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Sessualità e disabilità
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Sessualità e disabilità

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Relazione "Sessualità e Disabilità" presentata dalla Dr.ssa Antonella Ciccarelli al Convegno Timidezza d'amore e ansia sessuale, Ancona 20 Novembre 2010.

Relazione "Sessualità e Disabilità" presentata dalla Dr.ssa Antonella Ciccarelli al Convegno Timidezza d'amore e ansia sessuale, Ancona 20 Novembre 2010.

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  • Disabili e sessualità: storia di una battaglia http://www.laveracronaca.com/index.php/component/content/article/35-consigliati/626-disabili-e-sessualita
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  • www.incontridisabili.com
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  • 1. Sessualita’e disabilità
  • 2. pubblicò la "Classificazione Internazionale delle Menomazioni, delle Disabilità e degli Svantaggi Esistenziali". Essa distingueva tre livelli: Menomazione, intendendo qualsiasi perdita o anomalia permanente a carico di una struttura anatomica o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica (esteriorizzazione) Disabilità, intendendo qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a menomazione) della capacità di compiere unattività di base (quale camminare, mangiare, lavorare) nel modo o nellampiezza considerati normali per un essere umano (oggettivazione) Handicap si intende la condizione di svantaggio, conseguente ad una menomazione o ad una disabilità, che in un certo soggetto limita o impedisce ladempimento di un ruolo sociale considerato normale in relazione alletà, al sesso, al contesto socio-culturale della persona (socializzazione).
  • 3. ha pubblicato la nuova “Classificazione Internazionale delle Menomazioni, delle Attività personali (ex-Disabilità) e della Partecipazione sociale (ex handicap o svantaggio esistenziale)“
  • 4. • Vengono ridefiniti due dei tre concetti portanti che caratterizzano un processo morboso:• la sua esteriorizzazione: menomazione• loggettivazione: non più disabilità ma attività personali• le conseguenze sociali: non più handicap o svantaggio ma diversa partecipazione sociale.
  • 5.  con attività personali si considerano le limitazioni di natura, durata e qualità che una persona subisce nelle proprie attività, a qualsiasi livello di complessità, a causa di una menomazione strutturale o funzionale. Sulla base di questa definizione ogni persona è diversamente abile. con partecipazione sociale si considerano le restrizioni di natura, durata e qualità che una persona subisce in tutte le aree o gli aspetti della propria vita (sfere) a causa dell’interazione fra le menomazioni, le attività ed i fattori contestuali.
  • 6. La legge 104/92, nel riordinare in senso generalelassistenza, ha posto al centro del progetto il recupero nonsolo funzionale ma anche sociale della persona . Recupero che vede come perno lintegrazione nellafamiglia e nella scuola ma anche e soprattuttolintegrazione nel lavoro. Per ottenere questi risultati viene operata unavalorizzazione delle capacità residue generali e dellepotenzialità lavorative rimanenti. In sintesi lo scopo della L.104 è quello di definire il comportamento dello Stato neiconfronti dei portatori di handicap, prendendo coscienzadella globalità della e della “complessità” delle situazionilegate all’handicap.
  • 7. L‘ adolescenza dei figli Lemancipazione dei genitoriLa nascita dei figli dai figli Il pensionamento Il matrimonio (convivenza) La morte Il corteggiamento
  • 8. Approfondire il tema delle dinamiche e dei vissuti di una famiglia con figlio portatore di handicap è certamente un compito impegnativo. Prima di esaminare quali sono i principali problemi è utile premettere brevemente alcuni punti di riferimento teorici che orientano il nostro agire:1. Sappiamo che ogni ingresso di un nuovo venuto (ad es. un figlio) modifica la rete dei rapporti precedenti. Nel caso dell’arrivo di un soggetto con handicap, la modificazione è più consistente, fino a poter stravolgere del tutto l’equilibrio precedente. Dopo l’avvento dell’handicap, il gruppo famiglia ed i parenti ad esso legato non sono più i medesimi.
