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BNL Focus #40

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  • 1. Variazione della quota % di società di Grado di concentrazione del fatturato capitali tra il 2002 e il 2011 nei tre nelle prime cinque imprese distretti (%) (Var %) 14 12 11,6 Orafo vicentino 34,6 10,2 10 8 Occhialeria di Belluno 98 6 5,6 4 Calzaturiero del Brenta 41,5 2 0 Calzaturiero del Brenta Occhialeria di Belluno Orafo vicentino 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 Fonte: Unioncamere Veneto, Quaderni di ricerca, Fonte: Unioncamere Veneto, Quaderni di ricerca, ottobre 2012. ottobre 2012. I distretti industriali, che tanto hanno contribuito al successo del manifatturiero italiano negli anni Settanta e Ottanta, vivono oggi una fase di profonda trasformazione i cui nodi focali sono costituiti dalla concorrenza dei paesi emergenti, dalla questione del ricambio generazionale e della minore propensione da parte dei giovani ad avviare nuove attività produttive. I modelli più promettenti di evoluzione dei distretti sono due: quello dell’emergere di una o più grandi imprese che internalizzano gran parte dei processi produttivi del distretto e quello in cui, grazie ad una felice combinazione tra innovazione e internazionalizzazione, una pluralità di piccole imprese riesce a trovare 40 nuove traiettorie di espansione anche nel contesto della competizione e della divisione globale del lavoro. Esempi interessanti di questi due tipi di evoluzione sono il distretto dell’occhialeria di Belluno e il calzaturiero del Brenta. 31 ottobre Gli sviluppi delle vicende europee continuano ad attrarre gran parte dell’attenzione degli analisti e degli operatori. Eppure, all’esterno del teatro europeo, importanti 2012 elementi di novità si consolidano sul fronte degli scenari extra-europei, così come dimostrano le recenti elaborazioni compiute dal Fondo Monetario Internazionale.Direttore responsabile:Giovanni Ajassatel. 0647028414 Banca Nazionale del Lavoro – Gruppo BNP Paribasgiovanni.ajassa@bnlmail.com Via Vittorio Veneto 119 - 00187 Roma Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 159/2002 del 9/4/2002 Le opinioni espresse non impegnano la responsabilità della banca.
  • 2. 31 ottobre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008Distretti industriali al bivioS. Costagli  06-47027054 – simona.costagli@bnlmail.comIl modello distrettuale, che in Italia ha rappresentato uno degli strumenti disuccesso nello sviluppo del manifatturiero negli anni Settanta e Ottanta, si trovaoggi in difficoltà a causa della concorrenza dei paesi emergenti, del nodo delricambio generazionale e della minore propensione da parte dei giovani adavviare nuove attività produttive. Di fronte a tali sfide, molti distretti stanno inparte modificando le loro caratteristiche. I modelli di evoluzione più promettentiappaiono due: nel primo caso la sopravvivenza è garantita dalla presenza di unao più grandi imprese che internalizzano gran parte dei processi produttivi deldistretto. Nel secondo caso la riduzione del numero delle imprese lascia ampiospazio a quelle di dimensioni contenute. Esempi interessanti di questi due tipi dievoluzione sono il distretto dell’occhialeria di Belluno e il calzaturiero del Brenta.Nell’occhialeria italiana il distretto di Belluno occupa una posizione centrale, con485 imprese, 12.800 addetti e un fatturato che supera i 2 mld. di euro. Il distrettosi è caratterizzato nell’ultimo decennio per una forte contrazione del numerodelle imprese cui non ha fatto riscontro un’analoga flessione degli occupati, chepure è stata ampia (-20,8%). L’evoluzione del distretto verso un modellodominato da poche grandi imprese è testimoniato dal grado di concentrazionedel fatturato: nel 2010 (ultimo dato disponibile) le prime cinque impresecoprivano il 97,5%.Nell’ambito del calzaturiero il distretto del Brenta ha saputo ritagliarsi unaposizione importante nel comparto delle calzature da donna di fascia alta. Tra il2002 e il 2011 il numero delle imprese del distretto è sceso relativamente pocorispetto a realtà produttive simili (-5,2%). Il distretto è ancora oggi formatosoprattutto da piccole imprese artigiane, caratteristica che si riflette in unmodesto grado di concentrazione: la quota di fatturato che fa capo alle primecinque imprese è pari solo al 54% del totale.L’evoluzione del distretto, condizionata dalla pressione competitiva da parte dei paesiemergenti specializzati nelle stesse produzioni e accelerata dalla recessione iniziatanel 2008, ha avuto come elemento più evidente la riduzione generalizzata del numerodelle imprese, sia come conseguenza di una mortalità superiore