Eni   gela
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  • 1. Luci e ombre sull’intesa Eni-RegioneCi sono anche voci fuori dal coro a commento dell’accordo siglato la settimana scorsa tra il governatore RaffaeleLombardo in rappresentanza della Regione Sicilia, lamministratore delegato Lorenzo Fiorillo per Enimed ed ilpresidente Claudio Zacchigna per la Raffineria di Gela. Sul tavolo 800 milioni di euro di investimenti per ilprossimo quadriennio, di cui 140 milioni destinati alla diga foranea di Gela danneggiata da una mareggiatadiversi anni or sono, ai fini di una ripresa a pieno regime delle attività del porto isola, a cui ne vanno aggiunti50 milioni per alcuni interventi di bonifica del sito ed in particolare per la definitiva messa in sicurezza deiserbatoi e per la copertura del “Parco Coke”.Rinnovando per altri 20 anni le concessioni al colosso industriale, il presidente Lombardo ha inteso cosìincentivare lattività estrattiva e produttiva del «cane a sei zampe» in Sicilia, assicurando al contempo unosnellimento degli iter burocratico-amministrativi, per una una specie di “corsia preferenziale”. In cambio,Lombardo ha stimato un ritorno fiscale per lintero ventennio preso in considerazione attorno al miliardo dieuro, cioè 50 milioni lanno, per la Regione Sicilia. Inverosimile che Lombardo alluda al solo incremento delleroyalties attuali il cui gettito si attesta attorno a cifre nettamente inferiori.In effetti, il gruppo Eni sè impegnato a trasferire la sede fiscale di alcune piattaforme marine in Sicilia,permettendo alla Regione lintroito del gettito stimato in circa 1 miliardo nel ventennio di riferimento. Altresì, amargine della trattativa, lEnimed si è detta disponibile a partecipare fattivamente nella progettazionedellautostrada Catania-Gela: in che termini, se ne riparlerà più compiutamente in separata sede.Numerose le attestazioni di apprezamento in ordine allaccordo di programma, stilate da svariati esponenti delmondo politico, sindacale e della grande impresa, a partire dai vertici regionali fino a quelli locali: coincidenzaalquanto paradossale vuole, però, che siano stati tutti esclusi dal tavolo della trattativa. Nessuno di essi è statoinvitato: nemmeno gli enti locali, per non parlare delle rappresentanze sindacali, a prescindere se regionali olocali. Non ha partecipato il presidente della Provincia di Caltanissetta, il gelese on. Federico (MpA) pronto,cionondimeno, ad esultare alla notizia dell’accordo, salutandolo come un evento epocale. Non è stato invitato ilsindaco di Gela, espressione del Pd, Angelo Fasulo limitatosi, al pari di tanti altri, a puntare sulla circostanzache vede con le somme impiegate per la diga foranea e per gli interventi di bonifica, un rilancio ed una boccatadossigeno per lindotto ed in particolare per il comparto edile, in grande sofferenza. Discorso, questultimo, sucui non potevano per ovvie ragioni non trovarsi daccordo i vari Gallo, Piva e Ruggeri, segretari di Femca Cisl,Filctem Cgil e Uilcem Uil. Ne abbiamo raccolto, comunque, le impressioni che potrete leggere in apposito spaziosul giornale.Non sono mancate, purtuttavia, le poche ma anchesse immancabili voci fuori dal coro. Il primo in ordine ditempo a commentare l’intesa Regione-Eni è stato il deputato gelese del Pd allArs, Miguel Donegani. Tre gliaspetti della sua critica. Il primo verte proprio sui finanziamenti già approvati dal dicastero nazionale delterritorio ed ambiente lanno scorso e per i quali si può asserire che alla fin fine non ci sia giusto “nulla di nuovosotto il sole”. Il secondo insinua più di un dubbio sullimpiego delle restanti somme, giacché non vienespecificato come esse, che dovrebbero ammontare ad oltre 600 milioni di euro, verranno investite. Il terzo apreseri interrogativi sulla conciliabilità tra il protocollo siglato, con tanto di 800 milioni di investimenti, 1 miliardo diritorno fiscale per le casse regionali (e per quelle comunali?) annunciati da un lato e, dallaltro, il piano disostenibilità presentato dalla Raffineria con “paventati allegati” almeno mille esuberi tra diretto (circa 400) edindotto (almeno 600). Subito dopo, sul primo punto a confermare le perplessità del parlamentare regionale diorigini gelesi è intervenuto giustappunto il Ministero dellAmbiente retto dalla siracusana pidiellina StefaniaPrestigiacomo, mentre sul secondo aspetto ad insistere è stato il capogruppo comunale dei «berluscones» gelesiGaetano Trainito. Bocce cucite sulla terza – a questo punto piuttosto controversa - questione, in merito allaquale con tutta evidenza c’è molto timore, per non dire terrore, ad avventurarsi in un qualsivoglia commento.In merito allintesa raggiunta, sul suo blog Raffaele Lombardo ha scritto che “lambiente, la sicurezza e la salutesono al centro di questo protocollo. La Regione non ha mollato su niente; lo dimostrano gli 800 milioni diinvestimento e il miliardo di gettito fiscale che sarà incassato in 20 anni. La trattativa è stata durissima.Abbiamo tutto linteresse che i pozzi ripartano – ha scritto ancora Lombardo -. Inoltre lEni si è impegnata adiscutere del progetto della Catania-Gela e farà il porto della città nissena. Nessuna polemica con i grandigruppi, ma non si può venire qua a fare quel che si vuole e portarsi via gli utili. Non so se Ikea, ad esempio, hafatto una sede legale e fiscale in Sicilia in modo da pagare le tasse qui da noi. Il principio deve valere pertutti”.Ora, volendo leggere tra le righe, saremmo fortemente tentati da alcuni toni quasi propagandistici, a sospettarefortemente che siamo già entrati in campagna elettorale ovvero che, quantomeno, non se ne esclude del tuttoleventualità anche prossima. Magari, anzi probabilmente, ci sbagliamo. Ma va precisato che se dobbiamoleggere il termine protocollo d’intesa in senso letterale, dobbiamo considerare che trattandosi di un’intesa,preliminare ad un vero e proprio accordo, in quanto tale dovrà passare sia al vaglio dell’Ars che del consiglio diamministrazione Eni. In ogni caso, affermare che chiudere con Enimed e Raffineria sia stato frutto di unatrattativa durissima suona molto più che una semplice forzatura. Sfugge davvero lo sforzo compiuto dalGovernatore siciliano nel costringere la Raffineria di Gela a quanto era già in suo dovere in tema di bonifiche a
  • 2. seguito di sentenze delle magistratura, nonché più in generale a quanto era già in suo potere in virtù delleautorizzazioni ministeriali ottenute lo scorso anno. Inoltre, la Raffineria di Gela aveva già programmato i 140milioni di euro per la diga foranea di proprietà regionale. Per dirla tutta, la Raffineria ha ottenuto quel chevoleva, vale a dire rimettere in auge un porto isola da cui non poteva più prescindere, ottenendo perciò unanuova concessione di altri 20 anni a partire dalla scadenza della precedente concessione. Tra le controparti, indefinitiva, chi ha mollato è stata proprio la Regione. In una specie di baratto “bluff”, la Raffineria ha giustificatola sua presenza nella trattativa con i quasi 200 milioni da investire per interventi mirati, previsti e giàautorizzati, di cui sopra. Viene da chiedersi allora cosa ci facesse lEnimed sul tavolo, a giustificare i restanti 600milioni di investimenti. O forse di queste somme ci sarà qualcosina per lammodernamento di una centraletermoelettrica che è dimportanza vitale per lo stabilimento di Gela? Al momento, non è dato sapere. Non èaffatto escluso, peraltro, che a