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plico legge amianto Document Transcript

  • 1. 1
  • 2. Manifesto contro l’AmiantoPer continuare la lotta contro lamianto e contro le altre nocività presenti nei luoghi di lavoro e di vita occorre fare unaanalisi realistica dei problemi e individuare strategie di difesa adeguate rifuggendo comportamenti di delega emediazioni.La questione amianto ha , come è ovvio, due articolazioni : una locale italiano/europea ed una internazionale.Per lambito internazionale occorre rilanciare liniziativa affinché i criteri introdotti in Italia con la legge 257/92vengano universalmente accolti; da questo obiettivo siamo molto distanti a causa della resistenza ostruzionistica deigruppi di potere che ancora oggi dall amianto intendono trarre profitti.Veniamo all Italia: molti soggetti sociali, sindacali e scientifici hanno lavorato sul tema ma non si è arrivati ad unasintesi condivisa sulle strategie da seguire ; al contrario pare evidente che alcuni soggetti, pur socialmente o almenonumericamente significativi, abbiano adottato strategie perdenti e subalterne agli interessi delle “imprese” .Qualcun altro, pur dichiarandosi favorevole a strategie adeguate, vi ha rinunciato per ragioni non semprecomprensibili.Vediamo i due aspetti principali del problema: quello ambientale e quello sanitario. La questione ambientaleGli interventi di bonifica devono essere accellerati e migliorati.L’amianto che è stato disseminato nel tempo nel territorio italiano, secondo stime attendibili, consta in 2,5 miliardi dimetri quadrati di cemento-amianto corrispondenti a 32 MLN di tonnelate e molte tonnellate di amianto friabile.In alcune regioni italiane siamo prossimi allavere , quantomeno, individuato la gran parte dellamianto in matricefriabile; ma anche in queste regioni la vigilanza deve essere massima perché le sorprese sono all’ordine del giorno;in generale i censimenti locali e regionali sono estremamente lacunosi e vanno integrati con un censimento capillareche può essere esaustivo solo se integrato dall’ obbligo della autonotifica allUsl;lamianto in matrice compatta registra una presenza disastrosamente ubiquitaria e la sua gestione è associata adincuria totale nonché alla perseveranza diffusa e permanente di modalità di gestione e di smaltimento abusive masoprattutto nocive e pericolosissime per la salute e per lambiente;contestualmente al censimento capillare deve essere garantito un sostegno pubblico agli interventi di bonifica acominciare ovviamente dal sostegno a soggetti socialmente ed economicamente svantaggiati; si dovrebbe fare ilcontrario, per quel che riguarda il reddito dei beneficiari, di quanto ha fatto, a due riprese, la regione Emilia - Romagnacon due finanziamenti di 8 e di 4 milioni di euro (2004 e 2009) alle grandi imprese per interventi di bonifica con targetminimo di 100.000 euro di spesa e copertura in conto capitale di circa 40%i poveri in Italia si devono sempre arrangiare; solo in pochissimi comuni italiani infatti esistono forme di agevolazionelogistica e di sostegno allo smaltimento dell’amianto di provenienza, diciamo, “domestica”; di solito il conferimentosenza oneri si limita alle quantità non superiori a 30 mq.; pare evidente che alla base di questo atteggiamento dinoncuranza degli enti locali vi sia la rimozione di un tema fondamentale : quello di dover affrontare, a proposito deicosti, finalmente, una azione sociale diffusa e capillare di rivalsa non solo sui danni alla salute ma anche sui danniambientali. Il tema necessita di essere approfondito e lo sarà, ma, in generale, occorre procedere sul temadell’amianto con la logica della rivendicazione dei “danni di guerra”. Le bonificheIl censimento a tappeto di tutto lamianto, in matrice friabile ma anche in matrice compatta, è il prerequisitoindispensabile per una politica di prevenzione seria e credibile.I costi della bonifica dellamianto non devono essere a carico del cittadino che già è stato truffato quando gli è statavenduta una merce cancerogena in un momento, per esempio, trentanni fa o più , in cui la cognizione dicancerogenicità dell’amianto era ormai ampiamente acquisita .La collocazione finale dei materiali è oggi oggetto di pratiche incongrue e a volte inaccettabili.Vi è un frequentissimo riscontro di smaltimenti abusivi; vi è una sana opposizione a progetti di megadiscariche;coerentemente con questi riscontri e premesse occorre tuttavia , da un lato, evitare che, come è successo, l’amiantobonificato in Sicilia finisca nientemeno che in