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BNL Focus #46

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BNL Focus #46

  1. 1. Il costo del lavoro procapite nelle multinazionali italiane in alcuni paesi tra il 2007 e il 2010 (migliaia di euro) 60 52,5 50 48,8 40 2010 2007 30 21,2 20 16,2 17,7 18,6 14,7 11,0 8,6 10 4,7 3,1 5,6 5,1 6,4 7,7 5,3 0 Cina Brasile India Federazione Argentina Stati Uniti Turchia Messico Russa Fonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati Istat Nel corso del 2010 il numero delle imprese produttive italiane attive nei confini nazionali è sceso di 11.401 unità rispetto all’anno precedente; nello stesso anno quelle a controllo nazionale residenti all’estero sono cresciute del 3,8% arrivando a 22.081 unità. Si tratta del terzo aumento consecutivo dopo il +4,6% registrato nel 2008 e il +1,4% del 2009. Tra il 2007 e il 2010, il numero, gli addetti e il fatturato delle imprese italiane all’estero sono aumentati rispettivamente del 10,1, 12,9 e 11,7%. Nello stesso periodo gli analoghi valori per le imprese residenti in Italia sono stati -0,7, -2 e -1,8%. Le imprese estere a controllo italiano sono mediamente molto più grandi di quelle residenti sul suolo nazionale: 73 addetti circa nel 2010 contro quasi 4 interni. Il 46 dato si deve soprattutto alla dimensione media molto alta nell’industria. Tra i principali paesi europei quello con il maggior numero di imprese controllate all’estero è la Francia, seguita dal Regno Unito, dalla Germania e dall’Italia. Il 17 dicembre confronto tra imprese multinazionali europee ripropone il tema della piccola dimensione delle aziende italiane: nel 2009 la dimensione media delle filiali estere era 2012 pari a 190 addetti per quelle controllate dal Regno Unito, 186 per le spagnole, 185 per le tedesche, 146 per le francesi e 71 per le italiane.Direttore responsabile:Giovanni Ajassatel. 0647028414 Banca Nazionale del Lavoro – Gruppo BNP Paribasgiovanni.ajassa@bnlmail.com Via Vittorio Veneto 119 - 00187 Roma Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 159/2002 del 9/4/2002 Le opinioni espresse non impegnano la responsabilità della banca.
  2. 2. 17 dicembre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008Crescono le imprese italiane all’esteroS. Costagli  06-47027054 – simona.costagli@bnlmail.comNel 2010 le imprese a controllo italiano residenti all’estero sono cresciute del3,8% arrivando a 22.081 unità. Si tratta del terzo aumento consecutivo dopo il+4,6% del 2008 e il +1,4% del 2009. Le multinazionali italiane sono per la maggiorparte attive nel comparto dei servizi e in particolare nel commercio all’ingrosso eal dettaglio. Il peso maggiore in termini di addetti spetta però all’industria, cheimpiega fuori dai confini nazionali quasi 915mila addetti, pari al 14,9% di quelliimpiegati in Italia.Le imprese estere a controllo italiano sono mediamente molto più grandi diquelle residenti sul suolo nazionale: 73 addetti circa nel 2010 contro quasi 4interni. Il dato si deve soprattutto alla dimensione media molto alta nell’industria.Nel comparto manifatturiero una multinazionale italiana conta circa 115 addetti.La distribuzione all’estero delle multinazionali italiane è piuttosto concentrata:nei primi dieci paesi viene localizzato il 61% delle imprese, occupato il 58,9% delpersonale all’estero e realizzato il 64,1% del fatturato. La Romania è la principalemèta delle multinazionali italiane, mentre la Cina risulta quinta per numero diaddetti impiegati dalle controllate italiane. Al paese asiatico spetta il primato peril minore costo del lavoro procapite.Tra i principali paesi europei quello con il maggior numero di imprese controllateall’estero è la Francia (dati al 2009) con 29.807 filiali, seguita dal Regno Unito(26.450 controllate), dalla Germania (24.470) e dall’Italia. Sono però le impresedel Regno Unito a occupare il maggior numero di addetti oltre i confini nazionali,mentre le imprese a controllo tedesco vantano il primato