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Master FORMEZ – UNIMOL“Politiche pubbliche e sviluppo del territorio”   Politiche regionali di sviluppo e  analisi del con...
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48. Obiettivi di ricerca e analisi di contestoGli obiettivi di ricerca e quelli dei programmi sono moltorilevanti, in quan...
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50. L’analisi del sistema rurale (I)Gli aspetti principali sono:1. superficie agricola totale (SAT);2. superficie agricola...
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54. Analisi del sistema innovativoL’analisi del sistema innovativo muove dallaconsapevolezza della rilevanza delle conosce...
55. Gli attori del sistema innovativo   I “produttori” di           Gli operatori del sistema      conoscenza:            ...
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61. Analisi della struttura imprenditoriale                     e unità localiPer esaminare le potenzialità di sviluppo di...
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65. Gli indicatori di localizzazione e di             specializzazione delle impreseCoefficiente di localizzazione produtt...
66. La “demografia industriale”I dati del RI del sistema camerale consentono di monitorare ladinamica delle imprese regist...
67. Gli indici di “demografia industriale”Tasso di natalità: rapporto fra imprese iscritte in un anno e         natalitàst...
68. I limiti degli indici di               “demografia industriale”Le dinamiche rilevate possono essere semplicemente dovu...
69. L’analisi della dotazione infrastrutturaleTale analisi è fortemente condizionati dai limiti metodologicinella definizi...
70. La classificazione funzionale                   delle infrastruttureInfrastrutture sociali: sono quelle opere civili d...
71. Le infrastrutture che generano                  “esternalità di offerta”Le principali infrastrutture che generano “est...
72. Infrastrutture “puntuali” e “a rete”Le infrastrutture “puntuali” sono quelle che hanno unaprecisa localizzazione nel t...
73. Reti materiali e immateriali e nodi di servizioI “servizi di connettività” delle infrastrutture “a rete”, perdefinizio...
74. L’analisi socio-demograficaTale analisi fornisce diverse indicazioni di rilievo in ordinealle dinamiche di sviluppo de...
75. I principali aspetti di rilievo               nell’analisi socio-demograficaLa popolazione residente in una data area ...
76. Principali indicatori socio-demografici       rilevanti nelle analisi socio-economiche- Ind. di Vecchiaia: rapporto pe...
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79. Altri servizi privati e pubblici      rilevanti soprattutto per lo sviluppo urbano- Disponibilità di servizi orientati...
80. Analisi del mercato del lavoro e             delle dinamiche occupazionaliL’analisi del mercato del lavoro (MdL) è for...
81. Popolazione, offerta di lavoro e                non forze di lavoro                                    Forze di lavoro...
82. I principali indicatoriTasso di attività: persone occupate o inoccupate (nella classe15-64 a.) come proporzione della ...
83. I principali indicatori di riferimento per le        politiche del lavoro della UE (SEO)Indicatori                    ...
84. Principali aspetti dell’analisi del MdLI principali aspetti indagati dall’analisi del MdL sono:- caratteristiche strut...
85. I processi di matching fra               domanda e offerta di lavoroIn sede di analisi e, soprattutto, di definizione ...
86. Squilibri fra domanda e offerta di              lavoro e i processi di matchingLe previsioni sulla domanda di lavoro p...
87. I processi di matching e i servizi per l’impiegoLe politiche del lavoro sono specificamente indirizzate afavorire l’in...
88. Politiche del lavoro e categorie svantaggiateLe politiche del lavoro sono particolarmente rilevanti perfacilitare l’in...
89. Le caratteristiche strutturali della disoccupazioneDisoccupazione per classi di età (crescente attenzione allaoccupazi...
90. Le caratteristiche strutturali dell’occupazioneOccupazione     indipendente    (lavoro   autonomo)     e   alledipende...
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  1. 1. Master FORMEZ – UNIMOL“Politiche pubbliche e sviluppo del territorio” Politiche regionali di sviluppo e analisi del contesto socio-economico Antonio Bonetti Campobasso, febbraio 2008
  2. 2. 1. Obiettivi generali e limiti del seminario OBIETTIVI: LIMITI:• Comprendere le basi • L’attenzione si concentra logiche delle aggregazioni sulle politiche strutturali di statistico-territoriali e sviluppo socio-economico. Non si considerano delle stesse analisi socio- programmi settoriali e piani economiche territoriali.• Approfondire i molteplici • Si considerano come aspetti delle analisi socio- acquisite le conoscenze di economiche. statistica di base e quelle sui limiti delle varie fonti statistiche e dei dati statistici.
  3. 3. 2. Collegamento logico con altri seminari del Master• Analisi degli obiettivi di governo;• Analisi del sistema dei bisogni;• Analisi e mappatura dei territori;• Programmazione delle politiche pubbliche. Analisi sistemi socio-economici
  4. 4. 3. Il percorso logico del seminario1. Fondamento teorico delle politiche strutturali di sviluppo e programmi regionali “complessi”;2. Economie regionali e analisi territoriali;3. Classificazioni e fonti statistiche di riferimento nell’analisi dei sistemi socio- economici;4. L’analisi del contesto socio-economico.
  5. 5. 4. Il dibattito sull’intervento pubblico in economiaLa teoria economica “neoclassica” ha sempre sostenuto chein condizioni di concorrenza perfetta e sotto altre ipotesi(condizioni che non si riscontrano mai nel concreto operaredei mercati) l’economia di mercato produce un’allocazionedelle risorse efficiente ed anche equa.L’intervento pubblico in economia, quindi, non avrebberagione di essere (filosofia del laissez-faire).Le politiche pubbliche da realizzare sarebbero solo quelleproprie di uno “Stato minimale”: (i) sicurezza nazionale etutela dell’ordine pubblico; (ii) amministrazione dellagiustizia; (iii) interventi volti ad assicurare l’ordinatofunzionamento dei mercati.
  6. 6. 5. La teoria neoclassica della crescitaLa teoria economica “neoclassica” della crescita (Solow,1957), in particolare, sostiene che in presenza di ipotesi diconcorrenza perfetta e mobilità dei fattori produttivi, iprocessi di squilibrio nel trend di crescita e gli eventualidivari di sviluppo (inter-regionali e/o internazionali) sonosolo temporanei e tendono ad essere riassorbiti attraverso glistessi meccanismi di mercato.Le forze di mercato producono un equilibrio di steady-state,caratterizzato dalla convergenza di tutte le regioni sulsentiero di sviluppo reso possibile dai fattori strutturali dellacrescita economica (popolazione, dotazione di capitale fisicoe progresso tecnologico).Anche l’intervento pubblico a sostegno delle aree piùarretrate, quindi, viene criticato.
  7. 7. 6. I divari di sviluppo e i modelli “centro-periferia”Già negli anni Cinquanta, nell’ambito delle analisi sullecondizioni di sottosviluppo del Terzo Mondo, invece, emergechiaramente l’esistenza di processi “circolari di causazionecumulativa”: aree che registrano dei ritardi di sviluppo, invece diconvergere sui tassi di crescita di quelle più avanzate (processi dicatching up), nel corso del tempo potrebbe perdere ulteriormenteterreno (Myrdal, 1957).Si inizia a parlare di modelli di “centro-periferia” (centre-periphery), per cui a livello regionale, nazionale e internazionale,esistono dei “centri” e delle “periferie”, con divari di crescitapersistenti se non destinati ad aumentare nel tempo. L’idea difondo è che nelle aree già sviluppate si inneschino dei processicumulativi per cui queste aree continuano ad attrarre i fattoriproduttivi mobili migliori a discapito delle altre.
