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Gioco d’azzardo terza industria d’Italia. Ma c’è chi dice Casi...No!

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Autore: Gaetano De Monte …

Autore: Gaetano De Monte

Bando Giovani Reporter contro l'Usura - 1° Edizione, 2011

Secondo Premio ex aequo

Categoria “Giovani autori, 18 – 26 anni”

Motivazione: premio assegnato all'originalità e al coraggio di unʼinchiesta che individua, nella legalizzazione del gioco d'azzardo, un nuovo pericolo di usura per tanti comuni cittadini. Ripercorrendo in modo documentato l'evoluzione di questo crescente fenomeno, il lavoro lancia un grido di allarme, denunciando gli errori della politica e la piaga sociale del ricorso all'indebitamento da parte dei giocatori dʼazzardo.

Giuria: Presidente Stefano Maria Bianchi – Giornalista Anno zero; Lino Busa' - Pres. Sos Impresa/Confesercenti; Dario Coletti - Fotografo, Vicedirettore Isfci Di Roma; Gabriele Paci - Giornalista, Docente Universitario; Marcello Ravveduto - Storico, Scrittore, Presidente dell'associazione antiracket Coordinamento Libero Grassi.


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  • 1. Bando Giovani Reporter contro lUsura 1° Edizione, 2011 SECONDO PREMIO Gioco d’azzardo terza industria d’Italia. Ma c’è chi dice Casi...No! di Gaetano De MonteVia Nazionale, Roma – 00184, Roma – tel. Tel. 06/47251 – bandososimpresa@confesercenti.it – http://www.sosimpresa.it
  • 2. Bando Giovani Reporter contro lUsura 1° Edizione, 2011 Un progetto promosso da SOS Impresa - Confesercenti, Rete per la LegalitàSecondo Premio ex aequo Categoria “Giovani autori, 18 – 26 anni”Motivazione: premio assegnato alloriginalità e al coraggio di unʼinchiesta che individua, nella legalizzazionedel gioco dazzardo, un nuovo pericolo di usura per tanti comuni cittadini. Ripercorrendo in mododocumentato levoluzione di questo crescente fenomeno, il lavoro lancia un grido di allarme, denunciando glierrori della politica e la piaga sociale del ricorso allindebitamento da parte dei giocatori dʼazzardo.Giuria: Presidente Stefano Maria Bianchi – Giornalista Anno zero; Lino Busa - Pres. Sos Impresa/Confesercenti; Dario Coletti - Fotografo, Vicedirettore Isfci Di Roma; Gabriele Paci - Giornalista, DocenteUniversitario; Marcello Ravveduto - Storico, Scrittore, Presidente dellassociazione antiracket CoordinamentoLibero Grassi. Gioco dʼazzardo terza industria dʼ Italia. Ma cʼè chi dice Casi… No! di Gaetano De MonteEʼ la terza industria dʼItalia: lotterie, scommesse, superenalotto, slot machine, un mercato che solonel 2010 ha fatturato più di 61 miliardi di euro: un piatto ricco, ricchissimo, di cui più della metà,oltre 32 miliardi di euro, provengono dalle slot machine; un mercato illegale fino al 2004, quando ilMinistro delle Finanze, insieme ai Monopoli, decidono di legalizzarlo firmando una convenzionecon 10 concessionarie a cui affidare il controllo, la regolarità delle macchinette e la raccolta.Intorno al mondo dei giochi ruotano interessi immensi e non sempre confessabili. Quelli dellesocietà concessionarie, ma anche dei partiti politici che sui giochi hanno scommesso molto. E poi,convitato di pietra, cʼè la criminalità organizzata, che vede nel business delle macchinette unanuova miniera dʼoro. Ma è anche e soprattutto una vera patologia, quella del gioco dʼazzardo: unfenomeno che risucchia miliardi di euro ogni anno, che distrugge persone, rovina famiglie, ingrassagli usurai e il mercato dello strozzo, inducendo a una dipendenza compulsiva centinaia di migliaiadi insospettabili, facendoli diventare malati di gioco. Una vera e proprio dipendenza, “quelmeccanismo profondo che guida e condiziona la vita sociale contemporanea” per dirla conZygmunt Bauman; il più influente sociologo vivente parlò di dipendenza a proposito del grandecrack del 2008, costruito su debiti rivenduti per salvarsi dai debiti; e, tornando al gioco dʼazzardo,tra la massaia che dilapida la pensione al video-poker e il bomber che scommette sulla propriasconfitta (in tutti i sensi), la differenza è nella quantità del “buco”, non certo nella qualità dellapatologia.A ogni puntata alla roulette, Aleksej, il protagonista del romanzo “Il Giocatore” di Dostoiesky,mettendo in gioco la sua libertà, la sua vita, ha lʼillusione di poter cambiare in un attimo ciò che nonpotrebbe mai cambiare nel corso della sua vita. Questa illusione è alla base dellʼidea che ilGoverno Berlusconi