Germania o comunque a lunghissime distanze ; dall’altro alto occorrevelocizzare la ricerca sulle tecniche di inertizzazione; ma velocizzare davvero visto che le ipotesi del trattamento sonocosì vecchie, datate e dettagliate da doverci porre il quesito su come mai nulla sia stato ancora concretizzato; sonodecenni che si discorre di un impianto sperimentale ad Amburgo, di progetti del CNR,ecc.; per non parlare del miticoprogetto Ecolfer che fu ampiamente approfondito anche nel circuito della AEA e mai realizzato;c’ è qualcosa che non funziona e soprattutto mancano capacità e volontà di sintesi e di coordinamento; questa attività, torneremo sul tema, doveva essere assicurata anche con il contributo della commissione nazionale istituita dallalegge 257/92;ma questa commissione è stata lottizzata, ibernata, messa infine in “condizione di non nuocere” …all’amianto.Nellambito del tema della bonifiche occorre procedere alla chiusura delle cave di pietre verdi (ofioliti) una questioniormai kafkiana sulla quale le regioni che le ospitano hanno assunto un atteggiamento di colpevole silenzio; pur di 2
  • 3. difendere il business fino alla fine si è continuato a maciullare pietre verdi contenenti crisotilo e, in qualche casotremolite! Tanto i profitti dei cavatori arrivano subito, i mesoteliomi…forse più tardi. La questione sanitariaLa dobbiamo articolare in numerosi aspetti.1) Questioni assicurative2) questioni risarcitorie3) questioni preventive (monitoraggio sanitario e diagnosi precoce)4) problematiche tecnico-scientifiche ancora aperte5) prevenzione nelle esposizioni occupazionali in attoSu tutte queste questioni aleggia un imperativo categorico:sottrarre all Inail qualunque competenza tranne quelladella gestione della riscossione dei premi maggiorati in relazione ad ogni patologia riconosciuta e della gestione delleattività di rivalsa nei confronti dei datori di lavoro inadempienti.Tutto il resto, la valutazione della pregressa esposizione e la valutazione del nesso causale tra esposizione patologiadeve transitare alle Usl locali.E semplicemente subalterno agli interessi dei datori di lavoro e masochista per i lavoratori indulgere ulteriormente suquesta questione.Su questo tema occorre dire con chiarezza: si sta di qua o di là.La proposte del senatore Casson ed altri da questo punto di vista è inadeguata.Dire che certe competenze sono dell Inail o dellUSL è foriero di disastri.Conosciamo bene le dinamiche dei gruppi parlamentari,al momento opportuno quella “o” scompare e lInail rimane alsuo posto di prima, tanto più che all’Inail si affiderebbe, secondo questa proposta, pure il Fondo di solidarietà per levittime! E’ una ipotesi davvero negativa.Comunque i governi succedutisi negli ultimi anni si sono ben guardati dal rendere operativo qualunque miglioramentodella situazione degli ex-esposti a prescindere dalle proposte teoriche magari condivise dalle maggioranzeparlamentari.Quando si critica , legittimamente, anzi doverosamente, il governo oggi in carica occorre non dimenticare che ilprecedente è stato fortemente inadempiente rispetto ai diritti del lavoratori e dei cittadini esposti ad amianto. Questioni assicurativeIl quadro che abbiamo di fronte è particolarmente penoso per i lavoratori che hanno subìto e stanno subendovessazioni enormi anche a causa della caparbietà del ceto politico e sindacale maggioritario nel non voler escluderelINAIL dalla partita; si sono creati oneri artificiosi, insopportabili ed evitabili per i lavoratori e si è creata una assurdacondizione di mercato dalla quale hanno tratto profitto economico una schiera enorme di avvocati e consulenti; ilfatto che moltissimi di loro abbiano, meritoriamente, lavorato in condizioni di volontariato o sul filo del “recuperospese” non attenua la gravità della situazione complessiva ; il centro del problema è che per far valere i loro diritti,grazie all’ Inail ed ai suoi supporters, i lavoratori hanno subìto oneri enormi ed ulteriori ; oggi si possono individuarealcune indicazioni specifiche per andare avanti:a) si deve riaprire , a tempo indeterminato, la possibilità di presentare domanda di riconoscimentob) il riconoscimento deve essere dato a chi è stato esposto in relazione al numero di anni (anche inferiore a 10), perogni esposizione definibile come professionale e potenzialmente morbigena (sentenza n.5/2000 della CorteCostituzionale) ; a questo proposito va denunciata la situazione paradossale che ci troviamo ancor oggi quale quelladel lavoratore coibentatore riconosciuto esposto a 5100 fibre di