nell’attività usuraia ha favorito latrasformazione della stessa in una grande holding economico criminale. Questo reato strutturalmente lega-to alla vita dell’impresa e al sistema economico ha spalancato le porte dei grandi circuiti finanziari, ha datoconsapevolezza che l’attività di riciclaggio poteva essere non solo un costo, com’era stato in passato, maanche una nuova risorsa. Ha consentito alla Mafia Spa di stare più dentro le imprese e affinare il suo corebusiness.
  8. 8. Attività anno 2009Nel 2009 Sos Impresa è entrata in contatto con 1021 utenti di questi 211 sono stati presi in carico e assisti-ti. La stragrande maggioranza dei contatti è avvenuta telefonicamente attraverso il numero verde, ma im-portanti sono stati i contatti personali o per posta elettronica. Dal 24 aprile 2009 è stato attivato il numeroverde 800900767 con il quale la stragrande maggioranza degli utenti ha contattato gli operatori dello“Sportello”.Di seguito il numero delle chiamate e la durata delle stesse. BT ITALIA S.P.A. 800900767 Numero Durata Chia- Mese Chiama- note mate in Minuti te 2009/04 11 32,62 dal giorno 24 2009/05 43 45,78 2009/06 39 103,9 2009/07 183 618,57 2009/08 80 273,82 2009/09 130 410,83 2009/10 121 384,88 2009/11 88 326,82 2009/12 86 213,28 Totale 770 2.377,88
  9. 9. Statistiche chiamate/mese al numero verde 800.900.767 200 183 180 160 140 130numero di chiamate 121 120 100 88 86 80 80 60 43 39 40 20 11 0 0 1 4 5 6 7 8 9 2 /1 /1 /0 /0 /0 /0 /0 /0 /1 09 09 09 09 09 09 09 09 09 20 20 20 20 20 20 20 20 20 mese numero di chiamate al mese
  10. 10. Statistiche minuti di conversazione/mese al numero verde 800.900.767 700 618,57 600 500minuti di conversazione 410,83 400 384,88 326,82 300 273,82 213,28 200 103,9 100 45,78 32,62 0 8 9 0 1 2 4 5 6 7 /0 /0 /1 /1 /1 /0 /0 /0 /0 09 09 09 09 09 09 09 09 09 20 20 20 20 20 20 20 20 20 mese minuti di conversazione al mese
  11. 11. Le tabelle che seguono, inoltre, danno un quadro esaustivo della tipologia degli utenti dello sportello, dellaprovenienza e dell’attività.TIPOLOGIA DEI CONTATTI NUMERO TIPOLOGIA % SU TOTALE CONTATTI 276 Informazioni generiche 27% 245 Informazioni e chiarimenti su rapporti bancari 24% 143 Segnalazioni e richieste d’intervento su situazioni di sovrain- 14% debitamento 51 Segnalazioni e richieste su altri reati (Truffe- Estorsioni etc.) 5% 306 Informazioni e richieste legate all’usura 30%I 306 contatti con richieste e informazioni riferibili al fenomeno dell’usura possono essere distinti in: 104 Informazioni generiche sulla Legge 108/96 34% 64 Richiesta informazioni ed assistenza per Istanze di richiesta al 21% Fondo di Solidarietà 61 Richieste varie di assistenza legale 20% 52 Richieste varie di assistenza finanziaria e commerciale 17% 25 Denunce di usura Assistenza e tutoraggio 8%Nella Provincia di Viterbo SOS Impresa nel 2010 ha assistito 17 persone, 16 imprenditori ed undipendente. 9 uomini e 8 donne
  12. 12. PROVENIENZA DEGLI ASSISTITIDei 211 assisti 191 (pari al 91%) risiedono nel Lazio e 20 (pari al 9%) provengono da altre regioni. 9% 91% Lazio Altre RegioniTra quelli residenti nel Lazio: 111 (59%) risiedono a Roma, 37 (19%) nella provincia di Roma, 20 (10%) a Vi-terbo, 11 (6%) a Frosinone, 10 a Latina (5%) , 2 (1%) a Rieti. Frosinone Latina Viterbo Rieti 6% 5% 10% 1% Roma provincia Roma città 19% 59%
  13. 13. Le regioni di provenienza di quelli non residenti nel Lazio sono: 4 Umbria, 4 Calabria, 3 Sicilia, 3 Campania,2 Veneto, 1 Toscana, 1 Abruzzo, 1 Puglia, 1 Lombardia. Lombardia; 1 Puglia; 1 Abruzzo ; 1 Lombardia Puglia Lombardia; 1 Abruzzo Lombardia Toscana; 1 Toscana Veneto; 2 Veneto Campania Campania; 3 Sicilia Umbria Sicilia; 3 Calabria Umbria; 4 Calabria; 4PROFESSIONE DEGLI ASSISTITIDai contatti stabiliti, ma soprattutto, dalle persone ascoltate è stato possibile tracciare un identikit profes-sionale degli utenti che si sono rivolti allo sportello che, nella quasi totalità, si è rivelata essere quella delpiccolo imprenditore.
