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31505236 johann-thur-apicoltura-naturale 31505236 johann-thur-apicoltura-naturale Document Transcript

  • Lapicolturanaturale, semplice e di successodi Johann Thür, ApicoltoreTitolo Originale Bienenzucht. Naturgerecht einfach und erfolgsicher diJohann Thür, Imker (Vienna, Gerasdorf, Kapellerfeld, 2a ed., 1946)Tradotto da Nicola Savio (http://ortodicarta.wordpress.com)da una traduzione di David Heaf (http://warre.biobees.com/index.html)Illustrazione di Noemi Zago (http://ortodicarta.wordpress.com)Parte 1Lo SviluppoLa regola della ritenzione dellatmosfera e del calore: labase della salute, dello sviluppo e della produzione Per potersi sviluppare e produrre le api dipendono interamente dal calore. Importante tantoquanto le fonti di nutrimento. Ricerche hanno provato che le api necessitano di diversi livelli di temperatura. Durante ilperiodo invernale, in assenza di covata, la temperatura media al centro del nucleo si stabilizza sui22°-25°C. Durante il resto dellanno la temperatura viene mantenuta a 34°-35°. Per “maturare” ilmiele viene portata fino a 40°C. La temperatura dellaria circostante è, invece, decisamente inferiore. Le api e la covata, essendoessenzialmente prive di una propria temperatura corporea, devono produrre il calore necessario perridurre la differenza durante tutto larco dellanno, primavera, estate, autunno, inverno. Il miele è ilcarburante che gli permette di generare questo calore necessario. Miele che viene consumato ingrandi quantità, quantità superiori alle loro semplici necessità fisiologiche nel processo di“riscaldamento”. Per esempio: in una situazione naturale di favo protetto il consumo invernale dimiele, nei sei mesi che trascorrono tra il 1° ottobre ed il 1° Aprile, si attesta circa su 2 chili, mentrenelle arnie classiche, caratterizzate da un alto grado di dispersione, sono necessari dai 6 agli 8 chili.Questeccesso di consumi nei sei mesi invernali di, mediamente, 5 chili a colonia è essenzialmentedovuto alla necessità di mantenere la temperatura minima essenziale. Per utilizzare in manieraefficace ed efficiente la costosa, fondamentale e vitale risorsa del calore prodotto la natura ha fattosi che le api, un superorganismo comprendente la colonia e i favi, potessero trattenerlo, controllarlo.Il calore trattenuto nellarnia è composto da aria calda ricca di componenti aromatiche e, quindi,priva di germi, in grado di sopprimere cariche batteriche patogene e limitare lo sviluppo di malattie. Il centro focale delleffetto complesso di riscaldamento culmina nella regola della
  • ritenzione delle componenti aromatiche e del calore Visto che la dispersione delle componenti aromatiche e del calore comporta un aumento delconsumo delle scorte e uno sforzo ingiustificato da parte delle ape e causa, fino ad oggi,linesplicabile esplosione di patologie a rapida diffusione, come la Nosema, che tanti danniprocurano allapicoltura, è di fondamentale importanza che si inizi a prestare attenzione allequestioni inerenti la preservazione del calore e dellatmosfera interna alle arnie. Questa è divenutauna necessità ancora più pressante dal momento in cui la cultura dellapicola, dallinvenzionedellarnia a telaino, ha determinato uno sviluppo in diretto contrasto con le regole naturali dellaritenzione del calore e delle essenze aromatiche. I telaini e le arnie che li utilizzano interferisconocon il naturale sviluppo dei favi e, conseguentemente, con i meccanismi di ritenzione. I sistemi diselezione contemporanei non hanno quasi nulla a che fare con questi meccanismi. Nel 1936 Weippl scrisse in Bienen-Vater (Apicultore): “I favi nei tronchi cavi, casa delle api findai tempi della Creazione, così come nei “bugni” sono fissati alle pareti della struttura. Ognicorridoio tra i favi crea uno spazio chiuso, come in una stanza. Questo limita non solo la dispersionedel calore ma regola lumidità interna (troppo secco-troppo umido) ed evita leccessivo consumo discorte.” A questo io aggiungerei: se alle api non viene permesso di di costruire i favi fissandoli atutti i lati, loro chiuderanno questi spazi con “ponti” di cera. Laria calda non si disperde verso ilbasso essendo più leggera ed è trattenuta ai lati e nella parte superiore dei cul-de-sac nei favinaturali. Solo laria utilizzata dalle api si disperderà verso il basso, appesantita dallanidridecarbonica, attraverso il fondo aperto dei favi e scambiata con aria fresca di ricircolo. Le apertureinferiori dei favi possono essere viste come la bocca di un singolo apparato respiratorio che, grazieallopera di sigillatura dei lati da parte delle api, inspira ed espira la giusta quantità di aria limitandola penetrazione eccessiva di aria fredda. La regola della ritenzione del calore e dellatmosfera interna negli interspazi dei favi è cosìraffinata ed adattata ai sistemi naturali che permette alle api di vivere in favi costruiti allaria aperta,ammesso che possano modellare la struttura protettiva senza che siano disturbate dallapicoltore,che siano presi di mira da predatori o da danni esterni. Rimane comunque indubbio che, anche nellarnia più ingegnosa che utilizzi i telaini, per quantole pareti possano essere spesse, le api non potranno prosperare se la regola della ritenzione nonpotrà essere applicata tra i favi. E lapicoltura artificiale, con i suoi telaini, è ben lontana dasoddisfare le condizioni minime di applicazione. Da quando sono stati inseriti i telaini, circa centanni fa al momento in cui scrivo, gli apicultorisi sono lentamente spostati verso questa tecnologia. Questo ha segnato una svolta epocale nellacultura e nel rapporto tra luomo e le api. Lapicultura naturale, portata avanti con successo dallalbadei tempi in maniera semplice, anche se laboriosa, con strumenti naturali e disarmata grazie adunapprofondita e specialistica competenza è stata eclissata dallapicoltura artificiale e dalluso deitelaini. Le competenze, proprietà in passato di un numero limitato di persone, e lapicoltura naturale sisono perse lasciando il passo agli errori più lampanti ed alla disinformazione che ha accompagnatola commercializzazione dei telaini. Gli stessi telaini facilitano lintrusione nei segreti delle api epermettono la continua creazione di nuovi concetti, punti di vista, progetti per arnie e metodi digestione. La semplicità della natura è stata rimpiazzata dalla molteplicità, dalle contraddizioniavviluppate nellartificiale e gli apicultori, senza parlare di quelli alle prime armi, non son opiùmessi in grado di trovare la propria strada. La ricerca di nuovi tipi di arnie e metodi di gestione è