  8. 8. 7. La “New Economic Geography”L’idea che la presenza di imprese monopolistiche e di rendimentiproduttivi crescenti possano acuire i divari di sviluppo è stataripresa nell’ambito della c.d. “New Economic Geography”(Krugman, 1991a; 1991b).In tale teoria – suffragata da molteplici riscontri empirici suidivari di sviluppo - giocano un ruolo determinante nell’alimentarei processi di “causazione cumulativa” le economie “diagglomerazione”, ossia i risparmi di costi connessi allaconcentrazione spaziale delle attività produttive e alla migliorecircolazione su scala locale delle informazioni.Tale approccio ha costituito la base teorica di riferimento delQuadro Comunitario di Sostegno Ob. 1 2000-2006, imperniato sulrafforzamento nel Mezzogiorno della capacità di attrazione deifattori mobili.
  9. 9. 8. Intervento pubblico e politica regionale comunitariaLa politica regionale comunitaria per le aree più arretrate(aree “Obiettivo 1”) nasce sul finire degli anni Ottanta(riforma dei Fondi del 1988) anche per il fatto che, dopol’ingresso nel 1986 di Spagna e Portogallo, risultava semprepiù evidente l’esistenza di: (i) forti divari di sviluppo fra levarie regioni europee e (ii) un “core” costituito dalla c.d.“hot banana” e da molteplici aree periferiche.La politica regionale dell’UE ha prodotto risultati discutibiliin termini di convergenza delle regioni più arretrate.I divari di sviluppo fra le regioni, inevitabilmente, si sonoulteriormente acuiti con l’ingresso di 12 nuovi Stati Membripiù poveri della media comunitaria della UE15.
  10. 10. 9. Perchè “confermare” oggi la politica regionale comunitaria?La politica regionale comunitaria ancora oggi serve perfavorire la crescita delle aree più arretrate e/o limitarel’eventuale acuirsi dei divari di sviluppo, in quantol’obiettivo “politico” è sempre lo stesso: avvicinaregradualmente obiettivi di sviluppo e di policy di StatiMembri e Regioni tanto diverse.L’idea di fondo, in altri termini, è sempre la stessa: la“convergenza economica” può produrre più coesione socialee politica (Leonardi, 1998).La politica regionale dell’UE, ovviamente, viene ancorafortemente difesa dalle regioni. Il processo di empowermentdelle regioni nell’arena politica comunitaria, infatti, è legatoanzitutto alla “politica di coesione” dell’UE.
  11. 11. 10. Classificazione indicativa delle politiche strutturali di sviluppo Politiche interne: interne - azioni di sistema (interventi di capacity building);Politiche di sviluppo - progetti; - programmi settoriali; - programmi territoriali “complessi”. Aiuto allo sviluppo
  12. 12. 11. I programmi “complessi” cofinanziati dai Fondi StrutturaliI “programmi” cofinanziati dai Fondi Strutturali (inparticolare quelli per le regioni “Ob. 1”) si sono sempreconfigurati come programmi “complessi”, ossia:- multi-scopo: si deve raggiungere un obiettivo globale, multi-scopoattraverso il raggiungimento di vari obiettivi “specifici”intermedi. Non si interviene con dei progetti locali disviluppo, ma con autentici programmi pluriennali;- multi-azione: i programmi prevedono diverse tipologie di multi-azioneintervento, che interessano varie funzioni di policy e varisettori economici;- multi-target: i programmi “complessi” puntano a multi-targetmigliorare condizioni e opportunità di crescita sociali didiverse categorie di beneficiari.
  13. 13. 12. La rilevanza dell’analisi di contesto nella fase di programmazioneI programmi territoriali hanno la finalità precipua dirimuovere i fattori di criticità ostativi dei processi di crescitaeconomica. Tali fattori potrebbero essere riconducibili avarie cause che si cerca di comprendere con l’analisi dicontesto: carenza locale di materie prime e di capitale fisico,scarsa disponibilità di lavoratori con elevati livelli diqualificazione, prevalenza di popolazione anziana e quindilimitata disponibilità di individui con elevata propensione alconsumo e/o agli investimenti, struttura produttivaimperniata su settori produttivi “maturi” e altro.L’analisi socio-economica, inoltre, contribuisce a definirepiù puntualmente i “punti di forza” e le vocazioni produttivelocali da rafforzare. Essa, inoltre, consente di definire inmodo corretto le categorie sociali in maggiori difficoltà e leloro “domande sociali”.
  14. 14. 13. Analisi macroeconomica e meso-economica dei sistemi socio-economiciLe analisi sui sistemi socio-economici, in genere, sidividono in:- analisi microeconomica: considera le unità economicheelementari (famiglie, imprese e istituzioni, intese comeinsieme di norme e agenzie regolatrici del funzionamentodei mercati);- analisi macroeconomica: considera gli aggregatimacroeconomici (per “aggregati” si intendono grandezzeeconomiche sintetiche che misurano il risultato d’insiemedelle operazioni svolte da tutte le unità microeconomiche).Le analisi territoriali si collocano su un livello intermedio,definito “meso-economico” (Arbia, Espa, 1996; Rinaldi2001).
  15. 15. 14. Economie regionali e analisi meso-economicaLe analisi territoriali a livello “meso-economico” possonoconcernere partizioni territoriali di diversa dimensione.Tali partizioni territoriali possono coincidere o meno con leripartizioni amministrative degli Stati.Le “analisi meso-economiche”, in misura crescente hannoriguardato le “regioni” soprattutto per la rilevanza chehanno assunto le “regioni” in alcune politiche pubblichedella UE, segnatamente la Politica di coesione economica esociale (la politica regionale comune della Comunità,avviata nella sua forma attuale nel 1988).Tali analisi scontano una maggiore difficoltà direperimento dei dati.
  16. 16. 15. Economie regionali e analisi dei fattori strutturali della competitività economicaLe analisi territoriali a livello “meso-economico”, tuttavia,registrano una crescente attenzione, in quanto negli ultimi20 anni autorevoli studiosi hanno evidenziato come i fattoristrutturali della competitività economica possano essererilevati in modo più pertinente non a livello di Statinazionali, ma a livello di partizioni sub-territoriali(Krugman, 1991a; 1991b; 1994; Porter, 1998; 2003).Anche nell’ambito degli studi inerenti la Politica dicoesione economica e sociale della UE emergechiaramente come i divari di condizioni di competitività edi sviluppo economico fra le regioni siano più elevati diquelli che si registrano fra gli Stati Membri.
  17. 17. 16. Le regioni amministrative dell’UE e la classificazione NUTS (I)Negli ultimi 25 anni si registra un crescente empowermentdelle regioni nella preparazione e nella gestione dellepolitiche europee (in primis la politica di coesione).Nell’ambito dell’UE, pertanto, si ha una puntualeripartizione amministrativa del territorio comunitario,attraverso la classificazione NUTS disciplinata dal Reg.(CE) 1059/2003 (è stata rivista nel febbraio 2007).L’acronimo NUTS sta per Nomenclature of TerritorialUnits for Statistics (Nomenclatura statistico-territorialedelle unità amministrative europee, suddivise su più livelliistituzionali).