  14. 14. Agenti e Lavoratori Imprenditori Liberi rappresentanti di dipendenti - agricoli professionisti commercio - pensionati 1% 6% Assicuratori 5% 5% Artigiani e Piccoliimprenditori 12% Commercianti 71%
  15. 15. IL MERCATO DELL’USURAStimare il mercato dellusura è quanto mai difficile. Si tratta infatti di un fenomeno fortemente sommerso,su cui si possono indicare solo ordini di grandezza, incrociando diversi criteri: numero delle denunce,operazioni delle forze dellordine, esame dei registri contabili sequestrati, la cifra media dellerogato dalFondo di Solidarietà per le vittime dellusura, informazioni confidenziali da parte delle vittime. Anchelesperienza è utile per la quantificazione del mercato usuraio. Partiamo da una semplice notizia: I militaridel Nucleo PT della Guardia di Finanza di Pesaro, nel corso di una complessa ed articolata attivitàinvestigativa, hanno proceduto al sequestro, nelle città di Rimini, Riccione, Gabicce Mare, Pesaro e Napoli,di beni stimati per 20 milioni di euro. Le indagini, coordinate inizialmente dalla Procura della Repubblica diPesaro ed in seguito da quella di Rimini, hanno consentito di raccogliere numerosi elementi a carico di unsoggetto residente in Romagna, responsabile, in concorso con due professionisti, del reato di usura (Asca, 4marzo 2011)Da un punto di vista meramente statistico ci troviamo di fronte a una persona che, in concorso con altri, èindagata per il reato di usura.Una lettura più attenta, costruita sulla base di un’esperienza decennale di ascolto e di aiuto alle vittime diusura, ci consente invece una lettura completamente diversa.E mai possibile che questo signore si sia costruito un patrimonio di due noti alberghi, un coffee-bar, ottosocietà a Gabicce Mare, oltre a conti correnti, titoli, depositi di risparmio, somme di denaro, cassette di sicu-rezza, polizze assicurative, libretti di deposito presso cinque istituti bancari, estorcendo venti milioni di euroad un singolo usurato?Certamente lo strozzino doveva avere un giro molto più ampio, infatti scopriamo che l’uomo è un pericolo-so pluripregiudicato napoletano, cinquantenne, domiciliato a Rimini e con precedenti per omicidio, rapina eassociazione a delinquere in contatto con pericolosi clan camorristici, e che nessuna delle vittime, ha sportodenuncia.Ma quante possono essere le vittime di una simile organizzazione? Tenuto conto che, dalle nostre ricerche,la quota d’interessi pagati, al netto del capitale versato, risulta oscillare mediamente tra i sessanta e i no-vantamila euro, si comprende come questo soggetto gestisse, in un arco di tempo di tre anni (il tempo mi-nimo della durata di un rapporto usurario) non meno di trecento clienti.A questo punto è giusto porsi unaltra domanda: è credibile che una sola persona potesse gestire trecentorapporti usurari quasi contemporaneamente? Vale a dire procurarsi i debitori, gestire la contabilità (con levittime, la banca, altri prestatori), fare il recupero crediti etc., visto che tutte le vittime, quando giungonoalla denuncia, raccontano dellasfissiante pressione dellusuraio per saldare le rate e di come si presentasse-ro sempre in due a minacciare e recuperare i crediti? In conclusione il fatto descritto dalla notizia giornali-stica, se ha uno scarso significato statistico, svela uno spaccato che, una lettura superficiale, avrebbe lascia-
  16. 16. to sommerso, dandoci un quadro delle relazioni usuraie, del giro di soldi, delle vittime coinvolte, in due lo-calità balneari della costiera marchigiana e romagnola. Ed è bene aggiungere che quasi mai i sequestri col-piscono la totalità dei beni procurati illecitamente e occultati fra prestanome e segreto bancario.Sulla base di queste informazioni possiamo presumere che il numero dei commercianti coinvolti in rapportiusurari è sensibilmente aumentato, in questultimo biennio, e oggi possono essere stimati in non meno di200.000. Inoltre poiché ciascuno, s’indebita con più strozzini le posizioni