Lo Storytelling

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Come raccontare la marca: dallo slogan allo storytelling, creare emozione ed affettività attraverso la storia del brand

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  • C’era un tempo, lontano lontano, in cui le fattorie parlavano per slogan. Era un modo rapidissimo, e molto efficace per far memorizzare i messaggi di rèclame
  • Ma, per le tante strane magie di quel tempo, dopo pochi anni il millennio cambiò. In quella èra tutta nuova, la gente, che pure aveva così poco tempo per sé, comincio ad ascoltar le fattorie che narravano loro delle lunghe, interessanti, storie
  • Uno studioso vecchio vecchio disse, con la sua voce profonda e austera, che era “una metodologia e disciplina che, usando i principi della retorica e della narratologia creava racconti influenzanti in cui vari pubblici potevano riconoscersi”
  • Egli conosceva tutte le scienze, e sosteneva che le storie erano nella natura dell’uomo. Fin dalla notte dei tempi, infatti, l’uomo aveva sempre raccontato delle storie.
  • Le fattorie però, usavano lo storytelling. Una cosa un po’ diversa dalla narrazione: infatti esso non racconta il passato, ma disegna i comportamenti, orientando i flussi di emozioni, portando gli individui a identificarsi e a conformarsi L’epica raccontava lezioni di saggezza dall’esperienza, lo storytelling invece incolla sulla realtà dei racconti artificiali http://gruppodilettura.wordpress.com/2008/10/31/storytelling-la-fabbrica-delle-storie-la-narrazione-come-strumento-di-manipolazione/
  • La narrazione infatti metteva d’accordo tutti: secondo gli antropologi, per esempio, fu proprio la narrazione a permettere la trasmissione della conoscenza tra uomo e uomo
  • Secondo i sociologi, invece, le persone vengono accomunate se si identificano in un racconto. Sviluppano senso di appartenenza rendendosi quindi molto più disponibili a collaborare.
  • E pure quei mattacchioni degli psicologi. Sì, la nostra mente è connaturata alla creazione di storie. L’uomo, da sempre, naturalmente, crea storie. Pure i sogni, son fatti di storie. Fine Selling england Inizio Imagine
  • La mente ragiona per immagini. Le storie sono immaginifiche, fanno descrivere cioè delle figure nella mente. Perciò si ricordano, sono memorabili. La memoria vive di immagini. Proviamo a chiudere gli occhi e pensare a ieri. Subito, avrà inizio una sequenza di immagini
  • Le storie aiutano a spiegare i cambiamenti ed i loro motivi. Sono dinamiche, e suscitano riflessioni
  • Le storie descrivono le alternative, stimolano la fantasia quindi aiutano ad immaginare le conseguenze delle scelte Ci aiutano a scegliere il prodotto più adatto
  • Tutte le storie contengono conflitti, interiori o esteriori. E mostrano come il protagonista, l”eroe”, le affronti, spiegandoci il significato delle sue azioni, positive e negative. Nel nostro caso l’eroe si deve avvalere di uno strumento molto speciale: il nostro prodotto.
  • Un prodotto a cui ci si affeziona. Pensiamo a quanti prodotti siamo affezionati. E anche a quante marche. E questo è più difficile, perché un prodotto è concreto e utile, mentre una marca è soltanto un nome, una filosofia, un’idea
  • In quello strano millennio lo storytelling divenne veramente importante. La gente infatti era ormai sommersa da troppi messaggi spot Si preferiva ricevere meno messaggi, ma più affascinanti e coinvolgenti, proprio come le storie
  • E quando le storie son belle e interessanti, vengono ri-raccontate a loro volta. Noi proviamo molto piacere nel raccontare nuovamente le storie che ci piacciono. Pensiamo ad un aneddoto, o ad una barzelletta. Una marca che riesce a farsi raccontare raggiunge certo il successo, o comunque la notorietà. E pure, scusate l’espressione volgare… tutto gratis
  • Nel millennio precedente si dava importanza all’immagine In quello successivo invece, si badò alla reputazione. La differenza stava nel fatto che l’immagine se la creava la fattoria, ma la reputazione era ciò che la gente diceva in giro di lei. Roba seria, molto seria. Ma niente affatto triste Fine Imagine
  • Gli strumenti per diffondere la reputazione di una marca, in quel millennio tutto nuovo, non mancavano di sicuro Come together
  • La parola “condividere” divenne molto popolare. E si condivideva in un modo tutto nuovo. Nell’era dell’informazione si condivideva la conoscenza. E le storie, sono conoscenza
  • Anche gli uccellini cinguettavano storie
  • Si chiamavano “Mezzi sociali”, qualche forestiero li chiamava “social neworks”. Erano veramente tanti, ogni giorno ne uscivano di nuovi, diversi, adatti alle rinnovate esigenze dei popolani che, invero, diventavano sempre più bizzarri e capricciosi
  • Qualcuno faceva confusione, e pensava, con le storie, di potersi prendere giuoco della gente. Ma il millennio era cambiato, ed erano ancora tanti i mercanti che, ancora, non avevano compreso che,le storie, le raccontava SOPRATTUTTO la gente, E la gente, che invece aveva imparato tanto presto ad usare tutti quei nuovi arnesi, quando si sentiva presa in giro allora subito si poteva vendicare: bastava raccontarlo, e tutti i suoi amici, meglio, i suoi contatti, l’avrebbero raccontato a loro volta. .