  18. 18. 17. Le regioni amministrative dell’UE e la classificazione NUTS (II)La classificazione NUTS prevede 4 livelli:- NUTS 0: i 27 Stati Membri;- NUTS I: le macro-ripartizioni amministrative (adesempio in Italia Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud edisole);- NUTS II: le regioni (dopo la revisione del febbraio 2007sono 271), che sono l’unità territoriale di riferimento per lepolitiche di sviluppo cofinanziate dal FESR e dal FSE;- NUTS III: partizioni amministrative sub-regionali, qualile province in Italia (sono l’unità territoriali di riferimentodella sezione A dei PIC INTERREG, che nel ciclo2007-2013 costituisce l’obiettivo orizzontale“Cooperazione territoriale europea” della politica dicoesione).
  19. 19. 18. La disomogeneità delle regioni amministrative dell’UE e le politiche pubblichePer ciascuno dei 4 livelli della classificazione NUTS siriscontrano rilevanti disomogeneità in termini di superficieterritoriale, popolazione e anche di livello di attivitàeconomica e di possibilità di “autonomia fiscale”.Tali disomogeneità hanno un particolare rilievo a livelloNUTS II, in quanto in tutti gli SM si sono registratiprocessi di devoluzione alle “regioni” di “prerogatives”(competenze di politica pubblica).Il fatto che regioni di dimensioni fisiche ed economichetanto diverse (i.e. Molise e Lombardia) abbiano le stessecompetenze può condurre sia ad una “balcanizzazione”delle policies, sia ad oggettive migliori performance per leregioni più grandi. La dimensione “regionale” è quella piùadatta per gestire le politiche di sviluppo?
  20. 20. 19. Geografia fisica e geografia amministrativaNelle considerazioni sul livello amministrativo più adeguatodi gestione delle politiche di sviluppo, riecheggia l’annosodibattito sugli effetti della discrasia fra geografia “fisica” diun territorio e geografia “amministrativa” (in Italia normatadall’art. 114 della Costituzione).Nella geografia “fisica”, come unità elementare diriferimento viene considerato il “bacino idrografico”.Nella geografia “amministrativa” (e nei processi diripartizione delle politiche pubbliche fra diversi livelli diAmministrazione) vale il c.d. “cube principle” per cui tuttoun dato territorio deve essere ripartito in livelli e “unitàterritoriali amministrative”, ma sovente si registra unadiscrasia fra geografia “fisica” e “amministrativa” cheindebolisce efficacia ed efficienza dei sistemi di Multi LevelGovernance (MLG).
  21. 21. 20. Tipologie di analisi territorialiLa discrasia fra geografia “fisica” di un territorio e geografia“amministrativa” conduce a definire due raggruppamenti dianalisi statistiche del territorio:- analisi “normativa” (o “istituzionale”): legata alleaggregazioni territoriali basate sul sistema istituzionale-amministrativo dell’UE e degli SM;- analisi “funzionale”, riferita alle regioni “analitiche”. Perregioni “analitiche” si intendono aggregazioni di areeterritoriali “omogenee” (bacini idrografici) o“funzionalmente omogenee”.Le aree “funzionalmente omogenee” possono essere quelledefinite per la creazione di “distretti rurali”, le aree su cui siimplementeranno i patti territoriali o quelle definite pereffettuare determinate analisi dei fenomeni economici.
  22. 22. 21. Aree funzionali e analisi territoriale (I)Nell’analisi territoriale si possono considerare diverse aree“funzionali”:- aree omogenee per caratteristiche fisiche, climatiche oanche dei sistemi rurali;- aree omogenee per determinate “funzioni economiche” (sifa riferimento a dei flussi di beni e servizi e/o di individui ealle interazioni economiche all’interno di queste aree).La principale tipologia di area “funzionale” sono i SistemiLocali di Lavoro (SLL). I SLL vengono definiti dall’ISTATsulla base dei dati relativi al pendolarismo e costituisconol’area di riferimento per la definizione dei distretti, in primisdei “distretti industriali”.
  23. 23. 22. Aree funzionali e analisi territoriale (II)I principi di riferimento nella costruzione delle aree“funzionali” sono:- il principio di gravitazione: in un territorio esistono polidi attrazione (centri urbani, alcune infrastrutture diparticolare rilievo, quali un Parco scientifico o unaereoporto) e delle “aree gravitazionali” (aree che hanno unbaricentro nel polo di attrazione e su cui si dispiegano glieffetti economici di questo baricentro);- il principio di Tobler (1970): “tutto è correlato con tuttoin geografia, ma le cose vicine sono più correlate di quellelontane”.
  24. 24. 23. Analisi orizzontale e analisi verticale (I)L’analisi orizzontale pone a confronto situazione socio-economica e fattori di competitività di territori posti allo stessolivello di aggregazione (si confrontano le varie regioni NUTSII, oppure si confrontano le due province molisane fra di loro erispetto a tutte le altre province italiane).L’analisi verticale pone a confronto situazione socio-economica e fattori di competitività di una data unitàterritoriale rispetto alle unità dei livelli di aggregazione sovra-ordinati (si esamina la situazione economica della provincia diCampobasso, ponendola a confronto con quella del Molise,con quella del Sud ed eventualmente con quella nazionale).
  25. 25. 24. Analisi orizzontale e analisi verticale (II) An. orizzontale An. verticale Indica il posizionamento di un territorio rispetto a Indica il posizionamento contesti territorialicompetitivo di un territorio di riferimento più ampi rispetto a tutti gli altri dello stesso livello (livelli di giurisdizione sovraordinati)
  26. 26. 25. Le principali classificazioni di riferimento per le analisi socio-economicheLe principali classificazioni (analitiche e/o anche piùpropriamente statistiche) sono relative a:- unità economiche;- attività economiche e settori produttivi;- aggregazioni basate sul grado di formalizzazione degli scambieconomici (si distingue fra economie “formali”, economie“informale”, in cui si le transazioni possono essereprevalentemente regolate da forme di baratto ed economie“sommerse”, in cui l’irregolarità degli scambi può anchedegenerare in autentiche forma di economia “criminale”);- titoli di studio e professioni.
  27. 27. 26. Unità economiche e settori produttiviLe principali classificazioni di base (fondamentali per costruirei Conti economici nazionali e regionali) concernono:1. le unità economiche. Nella Contabilità Nazionale vengonodivise in: (i) Famiglie; (ii) Imprese (vi vengono incluse anchequelle a capitale parzialmente o totalmente pubblico); (iii)Istituzioni (Amministrazioni Pubbliche e organizzazioni senzascopo di lucro); (iv) Operatori del Resto del Mondo.2. i settori produttivi: la classificazione di base in settoreprimario (agricoltura, selvicoltura e pesca); (ii) secondario(attività manifatturiere) e terziario (attività dei servizi) puòessere ampiamente riarticolata con disaggregazioni settoriali suvari livelli, normate da convenzioni statistiche internazionali.
  28. 28. 27. Le principali classificazioni utilizzate dall’ISTATLe principali classificazioni utilizzate dall’ISTAT, coerenti conle classificazioni statistiche internazionali (in primo luogoquelle delle Nazioni Unite), sono:-forme giuridiche delle unità legali;- attività economiche (ATECO 1991 – ATECO 2007);- titoli di studio;- professioni;- malattie;- Stati esteri.N.B. Nelle analisi si deve anche tenere conto della ripartizionedelle Amm.ni Pubbliche e dei codici numerici identificativi diComuni, Province e Regioni.