amianto per otto anni e disconosciuto in quantoesposto ad amianto per via dellassurdo muro dei dieci anni ; per quanto appena argomentato pare ovvio che ilcoefficiente di moltiplicazione per chi è stato esposto, anche meno di dieci anni, deve rimanere 1,5c) ovviamente devono essere inclusi i lavoratori che hanno visto lesposizione interrotta prima del 1992; il motivo èovvio, sono lavoratori che hanno subito, oltretutto, le esposizioni peggiori;d) il cosiddetto riconoscimento per patologia deve includere oltre alle patologie dellapparato polmonare tutte lepatologie effettivamente asbestocorrelabilie) una maggiorazione deve essere garantita, in questo caso si potrebbe convenire su un coefficiente di 1,5, a chi operaoggi sullamianto; ancor oggi infatti questa attività è fonte di distress, costrittività e rischio;f) infine occorre allargare il discorso a tutti gli altri cancerogeni, questo è un tema che stiamo avanzando con il gruppodi auto-aiuto dei lavoratori in mobilità della fonderia Sabiem di Bologna e sarebbe una misura di equità checontribuirebbe ad alleviare i disastri della crisi economico-occupazionale; Questioni risarcitorieAnche in questo caso premessa inevitabile per un percorso di giustizia sociale è la sottrazione all’Inail dellecompetenze relative al riconoscimento del nesso di causa; competenze che devono passare alle Usl;per quel che riguarda invece i riconoscimenti in sede civile e penale a fini risarcitori occorre agire su due fronti:a) uno è quello che presso le Usl si costituiscano unità operative interdisciplinari a cui il lavoratore o il suo familiarepossono rivolgersi per affidare la consulenza tecnica senza alcun onere 3
  • 4. b) la seconda ipotesi, già in atto e propiziatoria rispetto alla prima, è la costituzione di punti di riferimento autonomidai patronati tradizionali; a Bologna abbiamo costituito, in collaborazione con il “gruppo di autoaiuto” dei lavoratori incassa integrazione, una realtà associativa che si chiama RETE DI SUPPORTO SOCIALE che gestisce alcune attivitàessenziali quali la denuncia di malattia professionale, la gestione delle riunioni collegiali con lInail, la consulenzaperitale in tutti gli ambiti di giudizio, tutto è garantito gratuitamente al lavoratore e ai suoi familiari senza i supportiche ricevono invece i patronati; si tratta una realtà organizzativa autonoma nata spontaneamente in quanto ipatronati hanno svolto una attività a tuttoggi insufficiente sia per la qualità del lavoro che per latteggiamentogenerale che li porta a riconoscere come adeguato e legittimo lo status quo dellINAIL;chi riconosce come legittimo o condivisibile lattuale status quo difficilmente, salvo rare eccezioni, potrà avere ladeterminazione necessaria per confrontarsi con u istituto sempre pronto a negare qualunque patologia cosiddettanon tabellata (rimandiamo i riscontri analitici e statistici ad altra sede) e che è stato capace di disconoscere persino unaltissimo numero di mesoteliomi;sia ben chiaro che non si ipotizza né si mette in pratica nessuna conflittualità con i patronati tradizionali; solo la sipensa e si agisce in maniera diversa senza escludere neppure forme di sinergia e collaborazione.Per quel che riguarda i contenziosi e le consulenze nei tribunali occorre prendere alcune iniziative:una riguarda la necessità indifferibile di redigere un manifesto per letica delle consulenze e giungere a provvedimentisanzionatori nel senso della esclusione dal ruolo di consulenti di chi sostenga tesi strumentali e palesemente prive difondamento ( l’esempio classico è quello della “fibra killer”).Infine il tema del risarcimento alle vittime non occupazionali:qualcuno è andato in delegazione dal ministro Sacconi ed ha appreso la notizia che lattuale governo non intende darealcuna copertura alle vittime, diciamo per brevità, “non occupazionali” dellamianto;la cruda verità è che oggi persino il riconoscimento dei mesoteliomi strettamente occupazionali non è garantito grazieal deleterio filtro dellInail; nel marzo del 2008 abbiamo inviato a tre ministri (Damiano, Turco e Ferrero) una missivacon richiesta di incontro per discutere di un gruppo di casi di mesotelioma disconosciuti dallInail: non abbiamo mairicevuto risposta;lInail poi non accetta nessun confronto sui casi di mesotelioma paralavorativo, ma ha negato, come abbiamo giàdetto, anche numerosissimi casi di mesotelioma occupazionale con pretesti che afferiscono o alla presuntaprescrizione (assolutamente superata secondo la Cassazione dal principio della “data della conoscibilità”) o