alla natalità sia acausa di intensi processi di delocalizzazione. Il fenomeno ha comportato talvoltal’aumento della concentrazione (sia del fatturato sia dell’export) presso un numerolimitato di imprese, snaturando per alcuni versi il concetto stesso di distretto. Ladelocalizzazione ha inoltre interrotto in molti casi le catene locali di subfornituraaccentuando ulteriormente il fenomeno. D’altro canto, già dall’inizio degli anni Duemilaun allargamento delle maglie del distretto, almeno nella sua connotazione socio-culturale, era reso evidente da un crescente utilizzo di personale immigrato, soprattuttonelle fasi della lavorazione low skill intensive, a fronte di una sempre minorepropensione dei giovani ad avviare nuove imprese. La configurazione tradizionale deidistretti è poi oggi messa a dura prova dal nodo del ricambio generazionale,osservabile soprattutto nelle micro-imprese.A fronte di questi tratti comuni, i distretti italiani sembrano oggi avere di fronte duealternative di sviluppo da opporre al declino: nel primo caso la sopravvivenza ègarantita dalla presenza di una o più grandi imprese che internalizzano gran parte dei 2
  • 3. 31 ottobre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008processi produttivi del distretto. In tal modo tuttavia, pur preservando in parte i livellioccupazionali, il distretto viene privato di una delle sua caratteristiche principali (lapresenza di un fitto tessuto di imprese). Evidenze di una tale evoluzione sono unfatturato in crescita (o tutt’al più in lieve calo) nonostante una forte flessione delnumero delle imprese attive e una relativa tenuta dell’occupazione. All’estremo oppostosi trovano esempi di declino più marcato − in cui al calo del numero delle imprese siassocia un crollo del fatturato − e infine un modello intermedio di sopravvivenza delmodello tradizionale, in cui il calo delle imprese risulta più contenuto mentre si assistecomunque a una tenuta del fatturato. Un esempio interessante di questi tre tipi dievoluzione si trova in un recente studio di Unioncamere Veneto, in cui il distrettodell’occhialeria di Belluno, l’orafo di Vicenza e il calzaturiero del Brenta sembranorispecchiare abbastanza fedelmente i tre modelli, soprattutto se si accompagnano leinformazioni relative alla natimortalità delle imprese e all’andamento del fatturato conquella relativa al grado di concentrazione del fatturato stesso, che dà un’ideaabbastanza chiara dello stato della trama del tessuto imprenditoriale dei tre distretti. Variazione del numero delle imprese Variazione del fatturato delle società di manifatturiere tra il 2002 e il 2011 nei capitali tra il 2006 e il 2010 nei tre tre distretti distretti (Var %) (Var %) 0 25 -5 20 18,3 -5,2-10 15 9,6-15 10-20 5-25 0-30 -5-35 -10-40 -15-45 -42,2 -20 -18,4-50 -47,3 -25 Calzaturiero del Brenta Occhialeria di Belluno Orafo vicentino Calzaturiero del Brenta Occhialeria di Belluno Orafo vicentinoFonte: Unioncamere Veneto, Quaderni di ricerca, Fonte: Unioncamere Veneto, Quaderni di ricerca,ottobre 2012. ottobre 2012. Variazione della quota % di società di Grado di concentrazione del fatturato capitali tra il 2002 e il 2011 nei tre nelle prime cinque imprese distretti (%) (Var %)1412 11,6 Orafo vicentino 34,6 10,210 8 Occhialeria di Belluno 98 6 5,6 4 Calzaturiero del Brenta 41,5 2 0 Calzaturiero del Brenta Occhialeria di Belluno Orafo vicentino 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100Fonte: Unioncamere Veneto, Quaderni di ricerca, Fonte: Unioncamere Veneto, Quaderni di ricerca,ottobre 2012. ottobre 2012. 3
  • 4. 31 ottobre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008Particolarmente interessante appare l’evoluzione dei due modelli estremi di distretto:quello che si concentra attorno a una o pochissime grandi imprese e cessapraticamente di esistere come distretto tradizionale (l’occhialeria di Belluno) e quello incui invece un numero ancora cospicuo di imprese si raccoglie attorno a una produzionespecifica riproponendo il modello tradizionale (il calzaturiero del Brenta).Il distretto dell’occhialeria di BellunoIn Italia il comparto dell’occhialeria conta circa 900 imprese e occupa oltre 16.000addetti; nel corso del 2011 il settore ha aumentato i livelli produttivi dell’8% circa,raggiungendo livelli di fatturato pari a 2,65 mld. di euro grazie soprattutto al trainorappresentato dalla domanda estera, che rappresenta la chiave del successo delsettore. Con una quota di mercato del 27% l’export di occhiali da sole e montatureitaliano è primo al mondo, seguito da quello cinese e di Hong Kong.1 La misura dellaproiezione all’estero del settore è testimoniata dalla distanza media percorsa