Autonomia

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Autonomia

  1. 1. L’autonomia delle ii.ss. prima della riforma introdotta dalla L. n.59/97 <ul><li>Prima della riforma introdotta dalla L.59/97, le istituzioni scolastiche erano organi dello Stato, con limitata autonomia amministrativa riconosciuta dai decreti delegati. </li></ul><ul><li>Tuttavia, già prima dei decreti delegati del 1974, gli istituti di istruzione tecnica e professionale, di istruzione artistica, i convitti nazionali e gli educandati femminili erano dotati di un’autonomia amministrativa. </li></ul>
  2. 2. L’autonomia delle ii.ss. prima della riforma introdotta dalla L. n.59/97 <ul><li>Con l’art. 2 del D.P.R. n.416 del 1974 veniva riconosciuta a tutti gli istituti una limitata autonomia amministrativa, organizzativa e didattica, ma non anche la personalità giuridica. </li></ul><ul><li>La relativa disciplina viene recepita dagli artt. 26-30 del d.lgs. n.297 del 1994. </li></ul>
  3. 3. L.59/97 <ul><li>Snodi fondamentali dello scenario delineato alla L.59/97: </li></ul><ul><li>la centralità delle scuole; </li></ul><ul><li>La riorganizzazione centrale e periferica della P.I. secondo due poli di governo, uno centrale, con funzioni di indirizzo, programmazione e valutazione, e uno periferico, con funzioni di coordinamento, supporto alle scuole e di interfaccia con regioni ed enti locali; </li></ul><ul><li>Il rafforzamento delle regioni e degli enti locali rispetto alle amministrazioni centrali dello Stato e la conseguente ricerca di un’integrazione diretta fra scuola e istituzioni locali. </li></ul>
  4. 4. La riforma dell’autonomia scolastica <ul><li>L’art. 21 della l. 59/97 attribuisce personalità giuridica alle scuole pubbliche, introducendo così l’autonomia. </li></ul><ul><li>Con questa norma, le scuole non sono più “organi” dello Stato, ma autonomi soggetti di diritto. </li></ul>
  5. 5. La riforma dell’autonomia scolastica <ul><li>L’art. 21 della L.59/97 non dà una definizione di autonomia, ma subordina l’attribuzione della stessa alle ii.ss. “man mano che esse raggiungono i requisiti dimensionali ottimali”, … “individuati in rapporto alle esigenze e alla varietà delle situazioni locali e alla tipologia dei settori di istruzione compresi nell’istituzione scolastica”. </li></ul>
  6. 6. La riforma dell’autonomia scolastica <ul><li>In ogni caso “la personalità giuridica e l’autonomia sono attribuite alle ii.ss. non oltre il 31 dicembre 2000 contestualmente alla gestione di tutte le funzioni amministrative che per la loro natura possono essere esercitate dalle istituzioni stesse. </li></ul>
  7. 7. L’autonomia giuridica delle II.SS. <ul><li>Le istituzioni scolastiche sono soggetti dell’ordinamento giuridico nel quale operano. </li></ul><ul><li>Per soggetto dell’ordinamento si intende un autonomo centro di imputazione di situazioni giuridiche soggettive attive e passive (diritti, interessi, potestà, obblighi, oneri). </li></ul>
  8. 8. L’autonomia giuridica delle II.SS. <ul><li>Alle II.SS. è attribuita la personalità giuridica , comportante la totale autonomia patrimoniale di tali organismi. </li></ul><ul><li>Pertanto, come soggetti dotati di personalità giuridica, godono di autonomia di gestione, in quanto strutture che hanno per lo svolgimento dell’attività cui sono preposte un bilancio separato, una propria dotazione di personale, un patrimonio, nonché l’amministrazione diretta delle disponibilità finanziarie. </li></ul>
  9. 9. L’autonomia giuridica delle II.SS. <ul><li>L’attribuzione della personalità giuridica alle II.SS. è anche espressione di autonomia funzionale, atteso il riconoscimento dello specifico ruolo assegnato a tali istituzioni, nettamente distinto dalle funzioni proprie delle autonomie locali (province, comuni) che attengono invece a compiti di governo del territorio. </li></ul><ul><li>“ funzione” delle scuole è l’erogazione del servizio scolastico </li></ul>
