IndiceIndice ................................................................................................................
Web Content Strategy #1: perché è necessaria ................................................. 53	     Web Content Strateg...
Usabilità delle interfacce: un esempio dalla vita reale...................................124	     Cose per cui non dovete...
PrefazioneCosa spinge una palestra a fare un sito tutto in Flash (e chiamare se stessaSkip Intro), per lasciarlo poi fisso...
IntroduzioneVerso la fine del 2010 Gianluca Diegoli mi convinse a raccogliere una trentinadi post della serie “Common Sens...
Per cominciareSmettete di rimandare, e andate online   Se siete un piccolo, piccolissimo imprenditore, e ancora non avete ...
Iniziate in piccolo: ogni cosa che farete, la potrete migliorare più avanti, sesarà il caso pagherete un bravo professioni...
Cinque buone ragioni per registrare ilvostro dominio   Avere un dominio proprio costa poco, ma offre molti vantaggi: per  ...
3. Il vostro indirizzo email sarà vostro, per sempreForse usate da anni la casella email @libero.it, o quella che vi ha fo...
5. Identità di gruppo e separazione della sfera privata daquella lavorativaUn dominio autonomo vi permette di assegnare a ...
Hosting, provider, server: alcuneconsiderazioni di passaggioApprofitto delle migrazioni del mio blog da un server all’altr...
Poi, con gli anni, pian piano il livello delle risposte alle chiamate e ai ticketiniziò a peggiorare (quando mi rendo cont...
In questi mesi, ho maturato la convinzione che la cosa migliore sia non teneretutte le uova in un solo paniere, ma differe...
Scegliere il CMS giusto: un’utile guidacomparativaDurante l’analisi che precede un progetto spesso una delle questioni su ...
Questa ad esempio è una tabella comparativa delle quattro piattaformerispetto a una serie di caratteristiche prese in esam...
Se le vostre esigenze non sono molto complesse – vale a dire, se avete   intenzione di incaricare qualcuno di costruirvi u...
Joomla   Joomla è un concorrente solido, buono per una varietà di situazioni   diverse, ed è relativamente semplice da ins...
contenuti vanno collocati in quali parti del sito, e anche gestire tipi di   contenuti personalizzati. Molto buono il supp...
ambiente Linux / Apache / MySQL / PHP). L’integrazione di nuovi temi   grafici e di moduli aggiuntivi, la creazione di tem...
Come gestire le password senza impazzire   Provate a pensare a tutte le password, codici di accesso, PIN che dovete   rico...
Capiterà di doversi collegare alla rete da un Internet point malgestito, o dalcomputer di qualcuno che non usa antivirus a...
un certo numero di caratteri che dipendono dal nome del servizio che stateusando, magari modificato in qualche modo, non a...
Clipperz è gratuito (ma vi suggerisco, se lo usate, di fare una donazione aglisviluppatori, che se la meritano davvero e c...
Farsi trovareQuestioni di firmaQuando arriviamo su un sito web da un link, partendo ad esempio dai risultatidi una ricerca...
Firmarsi in modo chiaro è uno di quei dettagli di cui si nota più l’assenza chenon la presenza: se c’è, nessuno lo noterà,...
Farsi trovare   Un sito web aziendale non è (solo) una manifestazione di narcisismo,   ma va pensato prima di tutto come u...
Maledicendomi in silenzio (burrasca in vista), l’ho seguito, e sono arrivatadalla persona che aveva progettato il sito; qu...
1. non fate un sito tutto in Flash. Ci sono un milione di motivi per non avere   un sito tutto il Flash, ma vi basti saper...
Posizionarsi bene sui motori di ricerca intre semplici mosse   Capire cosa cercano i nostri potenziali visitatori, pubblic...
2. Buon codice HTMLLe pagine costruite usando un codice HTML corretto sono molto apprezzatedai motori di ricerca, perché i...
3. Offrire contenuti rilevanti e guadagnare link verso ilnostro sitoGoogle misura la rilevanza dei siti in base al numero ...
Vietato fotografare: ovvero, non provatevia far pubblicità a questo postoResto sempre basita quando, viaggiando, mi imbatt...
scatto di Instagram; la foto – e le altre scattate nell’occasione – hanno ricevuto like e commenti, e su Twitter ci siamo ...
fine del museo dove i bambini possono giocare con colori, colla e materialivari (cortecce, pezzetti di pelle, filo di rame...
Email & CEmail che funzionano   Mi è stato chiesto di scrivere un post su come creare email efficaci.   Ci ho riflettuto, ...
Quando chiedete informazioni dite subito cosa volete sapere, evitando ilgenerico “Richiesta informazioni”. Meglio specific...
Se state per allegare un documento Word di mezza facciata, quasi sicuramentefareste meglio a copincollarne il contenuto de...
Perché amo Mailchimp: email marketingfacile e divertenteDa quasi due anni ho scoperto MailChimp, ed è stato amore a prima ...
I tool gratuiti che avevo visto mi sembravano tutti poveri, limitati, bruttini emacchinosi; quando, grazie a non so più qu...
-   quando mandate una newsletter, ciascuno la riceve indirizzata a lui, e       non in CC a mille altri o – peggio – come...
4. ho creato il messaggio con l’editor visuale, aggiungendo i codici per far      comparire in fondo alla mail i pulsanti ...
Niente di eccezionale, come vedete: ma tutto liscio e semplice come deveessere.E in più…Io sono notoriamente pigra e frett...
sta lavorando sopra. Lo fanno con blog, twitter, facebook, avvisi chiari allalogin, insomma in tutti i modi. E in breve te...
un numero illimitato di email, oltre naturalmente a consentire di togliere ilpulsante “MailChimp” dal footer delle email. ...
Newsletter IKEA: come trasformare unerrore in opportunitàLa settimana scorsa mi è arrivata una replica della newsletter di...
Come NON avvisare i clienti di qualcosache li riguardaHo comprato una chiavetta TIM con l’opzione “senza limiti”, in offer...
Ho inserito “AGCOM” nella maschera di ricerca interna, e mi è uscito un elencodi articoli dal cui incipit non si capisce n...
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Yammer: meno riunioni, più informazioni   Forse quando avete iniziato a lavorare eravate solo due soci, lavoravate   gomit...
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• si impara a usarlo in cinque minuti   • elimina decine di email alla settimana   • elimina ore e ore di riunioni in cui ...
• le persone che diffondono la conoscenza, invece di tenerla stretta per     sè, vedranno migliorare la propria reputazion...
Contenuti webWeb Content Strategy #1: perché ènecessaria   Una chiara ed efficace strategia per i contenuti web è il pilas...
“Usabile” invece significa che quel contenuto è   -   facile da trovare,   -   risulta chiaro a cosa serve,   -   è aggior...
giusto; allora, saranno gli altri a trovarci, a tornare da noi, a segnalarci ai loroconoscenti, a considerarci sempre più ...
Web Content Strategy #2: l’audit deicontenuti web     La Web Content Strategy abbraccia tutto il ciclo di vita dei contenu...
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Manuale di buonsenso in rete – di Alessandra Farabegoli

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  1. 1. IndiceIndice ....................................................................................................................................1  Prefazione ...........................................................................................................................4  Introduzione .......................................................................................................................5  Per cominciare....................................................................................................................6   Smettete di rimandare, e andate online ..................................................................6   Cinque buone ragioni per registrare il vostro dominio........................................8   Hosting, provider, server: alcune considerazioni di passaggio ....................... 11   Scegliere il CMS giusto: un’utile guida comparativa ......................................... 14   Come gestire le password senza impazzire ......................................................... 20  Farsi trovare ..................................................................................................................... 24   Questioni di firma ...................................................................................................... 24   Farsi trovare................................................................................................................. 26   Posizionarsi bene sui motori di ricerca in tre semplici mosse ........................ 29   Vietato fotografare: ovvero, non provatevi a far pubblicità a questo posto 32  Email & C .......................................................................................................................... 35   Email che funzionano ................................................................................................ 35   Perché amo Mailchimp: email marketing facile e divertente .......................... 38   Newsletter IKEA: come trasformare un errore in opportunità......................... 45   Come NON avvisare i clienti di qualcosa che li riguarda .................................. 46   Yammer: meno riunioni, più informazioni............................................................ 49  Contenuti web................................................................................................................. 53  
  2. 2. Web Content Strategy #1: perché è necessaria ................................................. 53   Web Content Strategy #2: l’audit dei contenuti web........................................ 56   Web Content Strategy #3: dal progetto all’online............................................. 59   Web Content Strategy #4: raccomandazioni finali............................................ 62   Questioni di immagini............................................................................................... 64  Social Network ................................................................................................................ 67   Facebook per le piccole imprese #1: iniziare bene........................................... 67   Facebook per le piccole imprese #2: no ai fake ................................................ 70   Facebook per le piccole imprese #3: le pagine ufficiali.................................. 72   Facebook per le piccole imprese #4: arricchire la pagina ufficiale ............... 74   Pagine Facebook e profili personali: restare persone anche da admin ........ 76   Avete creato un profilo Facebook invece di una pagina? Ora potete mettervi in regola........................................................................................................................ 78   Facebook, trasformare un fake profile in una pagina: un caso complicato a lieto fine ....................................................................................................................... 81   Twitter for Good: cambiare il mondo, un tweet alla volta................................ 87   LinkedIn: gestire la reputazione professionale online...................................... 91   LinkedIn: come chiedere il collegamento a uno sconosciuto.......................... 94   Recruitment 2.0: cercare personale su LinkedIn ................................................ 95  Misurare i risultati .......................................................................................................... 98   Misurare l’efficacia delle campagne offline ........................................................ 98   Analizzare le ricerche interne a un sito con Google Analytics ......................102   Misurare l’e-commerce con Google Analytics: come partire .........................106  Fare le cose per bene ..................................................................................................113   Errori, istruzioni per l’uso .......................................................................................113   Turismo in rete: come siamo messi?....................................................................116   Come promuovere un evento su siti e portali...................................................118   Cinque modi per irritare i vostri clienti online..................................................121  Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 2
