• Save
Speciale Startup di Banca&impresa - Giugno2013
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×
 

Speciale Startup di Banca&impresa - Giugno2013

on

  • 1,214 views

Crowdfunding, ecosistemi startup ed approfondimenti sul tema: tre miei contributi sulla realtà della raccoltà capitali online, le piattaforme in Italia ed un caso di successo nel contesto siciliano

Crowdfunding, ecosistemi startup ed approfondimenti sul tema: tre miei contributi sulla realtà della raccoltà capitali online, le piattaforme in Italia ed un caso di successo nel contesto siciliano

Statistics

Views

Total Views
1,214
Views on SlideShare
1,213
Embed Views
1

Actions

Likes
1
Downloads
0
Comments
0

1 Embed 1

https://twitter.com 1

Accessibility

Categories

Upload Details

Uploaded via as Adobe PDF

Usage Rights

© All Rights Reserved

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Processing…
Post Comment
Edit your comment

    Speciale Startup di Banca&impresa - Giugno2013 Speciale Startup di Banca&impresa - Giugno2013 Document Transcript

    • ATTUALITÀ Banca D’Italia, rallenta il credito all’economia IMPRESE Progetto Agro Beo APPROFONDIMENTO Finanza agevolata, importante strumento per le imprese CONSULENZA La frode Carosello AnnoIn.4·giugno2013·unacopia€3,00·PosteItalianeS.p.A.-SpedizioneinA.P.-D.L.353/2003conv.n.46art.1comma1Palermo Speciale Start up mensile del sistema economico e dell’intermediazione finanziaria SICILIA mensile del sistema economico e dell’intermediazione finanziaria Inserto estraibile JEREMIE SICILIA Una guida per la richiesta dei finanziamenti
    • 2 4/2013 - BANCA&IMPRESA SICILIA mensile del sistema economico e dell’intermediazione finanziaria mensile del sistema economico Servizio abbonamenti e-mail: info@bancaimpresa.info internet: www.bancaimpresa.info Direttore responsabile: Massimo Mirabella Redazione: Luca De Stefani, Valeria Tusa Uffici e Redazione: Via Borrelli, 50 90139 Palermo - Tel. 091.2515362 e-mail: direttore@bancaimpresa.info internet: www.bancaimpresa.info Aspen Comunicazione Edizioni Stampa: Officinegrafiche Soc. Coop. Palermo Copyright © 2013 Aspen Comunicazione di Aspen Comunicazione Edizioni Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in A.P. D.L. 353/2003 conv.n.46 art.1 comma 1 Palermo Vietata la riproduzione parziale o totale di testi e illustrazioni a termini di legge. Aspen Comunicazione e i suoi prodotti Agrisicilia e Banca&Impresa aderiscono ad “Addiopizzo” Registrazione Tribunale di Trapani n. 326 del 02/02/2010 Registrazione Roc n. 19176 Tiratura n. 6.000 copie Chiuso in redazione il 17.6.2013 Abbonamenti quote 2013 € 33,00 (11 numeri annui) € 22,00 (quota speciale abbonamento studenti) Copie arretrate € 9,00 cadauna con contributo di € 2,60 per spese postali di spedizione SOMMARIO Editoriale 03 Uno sguardo al futuro Attualità 04 Banca D’Italia, rallenta il credito all’economia Copertina 06 Start up che passione. Dal decreto 2.0 agli incubatori siciliani 08 E a Catania il week end è Start up 11 Dall’Idea all’Exit, le parole chiave dell’ecosistema Start up 12 Una Svpf per rendere la Sicilia più veloce 13 Catania si candida a diventare la prima Start up city sul modello di Old Street 15 Crowdfunding, la nuova frontiera nella raccolta di capitali 18 Le piattaforme di crowdfunding in Italia 20 Due casi di successo grazie alla raccolta online Approfondimento 22 Finanza agevolata, importante strumento per le imprese Consulenza 30 Creazione fondi neri, facciamo il punto sulla tecnica contabile 33 La frode Carosello Attualità 35 Banco popolare, nasce il Comitato territoriale Centro Sud Imprese 37 Progetto Agro Beo: ristorazione e distribuzione prodotti agroalimentari paesi ex Jugoslavia - Est Europa Brevi 40 Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Catania Nomine 46 Giuseppe Rovani, Agostino Randazzo, Venerando Faro, Francesco Paolo Ruffolo, Lorenzo Freni, Mario Pagliaro n. 4 · giugno 2013
    • 34/2013 - BANCA&IMPRESA EDITORIALE B anca & Impresa ha lavorato sul proprio restyling edi- toriale e in contenuti. Da questo numero le nostre uscite saranno monotematiche. Abbiamo pensato infatti di dare, quindi, il giusto peso e la giusta attenzione ai differenti temi che interessano le imprese e il settore bancario e finanziario regionale. B&I SICILIA si fa così pon- te culturale tra aziende, imprese e mondo bancario. Realtà che meglio, forse, dovrebbero conoscersi e cooperare. Questo primo numero monotematico di Banca&Impresa è rivolto al mondo delle Start up. Un settore da porre sotto la lente d’osservazione e studiare bene per capire come interfacciarsi con nuove idee e nuove realtà. L’Italia della ricerca scientifica (pubblica), lo sappiamo, è praticamente ferma. I contributi a centri di ricerca, laboratori statali e convenzionati, enti e Università vengono tagliati di Finan- ziaria in Finanziaria, quando invece il mondo va in tutt’al- tra direzione! Come possiamo pensare di competere e di offrire soluzioni e prodotti innovativi al mercato se non lo anticipiamo? E si sa, in questo i giovani sono sempre un punto avanti. di Massimo Mirabella direttore Banca&Impresa Uno sguardo al futuro Buona Lettura
    • 4 4/2013 - BANCA&IMPRESA IL FINANZIAMENTO DELL’ECONOMIA Nel 2012 i prestiti bancari alla clientela residente in Si- cilia, già in rallentamento dalla seconda metà dell’anno precedente, si sono ridotti dello 0,8 per cento (erano cre- sciuti del 5,3 nel 2011). Il calo, sul quale hanno inciso la debolezza della domanda e condizioni di offerta anco- ra tese, ha interessato sia le famiglie consumatrici sia le imprese, in particolare quelle di piccola dimensione (-2,0 per cento). La contrazione del credito in Sicilia è proseguita anche nei primi mesi del 2013 (-0,6 per cen- to a marzo, -1,4 per cento per il solo settore privato). I prestiti concessi dalle banche appartenenti ai primi cin- que gruppi nazionali si sono ridotti del 2,2 per cento nel 2012, mentre il tasso di crescita dei finanziamenti delle altre banche, seppure in rapida decelerazione dall’inizio dell’anno, si è mantenuto positivo (0,7 per cento). La fase di rialzo del costo dei finanziamenti erogati in Sicilia, in atto dalla fine del 2010, è proseguita anche nel 2012; nel secondo semestre si sono osservati segnali di attenuazione. Il tasso di interesse sui prestiti a breve ter- mine praticato alla clientela regionale è salito al 7,8 per cento a dicembre, in aumento rispetto al 7,4 della fine dell’anno precedente, ma in ripiegamento dal picco regi- strato a giugno (8,0 per cento). Il costo medio dei nuovi finanziamenti a medio e a lungo termine è aumentato nel primo trimestre del 2012 ed è tornato alla fine dell’anno sui livelli dell’ultimo trimestre del 2011 (4,9 per cento). IL CREDITO ALLE IMPRESE In base ai dati della Centrale dei rischi, che comprendo- no le segnalazioni delle banche e degli altri intermediari finanziari, a dicembre del 2012 i prestiti al settore pro- duttivo si sono ridotti dell’1,2 per cento su dodici mesi (erano cresciuti del 3,0 nel 2011), riflettendo da un lato la fase negativa del ciclo economico e la ridotta attività di investimento, dall’altro il persistere di un atteggiamento prudente nell’offerta di credito. La riduzione dei prestiti ha interessato i servizi e il set- tore delle costruzioni, sul quale pesa la perdurante de- bolezza del mercato immobiliare. I finanziamenti sono invece cresciuti nell’industria manifatturiera e, tra gli altri settori, per le imprese dell’agricoltura e per quelle attive nel comparto energetico. Al netto dei passaggi a sofferenza, il calo dei mutui è sta- to del 4,4 per cento (erano aumentati dell’1,7 nel 2011). Tra le altre forme di finanziamento, la contrazione dei crediti collegati alla gestione del portafoglio commerciale (anticipi su fatture e altri crediti autoliquidanti) è stata notevole (-12,8 per cento). In base ai risultati dell’indagine della Banca d’Italia sulle imprese industriali e dei servizi, nel 2012 solo il 40 per cento delle imprese che hanno richiesto nuovi finanzia- menti ha ottenuto l’intero importo, a fronte di quasi la metà nel 2011. Un’analisi riferita a un campione di circa 8mila società di capitale con sede in regione, mostra che nel 2012 i prestiti bancari sono diminuiti per tutte le classi di ri- schio delle imprese, classificate in base agli indicatori della Centrale dei bilanci. La flessione è stata più accen- tuata per le imprese vulnerabili e per quelle rischiose. Per le imprese caratterizzate da condizioni di bilancio più favorevoli, l’andamento del credito è stato differenziato in base alla classe dimensionale di banca: gli intermediari appartenenti ai primi 5 gruppi bancari nazionali hanno co- minciato a contrarre i finanziamenti a questa categoria di debitori dall’inizio dell’anno; il credito erogato dagli altri intermediari alle imprese più solide ha invece continuato ad aumentare fino alla prima metà del 2012, sebbene in forte rallentamento rispetto al 2011, per poi ridursi nella seconda parte dell’anno. LA QUALITÀ DEL CREDITO Tra il 2011 e il 2012 il flusso di nuove sofferenze ret- tificate in rapporto ai prestiti vivi di inizio periodo (tas- so di decadimento) è salito in Sicilia dal 2,6 al 3,2 per cento. Il prolungarsi della fase congiunturale avversa ha determinato un deciso peggioramento dell’indice per il settore produttivo (dal 3,5 al 4,4 per cento); per le fami- glie consumatrici il tasso di decadimento è cresciuto in misura lieve (dall’1,7 all’1,8 per cento). Lo scadimento del credito ha interessato in particolare i comparti delle costruzioni e quello dei servizi; in quest’ultimo settore la rischiosità ha raggiunto il livello più elevato dall’inizio della crisi (4,6 per cento). Per le imprese dell’industria manifatturiera l’indicatore si è invece ridotto rispetto al 2011, anno nel quale si era Banca D’Italia, rallenta il credito all’economia di Redazione B&I estratto da: “Economie regionali. L’economia della Sicilia” giugno 2013 ATTUALITÀ
    • 54/2013 - BANCA&IMPRESA registrato un elevato livello di insol- venze. Il peggioramento della qualità del credito è confermato anche dalla dinamica dei finanziamenti caratteriz- zati da un grado di anomalia minore rispetto alle sofferenze. Tra il 2011 e il 2012 l’incidenza dei crediti scadu- ti, incagliati o ristrutturati sul totale dei prestiti lordi è aumentata dal 6,8 all’ 8,9 per cento; anche in questo caso l’incremento ha riguardato, tra i principali settori, soprattutto le im- prese. Alla fine del 2012 l’insieme di tutti i crediti deteriorati (comprese le sofferenze) rappresentava il 38,3 per cento dei finanziamenti al settore produttivo (32,7 per cento nel 2011). Gli indicatori prospettici basati sulle transizioni delle posizioni tra le diver- se classi di anomalia prefigurano un ulteriore peggioramento del profilo di rischio della clientela regionale. La rapidità con cui i prestiti alle im- prese si deteriorano, già elevata, è ancora aumentata nel 2012: l’indice di deterioramento netto, calcolato come saldo tra i miglioramenti e i peggioramenti della qualità dei credi- ti, è passato da -6,8 a -8,5 per cen- to. Il peggioramento si è concentrato soprattutto nei prestiti in precedenza privi di qualsiasi anomalia (in bonis) e nel complesso è stato meno ac- centuato di quello registrato nel Mez- zogiorno. Nonostante l’insorgere di nuove sofferenze tra i crediti alle famiglie consumatrici sia rimasto su livelli re- lativamente contenuti, nel 2012, in linea con la tendenza registrata nel Mezzogiorno, sono tornate a cresce- re in Sicilia le difficoltà di rimborso dei mutui. L’indicatore delle situazio- ni di anomalia, calcolato sui mutui concessi nel corso dei tre anni pre- cedenti a quello di riferimento, dopo il calo registrato nel biennio succes- sivo al picco del 2009, è salito al 2,7 per cento (2,1 per cento nel 2011; un valore superiore sia a quello del Mez- zogiorno sia alla media italiana (ri- spettivamente 2,0 e 1,5 per cento). I mutui concessi ai debitori più giovani e agli immigrati hanno registrato un tasso di anomalia lievemente inferio- re a quello medio, anche per effetto della maggiore selettività adottata dalle banche nell’erogazione dei fi- nanziamenti nei confronti di queste categorie di prenditori. Anche l’indice di deterioramento net- to, che considera l’insieme di tutti i prestiti erogati alle famiglie consu- matrici, è peggiorato passando, tra la fine del 2011 e la fine del 2012, da -2,8 a -3,4 per cento. La dinami- ca, concentratasi in particolare nel secondo semestre dell’anno appena trascorso, ha accresciuto il divario sia con l’indice del Mezzogiorno sia con quello medio italiano. I RAPPORTI BANCA-IMPRESA L’analisi su quasi 17mila imprese si- ciliane, per le quali si dispone delle segnalazioni alla Centrale dei rischi, indica che tra il 2007 e il 2012 il nu- mero medio di relazioni bancarie per impresa, calcolato al netto delle ope- razioni di fusione tra gli intermediari, è rimasto stabile a 1,8 (3,0 conside- rando le sole imprese pluriaffidate, circa il 40 per cento del campione). Sono invece diminuiti la quota del credito concesso dalla banca prin- cipale (dal 64,6 al 60,5 per cento) e l’indice di Herfindahl (da 5.615 a 5.195), indicatore riassuntivo del grado di concentrazione dei rapporti tra banche e imprese. Gli indicatori che descrivono le ca- ratteristiche dei rapporti creditizi presentano delle differenze in funzione del settore di appartenenza delle aziende e dell’entità della loro espo- sizione verso il sistema ban- cario. A livello settoriale, il grado di concentrazione è più elevato nelle costruzio- ni, dove maggiore è il peso della banca principale e minore è il numero di ban- che con cui ogni azienda intrattiene relazioni crediti- zie. Indicazioni sulle carat- teristiche dei rapporti con le banche per classe dimen- sionale di impresa possono essere ottenute aggregando le informazioni per classe di fido accordato. Al fine di ottenere un campione maggior- mente rappresentativo delle imprese minori, è stato considerato il periodo 2009-2012, in modo da includere anche le imprese con un ammontare di credito accordato compreso tra 30 e 75mila euro, le cui posizioni debi- torie erano, fino a dicembre 2008, al di sotto della soglia di rilevazione della Centrale dei rischi. L’analisi ha evidenziato una sostanziale stabili- tà del numero di relazioni creditizie per tutte le classi di fido mentre la diminuzione della quota della banca principale ha interessato in misura più marcata le imprese per le quali le banche segnalavano un accordato superiore a 5 milioni di euro. Alla fine del 2012, la quota della banca principale era pari all’88,8 per cento nella classe di accordato mino- re (fino a 250 mila euro); scendeva al 46,5 per cento nella classe dimen- sionale più elevata (oltre i 5 milioni di euro). Mentre le imprese con fidi sotto la soglia dei 250 mila euro ri- sultavano sostanzialmente monoaffi- date, quelle appartenenti alla classe di accordato fino a un milione di euro intrattenevano relazioni mediamente con 2 banche, che salivano a 3 per le imprese nella classe da 1 fino a 5 milioni di euro; oltre tale soglia, il nu- mero medio di intermediari risultava pari a circa 5. Fonte: elaborazioni su dati Centrale dei rischi. Campione chiuso di imprese sempre presenti nelle segnalazioni della Centrale dei rischi alla fine di dicembre di ogni anno tra il 2009 e il 2012 e per le quali l’ammontare del credito utilizzato o accordato era superiore a 30mila euro. (1) Dati riferiti al 2012 e rettificati per le operazioni di fusione tra gli intermediari. Le classi di fido accordato sono definite sulla base degli importi in migliaia di euro. – (2) Media ponderata per l’importo del credito utilizzato. Per ogni censito e a ogni data, la banca principale è stata individuata sulla base del credito utilizzato più elevato. – (3) Media semplice. ATTUALITÀ
    • 6 4/2013 - BANCA&IMPRESA S tart up che passione. Il governo nazionale ne fa- vorisce la nascita (il de- creto 2.0) e tutti ne parlano. Un linguaggio tecnico, importato da altri settori, ma oramai non si può fare a meno di parlare di seeds, business angels, pitch eleva- tor per legare all’economia una speranza di ripresa. E che sulle nuove imprese magari innovative potrebbe ripartire il ciclo econo- mico se ne sono accorti in tanti. a partire dagli Stati Uniti dove la crescita dell’occupazione è trai- nata proprio dalle nuove imprese che nascono. Ma anche in Sicilia qualcosa si muove. Si muove il pubblico ed anche il provato. Da Palermo a Catania, passando per Messina ma anche Trapani, esiste nell’Isola un fermento nuo- vo che potrebbe portare ad una nuova classe imprenditoriale, mag- giormente concentrata sulle pro- prie risorse e sulle proprie capa- cità e meno sull’aiuto della mano pubblica. Un modello produttivo, dunque, nuovo anche nell’Isola. I semi di questo cambiamento sembrano che siano stati gettati. Complice la crisi economica ed i cambiamenti vorticosi nel mondo del lavoro, sono sopratutto i gio- vani i primi ad avere capito che per cambiare le cose conviene rischiare. E rischio vuole dire in questo caso voglia di fare impre- sa. E se anche il governo nazio- nale ha puntato sulle Start up, allora vuole dire che qualcosa si muove per davvero. E si muove anche in Sicilia. Sono tre gli incu- batori nell’Isola: il consorzio Arca con sede a Palermo e quello di Sviluppo Italia Sicilia con sede a Catania e quello di Messina gestito con Invitalia. In cantiere anche il progetto di aprirne un quarto (sempre tramite Sviluppo Italia Sicilia - Invitalia) nell’Asi di Termini Imerese. A Palermo da tempo oramai (dal 2004) il consorzio Arca della Uni- versità di Palermo promuove il programma Start Cup che ogni anno finanzia la crescita di una idea imprenditoriale fino a farla Start up che passione Dal decreto 2.0 agli incubatori siciliani di Luca De Stefani Da Palemo a Catania, passando per Messina e Termini Imerese, i casi di successo “Sono tre gli incubatori nell’Isola: il consorzio Arca con sede a Palermo e quello di Sviluppo Italia Sicilia con sede a Catania” COPERTINA