  10. 10. ORGANIZZAZIONE: La riforma dell’autonomia scolastica <ul><li>Alla luce dei principi introdotti nella 59/97, l’autonomia è stata attuata mediante successive norme: </li></ul><ul><ul><li>Il D.P.R. 275/99 “ Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell'art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59”. </li></ul></ul>
  11. 11. D.P.R. 275/99 <ul><li>Art. 1 Natura e scopi dell'autonomia delle istituzioni scolastiche </li></ul><ul><li>Le istituzioni scolastiche sono espressioni di autonomia funzionale e provvedono alla definizione e alla realizzazione dell'offerta formativa, nel rispetto delle funzioni delegate alle Regioni e dei compiti e funzioni trasferiti agli Enti locali, ai sensi degli articoli 138 e 139 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. </li></ul><ul><li>A tal fine interagiscono tra loro e con gli Enti locali promuovendo il raccordo e la sintesi tra le esigenze e le potenzialità individuali e gli obiettivi nazionali del sistema di istruzione. </li></ul>
  12. 12. Che vuol dire Autonomia Funzionale? <ul><li>… che le scuole sono titolari di </li></ul><ul><ul><li>Vari spazi di libertà, che servono per erogare, al meglio, il servizio di istruzione (questa la funzione della scuole) </li></ul></ul><ul><ul><li>In tale compito, le scuole interagiscono con tutti gli altri soggetti della comunità di riferimento (per questo le scuole sono enti locali). </li></ul></ul><ul><li>Le scuole pubbliche sono dunque enti locali funzionali </li></ul>
  13. 13. Come si manifesta, in concreto, la libertà delle scuole? <ul><li>… Sotto forma di autonomia … : </li></ul><ul><ul><li>Didattica : le scuole hanno piena libertà di scelta di metodi, strumenti, organizzazione e tempi d’insegnamento. Tale forma di autonomia si manifesta nel P.O.F.(art.4); </li></ul></ul><ul><ul><li>Organizzativa : le scuole possono organizzarsi come meglio credono; il responsabile è un dirigente scolastico che, al pari degli altri dirigenti pubblici, ha pieni poteri di gestione e distribuzione delle risorse umane e strumentali (art.5); </li></ul></ul><ul><ul><li>Di ricerca, sperimentazione e sviluppo : le scuole possono sviluppare, singolarmente o in associazioni con altre scuole, innovazioni metodologiche e disciplinari (art.6); </li></ul></ul><ul><ul><li>Finanziaria : le scuole hanno proprie risorse finanziarie, che possono aumentare mediante mutui, donazioni, sponsorizzazioni, ecc. </li></ul></ul>
  14. 14. D.P.R. 275/99: Autonomia didattica <ul><li>Le scuole possono scegliere liberamente </li></ul><ul><ul><li>metodologie, strumenti, organizzazione e tempi di insegnamento da adottare nel rispetto della pluralità delle opzioni metodologiche ed in ogni altra iniziativa che sia espressione di libertà progettuale (compresa l’offerta di insegnamenti opzionali, facoltativi, ecc.) </li></ul></ul><ul><li>Perché ? </li></ul><ul><li>Per realizzare, nel rispetto della libertà dell’ insegnamento, di scelta educativa delle famiglie e delle finalità generali del sistema, percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto di apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni . </li></ul><ul><li>Migliore scuola = Migliore società </li></ul>
  15. 15. D.P.R. 275/99… l’autonomia didattica è libertà di decidere <ul><li>1) “CHE COSA INSEGNARE” </li></ul><ul><li>2) “COME INSEGNARE” </li></ul><ul><li>3) “QUANTO INSEGNARE” </li></ul>
  16. 16. D.P.R. 275/99: Cosa insegnare <ul><li>L’art. 8 del D.P.R. 275/99, prevede che il ministro dell’istruzione definisce: </li></ul><ul><li>gli obiettivi generali del processo formativo, gli obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni, </li></ul><ul><li>le discipline e le attività costituenti la quota nazionale dei curricoli … </li></ul><ul><li>… e il relativo monte ore annuale. </li></ul><ul><li>Questo significa che il “programma” delle scuole è, in gran parte, obbligatorio … </li></ul>