  • continuato ininterrottamente dimostrando in maniera evidente come nessuno fosse soddisfacente.(Tutti mancavano di qualcosa: la regola della ritenzione del calore e dellatmosfera interna). Ogniapicultore sostiene che la sua sia la migliore delle arnie possibili ammesso che vi rimanga fedele alungo. In ogni caso le conseguenze delladozione delle arnie a telaino mobile sono quasicompletamente ignote visto che gli apicultori moderni, quasi senza eccezioni, non hanno più laminima conoscenza delle necessità naturali delle api. Lelemento vitale, la preservazione della temperatura e delle essenze interne allarnia, è statofondamentalmente distrutto dallarnia a telaini che disperde calore e umidità a causa dei lati“aperti”. Le evoluzioni catastrofiche di questa apicoltura artificiale dovrebbero portare alriconoscimento che tutte le arnie a telaino mobile sono in contrasto con lo sviluppo naturale equindi inutili. Levidenza del fatto che le piccole api abbiano bisogno di calore dovrebbe esseretalmente radicato in noi da rendere palese limportanza della preservazione della temperature edellatmosfera interna alle arnie e tutti gli strumenti adoperati dovrebbero essere sottomessi estudiati a questo scopo. Gli sviluppi successivi, la fase dellapicoltura artificiale, ci hanno condottosu una strada pericolosa allontanandoci dagli scopi originari. E una realtà incontrovertibile che, con linserimento delle arnie a telaino mobile e la loromancanza di considerazione per la conservazione di unatmosfera libera da patogeni e unatemperatura adeguata, le malattie delle api si siano sviluppate in maniera esponenziale. Da quelmomento queste epidemie sono diventate un fenomeno costante ed irrisolvibile – una su tutte laNosema che nella sola Germania ha ucciso 800.000 famiglie secondo le ultime statistiche. NegliUSA è stata condotta una fallimentare campagna con ingenti finanziamenti contro la peste. Nel1932, in Russia, nelle 18.000 colonie analizzate tutte sono risultate infette da Nosema in tutti glistadi. Alla conferenza di apicoltura di Karlsbad del 1936 unattenzione particolare fu portata almetodo di gestione ed alle arnie di Gerstung che segnavano la definitiva scomparsa delle vecchiearnie a favo fisso. Contemporaneamente nello stesso incontro si sottolineava come, negli anniprecedenti, le patologie stessero prendendo piede e portando ad una notevole riduzione delleraccolte anno dopo anno. Anche in altri paesi dove erano state inserite le arnie a telaini si notavanole stesse problematiche. Per contrasto, nei paesi in cui lapicoltura naturale era ancora forte, lecolonie venivano descritte come sane e con raccolti soddisfacenti. Non dovrebbe suggerirci qualcosa tutto ciò? In cerca di aiuto le voci isolate che proponevanoun “ritorno alla natura” venivano offuscate e lasciate cadere nel nulla poiché interpretate come unsemplice ed acritico ritorno alle primitive condizioni dei nostri padri. Il fatto che a quei tempi siraccogliesse miele in eccesso tanto da rispondere non solo alla richiesta generale di dolcificanti maanche per alcuni sottoprodotti, maggiormente bevande come lidromele, viene sottovalutato ominimizzato affermando che il calo delle rese è da imputare alla diminuzione di fonti diforaggiamento. Sicuramente ci sono state delle alterazioni portate dal complesso agricolo ma la“fioritura”, come sistema eterno naturale, rimane ed incredibili quantità di nettare probabilmenteseccano ogni anno poiché, non tutto, viene raccolto. Venti anni fa, alla conferenza di apicoltura di Vienna del 1925, Weippl, consulente economicoe, allepoca, direttore della Scuola Austiaca di Apicoltura, tenne una lezione in cui disse tra le altrecose: Continuamente in lezioni e sulla stampa di settore si fa riferimento alle colonie di api selvatiche completamente autosufficienti senza nessun tipo di intervento, sia questo attraverso lalimentazione forzata, i fogli cerei, i telaini o altri tipi di cura. Loro prosperano tranquillamente mentre, se le tesi attuali fossero corrette, sarebbero dovute essere morte tutte
  • già da tempo. In definitiva la foresta, casa assegnata alle api selvatiche fin dal giorno della Creazione, è lhabitat più appropriato, molto meglio di qualsiasi ingegnosa e perfettamente realizzata arnia. E il tronco “morto”, in decomposizione al suo interno, e quindi estremamente ben isolato ed in grado di trattenere il calore, che non diventa eccessivamente umido, impenetrabile al calore estivo, in cui i favi possono essere ancorati a tutte le pareti e non lasciati sospesi come gocce nei telaini, ovviamente non la situazione migliore per gli apicoltori ma sicuramente la casa più adatta per le api. Le condizioni di esistenza delle api selvatiche nei boschi sono sicuramente migliori di quelle addomesticate e gli svantaggi di questultime potranno al massimo essere parzialmente, ma mai completamente, rimossi dalla più attenta ed oculata gestione, dalla migliore protezione e dalla nutrizioni qualitativamente più adatta. Queste attente e corrette osservazioni non portarono, però, alcun frutto poiché né Weippl nélintero corpo degli apicoltori presenti furono in grado di trovare una soluzione – eppure era cosìvicina! Per riassumere, io sostengo che linnaturalità delle arnie con i telaini consista in questo: lospazio che si viene a creare sui lati dei favi, aperti su tutti i lati permette allatmosfera internadellarnia di dissiparsi e, con lei, le essenze antibiotiche e antisettiche di cui è ricca. I melari vuotiposti al di sopra dellarnia accentuano questa