  3. 3. Usabilità delle interfacce: un esempio dalla vita reale...................................124   Cose per cui non dovete spendere soldi ............................................................128   Web strategy per piccoli budget: il caso Olly....................................................130   Bibliografia minima per i miei corsisti che non sanno l’inglese ...................135   Come diventare un multi-thread marketer: guida veloce al marketing delle PMI ...............................................................................................................................139  Infine… ............................................................................................................................143   Alessandra Farabegoli .............................................................................................143   Licenza Creative Commons....................................................................................144  Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 3
  4. 4. PrefazioneCosa spinge una palestra a fare un sito tutto in Flash (e chiamare se stessaSkip Intro), per lasciarlo poi fisso nel tempo come una lastra di marmo deipropri spogliatoi? E a ovviare allimpossibilità di vedere il sito da iPhone,spendendo ulteriori soldi in una app inutile?Cosa costringe una catena di elettrodomestici a fare promo sui checkin diFoursquare, salvo poi non avvisare la propria cassiera che colui che chiede losconto dovuto non è uno scroccone?Cosa scatta nella testa di quei commercianti che, dopo essersi fattivivisezionare dalle tariffe di Groupon, trattano pure male lincolpevolecliente?E quellazienda che ha migliaia di indirizzi, ma non riesce a mandare unanewsletter che non vada nello spam, dove ha la testa?E quei lemming che corrono verso il suicidio utilizzando un profilo privato diFacebook anziché la pagina, come sono riusciti a non leggere i segnali che liscoraggiavano ad andare verso il dirupo?Là fuori nellonline è in corso uno spettacolo di arte varia, di ignoranza, difolklore improvvisatorio, ma soprattutto di mancanza di applicazione dellefondamenta di ogni casa, digitale o no: quel solido basamento chiamato buonsenso.Alessandra si è data il compito (una missione, a volte impossibile) didispensare quel succo di "common sense" che in molti sembrano dimenticarenon appena ci si trasforma da utenti di internet a gestori di siti web, di pagineFacebook, di store online; come quei pedoni che, appena saliti sullauto, sitrasformano negli energumeni che hanno appena finito di insultare. Buonalettura, e diffondete la rivoluzione del buon senso!Gianluca Diegoli [www.minimarketing.it] 10 dicembre 2011Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 4
  5. 5. IntroduzioneVerso la fine del 2010 Gianluca Diegoli mi convinse a raccogliere una trentinadi post della serie “Common Sense Dispenser” per farne un ebook natalizio:quell’ebook è stato scaricato centinaia di volte e moltissime persone mi hannoraccontato di averlo distribuito ad amici e colleghi come un utile manualed’uso della comunicazione web.A distanza di un anno ho deciso di ripetere l’esperienza e confezionare unsecondo ebook, questo “Manuale di buonsenso in rete”: ho aggiunto molti deipost scritti nel 2011, ho corretto nei vecchi articoli alcuni dati e informazioninon più vere, Gianluca mi ha fatto il regalo di scrivere l’introduzione, RobertoPasini (aka Kalamun) ha disegnato una deliziosa copertina e Angelo Portalupiha preparato le versioni .EPUB e .MOBI.Il risultato assomiglia molto di più a un libro vero, e per un po’ ho consideratoanche l’ipotesi di metterlo in vendita, benché a un prezzo quasi simbolico; poiho deciso di distribuirlo gratis, come già avevo fatto l’anno scorso.La lezione più grande che ho imparato in questi anni è che la rete – le personeche stanno in rete - possono darci tanto, a condizione che noi, a nostra volta,restituiamo un po’ di valore alla comunità - non necessariamente in unoscambio pesato col bilancino (do solo a chi mi ha dato qualcosa, o do col finepreciso di ottenere vantaggi in cambio).Quando lavoro per i miei clienti mi faccio pagare, e quando scriverò il libroche ho in mente (un manuale “vero”, più strutturato e organico di una raccoltadi post) lo metterò in vendita, ma l’ebook di Natale – finché trovo il tempo difarlo – è il mio grazie a tutti gli incontri che mi hanno fatto imparare, e cherinnovano ogni giorno la mia passione per il lavoro che faccio.Buona lettura!Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 5
  6. 6. Per cominciareSmettete di rimandare, e andate online Se siete un piccolo, piccolissimo imprenditore, e ancora non avete un sito web, smettete di trovare delle scuse: oggi potete andare online in poche ore, a zero euro o quasi, e creare la base di partenza per la vostra comunicazione online. Vediamo insieme come.Incontro spesso – non necessariamente per lavoro – piccolissimi imprenditori,magari agli inizi, che lavorano bene, con passione e personalità. Persone cheavrebbero molto da raccontare, che hanno un progetto, e lo portano avanticon impegno.Di solito, quando gli faccio la fatidica domanda “avete un sito? posso trovarvianche online?”, mi guardano imbarazzati, e iniziano a balbettare cose come“eh, ci sto pensando”, “lo so che dovrei farlo”, “prima o poi ci arriveremo..”. Emi lasciano (scritto a mano su un pezzo di carta strappato da un blocnotes) unindirizzo email @libero.it.Questo articolo lo scrivo per loro, anzi, in realtà, tutto il mio blog l’ho semprepensato soprattutto per loro (quindi per favore voi geek che mi seguite sietedispensati dal leggere il resto di questo post, non è roba per voi). Smettete di trovare delle scuse, e andate online!Avete una storia interessante da raccontare: è la cosa più importante. Avetepassione per il vostro lavoro, e attenzione per le persone che entrano nelvostro negozio: sono doti preziose.Per cominciare, non vi servono migliaia di euro, e neppure “essere bravi colcomputer”: quello che vi serve è iniziare, un pezzo alla volta, a costruire ancheonline la vostra “tana base”, il luogo “dove farvi trovare sempre”.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 6
  7. 7. Iniziate in piccolo: ogni cosa che farete, la potrete migliorare più avanti, sesarà il caso pagherete un bravo professionista che lo faccia per voi, ma nulladel vostro lavoro andrà sprecato.Per creare la vostra “tana base”, io vi consiglio di usare WordPress, e nellamodalità più semplice, quella che vi permette di iniziare a costruire un sito-blog ospitato direttamente sui server WordPress.com. Questo vi permetterà dinon dovervi preoccupare di tutte le beghe tecniche (hosting, FTP, PHP, CSS,HTML) che sembrano quisquilie a chi le usa tutti i giorni, ma che per voi sonoarabo schietto.Navigate quindi all’indirizzo www.wordpress.com, cliccate sul pulsantearancione in alto “Sign up now”, e seguite le istruzioni. Se avete difficoltà conl’inglese, in cima alla pagina di iscrizione trovate un avviso “WordPress.com isalso available in italiano”: cliccate sul link e tutto diventerà più semplice.In pochi clic, avrete creato il blog <ilvostronome>.wordpress.com; nei “post”(o “articoli”) inizierete a raccontare le novità del giorno, e nelle “pages”(“pagine”) scriverete le informazioni più “stabili”, ad esempio l’indirizzo e gliorari del vostro negozio.Ora che avete imbastito il vostro sito, dovete renderlo raggiungibile da unindirizzo che sia vostro, e per farlo andrete nel menu Settings/Impostazioni eda lì alla voce Domain/Dominio. Se avete avete già registrato un dominio, lofarete riconfigurare in modo che porti direttamente al vostro blog (vi costerà$9,97 ogni anno in aggiunta a quel che già pagate per il dominio), se invecenon l’avete ancora registrato, fatelo (leggete perché nelle prossime pagine), eusate direttamente WordPress per registrare il dominio e farlo puntare alvostro blog (con $14,97 all’anno passa la paura).Giocando nel menu “Aspetto” con i vari templates proposti da WordPress, eusando qualche bella foto che avrete scattato, riuscirete a ottenere unrisultato piacevole anche senza essere dei professionisti dell’immagine.Ricordatevi, il vostro obiettivo ora non è quello di cambiar mestiere ediventare un webdesigner, ma quello di mettere online ciò che fate, per poteressere trovati in ogni momento. E WordPress in questo è fantastico, perchéstruttura le pagine in modo ottimale per la ricerca di Google, cosicché quelche andrete a scrivere sarà leggibile anche ai motori di ricerca.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 7
  8. 8. Cinque buone ragioni per registrare ilvostro dominio Avere un dominio proprio costa poco, ma offre molti vantaggi: per questo, chiunque abbia un’azienda anche piccola, uno studio professionale, o lavori come freelance, o coordini un’associazione, dovrebbe prendere in considerazione questo piccolo investimento in digital branding. Vediamo quali sono i principali vantaggi che vi offre la titolarità di un dominio vostro, soprattutto se a questo dominio è associato anche un sito.1. Vantaggi di comunicazioneSe la vostra azienda o associazione si chiama “Avanzi di galera”, e le cose chefate stanno sul sito www.avanzidigalera.com, diventa molto facile risponderealla domanda “dove vi trovo su Internet?”. In fondo ai vostri messaggi diposta, nella carta intestata, negli annunci stampa e radiofonici, l’indirizzo delvostro sito sarà chiaramente associato a voi, a facilmente memorizzabile datutti. Alla peggio, la prima volta proveranno a cercarvi suwww.avanzidigalera.it, e, non trovandovi, riproveranno col .com. Anzi, vistoche anche il .it è libero, non sarebbe una buona idea registrare anche quello?2. Reperibilità onlineForse qualcuno vi ha raccontato che ormai, invece del sito web, potetepermettervi di fare tutto con una pagina su Facebook. Quello che non hannoaggiunto è però che Facebook (così come altri social network) potrebbe esseretagliato fuori da molte reti aziendali, rendendo il vostro spazio web del tuttoinaccessibile a visitatori potenzialmente interessati. Al contrario, unqualunque dominio www.ilvostrodominiopersonale.com, se non palesementeassociato ad attività illegali, passerà gran parte dei filtri alla navigazione. Ah,la pagina su Facebook, se vi serve, fatela comunque Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 8
  9. 9. 3. Il vostro indirizzo email sarà vostro, per sempreForse usate da anni la casella email @libero.it, o quella che vi ha fornito ilvostro operatore telefonico (@alice.it, @tin.it, @fastweb.it, @tiscali.it…).Nel primo caso, se proprio non siete un neodiplomato in cerca di primoimpiego, agli occhi di molti apparirete poco professionali e un po’ “fuorimoda”.Nel secondo caso, non sarete liberi di cambiare operatore telefonico senzapagare lo scotto di comunicare a tutti il vostro nuovo email, e rischiandocomunque di perdere contatto con qualcuno: la portabilità degli indirizziemail, infatti, non è affatto contemplata come invece accade per quella deinumeri telefonici.Anche nel caso in cui voi stiate usando un indirizzo @gmail.com (al momento,ottima soluzione dal punto di vista tecnico, e sicuramente priva di quell’alonerétro che contraddistingue altri tipi di email gratuiti), considerate che fraqualche anno Google potrebbe non essere più così cool…Potete comunque configurare il dominio in modo da usare Google comeprovider di posta, pur mantenendo indirizzi personali: finché la cosa èvantaggiosa, bene, quando smetterà di esserlo, una semplice variazione diDNS vi permetterà di portarvi la vostra posta dovunque vogliate.NOTA BENE: chiedendo la certificazione del vostro dominio, potete farviattivare un indirizzo di Posta Elettronica Certificata semplice da ricordare eusare, molto più di alcune PEC fornite da enti di certificazione.4. Migliore visibilità sui motori di ricercaSe il vostro nome di dominio è riconducibile alla vostra ragione sociale, o alvostro principale servizio o prodotto, questo vi conferisce un piccolovantaggio in termini di posizionamento sui motori di ricerca. Un buonposizionamento ormai viene costruito da tantissimi fattori e il nome deldominio non è determinante in assoluto, ma perché trascurare i dettagli?Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 9
