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Check up mezzogiorno  marzo 2012-completo
 

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Check up mezzogiorno marzo 2012

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    Check up mezzogiorno  marzo 2012-completo Check up mezzogiorno marzo 2012-completo Presentation Transcript

    • Marzo 2012
    • Marzo 2012
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Il disegno in copertina è di Domenico RosaIl rapporto è stato realizzato dall’Area Mezzogiorno di Confindustria e da SRM-Studi e Ricerche per ilMezzogiorno.Gli autori:Area Mezzogiorno Confindustria: Giuseppe Rosa (Direttore), Massimo Sabatini.SRM - Studi e Ricerche per il Mezzogiorno: Massimo Deandreis (Direttore Generale), Alessandro Panaro,Salvio Capasso, Luca Forte, Dario Ruggiero, Agnese Casolaro.Ha collaborato: Carmine Michael NappiCoordinamento grafico: Alessandra CaporaliCheck up Mezzogiorno è stato chiuso con le informazioni disponibili al 12 marzo 2012.
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012 SOMMARIOUno sguardo d’insieme................................................................................................................................. 2Focus Crisi ..................................................................................................................................................... 51. L’indice di sviluppo e gli obiettivi di Europa 2020 ........................................................................... 162. I dati macroeconomici ..................................................................................................................... 193. Le imprese: aspetti reali e finanziari................................................................................................ 234. Le dinamiche creditizie .................................................................................................................... 355. Le esportazioni................................................................................................................................. 396. Il mercato del lavoro........................................................................................................................ 477. Formazione e innovazione............................................................................................................... 548. Turismo ............................................................................................................................................ 669. Demografia e qualità della vita........................................................................................................ 7110. Spesa pubblica e politiche di sviluppo ............................................................................................. 7611. Le infrastrutture .............................................................................................................................. 80Principali fonti utilizzate ............................................................................................................................. 90 1
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Uno sguardo d’insiemeSono ormai trascorsi quattro anni dall’inizio della crisi economica mondiale ed è opportuno fare un bilanciodei valori “persi” – e in alcuni casi non ancora recuperati – dall’economia meridionale in questo lasso ditempo. L’anno più acuto della crisi è stato il 2009, mentre i segnali di ripresa registrati in Europa e in Italianel corso del 2010 hanno alimentato speranze di una crescita vigorosa del Prodotti Interno Lordo cheavrebbe consentito di ritornare rapidamente sui valori pre-crisi, speranze che la successiva crisi dei debitisovrani ha presto vanificato. Sotto molti aspetti la recessione ha inciso più profondamente nel Mezzogiornorispetto al resto del Paese: nel periodo 2007-2010 il Prodotto Interno Lordo si è ridotto del 6,1% nelMezzogiorno e del 5% nel Centro-Nord; tra il 2007 e il 2011 l’occupazione è calata di 300mila unità nelMezzogiorno mentre il saldo nel Centro-Nord è risultato positivo (+50mila unità); nel 2011 l’utilizzo dellaCassa integrazione si è ridotto di appena l’1,6% nel Mezzogiorno rispetto all’anno record del 2010, mentrenel Centro-Nord la riduzione è stata del 25,2%; la variazione del numero di imprese attive tra il 2007 e il2011 è negativa per il Mezzogiorno (-0,3%) e positiva per il Centro-Nord (+3%); la redditività delle impresemisurata dal RoE è risultata in calo del 5% per le imprese manifatturiere meridionali e del 4,2% per quellecentro-settentrionali; infine, i tempi di riscossione dei crediti commerciali dalla PA sono mediamente piùlunghi nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord (quelli delle ASL, ad esempio, risultano più che doppi nelMezzogiorno rispetto al Centro-Nord).Il gap di sviluppo del Mezzogiorno con le altre aree del Paese e con i Paesi dell’Unione Europea nonaccenna, quindi, a ridursi: il Pil pro capite del Mezzogiorno - a parità di potere di acquisto - è del 31,2%inferiore alla media dell’UE a 27; la produttività nel 2010, fatto 100 l’indice per il Centro-Nord, nelMezzogiorno è pari al 83,2, valore in calo rispetto al 2009.D’altro canto, la crisi ha favorito l’inizio di una fase di selezione del mercato, con l’espulsione delle impresemeno competitive (con una riduzione netta del numero di imprese attive) e un aumento delle società dicapitali segno, tutto sommato, di un rafforzamento del tessuto produttivo meridionale: nel 2011, questeimprese sono cresciute del 4,3% nel Mezzogiorno e del 2,1% nel Centro-Nord. Si tratta di un rafforzamentoancora numericamente contenuto: secondo l’indagine annuale condotta da OBI ed SRM (Rapporto 2011Impresa e Competitività) negli ultimi 4 anni (2008-2011) si è progressivamente ridotta la percentuale diimprese che ha effettuato investimenti (dal 37,4% al 16,5%); è un dato che preoccupa ancora di più se siconsidera che dalla stessa indagine emerge che le imprese che investono realizzano perfomancemediamente migliori rispetto a quelle che non investono.Segnali positivi vengono dai dati più recenti sull’andamento dell’export: nel 2011 hanno ripreso a crescerenel Mezzogiorno (in particolare nei primi nove mesi del 2011) le esportazioni manifatturiere, che sonoaumentate del 14,7% rispetto allo stesso periodo del 2010 ad un ritmo superiore rispetto al Centro-Nord(+13,4%); tuttavia, è ancora bassa – seppur in crescita – la capacità di penetrazione delle impresemeridionali sui mercati più dinamici (Brics) che incidono per una quota del 3,7% sul complesso delle 2
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012esportazioni del Mezzogiorno (8,4% la quota di export verso i Brics nel Centro-Nord), mentre migliora ilposizionamento delle imprese meridionali nei Paesi del bacino del Mediterraneo, dove la progressivastabilizzazione degli assetti politici potrebbe favorire uno sviluppo ulteriore dei traffici commerciali.Accesso al credito e adeguate dimensioni sono due aspetti fondamentali in grado di favorire una più diffusapresenza delle imprese meridionali sui mercati internazionali. Per quanto riguarda il primo aspetto, gliimpieghi nel terzo trimestre 2011 sono risultati in leggero aumento nel Mezzogiorno (+0,4%); inoltre, anchese una buona percentuale di imprese percepisce un peggioramento delle condizioni di accesso al credito,una quota altrettanto elevata continua a giudicare positivamente i servizi offerti dalle banche. Per quel checoncerne l’aspetto dimensionale, la ridotta dimensione media delle imprese italiane (e ancor piùmeridionali) è un aspetto strutturale del sistema produttivo nazionale: nel 2009, l’81,9% delle impresemanifatturiere italiane conta meno di 9 addetti, mentre nell’UE a 27 tale percentuale risulta esseredell’80,8% (del 60,5% in Germania); il dato del Mezzogiorno raggiunge l’88,6%. Occorre, quindi,incoraggiare la volontà delle imprese italiane e meridionali di cercare di superare i limiti dimensionaliricorrendo a nuove forme di collaborazione con altre imprese: secondo i dati di Unioncamere edell’Osservatorio Retimpresa di Confindustria, i contratti di rete in Italia sono passati da 104 di fine luglio2011 a 214 di fine novembre con un numero di imprese aderenti cresciuto da 354 a 1061 (di cui 269localizzate nel Mezzogiorno).Altro fattore strategico è rappresentato dal capitale umano. Nel Mezzogiorno, dopo 3 anni consecutivi dicontrazione della base occupazionale, i dati al terzo trimestre 2011 segnalano un aumento degli occupati(+0,4% sul 2010), appena inferiore al dato medio italiano. Tuttavia, resta grande il divario con il Centro-Nord per quanto riguarda il tasso di disoccupazione che, nella componente giovanile (38,8%) e femminile(15,7%), assume proporzioni preoccupanti. Al di là del calo dell’occupazione e delle conseguenzeeconomico-sociali che ne derivano, un problema grave per l’Italia – e per il Mezzogiorno in particolare –riguarda lo “spreco” di capitale umano, con riferimento, in particolare, alla componente giovanile efemminile: i dati al 2010 segnalano che in Italia il 22,1% dei giovani di età compresa tra i 15 ed i 29 anni nonlavora né studia (i cosiddetti Neet - Not in Education, Employment or Training) contro una media dell’UE a27 pari a 15,3%; nel Mezzogiorno la quota dei Neet è del 31%.Lo sviluppo del Mezzogiorno non può prescindere da un miglioramento della dotazione infrastrutturale:l’area meridionale mostra una dotazione infrastrutturale, in termini di collegamenti stradali, superiore aquella del Centro-Nord (fatto 100 il dato relativo all’Italia, nel Mezzogiorno risulta pari a 107,2), mentre perle altre infrastrutture presenta valori ampiamente al di sotto della media italiana. In quest’ottica va valutatopositivamente il Piano di Azione Coesione del Governo che ha stanziato 6,5 miliardi di euro per migliorare leinfrastrutture ferroviarie nelle regioni meridionali. Occorre, però, che i relativi progetti trovino una rapidaattuazione, con una decisa riduzione dei tempi di realizzazione delle infrastrutture, che per le regionimeridionali sono in media superiore a quelli registrati nel resto del Paese. Per quanto concerne le 3
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012infrastrutture energetiche, elementi positivi emergono con riferimento al settore delle rinnovabili, visto cheil Mezzogiorno produce circa il 35% della potenza nazionale proveniente da fonte solare, il 32% di quellabioenergetica e ben il 98% di quella eolica.I dati del Check up confermano, pertanto, il forte dualismo tra il Nord ed il Sud del Paese, non solo sottol’aspetto economico, ma anche infrastrutturale e sociale. Ciò emerge chiaramente anche dall’indicesintetico di sviluppo elaborato nel 2010 dall’Area Mezzogiorno di Confindustria, secondo cui le provincemeridionali presentano mediamente un ritardo di circa il 40% rispetto a quelle centro-settentrionali.Se la disponibilità di risorse nazionali necessarie per colmare il divario tra le due aree del Paese è scarsa e inriduzione (anche se recentemente il CIPE è tornato ad assegnare risorse FAS alle infrastrutture) quelleeuropee potrebbero essere meglio utilizzate, innanzitutto migliorando la capacità di spesa dei fondidisponibili. In totale per il 2007-2013 il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR) e il Fondo SocialeEuropeo mettono a disposizione oltre 43 miliardi di euro per le regioni dell’Area Convergenza, di cui solo il19,8 % è stato effettivamente speso.Se lo scenario attuale è fatto di molte ombre, ma anche di qualche luce, come l’andamento recentedell’export, l’ispessimento del tessuto produttivo generato dalla crescita del numero di società di capitali ela leadership nel campo delle energie rinnovabili, le prospettive di lungo periodo scontano previsionidemografiche nerissime per il Mezzogiorno. Secondo gli ultimi dati previsionali sulla demografia del Paese(pubblicati dall’Istat a fine dicembre 2011), l’Italia meridionale risulterà essere sempre meno attrattiva,specie nei confronti dei giovani: le previsioni al 2065 stimano un calo complessivo della popolazionemeridionale dagli attuali 20,9 milioni di persone a 16,7 milioni, in controtendenza rispetto al dato italiano. IlMezzogiorno, che oggi rappresenta la macro-area con l’età media più bassa (41,9 anni), nel 2065presenterà, invece, la popolazione mediamente più anziana (51,6 anni di media) e un indice di dipendenzadella popolazione (cioè il rapporto tra giovani e anziani) che da 27,2 del 2011 (il livello più basso tra lemacroaree italiane) salirebbe a 69,4 – circa 10 punti in più della media nazionale.E’ necessario intervenire rapidamente per evitare che tali previsioni trovino conferma in futuro. Lariduzione della popolazione di oltre 4 milioni di persone da qui a 50 anni e la crescita dell’età media di quasi10 anni significano, infatti, la perdita della risorsa più preziosa per il Mezzogiorno: il capitale umano.Per invertire il trend è necessario creare le condizioni affinché al Sud si possa restare e vivere bene eaffinché imprese e imprenditori ne siano attratti.Occorre cioè puntare sui settori in grado di esaltare le caratteristiche e le potenzialità del territorio: da unlato, su una logistica che crei valore aggiunto sfruttando il posizionamento del Mezzogiorno al centro delMediterraneo; dall’altro, sul consolidamento del triangolo Turismo-Agricoltura-Cultura, tre settori in gradodi alimentarsi a vicenda e capaci di generare effetti virtuosi in settori contigui (agroalimentare) e incomparti apparentemente distanti come l’edilizia che, dopo la pesante crisi degli ultimi anni, potrebberitrovare nuovo slancio da una massiccia opera di riqualificazione del territorio. Il tempo stringe. 4
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012 Focus CrisiQuanto abbiamo perso rispetto al 2007?Graf. I – 2007/2010: variazioni di alcune variabili economiche nel Mezzogiorno 5 1,9 0,2 0,9 0 -0,3 -5 -2,8 -3,5 -4,8 -6,3 -6,1 -6,1 -10 -11,7-10,8 -15 -14,5 -20 -25 -26,1 -30 Pil Investimenti Imprese Fatturato Export Occupazione Famiglie povere Var % 2009 su 2007 Var % 2010 su 2007* Per le imprese sono state confrontate variazione 2010 su 2007 e variazione 2011 su 2007* Per le famiglie povere è stata fatta la differenza tra l’incidenza delle famiglie in condizione di povertà assoluta nel 2009 rispetto al2007 e nel 2010 rispetto al 2007Fonte: Elaborazione SRM e Confindustria su fonti varieTab. I - Differenza in valore tra 2007 e 2010 di alcune variabili economiche nel Mezzogiorno Cassa Investimenti Fatturato Export Occupazione Pil (miliardi Imprese integrazione (miliardi di (miliardi di (miliardi di (migliaia di di €) (unità)* (milioni €) euro) euro) lavoratori) ore)* Diff. 2010 su 2007 -18,7 -7,5 -4.507,0 -1,7 -2,6 -314,7 159,2* La differenza è stata calcolata tra i valori del 2011 e quelli del 2007Fonte: Elaborazione SRM e Confindustria su fonti varieLa crisi finanziaria mondiale del 2008 ha avuto un impatto forte sull’economia meridionale: nel biennio2008-2009 il Pil si è ridotto del 6,3%, gli investimenti fissi lordi hanno subito una riduzione ancora piùintensa (-11,7%), il fatturato delle imprese manifatturiere si è ridotto di quasi il 15%, l’export del 26%, glioccupati del 3,5%; solo il numero di imprese attive è rimasto invariato nel periodo considerato. Il 2010 havisto una leggera ripresa dei principali indicatori economici; tuttavia, i valori del 2010 risultano ancorainferiori a quelli del 2007.Nel complesso, nel 2010 il Pil meridionale è risultato inferiore di circa 19 miliardi di euro rispetto al valoreregistrato nel 2007, gli investimenti di 7,5 miliardi (differenza calcolate su valori concatenati); il fatturatocomplessivo delle imprese manifatturiere meridionali risultava nel 2010 di quasi 2 miliardi inferiore a quellodel 2007, l’export di 2,6 miliardi, mentre sul fronte occupazionale la perdita di posti di lavoro tra il 2007 e il2010 è stata di oltre 300 mila unità; il ricorso della Cassa Integrazione è stato massiccio, ed in aumento nelcorso dell’anno: 159 milioni di ore di cassa integrazione in più nel 2011 (222 milioni) rispetto al 2007 (63milioni). In calo, infine, anche il numero di imprese attive tra il 2007 e il 2011 (-0,3%). . 5
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012 Focus CrisiIl Mezzogiorno ancora al di sotto dei valori del 2007Graf. II - Un indice sintetico sull’andamento dell’economia meridionale tra il 2007 e il 2010 620 603,0 600 600 580 569,4 560 538,5 540 520 500 2007 2008 2009 2010 Fonte: Elaborazione SRM e Confindustria su fonti varieGraf. III – La composizione dell’indice 120 100,2 100 97,2 95,2 93,9 93,9 89,2 80 60 40 20 0 Pil Investimenti Imprese Fatturato Export Occupazione 2007 2008 2009 2010 Fonte: Elaborazione SRM e Confindustria su fonti varieLa lettura dei due grafici che qui si presentano conferma che il recupero dei valori “persi” per effetto dellacrisi, nel 2010 non era ancora avvenuto. Nei due grafici il 2007 è preso come anno base (con indice pari a100) per 6 variabili osservate (Pil, Investimenti, Imprese, Fatturato, Export, Occupazione) nel periodo tra il2007 e il 2010; la somma degli indici così calcolati ci fornisce un indicatore di sintesi presentato nel GraficoII, mentre l’andamento delle 6 variabili di base è riportata nel Grafico III. L’indicatore di sintesi, pari a 600nel 2007, ha registrato un incremento nel 2008 (grazie soprattutto al contributo delle esportazioni) e undrastico calo nel 2009 a 538 punti circa (per la riduzione dei valori di tutte le variabili ad eccezione delnumero di imprese attive). Nel 2010 l’indice sintetico riprende a salire ma risulta ancora lontano dai valoriregistrati nel 2007. 6
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012 Focus CrisiL’impatto sociale: aumentano le famiglie in condizioni di povertà assolutaGraf. IV – Percentuale di famiglie in condizioni di povertà assoluta nelle macro-aree italiane 9 7,9 7,7 8 7 6,7 5,8 6 5 4,6 4,7 4,6 4,1 3,6 3,6 3,8 4 3,5 3,2 2,9 2,9 2,7 3 2 1 0 Nord Centro Mezzogiorno Italia 2007 2008 2009 2010 Fonte: Elaborazione SRM e Confindustria su Istat (rapporto sulle condizioni economiche delle famiglie)La crisi, oltre al forte peggioramento delle principali variabili macroeconomiche, ha colpito moltoduramente le fasce più povere della popolazione meridionale. Infatti, nel 2007 le famiglie che versavano incondizione di povertà assoluta (tale si intende la condizione di chi non riesce a sostenere la spesa mensileminima necessaria per acquisire il paniere di beni e servizi considerati essenziali a conseguire uno standarddi vita “minimamente accettabile”) erano il 5,8% del totale nel Mezzogiorno, salite al 6,7% nel 2010.. 7
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012 Focus CrisiTab. II – Andamento del Pil dall’inizio della crisi al 2010 (valori concatenati, anno base 2000; milioni di euro) Var % 2010 su 2007 2008 2009 2010 2007 Centro-Nord 983.320 971.663 919.263 934.453 -5,0 Mezzogiorno 304.432 299.126 285.301 285.782 -6,1 Italia 1.288.953 1.271.897 1.205.537 1.221.159 -5,3 Abruzzo 23.693 23.578 22.209 22.713 -4,1 Molise 5.325 5.236 5.014 4.985 -6,4 Campania 80.677 78.134 74.569 74.124 -8,1 Puglia 57.763 57.641 54.553 54.424 -5,8 Basilicata 9.127 8.974 8.375 8.263 -9,5 Calabria 27.982 27.143 25.819 26.087 -6,8 Sicilia 71.922 71.131 69.487 69.574 -3,3 Sardegna 27.942 27.303 25.299 25.637 -8,3Fonte: Elaborazioni Confindustria e SRM su dati Istat e SvimezGraf. V – Differenza del Pil tra il 2007 ed il 2010 (valori concatenati, anno base 2000; milioni di euro) -980 Abruzzo -340 Molise -6.553 Campania -3.340 Puglia -864 Basilicata -1.896 Calabria -2.348 Sicilia -2.305 Sardegna -18.651 Mezzogiorno -48.867 Centro-Nord -60.000 -50.000 -40.000 -30.000 -20.000 -10.000 0 Fonte: Elaborazioni Confindustria e SRM su dati Istat e SvimezA partire dal 2007 il prodotto interno lordo italiano è risultato in calo, fino a raggiungere il livello minimo di1.206 miliardi di euro circa nel 2009, con una leggera ripresa nel 2010, più marcata nel Centro-Nord; lestime per il 2011 segnalano, per il Mezzogiorno, un anno di stagnazione (Pil in crescita dello 0,1%* ).Tra il2007 e il 2010 la riduzione del Prodotto Interno Lordo è stata del 5% nel Centro-Nord e del 6,1% nelMezzogiorno (-18,7 miliardi di euro).Tra le regioni meridionali, Basilicata, Sardegna e Campania hanno fatto registrare i risultati peggiori.*Stima Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo 8