dalle sueesportazioni: 3.800 km, circa 800 in più della media del sistema moda che è tra i settorimanifatturieri a più alta vocazione internazionale.Nell’occhialeria italiana il distretto di Belluno occupa una posizione centrale, con 485imprese, 12.800 addetti e un fatturato che supera i 2 mld di euro di cui oltre 1,7realizzati all’estero. Durante il periodo di recessione del 2009 il settore ha soffertomeno di altri sui mercati esteri, registrando una flessione delle vendite del 13,6% (cheseguiva però un calo del 5,6% a/a dell’anno precedente) contro una riduzione ben piùampia del totale manifatturiero. Il biennio di crescita 2010-2011 ha permesso uncompleto recupero delle perdite, anche se i primi sei mesi del 2012 mostrano unaflessione mai registrata negli ultimi anni (-32%). Il dato (che segue un generalerallentamento dell’export italiano rimasto però in territorio positivo) è la risultante di unandamento piuttosto eterogeneo tra i diversi paesi di destinazione. Tra quelli della Ue27 risultano in calo le vendite verso la Francia (-1,7%) e la Spagna (-8,5%), mentresono in crescita quelle verso Paesi Bassi (+14,6%), Germania (+8,7%) e Regno Unito(+5,2%). Al di fuori dell’Unione le variazioni sono molto ampie (sia in senso negativoche positivo) e ciò lascia pensare che siano anche frutto di movimenti di alcuneimprese del distretto dovute a questioni logistico-amministrative che comportano lapartenza delle merci da province diverse. In ogni caso il peso degli Stati Uniti, sebbenemolto variabile, appare notevole, mentre la Cina assorbe ancora una porzione limitata(variabile dall’1,5 al 2,5%) delle vendite del distretto.Secondo lo studio Unioncamere Veneto la flessione delle vendite in alcuni dei principalimercati di sbocco (tra cui gli Stati Uniti) ha penalizzato soprattutto le imprese piùpiccole, gran parte delle quali sono uscite dal mercato.Dal lato dell’import, il distretto ha registrato variazioni piuttosto ampie nel corso deldecennio, che rispecchiano in alcuni periodi l’accentuarsi del fenomeno delladelocalizzazione, in particolare nel picco del 2006, quando la forte crescita (+48,2%)maturò in gran parte grazie all’import dalla Romania (+160,8%), dalla Cina (+58,4%) edai paesi del Mercosur (+85%).1 ANIFAO, Comunicato stampa. 4
  • 5. 31 ottobre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008 Andamento dell’export di occhialeria Andamento dell’import di occhialeria della provincia di Belluno della provincia di Belluno (var. % a/a, ATECO 2007 325) (var. % a/a, ATECO 2007 325) 30 60 20,2 50 48,2 20 19,1 14,9 12,6 11,7 40 10,9 10 30,2 30 23,9 2,5 1,8 0 20 14,1 10 6,5 6,4 -5,1 4,0 2,4 -10 0,2 0 -13,6 -20 -10 -6,1 -20 -30 -32,0 -30 -25 -40 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012* Fonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati Fonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati Istat IstatIl distretto si è caratterizzato nell’ultimo decennio per una forte contrazione del numerodelle imprese, scese dal 2002 al 2011 del 50,4% se si considera l’attività core, e del47,3% se si considerano anche le produzioni parallele, come la produzione di astucci.Al calo delle imprese non ha fatto riscontro un’analoga flessione degli occupati, chepure è stata ampia (-20,8%). Secondo Confindustria Dolomiti di Belluno il calo sarebbematurato soprattutto tra le imprese artigiane di minori dimensioni a fronte di unaumento nelle grandi, che hanno in parte riassorbito la manodopera espulsa altrove.L’evoluzione del distretto verso un modello dominato da poche grandi imprese ètestimoniata anche dalla distribuzione nel tempo delle imprese per forma giuridica. Trail 2002 e il 2011 le imprese individuali e le società di persone sono calaterispettivamente del 53,7 e del 56% a fronte di un calo del 24,6% delle società di capitaliche in tal modo sono arrivate a rappresentare il 34% del totale delle imprese dal 24 del2002. Incidenza delle diverse forme giuridiche nel distretto dell’occhialeria della provincia di Belluno 100% 90% 24 34 80% 70% 60% 36 50% 30 40% 30% 20% 40 36 10% 0% 2002 2011 Società di capitale Società di persone Imprese individuali Fonte: Unioncamere Veneto 5