alla suaconvinzione soggettiva di non sufficiente evidenza della esposizione;in verità lINAIL non si comporta come organo ispettivo ma tende a riconoscere, preferenzialmente, solo quandoanche il datore di lavoro concordi con la ricostruzione prospettata dal lavoratore e dai suoi consulentiPare dunque del tutto evidente che non debba essere data allInail la gestione del fondo di solidarietà per le vittimedellamianto e il fatto che questa ipotesi sia circolata sotto forma di proposta di legge trova la nostra totalecontrarietà.Oltretutto le ipotesi circolate sulla entità dello stanziamento per il fondo di solidarietà sono troppo basse e,qnantomeno, occorre, per partire, ispirarsi al modello francese del fondo (anche se non esaustivo e criticabile inalcuni punti)I cittadini ed i lavoratori che hanno subìto un danno da amianto o comunque un danno da nocività occupazionale oambientale devono poter trovare una sponda in termini di assistenza gratuita allinterno della sanità pubblica sia dalpunto di vista medico che legale. Monitoraggio e diagnosi precocePer quel che riguarda il monitoraggio dellandamento delle patologie asbestocorrelate non è stato fatto neppurequello che era previsto per legge (vedi art.36 del dl 277/91).Abbiamo sempre, persino in ambiti scientifici e istituzionali, citato la omissione della registrazione dei casi di asbestosi;abbiamo sempre avuto come risposta stupefacenti silenzi.Spesso quel che è stato fatto è stato fatto male; occorre prendere atto che, in ambito istituzionale, qualche apertura siè verificata: la regione Friuli Venezia Giulia, per esempio, con una buona legge regionale ha istituito sia lanagrafe degliex-esposti con lallargamento del monitoraggio dal mesotelioma agli altri tumori asbestocorrelati; un provvedimentoin questo senso, ancorché, parrebbe, solo virtuale, è stato adottato dalla regione Puglia; sono state adottate prassicontraddittorie per quel che riguarda la tenuta dei registri mesoteliomi; da sempre abbiamo sostenuto e suggerito chequesti devono essere gestiti dagli organi di vigilanza; persino su questa semplice proposta abbiamo assistito a silenzied opportunismi, ma andiamo avanti.E ben noto che i mezzi a disposizione per la diagnosi precoce delle patologie asbestocorrelate sono , in relazione allesingole patologie , insufficienti, scarsissimi o quasi nulli.Particolarmente scarsi sono se rimaniamo legati allidea che polmone e pleura siano gli unici bersagli.Manca una sede di confronto tecnico-scientifica:costruiamola, anzi la stiamocostgruendo.Questa sede avrebbe potuto essere organizzata dalla commissione nazionale prevista dalla legge 257 ma non se ne èfatto nulla. 4
  • 5. Occorrerebbe organizzare sedi di confronto ; nessuna, pur auspicabile, scoperta scientifica sul piano terapeuticoinficierebbe la convinzione secondo cui è meglio prevenire che curare, dunque il bando dellamianto rimane lunicastrategia eticamente e socialmente accettabile;ciononostante saremmo felici se comparissero mezzi terapeutici adeguati per chi ha avuto la sfortuna di nonbeneficiare di interventi di prevenzione;occorre un confronto serrato e trasparente tra tutti per mettere a confronto le tesi di chi ritiene di poter ottenererisultati apprezzabili entro il 2010 con terapie immunitarie e chi ritiene che il danno al DNA causato dallamianto siatroppo devastante per far sperare che , a breve scadenza, si possano trovare rimedi adeguati anche solo peraumentare in maniera apprezzabile la speranza di vita o, quantomeno, sarebbe un risultato anchesso importante, laqualità della vita anche qualora non aumentata. Alcune proposte pratiche sono: • Generalizzare a tutte le regioni delle modalità di raccolta dei dati adottate dalla Regione Veneto sia in quanto a collocazione negli organi di vigilanza sia in quanto a metodologia di raccolta e soprattutto di pubblicazione dei dati • estendere i registri a tutte la patologie asbestocorrelate e studiare comunque l’andamento delle patologie in tutte le coorti inserite nelle anagrafi • delle asbestosi si è detto e, quantomeno, occorre garantire che il lavoratore non sia sballottato tra struttura sanitaria pubblica e Inail con diagnosi in contrasto luna con laltra; situazioni di questo genere, pur partendo paradossalmente da una volontà positiva di presa in carico da parte dell Usl, diventano ansiogene per il lavoratore, se l Usl pone diagnosi, poniamo, di asbestosi, quantomeno poi deve sostenere il lavoratore nel contenzioso con lInail fino alleventuale giudizio in tribunale; ma a questo proposito