in termini di fatturatorealizzato, pari a 1,5 volte circa il dato del Regno Unito e della Francia e a quasiquattro volte quello italiano. Il confronto tra imprese multinazionali europeeripropone il tema della piccola dimensione delle aziende italiane: nel 2009 ladimensione media delle filiali estere era pari a 190 addetti per quelle controllatedal Regno Unito, 186 per le spagnole, 185 per le tedesche, 146 per le francesi e71 per le italiane.Secondo le ultime rilevazioni Istat nel corso del 2010 il numero delle imprese produttiveitaliane attive nei confini nazionali è sceso di 11.401 unità rispetto all’anno precedente;nello stesso anno quelle a controllo nazionale residenti all’estero (d’ora in poi“multinazionali italiane”) sono cresciute del 3,8% arrivando a 22.081 unità; lo 0,5% diquelle residenti in Italia. Si tratta del terzo aumento consecutivo dopo il +4,6%registrato nel 2008 e il +1,4% del 20091. Nello stesso periodo risultano in aumentoanche il fatturato (+15%, grazie soprattutto al contributo del comparto industriale cheha realizzato un +26%) e il numero di addetti, cresciuti del 6,4% anche in questo casograzie al consistente apporto dell’industria (+8%).Tra il 2007 e il 2010, il numero, gli addetti e il fatturato delle imprese italiane all’esterosono aumentati rispettivamente del 10,1, 12,9 e 11,7%. Nello stesso periodo glianaloghi valori per le imprese residenti in Italia sono stati -0,7, -2 e -1,8%. Nel caso delnumero delle imprese e degli addetti, la crescita all’estero è maturata per la maggiorparte nel comparto dei servizi, mentre in termini di fatturato sono state le multinazionaliindustriali a registrare la crescita maggiore: +17,6% contro il +6,6% dei servizi.1 Le serie Istat sulle multinazionali italiane sono disponibili solo a partire dal 2007. 2
  3. 3. 17 dicembre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008 Andamento del numero e degli addetti Andamento del fatturato delle delle multinazionali italiane multinazionali italiane (2007-2010, numero) (milioni)1.650.000 22.500 440.000 434.625 430.000 22.0001.600.000 420.000 410.000 21.5001.550.000 400.000 388.896 21.000 390.000 386.3801.500.000 380.000 377.783 20.500 370.0001.450.000 360.000 20.000 350.000 Addetti Imprese (sc. destra)1.400.000 19.500 340.000 2007 2008 2009 2010 2007 2008 2009 2010Fonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati Istat Fonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati Istat Le multinazionali italiane sono per la maggior parte attive nel comparto dei servizi (13.757 imprese, cresciute in un anno del 4,4%), in particolare nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, dove si contano quasi 7 mila filiali. Seguono i settori dell’immobiliare (1.114), delle attività professionali (1.119) e del noleggio e agenzie di viaggio (1.155). Il peso maggiore in termini di addetti spetta però all’industria, che impiega fuori dai confini nazionali quasi 915mila addetti, pari nel complesso al 14,9% di quelli impiegati in Italia, mentre per i servizi il peso si ferma al 6,2%. Primi 5 settori del manifatturiero per Primi 5 settori dei servizi per fatturato fatturato realizzato all’estero realizzato all’estero (2010, val. %) (2010, val. %)60 18 55,1 16 15,350 1440 12 10,3 30,4 10 8,930 26 24,8 8 22,1 6,620 6 5,4 410 2 0 0 Fabbricazione di Lavorazione App. elettriche Macchinari Gomma e plastica Attività immob. Serv inf. e Comm. ingrosso e Att. Professionali Att. di alloggio e autoveicoli minerali comunun. dett. ristorazioneFonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati Istat Fonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati Istat Nel comparto manifatturiero (che conta 6.505 filiali estere, l’1,5% di quelle residenti in Italia) il peso maggiore in termini di numero di filiali all’estero spetta alla meccanica, con 1.239 imprese (5% delle residenti) e 113.736 addetti (il 24,6% di quelli impiegati in Italia), seguita dal comparto dei metalli con 874 imprese e 74.546 addetti (pari rispettivamente all’1,1 e al 10,8% del corrispondente dato nazionale) e dal tessile le cui 663 filiali estere (1,4% del dato nazionale) occupano 95.033 addetti (25,2% del dato nazionale). Il primato per peso sul valore nazionale del numero di imprese spetta però 3