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012 Focus CrisiTab. III – Andamento degli Investimenti fissi lordi tra il 2007 ed il 2010 (valori concatenati, anno base 2000;milioni di euro) Var % 2010 su 2007 2008 2009 2010 2007Centro Nord 205.710 197.848 171.878 177.164 -13,9Mezzogiorno 69.141 66.487 61.078 61.643 -10,8Italia 274.851 264.336 232.956 238.808 -13,1 MezzogiornoAgricoltura, Silvicoltura e Pesca 3.096 3.054 2.638 2.735 -11,7Industria in senso stretto 13.685 12.874 10.551 10.440 -23,7Costruzioni 2.867 2.665 2.158 2.076 -27,6Servizi 49.486 47.878 45.672 46.323 -6,4Fonte: Elaborazioni Confindustria e SRM su dati Istat e SvimezLa crisi economica globale ha particolarmente inciso sugli investimenti, in costante riduzione fino al 2009,con una leggera ripresa nel 2010; tra il 2007 e il 2010 gli investimenti sono risultati in calo del 10,8% nelMezzogiorno e del 13,9% nel Centro-Nord. Nel Mezzogiorno, l’impatto del calo degli investimenti è statoparticolarmente intenso nelle costruzioni (-27,6%) e nell’industria in senso stretto (-23,7%) 9
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012 Focus CrisiTab. IV – Andamento delle imprese attive dal 2007 al 2011 Var % 2011 su 2007 2008 2009 2010 2011 2007Abruzzo 131.496 132.511 132.460 132.873 133.066 1,2Molise 32.708 32.789 32.513 32.576 32.152 -1,7Campania 460.245 473.117 476.229 474.134 472.526 2,7Puglia 340.694 342.636 338.598 340.150 338.332 -0,7Basilicata 55.397 55.674 55.287 55.060 54.320 -1,9Calabria 155.075 157.191 156.923 157.373 156.995 1,2Sicilia 394.498 394.116 388.372 383.098 380.715 -3,5Sardegna 150.145 150.947 149.275 148.429 147.645 -1,7Centro-Nord 3.454.663 3.577.123 3.553.874 3.558.241 3.559.764 3,0Mezzogiorno 1.720.258 1.738.981 1.729.657 1.723.693 1.715.751 -0,3Italia 5.174.921 5.316.104 5.283.531 5.281.934 5.275.515 1,9Fonte: Elaborazioni Confindustria e SRM su dati MovimpreseAnche l’andamento del numero di imprese attive nel Mezzogiorno (costantemente in crescita fino al 2008) èrisultato negativo a partire dal 2009 e per i due anni successivi; il saldo del numero di imprese attive tra il2007 e il 2011 risulta negativo, nel Mezzogiorno, per circa 4.500 unità. Viceversa, nel Centro-Nord tra il2007 e il 2011 le imprese attive sono aumentate di oltre 100 mila unità (+3%). La regione che ha registrato ilmiglior saldo positivo tra il 2007 e il 2011 è la Campania (+2,7 %): la regione con il peggior saldo negativo (-3,5 %) è la Sicilia, che ha perso tra il 2007 e il 2009 circa 14.000 imprese. 10
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012 Focus CrisiTab V. - Andamento del fatturato delle imprese manifatturiere tra il 2007 ed il 2010 Var % 2009 su 2007 Var % 2010 su 2007Abruzzo -22,8 -11,8Basilicata -4,9 -12,3Calabria -3,1 -2,8Campania -6,5 0,0Molise -26,2 -23,9Puglia -10,3 -5,6Sardegna -25,7 10,0Sicilia -10,8 -0,7Mezzogiorno -14,5 -2,8Centro-Nord -16,0 -5,6Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su SRM-Rassegna Economica 1 2011 (elaborazioni su dati AIDA/BVDEP)Tab. VI – Andamento del RoE delle imprese manifatturiere tra il 2007 ed il 2010 Differenza 2007 2008 2009 2010 2010 su 2007Abruzzo 8,7 1,7 1,6 5,8 -2,9Basilicata 3,5 -1,8 8,2 7,7 4,2Calabria 2,8 6,7 4,0 -4,8 -7,5Campania 2,1 3,1 -2,0 2,0 -0,1Molise -2,5 2,9 2,7 3,7 6,2Puglia 2,1 -0,1 0,0 0,0 -2,1Sardegna 16,6 6,3 -9,9 -9,6 -26,2Sicilia 7,4 3,8 1,7 0,6 -6,8Mezzogiorno 6,5 2,5 -0,5 1,4 -5,0Centro-Nord 8,7 5,0 0,8 4,5 -4,2Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su SRM-Rassegna Economica 1 2011 (elaborazioni su dati AIDA/BVDEP)Le elaborazioni sui dati di bilancio delle imprese manifatturiere italiane evidenziano che tra il 2007 ed il2010 il fatturato è risultato in calo sia nel Mezzogiorno (-2,8%) che nel Centro-Nord (-5,6%); Tra le regionimeridionali, I risultati peggiori si registrano per le aziende manifatturiere di Molise (-23,9%) e Basilicata (-12,3%); positivo il dato relativo alle imprese manifatturiere in Sardegna.La redditività delle imprese manifatturiere meridionali è progressivamente peggiorata tra il 2007 ed il 2009,con una ripresa nel 2010. Nel complesso, tra il 2007 ed il 2010 il Return on Equity (RoE) nel compartomanifatturiero meridionale è peggiorato di 5 punti percentuali e del 4,2% nel Centro-Nord. La regionemeridionale che ha subito il peggioramento maggiore del RoE nel periodo 2007-2010 è la Sardegna (-26,2%), ma l’andamento risulta molto influenzato dalla volatilità del prezzo del petrolio (settore moltopresente in regione). 11
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012 Focus CrisiTab VII – Tempi di pagamento delle aziende sanitarie locali (giorni); 2007-2010 var. 2007- 2007 2008 2009 2010 Posizione 2010Centro-Nord 244 206 186 189 - -55Piemonte 284 269 258 241 9 -44Valle d’Aosta 112 117 122 127 17 15Lombardia 232 172 129 118 18 -114Trentino A. A. 100 95 91 96 19 -4Veneto 254 236 232 249 8 -5Friuli V.G. 92 80 79 87 20 -5Liguria 272 203 174 170 13 -102Emilia Romagna 373 320 270 273 7 -101Toscana 178 190 204 226 11 48Umbria 198 165 139 155 14 -44Marche 305 168 134 130 16 -175Lazio 524 454 400 398 4 -126Mezzogiorno 445 401 401 431 - -14Abruzzo 345 277 200 193 12 -152Molise 882 726 627 755 2 -128Campania 679 577 625 661 3 -18Puglia 295 352 390 349 5 54Basilicata 215 172 184 150 15 -66Calabria 527 564 700 793 1 267Sicilia 306 290 221 240 10 -66Sardegna 307 250 260 308 6 1Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su Ufficio Studi Confartigianato; dati Corte dei Conti e AssobiomedicaUn elemento che contribuisce a generare crisi di liquidità nelle aziende è il ritardo dei pagamenti da partedella Pubblica Amministrazione. In particolare, i tempi di pagamento delle aziende sanitarie locali (ASL),nonostante la generale riduzione avvenuta tra il 2007 ed il 2010, restano molto elevati specie conriferimento alle regioni meridionali che occupano le prime posizioni nella graduatoria nazionale dei ritardidei tempi di pagamento. La Calabria, regione che ha registrato un aumento considerevole dei tempi medi dipagamento delle ASL nel corso dei 4 anni esaminati, nel 2010 registra un valore medio di 793 giorni (valorequasi 10 volte superiore a quello del Friuli Venezia Giulia, regione più virtuosa in quest’ambito); moltoelevati anche i tempi medi di pagamento in Molise (755 giorni) ed in Campania (661 giorni). 12
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012 Focus CrisiTab. VIII – Andamento delle esportazioni tra il 2007 ed il 2011 (valori in miliardi di euro) Var % 2010 su 2011 (primi Var % 2011 su 2007 2007 2008 2009 2010 2007 nove mesi) (primi nove mesi)Centro-Nord 316,5 318,7 255,4 294,4 -7,0 244,0 3,7Mezzogiorno 41,5 43,4 30,7 39,0 -6,1 32,3 6,3Italia 364,7 369,0 291,7 337,3 -7,5 279,7 3,4Abruzzo 7,3 7,6 5,2 6,3 -13,5 5,5 0,3Molise 0,6 0,6 0,4 0,4 -33,7 0,3 -32,8Campania 9,4 9,4 7,9 8,9 -5,4 7,0 1,4Puglia 7,2 7,4 5,7 6,9 -3,8 6,1 16,8Basilicata 2,1 2,0 1,5 1,4 -31,3 1,1 -29,1Calabria 0,4 0,4 0,3 0,3 -20,0 0,3 -20,5Sicilia 9,7 10,0 6,2 9,3 -3,9 8,1 14,5Sardegna 4,7 5,9 3,3 5,3 11,6 4,0 16,3Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatIl crollo del commercio mondiale ha avuto un forte impatto sulle esportazioni italiane: nel 2009 sono calatedel 20,9% rispetto al 2008 in Italia e del 29,3% nel Mezzogiorno, mentre la ripresa del 2010 non è statasufficiente a recuperare i valori persi nell’anno precedente. Le ultime stime indicano che solo a fine 2011 ilvalore delle esportazioni, si sta ravvicinando ai livelli pre-crisi del 2007. Gli ultimi dati regionali disponibili (alterzo trimestre 2011) indicano, tuttavia, che in tre regioni del Mezzogiorno (Molise, Basilicata e Calabria) ilvalore dell’export risulta ancora molto inferiore a quello registrato nello stesso periodo del 2007. 13
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012 Focus CrisiTab. IX – Andamento degli occupati tra il 2007 ed il 2011 (valori in migliaia) Var % 2011 su 2007 2008 2009 2010 2011* 2007Abruzzo 502 518 494 494 506 0,7Molise 112 114 111 108 107 -4,7Campania 1.719 1.681 1.612 1.584 1.570 -8,6Puglia 1.284 1.287 1.238 1.223 1.235 -3,8Basilicata 195 196 191 185 188 -3,3Calabria 602 595 586 573 570 -5,3Sicilia 1.488 1.480 1.464 1.440 1.433 -3,8Sardegna 613 611 592 593 606 -1,1Mezzogiorno 6.516 6.482 6.288 6.201 6.216 -4,6Centro-Nord 16.706 16.923 16.737 16.671 16.756 0,3Italia 23.222 23.405 23.025 22.872 22.972 -1,1Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Istat* media degli occupati dei primi tre trimestriGraf. VI – Differenza tra gli occupati del 2011 e del 2007 (valori in migliaia) 4 Abruzzo -5 Molise -149 Campania -48 Puglia -7 Basilicata -32 Calabria -56 Sicilia -7 Sardegna -300 Mezzogiorno 50 Centro-Nord -350 -300 -250 -200 -150 -100 -50 0 50 100 Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatMentre nel Mezzogiorno il numero di occupati ha registrato un calo già a partire dal 2008, con una perditadi posti di lavoro di circa 300mila unità nell’arco del periodo 2007-2011, nel Centro-Nord l’occupazione iniziaa diminuire solo a partire dal 2009 registrando, nel periodo 2007-2011, un saldo positivo pari a circa 50milaunità. Tra le regioni meridionali, la Campania è quella che ha subito la perdita maggiore di posti di lavoro:nell’arco di tempo considerato circa la metà dell’occupazione persa nel Mezzogiorno ha riguardato laCampania. 14
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012 Focus CrisiTab. X – Andamento della Cassa Integrazione Guadagni (CIG) tra il 2007 ed il 2011 (milioni di ore) 2007 2008 2009 2010 2011 Abruzzo 7,4 6,4 35,3 33,3 29,3 Molise 1,0 1,0 2,9 4,8 4,9 Campania 20,5 23,0 44,5 59,1 61,2 Puglia 13,2 15,6 40,6 71,3 52,1 Basilicata 3,2 5,9 8,8 11,1 11,3 Calabria 4,5 4,0 6,4 11,0 17,0 Sicilia 8,8 8,7 15,5 22,2 25,8 Sardegna 4,6 5,9 10,1 13,3 20,9 Centro-Nord 120,4 157,3 750,0 977,6 731,0 Mezzogiorno 63,3 70,4 164,1 226,1 222,5Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati InpsGraf. VII – Differenza tra le ore di Cassa Integrazione Guadagni nel 2010 e nel 2007 (milioni di ore) Abruzzo 21,9 Molise 3,9 Campania 40,6 Puglia 38,9 Basilicata 8,2 Calabria 12,5 Sicilia 16,9 Sardegna 16,3 Mezzogiorno 159,2 0 20 40 60 80 100 120 140 160 180 Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati InpsAd arginare in parte l’emorragia occupazionale ha contribuito il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni(CIG) che tra il 2007 ed il 2010 ha registrato una crescita esponenziale del numero di ore autorizzate, fino adoltre un miliardo di ore in Italia nel 2010 (contro 180 milioni circa nel 2007); nel 2011 il ricorso alla CIG siriduce, in modo più netto nel Centro-Nord, ma solo marginalmente nel Mezzogiorno (-1,6% rispetto ai valorirecord del 2010). Nel complesso, tra il 2007 ed il 2011, nel Mezzogiorno c’è stato un aumento di circa 159milioni di ore autorizzate, con Campania (+40,6 milioni) e Puglia (+39 milioni circa) ai primi due posti. 15
    • Check up Mezzogiorno marzo 20121. L’indice di sviluppo e gli obiettivi di Europa 2020Tab. 1.1 - L’indice sintetico di sviluppo provinciale* Indice Indice sintetico sintetico di Provincia Graduatoria di sviluppo Provincia Graduatoria sviluppo (Italia = 100) (Italia = 100)Milano 1 145,16 Vercelli 28 109,64Rimini 2 139,14 Padova 29 109,27Trieste 3 136,87 Belluno 30 108,98Verona 4 135,29 Biella 31 108,78Ravenna 5 134,33 Livorno 32 108,08Aosta 6 131,96 Forlì-Cesena 33 108,00Bologna 7 125,83 Bolzano/Bozen 34 107,69Parma 8 122,35 Varese 35 107,68Reggio Emilia 9 122,04 Cremona 36 107,33Mantova 10 121,81 Genova 37 105,77Brescia 11 121,76 Gorizia 38 105,32Modena 12 121,06 Pordenone 39 105,14Udine 13 117,25 Arezzo 40 104,51Novara 14 117,19 Pavia 41 104,48Firenze 15 116,10 Lecco 42 104,24Roma 16 116,02 Terni 43 104,24Vicenza 17 116,00 Perugia 44 103,65Trento 18 114,74 Venezia 45 103,63Alessandria 19 114,48 Pesaro e Urbino 46 103,11Torino 20 112,61 Como 47 102,35Treviso 21 112,05 Verbania 48 101,51Lucca 22 111,88 Savona 49 101,30Ancona 23 110,70 Sondrio 50 100,20Cuneo 24 110,66 Cagliari 51 100,09Siena 25 110,20 Prato 52 99,41Bergamo 26 109,90 Ferrara 53 99,10Piacenza 27 109,83 Siracusa 54 98,96* L’indice è stato costruito a partire da 15 variabili economico sociali di baseFonte: Confindustria, Indicatori Economici e sociali regionali e provinciali, SIPI, Roma, 2010 16
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 1.1 - L’indice sintetico di sviluppo provinciale* Segue Tab. 1.1 Indice Indice sintetico sintetico di Provincia Graduatoria di sviluppo Provincia Graduatoria sviluppo (Italia = 100) (Italia = 100)Pisa 55 98,78 Rieti 82 77,43Pistoia 56 98,76 Nuoro 83 76,55Chieti 57 98,17 Messina 84 75,32Asti 58 98,01 Catania 85 74,90Lodi 59 97,99 Potenza 86 74,75Carbonia-Iglesias 60 97,03 Salerno 87 72,90Rovigo 61 95,90 Lecce 88 72,48Massa Carrara 62 95.69 Reggio Calabria 89 72,40Ascoli Piceno 63 95,42 Oristano 90 72,06La Spezia 64 95,16 Avellino 91 71,81Macerata 65 95,06 Napoli 92 70,33Teramo 66 92,64 Matera 93 69,72Imperia 67 91,99 Palermo 94 69,43Pescara 68 91,02 Trapani 95 69,21Grosseto 69 90,86 Cosenza 96 67,13Latina 70 90,13 Ogliastra 97 67,07Olbia Tempio 71 87,55 Catanzaro 98 66,78LAquila 72 87,22 Medio Campidano 99 66,40Frosinone 73 84,84 Benevento 100 66,15Sassari 74 84.83 Foggia 101 65,39Brindisi 75 81,55 Caltanissetta 102 65,37Taranto 76 80,32 Agrigento 103 63,76Viterbo 77 80,16 Caserta 104 62,07Bari 78 80,07 Crotone 105 62,07Campobasso 79 78,55 Vibo Valentia 106 61,36Isernia 80 78,16 Enna 107 61,24Ragusa 81 78,09* L’indice è stato costruito a partire da 15 variabili economico sociali di baseFonte: Confindustria, Indicatori Economici e sociali regionali e provinciali, SIPI, Roma, 2010L’indice sintetico di sviluppo calcolato dall’Area Mezzogiorno di Confindustria con riferimento ai dati del2009, che sintetizza il livello di sviluppo di un territorio sulla base di un set di indicatori economici e sociali,evidenzia come le prime posizioni della graduatoria siano coperte tutte da province settentrionali, e che pertrovare la prima provincia del Mezzogiorno bisogna spingersi al 51° posto occupato da Cagliari con un indicepari a 100,09 (di poco superiore alla media nazionale Italia =100). Ben 15 province del Mezzogiornopresentano valori dell’indicatore inferiori di 30 punti rispetto alla media nazionale, e di 45 punti rispetto allamedia del Centro-Nord. Il ritardo complessivo del Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord è di poco inferiore ai40 punti percentuali. 17
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 1.2 - Gli obiettivi italiani di Europa 2020: la situazione attuale in Italia e nel Mezzogiorno (2010) Europa 2020 - Obiettivo Italia Italia Mezzogiorno ObiettivoTasso di occupazione (%) 75 67-69 61,1 47,7Spesa in Ricerca e Sviluppo (% del PIL) 3,00 1,53 1,26 0,9 *Emissioni di Co2 (1990 = 100) 80 87 95 * n.d.Incidenza delle energie rinnovabili sul 20 17,0 8,9 * n.d.consumo totale di energia (2009) (%)Intensità dellenergia (Chilogrammi dipetrolio equivalente per mille euro - -20 -13,4 -5,4 n.d.Variazione %)Giovani che abbandonano 10,0 15-16 18,8 22,3prematuramente gli studi (%)Popolazione in età 30-34 anni che haconseguito un titolo di studio >40 26-27 19,8 15,6universitario (%)Persone a rischio povertà o esclusione -20.000 -2.200 14.742 8.463*sociale (migliaia di persone)Fonte: Elaborazioni SRM e Confindustria Mezzogiorno su dati Istat, Eurostat e Commissione Europea*2009Tab. 1.3 - Obiettivi di crescita intelligente e solidale nel Mezzogiorno: la situazione delle Regioni (2010) Spesa in Tasso di Giovani che Popolazione in età 30 -34 Persone a rischio Ricerca e occupazione abbandonano con un titolo di studio povertà o esclusione Sviluppo (età 20-64) (%) gli studi** (%) universitario (%) sociale (migliaia)* (% del PIL)*Europa 2020 - 75 3 10 >40 -20.000ObiettivoObiettivo 67-69 1,53 15-16 26-27 -2.200ItaliaMezzogiorno 47,7 0,9 22,3 15,6 8.464Abruzzo 59,7 1,0 13,5 20,9 347Molise 55,2 0,5 13,5 24,4 112Campania 43,7 1,3 23,0 12,9 2.487Puglia 48,2 0,8 23,4 15,4 1.454Basilicata 51,3 0,7 15,1 19,8 246Calabria 46,1 0,4 16,2 19,2 842Sicilia 46,6 0,8 26,0 14,6 2.486Sardegna 54,6 0,7 23,9 16,8 490Fonte: elaborazioni SRM e Confindustria Mezzogiorno su dati Istat, Eurostat e Commissione Europea(*) 2009(**)Popolazione 18-24 anni con al più la licenza media, che non ha concluso un corso di formazione professionale riconosciuto dalla Regione didurata superiore ai 2 anniIl percorso dell’Italia verso il raggiungimento degli 8 obiettivi di Europa 2020 è ancora lungo, e i vincolistringenti sul bilancio dello Stato ne determineranno probabilmente un rallentamento; in alcuni casi gliobiettivi sono già stati ridimensionati per il nostro Paese rispetto al disegno originario. Per quanto concerneil Mezzogiorno, gli obiettivi di crescita solidale (gli unici, insieme al target di spesa in Ricerca e Sviluppo, per iquali è possibile il calcolo degli indicatori a livello sub-nazionale), sono ancora più lontani rispetto al valoreItalia. In particolare, il tasso di occupazione fa registrare un valore inferiore di circa 20 punti rispettoall’obiettivo italiano. Tra le regioni meridionali la Campania è quella più lontana dai target nazionali diEuropa 2020 per 2 dei 4 indicatori tasso di occupazione e quota di laureati nella fascia di popolazione tra i30 e i 34 anni) mentre esprime la quota più alta tra le regioni meridionali relativamente alla spesa in Ricercae Sviluppo sul Pil. 18
    • Check up Mezzogiorno marzo 20122. I dati macroeconomiciTab. 2.1 - Pil per abitante in PPA* (Indice Ue27=100): confronto tra regioni italiane e Paesi UE (valoriPercentuali)Paese/area 2007 2008 Paese/area 2007 2008Ue-27 100,0 100,0 Provincia Autonoma Bolzano/Bozen 134,8 136,7Lussemburgo 274,4 278,9 Lombardia 134,8 133,5Olanda 132,4 133,5 Emilia-Romagna 128,0 127,1Irlanda 147,2 132,7 Lazio 122,4 122,7Austria 122,8 123,9 Provincia Autonoma Trento 122,0 122,3Danimarca 122,4 122,7 Veneto 121,6 121,5Svezia 124,4 122,3 Valle dAosta/Vallée dAoste 119,6 120,7Finlandia 117,2 117,5 Friuli-Venezia Giulia 116,8 116,3Germania 115,6 115,5 Piemonte 113,6 113,5Belgio 115,6 114,7 Toscana 113,2 113,5Regno Unito 116,0 114,3 Liguria 106,8 108,0Francia 108,0 106,4 Marche 105,6 105,6Italia 103,6 103,6 Umbria 96,8 97,2Spagna 104,8 103,2 Abruzzo 85,2 85,3Cipro 92,4 97,2 Molise 78,4 80,1Grecia 91,6 93,6 Sardegna 78,4 78,5Slovenia 88,4 90,8 Basilicata 75,2 76,1Repubblica Ceca 79,6 80,5 Puglia 67,2 67,3Malta 77,2 77,7 Sicilia 66,0 66,1Portogallo 78,4 77,7 Campania 66,0 65,3Slovacchia 68,0 72,1 Calabria 66,0 65,3Estonia 69,2 67,7Ungheria 62,4 64,5 Mezzogiorno 68,9 68,8Lituania 58,8 61,0 Centro Nord 122,3 122,1Lettonia 55,6 56,2Polonia 54,4 56,2Romania 41,6 46,6Bulgaria 40,4 43,4* Parità di Potere di AcquistoFonte. Elaborazione Confindustria e SRM su dati EurostatNel 2008 il Pil per abitante in Italia è stato pari al 103,6% della media UE a 27, restando sostanzialmenteinvariato rispetto all’anno precedente. Resta forte la distanza tra Centro-Nord e Sud con indicatoririspettivamente pari a 122,1% e 68,8%. Continua invece il processo di convergenza di alcuni paesi europei(Slovacchia, Ungheria, Lituania etc.) i cui valori si avvicinano ormai a quello registrato nel Mezzogiorno. Perquanto riguarda le singole regioni meridionali, cresce il Pil pro capite in Abruzzo, Molise, Sardegna,Basilicata, Puglia e Sicilia, mentre scende in Campania e Calabria che presentano anche i valori più bassi trale regioni italiane (65,3%). 19