Palermo la posta in gioco vertesse anche sui permessi di ricerca a Friddani,Passo di Piazza e, soprattutto, Tresauro, sul quale Lombardo ha invocato la soprintendenza a revocare il bloccoautorizzativo. Una nuova “presa di coscienza” del Governatore Lombardo che fino a pochi mesi fa urlava a granvoce “stop alle trivellazioni”.Va anche ricordato sullo sfondo di questa vicenda, il credito che lEni vanta nei confronti della Regione in temadi gestione dei dissalatori. Che il costo di tale gestione sia salato, lo conferma lo stop del V Modulo, che tantopreoccupa oggi almeno una ventina di lavoratori ed i sindacati. La forte impressione, quindi, è che una voltaarchiviato un baratto solo simulato con la Raffineria di Gela per interventi già programmati ed autorizzati e cheha visto la Regione Sicilia mollare la presa di brutto, “pagando” lintera quota “proprietaria” dei costi dirifacimento della diga foranea attraverso il rinnovo della concessione (quanto chiedeva la Raffineria e con essaa ruota i sindacati che salvaguardano forza lavoro), per il resto la partita in gioco lhanno giocata la Regione elEnimed. Laccordo è chiaro, netto, limpido, cristallino: la Regione simpegna ad una corsia burocraticapreferenziale e lEnimed penserà a fare il suo mestiere. Più lEnimed lavorerà e produrrà, più ritorno fiscaleintroiterà la Regione. E lo stesso Lombardo a svelarlo candidamente nel suo blog quando ammette linteresse“a che i pozzi ripartano”, stimando come detto un ritorno fiscale ventennale miliardario. Il messaggio, insomma,è “più petrolio (cioè più profitto per lEni) e più gettito fiscale (e cioè più profitto) per la Sicilia”. Può piacere omeno, ma soprattutto a ben guardare pare postulare altro. Infatti, se nel suo blog Lombardo chiude il suopensiero annunciando che “il principio deve valere per tutti” i grandi gruppi, chiedendosi se lIkea ha sede legalee fiscale in Sicilia, qualora fosse così o dovesse decidere di farlo, cè solo da dedurre che la multinazionalesvedese potrà aprire centri commerciali ovunque nellisola perché ciò significherebbe assicurare un maggiorritorno fiscale in termini di gettito alla Regione. O no?Rimane assolutamente non chiara, manco accennata a dire il vero, la problematica degli esuberi già prospettatiallo stabilimento di Gela. Il richiamo unanime dei tre interlocutori seduti sul tavolo della trattativa a Palermo,rivolto al “senso di responsabilità” delle rappresentanze sindacali, affinché il sito industriale gelese torni adessere “competitivo”, farebbe pensare a tagli che nel medio termine ci saranno in ogni caso. Sul piano eco-ambientale, poi, a gelare un po tutti ci ha pensato lonorevole Prestigiacomo che, dopo aver giudicatoinsufficienti da questo punto di vista i termini del protocollo siglato con Lombardo, ha subito convocato a Roma,presso il Ministero al Territorio ed Ambiente di cui è titolare, un vertice chiarificatore con i rappresentanti delgigante petrolifero italiano.HANNO DETTOAngelo FASULO (Sindaco di Gela)“Saluto la firma di questa intesa positivamente giacché lo sblocco di importanti opere come la Diga foraneaconsente nell’immediato una ripresa del settore edile, mentre l’ammodernamento di alcuni impianti tecnologici,la copertura del parco carbone, gli standard di sicurezza da garantire ed anche la condivisione della gestione deldissalatore, si inquadrano in un percorso che abbiamo avviato in questi mesi in un clima di collaborazione. Èfondamentale, però, che la ritrovata competitività della Raffineria coniughi le esigenze occupazionali con quelleambientali del territorio. Se questo protocollo inquadrava una trattativa tra due parti, Regione ed Eni, possiamosforzarci e comprendere perché non si sia ritenuto indispensabile convocare le eventuali altre parti in causa, mase ulteriori trattative venissero condotte senza coinvolgere direttamente il territorio, verrebbe trasmesso unsegnale fortemente negativo e, qualora si verificasse tale ipotesi, l’Amministrazione userà sicuramente ognimezzo per far sentire la propria voce e rivendicare il proprio ruolo”.Silvio RUGGERI (Segretario Territoriale Uilcem Uil)“Il protocollo racchiude cose che in quanto sindacati già conoscevamo. A Palermo, la Raffineria ha illustrato unpiano industriale di cui siamo già a conoscenza e che non lo apprendiamo ovviamente dal protocollo siglato nelcapoluogo regionale. Non possiamo che ritenerci mediamente soddisfatti. Lo saremo in pieno solo se e quandogli investimenti saranno esecutivi. Diciamo che è stato fatto un passo in più verso la risoluzione di problemi chesi protraggono da troppo tempo come nel caso della diga foranea la cui riparazione è d’importanza vitale per lamovimentazione logistica futura nella misura almeno del 90%. Il che è una condizione essenziale per la messain opera di altri investimenti. Vogliamo pensare che la nostra assenza sul tavolo della trattativa sia dettataesclusivamente dalla circostanza che ci vedeva conoscere già il contenuto del piano industriale della Raffineriadi Gela”.
  • 3. Emanuele GALLO (Segretario territoriale Femca Cisl)Non disperiamo per il fatto di non essere stati convocati a Palermo perché come si evince palesemente dalprotocollo, tutta l’intesa è legata, per non dire subordinata, agli accordi che si dovranno stipulare con le siglesindacali in sede locale. Peraltro si tratta di temi e questioni di cui siamo già a conoscenza, anche nei dettagli esu cui lavoriamo da tempo. Se la notizia relativa alla diga foranea è da accogliere positivamente, dobbiamoricordare quanto essa sia arrivata piuttosto in ritardo e vale a dire dopo almeno sei anni dalla famosamareggiata. Non va assolutamente dimenticato che parte delle perdite di questi anni sono da addebitare allecontrostallie, cioè alle maggiori spese derivanti dalle proroghe concesse alle navi rispetto ai tempi di sostaprestabiliti, con le petroliere di piccole dimensioni impossibilitate all’attracco e costrette al largo”.Alessandro PIVA (segretario Filtcem Cgil)Il nostro è un giudizio positivo perchè finalmente si sblocca l’iter per la diga foranea, indispensabile per ilrilancio della raffineria. Prendiamo anche atto che la la Regione finalmente dimostra attenzione per il nostroterritorio. Si rende conto, cioè che bisogna avere un piano energetico moderno e concordato con le parti sociali.Poi c’è la partita sull’ accordo tra sindacato ed Eni, in cui noi chiediamo che l’Azienda svolga un ruolo sociale nelterritorio, dopo tanto anni di presenza in cui ha avuto enormi guadagni.Autore : Filippo GuzzardiPiano industriale e ruoli istituzionaliPer mesi si è parlato a Gela di piano industriale. L’incontro del 4 febbraio presso la regione siciliana, presentel’Eni con le sue società Enimed e Raffineria di Gela, ha segnato un esito nell’ambito degli accordi di lungoperiodo tra Eni e la Regione. Eppure per mesi i sindacati, il sindaco, il consiglio comunale, le parti sociali hannotentato un’interpretazione del piano industriale della raffineria per trarre auspici e indicazioni. Spesso con esitilimitati.Tutti infatti parlano di sviluppo ed investimenti, concentrandosi sulle cifre che l’Eni vuole investire nei prossimianni, ed usano tale indicatore, incrociato al più con i dati di occupazione, come parametro di valutazione delleintenzioni industriali della multinazionale petrolifera. Tale modo di valutare i vantaggi sul territorio comincia apresentare delle limitazioni, basti pensare che esistono investitori