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Lezioni Italiano per la comunicazione

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  • 1. Lo scritto, il parlato, il trasmesso Italiano per la comunicazione 13/04/2011
  • 2. Variazione diamesica
    • Variazione dipendente dal mezzo, dal canale (scritto o parlato) attraverso il quale avviene al comunicazione
  • 3.
    • Collocazione prototipica:
    • Variet à scritte: l’italiano tecnico-scentifico, l’it. formale aulico, l’it. burocratico, l’it. standard letterario, l’it. neostandard)
    • Variet à parlate: il parlato colloquiale, l’it. regionale popolare, l’informale trascurato, il gergo
    • Sia i testi scritti che quelli orali hanno differenti gradi di formalit à /informalit à (cfr. diari, lettere private; interviste rilasciate ai giornali, dichiarazioni d’occasione, dichiarazioni solenni)
  • 4. Continuum
    • Lungo l’asse che Nencioni (1976) ha definito scritto scritto (cio è privo di ogni modalit à caratteristica del parlato) al parlato parlato (il parlato della conversazione), sono state individuate altre variet à , come quella del trasmesso (Sabatini 1984, 1990) proprio dell’informazione giornalistica radio-televisiva, della scrittura telematica (e-mail, chat, ecc.) o telefonica.
  • 5. Lo scritto
    • Si utilizzato il canale visivo , che pu ò essere supportato da quello iconico-grafico
    • Tempo per la pianificazione
      • I testi scritti dopo la loro produzione possono essere letti e riletti dall’autore, il quale pu ò intervenire con correzioni e rifacimenti prima di metterli in circolazione
  • 6. Lo scritto
    • Il messaggio scritto non viene fruito nello stesso momento e nella stessa situazione comunicativa nella quale viene prodotto
      • I riferimenti deittici devono essere esplicitati e resi con riferimenti puntuali: da questo deriva il carattere di precisione e analicit à dei testi scritti
    • Il testo scritto NON dispone dei tratti paralinguistici
      • Per sopperire a tale mancanza, si utilizzano segni di interpunzione, il grassetto, la sottolineatura, l’uso delle maiuscole
  • 7. Esempio 1
    • Un passo di grande importanza in questa direzione fu il trattato di Roma (1957), con cui gli stessi sei paesi che avevano costituito la Ceca diedero vita all’ Euratom (un’organizzazione per lo sviluppo dell’energia nucleare a scopi pacifici) e alla Comunit à economica europea (Cee), attraverso cui i paesi aderenti s’impegnavano ad attuare entro dieci anni un’unione doganale, con l’obiettivo di costruire un mercato comune europeo di 180 milioni di persone che prevedesse la libera circolazione delle merci all’interno e l’adozione di politiche doganali comuni verso l’estero.
    Serianni, L. (2003), Italiani scritti , Bologna: il Mulino, p. 159.
  • 8. Uso e significato dei segni grafici
    • maiuscole: all’inizio del periodo, all’inizio di una citazione diretta, all’inizio di una battuta di dialogo, all’inizio di parola per nomi propri di persona, nomi geografici, monumenti, cariche istituzionali, titoli di libri, testate di giornali, film
    • grassetto: per i titoli e all’interno del testo per dare maggior risalto
    • sottolineatura: messa in rilievo
    • corsivo: titoli, messa in rilievo, enfasi e per i termini tecnici e per i termini stranieri di uso non comune (editing, transfer )
    • virgolette: “…” per le citazioni, per aprire e chiudere di dialoghi, per spiegare il significato di un termine o per tradurre un termine straniero. Le virgolette singole ‘...’ si usano per indicare un senso traslato o in una particolare accezione.