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf.2.1 - Andamento del Pil per abitante nel Mezzogiorno (indice Centro-Nord e UE 27 = 100) 76 60 75 59 74 58 73 72 57 71 56 70 55 69 68 54 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Mezz/ UE 27 (scala sinistra) Mezz / CN (scala destra) * Centro Nord (prezzi correnti); UE27 (prezzi correnti) Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Eurostat ed Istat; dati Svimez per il 2010Tab 2.2 - Principali indicatori economici nel Centro-Nord e nel Mezzogiorno nel 2010 Mezzogiorno Centro-Nord Tasso medio di Tasso medio di Valore variazione 2001- Valore variazione 2001- 2010 2010Pil (milioni di euro) 364.998 0,0 1.182.403 0,4Popolazione al 31 dicembre (migliaia) 20.913 0,2 39.714 0,9Pil per abitante (euro) 17.466 -0,2 29.869 -0,5Investimenti fissi lordi (milioni di euro) 78.110 0,0 223.176 0,0Consumi delle famiglie (milioni di euro) 252.836 -0,1 688.674 0,5Produttività* (euro) 50.214 0,1 60.336 -0,1*Valore aggiunto / Unità di lavoroFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Istat e SvimezIl Pil pro capite del Mezzogiorno, fatto cento quello medio dell’Unione Europea a 27, nel 2010 si attesta aquota 71,6; dopo essere aumentato tra il 2007 ed il 2009, l’indicatore subisce una nuova flessione nel 2010.Nel complesso il gap fra il Pil pro capite del Mezzogiorno e quello dell’ UE a 27 è cresciuto nel corsodell’intero periodo esaminato. Al contrario, si assiste ad una riduzione della distanza dalle regioni centro-settentrionali (con l’indicatore passato dal 56 nel 1997 a 58,5 nel 2010), soprattutto grazie al differenteandamento della popolazione , che al Sud cresce solo dello 0,2 % nel periodo, mentre al Centro Nord crescedello 0,9%. Così, mentre il Pil pro capite del Mezzogiorno si è ridotto in media dello 0,2% tra il 2001 e il 2010,nel Centro-Nord c’è stata una riduzione dello 0,5%. Anche la produttività nel Mezzogiorno ha subito unandamento meno negativo nel periodo considerato; tuttavia, il gap resta elevato, segnando un valoreaggiunto di 50 mila euro per unità lavorativa nel Mezzogiorno e di circa 60 mila euro nel Centro-Nord. Nelcomplesso, tra il 2001 e il 2010 non ci sono state variazioni di rilievo nei principali indicatori economicimeridionali segnalando, così, una perdurante fase di stagnazione. 20
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 2.2 - Tasso di crescita del Pil (*) nel Centro-Nord e nel Mezzogiorno, 1996-2010 valori percentuali 6 4 2 0 -2 -4 -6 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 Mezzogiorno Centro Nord Differenziale di crescita (Mezzogiorno-Italia)(*) Elaborazione su valori concatenatiFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatGraf.2.3 – Produttività del Mezzogiorno, 1995-2010 (Centro-Nord=100) 84 83,5 83,2 83 82,0 82 81,2 81,2 81,3 81,0 81 80,8 80,6 80,5 80,4 80,5 80,2 80,2 80,1 80 79,5 79 78 77 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Mezzogiorno Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Istat e SvimezLa dinamica del Pil nel corso del periodo analizzato evidenzia per il Mezzogiorno due diversi diverse fasi: sirileva, in generale, un differenziale di crescita positivo rispetto al Centro-Nord fino al 2001, anno a partiredal quale diventa costantemente negativo fino al 2007. Nel 2008 e nel 2009 il Pil delle regioni meridionali equello delle regioni centro-settentrionali presentano variazioni negative: in particolare, nel 2009 il Pil delMezzogiorno si riduce del 4,3%, quello del Centro-Nord del 5,3%. I dati del 2010 evidenziano una ripresa piùspinta nelle regioni del Centro-Nord (+1,7%) che in quelle del Mezzogiorno.Per quanto concerne la produttività del lavoro del Mezzogiorno, dopo il calo verificatosi tra il 1999 e il 2002,l’indice (fatto 100 il Centro-Nord) è tornato a crescere portandosi a 83,5 nel 2009, con un miglioramento dicirca 3 punti rispetto al 2002: l’indice, tuttavia, torna a scendere nel 2010. 21
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 2.4 – Investimenti fissi lordi totali per ripartizione, 1995-2010 (valori concatenati, Indice 1995=100) 140 135 130 125 120 115 110 105 100 95 90 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Mezzogiorno Centro Nord Italia Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Istat e SvimezTab. 2.3 – Investimenti fissi lordi per branca proprietaria nel Mezzogiorno e nel Centro-Nord (2000-2010) Mezzogiorno Centro-Nord Valore al 2010 Valore al 2010 (milioni di euro Var % sul 2000* (milioni di euro Var % sul 2000* correnti) correnti)Agricoltura, Silvicoltura e Pesca 3.485 -13,3 7.231 -13,1Industria in senso stretto 12.897 -29,4 59.661 -10,1Costruzioni 2.555 -30,3 7.179 -6,7Servizi 59.174 12,7 149.105 3,4Totale 78.110 -0,8 223.176 -1,6* Variazione calcolata su valori concatenati (anno di riferimento 2000)Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati SvimezA partire dal 1997 e fino al 2001, gli investimenti fissi lordi nel Mezzogiorno sono cresciuti ad un ritmomaggiore rispetto a quelli del Centro-Nord; successivamente a tale data e fino al 2007 la crescita è statainvece inferiore. Tra il 2007 ed il 2009 in entrambe le aree si osservano gli effetti della crisi con un indice cheper il Mezzogiorno si è portato da 133,6 a 118, valore inferiore a quello registrato nel 2000 (119,6). Sia nelMezzogiorno che nel Centro-Nord gli investimenti fissi lordi tornano a crescere nel 2010. L’analisi perbranca proprietaria evidenzia che, tra il 2000 ed il 2010, il Mezzogiorno ed il Centro-Nord hanno registratoun calo simile degli investimenti nel settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (circa -13%). Per quantoriguarda l’Industria in senso stretto e le costruzioni, gli investimenti fissi lordi hanno, invece, manifestatouna riduzione molto più marcata nelle regioni meridionali che in quelle centro-settentrionali; al contrario,maggiore è stata la crescita degli investimenti nel settore dei servizi nel Mezzogiorno (+12,7% a fronte di+3,4% nel Centro-Nord). 22
    • Check up Mezzogiorno marzo 20123. Le imprese: aspetti reali e finanziariTab. 3.1 - Imprese per classi di addetti nel 2009: confronto tra regioni italiane e Paesi dell’UE a 27 (valoripercentuali) 250 e 50- 250 e 1-9 10-49 50-249 1-9 10-49 oltre 249 oltreUe-27 80,8 14,7 3,7 0,8 Piemonte 81,0 15,9 2,6 0,5Austria 71,9 20,6 5,8 1,8 Valle dAosta 88,7 10,0 1,0 0,3Belgio* 81,3 14,1 3,6 0,9 Lombardia 76,9 19,5 3,2 0,5Bulgaria 73,0 20,0 5,9 1,0 Liguria 87,0 11,7 1,1 0,2Cipro 87,6 10,6 1,6 0,2 Trentino-Alto Adige 81,7 15,4 2,5 0,4Croazia 85,2 11,3 2,8 0,7 Veneto 76,3 20,3 3,1 0,4Danimarca* 70,8 21,4 6,5 1,4 Friuli-Venezia Giulia 75,8 20,3 3,4 0,5Estonia 69,2 21,9 7,7 1,1 Emilia-Romagna 78,1 18,6 2,8 0,5Finlandia 82,0 13,3 3,7 1,0 Toscana 84,3 14,3 1,2 0,1Francia 84,1 12,2 3,0 0,8 Umbria 81,8 15,9 2,0 0,3Germania 60,5 28,4 8,9 2,2 Marche 78,3 19,2 2,3 0,2Grecia 95,1 3,8 0,9 0,2 Lazio 88,4 10,2 1,2 0,2Irlanda 49,6 36,1 11,3 3,0 Abruzzo 83,5 14,3 1,9 0,3Italia 81,9 15,6 2,1 0,3 Molise 88,3 10,2 1,3 0,1Lettonia 75,5 18,4 5,4 0,7 Campania 87,4 11,3 1,1 0,1Lituania 76,9 16,8 5,4 0,8 Puglia 86,9 12,1 0,9 0,1Lussemburgo 64,1 23,8 9,2 3,0 Basilicata 89,1 9,8 1,0 0,1Norvegia 80,3 15,1 3,8 0,7 Calabria 93,2 6,4 0,4 0,0Olanda 77,9 16,5 4,8 0,8 Sicilia 91,3 8,2 0,5 0,0Polonia 87,5 8,0 3,6 0,9 Sardegna 91,1 8,2 0,6 0,1Portogallo 81,8 14,9 3,0 0,3Regno Unito 75,4 18,2 5,2 1,2 Centro-Nord 79,7 17,4 2,5 0,4Repubblica Ceca 91,5 6,0 2,0 0,5 Mezzogiorno 88,6 10,4 0,9 0,1Romania 73,4 19,4 5,9 1,4Slovacchia 48,8 35,6 12,2 3,4Slovenia 87,1 9,0 3,1 0,7Spagna 81,1 15,9 2,6 0,5Svezia 87,2 9,4 2,6 0,7Ungheria 85,4 10,8 3,1 0,7* dati del 2008Fonte: Elaborazione SRM su dati Eurostat e IstatLa distribuzione delle imprese per classi di addetti nel 2009 rimarca ancora una volta la vasta presenza inItalia di imprese di piccola dimensione (81,9%, in aumento rispetto all’81,3% del 2008) anche conriferimento del valore medio dell’UE a 27 (79,1%). Nel Mezzogiorno le imprese si distribuiscono con unaquota maggiore nella classe tra 1 e 9 addetti (88,6%, rispetto al 79,7% del Centro Nord). Particolarmentesottodimensionate sono le imprese in Calabria (il 93,2% si colloca nella classe 1-9) e in Sicilia (91,3%). 23
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 3.1 – Tassi di crescita delle imprese 2005-11(*): confronto fra Mezzogiorno e Centro-Nord 4 3,5 3 2,7 2 1,2 1,0 1,1 1,1 0,9 0,8 1 0,5 0,5 0,3 0,1 0,04 0 -0,1 -0,03 -0,1 -0,6 -0,5 -0,6 -0,3 -0,5 -1 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Centro Nord Mezzogiorno Italia(*) Imprese attiveFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati MovimpreseTab. 3.2 - Imprese attive e società di capitali nelle regioni meridionali, 2010 e 2011 (valori assoluti evariazioni percentuali) Imprese attive Società di capitali 2010 2011 Variazione % 2010 2011 Variazione %Abruzzo 132.873 133.066 0,1 17.742 18.743 5,6Molise 32.576 32.152 -1,3 3.287 3.495 6,3Campania 474.134 472.526 -0,3 81.596 83.495 2,3Puglia 340.150 338.332 -0,5 40.859 42.935 5,1Basilicata 55.060 54.320 -1,3 4.956 5.413 9,2Calabria 157.373 156.995 -0,2 15.268 16.139 5,7Sicilia 383.098 380.715 -0,6 41.504 43.931 5,8Sardegna 148.429 147.645 -0,5 17.275 17.924 3,8Centro-Nord 3.558.241 3.559.764 0,04 706.853 721.874 2,1Mezzogiorno 1.723.693 1.715.751 -0,5 222.487 232.075 4,3Italia 5.281.934 5.275.515 -0,1 929.340 953.949 2,6Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati MovimpreseLa dinamica del tasso di crescita del numero di imprese attive evidenzia un progressivo rallentamento tra il2005 ed il 2006 sia nel Mezzogiorno che nel resto dell’Italia, seguito poi nel 2008 da una netta ripresa(+3,5% nel Centro-Nord e +1,1% nel Mezzogiorno). In contrazione risulta, invece, l’andamento del numero diimprese attive nel 2009, nel 2010 e nel 2011, anno in cui si registra una riduzione dello -0,5% per ilMezzogiorno e una invarianza per il Centro-Nord.Ciò è dovuto in modo particolare alle riduzioni che si sono verificate in Sicilia (-0,6%), in Campania (-0,3%) ein Puglia (-0,5%). Si registra viceversa, un trend positivo per le società di capitali che mostrano tassi divariazione positivi in tutte le regioni del Mezzogiorno e superiori a quelli registrati in media nel Centro-Nord. 24
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 3.2 – Composizione delle imprese per forma giuridica, 2011 ( valori percentuali) 100 2,1 3,0 2,4 80 58,3 62,5 60 71,2 40 19,3 17,1 20 12,4 20,3 13,5 18,1 0 Centro Nord Mezzogiorno Italia Società di Capitali Società di Persone Ditte Individuali Altre Forme GiuridicheFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati MovimpreseI dati sulla forma giuridica delle imprese attive al IV trimestre del 2011, confermano la forte prevalenza diditte individuali nel Mezzogiorno (71,2% rispetto al 58,3% del Centro-Nord) e un’incidenza delle società dicapitali che non va oltre il 13,5% (20,3% nel Centro-Nord). 25
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 3.3 - Unità locali e dimensione media nei settori manifatturieri (2009) Mezzogiorno Italia Dimensione Dimensione Settori Unità locali media delle Unità locali media delle unità locali (*) unità localiAlimentare, bevande e tabacco 27.896 4,5 64.417 6,7Tessile, abbigliamento e concia 14.794 5,7 75.203 7,2Mobili ed industria del legno 14.498 3,7 60.131 5,3Industria della carta 5.852 4,7 23.616 7,7Chimico e farmaceutico 1.354 12,9 6.919 26,3Prodotti in petrolio, gomma e plastica 2.463 12,8 13.835 14,9Prodotti da minerali non metalliferi 10.632 5,5 28.678 8,1Metallurgia e prodotti in metallo 20.519 6,0 89.612 8,2Macchine ed apparecchiature elettriche e 4.828 11,6 47.089 16,1meccanicheMezzi di trasporto 1.310 53,8 6.715 41,0Altre industrie manifatturiere 16.292 3,4 73.431 4,0Totale Manifatturiero 120.438 5,8 489.646 8,5 Var. % 2009 su 2008 -6,3 - -5,3 - (*) Numero medio di addetti per unità localeFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Istat (archivio ASIA)Nel 2009, le unità locali del manifatturiero meridionale presentano una dimensione media (5,8 addetti perunità locale) notevolmente inferiore a quella rilevata a livello nazionale (8,5). I settori con gli stabilimenti inmedia più grandi sono quello dei mezzi di trasporto (53,8 addetti contro un valore medio italiano di 41, ilchimico-farmaceutico (12,9; 26,3 per l’Italia) e quello dei prodotti derivanti dal petrolio (12,8 addetti; 14,9 inItalia). Nel complesso il numero delle unità locali nel manifatturiero è calato del 6,3% nel Mezzogiorno e del5,3% nel Centro-Nord nel 2009 rispetto al dato del 2008; la dimensione media è, viceversa, rimasta stabile. 26
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 3.3 –Specializzazioni settoriali nel Mezzogiorno rispetto agli addetti nelle unità locali (2009) (*) 2,0 1,8 1,7 1,6 1,5 1,5 1,4 1,2 1,1 1,0 1,0 Italia = 1 1,0 0,9 0,9 0,9 0,8 0,6 0,6 0,4 0,4 0,2 0,0 (*) Indice costruito calcolando il rapporto tra l’incidenza percentuale degli addetti del settore nel manifatturiero meridionale ed il medesimo valore nel manifatturiero italiano. Valori maggiori di 1 indicano una specializzazione in quel settore. Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Istat (archivio ASIA)Il Mezzogiorno presenta una specializzazione occupazionale molto elevata nel settore alimentare con unindice pari a 1,7; seguono l’industria di prodotti non metalliferi (1,5) e quella dei mezzi di trasporto (1,5). Ilmobilio e il metallurgico incidono allo stesso modo sul totale degli addetti in Italia e nel Mezzogiorno. Ilmanifatturiero meridionale, infine, è meno specializzato nel chimico-farmaceutico (indice pari a 0,6) e nellacostruzione di macchine e apparecchiature (0,4). 27
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 3.4 – I distretti industriali per ripartizione* Mezzogiorno: 26 Nord-Ovest: 39 Nord-Est: 42 Centro: 49 Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Osservatorio Distretti italiani (III Rapporto Febbraio 2012) * La distribuzione territoriale dei distretti fa riferimento ai dati Istat inseriti nel III Rapporto dell’Osservatorio nazionale sui distretti industriali (febbraio 2012)Graf. 3.5 – Specificità settoriali dei distretti industriali 50 40 15 1 30 5 20 37 3 30 27 10 17 2 6 7 6 0 Tessile e Meccanica Beni per la casa Pelli, cuoio e Altro Alimentari Oreficeria, strum. abbigliamento calzature musicali Centro-Nord MezzogiornoFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Osservatorio Distretti italiani (III Rapporto Febbraio 2012)Secondo i dati dell’ultimo Rapporto dell’Osservatorio dei Distretti Italiani, nel Mezzogiorno ci sono 26distretti, pari a circa il 17% del totale nazionale. La maggior parte dei distretti meridionali fa parte delsettore “abbigliamento-moda” (15 distretti); seguono i distretti specializzati nei settori dei beni per la casa(in totale 5). Infine, ci sono 3 distretti appartenetti al settore delle pelli, cuoio e calzature. 28
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 3.4 – Propensione delle imprese del Mezzogiorno a fare rete (valori percentuali ) Non fa parte né di una E inserita in una rete E solo inserita in un distretto rete né di un distretto 2010 2011 2010 2011 2010 2011Manifatturiero 8,4 6,0 18,3 14,7 73,3 79,2Costruzioni 8,3 7,0 5,6 4,0 86,1 89,1ICT 13,7 10,0 5,5 8,4 80,7 81,5Turismo 9,1 8,8 7,9 5,6 83,0 85,6(*) Per rete si intende si intendono relazioni di collaborazione informale e formale tra le imprese intervistateFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su: Indagine OBI-SRM (Rapporto 2011 Impresa e Competitività novembre 2011)Graf.3.6 – Distribuzione regionale delle imprese che hanno aderito a un contratto di rete (dicembre 2011) 792 800 600 400 269 181 200 121 148 34 39 41 43 76 42 49 56 65 100 15 21 5 11 14 0 Fonte: : Elaborazione Confindustria e SRM su dati Unioncamere e Associazione RetimpresaSecondo l’indagine condotta da SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno) e da OBI (Osservatorio Banche eImprese di Economia e Finanza), la percentuale di imprese nel manifatturiero meridionale che ricorre ad unaforma di collaborazione formale o informale si è ridotta dall’8,4% del 2010 al 6,0% del 2011. Risulta,tuttavia, in crescita, il numero delle imprese che ricorre al contratto di rete (da 4,8% a 6,7%)1.Tale dinamica trova conferma nei più recenti dati di Unioncamere2 secondo cui i contratti di rete sonopassati da 104 di fine luglio 2011 ai 214 di fine novembre con un numero di imprese aderenti cresciuto da354 a 1061 nello stesso periodo di tempo (269 localizzate nel Mezzogiorno e 792 nel Centro-Nord ). Tra leregioni meridionali, quelle che presentano il maggior numero di imprese che hanno stipulato un contratto direte sono la Puglia (76 imprese), la Campania (43) e l’Abruzzo (41).1 OBI/SRM, Rapporto 2011 Impresa e Competitività, novembre 2011. Tale rapporto, a carattere annuale, indaga l’andamento delmercato, dell’occupazione, degli investimenti, dell’internazionalizzazione, del rapporto col territorio e del capitale relazionale delleimprese meridionali.2 www.retimpresa.it 29
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 3.5 – Andamento investimenti delle imprese manifatturiere meridionali (valori percentuali) Percentuale di Imprese che hanno investito Incidenza media degli investimenti sul fatturato 2008 2009 2010 2011* 2008 2009 2010 2011*Abruzzo 40,0 29,2 25,8 16,5 18,6 18,1 16,6 13,3Molise 46,1 32,8 22,8 13,2 18,1 27,3 10,3 10,6Campania 36,3 31,8 19,4 16,9 17,7 19,2 14,2 18,5Puglia 35,3 26,4 22,3 16,2 18,9 16,3 16,8 13,5Basilicata 40,4 28,4 20,7 19,2 21,3 17,4 12,8 16,7Calabria 34,7 25,4 24,5 16,4 24,4 24,1 12,4 9,6Sicilia 33,9 27,4 18,1 14,8 15,9 16,5 22,2 14Sardegna 49,3 30,1 28,9 19,1 17,7 19 12,5 15,3Mezzogiorno 37,4 28,9 21,9 16,5 18,3 18,4 15,8 15(*) Previsione delle impreseFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su Indagine OBI-SRM (Rapporto Impresa e Competitività)Graf. 3.7 – Andamento del fatturato nel 2010 per le imprese manifatturiere che hanno investito Saldo % tra imprese che hanno aumentato e ridotto Variazione %media del fatturato il fatturato 20 11,9 10 2,6 0 -10 -7,3 -20 -23,2 -30 Si investmenti nel 2010 No investimenti nel 2010 Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su Indagine OBI-SRM (Rapporto 2011 Impresa e Competitività)La quota di imprese manifatturiere meridionali che hanno investito si è ridotta dal 37,4% del 2008 al 21,9%del 2010; solo il 16,5% delle imprese ha previsto di realizzare investimenti nel corso del 2011. Forte è il calodelle imprese investitrici in Campania (da 36,3% nel 2009 a 19,4% nel 2010); una riduzione considerevole siè avuta anche in Sicilia (da 33,9% a 18,1%). Anche l’incidenza degli investimenti sul fatturato ha subito nelMezzogiorno una graduale, se pur più lieve, riduzione attestandosi al 15% .Con riferimento alle principali regioni, mentre in Campania si assiste a un calo del dato in questione tra il2008 e il 2010 (da 17,7% a 14,2%) e ad un aumento nelle previsioni per il 2011, in Sicilia l’incidenza dellaspesa per investimenti sul fatturato è cresciuta tra il 2008 e il 2010 (da 15,9% a 22,2%), ma con la previsionedi un sensibile calo nel 2011. In Puglia il dato è in calo nei quattro anni esaminati. Con riferimento all’interoMezzogiorno è da sottolineare il fatto che, a differenza delle altre imprese, quelle che hanno investito hannoregistrato una variazione positiva del fatturato nel 2010 (+2,6%). Anche il saldo tra la quota di imprese cheha registrato un aumento e quella che ha registrato , in media, una riduzione del fatturato, è positivo. 30
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 3.6: La situazione finanziaria delle imprese manifatturiere nelle regioni del Mezzogiorno 2010 2011* Situazione finanziaria Situazione finanziaria Situazione finanziaria Situazione finanziaria aziendale migliorata aziendale peggiorata aziendale migliorata aziendale peggiorata (% di imprese) (% di imprese) (% di imprese) (% di imprese)Mezzogiorno 15,7 33,0 13,0 15,8Abruzzo 16,1 27,4 17,8 12,8Molise 16,0 29,1 14,2 10,2Campania 19,6 33,4 11,7 14,9Puglia 12,8 31,3 12,7 15,3Basilicata 13,2 35,5 9,5 14,3Calabria 16,0 35,6 15,0 13,2Sicilia 13,7 40,4 10,0 24,7Sardegna 14,6 32,3 15,6 14,1* stima su previsione degli imprenditoriFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su OBI/SRM (Rapporto 2011 Impresa e Competitività)Nel 2011 le imprese che hanno manifestato un peggioramento nella propria situazione finanziaria sonostate il 15,8% del totale delle imprese intervistate nell’indagine annuale OBI/SRM. Il saldo tra le imprese chehanno visto migliorare la propria situazione finanziaria e quelle che l’hanno vista peggiorare, pur rimanendonegativo (-2,8%), risulta in forte miglioramento rispetto a quello registrato nel 2010 (-17,3%) quando lapercentuale di imprese con conti finanziari in peggioramento è stata del 33%. Tra le principali regioni delMezzogiorno, mentre Campania e Puglia presentano dati conformi alla media meridionale (rispettivamenteil 14,9% delle imprese campane ed il 15,3% di quelle pugliesi hanno registrato un deterioramentofinanziario), la Sicilia presenta dati decisamente peggiori (24,7%) anche se in miglioramento rispetto al2010. 31