  10. 10. 5. Identità di gruppo e separazione della sfera privata daquella lavorativaUn dominio autonomo vi permette di assegnare a ciascuno dei vostri soci ecollaboratori un indirizzo, che qualificherà come “aziendale” ogni messaggioche esca dalla vostra rete.Vi consiglio di riflettere sulle politiche di uso di tale indirizzo, e dicomunicarle chiaramente a tutti, cercando il più possibile di tenere separata lavostra corrispondenza aziendale da quella personale.Oggi pensate che non vi separete mai dalla meravigliosa azienda che avetecontribuito a fondare, ma, fra qualche anno, le cose potrebbero cambiare(sperabilmente in meglio): se, in quel momento, tutte le vostre iscrizioni acomunità, siti di ecommerce, newsletter, servizi di ogni tipo, saranno associateall’indirizzo @lavostraazienda.com, dovrete cambiarli tutti; se invece li avreteassociati al vostro indirizzo @vostronomecognome.com, ve li porterete dietrosenza problemi.NOTA BENE: in ogni caso, fate in modo che la posta aziendale sia accessibileanche tramite webmail, in modo da poterla consultare e usare, se necessario,da qualunque postazione collegata a Internet.Quindi, cosa aspettate? Se avete voglia di gestire da soli la registrazione, leofferte di hosting sono moltissime, abbiate cura di optare per una piattaformaLinux e non Microsoft e ricordatevi SEMPRE di pagare in tempo il rinnovo.Altrimenti, affidatevi a un buon consulente web o a una buona agenzia, che siain grado anche di darvi l’assistenza sugli aspetti tecnici che per voi sonomagari complicati, ma per loro sono pane quotidiano.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 10
  11. 11. Hosting, provider, server: alcuneconsiderazioni di passaggioApprofitto delle migrazioni del mio blog da un server all’altro per fare qualcheriflessione sull’hosting, uno di quei dettagli tecnici su cui si tende a spendereil meno possibile, salvo poi imprecare quando un disservizio rendeinaccessibile il nostro sito.Quando ho iniziato, alla fine degli anni ’90, a lavorare sul web, tenevo i siti inhosting da Euroweb97, un provider romano che all’epoca aveva un paio diserver; dopo quasi un anno, il livello del servizio iniziò a peggiorare, così io el’ingegnere (allora Wafer non esisteva ancora e noi lavoravamo con la nostrasocietà Artifex) cercammo qualcuno di più affidabile, e approdammo aWidestore, allora provider indipendente con sede a Ferrara.Ricordo ancora come un incubo la fase in cui, per trasferire i domini dei nostri(allora pochissimi) clienti, dovemmo spiegare a ciascuno i motivi tecnici deltrasferimento, recuperare le liberatorie per il cambio di mantainer, accollarci illavoro di tutti i backup e ripristini dei siti che avevamo in gestione: una granrottura di scatole, gestita via modem a 56K.Dopo poco nacque Wafer, e, per ragioni legate alla compagine sociale,iniziammo a lavorare anche con il provider Nexit, con cui condividevamo lostesso socio di maggioranza; tuttavia, dato che all’epoca Widestore lavoravaveramente bene (tecnici preparati, ottima assistenza anche telefonica, serverveloci e robusti), io e l’ingegnere puntammo i piedi per continuare a usare inprevalenza Widestore, tenendo su Nexit siti meno critici.Con gli anni, anche Nexit ebbe alterne vicende, ma nel frattempo mise in piediuna sala macchine decente con fibra ottica, che aveva il vantaggio di stare apoche centinaia di metri dalla sede di Wafer, quindi a portata di mano in casoci fosse qualcuno da tirar giù dalla sedia in emergenza.Poi a un certo punto Widestore venne acquistata da Aruba: all’inizio tennerofede alle promesse di mantenere una qualità del servizio migliore di quelladella casa madre, e noi, con ormai alcune centinaia di domini e siti in hostingda loro (alcuni su hosting condiviso, altri su server dedicato), non ce lasentimmo di iniziare una transumanza verso altri lidi.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 11
  12. 12. Poi, con gli anni, pian piano il livello delle risposte alle chiamate e ai ticketiniziò a peggiorare (quando mi rendo conto che io, una biologa autodidatta diinformatica, sto spiegando al “tecnico” la natura dei problemi su cui dovrebbeessere lui a illuminarmi, mi preoccupo seriamente), e sperimentammo alcunidisservizi estremamente spiacevoli. Quando succedevano i casini, ogni voltaerano lamentazioni, minacce, promesse di sconti, e alla fine ci si rassegnavatutti a continuare. In occasione del blackout causato dall’incendio nellaserverfarm di Aruba (primavera 2011), non ho certo invidiato i miei ex-colleghi, alle prese per tutta la giornata col clienti inferociti al telefono, anziho cercato per quanto possibile di dargli un po’ di supporto esterno nellagestione della crisi.Quando ho lasciato Wafer ho cominciato a giocare con WordPress, e horealizzato quasi subito che l’hosting Widestore-Aruba non è il massimo perinstallarci WP perché la configurazione standard dei domini per qualchemotivo non prende una serie di automatismi (ad esempio, non gestisce benela pubblicazione programmata dei post). Così, anche se avevo pubblicato ilmio sito sullo spazio web del mio dominio registrato su Widestore, hocominciato a cercare altri provider per i siti dei miei clienti.Mi sarebbe piaciuto trovare un provider italiano (il mio commercialistarovescia gli occhi tutte le volte che gli porto un documento di spesa su estero)soddisfacente e non esageratamente costoso, ma non riesco ancora aindividuarne uno.Tophost, su cui molti mettono i propri siti WordPress, è spesso irraggiungibile;Web4web, su cui avevo attivato uno spazio web di prova e ho fatto attivare unpaio di contratti base a piccoli clienti, mi ha dato vari segnali di sostanzialeinesperienza nella gestione delle criticità, e francamente non ho voglia diavere a che fare con quelli che – visti da fuori – mi sembrano un branco diragazzini non del tutto maturi.Ho attivato un contratto di hosting con Dreamhost, megaprovider USA fra ipiù noti, ma non sono sempre soddisfatta della velocità di risposta dei server;poi, su consiglio di @stefanodindo, sono passata su Hostgator, e qui per ilmomento resto: velocità dei server, facilità d’uso del pannello di controllo elivello di assistenza mi piacciono più di quelli di Dreamhost, anche se ognitanto anche Hostgator ha i suoi “down”.Il vantaggio dei provider USA è che spesso è possibile pagare i servizi su basemensile, quindi il mio test primo su Hostgator mi è costato circa 5 euro.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 12
  13. 13. In questi mesi, ho maturato la convinzione che la cosa migliore sia non teneretutte le uova in un solo paniere, ma differenziare al massimo i servizi, quindi: 1. registrare il dominio con un mantainer A 2. configurare la posta del dominio su Google (fino a 10 utenti è gratuito) o, se si hanno molti utenti, considerare seriamente la gestione di un mailserver aziendale 3. mettere il sito in hosting su un provider B [Per fare un esempio concreto, nel mio caso mantengo il dominio alessandrafarabegoli.it registrato su Widestore, la posta lho da tempo spostata su Gmail, il sito sta per il momento sullo spazio web Hostgator]In questo modo, quando i server del provider B non ci soddisfano più,possiamo trasferire il sito senza problemi, attivando il nuovo spazio su unprovider C, trasferendo con calma tutti i dati e facendo i nostri test: quandotutto sarà a posto, una semplice variazione di DNS spegnerà B per accendereA.Questo presuppone un po’ di confidenza con la gestione di un pannello dicontrollo, o l’aiuto di qualcuno che ne capisce più di noi (io per sicurezza ungiro di verifica con l’ingegnere lo faccio sempre). Spiegazioni moltodettagliate, precise e chiare su questi argomenti si trovano nell’ottimo blog diAndrea Beggi, www.andreabeggi.net.Gestire le cose in questo modo significa anche spendere qualche euro in piùall’anno, magari anche per pagare l’assistenza di qualcuno che ne capisce piùdi noi nella gestione dell’hosting: ma sono in genere soldi ben spesi, ecomunque sempre pochi rispetto a quel che ci potrebbe costare in termini dioccasioni perse un sito che non funziona come deve.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 13
  14. 14. Scegliere il CMS giusto: un’utile guidacomparativaDurante l’analisi che precede un progetto spesso una delle questioni su cui cisi sofferma è quale sia il Content Management System migliore.La mia opinione in merito è che la riuscita di un progetto è determinatasoprattutto dalla qualità dell’analisi e dei contenuti, e il CMS non è altro cheuno strumento.Come dico sempre, l’investimento più grande lo dobbiamo fare sulle persone esui contenuti, non sugli strumenti, e nel 99% dei casi non ha senso spenderesoldi per un CMS proprietario: molto meglio pagare bene un bravowebdesigner che sappia usare al meglio un CMS opensource, che ci offre:  una vasta comunità di sviluppatori  un ricco patrimonio di templates e plugin già realizzati, utilizzabili tal quali o come base per ulteriori implementazioni  funzionalità e struttura predisposte naturalmente all’integazione con altre piattaforme, soprattutto i vari social network  “salute” della piattaforma in termini di frequenza degli upgrades, caratteristiche di sicurezza, portabilitàSulla scelta dello specifico CMS, segnalo una risorsa molto utile e bencostruita, una guida comparativa ai quattro principali CMS opensource:WordPress, Joomla, Drupal e Plone. La guida è scritta da Idealware tenendo inmente le esigenze delle organizzazioni non-profit, ma, dopo averla letta, trovoche possa essere molto utile anche alle aziende “normali” e agli enti.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 14
  15. 15. Questa ad esempio è una tabella comparativa delle quattro piattaformerispetto a una serie di caratteristiche prese in esame, dalla semplicità diinstallazione al possibile supporto da parte della comunità di sviluppatori: Tabella comparativa dei CMS, © IdealwareHo chiesto e ottenuto dagli autori il permesso di tradurre la parte centrale delreport, che riassume le caratteristiche di ciascun CMS e offre alcuneconsiderazioni generali che aiutano a scegliere… o, in molti casi, a smettere dipensare a “quale CMS mi serve”, e concentrarsi su “qual è la persona giustaper questo lavoro” Raccomandazioni Quale CMS fa al caso vostro? Dipende, dalle vostre esigenze e dalla vostra situazione. Tutti e quattro sono sistemi solidi, supportati da robuste comunità di sviluppatori e una quantità enorme di funzionalità che permetterà al vostro staff tecnico di gestire il sito.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 15
  16. 16. Se le vostre esigenze non sono molto complesse – vale a dire, se avete intenzione di incaricare qualcuno di costruirvi un sito che contenga non più di qualche centinaio di pagine organizzate in una struttura gerarchica, e che sarà aggiornato solo da un piccolo gruppo di persone nella vostra organizzazione – uno qualunque di questi CMS farà al caso vostro. Di fatto, la vostra scelta più importante sarà la persona a cui date l’incarico di costruire il sito. Cercate qualcuno che capisca le vostre esigenze e la vostra organizzazione, che sappia rispondere alle vostre domande, che sia in grado di “parlare la vostra lingua”, e che lavori volentieri con voi… e usate il CMS che lui o lei vi suggerisce. Se invece volete realizzare da soli il vostro sito, o se il sito conterrà informazioni collegate fra loro in modo complesso e articolato, o coinvolgerà molti soggetti ed editori, o funzioni fortemente personalizzate, può valere la pena di confrontare attentamente i vari sistemi per scegliere quello che fa per voi. Cambiare un CMS in corso d’opera è piuttosto oneroso, quindi vale la pena dedicare il giusto tempo alla scelta di un’infrastruttura in grado di funzionare sul lungo periodo. WordPress WordPress è un’ottima scelta per siti di dimensioni contenute (poche centinaia di pagine o meno), con un’organizzazione relativamente semplice. È il sistema più facile da installare e da imparare, ed è facile da mantenere, aggiornare e configurare per chiunque abbia un po’ di curiosità tecnica. Sono disponibili molti temi grafici predefiniti, e adattarli alle proprie specifiche esigenze è un compito che può essere banale – se ad esempio il tema vi permette di selezionare il colore e aggiungere il proprio logo – o comunque relativamente semplice per chi ha familiarità con HTML e CSS. È estremamente semplice aggiornare immagini e testi, e i moduli aggiuntivi sono moltissimi. Tuttavia, WordPress non “scala” altrettanto bene degli altri tre CMS per gestire siti complessi. Per tipi di contenuti personalizzati o elenchi di articoli visualizzati sulla base di regole automatiche, dovrete cercare [o realizzare, ndt] un add-on o un tema che fornisca quella funzionalità. La differenziazione dei ruoli utente è limitata a pochi ruoli, anche se sono disponibili add-on per gestire autorizzazioni in base alle sezioni o ai tipi di contenuto.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 16