  17. 17. D.P.R. 275/99 … però <ul><li>… le istituzioni scolastiche possono , con il piano dell’offerta formativa, integrare la quota definita a livello nazionale con la quota riservata che comprende le discipline e le attività da esse liberamente scelte”. </li></ul><ul><li>Esiste, dunque, una quota oraria e disciplinare (curricolo obbligatorio) strutturata a livello ministeriale che le istituzioni scolastiche devono osservare, e che, pertanto, rappresenta un limite non valicabile dell’autonomia didattica . </li></ul><ul><li>Esiste altresì una quota oraria e disciplinare per la quale le scuole esercitano una certa discrezionalità. </li></ul>
  18. 18. D.P.R. 275/99: Come insegnare <ul><li>L’art. 4 del D.P.R. 275/99 prevede che “nell’esercizio dell’autonomia didattica, le ii.ss. regolano i tempi dell’insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine le ii.ss. possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune”. </li></ul><ul><li>Questo significa che… </li></ul>
  19. 19. D.P.R. 275/99 <ul><li>… nel rispetto della libertà di insegnamento del singolo docente … </li></ul><ul><li>Le scuole debbono insegnare in modo da garantire la realizzazione del diritto di apprendere e </li></ul><ul><li>la crescita educativa degli alunni , dei quali sono riconosciute e valorizzante le diversità e promosse le potenzialità, adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo. </li></ul><ul><li>… insomma, la scuola deve essere funzionale alla crescita dell’alunno </li></ul>
  20. 20. D.P.R. 275/99: Quanto insegnare? <ul><li>Le scuole possono ridurre la durata dell’unità oraria. </li></ul><ul><li>In tal caso, però, la quota oraria dovrà essere recuperata sia in relazione al monte ore annuale da dedicare alle discipline obbligatorie, sia in relazione all’obbligo di servizio dei docenti. </li></ul>
  21. 21. … in ogni caso… <ul><li>… pur riducendo la durata oraria, le scuole debbono comunque rispettare … </li></ul><ul><li>Il monte orario annuo complessivo previsto per ciascuna delle discipline e attività indicate come fondamentali per ciascun indirizzo di studio; </li></ul><ul><li>La distribuzione dell’attività didattica in non meno di cinque giorni settimanali, il rispetto degli obblighi di servizio annuali dei docenti previsti dai contratti collettivi. </li></ul>
  22. 22. L’autonomia organizzativa delle ii.ss. <ul><li>LO SCOPO </li></ul><ul><li>L’autonomia organizzativa è finalizzata alla : </li></ul><ul><li>Realizzazione della flessibilità, della diversificazione, dell’efficienza/efficacia del servizio scolastico; </li></ul><ul><li>Al miglioramento delle risorse/strutture; </li></ul><ul><li>All’introduzione di tecnologie introduttive; </li></ul><ul><li>Al coordinamento con il contesto territoriale. </li></ul>
  23. 23. L’autonomia didattica delle ii.ss. <ul><li>LE MODALITA’ DI ATTUAZIONE </li></ul><ul><li>L’autonomia organizzativa si esplica attraverso: </li></ul><ul><li>La possibilità di modificare la tradizionale suddivisione in ore dell’orario scolastico e della settimana di lavoro; </li></ul><ul><li>L’eventuale superamento del concetto di classe; </li></ul><ul><li>Modalità autonome di impiego e distribuzione dei docenti; </li></ul><ul><li>L’ottimizzazione del tempo scuola e l’introduzione di tecnologie innovative; </li></ul><ul><li>Il coordinamento con il contesto territoriale. </li></ul>
  24. 24. … anche in questo caso, però, le scuole debbono rispettare… <ul><li>Il numero di ore di attività didattica annuale, previsto a livello nazionale; </li></ul><ul><li>La distribuzione dell’attività didattica in non meno di cinque giorni settimanali; </li></ul><ul><li>Gli obblighi di servizio annuali dei docenti previsti dai contratti collettivi. </li></ul>
  25. 25. L’autonomia di ricerca <ul><li>Le scuole possono … </li></ul><ul><li>Arricchire e ampliare l’offerta formativa; </li></ul><ul><li>Attivare processi d’integrazione fra sistemi d’istruzione e formazione; </li></ul><ul><li>Integrare il curricolo nazionale con altre discipline; </li></ul><ul><li>Costituire reti di scuole consorziate, per presentare un’offerta formativa forte e organizzata sul territorio. </li></ul>