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 3.8 - Andamento del fatturato delle imprese per classi di fatturato (valori percentuali) 20 14,2 13,6 12,7 12,4 12,4 12,4 9,7 10,8 10,8 11,1 8,3 9,1 8,5 10 7,2 4,2 3,4 3,5 2,5 2,5 0,3 0 -10 -9,8 -12,9 -20 -17,5 -17,4 -17,9 Piccole imprese Medie imprese Grandi imprese Totale imprese Totale imprese Mezzogiorno Centro-Nord 2005-06 2006-07 2007-08 Fonte: SRM-Rassegna Economica 1 2011 (elaborazioni su dati AIDA/BVDEP) Grandi imprese: fatturato >50 mln € Medie imprese: fatturato tra 10 e 50 mln € Piccole imprese: fatturato tra 2 e 10 mln €La distinzione delle imprese per classi di fatturato mostra che, nel corso del periodo analizzato, le oscillazionisono meno evidenti per le imprese di piccola dimensione rispetto a quelle medio- grandi. Infatti, prendendoa riferimento i tassi di variazione del 2009, mentre le imprese piccole (fatturato compreso tra 2 e 10 milionidi euro) hanno registrato un calo del -9,8%, le imprese con fatturato compreso tra 10 e 50 milioni hannoavuto una riduzione del 12,9% e quelle con fatturato superiore ai 50 milioni del 17,5%; un’osservazionesimile va fatta per il 2010, anno nel quale la ripresa è stata più bassa per le piccole imprese (+0,3%) rispettoa quelle di media (+7,2%) e di grande (+14,2%) dimensione. 32
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf.3.9 - Andamento del RoE delle imprese manifatturiere meridionali di quelle del Centro-Nord per classidi fatturato (valori percentuali) 10 8,6 8,08,2 8 7,3 6,5 5,9 6 5,0 5,0 4,9 4,5 3,9 4 3,2 3,3 3,5 3,5 2,8 3,0 2,2 2,2 2,2 2,5 2,1 2 1,1 1,4 0,8 0,9 0,1 0 -0,7 -0,5 -2 -1,7 -4 Piccole Imprese Medie Imprese Grandi Imprese Totale Imprese Totale Imprese Mezzogiorno Centro-Nord 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Fonte: SRM- Rassegna Economica 1, 2011 (elaborazioni su dati AIDA/BVDEP) Grandi imprese: fatturato > 50 mln € Medie imprese: fatturato tra 10 e 50 mln € Piccole imprese: fatturato tra 2 e 10 mln €A differenza del fatturato, il Return on Equity (RoE) - che misura la redditività del capitale netto delleimprese (in questo caso manifatturiere) - nel Mezzogiorno tra il 2005 ed il 2007 è aumentato, passando dal3% al 6,5% per poi scendere nel 2008 a 2,5% e divenire negativo nel 2009 (-0,5%); nel 2010 si sentono glieffetti di una leggera ripresa con l’indicatore che torna positivo (+1,4%). Le imprese manifatturiere centro-settentrionali presentano una dinamica simile ma con valori migliori in ciascun anno. L’analisi per classi difatturato delle imprese evidenzia che in tutto il periodo esaminato le piccole imprese (fatturato compresotra 2 e 10 milioni di euro) hanno avuto una redditività inferiore rispetto alle imprese di medie dimensioni ealle grandi imprese. 33
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 3.7 - Composizione patrimoniale delle imprese manifatturiere 2005 2006 2007 2008 2009 2010Attivo circolante Mezzogiorno 60,8 62,0 62,4 57,3 56,5 56,9(incidenza % su Totale 70,8 71,9 72,5 65,6 63,7 64,7attivo) Centro-Nord Patrimonio netto Mezzogiorno 29,5 28,0 27,5 32,1 32,6 31,8(incidenza % su Totale 27,5 26,5 26,5 32,2 32,8 31,3passivo Centro-NordDebiti (incidenza % su Mezzogiorno 61,6 63,4 64,3 59,9 59,4 60,5Totale passivo) Centro-Nord 64,5 65,6 65,9 60,2 59,1 60,7 Debiti a breve Mezzogiorno 83,4 81,6 84,5 83,6 81,4 80,6(incidenza % su Totale 83,5 83,5 84,0 82,4 80,3 81,1debiti) Centro-NordDebiti bancari Mezzogiorno 24,4 26,6 28,8 30,0 28,9 27,2(incidenza % su Totale 23,0 23,1 23,8 25,5 25,6 25,2debiti) Centro-NordDebiti bancari a breve Mezzogiorno 66,2 67,9 68,5 70,5 66,4 63,1(incidenza % su Totale 64,4 64,5 64,3 64,7 60,8 60,9debiti bancari) Centro-NordFonte: SRM- Rassegna Economica 1, 2011 (elaborazioni su dati AIDA/BVDEP)Il progressivo ridursi del giro di affari delle imprese manifatturiere meridionali si è tradotto in unacorrispondente riduzione del loro attivo circolante, passato dal 60,8% del totale delle attività nel 2006 al56,8% nel 2010 (dal 70,8% al 64,7% per le imprese del Centro-Nord). Per quanto riguarda le passivitàaziendali, si assiste ad un aumento, se pur leggero, della patrimonializzazione delle imprese: l’incidenza delpatrimonio netto sul totale delle passività nelle imprese manifatturiere meridionali si è portata da 29,5% nel2005 a 31,8% nel 2010. All’interno della voce “debiti” si riduce la componente a breve, la cui incidenza sultotale è passata da 83,4% nel 2005 a 80,6% nel 2010, valore leggermente inferiore a quello registrato in taleanno nelle imprese del Centro-Nord (81,1%); al contrario, l’incidenza dei debiti verso le banche sul debitototale per le imprese meridionali è aumentata dal 24,4% nel 2005 a 27,2% nel 2010, con un valore chesupera quello registrato dalle imprese centro-settentrionali (25,2%). 34
    • Check up Mezzogiorno marzo 20124. Le dinamiche creditizieGraf. 4.1 – Andamento degli impieghi totali* nel III trimestre del 2011 per ripartizione (miliardi di euro) 800 +0,3% 700 667,6 669,3 -0,1% 600 569,2 568,9 -0,03% 500 416,3 416,2 400 +0,4% 292,5 293,6 300 200 100 0 Nord-Ovest Nord-Est Centro Mezzogiorno II 2011 III 2011 * Impieghi delle banche e della Cassa depositi e prestiti Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Banca d’ItaliaTab. 4.1 - Andamento delle sofferenze e del tasso di sofferenza Mezzogiorno Centro-Nord Tasso di Sofferenze* Sofferenze Tasso di sofferenza sofferenza**Settembre 2011 25.019 8,5 74.504 4,5Settembre 2010 17.957 6,8 53.206 3,8Settembre 2009 13.969 5,9 40.764 3,1Settembre 2008 12.942 5,7 30.725 2,3Settembre 2007 14.168 6,5 34.135 2,8Settembre 2006 13.928 7,2 33.006 2,9Settembre 2005 18.142 10,3 36.666 3,6* Valori in milioni di euro** Sofferenze/Impieghi totali (valori percentuali)Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Banca d’ItaliaContinuano a crescere gli impieghi totali nel Mezzogiorno (+0,4% la variazione tra il II ed il III trimestre del2011) che a settembre 2011 si attestano a 293,6 miliardi di euro. Tra le altre macro-aree, solo nel Nord-Ovest si registra una variazione positiva degli impieghi (+0,3%); stabile il dato per le regioni centrali ed inlieve riduzione per quelle nord-orientali (-0,1%). La crisi che ha deteriorato i bilanci delle imprese tra il 2007ed il 2009 continua ad impattare sulla “qualità del credito”, visto che il tasso di sofferenza (la percentuale dicrediti in sofferenza sul totale dei crediti) è cresciuto ulteriormente nel Mezzogiorno tra settembre 2010(6,8%) a settembre 2011 (8,5%). Anche nel Centro-Nord si assiste a un aumento delle sofferenze, ma inquesto caso il tasso di sofferenza, pur in crescita 4,5%), si colloca ben al disotto del dato meridionale. 35
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 4.2 – L’intensità creditizia* per macroaree (valori percentuali 2000-2010) 80 68,8 69,2 69,4 70 65,6 61,2 60 55,9 55,9 57,2 52,6 53,4 51,2 50 38,4 40 36,7 34,4 35,0 32,6 28,1 28,9 30 26,9 26,1 26,4 27,1 20 31,3 33,8 32,5 31,1 26,4 27,0 28,8 27,9 28,3 28,6 24,4 10 0 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Differenziale Mezzogiorno-CentroNord Centro-Nord Mezzogiorno (*) Rapporto tra impieghi e Pil; le categorie considerate sono le “società e quasi società non finanziarie” e le “famiglie produttrici” Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Banca d’Italia ed Istat; dati Svimez per il calcolo del 2010L’intensità creditizia nel Mezzogiorno è cresciuta più di 10 punti percentuali nel corso dell’ultimo decennio(l’indicatore passa dal 26,1% del 2001 al 38,4% del 2010). Resta un forte gap rispetto alle regioni del Centro-Nord - pur se in riduzione negli ultimi due anni (da 33,8% nel 2008 a 31,1% nel 2010) - che è il riflesso di unaminore densità imprenditoriale del territorio meridionale. 36
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 4.2 - Tassi attivi* e passivi** sulle operazioni a breve termine Tassi attivi Tassi passivi Settembre Settembre Settembre Settembre Settembre Settembre 2009 2010 2011 2009 2010 2011Italia 4,82 4,63 5,30 0,41 0,35 0,66Nord-Ovest 4,55 4,23 4,87 0,40 0,32 0,61Nord-Est 4,43 4,33 5,00 0,43 0,38 0,66Centro 5,00 4,93 5,66 0,46 0,41 0,87Mezzogiorno 5,97 5,81 6,51 0,35 0,28 0,47Abruzzo 5,72 5,65 6,59 0,47 0,36 0,57Basilicata 5,53 5,55 6,33 0,38 0,32 0,56Calabria 6,60 7,30 7,83 0,26 0,18 0,35Campania 6,19 6,08 6,56 0,26 0,20 0,38Molise 5,72 5,65 6,59 0,39 0,30 0,53Puglia 5,53 5,55 6,33 0,33 0,28 0,48Sardegna 5,21 5,00 5,63 0,47 0,36 0,67Sicilia 6,49 5,81 6,63 0,39 0,31 0,49* Tassi attivi sulle operazioni auto-liquidanti e a revoca** Tassi passivi sui conti correnti a vistaFonte: elaborazione SRM su dati Banca d’ItaliaMentre a settembre 2010 il tasso attivo3 sulle operazioni a breve termine in Italia, a seguito della politicamonetaria espansiva adottata dalla BCE, si è ulteriormente ridotto rispetto al dato di settembre 2009,portandosi da 4,82% a 4,63%, a settembre 2011 riprende a crescere (a 5,3%). Nel Mezzogiorno, il tassoattivo si mantiene costantemente superiore alla media italiana in tutto il periodo analizzato, attestandosi a6,51% a settembre 2011. A tale data, tra le regioni meridionali, la Calabria (7,83%) e la Sicilia (6,63%)presentano i tassi più elevati, mentre Sardegna (5,63%), Basilicata e Puglia (6,33%) presentano i valori piùbassi. La media dei tassi attivi nel Nord-Ovest è pari a 4,87%.Anche i tassi passivi in Italia hanno registrato una riduzione tra settembre 2009 e settembre 2010 (da 0,41%a 0,35%) per poi tornare a crescere a Settembre 2011 (0,66%). I tassi passivi registrati nel Mezzogiorno asettembre 2011 (0,47%) sono inferiori a quelli del Centro (0,87%), del Nord-Est (0,66%) e del Nord-Ovest(0,61%). Tra le regioni meridionali, il tasso più basso si riscontra in Calabria (0,35%), quello più alto inSardegna (0,67%), la regione che presenta le condizioni più vantaggiose per gli operatori economici sia per ilrisparmio sia per l’indebitamento.3 Per i tassi attivi con le segnalazioni di giugno 2010, in sostituzione della precedente classificazione proprietaria di cui allaCirc.140/91, viene adottata la classificazione ATECO 2007 predisposta dallISTAT. Pertanto, dalla stessa data, la ripartizione per"macro-attivita" dei "Prestiti al settore produttivo" e composta come segue: "Attivita industriali" = sezioni da B a E, "Costruzioni"= sezione F, "Servizi" = sezioni da G a T. 37
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 4.3 – Andamento delle condizioni di accesso al credito per le aziende manifatturiere Percentuale di imprese che hanno percepito un peggioramento nelle condizioni di accesso al credito 2009 2010Abruzzo 35,3 36,8Molise 37,1 33,6Campania 30,6 37,6Puglia 35,9 36,5Basilicata 26,3 43,4Calabria 32,7 38,0Sicilia 29,1 34,4Sardegna 31,2 36,2Mezzogiorno 32,6 36,8Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su Indagine OBI-SRM (Rapporto 2011 Impresa e Competitività)Graf.4.3 – Quota di imprese manifatturiere che valuta positivamente i servizi bancari disponibili sulterritorio Sardegna 66,2 Sicilia 59,4 Calabria 58,8 Basilicata 61,0 Puglia 62,2 Campania 57,6 Molise 63,5 Abruzzo 65,5 Mezzogiorno 61,1 45,0 50,0 55,0 60,0 65,0 70,0 Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su Indagine OBI-SRM (Rapporto 2011 Impresa e Competitività)Per quanto riguarda il rapporto tra banche e imprese, la percentuale di imprese manifatturiere meridionaliche nel 2010 ha percepito un peggioramento delle condizioni di accesso al credito è del 36,8% in aumento diquasi 4 punti rispetto all’anno precedente Per la maggioranza delle imprese tale peggioramento èimputabile ad un aumento delle garanzie richieste e/o ad un aumento dei costi per effetto del maggiorrigore imposto dalla normativa bancaria internazionale e dal peggioramento dei conti aziendali.4 Tra levarie regioni meridionali, la Basilicata e la Calabria sono quelle che presentano il dato peggiore. D’altrocanto, buona parte delle imprese manifatturiere meridionali (61,1%) giudica in modo positivo i servizi offertidalle banche. Il dato è particolarmente positivo per la Sardegna (66,2% delle imprese intervistate) el’Abruzzo (65,5%), meno positivo, invece, per la Campania (57,6%). 4 Si veda OBI-SRM (Rapporto 2011 Impresa e Competitività), pag. 100,101 38
    • Check up Mezzogiorno marzo 20125. Le esportazioniTab. 5.1 - Esportazioni manifatturiere per settore: dati relativi ai primi 9 mesi del 2011 e variazionepercentuale su analogo periodo del 2010 (valori in miliardi di euro) Mezzogiorno Centro-NordSETTORE III 2011 Variazione % III 2011 Variazione %Prodotti alimentari, bevande e tabacco 2,8 4,3 14,8 11,5Prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori 1,8 4,1 30,2 14,6Legno e prodotti in legno; carta e stampa 0,5 17,4 5,2 8,4Coke e prodotti petroliferi raffinati 9,3 21,1 3,6 17,7Sostanze e prodotti chimici 1,8 5,6 17,1 13,6Articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici 2,1 18,3 8,9 3,7Articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti 1,5 7,8 15,5 9,6della lavorazione di minerali non metalliferiMetalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine 2,2 20,7 33,4 25,6e impiantiComputer, apparecchi elettronici e ottici 0,8 -1,4 8,4 13,6Apparecchi elettrici 0,8 17,5 14,3 7,6Macchinari ed apparecchi n.c.a. 1,6 30,2 48,5 15,5Mezzi di trasporto 4,8 15,6 22,7 7,0Prodotti delle altre attività manifatturiere 0,7 0,4 14,0 8,7Totale Manifatturiero 30,7 14,7 236,8 13,4Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatLe esportazioni meridionali ed italiane crescono ad un ritmo sostenuto nonostante la generale debolezzadella domanda europea. Nei primi nove mesi del 2011 le imprese manifatturiere meridionali hannoesportato merci per circa 31 miliardi di euro, con un aumento del 14,7% rispetto all’analogo periodo del2010 (+13,4% la crescita dell’export nel Centro-Nord). Fra i principali settori dell’economia meridionale, ilmetallurgico (comprensivo dei prodotti in metallo) presenta un aumento del 20,7% (dinamica simile a quellaregistrata nel Centro-Nord - +25,6% -); positivo anche l’andamento delle esportazioni delle imprese di mezzidi trasporto (+15,6% rispetto al dato di novembre 2010; +7% nel Centro-Nord) e dell’industria meccanica(+30,2%; +15,5% per le imprese centro-settentrionali). Più bassi i tassi di crescita dell’export nel settoreagroalimentare (+4,3%) e nel tessile-abbigliamento (+4,1%); entrambi i settori registrano performancemigliori nel Centro-Nord. 39
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 5.1 – Specializzazione (*) delle esportazioni manifatturiere del Mezzogiorno (III trimestre 2011) 7 6,3 6 5 4 3 Italia = 1 1,6 1,5 1,4 2 0,8 0,8 0,7 0,7 0,5 0,5 0,5 0,4 0,3 1 0 alimentari, bevande e… Computer, apparecchi… tessili, abbigliamento,… farmaceutici, chimico-… materie plastiche, altri… CD-Coke e prodotti CM-Prodotti delle altre CH-Metalli di base e CE-Sostanze e prodotti CG-Articoli in gomma e CJ-Apparecchi elettrici CC-Legno e prodotti in CK-Macchinari ed CL-Mezzi di trasporto petroliferi raffinati apparecchi n.c.a. legno; carta e stampa attività manifatturiere prodotti in… CA-Prodotti CB-Prodotti CF-Articoli chimici CI-(*) Quota export settoriale su totale export manifatturiero nel Mezzogiorno / Quota export settoriale su totale exportmanifatturiero in Italia; un valore maggiore di 1 indica una specializzazioneFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatIl Mezzogiorno presenta una specializzazione delle esportazioni molto elevata nel settore dei prodottipetroliferi (con un indice pari a 6,3), comparto molto presente in Sicilia e in Sardegna. Gli altri settori diesportazione in cui le regioni meridionali evidenziano una specializzazione, sono il chimico-farmaceutico,quello dei mezzi di trasporto e l’alimentare (con indici rispettivamente pari a 1,6, 1,5, e 1,4). 40
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab.5.2 – Le imprese esportatrici e incidenza delle esportazioni sul fatturato delle imprese manifatturiere(valori percentuali) Quota aziende esportatrici Quota fatturato estero 2010 2011 2010 2011Mezzogiorno 31,7 29,7 27,1 28,1 Classi di addetti10-49 30,7 28,6 27,0 28,150-249 38,4 37,1 26,6 27,3Oltre i 249 47,6 47,5 31,7 32,0 RegioniAbruzzo 37,6 36,5 28,4 27,9Molise 30,9 29,0 26,8 25,6Campania 33,5 31,5 26,8 29,5Puglia 34,7 31,7 26,1 26,9Basilicata 24,2 25,4 26,7 26,6Calabria 32,2 27,9 23,8 24,8Sicilia 19,4 17,5 31,6 32,9Sardegna 28,3 28,7 25,7 25,0Fonte: OBI/SRM – Rapporto 2011 Impresa e CompetitivitàTra il 2010 e il 2011 la quota di imprese manifatturiere esportatrici nel Mezzogiorno risulta in calo dal 31,7%al 29,7%. L’incidenza maggiore di imprese esportatrici si registra in Abruzzo (36,5%), in Puglia (31,7%) e inCampania (31,5%). Si evidenzia, altresì, una relazione diretta tra dimensioni aziendali e propensioneall’export: le imprese esportatrici si trovano più facilmente, infatti, tra le imprese di più grande dimensione,che mostrano anche una quota più grande destinata all’estero. Aumenta, viceversa, la quota di fatturatoestero delle aziende meridionali (dal 27,1% al 28,1%), con le imprese di Sicilia e Campania che esprimono laquota di fatturato estero più elevata. 41
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 5.3 - Propensione alle esportazioni*: confronto tra regioni italiane e paesi dellUE: anni 2005-2010(valori percentuali)Paese/area 2005 2010 Paese/area 2005 2010UE-27 28,3 30,6 Piemonte 27,0 27,9Slovacchia 67,2 74,2 Valle DAosta/Vallée DAoste 12,4 15,2Ungheria 56,1 71,1 Lombardia 28,2 29,6Olanda 54,9 61,8 Liguria 9,4 13,6Belgio 63,1 61,4 Trentino-Alto Adige 16,0 18,5Repubblica Ceca 55,2 57,3 Veneto 29,6 31,1Lituania 45,3 56,8 Friuli-Venezia Giulia 29,3 32,7Estonia 54,1 55,3 Emilia-Romagna 29,4 31,2Irlanda 50,8 53,2 Toscana 22,2 25,1Slovenia 50,8 51,9 Umbria 14,0 14,6Malta 43,2 43,8 Marche 25,5 21,5Bulgaria 22,5 43,3 Lazio 6,8 8,6Germania 35,5 39,7 Abruzzo 23,9 21,9Austria 39,3 38,9 Molise 10,6 6,6Lettonia 33,7 37,9 Campania 7,9 9,4Polonia 31,7 35,3 Puglia 9,3 10,0Svezia 35,9 34,7 Basilicata 10,7 13,6Lussemburgo 38,5 31,2 Calabria 0,8 1,0Danimarca 32,0 30,7 Sicilia 8,4 10,5Romania 27,9 30,6 Sardegna 11,9 16,1Finlandia 33,4 29,1Portogallo 21,2 22,6 Centro-Nord 23,6 24,9Italia 20,8 21,8 Mezzogiorno 9,3 10,7Francia 20,8 20,1Spagna 17,4 18,3Regno Unito 16,9 18,2Grecia 10,6 10,0Cipro 9,2 6,6* Esportazione di merci in % del PilFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Eurostat e IstatTra il 2005 e il 2010 in Italia cresce l’incidenza percentuale delle esportazioni sul Pil dal 20,8% al 21,8%, undato superiore a quello di Francia (20,1%), Spagna (18,3%), Regno Unito (18,2%), Grecia (10%) e Cipro(6,6%), ma lontano dal 39,7% della Germania. Resta netto il divario tra le regioni meridionali (10,7%) equelle centro-settentrionali (24,9%). Particolarmente bassa è la propensione alle esportazioni della Calabria(1%) e del Molise (6,6%), dove risulta in forte peggioramento rispetto al 2005 (10,6%). La propensioneall’export peggiora anche in Abruzzo (da 23,9% a 21,9%), mentre migliora in Campania (da 7,9% e 9,4%). 42
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 5.2 - Andamento della quota di export del Mezzogiorno su export Italia: 2000-2011 (valori percentuali) 12,0 11,7 11,5 11,3 11,4 11,5 11,2 11,0 11,0 10,7 10,5 10,6 10,5 10,4 10,3 10,5 10,0 9,5 9,2 9,2 9,2 9,1 9,0 8,9 8,8 8,8 9,0 8,8 8,4 8,5 8,4 8,5 8,0 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011* Attività manifatturiere Attività manifatturiere al netto di Coke e prodotti petroliferi* quota calcolata su dati cumulati al III trimestre 2011Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Eurostat e IstatTab. 5.4 - Destinazione geografica dellexport: Italia, Centro Nord e Mezzogiorno (valori percentuali) Centro-Nord Mezzogiorno 2005 2010 2011* 2005 2010 2011*UEM 17 46,0 43,7 43,4 48,6 43,6 42,5UE non monetaria 14,7 14,0 13,7 12,6 10,7 10,3USA 8,1 6,0 6,1 8,4 7,0 5,9BRICS 5,6 8,0 8,4 2,9 3,5 3,7Area Med 6,1 7,5 6,8 12,0 18,1 15,5Altri Paesi 19,4 20,8 21,5 15,5 17,1 22,0* Quota calcolata al terzo trimestre del 2011Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatLa quota di export manifatturiero del Mezzogiorno sul totale italiano nei primi 9 mesi del 2011 continua amantenersi bassa (11,5%), nonostante la leggera crescita rispetto al dato del 2010 (11,4%). Tale incidenzascende all’8,4% se si considerano le esportazioni manifatturiere al netto dei prodotti petroliferi; inparticolare, a partire dal 2004, si è registrata una continua diminuzione, dal 9,1% all’attuale 8,4%.Guardando alla destinazione geografica delle esportazioni, sia con riferimento al Centro-Nord sia per ilMezzogiorno si riduce la quota destinata ai Paesi dell’UE – che si mantiene comunque superiore al 40% – equella verso gli Stati Uniti, mentre tra il 2005 e il 2010 crescono le quote di export destinato ai Paesiemergenti: la quota di export relativa ai Brics è più alta e cresce maggiormente nel Centro-Nord, mentrel’incidenza dell’export verso l’Area Med è maggiore nel Mezzogiorno e in forte crescita. 43