il discorso rientra nella disponibilità, presso le Usl, di supporto medico e legale alle vittime ed alle parti lese. Questioni ancora aperteEsistono numerose questioni aperte sia sul piano dello studio degli effetti dellamianto che sul piano dei mezzi diprevenzione e cura; alcune questioni sono: a) a proposito degli effetti sulla salute il tema delle patologieextrapolmonari sulle quali dovremmo concentrare maggiori sforzi; b) cè il tema degli strumenti di diagnosi precoce (direcente è stato proposto un uso maggiore dellecografia che sposterebbe lequilibrio in una storica vexata quaestio,quella del calcolo costi/benefici nel monitoraggio degli ex-esposti); c) cè una questione molto aperta sulle fibre diamianto che non siano definibili “regolamentate”; tema su cui, anche a causa di un uso strumentale del tema delleultrafini (utile solo agli imputati per omicidio o lesioni colpose) , è calata la nebbia come se il tema non esistesse; e,già che ci siamo, nella rimozione sono state coinvolte anche le fibre ultracorte; d) come già detto, infine, questionemolto aperta è quella che riguarda molti aspetti tecnici delle bonifiche e delle inertizzazioni. Prevenzione per gli attuali espostiCè molto ancora da lavorare i questo campo, occorre liberarsi dalla perniciosa e infondata idea che tutti sia sottocontrollo;la frequenza degli smaltimenti abusivi (al sud dItalia ma anche al nord) evidenzia come molto spesso siintervenga su matrici amiantifere bypassando le più elementari misure di prevenzione primaria; ma anche quandoqueste sono rispettate occorre non abbassare la guardia; il lavoro anche attuale su matrici amiantifere deve esserericonosciuto come lavoro usurante (ne abbiamo già parlato) e dare adito a forme di maggiorazione pensionistica; ilfatto che questa nicchia lavorativa sia occupata al80% da lavoratori immigrati la dice lunga sulle condizioni di rischioalcuni elementi per capire quale sia il livello effettivo di rischio: a) anzitutto non pare affatto casuale che queste attività siano occupate soprattutto da lavoratori stranieri; se fossero equiparabili alle altre non vi sarebbe questo tipo di distribuzione della forza lavoro b) l’utilizzo permanente di ddppii comporta comunque una condizione di disagio e di distress lavorativo che deve essere oggetto di ricompensa tenendo anche conto del fatto che sulla efficacia ed efficienza dei ddppii per le vie respiratorie vi sono margini di dubbio soprattutto i relazione alla efficacia protettiva nei confronti di tutti i tipi di fibre c) le attività di vigilanza sono spesso aleatorie o comunque largamente insufficienti e questo lascia spazio a situazioni di rischio molto alte; la vigilanza deve crescere in termini di percentuali di cantieri ispezionati, giungendo, ove possibile, al 50% di questi, con l’applicazione di sanzioni efficaci contro gli inadempienti e, evidentemente, in termini di intercettazione di interventi abusivi, agendo nel territorio anche fuori dagli “orari d’ufficio” ;questo obiettivo richiede una rivisitazione delle modalità di gestione della vigilanza che deve essere in generale potenziata ma non con i criteri della crescita numerica delle ispezioni che, fatte con risorse tecniche ed umane in calo, si risolvono nel bluff di un aumento degli accessi con peggioramento della qualità e capillarità dei controlli (chi lavora nei servizi di vigilanza territoriali conosce , sulla sua pelle, il problema). La questione organizzativa • Le attività delle associazioni e dei comitati di base hanno subito condizionamenti e spinte negative da parte di partiti e sindacati, ovviamente, a livelli differenziati. • Occorre, ancora una volta, contrastare ogni forma di collateralismo acritico e qualunque condizionamento nei confronti dallautonomia delle associazioni di base. 5
  • 6. • La prassi non –governativa , qualcuno equivoca, a volte anche volutamente, su questo, significa autonomia di pensiero da tutti i governi. • E necessario avviare, su una piattaforma chiara, il rilancio del movimento di lotta contro lamianto e tutte le altre nocività presenti nei luoghi di lavoro e di vita ConclusioniCi sono le prospettive per lavorare sulle questioni qui riassunte proponendo alle istituzioni prassi ed obiettivi adeguatima senza delegare nulla e rafforzando la capacità di agire e di incidere anche nei casi in cui le istituzioni sanitarie egiuridiche pubbliche, come è pesantemente successo fino ad oggi, non siano all’altezza della situazione. Dott. Vito Totire Presidente Associazione Esposti Amianto e rischi per la salute 6
