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Lezioni Italiano per la comunicazione

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  • Da: Bruni, F. & Raso, T. (2002), Manuale dell’italiano professionale , Bologna: Zanichelli, p. 144.
  • Da: Bruni, F. & Raso, T. (2002), Manuale dell’italiano professionale , Bologna: Zanichelli, p. 144.
  • Esempi da: Scaglione, S., Sociolinguistica dell’italiano contemporaneo, Master in Didattica dell’italiano lingua non materna, Università per Stranieri di Perugia.
  • Esempi da: Scaglione, S., Sociolinguistica dell’italiano contemporaneo, Master in Didattica dell’italiano lingua non materna, Università per Stranieri di Perugia.

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  • Linee di tendenza dell’italiano contemporaneo Italiano per la comunicazione 31/03/2011
  • Cause esterne della nascita del neostandard
    • Con l’unificazione politica si innescano i principali fattori che avrebbero costituito le basi per l’effettiva unificazione linguistica dell’Italia.
    • Il contatto critico della massa degli italiani con l’italiano avviene grazie alla radio, al cinema e alla televisione.
    • Nel corso degli anni ’50 inizia in molte famiglie una vera e propria rivoluzione linguistica, che consiste nel parlare in una lingua (il dialetto) tra coniugi e con gli anziani e in un’altra lingua (l’italiano) con i figli.
    • Da quel momento in poi l’italiano non è solo lingua ufficiale dello Stato e della nazione, ma anche lingua materna della maggior parte dei cittadini.
  • L’italiano neo-standard
    • Una lingua standard è stabile, ma non è immobile
    • Negli anni ’80 è iniziato un processo di ristandardizzazione dell’italiano
    • Lo scritto tende ad accogliere alcuni tratti che prima erano
      • esclusivi del parlato
      • considerati sub-standard
  • L’italiano neo-standard
    • L’italiano neostrandard comprende:
      • i tratti dello standard normativo che sono entrati nell’uso quotidiano effettivo, scritto e parlato, degli italiani
      • un insieme di forme e di tratti linguistici provenienti da variet à sub-standard, usati e generalmente accettati dalla comunit à dei parlanti
  • Varie denominazioni
    • neo-standard (Berruto 1987): cioè una varietà che comprende forme e costrutti entrati recentemente nello standard
    • italiano dell’uso medio (Sabatini 1985): cio è una variet à di uso comune, nella vita di tutti i giorni
    • italiano tendenziale (Mioni 1983): cio è una variet à che rappresenta la direzione verso la quale lo standard si sta spostando
  • Le origini del neo-standard
    • Molte caratteristiche dell’italiano contemporaneo sono in realtà fenomeni antichissimi, censurati dalla norma grammaticale e riemersi di recente.
    • Si tratta di forme che, scomparse nel processo di sviluppo della lingua scritta letteraria, sono rimaste vive nel linguaggio colloquiale, soprattutto nella sua variante popolare, fino ai nostri giorni.
  • L’italiano neostrandard: due esempi
    • E pensare che tutto era finito per tale banalit à , diceva che ero troppo apprensiva. Assillante lagnosa quasi insopportabile. Figurarsi. Cosa crede che mi ci voglia a trasformarmi in una rampante in carriera, tutta lavoro palestra e amici. Superindipendente. A conquistare in quattro e quattr’otto il pi ù carino della compagnia, quello tedesco, che fa sempre un certo effetto. O a mettermi l à e dimagrire una volta per tutte. O a diventare amicissima di Grazia, quella che fa gli occhidolci da una vita e che non ho mai sopportato. Cosa pensa che mi ci voglia, dicevo. Perch é , per farlo correre di nuovo da me, in fondo è bastato niente. A parte l’estate d’inferno che ho passato. E a parte il fatto che a questo punto sono veramente a pezzi, distrutta, stressata.