  • 6. 31 ottobre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008I dati relativi all’andamento del fatturato sono di più complessa interpretazione, poichériferiti alle sole imprese che superano la soglia del milione e mezzo di euro; essituttavia rendono bene l’idea della forte concentrazione: nel 2010 (ultimo datodisponibile) le prime cinque imprese coprivano il 97,5% del fatturato complessivo, conla prima a rappresentare da sola il 77,5%. In quattro delle prime cinque imprese, tral’altro, nel periodo 2006-2010 il fatturato è aumentato, anche se con una dispersionemolto ampia che va dallo 0,3% della quarta al +24% della prima, al 43% circa dellaquinta, che opera però nelle attività non core del distretto.Il distretto calzaturiero del BrentaAll’estremo opposto rispetto all’evoluzione seguita dall’occhialeria di Belluno si trova ildistretto calzaturiero del Brenta, che rappresenta uno dei casi di sopravvivenza (e inalcuni tratti di prosperità) del modello tradizionale basato sull’ampia numerosità degliattori presenti sul territorio.In Italia il settore calzaturiero conta (al 2011) circa 5.600 imprese e occupa quasi90mila addetti; al pari dell’occhialeria anche il calzaturiero mostra una spiccatapropensione all’export: nel 2011 secondo l’ANCI2 circa l’83% del valore prodotto èstato venduto sui mercati esteri, in particolare a Francia, Germania e Stati Uniti cherappresentano i principali clienti.Nell’ambito del comparto il distretto del Brenta (che si estende nei comuni sul Brentatra le provincie di Padova e Venezia) ha saputo ritagliarsi una posizione importante nelcomparto delle calzature da donna di fascia alta. La scelta è maturata all’inizio deglianni Novanta, nel tentativo di sopravvivere alla concorrenza esterna, ed è proseguitaanche durante la fase peggiore della recessione iniziata nel 2009. Le principaliconseguenze sono state la tenuta del fatturato e un’intensificazione del processo didelocalizzazione delle fasi del processo produttivo a minore valore aggiunto,soprattutto in India, Cina e Romania.Nel corso degli ultimi dieci anni l’export distrettuale ha registrato andamenti piuttostovariabili, con una forte flessione nel 2009, cui ha seguito un recupero nel bienniosuccessivo. Nei primi sei mesi di quest’anno le vendite all’estero di calzature deicomuni della riviera del Brenta hanno fortemente rallentato, registrando una crescitadell’1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A essere penalizzate sonostate soprattutto le vendite verso Spagna (-20,7%), Germania (-11,8%, secondomercato di sbocco dell’export distrettuale, con una quota di mercato del 14%) e PaesiBassi (-15,7%). In calo è risultato anche l’export verso i paesi OPEC, (-16,8%), l’India eil Giappone. Al contrario, le vendite hanno registrato una forte crescita in Cina(+58,3%), nel Mercosur (+59,6%) e negli Stati Uniti (+15,8%).La forte flessione dell’export registrata all’indomani delle recessione mondiale halievemente modificato lo scenario dei principali clienti dei calzaturifici del Brenta, laFrancia (seconda nel 2007) ha guadagnato da allora quasi 5 punti percentuali eoccupa ora la prima posizione con il 19,2% della quota di mercato, segue la Germaniae, a distanza, gli Stati Uniti, con una quota del 6,2% (in lieve flessione dal 6,5% del2007). Ancora limitato è il peso dei principali paesi emergenti, con la Cina a copriresolo lo 0,6% dell’export e l’India praticamente inesistente. Merita attenzione la quotadetenuta da alcuni paesi dell’Europa dell’Est: Polonia, Romania e Repubblica ceca2 Associazione nazionale calzaturifici italiani, L’industria calzaturiera italiana 2010/2011, lineamentiprincipali. 6
  • 7. 31 ottobre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008 insieme assorbono circa il 5,6% dell’export distrettuale, una quota di poco inferiore a quella statunitense. Nel caso della Romania, il peso relativamente alto (3,9%) è frutto anche di legami creati dai processi di delocalizzazione, il paese è oggi infatti il secondo fornitore delle imprese del distretto con una quota sull’import del 13,6% seconda solo alla quota cinese, dalla quale arriva il 17% di calzature delle province esaminate.Andamento dell’export di calzature delle Andamento dell’import di calzature delle province di Padova e Venezia province di Padova e Venezia (var. % a/a) (var. % a/a)20 40 13,9 14,2 14,815 29,4 3010 20 15,3 5 3,7 3,7 11,4 10,9 1,0 9,7 10 7,0 7,0 0 3,0 0,8 -1,3 -2,2 0 -5 -6,3 -5,5-10 -10 -6,5-15 -20 -20,9-20 -19,6 -30-25 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012Fonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati Istat Fonte: elaborazioni Servizio Studi BNL su dati Istat Nei dieci anni che vanno dal 2002 al 2011 il numero delle imprese del distretto è sceso relativamente poco rispetto a realtà produttive simili (-5,2%) e oggi arriva a contare 607 imprese. Il calo è peraltro distribuito in modo piuttosto uniforme lungo il periodo esaminato, ad eccezione che nel 2008, in cui si registra un aumento. La relativa stazionarietà nel numero delle imprese non ha comunque impedito una ricomposizione dal lato della forma giuridica: oggi le ditte individuali sono la forma prevalente (47%) e il loro peso è cresciuto in dieci anni di 2 punti percentuali, per contro è diminuito in modo consistente (circa otto punti percentuali) il peso delle società di persone, a vantaggio delle società di capitale arrivate a coprire il 28% del totale (dal 22% del 2002). Incidenza delle diverse forme giuridiche nel distretto calzaturiero delle province di Padova e Venezia 100% 90% 22 28 80% 70% 60% 33 25 50% 40% 30% 45 47 20% 10% 0% 2002 2010 Società di capitali Società di persone Imprese individuali Fonte: Unioncamere Veneto 7