  • 7. Documentazione relativa alla proposta di legge regionale Norme per la protezione e bonifica dell’ambiente dai pericoli derivanti dall’amianto e promozione di energie alternative (articolo 7 l.r. 55/2008; articolo 89 Reg. interno CR) Relazione tecnico-finanziaria1. Tipologia della proposta di legge (Indicare con una crocetta la categoria cui appartiene la proposta di legge) a) determina gli obiettivi da raggiungere e le procedure da seguire, definendo le caratteristiche dei relativi interventi regionali, rinviando ai successivi bilanci annuali e pluriennali la decisione in ordine alle risorse da destinare a tali finalità (art. 10, comma 1, lett. a) L.R. 36/2001) b) stabilisce direttamente lammontare della spesa da destinare a un certo intervento, previa disciplina dei profili di cui alla precedente lettera a), ovvero previo richiamo della disciplina di tali profili già prevista da altre leggi (art. 10, comma 1, lett. b) L.R. 36/2001) c) definisce lattività e gli interventi regionali in modo tale da predeterminare indirettamente lammontare dei relativi stanziamenti, attraverso il riconoscimento a terzi del diritto ad ottenere prestazioni finanziarie o mediante la creazione di automatismi di spesa (art. 10, comma 1, lett. c) L.R. 36/2001) d) varia il gettito delle entrate (art. 11, comma 1, e art. 12, comma 1, L.R. 36/2001)2. Oneri previsti2.1 Spesa annua a regime:circa euro 1.000.0002.2 Oneri di gestione: circa euro 50.000 annui a fronte degli ordinari costi amministrativi.…………………………………………………………………………………………………………3. Quantificazione dei costi (riportare i dati e gli elementi in base ai quali è stato quantificato l’intervento, oppure le fonti e/o i riferimenti presso i quali è possibile reperirli o analizzarli con più profondità) La quantificazione dei costi viene effettuata sulla base delle previsioni finanziarie definite dalla programmazione settoriale antecedente la presente proposta di legge (piano di protezione dell’ambiente e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto). Nello specifico, si è tenuto conto della pregressa esperienza programmatica sia per quanto riguarda il quadro delle risorse finanziarie attivate, sia in relazione alle azioni concretamente svolte e al loro grado di effettiva realizzazione. 7
  • 8. Relazione illustrativaLa proposta di legge intende riportare l’attenzione sulla problematica dello smaltimento dell’amianto che ancora oggiè una questione non del tutto risolta nella nostra regione. Il Consiglio regionale, con deliberazione 8 aprile 1997, n.102, ha approvato un piano di decontaminazione smaltimento e bonifica per l’amianto.Il piano, oramai datato, ha esaurito i suoi effetti e si rende necessario predisporre un nuovo piano regionaleaggiornato nei suoi contenuti e che sia in grado di completare il lavoro iniziato nel lontano 1997.La proposta di legge intende costituire la base normativa per il nuovo piano regionale di tutela dall’amianto edintroduce alcuni elementi significativi non previsti nel vecchio piano regionale. L’articolo 2, in particolare, contiene glielementi più qualificanti del nuovo piano regionale che pone particolare attenzione agli aspetti relativi alla saluteumana e alla tutela dell’ambiente.Gli articoli 5 e 6 a loro volta si segnalano in quanto rivolti a definire il regime relativo ai controlli e alla sorveglianzaepidemiologica.Altro punto qualificante della proposta di legge, in raccordo con la programmazione regionale, è quello di incentivarela sostituzione delle coperture degli edifici contenenti amianto, con moderni impianti solari. La finalità è del tuttoevidente, ovvero, favorire ed incentivare la sostituzione di coperture contenti amianto, potenzialmente pericolose, enello stesso tempo favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili. La Regione Toscana si è già indirizzata su questastrada e la legge regionale 24 febbraio 2005, n. 39 (Disposizioni in materia di energia) ed il relativo piano di indirizzoenergetico regionale (PIER) prevedono azioni in tale senso. La proposta di legge intende puntualizzare, specificare edincrementare le azioni già intraprese. 8