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 5.5 - Partecipazioni estere in Italia: imprese e addetti delle imprese partecipate (2003; 2009) (*) Area 2003 2009 Var % n° %** n° %** imprese partecipateItalia 7.656 100,0 7.608 100,0 -0,6Centro Nord 7.294 95,3 7.275 95,6 -0,3Mezzogiorno 362 4,7 333 4,4 -8,0Abruzzo 75 20,7 67 20,1 -10,7Molise 8 2,2 5 1,5 -37,5Campania 118 32,6 107 32,1 -9,3Puglia 47 13,0 42 12,6 -10,6Basilicata 20 5,5 17 5,1 -15,0Calabria 15 4,1 21 6,3 40,0Sicilia 50 13,8 46 13,8 -8,0Sardegna 29 8,0 28 8,4 -3,4 Dipendenti delle imprese partecipateItalia 934.322 100,0 931.924 100,0 -0,3Centro Nord 876.507 93,8 882.318 94,7 0,7Mezzogiorno 57.815 6,2 49.606 5,3 -14,2* Dati al 1° gennaio di ogni anno; imprese a partecipazione estera, per regione della sede principale dellimpresa** Per le regioni meridionali l’incidenza percentuale è calcolata rispetto al totale MezzogiornoFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati ICEPer quanto concerne i dati relativi alle partecipazioni estere si registra un peggioramento dell’attrattivitàdel territorio meridionale per gli investitori stranieri: nel Mezzogiorno è localizzato solo il 4,4% del totaleitaliano delle imprese partecipate da aziende estere (dato in calo rispetto al 2003) ed in esse opera il 5,3%del totale dei dipendenti impiegati in tale tipologia di imprese (dato anch’esso in diminuzione rispetto al6,2% del 2003). Tra le regioni meridionali la Campania presenta il maggior numero imprese partecipate daoperatori esteri; se pur in calo di circa il 9% rispetto al dato del 2003, nel 2009 sono 107 le imprese campanepartecipate da aziende estere, pari al 32,1% del totale delle imprese partecipate nel Mezzogiorno. 44
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 5.3 - Indice di internazionalizzazione regionale (2010)e(201ione regionale 140 132 122 116 112 112 120 106 105 104 94 Italia = 100 100 93 93 77 75 80 58 57 53 60 52 49 47 37 40 20 0 Emilia… Calabria Basilicata Marche Liguria Lazio Friuli VG Umbria Sardegna Veneto Sicilia Abruzzo Campania Trentino AA Lombardia Puglia Molise Valle dAosta Toscana PiemonteFonte: SRM e Intesa Sanpaolo, Rapporto sull’apertura internazionale delle regioni italiane 2011La graduatoria al 2010 del grado di internazionalizzazione delle regioni italiane, evidenza che gran parte diquelle del Nord (Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Emilia Romagna) appartengono alcluster di quelle più “aperte” a livello internazionale (considerando l’ampio ventaglio dei 10 indicatori dibase che determinano l’indice complessivo: dall’import/export, alla presenza di studenti stranieri). Seguepoi un altro gruppo di regioni del Centro-Nord che si posizionano al di sopra della media italiana (compostodal Lazio, dal Trentino Alto Adige e dalla Toscana). Con un grado di apertura internazionale leggermenteinferiore alla media troviamo le Marche, l’Umbria e la Liguria e, a distanza maggiore, Valle d’Aosta edAbruzzo. Infine il cluster meno internazionalizzato è composto dalle altre regioni del Mezzogiorno(Sardegna, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Molise e Basilicata). 45
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 5.4 - Evoluzione dell’indice di internazionalizzazione: 2006-2010 (valori percentuali)Graf. 5.4 – Evoluzione dell’indice di internazionalizzazione: 2006-2010 ( valori percentuali) 35 29,4 30 25,6 25 22,3 22,2 20,0 19,4 20 17,2 14,7 14,4 13,9 13,1 Italia = 12,8 15 12,7 10,7 10,6 10,5 10,3 10 7,8 7,7 6,5 5 0 -5 -10 -6,1 Emilia-Romagna Abruzzo Calabria Sardegna Lazio Toscana Trentino-Aa Lombardia Veneto Friuli-Vg Basilicata Liguria Sicilia Piemonte Puglia Umbria Campania Marche Molise Valle DAostaFonte: SRM e Intesa Sanpaolo, Rapporto sull’apertura internazionale delle regioni italiane 2011Osservando la dinamica del grado di internazionalizzazione nel corso degli ultimi cinque anni le regioni delMezzogiorno hanno mostrato progressi significativi, favorite anche da valori di partenza ridotti. L’indicesintetico che esprime il grado di apertura internazionale delle regioni è salito, infatti, del 15,3% tra il 2006 eil 2010. Sei regioni su otto hanno mostrato performance migliori rispetto alla media italiana: si tratta diCalabria, Sicilia, Sardegna, Abruzzo, Puglia e Campania.Ancora meglio ha fatto il Centro (+15,9%) trainato dalla significativa performance del Lazio, che hacompensato le difficoltà incontrate dalle Marche,. Migliorano anche le regioni del Nord, che tuttaviamostrano tassi di crescita più contenuti.Cinque regioni su otto, infatti, registrano performance inferiori alla media nazionale. Si tratta di Veneto,Lombardia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Sembra emergere un quadro in cuile regioni più internazionalizzate dal punto di vista economico e infrastrutturale e più aperte dal punto divista sociale, pur mantenendosi nelle prime posizioni della graduatoria, hanno rallentato la corsa, mentre leregioni economicamente e socialmente meno internazionalizzate, sono cresciute, in proporzione, di più,riducendo, seppur di poco, il gap. 46
    • Check up Mezzogiorno marzo 20126. Il mercato del lavoroTab. 6.1 - Tasso di disoccupazione nel 2010 e nel 2011: confronto fra regioni italiane e Paesi dellUe (valoripercentuali)Paese/area 2010 2011 Paese/area 2010 2011*Ue-27 9,6 9,6 Trentino Alto Adige 3,5 3,6Austria 4,4 4,1 Friuli-Venezia Giulia 5,7 4,7Olanda 4,5 4,4 Veneto 5,8 4,8Lussemburgo 4,5 4,8 Emilia-Romagna 5,7 4,8Germania 6,8 5,9 Valle dAosta 4,4 5,0Malta 6,8 6,4 Lombardia 5,6 5,4Repubblica Ceca 7,3 6,8 Liguria 6,5 6,0Belgio 8,3 7,2 Toscana 6,1 6,1Cipro 6,5 7,7 Umbria 6,6 6,3Romania 7,3 7,3 Marche 5,7 6,3Svezia 8,4 7,5 Piemonte 7,6 7,5Danimarca 7,4 7,6 Lazio 9,3 8,1Finlandia 8,4 7,8 Abruzzo 8,8 8,2Regno Unito* 7,8 8,0 Molise 8,4 9,8Slovenia 7,3 8,1 Basilicata 13,0 11,8Italia 8,4 8,4 Calabria 11,9 12,1Polonia 9,6 9,6 Sardegna 14,1 12,6Francia 9,7 9,7 Puglia 13,5 12,7Ungheria 11,2 10,9 Sicilia 14,7 14,1Bulgaria 10,2 11,1 Campania 14,0 15,1Estonia* 16,9 12,5Portogallo 11,0 12,7 Nord 5,9 5,5Slovacchia 14,4 13,4 Centro 7,6 7,1Irlanda 13,7 14,3 Mezzogiorno 13,4 13,2Lettonia* 18,7 15,7Lituania* 17,8 15,8Grecia* 12,6 16,7Spagna 20,1 21,6* Media dei primi tre trimestri del 2011Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Eurostat ed IstatIl tasso di disoccupazione in Italia, dopo l’aumento avvenuto tra il 2009 ed il 2010 (da 7,8% a 8,4%), restastabile nel 2011, mantenendosi inferiore a quello medio dell’UE a 27 (9,6%); la dinamica più recente mostra,tuttavia, una crescita del tasso di disoccupazione italiano nel mese di dicembre 2011 all’8,9% (salito poi al9,2% a gennaio 2012). Si conferma il forte dualismo tra le regioni meridionali e quelle centro-settentrionali.Il tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno si riduce leggermente nel corso dell’ultimo anno a 13,2%, marimane ben superiore al 5,5% registrato nelle regioni del Nord (nelle quali il tasso di disoccupazione risulta incalo). 5 Tra le regioni del Mezzogiorno, i valori peggiori sono stati registrati in Campania (15,1%) – unicaregione meridionale a mostrare un peggioramento – Puglia (12,7%) e Sicilia (14,1%), mentre l’Abruzzo, conun miglioramento di 0,6 punti percentuali, registra un tasso di disoccupazione inferiore alla media italiana.5 Si ricorda che per le regioni e macro-aree italiane, come proxy al consuntivo 2011 è stata utilizzata la media dei valori registrati neiprimi tre trimestri dell’anno che non incorpora la dinamica più recente (negativa nelle attese) che andrebbe a ridimensionare oannullare il miglioramento registrato rispetto al 2010. 47
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 6.1 – Tasso di disoccupazione per età, sesso e durata (media dei primi tre trimestri del 2011)6(valoripercentuali) 38,8 40 30 27,4 27,9 20,1 20 15,7 13,2 8,4 8,4 9,2 10 7,1 6,4 7,5 5,5 4,1 2,5 3,5 0 Totale Femminile Giovanile Di lunga durata Nord Centro Mezzogiorno ItaliaFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Istat ed EurostatIl dualismo tra Centro-Nord e Mezzogiorno nel mercato del lavoro non si limita al dato generale delladisoccupazione, ma si estende anche a indicatori più specifici quali, ad esempio, il tasso di disoccupazionefemminile e quello giovanile. Nei primi tre trimestri del 2011 il Mezzogiorno ha registrato un tasso didisoccupazione femminile del 15,7%, di oltre 6 punti percentuali superiore alla media italiana; il tasso didisoccupazione giovanile è risultato del 38,8%, oltre 10 punti al disopra della media italiana (27,9%). Infine,il tasso di disoccupazione di lunga durata è pari al 7,5%, contro un valore medio per l’Italia del 4,1%.)6 Il tasso di disoccupazione giovanile si ottiene come rapporto percentuale tra le persone in cerca di occupazione in età 15-24 annie le forze di lavoro della corrispondente classe di età; la disoccupazione di lunga durata considera invece l’incidenza dei disoccupatidi lunga durata (in cerca di lavoro da almeno 12 mesi) sul totale della forza lavoro. 48
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 6.2 - Principali dati sulla disoccupazione Tasso di Tasso di Tasso di Tasso di Disoccupazione Disoccupazione Disoccupazione inattività** femminile giovanile 2010* 2011* 2010* 2011* 2009 2010 2009 2010Italia 8,3 8,0 9,6 9,2 Italia 25,4 27,8 37,6 37,8Nord 5,8 5,5 6,8 6,4 Nord 18,2 20,6 30,7 30,8Centro 7,5 7,1 8,8 8,4 Centro 24,8 25,9 33,2 33,4Mezzogiorno 13,3 13,2 16,0 15,7 Mezzogiorno 36,0 38,8 48,9 49,2Abruzzo 8,7 8,2 11,4 10,1 Abruzzo 24,0 29,5 39,3 39,1Molise 8,3 9,8 9,4 11,0 Molise 27,1 30,2 42,4 44,1Campania 13,9 15,1 17,9 18,5 Campania 38,1 41,9 53,1 53,6Puglia 13,3 12,7 15,6 16,6 Puglia 32,6 34,6 48,5 48,6Basilicata 13,2 11,8 16,4 13,1 Basilicata 38,3 42,0 45,4 45,8Calabria 12,0 12,1 14,3 13,5 Calabria 31,8 39,0 51,3 52,1Sicilia 14,7 14,1 17,7 16,9 Sicilia 38,5 41,3 49,4 49,9Sardegna 13,9 12,6 14,6 13,6 Sardegna 44,7 38,8 41,3 40,5* Dati medi dei primi tre trimestri** Non forza lavoro (15-64 anni) / popolazione (15-64 anni)Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatA livello regionale, nei primi 9 mesi del 2011 il tasso di disoccupazione, rispetto allo stesso periodo del 2010,resta stabile in Calabria, peggiora in Campania e Molise e registra un miglioramento nelle altre regioni delMezzogiorno. Per quanto riguarda la disoccupazione femminile, a settembre 2011 la Campania e la Siciliaregistrano i dati peggiori (rispettivamente 15,5% e 16,9%), mentre l’Abruzzo (10,1%) presenta il valore piùvicino a quello nazionale (9,2%). La disoccupazione giovanile nel 2010 tocca il 41,9% in Campania (increscita rispetto al 38,1% del 2009) e il 41,3% in Sicilia (38,5% nel 2009), mentre risulta in calo in Sardegnadove è passata dal 44,7% del 2009 al 38,8% del 2010. Inoltre, la percentuale di persone inattive (nonoccupate e non in cerca di lavoro) nel Mezzogiorno è risultata del 49,2%, in crescita rispetto al 2009 esensibilmente superiore al dato italiano (37,8%). All’interno del Mezzogiorno, Campania, Calabria e Siciliapresentano i tassi di inattività più elevati (rispettivamente 53,6%, 52,1% e 49,9%). 49
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 6.3 – Occupati per ripartizione geografica, 2000-2011 (valori in migliaia) Nord Centro Mezzogiorno Italia 2000 11.071 4.266 6.258 21.595 2001 11.232 4.329 6.405 21.965 2002 11.316 4.404 6.521 22.241 2003 11.382 4.457 6.450 22.289 2004 11.436 4.537 6.431 22.404 2005 11.577 4.575 6.411 22.563 2006 11.802 4.669 6.516 22.988 2007 11.921 4.785 6.516 23.222 2008 12.066 4.857 6.482 23.405 2009 11.905 4.832 6.288 23.025 2010 11.838 4.833 6.201 22.872 2010* 11.830 4.833 6.189 22.851 2011* 11.917 4.839 6.216 22.972 Variazione % su 0,7 0,1 0,4 0,5 2010** Dati medi dei primi tre trimestriFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatGraf.6.2 – Occupati per ripartizione gennaio 1995 - settembre 2011 (1995=100) 120 115 110 105 100 95 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Centro Nord MezzogiorrnoFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatTra giugno e settembre 2011 il numero medio di occupati nel Mezzogiorno è risultato di poco superiore a6,2 milioni (16,8 milioni nel Centro-Nord), in crescita dello 0,4% rispetto allo stesso periodo dell’annoprecedente e corrispondente al 27,1% del totale nazionale. Rispetto alla serie storica, tra il 1995 e il 2002l’andamento dell’occupazione nel Mezzogiorno risulta simile a quello registrato nel resto del Paese, mentrea partire dal 2003 si registra una gap crescente con il Centro-Nord. 50
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf.6.3 - Lavoratori irregolari dal 2001 al 2009 (valori percentuali)* 25 21,1 20,4 19,7 19,2 19,7 19,5 20 18,6 18,3 18,8 15 10,9 9,6 9,2 9,4 9,5 9,8 10 8,9 9,1 8,4 5 0 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 Centro-Nord Mezzogiorno* L’indicatore è costruito come rapporto percentuale tra unità di lavoro non regolare e unità di lavoro totaliFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatTab. 6.4 Lavoratori irregolari delle regioni meridionali dal 2001 al 2009 (valori percentuali)Tab. 6.4 – Lavoratori irregolari delle regioni meridionali dal 2001 al 2009 (valori percentuali) 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009Abruzzo 13,5 13,6 12,0 12,0 12,7 12,3 11,5 11,9 12,0Molise 18,2 18,5 18,1 17,3 18,2 19,3 19,7 20,2 19,9Campania 23,0 22,2 21,2 21,0 19,8 19,1 17,6 16,3 15,3Puglia 18,8 18,2 16,9 15,5 16,6 17,3 17,2 18,6 18,7Basilicata 19,0 19,3 19,8 18,7 19,0 20,3 19,2 20,4 22,6Calabria 26,0 26,0 24,7 26,2 27,6 28,3 27,5 26,6 29,2Sicilia 23,0 21,9 21,4 19,7 21,5 20,1 19,2 18,4 19,2Sardegna 18,4 17,2 18,2 19,6 19,1 19,8 19,0 18,1 20,3Centro-Nord 10,9 9,6 8,4 8,9 9,1 9,2 9,4 9,5 9,8Mezzogiorno 21,1 20,4 19,7 19,2 19,7 19,5 18,6 18,3 18,8Italia 13,8 12,7 11,6 11,7 12,0 12,0 11,9 11,9 12,2Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatL’economia meridionale continua a caratterizzarsi per un’elevata presenza del sommerso: il tasso dilavoratori irregolari nel Mezzogiorno, nonostante sia diminuito nel corso dell’ultimo decennio (dal 21,1% del2001 al 18,8% del 2009), resta ancora sensibilmente superiore a quello registrato nel Centro-Nord (9,8%). E’interessante, inoltre, notare che tale valore, che ha conosciuto un calo limitato ma continuo tra il 2005 e il2008, è tornato a crescere nel 2009. La regione meridionale con la maggiore incidenza dei lavoratoriirregolari sul totale dei lavoratori è la Calabria (29,2% nel 2009), mentre l’Abruzzo fa registrare l’incidenzapiù bassa (12%). In senso dinamico, è da sottolineare il miglioramento del dato della Campania, da 23% nel2001 a 15,3% nel 2009. 51
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 6.5 – Ore di Cassa Integrazione Guadagni (CIG) e Lavoratori equivalenti (gennaio-dicembre 2011) Ore autorizzate (milioni) Lavoratori Equivalenti (unità) ** Incidenza Variazione % su % su 2010 Ordinaria Straordinaria Totale* del Totale Ordinaria Straordinaria Totale* occupati** *Abruzzo 9,3 11,1 29,3 -11,9 4.668 5.562 14.722 2,9Molise 1,1 2,8 4,9 1,5 535 1.420 2.447 2,3Campania 13,6 25,6 61,2 3,5 6.828 12.830 30.707 2,0Puglia 11,9 14,7 52,1 -26,8 5.969 7.390 26.166 2,1Basilicata 5,8 3,4 11,3 2,1 2.917 1.687 5.694 3,0Calabria 3,0 5,9 17,0 54,1 1.495 2.938 8.517 1,5Sicilia 9,8 8,8 25,8 15,8 4.939 4.438 12.929 0,9Sardegna 1,8 6,0 20,9 57,5 921 3.006 10.504 1,7Centro-Nord 169,9 333,3 731,0 -25,2 85.268 167.300 366.983 2,2Mezzogiorno 56,3 78,2 222,5 -1,6 28.271 39.271 111.685 1,8Italia 226,2 411,5 953,5 -20,8 113.539 206.572 478.668 2,1* Il totale delle ore comprende anche quelle relative alla Cassa Integrazione in deroga** Elaborazione effettuata considerando un orario mensile di un lavoratore equivalente pari a 166 ore*** Lincidenza % dei lavoratori equivalenti è stata calcolata rapportando i lavoratori equivalenti totali alla media degli occupati neiprimi 3 trimestri del 2011 utilizzata come stima del dato medio annuale degli occupati)Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati INPS e IstatGraf. 6.4 – Ore di Cassa Integrazione Ordinaria 2005-2011 (dati in milioni) 60 50 40 30 20 10 0 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Centro-Nord MezzogiornoFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati INPSPer quanto riguarda le ore di CIG erogate in Italia, nel 2011 sono state oltre 950 milioni (di cui il 23,3% nelMezzogiorno), in calo del 20,8% rispetto al 2010 (-1,6% la variazione per il Mezzogiorno). In termini dilavoratori equivalenti, l’incidenza sul totale degli occupati nel 2011 è stata del 2,2% nel Centro-Nord edell’1,8% nel Mezzogiorno. Tra le regioni meridionali, l’incidenza maggiore si riscontra in Basilicata (3%), inAbruzzo (2,9%) e in Molise (2,3%); valori bassi si registrano, invece, in Sicilia (0,9%), Calabria (1,5%) eSardegna (1,7%). Nonostante il minor ricorso alla Cassa Integrazione registrato nel 2011, è evidente come lacrisi del 2009 abbia comportato effetti maggiori sul totale delle ore autorizzate di cassa integrazioneordinaria nelle regioni del Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno, in ragione di una maggiore presenza diimprese di grandi dimensioni che hanno potuto ricorrere a tale strumento. 52
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 6.5 – Ore di Cassa Integrazione Straordinaria: 2005-2011 (dati in milioni) 50 40 30 20 10 0 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Centro nord MezzogiornoFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati INPSGraf. 6.6 – Ore di cassa Integrazione in Deroga: 2005-2011 (dati in milioni) 35 30 25 20 15 10 5 0 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Centro nord Mezzogiorno Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati INPSAnche per le ore di Cassa Integrazione Straordinaria e in deroga si è avuto un andamento simile a quelloosservato per la Cassa Ordinaria. In entrambi i casi, sia nel Mezzogiorno sia nel Centro-Nord si è assistito aun incremento a partire dai primi mesi del 2009, ma con un’intensità molto più accentuata nelle regionicentro-settentrionali. 53
    • Check up Mezzogiorno marzo 20127. Formazione e innovazioneTab. 7.1 – Quota di NEET* sulla popolazione 15-29 anni: Paesi dell’Unione Europea e regioni italianeePaese/area 2009 2010 Paese/area 2009 2010Ue-27 14,7 15,3 Campania 32,9 34,3Bulgaria 20,9 23,6 Sicilia 32,3 33,5Italia 20,6 22,1 Calabria 28,1 31,4Irlanda 20,5 21,6 Puglia 28,0 28,7Lettonia 20,4 20,6 Basilicata 23,7 28,5Spagna 20,4 20,4 Sardegna 27,4 25,6Slovacchia 17,3 19,0 Molise 19,7 20,1Grecia 16,1 18,8 Lazio 16,6 18,9Estonia 18,6 18,4 Abruzzo 18,4 18,8Romania 15,7 18,4 Piemonte 15,8 16,7Ungheria 17,6 17,6 Lombardia 14,3 15,7Lituania 15,1 17,2 Veneto 12,6 15,7Polonia 14,0 15,0 Emilia-Romagna 12,6 15,6Francia 14,5 14,6 Liguria 13,8 15,6Regno Unito 14,4 14,6 Umbria 14,4 15,6Portogallo 12,5 13,7 Toscana 13,0 15,5Belgio 12,9 13,0 Marche 16,1 14,6Cipro 11,7 12,9 Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste 14,3 14,1Repubblica Ceca 12,7 12,8 Friuli-Venezia Giulia 13,7 14,1Malta 12,6 12,2 Trentino-Alto Adige/Südtirol 9,9 11,8Germania 10,9 10,7Finlandia 11,4 10,5 Centro-Nord 14,2 16,1Slovenia 9,4 9,4 Mezzogiorno 29,7 30,9Austria 9,1 8,7Svezia 9,9 8,3Danimarca 6,0 6,9Lussemburgo 7,5 6,1Olanda 5,3 5,8 * Not in Education, Employment or TrainingFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Istat 54