  • 9. Lessico
    • Uso di termini precisi, tecnici, denotativi, per es. rispondere, chiedere invece del generico ‘dire’; preparare o cuocere per ‘fare’ (fare la minestra)
    • Si evitano le espressioni disfemistiche e gergali
  • 10. Morfologia
    • Uso canonico dei modi e dei tempi verbali:
      • si usano tutti i tempi del passato ( non appena ebbe visto il ladro, chiam ò la polizia )
      • il congiuntivo in dipendenza dai verba putandi ( credo che abbia ragione; credevo che fosse arrivato )
      • il periodo ipotetico mantiene nella protasi e nell’apodosi rispettivamente il congiuntivo e il condizionale ( se avessi studiato, saresti stato promosso )
    • Uso normativo dei pronomi relativi ( ho visto il ragazzo del quale ti ho parlato ieri )
  • 11. Morfologia
    • Utilizzo del passivo con l’agente espresso ( il fuoco è stato appiccato da un piromane )
    • Scelta delle congiunzioni pi ù ampia che nel parlato ( Le fecero la multa poich é non aveva rinnovato la patente. Giovanni e io siamo diversi, eppure siamo grandi amici. )
  • 12. Sintassi
    • Periodare ampio e complesso, ipotattico
    • Assenza di dislocazioni a destra e a sinistra e di anacoluti
  • 13. Il parlato
    • Linearità e immediatezza nella produzione e nella ricezione del messaggio; l’ evanescenza del messaggio
      • Il parlante ha poco tempo e limitate risorse di memoria/concentrazione per organizzare il discorso
    • Uso dei tratti prosodici e di quelli paralinguistici
  • 14. Il parlato
    • Compresenza di parlante e ascoltatore e interazione fra parlante e ascoltatore
      • Locutore e interlocutore si scambiano i ruoli con alternanza e con la possibilità di intervenire nel messaggio (autocorrezione, correzione degli errori altrui, interventi sugli enunciati dell’interlocutore, controllo del passaggio dell’informazione)
  • 15. Esempio 2a
    • Eh, io sto in un gruppo- … che-e… siamo studenti nelle… pi ù che altro studenti del liceo ma anche… universitari… che- facciamo assistenza… assistenza sociale, insomma… nei quartieri popolari pi ù che altro, nelle borgate di Roma o anche a Trastevere, cosi… con degli anziani, con persone anziane che hanno problemi… degli anziani poveri insomma…
    Berruto, G. (1993), Variet à diamesiche, diastratiche, diafasiche , in Sobrero, A.A (a cura di), Introduzione all’italiano contemporaneo , vol. 1, La variazione e gli usi , p. 41.
  • 16. Esempio 2b
    • A: [rivolta a C, appena arrivata] Come ti è andato?
    • C: bene... bene benissimo... [a B] ciao B... l’esame di filologia
    • B: ah, come è andato?
    • B: spiegami come si... articola questo esame
    • C: lui ti fa una domanda a piacere
    Berruto, G. (1993), Variet à diamesiche, diastratiche, diafasiche , in Sobrero, A.A (a cura di), Introduzione all’italiano contemporaneo , vol. 1, La variazione e gli usi , p. 45.
  • 17. Effetti della condivisione del contesto situazionale
    • Riferimenti impliciti
      • ‘ come ti è andato’= l’esame di filologia; lui=il professore esaminatore
      • ‘ bianco o rosso?’ – ‘bianco, grazie’
  • 18. Effetti della condivisione del contesto situazionale
    • Deissi : riferimento, interno all’enunciato, allo spazio e al tempo in cui l’enunciato stesso viene prodotto o alle persone, in quanto emittenti o riceventi dell’enunciato
      • ricorrono spesso i pronomi tonici (‘ chi ti ha spinto? ’ – ‘ è stato lui ’)
      • i vari indicatori di luogo e tempo ( guarda che lì c’è un gradino!; ti avevo detto di venire prima !)
  • 19. Lessico
    • Il parlato privilegia il lessico dei registri informali ed esclude, in linea di tendenza, quello di sapore pi ù letterario (ma per ironia o per scherzo, possono figurare voci di spiccato tono aulico: mi punge vaghezza di un gelato al limone )
  • 20. Lessico
    • Il parlato, rispetto allo standard letterario, fa uso di un nucleo pi ù ristretto di voci, spesso di significato molto generico ( cosa, coso, roba, affare, fatto; tipo, tizio, uno)
      • ma guarda quanta roba da lavare abbiamo accumulato in una settimana!; era un affare tutto pieno di tasti e di lucine misteriose; passami quel coso l ì ; non impicciarti dei fatti degli altri; chi è quel tipo che hai salutato?