  • L’italiano neostrandard: due esempi
    • Oggi, cinematograficamente parlando, ha una passioncella per Wenders e i tedeschi ma la sua curiosità maggiore è ancora capire cosa diavolo ci fosse nella famosa scatoletta del cliente coreano di Bella di giorno. Viaggiare non è che le piaccia troppo: è stata a Praga, in America, in Germania, in Russia, ma tutto sommato preferisce Milano, Venezia e la Versilia d’estate. Sportiva non è: per mantenersi in forma invece che l’aerobica usa una bicicletta da corsa. Dall’analista c’è stata poche volte e solo in America. Ama vestirsi tanto quanto spogliarsi: e lo fa sempre con gusto. Fra i jeans preferisce i Lee, ha una passione irresistibile per scarpe e stivali, così come per giarrettiere, calze a rete e slip di seta. Ha un figlio di 15 anni, Mattia, e qualche problema come la maggior parte delle madri di oggi. È questa la biografia di Valentina Rosselli, 42 anni, milanese, nubile, il più reale dei personaggi di fantasia in circolazione sulle pagine dei fumetti. L’unico a invecchiare di pari passo con i suoi lettori.
  • I tratti dell’italiano neostandard
  • Dislocazione a sinistra
    • Una costruzione marcata in cui l’oggetto è anticipato (spostato a sinistra) ed è poi ripreso da un pronome atono (un clitico):
      • Questa scelta, devi farla adesso .
      • Di questi scandali, che cosa ne pensi ?
  • Anacoluto (tema sospeso)
    • L’elemento anticipato non è accordato grammaticalmente con il resto dell’enunciato:
      • Questo vino, per star bene, bisogna berne 2-3 bicchieri.
    • È uso spesso cristallizzato nei proverbi
      • Chi si fa pecora, il lupo se lo mangia.
  • Dislocazione a destra
    • Un elemento che dipende dal verbo della frase è “preannunciato” da un clitico all’interno della frase
    • Lo scopo può essere: un’aggiunta esplicativa, un’esitazione, l’eliminazione di un’ambiguità
      • Lo vuoi, un cioccolatino ?
      • L’hai tolto tu, il tappo della bottiglia?
      • Gli ho dato un euro, al lavavetri.
      • Sì, ci esco volentieri, con tuo fratello.
  • Frase scissa
    • In questo tipo di frase l’informazione è spezzata in due, e uno degli elementi è messo in rilievo
    • Tu non vuoi uscire  Sei tu che non vuoi uscire!
    • È così che ti comporti?
    • La frase scissa è stata stigmatizzata a lungo dalla norma grammaticale perché individuata come costrutto francesizzante (di tipo c’est vous qui l’avez dit)
  • C’è presentativo
    • Il parlante mette in rilievo il soggetto inserendolo tra il c’è e il pronome relativo che
    • Il fine del costrutto, lo stesso del francese il y a, è quello di spezzare l’informazione in due momenti distinti e più semplici
    • Un tale bussa alla porta.  C’è un tale che bussa alla porta.
  • Coordinazione e subordinazione
    • Nella sintassi del periodo si espandono andamenti
      • coordinativi: C’era la televisione a volume altissimo e non ho sentito il telefono .
      • giustappositivi, con la successione di periodi monofrastici: Non ho sentito il telefono... c’era la tele al massimo... va be’, d ài , richiameranno .
  • Il che polivalente
    • Che nella grammatica tradizionale dell’italiano:
      • congiunzione dichiarativa: Ti ricordo che dobbiamo andare. È seccante che tu non voglia capire.
      • pronome relativo soggetto e oggetto diretto: Il collega che aprirà il dibattito, viene dalla Germania. La torcia che ho comprato non funziona.
  • Il che polivalente
    • La denominazione “po livalente” si riferisce al fatto che il valore di che oscilla tra quella di congiunzione e di pronome relativo assumendo un’ampia gamma di funzioni.
  • Il che polivalente
    • Che introduttore generico di una proposizione dipendente (congiunzione finale, consecutiva, causale ecc.)