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 7.1 – Quota di NEET sulla popolazione 15-29 anni nei Paesi dell’Unione Europea (valori percentuali) 25 20 15,3 15 10 14,7 5 0 Germania (from… Grecia Polonia Belgio Bulgaria Romania Austria Danimarca Lettonia Estonia Lituania Slovacchia Italia Francia Portogallo Malta Irlanda Slovenia Olanda Svezia Lussemburgo Ungheria Cipro Spagna Repubblica Ceca Finlandia Regno Unito 2009 2010Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatLa quota di NEET (Not in Education, Employment or Training) sul totale della popolazione di età compresafra 15 e 29 anni, nell’Unione Europea si attesta nel 2010 al 15,3%, in aumento rispetto all’anno precedente.Fra i 27 Paesi, l’Italia è seconda con il 22,1% (quasi 2 punti in più rispetto al 2009), superata solo dallaBulgaria (23,6%). Il dato è preoccupante in quanto una fetta sempre maggiore di giovani si trova nellacondizione di non studiare e non lavorare, e di non prendere parte a percorsi di qualificazione professionale.Per quel che riguarda le regioni italiane, nel Mezzogiorno la quota di NEET sulla popolazione 15-29 si attestaal 30,9% (in aumento di un punto percentuale rispetto al 2009), contro il 16,1% del Centro-Nord; tra leregioni italiane, il dato peggiore riguarda la Campania (34,3%), seguita da Sicilia (33,5%) e Calabria (31,4%);la dinamica peggiore, invece, si è verificata in Basilicata dove la quota di NEET è peggiorata di quasi 5 puntipercentuali portandosi a 28,5% nel 2010.Graf. 7.2 – Quota di giovani con istruzione universitaria (*) 25 22,1 21,0 20 17,1 19,0 19,8 15 15,6 15,2 15,6 12,9 10 6,5 5,7 5,8 4,7 4,6 5,0 5 4,1 0 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Gap tra Mezzogiorno e Centro Nord Centro-Nord Mezzogiorno Italia (*) Percentuale di laureati nella fascia di età compresa tra 30 e 34 anni Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Istat 55
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 7.2 – Laureati in discipline scientifiche e tecnologiche per mille abitanti in età 20-29 annii in età 20-29 anni 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008Abruzzo 6,5 5,7 6,5 6,8 7,6 8,6 10,4 9,6 9,1Molise 0,6 0,7 0,6 1,1 1,4 0,7 2,3 1,3 2,3Campania 4,2 5,5 6,1 6,6 8,2 8,6 10,2 9,9 10,2Puglia 2,8 3,0 3,7 3,9 4,9 6,0 6,8 6,4 6,9Basilicata 2,0 2,4 3,1 4,1 5,2 4,5 5,9 5,3 4,4Calabria 4,2 3,9 4,8 7,0 6,9 8,4 9,5 9,6 9,2Sicilia 3,9 4,2 4,7 5,1 6,2 6,8 7,5 7,0 7,0Sardegna 3,9 4,9 5,4 6,2 7,3 6,7 7,0 7,7 8,2Centro-Nord 6,9 7,3 9,0 11,3 12,7 13,1 14,8 14,5 14,7Mezzogiorno 3,8 4,3 5,0 5,6 6,6 7,3 8,4 8,0 8,2Italia 5,7 6,2 7,4 9,0 10,2 10,7 12,2 11,9 12,1Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatNel Mezzogiorno la quota di laureati nella fascia di popolazione compresa tra 30 e 34 anni è cresciuta tra il2004 ed il 2010 dal 12,9% al 15,6%, ma risulta inferiore rispetto a quella registrata nel Centro-Nord (22,1%),con un divario che è andato crescendo nel periodo analizzato. Un andamento simile si registra perl’incidenza sulla popolazione dei laureati in discipline scientifiche e tecnologiche di età compresa tra i 20 e i29 anni. Nel Mezzogiorno si è passati da 3,8 laureati ogni 1000 abitanti del 2000 a 8,2 del 2008, con un gap,tuttavia, in crescita rispetto alle regioni del Centro-Nord. Tra le regioni meridionali, la Campania (10,2), laCalabria (9,2) e l’Abruzzo (9,1) presentano i dati migliori. 56
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 7.3 – Giovani che abbandonano prematuramente gli studi (*) 35 33,2 29,3 30,2 30 27,9 27,1 26,0 25 23,4 23,9 23,0 22,3 22,4 20 18,3 18,3 18,8 18,8 16,1 15,6 16,2 16,2 15,1 15 13,5 13,5 10 5 0 2005 2010 (*) Popolazione 18-24 anni con al più la licenza media, che non ha concluso un corso di formazione professionale riconosciuto dalla Regione di durata superiore ai 2 anni Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Dipartimento per le Politiche di Sviluppo (DPS)Nel 2010 il 22,3% dei giovani meridionali ha abbandonato gli studi dopo la terza media, un dato in calorispetto al 2005 (27,1%), ma ampiamente superiore a quello del Centro-Nord (16,2%). Emergono fortidifferenze tra le regioni meridionali: Abruzzo, Molise, Basilicata e Calabria presentano valori allineati aquelli del resto del Paese, mentre Sicilia, Sardegna, Puglia e Campania registrano percentuali di abbandonopiù elevate, superiori al 23%.Le linee guida di “Europa 2020” prevedono il raggiungimento di una percentuale di abbandono nonsuperiore al 10% entro il 2020; nel 2010 l’Unione Europea a 27 presenta un valore pari al 14,1%. 57
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 7.4 - Popolazione 25-64 anni con livello di istruzione non elevato ( valori percentuali) 60 56,9 52,9 48,9 50,3 47,5 45,2 42,2 44,1 45 41,5 39,4 30 15 0 Nord-Ovest Nord-Est Centro Mezzogiorno Italia 2005 2010Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatNel 2010 il Mezzogiorno presenta una quota di popolazione fra i 25 e i 64 anni con livello di istruzione nonelevato (al più licenza media) del 52,9%, in calo rispetto al 56,9 del 2005, ma al di sopra della medianazionale (45,2%). Tra le altre macro-aree il Centro è quella che evidenzia il dato migliore con un valore chenon supera il 40%. 58
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 7.5 - Percentuale di occupati che frequenta corsi di studio e/o di formazione (per ripartizione) 10 8 7,1 7,4 7,3 7,1 6,9 6,6 5,8 6,1 6 5,0 5,0 4 2 0 Nord-Ovest Nord-Est Centro Mezzogiorno Italia 2005 2010 Fonte: Elaborazioni Confindustria e SRM su dati Istat – Rilevazione forza lavoro 2011Nel 2010 la percentuale di occupati che frequenta corsi di studio o di formazione risulta del 6,6% in Italia, inaumento rispetto al 6,1% del 2005. Nel Mezzogiorno si attesta al 5%, stabile rispetto a cinque anni prima,mentre l’incremento maggiore si riscontra per il Nord-Ovest dove la percentuale di occupati che continua laformazione sale dal 5,8% del 2005 al 7,1% del 2010. 59
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 7.6 – Percentuale di aziende manifatturiere meridionali che ha effettuato formazione interna o “onthe job” 50 44,9 40,3 38,7 40 35,5 35,2 33,1 32,3 31,7 28,9 30 20 12,4 11,6 10,3 8,5 8,5 7,9 8,5 7,7 10 6,6 0 A gestione interna A gestione esternaV Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su Indagine OBI-SRM (Rapporto 2011 Impresa e Competitività)Nel Mezzogiorno la percentuale di aziende manifatturiere che ha effettuato formazione per i propridipendenti nel 2010 è stata del 41,7% (33,1% a gestione interna e 8,5% a gestione esterna). Si evidenzia unanetta prevalenza della formazione interna in tutte le regioni meridionali. Le aziende manifatturiere sardesono quelle che maggiormente hanno investito in formazione (56,5%); a seguire, le imprese calabresi(48,8%). La regione in cui le aziende utilizzano maggiormente la formazione a gestione esterna è l’Abruzzo(12,4%). In totale le aziende del manifatturiero campano sono quelle dove è meno diffusa l’attività diformazione (36,8%). 60
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 7.3 - Spesa in R&S (% del Pil) nel 2008 e 2009: Paesi dell’Unione Europea e Regioni italiane 2008 2009 Paese/area 2008 2009Ue-27 1,92 2,01 Piemonte 1,88 1,83Finlandia 3,72 3,92 Lazio 1,79 1,78Svezia 3,70 3,61 Friuli-Venezia Giulia 1,37 1,47Danimarca 2,87 3,06 Emilia-Romagna 1,33 1,39Germania 2,68 2,82 Liguria 1,22 1,36Austria 2,67 2,72 Trentino-Alto Adige 0,90 1,31Francia 2,11 2,26 Lombardia 1,24 1,30Belgio 1,96 2,03 Campania 1,35 1,29Regno Unito 1,77 1,86 Toscana 1,14 1,22Slovenia 1,65 1,86 Veneto 1,05 1,08Olanda 1,76 1,82 Umbria 0,87 0,98Irlanda 1,45 1,74 Abruzzo 0,95 0,96Lussemburgo 1,51 1,66 Sicilia 0,89 0,84Portogallo 1,50 1,64 Puglia 0,79 0,79Repubblica Ceca 1,47 1,48 Marche 0,74 0,70Estonia 1,29 1,43 Valle DAosta 0,61 0,68Spagna 1,35 1,39 Basilicata 0,68 0,65Italia 1,23 1,26 Sardegna 0,59 0,65Ungheria 1,00 1,17 Molise 0,42 0,51Lituania 0,80 0,83 Calabria 0,47 0,45Polonia 0,60 0,68Malta 0,57 0,54 Centro-Nord 1,33 1,38Bulgaria 0,47 0,53 Mezzogiorno 0,91 0,89Cipro 0,42 0,49Slovacchia 0,47 0,48Romania 0,58 0,47Lettonia 0,61 0,46Grecia nd ndFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Eurostat e IstatAumenta, seppur di poco, l’incidenza della spesa in Ricerca e Sviluppo sul Pil in Italia (dall’1,23% del 2008all’1,26% del 2009), lontana, tuttavia, dalla media dell’UE a 27 (2,01%) e dal target del 3% stabilito dallaStrategia di Lisbona prima e da “Europa 2020” poi. Nel Mezzogiorno si registra, invece, un peggioramentonell’indicatore (dallo 0,91% allo 0,89%), con una crescita del divario con le regioni centro-settentrionali. Trale regioni meridionali, la Campania è quella che presenta il risultato migliore, con un’incidenza della spesa inR&S sul Pil pari all’1,29% in calo rispetto al 2008. Seguono l’Abruzzo, (0,96%) e la Sicilia (0,84%). In coda laCalabria (0,45%). 61
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf.7.7 – Composizione percentuale della spesa in R&S per settore istituzionale 100 18,7 26,7 30,3 33,6 80 54,6 60 68,9 38,0 62,2 53,3 40 1,3 30,8 20 27,1 2,5 3,3 6,5 1,1 10,1 12,1 13,1 0 5,9 Nord-Ovest Nord-Est Centro Mezzogiorno Italia Istituzioni pubbliche Istituzioni private non profit Imprese UniversitàFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Eurostat ed IstatIl problema nelle regioni meridionali non risiede solo nel basso ammontare della spesa in Ricerca e Sviluppo,ma anche nella sua composizione: la componente imprenditoriale è molto bassa (nel 2009 incide per il30,8% sul totale, meno della metà del valore registrato nel Nord-Ovest e nel Nord-Est). Viceversa, la parte dispesa riferibile alle Università (54,6%) è ben superiore a quella di tutte le altre ripartizioni. 62
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 7.4 - Addetti alla ricerca e sviluppo nelle regioni meridionali 2000 - 2009 (addetti per 1000 abitanti) 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009Abruzzo 2,2 2,2 2,5 2,6 2,6 2,6 2,6 2,5 2,8 2,4Molise 0,7 0,8 1,0 1,0 1,1 1,5 1,6 1,6 1,6 1,6Campania 1,8 1,8 2,0 2,0 2,0 2,0 2,2 2,2 2,6 2,5Puglia 1,1 1,2 1,3 1,3 1,3 1,5 1,6 1,8 2,0 1,7Basilicata 1,5 1,5 1,1 1,2 1,2 1,2 1,9 2,0 2,3 1,7Calabria 0,6 0,7 0,7 0,7 0,8 0,9 0,9 0,9 1,2 0,9Sicilia 1,3 1,5 1,5 1,5 1,6 1,8 1,8 1,7 2,0 1,7Sardegna 1,5 1,6 1,6 1,6 1,6 1,7 2,0 1,7 2,0 1,9Centro-Nord 3,3 3,4 3,6 3,5 3,5 3,7 4,1 4,4 5,0 4,7Mezzogiorno 1,4 1,5 1,6 1,6 1,6 1,7 1,8 1,9 2,1 1,9Italia 2,6 2,7 2,9 2,8 2,8 3,0 3,3 3,5 4,0 3,8Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM - Statistiche sulla ricerca scientificaPer quanto riguarda gli addetti alla R&S rispetto alla popolazione, in Italia c’è stato un aumento negli anniche vanno dal 2000 al 2009 (da 2,6 a 3,8 addetti ogni mille abitanti). Anche nel Mezzogiorno si è registratoun incremento (da 1,4 a 1,9), inferiore, tuttavia, a quello delle regioni centro-settentrionali (da 3,3 a 4,7).Nel 2009 si è avuta una flessione generale che ha interessato sia il Mezzogiorno che il Centro-Nord. LaCampania è la regione meridionale che presenta il più alto numero di addetti in R&S per ogni 1000 abitanti(2,5 nel 2009), scalzando l’Abruzzo (2,4); segue la Sardegna (1,9), mentre la Calabria (0,9) presenta il valorepiù basso. 63
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 7.8 – Percentuale di imprese* che si connettono ad internet utilizzando la banda larga 90 82,3 84,2 84,2 77,2 71,4 70 76,2 77,8 78,7 58,9 69,1 51,5 62,0 50 46,1 47,6 32,5 30 25,2 10 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Centro-Nord Mezzogiorno* Percentuale relativa alle imprese con almeno 10 addettiFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatTab. 7.5 - Percentuale di imprese* che si connettono ad internet utilizzando la banda larga nelle regionimeridionali (confronto 2003-2007-2010) 2003 2007 2010Abruzzo 23,9 63,8 83,7Molise 24,8 47,3 80,9Campania 31,7 69,6 75,2Puglia 17,6 70,2 77,5Basilicata 14,2 65,6 73,3Calabria 22,5 66,3 77,5Sicilia 26,1 72,8 81,4Sardegna 31,6 70,0 83,2Mezzogiorno 25,2 69,1 78,7* Percentuale relativa alle imprese con almeno 10 addettiFonte: Elaborazione SRM su dati IstatPer quanto riguarda la diffusione dell’ICT in azienda, la percentuale di imprese (con almeno 10 addetti) chesi connettono ad internet utilizzando la banda larga è notevolmente aumentata tra il 2003 e il 2010, sia nelCentro-Nord (da 32,5% a 84,2%), sia nelle regioni meridionali (da 25,2% a 78,7%). Tuttavia, se il problemadell’utilizzo della banda larga per le imprese dotate di un minimo livello di strutturazione appare in via disuperamento, è molto probabile che esso rimanga per le imprese di minore dimensione specie nelle aree piùperiferiche del Paese (si ricorda che quasi il 90% delle imprese meridionali si colloca nella fascia da 1 a 9addetti, non compresa in questi dati).Nel meridione la regione che presenta la percentuale maggiore di imprese che si connettono ad internettramite banda larga è l’Abruzzo (83,7%), che ha visto uno dei maggiori incrementi rispetto al 2003 (quandoil valore era pari al 23,9%); segue la Sardegna (83,2%). Le altre regioni che hanno visto un forte incrementosono Puglia (da 17,6% a 77,5%) e Basilicata (da 14,2% a 73,3 , comunque ultima fra le regioni meridionali).Male la Campania, che passa dal primo posto tra le regioni meridionali nel 2003 (31,7%) al penultimo nel2010 (75,2%). 64
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 7.6 – Incidenza degli investimenti in innovazione* sul totale degli investimenti nelle impresemanifatturiere meridionali (dati regionali al 2011) 2010 2011 % degli investimenti in % di imprese investitrici che % di imprese investitrici che innovazione sul totale hanno innovato hanno innovato investimentiAbruzzo 43,6 25,6 29,0Molise 43,2 19,9 21,3Campania 27,9 20,1 30,1Puglia 44,0 25,8 32,7Basilicata 38,7 19,8 37,3Calabria 41,9 20,1 31,3Sicilia 50,3 26,4 38,1Sardegna 40,8 23,1 29,3Mezzogiorno 39,5 23,5 31,5* 1) innovazione dei processi produttivi; 2) innovazioni organizzative e gestionali; 3) introduzione di prodotti innovativi; 4)diversificazione dei prodotti esistentiFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su Indagine OBI-SRM (Rapporto 2011 Impresa e Competitività)Nel 2011, l’incidenza delle imprese manifatturiere meridionali che hanno effettuato investimenti ininnovazione sul totale delle imprese che hanno investito è stata del 31,5%, in calo rispetto al 2010 (39,5%).La regione con l’incidenza maggiore di imprese “innovatrici” è la Sicilia (38,1%), mentre il Molise presental’incidenza più bassa (21,3%). La Campania è l’unica regione del Mezzogiorno che fa registrare unmiglioramento della quota di imprese innovatrici nel 2011 (da 27,9% del 2010 a 30,1%).La quota di investimenti in innovazione sul totale degli investimenti delle imprese manifatturiere meridionalisi attesta al 23,5% nel 2010; la regione che presenta la quota maggiore è la Sicilia (26,4%), seguita dallaPuglia (25,8%) e dall’Abruzzo (25,6%).Tab. 7.7 – Canali utilizzati per l’introduzione di innovazioni nelle imprese manifatturiere meridionali nel2010 (valori percentuali) Classe di addetti Totale imprese 10-49 50-250 Oltre 250Ricerca e Sviluppo allinterno dellazienda 34,1 31,5 48,0 54,6Ricerca in coll. con Università enti pubblici di ricerca 9,6 7,3 23,9 12,9Progetti avviati e/o gestiti in coll. con altre imprese 10,2 10,0 12,2 5,2Progetti sviluppati attraverso la partecipazione a Distretti 4,7 4,9 3,5 0,0Tecnologici, Consorzi di ricerca, etc.Acquisto di brevetti/ licenze tecnologiche 5,9 6,2 4,4 3,1Acquisto di macchinari/procedure avanzate 60,0 61,5 52,3 47,9Org. di corsi di formazione per il personale dellazienda 18,5 16,8 28,6 20,6Implementazione di metodologie di riorganizzazione dei 8,6 9,2 4,9 5,2cicli di lavoro interni allimpresaAltre tipologie 0,0 0,0 0,0 0,0Non sa /Non risponde 9,7 10,7 4,1 5,2Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su Indagine OBI-SRM (Rapporto 2011 Impresa e Competitività)L’introduzione di innovazioni nelle imprese manifatturiere meridionali avviene in larga parte attraversol’acquisto di macchinari o l’introduzione di procedure avanzate (utilizzata del 60% delle imprese), lamodalità più “povera” quanto ad apporto di contenuto innovativo in azienda; tale percentuale decresce alcrescere delle dimensioni aziendali. È importante evidenziare che mentre le grandi imprese si avvalgonomaggiormente del canale della Ricerca e Sviluppo interna (54,6%), nelle piccole imprese tale canale è menoutilizzato; infine, solo il 5,2% delle grandi imprese introduce innovazione collaborando con le altre imprese. 65
    • Check up Mezzogiorno marzo 20128. TurismoTab. 8.1 - Arrivi e presenze turistiche Arrivi (numero di clienti) Presenze (notti) 2009 2010 Variazione 2009 2010 VariazioneAbruzzo 1.339.959 1.485.120 10,8 6.653.927 7.306.951 9,8Molise 185.116 183.559 -0,8 602.526 559.245 -7,2Campania 4.318.557 4.543.257 5,2 17.942.458 18.556.993 3,4Puglia 2.986.038 3.112.906 4,2 12.509.693 12.982.987 3,8Basilicata 467.296 493.828 5,7 1.888.718 1.890.108 0,1Calabria 1.528.697 1.435.255 -6,1 8.454.728 8.147.269 -3,6Sicilia 4.101.879 4.025.082 -1,9 13.765.339 13.503.839 -1,9Sardegna 2.447.347 2.384.423 -2,6 12.310.384 12.172.923 -1,1Centro Nord 78.124.912 81.150.415 3,9 296.634.604 300.422.235 1,3Mezzogiorno 17.374.889 17.663.430 1,7 74.127.773 75.120.315 1,3Italia 95.499.801 98.813.845 3,5 370.762.377 375.542.550 1,3Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatGraf. 8.1 – Percentuale di arrivi stranieri: confronto tra Mezzogiorno e Centro-Nordnt 60 46,7 47,6 48,0 47,3 46,5 47,9 50 46,0 46,3 40 28,1 29,5 29,6 27,2 27,9 28,0 27,5 28,0 30 20 10 0 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Centro-Nord MezzogiornoFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatTra il 2009 e il 2010 si assiste ad un aumento del numero di arrivi* di turisti in Italia (+3,5%), conseguenzadell’aumento del 3,9% nel Centro-Nord e dell’1,7% nel Mezzogiorno. Nelle regioni meridionali tuttavia,accanto agli incrementi di Basilicata (+5,7%) e Campania (+5,2%), si registrano anche diminuzioni, inparticolare in Calabria (-6,1%).Una dinamica speculare fra Nord e Sud si registra per quel che riguardainvece le presenze** (+1,3%). Dopo il calo avvenuto tra il 2007 ed il 2009 della componente stranierapassata dal 29,6% al 27,5% sugli arrivi totali nel Mezzogiorno, essa riprende a crescere nel 2010 (28%),anche se si attesta su un valore di gran lunga inferiore a quello del Centro-Nord (47,9%).*Numero di clienti, italiani e stranieri, ospitati negli esercizi ricettivi. Tale categoria include esercizi alberghieri ed esercizicomplementari.**Numero delle notti trascorse dai clienti, italiani e stranieri, negli esercizi ricettivi. 66
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 8.2 - Capacità degli esercizi ricettivi (2009 - 2010) 2009 2010 Var. % 2010/2009 Capacità Posti Capacità Posti Capacità Numero Posti letto Numero Numero media letto media letto mediaAbruzzo 2.160 107.663 50 2.273 108.747 48 5,2 1,0 -4,0Molise 339 10.922 32 401 11.711 29 18,3 7,2 -9,4Campania 4.347 198.234 46 4.420 199.200 45 1,7 0,5 -1,2Puglia 3.907 229.927 59 4.106 238.972 58 5,1 3,9 -1,1Basilicata 623 38.570 62 650 38.955 60 4,3 1,0 -3,2Calabria 2.370 197.783 83 2.597 195.141 75 9,6 -1,3 -10,0Sicilia 4.391 189.005 43 4.768 196.777 41 8,6 4,1 -4,1Sardegna 3.636 199.042 55 3.914 202.491 52 7,6 1,7 -5,5Centro-Nord 123.657 3.429.213 28 127.186 3.506.858 28 2,9 2,3 -0,6Mezzogiorno 21.773 1.171.146 54 23.129 1.191.994 52 6,2 1,8 -4,2Italia 145.430 4.600.359 32 150.315 4.698.852 31 3,4 2,1 -1,2Fonte: Elaborazione SRM su dati IstatGraf. 8.2 - Posti letto degli esercizi ricettivi per ripartizione: 2002-2010 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Nord-ovest 53,8 56,0 53,1 51,1 49,7 48,1 46,8 45,7 44,7 Nord-est 20,6 21,4 22,2 19,8 20,2 21,1 21,1 20,4 20,1 Centro 51,3 52,8 49,8 47,9 46,6 45,1 43,0 39,7 40,1 Mezzogiorno 88,6 92,5 83,0 76,3 69,9 65,2 57,0 53,9 51,7 Italia 35,0 36,7 36,7 33,5 33,4 34,2 33,1 31,6 31,3Fonte: Elaborazione SRM su dati IstatPer quanto riguarda l’offerta turistica, nel 2010 nel Mezzogiorno sono presenti circa 23 mila esercizi ricettiviper un numero complessivo di posti letto di circa 1,2 milioni di unità (pari a quasi in terzo del totale italiano);la capacità media degli esercizi ricettivi nell’Italia meridionale (52 posti letto) è superiore a quella registratanel Centro-Nord (28 posti letto). Fra il 2009 e il 2010 il numero di esercizi ricettivi nel Mezzogiorno ècresciuto del 6,2% rispetto al 2,9% del dato centro-settentrionale; i maggiori aumenti si registrano in Sicilia(+8,6%), Puglia (+5,1%) e Sardegna (+7,6%). Cresce ,tuttavia, in maniera meno che proporzionale il numerodi posti letto (Mezzogiorno +1,8%, Italia +2,1%), con il risultato che la capacità media degli esercizi ricettivisi riduce sia nel Mezzogiorno che nel resto d’Italia. 67
