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Gergo e varietà giovanili
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Gergo e varietà giovanili

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Lezioni Italiano per la comunicazione

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  • 1. Il gergo e le variet à giovanili Italiano per la comunicazione 11/04/2011
  • 2. Gergo
  • 3. I gerghi storici
    • Nell’accezione pi ù tecnica il gergo è la lingua propria di alcuni gruppi di persone ai margini della societ à , che ne fanno uso per garantire l’identit à di gruppo , con il risultato di escludere dalla comprensione gli estranei .
  • 4. I gerghi storici
    • Gerganti: categorie di bassa estrazione sociale e collocate ai margini della societ à
      • un mondo parassitario (mendicanti, vagabondi)
      • persone dedite ad attivit à illecite (malviventi, imbonitori)
      • persone dedite ad attivit à di intrattenimento popolare (cantastorie, giostranti, fieranti)
      • persone dedite a lavori temporanei o stagionali (ombrellai, spazzacamini, arrotini, bottai, facchini, cordai, e ambulanti in genere)
  • 5. Le origini del gergo
    • Sembra che i gerghi siano nati nel Medioevo con il diffondersi in tutta Europa di schiere immense di mendicanti e di vagabondi.
    • La parola ‘gergo’ deriva dal fr. ant. jergon ‘cinguett ìo , lingua degli uccelli’ che dal XV secolo pass ò a significare ‘lingua dei malfattori’.
  • 6. Le origini del gergo
    • I vari gruppi di gerganti sostengono e rivendicano di appartenere ad un’umanit à diversa, che si contrappone alla societ à ufficiale per costumi di vita e anche per la lingua.
    • Nasce di qui la percezione del gergo un’espressione criptica formata appositamente in modo da essere oscura.
    • In realt à il gergo è una lingua diversa, usata da chi sta ai margini della societ à per distinguersi dagli altri.
  • 7. Le caratteristiche del gergo
    • Il gergo si basa su trasformazioni delle parole di una lingua o di uno o pi ù dialetti, con inserzioni di elementi lessicali esotici o di nuova formazione.
  • 8. Le caratteristiche del gergo
    • Lessico
      • forme arcaiche: arto (dal greco àr t os ) ‘pane’
      • prestiti da altre lingue: dal tedesco fieri ‘quattro’ < vier; fraula ‘donna’ < Fr äu l ein; spillare ‘giocare’ < spielen; dall’arabo zaraffo ‘complice’, gaffa ‘guardia’, zaffi / zaffrani ‘sbirri’; lingue degli zingari slenza ‘acqua’
  • 9. Le caratteristiche del gergo
    • Lessico: suffissi
      • -oso: le fangose ‘le scarpe’, la calcosa ‘la strada’, la buiosa ‘la prigione’, la verdosa ‘erba’
      • -engo: fratengo ‘buono’, berlengo ‘tavolo’
      • -aldo: rufaldo ‘ladro’, rimaldo ‘vecchio’
      • -ardo: bernarda ‘notte’, scanfarde ‘scodelle’
      • -one: birbone , barone ‘vagabondo’
      • desuffissazione con varie forme di storpiatura: polizia> pula , carabinieri> caramba , morfina> morfa
  • 10. Le caratteristiche del gergo
    • Lessico:
      • metatesi (inversione di suoni all’interno della parola): antefo ‘servo’ < fante; aronte ‘pane’ < artone
      • inserimento di r o l: cospa / crospa ‘casa’, coca / cocla ‘noce’, paltone / poltrone ‘vagabondo, marginale’, pelanda / pelandra ‘mantello’
      • cambio delle velari k, g con t o con p, b, f: crusca / trusca ‘elimosina’, calchi / balchi ‘occhi’, strocca / stroppa ‘prostituta’, morch ì / morfire ‘mangiare’
      • scambio fra vocali i/u, i/a: rif / ruffo ‘fuoco’, turingu / titingu ‘formaggio’, bisca / busca ‘legnetto, filo di paglia’, spiga / spago ‘paura’
  • 11. Le caratteristiche del gergo
    • Lessico:
      • uso di parole che cominciano con n per esprimere negazione: nisba , nicolò , nieti o con bus , buschia , per es. impeltre b ös (bergamasco) ‘non capisco’
      • uso di parole che cominciano con s per esprimere affermazione: s èd e ci , siena
      • ricorso alla metafora: bruna ‘la notte’, neve ‘la cocaina’
  • 12. Le caratteristiche del gergo
    • Morfosintassi:
      • pronome personale espresso con l’aggettivo possessivo, una parola ‘vuota’ e il verbo alla terza persona:
      • io = ul me v él (‘il mio velo’ = ‘il mio corpo’ calderai della Val Cavargna), tu = ul to v él , lui = ul so v él ; per es. io dormo = ul me v él al c ùbia; mio (di me) = dul me v él ;
      • me isa (gergo palermitano)
      • al mi m èd i z (gergo bolognese)
  • 13. I gerghi transitori
    • Gerghi che hanno origine dalla convivenza temporanea in ambienti di segregazione , come il carcere, il collegio, la caserma
    • Funzioni:
      • rafforzare l’identit à del gruppo
      • segretezza
  • 14. La vitalit à degli usi gergali
    • Nella lingua dei giovani:
      • parole suffissate in –oso: palloso , incazzoso , pizzoso
      • parole ed espressioni, per es. allargarsi ‘assumere un atteggiamento di superiorit à ’ ( ehi, non t’allargare ); ciospo , ciospa ‘ragazzo, ragazza o cosa del tutto priva di attrattiva’ gergalismo degli ambienti mafiosi
  • 15. La vitalit à degli usi gergali
    • Nell’italiano comune (registri bassi o colloquiali):
      • sfottere, sbobba ‘minestra’, sbolognare , malloppo , monello, baita
  • 16. La vitalit à degli usi gergali
    • Oggi molti gerganti (spazzacamini, ombrellai, cordai, muratori, girovaghi, cantastorie) sono ormai scomparsi.