  • Era tornato il passaparola, solo che stavolta era più rapido, efficace, potente. Anche perché la gente non si fidava più di quel mezzo ormai abusato che era la rèclame. Essa spesso dava fastidio, e poi si sapeva che diceva le bugie. I popolani si fidavano invece di ciò che dicevano gli altri popolani, perché parlavano in maniera disinteressata, e, molto spesso erano molto competente. Certo, non sempre ma molto spesso Era un rapporto da pari a pari, peer to peer, come dicevano i forestieri e non costava nulla.
  • In quel millennio posmoderno infatti, la gente amava tanto la tecnologia ma, per paradosso, riscopriva tante tante belle cose dei tempi antichi. Quasi si comportavano come fossero appartenenti a una tribù: ed erano capaci di azioni collettive, si muovevano tutti assieme, rapidamente, inaspettatamente. Ma erano mossi da uno scopo comune, che spesso era dovuto ad una semplice motivazione etica
  • Raccontare storie sviluppa il senso di appartenenza. Un racconto, meglio di altri freddi schemi usati un tempo, riesce a far immedesimare le persone
  • E ciascuno le reinterpreta a modo suo. Aggiunge, toglie, modifica. Tutto dipende dalle sue personali emozioni. L’importante però e che rimanga intatta la trama della storia
  • Le storie creano connessione ed empatia, sono più facili da capirsi, e stimolano la creazione di nuove soluzioni. Sono molto più persuasive. Le storie sono belle
  • “ Ma come si costruisce una storia”? Chiese allora un bimbo curioso. Un signore dall’aria stralunata gli rispose: Simula una situazione vera; poi dai un insegnamento. Ed infine invita a metterlo in pratica
  • “ Può spiegarsi meglio”? Incalzò il bambino, un poco scettico.
  • Certo, rispose il tipo allampanato: ricordiamoci che le matrici delle storie le abbiamo impresse nel nostro inconscio. E queste storie primordiali si chiamano “archetipi”
  • E, per fare una buona storia, si partiva di solito da un certo stato d’animo, tranquillo e positivo. A un certo punto, ecco l’imprevisto, che l’eroe affronta e supera. Ma, quando sembra tutto ormai passato, ecco una nuova minaccia, ancor più grave della precedente. Ancora, con maggior fatica, astuzia, coraggio fino all’eroismo il protagonista affronta tutti i pericoli e, naturalmente, vince.