  • 8. 31 ottobre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008Tali evidenze confermano come il distretto sia ancora oggi formato soprattutto dapiccole imprese artigiane che generano mediamente un livello di valore dellaproduzione simile tra loro. Tale evidenza è confermata anche dal fatto che la maggiorparte del fatturato (sulla cui analisi rimangono i limiti di cui si è detto sopra) è realizzatodalle imprese piccole e medie, e nel distretto la quota che fa capo all’impresa piùgrande è solo l’11,3%, mentre le prime cinque coprono circa il 54% del totale. Neglianni 2006-2010, peraltro, i ricavi delle vendite delle imprese distrettuali hanno mostratoun andamento positivo, con una flessione concentrata nel solo 2009 e ampiamenterecuperata l’anno seguente. 8
  • 9. 31 ottobre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008Scenari extra europei: luci ed ombreS. Carletti  06-47028440 – silvano.carletti@bnlmail.comGli sviluppi delle vicende europee continuano ad attrarre gran partedell’attenzione degli analisti e degli operatori. Eppure, all’esterno del teatroeuropeo, importanti elementi di novità si consolidano sul fronte degli scenariextra-europei, così come dimostrano le recenti elaborazioni compiute dal FondoMonetario Internazionale.A condizionare le prospettive economiche internazionali è soprattutto il nododella finanza pubblica: tra il 2008 e il 2012 il rapporto debito pubblico/Pil èaumentato a livello mondiale di 15 punti percentuali (a 81%), un salto daattribuire esclusivamente ai paesi sviluppati (+30 pp, a 111%). Per i paesiemergenti, infatti, lo stesso rapporto è aumentato di appena un puntopercentuale (a 35%).Al centro dell’attuale fase di rallentamento mondiale ci sono soprattutto ledifficoltà dell’area euro, in recessione nel 2012 e in una condizione menofavorevole l’anno prossimo (+0,2%). Decisamente migliore è la situazione deipaesi di più recente industrializzazione. Si osserva però una perdita di slancioper i quattro paesi guida (Brasile, Russia, India e Cina), percezione non disgiuntadalla constatazione che non pochi dei loro problemi attuali sono di naturastrutturale.Sia gli interventi di politica monetaria sia l’incremento degli investimenti pubblicidecisi in questi mesi in Cina sono largamente inferiori a quelli attuati al culminedella crisi 2008-09. Si tratta evidentemente di un aspetto positivo perché lasciaampio spazio a ulteriori interventi di sostegno, dovesse la congiuntura internaevolvere in direzione non favorevole.Lo scenario che emerge dalle recenti analisi del Fondo Monetario Internazionale e dialtre istituzioni sovranazionali1 è decisamente grigio. La crescita economica mondialenel 2012 e nel 2013, già ipotizzata su livelli modesti, è stata rivista ulteriormente alribasso (a +3,3% e +3,6%, rispettivamente). Coerentemente con questo scenario, lacrescita delle esportazioni mondiali dovrebbe nel 2012 fermarsi al 2,5% edeventualmente risalire al 4,5% nel 2013.Infine, pur prendendo atto di qualche recente favorevole sviluppo, anche la stabilitàfinanziaria a livello globale viene considerata più a rischio di quanto non fosse sei mesifa (ad aprile 2012, epoca della precedente edizione del Global Financial StabilityReport).Al centro dell’attuale fase di rallentamento mondiale ci sono soprattutto le difficoltàdell’area euro, in recessione nel 2012 (-0,4%) e in una condizione poco migliore l’annoprossimo (+0,2%).In generale, sullo scenario mondiale pesa il non risolto squilibrio di finanza pubblica: trail 2008 e il 2012 il rapporto debito pubblico/Pil è aumentato a livello mondiale di 15punti percentuali (a 81%), un salto da attribuire esclusivamente ai paesi sviluppati (+301 Nel mese di ottobre il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato una nuova edizione del WorldEconomic Outlook, del Global Financial Stability Report (GFSR) e del Fiscal Monitor; il WTO (World TradeOrganization) ha contemporaneamente aggiornato le sue previsioni sulle dinamiche del commerciointernazionale. 9