problematica. Ogni qual volta se ne aggiungano, ilproblema aumenta e quando larnia viene aperta nella parte superiore tutto il calore e le essenzescappano fuori dallarnia. Sicuramente nelle colonie selvatiche si possono riscontrare favi lunghianche un metro ma mai favi vuoti sopra le celle di covata. Il ripetuto calo di temperatura causato dalluso dei telaini significa un conseguente aumento delconsumo delle scorte. Questo vuol dire un alto fabbisogno di miele che non sempre può esseresufficiente nel caso ci dovessero essere bruschi cambiamenti climatici e può risultare in abbandonodella covata, focolai di infezioni e malattie. Api distrofiche, lento ricambio generazionale, svilupporallentato, aumento di “grumi” di api dedicate al riscaldamento dellarnia, limitatezza del numero diforaggere sono, comunque, tutte conseguenze inevitabili anche con la miglior gestione e cliamfavorevole, e riducono il raccolto. Il calo della temperatura interna può causare la cristallizzazione delle scorte invernali elaumento significativo della produzione di calore si traduce in una innaturale necessariaintroduzione di alimentazione forzata in forma di zucchero, irresponsabile fardello economico acarico dellattività di apicoltura. Il prematuro esaurimento delle colonie, inoltre, rallenta lo sviluppoprimaverile con ricadute sulla catena della diminuzione del foraggiamento. Gli spazi non protetti tra i favi permettono al caldo e allumidità invernali di passaredallingresso dellarnia ai favi stessi appesi liberamente come cortine del teatro. Il calore del nucleoche fluisce attraverso le fenditure dei telaini si disperde formando condensa, muffa ecc..., mentre lafondamentale atmosfera interna si disperde dal nucleo. Che utilità possono avere le miglioricoperture invernali o chiusure più salde quando le api e le loro scorte rimangono comunquesovrastate da spazi vuoti che permettono al freddo ed allumidità di infiltrarsi modificando latemperatura del nucleo? Nelle arnie a telaini le api non possono essere protette da nessuna delleprecauzioni prese dallapicoltore e nemmeno il più illuminato di essi è minimamente in grado diconcepire cosa sono portate a sopportare le api in queste condizioni. Ma questo genere di disturbo èuna realtà ignota ai favi naturali. Già solo queste due indicazioni dovrebbero portarcialleliminazione della arnie artificiali ma la comunità degli apicoltori, purtroppo, si è lasciata
  • convincere dallapparente successo che hanno raggiunto. Il coronamento del lavoro di distruzione si è compiuto con il componente più amato dagliapicoltori: il melario! Non è mai abbastanza grande, mai abbastanza pieno e non lo si apre maiabbastanza, senza curarsi del fatto che ogni cella vuota collabora a dissipare il calore disperdendololontano dal nucleo. I cosiddetti melari contraddicono la struttura naturale dei favi, il concetto architettonico delleapi, il loro istinto ed il dimensionamento delle colonie che, in natura, segue uno sviluppo dallaltoverso il basso o dal fronte verso il retro e mai il contrario. Le api si lasciano gestire con riluttanza inun sistema a melari a cui vengono spesso forzate attraverso azioni assolutamente innaturali come lospostamento della covata. Le api percepiscono come malsane queste operazioni e cercano didiminuirne limpatto. I loro sforzi iniziali sono volti a collegare i favi nel melario con quelli dicovata attraverso ponti di cera in modo da ridurre il disturbo termico creato dallinterruzione deifavi. Si da per certo che gli apicoltori più “ordinati” non sopportino questo tipo di “disordine” e lirimuovano in modo da restituire ai telaini la loro mobilità che ne sarebbe altrimenti danneggiata,persino nei corsi di apicoltura viene insegnato ad eliminare queste “irregolarità” di costruzione. Questo tipo di interventi negano persino le basi più elementari e primitive della natura delle api.E un grido di aiuto che cerca risposta. Le api cercano di riempire anche i vuoti tra le top bar ed il“cuscino” (Nelle arnie Warrè il cuscino o “quilt” è una cassetta posta alla sommità che simula illegno in decomposizione del tronco nella parte superiore dei favi naturali n.d.t.) nel tentativo diminimizzare la dispersione del calore in modo da riavvicinarsi alla regola della ritenzione. Ma gliapicoltori con la loro incapacità di comprendere supportata da insegnamenti errati continuamenterimuovono questi riempimenti. E vero che questi ponti di cera limitano la mobilità interna allarnia, quindi si può sostenere chela struttura delle arnie sia sbagliata. Le api non possono diventare qualcosa di diverso da quello chesono, sarà quindi lapicoltore a doversi modificare alle immutabili leggi della natura – prima su tuttela regola della ritenzione dellatmosfera e del calore interno – costruendo arnie adeguate. I possibili danni qui presentati ne sono una prova inoppugnabile. Il fallimento nel riconoscerne le origini giustifica di per sé lassunto che i telaini con i loro spazivuoti su tutti i lati, in grado di dissipare velocemente il calore, siano la maledizione degli apicoltorie ha dato origine allo sviluppo di tutte le arnie a telaino. La tecnologia è andata fuori strada e potràsolo portare lapicoltura al fallimento. Dallingresso delle arnie a telaino le api e gli apicoltori sono rimasti impotenti di fronte alcollasso della nobile arte dellapicoltura che, in ultima istanza, porterà alla diminuzione dellacoltivazione di piante da fiore. Questa è una delle grosse responsabilità degli apicoltori. Ma cè una via di uscita! Nel sistema di costruzione naturale dei favi da parte delle api, sistema sviluppatosi in migliaiadi anni, in cui favi e contenitore formano ununità chiusa, in cui la regola della ritenzione del caloree dellatmosfera governa e protegge, risiede il segreto di una colonia sana in grado di produrre anchesenza interventi – neanche la gestione da parte degli uomini o la somministrazione di zuccheri. E lìche si può individuare una soluzione! Il suo culmine è la regola della ritenzione dellatmosfera e del calore in grado di infondere lavita al sistema.