  29. 29. 28. La classificazione delle forme giuridiche delle unità legaliLa classificazione ISTAT delle unità legali per forma giuridicaprevede 2 sezioni (unità giuridiche di diritto privato e unitàgiuridiche di diritto pubblico); 16 divisioni (9 per le formegiuridiche private 7 per quelli pubbliche) e 62 classi.Fra le forme giuridiche di diritto privato vi sono delle divisionispecifiche per gli imprenditori individuali/liberi professionisti;le Società di persone, le Società di capitali (tra cui le SpA e leSrl), ma anche gli Enti pubblici economici e gli Enti chegeneralmente vengono ricompresi nel Terzo Settore).Fra le forme giuridiche di diritto pubblico vi sono delledivisioni specifiche per le Regioni e gli Enti Locali, ma ancheIstituti, scuole e Università pubbliche e anche per gli OrganiCostituzionali.
  30. 30. 29. La classificazione dei settori di attività economicaLa classificazione ISTAT dei settori di attività produttiva fariferimento alla classificazione statistica delle attivitàeconomiche nelle Comunità Europee (Nomenclature statistiquedes Activités èconomique dons le Communauté Européenne –NACE) che è stata recentemente riformulata: versione NACErev. 2 ex Reg. (CE) 1893/2006.La classificazione ATECO91 dell’ISTAT (che ricalca quasiesattamente quella NACE fino al quarto livello) è unaclassificazione riferita alle attività economiche e non alle merciprodotte. Si prendono in considerazione, infatti, le attivitàeconomiche prevalenti delle unità produttive.La disaggregazione dei settori produttivi ATECO91è alla basedella costruzione in Contabilità Nazionale della “tavola delletransazioni intersettoriali”.
  31. 31. 30. La struttura delle classificazioni NACE rev. 1 e ATECO91Le classificazioni NACE rev. 1 e ATECO91 dei settori diattività produttiva presentano la seguente struttura:- LIVELLO 1: 17 sezioni (aggregazioni settoriali) identificatida lettere maiuscole che vanno da A a Q;- LIVELLO INTERMEDIO: 31 sottosezioni identificate da duelettere maiuscole (sono 16 per l’ATECO91);- LIVELLO 2: 62 divisioni (60 per l’ATECO91) codificate condue cifre;- LIVELLO 3: 224 gruppi (220 per l’ATECO91) codificati contre cifre;- LIVELLO 4: 514 classi (512 per l’ATECO91) codificate conquattro cifre).
  32. 32. 31. Le classificazioni NACE rev. 2 e ATECO2007Le classificazioni NACE rev. 1 e ATECO91 dei settori diattività produttiva sono state riviste nel biennio 2006-2007.La classificazione NACE rev. 2 è stata pubblicata sulla GUUEil 20 dicembre 2006 e prevede 21 sezioni, identificate da unalettura maiuscola, che vanno da A ad U(http.ec.europa.eu/eurostat/ramon/nomenclatures).La classificazione adottata dall’ISTAT (già rivista nel 2002) èstata quindi aggiornata, anche con il contributo conoscitivodell’Agenzia delle Entrate e delle Camere di Commercio.Questo coordinamento fra ISTAT, Agenzia delle Entrate esistema camerale rafforza la qualità dell’informazioneeconomica e la trasparenza delle politiche pubbliche.Il sistema ATECO2007, che prevede le stesse 21 sezioni delNACE rev. 2 è entrato in vigore il 1 gennaio 2008.
  33. 33. 32. Le principali fonti statistiche per le analisi socio-economiche1. Censimenti (http://cens.istat.it):- Censimento della popolazione e delle abitazioni (la 14° edizioneriporta dati al 21.10.2001);- Censimento dell’Agricoltura (la 5° edizione riporta dati al22.10.2000);- Censimento economico o Censimento Industria e Servizi (la 8°edizione riporta dati al 22.10.2001).2. Fonti amministrative:- Registro delle Imprese, previsto dal Codice Civile;- Archivi INPS ed INAIL.3.Indagini specifiche da parte di Banca d’Italia, Centri di ricerca(ISAE; Istituto Tagliacarne, Confindustria; SVIMEZ…).
  34. 34. 33. I CensimentiI Censimenti (dal vocabolo latino “censere”, che nell’anticaRoma indicava una rilevazione sull’intera popolazionefinalizzata a imporre i tributi), sono la fonte più completa nelsenso che consentono di rilevare molteplici aspetti della vitasociale ed economica fino al livello territoriale dei Comuni.I limiti di questa fonte sono:- essi si svolgono ogni 10 anni e, quindi, via via che ci siallontana dalla data di riferimento dei dati si ha una“fotografia” di una data realtà territoriale sempre più sbiadita;- l’indagine per sua natura raccoglie una mole tale di dati erichiede elaborazioni per cui necessariamente i dati vengonopubblicati con un certo ritardo rispetto alle rilevazioni.
  35. 35. 34. Il Censimento Industria e ServiziTutti i Censimenti forniscono dei dati su variabili socio-demografiche ed economiche di particolare rilievo. Ad esempioil Censimento sulla popolazione non fornisce dati solo sullecaratteristiche demografiche della popolazione, ma anchesull’attività lavorativa degli individui, sui profili professionalie sulla condizione professionale.In sede di analisi economica, tuttavia, il principale Censimentodi riferimento è quello economico.I principali dati desumibili sono: (i) localizzazione delleimprese e delle unità locali; (ii) settori di attività economica(rilevando le imprese “trasversali” che effettuano attivitàartigianali); (iii) numero e distribuzione settoriale degli addetti.
  36. 36. 35. Censimento Industria e Servizi, “imprese” ed “unità locali”In sede di analisi delle strutture produttive ( e di lettura dei datidel Censimento economico) bisogna fare attenzione alladistinzione fra: “imprese” (o “istituzioni” per le Amm.niPubbliche) e “unità locali”.Le “imprese” sono definite come “organizzazione diun’attività economica con carattere professionale al fine dellaproduzione di beni o per la prestazione di servizi destinabilialla vendita”.Le “unità locali” sono invece i “luoghi fisici” (stabilimentoindustriale, laboratorio, officina, negozio etc.) in cui l’attivitàeconomica viene concretamente organizzata.
  37. 37. 36. Imprese plurilocalizzate ed unità localiLa distinzione stessa evidenzia che a una “impresa”plurilocalizzata, possono corrispondere più “unità locali”(l’impresa FIAT con sede legale e direzione strategica a Torinoha unità locali localizzate in diversi sedi territoriali, su scalainternazionale).Risulta rilevante anche l’ulteriore classificazione delle unitàlocali in:- unità operative: sedi dove si effettua la produzione;- unità amministrativo-gestionali: uffici direttivi, ufficiamministrativi, uffici dove si effettuano le attività di R&ST edi formazione del personale…).
  38. 38. 37. Le rilevazioni “amministrative” su imprese e unità localiLe fonti statistiche più adeguate per monitorarecostantemente struttura e dinamiche dei sistemi produttivisono quelle amministrative:- il Registro delle Imprese, previsto dal Codice Civile pergarantire una maggiore trasparenza dei mercati;- gli archivi dell’INPS (riportano dati relativi ai lavoratoriche le imprese devono comunicare all’INPS per ottemperareagli obblighi previdenziali). I dati che si possono trarre,tuttavia, concernono sole imprese e non si dispone di datiinerenti le unità locali e i lavoratori indipendenti.