  4. 4. 17 dicembre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008alla farmaceutica, che colloca fuori dai confini italiani il 35,3% delle strutture produttive.Con riferimento alla quota di fatturato realizzato all’estero, il peso maggiore spetta allafabbricazione di autoveicoli: 55,7% pari a 29,7 miliardi di euro distribuiti in 215 impreseche rappresentano il 9,2% di quelle attive in Italia. Al secondo e al terzo posto sitrovano invece la lavorazione dei minerali (30,4% del fatturato realizzato dalle filialiestere) e il comparto delle apparecchiature elettriche (26%).Le imprese estere a controllo italiano sono mediamente molto più grandi di quelleresidenti sul suolo nazionale: 73 addetti circa nel 2010 contro poco meno di 4. Il dato sideve soprattutto alla dimensione media molto alta nell’industria (110 addetti contropoco meno di 6 delle residenti), mentre nei servizi si arriva a 50 addetti medi (tre circasono gli addetti delle residenti). Nel comparto manifatturiero una multinazionale italianaconta circa 115 addetti, (9 in Italia) e la dimensione maggiore si osserva nellafabbricazione di autoveicoli e rimorchi (405 addetti), negli altri mezzi di trasporto (285),nel tessile, alimentare e fabbricazione di apparecchiature elettriche. Nei servizi sono leattività di ristorazione e alloggio a tenere alta la media, con 173 addetti medi contro i 4delle corrispondenti attività residenti entro i confini nazionali. Dimensione media delle controllate estere e delle imprese residenti in Italia in alcuni paesi settori (2010 numero di addetti) 450 405 400 350 300 285 250 200 140 143 125 150 123 115 110 100 73 50 33 17 31 7 8 9 9 3 6 0 Tessile Alimentari Commercio Lav minerali non metalliferi Gomma e plastica Articoli in pelle Ristorazione e alloggio Autoveicoli, rimorchi Altri mezzi di trasporto Dimensione estera Dimensione interna Fonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati IstatLa distribuzione all’estero delle multinazionali italiane è piuttosto concentrata: nei primidieci paesi viene localizzato il 61% delle controllate, occupato il 58,9% del personaleall’estero e realizzato il 64,1% del fatturato. La Romania è la principale mèta dellemultinazionali italiane con 3.331 imprese (un valore in calo dalle 3.925 del 2007) chenel complesso risultano piuttosto piccole (35 addetti circa) e realizzano solo l’1,4% delfatturato del totale delle multinazionali italiane. Una quota del fatturato decisamentemaggiore (8,4%) è realizzata dalle imprese localizzate negli Stati Uniti (2.096, con unadimensione media di 75 addetti) e ancor più (13%) da quelle localizzate in Germaniadove operano 1.436 imprese a controllo italiano con una dimensione media di 78addetti. 4
  5. 5. 17 dicembre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008 Primi dieci paesi per numero di addetti nelle multinazionali italiane (2010, migliaia) 180 160 157 140 118 116 120 111 104 100 91 85 79 80 60 46 40 37 20 0 Fonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati Istat Il numero di multinazionali italiane in Cina è ancora limitato (923 unità), e tuttavia il paese è il quinto nella graduatoria per numero di addetti nelle controllate estere italiane (104.434 unità), pur continuando a realizzare solo il 2,3% del fatturato delle multinazionali italiane, un valore inferiore a quello realizzato in Brasile (6,9%) ma superiore a quello realizzato in Turchia (1,1%). Le multinazionali italiane in Cina Gli addetti delle multinazionali italiane in (2010, numero) Cina (2010, numero)950 110.000930 923 105.000 104.434910890 100.000870 870 95.000 95.313850 90.000830 85.439810 816 85.000790 792 80.000770 77.915750 75.000 2007 2008 2009 2010 2007 2008 2009 