  • Secondo il più grande studioso del tempo, che si chiamava Carl Jung, tutte le persone hanno un comune “inconscio collettivo”. C’è un aspetto affettivo, simbolico, etico. Questo è l’archetipo
  • Mentre secondo un certo Booker, le storie potevano seguire sette archetipi differenti: battere il mostro, la sfida con sé stessi, le storie di saggezza, lezioni di ottimismo, l’integrità e la purezza, le tragedie e le commedie. Sarebbe molto interessante poterle esaminare, ma ora dobbiamo correre! Che peccato …
  • E gli eroi possono essere di tanti tipi diversi. Ma gli eroi devono sempre insegnarci qualcosa, questa è la morale. Nello storytellig la morale è la bellezza, il fascino, l’utilità dell’utilizzo del nostro prodotto
  • Le marche allora, che poi erano i cognomi dei prodotti, avevano bisogno di tempo, per spiegare a tutti i popolani il motivo della loro bellezza. In fondo, quando qualcuno la sceglieva, doveva avere un buon motivo. Questo era l’oggetto dello storytelling E questo motivo era molto rafforzato dal fatto che, dietro questa marca, vi fosse una lunga ed avvincente storia. http://blog.evoluzionetelematica.it/quale-la-vostra-storia/
  • Gli studiosi dei mercati la chiamavano: “Tessuto narrativo della marca”: in sostanza: cosa dovrebbe andare a dire la gente di me? Perché dovrebbe sceglierla? Riuscire non solo a dare un motivo, ma spingerla a dirlo in maniera coinvolgente. Si prefigurava un millennio difficile
  • E allora ci si domandava: ma cosa dovrebbe dire la gente, della nostra marca? Qualche eccentrico giullare arrivò a dire: un bravo mercante, in questo millennio, deve saper scrivere bene. Chissà… magari aveva ragione
  • Per tutte queste cose, si scopri che lo storytelling era molto utile in tante altre cose, non solo per intrattenere i bambini piccoli ma anche tutti i bambini grandi. E li aiutava a diventare ancora più grandi, e più forti dentro. Aiutava a risolvere problemi, a prender decisioni, a scambiarsi il sapere, e soprattutto a cambiare, vero forte imperativo di quel difficile momento
  • Lo Storytelling

    1. 1. Lo StorytellingRaccontarsi e farsi raccontare la gente parla della nostra marca?
    2. 2. Musica consigliata C’era un tempo, lontano lontano in cui le fattorie parlavano per slogan Era un modo rapidissimo, e molto efficace per far memorizzare i messaggi di rèclame
    3. 3. Ma per le tante magie di quel tempodopo pochi anni il millennio cambiò In quella èra tutta nuova la genteche pure aveva così poco tempo per sé comincio ad ascoltar le fattorie che narravano loro delle lunghe, interessanti, storie
    4. 4. Uno studioso vecchio vecchio disse con la sua voce profonda e austera, che era“una metodologia e disciplina che, usando i principi della retorica e della narratologia creava racconti influenzanti in cui vari pubblici potevano riconoscersi”
    5. 5. Egli conosceva tutte le scienze e sosteneva che le storie sono nella natura dell’uomoFin dalla notte dei tempi infatti l’uomo aveva sempre raccontato delle storie
    6. 6. Le fattorie però usavano lo Storytelling Una cosa un po’ diversa dalla narrazione:esso infatti non racconta il passato ma disegna i comportamenti orientando i flussi di emozioni portando gli individui a identificarsi e a conformarsi L’epica raccontava lezioni di saggezza dall’esperienzalo storytelling invece incolla sulla realtà dei racconti artificiali
    7. 7. La narrazione infatti metteva d’accordo tutti: secondo gli antropologi per esempio, fu proprio la narrazionea permettere la trasmissione della conoscenza tra uomo e uomo
    8. 8. Secondo i sociologi invecele persone vengono accomunate se si identificano in un racconto Sviluppano senso di appartenenza rendendosi quindi molto più disponibili a collaborare
    9. 9. E pure quei mattacchioni degli psicologi. Sì, la nostra mente è connaturata alla creazione di storie. L’uomo, da sempre, naturalmente, crea storie Pure i sogni son fatti di storie
    10. 10. Musica consigliataLa mente ragiona per immagini. Le storie sono immaginifiche, fanno descrivere cioè delle figure nella mente. Perciò si ricordano, sono memorabili La memoria vive di immagini. Proviamo a chiudere gli occhi e pensare a ieri Subito, avrà inizio una sequenza di immagini