debitorie possono essere ragione-volmente stimate in oltre 600.000, ma ciò che è più preoccupante è che in almeno 70.000 casi sono con as-sociazioni per delinquere di tipo mafioso finalizzate all’usura. Gli interessi sono, ormai stabilizzati oltre il10% mensile, ma, come detto, cresce il capitale richiesto e gli interessi restituiti.Nel complesso il tributo pagato dai commercianti ogni anno, a causa di questa lievitazione, si aggira in nonmeno di venti miliardi di euro.Nel Lazio sono 28.000 gli imprenditori coinvolti. E nella provincia di Viterbo?Nel lontano 1996 il dottor Franco Pacifici, pm presso la Pretura stimava in oltre 1.000 le vittime dell’usura aViterbo. La stima era emersa dopo un’operazione antiusura svolta nel capoluogo della Tuscia che avevaportato all’arresto una commerciante di frutta e verdura nel popoloso quartiere Pilastro.Oggi la situazione si è ulteriormente aggravata e possiamo stimare in più di 1.400 le persone invischiatein patti usurari per un giro di affari complessivo per capitale ed interessi di 7 milioni di euro l’anno. R e g Commercianti % sul totale atti- Giro d’affari in i coinvolti vi ml. o n i Campania 32000 32,00% 2,8 Lazio 28000 34,80% 3,3 Sicilia 25000 29,20% 2,5 Puglia 17500 19.2% 1,5 Lombardia 16500 12,50% 2 Calabria 13000 34,00% 1,1 Piemonte 9500 11,2% 1,1 Emilia Romagna 8500 8,6% 0,95 Toscana 8000 10,6% 0,9 Abruzzo 6500 25,2% 0,5 Liguria 5700 12% 0,6 Altre 29800 2,.75 TOTALE 200000 19,2% 20 Fonte: Rielaborazione Sos Impresa su dati ISTAT
  17. 17. LE DENUNCEDi fronte allora alle nostre stime, certamente per difetto, il numero delle denunce appare veramenterisibile. Dal 1996, anno di emanazione della Legge 108, ad oggi, e tranne qualche segnale incontrotendenza, assistiamo ad un calo sistematico e apparentemente inarrestabile del numero delledenunce, anche se è doveroso segnalare che, dal 2004, il metodo di rilevazione statistica del Ministrodell’Interno è cambiato e, quindi, diventa più difficoltosa un’automatica comparazione con gli anniprecedenti.Nel 2009 il numero delle denunce non si differenzia dagli anni precedenti. Significativo è invece il caso delLazio nel quale si registra un notevole incremento sul 2008 (+91%), ma i numeri sono talmente bassi darendere insignificante qualsiasi serio raffronto statistico. La tendenza dei primi sei mesi del 2010 va segna-re un calo deciso con appena 138 reati (11 nel Lazio) e 736 persone denunciate. DENUNCE PER USURA –2007-2009 2007 2008 2009 2010 Viterbo Lazio 41 31 57 11 Italia 382 375 372 138 Fonte: CED Mistero dell’Interno, dati SDI.Se le denunce diminuiscono significativo è l’aumento delle persone denunciate che segna, non già una mag-giore capacità investigativa che si mantiene su standard elevati, ma omogenei, quanto una maggiore pre-senza del denaro circolante, dell’allargamento del giro usuraio e soprattutto che lusura diventa un reatosempre più associativo. Più che le denunce, un’analisi delle operazioni antiusura svolte dalle forze dellordi-ne nel 2009 ci rappresenta un fenomeno diffuso su tutto il territorio regionale. 753 persone denunciate nelperiodo gennaio-giugno ed è presumibile che alla fine dellanno segnaleremo un piccolo incremento.Inoltre appare evidente come lusura sia un reato crocevia di altri delitti, cui si accompagna normalmentelestorsione in primo luogo, ma anche le truffe, la gestione di bische clandestine e comunque del gioco daz-zardo, la prostituzione e lo smercio di stupefacenti. OPERAZIONE ANTIUSURA