2010Fonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati Istat Fonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati Istat La presenza delle imprese italiane in Cina è comunque in aumento: nel 2007 erano presenti 792 multinazionali italiane, che occupavano 85.439 addetti e realizzavano l’1,6% del fatturato complessivo. Nello stesso periodo la dimensione media è leggermente aumentata passando da 107 a 113 addetti. La presenza nel paese asiatico è rilevante soprattutto nel comparto industriale (dove sono attive 558 imprese), ma è nei servizi che risulta maggiore la crescita dal 2007: +34,2%, +42,5% e +47,4% sono gli aumenti registrati rispettivamente dal numero delle imprese, dagli addetti e dal 5
  6. 6. 17 dicembre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008fatturato.Le multinazionali manifatturiere italiane in Cina e nei paesi asiatici 2 sono attivesoprattutto nella meccanica, nella produzione di metalli, nella fabbricazione di articoli inpelle e nella chimica, mentre nei servizi a prevalere sono il commercio all’ingrosso e aldettaglio e le agenzie di noleggio, viaggio e supporto alle imprese. In Cina le filialiitaliane sostengono ancora un costo del lavoro basso, sebbene il ritmo di crescita siaconsistente e superiore a quello registrato in qualunque altro paese. Nel corso del2010 il costo del lavoro in Cina è risultato pari a 4.700 euro procapite, contro i 3.100del 2007 e i 2.700 del 2008. Il valore cinese è l’ultimo di una graduatoria in cui l’Indiacompare al penultimo posto, con 5.600 euro, precedendo Romania, Messico eSlovacchia. Il costo del lavoro procapite nelle multinazionali italiane in alcuni paesi tra il 2007 e il 2010 (migliaia di euro) 60 52,5 50 48,8 40 2010 2007 30 21,2 20 16,2 17,7 18,6 14,7 11,0 8,6 10 4,7 3,1 5,6 5,1 6,4 7,7 5,3 0 Cina Brasile India Federazione Argentina Stati Uniti Turchia Messico Russa Fonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati IstatIl confronto con i principali paesi europeiI dati Eurostat sulle imprese multinazionali europee sono piuttosto frammentati, earrivano solo al 2009; tuttavia il quadro che permettono di tracciare è piuttosto chiaro.Tra i principali paesi europei quello con il maggior numero di imprese controllateall’estero è la Francia, con 29.807 filiali, seguita dal Regno Unito (26.450 controllate),dalla Germania (24.470) e dall’Italia, che a quella data contava 21.307 imprese esterea controllo nazionale. I dati permettono di seguire l’andamento nel tempo solo perqualche paese, tra questi è interessante osservare il balzo fatto dalla Francia, che da20.582 controllate estere nel 2007 (numero di poco superiore a quello italiano, pari allastessa data a 20.050) ha registrato in soli due anni un incremento di oltre il 44%, pari a9.225 nuove controllate. Per la Germania il numero delle controllate estere nello stessobiennio è aumentato di 1.032 imprese. Sono però le imprese del Regno Unito aoccupare il maggior numero di addetti oltre i confini nazionali: circa 5 milioni nel 2009,contro i 4,5 milioni delle imprese tedesche, i 4,4 milioni delle imprese francesi e ilmilione e mezzo di quelle italiane. Alle imprese a controllo tedesco spetta invece ilprimato in termini di fatturato realizzato all’estero: 1.442 milioni di euro complessivi,2 Il dato è disponibile solo a livello aggregato, non per singolo paese. 6
  7. 7. 17 dicembre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008 pari a 1,5 volte circa il dato del Regno Unito e della Francia e a quasi quattro volte quello italiano. Le controllate estere di alcuni paesi Fatturato delle controllate estere di europei alcuni paesi europei (2009, numero) (2009, milioni)35.000 1.600 1.443 29.807 1.40030.000 26.450 24.470 1.20025.000 21.263 1.000 976 93820.000 80015.000 60010.000 378 400 4.867 225 5.000 200 0 0 Spagna Italia Gramania Regno Unito Francia Gramania Regno Unito Francia Italia SpagnaFonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati Fonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su