che rilevano aziende, vi investono perportarle ad un livello di presentabilità, e le rivendono per ricavare il massimo utile.A questo si aggiunge un comportamento puramente reattivo dell’istituzione comunale che, pur essendo la primainterfaccia territoriale, non ha ancora trovato un protocollo di comunicazione con la raffineria; ne è prova che lostrumento principe rimane quello delle sessioni monotematiche del consiglio comunale, massima espressione direattività agli eventi, che producono esiti quali richieste di convocazioni, generiche dichiarazioni di allarme o,nei casi più concitati, di ultimatum mai efficaci.Insomma tutto tranne che l’attuazione di un metodo di confronto e di conoscenza routinario versol’insediamento industriale che rappresenterebbe un modo per passare da un atteggiamento reattivo ad unoproattivo.Da un’analisi complessiva si può dire che la presenza industriale dell’Eni a Gela, ed in generale in Sicilia, poneproblemi di ruolo più che di prospettiva industriale. L’affermazione merita un chiarimento.La prima deduzione che scaturisce dal recente accordo tra Eni e Regione sta proprio nel fatto che l’Eni ricercaaccordi a lunga scadenza (vedasi la poliannualità nella gestione della diga foranea e dello sfruttamento dei pozziin Sicilia) perché il business petrolifero è un business a cicli poliennali ampi. La Regione invece chiede royalties,chiede cioè ossigeno per le casse pubbliche ancor più oggi di ieri. E cosa chiede, di contro, il Comune di Gela?Cosa chiedono i sindacati? Ecco quindi che il tema dello sviluppo si traduce in un problema di ruolo.Infatti la possibilità di incidere sul piano industriale della raffineria è pressoché nullo. Soprattutto se si considerache il piano industriale della raffineria è una derivazione subordinata del piano industriale di Eni nell’ambitodella divisione della Raffinazione e pertanto deve tenere conto di fattori strategici mondiali. Si consideri inoltreche un piano industriale ha carattere quadriennale ma la velocità delle congiunture porta a innesti e interventiche ormai non riescono neppure a consolidare un piano industriale annuale e pertanto il confronto conl’evolversi della realtà di business è continuo ed incessante.Ciò che le controparti del territorio devono cercare è di centrare il loro ruolo, esserne consapevoli e attrezzarsiper esercitarlo autorevolmente.
  • 4. In merito al ruolo della istituzione comunale, prima interfaccia territoriale verso la raffineria, si può dire cheesso consiste nel presidiare almeno i seguenti temi: gestione e prevenzione degli impatti ambientali e dellasalute della popolazione, primo requisito che va gestito con centri di competenza interni alla macchinacomunale, perché tale tema non può essere totalmente esternalizzato o delegato. Un assessorato o unacommissione permanente deve dialogare autorevolmente con l’industria pesante e scambiare le informazionivitali al monitoraggio del tema. In secondo luogo il tema della ricaduta economica sul territorio perché, sestiamo passando da una fase di espansione ad una di consolidamento, certamente le ricadute occupazionali e dimantenimento dell’indotto subiranno una compressione, è inutile nascondercelo. Pur tuttavia il mantenimento dilivelli occupazionali almeno non inferiori alle altre raffinerie di simile complessità dovrà essere mantenuto. Aseguire, la macchina comunale deve saper declinare anche il tema della sostenibilità, tema nient’affattosecondario. Definire i livelli di sostenibilità da perseguire, in quanto la sostenibilità non è un indicatore digitale:o c’è o non c’è. E’ un indicatore che va valutato e tarato in funzione delle prospettive di sviluppo che lacomunità cittadina, rappresentata dalla istituzione comunale, vuole perseguire e questa sostenibilità va discussae verificata con l’area industriale.Non è un caso che la raffineria elabori annualmente un bilancio sociale annuale, reso pubblico, che chiarisce gliinterventi sul territorio e sull’ambiente. Su questi processi il comune dovrebbe innestarsi, perché sono processicodificati nel linguaggio e nel metodo e, magari, invece di concentrarsi su documenti di consuntivo, lavorare perdocumenti di pianificazione concertata, utili per il rapporto tra popolazione e azienda petrolifera. Tale ruolorilancerebbe un’immagine comunale e cittadina più interessata ai risultati anziché agli ultimatum, assumendoanche un’autorevolezza di controparte che sta dentro i temi.Il ruolo dei sindacati locali sembrerebbe noto: salvaguardare l’occupazione in termini numerici e recentementeanche in termini territoriali (mi riferisco alla salvaguardia dell’indotto locale a seguito delle politiche dicontenimento). In realtà un nuovo elemento si sta aggiungendo nelle contrattazioni: la fase espansiva dellaraffinazione ha ormai fatto il suo corso, il business si può consolidare ma forse non può più espandersi. Nascepertanto il tema dello sviluppo e della creazione di posti di lavoro che non potrà più essere ricercata dentro laraffineria. Nasce quindi la necessità di capire quali nuovi business potrà attrarre il nostro territorio e qualisinergie possono innescarsi con l’attuale assetto produttivo territoriale. Questo è un tema nuovo ove anche leforze sindacali dovranno interrogarsi perché proprio loro vivono a stretto contatto con le logiche industriali.In sintesi è bene che ognuno faccia la propria parte, possibilmente innescando proattività invece che reattività esoprattutto stando dentro i temi ed invocando il ruolo di altre controparti dopo aver assolto al proprio. E’ ormaichiaro che la crisi va guardata in faccia prendendo consapevolezza di ciò a cui si dovrà rinunciare e cosa sidovrà ricercare con caparbietà per assicurare dignità e sussistenza alle comunità territoriali rappresentate.Federico (Provincia): «Firmato un accordoepocale»Conferenza stampa, martedì 8 febbraio scorso, per sottolineare l’importanza strategica che il protocollo d’intesasiglato a Palazzo D’Orleans tra Regione, Enimed e Raffineria di Gela, ma anche per rispondere alle critiche di chine minimizza la portata. A convocarla l’on. Pino Federico presidente della provincia regionale di Caltanissetta,per il quale l’accordo siglato rappresenta un primo passo per rilanciare l’economia del territorio attraverso larealizzazione di opere infrastrutturali.“Questo è un accordo storico, un modello da seguire – ha esordito Federico – e ad affermarlo non sono solo io,ma anche il presidente della Confindustria Lo Bello, le segreterie regionali dei sindacati. L’azienda si ritienesoddisfatta perchè ha la garanzia di una burocrazia veloce. Va sottolineato, quindi, il grande messaggio delpresidente della Regione Lombardo con cui annuncia che in Sicilia conviene investire. Ci abbiamo lavorato pertre mesi per giungere a questo traguardo e senza apparire, al contrario di chi pensa solo ad apparire. L’unicacosa che ho chiesto io all’Eni per il territorio è il progetto della Gela-Catania. Una richiesta che sarà completatadalla disponibilità Regione-Anas a finanziare quest’opera. Infine saranno investiti 120 milioni di euro per leimprese del nostro territorio in ginocchio e per consentire loro di lavorare”.Chiude la conferenza stampa auspicando che Stato, Regione e Provincia marcino uniti per rilanciare la Sicilia ein particolar modo il nostro territorio, annunciando che assieme al sindaco Fasulo ha chiesto la riapertura deltavolo tecnico per la gestione delle risorse idriche della città di Gela.Autore : Nello Lombardo