    • 74/2013 - BANCA&IMPRESA arrivare al mercato. Un vero e proprio laboratorio di innovazio- ne e creatività basato su busi- ness plan e idee innovative. Un modello del genere adesso si vuole replicare anche per il Polo decentrato di Trapani e che si vor- rebbe esportare con la nascita di un incubatore di impresa ai Can- tieri Culturali della Zisa sotto le insegne del Comune di Palermo. Tutto bello? No. Ci sono anche dei limiti, oltre alla tanta voglia di fare. Quali? Secondo Fabio Mon- tagnino, direttore del Consorzio Arca il “limite rispetto a territori più vocati industrialmente è una scarsa cultura di impresa”. Per usare una metafora come “piante con le radici nude”. Capire come funzionano i mecca- nismi di impresa, quindi, prima di avventurarsi in una avventura da imprenditori. Altro anello debo- le della catena, è poi il credito. “Quello che manca è una fonda- zione bancaria o una istituzione che viene prima del mondo del credito e che dia un imput incen- trato su questo territorio”, ha ag- giunto ancora Montagnino. Ma non è solo l’Università che si muove nel capoluogo. Ci sono anche tante altre associazioni che vogliono promuovere il fare impresa. Tra queste Catamìati (smuoviti, in siciliano) che “offre creatività idee e risorse per lo Start up di impresa”. “Oltre al tradizionale spin off universitario”, ha spiegato Mau- rizio Giambalvo, uno dei soci di Catamìati, “ci siamo noi che in- tercettiamo una certa voglia di fare impresa che parte dal basso anche a Palermo”. Tra i problemi riscontrati nel capoluogo ci sono gli intoppi burocratici e, ancora una volta, una difficoltà nell’ac- cesso al credito. Tutti gli istituti di credito, comun- que, stanno iniziando a puntare anche sulle Start Up con program- mi e finanziamenti ad hoc, altri hanno già prodotti a loro destinati. Proprio per non perdere una fetta di mercato che potrebbe rivelarsi interessante e sulla quale hanno puntato l’attenzione da tempo an- che dei “concorrenti” come i fondi di investimento, il private equity o il crowdfounding . E il finanzia- mento iniziale per una Start up è di una cifra modesta “si parla di circa 20-30 mila euro per portare una idea di impresa alla operativi- tà”, ha aggiunto Giambalvo. Questo non perché i giovani im- prenditori non siano coscienti di cosa sia necessario “ma perchè è cambiato anche il modo di lavo- rare, adesso grazie alla rete più snello veloce ed economico”, ha aggiunto il responsabile della as- sociazione palermitana. Per quanto riguarda l’altro ver- sante dell’Isola la punta di dia- mante in Sicilia da questo punto di vista sembra essere ancora una volta Catania che si candida a diventare una vera e propria città delle Start up. Ma la storia della classe imprenditoriale et- nea è, in generale, più matura e maggiormente radicata di quella palermitana. Qui è sopratutto la sezione gio- vani di Confindustria, guidata da Antonio Perdichizzi, che ha dato il fuoco alle polveri delle Start up riuscendo a creare un ecosi- stema più attento a quello che accade tra i giovani che vogliono fare impresa. Anche l’università, in questo caso, fa la sua parte con la facoltà di economia che da sempre studia le dinamiche dell’innovazione e il modo di tra- smettere buone pratiche dalle imprese ai territori. Palermo e Catania offrono servizi di tutoring e mentorship attraverso il pro- prio staff e mettono a disposizione delle Start up i propri spazi e le attrezza- ture e, nel caso di Palermo, anche un laboratorio per realizzare dei prototipi. L’incubatore di Palermo si caratterizza per un maggiore legame con l’Uni- versità e il mondo della ricerca, l’incubatore di Sviluppo Italia Sicilia ospita principalmente aziende dell’indotto dell’elettronica e si caratterizza per l’of- ferta di servizi di accesso alle fonti di finanziariamenti di debito (fondi per il periodo post incubazione, garanzie sussidiarie, prestiti d’onore). Dall’inizio delle attività di due incubatori hanno ospitato circa 80 Start up, Di queste circa il 10% ha cessato l’attività durante o immediatamente dopo il periodo di incubazione. Il processo di selezione della azienda da incubare avviene attraverso candidature spontanee o, nel caso del consorzio Arca, attraverso la competizio annuale Start Cup. Le aziende transitate presso l’incubatore di Palermo sono attive principalmente nei settorei biomedicali, marketing, servizi di ingegneria e telecomunicazioni. Presso l’incubatore di Catania pre- valgono le aziende del settore elettronica, chimico e della progettazione. Nel 2012 le 27 aziende complessivamente transitate presso il consorzio Arca e ancora attive hanno registrato un fatturato di circa 3 milioni di euro, occupando un totale di 120 persone. Nello stesso anno le 17 aziende attual- mente presenti presso l’incubatore di Catania occupavano 180 lavoratori. Le aziende ospitate presso gli incubatori siciliani hanno registrato in totale 10 brevetti, concentrati presso l’incubatore di Palermo. Per due aziende di que- sto incubatore si sono avuti investimenti da parte di fondi di venture capital. Cosa fanno gli incubatori nell’Isola COPERTINA
    • 8 4/2013 - BANCA&IMPRESA F ari puntati sulle Start up a Catania, allo Zo Centro culture contempora- nee, prima con una presentazione di massa (con 60 secondi a disposizione di ognuno) di idee e progetti di giovani imprenditori e poi con il talk show “L’e- conomia etica dell’industria non profit italiana e dell’impresa sociale: le nuove frontiere per uno sviluppo sostenibile”. A concludere, il concerto di Legality Band Project. di Carlo Lo Re Opportunità di crescita economica ma anche sociale E a Catania il week end è Start up Cornice complessiva è stata la kermes- se “Start up Week End”, che ha visto 200 giovani aziende rappresentare il loro modo di fare impresa con senso etico, sociale e produttivo che guardi ai mercati e all’economia con un occhio di sosteni- bilità e progresso coerente ai territori. L’imperativo odierno, lo sappiamo bene, è risolvere il problema dell’occupazione, soprattutto giovanile, ed è il tema cen- trale, a giusto titolo, di questi ultimi anni della discussione politica italiana ed eu- ropea. Se l’incipit è dato anche da quei 6 miliardi già previsti dal programma «Youth guarantee», la discussione si spo- sta facilmente su quali strumenti attua- re da subito perché si metta in atto una politica duratura volta al cambiamento sociale ed economico. In tale scenario, l’economia etica co- siddetta non profit si mostra come vera occasione di evoluzione del sistema eco- nomico odierno, mettendo in evidenza le nuove frontiere di uno sviluppo sosteni- bile e cogliendo le opportunità del mer- cato nel momento della crisi economica globale. Opportunità che sono di crescita sociale, ma anche di consapevolezza di un nuovo modo di essere attivi all’inter- no della società civile ed economica del proprio territorio glocalizzato. COPERTINA
    • 94/2013 - BANCA&IMPRESA «Le organizzazioni, ma anche le imprese che porta- no innovazione e cambiamento, lavorano attraverso metodi nuovi nell’innovazione sociale, nello sviluppo delle comunità locali, nella formazione dei talenti, nella ricerca delle eccellenze e del merito e nella qualità della democrazia, valorizzando e arricchendo il mercato», ha spiegato a Banca&Impresa Antonio Perdichizzi, presidente dei Giovani industriali di Con- findustria Catania e vero cuore pulsante dell’impen- nata siciliana di Start up negli ultimi anni. Per Perdi- chizzi, «le caratteristiche, i punti di forza del modello d’impresa sociale sono flessibilità, attenzione agli aspetti relazionali, sviluppo del capitale umano, di- mensione fortemente localizzata ma nel contempo globale, organizzazione aperta al networking. Valo- rizzando questi aspetti, l’impresa sociale può esse- re utilizzata per un nuovo approccio della visione del mondo industriale e del lavoro». Lo “Start up week-end” presso Zo, nelle giornate del 24, 25 e 26 maggio, si è rivelato un contesto dav- vero di primaria importanza per approfondire il tema dell’«impresa giovane», come motore di innovazio- ne di prodotti e servizi, incentivo allo sviluppo del mercato del lavoro da porre al centro di una ripresa economica locale e globale. Ovviamente, secondo una prospettiva più etica, ecosostenibile e legale. «Questa è la scelta obbligata dei nuovi imprenditori di oggi, calati nel contesto del loro territorio», ha pro- seguito Perdichizzi, «scatenare nuove imprese eco- sostenibili e legali è l’arma per vincere su una crisi culturale e sociale di un’economia che non guarda più al futuro. Le nuove aziende sono un presidio di legalità. La mafia non può chiedere il pizzo alle “app”, visto che la loro sede è virtuale. Le Start up nascono quindi nel rispetto delle regole e superano i vincoli tradizionali di illegalità, infrastrutture, cre- dito e burocrazia a suon di internazionalizzazione, network e flessibilità». Si stravolge la tradizionale suddivisione Stato-mer- cato-non profit, insomma, perché l’innovazione so- ciale è necessario che attraversi tutti i settori, che li contamini e crei nuovi format di collaborazione e nuovi schemi d’azione. «Si ampliano le visioni del Il tavolo della giuria COPERTINA
    • 10 4/2013 - BANCA&IMPRESA mondo delle Start up», ha notato Perdichizzi, «e ci si apre all’incrocio dei network attivi. Interazione, innovazione e collaborazione sono i principi base dell’innovazione sociale, come ricorda “Il libro bian- co dell’innovazione sociale” di Robin Murray, Julie CaulierGrice e GeoffMulgan». Del resto, coniugare utilità economica e utilità so- ciale è possibile. «La chiave di volta per la costru- zione del futuro dei giovani», ha sostenuto Umberto Di Maggio, coordinatore Sicilia di Libera, «è proprio nell’affidare le potenzialità del territorio alle ener- gie e creatività imprenditoriali dei suoi giovani mi- gliori. È per questo che l’educazione dei territori passa attraverso l’educazione all’imprenditorialità dei giovani». Insomma, le Start up Italiane sono già un modello inedito di innovazione tecnologica e sociale e pro- babilmente finiranno con l’influenzare le tendenze del mercato globale, trasformando l’economia che lo anima. Perché quando l’innova- zione oltre che tecnologica è an- che sociale, il mercato si adegua a una buona prassi che diventa matrice di vero e duraturo svilup- po economico e modifica anche la governance, che oggi deve ne- cessariamente essere tra tutte parti sociali, elastica e attenta, una sorta di convergenza d’inten- ti volta ad azioni di sostegno per connettere le reti e dare reali op- portunità di lavoro ai giovani e di crescita dei territori. Uno dei progetti presentati Sul palco con i vincitori COPERTINA
    • 114/2013 - BANCA&IMPRESA “H ow to be Silicon Valley” è il memorabile arti- colo del 2006 di Paul Graham che descrive l’ecosistema delle aziende digitali californiane, patria delle maggiori Start up mon- diali. Un luogo creativo che è cre- sciuto, non si è costruito, perché le Start up sono persone, non palazzi. Punto focale dell’ecosistema sono due tipi di persone che devono es- sere necessariamente presenti per- ché qualcosa accada: i Nerd e gli Investitori. I Nerd, o con sfumature diverse Geek, Hacker o Maker, costituisco- no il Team della Start up: gli Star- tupper. Persone che, con passione, coraggio e tenacia portano avanti la loro Idea da realizzare. Per propor- re l’Idea d’impresa occorre un di- scorso, attentamente argomentato, spesso presentato con il supporto di slide: il Pitch, nel quale si descri- vono il Mockup dell’Idea oppure un suo Prototipo, il Business model, indicando come si ha intenzione di ricavare utili, i tempi e le risorse necessarie per completare l’Execu- tion del progetto. In molti casi gli startupper sono aiutati dai Mentor, persone che con competenza ed esperienza contribuiscono allo svi- luppo dell’idea. Dall’altro lato del tavolo ci sono gli Investitori. Generalmente i primi ad investire su una nuova idea sono i Business Angel, che sostengono la Start up con il Seed, una parte- cipazione finanziaria iniziale, con- dividendo il know-how, i contatti e partecipando al Consiglio di Ammi- nistrazione. Il secondo livello di in- vestimenti può arrivare dai Venture Capitalist, investitori professionisti o società d’investimenti che par- tecipano finanziariamente in modo cospicuo all’azienda, chiedendo come contropartita un aumento an- nuale del valore dell’azienda. Il pro- cesso di conclude con le strategie di Exit, la vendita della Start up nel momento in cui si raggiunge il plus valore del capitale. Tra le alternati- ve: la vendita ad un’altra impresa (Trade sale), il riacquisto da parte del fondatore (Buy Back), la quota- zione in borsa (Going Public). Ovviamente l’ecosistema è molto più complesso. Victor W. Hwang e Greg Horowitt nel loro libro “The Rainforest: The Secret to Building the Next Silicon Valley” identifica- no nelle «barriere sociali» (lingua, di Francesco Passantino Un modello americano che prende piede anche da noi Dall’Idea all’Exit, le parole chiave dell’ecosistema Start up cultura, gruppi sociali, mancanza di fiducia) il freno al potenziale in- novativo, che impedisce gli scambi (più proficui) tra individui profon- damente diversi dal punto di vista socio-culturale. L’efficacia del mo- dello Rainforest è invece dovuta all’esistenza di soggetti capaci di connettere operatori economici di- stanti tra loro e di creare un net- work inclusivo. Ruolo svolto dai Keystone che, grazie al carisma ed all’autorevolezza, abbassano i costi di transazione ed attenuano i contrasti sociali. Lo stesso Horowitt, lo scorso anno, ha provato a definire il Rainforest Canvas italiano, un ecosistema molto vasto ed articolato costitui- to da gruppi online (Italian Startup Scene, Indigeni Digitali, …), even- ti dal vivo (Codemotion, Startup Weekend, TedX, European Maker Faire, Spaghetti Open Data, …), spazi reali come Coworking, Fablab, e social incubators (The Hub, Talent Garden, ...), Business Plan compe- tition (StartCup, Premio nazionale dell’Innovazione, Innovaction Lab, Mind The Bridge, ItaliaCamp, ...), Incubatori ed Acceleratori (Area Science Park, Consorzio Arca, Technopolis, Working Capital, Bar- camper, H-Farm, Enlabs, Nana Bian- ca, ...) e piattaforme di Crowdfun- ding (Siamosoci, Eppela, …). Anche in Italia quindi si compone il modello. Per chi ha voglia di impa- rare tanto e subito, per chi crede che per avere successo bisogna rischiare, per chi vuole creare una cultura di lavoro diversa, per chi ha la passione per l’idea, per chi vuole essere autore del proprio destino. Francesco Passantino Dal 1990 Ricercatore, Consulente e Formatore nelle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione. Ha fondato e lavorato per diverse Start up. Valutatore di imprese per banche ed altri enti. Ha fondato il Google Developer Group di Palermo e co-fondato il progetto Sementor, che ad oggi ha portato 45 Start up al pitch di fronte agli investitori. È Ambassador del progetto Working Capital di Telecom Italia e della Maker Faire Rome. Svolge attività di Digital Strategist, con specializzazione in servizi Social Local Mobile. COPERTINA