    11. 11. Le storie aiutano a spiegare i cambiamenti ed i loro motivi Sono dinamiche, e suscitano riflessioni
    12. 12. Le storie spiegano le verità, le umane debolezze, le forze, le speranze, le paure Tutti noi ci identifichiamo nel protagonista di una storia
    13. 13. Le storie descrivono le alternative, stimolano la fantasia quindi fanno immaginare le conseguenze delle scelte Ci aiutano a scegliere il prodotto più adatto
    14. 14. Tutte le storie narrano di conflitti interiori o esteriori E mostrano come il protagonista l”eroe”, li affronti svelandoci il significato delle sue azioni positive e negativeNel nostro caso l’eroe si deve avvalere di uno strumento molto speciale: il nostro prodotto
    15. 15. Un prodotto a cui ci si affezionapensiamo a quanti prodotti siamo affezionati, e anche a quante marche Ma questo è più difficile, perché un prodotto è concreto e utile mentre una marca è soltanto un nome, una filosofia, un’idea
    16. 16. In quello strano millenniolo storytelling divenneveramente importante La gente infatti era ormai confusada troppi messaggi spot Si preferiva ricevere meno messaggi ma più affascinanti e coinvolgentiproprio come le storie
    17. 17. E quando le storie sono belle e interessanti vengono ri-raccontate a loro voltaNoi proviamo molto piacere nel raccontare nuovamente le storie che ci piacciono Pensiamo ad un aneddoto, o ad una barzelletta Una marca che riesce a farsi raccontare raggiunge certo il successo o comunque la notorietà. E pure, scusate l’espressione volgare, tutto gratis
    18. 18. Nel millennio precedentesi dava importanza all’immagine In quello successivo invece si badò alla reputazione La differenza sta nel fatto che l’immagine se la crea la fattoria la reputazione invece è ciò che la gente dice in giro di lei Roba seria, molto seria Ma niente affatto triste
    19. 19. Ci piace condividere… Gli strumenti per diffondere la reputazione di una marca, in quel millennio tutto nuovo, non mancavano di sicuroMusica consigliata
    20. 20. Ci piace condividere… Il termine “condividere” divenne molto popolare E si condivideva in un modo tutto nuovoNell’era dell’informazione si condivideva la conoscenza E le storie sono conoscenza
    21. 21. Ci piace condividere…Anche gli uccellini cinguettavano storie
    22. 22. Si chiamavano “mezzi sociali” ma i forestieri li chiamavano “social media” Erano veramente tanti ogni giorno se ne inventavano di nuovi, diversiadatti alle rinnovate esigenze dei popolani che, invero diventavano sempre più bizzarri e capricciosi
    23. 23. Qualcuno faceva confusione e pensava con le storie di potersi prendere giuoco della gente Ma il millennio era cambiato davvero ed erano ancora tanti i mercanti che, ancoranon avevano compreso che le storie le raccontavano SOPRATTUTTO la gente
    24. 24. E la gente che invece imparò tanto presto ad usare tutti quei nuovi arnesi quando si sentiva presa in giro subito si vendicava:bastava raccontarlo, e tutti i suoi amici meglio, i suoi contatti l’avrebbero raccontato a loro volta
    25. 25. Antichi opifici popolani Era tornato il passaparola solo che stavolta era più rapido, efficace, potente Anche perché la gente non si fidava più di quel mezzo ormai abusato che era la rèclameEssa spesso dava fastidio, e poi si sapeva che diceva le bugie
    26. 26. I popolani si fidavano invece di ciò che dicevano gli altri popolani perché erano disinteressati e, spesso anche molto competenti Certo, non sempre ma molto spessoEra un rapporto da pari a pari, peer to peer, come dicevano i forestieri E non costava nulla
    27. 27. In quel millennio posmoderno infatti la gente amava tanto la tecnologia ma per paradosso riscopriva tante tante belle cose dei tempi antichiQuasi si comportavano come se appartenessero a una medesima tribù erano capaci di azioni collettive, si muovevano tutti assieme, rapidamente, inaspettatamente Essi erano mossi da uno scopo comune che spesso era dovuto ad una semplice motivazione etica
    28. 28. Raccontare storie sviluppa il senso di appartenenza Un racconto meglio di altri freddi schemi usati un tempo riesce a farimmedesimare le persone Musica consigliata
    29. 29. Ancor più importante poi è far condividere le storie E le emozioni se condivise sono ancor più belle Condividere vuol dir moltiplicare