  • 9. Proposta di legge concernente Norme per la protezione e bonifica dell’ambiente dai pericoli derivanti dall’amianto e promozione di energie alternative SOMMARIOCapo I – interventi per il risanamento dall’amiantoArt. 1 Oggetto e finalitàArt. 2 Piano regionale di tutela dall’amiantoArt. 3 Procedimento di approvazioneArt. 4 Raccordi programmaticiArt. 5 ControlliArt. 6 Sorveglianza epidemiologicaCapo II – interventi complementariArt. 7 Sostituzione materiale contenente amianto ed incentivi energeticiArt. 8 Azioni di sensibilizzazioneCapo III - Norme finanziarieArt. 9 Norma finanziaria Preambolo Il Consiglio regionaleVisto l’articolo 117, terzo comma, della Costituzione;Visto l’articolo 4, comma 1, lettere c) e l) dello Statuto;Vista la legge 27 marzo 1992, n. 257 (Norme per la cessazione dell’impiego dell’amianto);Visto il Decreto del Presidente della Repubblica 8 agosto 1994 (Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni ed alleprovince autonome di Trento e di Bolzano per l’adozione di piani di protezione, di decontaminazione, di smaltimento edi bonifica dell’ambiente, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto);Vista la legge regionale 24 febbraio 2005, n. 39 (Disposizioni in materia di energia);Considerato quanto segue:1. il Consiglio regionale, ai sensi dell’articolo 10 della legge 257/1992, ha approvato con deliberazione 8 aprile 1997, n.102 il “Piano di protezione dell’ambiente e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto”;2. il piano di cui sopra, in considerazione anche della lontana approvazione nel tempo, ha esaurito i suoi effetti, tuttaviala questione amianto è ancora di stretta attualità e richiede ulteriori interventi volti da una parte alla salvaguardia dellasalute umana e dall’altra dalla tutela dell’ambiente;3. si ritiene pertanto di intervenire con la presente legge per definire una disciplina organica della materia, che assicurifra l’altro, il necessario raccordo tra le varie fonti programmatiche investite dalla problematiche dell’amianto conparticolare riferimento alla programmazione in materia socio-sanitaria, ambientale ed energetica favorendo inoltrel’utilizzo di impianti solari in sostituzione delle coperture di edifici contenenti amianto;4. sotto il profilo delle priorità, si assumono fra gli obiettivi principali la messa in sicurezza dai manufatti più pericolosientro l’anno 2016 e la realizzazione di adeguate campagne informative sul problema dell’amianto; Approva la presente legge Capo I – interventi per il risanamento dall’amianto Art. 1 Oggetto e finalità1. La Regione Toscana, ai fini della tutela della salute umana e dell’ambiente, promuove specifiche azioni di tutela dai pericoli derivanti dall’amianto, anche alla luce della legge 27 agosto 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto) e del decreto del Presidente della Repubblica 8 agosto 1994 (Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni ed alle province autonome di Trento e Bolzano per l’adozione di piani di protezione, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica dell’ambiente, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto).2. La Regione promuove ed incentiva l’uso di impianti fotovoltaici in sostituzione di tetti contenenti cemento- amianto. 9
  • 10. 3. La Regione promuove adeguate campagne informative sui possibili pericoli derivanti da una scorretta gestione di manufatti contenenti amianto. Art. 2 Piano regionale di tutela dall’amianto1. Il piano regionale di tutela dall’amianto definisce gli indirizzi e le misure per la protezione dell’ambiente, la decontaminazione, lo smaltimento e la bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto.2. Il piano regionale di tutela dall’amianto disciplina in particolare: a) la predisposizione di un quadro conoscitivo con particolare riferimento ai risultati prodotti dagli interventi operati in materia di tutela dell’amianto in attuazione degli strumenti della programmazione regionale ed in particolare in attuazione del piano di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto approvato dal Consiglio regionale con deliberazione 8 aprile 1997, n. 102; b) la rilevazione sistematica delle situazioni di pericolo derivanti dalla presenza di amianto, anche mediante il completamento della mappatura delle zone interessate dalla presenza di amianto ai sensi del d.m. 18 marzo 2003, n. 101 (Regolamento per la realizzazione di una mappatura delle zone del territorio nazionale interessate dalla presenza di amianto, ai sensi dell’articolo 20 della l. 23 marzo 2001, n. 93) avvalendosi dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (ARPAT) di cui alla legge regionale 22 giugno 2009, n. 30 (Nuova disciplina dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana “ARPAT”); c) specifiche azioni di tutela che perseguano l’obiettivo della messa in sicurezza dai pericoli derivanti dalla presenza di amianto in ragione delle diverse classi di pericolosità come