    • Il gergo resiste ancora in pochi ambienti: presso i circensi, i giostrai, gli imbonitori (che recentemente hanno avuto largo spazio in TV) e i malavitosi.
  • 17. Altri usi della voce ‘gergo’
    • Terminologia specifica di una certa classe o professione (il gergo degli informatici, il gergo burocratico, il gergo medico)
    • Modo di parlare oscuro e allusivo ( d ài , non parlare in gergo, di’ chiaro quello che vuoi )
  • 18. ‘ Gergo’ in altre lingue
    • In francese: argo (gergo in senso stretto) e jargon (termine generico)
    • In inglese: cant (gergo in senso proprio), slang (variet à dei registri bassi) e jargon (sottocodice legato ai mestieri e alle professioni)
  • 19. Variet à giovanili
  • 20. Il linguaggio giovanile
    • Il linguaggio giovanile ha in comune con i gerghi storici solo alcuni termini e l’ambiente (la strada, la piazza, occasionalmente il bordello, la malavita)
    • È una variet à di lingua usata dai giovani di qualunque estrazione sociale
  • 21. Il linguaggio giovanile
    • Le sue finalit à sono
      • ludiche
      • di rafforzamento della coesione al gruppo
      • di contrapposizione agli altri gruppi
  • 22. Caratteristiche del linguaggio giovanile
    • Caratteristiche principali: instabilit à e di trasitoriet à
      • sono parlate presso determinate fasce d’et à e in particolari situazioni
      • sono destinate a evolversi in breve tempo
      • sono influenzate dalla provenienza geografica e dall’estrazione sociale
      • variano al variare delle generazioni e dei loro gusti (musica, divi, siti Internet)
  • 23. Caratteristiche del linguaggio giovanile
    • Variet à essenzialmente diafasica, nata dall’esigenza di rendere pi ù personale e colorita la conversazione fra coetanei
    • Registro giocoso paragonabile al lessico familiare, la sua consistenza si riduce soprattutto al lessico, limitato a una ristretta gamma d’argomenti: la scuola, l’amore, il sesso, la musica, lo sport, i motori, a volte la droga.
    • Non esiste un linguaggio giovanile unico: esistono tante variet à giovanili, accomunate da regole di acquisizione, formazione e trasformazione delle parole.