    • tra i verbi sono frequentissimi dare , andare , fare
      • diamoci una calmata ; la lampadina è andata ; si è fatto una storia con una ragazza; faccio fuori gli esami e poi attacco la tesi
    • i verbi pronominali come prendersela , entrarci , volerci , contarci , averci
      • è uno che se la prende per niente; guardi che la sua risposta non c’entra proprio ; non ci voleva poi molto a farsi vivi ; questa volta sar ò puntualissimo, puoi contarci ; ci hai un po’ di spiccioli?; non ci ho proprio voglia di uscire stasera
  • 21. Lessico
    • Il lessico del parlato si connota per una ricerca di espressività
      • uso di diminutivi ( ci ho fatto un pensierino; non ringraziarmi neanche, è solo un regalino; cosina; fermati solo un attimino )
      • superlativi enfatici ( sono sicuro, sicurissimo; il suo è stato proprio un esamissimo; vanno d’accordissimo; un ragazzo a postissimo )
      • espressioni intensificate da un sacco, un tubo, bello, signor/a (si è comprato una signora bicicletta)
      • esclamazioni ( accidenti, per bacco, madonna, cavolo)
      • onomatopee ( splash, patatrac, bang, pum, trac, zac )
      • iterazioni ( sono di Lecce Lecce; un uomo vecchio vecchio; cos’ è quella faccia nera nera? )
    • Suffissi in –ata ( abbuffata, calmata, porcata, stupidata ); troncamenti affettivi ( prof, filo ‘filosofia’)
  • 22. Morfologia
    • L’indicativo presente sostituisce le forme del futuro
    • Il passato prossimo sostituisce il passato remoto
    • L’imperfetto si usa nel periodo ipotetico e in funzione attenuativa ( se studiavi ti promuovevano; volevo un mezzo chilo di pane )
    • L’indicativo estende i suoi ambiti d’uso a scapito del congiuntivo ( è meglio che vai, non sono sicuro che ha capito )
    • Sistema di pronomi semplificato ( lui, lei, loro al posto di egli, ella, essi ; gli per loro )
  • 23. Sintassi
    • Causa: scarsit à di tempo e limitate risorse di memoria/concentrazione
    • Frasi semplici, frasi coordinate, frasi giustapposte senza alcun legame sintattico
    • L’ordine dei costituenti segue criteri pragmatici: si ricorre alla dislocazione a sinistra, dislocazione a destra, frase scissa, il c’ è presentativo, l’anacoluto
    • Uso del che polivalente ( torno a casa che è tardi, sono uscito che fuori era gi à buio, ho letto un libro che per ò non ricordo l’autore )
  • 24. Sintassi
    • Ampio uso dei segnali discorsivi
      • reperire alla difficolt à di pianificare il discorso: riprendere e correggere gli enunciati dopo una falsa partenza o dopo un errore; creare pause nelle quali riformulare il messaggio
      • mantenere vivo il contatto fra gli interlocutori (funzione f àt i ca)
        • inizio del turno ( pronto, senti, allora, dunque, ecco, scusa, niente, beh ),
        • chiusura del turno, richiesta di un accordo ( allora siamo intesi per gioved ì mattina, no?; la seconda a destra, capito?; ti sei messo tu d’accordo con Pietro, vero? ),
        • richiamo dell’attenzione altrui ( ehi capo, non mi ha dato il resto ).
        • segnali di interruzione e presa del turno conversativo ( ma, allora, eh no )
        • segnali di avvenuta ricezione ( s ì , perfetto, davvero, d’accordo, assolutamente )
        • segnali di disaccordo ( assolutamente no, per niente, ma va l à )
  • 25. Sintassi
    • Ripetizioni lessicali
      • enfasi (per es. l’oratoria politica o sindacale: la nostra lotta deve continuare, è la lotta di tutti i lavoratori e sarà una lotta vincente )
      • spiegarsi con maggior chiarezza e tener vivo il filo del discorso
      • meccanismo di coesione (‘ teoretica hai finito di prepararla?’ – ‘teoretica?, no mi manca ancora il corso monografico’ )
      • commenti di sorpresa, incredulità (‘ parto domattina’ – ‘parti per dove? ’),
      • dissenso (‘ mi presti la macchina stasera?’ – ‘te la presto col cavolo!’ )
  • 26. Fonetica
    • Forme apocopate: son tornata, fan bene, son matta
    • Forme aferetiche: sto per ‘questo’, bastanza per ‘abbastanza’, ‘ nsomma per ‘insomma’, spetta per ‘aspetta’, scolta per ‘ascolta’
  • 27. Il parlato e gli altri assi della variazione
    • Il parlato colloquiale, in linea di tendenza, appartiene a tutti gli strati sociali ; eccetto i ceti pi ù umili in cui la colloquialit à si realizza o in dialetto o in italiano popolare.