  17. 17. Joomla Joomla è un concorrente solido, buono per una varietà di situazioni diverse, ed è relativamente semplice da installare e da configurare. Occorre studiare un po’ per capire come funzionano e interagiscono fra loro i menu, la struttura del sito e dei contenuti, ma, una volta compresa la logica del sistema, questo fornisce una solida infrastruttura per la creazione di strutture in grado di supportare siti anche molto grandi. Numerosi moduli aggiuntivi forniscono una vasta gamma di funzionalità, dagli indici ai carrelli della spesa alle funzioni per la gestione di comunità, fornendo una solida base per diversi tipi di siti. Se Joomla supporta strutture di sito più complesso di WordPress, non è flessibile come Drupal e Plone. Ogni singolo contenuto è in genere associato a una singola pagina. Questo rende il sistema più semplice da capire, ma può essere pesante da aggiornare, e pone dei limiti alla creazione di strutture molto avanzate (ad esempio, la creazione di siti con una tassonomia a faccette). Non è facile, per esempio, creare tipi di contenuti personalizzati (ad esempio, un elenco di scuole statali che mostri le informazioni principali su ciascuna scuola), e poi mostrarlo tramite “viste” diverse in pagine diverse del sito. Se tutto questo discorso non vi è molto chiaro, probabilmente non è il caso di preoccuparvi: queste sono considerazioni avanzate che non si applicano alla maggior parte dei siti. L’ultima release di Joomla, la v.1.6, include robuste funzionalità per la gestione dei permessi, che permettono di far sì che i vari utenti possano aggiungere, modificare o pubblicare informazioni in base alla sezione del sito, al tipo di contenuto etc.; se avete un workflow articolato e complesso,vi conviene usare questa versione. La nuova versione semplifica anche un po’ l’organizzazione e la visualizzazione degli elementi di contenuto. Tuttavia, resta il limite di una sola categoria per ogni articolo, il che può rendere necessaria la duplicazione di contenuti che vanno inclusi in più di una sezione del sito. Drupal Flessibile e potente, Drupal è un’ottima scelta per i siti più complessi. Supporta una vasta gamma di strutture di sito; grazie ai componenti aggiuntivi, è possibile definire regole molto dettagliate per definire qualiManuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 17
  18. 18. contenuti vanno collocati in quali parti del sito, e anche gestire tipi di contenuti personalizzati. Molto buono il supporto di funzionalità tipiche delle community e del Web 2.0, compreso il supporto dei contenuti prodotti dagli utenti. È anche facile per gli amministratori trovare e aggiornare i contenuti, soprattutto se si installa un editor WYSIWYG (non fornito nel pacchetto-base). Ma la potenza di Drupal porta con sé una maggiore complessità. Capire cosa offre il sistema e come configurarlo è più difficile che con WordPress o Joomla. Le schermate di amministrazione per la configurazione del sito offrono un gran numero di opzioni e impostazioni, il che le rende più difficili da interpretare. E la flessibilità del sistema implica che è fondamentale pensare bene al modo migliore di ottenere ciò che si vuole prima di buttarsi nella realizzazione. In molti casi, conviene incaricare un consulente esperto di Drupal piuttosto che cercare di fare da soli. La versione più recente di Drupal, 7.x, include una nuova interfaccia di amministrazione che rende le operazioni di editing dei contenuti e di mantenimento più intuitiva e aggiunge la possibilità di creare tipi di contenuti personalizzati senza un add-on. Drupal non ha una gestione del workflow robusta come quella di Plone, e probabilmente non è la scelta migliore per le organizzazioni in cui ci siano molti attori, con ruoli e responsabilità diversi sui contenuti. Plone Plone è un sistema potente e robusto, adatto per aziende con esigenze molto complesse. Viene usato per i siti di importanti giornali e aziende, e si vede. Il sistema offre un grado enorme di flessibilità e controllo, e supporta flussi di lavoro di estrema complessità. Gli strumenti di amministrazione dei contenuti sono ben strutturati e amichevoli, e quindi è facile anche per gli amministratori “non tecnici” aggiornare i testi principali, le immagini e i contenuti delle sidebar. Le funzionalità di Plone sono altrettanto – o più – forti rispetto agli altri CMS, in ogni area fra quelle che abbiamo esaminato, tranne per il supporto di funzioni di community e web 2.0 – dove Drupal risulta il migliore. Il principale difetto di Plone sta nell’installazione e configurazione. Plone richiede un hosting con caratteristiche specifiche (non basta un tipicoManuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 18
  19. 19. ambiente Linux / Apache / MySQL / PHP). L’integrazione di nuovi temi grafici e di moduli aggiuntivi, la creazione di temi personalizzati e l’impostazione della struttura del sito sono molto più complesse di quanto siano con gli altri CMS. Capire come funziona Plone richiede una formazione specifica, anche a tecnici esperti. Imparare a usare Plone per costruire un unico sito web non ha molto senso – conviene senz’altro incaricare un consulente che già lo conosca bene. Plone è scritto in Python (a differenza del PHP degli altri sistemi), e questo rende più difficile trovare qualcuno per implementare il sistema e intervenire sul codice personalizzato. Conclusioni Anche se nessuno di questi sistemi è la scelta perfetta per tutte le organizzaziono, i Content Management Systems open source soddisfano le esigenze di molte organizzazioni non profit. Sono basati su una community, il software di base è gratuito, e la gestione dei siti è alla portata della maggior parte delle persone, anche senza particolari conoscenze tecniche. Usate il loro “lato sociale” per fare la scelta giusta – fate qualche ricerca online, ponete domande sui forum. Non abbiate paura di fare qualche prova sul campo di ciascun CMS. Se quel che cercate non è fornito dal nucleo base del CMS, potrebbe essere disponibile un modulo aggiuntivo che fa al caso vostro. Il tempo che dedicate a fare la scelta giusta è senz’altro ben speso rispetto ai risparmi di tempo e risorse che avrete sul lungo termine.Sul sito di Idealware potete richiedere il report completo, un’ottantina dipagine estremamente dettagliate e interessanti. Buona lettura!Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 19
  20. 20. Come gestire le password senza impazzire Provate a pensare a tutte le password, codici di accesso, PIN che dovete ricordare: una o più caselle di posta elettronica, Skype, Facebook e gli altri social network, l’homebanking, il pannello di amministrazione del vostro sito, l’area riservata dell’associazione di categoria, i siti di e- commerce che vi richiedono una registrazione, una decina di servizi online a cui vi siete iscritti… Come fate a ricordare tutte queste password? Siete sicuri di essere al sicuro?Vediamo innanzitutto cosa NON dovreste fare, e perché.1. Scrivere tutte le password su un post-it attaccato alvideo in un file PASSWORD.TXT salvato sul vostrocomputerDiamo pure per scontato che sul vostro video non ci sia uno dei post-it chevedo ogni tanto attaccati in qualche ufficio; tuttavia, tutti i miei conoscentiche si occupano di assistenza hardware mi raccontano di trovare, in molti deipc su cui fanno assistenza, un bel documento di testo con tutte le “identitàdigitali” del proprietario.Questo comportamento vi espone ad ogni tipo di rischi: il vostro computerpotrebbe essere rubato, e con esso tutti i vostri dati; un tecnico dotato discarsa etica professionale (o un collega che si trovi ad usaretemporaneamente la vostra stazione di lavoro) potrebbe trovare il file, edecidere di copiarselo; l’improvvisa rottura del vostro disco rigido vilascerebbe a piedi (non raccontatemi che avete un backup criptato del filepassword.txt, perché non ci credo). Insomma, basta poco per mettervi in unmare di guai.2. Usare dappertutto la stessa passwordAvete trovato una password perfetta, difficilmente intuibile (cioè diversa dalvostro cognome o dal nome di vostro figlio), e la usate per ogni servizio, cosìsiete sicuri di non sbagliare. E invece state sbagliando.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 20
  21. 21. Capiterà di doversi collegare alla rete da un Internet point malgestito, o dalcomputer di qualcuno che non usa antivirus aggiornati, ed è quindi infestatodi “sniffer” che spiano i dati di passaggio alla ricerca di qualche informazioneinteressante. E la vostra password universale è un’informazione moltointeressante, perché, una volta in cattive mani, sarà un gioco da ragazziprovarla a ripetizione su una gran quantità di servizi online, riuscendo adentrare al posto vostro: un furto di identità in piena regola.Usare la stessa password per tutti i servizi è sicuro tanto quanto mettere lastessa serratura alla porta di casa, del garage, dell’ufficio e dell’appartamentoal mare, e lasciare attaccato al portachiavi il proprio biglietto da visita!3. Salvare le password su Firefox (senza criptarle)Usate Firefox, e fate bene perché è un ottimo browser, ma avete presol’abitudine di memorizzare username e password sul browser per non doverliridigitare ogni volta. Beh, questo praticamente equivale a lasciare sul vostrocomputer un comodo file PASSWORD.TXT, ancora più semplice da usare perqualcuno che abbia accesso, anche solo per poco, alla vostra macchina.Infatti, Firefox ha la pessima abitudine di salvare le password “in chiaro”, cioèin un formato leggibile a tutti: basta andare sul menu “Preferenze”, sceglierela voce “Sicurezza”, e cliccare sul bottone “Password salvate”: ed eccol’elenco di tutti i siti di cui avete memorizzato le credenziali di accesso.Basterà selezionare l’opzione “mostra password”, per leggersi tutto. L’unicomodo per evitare di far mostrare le password è quello di criptarle impostandouna “Master Password”, che però vi verrà chiesta ogni volta che si apre ilbrowser: non proprio il massimo della comodità.Che fare allora? Ecco un sistema per usare password sempre diverse, mafacilmente memorizzabili, e alcuni strumenti che vi permetteranno diconservare i vostri dati al riparo da occhi indiscreti, ma al tempo stesso aportata di mano, in qualunque momento, solo per voi.A. Costruite le vostre password seguendo una regolaInvece di usare la stessa password per tutti i servizi, costruite una regola daapplicare per generare password sempre diverse. Ad esempio, se le vostrepassword sono composte da un prefisso sempre uguale (ma non banale), piùManuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 21