  • 10. 31 ottobre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008pp, a 111%). Per i paesi emergenti, infatti, lo stesso rapporto è aumentato di appenaun punto percentuale (a 35%).Stati Uniti e GiapponeNel quadro internazionale disegnato dagli economisti del Fmi, Stati Uniti e Giapponevengono considerati come paesi meno soggetti all’incertezza. I problemi che sievidenziano nel breve termine non sono certo trascurabili ma si ipotizza che possanoessere gestiti favorevolmente. Nel caso degli Stati Uniti si tratta soprattutto delcosiddetto fiscal cliff: alla fine dell’anno entreranno in vigore o cesseranno di operareuna serie di provvedimenti di finanza pubblica (tagli al bilancio, aumenti di tasse,riduzione di sgravi alle imprese, etc); se questa concomitanza di scadenze non fosseevitata, ne deriverebbero impatti non trascurabili sul disavanzo pubblico e sulladinamica economica (una recessione nell’ipotesi peggiore).Nel caso del Giappone l’opportunità di ridimensionare il disavanzo pubblico (da quattroanni prossimo o superiore alla doppia cifra) deve contemperarsi con la fase didebolezza delle esportazioni (ad agosto terza flessione consecutiva) indotta anchedalla persistente forza dello yen (da maggio quasi stabilmente sotto quota 80 controdollaro). Per contenere questo processo di rafforzamento della valuta e al contempofornire stimoli all’economia, dall’ottobre 2010 la Banca centrale giapponese staattuando una politica di acquisto di titoli (comprehensive monetary easing) che conl’incremento deciso a metà settembre arriva a sfiorare $1000 mld. Andamento del commercio internazionale (variazioni annuali) 20,0 mondo paesi avanzati paesi emergenti 15,0 10,0 5,0 0,0 -5,0 -10,0 -15,0 -20,0 2008 2009 2010 2011 2012 2013 Fonte: WTOPer Stati Uniti e Giappone le criticità maggiori sono collocate soprattutto sul mediotermine. L’invito del Fmi ad entrambi i paesi è di affrontare questi problemi prima che imercati ne percepiscano la gravità.Nel caso degli Stati Uniti è necessario soprattutto cominciare a disegnare unprogramma di interventi finalizzati a contenere/invertire la dinamica del debito pubblicoche alla fine del prossimo anno potrebbe raggiungere il 114% del Pil. Secondo gliesperti del Fmi, inoltre, si deve cominciare a scontare un possibile ridimensionamentodello status internazionale del dollaro: una riduzione del 5% della quota del dollaro 10
  • 11. 31 ottobre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008nelle riserve mondiali (da 62% a 57%) potrebbe produrre ceteris paribus un rialzo di 50centesimi del rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni.Per il Giappone il nodo da sciogliere è soprattutto quello dell’eccessiva e crescenteinterdipendenza tra sistema bancario e debito pubblico: i titoli governativi pesano inmedia intorno al 25% dell’attivo degli istituti di credito. Questa situazione determina unrischio di tasso d’interesse sensibilmente superiore alla norma, rischio cui sonoesposte soprattutto le banche regionali. Debito pubblico in % del Pil 130 120 110 100 90 80 70 60 50 40 30 2008 2009 2010 2011 2012 2013 mondo paesi avanzati Italia paesi emergenti Fonte: Fmi, Fiscal Monitor, ottobre 2012Paesi BRICCome nel caso dell’area euro (e diversamente dagli Stati Uniti), la previsioneeconomica per i paesi emergenti è stata nuovamente rivista al ribasso: a +5,3% nel2012 e a +5,6% nell’anno successivo. Nell’ultima parte del 2013 il loro tasso di crescitadovrebbe tornare al di sopra del 6%.Contrariamente a quanto ipotizzato fino a qualche tempo fa, i paesi emergenti nonsono immuni dal rallentamento indotto dai paesi di più antica industrializzazione. Ilritmo di crescita per il biennio 2012-13 è inferiore a quello medio del precedentequinquennio (sopra al 6%) ma in misura complessivamente limitata. Aspettopreoccupante è la perdita di slancio che in diversa misura si evidenzia per i quattropaesi guida (Brasile, Russia, India e Cina). Spesso è forte la percezione che non pochidei loro problemi attuali sono di natura strutturale.Si deve aggiungere che numerosi paesi dell’Asia e dell’America Latina si trovano allafine di un sostenuto ciclo espansivo con il problema di doversi confrontare da un latocon valori “gonfiati” per alcune attività (soprattutto in campo immobiliare per Cina eBrasile), dall’altro lato con una dinamica dei prestiti irregolari in accelerazione(problema già manifestatosi in Brasile e India; da non escludere in un futuro nonlontano anche per la Cina).Brasile. Secondo gli economisti del Fmi la crescita economica di questo paese nondovrebbe quest’anno superare l’1,5%, poco più della metà di quanto conseguito nel2011 (+2,7%). La previsione per l’intero 2012 migliora il ritmo di crescita finora 11