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf.8.3 – Andamento del fatturato nelle imprese alberghiere per ripartizione geografica: variazione %rispetto all’anno precedente (2009-2010) 8 4,4 4 1,9 1,8 2,0 0 -0,8 -4 -3,8 -4,2 -8 -6,8 -8,6 -9,8 -12 Nord-Ovest Nord-Est Centro Mezzogiorno Italia 2009 2010 Nota: Italia (campione 1.648 aziende; fatturato 2010: 6.104,5 mln €), Centro (campione 456 aziende; fatturato 2010: 1.536,6 mln €), Nord-Est (campione: 483 aziende; fatturato 2010: 1.364,6 mln €), Nord-Ovest (campione: 392 aziende; fatturato 2010: 2.185,6 mln €), Sud e Isole (campione: 371 aziende; fatturato 2010: 1.017,7 mln €). Fonte: Elaborazione SRM su dati del Servizio Studi di Intesa SanpaoloIl fatturato delle imprese alberghiere italiane, dopo il calo registrato nel 2009 (-6,8%), riprende a crescerenel 2010 (+2,0%); nel Mezzogiorno, invece, seppur la riduzione è stata meno pesante nel 2009 (-4,2%), iricavi delle imprese alberghiere hanno continuato a ridursi nel 2010 (-0,8%). Tra le altre macro-aree, l’Italiacentrale è quella che presenta la crescita maggiore del fatturato nel corso del 2010, con un aumento pari a+4,4%. 68
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf.8.4 - Andamento del RoE e del RoI nelle imprese alberghiere per ripartizione geografica: confronto2009-2010 (valori percentuali) 4,3 4,0 4 3,6 3,5 3,1 2,8 2,6 2,5 2,6 2,3 2 1,8 1,7 1,4 1,0 0,9 0,4 0,3 0,4 -1,9 0,1 0 -2 2009 2010 2009 2010 ROE ROI Nord-Ovest Nord-Est Centro Mezzogiorno ItaliaNota: Italia (campione 1.648 aziende; fatturato 2010: 6.104,5 mln €), Centro (campione 456 aziende; fatturato 2010: 1.536,6 mln€), Nord-Est (campione: 483 aziende; fatturato 2010: 1.364,6 mln €), Nord-Ovest (campione: 392 aziende; fatturato 2010: 2.185,6mln €), Sud e Isole (campione: 371 aziende; fatturato 2010: 1.017,7 mln €).Fonte: Elaborazione SRM su dati Servizio Studi di Intesa SanpaoloMentre la redditività delle imprese alberghiere italiane è migliorata tra il 2009 ed il 2010 con il Return onInvestment (RoI) passato da 2,8% al 3,5% ed il Return on Equity (RoE) passato da 0,3% a 1,4%, quella delleimprese meridionali è peggiorata (da 3,1% a 2,6% il RoI e da 1,0% a 0,4% il RoE). Per quanto riguarda lealtre macro-aree, la dinamica migliore nel corso dei due anni esaminati si è avuta per gli esercizi alberghieridel Centro Italia dove la redditività sul capitale investito è cresciuta da 2,3% a 4% e quella sul capitaleproprio da 0,1% a 1,8%; tuttavia, le imprese alberghiere con la maggiore redditività nel 2010 sono quelledell’Italia nord-orientale (RoI a 4,3% e RoE a 2,6%). 69
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 8.3 - Imprese turistiche che hanno effettuato investimenti produttivi e incidenza media degliinvestimenti sul fatturato (2010-2011) Percentuale di imprese che ha effettuato Incidenza media sul fatturato investimenti produttivi 2010 2011 2010 2011Abruzzo 26,4 15,0 17,2 10,2Molise 8,0 0,0 17,5 0,0Campania 26,0 28,3 12,4 16,3Puglia 28,1 21,4 17,6 15,9Basilicata 11,5 17,0 7,9 10,5Calabria 24,8 34,8 18,4 15,7Sicilia 31,0 10,6 17,6 21,1Sardegna 21,2 16,0 32,3 15,9Mezzogiorno 25,8 20,9 17,9 16,3Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su Indagine OBI-SRM (Rapporto 2011 Impresa e Competitività)Secondo i risultati del Rapporto 2011 Impresa e Competitività di OBI/SRM la percentuale di impreseturistiche meridionali che nel 2011 ha effettuato investimenti produttivi è risultata del 20,9%, in calorispetto al 25,8% del 2010; le regioni caratterizzate da una maggior propensione ad investire da parte delleimprese turistiche sono state la Calabria (34,8%) e la Campania (28,3%), che peraltro sono risultate leuniche con la quota in aumento tra il 2010 e il 2011. L’incidenza media degli investimenti produttivi sulfatturato è del 16,3% nel Mezzogiorno, in calo rispetto al 17,9% del 2010; le uniche regioni con l’incidenza inaumento sono risultate la Sicilia (da 17,6% nel 2010 a 21,1% nel 2011), la Campania (da 12,4% a 16,3%) e laBasilicata (da 7,9% a 10,5%). 70
    • Check up Mezzogiorno marzo 20129. Demografia e qualità della vitaGraf.9.1 - Previsioni demografiche 2011 - 2065: totale residenti per ripartizione geografica (valori in milioni) 22 20 Nord-Ovest 18 16 Mezzogiorno Nord-Est 14 12 Centro 10 2011 2013 2015 2017 2019 2021 2023 2025 2027 2029 2031 2033 2035 2037 2039 2041 2043 2045 2047 2049 2051 2053 2056 2057 2059 2061 2063 2065 Nord-Ovest Nord-Est Centro Mezzogiorno Fonte: Elaborazioni Confindustria e SRM su dati IstatGraf. 9.2 - Previsioni demografiche2011-2065: totale stranieri per ripartizione geografica (valori in milioni)n milioni) 6 Nord-Ovest 5 4 Nord-Est Centro 3 2 Mezzogiorno 1 0 2011 2013 2015 2017 2019 2021 2023 2025 2027 2029 2031 2033 2035 2037 2039 2041 2043 2045 2047 2049 2051 2053 2056 2057 2059 2061 2063 2065 Nord-Ovest Nord-Est Centro Mezzogiorno Fonte: Elaborazioni Confindustria e SRM su dati IstatSecondo le previsioni demografiche pubblicate dall’Istat a fine dicembre 2011, la popolazione italianadovrebbe crescere fino al 2038, raggiungendo i 63,9 milioni dagli attuali 60,6 milioni; successivamente siregistrerà un calo che porterà la popolazione a 61,3 milioni di persone nel 2065. Tuttavia, la dinamica nonsarà la stessa in tutte le macro-aree e, mentre nel Centro-Nord la popolazione al 2065 sarà superiore al2011 (nel Nord-Ovest si passerà da 16,1 a 17,6 milioni; nel Nord-Est da 11,6 a 14,8 e nel Centro da 12 a13,3), nel Mezzogiorno l’andamento è decisamente negativo con una popolazione che dagli attuali 20,9milioni di persone arriverà a 16,7 milioni.La componente straniera, invece, andrà progressivamente aumentando in tutte le macro-aree italiane, inmaniera più intensa nelle regioni del Nord-Ovest (da 1,6 a 5,1 milioni di persone); nel Mezzogiorno lapopolazione straniera aumenterà di circa 1 milione di unità portandosi a 1,7 milioni; tuttavia, la presenza distranieri nell’Italia meridionale resterà inferiore a quella delle altre aree italiane. 71
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 9.3 - Età media della popolazione per ripartizione geografica (confronto 2011, 2038, 2065) 80 60 47,9 48,7 47,7 48,9 48,1 49,4 48,9 51,6 48,2 49,7 44,5 44,2 44,4 41,9 43,5 40 20 0 Nord-Ovest Nord-Est Centro Mezzogiorno Italia 2011 2038 2065Fonte: Elaborazioni Confindustria e SRM su dati IstatGraf.9.4 - Indice di dipendenza* per ripartizione geografica (confronto 2011, 2038, 2065) 80 69,4 57,2 59,7 60 53,0 55,8 55,9 54,2 51,4 50,6 52,5 40 33,2 32,3 33,0 30,9 27,2 20 0 Nord-Ovest Nord-Est Centro Mezzogiorno Italia 2011 2038 2065* popolazione in età non lavorativa (0-14 anni + 65 anni e oltre) / popolazione 15-64 anniFonte: Elaborazioni Confindustria e SRM su dati IstatL’età media della popolazione italiana andrà progressivamente aumentando nel corso di prossimi 5 decenni,portandosi dagli attuali 43,5 anni ai 49,7 anni nel 2065. Il Mezzogiorno, che oggi rappresenta la macro-areacon l’età media più bassa (41,9 anni), nel 2065 invece presenterà la popolazione mediamente più anziana,con un’età media di 51,6 anni.Il progressivo invecchiamento della popolazione contribuirà ad aumentare in modo rilevante in Italia,l’indice di dipendenza, che rapporta il numero di persone in età non lavorativa (0-14; 65 anni ed oltre) conquelle invece in età lavorativa, dall’attuale 30,9 a 59,7 nel 2065; in sostanza nel 2065 ci saranno circa 60persone in età non lavorativa per ogni 100 persone in età lavorativa. Nel Mezzogiorno si verificherà ladinamica peggiore: l’indice passerà da 27,2 a 69,4. 72
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 9.1 - Persone inattive che si prendono regolarmente cura di figli, di altri bambini, di anziani, malati odisabili: quota di persone che sarebbero disposte a concedere meno cure pur di avere un lavoro (2010)r di avere un lavoro (2010) Persone che desiderano lavorare e dedicare Desidera lavorare e dedicare meno tempo alla meno tempo alla cura di qualcuno cura di… …figli Maschi Femmine Totale …altri bambini …adulti coabitantiNord 10,7 15,3 14,4 22,4 7,1 13,1Centro 15,4 19,5 18,8 27,2 12,0 14,4Mezzogiorno 44,4 31,0 33,4 39,8 20,1 28,0Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatNel 2010 la percentuale di persone inattive che si prendono cura di figli, anziani o malati, ma che sarebberodisposte a concedere meno cure pur di avere un lavoro si attesta al 33,4% nel Mezzogiorno, al 18,8% alCentro e al 14,4% nel Nord; da notare come solo nel Mezzogiorno la percentuale di uomini chedesidererebbe lavorare piuttosto che prendersi cura di persone non autosufficienti risulta più alta rispetto aquella delle donne, mentre nelle altre aree accade l’inverso.Tab.9.2 - Principali indicatori delle condizioni economiche delle famiglie: 2009-2010 (valori percentuali) Arriva a fine mese con molta Indicatore Eurostat di Indicatore Eurostat di grave difficoltà deprivazione 3/9 (a) deprivazione 4/9 (a) 2009 2010 2009 2010 2009 2010Nord 10,7 11,4 9,2 9,7 4,0 3,7Centro 13,4 14,3 13,6 13,8 5,3 5,6Mezzogiorno 23,5 24,1 25,1 25,8 12,1 12,9 Fare un pasto adeguato almeno Non riesce a riscaldare Non riesce a sostenere spese ogni due giorni (b) adeguatamente l’abitazione impreviste di 750 euro (c) 2009 2010 2009 2010 2009 2010Nord 4,6 4,8 5,2 5,1 25,4 25,6Centro 5,8 6,1 8,7 8,6 33,2 32,4Mezzogiorno 10,0 10,6 20,2 23,0 45,2 46,5(a) Su una lista di nove seguenti segnali di disagio: 1) non riuscire a sostenere spese impreviste, 2) non potersi permettere unasettimana di ferie in un anno lontano da casa, 3) avere arretrati (mutuo o affitto o bollette o altri debiti diversi dal mutuo), 4) nonpotersi permettere un pasto adeguato almeno ogni 2 giorni; 5) non potersi permettere di riscaldare adeguatamente l’abitazione,non potersi permettere: 6) lavatrice 7) tv a colori 8) telefono 9) automobile(b) La domanda del questionario chiede se la famiglia può permettersi di fare un pasto completo, a base di carne, pollo, o pescealmeno una volta ogni due giorni(c) Tale valore per ciascun anno di indagine, è pari a 1/12 della soglia di rischio di povertà calcolata nell’indagine di due anniprecedenti.Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatSegnali negativi emergono da alcuni indicatori delle condizioni economiche delle famiglie: la percentuale difamiglie che arriva a fine mese con difficoltà cresce dal 23,5% del 2009 al 24,1% del 2010, contro il 14,3%del Centro e l’11,4% del Nord; peggiorano anche gli indicatori di deprivazione e grave deprivazione (nelMezzogiorno rispettivamente al 25,8% e al 12,9% nel 2010); ben il 46,5% delle famiglie meridionali non è ingrado di sostenere una spesa imprevista di 750 € e che il 23% non riesce neanche a riscaldareadeguatamente la propria abitazione. 73
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 9.5 - Indicatore di presa in carico dei servizi socio - educativi * per regione (anno scolastico2009/2010) 35 29,5 30 27,7 25,4 25 20,4 19,8 20 18,7 17,7 17,1 16,6 16,1 14,8 14,4 15 13,6 13,2 12,5 Italia = 11,3 10,0 10 7,8 5,4 5,2 5,0 5 3,5 2,7 0 Ba zzo Ab o no te d a e ia ige na li- om o en ise C a ia Sa zio M a a na a Ca ria ilia To a to a ta ch ri t t i an ni li st n e ard lza on gl ur ne en eg oz Va mb iu ica ag Ad b La ru ol Sic pa Ao ar Pu sc la Lig Bo iem Ve tin ia G Tr /B rd M b om s il m U P Al z -R lle L ilia o Ve Em en iu Tr FrFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Istat*utenti per 100 residenti di 0-2 anniL’indicatore di presa in carico dei servizi socio-educativi, riferito all’insieme dei servizi attivati per la primainfanzia (asili nido e servizi integrativi), evidenzia ancora una volta una forte disparità fra le regionimeridionali e quelle centro-settentrionali; infatti, il rapporto fra i bambini che usufruiscono dei servizi socio-educativi per la prima infanzia e i residenti di età compresa fra 0 e 2 anni assume valori, nelle regionimeridionali, al di sotto della media nazionale (11,3%) tranne in Sardegna: le peggiori sono la Campania(2,7%) e la Calabria (3,5%); tra le migliori troviamo Emilia-Romagna (29,5%) ed Umbria (27,7%). 74
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 9.6 – Incidenza della povertà relativa*: confronto Mezzogiorno Centro - Nordo-Nord 30 24,3 25,0 23,9 23,6 24,0 23,8 25 22,6 22,5 22,7 23,0 22,4 21,6 19,6 19,1 20 18,3 18,4 17,8 17,5 17,7 16,8 16,9 16,9 16,8 16,0 15 10 6,8 6,1 6,0 5,5 5,6 5,4 5,7 5,7 5,4 5,0 5,2 5,3 5 0 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Differenza Centro-Nord Mezzogiorno* Una famiglia viene definita povera in termini relativi se la sua spesa per consumi è pari o al di sotto della linea di povertà relativa,calcolata sui dati dell’indagine sui consumi delle famiglie.Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatPer quanto riguarda la “povertà relativa”, tra il 1999 e il 2010 si è registrata una riduzione della quota difamiglie classificabili in tale categoria (da 23,9% a 23%), che resta però ancora preoccupante. Talemiglioramento non è stato sufficiente, tuttavia, a ridurre il gap rispetto alle regioni del Centro-Nord (5,3%),rimasto quasi invariato.Tab. 9.3 – Povertà relativa* per regione (valori percentuali) 2009 2010 Abruzzo … 14,3 Molise 17,8 16,0 Campania 25,1 23,2 Puglia 21,0 21,1 Basilicata 25,1 28,3 Calabria 27,4 26,0 Sicilia 24,2 27,0 Sardegna 21,4 18,5 Centro-Nord 5,2 5,3 Mezzogiorno 22,7 23,0 Italia 10,8 11,0 * Percentuale di famiglie in povertà relativaFonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati IstatNel 2010 la percentuale di famiglie “relativamente povere” nel Mezzogiorno risulta più che doppia rispettoalla media nazionale (11%). Le regioni meridionali con le famiglie in maggiore difficoltà sono la Basilicata(28,3%) e la Sicilia (27%), entrambe in forte peggioramento; molto elevata, ma in miglioramento, è lapercentuale registrata in Calabria (26%) e in Campania (23,2%), mentre in Abruzzo e in Molise si rilevano ivalori più bassi (14,3% e 16%). 75
    • Check up Mezzogiorno marzo 201210. Spesa pubblica e politiche di sviluppoGraf. 10.1 - Andamento della spesa pubblica totale consolidata pro-capite 2001-2009: confronto tra macro-aree (valori in euro) Euro 19.097 18.921 17.629 17.791 16.737 17.000 17.000 16.316 17.386 17.203 15.714 15.057 16.039 16.274 15.235 15.434 14.651 14.053 13.501 14.181 13.000 13.974 13.125 13.469 12.507 12.568 11.661 10.733 11.098 9.000 5.000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 Mezzogiorno Centro.Nord Italia Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati DPS, 2011Graf.10.2 – Spesa pubblica totale consolidata pro-capite nel 2009 nelle regioni meridionali (valori in euro)Graf.10.2 - Spesa pubblica totale consolidata pro-capite nel 2009nelle regioni meridionali (valori in euro) 20.000 17.663 15.854 15.950 16.000 14.683 15.013 13.007 13.564 13.183 12.000 8.000 4.000 0 Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati DPS, 2011La spesa pubblica pro-capite in Italia è passata dai 13.501 euro del 2001 ai 17.203 euro del 2009. Taleaumento si è verificato sia nelle regioni centro-settentrionali, sia in quelle meridionali per cui permane il gaptra le due aree: nel Centro-Nord la spesa pubblica procapite al 2009 è di 18.921 euro, mentre nelMezzogiorno ammonta a 13.974 euro. Si rileva, inoltre, che, dopo una progressiva crescita della spesa nelperiodo 2001-2008, il 2009 fa registrare un’inversione di tendenza, con una diminuzione della stessa di circal’1% rispetto al 2008, riduzione ugualmente presente in entrambe le ripartizioni. 76
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 10.1 - Distribuzione e stato attuazione delle risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) 2007-13– Quota regionale, Regioni del Mezzogiorno (valore in milioni di euro)i euro)Regioni Priorità Altro Residuo TOTALE Dissesto Disavanzo Infrastrutture Ricerca Altro * idrogeologico SSNAbruzzo 5,0 160,0 607,7 - 772,8Basilicata 259,4 12,0 10,8 486,8 769,0Calabria 863,4 63,9 110,0 558,6 1.595,9Campania 1.345,1 68,7 120,5 322,0 530,2 1.120,3 3.506,8Molise 14,0 55,0 352,1 338,1 407,1Puglia 1.015,4 250,0 79,1 1.450,1 2.794,6Sardegna 1.073,4 241,4 11,7 111,0 508,7 1.946,2Sicilia 1.092,9 38,8 5,8 686,0 610,8 1.250,1 3.684,4Mezzogiorno 5.649,6 679,8 352,1 1.223,0 2.266,8 5.712,4 15.476,8* La voce “Altro” include: a) le risorse assegnate i PAR della Regione Molise e Abruzzo, per un totale di 1.014,8 milioni di euro; b) lesomme FAS preallocate per effetto di disposizioni di legge (432 milioni ex d.l. 196/2010 su compensazioni ambientali in RegioneCampania; 111,044 ex d.l. 162/2008 per il G8 in Sardegna); c) l’importo di 200 milioni di euro destinato all’Accordo di ProgrammaTermini Imerese in Sicilia; d) le somme destinate a copertura finanziaria di varie ordinanze della Protezione civile per fronteggiaresituazioni di emergenza (509 milioni di euro).Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su Delibere CIPETab. 10.2 – Erogazioni per incentivi alle imprese (1999-2010). Quote percentuali delle regioni delMezzogiorno 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010Abruzzo 3,3 4,3 2,9 2,2 2,2 2,8 2,5 2,0 2,4 1,6 1,5 1,6Molise 0,9 1,3 0,8 1,1 0,4 0,8 0,8 0,9 0,8 0,4 1,0 0,3Campania 14,0 15,2 15,9 17,7 17,0 15,3 17,4 16,8 18,2 17,7 14,5 10,8Puglia 10,0 11,0 11,4 14,9 13,6 13,7 15,5 14,4 12,5 11,0 14,0 10,2Basilicata 3,3 2,6 3,3 3,7 3,6 3,6 2,8 2,8 3,6 3,0 2,3 1,7Calabria 5,4 5,8 8,9 10,1 9,0 9,5 8,7 9,2 9,3 6,8 5,0 4,3Sicilia 13,4 11,3 15,8 14,1 12,3 13,5 14,3 13,7 13,0 14,8 11,1 5,7Sardegna 4,9 6,5 6,0 8,0 6,2 7,0 5,2 5,4 4,8 4,5 4,0 2,4Mezzogiorno 55,2 58,0 65,0 71,8 64,3 66,2 67,2 65,2 64,6 59,8 53,4 37,0Italia 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati METDei circa 64 miliardi di euro che componevano l’originale dotazione FAS 2007-13, la quota regionale residua(dopo consistenti tagli apportati dal 2009 al 2011) ammonta a circa 15,5 miliardi di euro. Tale quota del FSC(nuova denominazione del FAS), che doveva essere assicurata tramite programmi attuativi Regionali (PAR),nel corso del 2011 e del 2012 è stata parzialmente ripartita mediante Delibere CIPE, che hanno destinato laparte più consistente alle infrastrutture (5,6 miliardi). Sicilia, Campania e Puglia hanno ottenuto il maggiorstanziamento, pari a circa i 2/3 del totale.Il Mezzogiorno, inoltre, fatto 100 il totale Italia, ha beneficiato (fino al 2009) di oltre la metà delleerogazioni previste per incentivi alle imprese con le percentuali più alte nel periodo 2001-2006. Nell’ultimoanno le quote sono drasticamente calate fino a raggiungere il valore del 37% per il 2010, equivalente a circa750 milioni di euro. In termini di singole regioni, prevalgono Campania, Puglia e Sicilia che nel loro insiemeassorbono fino ai due terzi del totale della macroarea. 77
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 10.3 - I Fondi UE 2007-2013 - Impegni e pagamenti sui fondi FESR e FSE in % del contributo totale al 31dicembre 2011 (Obiettivo Convergenza) FESR FSE Importo Importo totale totale (milioni di (milioni di euro) % Impegni % Pagamenti euro) % Impegni % PagamentiPO Basilicata 752,2 56,9 32,8 322,4 51,2 36PO Calabria 2.998,20 42,6 16,2 860,5 42,5 25,5PO Campania 6.864,80 40 12,5 1.118,00 34,5 13,7PO Puglia 5.238,00 57,7 22,7 1.279,20 33,9 21,2PO Sicilia 6.539,60 41,2 12 2.099,20 39,6 16,9POIN Attrattori culturali, naturali e turismo 1.031,20 27,3 16,4POI Energie rinnovabili e risparmio energetico 1.607,80 44,8 24,7PON Governance e AT FESR 276,2 47,3 28PON Istruzione Ambienti per lapprendimento 495,3 90 36,6PON Reti e mobilità 2.749,50 23,9 16,0PON Ricerca e competitività 6.205,40 64,3 26,1PON Sicurezza per lo sviluppo 1.158,10 38,3 27PON Governance e azioni di sistema 59,9 25,7PON Competenze per lo sviluppo 81,2 42,3Totale Convergenza 35.916,20 46,9 18,8 7.683,10 48,1 24,4Fonte: Ministero dello Sviluppo Economico – RGS – IGRUE marzo 2012Tab. 10.4 - POR FESR 2007-2013 Obiettivo Convergenza: contributo assegnato per tipologia di beneficiari(valori percentuali)* Operatori Unioni di Comuni e Altri enti pubblici e Regioni Province Comuni privati Comunità montane organismi di categoriaCampania 38,5 1,1 36,1 16,3 0,5 6,3Puglia 12,3, 1,6 21,8 45,2 0,2 17,4Basilicata 21,4 17,2 22,9 22,0 2,0 14,6Calabria 20,4 19,7 36,1 19,6 1,8 1,6Sicilia 14,5 0,1 16,4 48,4 0 18,7Tot. Convergenza 21,6 4,4 26,1 33,7 0,5 12,3* I dati sono aggiornati al 28 febbraio 2012.Fonte: IFEL 2012Al 31 dicembre 2011 l’attuazione dell’Obiettivo Convergenza fa registrare pagamenti per il 19,8 %dell’ammontare complessivo, a fronte di un impegno di spesa pari a quasi il 47% del totale disponibile. Lemigliori performance riguardano i programmi finanziati dal FSE che fanno registrare pagamenti per il 24,4%del totale. In termini di singoli programmi, invece, per il FESR le migliori certificazioni di spesa si registranoper il PON Istruzione Ambienti per l’apprendimento (36,6% del totale) e per il PO Basilicata (32,8%). Irisultati migliori a valere sul FSE sono, invece, quelli del PON Competenze per lo Sviluppo (con impegni epagamenti rispettivamente pari al 81.2% e al 42,3%) e del PO Basilicata con una spesa del 36%.Per le regioni Convergenza, i principali soggetti assegnatari degli stanziamenti FESR sono i Comuni e glioperatori privati con un peso pari, rispettivamente, al 26.1% e al 33,7%. Seguono gli stanziamenti per leRegioni (21,6%), gli altri enti pubblici e gli organismi di categoria (12.3), le Province (4.4%) e, infine, leUnioni di Comuni e le Comunità Montane (0,5%). 78