  • 5. Concessioni all’EniIl protocollo dintesa sottoscritto, giovedì pomeriggio a palazzo dOrleans nel corso di una conferenza stampa,tra la Regione siciliana e le società Enimed e Raffineria di Gela, «rappresenta un passo significativo perrealizzare adeguate politiche energetiche, salvaguardare la salute e lambiente, e creare sviluppo del territorio edellimprenditoria locale». Così la Regione in un comunicato diffuso subito dopo l’incontro palermitano, al qualehanno paertecipato e firmato l’intesa il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, lamministratore delegatodi Enimed, Lorenzo Fiorillo, e il presidente di Raffinerie di Gela, Claudio Zacchigna. Presenti alla sottoscrizione,lassessore allEnergia e ai Servizi di pubblica utilita, Giosuè Marino, al Territorio e Ambiente, GianmariaSparma e allEconomia Gaetano Armao.«La Raffineria di Gela – si legge ancora nel comunicato stampa della presidenza della Regione – nonostante lerilevanti perdite subite negli ultimi anni, ha intenzione di avviare un piano industriale che contempla ingentiinvestimenti per migliorare la produttività e la logistica, compreso il ripristino della diga foranea. A fronte diquesti investimenti, la Regione, non appena scadrà lattuale concessione, ne concederà una nuova perventanni».Lattuazione del piano industriale è subordinata ad ottenere condizioni, oggetto di negoziazioni con le partisociali, destinate al recupero di efficienza e di flessibilità. Le negoziazioni dovranno garantire al sito industrialedi Gela il necessario recupero di competitivita rispetto alla situazione attuale.Nel protocollo, la società si impegna ad assicurare la sostenibilità, la sicurezza, il recupero energetico etecnologico degli impianti, fra questa la copertura del pet coke. Si impegna anche a realizzare ilricondizionamento del parco serbatoi, assicurando adeguati standard di sicurezza, sotto il profilo sanitario eambientale.Il documento prevede lavvio di un tavolo tecnico per risolvere i problemi di gestione del polo di dissalazione diGela, nellambito del quale sarà valutata la possibilità di arrivare a una soluzione condivisa. Enimed, nellintesa, evidenzia lattuazione di un piano industriale 2010-2013, che prevede forti investimenti per le attivitaestrattive esistenti e lo sviluppo nella ricerca mineraria. Questo assicurerà alla Regione maggiori introiti intermini di royalties e fiscalità, con la possibilità di ricorrere a finanziamenti Bei. Il presidente Lombardo, hachiesto di minimizzare limpatto ambientale dei pozzi Tresauro e agli organi competenti, in armonia con quantoprevisto dal protocollo, ha anche chiesto di rivedere liter autorizzativo, ad oggi bloccato.A margine della conferenza stampa, è stata accolta la richiesta del presidente Lombardo di avviare un confrontocon Enimed e Raffineria di Gela per valutare la possibilità di acquisire dalle società i progetti della tratta viariaCatania-Gela.Per attuare il protocollo sarà costituito uno specifico tavolo di garanzia con il compito di monitorare larealizzazione degli interventi contenuti nellintesa e lo snellimento delle procedure amministrative.Letteralmente tagliati fuori dalla trattativa palermitana le organizzazioni sindacali di categoria, locali e regionali,che continuano così a fare da spettatori, come per l’ultimo piano industriale, che gli è stato calato dall’alto,dopo essere stato concertato a Roma.Autore : Rocco Cerroa storiaMattei progettò di creare un grande polo industriale fra Gela, Augusta e Siracusa allo scopo di sfruttareilpetrolio greggio che era stato trovato nel ragusano e che non era molto adatto alla trasformazione inprodottileggeri a causa della sua elevata viscosità, nonché il gas naturale che era stato trovato nel territoriodi Gagliano Castelferrato. Vennero così costruiti grandi impianti di raffinazione nel polo petrolchimicosiracusano ed un grande impianto petrolchimico lungo la costa di Gela.
  • 6. Così, il polo siracusano produceva benzina, gasolio e olio combustibile, mentre il polo gelese producevaconcimi chimici e polimeri per la produzione delle materie plastiche.Quando tutto sembrava andare secondo il programma di Mattei, questi morì nei cieli della Lombardia nonlontano da Milano, per lo scoppio in fase di atterraggio del suo aereo partito da Catania. Questo evento, maichiarito ma considerato come un attentato, pose fine, proprio nel momento cruciale, al progetto portatoavanti da Mattei. I due poli petrolchimici della Sicilia meridionale rimasero come delle cattedrali nel deserto esvolsero la loro funzione in maniera scoordinata apportando lunico risultato di creare uno sconvolgimentodellecosistema in due delle più belle coste della Sicilia, quella jonica e quella mediterranea.[modifica]LimpiantoIl Petrolchimico è un complesso diviso in quattro isole, che si affacciano sul mare, sul fiume o sono divise tradi loro da terreni agricoli. Dal 2003 la raffineria di Gela è Raffineria di Gela S.p.A.. La raffineria riceve ognianno oltre 5 milioni di tonnellate di materia prima che viene poi trasformato in prodotti finiti da vendere sulmercato. Le persone che lavorano alle dipendenze della Polimeri Europa sono circa 300, alle quali siaggiungono circa 3400 operai delle ditte esterne. Dopo aver consolidato il piano di miglioramentoambientale, la raffineria ha inviato un imponente programma di sviluppo che le permetterà di mantenere emigliorare la sua posizione competitiva sul mercato.Gela (Caltanissetta, Sicilia)ESTENSIONE: 5.358 ettari, di cui 4.563 di acque e fondali marini e 795 di terreno.CONTAMINANTI: idrocarburi e metalli pesanti.CONTAMINATORI: industria petrolifera, petrolchimica e chimica.Il polo petrolchimico di Gela nasce ad opera dellEni alla fine degli anni Cinquanta per sfruttare i giacimentipetroliferi scoperti nel 1956. Attorno allarea industriale la città crebbe disordinatamente, senza pianoregolatore, e per il controllo degli appalti negli anni 80 scoppiò una sanguinosa guerra di mafia tra Stidda (lacriminalità organizzata locale) e Cosa Nostra. Nel frattempo, però, si era capito che il greggio di Gela eratroppo denso e troppo in profondità per essere sfruttato in modo vantaggioso... Ciò che rimane oggi sul
  • 7. territorio è la contaminazione da idrocarburi e metalli pesanti di suolo, fondali marini e falde, e la cronicapenuria dacqua per le inefficienze del dissalatore gestito anchesso dal petrolchimico.FRUTTI SICILIANI Dal1990, anno in cui larea di Gela viene inserita nella lista delle Aree ad Elevato Rischio Ambientale (quella chepoi sarebbe diventata la SIN, ossia la lista dei siti di interesse nazionale), sono stati condotti studi sullacontaminazione e sullaumento di tumori e malformazioni neonatali. Ma è solo del maggio 2008 la notiziache lOrganizzazione Mondiale della Sanità e il CNR, finanziati dalla Regione Sicilia, stanno finalmenteiniziando uno studio sistematico sulla correlazione fra i due fenomeni: in allegato vi proponiamo treinteressanti articoli che il Corriere di Gela Online [link al sito] ha dedicato al progetto Sebiomag (questo ilnome dellindagine epidemiologica). Nel frattempo ancora oggi si discute sugli interventi da attuare a livelloambientale: «Per Gela io propongo la definizione di Area a Riconversione Produttiva e Ambientale, che va oltrequella di sito contaminato», spiega il sindaco, Rosario Crocetta. «Per salvaguardare lambiente senzabloccare lattività