definite dall’allegato B del d.m. 101/2003, assumendo come obiettivo prioritario la messa in sicurezza dai manufatti appartenenti alla classe di pericolosità più elevata entro il 2016; d) il controllo delle condizioni di salubrità ambientale e di sicurezza del lavoro; e) il controllo delle attività di smaltimento e di bonifica relative all’amianto; f) L’incentivazione e promozione di specifiche iniziative volte alla rimozione dei materiali contenti amianto, in conformità alle disposizioni contenute nel decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro); g) la previsione di specifici contributi regionali al fine della individuazione di idonei siti di smaltimento per i rifiuti contenenti amianto in coerenza con la pianificazione regionale in materia di gestione dei rifiuti; h) la predisposizione di specifici corsi di formazione ed aggiornamento professionale per gli addetti alle attività di rimozione e di smaltimento dell’amianto e di bonifica delle aree interessate nonché per il personale degli enti pubblici competenti alla prevenzione, al controllo e alla vigilanza. Art. 3 Procedimento di approvazione1. Entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, su proposta della Giunta regionale, il Consiglio regionale approva il piano regionale per la tutela dall’amianto. Art. 4 Raccordi programmatici1. Il piano regionale di tutela dall’amianto si raccorda con gli strumenti della programmazione regionale, con particolare riferimento alla programmazione in materia socio-sanitaria, ambientale ed energetica. Art. 5 Controlli1. Il controllo delle condizioni di salubrità ambientale e di sicurezza sui luoghi di lavoro e la rilevazione delle situazioni di pericolo derivanti dalla presenza dell’amianto competono alle aziende unità sanitarie locali e all’ARPAT, secondo quanto previsto dalle disposizioni vigenti. 10
  • 11. 2. Il piano regionale di tutela dall’amianto disciplina l’assegnazione alle unità sanitarie locali delle risorse finanziarie per la dotazione della strumentazione necessaria per lo svolgimento delle attività di controllo di cui al comma 1.3. Le funzioni di vigilanza e controllo sulle attività di smaltimento dei rifiuti di amianto sono eserciate dalle province ai sensi della normativa regionale vigente. Art. 6 Sorveglianza epidemiologica 1. L’Agenzia regionale di sanità (ARS) assicura, attraverso l’osservatorio epidemiologico, la disamina a livello regionale dell’andamento epidemiologico dei tumori strettamente correlati all’amianto. 2. La Giunta regionale, con propria deliberazione, provvede alla individuazione e disciplina del Centro operativo regionale (COR) per la rilevazione dei casi di mesotelioma di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 dicembre 2002, n. 308 (Regolamento per la determinazione del modello e delle modalità di tenuta del registro dei casi di mesotelioma asbesto correlati ai sensi dell’articolo 36, comma 3, del D.Lgs. n. 277 del 1991). 3. La Giunta regionale definisce altresì con propria deliberazione gli indirizzi per lo svolgimento da parte delle aziende sanitarie dei controlli sulla salute dei lavoratori esposti all’amianto e degli ex esposti per la prevenzione delle patologie connesse alla presenza di amianto. Capo II – interventi complementari Art. 7 Sostituzione materiale contenente amianto ed incentivi energetici1. La Regione, al fine di promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili, incentiva la sostituzione di coperture di edifici pubblici e privati contenenti amianto con impianti solari, tenuto conto anche delle particolari caratteristiche tecniche di costruzione, dell’utilizzo di interventi di bioedilizia, nonché di misure volte al raggiungimento dell’efficienza energetica.2. Ai fini di cui al comma 1 la concessione degli incentivi è regolata nell’ambito delle azioni previste dal piano di indirizzo energetico regionale (PIER) di cui alla deliberazione del Consiglio regionale 8 luglio 2008 n. 47, adottato ai sensi dell’articolo 6 della l.r. 24 febbraio 2005, n. 39 (Disposizioni in materia di energia). Art. 8 Azioni di sensibilizzazione1. La Regione, ai fini di una corretta informazione pubblica, promuove azioni di sensibilizzazione dei cittadini sul problema dell’amianto avvalendosi dell’ARPAT ai sensi della l.r. 30/2009. Capo III - Norme finanziarie Art. 9 Norma finanziaria1. Le risorse destinate all’attuazione della presente legge sono definite, a partire dall’esercizio 2012, in coerenza con gli stanziamenti di bilancio, dal piano regionale di tutela dall’amianto. 11
  • 12. 12