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Scheda Mostra della Memoria 2012
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Scheda Mostra della Memoria 2012

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  • 1. MOSTRA “LA SHOAH E IL PORRAJMOS” (IL RAZZISMO)L’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), riunita in Coordinamento di Zona, quest’anno desiderasottoporre all’attenzione del pubblico, in particolar modo, ai docenti del nostro territorio, un progettoculturale rivolto agli studenti, per la commemorazione del Giorno della Memoria (27 Gennaio, ricorrenzadell’apertura dei cancelli di Auschwitz, avvenuta nel 1945, con la liberazione dei prigionieri).Si tratta di una mostra a tema, da noi redatta, e proposta sul territorio del magentino, dove le nostresezioni operano sia localmente, e anche, come in questo caso, in un coordinamento che unisce luoghie realtà diverse.L’argomento da noi trattato, per il 2012, è il RAZZISMO, che sia per la Shoah (sterminio del popolo ebraico)che per il Porrajmos (sterminio delle popolazioni Rom e Sinte), risultò essere l’unica motivazionedeterminante, l’unico fattore comune.Abbiamo allora, volutamente unito le storie dei due genocidi, in ununica narrazione, in modo taleda metterne in risalto la tragica discriminante.Naturalmente non abbiamo dimenticato, nello sviluppare l’argomento, il collegamento conla nostra realtà associativa, presentando così ai lettori della mostra il filo conduttore a quei valori,difesi dalla Resistenza e sanciti dalla Costituzione, che per l’ANPI sono di importanza primaria.RACCONTARE OGGIla deportazione e lo sterminio di milioni di persone nei campi nazisti, concentrando l’attenzione delpubblico lungo una traccia di lettura della più tragica pagina di storia del ’900, è un compito certo non facilee che purtroppo, spesso, risulta pretenzioso.Questa storia andrebbe narrata principalmente da chi l’ha vissuta, il suo messaggio straordinario e il sensodel mantenerla viva nel tempo, sono legati principalmente alla testimonianza di chi ha visto, di chi hasentito, di chi ha sofferto.Ma, i testimoni passano, e ogni ricordo può resistere solo in virtù di qualcuno che lo raccolga e lo tramandi.I parenti, lo fanno per amore, come il padre di Anna Frank, che pubblicò il suo prezioso diario, intimotesoro, ultimo legame con la figlia scomparsa, nel suo cuore, certamente esclusivo e privato.Ma egli decise, con immensa generosità, di regalarci le sue parole per sempre, e sicuramente, a distanza ditanti anni, possiamo dire che fece la cosa migliore, per sé stesso e per noi tutti, per questa umanità cheancora si commuove aprendone le pagine e ascoltandone il ritmo quotidiano, il passo di un’adolescente inequilibrio sopra un filo invisibile.
  • 2. Ecco allora, che noi che ci siamo commossi, che abbiamo partecipato e compreso, anche solo per unattimo, anche solo per una parola di tutte quelle riportate nel diario, ecco che ci siamo trasformati in“eredi” di questa Memoria, e come dei parenti, abbiamo sentito il dovere e il bisogno di parlarne a nostravolta, perché le generazioni future sappiano e diventino migliori.La nostra mostra è infatti rivolta agli studenti, ai ragazzi di scuola.Il suo tema centrale e unico è il RAZZISMO.Abbiamo voluto riportare l’attenzione su questo termine antico come il mondo, nato con le prime divisionisociali e attuale come non mai.E’ di poco prima di Natale la tragica notizia della morte di Samb Modou e Diop Mor, senegalesi diFirenze, uccisi dal folle gesto di un militante di Casapound, gruppo dell’estrema destra italianaemergente.E’ da qui che partiamo, facendo un conto alla rovescia, ripercorrendo tutti gli orribili crimini diintolleranza, xenofobia e (non meno grave) indifferenza qualunquista, per arrivare al 1933,all’ascesa di Hitler al comando della Germania nazista.LA MOSTRALa mostra dunque si apre con un titolo generale, che riunisce i due argomenti salienti, un titolo che riportala data del 27 gennaio affiancata al logo del Filo della Memoria, gruppo di lavoro cui fa da capofila l’ANPI,che raccoglie molte realtà culturali del territorio, unite nello sforzo comune della commemorazione,creando attenzione su questi temi.Questo logo è una Stella di David (simbolo ebraico) composta da tutti i famosi “triangoli” colorati in mododifferente, che il nazismo aveva attribuito alle varie categorie di prigionieri (politici, Testimoni di Geova,apolidi, asociali, criminali comuni, omosessuali, zingari), che intersecandosi compongono la P di Pregiudizio.Questo primo pannello riporta anche un proverbio Rom, che sarà il filo conduttore della narrazione, poichéle sue semplici parole, sono la chiave di lettura di tutto.“Se non vuoi vedere, a che serve una stella?” cita il proverbio. Se non guardi le cose, le persone, dentro gliocchi e i cuori degli altri, se ti chiudi in te stesso, che senso ha l’esistenza? Se non vedi la povertà, il bisogno,se non accorri al richiamo di una mano tesa, nemmeno una stella con la sua bellezza ti indicherà la via.