  26. 26. Qual è lo strumento di attuazione dell’autonomia? ? ? <ul><li>IL POF, Piano dell’Offerta Formativa </li></ul><ul><li>Ogni istituzione scolastica predispone, con la partecipazione di tutte le sue componenti, il piano dell’offerta formativa , documento fondamentale dell’identità culturale e progettuale dell’istituzione scolastica, che esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le singole scuole adottano nell’ambito della loro autonomia. </li></ul>
  27. 27. Chi elabora il POF? <ul><li>Il collegio dei docenti, sulla base degli indirizzi generali per le attività della scuola e delle scelte generali di gestione e di amministrazione definiti dal consiglio di circolo o di istituto, tenuto conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni dei genitori e, per le scuole secondarie superiori, dagli studenti. </li></ul>
  28. 28. Il P.O.F. <ul><li>In altri termini, sebbene il piano sia elaborato dal collegio dei docenti, alla sua predisposizione devono partecipare tutte le componenti della comunità scolastica: </li></ul><ul><li>Il POF è quindi espressione di uguaglianza sostanziale (art. 3 comma 2 cost.) … </li></ul><ul><li>… e del principio per cui la scuola si conforma allo spirito democratico della repubblica: </li></ul><ul><li>Il POF è coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi e indirizzi di scuola, determinati a livello nazionale, e riflette le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale. </li></ul>
  29. 29. Il P.O.F. <ul><li>In esso trova applicazione: </li></ul><ul><li>A) l’articolazione del monte ore annuale per ciascuna disciplina; </li></ul><ul><li>B) l’organizzazione delle lezioni su moduli diversi dell’unità oraria e l’utilizzo di eventuali tempi residui; </li></ul><ul><li>C) l’attivazione modulare di gruppo di alunni; </li></ul><ul><li>D) l’aggregazione disciplinare; </li></ul><ul><li>E) l’attivazione di percorsi didattici individualizzati. </li></ul>
  30. 30. Sono dunque così “libere” le scuole? <ul><li>No, a parte i limiti già visti, mancano alla scuola il potere di … </li></ul><ul><ul><li>formare le graduatorie; </li></ul></ul><ul><ul><li>reclutare direttamente personale (a tempo indeterminato), e gestire autonomamente il personale esistente, </li></ul></ul><ul><ul><li>Inoltre, gran parte delle risorse finanziarie della scuola pubblica dipende dalle assegnazioni statali. </li></ul></ul>
  31. 31. … e infatti … <ul><li>Il D.P.R. 347 del 2000 ( Regolamento di organizzazione del MIUR) istituisce in ogni regione gli USR, che si occupano di … </li></ul><ul><li>Formazione delle graduatorie permanenti; </li></ul><ul><li>Reclutamento del personale docente, educativo ed A.T.A.; </li></ul><ul><li>Autorizzazioni per utilizzazioni ed esoneri, comandi e collocamenti fuori ruolo; </li></ul><ul><li>Riconoscimento di titoli di studio esteri. </li></ul>
  32. 32. L’autonomia finanziaria: Il D.M. 44/2001 <ul><li>Con Decreto Ministeriale n.44 del 1° febbraio 2001 è stato adottato il regolamento recante le istruzioni generali sulla gestione amministrativo contabile delle istituzioni scolastiche. </li></ul>
  33. 33. Il D.M. 44/2001 <ul><li>Si conclude così l’iter normativo di riorganizzazione dell’intero sistema in materia di istruzione disposto dall’articolo 21 della L.59/97 ed attuato con appositi regolamenti indipendenti. </li></ul>
  34. 34. Il D.M. 44/2001 <ul><li>Il regolamento 44/2001 conferma il principio di annualità del bilancio, disponendo che l’esercizio finanziario ha inizio il 1° gennaio e termina il 31 dicembre di ciascun anno. </li></ul><ul><li>Per anno finanziario si intende l’unità temporale della gestione, coincidente o meno con l’anno solare. </li></ul>
  35. 35. Il D.M. 44/2001 <ul><li>Il complesso delle operazioni di entrata e di spesa e le relative variazioni patrimoniali prende il nome di esercizio finanziario. </li></ul>
  36. 36. Il D.M. 44/2001 <ul><li>Il bilancio delle ii.ss. rappresenta un esempio di ulteriore evoluzione dei principi in materia di bilancio delle PP.AA. </li></ul><ul><li>La gestione finanziaria delle ii.ss. è espressa in termini di competenza (art. 2 comma 2) e tale previsione rappresenta un’innovazione introdotta dal nuovo regolamento contabile. </li></ul>