ha avuto per affrontare la ricostruzione dellʼAquila. Il Dl 39/2009, il decretoAbruzzo, ha previsto di destinare 500 milioni lʼanno fino al 2032 alle aree colpite dal sisma: soldi,questi, ricavati dalla vendita di gratta e vinci e lotterie – e da slot machine, bingo, video poker esuperenalotto, ma anche da Video Lottery Terminal (VLT). Eʼ infatti proprio il decreto Abruzzo adampliare le possibilità di intrattenimento con macchine VLT che comprendono tutti i giochi, al finedi assicurare maggiori entrate alle concessionarie che gestiscono il gioco dʼazzardo, un settore incui per le mafie è più che facile non solo infiltrarsi, ma anche vivere e prosperare. Via Nazionale, Roma – 00184, Roma – tel. Tel. 06/47251 – bandososimpresa@confesercenti.it – http://www.sosimpresa.it
  • 3. Bando Giovani Reporter contro lUsura 1° Edizione, 2011Tuttavia dei soldi promessi gli aquilani non hanno visto neanche la traccia; cʼè chi però li ha vistieccome e sono i concessionari, quelli vecchi e quelli nuovi, che inizialmente hanno dovuto pagareuna tassazione anticipata, da destinare allʼAbruzzo: 15.000 euro per ogni videolottery installata, unvolume dʼaffari che ha portato nelle casse dello Stato 850 milioni in un anno. Ma dopo pochi mesiquelle stesse macchinette – che sono lʼevoluzione delle vecchie Slot: una sola macchina proponeunʼofferta di giochi multipla, in cui ai classici motivi da Slot, si aggiungono anche i giochi da tavoloverde come Poker, Roulette, Black Jack, Bingo – hanno potuto incassare due miliardi di euro.Quella delle videolottery e del decreto Abruzzo che le ha istituite è stata quindi unʼoccasioneghiotta per i dieci concessionari a cui lo Stato Italiano affida il ruolo di esattori erariali. Questi, dopoaverle ottenute senza gara, si sono visti prolungare le vecchie concessioni delle slot – in scadenzaa ottobre 2009 – fino al 2018.Eʼ bene ricordare che questa industria oggi è al secondo posto come causa di indebitamento eusura e che lʼItalia ha il primato mondiale procapite (oltre 500 euro a persona). In Regioni qualiSicilia, Campania, Sardegna e Abruzzo le famiglie investono in gioco dʼazzardo il 6,5% del proprioreddito. E la Puglia? Non se la passa mica bene: non passa giorno infatti che non si abbia notiziadi persone ridotte sul lastrico dai debiti di gioco, in particolare qui, come altrove, è la febbre delvideopoker, ma non solo; Taranto, insieme a Napoli detiene il primato di maggior numero discommesse sportive giocate in Italia; si dirà eccesso di calciofilia, forse. Resta il fatto che il gioco,nella Penisola, coinvolge maggiormente le fasce più deboli. Secondo i dati Eurispes 2005 investedi piuʼ in questa direzione chi ha un reddito inferiore: giocano il 47% degli indigenti, il 56% degliappartenenti al ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati. Non cʼè bisogno di scomodare le analisidi Milton Friedman, per capire come chi disponga di esigui budget (cioè, analogamente, di mini-vincite) è portato a svalutare le pur magre risorse nelle sue mani. Tanto vale rigiocarle.Solo notazioni di costume? Tuttʼaltro. Siamo al cuore della struttura del business, un business checrea dipendenza nei fruitori, una dipendenza che può portare a risvolti e problemi ben più ampi.Indebitamento ed usura, di cui Taranto ne sa qualcosa:lʼusura, da noi, è lʼaltra facciadellʼinquinamento, quella che riguarda lʼeconomia. Fenomeno che è salito spesso agli onori dicronaca anche per i risvolti drammatici che taluni episodi hanno assunto: ricordiamo tra gli altrisuicidi come quelli di Grandinetti negli anni ʼ80, o di Cinefra nei primi anni ʼ90, entrambi stretti nellamorsa degli usurai; qui non cʼè solo lʼestorsione in senso classico: già nel 1992, la DIA conta 123finanziarie, nel territorio tarantino. Certamente un numero sproporzionato, dato “lʼassetto”economico di allora. Nel 1990, presso lʼippodromo di Taranto, a Paolo VI, si truccano le corse deicavalli per conto di clan locali legati ad alcune ʻndrine calabresi. Senza parlare poi delle “voci”legate ad alcune partite perse dal Taranto Calcio anni fa a tutto vantaggio di scommettitori locali.Nel 1994, Taranto fu poi sconvolta dal famoso blitz “Cahors”: 70 imputati alla sbarra, di cui unaventina prescritti, per cui per la prima volta fu formalizzata in Italia lʼaccusa di associazione adelinquere finalizzata allʼusura. Un reato che fino ad allora prevedeva pene da sei mesi a due anni.Numerose furono poi le operazioni di polizia giudiziaria che portarono alla luce una realtà, quella diTaranto, esposta sul fronte dellʼusura perché alla base cʼè unʼeconomia debole, spesso basata suisub-appalti, e per questo ricattabile. Poi, quando si alza il vento della crisi tutto diventa più difficilee i “cravattari” trovano terreno fertile per le loro attività.