  18. 18. 2008 2009 2010 Arrestati Arrestati Arrestati Regione Operazioni Operazioni Operazioni Indagati Indagati Indagati Abruzzo 14 34 14 75 12 33 Basilicata 1 4 1 1 0 0 Calabria 11 74 13 82 14 38 Campania 38 227 44 228 46 192 Emilia Romagna 4 37 3 3 6 32 Lazio 21 65 19 127 28 154 Viterbo 4 17 2 3 2 15 Liguria 11 17 3 5 7 32 Lombardia 15 131 17 52 19 89 Marche 1 2 1 1 4 9 Molise 2 2 0 0 4 12 Piemonte 11 49 4 5 8 8 Puglia 11 80 27 78 23 195 Sardegna 5 21 4 14 3 17 Sicilia 22 85 34 209 18 79 Toscana 14 67 12 40 15 50 Triveneto 5 20 5 17 7 11 Umbria 0 0 1 1 0 1 Valle D’Aosta 0 0 0 0 0 0 Totale 186 914 202 938 214 952 Il rischio usura nelle province del LazioIl numero delle denunce e dei procedimenti penali danno solo un quadro indicativo della presenza dell’usu-ra in un determinato territorio. La propensione alla denuncia, tra l’altro, è un elemento sottoposto a nume-rose variabili, a cominciare dalla gravità della minaccia percepita da parte delle vittime, dalla presenza diAssociazioni e Fondazioni antiusura e dalla rete di aiuto organizzata da società civile ed istituzioni locali, chenel Lazio è particolarmente presente, con importanti iniziative svolte dalla Regione e dagli altri enti, Comu-ne e Provincia di Roma in particolare.Essa però non è in grado di fornire indicazioni sul concreto “rischio usura” e tanto meno sullo spessore cri-minale delle reti usuraie presenti. Ciò che deve interrogare i decisori pubblici non è l’usura in quanto tale, ingran parte fenomeno fisiologico, ma le sue relazioni, vale a dire i circuiti nei quali essa si insinua, le distor-sione che crea nella comunità degli affari, i rischi di criminalità per il territorio, le ricadute sociali. Per dareun quadro più preciso di queste dinamiche abbiamo, nel corso degli anni studiato e perfezionato un model-lo che, attraverso tre indicatori, consente di avere una visione più precisa della presenza del “fenomenousura” nelle nostre province, valutandone la vulnerabilità finanziaria e stimando, al contempo, la pericolosi-tà delle organizzazioni usuraie presenti. Il risultato di questi parametri, riconsiderati in progressione, è statochiamato Quoziente Rischio Usura (QRU) determinato sulla base di tre indicatori:- un indice statistico-penale, IPSi
  19. 19. - un indice economico-finanziario, IEFii- un indice criminologico, IPSiiiLa classificazione finale da un quadro del “rischio usura” sul territorio e soprattutto della pericolosità socia-le delle reti usuraie presenti.Nella Regione colpisce la presenza di Rieti al primo posto, ma ciò è dato dal numero di denunce chesebbene limitato, ma rapportato alla popolazione residente da un coefficiente numerico alto. Il datoè in parte distorto, ma significativo del tendenziale “rischio” usura presente nella Provincia che nondeve essere assolutamente sottovalutato.Per le altre province la graduatoria non si discosta dall’esperienza empirica. Quattro Province su cin-que sono ben oltre il livello di rischi nazionale.Viterbo si colloca appena sotto la media nazionale in una percentuale di “rischio medio”.Secondo le segnalazioni giunte al nostro Sportello tre le aree maggiormente a rischio: il comprenso-rio di Tarquinia quello di Civita Castellana e la città di Viterbo. CITTA’ ISP ISP+IEF QRUiv 1. Pescara 25,81 27,02 27,57 2. Messina 22,34 22,59 24,49 3. Siracusa 22,77 22,56 22,56 Rischio Molto Alto 7. Rieti 17,40 17,77 17,77 14. Latina 11,11 12,04 12,44 Rischio Alto 15. Roma 10,72 11,60 12,10 32. Frosinone 6,78 7,61 7,81 Rischio Medio Alto ITALIA 4,95 55. Viterbo 2,75 2,63 2,63 Rischio Medio ESTORSIONI E USURA NEL VITERBESEIL CONTRASTO DELLE FORZE DELL’ORDINEIl Lazio è una delle regioni più colpite dal fenomeno usuraio. Roma, infatti, è da decenni il luogo per eccel-lenza dell’usura, una pratica che può essere fatta risalire agli inizi della sua stessa storia. Nella Capitale siriescono a trovare tutte le fenomenologie fino ad oggi note del sistema: dal singolo usuraio (in gergo cra-vattaro), pensionato o libero professionista, alle bande di quartiere, dalla criminalità organizzata alle finan-ziarie, apparentemente legali. Le vecchie reti usuraie, ripetutamente smantellate dalle forze dell’ordine, siricompongono in fretta ed anche nelle inchieste più recenti compaiono figure note agli inquirenti. Un datoè certo: le organizzazioni usuraie, negli ultimi tempi, sono diventate sempre più aggressive e violente edhanno ampliato il loro raggio d’azione, in tutta la Regione.