    30. 30. Le storie trovano l’individuo nella follaE ciascuno le reinterpreta a modo suo. Aggiunge, toglie, modifica Tutto dipende dalle sue personali emozioni L’importante però e che rimanga intatta la trama della storia
    31. 31. Le storie creano connessione ed empatia sono più facili da capirsi e stimolano la creazione di nuove soluzioni Sono molto più persuasive Le storie sono belle
    32. 32. “Ma come si costruisce una storia?”chiese allora un bimbo curiosoUn signore dall’aria stralunata gli rispose: simula una situazione vera poi dài un insegnamento Ed infine invita a metterlo in pratica Musica consigliata
    33. 33. “Può spiegarsi meglio”? Incalzò il bambino, un poco scettico
    34. 34. “Certo” rispose il tipo allampanato“ricordiamoci che le matrici delle storie le abbiamo impresse nel nostro inconscio E queste storie primordiali si chiamano archetipi”
    35. 35. La dinamica di una storia le fina sfida a id sfTranquillità la ce la ta L’ero più diffi la lot on e vin ffr a e affr ta Si ce onta ile agis Si re c I atto II atto III atto I incidente II incidente Una storia inizia di solito da uno stato d’animo tranquillo e positivoMa ecco l’imprevisto, che l’eroe affronta e supera. Ancora, quando sembra tutto ormai passato, ecco una nuova minaccia, ancor più grave della precedente Con maggior fatica, astuzia, coraggio fino all’eroismo il protagonista affronta tutti i pericoli e, naturalmente, vince
    36. 36. Secondo il più grande studioso del tempo che si chiamava Carl Jung tutte le persone hanno un comune “inconscio collettivo”C’è un aspetto affettivo, simbolico, etico Questo è l’archetipo
    37. 37. Mentre secondo un certo Booker, le storie potevano seguire sette archetipi differenti Battere il mostro l’integrità sfidare sé stessi e la purezza storie di le tragedie saggezza e leezioni di ottimismo commedie
    38. 38. E gli eroi possono essere di tanti tipi diversi Ma essi devono sempre insegnarci qualcosa, questa è la morale.Nello storytellig la morale sta nella bellezza, nel fascino, nell’utilità del prodotto. Meglio: nell’esperienza d’uso del prodotto
    39. 39. Le marche allora (che poi erano i cognomi dei prodotti) Questo era il fineavevano bisogno di tempo dello storytelling per spiegare a tutti i popolani Il motivo il motivo veniva rafforzato della loro bellezza dal fatto che dietro questa marca vi fosse una lunga ed In fondo, quando qualcuno avvincente storiala sceglieva doveva avere un buon motivo La morale è sempre un argomento Questo motivo forte era la morale della favola
    40. 40. Gli studiosi dei mercati la chiamavano “Tessuto narrativo della marca”In sostanza: cosa dovrebbe andare a dire la gente di lei? Perché dovrebbe sceglierla?Riuscire non solo a dare un motivo ma spingerla a dirlo in maniera coinvolgente Si prefigurava un millennio difficile
    41. 41. Qualche eccentrico giullare arrivò a dire: “un bravo mercante, in questomillennio, deve saper scrivere bene” Chissà… magari aveva ragione
    42. 42. Per tutte queste cose, si scopri che lo storytelling era molto utile in tante altrecose non solo per intrattenere i bambini piccoli ma anche tutti i bambini grandi Li aiutava a diventare ancora più grandi e più forti dentro Aiutava a risolvere problemi, a prender decisioni, a scambiarsi il sapere, e soprattutto a cambiare, vero forte imperativo di quel difficile momento
    43. 43. … e fu cosìche il rapporto tra aziende e clienti si trasformò in rapporto tra persona e persona Musica consigliata
    44. 44. E vissero insiemefelici e contenti
    45. 45. Gratzias meda Andrea Riccio Via Tharros 91 09170 - Oristano 0783 212037info@marketingeformazione.it www.ilriccio.euwww.marketingeformazione.it Skype: Andrea.riccio1 Twitter: andrea_riccio
    46. 46. http://drwho.ithttp://www.slideshare.net/biancacawthorne/engaging-through-storytelling-overviewhttp://blog.evoluzionetelematica.it/quale-la-vostra-storia/ http://www.slideshare.net/whitneyq/power-of-story-ux-hong-konghttp://blog.tagliaerbe.com/2010/08/storytelling.htmlhttp://gruppodilettura.wordpress.com/2008/10/31/storytelling-la-fabbrica-delle-storie-la-na

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