  • Apicoltori: imparate a leggere il libro della natura! Li, scritto a caratteri cubitali, ci sono le sagge edimmutabili leggi della creazione. Seguirle, applicarle e supportarle al momento giusto dovrebbeessere il comandamento fondamentale dellapicoltore, così che la bevanda degli dei, il nettare chescorre dalla cornucopia della benedizione diventi puro miele.Parte IILa nuova arnia naturale sezioni removibili“Larnia a scomparti con favi naturali” Circa 200 anni fa il predicatore di Nassau, Christ, mise in distribuzione larnia a scomparti cheportava il suo nome, arnia che apparentemente viene utilizzata ancora oggi (1945) in diverselocalità. La cosa fondamentale nella sua struttura sono gli scomparti di 28x28X14 cm equipaggiati difavi, fondo removibile e una sorta di tetto a scatola per chiuderla. Il numero di scomparti utilizzabiliè definito dalla “forza” della colonia in ogni momento dello sviluppo e vengono aggiuntiinserendoli nella parte inferiore dellarnia. Al momento apice del flusso di nettare si può arrivarefino a 7 scomparti. 200 anni fa larnia di Christ era unarnia trasportabile a scomparti mobili in cui laregola della ritenzione del calore era scrupolosamente osservata. Christ stesso valutò che laproduttività della sua arnia fosse cinque volte tanto quella dei bugni in paglia. Larnia a scomparti con favi naturali In effetti questo tipo di arnia fu un colpo di genio. Gli scomparti richiedono quattro assistagionate, inchiodate tra di loro e otto stecche di legno che facciano da supporto ai favi. Gestirlenon necessita di nessuna particolare competenza o complessa operazione, fondamentalmente sitratta di inserire scomparti vuoti dal basso e prelevare gli scomparti pieni al termine del massimoperiodo di foraggiamento. Le normali operazioni annuali erano svolte con poche manipolazioni enel modo più semplice ed economico. Un sistema superiore ed efficace di apicoltura naturale erapossibile, libero da azioni di disturbo ed intrusioni. Christ portò avanti con successo una campagnacontro lutilizzo dei bugni in paglia che comportavano lasfissia della colonia con lo zolfo o di quellepratiche che portavano ad avere il raccolto sparso in varie arnie costruite in maniera inappropriata,senza rispetto per la regola della ritenzione, e quindi in grado di sviluppare e diffondere malattie. Aproposito delle malattie stesse, Christ scrisse che lui non riconosceva nessuna malattia reale delleapi. Raccomandava che: “ le persone tengano solo colonie popolose a cui vengano lasciate ampiescorte di miele. In questo modo rimarranno estranee alle infezioni. Il cibo da loro stesse prodottoestraendolo dalla miglior linfa delle piante e dei fiori le proteggerà completamente dalle malattie”. Ma secondo le parole di Schiller: “ Non abbiamo legami eterni con le forze del fato...” risultanoancora più vere se applicate a questarnia. Venne spazzata dalla marcia del progresso. Dopo 100anni i telaini resuscitarono, monopolizzarono lammirazione della comunità degli apicoltori espazzarono via qualsiasi cosa si opponesse al loro sistema, tra cui anche lottima arnia di Christ. Se vi fermate a ragionare sulle richieste in termini di competenze, equipaggiamento, interventie lavoro, sulla frequenza dei fallimenti e le quantità di zucchero adoperate per lalimentazioneforzata i capelli vi si rizzeranno sulla testa e vi troverete a riconoscere con chiarezza lerroreevolutivo a cui ci ha condotto, da allora, lo sviluppo. Larnia di Christ permise, inoltre, di contribuire alla ripresa dellapicoltura riportandola adottimi livelli dopo che era stata praticamente spazzata via dalla Guerra dei Trentanni.
  • Guardando oggi, 200 anni dopo Christ, con rispetto ed ammirazione dovremmo fare inmodoche qualcosa di simile accada nelle nostre terre così afflitte ed impoverite dalla guerra. Questa è lanostra ora del bisogno : “questo semplice e proficuo sistema di arnie dovrebbe sostituire il costoso,artificiale sistema di apicoltura che è degenerato in una forma di hobby”. I piccoli proprietari ed i contadini in grado di curare le api dovrebbero essere appoggiatinellutilizzo di queste semplici arnie che potrebbero essere facilmente autocostruite, senza costigravosi per materiali, senza competenze specifiche, soldi o lavoro, senza macchinari o gadget,senza la necessità di utilizzare zucchero o fogli cerei, in maniera naturale. Queste caratteristiche non sono riscontrabili in nessuna delle arnie attualmente utilizzate.Anche le arnie in paglia, che vennero prontamente adottate, furono eliminate perché non in grado diospitare nuclei delle dimensioni attuali. Il loro spazio-ape è insufficiente a contenere una coloniaforte che si troverebbe a sciamare. Nel caso non sciamasse probabilmente sarebbe segno diproblemi nello sviluppo. Loperazione, spesso raccomandata, di aggiungere un melario vuoto sopra allarnia in pagliarisulta innaturale e pericoloso poiché il calore verrebbe spostato nello spazio vuoto lasciando lacovata “al freddo”. Inserire una cassetta di sotto incoraggia listinto naturale a spostare la covatasotto larnia in paglia che verrà utilizzata per immagazzinare il miele, impedendo che venga usatacome “casa”. Questi sistemi che venivano raccomandati sono antieconomici e negativi. Lunicosistema per la raccolta del miele, lasfissia con zolfo, è pratica barbara e non sostenibile. Il tagliare ifavi per asportarli è dannoso e complesso. Ma larnia componibile di Christ ci presenta un modellosostenibile ed ampiamente sperimentato. Con alcuni piccoli accorgimenti può permetterci diraggiungere i nostri scopi: “Il fondo privo di telaini deve possedere: unapertura di volo regolabile con un piano diatterraggio; lo spazio tra il fondo e la scatola deve comprendere 6 cm di spazio libero da favi inmodo che rimanga per la costruzione delle “catenelle” da parte delle api, per le api giovani deditealla