  20. 20. Nella provincia viterbese, lusura ha il volto tranquillo del vicino di casa, del fornitore abituale, del profes-sionista. Per queste ragioni è più difficilela denuncia perchè lattività usuraia è mascherata da normali con-tratti di commercializzazioni, corredate da tanto di fatture ebolle di accompagnamento. Inoltre i “prestatoria nero” sono persone “in vista” nelle città, per cui la denuncia è sempre vista con sospetto. Ciò non toglieche esperienza, anche giudiziaria, non ha messo in risalto la presenza di soggetti altamente pericolosi comegruppi nomadi o come quello di un possibile giro di racket fra la comunità rumena di Viterbo. A far suonareil "campanello di allarme" è stata la richiesta di 5 mila euro fatta ai gestori di un negozio di specialità rume-ne in via Polidori.Hanno riguardato il territorio viterbese l’operazione Fire, del febbraio 2008, con la quale è stato arrestatoConsiglio Di Guglielmi, alias Claudio Casamonica ed è stata sventata la penetrazione del clan nomade deiCasamonica nella Tuscia. L’indagine sul racket delle estorsione ed usura ha avuto origine nel settembre2007, quando il nucleo investigativo del reparto operativo dei Carabinieri di Viterbo fece eseguire i rilievitecnici e i preliminari accertamenti presso la concessionaria di auto Lem, la ditta Centro Gomme Viterbesi elazienda ittica Agrifish, dove erano state posizionate delle taniche colme di benzina, come avvertimento dimatrice estorsiva. Nel corso delloperazione, sono state eseguite venticinque perquisizioni domiciliari anchea carico di altre persone collegate all’arrestato. L’operazione ha portato alla luce quattro casi di estorsioneed uno di usura, basati sulla forza di intimidazione, derivante dallappartenenza al Clan Casamonica. L’attivi-tà criminale era diretta da Claudio Casamonica, che stava tentando, con gli altri complici, di infiltrarsi neltessuto economico viterbese.Anche l’operazione Jackal porta all’arresto di esponenti del clan Casamonica con laccusa di estorsione, usu-ra, rapina e truffa. Le indagini, partite nel febbraio 2008 dopo la denuncia di un imprenditore, vittima degliusurai, che aveva chiesto 30mila euro e nellarco di pochi mesi si era ritrovato costretto a pagarne 200mila.Il gioco è andato avanti finché la vittima ha trovato il coraggio di fare il nome dei suoi aguzzini, dopo averscoperto che alcuni di loro erano già coinvolti in un fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica di Viter-bo. Dallinchiesta coordinata dalla Dda di Roma è emerso che i Casamonica avevano più volte minacciato dimorte limprenditore e i suoi familiari, anche con luso di armi: «O finisci di pagare il debito o la tua vita fini-sce qui». Pedinamenti, armi e taniche di benzina erano i metodi con i quali i malviventi convincevano i mal-capitati a pagare, in silenzio. In unoccasione sono arrivati perfino a rubare unauto a uno dei debitori come«caparra». Quindici sarebbero al momento i commercianti finiti negli ingranaggi di tassi insostenibili e spro-porzionati.Nel marzo 2009, l’operazione Money Bags, porta all’arresto di otto persone, (cinque uomini e tre donne),decine di perquisizioni, il sequestro di una lussuosa villa quadrifamiliare e di due autovetture. I reati conte-stati sono di riciclaggio di denaro proveniente da traffici di droga, usura ed estorsione.Le indagini, partite da un grosso traffico di cocaina sull’asse Spagna – Italia stroncato dal Gico della Guardiadi finanza di Milano nel 2005, sono state condotte sugli investimenti eseguiti nella Capitale da imprenditori