industriale abbiamo tre progetti: gassificare il pet-coke [che cosè il pet-coke?], inquanto allo stato gassoso è meno inquinante, il riutilizzo a fini agricoli e civili delle acque del lago del Biviere,ora utilizzate dal petrolchimico, e linstallazione di pannelli fotovoltaici sulle serre del distretto ortofrutticolo,che si estende proprio accanto al petrolchimico.» A TUO RISCHIO E PERICOLO A Gela il confronto sullequestioni ambientali è estremamente teso: «Ciò che lufficio del sindaco dovrebbe fare è costituirsi partecivile nei processi per linquinamento del petrolchimico, cosa che nessuno ha mai fatto», afferma Saverio DiBlasi, fondatore dellassociazione Aria Nuova [link]. «Dal 1996 abbiamo condotto diversi studi sullacontaminazione della nostra terra. Lultimo è sui danni alle colture per la ricaduta di metalli pesanti, da cui ènato un processo ora in corso», racconta Di Blasi. «Moltissimi i casi di inquinamento da noi denunciati: ilgasolio nelle falde per le perdite dai serbatoi, i trialometani [che cosa sono i trialometani?] e i batterinellacqua cosiddetta potabile fornita dal dissalatore e la discarica di 50 milioni di metri cubi di fosfogessiradioattivi [che cosa sono i fosfogessi radioattivi?], per ventanni riversati in mare.» Ma non è facileessere ambientalisti in una terra di mafia: «Per la mia attività ho ricevuto molte intimidazioni: tre volte mihanno incendiato la macchina e una volta anche il portone di casa», è lo sfogo di Di Blasi.A CHE PUNTO SIAMO? Gela è inclusa nellelenco dei siti contaminati di interesse nazionale dal 1998 [vedi"Dati ambientali", negli Approfondimenti]. NellAnnuario Ispra 2007 risultava approvato il progettopreliminare di bonifica per il 47% di terreni e fondali e quello definitivo per il 100% della falda, ma... Ciò che èstato realizzato finora sono i doppi fondi ai serbatoi per gli idrocarburi e le barriere per evitare che lesostanze tossiche nei terreni sotto larea industriale continuino a disperdersi nelle acque del mare e di falda.Infine, per ridurre le emissioni di ossidi di azoto in atmosfera è stato installato un sistema SNOx, il secondorealizzato al mondo dopo quello entrato in esercizio nel 1991 in Danimarca. Il processo SNOx, sviluppatodalla società danese Haldor Topsoe in collaborazione con Snam Progetti, è ritenuto idoneo alla rimozionedegli ossidi di azoto (NOx) e degli ossidi di zolfo (SOx) dai fumi. Sullefficacia del sistema, tuttavia, Aria Nuovasi dichiara poco convinta.Unione Petrolifera: Petrolchimico di Gela a rischio chiusuraCrisi raffinerie, il 17 febbraio incontro sindacati-Unione petroliferaL’incontro arriva dopo l’allarme lanciato all’inizio di febbraio dal presidente dell’Unione Petrolifera,Pasquale De Vita, che, tracciando il consuntivo petrolifero 2009, aveva parlato di “crisi del settore delleraffinerie, con rischio di chiusura per 4-5 impianti in Italia e di circa 7.500 posti di lavoro a rischio”. «InItalia ci sono 4 o 5 raffinerie a rischio chiusura. Una raffineria ha in media 4-500 dipendenti più l’indottoche conta per tre o quattro volte. Fa 1.500 persone a impianto, se si moltiplica per 4 o 5 il conto è fatto»,ha detto De Vita. L’Up cita anche i nomi degli impianti in crisi: Livorno e Pantano in cerca di compratori;Falconara che ha 92 esuberi; Taranto e Gela dove l’attività è provvisoriamente ferma.La Sicilia è leader per la produzione di greggio a terra pari a 544 migliaia di tonnellate nel 2007, in calorispetto a 704 migliaia di tonnellate del 1997. Tra la produzione a terra solo la Basilicata può permettersi
  • 8. di superare l’Isola con una produzione pari a 544 migliaia di tonnellate di greggio. Inoltre la Sicilia, puòvantare attualmente una capacità di raffinazione pari al 37,5%.Raffineria Capacità(MT/anno) Occupati DirettiIndiretti(stima)Gela(Eni) 5,0 1400 800Milazzo(Eni50%- 9,8 600 400Kupit50%)Priolo(Erg51%- 20,5 1100 2500Lukoil49%)Dalla tabella si nota che il petrolchimico di Gela rappresenta un punto critico della raffinazioneEni, 5 MT di greggio raffinato per 2.200 occupati, tanto da ricondurre allo stesso oltre la metà dellaperdita del settore Refining & Marketing nei primi nove mesi del 2009. Taranto, gruppo Eni, a parità didistillato, dà lavoro a 700 persone tra diretto e indotto. Meno di un terzo del popolo della raffineria diGela. Una serie di fattori tra l’altro farebbe rientrare proprio Gela tra gli obiettivi sensibili, unastabilimento petrolchimico che sconta le difficoltà strutturali di una politica di disinvestimenti, dismissionie chiusure da oltre un ventennio.Dunque un mero disegno di riduzione occupazionale si celerebbe dietro le parole di UP, e del suopresidente. La Sicilia, con ben 3 impianti di distallazione, potrebbe subire la chiusura di due stabilimenti,Gela e Milazzo, che occupano circa 3.200 persone tra diretto e indotto. Chiusura o dimagrimento, intempi rapidi e decisi.Le raffinerie italiane subiscono, secondo l’Up, anche la concorrenza dei Paesi mediorientali, dove «i costisono più bassi e non bisogna rispettare obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti». L’Up non chiedeal governo sovvenzioni economiche, ma sollecita il varo di un quadro normativo meno severo, soprattuttosul fronte ambientale. Secondo le stime dell’associazione, il settore ha chiuso il 2009 con perditecomplessive per circa un miliardo di euro.a scorsa settimana si è appresa la notizia che l’Eni ha annunciato il taglio di 400 lavoratori dei 1.350in organico nella raffineria di Gela (CL). Per l’azienda il 30 % del personale dipendente è inesubero: "Per rafforzare la propria competitività, e realizzare l’efficienza della struttura organizzativa, l’aziendaprocederà all’espulsione graduale del personale eccedente entro il 30 dicembre del prossimo anno".Questi appena descritti sono alcuni dei provvedimenti comunicati dalla direzione al sindacato nel confronto aporte chiuse con le organizzazioni di categoria, Filctem-Cgil, Femca-Cisl eUilcem-Uil, ai delegati del consigliodi fabbrica.L’amministratore delegato della Raffineria di Gela, Bernardo Casa, e il direttore dello stabilimento, AlfredoBarbaro, hanno illustrato i contenuti dell’atteso piano industriale dello stabilimento di Gela per iprossimi 4 anni. Al fine di ridurre al minimo gli effetti sociali di questo esodo, si ricorrerà alla mobilitàvolontaria lunga (sette anni più uno) per quei dipendenti che, in questo lasso di tempo, attendono diessere collocati in pensione. Per loro è previsto anche un incentivo di 30 mila euro.Brutte notizie anche per quanto riguarda gli investimenti. Tagli per 330 milioni(pari al 34 per cento dei980 milioni concordati nel 2008 con il sindacato e già programmati per Gela) saranno operati sugliinvestimenti che prevedevano interventi sul fronte del risanamento ambientale e delle migliorieproduttive per il consolidamento ed il rilancio della fabbrica.Alcuni di questi progetti, però, sarebberostati superati dalle mutate richieste di mercato e gli investimenti sono scesi a 650 milioni.Filctem, Femca e Uilcem si sono dichiarate estremamente deluse. "Questo non è un piano industriale - hannodetto - qui non c’è alcun rilancio né sviluppo della raffineria gelese, ma solo una politica di mantenimentodell’esistente". Ma le trattative non sono state interrotte. Il confronto riprenderà nei prossimi giorni, anchecon le altre categorie produttive, sulla spinosa vicenda dell’indotto. Qui si parla di 600 esuberi su unmigliaio di occupati.