  22. 22. un certo numero di caratteri che dipendono dal nome del servizio che stateusando, magari modificato in qualche modo, non avrete problemi a ricostruirlein ogni momento.Banalizzando, se tutte le vostre password sono costruite unendo “abc123alle prime tre lettere del nome del sito, la password per Amazon.com sarà“abc123ama”, quella per Skype “abc123sky”, e così via. Potete complicare unpo’ la regola, in modo che non sia così direttamente intuibile, ma dopo pochigiorni sarete in grado di usare tutte le vostre password senza un momento diesitazione.B. Usate un “portachiavi criptato”Ci sono molti sistemi che permettono di memorizzare in forma criptata tutti ipropri account: alcuni sono servizi online (io uso Clipperz e mi trovobenissimo, ma ce ne sono altri come Passpack), altri sono software dascaricare sul proprio computer (il più famoso è senz’altro KeePass).Si tratta di software che usano algoritmi per criptare i dati memorizzati,fornendo allo stesso tempo un’interfaccia comoda per registrare le variecredenziali di accesso, e usarle velocemente (spesso con un click su unpulsante “collegamento diretto”). In questo modo, impostando una solachiave di sicurezza (che sarà una frase abbastanza lunga e complessa darisultare difficile da scoprire), si entra nel proprio “portachiavi criptato”, e ci sipuò concedere il lusso di usare password veramente difficili (ad esempioquelle create dal generatore automatico di password fornito dal sistemastesso).Sia Clipperz che Passpack funzionano online su collegamento sicuro https, etutto il processo di codifica e decodifica delle credenziali attraverso glialgoritmi di cifratura avviene nella memoria temporanea del browser, quindial server vengono inviati dati già criptati (cioè: i gestori del servizio nonpossono avere la più pallida idea di quali dati avete memorizzato). Entrambi isistemi offrono la possibilità di scaricare una copia in sola lettura del proprioarchivio di password, da usare quando si è offline o da portare con sè su unachiavetta USB; naturalmente, anche la copia locale richiederà la chiave dicifratura personale. È anche possibile generarsi chiavi di cifratura “usa egetta”, utilissime quando si debba usare il sistema su computer di estranei: lachiave “usa e getta”, anche se intercettata, non sarà più utilizzabile danessuno.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 22
  23. 23. Clipperz è gratuito (ma vi suggerisco, se lo usate, di fare una donazione aglisviluppatori, che se la meritano davvero e che in questo modo potrannocontinuare a mantenere aggiornato lo strumento); Passpack ha una fascia diutilizzo gratuita, e dei profili a pagamento che offrono maggiori opzioni intermini di numero di password, condivisione temporanea degli account, e cosìvia. L’interfaccia di Clipperz è localizzata anche in italiano, mentre Passpack èdisponibile solo in inglese.Memorizzare tutte le proprie password all’interno di un “portachiavi critptato”richiede un minimo impegno, paragonabile a quello di fare un cambio distagione nel guardaroba, ma è ampiamente ripagato in termini di sicurezza eserenità: trovate quindi un pomeriggio da dedicare a questo lavoro, e saràtempo ben speso.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 23
  24. 24. Farsi trovareQuestioni di firmaQuando arriviamo su un sito web da un link, partendo ad esempio dai risultatidi una ricerca su Google, una delle prime domande che ci poniamo è “di chi èquesto?”.Eppure, ci sono molti siti che non danno una risposta chiara a questadomanda: magari l’offerta commerciale è chiara, ma chi siano gli autori è unmistero accuratamente nascosto.Alcuni casi che mi sono capitati di recente: 1. Navigo sul sito dell’autore di un commento, partendo dal link lasciato sul commento stesso; il sito è ben fatto, il portfolio lavori decisamente interessante, e l’autopresentazione fresca e intrigante; eppure, nonostante in tutto il sito si parli in prima persona (“ho progettato questo.., ho lavorato per..”), da nessuna parte riesco a trovare il nome e cognome del protagonista. Naturalmente, neppure il dominio è d’aiuto, perché si tratta di un “nome di fantasia”, e non c’è da nessuna parte una pagina “about” o “chi sono” che mi illumini. Se mi venisse voglia di contattare questa persona, non saprei come rivolgermi a lui/lei (suppongo dallo stile che si tratti di un “lui”, ma resto col dubbio..) 2. Nella pagina “contatti” di un sito aziendale trovo solo l’email e un numero di cellulare; non ci sono indirizzo della sede, né mappa, e non capisco dove si trovi “fisicamente” l’azienda 3. Mi arriva una newsletter, e nel campo “mittente” trovo un nome diverso da quello che compare nella firma in fondo al messaggio. Chi è stato a scrivermi? A chi devo rispondere?Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 24
  25. 25. Firmarsi in modo chiaro è uno di quei dettagli di cui si nota più l’assenza chenon la presenza: se c’è, nessuno lo noterà, ma se manca molti ne saranno –anche inconsapevolmente – condizionati in modo negativo.In alcuni casi poi è la legge stessa che ci impone di indicare chiaramentealcune informazioni: la Legge n.88 del 7 luglio 2009 stabilisce che le societàper azioni, le società a responsabilità limitata e le società in accomandita perazioni devono indicare anche sul proprio sito web tutto ciò che è prescrittodall’articolo 2250 del codice civile, e cioè: 1. sede della società, ufficio del registro delle imprese presso il quale questa è iscritta e numero d’iscrizione. 2. capitale sociale: somma effettivamente versata e somma che risulta dall’ultimo bilancio 3. per le SpA e le srl, se la società ha un unico socio 4. l’eventuale stato di messa in liquidazione della societàMa anche per le società più piccole e i freelance è consigliabile scrivere peresteso il proprio recapito e linkare a tutte le informazioni aggiuntive chepossono aiutare chi ci legge a farsi un’idea di noi (ad esempio, il nostrocurriculum in LinkedIn).Nome, indirizzo e recapito andrebbero scritti non solo nella pagina “contatti”,ma anche nel piedipagina o in una posizione in cui risultino presenti su tuttele pagine, anche quando se ne stampa una copia su carta.Tenete in chiaro anche i credits del vostro sito, sia che ve l’abbia realizzatoun’agenzia web, sia che l’abbiate costruito con uno strumento comeWordPress: rendere merito a chi ha fatto il lavoro (anche se l’avete pagato) èun modo per rafforzare una relazione con un partner, e dare a chi guarda ilvostro sito un’informazione in più.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 25
  26. 26. Farsi trovare Un sito web aziendale non è (solo) una manifestazione di narcisismo, ma va pensato prima di tutto come uno strumento utile a chi vuole mettersi in contatto con noi. Facciamo in modo di facilitargli il compito il più possibile..La settimana scorsa dovevo chiamare una persona con cui fissare unappuntamento, e, non ritrovando il suo biglietto da visita, sono andata sul sitodella sua azienda.Sapevo già (l’avevo visitato qualche giorno prima) che si trattava di unrutilante sito tutto in Flash, categoria che odio, ma contavo comunque ditrovare da qualche parte le informazioni di base. Con mio disappunto, invece,dopo una lunga esplorazione, mi sono dovuta rassegnare: né indirizzo nételefono.A quel punto, ho fatto una ricerca su Google, e, tramite Google Map, horecuperato il numero di telefono, e ho potuto chiamare il mio contatto.Il giorno dell’appuntamento, sono uscita di fretta, e ho impostato al volo ilnavigatore mentre facevo sosta al distributore. Ricordavo solo il nome dellavia, non il numero civico, ma ho pensato che, una volta a destinazione, sareiriuscita comunque a cavarmela.Arrivata in zona, ho accostato a lato della strada e tirato fuori l’iPhone percercare con calma il numero civico; dato che Flash sull’iPhone non funziona, ilsito era inservibile, così sono andata direttamente su Google Maps.. e hoscoperto che l’indirizzo dell’azienda era senza numero civico! Così, ho dovutodi nuovo telefonare per riuscire ad arrivare.Al termine della giornata di lavoro, mentre ci stavamo accomiatando, mi sonoricordata del problema, e ho segnalato la cosa al mio interlocutore; piuttostostupito, mi ha subito chiesto di accompagnarlo dall’autore del sito, così neavremmo parlato direttamente con lui.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 26
  27. 27. Maledicendomi in silenzio (burrasca in vista), l’ho seguito, e sono arrivatadalla persona che aveva progettato il sito; quando gli abbiamo esposto ilproblema, la sua prima reazione è stato “impossibile!”; ha aperto il sito sul suoschermo 23 pollici (lo schermo principale, intendo; poi ne aveva unoaccessorio da 17 pollici), dove, nell’angolo in alto a destra della videataprincipale, un bel link “contatti” apriva le informazioni che mi sarebberoservite.Gli ho sorriso, e gli ho spiegato che io uso un MacBook 13 pollici, in cui partedello spazio è occupata in permanenza dalle icone del dock in basso sulloschermo, e nel mio Firefox tengo quasi sempre visibili un paio di toolbaraggiuntive; di conseguenza, nel mio schermo il link “contatti” del loro sitorisulta *sempre* irraggiungibile. Nel frattempo, il mio primo interlocutore eratornato nel suo ufficio, per provare il sito anche sul proprio notebook, e consua grande delusione aveva scoperto che neppure da lui riusciva a vedere illink “contatti” (e non uscivano fuori neppure barre di scorrimento chepermettessero di arrivare al punto); naturalmente non ci aveva mai fatto casoprima, perché raramente uno deve cercare il proprio indirizzo, ma, ora che gliavevo fatto notare la cosa, era piuttosto infastidito dall’inconveniente.Punto sul vivo, il progettista ha iniziato a reclamare che l’area utile del sito erastata impostata nella dimensione minima di riferimento, 900×600 pixel, e cheprobabilmente la scomparsa del menu di servizio su schermi piccoli erasopravvenuta dopo alcune ultime modifiche; ho cercato di placarlo dicendoche ne ero sicura, e che comunque ero altrettanto sicura che avrebbero risoltovelocemente la cosa, ma lui insisteva sul fatto che i 900x600px sonoassolutamente il minimo sindacale, e che non esistono siti al di sotto di questedimensioni; allora, sempre continuando a sorridere, gli ho detto checertamente era stata usata una dimensione minima congrua, ma che in ognicaso era necessario far sì che le informazioni essenziali “tenessero” anche incondizioni più ridotte. Sempre più arrabbiato, ha ribadito che la dimensionedella pagina era giusta, e che se io avevo uno schermo piccolo alla fine era unproblema mio. Ho gettato la spugna.Morale: sicuramente voi non avete bisogno di questa checklist, ma preferisconon dare mai niente per scontato, quindi vi riassumo tre cose da tenereSEMPRE presenti quando realizzate – o fate realizzare – un sito web che siautile (anche) per farvi trovare:Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 27
  28. 28. 1. non fate un sito tutto in Flash. Ci sono un milione di motivi per non avere un sito tutto il Flash, ma vi basti sapere che i siti completamente in Flash sono impermeabili ai motori di ricerca e non funzionano sull’iPhone (quindi i vostri clienti più “smart” non vi potranno visitare)2. controllate che i vostri indirizzi e recapiti siano trovabili in modo diretto e immediato: metteteli a piedipagina in tutte le pagine, e abbiate cura che ci sia una voce di menu / link / pulsante che porti inequivocabilmente a una pagina con le informazioni “contatti”, “dove siamo”, “come trovarci”3. controllate se e come siete registrati su Google Maps: molto probabilmente ci siete già, ma i vostri dati potrebbero non essere completi, o la vostra posizione potrebbe essere segnata in modo inesatto sulla mappa (questo capita spesso soprattutto se state fuori dalle zone urbane). Se ci sono inesattezze, registratevi su Google Places (che ha sostituito il Google Local Business Center) e sistemate i vostri dati: potete anche aggiungerne altri, e dare informazioni più complete e interessanti, aumentando la vostra “trovabilità”.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 28
  29. 29. Posizionarsi bene sui motori di ricerca intre semplici mosse Capire cosa cercano i nostri potenziali visitatori, pubblicare pagine in buon codice HTML, produrre contenuti interessanti e farsi linkare: sono i pilastri di un buon posizionamento sui motori di ricerca. Attenzione: ho detto SEMPLICI, non FACILI Come tutti sanno, un buon posizionamento sui motori di ricerca significa farsitrovare dalle persone (e in particolare da possibili clienti) proprio nelmomento giusto, quello in cui hanno bisogno di noi: il che è mille volte meglioche spendere tempo e soldi per rompere le scatole a chi non è interessato.Alcuni venditori poco seri propagandano l’idea che “arrivare primi sui motoridi ricerca” sia questione di trucchi, o di “acquistare un pacchetto”. In realtà, ipilastri su cui poggia un buon posizionamento “organico” sono tuttideclinazione del “lavorare bene”. Vediamoli uno per uno.1. Studiare il comportamento dei navigatoriCapire come si comportano le persone quando cercano qualcosa online ciaiuta a fargli trovare meglio ciò che cercano. Quali parole vengono usate percercare i nostri prodotti e servizi? Siamo sicuri che siano le stesse con cui noili abbiamo descritti? Abbiamo parlato di ciò che offriamo in un linguaggiochiaro, o ci siamo sbrodolati addosso con la retorica della pubblicità? Comedico spesso ai miei clienti, magari sarà anche vero che le persone voglionoacquistare raffinate emozioni, ma sicuramente, poi, googlano divani in pelle.Due strumenti preziosi per capire su quali parole chiave puntare sono GoogleInsights, che ci fornisce i trend di utilizzo delle keyword di ricerca, e loStrumento per le parole chiave di Google Adwords, che ci aiuta a trovareparole chiave attinenti al nostro argomento (o al nostro sito: possiamo infatti“dargli in pasto” le nostre pagine, per farci suggerire parole chiave correlate).Integrare le parole chiave nei testi e nei titoli è utile, ma va fatto in modonaturale, senza infarcire le pagine con sfilze di keyword forzate che dannosubito l’idea del “sto cercando di convincerti con tutte le mie forze”. Se neaccorgono perfino gli algoritmi di Google, se state esagerando..Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 29