  21. 21. emissari dei narcotrafficanti, mettendo in luce come il denaro venisse riciclato sia attraverso l’acquisto dibeni immobili sia attraverso la concessione di prestiti a tassi usurari. Le indagini del Gico si sono successiva-mente intersecate con quelle del Nucleo investigativo dei carabinieri viterbesi, che stavano indagando sufenomeni di infiltrazione di una nota cosca romana nella Tuscia. I soggetti arrestati, infatti, riciclavano som-me di denaro per acquisti di immobili di gran pregio ubicati nella Capitale, anche attraverso la partecipazio-ne ad aste giudiziarie.Nel 2010 si sono svolte due importanti operazioni. Nellaprile dellanno scorsoloperazione Ghost Check hamesso in risalto unorganizzazione usuraia con ramificazioni nel territorio nazionale e base nella provincia diCaserta. Diversi i reati contestati oltre lusura a cominciare dalla ricettazione e dai furti, 200 le vittime ac-certate, atra le quali anche alcuni residenti del paesi dei Monti Cimini.A dicembre loperazione Stop usura ha portato allarresto 13 persone. Una vera e propria organizzazioneflessibile, una rete di persone che prestavano individualmente, ma pronte a scambiarsi informazioni e clien-ti. Diverse le vittime acceratate, soprattutto commercianti e piccoli imprenditori che condividevano lo stes-so ambiente, ma anche anziani e casalinghe.Nel viterbese si registra anche una vittoria del fronte antiusura. Il 23 settembre scorso, in attuazione di unprovvedimento del giudice dell’esecuzione del tribunale di Viterbo, una donna vittima di usura unitamentea tutta la sua famiglia, è potuto rientrare in possesso dellabitazione da cui era stata sfrattata a seguito diuna vicenda ancora al vaglio della magistratura penale. In particolare il giudice ha ritenuto che la vittima,assistita dall’avvocato Giacomo Barelli del foro di Viterbo, legale di Sos Impresa, avesse diritto a vedersi ri-conosciuti i benefici di cui all’art. 20 della legge nr. 44 /1999 per le vittime dell’usura, ottenendo quindi lasospensione della procedura esecutiva che l’aveva addirittura costretta a lasciare l’abitazione in cui viveva,lasciando lei e la sua famiglia per oltre due mesi senza casa.Una vittoria per Sos Impresa e per tutte le vittime, fatta di faticanti ricorsi, reclami, procedimenti penali,ma che è il segnale che non solo chi denuncia tali reati non viene lasciato solo, ma, che già adesso, ci sonogli strumenti normativi, necessariamente da migliorare, per tutelare le persone colpite da tale fenomeno
  22. 22. L’attività dello sportello di aiutoalle vittime dell’usura e del racket Sos Impresa Roma-Lazio Numero verde 800 900 767
  23. 23. Sos Impresa per la sua attività utilizza anche il contributo della Regione Lazio e per tale motivo non si è maidiscostata dai criteri fondamentali di scelta delle persone prese in carico. In particolare:- l’obbligo della denuncia per le vittime che si rivolgono allo Sportello di aiuto;- la gratuità dell’assistenza che si esplicita nell’attività di “volontariato” dei professionisti e degli operato- ri coinvolti.Le motivazioni di tali scelte sono semplici: non può ottenersi nessun serio risultato se le persone vittime diusura non recidono definitivamente, attraverso la denuncia, il cordone ombelicale che li lega agli usurai. Suquesto punto non possono esistere equivoci ed il “contratto di aiuto” è molto chiaro in proposito: l’Associa-zione aiuta la vittima solo dopo la denuncia dell’usuraio.Le azioni attuate sono state cofinanziate dalla Regione Lazio nell’ambito della Legge Regionale 23/01 edun’apposita convenzione con Unionfidi Lazio.COME FUNZIONA LO SPORTELLODopo un primo contatto telefonico in cui l’utente deve fornire le generalità e spiegare i motivi che lo hannospinto a rivolgersi allo “Sportello di aiuto”, si attiva una prima fase di “ascolto”.Sulla base delle esigenze poste, l’utente verrà indirizzato ad uno dei due settori di intervento: prevenzione esolidarietà.A quel punto l’utente diventerà un assistito e, a seconda dei casi, i coordinatori fisseranno un