  • 12. 31 ottobre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008evidenziato, accreditando quindi l’ipotesi di una ripresa nella parte finale di quest’anno(+2,9% a/a nel quarto trimestre 2012) che dovrebbe decisamente consolidarsi nel 2013(+4,0%). Si deve però sottolineare che finora sono stati modesti gli effetti dei ripetutitagli del tasso di riferimento (Selic) ridotto nell’arco di un anno dal 12,5% al 7,25%. Nelcontempo l’inflazione al consumo, pur in discesa, rimane al di sopra del 5%.Dai primi mesi dell’anno la dinamica delle esportazioni risulta in flessione. Pesacertamente la più modesta domanda mondiale per molte materie prime (due terzi circadelle esportazioni brasiliane) ma anche un cambio del real da più parti (Fmi compreso)giudicato sensibilmente sopravvalutato.Il fallimento di Banco Cruzeiro avvenuto qualche settimana fa è episodio importantenon certo perché ne possono derivare conseguenze per la stabilità del sistemabancario nazionale (si tratta di un piccolo istituto in un paese in cui i primi sei gruppicontrollano l’85% dell’attivo totale). L’episodio sottolinea però nuovamente la precariasituazione delle banche di minore dimensione.Russia. Questo paese sembra meno di altri condizionato dalla congiuntura mondiale: ilsuo ritmo di crescita subisce, infatti, un ridimensionamento solo limitato (dal +4,3% delbiennio 2010-11 al +3,8% del 2012-13).Seri problemi vengono però intravisti in un futuro ravvicinato. Secondo un rapportopredisposto dalla Banca Centrale, l’avanzo della bilancia dei pagamenti, stimato pari a$80 mld per l’anno in corso, dovrebbe scendere a $25 mld nel 2013 e diventarenegativo nel 2015 (-$9 mld). L’ultimo anno in cui la Russia registrò un disavanzo neiconti con l’estero fu nel 1997. Grazie soprattutto a gas e petrolio, dal 2000 al 2011 èstato conseguito un avanzo commerciale complessivo di poco inferiore a $800 mld chehanno consentito un accumulo di riserve valutarie attualmente pari a circa $500 mld.Per quanto riguarda l’insieme dei conti con l’estero, il documento ipotizza che ladiminuzione del saldo corrente possa trovare compensazione in una altrettantorilevante inversione nei flussi di capitale privato. Si tratta di un’ipotesi cui il recentepassato offre poco sostegno. Il deflusso di capitali, infatti, è risultato pari a $134 mldnel 2008, a $56 mld nel 2009, a $34 mld nel 2010, a $80 mld nel 2011. L’aspettativadella Banca Centrale Russa è che il saldo negativo scenda a $65 mld nell’anno incorso, a $10 mld nel 2013, si annulli nel 2014 e si inverta (+$15 mld) nel 2015.India. Le prospettive di questo paese sono di difficile definizione. Gli economisti delFmi, prendendo atto che nella prima parte del 2012 la crescita ha subito unindebolimento più forte del previsto, pronosticano un sensibile rallentamento nelbiennio in corso (al +5,5% rispetto all’8,4% del 2010-11). Nella previsione del Fmil’India è tra i paesi per cui più forte è stata la revisione al ribasso del ritmo di crescita.Sotto il profilo macro molte grandezze sono su livelli critici: il disavanzo pubblico è damolti anni prossimo o superiore alla doppia cifra; il rapporto debito pubblico/Pil (67%) èdoppio rispetto alla media dei paesi emergenti o dei paesi asiatici; il tasso d’inflazioneall’8,9% nel 2011 dovrebbe posizionarsi intorno al 10% nel biennio in corso; ildisavanzo delle partite correnti dovrebbe confermarsi al 3,5-4% del Pil, finanziato inampia misura da importanti (e volatili) afflussi di capitali finanziari.Pur riconoscendone le grandi potenzialità, sono in molti a sottolineare che lecontraddizioni e i problemi strutturali dell’India, invece di trovare una gradualeattenuazione, condizionano in maniera sempre più evidente lo sviluppo2.2 In un recente articolo del Financial Times (25 settembre 2012) si sottolinea che l’India ha più poveridell’Africa e più miliardari del Regno Unito. 12
  • 13. 31 ottobre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008Cina. Anche la Cina sperimenta un rallentamento ma la sua crescita rimane comunquesu livelli relativamente elevati: secondo il Fmi, +8% nel biennio in corso rispetto al+9,8% del 2010-11.Nello scorso mese di marzo il premier cinese Wen Jiabao aveva anticipato chenell’anno in corso la crescita avrebbe toccato il minimo dal 1990 (+7,5%). Il tasso disviluppo contabilizzato nelle statistiche ufficiali per i primi nove mesi, in effetti, è statopari a +7,7% a/a e con un profilo decrescente (il +7,4% a/a conseguito nel periodoluglio-settembre rappresenta il nono rallentamento consecutivo). In questa prima partedell’anno le vendite al dettaglio sarebbero cresciute del 14% a/a, gli investimenti “solo”del 20%; l’apporto alla crescita delle esportazioni nette risulta negativo, anche inconseguenza dell’ulteriore