pulizia e per le foraggere per riposarsi. Queste, insieme, formano un efficace e flessibileregolatore della temperatura dellarnia. A questo fondo ne può essere aggiunto eventualmente unsecondo per linverno. Verso il fondo, per tutta la larghezza, una finestrella chiudibile permette unattento controllo della colonia in qualsiasi momento senza creare disturbi anche in inverno. Ogni scatola dovrebbe avere dimensioni interne di 28x28x14 cm, dimensioni da rispettarsirigorosamente per molti motivi. Lo spessore delle pareti dovrebbe essere almeno di 2 centimetri.Sulla sommità devono essere poste 8 barre per la costruzione dei favi, di 2 cm di larghezza e 6 mmdi spessore, incastrate in scansi ad una distanza adatta alle api in modo che la parte superiore dellascatola sia assolutamente in piano. Una scatola completa di tetto a tenuta dacqua conclude la struttura. Normalmente vengono utilizzate tre scatole o scomparti. Le api ne occupano due, la terzadiviene il magazzino delle scorte di miele. Lo spazio creato da due scomparti sovrapposti completidi favi compreso in uno spazio cubico di 28x28x28 centimetri ospita 8 favi costruiti naturalmente ingrado di mantenere la temperatura e latmosfera interne. Questo spazio include 60 decimetri quadridi superficie di favi ossia circa 50,000 celle. Lequivalente di sette porta-favi Austriaci. Le barreintermedie, tra una scatola e laltra, incorporate nel favo dalle api rinforzano in maniera efficace lastruttura. Lo spazio interno corrisponde alle dimensioni sferiche dei un nucleo di api raggruppate edè il più economico da impiegare. Uno spazio per la covata di 28x28 cm che si estenda per duescatole coprendo una superficie di 7,5 decimetri quadri è, per prova e sperimentazione, la
  • dimensione ideale in cui ascrivere la sfera del nucleo. Insieme al fondo ribassato il volume totaledelle due scatole è di 26 litri, identico ad una grande arnia in paglia. Le due scatole sonosufficientemente grandi da poter ospitare la colonia durante linverno fino allinizio dellapollinazione per la raccolta delle scorte e per lo sviluppo di una covata sana in grado di dare originead una regina sana. La terza scatola posizionata, vuota, al di sotto delle altre due nel momento giusto, in primavera,offrirà spazio sufficiente per lo sviluppo della colonia. Riempirla con i favi comporterà laproduzione di 300 grammi di cera che corrispondono a quella raccolta dalle arnie mobili a telaini,produzione che soddisferà in maniera naturale listinto delle api alla costruzione delle api. Lideageneralmente diffusa che la costruzione naturale dei favi senza fogli cerei dia come risultato laproduzione massiccia di celle da fuchi è una sciocca favola che viene ripetuta in maniera acritica emeccanica. Se fosse vero le colonie allo stato selvatico sarebbero ormai da tempo formate quasiesclusivamente da fuchi. Solo uno spazio non adeguato comporta la sovracostruzione di celle dafuchi. Le api ovviamente si espando in accordo con il loro sviluppo nelle scatole inferiori spostandodi conseguenza le celle di covata. Sono assolutamente in grado di organizzare lo sviluppo dei favi edella colonia e, sicuramente, non hanno bisogno di fogli cerei o dellintervento dellapicoltore. La cassetta nella posizione più alta diventerà automaticamente un melario mentre le apisviluppano la colonia spostandosi verso il basso e conterrà circa 10Kg di miele in surplus.Continuare ad aggiungere cassette nella parte inferiore seguendo la necessità della coloniapermetterà di dare spazio allo sviluppo delle api ed a un raccolto di maggiori dimensioni. Larnia di Christ sta avendo una sua riscoperta nella nuova forma di arnia a favi naturali esezioni removibili che soddisfa appieno le richieste, specialmente quelle legate alla ritenzione delcalore e delle essenza aromatiche presenti allinterno della colonia nella loro completezza eefficacia, assumendo, in questo modo, il ruolo di arnia perfetta per i nostri tempi e per la migliorqualità e produzione. Lapicoltura a favi naturali e sezioni removibili non è un ritorno al passato ma un opportunoprogresso che si adegua ai ritmi naturali e si basa su successi comprovati evitando tutto ciò che sioppone alla natura. Per contrasto strane mode hanno ucciso lapicoltura artificiale che è così degenerata in una sortadi hobby. In questa apicoltura le regine vengono selezionate artificialmente in incubatrici artificiali.Lei verrà probabilmente accompagnata nel suo volo di accoppiamento da un corteo di soggetti perlo più estranei. Ogni maschio della sua stessa colonia verrà tenuto debitamente a distanza e, in unluogo isolato, un fuco scelto dallapicoltore, alieno alla colonia della regina, le vine impostonegandole la libera scelta del fuco più adatto. La regina sarà costretta a portare una marchiaturainnaturale sulla schiena per tutta la vita legando il suo ruolo naturale allintervento dellapicoltore.Attraverso un asettico calcolo di utilità la vecchia regina verrà rimossa e uccisa prima del ciclonaturale degli eventi creando sofferenza alla colonia. Un prolungato lamento, udibile anche adistanza, ci comunica questa sofferenza. E, prima che la colonia ritorni alla sua routine quotidiana,prima che riesca a rimpiazzare la regina secondo i ritmi naturali, lapicoltore impone il suo artefattodi regina, senza nessuna prova della sua sostenibilità e della sua adeguatezza, supportata solo dallaconvinzione del successo dellapicoltore. Spesso le api perdono la pazienza e rigettano ai piedidellapicoltore questo sangue reale ma, nel caso questo non accadesse, e la regina venisse accettata,questo accade nella totale ignoranza e menefreghismo di fenomeni naturali ancora in gran partesconosciuti. Sappiamo solo questo: che questi metodi non sono naturali e che lintervento umanoportato avanti in questo modo genera solo successi limitati e pesanti degenerazioni.