  • 9. Allindomani del confronto a porte chiuse, la Cisl, che ha riunito a Caltanissetta il proprio stato maggiore(Maurizio Bernava, segretario regionale; Carlo Argento, segretario provinciale; Franco Parisi, numero unodella Femca Sicilia) insieme ai vertici provinciali dei lavoratori della chimica (Femca), edili (Filca) emetalmeccanici (Fim), ha chiaramente detto che "sul petrolchimico di Gela, non può aleggiare ilfantasma di una seconda Fiat di Termini Imerese".Secondo Bernava, serve un tavolo istituzionale presso la prefettura nissena, a cui dovranno prenderparte i governi nazionale e regionale, le forze sociali, gli enti locali. La Cisl, informa una nota, chiederà aCgil e Uil di rivendicare assieme "politiche di sviluppo del contesto": perché "solo la competitività del territorio,la sua capacità d’attrarre investimenti, può garantire reddito e lavoro". In particolare, per il sindacato, leistituzioni dovranno "affiancare Eni con un pacchetto di investimenti che valorizzi il polo gelese". Percominciare, servono il completamento della diga foranea per l’attracco delle navi; lariqualificazionedell’ambiente: la realizzazione del dissalatore. Così, scrive la Cisl, si potrà far fronte al rischio didesertificazione produttiva del territorio, che preoccupa, in primo luogo i 400 esuberi già annunciati da Eni e i500 lavoratori dell’indotto che dovranno fare i conti, tra due anni, con l’esaurimento del ciclo degli investimentiprogrammati. Anche per questo "invitiamo tutti – ha insistito la Cisl – a una seria assunzione di responsabilità".E quanto all’azienda, dovrà mettere in cantiere pure l’investimento, previsto dal 2008, per un impiantoche ricavi energia dall’idrogeno. Anche così potrà dare prova di aver archiviato ogni strategia didelocalizzazione. "Fiat docet", chiosa la Cisl.[Informazioni tratte da Ansa, €conomiasicilia.com]Gela, nella città dei veleni è record di bimbi malformatiByArchimede on 14.07.05 08:42 | Permalink | Commenti (2)Su 13.000 nati in 10 anni quasi 700 hanno problemiSoprattutto ai genitali. Indaga la magistraturaGela, nella città dei veleni è record di bimbi malformatiStudio della Regione: dove ci sono raffinerie ci si ammala di più si muore sempre di piùdal nostro inviato ATTILIO BOLZONILimpianto industriale del Petrolchimico di GelaGELA - Dove volevano morire di cancro piuttosto che morire di fame i veleni hanno portato altri orrori. Edè lì, solo lì tra le ciminiere che sputano fiamme che laria è un morbo. E in quella Sicilia che un temposognava per i suoi giacimenti e per le sue trivelle che nascono bambini malformati, tanti. Più che a PortoMarghera. Più che a Taranto. Più che nellinferno di Priolo e di Melilli. "Per le ipospadie un dato così altonon si era mai ufficialmente registrato in realtà industriali del mondo intero", rivela la relazione cheunéquipe di periti ha appena consegnato alla magistratura di Gela. Sono numeri da paura.8.I veleni del petrolchimicoLa sede di Aria Nuova si compone di due stanzette rintanate in un cortile invisibile dalla strada. Il presidente Saverio Di Blasi(«Saverio, lo levano di mezzo», senti dire in giro) è il più grande scassaminchia della città. Scassa la minchia a tutti, all’Enichem e alsindaco, alla Regione e alla Provincia, convinto, anzi certo, che il petrolchimico avvelena ogni cosa. Non sta neanche a spiegartelo.Estrae dai numerevoli faldoni quintali di sentenze, di perizie, di dati di rilevamento ambientale, cartelle cliniche di ammalati,volantini e articoli di giornali. Mentre fa fotocopie, entra un contadino che vuole farsi aiutare. Di Blasi estrae una perizia del ‘94:«Uva bianca in grappoli; gli acini e le foglie si presentano ricoperti in gran parte di polvere nerastra… impalpabile untuosa al tatto,costituita da sostanze di natura carboniosa miste a sostanze di natura siliceo-carbonatica». Un’altra del ‘99: «Le macchie necrotichepassanti sono state riscontrate un po’ in tutta la vegetazione… Tali disposizioni provengono quasi sicuramente dal Petrolchimico diGela». La capitaneria di porto lo ha bloccato al largo mentre tentava di prelevare l’acqua davanti allo stabilimento. Da allora non sipuò più avvicinare nessuno.Chiedo dei bambini malformati. Sono uno su sei di quelli nati negli ultimi 10 anni, più del doppio della media nazionale. E da brividoè la percentuale dei neonati microcefali, 10 volte di più che nel resto del paese. Le spaventose cifre della perizia, depositata alla finedel 2006 agli atti dell´inchiesta che mira a stabilire le connessioni tra le decine di morti sospette, le centinaia di malformazioni, l´inquinamento ambientale e l´attività del petrolchimico, hanno portato allo scoperto una realtà che a Gela tutti gridano da anni con
  • 10. poca fortuna, se si considera che il registro dei tumori è stato istituito alla fine del 2005. Di Blasi, intanto, produce altre statistiche. Siparla di tumori e lui fa fotocopie. È presente un tossicologo dell’Università di Catania: racconta di un uomo che gli ha chiestopreoccupato: «È vero, dottore, che ho livelli di piombo troppo alti?», come se avere il piombo nel sangue fosse normale.Il fatto triste è che nessuno dei documenti dimostra un nesso causale certo tra danni alla salute e inquinamento. Tutte le perizierimandano ad altre più complete, ancora da fare. Un altro ambientalista si è fatto dare dall’Azienda sanitaria locale il numero delleesenzioni ticket per patologie tumorali richieste dal 1996 al 2000. Risultato: 270 nel ’96, 295 l’anno dopo, 320 nel ‘98, 372 nel ’99 e464 nel 2000, le ultime solo per tumori maligni. C’è una rete di centraline, ma è inadeguata. Passi davanti alla casa natale diSalvatore Aldisio, il leader storico della Dc di Gela. Cade a pezzi. Entri in contrada San Giacomo, ad altissima concentrazionemafiosa. Vedi case senza intonaco e senza finestre, tirate su e abbandonate, in attesa di nuovi soldi, un piano sopra l’altro. Tutto èprovvisorio, quasi che il petrolchimico sia stato vissuto come un ospite ingombrante e sgradito, una presenza di passaggio. Il registaGiuseppe Ferrara(lo stesso del film Il Banchiere di Dio)che nel ‘63 girò per l’Eni il documentario Gela antica e nuova, ricorda unaterra diversa: «C’era una cultura contadina molto coesa. Per San Giuseppe, le famiglie benestanti offrivano cene pantagrueliche aturbe di poveri. C’era grande speranza. Sono tornato qualche anno fa. Ho trovato una città di traffico e polvere». Ogni illusione èspenta. L’Enichem forse, tra qualche anno o prima, verrà chiusa o venduta oppure si stabilirà al di là del canale di Sicilia a fare dacapo come gli pare. La risposta che ti senti dare da decine di voci, con cento sfumature diverse è: «Lo Stato ci ha avvelenato, ci haimbruttito, ci ha umiliato e ora deve pagare». Ti accorgi che l’inquinamento è davvero l’aria che respiri e l’acqua che bevi. Tutte coseche penetrano a fondo.ENInismoPer capire come mai la sinistra, o quel che ne rimane, da queste parti sia così forte, bisogna riavvolgere il nastro del tempo. Correval’anno 1956, l’anno in cui nacque anche il ministero delle Partecipazioni statali. Il presidente dell’Eni Enrico Mattei si affacciò sullapiazza di Gela e annunciò trionfante che ci sarebbe stato lavoro per tutti: l’Agip mineraria aveva trovato il petrolio. In realtà ilgiacimento era a grande profondità, il greggio molto denso, con una percentuale di zolfo