    • 12 4/2013 - BANCA&IMPRESA B ella idea da Catania per coniugare solidarietà e sviluppo economico. Si è infatti costituita, presso l’Acceleratore Working Capital ospitato da Telecom Italia la Svpf (Sicilian venture philanthropy Foundation), una “Fondazione di partecipazione e co- munità” che ha l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di un ecosistema dinamico per favorire l’imprenditorialità sul territorio attraverso l’azione filantropica. «Acceleriamo la Sicilia!» è il messaggio che unisce i soci “pronti a mobilitarsi e sbracciarsi per sostenere nuove generazioni e imprese” attraverso azioni volte a migliorare la capacità di matching tra Start up ad elevato potenziale di sviluppo. Il presidente è la pro- fessoressa Elita Schillaci, già preside della facoltà di Economia, che ha presentato le linee guida del pro- gramma di attività, con riferimento all’interazione con i soggetti leader nello screening delle idee imprendi- toriali e all’attività di supporto legale per avvicinare i neo-imprenditori e gli investitori della Fondazione. Ma su quale scenario si muove la Fondazione? «Il siste- ma economico e produttivo è in una fase di profondo cambiamento, quest’ultimo è strutturale e non legato unicamente alla crisi», ha spiegato la Schillaci, «una pri- ma emergenza è la necessità di modificare alla radice il nostro modello produttivo. Da crisi finanziaria, distan- te e “per tecnici”, questa è diventata crisi economica, sociale e istituzionale. È entrata nelle nostre famiglie, ha toccato i nostri figli, ha chiuso le nostre aziende, ha ridotto la nostra capacità di spesa, ha trasformato l’eccellenza in eccedenza, ha aumentato il conflitto so- ciale. Oggi la crisi sta dimostrando l’insostenibilità dei modelli economici dominanti, dell’eccesso di consumi- smo, di assetti fondati prevalentemente sul pubblico». La risposta a questi fenomeni, di contro, è una vivace attività di stimolo alla creazione d’impresa, che parte proprio dal basso: la Fondazione, in quest’ottica, vuol diventare uno strumento innovativo per collegare tutte le realtà che creano questo fermento. «La scommessa», ha proseguito Elita Schillaci, che è già riuscita a coinvolgere diversi imprenditori in questo progetto, «è quella di far diventare la Sicilia una “start up Island” che possa offrire opportunità ed essere at- trattiva per l’intera area euro-mediterranea. Non ci ser- ve un ponte di ferro e cemento, ma un ponte digitale, culturale, che leghi la nostra isola al resto del mondo. Un ponte su cui transitino informazioni, idee, opportu- nità. Questa è la strada e ci dobbiamo credere». Come realizzare l’obiettivo? Sviluppando il capitale di rischio attraverso una fondazione per la venture philanthropy in Sicilia, capace di dare accesso al mer- cato dei beni finali tramite il networking e colmando l’assenza di una regia unica con un network tra per- sone e associazioni che condividono valori e obietti- vi. Questa è appunto l’Svpf. Al centro la professoressa Schillaci Un momento della presentazione Una fondazione per i neo imprenditori Una Svpf per rendere la Sicilia più veloce di Carlo Lo Re COPERTINA
    • 134/2013 - BANCA&IMPRESA P iù di sessanta partecipan- ti in rappresentanza di tre diversi continenti (Europa, America e Asia) e di undici diffe- renti paesi sono intervenuti per tre giorni a Catania fra il 23 e il 25 Maggio scorsi per discutere di Start up, nuove iniziative d’impre- sa ed ecosistemi imprenditoriali. Un tema questo che è recente- mente entrato a pieno titolo nel dibattito sulle modalità di rilancio della competitività dell’Italia in ge- nerale e della Sicilia in particolare. Si tratta dei lavori del convegno in- ternazionale sull’imprenditorialità dal titolo “Entrepreneurial Ecosy- stems and the Diffusion of Star- tups”, organizzato sotto gli auspici dell’Academy of Management, divi- sione imprenditorialità e animato da quattro docenti, due americani Sharon Alvarez (Ohio State Universi- ty), Jay Barney (University of Utah), e due siciliani Giovanni Battista Dagnino e Rosario Faraci (questi ultimi dell’Università di Catania). In tale occasione è stato proposto un programma con 26 relazioni basate su paper di ricerca e 13 interventi programmati, articolati in quattro ti- pologie di sessioni per un totale di nove parti oltre alla sessione inau- gurale: tre sessioni presentazione di lavori accademici, una sessione di poster, due tavole rotonde, e in- fine tre panel con esperti e pro- fessionisti del settore. I tre panel, in particolare, hanno concentrato l’attenzione, rispettivamente, sui programmi educativi per l’impren- ditorialità, sull’esplorazione e sulla creazione delle nuove opportunità di business e, infine, sulle poten- zialità di generazione di ecosistemi imprenditoriali a livello locale. Nel terzo panel, attraverso quat- tro testimonianze di rilievo, fra cui quella di un giovane studente uni- versitario catanese di ingegneria che, insieme alla sorella, ha dato vita alla Start up flazio.com, ha as- sunto ruolo preminente la presen- tazione e la discussione dell’ecosi- stema imprenditoriale di Catania, la cui genesi e i processi attuali di sviluppo hanno sollecitato notevole coinvolgimento da parte dei parte- cipanti stranieri e italiani. La scelta della divisione impren- ditorialità dell’Academy of Mana- gement, la più grande accademia mondiale di studiosi di discipline aziendali e manageriali che conta più di 25000 iscritti, non è stata casuale. A Catania opera da diversi anni una comunità di professori e ricercatori che dell’imprenditorialità ha fatto e continua a fare il cardi- ne dei propri studi a livello italiano e internazionale. E vi è una certa esperienza accumulata nella pro- mozione di incontri di presentazio- ne di lavori di ricerca e di confronto internazionale. Nel 2007 Catania ospitò la Special Conference della Strategic Management Society sul tema delle nuove frontiere dell’im- prenditorialità. Nel 2008 venne or- ganizzato a Taormina, nella splen- dida cornice del Grand Hotel San Domenico, un workshop tematico per operatori ed esperti su priva- te equity e venture capital. Infine nel 2010 si tenne a Roma, con estensioni in alcune sedi italiane (Catania compresa), il trentesimo convegno mondiale della Strategic Management Society. A Catania inoltre si stanno creando i presupposti per la realizzazione Catania si candida a diventare la prima Start up city sul modello di Old Street di Giovanni Battista Dagnino e Rosario Faraci COPERTINA
    • 14 4/2013 - BANCA&IMPRESA Rosario Faraci Rosario Faraci è professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese nell’Università degli Studi di Catania, dove è Presidente del corso di laurea in Economia Aziendale. È Presidente del Capitt, il centro per l’aggiornamento delle professioni e il trasferimento tecnologico dell’Ateneo catanese. Co-Editor della rivista “Journal of Management and Governance”, si occupa di imprendi- torialità, corporate governance e imprese familiari. È giornalista pubblicista. Giovanni Battista Dagnino È professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese nell’Università degli Studi di Catania, dove coordina il PhD in Economics and Management. È stato lead investigator dell’unità di ricerca di Catania del progetto europeo FRIDA sullo sviluppo locale guidato dalle imprese àncora e dai loro network di conoscenza e si occupa attivamente di sviluppo e innovazione a livello regionale, ecosi- stemi imprenditoriali e Start up e strategie d’impresa. di una Start up city con la progres- siva formazione di un ecosistema imprenditoriale locale che raccoglie vari attori chiave del territorio: l’uni- versità e le altre istituzioni a essa collegate, le associazioni di catego- ria, alcune grandi imprese (come Telecom Italia che a Catania ha recentemente inaugurato uno dei tre acceleratori di impresa lancia- ti in Italia) e una rete informale di piccoli imprenditori, startuppers e giovani universitari desiderosi di av- viare una nuova impresa o di perfe- zionare un progetto imprenditoriale da condividere con altre imprese e potenziali investitori. Sempre a Catania, com’è noto, era emersa qualche tempo fa l’Etna Valley, un micro distretto dell’elet- tronica e dell’informatica che ruota- va intorno alla StMicroelectronics e attraeva varie imprese che veniva- no a operare sul territorio insieme a numerose piccole e medie impre- se di fornitura a elevata specializza- zione. Negli ultimi anni l’Etna Valley ha subito una graduale trasforma- zione e oggi, alle pendici del vul- cano più alto d’Europa che presto diverrà patrimonio dell’Unesco, si registra gran fermento per la nasci- ta di una miriade di nuove iniziative imprenditoriali non soltanto ad alta tecnologia, che si realizza mediante un’intensa rete di interconnessioni e un clima di notevole informalità, entusiasmo e passione tipico delle fasi storiche in cui, nel nostro pae- se, sorgevano i distretti industriali. Nella Start up city proliferano le opportunità per dare visibilità alle idee e ai progetti dei giovani poten- ziali e novelli imprenditori. Il corso di laurea in Economia Aziendale, in- sieme a Confindustria Giovani, da un biennio conduce il concorso di idee e progetti dal titolo “Start up Academy”, che già dal prossimo anno si avvia a divenire un’iniziati- va tale da coinvolgere tutti i Dipar- timenti dell’ateneo catanese. L’as- sociazione Start up ha promosso, per il secondo anno consecutivo, Startup Weekend, un progetto di tre giornate in cui i giovani incon- trano docenti, professionisti, im- prenditori e operatori finanziari per poter riesaminare e affinare, insie- me a occhi competenti, le proprie idee imprenditoriali. Vi sono infine alcune iniziative di livello nazionale, come il contest di Working Capital di Telecom Italia, che desta molto interesse. Sembra quasi che Catania voglia imitare la vecchia Old Street dell’E- ast End londinese, che recentemen- te ha assunto notorietà a livello globale quale centro elettivo delle nuove iniziative imprenditoriali tec- nologiche a rapido sviluppo. Tant’è che ha persino cambiato nome, assumendo l’appellativo di “Tech City” o, più enfaticamente “Silicon roundabout”, una nuova area ad economia basata sulla creatività che si auspica possa guidare il de- stino della città nel ventunesimo secolo. Cisco, Facebook, Google, Intel, Vodafone e McKinsey insieme a quattro atenei hanno già investito capitali nell’area e così, nei cinque anni dal 2008 al 2012, il numero di iniziative tecnologiche presenti è salito quasi vertiginosamente da 15 a circa 2000. Eppure, come accade nel confron- to in atto nella capitale inglese, ci chiediamo se la retorica esistente sulla Start up city corrisponda vera- mente alla realtà catanese. Ovvero ci troviamo davvero di fronte alla gestazione di un cluster di nuove iniziative innovative ad alta creati- vità e ad alto potenziale di sviluppo economico? Oppure occorre ancora un po’ di tempo per giungervi? E ancora: cosa è necessario fare per- ché si possa assicurare alla città etnea una nuova ondata vigorosa di sviluppo innovativo? Le risposte po- sitive a questi interrogativi potreb- bero essere il volano per il futuro della città e di una parte dell’Isola. COPERTINA
    • 154/2013 - BANCA&IMPRESA “M any things are impor- tant factors, but fun- ding from the ‘crowd’ is the base of which all else depen- ds on and is built on”. Quanto enunciato è il principio alla base del concetto del crowdfun- ding, battezzato nel 2006 da Michael Sullivan. Parafrasando potremmo dire che l’investimen- to ed il sostegno all’innovazione sono frutto della collaborazione, e questa soprattutto ha bisogno della “folla”. Risale a poco più di un anno fa la firma del Presidente degli Usa Barak Obama del JOBS Act (Jum- pstart Our Business Startups Act) con cui si è legalizzato l’equity fun- ding rivolto alle Start up negli Sta- ti Uniti. Da allora si è fatta molta strada per dare dignità e regola- mentazione al sempre più accla- mato sistema di raccolta del capi- tale di rischio per i nuovi business, alla luce della ristrettezza del si- stema del credito bancario e delle barriere all’ingresso poste dai tra- dizionali investitori finanziari. LO STATO DEL CROWDFUNDING IN ITALIA È recente l’articolo di Forbes che parla dell’Italia come Pae- se pioniere nel dotarsi di una regolamentazione in materia di crowdfunding, prima ancora degli Usa, rimasti fermi al JOBS Act. A scriverlo è David Drake, chairman della LDJ, società di private equi- ty newyorkese, sulla base della recente normativa in materia pub- blicata dalla Consob lo scorso 29 marzo, dopo poco più dei 90 gior- ni previsti per l’attuazione della norma del c.d. “Decreto Crescita 2.0”, che porta la firma dell’ex Ministro dello Sviluppo Economi- co e della sua task-force guidata da Alessandro Fusacchia. Il rego- lamento attuativo dell’art. 30 del d.lgs n. 179/2012, ha introdotto l’equity-based crowdfunding (“la raccolta diffusa di capitali di ri- schio tramite portali online”) nel Testo Unico Finanziario. Il rego- lamento è rimasto aperto per le consultazioni pubbliche fino al 30 aprile scorso. Crowdfunding, la nuova frontiera nella raccolta di capitali di Alessia di Raimondo Per la rivista Forbes l’Italia paese pioniere nella regolamentazione in materia Le Start up innovative potranno presto ricorrere all’equity-based crowdfunding fino ad un totale di 5 mln di euro COPERTINA
    • 16 4/2013 - BANCA&IMPRESA Le Start up innovative potranno presto ricorrere all’equity-based crowdfunding, ovvero potranno emettere offerte di strumenti par- tecipativi al capitale di rischio tra- mite portali specializzati fino a un totale di 5 milioni di euro. Alla rilevazione del 27 maggio 2013 (consultabile nel dettaglio a questo link http://startup.regi- stroimprese.it/report/startup.pdf le Start up innovative registrate sono 811. Queste alcune delle disposizioni che sono contenute nel regola- mento. Istituzione di un registro che in- clude i soggetti a cui è riservata l’attività di gestione dei portali di crowdfunding, inclusa una sezio- ne speciale riservata ai “gestori di diritto” (banche e istituti di fi- nanziamento, inclusa la società Poste Italiane) che comunicano alla Consob lo svolgimento della suddetta attività. Il registro è pub- blicato online e liberamente con- sultabile. Sono richiesti i requisiti di ono- rabilità e professionalità stabiliti dalla Consob per la gestione delle piattaforme. Tra i requisiti, figura la capacità di valutare i progetti imprenditoriali presentati sotto un profilo economico-finanziario (piut- tosto che tecnologico-innovativo). La Consob riceve le domande di ammissione al registro e risponde entro 60 giorni. Possono raccogliere capitali online le Start up c.d. innovative. La Start up può raccogliere un cor- rispettivo totale di azioni di massi- mo 5 milioni di euro. Agli investitori professionali è richiesta una percentuale di inve- stimento obbligatoria pari al 5% della totalità dell’offerta. Vige l’obbligo per le Start up innovative che intendono svolge- re offerte di proprio capitale di rischio tramite portali di inserire nei propri statuti o atti costitutivi misure idonee a garantire all’in- vestitore una way out se la quota di controllo passa di mano (clau- sole convenzionali di recesso o di tag along). Altre disposizioni specifiche sono relative al contenuto informativo da fornire all’investitore, anche per via multimediale. L’Italia fa da apripista nel dotarsi di una regolamentazione in ma- teria di innovazione e sostegno finanziario della stessa, e questo è il segno che il nostro Paese non sa solo imitare, ma anche anticipare. COME FUNZIONA IL CROWDFUNDING? I MODELLI DI RACCOLTA CAPITALI Svariati i modelli di raccolta di ca- pitali che possono essere adope- rati dalle piattaforme. Un primo modello di piattafor- ma, il più diffuso, è il cosiddetto reward-based. Questo si adotta quando le persone che effettuano una donazione per un progetto ri- cevono in cambio una ricompensa o un premio, siano essi tangibi- li o intangibili (per es. un grazie sul sito web). Questo può essere ulteriormente diviso in due sotto- classi principali: il modello “all-or- nothing” - tutto o niente - di gran lunga il più utilizzato, e il modello “take-it-all” (prendi tutto). Il primo si caratterizza per il limite stringente posto dal tempo prefis- sato entro il quale la somma tar- get deve essere raggiunta, prima che si effettui qualsiasi transa- zione finanziaria. Se il target non viene raggiunto, il finanziamento si considera fallito, le transazioni non avverranno e il denaro resterà o verrà ritrasferito immediatamen- te sul conto dei donatori. Noto esempio al riguardo è la piattafor- ma internazionale Kickstarter. Il secondo - il “prendi tutto” - rila- scia il finanziamento per il proget- to a prescindere se esso raggiun- ga o meno il proprio target entro la scadenza prefissata. IndieGoGo è uno degli esempi più noti (flexible funding). Un secondo modello di piattafor- ma è l’ equity-based. Progettisti e partner definiscono un periodo di tempo e una somma target. Il tar- get è poi diviso in migliaia di parti uguali, che sono offerte tramite la COPERTINA