  • Nelle arnie artificiali – una gioia per gli apicoltori, un inferno per le api – il nucleo vienespostato, diviso, riarrangiato, chiuso al centro, compattato o separato, spesso senza motivo ocomprensione degli effetti. Si – è tutto più facile e conveniente con i telaini! E ad uninnovazione ne segue sempre unaltra. E quindi ecco lalimentazione forzata,lalimentazione da riempimento, lalimentazione demergenza. I fuchi, veri e propri condizionatoridellumore, vengono uccisi a centinaia nelle loro celle negandogli il cibo. Il miele viene consideratocome una sostanza fondamentale per la salute dei bambini e dei malati ma per le api, questi delicatiorganismi, si provvede a dare zucchero convinti che possa essere meglio del miele. Principiinnaturali ed arnie artificiali vengono imposte alle api. Le necessità naturali, soprattutto quella dellavitalizzante preservazione del calore e dellatmosfera interna, sono valutate come inconvenienti perlapicoltore. Non fosse così si troverebbe a dover gettare alle fiamme le sue arnie a telaini che tantocare gli sono. Anche se lapicoltore ha un attenzione al calore preferisce scaldare le arnieelettricamente o avvilupparle in stracci inadeguati come fossero barboni. I Gadget di cui ha bisogno riempiono cataloghi interi. I modelli e le variazioni della arnie sonoinfinite. Il Comitato di Consulenza allApicoltura del Terzo Raich si trovò costretto nel 1940 amettere un limite a questo sviluppo interminabile. Basandosi sulla convinzione che nessuna dellearnie esistenti fino a quel momento rispondesse a dei requisiti precisi, il Reich creò una nuova arnia,la Einheitsblätterbeute, che comprendeva “solo” 74 parti mobili. Erano così convinti dellaperfezione della loro “arnia standard” che misero fuori legge qualsiasi altro modello ed ognipossibile evoluzione. Le necessità naturali delle api, così come la preservazione della temperatura edi unatmosfera priva di patogeni, non vennero prese in considerazione. Ovvio che le speranzeriposte in questo tipo di arnia vennero disattese. Il Reich dovette prendere atto del fallimento e indue anni sviluppò tre nuovi progetti che vennero istallati in vari distretti nazisti, in località segrete,per le sperimentazioni. Questi modelli rimasero sconosciuti alla comunità degli apicoltori e lorimarranno non essendo in grado di risolvere i problemi di base. Non si può comunque negare che gli apicoltori che utilizzano le arnie artificiali siano personeattente e premurose. Nessun prezzo e troppo alto per le loro care. Per le loro deprivate, deboli espesso malate bambine vengono create stazioni di quarantena, organizzati servizi di ispezionesanitaria e ogni ape sospetta spedita ai laboratori per indagini approfondite. Ricerche, investigazionie test vengono condotti in tutto il mondo. Batteri sono stati riconosciuti e gli è stato dato un nome inmodo da poterli riconoscere dagli altri ma le cause delle patologie sono ancora circondatedalloscurità e molte colonie continueranno a morire, fino a... Si, fino a quando le persone non sirenderanno conto che queste piccole creature non sono in grado di prosperare in queste struttureinnaturali e che niente è in grado di rimpiazzare la preservazione dellatmosfera “antibiotica” ed ilcalore del nido. Quando ci rendiamo conto di quale livello di conoscenza teorica viene richiesta dallapicolturaattuale solo per essere in grado di tenerla in vita artificialmente siamo costretti a riconsiderareseriamente la possibilità di rientrare sui binari tracciati dalla nature. Per contrasto, nelle arnie naturali a cassette mobili, lintera operazione è portata avanti inmaniera semplice e naturale durante tutto larco dellanno. Iniziando dalla stagione invernale, le due cassette più in basso, completamente occupate daifavi, vengono lasciate come dimora invernale dalle caratteristiche naturali. Le cassette superiori,adoperate come immagazzinamento del miele, vengo prelevate come raccolto. Nel caso le cassettefossero saldate tra loro da “ponti” di cera saranno facilmente separate facendo passare tra loro un
  • sottile cavo dacciaio. La restante struttura andrà coperta per linverno e lapertura dingresso ristrettain modo da impedire laccesso ai topi. Un fondo intermedio può essere posizionato se fossenecessario. I favi saranno sufficientemente pieni di miele da garantire nutrimento fino allaprimavera seguente grazie alle dimensioni delle cassette, grazie al consumo molto limitato cherisulta dalla naturale preservazione del calore interno e per lassenza di interventi da partedellapicoltore. Lunione dei favi naturali, della preservazione del calore e dellatmosfera interna, permettono dirisparmiare zuccheri, inibiscono le malattie e, in primavera, si osserverà una colonia sana. Losviluppo naturale ha luogo senza bisogno di interventi e, quando inizierà il periodo di pollinazione,le colonie saranno pronte. Le operazioni primaverili comprendono il rimuovere la copertura invernale ed il fondointermedio, lampliamento dellingresso e la collocazione di una cassetta nella parte inferiore. Lanatura stessa darà lavvio allo sviluppo della colonia attraverso le sue fioriture. Il miele vienestoccato in tutte le celle vuote. Il cerchio della covata viene spostato verso il basso seguendo lacostruzione dei nuovi favi da parte della colonia e le api si sviluppano nelle cassette posizionatenella parte inferiore. Le scorte nella parte superiore vengono costantemente riempite fino adoccupare lintera cassetta. La covata, la costruzione e il foraggiamento si sviluppano naturalmente fintanto che il flussodel nettare dura e fintanto che lapicoltore provvede ad aggiungere spazio quando richiestoposizionando cassette nella parte inferiore che, nel caso, può essere fatto con buon anticipo. Lasciamatura come reazione alla carenza di spazio è prevenuta grazie a questo continuo ampliamento.Un continuo ribollire di vita riempie larnia; i fuchi ronzano dolci melodie amorose, dettandolumore. Armonia e produzione regnano ovunque libere dallintervento dellapicoltore fino a quandoil flusso di polline non cessa. La rimozione delle scorte in surplus alleggerisce le api di uneccesso.La copertura delle due cassette mantenute come residenza invernale e la restrizione dellingressochiudono le operazioni annuali dellapicoltore, operazioni che non richiedono specifichecompetenze. Loccasionale recupero di uno sciame o il confrontarsi con emergenze estemporaneepossono essere facilmente apprese con la pratica o dal confronto con altri apicoltori. Lestrazione del miele può essere fatta senza luso di una centrifuga ma semplicemente facendosciogliere i favi sopra una fonte di calore tenuta molto bassa, la cera si raccoglierà sulla superficie epotrà essere rimossa quando fredda, sotto vi sarà il miele maturo che messo nei vasetti, chiuso econservato in un luogo asciutto si conserverà indefinitamente. I contenitori più adatti sono ibarattoli in metallo smaltati o quelli in ceramica. Nel caso si preferisse il miele integrale completodel favo, ci si potrà evitare anche il lavoro di estrazione e confezionamento. Non cè bisogno di direche, in ogni caso, i favi attaccati alle barre, una volta separati dalle pareti possono esserecentrifugati e riutilizzati nellarnia. Costruire questo tipo di arnia, possibilmente rispettando le dimensioni qui descritte, èsicuramente possibile per chiunque avesse voglia di farlo e, se una minima attenzione gli vieneposta, soddisferà completamente sia le api che gli apicoltori. I piccoli agricoltori fanno sicuramentecose molto più complesse. La cosa a cui prestare più attenzione sono le dimensioni interne di28x28x14 cm e che gli angoli siano perfettamente di 90°. In nessun caso si dovrà comunque cercaredi utilizzare i telaini invece delle barre con questo tipo di struttura. Questo annullerebbe totalmenteleffetto di ritenzione dellatmosfera e del calore interno a causa dello spazio tra i telaini, cosa chenon può che portare effetti negativi.