  39. 39. 38. Il Registro delle Imprese gestito dal sistema camerale e da InfoCamere (I)Il Registro delle Imprese è un registro informatico gestitodalle Camere di Commercio, con il supporto di InfoCamere acui si debbono obbligatoriamente iscrivere tutti i soggetti chesvolgono un’attività economica.Il RI consente di rilevare con una disaggregazione fino allivello comunale: impresa, unità locali, attività economica,forma giuridica, iscrizioni all’Albo degli artigiani e numerodegli addetti (Rinaldi, 2001).La banca dati è aggiornata trimestralmente e questo consentedi avere dei dati costantemente aggiornati sui flussi di nuoveiscrizioni e di cessazioni in un dato periodo.
  40. 40. 39. Il Registro delle Imprese gestito dal sistema camerale e da InfoCamere (II)Le imprese registrate in un dato momento nella bancadatigestita da InfoCamere sono quelle regolarmente iscritte, manon necessariamente “attive”.Sovente, le cessazioni di impresa vengono comunicate con uncerto ritardo e quindi sistematicamente si registrano dellediscrasie fra imprese registrate e imprese “attive”.Le imprese “attive” sono quelle registrate che effettuanoregolarmente un’attività economica e non hanno in corsoprocedure concorsuali in atto (fallimento, liquidazionecoatta…).
  41. 41. 40. Altre fonti di rilievo per le analisi regionali1. L’Istituto di statistica ufficiale dell’UE Eurostat. A partire dallahomepage http://ec.europa.eu/eurostat, cliccando su DATA sitrova poi il link REGIONS e da qui si possono scaricare datidisaggregati per tutte le 268 (ora 271) regioni NUTS II suoccupazione, PIL, dati socio-sanitari, etc;2. Istituto Tagliacarne, che fornisce principalmente dati a livelloprovinciale (particolarmente rilevante è il progetto “Atlante dellacompetitività delle province italiane”);3. SVIMEZ (l’Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiornoeffettua analisi ed elaborazioni di dati riferite soprattutto alle ottoregioni del Mezzogiorno “storico”);4. Dipartimento Politiche di Sviluppo del MISE (DPS).
  42. 42. 41. Il DPS e l’analisi delle politiche di sviluppo cofinanziate in Italia dai Fondi strutturaliIl Dipartimento Politiche di Sviluppo (DPS), fino al 2006 parte delMEF e ora parte del MISE, monitora costantemente le tendenzesocio-economiche delle regioni italiane e i risultati delle politichestrutturali di sviluppo cofinanziate dall’UE.Nell’ambito del PON “ATAS” del ciclo 2000-2006 nel 2001 èstato avviato il progetto congiunto ISTAT – DPS “Informazionestatistica territoriale e settoriale per le politiche strutturali2001-2008”, che ha portato alla costruzione di una importantebanca dati in cui per diversi indicatori delle politiche regionali èdisponibile per tutte le regioni italiane una serie storica dei datiregistrati che, in genere, parte dal 1995.
  43. 43. 42. Il QSN 2007-2013 e la revisione degli indicatori per le politiche di sviluppoGli indicatori per le politiche di sviluppo sono stati organizzatisulla base della struttura del Quadro Comunitario di Sostegno Ob.1 del ciclo 2000-2006 (articolato in 6 Assi).Per ciascuno di questi Assi, quindi, sono stati definiti deglispecifici indicatori di contesto socio-economico con cuimonitorare le tendenze di sviluppo di tutte le regioni italiane. Inrelazione alle principali variabili socio-demografiche per gliindicatori è prevista anche la disaggregazione per genere.A partire dal 21.12.2007 sono disponibili anche gli indicatorirelativi alle 10 priorità strategiche del Quadro StrategicoNazionale 2007-2013. In questo caso, quindi, gli indicatori sonoraggruppati in relazione a ciascuna priorità strategica del QSN.
  44. 44. 43. Quadro di insieme sull’analisi di contesto Analisi del territorio, del sistema rurale e del capitaleAnalisi di contesto naturale Analisi socio-economica: analisi del funzionamento del sistema socio-economico, con particolare riguardo alle caratteristiche del sistema produttivo
  45. 45. 44. La ratio dell’analisi di contestoL’analisi di contesto (in particolare le parti specificherelative al funzionamento del sistema socio-economico), èpropedeutica alla preparazione di qualsiasiprogramma/progetto di sviluppo socio-economico.Essa è funzionale alla corretta individuazione di:- “dotazioni”, punti di forza e vocazioni del sistema socio-economico;- “albero dei problemi” del contesto socio-economico;- “albero dei problemi” dei principali “gruppi bersaglio”
  46. 46. 45. Le “dotazioni” di un territorioCapitale naturale e ambientale: materie prime; areeverdi, aree di particolare valenza paesaggistica, etc…Capitale storico-culturale: heritage culturale(monumenti, castelli, etc….); patrimonio museale eartistico e patrimonio culturale in senso lato;Capitale fisico: dotazione di infrastrutture e di retitelematicheCapitale sociale: ricchezza dei legami fiduciari fra glioperatori, condivisione locale di norme e sistemi valoriali,diffusione di sistemi/strutture associative;Capitale umano.
  47. 47. 46. Esempio di albero dei problemi Flessione del settore primarioMinore produttività Flessione dei redditi agricola Erosione Scarso potere dei dei suoli produttori di base Rete idrica Calo dei prezzi dei inadeguata beni agricoli
  48. 48. 47. Come impostare l’analisi di contestoL’impostazione dell’analisi di contesto dipende da:- disponibilità di risorse finanziarie e di tempo;- scuole di pensiero economico di riferimento;- obiettivi precipui di ricerca e tipologia di programmidi policy da impostare.
  49. 49. 48. Obiettivi di ricerca e analisi di contestoGli obiettivi di ricerca e quelli dei programmi sono moltorilevanti, in quanto:- se si deve definire un piano di area vasta, hanno unarilevanza specifica l’analisi del territorio e del sistema viario;- se si deve sviluppare un piano di sviluppo rurale, avrannouna rilevanza specifica gli aspetti relativi alla strutturafondiaria, l’estensione dei boschi, il tipo di conduzioneagricola;- se in una data area si deve riformare il sistema degliincentivi alle imprese, allora assumono una specifica rilevanzal’esame della struttura industriale e del funzionamento deimercati locali.
  50. 50. 49. L’analisi del territorio in senso strettoGli aspetti principali presi in considerazione sono:- i confini fisici (catene montuose, fiumi…) e amministrativi;- la superficie e le caratteristiche geomorfologiche delterritorio;- la dotazione di materie prime;- il patrimonio ambientale e il relativo stato di manutenzione;- l’estensione e le caratteristiche del sistema viario.N.B. In genere vengono richiamate in breve anche lecaratteristiche del sistema rurale che, invece, vengonoampiamente approfondite laddove si vogliano definireprogetti e/o programmi di sviluppo agricolo e rurale.
  51. 51. 50. L’analisi del sistema rurale (I)Gli aspetti principali sono:1. superficie agricola totale (SAT);2. superficie agricola utilizzata (SAU) e principali colturepraticate: seminativi, coltivazioni erbacee, coltivazionilegnose (viti, olivi, alberi da frutto…);3. struttura della proprietà fondiaria;4. estensione del patrimonio forestale, tipo di coltivazioniboschive e caratteristiche di esboscabilità (dipendono dallependenze, ma anche da presenza e agibilità delle pisteforestali);5. disponibilità di infrastrutture rurali e sistemi di irrigazione.