  30. 30. 2. Buon codice HTMLLe pagine costruite usando un codice HTML corretto sono molto apprezzatedai motori di ricerca, perché il testo che contengono può essere analizzatodagli spider, e perché mettere i contenuti rilevanti all’interno di “tag rilevanti”(in particolare il <TITLE> della pagina e i titoli e sottotitoli – tag <H1>, <H2>, ecosì via) è un segnale di attinenza rispetto a quelle parole chiave.Il <TITLE> della pagina (quello che leggete in cima alla finestra del browser, oche vi viene proposto come segnalibro quando salvate una pagina neiPreferiti) è anche il testo che compare, linkato, nella pagina dei risultati diricerca di Google: impostarlo in modo sensato vuol dire aumentare laprobabilità che chi lo legge clicchi sul link. Ma quante volte trovo ancorapagine intitolate “Nuovo documento no.1″…Le descrizioni alternative delle immagini (attributo ALT del tag <IMG>) sonoanch’esse lette e pesate dai motori, oltre ad essere essenziali per rendere ilsito accessibile a chi lo naviga con browser non visuali.Il metatag “description” invece viene spesso usato per le tre righe didescrizione che vengono visualizzate nei risultati, fra il titolo e il link: anche senon incide in modo diretto sul posizionamento, influenza senz’altro ilcomportamento dei navigatori, inducendoli a seguire o meno il link. Un URLleggibile e legato come significato all’argomento della pagina è un ulteriorepunto di vantaggio.Il vecchio dilemma “sito HTML o sito in Flash?” è un problema di facilesoluzione: buttate Flash nel cestino, a meno che non vi serva per contenutispecifici quali istruzioni animate o video (ma anche in questo caso, comunque,la struttura del sito sarà tutta in HTML). Anche se in teoria è possibile costruireun sito in Flash che sia navigabile dai motori, nella pratica chi lavora in Flashnon ha, nella quasi totalità dei casi, le competenze tecniche per farlo, e ancheavendole il lavoro necessario è molto oneroso (leggi: vi conviene investiremeglio i vostri soldi). Se proprio vi servono gli “effetti speciali”, oggi li poteteottenere usando Javascript o HTML5 – a patto, ovviamente, di affidare il lavoroa un bravo sviluppatore web, non a un grafico convertitosi alla rete.Buon codice HTML significa anche pagine più veloci; poiché anche la velocitàdi caricamento influenza il ranking delle pagine su Google, vedete chescegliere un bravo sviluppatore e/o una piattaforma che generi buon codiceHTML vi conviene in ogni senso.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 30
  31. 31. 3. Offrire contenuti rilevanti e guadagnare link verso ilnostro sitoGoogle misura la rilevanza dei siti in base al numero di link che essi ricevonodall’esterno e alla “rilevanza” dei siti da cui provengono i link.Per guadagnare link, soprattutto da fonti autorevoli, il sistema in assolutomigliore – anche nel tempo – è quello di produrre contenuti interessanti, e sepossibile aggiornarli spesso.I trucchi del tipo “io linko te, tu linki me” o “A linka B, B linka C, C linka A”vengono penalizzati con una valutazione inferiore del peso dei link reciproci(e la potenza di calcolo di Google è ormai in grado di individuare i circuiti discambio link più intricati).Se aggiornate spesso il vostro sito, aggiungendo nuovi contenuti, anche nelcaso in cui qualcuno riporti integralmente un vostro testo, Google –controllandovi spesso – sarà in grado di indentificarvi come “fonte originale”e di attribuirvi una rilevanza maggiore di quella di chi vi cita; inoltre, se glialtri autori sono stati corretti e vi hanno linkato come autori del testo cheriportavano, il link stesso contribuirà al vostro ranking.È per questo che, in genere, i blog hanno un Google Rank alto: gliaggiornamenti frequenti e il fatto che chi scrive lo fa perché animato dapassione e interesse fanno sì che il testo risulti ricco di parole chiave, e ancheche i curatori di altri siti siano motivati a citarvi.Creare e coltivare una ricca rete di relazioni attraverso i social network, maanche partecipando a eventi del vostro settore e rilasciando interviste allastampa specializzata, è un investimento che, a medio e lungo termine, rendemoltissimo – e contribuisce a mettere in rete una gran quantità di materialerilevante che salirà nelle pagine dei risultati, scacciando in basso i siti deivostri concorrenti.Insomma, per dirla con le parole di Valeria Maltoni, “there is no silver bullet: it’s called work ”Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 31
  32. 32. Vietato fotografare: ovvero, non provatevia far pubblicità a questo postoResto sempre basita quando, viaggiando, mi imbatto in un divieto difotografare.Posso capire – e rispetto – il divieto di sparare flashate su delicati affreschiappena restaurati, o su opere già sovraesposte la cui conservazione è messa arepentaglio dall’esagerato flusso di visitatori; ma in posti come la sala plasticidel museo bolzanino dedicato alla mummia neolitica Ötzi, il MessnerMountain Museum di Brunico, la Casa delle Farfalle di Cervia, il severoammonimento a non scattare foto mi sembra o vano o controproducente [edit: da Casa Farfalle mi precisano che da loro non è vietato scattare foto, masolo usare il flash e pubblicare online le foto senza preventiva autorizzazione daparte loro].Gran parte di noi viaggia con una macchina fotografica digitale e/o con uncellulare in grado di scattare foto: una parte consistente di queste immaginisono destinate a essere condivise con gli amici e, spesso, con gli sconosciuti,taggate col nome del posto in cui le abbiamo scattate.Spesso sono foto tecnicamente imperfette, ma quasi sempre portano con séun racconto, attaccato a un nome e a una faccia: sono cartoline che mandiamoai nostri amici e in CC al mondo intero per parlare di un luogo che ci hacolpiti.Ma i gestori di quel luogo, invece di ringraziarci, provano a impedirci di farloro una pubblicità gratuita e doppiamente efficace, perché arriva da untestimonial autentico!Non venitemi a dire che lo fanno per preservare il commercio di libri e posternel bookshop all’ingresso del museo: la foto scattata al volo è qualcosa dicompletamente diverso dalla raccolta di immagini realizzate da unprofessionista, stampate su buona carta e corredate di documentazionescritta.A Bolzano, quando sono arrivata davanti alla ricostruzione dell’uomo deighiacci, non ho potuto trattenere l’impulso di fissarne l’immagine in unoManuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 32
  33. 33. scatto di Instagram; la foto – e le altre scattate nell’occasione – hanno ricevuto like e commenti, e su Twitter ci siamo raccontati che vale senz’altro la penavisitare quel museo.Ciononostante, un’ora dopo, ho acquistato nel bookshop un bellissimo librosu Ötzi, che abbiamo letto e riletto nelle settimane successive alla visita.La mossa intelligente che ha fatto sì che comprassimo il libro non è stata ildivieto di fotografare, ma il passaggio nello “spazio famiglie”, un locale allaManuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 33
  34. 34. fine del museo dove i bambini possono giocare con colori, colla e materialivari (cortecce, pezzetti di pelle, filo di rame) e reinventarsi quel che hannovisto nelle sale. All’interno dello spazio famiglie c’è una piccola biblioteca, incui si possono sfogliare tranquillamente – e gratuitamente – i libri che poisono in vendita nel bookshop. Così, mentre nostro figlio si divertiva, noiabbiamo guardato in tutta calma e senza l’ansia di rovinarli un sacco di librisulla preistoria e su Ötzi, e ne abbiamo trovato uno che ci piaceva moltissimoe che quindi abbiamo comprato subito dopo.Morale: meglio far provare le cose gratis e senza impegno, che imporre divietie DRM.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 34
  35. 35. Email & CEmail che funzionano Mi è stato chiesto di scrivere un post su come creare email efficaci. Ci ho riflettuto, e ho sfogliato per un po’ il mio archivio di posta elettronica, chiedendomi cosa distingue un email che funziona dalla pletora di spam e messaggi inutili che ricevo ogni giorno.Ne ho concluso che un messaggio email funziona se e quando il destinatario: 1. lo distingue a vista d’occhio dallo spam, e quindi 2. lo apre con l’intenzione di leggerlo 3. ne comprende il significato e risponde di conseguenza (cioè inviando le informazioni e/o compiendo le azioni richieste da chi ha scritto)L’ultimo punto presuppone il fatto che chi scrive si sia posto la domanda “cosavoglio ottenere con questo messaggio?”, e abbia chiara in testa la risposta.Spendere anche solo qualche secondo per mettere bene a fuoco cosavogliamo ottenere ci aiuta a fare la prima cosa importante: scrivere un“oggetto del messaggio” che sia chiaro e comprensibile, e non assomigli aspam o a un mailing di massa.L’oggetto del messaggioQuindi, se la regola numero zero della scrittura di email è quella di evitare dimandare messaggi senza oggetto (poche cose sono indisponenti quanto doveraprire un messaggio solo per capire di cosa parla..), vediamo come creare“oggetti efficaci” a seconda del nostro obiettivo.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 35
  36. 36. Quando chiedete informazioni dite subito cosa volete sapere, evitando ilgenerico “Richiesta informazioni”. Meglio specificare “Richiesta informazionisui vostri corsi”, “Acquisto stampante laser – richiesta preventivo”Se mandate un invito non scrivete semplicemente “Invito”, ma spiegate subitocosa, dove e quando: “Invito a seminario su Enterprise 2.0, 12 aprile 2010,Ravenna”.Quando segnalate un problema ricordate che una sintetica descrizione deltipo di problema (esempio: “Problema sulle caselle di posta”, “Problemiimprevisti nello sviluppo del modulo e-commerce”) aiuta chi riceve sia avalutare l’urgenza della cosa, sia a decidere al volo se può gestirladirettamente o deve/può delegare la soluzione ad altri.Quando spedite dei dati, invece di scrivere pigramente “Invio dati richiesti”, oaddirittura “Dati”, specificate che si tratta di “Dati da mettere nella paginaCONTATTI del sito” o di “Dati per la fatturazione” o dei “Dati che mi haichiesto per il report vendite”Se avete bisogno di aiuto e chiedete a qualcuno di contribuire a un progetto,partecipare a un’iniziativa, mandarvi dei materiali, non conviene indisporlomenando il can per l’aia.. Con cortesia, ma in modo assertivo, arriviate subitoal punto: “Puoi mandarmi i dati vendite dell’ultimo trimestre?”; “Vorremmoaverti come relatore al convegno di giugno sul web marketing”; “Mi aiutate aorganizzare la prossima GGD Romagna?”Il messaggioEvitate di scrivere email che hanno più di un obiettivo: se dovete mandare deidati e anche prendere accordi per un appuntamento, scrivete due messaggidiversi, diminuendo la probabilità che che il vostro interlocutore vi rispondadi fretta sul primo punto senza accorgersi del secondo (capita più spesso diquanto si possa immaginare…).Se scrivete a qualcuno che non vi conosce bene, date qualche riferimento chelo aiuti a capire chi siete e a che titolo lo contattate: “Ci siamo conosciuti alseminario TalDeiTali; le scrivo perché, vista la sua esperienza nel settore XY,mi piacerebbe coinvolgerla in un progetto a cui sto lavorando”.AllegatiVagliate con attenzione critica la necessità di *ogni*singolo*allegato*.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 36