    • 174/2013 - BANCA&IMPRESA piattaforma in forma di azioni a prezzo fisso. Le offerte vanno avanti fino a quando non si raggiunge il target: successivamente si entra nel vivo dell’investimento. Il meccanismo è decisamente più laborioso ed un singolo progetto non giustifi- cherebbe le procedure artificiose. Negli scorsi due anni sono state pensate due sottoclassi del mo- dello per ovviare ai potenziali pro- blemi: il modello cooperativa e il modello club. Il primo dei due - noto anche come modello holding - crea una coope- rativa in qualche modo fittizia che funge da meccanismo di collezio- ne dell’investimento: i contribuen- ti individuali vengono radunati in entità legali che investono nei pro- getti. Un esempio è la piattaforma italiana SiamoSoci. Nel secondo si reclutano poten- ziali investitori come membri di un club di investimento chiuso. L’offerta non viene fatta diretta- mente al pubblico, potendo trarre effettivo profitto dall’investimento effettuato. Un esempio è costi- tuito dalla piattaforma britannica Crowdcube. Tra i modelli social lending - o di micro-finanza - si citano due clas- si: il prestito peer-to-peer ed il modello micro-prestiti. Il prestito peer-to-peer è una transazione finanziaria che avviene senza al- cuna intermediazione: un gruppo di persone presta piccole somme di denaro alla stessa persona o organizzazione. Questa è la logi- ca delle italiane Smartika e Pre- stiamoci. Il micro-prestito, invece, fornisce servizi finanziari a clienti con bassi redditi - consumatori e lavoratori in proprio, per esempio - raccogliendo il denaro da parte di un gruppo di persone ed affidan- done la gestione ad un interme- diario locale. Kiva opera secondo questo modello. Di recente affermazione in Ita- lia è il modello Do it Yourself crowdfunding (DIY), ovvero proget- ti di crowdfunding portati avanti su piattaforme o siti web propri piuttosto che su una piattaforma di crowdfunding pubblica. Ancora, esistono le piattaforme che adoperano il modello do- nation-based, secondo il quale i fondi sono raccolti da una co- munità per un’iniziativa divulgata pubblicamente, ma non vi è alcun ritorno finanziario per la folla. Il ritorno può essere previsto sotto forma di dono - come un libro, nel caso di un editore, uno sconto, un biglietto gratis per il concerto di un gruppo pop - o non essere previsto del tutto - come nell’a- zione di crowdfunding attuata per la campagna elettorale del 2008 del presidente degli Stati Uniti B. Obama, che ha raccolto oltre 137 milioni di dollari come donazione. LE CIFRE DEL CROWDFUNDING IN ITALIA Da un recente studio condotto da Crowdfuture (www.crowdfuture. net), la prima Convention italiana sul tema, i numeri del crowdfun- ding in Italia sono positivi. I pro- getti ricevuti complessivamente da tutte le piattaforme al mo- mento del loro lancio sono più di 30mila - di cui oltre il 75% ricevu- ti dalle piattaforme di social len- ding - quelli pubblicati sono qua- si 9mila, di cui il 28% ha avuto buon esito, raccogliendo i fondi ri- chiesti. Il valore complessivo dei progetti finanziati è pari a 13 mi- lioni, a cui concorrono in misura rilevante le piattaforme di social lending (78%) ed equity-based (15%). Solo il 7% del valore tota- le dei progetti finanziati è da im- putarsi al reward/donation-based crowdfunding. I progetti ricevuti dalle piattafor- me reward-based e donation-ba- sed sono quasi 3000, di questi 1700 sono stati accettati ed il 22% è stato finanziato con suc- cesso, per un totale che sfiora il milione di euro. I progetti rice- vuti dalle piattaforme di social lending sono oltre 26000, di cui oltre 5000 accettati, con una percentuale di successo del 35% (1855), per un totale di oltre 10 milioni di euro. Le piattaforme di equity-based si fermano a circa 2 milioni di euro finanziati. ALESSIA DI RAIMONDO Dottoranda di ricerca in Economia e Gestione delle Imprese presso il Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania, con focus sulle tematiche di strategia d’im- presa e venture capital. Visiting scholar presso il Dipartimento di “Strategic Management and Entrepreneurship” della Rotterdam School of Management (Erasmus Universiteit, Rot- terdam). Redattrice per la Sezione Tech di Fanpage.it e Vice Caporedattore per la Sezione Business di Ninjamarketing.it. Alessia Di Raimondo ha recentemente avviato una collabo- razione con A-tono, impresa del settore digital e mobile, come Product Marketing Manager per i servizi premium. (Contatto mail: a.diraimondo@unict.it). COPERTINA
    • 18 4/2013 - BANCA&IMPRESA COPERTINA S ono ventuno le piattaforme di crowdfunding attive in Italia (dato ad aprile 2013), oltre le due in fase di lancio. Tra le reward-based si registrano dodici piattaforme, due sono equity-ba- sed, due appartengono al modello social lending e sette al modello donation-based. Segue una sintetica rassegna. REWARD BASED - GENERALISTE Boomstarter www.boomstarter.com Piattaforma nata a settembre 2011 partendo da un progetto di raccolta fondi di 8mila euro, che adopera il modello “take-it-all”. Com-Unity www.com-unity.it Piattaforma lanciata nel marzo 2013 che adopera, in realtà, un modello misto donation-reward, di proprietà di Banca Interprovinciale SpA e frutto della collaborazione dello Studio SCOA. I progetti - a contenuto umanitario, scientifico, sociale e culturale - sono approvati da un Comitato Etico, seguiti da un Advisor, che ne valuta anche la fat- tibilità e la rilevanza, ed affiancati dalla Banca per ciò che concerne l’erogazione delle somme raccolte. Crowdfunding-Italia www.crowdfunding-italia.com Piattaforma datata ottobre 2012 che non prevede costi di registra- zione e commissioni sulle transa- zioni. DeRev - www.derev.com Lanciata a novembre 2012, la piat- taforma ospita principalmente pro- getti social, occupandosi anche di petizioni e raccolta firme per attua- re - da qui il nome - delle vere e proprie rivoluzioni per il benessere collettivo. Eppela - www.eppela.com Piattaforma aperta verso maggio 2011 che ha il suo focus di raccol- ta fondi su progetti che spaziano dall’arte alla tecnologia, dalla mu- sica, all’innovazione sociale ed il no-profit. Kapipal - www.kapipal.com Nasce nel 2009 e si rivolge a qual- siasi progetto, anche di natura per- sonale e modesta entità, come una lista nozze o regali di compleanno. Non richiede commissioni sulle transazioni e la natura personale dei progetti listati la rende il primo esempio di crowdfunding platform internazionale con tale focus. Produzioni dal Basso - PdB www.produzionidalbasso.com Pioniera in Italia con la sua nascita nel 2005, la piattaforma di Angelo Rindone non prevede costi di regi- strazione, commissioni ed interme- diazione alcuna, mirando a finanzia- re progetti autonomi e “dal basso”. di Alessia di Raimondo Le piattaforme di crowdfunding in Italia Starteed - www.starteed.com Piattaforma operativa da settembre 2012 che integra la campagna di raccolta fondi attraverso la commu- nity con le successive fasi di svilup- po e vendita del prodotto, diventan- do piattaforma di e-commerce oltre che di fundraising. REWARD-BASED LOCALI E/O SETTORIALI Cineama - www.cineama.it La piattaforma mista di crowdsourcing e crowdfunding è nata nel 2011. Questa è rivolta al cinema, finanziando film, video mu- sicali, cortometraggi, e quanto altro correlato, coinvolgendo i cineamatori in tutte le fasi pre- e post-creazione. Finanziami il tuo futuro www.finanziamiiltuofuturo.it Piattaforma della Puglia (Valle d’I- tria) destinata a sostenere progetti per lo sviluppo territoriale. Nata ad inizio 2013, è rivolta ai giovani dai 18 ai 35 anni residenti nei Comuni di Alberobello (Ba), Cisternino (Br), Locorotondo (Ba), Martina Franca (Ta), Noci (Ba) e Putignano (Ba). I progetti ammessi non possono superare richieste dell’entità di 10mila euro e devono rientrare in un orizzonte di attuazione dell’ope- ra di massimo dodici mesi. Kendoo - www.kendoo.it La piattaforma operante nella pro- vincia di Bergamo promossa da Me- dia on (società editrice de “L’Eco di Bergamo”) nasce nel 2013 ed è ri- volta a progetti generalisti secondo il modello “all-or-nothing”. Musicraiser www.musicraiser.com Piattaforma fondata nell’ottobre 2012 dal cantante del gruppo Mar- ta Sui Tubi, Giovanni Golino, e dalla dj e producer Tania Varuni, che si rivolge esclusivamente a proget- ti musicali - tour, dischi, videoclip, concerti.
    • 194/2013 - BANCA&IMPRESA COPERTINA REWARD-BASED - DIY CROWDFUNDING Acquista con noi un pezzo di Sto- ria (Torino) - www.palazzomadama- torino.it/crowdfunding/ La campagna portata avanti dal Palazzo Madama di Torino in 2 mesi ha raccolto quasi 90mila euro, superando il target prefis- sato di 80mila euro, per riportare a Torino il servizio in porcellana dei d’Azeglio. Il reward previsto in cambio delle offerte consisteva in entrate al museo, citazioni nei rin- graziamenti, etc. Community - Il film www.communityilfilm.com/home Il progetto mira a finanziare la produzione di Community il Film, una storia sociale raccontata at- traverso un film comico. La rac- colta si chiude a fine settembre e dovrebbe raggiungere un target di 200mila euro. Un Indovino Ci Disse - Il film www.unindovinocidisse.it La campagna è volta a finanziare la produzione del film Un Indovino Ci Disse, di Mario Zanot, tratto dal libro Un Indovino Mi Dis- se di Tiziano Terzani. A fine giugno si chiuderà la raccolta, sperando il raggiungimento del target di 500mila euro prefissato. Vice Versa - Biennale di Venezia http://viceversa2013.org/it/ crowdfunding-artisti-opere-arte Raccolta fondi per sostenere la produzione delle opere degli arti- sti presenti alla mostra Vice Ver- sa, in occasione della 55^ Bien- nale di Venezia. La raccolta ha una durata totale di 90 giorni e finora ha raggiunto la cifra degli 85mila euro. EQUITY-BASED SiamoSoci - www.siamosoci.com Si tratta di una piattaforma che vuole favorire l’incontro tra inve- stitori privati e Start up innovati- ve - aziende non quotate, quindi - anche attraverso investimenti di gruppo (club deals). Il funding gap che si intende colmare è quello riscontrabile allo stadio del seed investing. Stiamo parlando, quin- di, di angel investor che agiscono al primissimo stadio della “value chain of capital”. Il background imprenditoriale dei finanziatori è un plus a vantaggio dei progetti in fase di raccolta fondi. We are starting www.wearestarting.com Piattaforma nata nel marzo 2013 per dare visibilità a progetti bril- lanti e raccogliere i necessari ca- pitali. DONATION-BASED BuonaCausa www.buonacausa.org La piattaforma consente ad as- sociazioni, testimonial, aziende, donatori e attivisti di collaborare su iniziative e progetti di valore sociale. Fund for Culture www.fundforculture.org Piattaforma nata a Napoli nel 2010, ma ancora in fase “star- tup”, che mira a finanziare inizia- tive culturali - mostre, restauri, archivi - promosse da artisti, as- sociazioni no profit, fondazioni e istituzioni pubbliche. Iodono - www.iodono.com Piattaforma di personal fundrai- sing rivolta a progetti benefici ed ONG. Nata nel 2010, la piattafor- ma è opera della società milane- se che opera nel database mana- gement per i progetti editoriali e no profit, Direct Channel. Pubblico Bene www.pubblicobene.it Sostenuta dal progetto GECO dell’Emilia Romagna, la piattafor- ma è focalizzata sul giornalismo d’inchiesta e vuole favorire la par- tecipazione di lettori e giornalisti allo sviluppo dell’editoria. Lo sco- po è promuovere l’informazione indipendente attraverso il modello “community funded reporting”. Rete del dono - www.retedeldono. it Piattaforma di personal fundrai- sing nata nel 2011 e rivolta a pro- getti no profit. ShinyNote - www.shinynote.com Nasce nel 2009, ma parte nel 2011 come piattaforma rappre- sentativa di uno spazio condiviso tra organizzazioni no profit e sem- plici cittadini-utenti. Lo scopo è narrare storie di persone comuni e finanziare progetti di solidarietà. Terzo Valore - www.terzovalore. com Servizio di Banca Prossima (Grup- po Intesa SanPaolo) attraverso cui le persone fisiche o giuridiche (residenti in Italia, le prime, o con sede legale in Italia, le seconde) possono raccogliere fondi per i clienti no profit di Banca Prossi- ma. Il finanziamento della ban- ca ammonta al 33% dei progetti, più la parte non raccolta tramite crowdfunding. Il tasso d’interesse è fissato dal progettista ed aggiu- stato, fino all’annullamento, dal prestatore. SOCIAL LENDING Prestiamoci www.prestiamoci.com Piattaforma di personal fundrai- sing volta allo scambio di capitali tra privati senza alcuna forma di intermediazione. Nasce nel 2010. Smartika - www.smartika.it Nata nel 2007, la piattaforma parte nella prima metà del 2012 ad opera del gruppo Zopa Italia. Il social lending è praticato secondo le regole di vigilanza imposte da Banca d’Italia.
    • 20 4/2013 - BANCA&IMPRESA A l Behaviour Labs (nome che un po’ ricorda la sezione di scienze del comportamento del- l’Fbi, visto in tanti film e telefilm a stelle e strisce) hanno una idea precisa: che un robot pos- sa convivere con l’uomo, risultandogli anche utile. Almeno quando si riuscirà a creare un rapporto uomo-macchina in cui il robot non sia visto come un’entità estranea. L’azienda dei fratelli Marco e Daniele Lombardo, basata a Catania, è senza dubbio una delle Start up più innovative del panorama siciliano, tutta vol- ta alla tematica dell’interazione uomo-robot, per la verità introdotta da decenni da vari autori di scien- ce fiction, uno per tutti Isaac Asimov. Mentre in Giappone e Usa (ma, sorprendentemente, anche in Francia) sia va verso una sociologia meta umana in cui il robot è visto come un co-thinker e un co- agent, alle falde dell’Etna i fratelli Lombardo stan- no lavorando a un’applicazione di grande interesse della robotica, quella terapeutica, soprattutto nel campo dell’autismo. «I bambini con autismo sono spesso attratti dal- la tecnologia per la sua prevedibilità e per i ridot- ti stimoli esterni da elaborare», hanno spiegato a Banca&Impresa i fratelli Lombardo, «gli esperti hanno poi recentemente evidenziato un aumento del 30% del numero di interazioni sociali, nonché una migliore comunicazione verbale in bambini con autismo quando un si usa un robot». E il miglioramento pare essere evidente non solo nelle interazioni con il robot, ma anche nelle suc- cessive interazioni con i genitori e terapisti. «Tali promettenti risultati ci hanno spinto a studia- re una soluzione per migliorare la vita quotidiana dei bambini affetti da autismo, in modo da portare speranza e conforto alle loro famiglie», ha eviden- ziato i Lombardo, «anche considerando che oggi in tutto il mondo, in più di venti istituzioni si educano i bambini affetti da autismo utilizzando in classe l’automa chiamato Nao come un compagno diver- tente e interattivo». I due fratelli catanesi non hanno dubbi: «corretta- mente sviluppata, la nuova soluzione di “edutaining robotica” rivoluzionerà il modo in cui la società si avvicina alla cura dell’autismo, comprendo al me- glio le esigenze dei bambini affetti dal grave proble- ma». Del resto, è certo migliore la compagnia di un robot che quella del cinico fratellastro interpretato da Tom Cruise in Rain Man. di Carlo Lo Re Un robot per terapeuta Due casi di successo gra Un momento della presentazione del robot COPERTINA
    • 214/2013 - BANCA&IMPRESA L e Iotatola sono Serena Ganci e Simona Norato, palermitane doc il cui incontro avviene nel marzo 2010, vincendo l’edizione di Musicultura di quell’anno. “Incontrarsi è stato come specchiar- si riuscendo però a vedere la parte meno manifesta di ciascuna, l’alter ego” - dicono Serena, l’esuberante, e Simona, la timida. Le due artiste aggiungono: “Da quan- do abbiamo cominciato a scrivere e suonare insieme succedono cose nuove, promettenti. In un anno ab- biamo scritto un disco e lo abbiamo pubblicato, abbiamo persino vinto dei soldi veri. Un’altra grande verità infine è che ci divertiamo moltissimo, entrambe vogliamo sublimare la con- dizione sognante di chi è rimasto im- brigliato nella post-adolescenza.” Nel 2011 pubblicano il primo disco Divento Viola con Mafi/Rossodisera e sotto la direzione artistica di Mauri- zio Filardo. Serena Dandini le invita a “Parla con me” per due puntate con- secutive, consacrando così l’inizio di un lungo tour Italiano. Tra le altre partecipazioni: Musicultu- ra tour (con Paola Turci); Premio Tenco 2011; Asiago Live (su Radio Rai); Per fortuna che c’è Radio Due (condotto da Simone Cristicchi e Nino Frassi- ca); Radio Due Social Club (condot- to da Luca Barbarossa); Pop Komm (Berlino); Alimentation Generale (Pari- gi). Ad oggi Serena e Simona, amanti inguaribili della contaminazione, han- no creato insieme ai Teatri Alchemici il primo irreality show sull’ambizione (B-Ambitious). Nel 2013 hanno allestito un tributo elettronico a Giuni Russo, autrice conterranea tristemente dimenticata dalla musica italiana. COSA HA RAPPRESENTATO IL CROWDFUNDING PER IOTATOLA? Serena e Simona raccontano di es- sersi avvicinate al crowdfunding - ri- sorsa “ultra-democratica”, come la definiscono - grazie a un caro amico, Giovanni Gulino (cantante dei Marta sui Tubi), che da un paio d’anni si oc- cupa, in Italia, di Musicraiser (www. musicraiser.com). La proposta di in- serimento del loro progetto sulla piat- taforma è parsa subito molto stimo- di Alessia Di Raimondo Iotatola: il successo del crowdfunding approda in Sicilia lante, non solo per il reale contributo economico che ne è conseguito, ma anche e soprattutto perché ha dato loro una buona percezione dell’affet- to che i fan riservano alle due can- tanti da sempre. Ha destato sorpre- sa l’evidenza che tante anime non imparentate con loro abbiano messo le mani in tasca per sostenere il loro progetto: la musica, la produzione creativa, un disco. E questa manifestazione di interesse e partecipazione è giunta in un mo- mento storico e sociale avverso per la discografia italiane e per l’econo- mia tutta del Paese. Dall’avvio della raccolta hanno ricava- to 4000 euro. Ad ogni quota versata corrisponderà una ricompensa (una copia autografata del disco in usci- ta, un gadget, un concerto privato.), come meccanismo tipicamente alla base delle piattaforme reward-based, quale Musicraiser è. Il disco, prodot- to da Maurizio Filardo per Mafi/ros- sodisera, si intitola Pop Corner e rap- presenta un’evoluzione delle vecchie sonorità delle Iotatola in una direzio- ne più pop e più elettronica. Un super ospite interpreta uno dei loro incisi, Samuel dei Subsonica, artista eclet- tico e fanatico della sperimentazione che già negli anni novanta ispirava la formazione musicale delle cantanti. Forse questo è stato uno dei fattori che hanno fatto da attrattore per con- vincere la folla di musicraiser a crede- re nel progetto. Poco conta il perché; ciò che conta è che il meccanismo ha funzionato ed un progetto sicilia- no decollerà grazie al successo della raccolta fondi partecipativa. Il tour per il lancio del disco comincerà il 21 giugno ai Cantieri Culturali di Palermo in occasione del Gay Pride 2013. azie alla raccolta online COPERTINA