  52. 52. 51. L’analisi del sistema rurale (II) Superficie Agricola Totale (SAT)= Superficie Agricola Utilizzata* (SAU)+ Coltivazioni boschive+ Altra superficie(*) SAU= Seminativi + Coltivazioni legnose agrarie + Prati permanenti e pascoli
  53. 53. 52. Altre variabili di rilievo per inquadrare il sistema produttivo agricolo- Numero di aziende agricole e zootecniche.- Forme di conduzione agricola: (i) conduzione diretta delcoltivatore; (ii) conduzione con salariati; (iii) conduzione acolonia parziaria appoderata; (iv) altre forme di conduzione.- Numero di capi di bestiame, distinti per tipologia (bovini, ovi-caprini, suini, etc.).- Principali prodotti agricoli.- Caratteristiche del sistema distributivo e della filiera agro-alimentare (questioni sempre più rilevanti delle “filiere corte”come mezzi per garantire una maggiore appropriazione delvalore aggiunto da parte dei produttori).
  54. 54. 53. Analisi del sistema socio-economicoAnalisi del sistema innovativo.Analisi della dotazione di infrastrutture.Analisi delle caratteristiche strutturali del sistemaproduttivo e del funzionamento dei mercati.Analisi socio-demografica.Analisi socio-culturale.Analisi sulla dotazione e sull’efficienza di alcunispecifici servizi privati e dei servizi di pubblica utilità.Analisi del mercato del lavoro e delle dinamicheoccupazionali.
  55. 55. 54. Analisi del sistema innovativoL’analisi del sistema innovativo muove dallaconsapevolezza della rilevanza delle conoscenzescientifiche e tecnologiche per la competitività di unsistema economico.Per sistema innovativo si intende l’insieme di operatori che“producono” conoscenza e innovazione, ma anche imeccanismi di trasferimento tecnologico alle imprese che,in linea di principio, dovrebbero rendere “commerciabili” etradurre in nuovi prodotti e processi le nuove idee econoscenze tecnologiche e, soprattutto, le interazioni fra ivari attori del sistema innovativo.Nella produzione di conoscenze si conferisce una crescenterilevanza alle “interazioni” fra gli attori (Lundvall 1992).
  56. 56. 55. Gli attori del sistema innovativo I “produttori” di Gli operatori del sistema conoscenza: di technology transfer: transferUniversità;Centri di ricerca PST;scientifici e tecnologici; Liaisons offices delleCentri di Competenza Università;tecnologica; Centri servizi alle imprese;Laboratori di ricerca delleimprese; Business Innovation Centres (BIC).Parchi Scientifici eTecnologici (PST).
  57. 57. 56. I sistemi innovativi regionaliNegli ultimi 15 anni è stata molto enfatizzata la naturaplace-based dei processi innovativi e questo ha indotto ipolicy-makers a organizzare autentici sistemi regionali diinnovazione.I “sistemi regionali di innovazione”, tuttavia, scontanoalmeno due grandi limitazioni:- sostenere la R&ST richiede ingenti risorse pubbliche equindi non tutte le regioni sono in grado di accumulare unamassa critica di finanza pubblica per sostenere la R&ST;- le politiche per la R&ST generano forti “spillovers”territoriali e, quindi, la dimensione regionale non è quellapiù adatta per gestire tale tipo di politiche (Bagarani,Bonetti 2006).
  58. 58. 57. Agenda di Lisbona e rilevanza dell’analisi del sistema innovativoL’agenda di Lisbona conferisce una particolarerilevanza all’accumulazione di capitale umano escientifico quale base del rilancio della competitivitàeuropea (ob. 3% per l’indicatore “incidenza della spesaper R&ST sul PIL”).La Commissione monitora la performance scientifica etecnologica di SM e regioni attraverso il c.d. TrendChart on Innovation.Uno degli strumenti del Trend Chart on Innovation è ilc.d. Regional Innovation Scoreboard (RIS) checonsente di aggiornare le informazioni sul quadroinnovativo delle regioni.
  59. 59. 58. I principali indicatori per l’analisi del sistema innovativoSpesa intra-muros per R&ST in % del PIL(regionale o nazionale), in genere suddivisa fra spesadegli operatori privati e spesa della P.A.Addetti e ricercatori alla R&ST (sia in assoluto, siain rapporto alla popolazione: numero di ricercatoriogni 1.000 ab.).Numero di brevetti depositati presso l’UfficioEuropeo Brevetti (sia in assoluto, sia in rapporto allapopolazione: numero di brevetti ogni 1.000 ab.).
  60. 60. 59. Analisi dei sistemi produttiviAnalisi della struttura dei mercati: analisi del grado diconcorrenzialità del mercato, ma anche disamina dellalegislazione antitrust e anche del ruolo delle Authorities.Analisi della distribuzione settoriale del valore aggiunto,delle imprese, delle unità locali e degli addetti.Analisi della struttura imprenditoriale.
  61. 61. 60. Analisi della struttura imprenditorialeL’analisi può prendere in considerazione sia le “imprese”(unità giuridiche) sia le “unità locali” (luoghi fisici diproduzione in senso lato).In relazione alle “imprese” risulta rilevante un aspettosovente trascurato, ossia la distribuzione per forma giuridica(SpA; Srl; etc) che, indirettamente, fornisce un ulterioreelemento di giudizio su “solidità” e competitività del sistemaproduttivo.Una specifica analisi di particolare rilevanza concerne la c.d.“demografia industriale”.
  62. 62. 61. Analisi della struttura imprenditoriale e unità localiPer esaminare le potenzialità di sviluppo di un dato territorioappare più utile fare riferimento a rilevazioni e indicatori checoncernono le unità locali.Le unità locali, infatti, sono le unità produttive realmentelocalizzate in una dato territorio che alimentano i processiproduttivi e gli scambi commerciali.Al tempo stesso, va considerata in particolare la diffusione inun dato territorio degli “headquarters”, ossia delle unitàdecisionali di un’impresa.
  63. 63. 62. Unità produttive locali e sviluppo delle aree arretrateLa Statistica economica distingue:- unità operative;- unità amministrative-gestionali.Per il Mezzogiorno si è sovente parlato di sviluppoimprenditoriale “senza testa”, in quanto le imprese attrattedall’esterno non vi hanno insediato unità gestionali.In genere, nelle aree arretrate si localizzano le unità operativee non quelle decisionali. Questo è uno dei principali limitidelle politiche di attrazione degli IDE.
  64. 64. 63. Gli indicatori di struttura principaliI dati censuari e quelli traibili nel RI, consentono di calcolarevari indicatori (o distribuzioni) di struttura:- distribuzione settoriale del valore aggiunto, delle imprese,delle unità locali e degli addetti;- distribuzione per classe dimensionale di imprese e unitàlocali (dimensione espressa in classi di addetti);- dimensioni medie (rapporto fra addetti e numero di unitàlocali);- incidenza delle “attività artigiane” (il RI prevede unaspecifica Sezione per le attività artigiane).
  65. 65. 64. Altri indicatori di strutturaIndice di imprenditorialità: rapporto fra numero di imprese (odi unità locali) e popolazione residente;Densità di impresa: rapporto fra numero di imprese (o diunità locali) e superficie territorialeIndicatori di localizzazione e di specializzazione, tipici dellec.d. “analisi verticali”, molto rilevanti per comprendere il tipodi specializzazione produttiva di un’area. In sostanza,mettono a confronto la “composizione settoriale” del tessutoproduttivo a livello locale e a livello nazionale.