incontro conl’intera equipe nella sede dell’ambulatorio o nello studio di uno dei consulenti.L’intera equipe, costituita da un avvocato penalista, un avvocato civilista, un esperto bancario, un commer-cialista, uno psicologo ed i coordinatori del gruppo, si riunisce di norma una volta alla settimana per esami-nare ogni singolo intervento.L’intervento dello “Sportello di aiuto” si articola su tre piani di intervento ed è diretto soprattutto ad un’o-pera di sostegno, consulenza e accompagno dell’assistito.ATTIVITÀ SVOLTA A FAVORE DELLE VITTIME SEGUITE DALLO SPORTELLONei confronti delle persone assistite lo “Sportello di aiuto” ha erogato i seguenti servizi: Assistenza Legale Assistenza commerciale e finanziaria Attività di Tutor (assistenza legale, commerciale e finanziarie)ASSISTENZA LEGALE (PENALE E CIVILE)
  24. 24. L’assistenza legale è volta ad affrontare i problemi di natura giuridica che gravano sull’utente, questa va daun semplice parere orale ad una vera e propria assistenza e rappresentanza in giudizio.In questa fase i protagonisti sono gli avvocati penalisti e civilisti. Il primo passo è la denuncia penale, chespezza definitivamente il legame con l’usuraio, impedendo il rischio di una ricaduta della vittima, che vieneassistita lungo tutto l’iter processuale.Le vicende giudiziarie che coinvolgono gli utenti sono le più varie ed è quindi molto diversificato l’interven-to richiesto agli operatori dello sportello: procedimenti penali (costituzione di parte civile della P.O. nel processo a carico dell’usuraio); cause civili (procedure esecutive per il recupero del credito contro l’utente, procedure fallimentari); questioni extra-giudiziale (trattative con i creditori, il più delle volte società finanziarie, per evitare più onerose e gravose procedure esecutive).I legali accertano la validità delle accuse e aiutano a ricostruire la storia dell’usura per l’acquisizione delleprove. Compito dell’avvocato civilista, esperto in procedure fallimentari, è la tutela dei diritti dell’assistito,valorizzando in particolare quelli che derivano dalla condizione di vittima di usura (16 casi).ASSISTENZA COMMERCIALE E FINANZIARIASovente l’utente dello sportello presenta notevoli difficoltà finanziarie e manifesta la necessità di una sup-porto tecnico nella gestione della propria contabilità, sia questa personale/familiare o d’impresa.L’intervento dei nostri operatori è finalizzato, in questi casi, al superamento delle situazioni di sovra-indebi-tamento e ad un aiuto per migliorare le gestione economica delle disponibilità finanziarie dell’assistito.Si procede ad una valutazione dello situazione debitoria, sia personale, sia aziendale, dell’assistito. Si valu-tano le residue potenzialità economiche e si imposta un piano economico-finanziario di risanamento in gra-do di onorare i debiti legittimi contratti con le banche o finanziarie e per permettere all’assistito la ripresadella propria attività e il reinserimento nel tessuto economico-produttivo.Inoltre, l’operatore fornisce un indispensabile aiuto, coadiuvando gli altri operatori nell’assistenza legale, intutte quelle ipotesi, non infrequenti, nelle quali è richiesta una consulenza economica da utilizzarsi in sedeprocessuale (civile e/o penale) o in una trattativa extra-giudiziale.ATTIVITÀ DI TUTOR (ASSISTENZA LEGALE, COMMERCIALE E FINANZIARIA)Le persone vittime di usura, ma anche quelle fortemente indebitate, perdono qualsiasi credibilità nei con-fronti dei creditori, non possono esercitare un’attività di mediazione, non possono concludere transazioni,più in generale non sono in grado di gestire la loro situazione debitoria e le tante pendenze aperte, anchequando, grazie all’intervento delle Istituzioni e dello stesso Sportello, la vittima dispone di risorse finanzia-rie.