    • Quest’uso appare solo nella media e bassa diafasia
      • Copriti che fa freddo.
      • Vai a letto che è tardi.
      • È arrivato che quasi non respirava.
      • Sei vestito che sembri un cantante rock.
      • Aspetti che guardo se ho spiccioli.
      • Passami la caffettiera che la lavo.
  • Il che polivalente
    • Il che pu ò essere usato come pronome relativo indeclinato
    • Con valore temporale di ‘quando’, ‘nel momento in cui’, ‘dal momento in cui’, ‘in cui’ è accettato anche dalle grammatiche normative:
      • Maledetto il giorno che ti ho incontrato.
  • Il che polivalente
    • In sostituzione ai pronomi cui e il/la/i/le quale/i introdotti da preposizione.
    • Quest’uso emerge nei registri diafasici meno controllati
      • Questo è il paese che da bambino passavo le vacanze.
      • Questa è pizzeria che siamo andati l’altra sera.
      • Paese che vai, usanze che trovi.
      • Sono stata a trovare Maria, che il figlio, poveretto, è ricoverato da un mese.
  • Il che polivalente
    • Il che relativo è spesso ripreso da clitici
    • Quest’uso è piuttosto marcato in diastratia
      • Posso dirlo a Luigi, che ci esco spesso insieme.
      • È una questione che ne abbiamo parlato già tante volte.
      • Giorgio ha perso l’astuccio che ci teneva le matite colorate.
      • Me l’ha consigliato Luigi, che lui di queste cose se ne intende.
  • Le origini nobili del che polivalente
    • Questa vita terrena è quasi un prato / che ‘l serpente tra’ fiori e l’erba giace. ( Petrarca, Canzoniere, 99, vv. 5-6)
  • Tempi e modi verbali
    • Passato prossimo e passato remoto
      • Il passato prossimo è in grande espansione: nell’italiano d’uso comune si preferisce il passato prossimo anche quando si tratta di esprimere eventi molto lontani nel tempo.
      • Nel parlato informale il passato prossimo può sostituire anche il futuro anteriore: Appena hai finito la doccia, la faccio io .
  • Tempi e modi verbali
    • L’imperfetto nello standard normativo
      • azione iniziata nel passato e poi continuata o ripetuta, senza che se ne precisi l’inizio o la fine: L’estate scorsa andavo al mare tutti i giorni .
      • in contrapposizione al passato remoto e al passato prossimo, indica lo ‘sfondo’: Andavo al mare quando ebbi quell’incidente .
  • Tempi e modi verbali
    • Nell’italiano contemporaneo abbiamo numerosi usi modali dell’imperfetto:
      • Imperfetto fantastico, che evoca un accadimento immaginario del passato: ‘ Avremmo potuto fare senza timbrare timbrare il biglietto’ - ‘Bravo! Poi magari saliva il controllore e ci toccava pagare la multa!’
      • Imperfetto ipotetico: Se me lo dicevi prime prenotavo anche per te .
      • Imperfetto potenziale, che esprime una forma di supposizione: Non capisco cos’ è successo, doveva essere qui alle 8 .
      • Imperfetto ludico: D ài giochiamo: tu eri il capo degli indiani e io ero il capo dei cow-boy .
      • Imperfetto di cortesia (o di modestia): Volevo un chilo di pane. Volevo esprimere la mia solidariet à al ministro .
  • Tempi e modi verbali
    • Il futuro
      • Perde parte dei riferimenti tradizionali a eventi futuri
      • Il presente è usato molto spesso con valore di futuro, in riferimento a eventi di un futuro prossimo e non lontano: Domani vado al cinema. Ti viene un bell’esaurimento, se continui a dormire tre ore per notte .
      • Anche per eventi futuri lontani se l’accadimento è previsto con assoluta certezza: Nel 2061 si festeggia il secondo centenario dell’unit à d’Italia .