  • Il materiale necessario per la realizzazione di questarnia è di 2 metri quadri di legno spessoalmeno 2 cm e può essere assemblato anche senza un progetto preciso utilizzando assi di recupero,vecchi melari ecc... Larnia può essere popolata con uno sciame di dimensioni adeguate da istallare allinizio dellastagione di maggior pollinazione e può considerarsi la spesa maggiore da affrontare. Non cèbisogno di fogli cerei sebbene lapplicazione di strisce di cera sulle barre possa essere daiuto manon fondamentale. Larnia può essere collocata allaperto, in un posto soleggiato, tranquillo, protetto e riparato dalcaldo sole estivo, ad unadeguata distanza dai vicini di casa. E importante che larnia siaperfettamente verticale. La preservazione del calore e dellatmosfera propria della costruzione naturale dei favipermetterà di risparmiare sullalimentazione a base di zucchero. E quali profitti accompagnano lapicoltura? Noi sappiamo che nellapicoltura artificiale – e gliapicoltori onesti lo ammetteranno – i costi, gli sforzi ed il lavoro collegati allutilizzo dello zuccherosono sproporzionati rispetto al raccolto medio e che i profitti attesi sono solo illusori. Alcuni apicoltori fanno di testa loro, ma la maggior parte è composta da apicoltori checostantemente utilizzano più zucchero di quanto miele raccolgono, che non raccolgono nulla emantengono esclusivamente le proprie colonie affamandole o acquistandone di nuove perrimpiazzare quelle, che a causa loro, sono morte per malattie ed epidemie. Se vi informaste sui guadagni netti della Scuola di Apicoltura Austriaca scoprireste che ilmodello di gestione di questa istituzione, nonostante il nomadismo ed i buoni raccolti, quasi sempreconsuma più zuccheri di quanto sia il miele prodotto. Questo non è imputabile a chi segue gli apiari– modelli per la formazione dei nuovi apicoltori. In questi centri di formazione allapicolturamoderna ed artificiale le informazioni principali da curriculum sono sulla selezione artificiale delleregine, i trattamenti contro le infezioni e le epidemie causate dagli apicoltori stessi che,considerandosi superiori alla natura si scontrano con essa... da qui linsuccesso. E quali sono gli scenari per unapicoltura che si allei con la natura come nel caso dellarnia asezioni removibili e favi naturali? Per ciò che riguarda il raccolto... ebbene si, dobbiamo fareattenzione a non ciarlare a vuoto sullargomento. Noi dovremmo dar via solo quello che, grazie allacorretta istallazione della colonia, fatta nel rispetto della millenaria regola della ritenzionedellatmosfera e del calore che le ha preservate da sempre, assicurerà uno sviluppo duraturo ed unraccolto al momento opportuno. E estremamente raro che, durante una stagione, lintero complessodelle fioriture venga danneggiato dalle piogge. Allinizio della stagione di bottinatura una coloniasana, anche in una zona di media produzione, è in grado di riempire unintera sezione di miele ineccesso rispetto alle sue necessità fisiologiche che ammontano a circa 60 chili. Questo surplus dimiele è di circa 10 chili e 250 grammi di cera. In zone ottimali con lunghe stagioni di bottinaturaqueste cifre possono aumentare notevolmente. Vista la variabilità di queste cifre è inutile prendere carta e penna per fare il calcolo 10 chili x10 colonie uguale 100 chili e poi, e poi... ecc... No, questo calcolo è errato sopratutto se lareadinteresse – di 4 chilometri di raggio, la distanza media di volo – è sovrappopolata di api. Lasovrappopolazione è da evitarsi, una questione a cui prestare molta attenzione per proteggere sestessi e gli altri apicoltori. La creazione di un surplus, e quindi la quantità di raccolto, dipende in grande misura dal tipo di
  • arnia. Qualsiasi critica a questo concetto può essere solo interpretato come una non attenzione aiprocessi naturali. La api sono state create per la pollinazione delle piante non per raccogliere miele per luomo.Solo labbondanza che la natura crea per assicurarsi il successo gli permette di produrre questosurplus. Lo “sviluppo ed il declino” di tutte le cose terrestri è rappresentato nelle api dalla formazionedelle nuove colonie e dalla distruzione delle celle. I favi e le api compongono ununità organica, lape come singolo individuo è solo una partemobile di questo organismo. Non è in grado di sopravvivere da sola, così come non è in grado difarlo la colonia senza le celle dei favi. Lo svolgersi naturale degli eventi può essere influenzato in modo da aumentare la quantità dimiele immagazzinato principalmente per mezzo delle arnie. Studiando attentamente la struttura naturale delle colonie notiamo immediatamente che,indipendentemente dalle dimensioni, le cavità hanno comunque dei confini. Le api fanno in modo diriempire tutto lo spazio con covata, api e scorte, questo processo le conduce alla maturità e agenerare una nuova colonia. La sciamatura che ne consegue è una naturale “comparsa” o sviluppo. Le celle da covata gradualmente invecchiano, diventano più spesse e si scuriscono. Comeaccade con lispessimento delle arterie. Lunità organica dei favi e delle api invecchia, perdeprogressivamente di produttività avviandosi verso la morte o il naturale “decadimento” Unarnia in grado di rispondere hai bisogni di spazio e di espansione limita il processo dimaturazione della colonia limitando la sciamatura. Fintantoché questa maturità, e quindi lasciamatura, sono frenate il surplus delle scorte aumenta dal continuo sforzo mantenuto completodelle api. La sensazione di abbondanza, gli spazi ristretti devono essere negati da subito alle api perevitare che si inneschi listinto alla sciamatura che, una volta scattato a causa del ritardonellampliamento degli spazi, non può più essere più fermato. Linvecchiamento può essere ritardato dal rinnovo dei favi. Attraverso questi due sistemi lo “sviluppo ed il declino” vengono bilanciati e la colonia resa piùforte. Questo bilanciamento porta alla creazione di scorte che superino i limiti naturali. Questo vuol dire che larnia deve avere una struttura elastica, espandibile, in modo da adattarsialle richieste di spazio e che i favi possano essere rinnovati, quindi, per così dire, lopposto di ciòche succede nelle colonie selvatiche. Equipaggiare unarnia serve solo allapicoltore. Le api hanno bisogno solo di spazio vuoto.Unarnia non dovrebbe mai andare contro la natura delle api, ma purtroppo, questo argomento, èstato tenuto poco in considerazione, conseguentemente sono stati commessi parecchi errori comenel caso dei telaini mobili che, essendo aperti su tutti i lati, violano la regola della ritenzionedellatmosfera e del calore interni, essenziali per la vita stessa delle api. Losservazione dellhabitat naturale delle api ha dimostrato che questultimo esercitauninfluenza decisiva sulla produzione del miele e deve essere tenuto da conto dallapicoltore sevuole portare avanti unattività piena e duratura. Non dovrà lasciarsi confondere da apparenze disuccesso. La nuova arnia a moduli removibili con favi naturali tiene conto di queste peculiaritàprovvedendo a creare una situazione armoniosa per le api. Al centro si raccoglie il nucleo invernale