datiEurostat Eurostat Pur se su scala diversa, il confronto tra imprese multinazionali ripropone il tema della piccola dimensione delle aziende italiane: secondo i dati 2009 la dimensione media delle filiali estere era pari a 190 addetti per le imprese controllate dal Regno Unito, 186 per le spagnole, 185 per le tedesche, 146 per le francesi e 71 per le italiane che quindi presentano uno scarto medio di 98 addetti nei confronti dei principali partner europei. Dimensione media delle controllate estere in alcuni paesi europei (2009 numero di addetti) 250 200 185 186 191 150 146 100 71 50 0 Italia Francia Germania Spagna Regno Unito Fonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati Eurostat Il Regno Unito è il paese che controlla la quota maggiore di multinazionali attive fuori dai confini della Ue-27 (20,6% del totale, pari al 58% di quelle controllate dal paese), seguito dalla Francia (che ne controlla il 18,6%) e dalla Germania (15,3%), mentre per l’Italia nel 2009 le controllate estere con attività al di fuori della Ue-27 non superavano 7
  8. 8. 17 dicembre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008le 8.939 unità, pari all’11% delle multinazionali controllate dalla Ue fuori dai propriconfini e al 39% di quelle totali a controllo italiano.Multinazionali italiane: una storia breveLa presenza delle imprese italiane al di fuori dei confini nazionali ha assunto rilevanzasolo in un passato relativamente recente rispetto agli altri paesi europei. Un’analisidella Banca d’Italia3 condotta su serie che partono da fine Ottocento colloca nel primodecennio del secolo scorso l’apertura delle prime sei filiali estere di imprese italianearrivate poi a 22 solo nei primi anni Quaranta. La spinta arrivò soprattutto dalle grandiimprese alimentari, tessili, chimiche, automobilistiche ed elettroniche che aprirono leloro filiali estere per i due terzi nei paesi dell’Europa continentale (Francia soprattutto) eper il resto in America Latina (Argentina). Il boom economico degli anni Cinquantaportò all’apertura di 35 nuove sussidiarie di imprese manifatturiere italiane, e per laprima volta gli investimenti esteri cominciarono a rappresentare non più una sparutaeccezione ma una modalità più frequente nel percorso di crescita delle imprese. Questidivennero particolarmente significativi nel comparto della meccanica, mentre siassistette a una contrazione di quelli del settore automobilistico. La novità nellaseconda metà degli anni Cinquanta fu comunque l’ingresso sulla scena mondiale delleimprese di minori dimensioni, e una iniziale contrazione degli investimenti all’esterodelle grandi. Il decennio successivo vide concentrarsi gli investimenti all’estero delleimprese italiane negli Stati Uniti, in particolare nel comparto della chimica e dellagomma, settori ampiamente penalizzati dalla crisi economica degli anni Settanta cheportò a grandi disinvestimenti, anche nel settore delle macchine elettriche edell’automotive. Nel corso di quel decennio e del successivo gran parte delle filialiestere di imprese italiane si sarebbe concentrato nella meccanica (21), nei mezzi ditrasporto (20), nell’elettromeccanica e macchine da ufficio (19), nella plastica (19) enell’alimentare (15). L’aspetto più interessante dell’espansione (peraltro ancorapiuttosto limitata) delle imprese italiane all’estero in quel periodo era l’obiettivo da esseperseguito, che non era rappresentato dalla ricerca di un minore costo del lavoro(esigenza allora avvertita soprattutto dalle multinazionali tedesche, giapponesi e deiPaesi Bassi a causa della forza delle rispettive valute), quanto piuttosto dalla volontà diampliare i mercati di sbocco e di avere siti produttivi vicini ai centri di consumo. È nellaseconda metà degli anni Ottanta che l’internazionalizzazione produttiva delle impreseitaliane comincia a rappresentare un fenomeno rilevante, grazie soprattuttoall’acquisizione di imprese estere e ad accordi di collaborazione che coinvolgevano perla