“Dopo le dieci nelle sale da gioco rimangono soltanto gli autentici e accaniti giocatori, quelli per iquali nelle stazioni termali esiste soltanto la roulette e soltanto per quella ci sono venuti; gente chequasi non si accorge di quel che succede intorno a loro e per tutta la stagione non sʼinteressano anientʼaltro”, parole ancora una volta tratte dal “Giocatore”, un romanzo scritto nel 1800 ma chesembra richiamare la concezione che il Governo Italiano ha della vita dellʼuomo, messo in mano Via Nazionale, Roma – 00184, Roma – tel. Tel. 06/47251 – bandososimpresa@confesercenti.it – http://www.sosimpresa.it
  • 4. Bando Giovani Reporter contro lUsura 1° Edizione, 2011alla sorte e alla casualità, unʼidea in base alla quale il gioco può salvarci, riempire i luoghi pubblici,colonizzare spazi cittadini promettendo sviluppo. Della serie… se il popolo teme il futuro, dateglilʼazzardo.Come spiegare altrimenti la decisione di affidare a Camene, società spagnola, una delle dieciconcessionarie che, insieme a Lottomatica, Snai, Atlantis, Sisal ed altre aziende con sede neiparadisi fiscali, gestiscono il business dei giochi in Italia, la costruzione di un casinò nel mezzo delquartiere San Lorenzo a Roma, in piazza dei Sanniti, a due passi dallʼUniversità La Sapienza, nellasplendida struttura del Teatro-Cinema Palazzo, un luogo dove Pierpaolo Pasolini era di casa. Il 15aprile di questʼanno residenti del quartiere, studenti, artigiani, attivisti dei centri sociali, mamme diSan Lorenzo e lavoratori dello spettacolo, tra cui Sabina Guzzanti e Elio Germano, hannooccupato la Sala Cinema Palazzo in Piazza dei Sanniti. Per sottrarla alla speculazione, ma forseanche perché preoccupati da quellʼimmagine di nonna in preda alla frenesia per il desiderio dirivalsa dei danari perduti alla roulette, una famelica avidità che spinge la vecchia a perdersi nellapropria insanabile ostinazione – che rappresenta il topic del romanzo di Dostoiesky. A delleistituzioni degne di questo nome non dovrebbe perlomeno sorgere il dubbio se vogliano vederescene e volti come questi a San Lorenzo, oppure come quelli di unʼarzilla vecchietta che dallʼaltodei suoi novantʼanni ha bazzicato dalle parti del cinema Palazzo e che risponde al nome di FrancaValeri? E per gli studenti, per cui San Lorenzo rappresenta quasi una seconda casa, cosʼè meglioincontrare agli angoli di una strada: gli attori protagonisti della serie Romanzo Criminale e loscrittore-magistrato Giancarlo De Cataldo, che escono dal Cinema Palazzo dove hanno appenatrasmesso gli episodi, oppure i personaggi reali, i famosi cravattari romani che hanno ispirato levicende dello sceneggiato e che aspettano qualche debitore da strozzare? Ed ancora cosʼè meglioper i vecchietti di San Lorenzo, che giochino a Briscola e Tressette – un gioco popolare che pursempre stimola la memoria ed il cervello e favorisce lʼaggregazione e non fa male alle tasche –oppure che dilapidino da soli davanti ad una macchinetta una pensione intera in un giorno? Ed èproprio in questʼottica che il 22 Giugno inizierà al Cinema Palazzo, ribattezzato dal quartiere salaVittorio Arrigoni, “Io gioco gratis”, torneo popolare di briscola e tressette, solo una tra le tanteiniziative che sino ad ora ha coinvolto il quartiere.Di fronte a un settore “amorale” – e fino al 2004 illegale – come il gioco dʼazzardo sostenere checon unʼoccupazione si viola la legge è semplicemente paradossale. Non sempre ciò che è legale ègiusto, come lʼincredibile processo di legalizzazione delle scommesse e delle macchinettedimostra. E non sempre ciò che è illegale è ingiusto, come viceversa emerge dai contenutidellʼoccupazione della sala Arrigoni. Dovremmo chiarire bene il senso del termine “legalità”,pensando anzitutto al benessere delle persone e della società. Fatto questo senza finti moralismi,se gli abitanti di un quartiere non vogliono che il loro cinema si trasformi in Casinò ma rimangacinema, è giusto che così sia! Via Nazionale, Roma – 00184, Roma – tel. Tel. 06/47251 – bandososimpresa@confesercenti.it – http://www.sosimpresa.it

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