  • 3. Parte quindi il primo argomento, quello della SHOAH, cioè la “Desolazione”, in lingua ebraica, lo sterminiodi 6.000.000 di ebrei, ponendo inevitabilmente l’accento proprio su questo numero immenso, e poiché cirivolgiamo a dei ragazzi di scuola, cerchiamo di toccare i loro sentimenti attraverso una prima immagine diAnna Frank, simbolo non solo della Shoah, ma anche dell’adolescenza, dell’intelligenza vivace, della vitalitàgiovanile.La mostra continua in modo didattico, cercando di insegnare l’uso corretto delle parole, spiegando cioè ilsignificato dei termini che ricorrono spesso in modo improprio: ebreo, giudeo, israeliano.Questo passaggio può apparire secondario, invece riteniamo che sia di grande importanza: spesso ilrazzismo corre su questi binari distorti dell’ignoranza, del qualunquismo e dell’arroganza, aprendo facilistrade ai movimenti populisti e autoritari.Quindi, inizia la parte storica vera e propria, le informazioni di base, necessarie alla comprensione dei fatti.Iniziamo con l’ascesa ideologica e politica di Hitler al potere, della “Notte dei cristalli”, episodio fondante,espressione di odio, di aperta violenza, dichiarazione dell’antisemitismo nazista, avvio delle primedeportazioni di massa degli ebrei, per la prima volta verso i campi di sterminio (finora era utilizzatoufficialmente solo Dachau, il primo campo ad essere costruito, per i prigionieri politici).Si parla allora delle leggi razziali, sia in Germania che in Italia, il fascismo fece infatti la sua parte nelladiscriminazione e nella deportazione di molti prigionieri, e non fu certamente minore la colpevolezza di taliazioni, così come invece tende a raccontarci da tempo, una certa logica revisionista.E in un crescendo allucinante di eventi, arriviamo allora alla simbologia: la Stella di David gialla, con lascritta “Jude”, cucita sugli abiti, viene imposta alla popolazione ebrea e utilizzata come marchio di suoriconoscimento, sia nelle città, sia nei campi di concentramento, e diventa così drammatica parodia eaffronto a un simbolo sacro agli ebrei.Lo stesso avverrà anche alle altre categorie discriminate: i famosi “triangoli”, il rosso per i politici, il verdeper i criminali comuni, il blu per gli apolidi, il marrone per gli zingari, il nero per gli asociali, il rosa per gliomosessuali.Per finire, abbiamo riportato alcune immagini eloquenti della deportazione sui treni (anche questi viaggierano delle vere e proprie torture) e dei forni crematori esistenti nei campi di sterminio, ma volutamenteallo stesso modo, non siamo andati oltre queste poche immagini, proprio perché abbiamo considerato ladelicatezza della giovane età degli studenti a cui ci rivolgiamo.La prima parte della mostra si conclude così, dedicando una pagina alla memoria dei bambini ebrei, vittimedella persecuzione razziale - in questo caso abbiamo scelto una sequenza di immagini dai Ghetti dell’EstEuropa - e con le parole di un grande italiano sopravvissuto ad Auschwitz, Primo Levi.
  • 4. Da qui si snoda la seconda parte della mostra, il PORRAJMOS, cioè il “Divoramento”, nella lingua dei Rom,lo sterminio di 500.000 “zingari”.Sullo stesso schema della Shoah, anche qui vengono analizzate le parole e le accezioni comuni date ad esse,e volutamente, la parola “zingari” viene utilizzata virgolettandola sempre, proprio per sottolinearne il sensopesante dato dall’implicito disprezzo attribuito al termine dai nazisti e anche da un certo modernorazzismo.Immagini poetiche e altre forme artistiche vengono anche qui utilizzate, come nella sezione della Shoah,per mitigare il forte impatto emotivo di queste tematiche sul pubblico, e nel contempo, per arricchire lanarrazione di informazioni culturali.La mostra contiene delle moderne denunce, come una cronaca dei nostri giorni, che parla della correità diLeni Riefenstahl, la regista di Hitler, nel genocidio degli “zingari”, e la denuncia principale sta nel fatto che laregista, vivente, sia stata trasversalmente mitizzata dal punto di vista intellettuale, negli ambienti politicipiù disparati.Proseguendo, nel dettaglio, si parla di cifre, si spiega cioè come sia difficile stabilire ad oggi un numeroesatto degli “zingari” sterminati dal nazismo, proprio perché queste popolazioni non erano ben organizzatesocialmente, quindi fu molto facile farle scomparire.Vengono citati i campi di sterminio più famosi della tragica pagina di Memoria del Porrajmos, qualiAuschwitz, con la famosa “rivolta dei Rom”, e il conseguente loro sterminio totale (cioè i restanti nel campoandarono INTERAMENTE alle camere a gas) e di Jasenovac, il luogo costruito principalmente per losterminio dei serbi da parte del regime filonazista croato, che vide anche la scomparsa di 40.000 “zingari”,un vero e proprio “tempio” della discriminazione razziale.Una parte storica, sull’inizio delle persecuzioni del popolo Rom in Europa, fin dal 1400, viene affrontata finoad arrivare ai nostri giorni, e ai moderni pregiudizi.In ultimo, non abbiamo tralasciato un doveroso ricordo dei bambini, le vittime più fragili, oggetto delletorture degli esperimenti “scientifici”, come i bambini ebrei.LA MOSTRA QUI È CONCLUSAma si correda ancora di pannelli a sé stanti, scorporati dai due temi centrali eppur utili alla loro lettura,pannelli che puntualizzano come il RAZZISMO, sia stata l’unica tragica discriminante comune alle duecategorie, e infine, una citazione: due famosi partigiani, uno ebreo e l’altro sinto, collegandoci così allaRESISTENZA e al suo valore che vive nella nostra COSTITUZIONE.

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