    • 22 4/2013 - BANCA&IMPRESA “B uonasera Dottore” “Buonasera, mi dica” “Ho un’idea imprenditoria- le incredibilmente innovativa, che sul mercato non potrebbe non avere suc- cesso” “Perfetto!” “C’è fondo perduto?” Ecco, arriva la domanda fatidica - il fondo perduto - che a me lascia in- terdetto, perché nasconde sempre un’ insidia, la mancanza di spirito di rischio da parte dell’imprenditore, che aspetta solo l’aiuto dello stato o della comunità europea per avviare tali iniziative, o peggio ancora, vuole lucrare sull’investimento. Un mio illustre mentore mi disse: “se ad un’idea per primo non ci crede un imprenditore, così tanto da metterci i soldi di tasca propria, perché dovreb- be crederci lo stato?”, da quel mo- mento ho cambiato ottica sulla piani- ficazione aziendale, specie quando si tratta di finanza agevolata. È chiaro che “fare di tutta l’erba un fascio” sull’imprenditoria che ricor- re soltanto a forme di finanziamenti agevolati per implementare o avviare nuove iniziative, che mai come in que- sto momento storico sono una tra le pochissime modalità di impiego rima- ste, è sbagliato e superficiale, ma la consapevolezza di un impegno azien- dale pianificato ed economicamente perseguibile spesso si scontra con una cultura manageriale alquanto de- ficitaria (nella media) tra i proponenti. L’approccio di strategia aziendale che sfrutta le opportunità offerte dal- la finanza agevolata, per rafforzare ed implementare la propria attività è sicuramente corretta, sana e diffi- cilmente di breve durata (destinata a perdurare nel lungo periodo). L’ap- proccio all’imprenditoria perché c’è il contributo in c/capitale da parte del- lo stato, spesso si risolve in iniziative già destinate a morire che lasciano strascichi legali, fiscali e personali non di poco conto. Il compito del consulente che si in- terfaccia continuamente con le pro- poste imprenditoriali finalizzate alla redazione di business plan per opera- zioni straordinarie implica la capacità di demarcare queste due categorie di imprenditori, indirizzando la propria prestazione alla massimizzazione del risultato. D’altro canto però dobbiamo prende- re coscienza che in un contesto eco- nomico sempre più dinamico e com- petitivo (con poco supporto banca- rio), diventa di importanza fondamen- tale per tutte le imprese la capacità di poter reperire e gestire le risorse finanziarie in linea con l’evoluzione tecnologica e le esigenze dei mercati. La scelta delle migliori strategie fi- nanziarie rappresenta quindi una delle variabili che influenzano diretta- mente le performance economiche e reddituali delle imprese di qualsiasi dimensione. Tra gli strumenti finanziari a disposi- zione dell’impresa per far fronte alle esigenze sia di lungo che di breve periodo, assumono particolare va- lenza strategica le agevolazioni per le attività economiche previste dalle normative esistenti. Le autorità politi- che sono quindi soggetti “fornitori” di risorse finanziarie per l’impresa, ge- neralmente a condizioni più favorevoli rispetto al mercato, perché destinate a favorire o sviluppare determinati settori ritenuti prioritari, a controbi- lanciare le disparità esistenti a livello geografico o dimensionale, ad incre- mentare l’occupazione, ecc. La finanza agevolata può rappresen- tare, quindi, un importante strumento per le imprese che vogliono effettua- re investimenti sia materiali che im- materiali in vari ambiti: - dale: ottenimento di certificazioni di qualità, acquisto di macchinari, terre- ni o edifici, formazione del personale, incremento della sicurezza sul lavoro, aumento del risparmio energetico. - ne di studi di fattibilità, realizzazioni di dimostratori tecnologici o di proto- tipi industrializzabili. I vantaggi che è possibile ottenere attraverso la finanza agevolata sono svariati e variano in funzione di vari fattori, quali ad esempio le dimensioni Finanza agevolata, importante strumento per le imprese di Vincenzo Petracca Dottore commercialista Linking srl APPROFONDIMENTO
    • JEREMIE SICILIA PER INFORMAZIONI: REGIONE SICILIANA - - INSERTO SPECIALE
    • C - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - PRODOTTO IN SINTESI Beneficiari Le micro imprese, anche ditte individuali (comprese le Start up), con sede legale e/o unità produttiva nel territorio della Regione SICILIANA che rea- lizzano investimenti materiali ed immateriali, materie prime e scorte. CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO Come funziona L’agevolazione si concretizza in un finanziamento chirografario o ipo- tecario costituito da una quota regolata a tasso variabile parametrato all’Euribor 3 mesi e una quota regolata a tasso zero, grazie all’inter- vento del FEI. CONDIZIONI DEL FINANZIAMENTO Importo: Importo massimo 25mila euro. Durata: Fino a 72 mesi comprensivi del periodo di preammortamento che non può eccedere 1/3 della durata complessiva del finanziamento (durata inferiore in caso di finanziamento di solo circolante) Modalità di rimborso: Addebito in conto corrente Periodicità di rimborso: Trimestrale con scadenza trimestri solari Modalità di erogazione: In un’unica soluzione o a Stato d’avanza- mento lavori (max2) Tasso:
    • SEDI UNICREDIT PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE DISTRETTO INDIRIZZO COMUNE PROVINCIA DISTRETTO AGRIGENTO PIAZZALE ALDO MORO, 1 AGRIGENTO AGRIGENTO DISTRETTO CASTELTERMINI CORSO UMBERTO I, 11/13 CASTELTERMINI AGRIGENTO DISTRETTO FAVARA PIAZZA VESPRI, 4 FAVARA AGRIGENTO DISTRETTO LICATA CORSO UMBERTO, 102 LICATA AGRIGENTO DISTRETTO PORTO EMPEDOCLE VIA ROMA, 26/28 PORTO EMPEDOCLE AGRIGENTO DISTRETTO RAFFADALI VIA NAZIONALE, 127 RAFFADALI AGRIGENTO DISTRETTO RIBERA CORSO UMBERTO I, 44 RIBERA AGRIGENTO DISTRETTO SCIACCA PIAZZA MARIANO ROSSI, 24 SCIACCA AGRIGENTO DISTRETTO CALTANISSETTA CORSO UMBERTO I, 122 CALTANISSETTA CALTANISSETTA E ENNA DISTRETTO ENNA VIA ROMA, 367/369/371 ENNA CALTANISSETTA E ENNA DISTRETTO GELA CORSO VITTORIO EMANUELE, 257 GELA CALTANISSETTA E ENNA DISTRETTO MAZZARINO CORSO VITTORIO EMANUELE, 153 MAZZARINO CALTANISSETTA E ENNA DISTRETTO MUSSOMELI VIA PALERMO, 21 MUSSOMELI CALTANISSETTA E ENNA DISTRETTO NICOSIA PIAZZA GARIBALDI, 11/13 NICOSIA CALTANISSETTA E ENNA DISTRETTO PIAZZA ARMERINA PIAZZA BORIS GIULIANO, 5 PIAZZA ARMERINA CALTANISSETTA E ENNA DISTRETTO ACIREALE VIA RUGGERO SETTIMO, 6 ACIREALE CATANIA DISTRETTO ADRANO PIAZZA UMBERTO I,54 ADRANO CATANIA DISTRETTO BRONTE PIAZZA CASTIGLIONE, 3 BRONTE CATANIA DISTRETTO CATANIA CENTRO CORSO SICILIA, 8 CATANIA CATANIA DISTRETTO CATANIA CORSO SICILIA CORSO SICILIA, 36 ANG. VIA GIACOMO PUCCINI CATANIA CATANIA DISTRETTO CATANIA D’ANNUNZIO VIALE VITTORIO VENETO, 159 CATANIA CATANIA DISTRETTO CATANIA S.EUPLIO VIA S.EUPLIO, 9 CATANIA CATANIA DISTRETTO CATANIA VERGA PIAZZA G. VERGA, 43 CATANIA CATANIA DISTRETTO ETNA SUD VIA GRAMSCI, 29 GRAVINA DI CATANIA CATANIA DISTRETTO GIARRE PIAZZA MONSIGNORE BONADIES, 2 GIARRE CATANIA DISTRETTO MISTERBIANCO CORSO CARLO MARX, 3 (1° piano) MISTERBIANCO CATANIA DISTRETTO PATERNO’ VIA G.B. NICOLOSI, 74 PATERNO’ CATANIA DISTRETTO MESSINA CAIROLI PIAZZA CAIROLI, 46 MESSINA MESSINA DISTRETTO MESSINA GARIBALDI CORTINA DEL PORTO IS.3 - VIA GARIBALDI, 102 MESSINA MESSINA DISTRETTO MESSINA LIBERTÀ VIA LIBERTÀ, 209/211- IS.517 MESSINA MESSINA DISTRETTO TAORMINA VIA UMBERTO, 91 TAORMINA MESSINA DISTRETTO VILLAFRANCA TIRRENA VIA NAZIONALE, 97 VILLAFRANCA TIRRENA MESSINA DISTRETTO BARCELLONA POZZO DI GOTTO VIA ROMA, 86/88 BARCELLONA P. GOTTO MILAZZO E SANT’AGATA DI MILIT. DISTRETTO CAPO D’ORLANDO VIA VITTORIO VENETO, 50 CAPO D’ORLANDO MILAZZO E SANT’AGATA DI MILIT. DISTRETTO MILAZZO PIAZZA C. DUILIO, 1/3 MILAZZO MILAZZO E SANT’AGATA DI MILIT. DISTRETTO MISTRETTA VIA NAZIONALE, 27 MISTRETTA MILAZZO E SANT’AGATA DI MILIT. DISTRETTO PATTI PIAZZA MARIO SCIACCA, 10 PATTI MILAZZO E SANT’AGATA DI MILIT. DISTRETTO SANT’AGATA DI MILIT. VIA MEDICI, 128 SANT’AGATA DI MILIT. MILAZZO E SANT’AGATA DI MILIT. DISTRETTO PALERMO CORSO CALATAFIMI Via Roma 183 PALERMO PALERMO DISTRETTO PALERMO CORSO DEI MILLE CORSO TUKORY, 10 a PALERMO PALERMO DISTRETTO PARTINICO LARGO MODICA, 9 - ANGOLO CORSO DEI MILLE PARTINICO PALERMO PROVINCIA DISTRETTO SAN GIUSEPPE JATO VIA UMBERTO I, 377 ANG. VIA NUOVA SAN GIUSEPPE JATO PALERMO PROVINCIA DISTRETTO TERMINI IMERESE VIA FALCONE E BORSELLINO, 87 TERMINI IMERESE PALERMO PROVINCIA DISTRETTO VILLABATE CORSO VITTORIO EMANUELE, 342/344 VILLABATE PALERMO PROVINCIA DISTRETTO CALTAGIRONE PIAZZA UMBERTO I, 16/18 CALTAGIRONE RAGUSA DISTRETTO COMISO PIAZZA FONTE DIANA, 19 COMISO RAGUSA DISTRETTO MODICA VIALE MEDAGLIE D’ORO, 12/A MODICA RAGUSA DISTRETTO PALAGONIA VIA VITTORIO EMANUELE, 86 PALAGONIA RAGUSA DISTRETTO RAGUSA CORSO ITALIA CORSO ITALIA, 107 RAGUSA RAGUSA DISTRETTO RAGUSA VITTORIO VENETO CORSO VITTORIO VENETO, 819 RAGUSA RAGUSA DISTRETTO SCICLI PIAZZA ITALIA, 28 SCICLI RAGUSA DISTRETTO VITTORIA VIA R. CANCELLIERI, 25 VITTORIA RAGUSA DISTRETTO AUGUSTA VIA PRINCIPE UMBERTO, 60 AUGUSTA SIRACUSA DISTRETTO PALERMO DA VINCI VIA PACINOTTI, 16 PALERMO PALERMO DISTRETTO PALERMO DON BOSCO PIAZZA DON BOSCO, 5 PALERMO PALERMO DISTRETTO PALERMO E. ORLANDO PIAZZA VITTORIO E. ORLANDO, 5 PALERMO PALERMO DISTRETTO PALERMO LE CROCI VIA DELLA LIBERTÀ, 46 PALERMO PALERMO DISTRETTO PALERMO RUGGERO SETTIMO VIA RUGGERO SETTIMO, 26 PALERMO PALERMO DISTRETTO PALERMO UNITÀ D’ ITALIA PIAZZA UNITÀD’ITALIA, 16 PALERMO PALERMO DISTRETTO PALERMO VIA DELLA LIBERTÀ VIA DELLA LIBERTÀ, 46 PALERMO PALERMO DISTRETTO PALERMO VIA ROMA VIA ROMA, 183 PALERMO PALERMO DISTRETTO PALERMO VIALE STRASBURGO VIALE STRASBURGO, 562 PALERMO PALERMO DISTRETTO BAGHERIA CORSO UMBERTO I, 85 BAGHERIA PALERMO DISTRETTO CARINI VIA UMBERTO I, 52 CARINI PALERMO DISTRETTO CEFALU’ PIAZZA GARIBALDI, 2 CEFALU’ PALERMO DISTRETTO CORLEONE PIAZZA NASCÈ, 12 CORLEONE PALERMO DISTRETTO AVOLA VICO DOLFI, 8 ANGOLO VICO BELLINI AVOLA SIRACUSA DISTRETTO FLORIDIA VIA ARCHIMEDE, 88 FLORIDIA SIRACUSA DISTRETTO LENTINI PIAZZA RAFFAELLO, 5 LENTINI SIRACUSA DISTRETTO PACHINO VIA LINCOLN, 7/11 PACHINO SIRACUSA DISTRETTO SIRACUSA ARCHIMEDE PIAZZA ARCHIMEDE, 7 SIRACUSA SIRACUSA DISTRETTO SIRACUSA TISIA VIALE TISIA, 122 SIRACUSA SIRACUSA DISTRETTO ALCAMO PIAZZA CIULLO, 10 ALCAMO TRAPANI DISTRETTO CASTELLAMMARE DEL GOLFO C.SO GARIBALDI, 145 - ANG. VIA QUINT. SELLA C.MARE DEL GOLFO TRAPANI DISTRETTO MARSALA VIA XI MAGGIO, 91 MARSALA TRAPANI DISTRETTO MAZARA DEL VALLO PIAZZA MOKARTA, 7 MAZARA DEL VALLO TRAPANI DISTRETTO SALEMI VIA G. AMENDOLA, 112 SALEMI TRAPANI DISTRETTO TRAPANI GARIBALDI VIA GIUSEPPE GARIBALDI, 9 TRAPANI TRAPANI DISTRETTO TRAPANI MATTARELLA Corso Piersanti Mattarella 19/21 TRAPANI TRAPANI REQUISITI SOGGETTIVI E OGGETTIVI PER LA PARTECIPAZIONE - - - -
    • - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - …ma anche scorte di prodotto “La mia esperienza con Unicredit e Fondo JEREMIE è ad ottenere un finanziamento per un importo di 25mila euro per acquistare scorte di ma- Pozzo di Gotto, è legata al commercio all’ingrosso di prodotti per alimenti come conteni- tori, buste, carta e attrezzi vari. Sono riuscito ad ottenere il finanziamento suddiviso tra il 55% a carico della Unicredit e il restante 45% sul Fondo Jeremie. La restituzione dello stesso avviene a mesi alterni permettendomi così di lavorare meglio senza scadenze troppo vicine tra loro”. Un mutuo per ripartire... “Il mio impegno professionale è legato allo Studio di consulenza dati fiscali che gestisco - così Massimo Patti della Micale sas, studio di consulenza attivo a Santo Stefano di Camastra, che ci racconta la sua esperienza con il Fondo Jeremie per le imprese - eravamo già attivi dal 2005. Grazie ad Unicredit siamo riusciti ad effettuare la ristrutturazione edilizia del nuovo studio per poter lavorare meglio e integrare i servizi offerti ai miei utenti. Il prestito a cui ho avuto accesso è un mutuo per ristrutturazione su 48 mesi per un totale di 25mila euro. Il 45% dell’im- porto da restituire sarà a tasso 0 mentre la restante parte ad un tasso di mercato stan- dard. Inoltre, come da contratto, inizieremo a pagare la prima rata del mutuo alla 17ma mensilità. Per i primi sedici mesi infatti si va in pre-ammortamento. L’intera procedura per l’ottenimento del mutuo è stata semplice e in quattro mesi avevo già avuto l’esito”.
    • 274/2013 - BANCA&IMPRESA della società e la tipologia di incentivi a cui si accede. In generale la forma di agevolazione che è possibile ottenere può riguardare: - no generalmente erogati a fronte di investimenti per lo sviluppo dell’a- zienda. - buti erogati al fine di agevolare l’ac- cesso al credito bancario da parte delle società; tali contributi consento- no di ottenere finanziamenti bancari a tassi molto agevolati. - stinato a compensare le imposte do- vute all’erario. Non è oggetto di questo articolo il puro tecnicismo sulla finanza agevo- lata quanto una panoramica sulle for- me di finanza agevolata attualmente presenti in Italia e soprattutto le pro- spettive future. Attualmente, in una fase in cui i gran- di programmi comunitari si stanno esaurendo, essendo l’orizzonte tem- porale basato su 7 anni (2007-2013) sono pochi le misure agevolative operative che mettono a disposizione fondi per le imprese, concentrandosi principalmente sui temi delle Start up e dell’innovazione. Per l’avvio di nuove iniziative (a conte- nuto più o meno orientato alla R&S), oltre al bando recentemente chiuso sulle Start up innovative (che comun- que ha riscosso notevole successo con più di 350 domande presentate), finanziato dal Miur, vi è un decreto del 6 Marzo 2013 che stanzia 190 mi- lioni di euro per concedere aiuti per l’avvio di nuove imprese e per le Start up digitali e/o a contenuto tecnologi- co nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, con notevoli interventi in conto capi- tale ed in conto esercizio. Le classiche misure di autoimpiego e autoimprenditorialità gestite da In- vitalia, che attendono di essere rifi- nanziate, sono sempre strumenti utili per le Start up (non commerciali) nel mezzogiorno, a cui si affiancano altre misure a sportello per grandi progetti quali i “Contratti di Sviluppo” che si articolano in uno o più programmi di investimento di tipo industriale, turi- stico o commerciale, riguardanti la re- alizzazione di nuove unità produttive, ampliamenti, diversificazione della produzione e cambiamenti fondamen- tali del processo di produzione, fina- lizzate non soltanto alla crescita della singola impresa ma all’intero indotto territoriale. Altro strumento a volte poco cono- sciuto, ma di grande duttilità, rivolto a Start up ad altissimo contenuto inno- vativo, su cui intendo spendere alcune parole,ossia D.L.vo 297/99 fondo agevolazioni ricerca (f.a.r.) articolo 11 “progetti autonomamente presentati per attività di ricerca proposte da co- stituende società (spin off universita- ri)” Più che un vero e proprio bando, è una misura “a sportello”, dunque sempre aperta: chi ha un progetto lo presenta al ministero in qualsiasi mo- mento, il dossier viene esaminato e - se supera la valutazione - finanziato, senza bisogno di entrare in una gra- duatoria. È lo strumento di sostegno agli spin-off previsto dal decreto mini- steriale del Miur numero 593/2000, che attuando quanto previsto dal de- creto legislativo 297/1999 dal 2001 a oggi ha finanziato la creazione di 90 neoimprese, con 37,2 milioni di inve- stimenti diretti da parte del Miur e altri 33,8 a carico dei privati. Da allora la misura formalmente non si è mai chiu- sa, ma nelle settimane scorse il Miur ha deciso di stanziare altri 16 milioni, di fatto confermando questo strumen- to come uno dei più importanti per il trasferimento tecnologico in Italia. Soprattutto per chi opera in contesti pubblici, visto che i soggetti autorizzati a presentare la propria idea d’impresa sono professori e ricercatori universi- tari, personale dipendente di enti di ricerca, dottorandi e titolari di assegni di ricerca. È a loro che tocca firmare la richiesta che va consegnata al Miur insieme a un business plan quinquen- nale in cui va tracciato il percorso di sviluppo dell’impresa, dalle attività di ricerca a quelle sperimentali, fino al debutto sul mercato. Accanto agli aspiranti imprendito- ri, possono presentarsi le stesse università o enti di ricerca di prove- nienza, ma anche imprese, banche o fondi di investimento, perché l’idea è proprio quella di riunire, da subito, tutte le competenze necessarie a ga- rantire uno sviluppo virtuoso all’im- presa. Anzi, proprio la presenza di più partner è uno degli elementi che può contribuire positivamente alla valutazione del dossier, dal momento che tra gli obiettivi della misura c’è proprio quello di radunare ricercatori, finanziatori e imprenditori intorno a un’idea scientifica applicata, sottoli- neando che il traguardo resta comun- que un prodotto, processo o servizio industrializzabile e commerciabile dall’impresa di nuova costituzione. In pratica, il mercato. L’esperienza di questi primi dieci anni dimostra che lo strumento di per sé funziona, ma ha potenzialità ancora in parte da scoprire: il fondo perdu- to, la possibilità di finanziare fino a 500mila euro per intervento, l’eroga- zione del 50% del contributo in antici- po e senza la richiesta di garanzie da parte dei proponenti fanno di questo strumento uno dei più agili tra quelli a disposizione, come avvenuto nell’ulti- mo anno si riusciranno a contenere i tempi di istruttoria. Per quanto riguar- da i fondi erogati, in cima alla clas- sifica c’è la Lombardia (20,2 milioni di investimenti attivati, di cui la metà a carico del Miur), seguita da Lazio (10,4 milioni), Toscana (6,1), Emilia Romagna (5,5) e Campania (4,4), la Sicilia risulta tra le meno finanziate. APPROFONDIMENTO