  • 24. Formazione delle parole
    • Abbreviazioni: over ‘overdose’ , para ‘paranoia’, raga ‘ragazzi’, prof, tele, fidanza, tranqui, fanculo
    • Alterazioni: appusto ‘a posto’, figiata ‘figata’
    • Suffissazioni in –oso: palloso , sballoso , cagoso
    • Forme verbali in –arsela: buttarsela , chiaccherarsela , pipparsela , tirarsela
  • 25. Formazione delle parole
    • Disfemismi, riferiti soprattutto alla sfera sessuale: culo, scopare, scopata, sega, pizza ‘persona noiosa/membro virile’, cazzo
    • Usi figurati: cesso , cozza, scorfano ‘ragazza brutta’, braccino ‘tirchio’, gasarsi ‘darsi delle arie’, spararsi un disco, una sigaretta ‘ascoltare un disco, fumarsi una sigaretta’; camom ìl lati ‘calmati’, allupato ‘che ha forti pulsioni erotiche’
  • 26. Le componenti delle parlate giovanili
    • italiano colloquiale informale
    • strato dialettale
    • strato ‘tradizionale’
    • strato ‘innovante’
    • strato proveniente dalla lingua della pubblicit à e dei mass-media
    • strato proveniente da lingue straniere
  • 27. Le componenti delle parlate giovanili
    • italiano colloquiale informale
    • Termini come cagare, cagata, casino, cazzo, goduria, palla, sbattere, sgamare, sparare e iperboli come bestiale, allucinante, pazzesco sono documentati anche nelle variet à meno sorvegliate dell’italiano
  • 28. Le componenti delle parlate giovanili
    • 2. strato dialettale
    • il dialettismo serve a staccarsi dal lessico degli adulti rafforzando il sentimento del voler essere diversi
    • le forme dialettali non sono solo locali, ma anche provenienti da dialetti diversi
      • per es. appicciare, capa, minchia, lambascione , sono termini di origine meridionale, ben acclimatati anche in parlate giovanili settentrionali
  • 29. Le componenti delle parlate giovanili
    • 3. strato ‘tradizionale’
    • una parte del lessico è costituita da forme che sono ereditate da variet à giovanili di generazioni precedenti
      • per es. nell’area piemontese-lombarda i termini come ganzo, essere in paranoia, ciulare/fregare, fottere, avere culo, toppare
  • 30. Le componenti delle parlate giovanili
    • 4. strato ‘innovante’
    • Alcune forme provengono dal gergo della caserma: azionare, batter la stecca, bombardato, cazziare, massiccio
    • Alcuni termini vengono dal gergo della droga: anfetaminico, flashare, intrippare, farsi una pera, sballo, sballare, schizzare
  • 31. Le componenti delle parlate giovanili
    • 5. strato proveniente dalla lingua della pubblicit à e dei mass-media
    • sopravvive di norma pochi mesi o al massimo qualche anno alla durata della campagna pubblicitaria
      • negli anni Novanta hanno avuto un largo successo: silenzio! parla Agnesi!; pi ù lo butti gi ù , pi ù ti tira su; o cos ì o pom ì
    • molti termini e molte espressioni sono mutuati da Internet: sei connesso? (attraverso la trasmissione televisiva Zelig ), resettare, chattare
  • 32. Le componenti delle parlate giovanili
    • 6. strato proveniente da lingue straniere
    • Nella lingua dei giovani troviamo soprattutto anglicismi e ispanismi: baggy pantaloni ‘pantaloni larghi a vita bassa’, rocker ‘persona tosta’, homeboy ‘amico fraterno’, weeda ‘marijuana, spinello’, las guardias ‘I bidelli’
    • Pseudo-esotismi: cucador; arrapescion
  • 33. Variet à giovanili e italiano contemporaneo
    • Nonostante la volatilit à del linguaggio giovanile, certe sue forme hanno tanto successo che entrano nell’italiano medio parlato:
      • nell’italiano colloquiale: fuori di testa ‘matto, stordito’; essere schizzato ‘essere nervosissimo, manifestare comportamenti squilibrati’
      • nella lingua sub-standard sono stati accolti termini romaneschi come sgamare ‘intuire, scoprire’, paraculo ‘persona che sa sfruttare le situazioni a proprio vantaggio’
  • 34. Variet à giovanili e italiano contemporaneo
    • Il linguaggio dei giovani rinforza la tendenza all’incremento dei suffissi in –oso e –ata
    • Accelera il processo di accettazione e diffusione di termini stranieri e pseudo-stranieri: flow ‘flusso, corrente’, flippare ‘perdere il controllo’, hard ‘duro’
    • Anche nello scritto i giovani veicolano nell’italiano contemporaneo i modelli che assumono dalla televisione, dalla musica, dal web
  • 35. Dizionari
    • I linguisti hanno tentato di catalogare i linguaggi giovanili attraverso la compilazione di dizionari, per es.
      • Peso vero sclero. Dizionario del linguaggio giovanile di fine millennio , di Gian Ruggiero Manzoni (1997)
      • Scrostati gaggio! Dizionario storico dei linguaggi giovanili , di Renzo Ambrogio e Giovanni Casalegno (2004)
  • 36. Siti
    • LinguaGiovani : dipartimento di Romanistica dell’Universit à di Padova , sito curato da Michele Cortelazzo
    • Slagopedia di “L’Espresso”
  • 37. Bibliografia
    • Bonomi, I. et al. (2010 2 ), Elementi di linguistica italiana , Roma: Carocci, pp. 56-58.
    • Sobrero, A.A. & Miglietta, A. (2006), Introduzione alla linguistica italiana , Roma&Bari: Laterza, pp. 102-109.
    • Antonelli, G. (2007), L’italiano nella societ à della comunicazione , Bologna: il Mulino, pp. 31-34.
    • Trifone, P. (2007), Malalingua , Bologna: il Mulino, pp. 135-153.