  • Tempi e modi verbali
    • L’estensione del presente sembra rispondere a un’esigenza di semplificazione del sistema:
      • molte lingue distinguono solo la nozione di passato rispetto a quella di non-passato
      • in altre lingue il futuro non è morfologizzato, ( they will read , ich werde lesen , cantare habeo )
    • Molte perifrasi con valore di futuro si stanno diffondendo:
      • andare o stare o venire + a + infinito: La canzone che vado a presentarvi; sto a guardare quel che succede, poi decido; vengo a concludere il mio ragionamento
      • stare per + infinito: Sto per uscire.
      • stare + gerundio: Giovanni sta andando al supermercato: hai bisogno di qualcosa ?
  • Tempi e modi verbali
    • Il futuro in compenso acquista altre funzioni, di tipo modale:
      • futuro epistemico: La luce è accesa, Marco sarà già tornato. Che ore saranno ? ‘ Quanti anni ha Mario?’ – ‘Ma, sar à sui trentacinque .’
      • futuro deontico: Chi desidera comunicare con il responsabile dell’Ufficio dovrà munirsi di lasciapassare .
  • Tempi e modi verbali
    • Il congiuntivo
    • Da qualche tempo si nota la tendenza a sostituire, in certe circostanze, il congiuntivo con l’indicativo:
      • Nelle completive soggettive: Mi sembra che hai torto.
      • Nelle completive oggettive, in specie in quelle dipendenti da verba putandi : Penso che vengono domani .
      • Nelle interrogative indirette: Non ha capito bene cosa voleva dire. Non sto a chiederti perch é hai rinunciato alla festa.
      • Nelle ipotetiche: Se volevo, riuscivo a superarti.
  • Tempi e modi verbali
    • Il condizionale
    • In certe forme complesse tende a essere sostituito dall’imperfetto indicativo:
      • Non pensavo che mi bocciavano (mi avrebbero bocciato) .
    • In compenso si sta arricchendo si alcune funzioni particolari:
      • citazioni incerte: Secondo alcune indiscrezioni il nostro bomber sarebbe in trattative con il Real Madrid .
  • Trasforma le varianti utilizzate nella resa dei modi e tempi verbali passando dall’italiano neo-standard all’italiano standard: 7. Sei sicura che non vuoi che ti accompagno? 6. Volevo delle arance, per favore. 5. Se venivi, lo incontravi. 4. Saranno le tre e un quarto, ma di preciso non so… 3. Nessuno dice che è facile. 2. Carlo doveva essere già qui, a quest'ora. 1. Ho promesso che lo facevo. Ha detto che sarebbe partito. Es.: Ha detto che partiva stamattina.
  • Trasforma le varianti utilizzate nella resa dei modi e tempi verbali passando dall’italiano neo-standard all’italiano standard: A quest’ora, Carlo sarebbe già dovuto essere qui. Nessuno dice che sia facile. Ha promesso che l’avrebbe fatto. Potrebbero essere le tre e un quarto, ma non lo so con certezza… Se fossi venuto, lo avresti incontrato. Vorrei alcune arance, per favore. Sei sicura che non vuoi che ti accompagni? 7. Sei sicura che non vuoi che ti accompagno? 6. Volevo delle arance, per favore. 5. Se venivi, lo incontravi. 4. Saranno le tre e un quarto, ma di preciso non so… 3. Nessuno dice che è facile. 2. Carlo doveva essere già qui, a quest'ora. 1. Ho promesso che lo facevo. Ha detto che sarebbe partito. Es.: Ha detto che partiva stamattina.
  • Il sistema pronominale
    • Processo di semplificazione e di regolarizzazione:
      • I pronomi soggetto egli, ella, essi, esse tendono ad essere sostituiti da lei, lui, loro: Quanto lui dica, non gli credo; Hai sentito? Loro non vengono.
      • Si usa gli per esprimere il dativo plurale ( loro ): Se vengono i ladri, gli preparo io una bella sorpresa.