  25. 25. In questi casi lo Sportello assume il ruolo di garante nei confronti dei terzi e svolge un’attività di tutoraggio.In tal modo si attua una vera e propria “presa in carico complessiva”, non solo quindi legale e/o economicafinanziaria, ma anche psicologica e di assistenza e consulenza in tutti i passaggi necessari al reinserimentonella vita economica e sociale (5 casi).Gli assisiti “presi in carico” sono quelli con cui è stato possibile stabilire un rapporto fiduciario forte che haportato , nel 90% dei casi, ad un esito positivo delle richieste e di una parte delle esigenze poste.Purtroppo, sia l’equipe dello sportello, sia Sos Impresa nazionale, hanno avuto svariati incontri con altrepersone, quasi tutti piccoli imprenditori, in cui il “contratto di aiuto” non si è potuto consolidare per il persi-stente rifiuto da parte della vittima di denunciare l’usuraio.Inoltre, lo sportello indirizza verso i Confidi con cui è convenzionato quelle imprese che richiedono finanzia-menti sia per credito di esercizio, sia per investimenti e ricapitolizzazioni (9 casi).Infine, laddove l’utente risponda ai requisiti previsti dalla legge 108/96 e/o 44/99 gli operatori forniscono lapropria assistenza nella redazione delle domande di accesso al Fondo antiracket ed antiusura e, successiva-mente, lungo tutto l’iter procedurale per l’erogazione dei benefici previsti dalla legge. Indispensabili, inquesti casi, si rivelano sia l’assistenza legale, sia quella commerciale-finanziaria (11 casi).Numerose, nell’ultimo periodo, le richieste di consulenza provenienti anche da esperti e volontari di altreassociazioni, segno della grande esperienza acquisita nel tempo e della capacità di gestire anche le situazio-ni più difficili. Quest’ultima attività è curata in particolar modo da Lino Busà, Presidente di Sos Impresa na-zionale già componente del Comitato di Solidarietà e delle Vittime dell’estorsione e dell’usura.
  26. 26. SPORTELLO DI AIUTO SOS IMPRESA ROMA E LAZIO NUMERO VERDE: 800 900 767 Fausto Bernardini Presidente (ex vittima/volontario) Gabriella Sensi Assistente sportello (ex vittima/volontaria) Avv. Maria Cristina Rosa Avv. Silvia Brizzi Avv. Giacomo Barelli (area legale) (area legale) (area legale) Dott. Massimo Giordano Dott.ssa Sara Pace (area commerciale- (Assistenza Psicologica) finanziaria) Dott. Lino Busà Dott.ssa Bianca La Rocca (Presidente Sos Impresa (Area comunicazione) Nazionale) i Questo Indicatore prende in considerazione il numero delle denunce e dei procedimenti penali esaminati su un largo lasso ditempo, suddividendoli per provincia e rapportandoli al numero della popolazione residente, al fine di ricavare un coefficiente numericounitario da confrontare tra le diverse realtà.ii L’indice economico-finanziario è ottenuto attraverso la combinazione di tre parametri: procedimenti esecutivi immobiliari iscritti, (ossiale vendite da eseguire che si aggiungono in quel periodo), fallimenti e protesti. Si tratta di dati che descrivono le sofferenze di famiglieed imprese e consentono di apprezzare il livello di fragilità e vulnerabilità finanziaria delle province esaminateiii Sono state monitorate oltre 100 operazioni antiusura nel 2007 e informazioni ricavate sono state classificate secondo criteri
  27. 27. valutativi utili per conoscere ed approfondire il rilievo, la qualità, la pervasività e la caratura criminale dei singoli fatti. A tal fine si sono individuati cinque tipologie di prestatori tra attività in nero e usura strutturata: a) Singolo/Prestito esoso da finanziaria b) Gruppo su luogo di lavoro/Prestito fra commercianti e con fornitori c) Rete familiare/Gruppo malavitoso locale d) Rete usuraia professionalizzata/ Associazine a delinquere di nomadi e) Associazione di tipo mafioso A ciascuno di questi archetipi è stato assegnato un coefficiente numerico che tiene conto del numero delle personecoinvolte, dei tassi di interesse praticati, dellentità dei sequestri patrimoniali, del giro daffari stimato. Il coefficiente è stato para-metrato alla popolazione residente, per ricavarne il livello di minaccia per i singoli debitori, le famiglie, le imprese.iv Il QRU è dato dal combinato successivo degli indici ISP, IEF, IPS

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