  • 9. 2. Altro elemento da considerare è quello dei “giochi familiari”, ossia l’insieme delle scelte e rifiuti tra i membri della famiglia, e quindi le alleanze che più o meni consapevolmente costituiscono gli aspetti organizzativi della vita familiare. Nelle famiglie con handicap questi “giochi” nascondono spesso significati profondi: è importante osservare chi si fa carico del figlio con problemi e chi viceversa aumenta, dopo il suo arrivo, gli impegni fuori casa, chi della famiglia estesa è richiamata al nucleo, ecc.
  • 10.  La disabilità in sé non ostacola assolutamente il fare sesso; quello che ostacola è la cultura dominante La sessualità della persona disabile, non è una sessualità speciale, diversa da quella degli altri esseri umani: diverso è il modo di concretizzarla, a causa dei limiti funzionali del corpo.
  • 11.  Perchi ha disabilità fisica pudore e vergogna di esporre il proprio corpo malformato, timore che in futuro si possa essere abbandonati dalla partner/dal partner; Impossibilità fisica di frequentare l’altro a causa di barriere architettoniche, timore di non soddisfarlo sessualmente, genitori che ostacolano il rapporto e la costruzione di una famiglia.
  • 12.  Spessoabbiamo una certa difficoltà ad immaginare e quindi ad accettare questa ’ vita sessuale ’ dei disabili.
  • 13.  Per chi ha disabilità mentale invece l’ostacolo maggiore è rappresentato dalle famiglie; Occorre parlare non di diritto alla sessualità ma di diritto ad esercitarla.
  • 14.  Le prime rivendicazioni sul diritto alla vita sessuale sono state avanzate dai soggetti con handicap fisico che hanno sostenuto studi e ricerche. Certamente un handicap fisico può limitare la possibilità di usare il proprio corpo compromettendo lo sviluppo di una vita sessuale.
  • 15.  Tuttavia ogni portatore di handicap, sia fisico che psichico, ha emozioni, bisogni e sentimenti, come le persone normali che alimentano speranze di relazioni affettive. " Essi, come tutti, nonostante un corpo ’ brutto ’esprimono il naturale desiderio di avere una persona vicino e costruire con questa una famiglia” Ma spesso abbiamo una certa difficoltà ad immaginare e quindi ad accettare questa ’ vita sessuale ’ dei disabili.
  • 16.  Ildisabile può imparare a vivere con serenità e responsabilità allo stesso tempo, cessando di essere un “eterno bambino” che non ha l’occasione di crescere ulteriormente. Nel considerare il disabile, non dobbiamo più pensare alla sua mancata crescita, ma apprendere dalla sua maggiore sensibilità gli spunti per far evolvere sia il suo comportamento che il nostro.
  • 17.  Sessualità non equivale a genitalità. E questo è per tutti al di là di situazioni particolari. Allo stesso modo, una persona con insufficienza mentale non può far coincidere sessualità e genitalità. Sessualità vuol dire relazione tra uomini e donne… Non è un comportamento che rende colpevoli, ma può permettere o favorire la realizzazione di relazioni affettive
  • 18.  Anche per la persona disabile non è sufficiente solo il rapporto corporale genitale per esprimere il dialogo tra due persone, ma occorre un rapporto intersoggettivo con una dimensione affettiva più ampia e comprendente vari livelli di sensibilità.
  • 19.  E’ necessario quindi sollecitare, permettere e favorire incontri e amicizie, che, a vario livello, possano educare la sensibilità affettiva, dato che la disabilità, di qualunque tipo sia, non presuppone la mancanza di affettività, anzi talvolta rivela una particolare disponibilità affettiva verso chi lo circonda.
  • 20. ¡ Dimensione riproduttiva ¡ Dimensione ludica ¡ Dimensione sociale ¡ Dimensione semantica ¡ Dimensione narrativa
  • 21.  Tutte queste dimensioni sono vissute anche dalle persone disabili Le persone con disabilità hanno una vita affettiva che va “coltivata” non repressa. Gli interventi dovrebbero promuovere “competenze”
  • 22.  Funzioni cognitive implicate Metacognizione (cosa penso ,capacità di riflettere su di sé) Teoria della mente (cosa pensa l’altro) Mastering (mettere insieme le due cose e agire con padronanza
  • 23.  L’educazione dovrebbe porsi l’obiettivo di insegnare ad esprimere al meglio la propria sessualità,definita come un insieme di fattori (biologico, affettivo, relazionale e allo stesso tempo, creativo, culturale e simbolico) che portano la persona a ricercare piacere nel rapporto con l’altro.