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 10.3 – Bilancio UE e politiche di coesione per il periodo 2014- 2020 Amministrazione Altro 62,6 mld € 154,9 mld € Regioni transitorie 39 mld € Competitività Global Europe 53,1 mld € 70 mld € Sicurezza e cittadinanza Politiche di coesione Cooperazione territoriale 18,5 mld € 336 mld € 11,7 mld € Fondo di coesione 68,7 mld € Crescita sostenibile: risorse Regioni ultraperiferiche e naturali Regioni Convergenza scarsamente popolate 382,9 mld € 162,6 mld € 0,9 mld €* Le voci “Politiche di Coesione” ed “Altro” costituiscono nel loro insieme la macro-voce “Crescita intelligente ed inclusiva cheprevede un importo di 490,9 miliardi di euroFONTE: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Commissione Europea, 2011Il Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020 della Commissione Europea prevede per la politica di coesioneoltre 336 miliardi di euro (sono 354 nell’attuale periodo) ai quali se ne aggiungono ulteriori 40 per il nuovofondo “Connecting Europe Facility”, destinato alla costruzione di infrastrutture nei settori dell’energia, deitrasporti e delle comunicazioni elettroniche (banda larga).Considerando che il limite per definire il ritardo di sviluppo dei vari territori dovrebbe continuare ad esserel’attuale soglia del 75% della media del PIL comunitario, l’Italia – e, in particolare, le regioni delMezzogiorno - con una grande quota di popolazione che vive in regioni al di sotto di tale soglia , risultaessere uno dei Paesi più interessati dai fondi strutturali anche per il prossimo ciclo di programmazione2014-2020. 79
    • Check up Mezzogiorno marzo 201211. Le infrastruttureTab. 11.1 - La dotazione infrastrutturale in Italia: indici sintetici al 201010 (Italia=100) Infrastrutture Infrastrutture Infrastrutture Infrastrutture stradali ferroviarie portuali aeroportualiAbruzzo 129,2 66,1 26,8 59Molise 123,4 43,5 31,5 -Campania 141,6 168,7 29,1 20Puglia 102,7 81,7 82,3 75,2Basilicata 96,5 40,2 - -Calabria 110,2 82,8 162,4 111,4Sicilia 118,7 63,3 82,8 102,8Sardegna 68,8 6,5 173,7 207,8Mezzogiorno 107,2 66,8 76,2 76,2Centro-Nord 95 122,9 113,6 113,4Italia 100 100 100 100Fonte: Svimez, 2011Il Mezzogiorno fa registrare un livello di infrastrutturazione abbastanza elevato soprattutto in termini dicollegamenti stradali: fatto 100 il dato Italia, il suo indice è pari a 107,2 (95 per il Centro-Nord). Diparticolare rilevanza sono i dati di Campania e Abruzzo con un valore pari rispettivamente, a 141,6 e 129,2.Per le restanti modalità, invece, le regioni del Sud mostrano dati al di sotto della media nazionale con unmaggior differenziale rispetto al Centro-Nord: lo scarto più elevato si registra per le infrastrutture ferroviarieil cui indici pari a 66,8 contro 122,9 del Centro-Nord.Tab. 11.2 - Estensione della rete stradale italiana, per categoria e macroripartizione, 2009 (km) Strade regionali e Altre strade di interesse Territorio Autostrade Totale provinciali nazionaleNord Ovest 32.427 2.016 1.893 36.336Nord Est 29.129 2.224 1.482 32.835Centro 33.248 2.585 1.133 36.966Mezzogiorno 62.981 12.466 2.121 77.568Italia 157.785 19.291 6.629 183.705Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su I° Rapporto sullo stato delle infrastrutture in Italia: criticità di oggi, priorità di domani.Uniontrasporti, 2011 80
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 11.3 – Interoporti per aree geografiche nel 2009Tab. 11.3 - Interporti per aree Area geografica In attività In realizzazione Previsti TotaleNord 12 1 - 13Centro 5 3 - 8Mezzogiorno 3 1 4 8Italia 20 5 4 29Fonte: Elaborazioni Confindustria e SRM su I° Rapporto sullo stato delle infrastrutture in Italia: criticità di oggi, priorità di domani.Uniontrasporti, 2011Il Mezzogiorno possiede un estensione della rete stradale pari al doppio di quella delle altre ripartizioni, siaper quanto riguarda le strade di interesse nazionale, sia per quelle di interesse locale. Anche in rapporto allapopolazione, il Mezzogiorno mantiene la prima posizione (con 3,7 Km ogni 1000 abitanti). Minore è, però, ladotazione di infrastrutture di qualità più elevata: il valore delle autostrade è inferiore ad 1/3 del totale.Nel Centro Nord si concentra la gran parte della dotazione di strutture intermodali e logistiche checonsentono di sfruttare appieno la qualità e la migliore interconnessione delle reti infrastrutturali presenti.La dotazione interportuale del Mezzogiorno, pur vantando la presenza di strutture importanti, risultaminore. 81
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 11.4 - Traffico passeggeri dei principali aeroporti del Mezzogiorno – I semestre 201111 Aeroporto* Traffico passeggeri (n.) Var. % 2010/2011Catania 3.051.801 8,7Napoli 2.626.202 5,8Palermo 2.290.844 17,5Bari 1.709.906 12,7Cagliari 1.633.456 7,5Lamezia Terme 965.701 20,3Brindisi 898.905 36,9Trapani 677.848 -3,7Alghero 656.364 13,9Olbia 628.278 12,6Totale Italia 68.499.542 9,1*Sono stati riportati i primi 10 aeroporti del Mezzogiorno della graduatoria ENACFonte: Enac, 2011Nel corso del primo semestre del 2011, i primi 10 aeroporti del Mezzogiorno hanno movimentato circa 15,14milioni di passeggeri (il 22% del dato nazionale).Il primato, in termini di traffico, spetta all’aeroporto di Catania, seguito da quelli di Napoli e Palermo;mentre, in riferimento alla variazione annua, sono gli scali di Brindisi e Lamezia Terme quelli con le miglioriperformance con una crescita, rispettivamente, del 36,9% e del 20,3% rispetto all’analogo periodo del 2010. 82
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 11.6 - Le energie rinnovabili nel Mezzogiorno nel 2010 Potenza installata (MW) Solare % su Sud Eolico % su Sud Bioenergie % su SudAbruzzo 67,2 5,5 218,4 3,8 6,4 0,8Molise 15,9 1,3 367,2 6,4 40,7 5,4Campania 84,4 6,9 803,3 14,1 214,8 28,5Puglia 683,4 56,2 1.287,6 22,6 220,6 29,3Basilicata 49,7 4,1 279,9 4,9 32,3 4,3Calabria 58,7 4,8 671,5 11,8 121,9 16,2Sicilia 155,9 12,8 1.435,6 25,2 42,2 5,6Sardegna 101,6 8,3 638,9 11,2 74,3 9,9 % su Italia % su Italia % su ItaliaMezzogiorno 1.216,8 35,1 5.702 98,1 753,2 32,0Italia 3.470 5.814,3 2.351,5Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati GSE - Gestore dei Servizi Energetici, 2011Tab. 11.7 - Il bilancio energetico delle regioni del Mezzogiorno nel 20100 Produzione lorda 2010 Consumi 2010 GWh % su Sud GWh % su SudAbruzzo 6.292,4 5,6 6.344,7 7,8Molise 3.332,6 3,0 1.411,7 1,7Campania 11.781,0 10,6 17.454,0 21,5Puglia 36.857,6 33,0 17.522,2 21,6Basilicata 2.238,2 2,0 2.686,6 3,3Calabria 12.649,1 11,3 5.548,3 6,8Sicilia 24.308,5 21,8 19.086,9 23,5Sardegna 14.134,4 12,7 11.173,8 13,8 % su Italia % su ItaliaMezzogiorno 111.593,8 36,9 81.228,2 26,2Italia 302.062,2 309.884,5Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Terna, 2011Dai dati al 2010 emerge l’importanza che la fonte eolica riveste per le regioni del Mezzogiorno: ben il 98%della potenza nazionale installata è collocata in tale area con una particolare concentrazione in Sicilia ePuglia (rispettivamente 1.435 e 1.287 MW). valori più bassi si riscontrano per il solare e le biomasse.Per quanto riguarda il primo, in particolare, al Mezzogiorno compete il 35% del totale della potenzaistallata in Italia: si tratta di 1.216,8 MW concentrati per lo più in Puglia (683,4 MW), Sicilia (156 MW) eSardegna (101,6 MW).Per le biomasse, invece, la potenza installata al 2010 nelle regioni del Sud è pari a 753,2 MW (32% del datonazionale) con le maggiori presenze in Puglia (220,6 MW), Campania (214,8 MW) e Calabria (121,9 MW).Circa il 37% della produzione e il 26% dei consumi di energia elettrica nazionale dell’anno 2010 sono relativial Mezzogiorno. Le aree maggiormente energifere, in particolare, sono Puglia e Sicilia con, rispettivamente,il 33% e il 21,8% della produzione della macroarea. A tali due regioni ed alla Campania si riferiscono anche idati di maggior consumo che raggiungono, nel loro insieme, i due terzi del totale.Fatta eccezione per Abruzzo, Basilicata e Campania, inoltre, le regioni del Sud mostrano tutte una situazionedi eccedenza produttiva. 83
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf. 11.1 - Stima dei tempi di realizzazione “tipica” delle opere con importo pari a 100 milioni di euro per ilsettore “Ambiente”* Sicilia 12 anni Puglia 10 anni e 9 mesi Campania 10 anni e 8 mesi Lombardia 10 anni e 2 mesi ITALIA 8 anni e 2 mesi 0 2 4 6 8 10 12 14 *Il settore “ambiente” comprende interventi per l’assetto idrogeologico, la conservazione del suolo e la riduzione dell’inquinamento, interventi a sostegno delle attività forestali, gestione dei parchi naturali e salvaguardia del verde pubblico, nonché interventi per raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti. Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati MiSE – DPS – UVER. Consultazione del software VISTO a gennaio 2012Graf. 11.2 - Stima dei tempi di realizzazione “tipica” delle opere pari a 100 milioni di euro per il settore “Altritrasporti”* Sicilia 10 anni e 8 mesi Puglia 9 anni e 9 mesi Campania 9 anni e 8 mesi Lombardia 9 anni e 2 mesi ITALIA 7 anni e 4 mesi 0 2 4 6 8 10 12 14 *Il settore “altri trasporti” comprende i progetti relativi alla realizzazione, al funzionamento, all’utilizzo, alla manutenzione di infrastrutture di trasporto ferroviario, marittimo, aereo, lacuale e fluviale, compresi porti, aeroporti, stazioni e interporti. Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati MiSE – DPS – UVER. Consultazione del software VISTO a gennaio 2012Il dato riportato nel grafico indica i tempi di realizzazione delle opere con importo pari a 100 milioni di eurodi competenza ministeriale e con affidamento dei lavori a procedura aperta; per le singole regioni, i datiriportati sono quelli relativi ai rispettivi capoluoghi. I tempi di realizzazione tengono conto del range cheintercorre dalla progettazione preliminare all’esecuzione dei lavori. A livello nazionale, la durata “tipica” diattuazione (il DPS fa anche ipotesi di tempo “lungo” e breve”) delle opere di nuova realizzazione è pari a 8anni e 2 mesi per gli interventi in ambito ambientale e a 7 anni e 4 mesi per le opere relative al compartotrasporti. Sono state, inoltre, considerate 4 regioni campione: 3 del Mezzogiorno ed 1 del Nord cheregistrano tempi al di sopra del dato Italia; in particolare, nel caso della Sicilia (Altri trasporti), tali tempiraggiungono i 10,8 anni, contro i 7,4 medi dell’Italia. 84
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 11.8 - Piano di Azione Coesione: le priorità nel settore ferroviario (milioni di euro) Assegnazione Da finanziare Altre Fondo Sviluppo con riduzione Infrastruttura risorse Totale e Coesione tasso disponibili cofinanziamentoCalabria 40 385 80 505 - Asse ferroviario SA-RC 40 230 270 - Collegamento Lamezia-Catanzaro-Dorsale Ionica 80 80 - Taranto Sibari Gioia Tauro 155 155Campania 582 824 600 2.006 - Asse ferroviario AV/AC Napoli-Bari-Lecce Taranto 582 824 600 2.006Puglia 208 1.194 100 1.502 - Asse ferroviario AV/AC Napoli-Bari-Lecce Taranto 208 1.010 100 1.318 - Asse Bologna-Bari-Lecce-Taranto 184 184Sardegna 95 165 260 - Ammodernamento e velocizzazione Rete Sarda* 95 165 260Sicilia 1.723 50 2.223 - Asse ferroviario Messina Palermo-Catania 132 132 - Linea Catania-Palermo 1.475 500 1.975 - Nodi, sistemi urbani e metropolitani 116 116Totale complessivo 830 4.221 1.445 6.496Fonte: Piano di Azione Coesione, Governo Italiano, 2011Il Piano di Azione Coesione, se da un lato prevede una riprogrammazione delle risorse disponibili in modo daridurre il cofinanziamento nazionale, dall’altro sposta le stesse su una serie di opere infrastrutturali ritenuteprioritarie. Si prefigge, in particolare, di avviare o completare alcune scelte strategiche per lamodernizzazione della rete ferroviaria presente. Gli interventi individuati prevedono un finanziamentocomplessivo pari a circa 6,5 miliardi di euro, concentrato per lo più in Sicilia, Campania e Puglia. Il Piano sicaratterizza soprattutto per la scelta di concentrare risorse di fonte diversa sugli stessi interventiinfrastrutturali, a testimoniare l’importanza strategica assegnata a tali priorità. La scelta di concentrare suquesti progetti risorse liberate dal cofinanziamento consente di superare gli stretti vincoli dellaprogrammazione comunitaria, tenuto conto del fatto che per alcune opere il cronogramma ne prevede ilcompletamento per il 2024. 85
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 11.9 – Andamento del debito degli Enti locali e territoriali 2006-2010; (valori in milioni di euro)Anno Regioni Province Comuni TotaleNord Ovest2006 9.298 2.787 14.003 26.0882007 9.034 2.931 14.484 26.4492008 9.479 2.971 14.741 27.1912009 10.318 3103 14.660 28.0812010 10.833 3.155 14.804 28.792Nord Est2006 4.876 1.677 8.252 14.8052007 4.776 1.727 8.066 14.5692008 4.361 1.804 8.235 14.4002009 3.963 1.805 8.477 14.2452010 3.796 1.783 8.472 14.051Centro2006 13.362 2.009 13.023 28.3942007 13.037 1.921 13.512 28.4702008 11.093 1.962 13.652 26.7072009 11.119 1.986 13.675 26.7802010 10.429 1.944 13.792 26.165Mezzogiorno2006 14.941 2.133 10.113 27.1872007 18.020 2.201 10.568 30.7892008 16.506 2.251 10.954 29.7112009 16.687 2.221 11.339 30.2472010 16.596 2.201 11.643 30.440Italia2006 42.477 8.605 45.391 96.4732007 44.866 8.780 46.630 100.2762008 41.439 8.988 47.583 98.0102009 42.088 9.115 48.150 99.3532010 41.655 9.084 48.711 99.450Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Banca d’Italia, 2011Dagli ultimi dati della Banca d’Italia per l’anno 2010 emerge come il Mezzogiorno sia la macro-area con ilmaggior stock debitorio. I dati, in particolare, mostrano un indebitamento complessivo di Regioni, Provincee Comuni della macroarea pari a circa 30,4 miliardi di euro (99,45 per l’intero territorio nazionale). 86
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf.11.3 – Andamento del debito degli Enti locali e territoriali in percentuale sul PIL (2006-2010) 10 8,9 8,5 8,4 8,0 8,3 8 8,4 8,0 7,6 7,8 7,6 6,5 6,5 6,3 6,5 6,4 6 5,9 5,5 5,4 5,4 5,8 4 4,4 4,2 4,1 4,2 4,0 2 2006 2007 2008 2009 2010 Nord-Ovest Nord-Est Centro Mezzogiorno Italia Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati Banca dìItalia, Istat e Svimez, 2011Anche in riferimento al peso dell’indebitamento sul PIL, il Mezzogiorno presenta valori più alti tra le diversemacro-aree. A causa anche dell’aumento di 0,7 punti percentuali, avvenuto negli ultimi cinque anni, per il2010 si registra un peso pari all’0,3%, a fronte di un dato medio nazionale pari al 4%. 87
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Graf.11.4 – Mutui concessi agli Enti locali per il finanziamento degli investimenti per macro-area. Anni2008-2009 (valori assoluti in milioni di euro e variazione % su anno precedente)base annua) 5.000 -8,6 4.000 3.000 +27,9 2.000 -23,1 -1,5 -35,5 1.000 0 Nord ovest Nord est Centro Mezzogiorno Italia 2008 1.143 722 964 1.440 4.269 2009 1.462 711 622 1.108 3.903Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati MiSE - RGS, 2011Graf. 11.5 – Mutui concessi agli Enti locali per il finanziamento degli investimenti per macro-area. Anno2009 (valori procapite in euro) Nord Ovest 91,3 Nord Est 61,5 Centro 52,4 Mezzogiorno 53,1 Italia 64,7 0 20 40 60 80 100 Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati MiSE - RGS, 2011Nel corso del 2009, i mutui erogati nel Mezzogiorno per il finanziamento degli investimenti degli Enti localihanno raggiunto la quota di 1,1 miliardi di euro (3,9 miliardi a livello nazionale) con un calo di circa il 23%rispetto al 2008 dovuto verosimilmente al difficile momento congiunturale ed ai vincoli sempre piùstringenti introdotti dal Patto di Stabilità interno.In considerazione del dato pro-capite, l’importo registrato per il Mezzogiorno è pari a 53,1 euro perabitante, a fronte di una media nazionale pari a 64,7 euro. 88
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Tab. 11.10 – Partenariato Pubblico Privato: avvisi per marco aree, gen-nov. 2011 ( importi in milioni di euro) Gennaio - Novembre 2011 Di cui a importo noto Numero N. Importo Importo medioNord Ovest 713 501 1388,3 2,8Nord Est 429 297 4752,5 16,0Centro 545 356 2846,9 8,0Sud 662 437 1640,0 3,8Isole 267 178 294,1 1,7Non ripartibile 19 - - -TOTALE 2.635 1.769 10.921,8 6,2Fonte: Elaborazione Confindustria e SRM su dati www.infopieffe.it promosso da Unioncamere, Dipe-Utfp e Ance e realizzato dalCresme, 2011Nel periodo gennaio-novembre 2011 le gare di PPP censite dall’Osservatorio sono state 2.635, delle quali929 per le regioni del Mezzogiorno (35,2% del totale). Di queste, 615 sono ad importo noto e raggiungonoun ammontare complessivo pari ad oltre 1,9 miliardi di euro.La maggior parte delle opere è realizzate mediante tale modalità di finanziamento riferita al comparto degliimpianti sportivi e delle reti per acqua, gas, energia e telecomunicazioni. 89
    • Check up Mezzogiorno marzo 2012Principali fonti utilizzateAssoporti – Movimento dei principali porti italianiBanca d’Italia – Base Informativa Pubblica on lineBanca d’Italia – Debiti delle amministrazioni locali (2011)Commissione Europea – Obiettivi Europa 2020Confindustria – Indicatori Economici e sociali regionali e provincialiConfartigianato - Il costo del ritardo dei pagamenti nella filiera dellartigianato: analisi per Regioni eProvinceCommissione Europea – Quadro finanziario pluriennale 2014-2020Dipartimento per le Politiche di Sviluppo – Conti pubblici territorialiDipartimento per le Politiche di Sviluppo – Consultazione del software VistoEnac – Dati di traffico 2011Eurostat – Economy and Finance StatisticsEurostat – Structural Business StatisticsEurostat – Science and technology statisticsEurostat – Europe 2020 IndicatorsFederazione dei distretti italiani – Osservatorio nazionale distretti italiani (III Rapporto)Governo italiano – Piano di Azione Coesione (2011)Gestore Servizi Energetici – Statistiche sulle fonti rinnovabiliICE – Banca dati sulle partecipazioni estereIFEL – La dimensione territoriale nel Quadro Strategico Nazionale 2007-2013 (marzo 2012)INPS – Banca dati sulle ore di cassa integrazione guadagniIstat – Coeweb: statistiche del commercio esteroIstat - Condizioni economiche delle famiglieIstat – Dati economici territorialiIstat – Forza lavoro (2011)Istat – Occupati e disoccupati (III trimestre 2011)Istat – Il futuro demografico del Paese: previsioni regionali della popolazione residente al 2065Istat - Movimento degli esercizi ricettivi (2011)Istat - ICT nelle imprese (2011)Istat – La Ricerca e Sviluppo in Italia (2011)Intesa Sanpaolo (Servizio Studi e Ricerche) – Il settore turistico in Italia: una ripresa troppo lenta (Dicembre2011)MET – Monitoraggio Economia e Territorio – Rapporto (2011)Movimprese – Analisi statistica trimestrale sulla nati-mortalità delle impreseOsservatorio Nazionale del Partenariato Pubblico PrivatoRagioneria dello Stato – Monitoraggio interventi comunitari 2007-2013 Obiettivo ConvergenzaRagioneria dello Stato – Indagine sui mutui contratti dagli enti territoriali per il finanziamento degliinvestimenti (2011)SRM – OBI – Rapporto imprese e competitività (2011)SRM e Intesa Sanpaolo (Servizio Studi e Ricerche) - Rapporto sull’apertura internazionale delle regioniitaliane 2011Svimez – Rapporto sull’economia meridionale (2011)Terna – Bilanci energetici regionali (2011)Uniontrasporti – Primo rapporto sullo stato delle infrastrutture in Italia: criticità di oggi, priorità di domani 90