  66. 66. 65. Gli indicatori di localizzazione e di specializzazione delle impreseCoefficiente di localizzazione produttiva: rapportopercentuale fra l’incidenza delle unità locali di un dato settorea livello locale e la corrispondente incidenza a livellonazionale;Coefficiente di localizzazione occupazionale: rapportopercentuale fra l’incidenza degli addetti delle unità locali diun dato settore a livello locale e la corrispondente incidenza alivello nazionale;Indice di specializzazione: corrisponde a uno dei coefficientidi localizzazione, ma viene calcolato in modo che il suo“campo di variazione” sia compreso fra 0 e 100.
  67. 67. 66. La “demografia industriale”I dati del RI del sistema camerale consentono di monitorare ladinamica delle imprese registrate e delle imprese attive (edelle relative unità locali), sia in generale, sia a livellodisaggregato (per singoli settori produttivi). L’interpretazionedi queste dinamiche è molto utile per capire le dinamiche disviluppo generali e le vocazioni di un territorio.I dati inerenti queste variabili sono aggiornati da InfoCamereogni trimestre.In analogia con la elaborazione dei principali indicatoridemografici, si calcolano degli indici di “demografiaindustriale”.
  68. 68. 67. Gli indici di “demografia industriale”Tasso di natalità: rapporto fra imprese iscritte in un anno e natalitàstock di imprese (iscritte o attive) al 31.12 dell’annoprecedente;Tasso di mortalità: rapporto fra imprese cessate in un anno e mortalitàstock di imprese (iscritte o attive) al 31.12 dell’annoprecedente;Tasso di sviluppo: differenza fra tasso di natalità e tasso di sviluppomortalità delle imprese.
  69. 69. 68. I limiti degli indici di “demografia industriale”Le dinamiche rilevate possono essere semplicemente dovutea dei “passaggi di stato” (cambiamento di forma giuridicadelle imprese o anche subentri nella conduzione delleimprese) e, quindi, si potrebbero rilevare iscrizioni ecessazioni fittizie.Le cessazioni di attività, in genere, vengono rilevate con uncerto ritardo e, quindi, sovente il dato sulle imprese attivetende ad essere sovradimensionato. Le cessazioni, inoltre, ingenere tendono a concentrarsi nell’ultimo trimestre dell’anno.
  70. 70. 69. L’analisi della dotazione infrastrutturaleTale analisi è fortemente condizionati dai limiti metodologicinella definizione dei criteri che caratterizzano una“infrastruttura” e nella stima della dotazione di infrastrutture(Mazziotta, 1996; Rinaldi, 2001). Non a caso non si ha unaproduzione sistematica di dati statistici in materia.La classificazione funzionale delle infrastrutture distingue frainfrastutture sociali, infrastrutture miste e infrastrutture chegenerano esternalità di offerta.Risulta molto rilevante anche la distinzione fra infrastrutture“puntuali” e infrastrutture “a rete”.
  71. 71. 70. La classificazione funzionale delle infrastruttureInfrastrutture sociali: sono quelle opere civili di estremarilevanza per le famiglie e per la qualità della vita (asili nido,scuole, strutture sportive e per il tempo libero; ospedali;Università….);Infrastrutture miste: sistemi di trasporto, reti telematiche,porti e aereoporti; reti idriche rurali… che, indirettamente,rafforzano la competitività di un dato territorio;Infrastrutture che generano “esternalità di offerta”: sonoquelle infrastrutture che maggiormente concorrono allacompetitività del sistema produttivo.
  72. 72. 71. Le infrastrutture che generano “esternalità di offerta”Le principali infrastrutture che generano “esternalità diofferta”, in generale, sono quelle maggiormente funzionali alleattività produttive delle imprese:- aree attrezzate per la localizzazione di unità produttive;- aree di movimentazione delle merci (piattaforme logistiche);- incubatori di impresa e Business Innovation Centres;- centri servizi alle imprese;- Parchi Scientifici e Tecnologici (PST).
  73. 73. 72. Infrastrutture “puntuali” e “a rete”Le infrastrutture “puntuali” sono quelle che hanno unaprecisa localizzazione nel territorio (strutture per il tempolibero, ospedali, aereoporti, PST….). I servizi delle strutture“puntuali”, comunque, non sono circoscritti necessariamenteall’area locale, ma si estendono secondo un processo“gravitazionale” (esempio di un arereoporto).Le infrastrutture “a rete” (materiali e immateriali) sonoquelle che mettono in comunicazione diverse località, secondopercorsi lineari e/o reticolari. In relazione a tali infrastrutture(strade, ferrovie, reti telematiche, reti idriche…), infatti, siparla di “servizi di connettività”.
  74. 74. 73. Reti materiali e immateriali e nodi di servizioI “servizi di connettività” delle infrastrutture “a rete”, perdefinizione, si estendono su ampie scale territoriali, secondomodelli spaziali reticolari in cui rivestono una particolarerilevanza i nodi dei servizi (hub).Le reti (sempre di più, in particolare, quelle telematiche) e inodi di servizio rivestono una particolare rilevanza per lacompetitività e l’accessibilità commerciale dei territori.Il QCS Ob. 1 2000-2006, non a caso, aveva previsto unospecifico Asse (VI) relativo ai “servizi di connettività”. Taliservizi, inoltre, sono una delle tre grandi priorità tematiche delFESR nel ciclo 2007-2013.
  75. 75. 74. L’analisi socio-demograficaTale analisi fornisce diverse indicazioni di rilievo in ordinealle dinamiche di sviluppo della società, ma anche in relazioneai consumi locali e ai fenomeni di marginalità sociale e dipovertà assoluta e relativa.Nell’ambito di tale analisi, infatti, vengono ricomprese anchele indagini sulla distribuzione del reddito e sui fenomeni diesclusione sociale. Le dinamiche demografiche, ovviamente,condizionano anche l’offerta di lavoro e la domanda di servizisocio-assistenziali.
  76. 76. 75. I principali aspetti di rilievo nell’analisi socio-demograficaLa popolazione residente in una data area e la “densità dipopolazione” (rapporto fra abitanti e superficie).Il numero delle famiglie residenti e la struttura delle famiglie.La struttura per età della popolazione residente.Le dinamiche demografiche, legate a dinamiche “naturali” edinamiche “migratorie”.La consistenza e le caratteristiche della presenza straniera.
  77. 77. 76. Principali indicatori socio-demografici rilevanti nelle analisi socio-economiche- Ind. di Vecchiaia: rapporto percentuale fra lapopolazione di età superiore ai 65 anni e quella di etàinferiore ai 15 anni;- Ind. di Dipendenza Strutturale: pop. 0-14 anni +pop. 65 anni e oltre, rapportata alla pop. 15-64 anni(indice espresso in percentuale);- Ind. di Sostituzione: pop. 55-64 anni rapportata allapop. 15-24 anni (indice espresso in percentuale). Fonte: ISTAT
  78. 78. 77. L’analisi socio-culturale e le politiche urbaneL’analisi socio-culturale a cui si fa riferimento comprendeaspetti relativi alle caratteristiche dell’insediamento umano edella qualità della vita, ma che hanno anche un rilievo per lacompetitività economica.Questo vale soprattutto nelle aree urbane.Vengono esaminate, infatti, anche altre variabili inerenti lestesse caratteristiche dell’insediamento umano (abitazioni,caratteristiche dei quartieri….), che risultano molto rilevanti insede di definizione di politiche di riqualificazione urbana (inparticolare, nel caso delle aree periferiche).