  37. 37. Il D.M. 44/2001 <ul><li>I principi, cui il bilancio di previsione che sarà denominato programma in ossequio alla denominazione adottata dal Regolamento, sono gli stessi cui si ispira il bilancio dello Stato: oltre al principio di annualità , rilevano i principi di trasparenza, universalità, integrità , unità e veridicità . </li></ul><ul><li>La gestione finanziaria è, inoltre, improntata a criteri di efficacia, efficienza ed economicità. </li></ul>
  38. 38. Il D.M. 44/2001 <ul><li>Il principio di trasparenza comporta la pubblicità e l’accesso agli atti della P.A. nonché la predeterminazione dei criteri e delle modalità dell’azione amministrativa. Tale principio si considera di diretta derivazione dal principio costituzionale d’imparzialità (art.97 Cost.). </li></ul>
  39. 39. Il D.M. 44/2001 <ul><li>In ossequio al principio di universalità , nel bilancio devono trovare esposizione integrale tutte le entrate e le spese. Pertanto, le gestioni fuori bilancio sono vietate. </li></ul><ul><li>Specificazione dell’universalità è il principio di integrità , in base al quale nel bilancio l’iscrizione delle entrate e delle spese deve avvenire senza decurtazioni per oneri afferenti alle modalità di riscossione o di pagamento. </li></ul>
  40. 40. Il D.M. 44/2001 <ul><li>La rappresentazione integrale delle risorse acquisite e utilizzate per le finalità istituzionali si ispira al principio dell’unità . </li></ul><ul><li>In ossequio al principio di veridicità occorre improntare la redazione del bilancio alla maggiore rispondenza possibile tra le previsioni e le reali esigenze da perseguire nel corso dell’esercizio di riferimento, evitando sopravvalutazioni o svalutazioni. </li></ul>
  41. 41. Il D.M. 44/2001 <ul><li>Il documento contabile, denominato programma, viene predisposto in coerenza con le previsioni del POF. Tale programma è corredato di un’apposita relazione illustrativa nella quale vengono illustrati gli obiettivi da realizzare e la destinazione delle risorse, oltre che i risultati della gestione in corso e del precedente esercizio finanziario. </li></ul>
  42. 42. Il dirigente scolastico <ul><li>Il concetto di autonomia non può prescindere da un punto di riferimento, dotato di poteri di impulso, vigilanza, coordinamento ed anche, talvolta, di gerarchia: il dirigente scolastico con funzione di capo d’istituto nell’ambito dell’amministrazione scolastica periferica. </li></ul>
  43. 43. Il dirigente scolastico <ul><li>L’attribuzione della qualifica dirigenziale per i capi di istituto ( d.lgs. 6 marzo 1998 n.59 ) comporta che il loro operato sia soggetto a valutazione, effettuata da un apposito nucleo di verifica inserito nel quadro dell’amministrazione scolastica regionale connessa al raggiungimento dei risultati. </li></ul>
  44. 44. Il dirigente scolastico <ul><li>È affidata al dirigente scolastico la gestione unitaria dell’istituzione, la legale rappresentanza della stessa, la responsabilità della gestione delle risorse finanziarie e strumentali. Il medesimo ha, altresì, la cura dell’ottimale raggiungimento dei risultati di servizio, ottenuta con lo strumento della direzione, del coordinamento e dell’impulso delle risorse umane e culturali. </li></ul>
  45. 45. Il dirigente scolastico <ul><li>Se il dirigente scolastico si presenta come figura motrice del processo di gestione dell’autonomia, tale ruolo si compendia in accresciute competenze a doveri decisionali, con correlata assunzione di responsabilità: ciò si specifica nella definizione di modelli di azione di razionalità decisionale, di valorizzazione delle risorse umane, di assunzione di responsabilità da risultato secondo i parametri dell’efficienza, dell’efficacia, di instaurazione di corrette e positive relazioni e di momenti comunicativi tra i soggetti dell’autonomia. Ad esso vanno applicati, quindi, i principi di responsabilità che fanno capo alla generale figura del dirigente nella P.A. </li></ul>

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