maggior parte imprese europee, statunitensi e, in misura minore, giapponesi.Secondo i dati Reprint4 tra il 1985 e il 1995 la presenza delle filiali estere di impreseitaliane assume una rilevanza maggiore, passando da 263 a 621 unità, con unapresenza importante di imprese di medie dimensioni soprattutto nel tessile,abbigliamento, ingegneria meccanica, prodotti per la casa, acciaio e alimentare.3 Banca d’Italia, “Old and new Italian multinational firms”, Questioni di economia e finanza, Quaderni distoria economica, ottobre 2011.4 I dati Reprint vengono riportati in Banca d’Italia 2011, cfr. nota precedente. 8
  9. 9. 17 dicembre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008 Un cruscotto della congiuntura: alcuni indicatori Indice Itraxx Eu Financial Indice Vix 400 350 60 300 50 250 200 40 150 30 100 Index Itraxx EU Financial Sector 20 50 0 10 lug-12 set-12 nov-12 lug-11 set-11 nov-11 mar-12 mar-11 gen-12 mag-12 gen-11 mag-11 0 gen-12 mag-12 gen-11 mag-11 lug-12 set-12 nov-12 lug-11 set-11 nov-11 mar-12 mar-11Fonte: Thomson Reuters Fonte: Thomson ReutersI premi al rischio rimangono su valori prossimi L’indice Vix torna a quota 17.a quelli della scorsa settimana, oscillandointorno a 150 pb. Cambio euro/dollaro e quotazioni Brent Prezzo dell’oro (Usd per barile) (Usd l’oncia) 130 1,5 2.000 125 1,45 1.900 120 1.800 1,4 115 1,35 1.700 110 1,3 1.600 105 1,25 1.500 100 Brent scala sin.(in Usd) 1,2 1.400 95 Cambio euro/dollaro sc.ds. 90 1,15 1.300 1.200 lug-12 set-12 nov-12 lug-11 set-11 nov-11 mar-12 mar-11 gen-12 mag-12 gen-11 mag-11Fonte: Thomson Reuters Fonte: Thomson ReutersIl tasso di cambio €/$ si muove intorno a 1,31. Il Il prezzo dell’oro scende sotto i 1.700 dollaripetrolio di qualità Brent quota 109$ al barile. l’oncia. 9
  10. 10. 17 dicembre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008 Borsa italiana: indice Ftse Mib Tassi dei benchmark decennali: differenziale con la Germania (punti base) 24.000 1.500 1.300 22.000 1.100 20.000 900 700 18.000 500 16.000 300 100 14.000 -100 dic-12 dic-11 ott-12 gen-12 feb-12 mag-12 ago-12 ott-11 gen-11 feb-11 mag-11 ago-11 giu-12 lug-12 set-12 nov-12 giu-11 lug-11 set-11 nov-11 mar-12 apr-12 mar-11 apr-11 12.000 nov-11 nov-12 dic-11 dic-12 apr-11 ott-11 apr-12 ott-12 mar-11 mar-12 feb-11 ago-11 set-11 ago-12 set-12 giu-11 lug-11 feb-12 giu-12 lug-12 gen-11 gen-12 mag-11 mag-12 Italia Spagna Irlanda Portogallo Fonte: Thomson Reuters Fonte: elab. Servizio Studi BNL su dati Thomson Reuters Il Ftse Mib sale a 15.900 da 15.800 della I differenziali con il Bund sono pari a 566 pb scorsa settimana. per il Portogallo, 328 pb per l’Irlanda, 404 pb per la Spagna e 323 pb per l’Italia. Indice Baltic Dry Euribor 3 mesi (val. %) 12.000 1,8 10.000 1,6 1,4 8.000 1,2 6.000 1 0,8 4.000 0,6 0,4 2.000 0,2 0 0 gen-08 ott-08 gen-09 ott-09 gen-10 ott-10 gen-12 ott-12 gen-11 ott-11 lug-08 lug-09 lug-10 lug-12 apr-08 apr-09 apr-10 lug-11 apr-12 apr-11 gen-10 gen-12 mag-10 mag-12 gen-11 lug-10 set-10 mag-11 lug-12 set-12 nov-10 nov-12 lug-11 set-11 mar-10 nov-11 mar-12 mar-11 Fonte: Thomson Reuters Fonte: Thomson Reuters L’indice, su valori minimi, nell’ultima Continua la flessione dell’euribor 3m che settimana scende da 990 a 784. scende sotto allo 0,19%.Il presente documento è stato preparato nell’ambito della propria attività di ricerca economica da BNL-Gruppo Bnp Paribas. Le stime e le opinioni espresse sono riferibili al Servizio Studi di BNL-Gruppo BNPParibas e possono essere soggette a cambiamenti senza preavviso. Le informazioni e le opinioni riportate inquesto documento si basano su fonti ritenute affidabili ed in buona fede. Il presente documento è statodivulgato unicamente per fini informativi. Esso non costituisce parte e non può in nessun modo essereconsiderato come una sollecitazione alla vendita o alla sottoscrizione di strumenti finanziari ovvero comeun’offerta di acquisto o di scambio di strumenti finanziari. 10

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