  79. 79. 78. L’analisi socio-culturale in senso latoI principali aspetti dell’analisi socio-culturale sono:- il capitale umano, rilevato in primis attraverso ladistribuzione della popolazione per titoli di studio;- la disponibilità dei servizi socio-assistenziali (asili-nido,centri anziani, servizi sanitari);- la disponibilità dei servizi di fruizione culturale (musei,teatri,…), ma anche la diffusione dell’associazionismo(elementi che rafforzano capitale umano e sociale);- la disponibilità di servizi per il tempo libero (palestre,cinema…) e di servizi orientati al consumo finale (commercioal dettaglio, centri commerciali, servizi di cura alla persona).
  80. 80. 79. Altri servizi privati e pubblici rilevanti soprattutto per lo sviluppo urbano- Disponibilità di servizi orientati alla domanda turistica(alberghi; servizi di ristorazione, servizi di noleggio diautovetture; agenzie di viaggio e altri operatori turistici);- Disponibilità di servizi assicurativi e bancari (un indicatorerilevante è il semplice dato sugli sportelli presenti in un’area);- Disponibilità ed efficienza dei servizi di pubblica utilità(distribuzione di acqua, gas ed energia);- Disponibilità di agenzie immobiliari.
  81. 81. 80. Analisi del mercato del lavoro e delle dinamiche occupazionaliL’analisi del mercato del lavoro (MdL) è fortementecondizionata dall’impostazione tradizionale delle analisi deimercati per cui si esaminano il lato della domanda, il latodell’offerta e i processi di matching fra domanda e offerta dilavoro.Tale analisi, invece, deve necessariamente tenere conto delfatto che il MdL è un’istituzione sociale (Solow, 1994) e chesulle relative dinamiche incidono anche fattori antropologicie culturali, sistemi di organizzazione sociale e gli stessi fattoridemografici.
  82. 82. 81. Popolazione, offerta di lavoro e non forze di lavoro Forze di lavoro (popolazione Popolazione attiva): occupati e persone inin età lavorativa cerca di occupazione (15-64 anni) Non Forze di Lavoro (inattivi): casalinghe, studenti, ritirati, “lavoratori scoraggiati” che non effettuano azioni di ricerca di lavoro
  83. 83. 82. I principali indicatoriTasso di attività: persone occupate o inoccupate (nella classe15-64 a.) come proporzione della popolazione totale (semprenella classe 15-64 a.), ossia: TA=FL/POP. 15-64a. 15-64aTasso di occupazione: individui occupati (nella classe di età15-64 a.) come proporzione della popolazione totale nellastessa classe di età.Tasso di disoccupazione: individui in cerca di occupazione(nella classe di età 15-64 a.) in proporzione della popolazioneattiva (sempre nella classe 15-64 a.).N.B. Per occupazione e disoccupazione si possono anchecalcolare i tassi “specifici” per classi di età (le classiprincipali sono: 15-24a.; 25-54a.; 55-64a.)
  84. 84. 83. I principali indicatori di riferimento per le politiche del lavoro della UE (SEO)Indicatori Target per il 2010Tasso di occupazione 70%Tasso di occupazione femminile 60%Tasso di occupazione 55-64a. 50%Tasso di di disoccupazione -Tasso di di disoccupazione di lunga -durataWorking poor -
  85. 85. 84. Principali aspetti dell’analisi del MdLI principali aspetti indagati dall’analisi del MdL sono:- caratteristiche strutturali delle forze di lavoro;- consistenza e caratteristiche strutturali dell’occupazione edella disoccupazione;- occupazione regolare e occupazione irregolare;- struttura della domanda di lavoro (fabbisogni professionalidelle unità produttive per titoli di studio, qualifiche…);-flussi lordi e netti di domanda di lavoro e determinazione divacancies e gluts;- politiche del lavoro e sistema dei servizi per l’impiego.
  86. 86. 85. I processi di matching fra domanda e offerta di lavoroIn sede di analisi e, soprattutto, di definizione delle politichedel lavoro appare molto importante capire le dinamiche futuredella domanda di lavoro e i possibili processi di matching conl’offerta locale.In Italia, da diversi anni UnionCamere e Ministero del Lavorohanno avviato il progetto Excelsior che consente,annualmente, di rilevare i fabbisogni professionali delleimprese (previsioni su nuove assunzioni e sulle caratteristichedesiderate dei nuovi assunti, con particolare riguardo acompetenze “formali” e professionali richiesti).http://excelsior.unioncamere.it
  87. 87. 86. Squilibri fra domanda e offerta di lavoro e i processi di matchingLe previsioni sulla domanda di lavoro per tipologieprofessionali e per fabbisogni professionali consente distimare “vacancies” (posti di lavoro “disponibili”) e gluts(posti di lavoro per i quali si stima un’eccedenza delladomanda potenziale tale da rischiare di registrare dellestrozzature dei processi produttivi).Data la distribuzione delle forze di lavoro per titoli di studio evocazioni professionali, si possono anche stimare gli squilibrispecifici riconducibili a carenze di determinati skillsprofessionali (forme di relative skills shortages).
  88. 88. 87. I processi di matching e i servizi per l’impiegoLe politiche del lavoro sono specificamente indirizzate afavorire l’incontro fra domanda e offerta di lavoro, nella pienaconsapevolezza che il MdL è estremamente segmentato.Tali politiche, generalmente, rientrano nel novero dellepolitiche pubbliche, ma nei paesi anglosassoni operano ancheagenzie private di intermediazione fra domanda e offerta dilavoro. In Italia la possibilità di ricorrere ad agenzie private èstata definitivamente suggellata dalla c.d. “legge Biagi”.Il perno del sistema istituzionale dei servizi per l’impiego ècostituito dalle Province e dalle relative Agenzie operative inmateria, ossia i Centri per l’Impiego.
  89. 89. 88. Politiche del lavoro e categorie svantaggiateLe politiche del lavoro sono particolarmente rilevanti perfacilitare l’ingresso nel MdL delle categorie svantaggiate(immigrati; persone con modesti livelli di alfabetizzazione;portatori di handicap; drop out).In relazione a tali categorie, tali politiche si sovrappongonoalle politiche sociali.Gli interventi a favore di migranti e persone svantaggiateregistrano una crescente importanza nell’ambito dellaStrategia Europea per l’Occupazione (SEO) e, di riflesso,nella stessa programmazione degli interventi cofinanziati dalFSE (Asse C “Inclusione sociale” dei POR FSE 2007-2013).
  90. 90. 89. Le caratteristiche strutturali della disoccupazioneDisoccupazione per classi di età (crescente attenzione allaoccupazione nella classe 55-64 anni).Disoccupazione per titoli di studio e/o qualificazioneprofessionale (fenomeni di disoccupazione “intellettuale”).Disoccupazione giovanile (quella che concerne i giovani,statisticamente raggruppati nella classe di età 15-24 anni).Disoccupazione di lunga durata (quella che interessa lepersone in cerca di occupazione da più di 12 mesi).Unemployment gender gap (divari di genere nei tassi didisoccupazione totali e per classi specifiche).
  91. 91. 90. Le caratteristiche strutturali dell’occupazioneOccupazione indipendente (lavoro autonomo) e alledipendenze.Occupazione a tempo parziale, a tempo determinato e a tempoindeterminato.Occupazione per classi di età (crescente attenzione allaoccupazione nella classe 55-64 anni).Occupazione per titoli di studio (qualificazione professionale).Employment gender gap (divari di genere nei tassi dioccupazione totali e per classi specifiche)
  92. 92. GRAZIE PER L’ATTENZIONE ANTONIO BONETTI Mobile phone: 335 5914711 Mailto: abonetti70@gmail.com
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