    • 28 4/2013 - BANCA&IMPRESA Dando uno sguardo al futuro, ossia della nuova programmazione nazio- nale per l’icentivazione all’attività di impresa, il governo ha recepito le indicazioni pervenute dalla comunità Europea redigendo il documento «Ho- rizon 2020 Italia» che si articola in 132 pagine ricche di dati e tabelle. Punto di partenza è il ritardo che il vecchio continente (in generale) e l’Italia (in particolare) scontano sul piano della ricerca e sviluppo. Come dimostra l’indice Innovation union scoreboard della Commissione euro- pea, che misura la capacità innovati- va dei vari sistemi economici e posi- ziona l’Ue a 27 al quarto posto dietro a Stati Uniti, Giappone e Corea. Con alle sue spalle Cina e India pronte a superarla. Un piazzamento dovuto al trend negativo delle pubblicazioni scientifiche e del numero di brevetti. In questo contesto, già di per sé non esaltante, l’Italia si colloca nei bassi- fondi della graduatoria. Horizon 2020 Italia, il documento con cui il nostro paese traccia priorità e strategie di ricerca per i prossimi anni, è sostanzialmente questo: un metodo nuovo per definire priorità na- zionali e territoriali, per caratterizzare gli attori della ricerca e dell’ innovazio- ne e per valutare progressi e progetti. Un metodo che vuole combattere la crisi economica puntando su ricerca e innovazione, e che ha come scopo quello di ridurre la frammentazione e la duplicazione di cui soffre il siste- ma Europa. Passando alle azioni da mettere in campo nei prossimi sette anni il documento parte dalle propo- ste emerse dalla consultazione pub- blica, che è stata condotta dal Miur dall’11 ottobre al 16 novembre 2012 e a cui hanno partecipato circa 6mila cittadini e addetti ai lavori. Quattro le linee di intervento individuate, da collegare tra loro per produrre un ef- fetto positivo a cascata:favorire l’in- contro tra la domanda di ricerca e innovazione espressa dai cittadini, con l’offerta da parte di università e imprese; mettere a punto un metodo di programmazione che possa incre- mentare l’efficacia e l’efficienza degli investimenti su ricerca e innovazione; aumentare l’attrattività del sistema per una maggiore mobilità dei ricer- catori in entrata ed in uscita; intercet- tare quote crescenti di risorse euro- pee. Da qui l’auspicio del ministero ad avviare da subito - e in vista della programmazione Ue 2014/2020 - un «ciclo virtuoso» che parta da scuole e università e arrivi a individuare la domanda di innovazione proveniente dai cittadini così da orientare l’offer- ta attraverso i bandi e i programmi. E dall’incontro tra domanda e offerta - è la speranza del Miur - arriveranno ricadute economiche e sociali posi- tive per tutti. Nella convinzione che una buona programmazione produca un aumento del 50% delle risorse a disposizione e inneschi così un ciclo virtuoso ed un effetto moltiplicatore. Ma quello di Horizon 2020 Italia non è il solo strumento con cui il governo intende rilanciare la ricerca, semplifi- carne la partecipazione e far incon- trare cittadini, imprese e innovazione. Sempre oggi, infatti, è stato presenta- to ResearchItaly, il nuovo portale bi- lingue (inglese e italiano) sviluppato dal consorzio Cineca per promuovere la ricerca italiana di eccellenza. Un sito rivolto al pubblico più diverso e organizzato per questo in sezioni dif- ferenti: conoscere (rivolto a tutti i cit- tadini), innovare (pensato per i siste- ma produttivo e quindi per promuo- verne il coinvolgimento nella ricerca), esplorare (per le scuole) e fare, una sezione dedicata a chi fa ricerca che fa da aggregatore per opportunità di ricerca, lavoro, finanziamento e colla- borazione. Restano molteplici le misure attuali e future in grado di incentivare l’attività d’impresa attraverso le varie forme di intervento pubblico, bisogna avere un supporto corretto e professionale per lo scouting del quadro comunita- rio, nazionale e regionale, e che sia in grado di seguire l’imprenditore sulle tematiche riguardanti la pianificazio- ne dell’idea imprenditoriale, la pro- grammazione economico-finanziaria e la presentazione dell’iniziativa, al fine di massimizzare il risultato ottenibile con l’accesso a queste misure. Vincenzo Petracca Commercialista e Direttore Amministrativo Linking s.r.l.Attraverso una fitta rete di relazioni imprendi- toriali e una combinazione di professionalità acquisite nel marketing, nell’organizzazione aziendale e nella strategia d’impresa, Linking è capace di supportare efficacemente i propri clienti nei progetti di governance e di change management, con un approccio multi-disciplinare integrato che si con- cretizza in un processo logico, strutturato e continuo. Nel settore della Finanza Agevolata europea, nazionale e regionale, Linking attraverso i suoi consolidati rapporti di partenariato, si pone come società leader in Italia nell’area della Consulenza agevolata e strutturata. Gli interventi al fianco dei clienti vengono strutturati per accedere ad investimenti infrastrutturali (come ad esempio Contratti di Sviluppo), a complessi progetti di ricerca e innovazione (sia a livello nazionale che regionale), o a programmi di internazionalizzazione. Più recentemente, in funzione della profonda trasformazione che si sta attuando nel mondo della finanza, la Società si è attivata per assistere i propri clienti anche in merito ad eventuali Partecipazioni Temporanee di Minoranza e alla Finanza Straordinaria. APPROFONDIMENTO
    • 30 4/2013 - BANCA&IMPRESA A lcune recenti inchieste giornalistiche hanno ripor- tato all’attenzione dell’o- pinione pubblica diversi scandali di natura finanziaria che hanno ad oggetto, fondamentalmente, la creazione dei cosiddetti “fon- di neri”. I “casi” relativi alla cre- azione dei fondi neri stanno ad indicare, genericamente, una condotta illecita per consentire a soggetti che intervengono a vario titolo negli interessi azien- dali di entrare in possesso di disponibilità finanziarie al fine di consentire agli stessi l’utilizzo di tali disponibilità per il raggiungi- mento di scopi di natura illegale. La creazione dei “fondi neri” è uno degli strumenti utilizzati per favorire fenomeni corruttivi, di riciclaggio e di evasione fiscale. L’opportunità di attingere a tali disponibilità occulte consente ai soggetti, che spesso ricoprono posizioni apicali all’interno degli organigrammi aziendali, di rea- lizzare condotte illecite per com- pire turbative di aste pubbliche, di gare private e di attività di rici- claggio, con effetti spesso dirom- penti sulla libera concorrenza dei mercati. Ma che cosa significa creare un “fondo nero”? Tecnicamente un fondo nero si crea per costituire delle “riserve occulte di liquidità monetarie”: le stesse rappresen- tano accantonamenti di tipo pa- trimoniale che non trovano, natu- ralmente, espressione esplicita all’interno del sistema contabile aziendale. Tali riserve, nella mag- gior parte dei casi, sfuggono al controllo e pertanto possono es- sere utilizzate per agevolare fe- nomeni di tipo corruttivo. La tecnica contabile consente di creare tali disponibilità illecite ri- correndo, fondamentalmente, a manipolazioni sulle transazioni aziendali. Per semplicità, si cita l’esempio di un soggetto che, al fine di creare un fondo nero dispone un bonifico per il paga- mento di una fattura su un conto corrente di un altro soggetto giu- stificando lo stesso sulla base di una fattura o altro documento ri- cevuto per un importo superiore rispetto al valore della prestazio- ne di beni e/o di servizi ricevu- ti. Uno schema utilizzato per la creazione di fondi neri, nell’am- bito di un gruppo Societario è lo schema “Raptor”. Con tale schema attraverso la Società B, il Soggetto controllante, simulan- do la vendita dal Soggetto A, tra- ferisce ricchezza (liquidità) alla Società Raptor. In questo esem- pio si sono creati 2 milioni di euro di fondi neri che rimarranno nella disponibilità della Società Raptor. La creazione di un “fondo nero”, però, non deve necessariamente avvenire al di fuori della “contabi- lità aziendale”. Esistono altri ar- tifizi di natura contabile che per- mettono di allocare disponibilità liquide extra - bilancio. Tali voci contabili possono rientrare nel bilancio della società sotto false voci. Altri esempi di creazione di fondi neri possono essere, per esempio: inesistenti: false fatturazioni, so- vrafatturazioni o creazione di co- sti inesistenti; onerose: consulenze tecniche e professionali che eccedono (di molto) il loro valore di mercato, spese pubblicitarie “gonfiate”; “ad hoc” pensate per aggirare la normativa civilistica e fiscale dello Stato, come per esempio le Creazione fondi neri, facciamo il punto sulla tecnica contabile di Michelangelo Calì e Giuseppe Gerbino CONSULENZA
    • 314/2013 - BANCA&IMPRESA assunzioni fittizie di personale, le finte gare di appalto, il pagamen- to di licenze e di concessioni con valori di avviamento significativi. L’iter del fondo nero è legato a tre sostanziali passaggi, tutti con- nessi tra di loro: il primo aspetto riguarda la CREAZIONE del fondo, il secondo attiene la GESTIONE, mentre il terzo aspetto riguarda la sua UTILIZZAZIONE. La creazione, come detto, riguar- da tutte quelle attività (illecite) che permettono di allocare (o accultare) al di fuori della conta- bilità le risorse finanziarie, (come per esempio l’emissione di fat- ture false oppure le sovrafattu- razioni, le operazioni finanziarie fittizie, etc.). La creazione di tali fondi però comporta la realizza- zione di molteplici reati di na- tura penale: il falso in bilancio, la violazione della legge penale tributaria e la violazione delle norme amministrative e penali sul divieto di riciclaggio. A pro- posito del falso in bilancio, solo per completezza, si ricorda che la disciplina prevista in materia introduce alcune soglie quantita- tive di “tollerabilità”. Tali soglie permettono di non considerare punibili alcune fatti- specie di reato quando le stes- se non superano alcune soglie quantitative di occultamento. Le soglie sono grandezze variabili, legate ad indicatori di tipo econo- mico e patrimoniale. Vale la pena osservare che, nella maggioran- za dei casi, le soglie identificate non consentono di farvi rientrare molte delle fattispecie di reato re- lative alle creazione di fondi neri finanziari. Molto spesso la rea- lizzazione di tale condotta nelle creazione dei fondi neri necessi- ta della partecipazione consape- vole di soggetti terzi, esterni alla società, che assumono la figura di “intermediari” nella realizza- zione di tale fattispecie illecita. Il terzo soggetto può essere un pri- vato, c.d. intermediario in senso stretto, oppure una società crea- ta appositamente per “allocare” - spesso avente una residenza estera - disponibilità finanziarie alle quali attingere senza sot- tostare ad alcun controllo. Ciò, naturalmente, per “giustificare” contabilmente un’uscita finanzia- ria verso un soggetto “esterno” che pone in essere, solamente sulla “carta”, rapporti commer- ciali e/o finanziari con la stessa per consentire il pagamento del- la relativa prestazione. La fase della gestione del fon- do espone il soggetto che ne ha permesso la creazione alla ne- cessità di allocare tale disponibi- lità presso un circuito finanziario che non debba subire controlli da parte delle Autorità Governa- tive. I Paesi all’interno dei quali si possono creare tali disponibili- tà finanziarie senza dover subire controlli da parte delle autorità si chiamano paesi “black list”, ad indicare quelle nazioni che non consentono all’autorità (sia essa giudiziaria e/o di controllo) di disporre verifiche in merito alla legale costituzione di tali risorse finanziarie. La terza fase è quel- la della utilizzazione del fondo. Prima di procedere all’utilizzo del fondo e di consentire al sog- getto che lo ha creato di poterne disporre, è necessario “pulire” il fondo nero attraverso la realizza- zione di operazioni economiche complesse, anche fittizie, che consentano di riqualificare le di- sponibilità economiche illecita- mente create, trasformandole da illecite a lecite. Questo aspetto spiega, tra l’altro, la circostanza secondo la quale alcune attività commerciali mantengono po- sizioni di mercato producendo e/o vendendo per molto tempo prodotti “sottocosto”. In questo caso l’interesse della società in- termediaria, quella creata per la “pulizia” del fondo, non è quello di produrre valore aggiunto con- frontandosi con una concorrenza sana ma è quello di rientrare in possesso, attraverso un mecca- nismo lecito, di risorse finanzia- rie “legali”, ottenute a seguito della vendita dei prodotti “sotto- costo” acquisiti attraverso l’im- piego di capitali costruiti illecita- mente. Questo potrebbe spiega- re il proliferare di alcune attività economiche che sembrerebbero non soddisfare, anche effettuan- do gli opportuni approfondimenti del caso, “alcun bisogno del con- sumatore”. È evidente che tale situazione, oltre che a costituire una condotta fraudolenta ed il- lecita, altera il sistema concor- renziale e di impresa, mutando i valori della correttezza profes- sionale ed i principi di una sana competizione aziendale. Gli elementi delineati in prece- denza assumono rilevanza nella costruzione di condizioni di “con- testo” utili a consentire ad un sistema economico di funzionare in modo regolare. La creazione di fondi neri, oltre che a costi- tuire un illecito penale, assume anche un particolare valore nel- la determinazione di condizioni concorrenziali che possano con- sentire al sistema economico di svilupparsi virtuosamente e che incidono, negativamente, soprat- tutto nei confronti delle imprese “legali”. La rilevanza penale delle condot- te delle quali ci si è fin qui oc- cupati evidenzia un aspetto par- CONSULENZA
    • 32 4/2013 - BANCA&IMPRESA ticolarmente suggestivo ove si passi ad analizzare le fattispecie astratte che prevedono e puni- scono il reato di falso in bilancio, come sopra si è avuto modo di dire. L’analisi dell’istituto richiede una attenzione e uno spazio che que- sto articolo ha già quasi per inte- ro esaurito (ciò non toglie che ci possa essere una futura e diver- sa occasione su queste colonne per sviluppare più compiutamen- te l’argomento). Quel che qui preme sottolinea- re è che la condotta di chi alte- ri la veridicità e la genuinità dei documenti societari appare a chi scrive di eccezionale gravità, giacché finisce soprattutto col carpire la buona fede e la fiducia di coloro che tale fiducia hanno enormemente riposto affidando a terzi la sostanziale e formale gestione delle proprie risorse economiche. Si configura un vero e proprio “tradimento”, una vera e propria volgare ruberia, concre- tizzata con strumenti raffinati e subdoli da soggetti che definire “white collars” risulta persino imbarazzante. Il socio che diviene vittima di si- mili reati potrebbe in teoria non accorgersi mai che qualcuno gli ha sfilato il danaro dalla tasca, sotto il suo naso e persino con il suo preventivo ancorché incon- sapevole assenso. Appare questa una condotta - fra quelle che una medesima azione od omissione di tal fatta posso- no porre in essere - la più odiosa e disdicevole. Modifiche legislative che non è questa la sede per commenta- re hanno però ormai da qualche tempo limitato la capacità del giudice penale di intervenire per punire tali fattispecie che sono ri- maste gravissime solo ed esclu- sivamente nel giudizio morale, peraltro non unanime. Infatti le modifiche apportate alla disciplina sulla materia hanno enormemente circoscritto l’area di intervento penale, al punto tale che la regola generale pre- vede la punibilità ad iniziativa di parte, residuando la procedibilità di ufficio solo per situazioni og- gettive di particolare consistenza e rilevanza. Un vivace dibattito permea le te- matiche di cui abbiamo sopra di- scettato, un dibattito attuale ten- dente ad un inasprimento della capacità punitiva della disciplina in materia al fine di dare nuova dignità ad un’arma che - in questi termini - appare spuntata e inef- ficace. GIUSEPPE GERBINO È nato a Palermo il 14.02.1964. Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza col massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Palermo, discutendo una tesi su “Aspetti attuali delle imprese pubbliche”. Dal 1989 è iscritto all’Ordine degli Avvocati di Palermo. Dopo essersi formato ed aver collaborato con uno dei più prestigiosi studi legali della città, svolge oggi nel Foro di Palermo - alla guida di una struttura propria - la professione di avvocato, con trattazione esclusiva della materia penale. Dal 2003 è abilitato al patrocinio avanti la Corte Suprema di Cassazione e avanti le Magistrature Superiori. Dal 1995 è socio del Rotary Club Palermo Est (distretto 2110° Italia-Malta); Presidente per l’anno rotariano 2014/15. Nel 1986 è stato presidente del Rotaract Club Palermo Est. Nel 1985 ha conseguito l’attestato di partecipazione e profitto al RYLA (Rotary Youth Leadership Award), tenutosi presso l’ISIDA di Palermo sotto gli auspici del 211° Distretto del Rotary International. Dal 2003 è Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Ha collaborato con una propria periodica rubrica con il quotidiano “Milano Finanza”. È segretario regionale per la Sicilia della Associazione Italiana Avvocati d’Impresa. Appartiene alla associazione LinkLead. MICHELANGELO CALÌ Michelangelo Calì è dottore commercialista e revisore dei conti. Ha conseguito il “Master in am- ministrazione aziendale” presso la “Fondazione CUOA - Business School” nel 1996. All’interno della sessione formativa della scuola ha partecipato alla selezione finale per la predisposizione del miglior business plan. Dal 1998 al 2004 ha lavorato per “BMW Group Italy”, con il quale ha anche acquisito il titolo di “competence owner bmw”, maturando esperienze in “Credit Analysis” e “Business Management”. È stato consulente di direzione per “Ferrari”, “Maserati” e “Citroen Italia”, occupandosi della progettazione di sistemi di controllo di gestione per la Rete dei con- cessionari auto. Attualmente è consulente di diverse aziende concessionarie del “BMW Group” e si occupa di Business Management e di revisione legale dei conti. Esercita la libera professio- ne a Palermo ed è Presidente e socio fondatore di “LKL - Link Lead” associazione professionale. CONSULENZA