altissima (25 per cento) e l’estrazionesarebbe stata costosissima. In mancanza di strade, per il trasporto si poteva contare solo su un porto pochissimo attrezzato. Nel 1965l’ingegner Boldrini, magnificò così, nel discorso inaugurale del petrolchimico, l’abilità politica del suo predecessore: «Il giacimentominerale era di qualità così scarsa che di nessun tipo analogo era mai stata tentata l’utilizzazione industriale nel mondo. Ma il geniodi Enrico Mattei – desto sempre su ardimentose prospettive – sentiva il fascino di un inedito cimento. E dalla sua volontà precisadecisa e trascinante nacquero le nuove fortune di Gela».Mattei, legato alla corrente Dc di Amintore Fanfani (segretario dal ‘54), ma con buone relazioni anche a sinistra e a livellointernazionale, riesce a imporre il progetto. Nei primi anni, i soldi arrivano a palate. Le campagne di svuotano e il latifondo si sfalda.I proprietari terrieri, guidati dal principe Nicolò Pignatelli d’Aragona, dopo avere resistito per anni, anche grazie alla mafia, allerichieste del movimento bracciantile, iniziano a vendere i terreni all’Eni. Erano gli anni della «meteora milazziana», come la definìPietro Ingrao, il governo regionale di Silvio Milazzo, uomo politico Dc della corrente di Sturzo, che riuscì a compattare la destrasiciliana, la mafia e il Pci (il segretario regionale di allora era Emanuele Macaluso), in chiave anti centralista, quindi avversa a Matteie alla politica di Fanfani delle partecipazioni statali. Il «compromesso storico» siciliano, che vide una parte della sinistra scendere apatti con i potentati locali, ha origine in questo quadro politico.A Gela, però, la sinistra si schiera con Mattei, facendo parlare i giornali di «marxismo-eninismo». L’occasione era irrinunciabile. Nel1962 Gela sfiora la piena occupazione. Oltre al lavoro nel petrolchimico, ci sono da costruire servizi, strade e interi quartieri per idipendenti. Come il Macchitella che ancora oggi, lindo e roseo, appare come un corpo estraneo in una città quasi interamenteabusiva. In pochi anni la popolazione passa da 20 mila abitanti agli 80 mila attuali.Il 27 ottobre 1963 l’aereo di Enrico Mattei si schianta a Bascapé, in provincia di Pavia. Veniva da Galliano, in Sicilia,dove l’Eni aveva trovato un giacimento di metano («Richiamate i vostri figli emigranti, ci sarà lavoro per tutti») e avevadormito a Gela in un Motel Agip. Nel 1974, l’inchiesta viene archiviata, ma oggi, a 45 anni di distanza, l’ipotesi più forte èquella dell’attentato. Tra le tante ipotesi (Cia, mafia, sette sorelle), c’è chi sostiene che le cause vadano cercate proprio aGela. Sentito dai giudici di Pavia, il senatore Dc Graziano Verzotto che accompagnò Mattei nel suo ultimo giornodichiarò: «Per capire la morte di Mattei occorre capire l’operazione Anic-Gela, ovvero la nascita di un tale stabilimentopetrolchimico ideata e avviata da Cefis e Guarrasi nel periodo del governo regionale di Silvio Milazzo».
  • 11. 5.Mafia e petrolchimicoIl rapporto della Commissione Antimafia per il biennio ‘63-‘64 fotografa un fenomeno in atto già allora: «Il settore industriale creavanuovi spazi per esercitare l’illegalità, speculazioni e prepotenze sul lavoro, sugli operai, sulle aziende». Nel novembre 2001, ildirettore dell’Agip, Marco Saetti, quattro funzionari e due responsabili di consorzi di imprese dell’indotto vengono arrestati daicarabinieri. L’accusa è associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato e minaccia. Il gip Antonio Fiorentino che ha seguitol’inchiesta, parla di «uno scellerato patto di non belligeranza tra il potere economico e il potere mafioso locale». È tutto da spiegare ilcaso Gela. Città di frontiera, ricca e progressista. Dove si dice che fino agli anni settanta la mafia non si era impiantata saldamente.Ma dagli anni ottanta terreno di faide ferocissime, rapidi regolamenti di conti, continui traffici di armi e droga, una rete capillare diestorsioni estesa a tutte le attività economiche, agguati in bar, ristoranti e sale giochi. Il fatto è che prima dell’avvento delpetrolchimico, a Gela Cosa Nostra era poca cosa. In realtà cosa nostra era presente con boss mafiosi del calibro di Francesco eGiuseppe Piddu Madonia. Esisteva, però, una versione locale del prodotto, la Stidda, meno verticistica, molto più rozza e altrettantosanguinaria.4.Il petrolio: un fattore di arretratezzaDopo la morte di Mattei, a Gela i lavori continuano a pieno ritmo. La pacchia finisce nel 1965, anno dell’inaugurazione. In pochimesi vengono licenziati 650 operai meccanici e mille edili. L’Anic ha bisogno di manodopera specializzata e importa operai da fuori.Gli ex braccianti diventati edili restano senza lavoro e ricominciano a emigrare. La politica dei Poli di sviluppo che aveva portatoinvestimenti a pioggia rallenta. Ci pensa l’Eni a frenare entusiasmi e pretese. Sul Giornale di Sicilia del 21 novembre 1968, unfunzionario dichiara: «Il complesso petrolchimico Anic produce beni finiti per cui non esistono grandi possibilità di incentivare altreiniziative collaterali». Lo sviluppo si ferma e tutto resta com’è.Ai nuovi venuti Gela appare come una città spezzata. Da un lato c’è il petrolchimico che, per quanto cadente, tiene i piedi nellamodernità, produce utili e agisce secondo logiche di profitto. Dall’altro c’è tutto il resto. C’è una città abnorme che non si capiscebene come sopravviva se non «intercettando» finanziamenti dello Stato, c’è l’economia dell’indotto nelle quali, molto spesso, nonesistono tutele sindacali e latita ogni ideologia imprenditoriale. Di questo rischio, Mattei era conscio. Parlando, il 23 gennaio 1959, alII Convegno Petrolio in Sicilia Enrico Mattei avvertì: «Le produzioni attuali e quelle assai maggiori sicuramente prevedibili a brevetermine confermano dunque l’esistenza in Sicilia di quella disponibilità di petrolio che viene comunemente considerata, di per sé,fattore di industrializzazione… Lo sviluppo industriale non deriva automaticamente dalla disponibilità di petrolio». Il presidentedell’Eni precorre una teoria economica in voga negli ultimi anni: la presenza di petrolio è un fattore che frena lo sviluppo invece chefavorirlo. L’umanità tende ad adagiarsi sulle proprie ricchezze e l’iniziativa ne risente. In questo senso, Gela non fa eccezione.L’economia ufficiale della zona si regge, ancora oggi interamente, sull’estrazione e sulla raffinazione. Il gigante solitarioparla alla città attraverso mille braccia, molte delle quali invisibili. È attraverso queste braccia che la mafia allunga lemani sulla torta. Non parlarne, significherebbe ignorare l’altro grande datore di lavoro della zona.LIBERAINFORMAZIONERaffineria di GelaCon una capacità di raffinazione primaria bilanciata di 100 mila barili/giorno e un indice di conversione del 142,4%costituisce un polo integrato a monte con la produzione di greggi pesanti dei giacimenti siciliani e a valle con gliadiacenti impianti petrolchimici Eni. Situata sulla costa meridionale della Sicilia, produce prevalentementecombustibili per autotrazione e cariche petrolchimiche. L’elevato livello di conversione è assicurato dall’unitàdi cracking catalitico integrata a monte con un go-finer che migliora la qualità della carica, due unità di coking perla conversione del residuo atmosferico e da vuoto, integrati in modo da trattare i residui pesanti fino all’ottenimento