  • 24.  Educare alla sessualità significa imparare a capire i messaggi del nostro corpo e quelli dell’altro, Individuare le potenzialità del nostro essere, i confini ma anche gli orizzonti. Sessualità è relazione, contatto, desiderio, piacere e sofferenza, ma tutto passa attraverso il corpo e il suo vissuto
  • 25.  Essere consapevoli del proprio corpo e di sè Per costruire un buon senso di autostima e instaurare relazioni interpersonali soddisfacenti, dobbiamo essere consapevoli di noi stessi, del nostro corpo, dei nostri sentimenti e di ciò che apprezziamo di noi stessi.
  • 26.  Le persone con handicap spesso hanno scarsa percezione di sé o una visione negativa. Lavoro sullo schema corporeo (riconoscere e nominare la parti) Riflessione sulle differenze corporee Utilizzo di codici non verbali per comunicare (mimica,prosodia/tono della voce, atti motori) Osservare il proprio corpo e quello degli altri Comprensione ed espressione delle emozioni
  • 27.  Avere cura di se stessi Conoscere il proprio corpo e imparare a badare ad esso è importante sia per la propria salute e per la propria autostima che per la salute e il benessere degli altri.
  • 28.  •Lavoro sui cambiamenti nella pubertà (rassicurazione) e sul passaggio dallo stato di bambino ad adulto Mestruazioni (che cosa sono e come gestirle) Igiene personale Toccare ed essere toccati (carezze, abbracci, strette…) Differenza tra luogo pubblico e privato (comportamento)
  • 29.  Relazioni interpersonali E’ attraverso la comunicazione che sviluppiamo delle relazioni interpersonali e, tanto più efficacemente comunichiamo, tanto più è probabile che le nostre relazioni diventino più ricche e gratificanti. Le persone con handicap hanno spesso scarse abilità di comunicazione e difficoltà nel cogliere i segnali sociali
  • 30.  •Individuazione di persone importanti (genitori, fratelli, amici…) •Riflessione sul che cos’è una famiglia •Lavoro sui ruoli familiari (per esempio legati al genere) •Amici (come farsi degli amici, come mantenere amicizie,come comportarsi con loro, come fare inviti) •Imparare a dire di no
  • 31.  Vivere la propria sessualità La sessualità rappresenta il modo in cui ci sentiamo come uomini e donne e come ci poniamo in relazione con gli altri, si esprime fin dalla nascita,poi nella pubertà e nell’età adulta. La persone con disabilità spesso non hanno gli strumenti per esprimerla
  • 32.  “Non vietare ma insegnare” •Dare piacere a se stessi (masturbazione) •Individuare tempi e luoghi idonei per canalizzare le pulsioni sessuali (dove e quando) •Prendere decisioni sessuali •Che cos’è un rapporto sessuale
  • 33.  Giorgio 17 anni Diagnosi di Disturbo Autistico ad alto funzionamento Istituto professionale, Progetto POI, centro educativo territoriale Buona comprensione del linguaggio verbale, in espressione utilizzo di frasi nucleari, prosodia meccanica e volume alto Sguardo sfuggente, alcune aperture sociali talvolta inadeguate
  • 34.  Comportamento disadattivo: Abbraccia indistintamente persone più o meno conosciute Abbraccia con molta forza o sposta l’altro in maniera brusca affinché la posizione dell’abbraccio corrisponda a quella a lui conosciuta. Intervento: Costruzione di una storia sociale sull’abbraccio (come, quando e chi)
  • 35. “Un Io che non ha la possibilità èdisperato e altrettanto disperatoè un Io che non ha necessità” Kierkegard
  • 36. Grazie !

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