    • 334/2013 - BANCA&IMPRESA U n volta gli studiosi di diritto tributario affermavano che l’imposta “regina” fosse l’imposta di registro. Con l’introdu- zione della normativa IVA tale pre- rogativa fu riconosciuta più compiu- tamente all’imposta sul valore ag- giunto. La “frode carosello” si inse- risce nel complicato “mondo” della normativa IVA ed, in particolare, si manifesta nell’articolato mondo del regime IVA che regola le transazioni all’interno degli Stati che fanno par- te dell’Unione Europea, tra soggetti d’imposta appartenenti a stati diver- si. La matrice della frode carosello, infatti, sorge quando le transazioni tra soggetti appartenenti all’Unio- ne Europea (IVA Intracomunitaria) possono essere effettuate senza il versamento dell’IVA allo Stato di re- sidenza. L’IVA diviene esigibile solo nelle successive vendite effettuate in territorio nazionali. Ma di cosa si tratta precisamente? Le frodi “carosello” abusano dell’e- senzione IVA nelle transazioni in- tracomunitarie e si realizzano in- terponendo, in ogni transazione economica, dei soggetti che hanno la funzione di “cartiere”, ovvero soggetti senza operatività economi- ca e pertanto non attivi, creati con lo scopo di emettere fatture (ecco perché “cartiera”). L’emissione di queste fatture trasferisce alla “cartiera” tutti gli obblighi di ver- samento delle imposte all’Erario. Ovviamente il gioco consiste nel fat- to che la “cartiera” non assolverà mai ai suoi obblighi di versamento dell’iva derivante dalla vendita dei beni oggetto della transazione. La “cartiera”, infatti, è un soggetto che deve rimanere sconosciuto al fisco e, solitamente, ha una vita azienda- le limitata nel tempo ed è priva di organizzazione. La “cartiera” limita la sua attività all’acquisto dei beni da soggetti passivi residenti nei Paesi Europei, differenti dal proprio, per poi riven- derli successivamente al cliente residente nel proprio territorio na- zionale. Normalmente la “cartiera” intrattiene rapporti commerciali con un solo cliente e/o fornitore. Per aiutare a comprendere lo sche- ma carosello si veda l’esempio ed il grafico sotto riportato. Analizzando nei dettagli la transa- zione, citata nell’esempio prece- dente, “Alfa” farà cassa per 1.000 euro. L’incasso di tale partita finan- ziaria deriverà dai versamenti che le farà “Cartiera” che, a sua volta, ha incassato da “Beta” l’imponibile + l’IVA. “Cartiera” tratterrà una som- ma di 28,5 euro per i suoi “costi”. Stampare ha sempre dei costi! Nei dettagli “Alfa” potrebbe vendere direttamente a “Beta”, tuttavia an- teponendo “Cartiera” ottiene come principale vantaggio, a danno dell’e- rario, quello di aumentare il suo livello di competitività. Infatti, seb- bene incassa la somma prevista, “Cartiera” non verserà mai all’E- rario la parte finanziaria dell’IVA. “Beta” compra, quindi, ad un prezzo altamente vantaggioso in quanto paga un imponibile di soli 850 euro. Tale meccanismo, attraverso l’eva- sione dell’IVA, consente di abbas- sare fortemente i prezzi finali gene- rando così ingenti profitti illeciti e violando, in tal modo, le norme sulla La frode Carosello di Domenico Merlino terza parte CONSULENZA I settori nei quali si sono registrati i casi più significativi di frode Carosello sono quelli della vendita di automobili, della Telecomunicazioni e delle apparecchiature elettroniche
    • 34 4/2013 - BANCA&IMPRESA concorrenza tra imprese nazionali ed estere. Quando lo schema carosello viene attivato lo stesso farà più giri, con- figurando naturalmente anche una certa “ciclicità”. La denominazione “carosello” deriva proprio da tale caratteristica. Pertanto le operazio- ni saranno molteplici, spesso coin- volgendo più Società, anche se con lo stesso obiettivo. I settori dell’economia all’interno dei quali si sono registrati i casi più significativi di frode Carosello sono quelli relativi alle vendita di automo- bili, della Telecomunicazioni e delle apparecchiature elettroniche. In ge- nerale, la frode Carosello trova ap- plicazione sia nella fornitura di beni che nella fornitura di servizi. In ter- mini potenziali, si pensi al caso di un importatore Europeo che compra dalla Cina e rivende a società Car- tiere in altri paesi. È evidente che la combinazione tra acquisto da paesi a bassi costi produttivi e frode Ca- rosello possa di fatto devastare la concorrenza tra imprese. Gli organi di controllo pubblico, pri- ma tra tutte l’Agenzia delle Entrate, pongono in essere dei controlli a carattere preventivo. Tali controlli preventivi, solitamente, riguardano i soggetti economici, imprese e/o ditte individuali titolari di posizioni “iva” che “aprono” e “chiudono” frequentemente partite IVA, oppure pur in assenza di redditi dichiara- ti e di imposte chiedono rimborsi IVA. Tuttavia non è sempre facile scoprire un sistema di frode Caro- sello. Oltre a quanto in precedenza accennato, vi sono alcuni indicatori distintivi che caratterizzano la fro- de Carosello, quali: 1) separazio- ne tra flussi finanziari e flussi fisici (spesso in questo schema di frode la consegna dei beni non avviene); 2) assenza di rischio di credito (gli incassi per la vendita dei beni di solito avviene prima della stessa fornitura); 3) alti volumi transattivi o alti valori dei singoli beni; 4) rapi- dità per la chiusura ed esecuzione delle forniture. È da chiedersi naturalmente se “Beta”, “acquirente” del bene nel- lo schema di frode, ha diritto a de- trarre l’IVA versata a “Cartiera”? In linea di principio “Beta” ha diritto a richiedere il rimborso dell’IVA poi- ché realizza la fattispecie che ne configura la detraibilità. In altre parole la detraibilità dell’im- posta dovrebbe essere possibile se “Beta” non è un soggetto che partecipa consapevolmente allo schema di frode. Anzi, potrebbe essere proprio questo l’elemento “immateriale” per consentire la de- traibilità dell’imposta. “Simulare” di non aver capito di essere attori consapevoli di uno schema di frode e, quindi, esercitare il diritto alla de- trazione. La fattispecie cambia se vi è, invece, piena consapevolezza che si sta acquistando a prezzi pa- lesemente sotto mercato. DOMENICO MERLINO Socio Fondatore Associazione Link Lead. Dottore Commercialista e Revisore Legale. Laurea in Economia e Commercio con lode, Università di Palermo. Partecipa come relatore a convegni e cor- si di formazione specialistici tenuti presso le Facoltà di Economia di Catania e Messina e presso l’Ordine dei Commercialisti ed esperti contabili di Palermo. Ha volto attività di docenza in materia di Auditing in vari Master di specializzazione organizzati dall’Università di Catania, di Palermo ed Enna e presso la LUISS di Roma. È stato membro della commissione principi contabili nazionali ed internazionali e principi di comportamento del collegio sindacale istituita dall’ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Palermo. Attualmente ricopre la carica di Senior Manager di PwC ed è responsabile della direzione ed esecuzione di lavori di revisione di gruppi Nazionali ed Internazionali quotati in borsa e/o di grandi dimensioni. È Dirigente dell’ufficio PwC di Catania. CONSULENZA
    • 354/2013 - BANCA&IMPRESA È nato a Roma il nuovo Comi- tato territoriale Centro Sud del Banco Popolare. Presi- dente è stato nominato l’avvocato messinese Sergio Marullo di Con- dojanni, giovane docente di Diritto privato all’Università di Chieti-Pe- scara. Vicepresidenti sono invece stati designati Gaetano Granozzi, un avvocato catanese (in rappre- sentanza del territorio di Trinacria, dove il Banco Popolare è massic- ciamente presente con 119 filia- li e un brand dedicato, quello di Banco Popolare Siciliano) e Mas- simo Sommella, dottore commer- cialista di Napoli. Nella pratica, il Comitato ha fun- zioni consultive e propositive ine- renti la sua zona di competenza per quanto concerne le politiche del credito, ma pure investimenti e sponsorizzazioni. La nascita del nuovo Comitato territoriale Centro Sud è certo in linea con la volontà del Banco Po- polare di far sentire il più possibi- le alle imprese, ma anche alle fa- miglie, il proprio sostegno tramite specifiche strutture di prossimità. Oltre che da Marullo di Condojan- ni, Granozzi e Sommella, il Comi- tato è costituito, da Livio Gualerzi (Roma, dirigente per la Gestione delle risorse finanziarie e respon- sabile Progetti speciali per la Cei), Pasquale Lampugnale (Beneven- to, imprenditore siderurgico, edi- le e immobiliare presidente Gio- vani industriali), Antonio Liguori (Roma, direttore generale Ammini- strazione finanza e marketing del Teatro dell’Opera), David Morganti (Roma, avvocato), Pietro Reichlin (Roma, professore ordinario di Economia alla Luiss). Alla riunione di insediamento, svoltasi a meta maggio, hanno partecipato sia il presidente del Comitato territoriale della Divi- sione Banca Popolare di Novara, Franco Zanetta, che il vice presi- dente del Banco Popolare, Mauri- zio Comoli, che hanno evidenziato i valori sociali ed economici che caratterizzano l’istituto popolare nello scenario bancario nazionale, ma anche nella relazione con e fra i propri azionisti. In Italia il Banco Popolare è tra i primi cinque istituti bancari, con circa 2 mila sportelli, 230 mila soci (per le assemblee è stato talvolta necessario affittare un palazzetto dello sport) e quasi 19 mila dipendenti. La Direzione Cen- tro Sud del Banco Popolare, guida- ta da Francesco Minotti, è parte di Carlo Lo Re Banco popolare, nasce il Comitato territoriale Centro Sud della Divisione Banca Popolare di Novara, diretta a sua volta da Alberto Mauro, e nell’area centro meridionale del Paese è presente in maniera assolutamente consi- stente con oltre 120 filiali (con il marchio Banca Popolare di Nova- ra) e 119 in Sicilia (con il marchio Banco Popolare Siciliano). «Dopo la nascita della Direzione territoriale Centro-Sud e il lancio del Banco Popolare siciliano» ha dichiarato Francesco Minotti, re- sponsabile della Direzione Ban- co Popolare Centro Sud, «la cre- azione del Comitato territoriale Centro Sud è un ulteriore passo di avvicinamento al territorio nel nel solco della grande tradizione cooperativistica del Banco Popo- lare, della quale siamo particolar- mente fieri.» Minotti ha ricordato a Banca&Impresa come, ad esem- pio, il Bps nell’Isola «a fronte di 2 miliardi di euro di raccolta ne impieghi circa 2. Praticamente la quasi totalità della raccolta, che ci teniamo rimanga in loco, che venga quindi redistribuita sul ter- ritorio stesso. Perché la nostra mission, come banca popolare, è sostenere le famiglie e le aziende in una logica di prossimità. Par- ticolare attenzione la riserviamo alle imprese giovani e innovative, visto che negli ultimi tempi si è molto parlato di Start up e della necessità che il sistema creditizio le aiuti a realizzarsi». Francesco Minotti ATTUALITÀ
    • Nel prossimo numero mensile del sistema economico e dell’intermediazione finanziaria SICILIA mensile del sistema economico e dell’intermediazione finanziaria Numero monotematico “Speciale recupero crediti” Normativa europea crediti Manuale contro insoluti Cartolarizzazioni non perdere un anno di notizie abbonati Utilizza il bollettino all’interno oppure invia una e-mail a: info@bancaimpresa.info
    • 374/2013 - BANCA&IMPRESA I l settore agroalimetare sicilia- no può competere con sicurez- za a livello nazionale e, soprat- tutto, internazionale grazie alle caratteristiche delle sue aziende, per tipicità dei prodotti e qualità degli stessi, alcune volte anche dell’unicità. Partendo da questa considerazio- ne, e grazie alle attività svolte e ai rapporti consolidati nel corso de- gli ultimi cinque anni nei paesi ex Jugoslavia, Est Europa dal team di consulenti che fanno capo alla FGM Consulting, è nato il progetto Agro Beo, progetto finalizzato alla diffusione della cultura culinaria della regione e alla commercializ- zazione dei prodotti del settore. Abbiamo avuto già modo di parla- re del progetto in precedenti occa- sioni, ma lo sviluppo notevole che lo stesso ha assunto negli ultimi mesi e le prospettive che ciò com- porta per le aziende siciliane dello specifico comparto ci impongono di ripresentare l’iniziativa affinché la stessa abbia la maggiore diffu- sione possibile e tutte le aziende interessate possano, se vogliono, partecipare alla stessa. Il progetto è stato inizialmente strutturato in due sottoprogetti, tra loro connessi e sinergici, sep- pur singolarmente autonomi sul piano operativo e reddituale. Il primo dei due sottoprogetti, denominato “Osteria Italia” pre- vede l’apertura di punti di risto- razione con cucina siciliana/ita- liana e con l’utilizzo massiccio di prodotti delle aziende aderenti al progetto. Dopo una prima fase di sperimentazione e grazie all’in- teresse riscontrato sul territorio anche da parte di operatori locali l’iniziativa è stata rivista sia sul piano del “format” (operativo, organizzativo e strutturale) sia sul piano della programmazione. Cosi dall’iniziale punto di risto- razione localizzato a Belgrado e già in fase di ristrutturazione, nato come “pilota” per sviluppi successivi e situato nella zona pedonale centrale nel corso dei primi 18 mesi, è prevista l’aper- di Franco Giacomo Mazzeo Consulente aziendale FGM Consulting infofgm@libero.it Progetto Agro Beo: ristorazione e distribuzione prodotti agroalimentari paesi ex Jugoslavia - Est Europa IMPRESE tura di altri 5 punti, di cui un se- condo a Belgrado, e a Novisad (zona franca ad alto insediamen- to industriale con presenza di aziende europee e grande potere di spesa pro capite), un altro a Kragujevac (città ove ha sede lo stabilimento FIAT e il nuovo sta- bilimento Marelli, con circa 350 famiglie di italiani residenti e oltre 600 pendolari italiani setti- manali), uno a Banja Luka (capi- tale della Bosnia Erzegovina), e uno in Montenegro. Ogni punto ristorazione avrà an- nesso uno shop per la vendita dei prodotti agroalimentari delle aziende aderenti al progetto a brand “Sapori del Sole”. Le proiezione a 5 anni prevede l’apertura di circa 50 punti risto- razione, sempre a brand, diffusi in tutti i paesi ex Jugoslavia e con una certa attenzione alla Russia, paese in cui sono stati già avvia- ti contatti specifici con operatori locali. Il secondo sottoprogetto, deno- minato “Sapori del Sole” prevede l’apertura di negozi/shop in shop per la vendita di prodotti delle aziende aderenti al progetto. Que- sti esercizi saranno localizzati (ol- tre che, come detto, presso i pun- ti ristorazione) sia presso alcuni ipermercati della GDO - selezio- nati in termini di potenzialità/af- flusso di pubblico/localizzazione) - sia presso alcuni centri commer- ciali, con una gestione commer- ciale diretta. Nei primi 24 mesi, anche sulla base degli accordi già definiti, i punti vendita extra ristorazione previsti sono 30, a regime, ossia nei prossimi 3/5 anni l’obiettivo