  37. 37. Se state per allegare un documento Word di mezza facciata, quasi sicuramentefareste meglio a copincollarne il contenuto dentro al messaggio stesso (verràletto subito e rischierà un po meno di essere bloccato da un filtro antispam).Non mandate mai allegati pesanti a persone che non ve li abbiano chiestiespressamente, soprattutto se non vi conoscono direttamente, a meno che ilvostro obiettivo non sia quello di farvi odiare a prima vista.Chiusura e firmaAl termine dell’email, è quasi sempre oppurtuna e utile una last call to actionche richiami il motivo del messaggio: “Mi auguro che voglia essere dei nostri,e se è così mi confermi la cosa chiamandomi o scrivendomi (trova sotto i mieirecapiti)”; “Come ti scrivevo sopra, vorrei concludere il lavoro la settimanaprossima, quindi ti chiedo di fare il possibile per mandarmi quei dati entromartedì”; “Può mandarmi il preventivo per email, e se ha bisogno dichiarimenti mi chiami pure in ufficio”.La firma deve contenere gli elementi utili per sapere chi siete e come vi si puòcontattare; tutto quel che serve, e ben poco altro (i messaggi con due righe ditesto e quaranta fra firma e disclaimer legale sono piuttosto ridicoli…)Less is moreSe volete che le vostre email funzionino, scrivetene di meno.Se qualcuno vi scrive cinque volte al giorno, tenderete dopo un po’ acestinarlo automaticamente nella cartella “logorroici”; chi invece scrive unavolta alla settimana, o una al mese, gode di un’attenzione ben più alta.Social network, chat, Skype, SMS, Intranet, Yammer, sono tutti strumenti chepossono aiutarvi a gestire le microcomunicazioni che “fanno andare avanti lecose”, senza intasare le caselle di posta.A differenza della vecchia posta di carta, l’email costa apparentemente poco achi la scrive, ma viene pagata da chi la legge con la moneta del tempo edell’attenzione, oggi sempre più scarsa e preziosa: chiedetela quando servedavvero!Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 37
  38. 38. Perché amo Mailchimp: email marketingfacile e divertenteDa quasi due anni ho scoperto MailChimp, ed è stato amore a prima vista. we make email marketing funDa tempo cercavo uno strumento per gestire newsletter e campagne di emailmarketing che fosse al tempo stesso completo e semplice da usare, e chepotessi sperimentare senza spenderci troppo – anzi, possibilmente a costozero.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 38
  39. 39. I tool gratuiti che avevo visto mi sembravano tutti poveri, limitati, bruttini emacchinosi; quando, grazie a non so più quale link su quale blog, sono arrivatasulla colorata homepage di MailChimp, quasi non credevo ai miei occhi.Un sito ben fatto, veloce, e con un modello freemium che sembrava fattoapposta per me: piano “forever free” gratuito, con un limite di 500 iscritti e2.000 email/mese che superava abbondantemente le mie esigenze (adessol’hanno portato a 2.000 iscritti e 12.000 email/mese).Per attivarlo, mi è bastato compilare il form di registrazione, pronti via!Dentro, tutto quel che serve per creare liste, inviare newsletter, verificarne irisultati, con un’abbondanza di opzioni imbarazzante se penso alla scarsità dicerti sistemi a pagamento che ho avuto modo di usare.Al tempo stesso, nonostante l’abbondanza di opzioni, tutte le operazioni sonoguidate da un sistema di menu chiaro, il “cosa fare adesso” è sempreevidenziato nel modo migliore, le cose importanti sono messe bene in risaltorispetto agli accessori.Quali sono i vantaggi di avere un buon mailer?Usare un buon sistema di invio di newsletter presenta moltissimi vantaggirispetto al mandare decine o centinaia di email dal proprio client di posta; percitare i principali:Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 39
  40. 40. - quando mandate una newsletter, ciascuno la riceve indirizzata a lui, e non in CC a mille altri o – peggio – come un anonimo destinatario “in conoscenza nascosta” - le email non partono dal vostro IP, ma dal server del mailer, e potete anche pianificarne l’invio (es. la preparo stasera, per farla partire domani mentre sarò in viaggio) - avete un report di quanti (e chi) hanno letto la newsletter, cliccato sui link, e gli email che non risultano più attivi vengono automaticamente disattivati dalla lista - in fondo a ogni messaggio, le persone trovano in automatico la spiegazione di come sono finiti nella mailing list e le istruzioni per cancellarsi, se vogliono farloIn MailChimp, oltre a questo, ci sono decine di templates già pronti (e testatisu moltissimi client di posta, anche web) e vari modelli “neutri” pronti peressere personalizzati. In questo modo, essere operativi è praticamenteimmediato.È davvero così facile da usare?Vita reale; in un paio d’ore scarse (inframmezzate da varie chiacchiere suFacebook e FriendFeed) ho ricreato dentro a MailChimp tutta la newsletterdel Romagna Business Club: 1. ho attivato l’account, impostando tutti i riferimenti e i messaggi standard 2. ho importato gli oltre 700 indirizzi con un copiaincolla (l’unico inghippo è che MailChimpo non accetta in automatico l’importazione delle email generiche che iniziano con info@, quindi la ventina di indirizzi di quel tipo me li sono dovuti inserire a mano dal form di gestione iscritti) 3. ho impostato la prima newsletter, scegliendo il più semplice dei templates; dato che MailChimp aveva già l’URL del sito RBC, mi ha personalizzato da solo immagine di header e colori, in un modo che ho considerato del tutto soddisfacente (e d’ora in poi avrò già pronto il mio template standard per le prossime newsletter)Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 40
  41. 41. 4. ho creato il messaggio con l’editor visuale, aggiungendo i codici per far comparire in fondo alla mail i pulsanti di condivisione su Facebook e Twitter e il “like” di Facebook: in questo modo, chi riceve la newsletter può, oltre che inoltrarla ai suoi contatti, condividerla anche sui social network 5. ho controllato la versione “solo testo” 6. ho inviato alcune email di prova a me, Luca e Giorgio, per verificare che tutto fosse OK 7. a questo punto, ho pianificato l’invio effettivo per le 9 di questa mattina, e sono andata a dormireE stamattina, puntuale, la newsletter è partita e arrivata a destinazione, e ioogni tanto vado a controllarne il report:Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 41
  42. 42. Niente di eccezionale, come vedete: ma tutto liscio e semplice come deveessere.E in più…Io sono notoriamente pigra e frettolosa, quindi uso i template base con unapersonalizzazione grafica minima: del resto, sono convinta che la semplicitàpaghi, e che le email funzionino meglio così. Ma, per i patiti della creatività, cisono tutte le opzioni per impostare le newsletter più mirabilanti.Sempre in pochi minuti, si creano i form di iscrizione alla newsletter dalinkare o inserire direttamente nel proprio sito.Se nell’indirizzario abbiamo nomi e cognomi (e qualunque altro dato ci vengain mente di gestire), possiamo usare codici di sostituzione per personalizzareoggetto e contenuto delle email (“Alessandra, ecco i corsi del prossimotrimestre” ottiene in genere un tasso di apertura quasi doppio che il generico“Ecco i nuovi corsi”).I possibili collegamenti coi social network sono tantissimi, a partire dal fattoche, quando inseriamo un indirizzo email, se questo è associato a un GravatarMailChimp ci mostra, attaccato al nome, l’immagine sua ☺Delivering happinessCome in ogni servizio, qualche volta le cose non funzionano a dovere: ci sonoupgrade di server, nuove features che rivelano problemi non previsti,insomma le solite cose che capitano. Quello che invece non capita quasi maida altre parti, ma che i Mailchimpers sono bravissimi a fare, è esseretrasparenti su quel che succede spiegando che sì, ci sono dei problemi, e ci siManuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 42
  43. 43. sta lavorando sopra. Lo fanno con blog, twitter, facebook, avvisi chiari allalogin, insomma in tutti i modi. E in breve tempo i problemi si risolvono.L’area SUPPORTO del sito MailChimp offre una quantità enorme di guide,video didattici, forum, webinar… se volete diventare degli esperti, non aveteche da rimboccarvi le maniche e studiare.Non è tanto più bello lavorare col sorriso sulle labbra? L’interfaccia giocosa, loscimpanzè postino che ti accoglie alla login e ti accompagna nel lavoro, imessaggi scritti “con voce umana”, tutto gloriosamente in linea con la loromission che recita “we make email marketing fun”Il mio unico desiderio: veder realizzata prima o poi la localizzazione italiana,così potrò consigliarlo anche a tanti (amici, clienti, conoscenti) che, quando glirimprovero di continuare a usare sistemi obsoleti a fastidiosi, mi rispondono“ah ma se è in inglese io non posso mica usarlo”.Dimenticavo: quanto costa avere di piùDato che il profilo “forever free” è stato finora largamente sovrabbondanterispetto alle esigenze mie e delle persone a cui l’ho consigliato, dimenticosempre di aggiungere quanto costa passare a pagamento, nel caso in cui sigestiscano liste molto numerose o un gran numero di invii: pochissimo. Sipaga un fee mensile, che dipende dalle dimensioni della lista e offre da subitoManuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 43
  44. 44. un numero illimitato di email, oltre naturalmente a consentire di togliere ilpulsante “MailChimp” dal footer delle email. C’è anche l’opzione “pay-as-you-go”, per chi deve fare una campagna singola e non degli invii regolari.Adoro le scimmie Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 44
  45. 45. Newsletter IKEA: come trasformare unerrore in opportunitàLa settimana scorsa mi è arrivata una replica della newsletter di buoncompleanno che Ikea mi aveva spedito il 23 aprile: ho archiviato la cosa fra glierrori tecnici e ho cancellato il messaggio senza rimpianti.Ieri mattina Ikea mi ha spedito un nuovo messaggio, scusandosi per l’errore einvitandomi, anche se non è il mio compleanno, a un “festeggiamento extra”con dolcetto omaggio al ristorante Ikea.È il marketing della gentilezza, che parla il linguaggio di ogni giorno senza leiperboli degli slogan pubblicitari.Io lo apprezzo sempre.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 45
  46. 46. Come NON avvisare i clienti di qualcosache li riguardaHo comprato una chiavetta TIM con l’opzione “senza limiti”, in offerta per unanno a un prezzo decente. Il succo dell’offerta è che ho a disposizione ognimese 10GB di traffico Internet a una velocità che teoricamente potrebberaggiungere i 14Mb (ma mi accontento di molto meno), consumati i quali,senza costi aggiuntivi, continuo comunque a navigare benché a velocitàridotta.Dopo un mese, mentre lavoravo dalla casa del mare, mi è arrivato unmessaggio sul pannello di connessione: TIM: ti e’ stata attivata gratuitamente la modalita’ prevista dalla Delibera AGCOM 326/10 per proteggerti da un’eccessiva spesa di traffico dati. Info su tim.itA parte il fastidio per gli accenti al posto degli apostrofi, il messaggio misembra un esempio di pessima comunicazione col cliente. Le reazioni che hasuscitato in me sono state, nell’ordine: 1. “mi è stata attivata” da chi? non potreste avere il coraggio delle vostre azioni e scrivere in forma attiva “ti abbiamo attivato”? 2. di cosa state parlando? non conosco a memoria tutte le delibere AGCOM, e non ho voglia di cercare la n.326/10 e studiarmela per capire cosa è successo 3. in ogni caso, cosa vi fa pensare che io voglia essere protetta da alcunché? ho attivato un’offerta “senza limiti” proprio per non dover tenere il conto di quanto traffico faccio, non mi piace affatto l’idea che qualcuno si preoccupi di limitarmi “automaticamente”Poi sono andata all’indirizzo indicato nel messaggio, tim.it, che ovviamente èla classica homepage piena di decine di informazioni, tutte che urlanochiedendo la mia attenzione, senza che nessuna riesca a farsi leggereveramente: nessuna traccia dell’opzione AGCOM.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 46
  47. 47. Ho inserito “AGCOM” nella maschera di ricerca interna, e mi è uscito un elencodi articoli dal cui incipit non si capisce nulla del contenuto.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 47