    • L’italiano parlato tipicamente si esercita nei registri medi e in quelli meno formali , in linea generale nei colloqui fra interlocutori di pari grado e su argomenti non troppo impegnativi
  • 28. Le variet à trasmesse
    • Nuovo canale di trasmissione del linguaggio verbale
    • Parlato a distanza ( telefono, radio, cinema, televisione )
    • S c ritto a distanza ( siti Internet, posta elettronica, chat, sms )
  • 29. Testi misti
    • “ I rapporti tra orale e scritto non possono essere stabiliti una volta per tutte con una formula definitiva e generica. L’universo dei testi è complesso e variegato: non ammette un’unica forma di comprensione. (…) In effetti, nell’epoca dei mass media i due mondi interagiscono tra loro producendo una stragrande maggioranza di testi nei quali si riscontra un’effettiva cooperazione tra le due modalit à della lingua. Cos ì , di giorno in giorno, si consolida e si estende un settore di ‘ t esti misti ’ , che nella nostra societ à gode di grande fortuna come mezzo interpretativo e come modello di rappresentazione”
    Dardano M. (1994), Testi misti , in Tullio De Mauro, Come parlano gli italiani , La Nuova Italia, p. 176 .
  • 30. Le sottovariet à
    • Parlato-scritto: la lingua del cinema, della radio e della televisione
    • Scritto-parlato: la scrittura telematica (chat, newsgroup, e-mail) e telefonica (sms)
  • 31. Il trasmesso radiotelevisivo
    • Una particolare oralit à è quella veicolata dalla radio e dalla televisione
    • Raggiunge un pubblico del tutto indifferenziato
    • Direzione a senso unico: il destinatario è assente dal luogo della produzione e non pu ò interloquire (eccetto nei programmi aperti alle chiamate telefoniche del pubblico)
  • 32. Il trasmesso radiotelevisivo
    • Caratteristiche comuni con l’oralità:
      • usa la voce in tutte le sue modulazioni e intonazioni, con le pause, le esitazioni, i segnali discorsivi
      • usa la gestualità (tv)
      • è fuggente, evanescente
    • Caratteristiche comuni con lo scritto
      • grazie alla registrazione, pu ò essere usufruito pi ù volte
      • comunicazione a una sola direzione
      • emittente e il destinatario non condividono la stessa situazione spaziale
      • la comunicazione à rivolta a una pluralit à di persone molto alta e che pu ò essere situata a grandissime distanze
      • lettura di testi preconfezionati
  • 33. Il trasmesso radiotelevisivo
    • La fruizione orale e la destinazione a un pubblico anche basso per collocazione diastratica contribuiscono a dettare alcune caratteristiche
      • chiarezza e capacit à di concisione
      • struttura del periodo semplice, paratassi
      • stile nominale
      • espressioni tendenti verso i gradini inferiori della diafasia, sino alla blasfemia, alla trivialit à , all’insulto (cfr. TV spazzatura).
    • Pronuncia:
      • sino agli anni settanta fiorentino emendato
      • cambiamento con l’avvento delle emittenti private
  • 34. Il trasmesso scritto
    • Web, blog, e-mail, chat: rapidit à nel consumo e nella produzione
    • I testi che si trasmettono attraverso lo schermo del computer sono modificabili, collegabili tramite links e possono variamente combinare diversi elementi: grafico-alfabetico-visivi con la scrittura; grafico-iconico-visivi con immagini, animazioni e filmati; sonoro-uditivi con il parlato e la musica.
    • Negli scambi d i gitati via Internet si riproducono le movenze del parlato: uso delle faccine stile immediato e informale, noncuranza verso le norme ortografico-grammaticali
    • Nel lessico: anglicismi, i dialettismi
  • 35. Il trasmesso scritto
    • Gli sms
      • scrittura condensata: parole accorciate e sintetizzate in acronimi; comunicazione essenziale e contestualizzata
      • ricerca dell’espressività dell’oralità: uso enfatico della punteggiatura
  • 36. Letture
    • Bonomi, I. et al. (2010 2 ), Elementi di linguistica italiana , Roma: Carocci, pp. 35-50.
    • Sobrero, A. A. & Miglietta, A. (2006), Introduzione alla linguistica italiana , Roma&Bari: Laterza, pp. 113-133.
    • Lombardi Vallauri, E. (2007), La linguistica. In pratica , Bologna: il Mulino, pp. 43-44.
    • Antonelli, G. (2007), L’italiano nella societ à della comunicazione , Bologna: il Mulino, pp. 9-13.
    • Berruto, G. (1993), Variet à diamesiche, diastratiche, diafasiche , in Sobrero, A.A (a cura di), Introduzione all’italiano contemporaneo , vol. 1, La variazione e gli usi , pp. 37-56.

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