    • 38 4/2013 - BANCA&IMPRESA IMPRESE è quello di arrivare a 150/200 lo- cation. In termini di partecipazione delle aziende siciliane del comparto agroalimentare, ad oggi, sono cir- ca 40 le aziende già disponibili, a regime si prevede la presenza e il convolgimento di oltre 150/200 aziende. Come se ciò non bastasse il lavo- ro del team di progetto e i rapporti consolidati, come detto, sul terri- torio, hanno consentito al proget- to di fare un “balzo in avanti” no- tevole. Di questi giorni, infatti, la definizione di accordi specifici, già da tempo avviati, con le maggiori catene della GDO locale (Delta, IDEA, Mercator, Metro, solo per citarne alcuni) e con un paio di di- stributori in ambito HO.RE.CA. Ciò consentirà nei prossimi tre mesi, ad un numero maggiore di azien- de della nostra regione, e non solo, di distribuire i loro prodotti in paesi in cui il “made in Italy” a tutti i livelli, anche dal punto di vista culinario, è molto apprezza- to ma che rappresentano ancora territori poco conosciuti per le im- prese siciliane. La Sicilia, inoltre, può vantare in quei paesi un’im- magine diversa da quella che ge- neralmente ha in molti altri paesi esteri: porta con sè, infatti, una immagine di solarità e di mediter- raneità. Solo per fare qualche esempio le richieste che iniziano a pervenire da una parte della GDO sono di 3/5 milioni di scatolette di tonno, 1,5 milioni di bottiglie d’olio, 2 mi- lioni di bottiglie di vino, oltre a pe- sce, pasta, conserve, sughi, dolci, limoni, arance, frutta e fresco in generale. A proposito di dolci, sempre e solo a titolo di esempio, da un test di degustazione di un paio di nostre specialità (torta setteve- li e torta al pistacchio) condotto presso due piccole catene di ri- storazione locale di Belgrado (in totale circa 10 punti) è venuta fuori una richiesta di 2.800 torte al mese. Il ché ha indotto il team di progetto a ripensare alla logica di distribuzione per questo spe- cifico settore (dolci e gelati) per cui sono stati avviati contatti con aziende del settore della nostra regione per definire termini e mo- dalità relative alla realizzazione di due “laboratori” di produzione in loco, onde soddisfare in maniera diretta, bypassando problemi di spedizione, distribuzione e con- servazione dei prodotti. Naturalmente il management preposto (cuochi, organizzatori, direttori, maestri di pasticceria e gelateria) sarà tutto composto da personale siciliano, che a sua volta si avvarrà di personale loca- le direttamente e specificatamen- te formato. Fin qui il progetto “Agro Beo”. Ma molto c’è da fare, anche in altri settori (quali, solo per citar- ne alcuni, infrastrutture, restauri, costruzioni civili, energie alterna- tive, produzione settore legno, abbigliamento, produzione agrico- la, formazione specialistica) per i quali viene richiesta collabora- zione - soprattutto in termini di supporto, cooperazione e trasfe- rimento know how - il tutto finaliz- zato soprattutto alla crescita del locale tessuto imprenditoriale. In quest’ottica le aziende della nostra regione generalmente in- tese, anche se di dimensioni non notevoli, possono sicuramente giocare un ruolo primario, se ben organizzate e dirette. Consapevole di ciò e sulla scorta dei rapporti, come detto, da anni consolidati sul territorio, la FGM Consulting è stata oggetto di spe- cifiche richieste da parte del go- verno serbo. Nelle prossime settimane sono infatti previsti incontri specifici con i vari ministeri locali finaliz- zati a definire specifici protocolli di collaborazione con la Regione Siciliana e per essa con le im- prese interessate ad avviare una collaborazione attiva nei diversi settori d’interesse e prima citati. Di tutto ciò la stessa FGM si farà portavoce con le istituzioni della nostra regione, con le organizza- zioni di categoria, con le stesse aziende, sperando che non ci si lasci sfuggire occasioni estrema- mente interessanti in un momen- to di profonda crisi nazionale.
    • PROGETTO AGRO BEO RISTORAZIONE E DISTRIBUZIONE AGROALIMENTARE PAESI EX JUGOSLAVIA - EST EUROPA Creazione di n. 2 laboratori produzione diretta dolci e gelati 5 ristoranti con annesso punto vendita prodotti di qualità nei prossimi 24 mesi, 50 entro 5 anni 25 punti vendita a brand presso GDO e Centri Commerciali a gestione diretta nei prossimi 24 mesi, 150 entro 5 anni GDO e HO.RE.CA.Distribuzione prodotti settori Sei un’azienda del settore agroalimentare siciliano? Vuoi partecipare al progetto? Vuoi vendere i tuoi prodotti? Vuoi maggiori informazioni? Chiamaci, siamo a tua disposizione. Informazioni: infofgm@libero.it - cell. +39 339 5418224 a.nikitovic@hotmail.it - cell. +39 340 7302507Via Marchese Ugo, 56 - Palermo - tel. 091 349314
    • 40 4/2013 - BANCA&IMPRESA BREVI PALERMO Uno sportello per conciliare banche e imprese U no sportello di conciliazione per risolvere i conflitti tra ban- che e imprese. Il servizio è disponibile nella sede di Con- findustria Palermo, in via XX Settembre 64. L’ufficio nasce da una intesa della associazione degli industriali e l’associazione del conciliatore bancario e finanziario. La figura del mediatore - commercialista, avvocato o professore universitario - nasce da un’esigenza: per incomprensioni, dissidi, contese di varia natura, i processi tra le banche e gli imprenditori hanno una durata media di circa sette anni e causano nella stragrande maggioranza dei casi la rottura irrecuperabile dei rapporti commerciali. Grazie allo sportello di conciliazione i tempi per la ricomposizione della lite si riducono a circa 40 giorni, con il risultato dell’accordo tra le parti. Sempre più filiali San Paolo ad orario prolungato C resce il numero delle filiali siciliane di Intesa Sanpaolo con orario prolungato sino alle 20 e aperte anche sabato mattina. Alle quattordici sedi già operative con orario esteso, dal 6 mag- gio se ne aggiungeranno altre due. L’iniziativa rientra nel progetto “Banca Estesa”, promosso dal Gruppo Intesa Sanpaolo, che entro giugno coinvolgerà 500 sportelli in tutta Italia. “Vogliamo rappresentare un esempio di qualità ed efficacia del servizio per la nostra clientela”, ha dichiarato Alberto Ranieri, direttore Area Sicilia di Intesa Sanpaolo, “per questo le nostre filiali saranno aperte nelle fasce orarie in cui le persone hanno tempo da dedicare alle scelte finanziarie, piccole o grandi che siano, importanti per il loro futuro”. Queste le località e gli indirizzi delle Filiali con l’orario esteso: Acireale, piazza Duomo 33; Augusta, via Principe Umberto 108; Bagheria via Papa Giovanni XXIII 116; Barcellona Pozzo di Gotto, via Roma angolo via Regina Margherita; Caltagirone, via Principe Umberto 173; Caltanissetta, viale Trieste 158 (dal 6 maggio); Canicattì, via Regina Margherita 2; Castelvetra- no, piazza Matteotti 9/10; Catania, corso Sicilia 53; Gela, corso Vittorio Emanuele 244/246; Mazara del Vallo, via Vittorio Veneto 80; Messina, viale San Martino 2; Milazzo, via Dei Mille 47; Palermo, via E. Amari 134; Palermo, piazza Vittorio Veneto 2d (dal 6 maggio); Partinico, via Vecchia di Borgetta 2; Ragusa, via Roma 206/208/210; Siracusa, via Savoia 38. SICILIA
    • abbonati non perdere un anno di notizie Telefona allo 091.2515362 oppure invia una e-mail a: info@bancaimpresa.info SICILIA mensile del sistema economico e dell’intermediazione finanziaria
    • AVVERTENZE IlBollettinodeveesserecompilatoinognisuaparte(coninchiostronero) oblu)enondeverecareabrasioni,correzioniocancellature. LacausaleèobbligatoriaperiversamentiafavoredellePubbliche Amministrazioni. Leinformazionirichiestevannoriportateinmodoidenticoinciascuna dellepartidicuisicomponeilbollettino. Importante:nonscriverenellazonasottostante abbonati non perdere un anno di notizie Telefona allo 091.2515362 oppure invia una e-mail a: info@bancaimpresa.info SICILIA mensile del sistema economico e dell’intermediazione finanziaria
    • 434/2013 - BANCA&IMPRESA BREVI Immigrati a scuola con Unicredit Banca Nuova, nuova filiale in via Roma I mmigrati a scuola di economia a Palermo. L’iniziativa è stata promossa da Unicredit nell’ambito di “In-Fomati”, il programma for- mativo del gruppo bancario volto ad accresce- re la capacità dei cittadini di realizzare scelte economiche consapevoli e sostenibili. Ad intrattenere i trenta im- migrati che hanno parteci- pato alla giornata sono stati gli specialisti commerciali di Unicredit Monica d’Addelfio, Domenico Atanasio, Salva- tore De Lisi. N uova filiale per Banca Nuova a Palermo. La sedicesima bandierina dell’istituto dela Popolare di Vicenza è issata nella centralissima via Roma, sull’asse commercia- le storico della città, e rafforza la rete palermi- tana delle filiali della banca, rendendo ancor più capillare l’offerta di servizi alla clientela, rappresentando un punto di riferimento a so- stegno delle economie del territorio. Il Direttore della nuova filiale è Armando Mi- lazzo, che sarà affiancato da un consulente Affluent e da 3 gestori clienti. Bnl punta sulla formazione finanziaria Palermo-Marocco prove di dialogo “E duCare Day Bnl” è la manifesta- zione ideata da Bnl Gruppo Bnp Paribas in occasione del centena- rio della sua fondazione. Si tratta di giornate dedicata alla educazione finanziaria attraverso una serie di seminari che si sono svolti in con- temporanea in tutta Italia. In Sicilia sono stati trenta gli incontri, gratuiti e senza finalità commerciali che si sono svolti nelle sedi Bnl della regione. “Aiutare i nostri clienti a operare scelte in ambito finanziario in modo piu’ informato e consapevole è l’idea alla base del progetto EduCare”, ha detto l’amministratore Delega- to di Bnl, Fabio Gallia, “cinque anni di dialogo e di esperienze sul campo hanno rafforzato il nostro impegno sul terreno dell’educazione finanziaria, convinti che rappresenti un impor- tante tassello nel nostro percorso di azienda concretamente responsabile”. P iccole e medie imprese alla ricerca di nuovi mercati esteri. In questa ottica si inserisce l’incontro avuto nei giorni scor- si dall’assessore alle Attività produttive del co- mune di Palermo, Marco Di Marco, con il con- sole generale del Regno del Marocco Ahmed Sabri e il direttore Corporate e Small business di Banca Nuova, Giuseppe Milazzo. L’incontro, che si è tenuto presso la sede dell’assessorato, si inserisce nell’ambito del- la strategia di internazionalizzazione delle pic- cole e medie imprese siciliane. Banca Nuova ha offerto il suo supporto tecnico e logistico per l’implementa- zione di interventi congiunti che ver- ranno attivati con il Marocco nei prossimi mesi ed in altri paesi con- siderati strategi- ci per il rilancio dell’economia.L’assessore Marco Di Marco
    • 44 4/2013 - BANCA&IMPRESA BREVI Agenti assicurativi, Anapa si presenta nel Nisseno Sant’Angelo, approvato il bilancio 2012 A napa è la nuova Associazione Nazionale di Agenti Professio- nisti di Assicurazione che è stata presentata a Caltanissetta. Costituita a livello nazionale il 30 novembre a Bologna, nasce dall’iniziativa di alcuni agenti “che non si identificavano più nella linea politico-sindacale e nelle scelte delle altre organizzazioni di rappresentanza degli agenti”, si legge in una nota, “dando così vita ad un nuovo organismo che intende rappresen- tare tutti gli agenti di assicurazioni, senza distinzioni e senza imposizioni ideologiche di modelli agenziali”. A pprovato dal cda e dalla assemblea dei soci il bilancio al 31 dicembre 2012, della Banca Popolare Sant’Angelo. Pur in un contesto di congiuntura economica sfavorevole, ren- de noto l’Istituto di credito, gli aggregati patrimoniali registrano la seguente evoluzione: il comparto degli impieghi netti a clientela, attestandosi ad un saldo di 676 milioni di euro, ha evidenziato una dinamica positiva, con una crescita complessiva di 21 milioni di euro, pari al 3,2%; la raccolta diretta si attesta a 859 milioni di euro, evi- denziando una crescita di 44 milioni di euro, pari al 5,4%; la raccol- ta indiretta si attesta a 267 milioni di euro, con un incremento di 6 milioni di euro, pari al 2,4%. Inoltre, il margine di intermediazione si attesta a 34,6 milioni di euro. Ed il risultato della gestione chiude con un utile netto che supera i 4 milioni di euro. CALTANISSETTA AGRIGENTO
    • 454/2013 - BANCA&IMPRESA BREVI Per il Credito Emiliano nuova sede a Giarre Credito Siciliano e Cofiac siglano una convenzione N uova sede per la filiale di Giarre del Credito Emiliano. Lo sportello si trova adesso in Viale della Libertà 142 all’angolo con via Cavour. La filiale, che operava precedentemente in Via Callipoli 176 è diretta da Claudio Grasso, affiancato da tre collaboratori specializzati nei vari settori di business, e segue lo sviluppo delle varie attività commerciali ed imprenditoriali ed offre inoltre servizi per clientela private. I nuovi locali ospitano inoltre un corner dedicato alla promozione finanziaria Cre- dem attiva sul territorio con i propri promotori finanziari. La banca è presente a Catania e provincia dal 1995 e oltre ad offrire la gamma dei servizi bancari punta alla consulenza specializzata per le aziende corporate e small business, per i liberi professionisti e la clientela retail. Credem è presente nella provincia di Catania con 10 filiali e un centro imprese in città. È stata siglata da Saverio Continella, direttore generale del Credito si- ciliano (Gruppo Creval), e da Pietro Agen, presidente del consorzio di garanzia fidi Cofiac, il confidi di Confcommercio Catania, la convenzione tra l’istituto di credito acese e appunto la Cofiac. «Da molti anni la nostra banca e Confcommercio, ha dichiarato Saverio Con- tinella, collaborano a sostegno delle imprese commerciali isolane. Certo, il contesto economico odierno è particolarmente delicato anche per il com- mercio siciliano, e la convenzione rinnovata con Cofiac si pone come uno strumento per la promozione del benessere e dello sviluppo complessivo del settore attraverso un migliorato accesso al credito». Per Pietro Agen, «prosegue sulla stessa linea, sin dai tempi dell’allora Banca popolare Santa Venera, il nostro rapporto pluriennale con il Credito siciliano, un rapporto finalizzato sempre a sostenere l’imprenditoria siciliana». CATANIA Giarre, Piazza del Duomo
    • 46 4/2013 - BANCA&IMPRESA NOMINE Giuseppe Rovani, 53 anni, è stato nominato Direttore Generale di Banca Euromobiliare, istituto specializzato nel private banking del Gruppo Cre- dem che a fine marzo 2013 gestiva 7,6 miliardi di euro di patrimonio complessivo. Rovani, nel Gruppo Credem da oltre 30 anni, ricopriva prece- dentemente la carica di Direttore Generale di Credemvita e Credemassicu- razioni. A Rovani in Banca Euromobiliare faranno riferimento Stefano Bisi, vice Direttore Generale e responsabile della promozione finanziaria e Gian- luca Noce, responsabile per il private banking. Inoltre Stefano Pilastri, già nel consiglio di amministrazione di Banca Euromobiliare, è stato nominato vice Presidente. Pilastri manterrà tutti gli incarichi ricoperti nel gruppo. La Sicilia può vantare due nuovi cavalieri del lavoro. Si tratta di Ago- stino Randazzo, presidente del gruppo Randazzo e Venerando Faro, leader nel settore del florovivaismo. I due siciliani sono stati nominati in occasione della festa della Repubblica. L’onorificenza, istituita nel 1901 viene conferita ogni anno a cittadini che si sono distinti nei cin- que settori dell’agricoltura, del commercio, dell’artigianato e dell’atti- vità creditizia e assicurativa. Per il Presidente del Gruppo siciliano dei Cavalieri del Lavoro Alessandro Scelfo le due nomine siciliane sono “di alto valore”. “Un riconoscimento ed uno stimolo alla Sicilia che lavora e produce anche nei momenti più difficili”, ha aggiunto. Lorenzo Freni, manager palermitano, è il nuovo direttore commer- ciale di Alma Bpo, azienda leader nella gestione del credito. Freni vanta una esperienza decennale nel settore avendo lavorato prima come key account per la multinazionale svedese Intrum Justicia, poi come sales manager in Cribis Db. Alma Bpo è specializzata nel re- cupero credito con un approccio innovativo rispetto alle concorrenti. Tra gli obbiettivi quello di aumentare i flussi di cassa, ridurre i costi operative e migliorare costantemente il servizio alla clientela. Tra le formule proposte anche un “abbonamento” tutto incluso indipen- dentemente dal numero di pratiche gestite. Francesco Paolo Ruffolo è il nuovo presidente del consorzio fidi FideoConfcommercio Sud, il confidi del sistema di Confcommercio Palermo. La nomina è giunta al termine dell’Assemblea generale dei soci che ha eletto i componenti del nuovo Consiglio di Ammi- nistrazione del Confidi. Vice presidente è Luigi Genuardi, con Vito Rinaudo che mantiene la carica di amministratore delegato. Consi- glieri Angelo Cuva, Calogero Di Carlo, Antonino Imburgia e Salvatore Randazzo. ll coordinatore delle attività del Polo Fotovoltaico della Sicilia, Mario Pagliaro, è stato nominato dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlan- do, consulente in materia di energia solare ed efficienza energeti- ca. L’incarico sarà svolto a titolo gratuito. “Palermo”, ha detto Orlando”, può e deve basare il proprio sviluppo sulla valorizzazione dei rifiuti, sulla efficenza dell’uso dell’energia e sull’energia solare”.
    • 474/2013 - BANCA&IMPRESA da oggi le banche siciliane hanno un nuovo partner consulenza in comunicazione finanziaria marketing finanziario di prodotto corporate identity bilancio sociale www.mckb.co.uk financial communication advisory Mc Kelly & Burns, Londonmckb
    • Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Per le condizioni contrattuali dei prodotti e servizi menzionati, per il TAEG e per quanto non espressamente indicato, è necessario fare riferimento ai Fogli Informativi disponibili in tutte le Filiali della Banca e sul sito www.unicredit.it. I servizi ed i prodotti menzionati sono offerti da UniCredit S.p.A. tramite le filiali contraddistinte UniCredit Banca, UniCredit Banca di Roma e Banco di Sicilia. La tua impresa è pronta per espandersi all’estero? Puoi conoscere i mercati esteri e individuare i partner locali, avere a disposizione servizi e prodotti dedicati e tutta la consulenza di cui hai bisogno per internazionalizzare la tua impresa. Numero verde 800.88.11.77 www.unicreditinternational.eu UniCredit International, pronte 4 azioni concrete per il decollo. Benvenuto inLa vita è fatta di alti e bassi. Noi ci siamo in entrambi i casi.