  • completamente circondato dalle scorte, sia nella parte superiore che ai lati, scorte che rimangonoconsumabili grazie al calore del nido e che creano un cuscino protettivo alle api; i favi vengonoinspessiti così da ridurre i vuoti tra di loro, rendendoli più facilmente riscaldabili; gli stessi favi,collegati e saldati alle pareti ed alla sommità, creano vicoli ciechi che trattengono sia le essenzeantibatteriche sia il calore essenziali alla vita della colonia. Sopra al nucleo non cè mai neanche unacella vuota che possa disperdere il calore. Una colonia così ben protetta procederà dalla parte piùbassa dellarnia verso lalto conseguentemente al consumo di miele. Quindi, arrivati alla sommità,nel calore lì raccolto, lattività di deposizione delle uova ricomincia. Inizialmente solo con piccoligruppetti ma, seguendo il percorso ascendente del sole, si sviluppano a sfera fino ad occuparecompletamente le celle non utilizzate per le scorte. Allinizio della stagione le scorte vengonospostate nella parte superiore dellarnia, sopra la covata, man mano che le pupe liberano le celle. Lacovata viene portata verso il basso dove cerano le scorte, nei favi nuovi. Qui, listinto a costruire eriempire i vuoti, trova il suo compimento attraverso i limiti determinati dalle risorse di nettare edallo sviluppo della colonia, libera da compulsioni o restrizioni da parte dellapicoltore, in questomodo ogni riduzione del raccolto viene evitato mentre i favi vengono automaticamente rinnovati.Non viene usato nessun tipo di escludi-regina. Lultima covata ad emergere in autunno libera lo spazio per il nucleo invernale che si staformando ed il movimento verso lalto ricomincia. La ritenzione dellatmosfera interna ricca di essenze e del calore determinata dai favi costruiti inmaniera naturale sopprime le cariche batteriche, limita linsorgere di patologie, evita lacristallizzazione delle scorte e la dispersione del calore attraverso le fessure. In questo modo sirisparmiano i costi delloperazione dovuti allacquisto dello zucchero. Non essendo utilizzati i foglicerei la cera diventa un surplus anche se sono accettate piccole strisce di cera come guida sullebarre. Le api sono normalmente preservate dai disturbi creati dagli interventi dellapicoltore anche se,in casi estremi, possono essere effettuate delle ispezioni grazie alle cassette removibili ed ad unalimitata possibilità di prelievo dei favi. La rimozione di parte delle scorte diventa un modo di supportare lo sviluppo naturale in quantole api non dovranno scaldare questa massa in eccesso durante linverno. La tempestiva aggiunta di cassette nella parte inferiore dellarnia impedisce il progressivorestringersi dello spazio che avverrebbe in natura e che potrebbe innescare la sciamatura. Nessunlimite viene posto alla possibilità di immagazzinare miele, allespansione della colonia o allistinto acostruire. Il continuo inserimento di cassette nella parte inferiore permette inoltre raccolti di diversedimensioni. La costante rimozione e rinnovo dei favi ne impedisce leccessivo invecchiamentomantenendo favi ed api in uno stadio di “gioventù”. Larmonia generale migliora il raccolto. Grazie ai vantaggi derivati dalle sezioni mobili con possibilità illimitata di estensione dellospazio interno, lautomatico rinnovo dei favi questarnia a cassette e favi naturali è estremamentesuperiore a qualsiasi altra priva di telaini. La gestione è talmente semplice che i piccoli proprietari terrieri o contadini – le persone nellaposizione migliore per avere le api – possono iniziare unattività apistica semplice, naturale e disuccesso senza nessuna competenza specialistica e senza onerosi investimenti in termini economicio di lavoro. Qualsiasi novizio in grado di leggere uno schema ed inchiodare qualche asse potràcostruirsi una di queste arnie, libere da brevetti, - dando per assunto che non preferisca comprarla –
  • e, ottenendo un buon sciame, potrà tenere le api senza necessità di competenze specifichemigliorando la propria resilienza alimentare. La forma e laspetto aggiornati dellarnia soddisfa completamente tutte le esigenze che possanosorgere nei confronti di unarnia che si accordi ai sistemi naturali. La notevole certezza di raccoltofa si che questarnia a sezioni mobili, sperimentata e testata per secoli ed attualmente migliorata,spicchi come casa in grado di soddisfare completamente api e apicoltori rispondendo a molte delleesigenze del nostro tempo.Note 1. E probabile che le dimensioni non siano esattamente corrette perché basate sullerrata conversione dellunità di misura “pounce” (inch). Quasi certamente lAbbé Christ utilizzava il “pied du roi” Francese. Nel suo libro le scatole sono di 13 punces esterni che vuol dire circa 11 punces interni. Il pounces Francese equivale a 2,7069 cm. Questo vorrebbe dire che le dimensioni interne sono di 298mm, solo 2 mm in meno dellarnia dellAbbé Warré. (trad. - basato su corrispondenza personale con Eric Zeissloff; vedere anche http://en.wikipedia.org/ French_units_of_measurement).RingraziamentiRingrazio Bernhard Heuvel per il supporto alla traduzione e a Pat Cheney per il lavoro di edizione David HeafRingraziamenti dei ringraziamentiRingrazio David Heaf per il costante lavoro di sperimentazione e divulgazione dellapicolturanaturale e per le preziose informazioni che condivide liberamente,Ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggere un testo tradotto in maniera approssimativa da me e achiunque voglia fare il passo da apicoltore ad apicUltore.Non è più una questione di produzione.Non è più una questione di chi fa meglio o chi ne sa di più.E questione di creare possibilità perché, ciò che di sano cè in natura, riesca a prevalere.Io sto con Darwin non con Mengele. Nicola SavioIl tutto rilasciato sotto licenza Creative CommonsCondividi così comèNon ci lucrare suLa vita è assurda siate felici!http://ortodicarta.wordpress.com