  • 12. di prodotti pregiati. La centrale termoelettrica della raffineria è dotata di moderni impianti di trattamento dei fumi che consentono il rispetto dei più elevati standard ambientali. Sulla raffineria di Gela Eni sta procedendo alla realizzazione di progetti di ammodernamento e miglioramento dell’affidabilità degli impianti della centrale di sito principalmente attraverso:• la realizzazione nel 2012 di un nuovo impianto di steam reformer;• l’upgrading e il recupero di affidabilità della centrale di produzione di energia elettrica e delle caldaie esistenti con l’obiettivo di aumentare la redditività sfruttando le sinergie derivanti dall’integrazione raffinazione-generazione elettrica;• l’introduzione di un nuovo serbatoio per la segregazione dei greggi extra-pesanti e l’avvio di un nuovo impianto per il recupero dello zolfo entrambi attesi entro il 2012. RELAZIONE SUL PETROLCHIMICO DI GELA INFORMAZIONI GENERALI Nella seconda metà degli anni 50 le attività di esplorazione mineraria condotte da Agip Mineraria nel sottosuolo gelese portano alla scoperta di giacimenti di petrolio greggio. Le dimensioni di tali giacimenti sono tali da rendere economicamente vantaggiosa la costruzione di uno stabilimento per la lavorazione del greggio sul territorio. Nel 1960 Anic Gela SpA avvia infatti la costruzione dello Stabilimento con un investimento iniziale di 120 miliardi di lire,e nel 1962 entrano in funzione i primi impianti di raffinazione con una capacità di lavorazione di 3 milioni di tonnellate/anno di greggio. Gli investimenti attuati nel corso degli anni, orientati al miglioramento dei processi produttivi all’adeguamento tecnologico e soprattutto alla riduzione dell’impatto ambientale sul territorio attraverso interventi di ristrutturazione e innovazione, hanno consentito uno sviluppo delle strutture di raffinazione, tale da collocare la Raffineria di Gela tra le più complesse e avanzate d’Europa. Attualmente registra infatti una capacità di raffinazione di oltre 5 milioni di tonnellate/anno. • I.354 dipendenti (75% di essi proveniente dal comune di Gela) tabella • Produzione di gas,gpl, benzine, gasoli, coke e oli combustibili • Processi produttivi caratterizzati da impianti tipici della raffinazione del greggio (Topping (Distillazione Atmosferica), cracking termico e catalitico, reforming) e da impianti di stoccaggio e movimentazione di Oli minerali e GPL • politica Ambientale orientata al rispetto di tutte le prescrizioni legislative e regolamentari, a un miglioramento continuo delle prestazioni ambientali complessive e alla prevenzione dell’inquinamento. • moderni impianti di trattamento dei fumi che consentono il rispetto dei più elevati standard ambientali. • grande impatto economico sul territorio attraverso contratti di prestazione con ditte terze site soprattutto nel territorio gelese. ( 60% gela 7% sicilia 33% italiaestero) • strategie di sviluppo orientate verso un processo di miglioramento e innovazione del sistema di raffinazione. CRISI La crisi finanziaria del 2008 che ha indebolito l’intero sistema finanziario ha avuto ripercussioni anche nel settore petrolifero. Tale situazione si evidenzia dai dati dl consuntivo petrolifero dell 2009, è lo stesso Pasquale De Vita, presidente dell’Unione Petrolifera, che parla di “crisi del settore delle raffinerie, con rischio di chiusura per 4-5 impianti in Italia e di circa 7.500 posti di lavoro a rischio”.
  • 13. Risultati negativi si registrano soprattutto in Sicilia ,leader per la produzione di greggio a terra pari a 544migliaia di tonnellate nel 2007, già in calo rispetto a 704 migliaia di tonnellate del 1997, dove l’attività delpetrolchimico di Gela risulta provvisoriamente ferma e il 30 % del personale dipendente è in esuberoUna serie di fattori tra i quali anche ,l’inserimento nel 1990 di Gela nella lista delle Aree ad Elevato RischioAmbientale e la concorrenza dei Paesi mediorientali dove i costi sono più bassi e non bisogna rispettareobiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti, sono le cause del declino di Gela, uno stabilimentopetrolchimico che sconta le difficoltà strutturali di una politica di disinvestimenti e dismissioniTra gli interventi annunciati • l taglio di 400 lavoratori dei 1.350 in organico • Tagli per 330 milioni sugli investimenti per il consolidamento ed il rilancio della fabbrica. • Riconversione industriale che prevede completamento della diga foranea per l’attracco delle navi; la riqualificazione dell’ambiente: la realizzazione del dissalatorePROBLEMA: MANCANZA DI INTERVENTI DI INNOVAZIONE ERIQULIFICAZIONE DEGLI IMPIANTIModello Analizzando i modelli discussi fino ad oggi è possibile studiare il caso di Gela attraverso l’applicazione del modello a due settori produttivi ideato da Borts e Stein. Tale modello si basa su ipotesi fondamentali, si suppone infatti che: • presenza di una località in cui son presenti due settori, uno quello industriale , con un’elevata produttività del fattore lavoro la cui produzione viene maggiormente utilizzata per l’esportazione e l’altro quello agricolo la cui produzione viene utilizzata per il consumo locale che ha invece una bassa produttività del lavoro • Il fattore capitale è utilizzato solo nel settore industriale • Presenza di squilibri nella bilancia commerciale • Perfetta esaustività derivante dall’uguaglianza tra il costo dei fattori produttivi e il valore della produttività marginale degli stessi • Perfetta concorrenza nel mercato dei beniIpotizzando che la domanda del bene esportato aumenti, si haconseguentemente l’immediato aumento sia del prezzo del beneesportato sia della produttività marginale dei fattori produttivipresenti nella località, ottenendo cosi una riallocazione delle risorseproduttive.L’aumento della produttività marginale dei fattori ha un rilevanteimpatto sull’ economia in quanto influisce positivamente sullaproduzione e sull’occupazione.la maggiore remunerazione dei fattori produttivi apporta infatti siaun maggiore stock di capitale nel settore industriale che determina
  • 14. un aumento della produzione, sia una maggiore domanda di lavoroche incide sui salari ( del settore industriale) e di conseguenzasull’occupazione. È importante precisare che l’aumentodell’occupazione attrae lavoratori sia dal settore agricolo sia daterritori esterni alla località.Infine lo sviluppo del settore industriale si ripercuote anche sulsettore agricolo nel quale un riassetto dell’equilibrio fa registrareuna maggiore produzione e una maggiore occupazione.Ecco che attraverso il modello a due settori produttivi è possibileverificare come lo sviluppo del settore industriale determini unconseguente sviluppo del settore agricolo e come quindi unintervento immediato che miri alla innovazione e al miglioramentodel settore petrolchimico di gela sia necessario e fondamentale perlo sviluppo non solo del settore industriale ma anche di quelloagricolo e del territorio limitrofo.È importante precisare però che tale modello non tiene conto di unelemento fondamentale quale la presenza di esternalità negative eambientali, che rappresentano una delle problematiche piùimportanti di gela. tale mancanza puo rappresentare un ostacoloall’applicazione del modello sul caso del petrolchimico di gela.PAROLE CHIAVE • ENI • INQUINAMENTO AMBIENTALE • CRISI OCCUPAZIONALE