  48. 48. Non avendo voglia di aprire tutti e 19 i documenti, ho provato con Google,inserendo il testo completo del messaggio, e finalmente in un forum utenti hotrovato una buonanima che spiega che la delibera in questione impone didefinire un tetto massimo automatico al costo del traffico dati, di default 60euro, raggiunti i quali la navigazione viene bloccata (e può essere riattivatasolo tramite una complessa procedura a carico del cliente).Viste le condizioni del mio contratto, si tratta di una precauzione inutile, datoche io ho una spesa fissa: al massimo, se navigo molto, rallenterà laconnessione. Quindi il messaggio, oltre che fastidioso e scritto male, è pureinutile.Qualche giorno fa una persona su Facebook commentava il mio post sullanewsletter Ikea, sostenendo che anche Ikea, come tutti i “grandi marchi”,vende ipocrisie mascherate da gentilezze: forse c’è del vero in questa critica,ma preferisco comunque che un’azienda faccia lo sforzo di - confezionare bene i suoi messaggi - mandarmeli quando ha un senso - renderli semplici e immediati da capire.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 48
  49. 49. Yammer: meno riunioni, più informazioni Forse quando avete iniziato a lavorare eravate solo due soci, lavoravate gomito a gomito dodici ore al giorno, e tenere sotto controllo tutto quel che succedeva era semplice. Ma, dopo qualche anno di attività, in ufficio ci sono altre persone, i progetti e i clienti si sono moltiplicati, e avete l’impressione di non sapere più su cosa stanno lavorando i vostri colleghi.Alcuni di voi sono spesso fuori sede, o lavorano da casa; e la riunionesettimanale si è trasformata in un estenuante elenco dei lavori in corso, tantolungo che non c’è mai tempo da dedicare alla strategia per il futuro.Come potete uscire da quest’empasse, e fare in modo che tutti siano informatisu quel che fanno i colleghi senza che questo significhi passare più tempo insala riunioni che al lavoro? E come potete farlo usando uno strumento che nonvi costi un occhio della testa, e sia immediatamente utilizzabile da tutti?Yammer è la risposta che fa per voi. Potete pensarlo come il nucleo-base dellaIntranet che vi servirebbe: uno spazio in cui condividere le informazioni suilavori in corso, dare avvisi utili, sapere di cosa si stanno occupando i colleghi,avvisare che si è preso in carico un problema e ci si sta lavorando.Yammer vi mette a disposizione – gratuitamente o ad un costo risibile – unambiente protetto, in cui ciascuno definisce il suo profilo e comunica agli altri– attraverso brevi messaggi di “status”, e se necessario con la possibilità dicaricare files e immagini – cosa sta facendo.Attivare il servizio è semplicissimo: navigate all’indirizzo www.yammer.com, evi iscrivete al servizio inserendo il vostro indirizzo email aziendale, cioèquello che è collegato al dominio della vostra azienda, ad esempionome.cognome@lamiaazienda.com. (non avete un dominio aziendale e usateancora un email del tipo “nomeazienda@libero.it”? Malissimo, è ora diregistrarlo). È importante che vi registriate con il vostro indirizzo diretto e noncon l’email standard aziendale (per intenderci, il classicoinfo@lamiaazienda.com), perché l’indirizzo email sarà il vostro username, eidentificherà il vostro profilo.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 49
  50. 50. La registrazione è gratuita, così come l’uso di tutte le funzioni base diYammer; esistono due soluzioni “premium”, che offrono maggiori opzioni dicontrollo agli amministratori del sistema (ad esempio la possibilità di inibirealcuni indirizzi email, o di gestire domini multipli), ma la versione free èlargamente sufficiente per iniziare.Per completare la registrazione, riceverete un email con un link di verifica, sucui dovrete cliccare per confermarvi e completare il vostro profilo: nome ecognome, foto (che potete anche aggiungere in seguito), e soprattutto elencodei colleghi da invitare dentro Yammer. Potrete indicare in gruppi separati ivostri colleghi diretti, i vostri responsabili e le persone che fanno capo a voi, eciascuno di loro riceverà un messaggio di invito al network.Una volta iscritti, potrete scaricarvi un comodo programmino da installare suldesktop, per attivare Yammer in modo indipendente dal browser, e potervedere “in diretta” i messaggi mano a mano che vengono inseriti. Inalternativa, userete Yammer dal vostro browser.Ora ciascuno potrà condividere su Yammer pensieri, informazioni, avvisi. Ilcommerciale che ha appena concluso un contratto celebrerà l’acquisizione indiretta (esiste anche la versione mobile, per iPhone o Blackberry); il tecnicoche ha risolto un problema informerà tutti sulla soluzione adottata; l’addettoall’assistenza avviserà che ha preso in carico una certa segnalazione. Inpratica, ciascuno terrà informati gli altri su quel che sta facendo, senza ilbisogno di annunciarlo ad alta voce, o di spedire l’ennesimo email in CC atutti.E tutto quel che è stato scritto rimarrà visibile a tutti, ricercabile per parolechiave e reperibile come riferimento futuro.È possibile organizzare gli utenti in gruppi, compiere ricerche, commentare imessaggi dei colleghi o segnalarli con un “like”; le informazioni che ciascunoassocia al suo profilo vanno a creare una rubrica condivisa, utile soprattuttonelle organizzazioni più estese, e perfino un organigramma già pronto, coicollegamenti alla “bacheca” di ciascuno.I vantaggi di Yammer: • è velocissimo da attivare • la versione gratuita offre praticamente tutto ciò che serve; le versioni premium hanno un costo molto ridottoManuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 50
  51. 51. • si impara a usarlo in cinque minuti • elimina decine di email alla settimana • elimina ore e ore di riunioni in cui ci raccontiamo cose già successe • tutti sanno in tempo reale quel che sta succedendo • tutto quel che viene scritto resta ricercabile anche dopo settimane e mesi • può essere usato anche da uno smartphoneI contro, o, per meglio dire, le parziali limitazioni diYammer: • per usarlo, occorre essere collegati a Internet • serve un dominio aziendale • possono far parte della community solo le persone che hanno un indirizzo personale sul dominio aziendale (ma potete invitare esterni in gruppi di discussione appositi) • nelle strutture in cui non tutti usano il computer, chi non lo usa è tagliato fuori dalla communityCome vedete, il primo elenco supera di gran lunga il secondo. E inoltre: • nessuno potrà più dire “non mi avevate avvisato” • la maggior trasparenza favorirà il coinvolgimento di ciascuno nella vita aziendale • celebrare i successi e complimentarsi per le buone soluzioni diventerà molto più semplice, con forte aumento della motivazione e dello spirito di gruppo • le soluzioni trovate una volta non dovranno essere reinventate altre mille volte • chiedere e dare consigli diventerà più sempliceManuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 51
  52. 52. • le persone che diffondono la conoscenza, invece di tenerla stretta per sè, vedranno migliorare la propria reputazioneIo l’ho attivato in Wafer, l’agenzia web che ho diretto fino al dicembre 2009, e,nonostante avessimo già molti strumenti di condivisione delle informazioni,ne abbiamo immediatamente sperimentato i vantaggi.Dato che provare non costa praticamente nulla, consiglio a tutti di farlo.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 52
  53. 53. Contenuti webWeb Content Strategy #1: perché ènecessaria Una chiara ed efficace strategia per i contenuti web è il pilastro di ogni piano di comunicazione che funzioni. In questa serie di articoli, spiego cos’è, perché è necessaria e come si costruisce.Perché è necessario definire una strategia per i contenuti web?Perché le persone, quando navigano in rete, cercano soprattutto una cosa: deibuoni contenuti.Le persone usano Internet per trovare informazioni, istruzioni, prodotti,divertimento, pettegolezzi: tutte queste cose sono "contenuti", che possono divolta in volta prendere la forma di testi, foto, video, spezzoni sonori.Quando trovano in un sito i contenuti che gli interessano, restano su quel sito,e probabilmente ci tornano altre volte; se non li trovano, se ne vanno daun’altra parte, il più delle volte per non tornare.Le persone online cercano - e vogliono trovare - contenuti utili e usabili.“Utile” significa due cose: che il contenuto: - soddisfa i bisogni di chi lo usa (che trova le informazioni che stava cercando, acquista un prodotto che gli serve, si rilassa, trova ispirazione), e, al tempo stesso, che - contribuisce al raggiungimento degli obiettivi di chi lo ha pubblicato (lo fa conoscere, lo aiuta a vendere di più, diminuisce il tempo speso nell’assistenza post-vendita, gli fa trovare nuovi partner)Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 53
  54. 54. “Usabile” invece significa che quel contenuto è - facile da trovare, - risulta chiaro a cosa serve, - è aggiornato (un listino non più valido, una versione di regolamento sorpassata, creano danni, non valore), - si carica velocemente, e, possibilmente, - non contiene errori (dallortografia a traduzioni improbabili a bachi informatici che ci mandano in crash il browser)Sembrano osservazioni al limite della banalità: ma, quando siamo online,spesso, molto spesso troviamo siti pieni di contenuti non aggiornati,incompleti, scritti e organizzati male, in una parola: inutili.Non a caso, Kristina Halvorson, autrice di “Content Strategy for the Web”, sidomanda: why does web content mostly suck?Perché accade questo?Perché purtroppo spesso la creazione dei contenuti è l’ultima cosa a cui sipensa: magari si spendono migliaia di euro in una piattaforma tecnologicasofisticata e in una progettazione grafica piena di effetti speciali, mentre aicontenuti si dedicano risorse scarse, ci si lavora poco e male, e poi, pochigiorni prima di andare online, ci si trova con le pagine web piene di testo“tieniposto”, e e ci si affretta a riempirle con testi copiati pari pari dallebrochure aziendali.Testi che non servono a nessuno, né a chi li legge, ne all’azienda che li hapubblicati, col risultato che dopo un po’ ci si convince che “il sito web non ci èservito a niente”.Certo, questo tipo di siti web non serve praticamente a niente: ma se alcontrario capiamo che tipo di bisogni hanno le persone a cui ci rivolgiamo;quali domande si fanno, su cosa cercano informazioni, che parole usano perfare domande, che cosa vogliono leggere per divertirsi, distrarsi, rilassarsi; ese, dopo averlo capito, iniziamo a pubblicare contenuti che rispondono aquelle domande, danno quelle informazioni, hanno lo stile e il linguaggioManuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 54
  55. 55. giusto; allora, saranno gli altri a trovarci, a tornare da noi, a segnalarci ai loroconoscenti, a considerarci sempre più un riferimento importante nel nostrosettore.Un’efficace strategia di pubblicazione di contenuti web porterà sul vostro sitopersone che cercano quello che voi avete da offrire, e che probabilmente nonsapevano neppure della vostra esistenza.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 55
  56. 56. Web Content Strategy #2: l’audit deicontenuti web La Web Content Strategy abbraccia tutto il ciclo di vita dei contenuti: pianificazione, creazione e gestione. Il primo passo consiste nel fare un audit completo dei contenuti web già esistenti.Per creare dei contenuti che davvero funzionano, dobbiamo lavorareseriamente, e creare un piano - il più possibile completo - per raggiungeredegli obiettivi che siano chiaramente definiti e misurabili.La nostra strategia dovrà abbracciare tutto il ciclo di vita dei contenuti:La pianificazione, che comporta1. fare l’inventario dei contenuti esistenti2. identificare bene quali sono i nostri obiettivi e destinatari3. definizione di conseguenza i contenuti da creare4. specificare chiaramente chi ne ha la responsabilitàLa creazione vera e propria dei contenuti, che comprende1. la raccolta dei materiali di base2. la scrittura3. il test4. la revisione e approvazione5. la pubblicazioneE dopo la pubblicazione, dovremo occuparci della gestione, cioè di1. misurare lutilizzo e lefficacia di quel che abbiamo messo online2. mantenere aggiornati i contenuti3. archiviarli quando è il momentoVediamo nei dettagli questi passaggi.Manuale di buonsenso in rete www.alessandrafarabegoli.it Pagina 56

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