rivalutazione della divisa nazionale contro dollaro. Asettembre i nuovi prestiti risultano aumentati a/a del 32%.Le autorità cinesi hanno adottato in questi ultimi tempi numerosi provvedimenti perevitare un serio rallentamento economico. La politica monetaria è da tempo espansiva(i coefficienti di riserva obbligatoria sono stati ridotti più volte; sono stati corretti alribasso i tassi di riferimento per prestiti e depositi; da agosto in poi sono state attuateoperazioni di immissione di liquidità nel sistema). È stata anche decisa l’accelerazionedi investimenti già pianificati e la costruzione di nuove infrastrutture di trasporto, unammontare di investimenti di circa $ 160 mld (2% circa del Pil).Sia gli interventi di politica monetaria sia l’incremento degli investimenti pubblici decisiin questa fase congiunturale sono largamente inferiori a quelli attuati al culmine dellacrisi 2008-09 (i programmi di spesa varati nell’ottobre 2008 furono pari al 13% del Pil).Si tratta evidentemente di un aspetto positivo perché lascia spazio a ulteriori interventidi sostegno, dovesse la congiuntura interna evolvere in direzione più sfavorevole. 13
  • 14. 31 ottobre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008 Un cruscotto della congiuntura: alcuni indicatori Indice Itraxx Eu Financial Indice Vix 400 350 60 300 50 250 200 40 150 30 100 Index Itraxx EU Financial Sector 20 50 0 10 giu-12 lug-12 set-12 giu-11 lug-11 set-11 nov-11 mar-12 apr-12 mar-11 apr-11 dic-11 feb-12 ott-12 gen-12 mag-12 ago-12 feb-11 ott-11 gen-11 mag-11 ago-11 0 dic-11 gen-12 feb-12 mag-12 ago-12 ott-12 gen-11 feb-11 mag-11 ago-11 ott-11 giu-12 lug-12 set-12 giu-11 lug-11 set-11 nov-11 mar-12 apr-12 mar-11 apr-11Fonte: Thomson Reuters Fonte: Thomson ReutersI premi al rischio passano a 168 pb da 155 pb L’indice Vix sale da quota 15 a 18.della scorsa settimana. Cambio euro/dollaro e quotazioni Brent Prezzo dell’oro (Usd per barile) (Usd l’oncia) 2.000 130 1,5 125 1.900 1,45 120 1.800 1,4 115 1.700 1,35 110 1,3 1.600 105 1,25 1.500 100 95 Brent scala sin.(in Usd) 1,2 1.400 Cambio euro/dollaro sc.ds. 90 1,15 1.300 1.200 giu-12 lug-12 set-12 giu-11 lug-11 set-11 nov-11 mar-12 apr-12 mar-11 apr-11 dic-11 gen-12 feb-12 ott-12 mag-12 ago-12 gen-11 feb-11 ott-11 mag-11 ago-11Fonte: Thomson Reuters Fonte: Thomson ReutersIl tasso di cambio €/$ si muove intorno a 1,30. Il Il prezzo dell’oro scende a 1.714 dollaripetrolio di qualità Brent quota 108$ al barile. l’oncia dai 1.743 della scorsa settimana. 14
  • 15. 31 ottobre 2012 setesettembresette SettsettembreAgost o 2008 Borsa italiana: indice Ftse Mib Tassi dei benchmark decennali: differenziale con la Germania (punti base) 24.000 1.500 1.300 22.000 1.100 20.000 900 700 18.000 500 16.000 300 100 14.000 -100 dic-11 ott-12 gen-12 feb-12 mag-12 ago-12 ott-11 gen-11 feb-11 ago-11 mag-11 giu-12 lug-12 set-12 giu-11 lug-11 set-11 nov-11 mar-12 apr-12 mar-11 apr-11 12.000 nov-11 dic-11 apr-11 ott-11 apr-12 ott-12 mar-11 mar-12 feb-11 ago-11 set-11 ago-12 set-12 giu-11 lug-11 feb-12 giu-12 lug-12 gen-11 gen-12 mag-11 mag-12 Italia Spagna Irlanda PortogalloFonte: Thomson Reuters Fonte: elab. Servizio Studi BNL su dati Thomson ReutersIl Ftse Mib nell’ultima settimana flette da I differenziali con il Bund sono pari a 619 pbquota 16.185 a 15.500. per il Portogallo, 313 pb per l’Irlanda, 399 pb per la Spagna e 321 pb per l’Italia. Indice Baltic Dry Euribor 3 mesi (val. %)12.000 1,810.000 1,6 1,4 8.000 1,2 6.000 1 0,8 4.000 0,6 0,4 2.000 0,2 0 0 gen-08 gen-09 ott-08 ott-09 gen-10 ott-10 gen-12 ott-12 gen-11 ott-11 lug-08 lug-09 lug-10 lug-12 apr-08 apr-09 apr-10 lug-11 apr-12 apr-11 gen-10 gen-12 mag-10 mag-12 gen-11 lug-10 set-10 mag-11 lug-12 set-12 nov-10 lug-11 set-11 mar-10 nov-11 mar-12 mar-11Fonte: Thomson Reuters Fonte: Thomson ReutersL’indice, su valori minimi, nell’ultima Continua la flessione dell’euribor 3m che sisettimana torna oltre quota 1.000. avvicina a 0,20%.Il presente documento è stato preparato nell’ambito della propria attività di ricerca economica da BNL-Gruppo Bnp Paribas. Le stime e le opinioni espresse sono riferibili al Servizio Studi di BNL-Gruppo BNPParibas e possono essere soggette a cambiamenti senza preavviso. Le informazioni e le opinioni riportate inquesto documento si basano su fonti ritenute affidabili ed in buona fede. Il presente documento è statodivulgato unicamente per fini informativi. Esso non costituisce parte e non può in nessun modo essereconsiderato come una sollecitazione alla vendita o alla sottoscrizione di strumenti finanziari ovvero comeun’offerta di acquisto o di scambio di strumenti finanziari. 15

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