  • Il sistema pronominale
    • Due usi nel parlato che non sono accettati nell’italiano standard:
      • si estende la sfera d’uso di gli per esprimere il dativo singolare femminile: A Maria, gli piace la birra
      • te con funzione di soggetto: Sei te che hai cominciato a offendere; Gli telefoni te per piacere?
  • Il sistema pronominale
    • Si estende anche l’uso di ci :
      • Non ti preoccupare, ci parlo io .
      • In particolare con il verbo avere ( ci ho fame; c’hai benzina? ) e con altri verbi ( contarci, volerci , ecc.)
    • L’uso ridondante dei clitici: A me mi piace . Della supervincita al Lotto ne riparleremo dopo .
  • I dimostrativi
    • I dimostrativi sono spesso rafforzati con qui e l ì : Questo ragazzo qui mi preoccupa. Quel ragionamento l ì non fila .
    • Diffusione delle forme sto, sta, sti, ste
  • Neostandard nella pubblicit à…
    • Vodafone all inclusive (con Totti)
      • Io di internet, non ci capivo molto.
      • Non ce l’ha un titolo sto libro? Non ci ha neanche le pagine.
    • Kinder Bueno (con Andrew Howe)
      • Meno male, ci ho una fame.
      • Perch é non ti prendi quella barretta ai cereali lì?
      • Me lo fai un autografo?
  • Tratti in declino
    • La i prostetica ( in Ispagna )
    • Le varianti sintetiche per le preposizioni articolate con per e con ( pel, pei, pello, collo, colla )
    • Le forme eufoniche ad, ed ( a Empoli, e Antonio )
    • Vi con valore locativo e con il verbo essere , sostituito da ci ( vi andremo; vi è )
    • L’uso di codesto, cost ì , cost à
    • L’uso di ella e loro come allocutivi
    • L’uso di quale aggettivo interrogativo ed esclamativo, contrastato da che ( A che squadra tieni? Non so che pesce pigliare. Che disastro! )
    • L’uso del dimostrativo ci ò , soppiantato da questo e quello ( Questo mi piace proprio; Quello che ho da dirti lo sai gi à )
  • Tendenze del neo-standard
    • Tutte queste evoluzioni definiscono un ‘italiano dell’uso medio’.
    • La maggior parte dei tratti elencati è ormai ammissibile nel parlato e negli scritti di media formalit à , mentre altri tratti sono fortemente bilanciati in relazione agli assi della variazione linguistica.
  • Tendenze del neo-standard
    • “ Un a direzione verso cui pare muoversi l’italiano è (...) la semplificazione e l’omogeneizzazione di paradigmi e l’eliminazione delle irregolarità. Questo ovviamente non significa che l’italiano stia diventando una lingua ‘più semplice’ (...) spesso si dà che un mutamento semplificante in un microsistema o in una struttura abbia come effetto una ristrutturazione, eventualmente complicante, in un altro microsistema o in un’altra struttura correlati coi precedenti (si pensi per es. che l’eventuale scomparsa del congiuntivo in dipendenza da verba putandi può dar luogo all’esigenza di riintroduzione di un avverbiale che esplicita la modalità della frase: credo che venga > credo che probabilmente viene ). (Berruto 1987:83)
  • Bibliografia
    • Bonomi, I. et al. (2010 2 ), Elementi di linguistica italiana , Roma: Carocci, pp. 36-42, 73-76.
    • Bruni, F. & Raso, T. (2002), Manuale dell’italiano professionale , Bologna: Zanichelli, p. 144.
    • Sobrero, A. A. & Miglietta, A. (2006), Introduzione alla linguistica italiana , Bari: Laterza, pp. 64-78.
    • Lombardi Vallauri, E. (2007), La linguistica. In pratica , Bologna: il Mulino, pp. 96-100.
    • D’Achille, P. (2006), L’italiano contemporaneo , Bologna: il Mulino, pp. 116-123, 160-167, 171-174.